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Le regine dei sogni anni 70 oggi parte seconda

Le regine dei sogni banner

Uno degli articoli più seguiti su Filmscoop riguarda certamente la gallery di foto delle attrici più belle e famose degli anni 60 e 70 ai giorni odierni https://filmscoop.wordpress.com/2010/11/05/le-regine-dei-sogni-anni-70-oggi/

Ecco una nuova galleria di altre attrici. Sono donne bellissime,sensuali alle prese con il passare degli anni; oggi sono tutte delle mature signore,ancora belle e affascinanti.Alcune di loro hanno proseguito regolarmente l’attività cinematografica,altre sono diventate manager,lavorano nel cinema ma non più come attrici, altre non hanno più avuto a che fare con il grande schermo.Questi sono i loro volti,oggi.

 Cinzia MonrealeSempre bellissima e affascinante,comprimaria in molte commedie sexy: Cinzia Monreale

Carole AndrÞ

La celebre Marianna del Sandokan televisivo,attrice di talento: Carole Andrè

Carla Gravina

Sempre affascinante: Carla Gravina

Barbara Magnolfi

Barbara Magnolfi

Barbara De Rossi

Reginetta dei fotoromanzi,buona attrice di film e fictionBarbara De Rossi

Ania Pieroni

L’indimenticabile volto di Inferno: Ania Pieroni

Claudine Auger

L’ex Bond girl Claudine Auger

Stella carnacina

Sempre bellissima,l’attrice e cantante Stella Carnacina

 Olga Karlatos

E’ stata una delle protagoniste del cinema 70, Olga Karlatos

Nadia Cassini

Il posteriore più ammirato del cinema sexy, Nadia Cassini

Monica Zanchi

Protagonista dei film della serie Emanuelle, Monica Zanchi

Maria Grazia Buccella

Reginetta di bellezza nella commedia anni 70, Maria Grazia Buccella

Lisa Gastoni

Bellissima e sensuale, Lisa Gastoni

Lilli Carati

Una storia personale travagliata, Lilli Carati

Ines Pellegrini

L’attrice preferita da Pasolini, Ines Pellegrini

Haydee Politoff

Inconfondibile il sorriso di Haydee Politoff

Francoise Fabian

Splendida: Francoise Fabian

Florinda Bolkan

Un autentico mito: Florinda Bolkan 

Florence Guerin

Sempre affascinante la reginetta dei soft core anni 80, Florence Guerin

Elke Sommer

La protagonista dei film di Bava, Elke Sommer

Dominique Sanda

L’indimenticabile Dominique Sanda

Daria Nicolodi

La regina del thriller, Daria Nicolodi

Daniela Giordano

Sempre bella, l’ex reginetta Daniela Giordano

Seguite il link aggiornamenti per vedere le gallerie ricaricate!

https://filmscoop.wordpress.com/2014/09/01/aggiornamenti/

settembre 18, 2014 Posted by | Miscellanea | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Le impiegate stradali-Batton story

Le impiegate stradali locandina

Forse l’unico, stiracchiato sorriso in questo film lo strappa il titolo, quel “batton story” aggiunto accanto a Le impiegate stradali per indicare che l’argomento della pellicola riguarda il mestiere più antico del mondo.
Impiegate stradali, ovvero prostitute, con quel batton che elide una vocale trasformando la parola in una equivalente inglesicizzata senza ovviamente corrispondenza nella lingua albionica.
Nient’altro, poi, su cui ridere o quanto meno sorridere, perché il film in questione è piatto e fondamentalmente barboso come pochi.
Veniamo ad un sunto che più sunto non si può della storia:
Marisa Colli, insegnante romana, ha a cuore i diritti delle donne, in particolare delle prostitute.
Una sera, mentre è in auto con il fidanzato Stefano, ci litiga e scende dall’auto; nella zona agiscono delle prostitute che in seguito ad una retata vengono portate in questura e malauguratamente con loro viene fermata anche Marisa.
Da questo momento la donna decide di prendere a cuore le sorti delle lavoratrici del marciapiede, le impiegate stradali del titolo e tenta di fondare un sindacato, incontrando la generale ostilità, a cominciare dai papponi delle stesse.

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Grazie ad alcuni espedienti riuscirà nell’intento tra il tripudio generale con tanto di happy end.
Mario Landi, regista televisivo di un certo valore (suoi 16 episodi del commissario Maigret e 6 dei Racconti del maresciallo) è stato regista cinematografico di modestissime opere che si ricordano principalmente per la modestia dei risultati ottenuti, prodotti dai titoli che gli amanti del z movie ricordano benissimo come Giallo a Venezia o Patrick vive ancora.
Qui il regista siciliano prova la strada della comicità unita ad una satira di costume che negli anni settanta poteva avere una qualche rilevanza, vista l’attenzione verso i fenomeni di costume e la lotta per le libertà civili che caratterizzò quel periodo.
Ma lo fa con un film che manca clamorosamente di componenti fondamentali, sia di uno straccio di sceneggiatura sia un andamento da commedia ironica o quanto meno basata su gag divertenti.

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Pur assemblando un cast al femminile di un certo rilievo (Marisa Merlini, Femi Benussi, Mariangela Giordano, Daniele Giordano) Landi consegna alla macchina da presa un film completamente anonimo, che non avendo alla base un tema svolto in maniera “seria” finisce per impantanarsi in gag di nessun valore, sulle quali ridere è impresa assolutamente ardua.
Il cast maschile poi è davvero da film di serie z e l’eccesso di caricatura che gli attori del film usano per i loro personaggi finisce per essere una zavorra che appesantisce il tutto rendendo la pellicola indigeribile.
Eufemia Benussi da Rovigno, l’insegnante Marisa, per una volta recita completamente vestita mentre qualche nudità la espone Daniela Giordano, alle prese con il ruolo di una “battona” (per restare in tema con il titolo) orba e dal cuore d’oro, mentre Marisa Merlini è qui alle prese con uno di quei ruoli materni che il cinema degli anni settanta le offri con una certa costanza.

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Presente nel cast anche Mariangela Giordano, una improbabile maga.
Un film sciatto e senza nessuno spunto degno di menzione, quindi.
Dopo anni di meritato oblio, la pellicola è stata editata in digitale: chiunque voglia visionarla può farlo all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=36f5EdR-a9s

Le impiegate stradali – Batton Story

Un film di Mario Landi. Con Marisa Merlini, Femi Benussi, Daniela Giordano , Toni Ucci,Mariangela Giordano, Gianni Cajafa, Gianni Dei Commedia, durata 90 min. – Italia 1976

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Femi Benussi: Marisa Colli
Gianni Cajafa: Arturo
Giorgio Caldarelli: Tiberio
Gianni Dei: Stefano
Daniela Giordano: Pucci
Mariangela Giordano: Priscilla
Marisa Merlini: Zaira
Toni Ucci: Carlo

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Regia Mario Landi
Soggetto Piero Regnoli
Sceneggiatura Piero Regnoli
Produttore Gabriele Crisanti
Produttore esecutivo Giuliano Simonetti
Casa di produzione Maxi Cinematografica Italiana
Fotografia Franco Villa
Montaggio Mario Arditi
Musiche Willy Brezza, Mario Molino
Scenografia Claudio Riccardi

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L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

Da un’idea squinternata (la fondazione del sindacato delle prostitute) nasce un film squinternato; il regista è lo stesso Mario Landi che firmò le prime edizioni del mitologico Un due tre, il varietà satirico di Tognazzi & Vianello agli albori della tv in Italia. La cosa può sorprendere, ma fino a un certo punto: siamo nel 1976 e la censura è oramai piuttosto tollerante; sul grande schermo domina la commedia scollacciata dall’inizio del decennio (si pensi al filone decamerotico) e non ci sono quasi più argomenti considerabili tabù, se si prescinde da politica e religione. Il sesso va invece benissimo, anzi: invoglia i produttori, i registi e soprattutto il pubblico a riempire le sale cinematografiche. Partendo da tali presupposti, ecco che nasce naturalmente un prodottino dal budget esiguo e dalle trovate comiche molto, molto modeste come questo Batton story (è il sottotitolo). Marisa Merlini (che meriterebbe evidentemente di meglio, ma tant’è), Femi Benussi, Daniela Giordano, Gianni Dei e Toni Ucci sono gli interpreti principali; la sceneggiatura è di Piero Regnoli e questo è il punto dell’intera operazione su cui meno si rimane sorpresi in assoluto; azzeccate, cioè leggere, le musiche di Willy Brezza e Mario Molino.

L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Tremendo. Girato a Milano in studi poverissimi e in location raccogliticce (Via Padova, la Comasina eccetera), non strappa un sorriso neppure per sbaglio. Sceneggiatura micidiale (Regnoli). Tolto il gruppo Benussi-Merlini-Ucci-le due Giordano, il resto del cast è semplicemente agghiacciante (compreso Caldarelli, poi anima del Gabibbo!). Nel totale disastro riescono comunque a spiccare la simpatica bravura della Merlini e di Ucci, mentre si conferma gradevole il musetto di Daniela Giordano (qui assai miope, esattamente come nella vita). Ma il livello del film resta inesorabilmente infimo.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Per Landi il passaggio dalla TV al cinema è deleterio e in questa commedia sexy pro legalizzazione del mestiere più antico del mondo si intravedono già la sciatteria e le miserie scenografiche e narrative (vedasi Dei che fa scendere la seriosa Benussi proprio tra le puttane al lavoro) dei pessimi Giallo a Venezia e Patrick vive ancora. Se la Benussi è sempre casta (nei nudi si esibiscono Daniela Giordano e un gruppetto di illustri sconosciute) e la Merlini e Ucci rifanno se stessi, l’unico ad avere una marcia in più è l’iracondo Cajafa, doppiato da un tonitruante Rino Bolognesi.

L’opinione di Panza dal sito http://www.davinotti.com

Penosissima commedia che parte da un assunto persino balzano ma che messo in mano a un regista attento poteva dare un film sopra le righe. Qui si gioca una carta più routinaria tentando di puntare sui protagonisti eliminando praticamente tutti i nudi. Manca proprio la base: Landi se la cavava molto meglio nei Maigret (qui usa per metà film una tremolante e fastidiosa camera a mano) con Cervi e il cast è totalmente allo sbando. Se poi aggiungiamo che le location sono sterili quanto le battute del film, è lapalissiana la vuotezza del tutto.

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aprile 3, 2014 Posted by | Commedia | , , , , , | 7 commenti

Un toro da monta

Un toro da monta locandina

Cosa fare quando si possiede una bella moglie, anzi bellissima e sexy e non si riesce a consumare il matrimonio perchè affetti da impotenza?
Ovviamente si ricorre alla scienza per cercar rimedio, ma alle volte la scienza non è in grado di portare aiuto e allora la soluzione può arrivare per un colpo di fortuna.
Così accade che il desolato sposo eredità dal padre un prestante toro da monta che mostrerà all’uomo come ci si comporta in certi casi.
Uno dei punti più bassi della commedia scollacciata all’italiana.

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Questo, in estrema sintesi, l’unico commento efficace per descrivere Un toro da monta, film del 1976 diretto da Roberto Mauri, artigiano specializzato in western all’italiana qui al suo esordio nel cinema sexy, che conterà un altra vera bruttura su celluloide, ovvero quel Le porno killer del 1980 famoso solo per la presenza nel cast della soubrette Carmen Russo
Film triviale, becero e scollacciato, Un toro da monta parte male e finisce peggio:l’espediente del toro che consiglia allo sposino il comportamento da tenere durante l’amplesso è degno di un decamerotico di serie z.
Quando poi, per buona parte del film, si assiste ai suoi ripetuti assalti alla mogliettina coronati dal fallimento, mogliettina che arriva a estirsi da micia pur di sollecitare la virilità del consorte senza successo si capisce di essersi imbattuti nel solito filmetto erotico senza ambizioni e purtroppo anche senza resa.

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E già, perchè aldilà della visione peraltro sempre ben accetta delle grazie di Femi Benussi non si va.
Cercare di ridere, nel film, è operazione da far tremare le vene: Mauri non ci prova nemmeno e probabilmente con un intreccio così banale nemmeno al più fecondo dei registi della commedia sexy sarebbe riuscito di smuovere un sorriso.
Non c’è praticamente nulla da salvare nella pellicola, se non le grazie della citata Femi e dell’altra star Daniela Giordano, che quanto meno è sempre un bel vedere.

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Da dimenticare, in tutti i sensi.
Non ho trovato nel web traccia di una versione in divx del film, il che ovviamente non è una perdita in nessun senso.
Un toro da monta
Un film di Roberto Mauri. Con Femi Benussi, Daniela Giordano, Alfonso Saggese, Luigi D’Ecclesia,Bianca Toso Erotico, durata 90 min. – Italia 1976.

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Femi Benussi: Sabrina Carli
Renato D’Amore: Pupo
Pupo De Luca: Comm. Carli
Tom Felleghy: L’autista tedesco
Daniela Giordano: Concetta
Alfonso Saggese: Salvatore Frittella

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Regia Roberto Mauri
Sceneggiatura Piero Regnoli
Fotografia Franco Villa

Un toro da monta banner recensioni

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
Se una sera Freud venisse a trovarvi a casa vostra, fatelo accomodare davanti allo schermo e inserite nel lettore dvd questo Toro da monta del semi-sconosciuto Mauri: innanzitutto trasformerete la serata in una festa smodata, e poi potrete pure testimoniare di aver visto il padre della psicanalisi, personaggio notoriamente piuttosto serioso, sganasciarsi fino a rotolare per terra con i crampi allo stomaco per le risate. Piero Regnoli (ricordiamolo per sceneggiature come quelle di L’ebreo fascista, Batton story, La cognatina, La principessa sul pisello) è il responsabile principale, cioè l’autore, di questa immondizia su pellicola e non rimane che sperare che stesse scherzando: ma i dubbi che le cose non stiano così sono fortissimi. Un siciliano (=orgoglio) novello sposo (=virilità) si scopre impotente: topos classicissimo, perfino abusato nel nostro cinema, dal Bell’Antonio di Bolognini/Mastroianni al Buzzanca del Complesso del giocattolo (Grimaldi), seppure con esiti parecchio differenti. Ma qui sta il colpo di genio: il siciliano riceve in eredità un toro da monta. Non un toro qualsiasi, capite? Da monta! Se no il discorso poteva sembrare troppo oscuro per il pubblico, fitto di metafore indecifrabili ed allusioni esageratamente sottili, difficili a cogliersi. Ovviamente nel percorso di ‘riabilitazione’ sessuale dell’uomo, il toro avrà un ruolo fondamentale, di vero e proprio mentore: siamo al delirio puro. Ma se si trattasse solamente di trash (animali parlanti, bestie più umane degli umani), la pellicola avrebbe quantomeno una sua dimensione specifica in cui sguazzare; il problema principale di questo film è invece che la storia ha persino la presunzione di seguire una logica, nonostante le scenette sexy, i dialoghi turpi e le amenità da trogloditi che la infestano. E nonostante pure il cast, non proprio eccelso, nel quale svetta Femi Benussi come unico nome di una certa notorietà. Incredibile come il cinema italiano si sia involuto così tanto, così male e in così poco tempo: e ancora non sono arrivati i Vanzina!

L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com
Incredibile. Il “toro da monta” dovevano collocarlo alle spalle del regista e dargli il via libera, prima che portasse a compimento il film. Di commedie scollacciate se ne son fatte a centinaia, solo in Italia, ma qui si rasenta – se non il punto più basso – quello più deletèrio. Di trama manco a parlarne, il protagonista principale è di un’antipatia unica e le battute son talmente triviàli che allontano il sorriso sin dai primi minuti. Qualche nudo c’è, ma è vistosamente tagliato. Pure la Benussi e la Giordano non aggiungono (corpo escluso) alcunché ad una pellicola d’una tristezza infinita.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Esemplare di un collaudato sottofilone della commedia erotica italiana – il marito che non riesce a consumare le nozze – , investe le sue scarse risorse nell’elegante, generosa bellezza della Benussi, spalleggiata dall’altrettanto venusta collega Daniela Giordano. Per il resto, la comicità tende allo zero, Saggese è del tutto anonimo e i contributi di De Luca in versione romagnola non sono certo eclatanti. Felleghy è il camionista teutonico ubriaco di birra. Solo per Benussi-dipendenti.

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febbraio 5, 2014 Posted by | Erotico | , , | Lascia un commento

La casa della paura

La casa della paura locandina

Una ragazza scende le scale in penombra di una casa; appena varcato il portone della stessa, mentre sta incamminandosi lungo un marciapiede, viene aggredita e trascinata a bordo di un auto, nella quale viene drogata.
Cambio di scena: Margaret Bradley sta varcando anch’essa una soglia, quella della prigione dov’è stata rinchiusa per qualche tempo sotto l’accusa di aver detenuto droga. Nonostante la ragazza si sia professata innocente, è stata rinchiusa nel carcere dal quale finalmente sta per uscire.
Grazie all’interessamento di Alicia Songbird, assistente sociale che ha preso a cuore la sua odissea, Margaret trova alloggio presso la casa della signora Grant.
Qui Margaret si trova ben presto a fare i conti con l’aria minacciosa che la casa stessa possiede; nella camera nella quale alloggia la ragazza scopre una misteriosa macchia rossa semi nascosta da un tappeto. Ma non è l’unico fatto inquietante che accade, perchè Margaret avverte distintamente dei passi misteriosi che provengono dalla parte esterna della casa.
Uscita per prendere aria e sopratutto per calmarsi, la ragazza viene avvicinata dal figlio della signora Grant, che le propone un sonnifero per prendere sonno.

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Daniela Giordano

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Karin Schubert

Ma durante la notte arriva anche una strana visione a perseguitare Margaret, quella di una minacciosa figura con un cappuccio e un mantello rosso che sembra volerla aggredire; è un incubo o qualcosa di strano sta accadendo nella casa?
Un altro cambio di scena ci porta presso un gruppo di persone, fra cui ci sono la signora Grant e suo figlio intente a sacrificare una ragazza, la stessa che abbiamo visto aggredire all’inizio del film. La ragazza viene uccisa e il suo corpo scaraventato giù per un dirupo.
Cosa accade in quella casa? A scoprirlo saranno proprio Margaret e il fratello della ragazza uccisa, che giungeranno a smascherare il diabolico gruppo e sopratutto il vero capo dello stesso, la misteriosa figura ammantata di rosso.

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La casa della paura (The girl in room 2 A) è un fiacco e inoffensivo thriller-horror diretto nel 1974 da William Rose, regista assolutamente sconosciuto da noi qui alla sua quinta e ultima prova come regista.
E verrebbe da dire per fortuna, vista l’approssimazione grossolana che coinvolge tutte le componenti del film, dalla sceneggiatura alla direzione tecnica, con l’unica nota di merito rappresentata dalla presenza di Daniela Giordano, che fa quello che può pur in presenza di un copione di serie z e delle parimenti belle Rosalba Neri e Karin Schubert che però hanno delle parti limitatissime e che quindi restano in scena davvero poco.
Cosa non funziona nel film?

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Praticamente tutto.
Dopo un promettente inizio, con la ragazza rapita e uccisa, il film va gradatamente ammosciandosi con conseguente trascinamento stanchissimo verso la parte finale, quando qualche scena di sevizie e sopratutto la scoperta del misterioso capo della combriccola riporta la pellicola ad un minimo sindacale di interesse per la stessa.
Il cast, a parte le citate attrici, presenta attori di qualche richiamo che però alla fine si segnalano soltanto per la prova incolore offerta.

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Si parte con Raf Vallone che sembra interessato più a rimpinguare il proprio conto in banca che a mostrare un minimo di decoro recitativo per passare ad Angelo Infanti, anche lui molto al di sotto del suo standard recitativo. Da dimenticare anche Richard Harris, adattissimo ai peplum ma assolutamente privo di espressività il che conferisce ad una sceneggiatura penosa un’aria da film parrocchiale che marchia indelebilmente la pellicola.
Girato don due lire, quasi tutte assorbite dal cachet degli attori, La casa della paura va consegnato agli archivi del cinema ( e possibilmente anche sepolto) come un prodotto povero e brutto.

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Più che un film, sembra una trasposizione del celebre Killing, un fumetto fotoromanzo che ebbe un certo seguito negli anni sessanta; a favore di quest’ultimo gioca la staticità delle immagini, che nel film sono in movimento ma che provocano il mal di mare vista l’assolta imperizia del regista.
Fotogrammi sovra e sotto esposti, ondeggiamenti della macchina da presa e altro costituiscono il biglietto da visita di un film da dimenticare in cui si può salvare solo il finale, con la soluzione e la scoperta del misterioso incappucciato, prevedibile ma non in maniera lampante.
Il film è stato proposto, raramente, nella vecchia versione ricavata dalle VHS con la fatale conseguenza di sembrare ancora più brutto di quello che è in realtà; per gli amanti del genere segnalo la versione digitalizzata, che quantomeno restituisce un minimo di decoro ad una pellicola altrimenti degna di essere sepolta negli archivi.

Il film è ora disponibile in streaming, in un’ottima versione all’indirizzo http://www.nowvideo.sx/video/b21a80e2e5b3e

La casa della paura (The girl in room 2 A),

di William Rose, con Daniela Giordano, Rosalba Neri, Raf Vallone, Karin Schubert, Angelo Infanti, Brad Harris, Frank Latimore, Giovanna Galletti, Nuccia Cardinali, Dada Gallotti, Marian Fulop, Annamaria Liberati, James Saturno, Salvatore Billa, Carla Mancini- Thriller-Horror Italia 1974

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Daniela Giordano … Margaret Bradley
Raf Vallone … Dreese
John Scanlon … Jack Whitman
Angelo Infanti … Frank Grant
Karin Schubert … Maria
Rosalba Neri … Alicia Songbird
Brad Harris … Charlie
Giovanna Galletti … Mrs. Grant
Nuccia Cardinali … La signora Craig
Dada Gallotti … Claire

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Regia: William Rose
Sceneggiatura: William Rose e Gianfranco Baldanello
Produzione: William Rose e Dick Randall
Musiche: Berto Pisano
Fotografia: Mario Mancini
Montaggio:Piera Bruni,Gianfranco Simoncelli

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giugno 25, 2012 Posted by | Horror | , , , , , | 1 commento

L’adolescente (di Alfonso Brescia)

L'adolescente locandina

Vito e Grazia, due siciliani, hanno in comune un obiettivo, sposarsi.
L’uomo perchè mira a trovare una donna possibilmente facoltosa, la donna perchè costretta dal padre a lavorare nella farmacia di famiglia senza possibilità di vivere la propria vita.
Così fatalmente Vito rivolge le sue attenzioni proprio sulla donna, che naturalmente accetta la corte dell’uomo, anche perchè legata ad un uomo sposato; Grazia spera così di essere libera di poter frequentare il suo amante.

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Una splendida Daniela Giordano è Grazia

Dopo un incontro compromettente in un albergo,organizzato furbescamente dalla donna e conclusosi con uno scandalo (la donna esce completamente nuda per i corridoi dell’albergo) Vito è “costretto” a sposare Grazia , dopo che Don Salvatore,il padre, muore per un attacco cardiaco quando la donna racconta la sua avventura.
I novelli sposi così prendono a vivere insieme, ma lo sventurato Vito scopre ben presto che la moglie non ha alcuna intenzione di consumare il matrimonio, adducendo la scusa del trauma subito alla morte del padre.

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Sonia Viviani è Serenella

Tuttavia i due riescono a trovare un modus vivendi accettabile; mentre Vito si consola con la bella segretaria del suocero, Grazia riprende la sua relazione con l’amante.
Un giorno,a casa dei due coniugi, arriva la nipote di Grazia, la bella Serenella.
Vito si ritrova così in casa un’autentica lolita che con molta malizia lo provoca in continuazione; la ragazza ha però un obiettivo ben preciso, ovvero scatenare uno scandalo in cui vengano coinvolti i due coniugi, in modo da poter ereditare i beni del defunto Don Salvatore.

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Con delle manovre furbissime, la ragazza riesce a coinvolgere in uno scandalo i due coniugi, in un finale in cui tutti i protagonisti si ritrovano faccia a faccia, per la resa dei conti.
Al povero Vito non resta altro da fare che lasciare con le pive nel sacco la moglie e la casa in cui viveva.
L’adolescente, per la regia di Alfonso Brescia, è una commedia sexy del 1976, inquadrabile nel filone “parentale”, quello per intenderci a cui appartengono film come Peccati in famiglia, La nipote, Grazie nonna ecc.Un film senza nessuna dote particolare eccezion fatta per il cast di buon livello che vi partecipa; si va dalla splendida Daniela Giordano, che interpreta Grazia alla nipotina Sonia Viviani, volto d’angelo su corpo da peccatrice, che dà corpo al personaggio di Serenella, l’adolescente furba come una volpe; ancora, in un ruolo marginale, Dagmar Lassander, la segretaria del vecchio farmacista, Tuccio Musumeci, che interpreta lo scalognato Vito e infine Aldo Giuffrè, il maresciallo dei carabinieri del paese “dove non succede mai niente”e infine Malisa Longo, quasi irriconoscibile, nel ruolo della dottoressa femminista e lesbica Frau Marlene.

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Dagmar Lassander è Katia

Basato su una trama scontatissima,L’adolescente gioca tutte le sue carte sulla presenza scenica delle belle protagoniste, nude quanto basta per dare un tocco di erotismo ad una vicenda senza alcun mordente o interesse.
Brescia, nelle cui corde sicuramente non c’era la commedia brillante, fatica non poco a dare interesse al film, che scivola malinconicamente tra battute scontate e situazioni già viste molte volte.
In sostanza, una commedia quasi indistinguibile dalla marea di altri prodotti che popolarono gli schermi negli anni settanta.

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L’adolescente, un film di Alfonso Brescia. Con Tuccio Musumeci, Daniela Giordano , Sonia Viviani, Dagmar Lassander,Aldo Giuffré, Giacomo Furia, Malisa Longo, Maria Bosco
Commedia, durata 92 min. – Italia 1976.

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Tuccio Musumeci -Vito Gnaula
Daniela Giordano- Grazia Serritella
Sonia Viviani-Serenella
Marcello Martana -Appuntato Bragadin
Giacomo Furia-Il notaio
Raffaele Sparanero -Antonio
Franca Scagnetti -Carmeluzza
Malisa Longo-Frau Marlene
Dagmar Lassander-Katia Solvj
Aldo Giuffrè-Maresciallo dei carabinieri

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Regia: Alfonso Brescia
Sceneggiatura:Alfonso Brescia, Aldo Crudo,Aldo Crudo,Piero Regnoli
Musiche:Alessandro Alessandroni
Fotografia:Silvio Fraschetti
Montaggio:Liliana Serra
Art Direction:Mimmo Scavia


Curiosa commediaccia Anni Settanta, che alterna cose basse a cose non disprezzabili. Notevoli Musumeci e la stupenda Daniela Giordano (mai vista così brava), leziosa la Viviani, diabolicamente angelica. Ruolo cospicuo per la Scagnetti e apparizione per Giacomo Furia! Finché il film ha una sua originalità (i primi 30’) pare pure fresco, poi cala molto, perdendosi in ampie parentesi che paiono destinate solo al metraggio (nel duetto Giuffrè-Musumeci si notano la bravura dei due e la sostanziale inutilità del siparietto) e in deus ex machina assai improbabili. Guardabile.

È inutile girarci intorno: il soggetto viene dal celebre libro di Nabokov (forse più che dal film diretto da Kubrick), ma la sceneggiatura è firmata da Piero Regnoli e la regia da Alfonso Brescia con conseguenze non trascurabili sul piano dei contenuti, privati di ogni stimolo riflessivo. Per fortuna c’è Sonia Viviani (all’epoca appena maggiorenne), Serenella di nome e di fatto, attorniata da caratteristi di classe e da altre due notevoli bellezze (Malisa Longo e Dagmar Lassander). A patto di scollegare il cervello, ci si diverte parecchio.

Film curioso che punta tutto sulla bellissima Sonia Viviani (sfruttata poco dal nostro cinema a mio parere), allora diciottenne. Trama particolare, non è certamente un capolavoro ma non mi sento di stroncarlo. Contando poi la qualità delle commedie sexy di quegli anni… diciamo che una sufficienza piena ci sta.

ottobre 11, 2010 Posted by | Erotico | , , , , , , | 1 commento

Inquisicion

Inquisicion locandina

 

Francia, nei pressi di Carcassonne
Mentre infuria la peste, il flagello più temuto del medioevo, arriva nella regione il nuovo inquisitore, mandato dalla chiesa per reprimere il fenomeno della stregoneria, ritenuto una delle cause scatenanti della peste stessa.
Il primo caso che si trova a dover affrontare il nuovo inquisitore è quello di due ragazze colpite dalla peste; convinto che si tratti di una prova dell’esistenza del maligno, l’inquisitore decide di svolgere delle indagini.

Inquisicion 1
Paul Naschy è Bernard de Fossey, l’inquisitore

Nel frattempo si incrociano le storie di Catherine, che vede il suo giovane spasimante abbandonarla temporaneamente per un lavoro fuori città e quella del servitore deforme che spia e ruba i vestiti a quattro innocenti ragazze che fanno il bagno nude nel fiume del paese.
L’uomo le denuncia al magistrato inquirente come sospette streghe, e le donne vengono quindi sottoposte a tortura proprio dall’implacabile inquisitore.
La devastante tortura costringe le donne a confessare l’adorazione del demonio, cosa naturalmente non vera; vengono così allestiti i roghi che, nelle intenzioni dell’inquisitore,dovranno purificare i loro corpi e le loro anime dalla presenza del maligno.
Nel frattempo Jean, lo spasimante di Catherine, viene ucciso a scopo di rapina mentre è in viaggio; Catherine, appresa la notizia, cade in una profonda depressione.

Inquisicion 2

Una notte sogna il suo amante che le rivela di essere stato assassinato su commissione; Catherine, al risveglio, decide di scoprire chi sia il misterioso mandante e per far ciò non esita a contattare la potente strega Mabille, che in cambio di un patto con il diavolo, le promette potere e sopratutto vendetta.
Nel corso di un rito satanico, Catherine viene così iniziata al Maligno, non prima di aver steso un regolare patto scritto con lo stesso.
Il maligno le rivela l’identità del misterioso mandante della morte di Jean: si tratta nientemeno che del grande inquisitore in persona.
Catherine giura vendetta, e bella com’è ben presto entra nelle grazie dell’inquisitore, che seduce dannandolo in eterno.
I due diventano amanti, ma verranno scoperti e condannati al rogo; mentre Catherine morirà poco dignitosamente sul rogo urlano quando si renderà conto che il maligno non interviene per salvarla, l’inquisitore accetterà con serenità il suo destino, affrontando la morte con rassegnazione e con forte senso di espiazione.

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Inquisicion, diretto e interpretato da Paul Naschy nel 1976 è un buon film, a cui manca veramente poco per essere definito ottimo.
Manca un senso del ritmo più serrato, per esempio, tipico del regista esperto che Naschy non è, manca in qualche modo la linearità del racconto, che a volte si attorciglia su se stesso.

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 Daniela Giordano è Catherine

Particolari di poco conto, però, perchè dietro il film si vede lo sforzo dell’attore regista di essere quanto più possibile fedele alla realtà storica; così assistiamo ad una rappresentazione abbastanza veritiera dei barbari usi dell’Inquisizione di utilizzare la tortura per estorcere improbabili confessioni di adorazione del demonio a gente che spesso aveva l’unica colpa di avere delle malattie mentali, o più semplicemente accusate e calunniate ingiustamente e perciò denunciate come streghe.
Denunce che finivano, nella stragrande maggioranza dei casi, con una confessione estorta al malcapitato di turno; era impossibile resistere ai tremendi sistemi e mezzi dell’Inquisizione, che si avvaleva anche del micidiale Malleus maleficarum, il martello delle streghe, scritto attorno al 1486 da due padri domenicani, Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer.In esso si alternavano stravaganti metodi per individuare le streghe,si indicavano rimedi contro le fatture,si parlava della natura della stregoneria,del suo rapporto con il maligno.In realtà i due autori puntarono il dito,con sospetta malizia,sulla sfera sessuale dei presunti adepti streghe o negromanti che fossero.

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La Chiesa,ufficialmente,non adottò mai questo testo,ma ufficiosamente la sua rilevanza fu decisiva.
Naschy quindi utilizza la realtà storica, il Malleus maleficarum, il processo alle streghe, la tortura, per denunciare il clima di intolleranza e persecuzione che fu tipico del periodo in cui agì la Santa Inquisizione, che di santo aveva in verità ben poco.
La tortura è mostrata nella sua brutalità, anche se va detto che maliziosamente l’attore spagnolo non esita a utilizzare qualche bella ragazza nuda per sollecitare ancor più l’interesse dello spettatore.

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Il discorso inquisizione si fa ancor più interessante nei dialoghi tra lo stesso inquisitore, interpretato da Naschy e i vari notabili, discorsi nei quali si vede come la commistione fra realtà, superstizione,un malinteso senso della fede fossero una miscela altamente pericolosa per tutti coloro che deviavano dal cammino mostrato dalla Chiesa.
Il cast è adeguato al film, che resta drammatico per una buona parte, pur nella lentezza scelta e calcolata da Naschy per dare un senso di oppressione ancor più rilevante al tutto; eppure se la sua è una buona prova, riesce in questo caso ad essere più convincente come regista che come attore.

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Il personaggio di Bernard de Fossey, l’inquisitore intransigente è reso con buona perizia, ma risulta un po stereotipato, quasi Naschy scegliesse di darne una visione tormentata interiormente da conflitti irrisolti.
Il risultato è che il suo personaggio appare statico e monocorde.
Molto meglio la bellissima Daniela Giordano, che interpreta Catherine, la donna che dannerà se stessa e l’inquisitore per vendetta ma non solo.
Il suo personaggio appare quello di una donna che agisce in preda a motivi abietti, come la sete di vendetta unita anche al desiderio di diventare potente.

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Memorabile la sequenza della consacrazione al demonio, con lei rinchiusa in un pentacolo, completamente nuda mentre offre al signore degli inferi il teschio del suo amante, che ha staccato dal corpo appeso ad un albero, così come memorabile è il congresso satanico in cui satana stesso le appare con il volto dell’Inquisitore.
Bene anche Monica Randall, attrice di buon livello, catalana puro sangue nonostante il cognome inglese, così come lavora con buona professionalità il resto del cast.
Come dicevo prima, in questo film, a modesto parere, prevale più il regista Naschy invece che l’attore; è il primo film che dirige, e lo fa da consumato professionista utilizzando il nome Jacinto Molina.

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Due modi diversi di affrontare la morte: la dignità di Bernard…..

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…la paura di Catherine, consapevole che il diavolo non l’aiuterà

Da regista girerà altri 13 film, senza più raggiungere la freschezza e la fluidità di questo primo lavoro.
In ultimo, bella la location, così come di buon livello la fotografia, che rende decisamente realistico il film attraverso l’utilizzo di un’immagine vivida.

Inquisicion, un film di Paul Naschy (Jacinto Molina), con  Paul Naschy, Daniela Giordano, Mónica Randall, Ricardo Merino, Tony Isbert, Julia Saly, Antonio Iranzo, Juan Luis Galiardo, Eduardo Calvo, Tota Alba, E. Maria Salerno,  Eva León, Loli Tovar, Jenny O’Neil, Isabel Luque, Belén Cristino, Antonio Casas. Spagna 1976, Drammatico

 

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“Le ferite non sanguinano: è una strega!”

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Una relazione blasfema

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Confessioni estorte con la tortura

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Paul Naschy… Bernard de Fossey / Satana
Daniela Giordano …Catherine
Mónica Randall… Madeleine
Ricardo Merino… Nicolas Rodier
Tony Isbert… Pierre Burgot
Julia Saly… Elvire
Antonio Iranzo… Rénover
Juan Luis Galiardo… Jean Duprat
Eduardo Calvo… Émile
Tota Alba… Mabille
Eva León… Pierril Fillé

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Regia soggetto e sceneggiatura: Jacinto Molina
Produzione: Ancla Century Films, Anubis Films
Distribuzione: Manga Films S.L., Sinister Cinema, Video City
Fotografia: Miguel Fernández Mila
Montaggio: Soledad López
Effetti speciali: Francisco García San José, Pablo Pérez
Scenografia: Gumersindo Andrés,  Augusto Fenollar
Musiche: Máximo Barratas

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«…Paul Naschy’s take on witch-hunting, and the period of the Inquisition that gave witch-hunters their greatest resources and rationale, is different, however. With his sympathies for villains made evident by the films he has scripted and starred in, Naschy makes his witch-hunting inquisitor, Bernard de Fossey, a more complex figure. Indeed, Naschy’s inquisitor emerges a sympathetic soul toward the end of the film, a victim of love and the machinations of a woman, a person of stubborn dedication unimpressed by feminine charms except for the one special woman who vanquishes his will and subverts his duty. Inquisition marked the first time that Paul Naschy directed a film, more out of necessity than anything else. Of course, he scripted and starred in the film as well. As usual, Naschy spent time researching his subject matter. The story is based on a factual occurrence in medieval France, in the region of Carcassone, where a magistrate fell in love with a suspected witch; the lovers wound up being burned at the stake. Naschy’s research doesn’t end here. As the film evolves we get an educational primer on the witchery and witch-hunters and Satanism through the characters’ dialogue. Exposition is buttressed by dimensional authenticity…».

settembre 7, 2010 Posted by | Drammatico | , , , | 2 commenti

Daniela Giordano

Daniela Giordano Foto 1

 

Chiunque cerchi dati anagrafici o biografici di Daniela Giordano, la bellissima attrice siciliana, troverà generalmente scarni dati relativi ai suoi 37 film, girati tra il 1967 e il 1980, data dell’ultima apparizione cinematografica. In più troverà un breve sunto tratto dal Dizionario del cinema italiano, di  Enrico Lancia e Roberto Poppi, edito da Gremese, nel quale viene definita, letteralmente “attrice di non grandissime risorse, ma splendida donna, che non sfigura nel panorama poco edificante del cinema di genere del decennio 1969-1979

Daniela Giordano Vedo nudo
Daniela Giordano in Vedo nudo

A parte la scarsa lungimiranza dei due autori, che dimenticano come il thriller all’italiana o il poliziesco all’italiana, molti film della commedia stessa, siano oggi oggetto di rivalutazione globale, oltre che essere fonte di ispirazione per molti acclamati registi di oltre oceano (Tarantino e Scorsese, solo per esempio), il giudizio su Daniela Giordano è fortemente limitativo.

Daniela Giordano Quante volte quella notte 1

Quante volte quella notte

Daniela Giordano L'infermiera di mio padre
L’infermiera di mio padre

Se è vero che tra i film interpretati non ci sono i capolavori, è indubbio che la bella attrice palermitana abbia dato un apporto personale adeguato anche i copioni che le venivano sottoposti, mostrando doti recitative all’altezza.
Sono ben altre le bellone senza talento espresse dal cinema italiano, e alcune di loro sono celebrate come delle grandi attrici, per i soliti misteri insondabili del mondo del cinema, che nega il talento ove c’è e viceversa.

Daniela Giordano Il vizio ha le calze nere
Il vizio ha le calze nere

Daniela nasce a Palermo il 7 novembre del 1947, e subito dopo aver ultimato gli studi, arriva al cinema grazie alla vittoria nel concorso di bellezza più famoso, Miss Italia, che si aggiudica nel 1966; la cosa le vale una piccola parte in Play boy, di Ezio Battaglia, uno dei tanti musicarelli costruiti attorno alla figura del cantante più popolare del momento, in questo caso casco d’oro Caterina Caselli e nello stesso anno per I barbieri di Sicilia , film comico diretto da Marcello Ciorciolini, costruito attorno all’inossidabile coppia Franchi-Ingrassia.

Daniela Giordano Le segrete esperienze di fanny e Alexander

Le segrete esperienze di Luca e Fanny

Il buon riscontro ricevuto, spinge Daniela Giordano ad accettare altri ruoli, che così partecipa, nel 1968, a due ruoli in film western. Il fatto di essere bruna, una tipica bellezza mediterranea, la rende credibile sia in Il lungo giorno del massacro, di Alberto Cardone, in cui è Paquita sia in Joe… cercati un posto per morire!, di Carnimeo, in cui è Juanita; entrambi i film sono discreti successi, come del resto accadeva a quasi tutti i film del genere western, nati attorno alla seconda giovinezza del genere dovuta al grande successo dei film di Leone. Una piccola parte è anche quella interpretata in Susanna… ed i suoi dolci vizi alla corte del re , film famoso più che altro per la presenza di altre due future star del cinema anni settanta, le bellissime Edwige Fenech, quasi agli esordi e Femi Benussi.

Daniela Giordano Inquisicion
Inquisicion

Per Daniela il cammino è decisamente difficile; le parti che le vengono offerte sono poco più che comparsate, anche se va detto che fa eccezione  quella di Luisa in Vedo nudo di Dino Risi, nel quale è una ragazza che accetta un appuntamento con un fotografo di donne discinte, e che non riuscirà ad avere con lui un rapporto perchè l’uomo all’improvviso vede sparire la sua virilità;

Daniela Giordano Malocchio
Malocchio (Erotikofollia)

le due opere sempre girate nel 1969, Un esercito di cinque uomini di Italo Zingarelli e il successivo …e vennero in quattro per uccidere Sartana! di Demofilo Fidani sono due western con piccole parti, ma importanti perchè le permettono di farsi conoscere ancora di più. Tra il 1970 e il 1971 gira Le ombre roventi, di Mario Caiano al fianco di William Berger, il western Buon funerale, amigos!… paga Sartana di Carnimeo, La sfida dei MacKenna di Klimovsky, Bolidi sull’asfalto a tutta birra di Bruno Corbucci, film costruito attorno al grande campione di motociclismo Giacomo Agostini;

Daniela Giordano Una tomba aperta una bara vuota 2
Una tomba aperta, una bara vuota

film che si fa notare anche per la presenza del cantante Sergio Leonardi, del futuro cabarettista e comico Gianfranco D’Angelo. La Giordano sembra relegata i ruoli di secondo piano in film western o in B movie, come Il suo nome era Pot, di Lucio Dandolo e Demofilo Fidani e I quattro pistoleri di Santa Trinità di Giorgio Cristallini, quando le si presenta l’occasione della vita. A scritturarla per Quante volte… quella notte è Mario Bava, che le offre il ruolo principale, quello di Tina Brandt, in un film inespresso, confuso, che racconta la storia di una ragazza che viene violentata ( o forse no) da un play boy, in un gioco d’inganni e false verità.

Daniela Giordano Le impiegate stradali
Daniela Giordano in Batton story- Le impiegate stradali

Non è il miglior Bava, ma Daniela se la cava egregiamente; nel frattempo il cinema italiano ha scoperto il filone thriller, dopo la scomparsa del western all’italiana, così Daniela Giordano entra nei cast di Una tomba aperta… una bara vuota di Alfonso Balcazar, brutto e raffazzonato film a metà strada tra l’horror e il thriller, in Violenza contro violenza e in Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave , di Sergio Martino, nel quale interpreta il ruolo di Fausta, l’amante di Oliviero, scrittore alcolizzato, e in cui ha davvero una piccola parte.

Daniela Giordano Bolidi sull'asfalto
Bolidi sull’asfalto

Nel frattempo il cinema, grazie allo straordinario successo del western comico Lo chiamavano Trinità, scopre un altro ricco filone; proliferano le commedie/western con la denominazione Trinità nei titoli; la Giordano, che come abbiamo visto aveva già alcuni western all’attivo, viene scritturata per Scansati… a Trinità arriva Eldorado, diretto da Diego Spataro nel 1972, con l’onnipresente Gordon Mitchell e per Trinità e Sartana figli di… diretto da Bolzoni. Film poco conosciuti e passati subito nel dimenticatoio, così come è un insuccesso La casa della paura, film di William Rose, che rappresenta il ritorno sullo schermo di Daniela, avvenuto nel 1974, dopo due anni di fermo;

Daniela Giordano Un toro da monta
Daniela in Un toro da monta

La casa della paura, nonostante il buon cast che include anche Rosalba Neri, Raf Vallone, Brad Harris e Karin Schubert, si rivela un fiasco, e viene anche sbeffeggiato dalla critica per la sceneggiatura pasticciata. Nonostante abbia la parte principale, Daniela Giordano non spicca nell’aurea mediocrità della pellicola, e da questo momento la sua carriera va incontro ad una involuzione costante. La riprova è La cameriera, di Roberto Bianchi Montero, stanca pellicola erotica del filone commedia sexy; non va decisamente meglio nemmeno con L’infermiera di mio padre, di Mario Bianchi, nel quale è affiancata da Maria Pia Conte, destinata a diventare una meteora.

Dopo una breve apparizione nel bel Roma violenta, di Marino Girolami, nel quale interpreta la bella Erika, la Giordano lavora in Malocchio (Eroticofollia), un thriller con connotazioni soprannaturali confuso, diretto da Mario Siciliano.In pratica la storia cinematografica di Daniela Giordano è segnata proprio da queste scelte; i film successivi sono quasi dei B movie, come Il vizio ha le calze nere, di Tano Cimarosa, thriller piatto nel quale lavora con Magda Konopka (l’ex Satanik anni 60) e con l’affascinante Dagmar Lassander. Nello stesso anno, il 1975, è con lando Buzzanca e Martine Brochard nel brutto Il fidanzamento, di Giovanni Grimaldi, nel quale è la moglie di Riccardo Garrone, fratello del protagonista Lando Buzzanca, che interpreta Luigi, uno strano tipo che inganna la fidanzata procrastinando le nozze all’infinito.Nel 1976 la troviamo sul set di ben 5 film, l’unico dei quali abbia un minimo di valore è Inquisicion, diretto e interpretato dal grande Paul Naschy;

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gli altri, a partire da L’adolescente, di Alfonso Brescia, sono le solite stracche commediole erotiche, nelle quali l’unica cosa di rilievo sono le curve delle protagoniste, come la Sonia Viviani che lavora con lei, o come quelle di Femi Benussi, che interpreta con lei i due film successivi, Batton story- Le impiegate stradali, insulsa commedia su un gruppo di prostitute che decide di gestirsi da sole e Un toro da monta, di Roberto Mauri, film noioso in maniera patologica. Dopo aver girato La portiera nuda, di Luigi Cozzi accanto a Erika Blanc, Daniela Giordano lavora per la penultima volta in Il braccio violento della mala, uno degli ultimi film del genere poliziottesco e chiude la sua carriera cinematografica con l’orrido Le segrete esperienze di Luca e Fanny, un film in cui si trova accanto a Enzo Garinei a chiacchierare per buona parte del film nel giardino di una splendida casa, mentre il protagonista Luca, si dedica all’erotismo; il film, girato con abbondanti inserti porno, chiude in maniera desolante la carriera della bella attrice.

Un percorso cinematografico, quello della Giordano, privo di acuti e privo di quel film che illumina una carriera; colpa di scelte sbagliate, probabilmente, o colpa della miopia dei produttori che non hanno voluto insistere su di lei affidandole ruoli meno “leggeri”; un vero peccato, perchè le doti c’erano, aldilà del fascino innegabile che ci ha regalato la sua bellezza intrigante

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Daniela Giordano Violenza contro la violenza

Violenza contro la violenza

Daniela Giordano Ombre roventi

Ombre roventi

Daniela Giordano L'adolescente

L’adolescente

Daniela Giordano Joe… cercati un posto per morire

Cercati un posto per morire

Daniela Giordano I barbieri di Sicilia

I barbieri di Sicilia

Daniela Giordano La casa della paura

La casa della paura

Daniela Giordano Una tomba aperta una bara vuota 1

Una tomba aperta,una bara vuota

Daniela Giordano Un esercito di 5 uomini

Un esercito di cinque uomini

Daniela Giordano Scansati a Trinità arriva Eldorado

Scansati,a Trinità arriva Eldorado

Daniela Giordano Quante volte quella notte 2

Quante volte quella notte

Daniela Giordano La cameriera

La cameriera

Daniela Giordano il lungo giorno del massacro

Daniela Giordano il lungo giorno del massacro 2

Due fotogrammi da Il lungo giorno del massacro

Daniela Giordano Il fidanzamento 2

Il fidanzamento

Daniela Giordano Il fidanzamento 1

Ancora da Il fidanzamento

Daniela Giordano Roma violenta

Roma violenta

Daniela Giordano Susanna... ed i suoi dolci vizi alla corte del re

Susanna e i suoi dolci vizi alla corte del re

Daniela Giordano La sfida dei MacKenna

La sfida dei Mackenna

Daniela Giordano Karamurat, la belva dell'Anatolia

Karamurat la belva dell’Anatolia

Daniela Giordano Joe... cercati un posto per morire

Joe cercati un posto per morire

Daniela Giordano Buon funerale amigos... paga Sartana

Buon funerale amigos paga Sadaniela-giordanomerkwurdige-lebensgeschichte-des-friedrich-freiherrn-von-der-trenck

Merkwürdige Lebensgeschichte des Friedrich Freiherrn von der Trenck

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Trinità e Sartana figli di …

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La portiera nuda

Daniela Giordano Banner filmografia

Le segrete esperienze di Luca e Fanny (1980)
I miei peggiori amici 1978
La portiera nuda (1976)
Un toro da monta (1976)
Le impiegate stradali – Batton Story (1976)
L’adolescente (1976)
Inquisición (1976)
Il vizio ha le calze nere (1975)
Il fidanzamento (1975)
Malocchio (1975)
L’infermiera di mio padre (1975)
Roma violenta (1975)
La cameriera (1974)
La casa della paura (1973)
Trinità e Sartana figli di… (1972)
Scansati… a Trinità arriva Eldorado (1972)
Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave (1972)
Quante volte… quella notte (1972)
Violenza contro violenza 1972
Una tomba aperta… una bara vuota 1972
Il suo nome era Pot (1971)
I quattro pistoleri di Santa Trinità (1971)
Bolidi sull’asfalto a tutta birra (1970)
La sfida dei MacKenna (1970)
Le ombre roventi (1970)
Buon funerale, amigos!… paga Sartana (1970)
…e vennero in quattro per uccidere Sartana! (1969)
Un esercito di cinque uomini (1969)
Vedo nudo (1969)
Susanna… ed i suoi dolci vizi alla corte del re
Joe… cercati un posto per morire! 1968
Il lungo giorno del massacro 1968
I barbieri di Sicilia (1967)
Play-Boy (1967)

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novembre 26, 2009 Posted by | Biografie | | 2 commenti

Quante volte…quella notte

La giovane e bella Tina conosce il playboy Gianni mentre è al parco con il suo cane; l’uomo la invita a casa sua e la ragazza accetta. Una volta a casa del giovane, Tina vede lo stesso uscire dalla sua stanza con addosso solo un paio di slip; l’uomo tenta di abusare della ragazza, che però scappa e si rifugia dalla madre, che sembra però più preoccupata del vestito rovinato che della disavventura della ragazza.

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Gianni, invece, si reca in un night, dove ci sono gli amici Duccio,Sergio e pino, ai quali racconta una diversa versione dei fatti; Gianni è riuscito a sedurre la bella Tina, che ha accettato volentieri le sue avance. All’incontro tra i due giovani ha assistito il portiere di uno stabile vicino, che racconta all’amico lattaio un’altra versione ancora, ovvero che i due hanno condotto in casa con loro Esmeralda e Giorgio, avendo poi con gli stessi un incontro erotico con scambio delle coppie.

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Daniela Giordano

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Uno psicanalista, ultimo in ordine cronologico, da a sua volta una versione dei fatti differenti. Ma le cose come sono andate davvero, quella notte?
Mario Bava trasforma, nel 1969, una visione un tantino allucinata e pirandelliana e la imprime su celluloide, spiazzando lo spettatore che alla fine non sa bene cosa sia accaduto realmente ai protagonisti della storia. Qual’è la vera versione dei fatti? Chi ha sedotto chi e come sono andate le cose? Ha ragione Tina a sostenere di essere stata violentata oppure ha ragione Gianni nel dipingere la donna come una mantide ninfomane? Oppure ha ragione il portiere, testimonio estraneo ai fatti? O ancora la versione effettiva è quella dello psicanalista?

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Bava ovviamente lascia tutto in sospeso; e il film, alla fine, diventa un autentico quiz per lo spettatore, che non ha capito in realtà cosa ha visto, se delle versioni differenti della stessa storia, quindi soggette a interpretazioni psicoanalitiche oppure a un divertissement del regista, che sembra giocare con le atmosfere torbide del film, introducendo personaggi sfuggenti, in un film che alla fine appare confuso e privo di forza, a tratti anche scombinato.

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Quante volte, quella notte ebbe grossi problemi di censura, con la conseguenza di uscire nelle sale qualche anno più tardi; il motivo è da ricercare nelle immagini di nudo della bella Daniela Giordano, che interpreta Tina in maniera lodevole. E alla fine è proprio la Giordano l’unico elemento positivo di un film con poco fascino, nel quale però la mano di Bava si sente, quantomeno nelle immagini che a tratti sembrano surrealistiche.

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Se l’atmosfera latita, la storia non incanta, quantomeno ci si consola con le sequenza di nudo (molto, ma molto castigate) della giovane  e bella Daniela Giordano.Assolutamente incolore la prova di Brett Hasley; in una sequenza compare la giovane Brigitte Skay, interprete del film Isabella duchessa dei diavoli. E anche lei, va detto, è un bel vedere.

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Brigitte Skay

Quante volte quella notte, un film di Mario Bava. Con Daniela Giordano , Pascale Petit, Brett Halsey, Dick Randall. Brigitte Skay, Calisto Calisti, Valeria Sabel, Rainer Basedow, Michael Hinz
Erotico, durata 90 min. – Italia 1976 (1969).

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Daniela Giordano: Tina
Brett Halsey: Gianni
Valeria Sabel: Sofia
Michael Hinz: Sergio
Rainer Basedow: Pino
Dick Randall: Duccio
Pascale Petit: Esmeralda

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Regia Mario Bava
Soggetto Charles Ross
Mario Moroni
Sceneggiatura Charles Ross
Mario Moroni
Produttore Alfred Leone
Casa di produzione Delfino Film (Roma)
Fotografia Antonio RInaldi
Montaggio Otello Colangeli
Musiche Coriolano Gori

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ottobre 7, 2009 Posted by | Erotico | , , , | 2 commenti

Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave

Un titolo chilometrico, ripreso da Sergio Martino nel 1972, dopo il lusinghiero successo ottenuto da Lo strano vizio della signora Wardh, e ricavato da un biglietto che il persecutore di Julie Wardh, Jean, aveva recapitato alla sua ex amante. Per questo film Martino si avvale, nel cast, nuovamente della Fenech e di Rassimov, volto da duro buono sopratutto per le parti da cattivo. A completare il cast vengono chiamati Luigi Pistilli e Anita Strindberg, mentre il soggetto si ispira, in qualche modo, ad un’opera di Edgar Allan Poe; un’operazione non facile, ed infatti il film, pur non essendo mal riuscito, risente della difficoltà di trasposizione delle tipiche atmosfere di Poe in riduzione cinematografica.

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Anita Strindberg

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Daniela Giordano

Il film narra la storia di Oliviero Reuvigny, scrittore fallito e affetto da turbe mentali, oltre che dedito all’alcool, e della moglie Irene, nevrotica, che vive con il marito in compagnia di un gatto nero di nome Satana. Oliviero ha gravi problemi psicologici,legati ai fanatsmi della madre, di cui non si è mai liberato; in qualche modo vede nella moglie una vittima, mentre l’unica cosa che ha un valore affettivo è il gatto. Nel paese vicino alla casa dello scrittore avviene un brutale delitto, e i sospetti si incentrano proprio sullo scrittore; la ragazza assassinata, infatti, era una delle vecchie amanti di Oliviero.

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Il tuo vizio è una stanza chiusa 1

E’ proprio la moglie, Irene, a fornire un alibi al marito. Ma poco tempo dopo la cameriera di colore della coppia viene brutalmente uccisa. A questo punto i due coniugi, sicuri che questa volta la polizia avrebbe arrestato l’uomo, decide di occultare il cadavere. Il corpo della ragazza viene così trasportato in cantina, dove viene murato. A sconvolgere la vita già precaria della coppia arriva, qualche giorno dopo, una ragazza, nipote di Oliviero; è Floriana, una disinibita ragazza dai costumi molto leggeri, che in poco tempo tempo diventa dapprima l’amante dello zio, poi l’amante di Irene, e infine si concede anche ad un giovane fornitore della casa,Dario.

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L’arrivo della ragazza mette in crisi il fragile equilibrio della coppia, che inizia ad odiarsi in maniera assoluta. Oliviero confida a Floriana di essere stanco della moglie, mentre dal canto suo anche Irene, che sospetta il marito di essere l’assassino delle due ragazze, medita di sbarazzarsi di lui. Il dramma arriva al suo compimento; Irene uccide, tagliandogli la gola, il marito,  con la tacita complicità di Floriana, che assiste senza intervenire.

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Edwige Fenech

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Enrica Bonaccorti

Il silenzio di Floriana viene comprato con alcuni gioielli, e così Irene finalmente si sbarazza dell’odiato marito, mentre Floriana si allontana dalla villa con Dario, sulla sua moto. Appena andata via la ragazza, Irene avvisa il suo amante del percorso dei ragazzi; è stata proprio lei a uccidere le due vittime precedenti, con l’aiuto dell’amante, per liberarsi dell’odiato marito. Dario e Floriana troveranno la morte, così come Walter, l’amante di Irene, che a sua volta verrà ucciso dalla diabolica donna; il piano sembrerebbe perfetto, ma il diavolo, alle volte, si scorda i coperchi, è c’è spazio per la sorpresa finale.

https://i0.wp.com/101.imagebam.com/download/4SmFT6LB50CvFp2StegD6Q/22173/221726163/Edwige-Fenech-Il_Tuo_Vizio_E_Una_Stanza_Chiusa_E_Solo_Io_Ne_Ho_La_Chiave.gif

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Edwige Fenech e Luigi Pistilli

Un film che risente, come già detto, della necessità di mantenersi fedele all’impianto letterario, ma che risente di troppi stereotipi del genere thriller, come la mancanza di atmosfera, l’eccessiva lentezza del film e un generale senso di incompiuto che aleggia sulla pellicola.

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Buone, comunque, le prove della seducente Fenech, di Luigi Pistilli, che tratteggia benissimo la figura dello scrittore erotomane ed alcolizzato e della bravissima Strindberg. Nel cast compaiono, per pochi minuti, Dalila Di Lazzaro, Daniela Giordano ed Enrica Bonaccorti, oltre al compianto Franco Nebbia.

Un film di Sergio Martino. Con Luigi Pistilli, Anita Strindberg, Edwige Fenech, Daniela Giordano, Ivan Rassimov.Enrica Bonaccorti, Franco Nebbia Drammatico, durata 95 min. – Italia 1972

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Il tuo vizio è una stanza chiusa 8

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Il tuo vizio è una stanza chiusa banner personaggi

Edwige Fenech: Floriana
Anita Strindberg: Irina Rouvigny
Luigi Pistilli: Oliviero Rouvigny
Ivan Rassimov: Walter
Franco Nebbia: Ispettore
Riccardo Salvino: Dario
Angela La Vorgna: Brenda
Enrica Bonaccorti: Hooker
Daniela Giordano: Fausta
Marco Mariani: Libraio
Nerina Montagnani: Mrs. Molinar

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Regia Sergio Martino
Soggetto Luciano Martino, Sauro Scavolini – tratto dal racconto Il gatto Nero di Edgar Allan Poe
Sceneggiatura Ernesto Gastaldi, Adriano Bolzoni, Sauro Scavolini
Produttore Luciano Martino
Casa di produzione Lea Film
Fotografia Giancarlo Ferrando
Montaggio Attilio Vincioni
Musiche Bruno Nicolai
Scenografia Giorgio Bertolini
Costumi Oscar Capponi
Trucco Giulio Natalucci

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Il tuo vizio è una stanza chiusa locandina 1

febbraio 17, 2009 Posted by | Thriller | , , , , , | Lascia un commento

Vedo nudo

Nel 1969 Dino Risi girò Vedo Nudo, film strutturato in sette episodi, che vanno dal grottesco al comico, sfruttando il gran momento di Nino Manfredi, attore versatile e molto amato dalle platee. Affiancò al comico ciociaro una bellezza algida e particolare, quella di Sylva Koscina, e puntò tutto sul titolo, ammiccante, e su alcune scene furtive di nudo, per veicolare la sua personale visione della società, popolata di mostri, alle prese con le pruderie del sesso, mescolando il tutto con il sarcasmo e l’ironia tipica della sua regia.

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Sylva Koscina interpreta se stessa nell”pisodio “La diva

Il film, diviso in episodi, parte con la bellissima Koscina a interpretare il ruolo di una diva che, preso per strada un ferito, lo accompagna in ospedale, dove tutti la riconoscono, disinteressandosi del povero ferito, con il risultato che lo stesso ci lascerà la pelle.Nel secondo, una contadina si rivolge al giudice per far condannare un suo vicino che ha abusato di una gallina.

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Nino Manfredi

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Il contadino accusato riesce a dimostrare come la mancanza di alternative lo abbiano costretto al gesto, alimentato dal fatto che la gallina sculettava maliziosamente quando lo vedeva. Il giudice riconoscerà la validità della scusante, condannando il contadino a comprare il pennuto.

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Veronique Vendell

Nell’episodio successivo un dipendente postale, segretamente omosessuale, intavola una fitta corrispondenza con un ragioniere di Milano, facendosi credere una donna. Quando l’uomo decide di incontrarlo, lui si finge fratello di Ornella, il suo alter ego femminile. Finirà in maniera ambigua. Il quarto episodio, il più grottesco, vede protagonista un culturista miope, che un giorno, guardando fuori dalla finestra del suo appartamento, vede un corpo nudo in quello che crede l’appartamento di fronte.

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Nei due fotogrammi: Daniela Giordano

Si mette gli occhiali per spiare bene, ma alla fine si accorge che quello che sta guardando altro non è che il suo sedere riflesso nello specchio della sua camera. Anche il quinto episodio scivola nel grottesco; una ragazza, sola in casa, apprende dalla radio che un pericoloso serial killer si aggira nella zona.

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Quando, il giorno dopo, vede arrivare un uomo con una bottiglia di latte, che assomiglia molto all’identikit del serial killer, decide di concedersi a lui, nella speranza che l’uomo la risparmi, come ha già fatto in un caso. In realtà l’uomo è davvero una persona qualunque, che le ha portato il latte; la ragazza lo scoprirà ascoltando la notizia della cattura del killer alla radio. Nell’episodio numero sei, sicuramente il più debole e meno riuscito, il protagonista è un uomo sposato ad una bella tedesca, che tutte le sere esce di casa misteriosamente.

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La moglie sospetta che l’uomo la tradisca, mentre in realtà il marito, raggiunge ogni sera un binario ferroviario, si sdraia dentro di esso e si fa passare il convoglio addosso, eccitandosi solo in questo modo bizzarro. L’ultimo episodio è il più riuscito;un pubblicitario, ossessionato dall’erotismo, finisce per vedere donne nude dappertutto, con conseguenze disastrose per la sua vita; si fa ricoverare in una clinica e all’apparenza, quando ritorna, sembra tutto finito. In realtà, affacciandosi ad una finestra,scopre che ora invece che donne vede uomini nudi.

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Vedo nudo,un film di Dino Risi. Con Nino Manfredi, Sylva Koscina, Véronique Vendell, John Karlsen.Umberto D’Orsi, Nerina Montagnani, Daniela Giordano, Bruno Boschetti, Jacques Stany Italia 1969.

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Vedo nudo personaggi

Nino Manfredi: Cacopardo / Angelo Perfili / Ercole / il voyeur / operaio dei telefoni / Maurizio / Nanni
Sylva Koscina: se stessa
Enrico Maria Salerno: Carlo Alberto Rinaldo
Nerina Montagnani: contadina
Véronique Vendell: Manuela
Guido Spadea: giudice Di Lorenzo
Daniela Giordano: Luisa
Umberto D’Orsi: Federico
Marcello Prando: Marcello
Luca Sportelli: collega pugliese di Ercole
Lisa Halvorsen: Inge, moglie di Maurizio
John Karlsen: psichiatra
Jacques Stany: infermiere
Jimmy il Fenomeno: paziente nevrotico

Vedo nudo cast
Regia Dino Risi
Soggetto Ruggero Maccari, Fabio Carpi, Dino Risi, Bernardino Zapponi
Sceneggiatura Ruggero Maccari, Jaja Fiastri
Produttore Pio Angeletti, Adriano De Micheli
Fotografia Alessandro D’Eva, Erico Menczer
Montaggio Alberto Gallitti
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Luciano Ricceri
Costumi Ezio Altieri

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febbraio 4, 2009 Posted by | Commedia | , , , , | 2 commenti