Arcana


Arcana locandina 1

Arcana è un non film.
Arcana è, come lascia presagire il titolo stesso,che suggerisce qualcosa di misterioso, inafferrabile, un viaggio metropolitano e al tempo steso un viaggio ancestrale alla ricerca dell’autentico spirito popolare dominato dalla superstizione, che può nascondersi tranquillamente all’interno di una famiglia proletaria, per usare un termine tanto caro al periodo storico in cui venne girato (il 1972) o all’interno di una famiglia medio borghese.
Un viaggio nell’anima, nei tabù,alle radici della cultura stessa.
Un viaggio disomogeneo ai massimi livelli, caotico e carico di simbolismi, ma non per questo meno affascinante.
E coraggioso.
Chiunque si avvicini oggi a questo film non potrà non restare impressionato dalla sua carica sperimentale e sognatrice, didascalica e ferocemente anti borghese, espressa con un linguaggio cinematografico raramente così efficace e coraggioso.
Giulio Questi, il regista del film, è alla sua terza ed ultima regia per il cinema:dopo il coraggioso e anticonvenzionale Se sei vivo spara,un western anomalo dentro il quale si riconosce facilmente una visione apocalittica di quello che era stato il mito del dopo guerra, la resistenza al fascismo e dopo La morte ha fatto l’uovo, durissima critica al consumismo del post boom economico Questi approda ad Arcana.

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Che viene girato con pochissimi mezzi e con due lire; unico lusso del film la partecipazione di due attrici di ottimo livello come Lucia Bosè e Tina Aumont.
Per colmo di sventura Arcana venne stampato in pochissime copie che fecero una fugace apparizione nelle sale cinematografiche in quanto il produttore del film fallì, impedendo tra l’altro la circolazione dello stesso all’estero.
Si deve al CSC,il Centro di sperimentazione cinematografico l’operazione meritoria di aver riesumato la pellicola dagli archivi della Cineteca Nazionale, che per inciso possiede 80.000 pellicole, 600.000 fotografie e 50.000 manifesti e averne pubblicato la versione integrale, che però non è mai passata in tv.
Veniamo al film, la cui descrizione sinottica è semplicemente riduttiva e di difficile esplicazione.
La signora Tarantino e suo figlio provengono dalla Sicilia.

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Lei è vedova e ben presto deve fare i conti con la borsa della spesa, per cui decide di mettere a frutto il suo talento che consiste nella conoscenza arcaica di riti magici che si mescolano a rituali superstiziosi, che ben presto attirano un gruppo eterogeneo di persone, fra le quali non è predominante la componente popolare, ma consta anche di un nutrito gruppo di borghesi.
La donna ha un rapporto ambiguo con suo figlio, ai limiti dell’incestuoso e d’altro canto anche il giovane nutre gli stessi sentimenti edipici per sua madre;il giovane capisce che l’arte magica della madre può servirgli e decide di impadronirsi dei segreti che a suo modo di vedere la madre custodisce gelosamente.
A sua insaputa il ragazzo possiede già delle conoscenze arcane e misteriose sulle forze “magiche” che vorrebbe strappare alla madre.
Ma sono conoscenze latenti e non dominate.
Dopo aver tentato di strappare alla madre gli oscuri segreti che la donna sembra manipolare con facilità, il giovane utilizza i suoi poteri estesi per creare un autentico caos nel quartiere:un asino vola sulla cima di un campanile, un villino che sembra magico strega una famiglia, dalla bocca della madre escono rospi vivi.E buon ultimo, uno stupro.Il giovane infatti conosce una cliente della madre, Marisaa, e la violenta mettendola di conseguenza incinta.
Il che provocherà un drammatico finale…

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Arcana è un film sperimentale e come tale necessita di una buona dose di pazienza per essere visto compiutamente e sopratutto per assistere alla successione di immagini che ondeggiano e poi vagano tra l’onirico e il reale, immagini spesso criptiche nel loro simbolismo esasperato.
La celebre sequenza delle rane o rospi che siano ha palesi riferimenti ai miti della fertilità egizi o anche aztechi, vista la mitologia azteca sull’origine della vita mentre altre sequenze sono decisamente di più difficile interpretazione.
Di certo c’è da dire una cosa: oggi una pellicola coraggiosa e anticonformista come Arcana sarebbe assolutamente improponibile nel panorama cinematografico attuale, fatto di pellicole poco affascinanti, stereotipate nei loro paludamenti tra decine di cine panettoni natalizi o pasquali.
La cosa più triste è leggere alcuni commenti che circolano in rete, chiara dimostrazione di come il cinema venga interpretato da molti come evasione pura o come totale disimpegno, come se non ci fosse un’alternativa alle vacanze alle Bahamas o alle commediole nostalgiche che infarciscono e inflazionano gli schermi.
Il film di Questi è indubbiamente indigesto: tuttavia ha il coraggio e il pregio di rompere gli schemi, parlando apertamente delle ipocrisie che si nascondono nella classe medio borghese oppure nel rappresentare una realtà, oggi in larga parte svanita, di un meridione superstizioso ma ugualmente magico, legato a riti ancestrali che solo chi vive la realtà meridionale può oggi vagamente comprendere.

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Basta farsi un viaggio in Lucania o in Calabria, in alcuni paesini e parlare con la gente più anziana per comprendere quello che Questi raccontava nel suo Arcana, un mondo ormai quasi completamente dissolto.
Arcana è bello, sofisticato e misterioso, a tratti incompleto e inconcludente,a tratti maestoso: vizi e difetti, pregi e perle si alternano senza soluzione di continuità nel film, lasciando però affascinato lo spettatore.
Non lascia assolutamente indifferenti.
Quanto meno fa discutere.
Il che è molto di più di quello che si poteva pretendere da un film costruito senza soldi, con pochi mezzi, ma con tante idee.A tratti confuse, ma vivaddio vitali.
Grandissima Lucia Bosè, nel film: l’attrice italiana diffonde una sensualità, un magnetismo che spiegano attraverso le belle immagini di Questi il suo rapporto problematico e al tempo stesso edipico con il figlio, interpretato da Maurizio Degli Esposti, un attore molto espressivo che è comparso in quattro film affascinanti come questo arcana, come Uccidete il vitello grasso e arrostitelo, Una ragazza di nome Giulio e Simona, tutti film particolari e caratterizzati dall’anticonformismo più libertario e totale.

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Un vero peccato che dopo Simona del 1974 sia assolutamente scomparso dagli schermi.
Molto brava anche Tina Aumont che nel film interpreta Marisa, la giovane donna a cui il figlio della Tarantino riserva uno stupro che avrà conseguenze drammatico.
Chiunque voglia vedere questo film troverà una versione purgata su You tube o in streaming, che è poi la stessa; tuttavia il mio consiglio è quello di vedere l’edizione completa, quella restaurata che in tv non è mai passata e che potrete trovare a questo indirizzo http://wipfiles.net/hpqmn2f3psxp.html
Per poter scaricare il file occorre una registrazione (fittizia) con un account libero;fatelo, perchè ne vale la pena.
Questa versione contiene circa 25 minuti addizionali presenti nella versione originale del film e inspiegabilmente tagliati in tv, oltre ad essere digitalmente perfetta.
Importante è per esempio la lunga sequenza notturna dell’incesto, suggerito e mai mostrato in maniera esplicita,tra la Tarantino e suo figlio oltre alla sequenza dello stupro, anche questa trattata con molta sobrietà e senza morbosita da Questi.

Arcana
Un film di Giulio Questi. Con Tina Aumont, Lucia Bosè, Maurizio Degli Esposti, Dario Viganò, Gianfranco Pozzi, Renato Paracchi Drammatico, durata 111′ min. – Italia 1972

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Arcana banner protagonisti

Lucia Bosé: signora Tarantino
Maurizio Degli Esposti: il figlio
Tina Aumont: Marisa
Renato Paracchi: passante

Arcana banner cast

Regia Giulio Questi
Sceneggiatura Franco Arcalli, Giulio Questi
Fotografia Dario Di Palma
Montaggio Franco Arcalli
Musiche Romolo Grano, Berto Pisano
Scenografia Francesco De Stefano
Costumi Marilù Carteny

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L’opinione del Morandini

Alla vigilia delle nozze, Marisa (T. Aumont) va a farsi predire l’avvenire da Maria delle Rose Tarantino (L. Bosé), cartomante lucana immigrata a Milano, il cui figlio, apprendista stregone, la violenta. Scritto dal regista con Kim Arcalli e prodotto a basso costo, è un film rituale ed eccentrico sul disordine metropolitano e i suoi misteri, difficile da catalogare e da decifrare perché conduce il suo discorso per linee interne con accostamenti e contrapposizioni di carattere poetico più che prosastico, in continua oscillazione tra antropologia e psicanalisi, normale e paranormale, realistico e fantastico, magia e rivolta sociale. Eastmancolor di Dario De Palma. Insolita colonna musicale di Romolo Grano e Berto Pisano con un ossessivo brano di violino che fa da Leitmotiv, trascrizione di un brano popolare macedone. Una memorabile Bosé.
L’opinione di Kotrab dal sito http://www.filmtv.it

Terzo e ultimo film di G. Questi per il cinema, Arcana indica già dal titolo la sua particolarità, il proprio carattere misterioso e bizzarro, fuori dagli schemi come d’altronde lo erano anche i film precedenti di Questi, tutte rivisitazioni originali, uniche e multiformi dei generi cui si riferivano. Se prima però si potevano “tranquillamente” riconoscere il western (Oro hondo – Se sei vivo spara) e il thriller (La morte ha fatto l’uovo), con Arcana è difficile, anzi impossibile, individuare una classificazione, sebbene si possa considerare con la solita espressione di B-Movie per la limitatezza dei mezzi, che però non impedisce l’espressione delle idee di Questi e del fido sceneggiatore e montatore Franco Arcalli.
Il soggetto prende in esame i riti di magia, le sedute spiritiche e la cartomanzia di una donna (L. Bosé, notevole) emigrata dal sud Italia nella periferia di Milano con il figlio (M. Degli Esposti), orfano di padre morto in miniera. La sua pensione però non basta per fare una vita agiata e quindi si cercano nuove e più consistenti entrate grazie alle potenzialità della magia e all’attrazione che essa ha sulla popolazione, di cui però sono ovviamente accettate più volentieri le persone dell’alta borghesia. Il figlio ha invece, a differenza della madre, veri poteri paranormali che a volte non vengono pienamente dominati e influiscono sia sul ragazzo stesso che sulle sue vittime, tra cui una ragazza, Marisa, in procinto di sposarsi (T. Aumont). Una figura, questa, che si intromette in un certo senso tra madre e figlio, così legati non solo professionalmente, ma anche da un rapporto edipico morboso, che però è trattato dal regista con grande tatto, suggerito in modo sinistro e inquieto, caratteristiche d’altra parte che dominano il film dall’inizio alla fine.
Il film ha quindi uno stile particolare, tra il surreale, l’onirico, il grottesco, sensazioni ambigue, di fascinazione malsana, una regia attenta alle inquadrature, ai punti di vista deformanti, agli ambienti angusti dei corridoi del palazzo, alle atmosfere cupe tanto nell’oscurità dell’appartamento durante le sedute collettive, quanto nei luminosi ma sinistri momenti all’aperto, nella periferia cittadina o in posti isolati della campagna, in cui si svolgono alcune delle scene più criptiche e simboliche, con l’accompagnamento di una musica popolare di violino dall’effetto quasi ipnotico. A queste, nella seconda parte, si alterna la sequenza in cui gli ospiti sono invasati e dalla bocca della Bosé saltano fuori alcune rane con effetti visivi davvero incisivi e affascinanti (complice il montaggio di Arcalli). Riferendosi infatti all’aborto di Marisa con pratiche magiche, la rana era la raffigurazione della dea egiziana Heket ma è anche il simbolo del dominio sulla stessa ragazza, secondo le sue potenzialità nella magia popolare, e ancora simbolo di eresia, secondo i Padri della Chiesa, per la loro vita condotta nel fango, oppure è un animale onirico espressamente femminile-materno (E. Aeppli; cfr. la Garzantina Simboli).
L’unico film, credo, a cui si potrebbe accostare è forse, per certe tematiche comuni, Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci, ma al rovescio: là siamo in Lucania, qua a Milano, ma c’è sempre il rapporto tra magia e modernità, tra luce e ombra; là l’incontro tra estranei e popolazione locale di paese e contadina, qua invece la venuta di immigrati in una metropoli, nel bel mezzo di una borghesia che è però legata a superstizioni radicate e ad ambienti avvolti da strane incombenze e sensazioni; là siamo più sul versante thriller, horror e antropologico di un mondo che vive in se stesso, qua in una terra di nessuno in ogni senso, in cui volteggiano le efficaci musiche di Romolo Grano e Berto Pisano, a volte torbide e insinuanti, altre volte spensierate ma ambigue e contrastanti.
Difficile, imperfetto, ma affascinante e degno di rispetto. La casa produttrice fallì durante la stampa.

L’opinione del sito http://www.exxagon.it

Ex film rarissimo e maledetto del duo Questi-Arcalli che incappò nel fallimento della produzione mentre si stampavano le copie, sicché reperirlo nella verisione “director’s cut” è un impresa. La versione tagliata da tv locale invece ormai circola un po’ ovunque, però si sente male e si vede peggio, così che lo scaricatore possa trovarsi faccia a faccia con le brutture delle proprie azioni. E parlo per me. D’altra parte Arcana non è quel genere di film che si tesaurizza sullo scaffale, ma piuttosto è un esperimento di cinema libero che val la pena di guardare una volta per avere un quadro di quando si poteva pensare e realizzare produzioni senza pensare troppo alla leggi del mercato e del successo… correndo sull’orlo del fallimento. Leggo in giro, a proposito del lavoro di Questi, aggettivi del calibro di “imprescindibile”. Orbene, sarò meno weird di quanto alcuni possano pensare, ma tali aggettivi relativamente al cinema italiano li applicherei a pellicole quali Amarcord di Fellini, ad esempio. Le parole vanno usate con cautela perché portano con loro dei significati e i significati danno un senso all’esistenza:, dire che Arcana è un film “imprescindibile” significa fraintendere la storia del cinema. Imprescindibile sì, se però si sta parlando di Questi. E’ infatti interessante capire come il regista sia passato dalla rielaborazione pop dello spaghetti thriller di La Morte ha Fatto l’Uovo (1967) al surrealismo antiborghese di Arcana. In effetti Questi non ha fatto nessun particolare balzo estremo. Già nel film del 1967 si potevano leggere critiche verso la società borghese e rappresentazioni pesantemente influenzate dai lavori buñueliani, semplicemente in quel film si faceva uso di soluzioni visive tipiche della pop-art. In Arcana i temi, o meglio la forza critica, rimangono i medesimi, semplicemente cambia il modo di rappresentarli. La storia è quella di una famiglia di emigrati meridionali che viene in quel di Milano e tenta di sbarcare il lunario, cosa ancor più difficile visto che l’uomo di casa è morto. La soluzione è la magia, la truffa e la metafisica. Ne esce quindi un discorso relativo al fatto che alla base di una cultura moderna, razionalista e borghese vi siano fondamenta magiche, ignoranti e ritualistiche esattamente come secoli fa. Nulla è cambiato, tutto si basa su profonde contraddizioni. E ciò si manifesta soprattutto al limitare della metropoli, in quartieri desolati e degradati in cui futuro e passato mal si integrano. Il modo in cui Questi decide di indagare e rappresentare questo tema è assai peculiare: il suo quadro è dipinto per metà con toni crudi e realistici e per l’altra metà Questi non dimentica la lezione surrealista e visionaria, per cui la Bosé che fa uscire dalla bocca delle vere rane è solo la punta dell’iceberg. Il regista dimostra un disinteresse programmatico verso le normali regole della narrazione e piuttosto un interesse verso il simbolo e l’immagine come veri media del significato, cioé il cinema come viatico principale di significati e controsignificati, al di là dell’ortodossa coerenza narrativa (… e qui mi viene in mente Brega…”Ah Ruggé, ma come cazzo parli?”). Certo, Questi non ha la visionarietà di Jodorowsky e di sicuro non ha la capacità (i soldi?) di tramutare l’immagine mentale in un’immagine visiva a forte impatto; la visionarietà di Questi si perde troppo spesso in un accumulo di allogorie, metafore o immagini a sé stanti che straniano per straniare e rischiano di annoiare. La durata del film non giova. Tuttavia Arcana non è un’opera involontariamente weird o stranita, la sua è stranezza artistica programmatica, tanto più affascinate oggi che siamo inondati da cultura omogeneizzata e predigerita. La volotà di scuotere occhi e menti dello spettatore c’è, l’operazione è però compiuta su piccola scala e il fallimento produttivo in itinere sta lì a dimostrarlo. Arcana non è mai decollato e ancor oggi vola undergorund. Si vede che è il destino di queste cose. Per esoteristi del cinema di genere.
L’opinione di Brainiac dal sito http://www.davinotti.com

Insolito, visionario, possente questo Arcana. Questi è un Lynch ante-litteram che si diploma in surrealismo italiano. O un Elio Petri che si laurea in storia e critica del cinema horror. Ma le definizioni, per quanto ingegnose, non possono riprodurre lo straniamento provocato dal fascino tenebroso di una pellicola in cui si associano frustate di critica sociale (il padre morto in galleria) ed ombre sovrannaturali degne del mistery più conturbante. Non tutto verrà svelato, il puzzle non sarà ricomposto appieno, ma la visione è consigliatissima. Inquietantissimi fantasmi, Questi.

L’opinione di aal dal sito http://www.davinotti.com

Film introvabile e cult assoluto. La cartomante e vedova Lucia Bosè cerca di sbarcare il lunario predicendo il futuro. Il lunatico figlio (Maurizio Degli Esposti) però possiede davvero poteri soprannaturali e se ne serve impulsivamente per soggiogare le sue vittime, scatenare forze oscure, provocare fenomeni incontrollabili e isteria di massa. Un film surreale ed ammaliante, criptico e iquietante, bellissimo, da recuperare assolutamente.
L’opinione di Guy Picciotto dal sito http://www.filmscoop.it

Film culto, quasi introvabile, ma finalmente trovato , anche se tagliato di 20 minuti.
Ultimo film di Questi (che peccato!), Arcana mi conferma la libertà espressiva di un regista insofferente alle leggi del mercato e ai generi preconfezionati.
E un film profondamente anti-borghese, che sarebbe piaciuto a Giordano Bruno, magia nera e alchimia esistono e sono sempre esistiti in natura e nel cosmo, questo alle religioni monoteistiche non è mai piaciuto, poichè solo a pochi maestri e ai loro iniziati è dato possedere la vera conoscenza, questo è l’assunto bruniano, Questi deraglia sin dall’inizio, ed è orgasmo indolente:
momenti cult e scene di straniamento e scompaginamento dell’impianto tradizionale filmico ( e del miserevole tran tran quotidiano borghese).
Sedute spiritiche tetre e ombrose, personaggi irrequieti che oscillano quasi come in un quadro impressionista, cartomanzia e riti propiziatori singolari con fuoriuscite di numerose rane dalla bocca della maga terrona in trance.
E una visione apocalittica e di decadenza urbana , proprio a metà strada tra contesto cittadino cattolico e borghese e campagna satanica (la storia si snoda in un quartiere decentrato rispetto alla città Milano).
Un film che sotto sotto fa luce sul perché la cultura magico-esoterica sia sopravvissuta così tanto nella vita culturale meridionale e come questa si sia mossa accanto al razionalismo e relativismo etico da cui è nata la civiltà moderna borghese.

Arcana foto 2

Arcana foto 1

3 Risposte

  1. segnalo refuso, la ragazza si chiama Marisa non Brenda

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