Un toro da monta


Un toro da monta locandina

Cosa fare quando si possiede una bella moglie, anzi bellissima e sexy e non si riesce a consumare il matrimonio perchè affetti da impotenza?
Ovviamente si ricorre alla scienza per cercar rimedio, ma alle volte la scienza non è in grado di portare aiuto e allora la soluzione può arrivare per un colpo di fortuna.
Così accade che il desolato sposo eredità dal padre un prestante toro da monta che mostrerà all’uomo come ci si comporta in certi casi.
Uno dei punti più bassi della commedia scollacciata all’italiana.

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Questo, in estrema sintesi, l’unico commento efficace per descrivere Un toro da monta, film del 1976 diretto da Roberto Mauri, artigiano specializzato in western all’italiana qui al suo esordio nel cinema sexy, che conterà un altra vera bruttura su celluloide, ovvero quel Le porno killer del 1980 famoso solo per la presenza nel cast della soubrette Carmen Russo
Film triviale, becero e scollacciato, Un toro da monta parte male e finisce peggio:l’espediente del toro che consiglia allo sposino il comportamento da tenere durante l’amplesso è degno di un decamerotico di serie z.
Quando poi, per buona parte del film, si assiste ai suoi ripetuti assalti alla mogliettina coronati dal fallimento, mogliettina che arriva a estirsi da micia pur di sollecitare la virilità del consorte senza successo si capisce di essersi imbattuti nel solito filmetto erotico senza ambizioni e purtroppo anche senza resa.

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E già, perchè aldilà della visione peraltro sempre ben accetta delle grazie di Femi Benussi non si va.
Cercare di ridere, nel film, è operazione da far tremare le vene: Mauri non ci prova nemmeno e probabilmente con un intreccio così banale nemmeno al più fecondo dei registi della commedia sexy sarebbe riuscito di smuovere un sorriso.
Non c’è praticamente nulla da salvare nella pellicola, se non le grazie della citata Femi e dell’altra star Daniela Giordano, che quanto meno è sempre un bel vedere.

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Da dimenticare, in tutti i sensi.
Non ho trovato nel web traccia di una versione in divx del film, il che ovviamente non è una perdita in nessun senso.
Un toro da monta
Un film di Roberto Mauri. Con Femi Benussi, Daniela Giordano, Alfonso Saggese, Luigi D’Ecclesia,Bianca Toso Erotico, durata 90 min. – Italia 1976.

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Un toro da monta banner protagonisti

Femi Benussi: Sabrina Carli
Renato D’Amore: Pupo
Pupo De Luca: Comm. Carli
Tom Felleghy: L’autista tedesco
Daniela Giordano: Concetta
Alfonso Saggese: Salvatore Frittella

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Regia Roberto Mauri
Sceneggiatura Piero Regnoli
Fotografia Franco Villa

Un toro da monta banner recensioni

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
Se una sera Freud venisse a trovarvi a casa vostra, fatelo accomodare davanti allo schermo e inserite nel lettore dvd questo Toro da monta del semi-sconosciuto Mauri: innanzitutto trasformerete la serata in una festa smodata, e poi potrete pure testimoniare di aver visto il padre della psicanalisi, personaggio notoriamente piuttosto serioso, sganasciarsi fino a rotolare per terra con i crampi allo stomaco per le risate. Piero Regnoli (ricordiamolo per sceneggiature come quelle di L’ebreo fascista, Batton story, La cognatina, La principessa sul pisello) è il responsabile principale, cioè l’autore, di questa immondizia su pellicola e non rimane che sperare che stesse scherzando: ma i dubbi che le cose non stiano così sono fortissimi. Un siciliano (=orgoglio) novello sposo (=virilità) si scopre impotente: topos classicissimo, perfino abusato nel nostro cinema, dal Bell’Antonio di Bolognini/Mastroianni al Buzzanca del Complesso del giocattolo (Grimaldi), seppure con esiti parecchio differenti. Ma qui sta il colpo di genio: il siciliano riceve in eredità un toro da monta. Non un toro qualsiasi, capite? Da monta! Se no il discorso poteva sembrare troppo oscuro per il pubblico, fitto di metafore indecifrabili ed allusioni esageratamente sottili, difficili a cogliersi. Ovviamente nel percorso di ‘riabilitazione’ sessuale dell’uomo, il toro avrà un ruolo fondamentale, di vero e proprio mentore: siamo al delirio puro. Ma se si trattasse solamente di trash (animali parlanti, bestie più umane degli umani), la pellicola avrebbe quantomeno una sua dimensione specifica in cui sguazzare; il problema principale di questo film è invece che la storia ha persino la presunzione di seguire una logica, nonostante le scenette sexy, i dialoghi turpi e le amenità da trogloditi che la infestano. E nonostante pure il cast, non proprio eccelso, nel quale svetta Femi Benussi come unico nome di una certa notorietà. Incredibile come il cinema italiano si sia involuto così tanto, così male e in così poco tempo: e ancora non sono arrivati i Vanzina!

L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com
Incredibile. Il “toro da monta” dovevano collocarlo alle spalle del regista e dargli il via libera, prima che portasse a compimento il film. Di commedie scollacciate se ne son fatte a centinaia, solo in Italia, ma qui si rasenta – se non il punto più basso – quello più deletèrio. Di trama manco a parlarne, il protagonista principale è di un’antipatia unica e le battute son talmente triviàli che allontano il sorriso sin dai primi minuti. Qualche nudo c’è, ma è vistosamente tagliato. Pure la Benussi e la Giordano non aggiungono (corpo escluso) alcunché ad una pellicola d’una tristezza infinita.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Esemplare di un collaudato sottofilone della commedia erotica italiana – il marito che non riesce a consumare le nozze – , investe le sue scarse risorse nell’elegante, generosa bellezza della Benussi, spalleggiata dall’altrettanto venusta collega Daniela Giordano. Per il resto, la comicità tende allo zero, Saggese è del tutto anonimo e i contributi di De Luca in versione romagnola non sono certo eclatanti. Felleghy è il camionista teutonico ubriaco di birra. Solo per Benussi-dipendenti.

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