La derobade-Vita e rabbia di una prostituta parigina


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Storia di un amore unilaterale, storia di una discesa all’inferno e contemporaneamente storia di un riscatto personale attraverso la visione della vita da incubo nella quale precipita una giovane diciannovenne, che si innamora dell’uomo sbagliato.
In sintesi, è questa la trama di La derobade ,letteralmente L’evasione,titolo quanto mai appropriato per indicare il tentativo di Marie, la protagonista del film, di uscire dal vicolo cieco nel quale è entrata per amore.
Marie è una giovane commessa,figlia di una famiglia modesta, che lavora in un negozio di scarpe.
Qui conosce Gerard, all’apparenza un giovane dai modi educati che la affascina con il suo modo di parlare e perchè no, con la sua auto e i suoi vestiti.
Marie si innamora del giovane,fatalmente; e lui, almeno all’inizio,sembra ricambiarla.
Ma Gerard ha per lei in serbo solo sorprese terribili.

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L’uomo si rivela un violento, un pappone, che ben presto la costringe a prostituirsi.
Marie non può fare altro che accettare la degradazione che ne segue, scendendo nel suo personale inferno sempre più, vendendo il suo corpo e degradandosi fisicamente e moralmente.
Fino a quando incontra Maloup, una giovane prostituta che la convince a staccarsi da Gerard e a mettersi in proprio;ma Gerard impone la sua legge e per Marie sembra spalancarsi nuovamente la via di un’umiliazione senza fine.
Ma la via del riscatto c’è…
La derobade,vita e rabbia di una prostituta parigina nella versione italiana è un film ridotto per lo schermo da un romanzo autobiografico di Jeanne Cordelier, una prostituta parigina che raccontò attraverso il suo libro il personale inferno vissuto durante la sua vita, con la discesa agli inferi causata dall’aver accettato la corte dell’uomo sbagliato e il riscatto, che la portò a prendere coscienza del suo stato e a liberarsi alla fine da quella che era diventata una vera e propria schiavitù.

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Daniel Duval, regista del film, riprende quindi la trama del romanzo per illustrare,in modo crudo e senza mediazioni, una storia, quella di Marie, che è universale,comune a tante giovani che hanno fatto lo stesso percorso di vita della protagonista del film.
Senza, in molti casi, condividerne il destino di riscatto e rivincita.
Il film venne girato nel 1976 ma uscì nelle sale solo tre anni più tardi; eppure sembra di assistere ad un film girato ieri, visto che le cose negli ultimi 35 anni non sono affatto cambiate.
C’è però,nell’esperienza della scrittrice e di conseguenza in quella di Marie, l’indicazione per trovare la luce alla fine del tunnel.
Dopo la degradazione, il mortificare l’anima e il corpo attraverso la vendita non solo di se stessi, ma della propria dignità c’è un percorso di riscatto che porta a prendere coscienza di se stesse.
Ed’è quello che avviene alla protagonista, non prima però di aver percorso una strada di redenzione irta di umiliazioni.
Duval mostra il tutto senza eccedere con le scene di sesso, ricostruendo in maniera puntuale e a tratti brutale la vita della protagonista, dal lavoro semplice ma dignitoso che la ragazza svolge all’inizio fino alla redenzione, passando attraverso le due persone più importanti che incontra, quel Gerard che appare come un disgustoso pappone e quella Malou che è il primo vero appiglio di Marie verso una realtà ormai disconnessa,fatta di incontri sempre più umilianti e degradanti con la pletora di clienti che è costretta a intrattenere.

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Grazie a due attrici di indiscusso valore, ovvero Miou Miou che interpreta Marie e la compianta Maria Schneider che interpreta Maloup, il film mantiene alta la tensione e la credibilità;il regista Duval,praticamente sconosciuto in Italia in tale veste, è alla sua terza opera dietro la macchina da presa e firma un lavoro essenziale, ben costruito e scevro dal sensazionalismo.
Con intelligenza, il regista, scomparso nell’ottobre di quest’anno a soli 60 anni evita le scene osè limitandole all’essenziale per illustrare la vita umiliante di Marie e in second’ordine della sua amica Malou.
Ragion per cui siamo di fronte ad un lavoro crudo ma appassionato e appassionante, teso e dalle connotazioni scurissime;purtroppo il film stesso è introvabile nella versione italiana e in rete esiste solo una versione francese.

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La derobade – vita e rabbia di una prostituta parigina
Un film di Daniel Duval. Con Miou-Miou, Maria Schneider, Daniel Duval, Brigitte Ariel, Niels Arestrup Titolo originale La dérobade. Drammatico, durata 105′ min. – Francia 1979.

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La derobade banner protagonisti

Miou-Miou: Marie
Maria Schneider: Maloup
Niels Arestrup: André
Jean Benguigui: Jean-Jean
Martine Ferrière: Madame Pedro
Daniel Duval: Gérard – “Gégé”

La derobade banner cast

Regia Daniel Duval
Soggetto Jeanne Cordelier (memorie)
Sceneggiatura Jeanne Cordelier, Daniel Duval, Christopher Frank
Produttore Benjamin Simon
Fotografia Michel Cénet
Montaggio Jean-Pierre Bonis
Musiche Vladimir Cosma
Scenografia François Chanut, Fred de Fooko
Costumi Corinne Jorry

La derobade banner recensioni

L’opinione di Undjing tratta dal sito http://www.davinotti.com
Un futuro di emarginazione, dettato dal destino e da pietose condizioni familiari (sorella maggiore prostituta e padre alcolizzato e incestuoso), spinge in uno squallido ambiente della periferia parigina la protagonista, costretta a vendere il suo corpo ormai svuotato dell’anima. Squallido e deprimente, con minuziosa descrizione di ambienti desolanti, sfortunatamente percorsi come una “Via Crucis” dall’ingenua e addolarata anti-eroina, immersa nella sporcizia materiale e morale di un mondo sommerso, ma tragicamente reale. Cruda e feroce la scena d’autolesionismo manifestato contro una vetrata.
L’opinione di Zombi tratta dal sito http://www.filmtv.it
(…) un film che nonostante i suoi 25 anni sembra fatto oggi. nudo e crudo, con scene di una violenza psicologica enorme come quella in cui il magnaccia con i suoi scagnozzi individua i tre stronzi che hanno picchiato malou e sophie derubandole e dopo averli picchiati e portati in uno scantinato, obbliga due del gruppo che sembrano fratelli a spogliarsi e uno dei due a succhiare il cazzo all’altro… “tu è meglio che te lo fai diventare duro altrimenti te lo taglio… e tu… chinati e succhiaglielo” e questi sono costretti a farlo perchè quelli non scherzano. mi ha eccitato e scioccato vedere uno dei due stronzi cominciare a piangere e non riuscire a smettere mentre l’altro in basso(il fratello, l’amico?…) si dava da fare per farlo venire il più in fretta possibile. e che dire di miou-miou?… la signora sylvette hery, in arte miou-miou(solo i francesi si possono permettere nomignoli così fantastici per le loro fantastiche attrici)è un vero peccato che sia un bel pò che non si veda. e dire che loro garantiscono attività e bei ruoli alle signore che hanno fatto la fortuna del loro cinema negli anni passati(penso a bulle ogier, nathalie baye, aurore clement, bernadette lafont). un ruolo indimenticabile, per un viso e un corpo che non si dimenticano, tanto per rimembrare alle giovani leve che non basta essere bellissime e spogliarsi con disinvoltura per essere delle dive. di nuovo è d’obbligo ricordare la maria schneider di merry-go-round e naturalmente ultimo tango e un cameo di un giovane e sconosciuto jean-claude dreyfuss, indimenticable macellaio di delicatessen e duca per rohmer. “non ho mai avuto un magnaccia!”

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