KZ9 Lager di sterminio


KZ9 - Lager di Sterminio locandina 4

La seconda guerra mondiale ha ormai un indirizzo ben preciso:le truppe naziste hanno conosciuto l’onta della confitta su vari campi, in Europa.
Ma nel campo di prigionia di Ronshausen la guerra sembra lontana; un gruppo di prigioniere di varie nazionalità viene condotto nel lager per essere usate come cavie nei folli esperimenti del dottor Wieker.
Tra le prigioniere ci sono la dottoressa Prik,ebrea e la bella Cristina;la prima finirà per essere destinata al gabinetto medico in cui avvengono i folli esperimenti, la seconda dovrà guardarsi dalle attenzioni saffiche della kapò Marta.
La vita nel lager è un inferno; oltre a dover subire un trattamento umiliante, ad essere schiavizzate e brutalizzate in ogni modo le prigioniere devono sottostare ai capricci del dottor Wieker, che dispone delle loro vite utilizzandole in esperimenti senza alcun fondamento scientifico.
Trapianti di organi, esperimenti di congelamento, studi sui gas tossici;il dottor Wieker,con la collaborazione del dottore ebreo Meiser,costretto suo malgrado ad assistere alle follie di Wieker,sperimenta crudelmente le sue idee con risultati assolutamente scadenti.

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Giovanni Attanasio e Lorraine De Selle

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Al centro, Ria De Simone

Tra Meiser e Christine nasce una storia d’amore e i due tentano un’impossibile fuga che finirà con la cattura e l’impiccagione nel campo.
Ma ormai la guerra e al termine e in lontananza di odono i cannoni sovietici; così Wieker,radunate le prigioniere in un capannone, le fa uccidere sommariamente. All’esecuzione non sfugge nessuno, nemmeno la kapo Marta.
Le prove del genocidio sono così distrutte ma Wiekler non sopravviverà abbastanza per sfuggire alle sue colpe….
KZ9 – Lager di sterminio (o anche Women’s Camp 119 e SS Extermination Camp nelle version i per il mercato estero) è un nazisploitation o se preferite un eros-svastica che è una sorta di compendio di tutti i topos di questo particolare genere cinematografico:si va dalle immancabili torture di ogni genere sulle sventurate prigioniere di turno alla presenza del medico folle,nel quale non è difficile riconoscere un riferimento alla figura sinistra di Mengele, l’angelo della morte di Auschwitz.

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Che purtroppo, a differenza di quello che accade nel film, non morì nel campo ma riuscì a fuggire e a vivere libero e indisturbato fino al giorno della sua morte.
Altri topos classici sono la nascita della storia d’amore con finale tragico tra due prigionieri,la presenza della kapò crudele e lesbica, il sonderkommando composto da ebrei prigionieri che per aver salva la vita fungevano da giustizieri dei prigionieri.
Quello che differenzia il film dalle produzioni precedenti è la presenza di una carica inusuale di violenza, che costò al regista e al film una pesante censura oltre ad un’unanime valanga di critiche;dopo aver girato Casa privata per le SS, decisamente più leggero e più virato verso l’erotico,Bruno Mattei provò a fare sul serio, con esiti incerti.
Un film sugli orrori dei campi di concentramento è quanto di più difficile da realizzare;qualsiasi ricostruzione risente purtroppo dell’inadeguatezza di quanto raccontato visivamente rispetto alla reale portata degli avvenimenti.
L’orrore dei lager, testimoniato da alcuni documentari girati dalle truppe americane e che portarono a conoscenza del mondo la drammatica realtà della Shoah, è solo purtroppo un frammento di quanto realmente accadde.

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Mattei usa poco l’erotismo, utilizzandolo solo in un paio di casi, illustrando la relazione tra i due prigionieri o nel rapporto saffico tra la kapò e la prigioniera;utilizza però in modo massiccio il nudo femminile per mostrare la crudeltà gratuita del protagonista con sequenze shock che finirono comunque quasi del tutto purgate nella versione approvata dalla censura.Nella stesura cinematografica visionata nelle sale mancano infatti almeno dieci minuti di scene,quelle probabilmente più crude.
Il film ha una sua tensione e drammaticità che vanno riconosciute al regista romano, scomparso nel 2007;la scelta del cast, che comprende diversi caratteristi del cinema italiano spazia dalla presenza di Staccioli, ormai legato indissolubilmente alle fiure di capi o ufficiali nazisti a quelle di Ria De Simone,la crudele Kapò o a quella di Sonia Viviani, bella come al solito e tutto sommato credibile o ancora di Lorraine De Selle, nel ruolo di una prigioniera.Presente ancora una volta Marina Daunia, una volta tanto dalla parte delle vittime nel ruolo di una prigioniera ebrea.

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L’altra caratteristica segnalata è la sua estrema rudezza;ancora una volta,però,va segnalata l’incoerenza di fondo di questi prodotti, che dietro l’idea di fungere da documenti sulla ferocia nazista nei lager, finiscono sempre per tramutarsi in opere a sfondo (tra l’altro mal celato) erotico o voyeuristico.Siamo lontani anni luce da opere rigorose come Stalag 17, purtroppo.
Su youtube è presente la versione francese del film,che dovrebbe essere quella UNCUT e priva di tagli;l’indirizzo per visionare il film è https://www.youtube.com/watch?v=ja6gJ6vDArc

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KZ9 lager di sterminio
un film di Bruno Mattei,con Ivano Staccioli,Sonia Viviani,Ria De Simone,Gabriele Carrara,Marina Daunia,Lorraine De Selle.Drammatico/erotico Italia 1977 Durata 100 minuti

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Gabriele Carrara: Oberleutnant Otto Ohlendorff
Ivano Staccioli: Comandante Wieker
Lorraine De Selle: Maria black
Ria De Simone: Kapo Marta
Sonia Viviani: Cristina
Giovanni Attanasio: Kurt
Marina Daunia: Prigioniera ebrea
Gota Gobert: Kapo

Regia Bruno Mattei
Soggetto Bruno Mattei
Sceneggiatura Giacinto Bonacquisti, Aureliano Luppi, Bruno Mattei
Produttore Marcello Berni, Tommy Polgár (esecutivo)
Casa di produzione Three stars 76
Fotografia Luigi Ciccarese
Montaggio Vincenzo Vanni
Musiche Alessandro Alessandroni
Scenografia Marco Calloppi
Costumi Massimo Galloppi, Franca Celli
Trucco Marcello Di Paolo, Lidia Fatigati

L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com

Mattei filma una serie di aberranti e “amorali” scene di violenza gratuita, condita da un linguaggio saporito e “sporco” almeno quanto il contesto (un lager). Il film gode di una morbosa e fasulla “morale” (il veloce redde rationem in chiusa): gli autori del film, come Ponzio Pilato, se ne lavano le mani. Più che all’erotismo, siamo di fronte ad un horror totale, reso credibile dalle interpretazioni (Lorraine De Selle che canta, prima dell’impiccaggione, Israel). Ottima la colonna sonora.

L’opinione del sito http://www.filmhorror.com

(…)K.Z.9. LAGER DI STERMINIO è senza ombra di dubbio il più pazzesco e violento film di Mattei. Non solo, è anche il nazi-erotico più cattivo e impressionante mai realizzato. Dall’inizio alla fine non c’è tregua: ebree picchiate, vivisezionate, smembrate, violentate, umiliate. Le donne sono trattate come rifiuti umani, alla mercé di una schiera di malati di mente che godono nel farne scempio.
Diverse le presenze all’interno del film che, nel bene e nel male, riescono a lasciare il segno dopo la visione di questa follia su celluloide: Lorraine De Selle e Marina Daunia spiccano per la loro bellezza, Ivano Staccioli è convincente nella parte del dottore freddo e cinico (l’ispirazione viene dal Dr.Mengele) e Giovanni Attanasio è un handicappato davvero impressionante, sguinzagliato per palpeggiare le ebree più carine. Ma fra tutti spicca lo sguardo gelido di Ria De Simone, spietata kapò che non lesina bastonate a destra e a manca e offre esempi di crudeltà davvero memorabili.(…)

L’opinione del sito http://www.exxagon.it

(…)Sembra che il film avesse anche intenzioni serie o quasi-documentaristiche (ecco il perché delle immagini finali di Mengele e di altri gerarchi?) ma la censura colpì duramente. Mattei se ne lamentò: “Secondo la mentalità della censura se uno faceva lo scherzetto, come Casa privata per le SS che è una burla erotica, andava bene, ma se si cercava di fare qualcosa di serio, mostrando gli esperimenti reali delle SS… Il film fu preso ferocemente, ci massacrarono”.* Sta di fatto che il film è la solita fiera di atrocità ai danni di donne nella tipica tradizione del women in prison. Le donne appena arrivate nel campo vengono suddivise fra graziose e meno, le “meno” verranno gassate subito. Fra le graziose abbiamo Lorraine De Salle (Nero veneziano, 1978; Cannibal ferox, 1981) nei panni di una dottoressa ebrea che dovrà obbligatoriamente collaborare con gli scienziati tedeschi ad alcuni esperimenti deliranti. In uno di questi due donne nude stanno al fianco di un soldato congelato (e morto) ma a furia di leccate, baci e strofinamenti lo scongelano e lo riportano in vita. L’idea, a quanto si dice nel film, è stata suggerita dallo stesso Hitler. (…)
L’opinione di Herrkinski dal sito http://www.davinotti.com

Tra i più noti esempi del vituperato filone, il film di Mattei si segnala per l’accumulo disorganico di nefandezze e volgarità, che pur risultando talvolta al limite del comico potrebbero colpire gli spettatori più sensibili. Il regista cerca pure di dare un’ipocrita ed improbabile tocco finale di critica sociale, inserendo le schede dei veri gerarchi nazisti sfuggiti ai processi. Tra numerose scene di nudo e tortura si salva giusto qualche sequenza (le prigioniere che cantano, ad esempio) e le musiche cupe. Ritmo incostante, fotografia piatta.
L’opinione di Trivex al sito http://www.davinotti.com

Del dannato filone nzexploitation, KZ9 rappresenta una fredda interpretazione. A differenza di altri malati fratelli, il sesso è piuttosto esiguo e completamente superficiale, privo cioè di sensazioni morbose passionali, tipiche nella violenza sessuale del genere. È un lungo carrello di efferatezze e di atteggiamenti disturbati, con i soliti carnefici piuttosto tecnici nelle loro aspirazioni. Il film è strutturato discretamente e si avvale di qualche mezzo in più della media, ma niente di trascendentale. Le finali note pseudostoriche si potevano evitare.

L’opinione di gestarsh99 al sito http://www.davinotti.com

Un Mattei galvanizzato quello che ribolle dietro questo pulpornaccio antistorico e turpemente deviato. Risorse e maestranze sono limitatissime e ci si arrabatta mariolescamente con quel che passa il convento: gore posticcio, inorridenti dettagli grafici e un ex mattatoio smerciato per campo di concentramento. La De Simone non ha l’arditezza da virago della più quotata Ilsa e si accomoda a latere cedendo la brutalità scenica a Ivano Staccioli, mefistofelico Mengele nostrano sollazzevolmente imbandierato da carnefice supremo. Un putribondo guilty-pleasure da ingurgitare con assoluto, lurco disgusto.

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