Quando le donne si chiamavano Madonne


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A Prato, nella pubblica piazza, si svolge un insolito processo; ad essere accusata di adulterio è la bellissima Madonna Giulia, sposata a Romildo che non è capace di consumare l’atto coniugale.
La donna così è stata sorpresa dal marito fra le braccia del suo amante Marcuzio dei Lucani.
Davanti al potestà ser Cecco, la donna rivendica il suo diritto ad essere felice con l’uomo che ama,accusando il marito di essere impotente e al tempo stesso la legge di essere stata scritta da uomini che non hanno alcun interesse alla felicità delle donne.
Spogliatasi in pubblico per mostrare le sue grazie, che madonna Giulia giudica sprecate per suo marito, ottiene da Ser Cecco di essere messa alla prova;dovrà dimostrare come suo marito sia impotente e come invece Marcuzio la sappia soddisfare.
Così la sera, a casa di Romildo, avviene una singolare competizione amorosa tra il coniuge tradito e l’amante della donna.

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Nel frattempo a Prato sono arrivati tre giovani gaudenti, Gisippo, Ruberto e Tazio che prendono alloggio a casa dello zio di Ruberto,Quinto Fulvio.
Qui i tre giovani hanno la ventura di incontrare tre belle fanciulle;la prima,Peronella, è la figlia di Quinto, la seconda Francesca è la nipote di un frate, Mariaccio mentre la terza,Lucia, è addirittura figlia di un frate.
Naturalmente i tre tentano da subito di insidiare la virtu delle ragazze.
Sarà Tazio il primo a godere delle grazie di Peronella,aiutato in questo da una governante ruffiana,mentre Roberto, per vincere le resistenze di Francesca invero non troppo forti e per eludere la sorveglianza strettissima di frate Mariaccio dovrà travestirsi da donna incinta.
Il compito più difficile lo avrà Gisippo, perchè Lucia ha un congenito timore degli uomini e il giovane dovrà ricorrere ad un astuto trucco per vincerne le resistenze.
Nel frattempo avviene la contesa tra Romildo e Marcuzio: al primo assalto Romildo si arrende,mentre Marcuzio va ben oltre ogni aspettativa.

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Il giorno dopo, davanti al popolo,Ser Cecco assolve madonna Giulia dal reato di adulterio “perchè il fatto non costituisce reato”, scornando pubblicamente il marito.
Madonna Giulia ringrazierà Ser Cecco ( e i giudici) dispensando i suoi favori…
Quando le donne si chiamavano madonne è un film boccaccesco inserito nel florido filone del decamerotico italiano;uscito nel 1972, quindi nel pieno della fortunata stagione dei cloni del Decameron pasoliniano.Diretto da Aldo Grimaldi, può essere considerato uno dei prodotti più dignitosi del genere, essendo praticamente privo delle consuete volgarità inserite nei decamerotici; piuttosto curati quindi sia i dialoghi,sia i costumi e per una volta anche le scene di sesso sono abbastanza pulite e non pecorecce.

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Tra travestimenti, assalti amorosi ed equivoci,la commedia scivola via abbastanza tranquillamente grazie anche ad un cast decisamente sopra la media, che include nomi come Vittorio Caprioli (Ser Cecco, il disponibile podestà), la splendida Edwige Fenech (madonna Giulia),Mario Carotenuto (Quinto) e Don Backy,l’amante di Giulia.
Un film senza grosse pretese, com’è ovvio che fosse, ma con dalla sua qualche battuta allegra e qualche situazione comica.
Non c’è da gridare la miracolo ma quanto meno non ci si annoia.
Film trasmesso più volte in tv,Quando le donne si chiamavano madonne è presente in una sontuosa versione ridotta in divx su Youtube, dai luminosi colori che permettono per una volta di apprezzare il film nella sua interezza.L’indirizzo è : http://www.youtube.com/watch?v=RfQsn3yYxOk

Quando le donne si chiamavano madonne

Un film di Aldo Grimaldi. Con Don Backy, Paolo Turco, Vittorio Caprioli, Edwige Fenech,Mario Carotenuto, Carlo De Mejo, Stefania Careddu, Francesca Benedetti, Rosita Pisano, Valentino Macchi, Peter Berling, Eva Garden, Renato Malavasi Commedia, durata 94′ min. – Italia 1973.

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Quando le donne si chiamavano madonne banner protagonisti

Edwige Fenech: Giulia Varrone
Vittorio Caprioli: Ser Cecco, il podestà
Stefania Careddu: Francesca
Don Backy: Marcuzio dei Lucani
Jürgen Drews: Ruberto
Paolo Turco: Tazio
Antonia Brancati: Lucia
Carlo De Mejio: Gisippo
Mario Carotenuto: Quinto Fulvo
Francesca Benedetti: Gisa
Peter Berling: Romildo Varrone
Carletto Sposito: frate Mariaccio
Eva Garden: Peronella
Renato Malavasi: il cerusico

Quando le donne si chiamavano madonne banner cast

Regia Aldo Grimaldi
Soggetto Aldo Grimaldi, da Giovanni Boccaccio
Sceneggiatura Gianni Grimaldi
Fotografia Angelo Lotti
Montaggio Daniele Alabiso
Musiche Giorgio Gaslini
Scenografia Giuseppe Bassan
Costumi Giuditta Mafai
Trucco Franco Schioppa, Gloria Granati

 Quando le donne si chiamavano madonne banner recensioni

L’opinione di Bellahenry dal sito http://www.filmtv.it
Siamo al decamerotico piu classico, con location e costumi tipici del genere e una trama con buone idee non sviluppate.
la trama si divide principalmente tra la bellissima Edwige ,sempre favolosa, vittima di un marito che non la soddisfa deve difendersi in un processo per “corna” con don backy, e i tre giovani ospiti di un super Carotenuto che devono escogitare sotterfugi per poter accesso ai letti delle ragazze.
come detto le idee ci sono peccato che poi svilupparle sia un altra cosa e spesso ci si perde. l’episodio del processo viene inutilmente tirato lungo solo per un fatto di compensi, oltre alla super star edwige c’è anche un Caprioli che da solo tiene le fila di tutto …sempre bravissimo. mentre quello dei tre giovani potrebbe regalare qualche gag in piu che non c’è, ripeto un super carotenuto da solo porta avanti questo episodio.
per il genere decamerotico non è male ma la qualità generale è abbastanza bassa. nudità come sempre molto poche rispetto al credere popolare sul genere.
L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com
Ambientato nel 1395, è fra i meno disprezzabili del genere decamerotico (pur se resta sotto la sufficienza: *½) si avvale di un cast niente male nelle prime linee, ma pure con qualche sorpresa nelle seconde (da notare la sorprendente espressività della Careddu nella sua “scena madre”) e di ottimi nomi nel cast tecnico. Soffre di una certa ripetitività nella seconda parte, che causa lentezza ed una certa noia. Spettacolosa la Fenech. Curiosa la presenza della figlia di Vitaliano Brancati. Si toscaneggia benino, ma si usano a vanvera “codesto” e “affatto”.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com
Decamerotico sopra la sufficienza, gioca le carte vincenti del ripudio della volgarità – di solito invece parte integrante di numerose pellicole congeneri – e dell’allegria che anima familiari scenette di concupiscenze, travestimenti, libertinaggio e adultèri. La Fenech, pure in vena di comizi femministi, si prodiga con classe in nudi e amplessi multipli consumati insieme al mandrillo Don Backy sotto lo sguardo attento del giudice Caprioli, mentre Carotenuto, con inedito accento toscano, disegna un arpagone ingenuo e geloso. Un po’ di stanchezza verso il finale. ** abbondante.

L’opinione di Stefania dal sito http://www.davinotti.com
Solare e stuzzicante decamerotico, curato nelle musiche e nelle ambientazioni (molto belli anche gli esterni bucolici), recitato degnamente, con dialoghi niente affatto sciatti o volgari. C’è una particolare attenzione alle figure femminili, o meglio, chiaramente, alla sessualità femminile, colta in varie sfumature (il desiderio, il pudore, la civetteria, l’audacia, la furbizia). Tutto abbastanza superficiale, ma divertente e non grossolano. Ottimo il personaggio di Carotenuto, che allegramente “toscaneggia”.

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