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KZ9 Lager di sterminio

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La seconda guerra mondiale ha ormai un indirizzo ben preciso:le truppe naziste hanno conosciuto l’onta della confitta su vari campi, in Europa.
Ma nel campo di prigionia di Ronshausen la guerra sembra lontana; un gruppo di prigioniere di varie nazionalità viene condotto nel lager per essere usate come cavie nei folli esperimenti del dottor Wieker.
Tra le prigioniere ci sono la dottoressa Prik,ebrea e la bella Cristina;la prima finirà per essere destinata al gabinetto medico in cui avvengono i folli esperimenti, la seconda dovrà guardarsi dalle attenzioni saffiche della kapò Marta.
La vita nel lager è un inferno; oltre a dover subire un trattamento umiliante, ad essere schiavizzate e brutalizzate in ogni modo le prigioniere devono sottostare ai capricci del dottor Wieker, che dispone delle loro vite utilizzandole in esperimenti senza alcun fondamento scientifico.
Trapianti di organi, esperimenti di congelamento, studi sui gas tossici;il dottor Wieker,con la collaborazione del dottore ebreo Meiser,costretto suo malgrado ad assistere alle follie di Wieker,sperimenta crudelmente le sue idee con risultati assolutamente scadenti.

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Giovanni Attanasio e Lorraine De Selle

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Al centro, Ria De Simone

Tra Meiser e Christine nasce una storia d’amore e i due tentano un’impossibile fuga che finirà con la cattura e l’impiccagione nel campo.
Ma ormai la guerra e al termine e in lontananza di odono i cannoni sovietici; così Wieker,radunate le prigioniere in un capannone, le fa uccidere sommariamente. All’esecuzione non sfugge nessuno, nemmeno la kapo Marta.
Le prove del genocidio sono così distrutte ma Wiekler non sopravviverà abbastanza per sfuggire alle sue colpe….
KZ9 – Lager di sterminio (o anche Women’s Camp 119 e SS Extermination Camp nelle version i per il mercato estero) è un nazisploitation o se preferite un eros-svastica che è una sorta di compendio di tutti i topos di questo particolare genere cinematografico:si va dalle immancabili torture di ogni genere sulle sventurate prigioniere di turno alla presenza del medico folle,nel quale non è difficile riconoscere un riferimento alla figura sinistra di Mengele, l’angelo della morte di Auschwitz.

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Che purtroppo, a differenza di quello che accade nel film, non morì nel campo ma riuscì a fuggire e a vivere libero e indisturbato fino al giorno della sua morte.
Altri topos classici sono la nascita della storia d’amore con finale tragico tra due prigionieri,la presenza della kapò crudele e lesbica, il sonderkommando composto da ebrei prigionieri che per aver salva la vita fungevano da giustizieri dei prigionieri.
Quello che differenzia il film dalle produzioni precedenti è la presenza di una carica inusuale di violenza, che costò al regista e al film una pesante censura oltre ad un’unanime valanga di critiche;dopo aver girato Casa privata per le SS, decisamente più leggero e più virato verso l’erotico,Bruno Mattei provò a fare sul serio, con esiti incerti.
Un film sugli orrori dei campi di concentramento è quanto di più difficile da realizzare;qualsiasi ricostruzione risente purtroppo dell’inadeguatezza di quanto raccontato visivamente rispetto alla reale portata degli avvenimenti.
L’orrore dei lager, testimoniato da alcuni documentari girati dalle truppe americane e che portarono a conoscenza del mondo la drammatica realtà della Shoah, è solo purtroppo un frammento di quanto realmente accadde.

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Mattei usa poco l’erotismo, utilizzandolo solo in un paio di casi, illustrando la relazione tra i due prigionieri o nel rapporto saffico tra la kapò e la prigioniera;utilizza però in modo massiccio il nudo femminile per mostrare la crudeltà gratuita del protagonista con sequenze shock che finirono comunque quasi del tutto purgate nella versione approvata dalla censura.Nella stesura cinematografica visionata nelle sale mancano infatti almeno dieci minuti di scene,quelle probabilmente più crude.
Il film ha una sua tensione e drammaticità che vanno riconosciute al regista romano, scomparso nel 2007;la scelta del cast, che comprende diversi caratteristi del cinema italiano spazia dalla presenza di Staccioli, ormai legato indissolubilmente alle fiure di capi o ufficiali nazisti a quelle di Ria De Simone,la crudele Kapò o a quella di Sonia Viviani, bella come al solito e tutto sommato credibile o ancora di Lorraine De Selle, nel ruolo di una prigioniera.Presente ancora una volta Marina Daunia, una volta tanto dalla parte delle vittime nel ruolo di una prigioniera ebrea.

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L’altra caratteristica segnalata è la sua estrema rudezza;ancora una volta,però,va segnalata l’incoerenza di fondo di questi prodotti, che dietro l’idea di fungere da documenti sulla ferocia nazista nei lager, finiscono sempre per tramutarsi in opere a sfondo (tra l’altro mal celato) erotico o voyeuristico.Siamo lontani anni luce da opere rigorose come Stalag 17, purtroppo.
Su youtube è presente la versione francese del film,che dovrebbe essere quella UNCUT e priva di tagli;l’indirizzo per visionare il film è https://www.youtube.com/watch?v=ja6gJ6vDArc

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KZ9 lager di sterminio
un film di Bruno Mattei,con Ivano Staccioli,Sonia Viviani,Ria De Simone,Gabriele Carrara,Marina Daunia,Lorraine De Selle.Drammatico/erotico Italia 1977 Durata 100 minuti

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Gabriele Carrara: Oberleutnant Otto Ohlendorff
Ivano Staccioli: Comandante Wieker
Lorraine De Selle: Maria black
Ria De Simone: Kapo Marta
Sonia Viviani: Cristina
Giovanni Attanasio: Kurt
Marina Daunia: Prigioniera ebrea
Gota Gobert: Kapo

Regia Bruno Mattei
Soggetto Bruno Mattei
Sceneggiatura Giacinto Bonacquisti, Aureliano Luppi, Bruno Mattei
Produttore Marcello Berni, Tommy Polgár (esecutivo)
Casa di produzione Three stars 76
Fotografia Luigi Ciccarese
Montaggio Vincenzo Vanni
Musiche Alessandro Alessandroni
Scenografia Marco Calloppi
Costumi Massimo Galloppi, Franca Celli
Trucco Marcello Di Paolo, Lidia Fatigati

L’opinione di Undjing dal sito http://www.davinotti.com

Mattei filma una serie di aberranti e “amorali” scene di violenza gratuita, condita da un linguaggio saporito e “sporco” almeno quanto il contesto (un lager). Il film gode di una morbosa e fasulla “morale” (il veloce redde rationem in chiusa): gli autori del film, come Ponzio Pilato, se ne lavano le mani. Più che all’erotismo, siamo di fronte ad un horror totale, reso credibile dalle interpretazioni (Lorraine De Selle che canta, prima dell’impiccaggione, Israel). Ottima la colonna sonora.

L’opinione del sito http://www.filmhorror.com

(…)K.Z.9. LAGER DI STERMINIO è senza ombra di dubbio il più pazzesco e violento film di Mattei. Non solo, è anche il nazi-erotico più cattivo e impressionante mai realizzato. Dall’inizio alla fine non c’è tregua: ebree picchiate, vivisezionate, smembrate, violentate, umiliate. Le donne sono trattate come rifiuti umani, alla mercé di una schiera di malati di mente che godono nel farne scempio.
Diverse le presenze all’interno del film che, nel bene e nel male, riescono a lasciare il segno dopo la visione di questa follia su celluloide: Lorraine De Selle e Marina Daunia spiccano per la loro bellezza, Ivano Staccioli è convincente nella parte del dottore freddo e cinico (l’ispirazione viene dal Dr.Mengele) e Giovanni Attanasio è un handicappato davvero impressionante, sguinzagliato per palpeggiare le ebree più carine. Ma fra tutti spicca lo sguardo gelido di Ria De Simone, spietata kapò che non lesina bastonate a destra e a manca e offre esempi di crudeltà davvero memorabili.(…)

L’opinione del sito http://www.exxagon.it

(…)Sembra che il film avesse anche intenzioni serie o quasi-documentaristiche (ecco il perché delle immagini finali di Mengele e di altri gerarchi?) ma la censura colpì duramente. Mattei se ne lamentò: “Secondo la mentalità della censura se uno faceva lo scherzetto, come Casa privata per le SS che è una burla erotica, andava bene, ma se si cercava di fare qualcosa di serio, mostrando gli esperimenti reali delle SS… Il film fu preso ferocemente, ci massacrarono”.* Sta di fatto che il film è la solita fiera di atrocità ai danni di donne nella tipica tradizione del women in prison. Le donne appena arrivate nel campo vengono suddivise fra graziose e meno, le “meno” verranno gassate subito. Fra le graziose abbiamo Lorraine De Salle (Nero veneziano, 1978; Cannibal ferox, 1981) nei panni di una dottoressa ebrea che dovrà obbligatoriamente collaborare con gli scienziati tedeschi ad alcuni esperimenti deliranti. In uno di questi due donne nude stanno al fianco di un soldato congelato (e morto) ma a furia di leccate, baci e strofinamenti lo scongelano e lo riportano in vita. L’idea, a quanto si dice nel film, è stata suggerita dallo stesso Hitler. (…)
L’opinione di Herrkinski dal sito http://www.davinotti.com

Tra i più noti esempi del vituperato filone, il film di Mattei si segnala per l’accumulo disorganico di nefandezze e volgarità, che pur risultando talvolta al limite del comico potrebbero colpire gli spettatori più sensibili. Il regista cerca pure di dare un’ipocrita ed improbabile tocco finale di critica sociale, inserendo le schede dei veri gerarchi nazisti sfuggiti ai processi. Tra numerose scene di nudo e tortura si salva giusto qualche sequenza (le prigioniere che cantano, ad esempio) e le musiche cupe. Ritmo incostante, fotografia piatta.
L’opinione di Trivex al sito http://www.davinotti.com

Del dannato filone nzexploitation, KZ9 rappresenta una fredda interpretazione. A differenza di altri malati fratelli, il sesso è piuttosto esiguo e completamente superficiale, privo cioè di sensazioni morbose passionali, tipiche nella violenza sessuale del genere. È un lungo carrello di efferatezze e di atteggiamenti disturbati, con i soliti carnefici piuttosto tecnici nelle loro aspirazioni. Il film è strutturato discretamente e si avvale di qualche mezzo in più della media, ma niente di trascendentale. Le finali note pseudostoriche si potevano evitare.

L’opinione di gestarsh99 al sito http://www.davinotti.com

Un Mattei galvanizzato quello che ribolle dietro questo pulpornaccio antistorico e turpemente deviato. Risorse e maestranze sono limitatissime e ci si arrabatta mariolescamente con quel che passa il convento: gore posticcio, inorridenti dettagli grafici e un ex mattatoio smerciato per campo di concentramento. La De Simone non ha l’arditezza da virago della più quotata Ilsa e si accomoda a latere cedendo la brutalità scenica a Ivano Staccioli, mefistofelico Mengele nostrano sollazzevolmente imbandierato da carnefice supremo. Un putribondo guilty-pleasure da ingurgitare con assoluto, lurco disgusto.

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KZ9 - Lager di Sterminio locandina

novembre 8, 2014 Posted by | Drammatico | , , , , | Lascia un commento

Gegè Bellavita

Gege Bellavita locandina

Agata e Gennaro sono una coppia con 9 figli; lei lavora e sfacchina da mattina a sera per tirare avanti la famiglia mentre lui è decisamente uno scioperato, che non ama per nulla il lavoro.
Il motivo principale per cui Agata tiene accanto a se il marito consiste nella straordinaria vigoria fisica dell’uomo, unita ad un particolare anatomico che l’uomo ha in abnorme dotazione.

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Flavio Bucci e Lina Polito sono Gennaro e Agata

Ma Gennaro non soddisfa solo la moglie; molte inquiline dello stabile, scoperte le sue doti, lo attirano con mille pretesti.
Alla lunga Agata si rende conto della situazione, ma decide di sfruttarla a vantaggio della famiglia.
Organizza così incontri a pagamento tra le voraci inquiline dello stabile nel quale lavora come portiera e il marito mandrillo.
Che un giorno scopre il quaderno in cui Agata registra i proventi delle prestazioni fornite dall’uomo.
Offeso nell’amor proprio, Gennaro fugge di casa chiedendo asilo al nobile Attanasi, il quale glielo concede essendo attirato dalla prestanza fisica di Gennaro.

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La situazione però non può durare, essendo Gennaro attratto inesorabilmente dal sesso femminile.
Così, con buona pace di tutti, l’uomo ritorna da sua moglie.
Gegè Bellavita, film datato 1979, è un brutto passo falso di Pasquale Festa Campanile, regista di ottime doti che nel passato aveva fornito prove molto più convincenti di questa scialba commedia sexy appartenente all’agonizzante filone ormai superato e accantonato dopo i fulgori degli anni precedenti.
Il soggetto è ampiamente sfruttato e Festa Campanile, che cerca di usare le armi del grottesco e dell’ironia, si impantana con un soggetto debolissimo.
A parte questo, il film è infarcito dei consueti clichè sulla napoletanità, ovvero la moglie che vede e tace e finisce per sfruttare la situazione a suo vantaggio,

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il maschio scioperato che si fa mantenere dalla moglie, lo stesso maschio latino ringalluzzito da doti sessuali molto “espressive” che utilizza imparzialmente con la moglie e le inquiline dello stabile.
E’ Flavio Bucci, attore di ottime qualità a incarnare il gallo meridionale, e se la scelta si rivela poco felice non è certo per la mancanza di professionalità dell’attore, che svolge il suo ruolo con la consueta bravura, quanto piuttosto per la poco probabile meridionalità dello stesso.

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Accanto a lui si muovono però ottimi caratteristi, come Pino Caruso (Il duca Attanasi) e Enzo Cannavale, in una delle sue repliche infinite del napoletano amico fidato del protagonista.
I ruoli femminili sono affidati a Ria De Simone, Maria Pia Conte, a Miranda Martino, Laura Trotter, a Lina Polito, bravissima nel ruolo di Agata, moglie di Gennaro e a Maurisa Laurito oltre che alla solita nudissima Marina Hedman.

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Un film decisamente in tono minore, volgarotto e poco interessante, a cui viene a mancare clamorosamente anche l’arma della risata, proprio per l’equivoco di fondo creato dall’ambiguità della commedia, poco grottesca e ancor meno ironica.

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Pasquale Festa Campanile, che veniva dall’ottima prova del suo unico thriller, Autostop rosso sangue e dal discreto Cara sposa incappa in un autentico infortunio, cosa che prima o poi accade nella carriera di un ottimo regista.
Gegè Bellavita,un film di Pasquale Festa Campanile. Con Miranda Martino, Enzo Cannavale, Flavio Bucci, Pino Caruso, Lina Polito, Salvatore Billa, Laura Trotter, Marisa Laurito,Ria De Simone,Maria Pia Conte
Commedia, durata 105 min. – Italia 1979

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Flavio Bucci     …     Gennaro Amato
Lina Polito    …     Agatina
Ria De Simone    …     Pupetta
Maria Pia Conte    …     Mercedes
Laura Trotter    …     Adelina
Miranda Martino    …     Rosa
Marisa Laurito    …     Carmen
Enzo Cannavale    …     Amico di Gennaro
Marina Pagano    …     Lisetta
Pino Caruso    …     Il Duca Attanasi
Gabriella Di Luzio    …     Prostituta

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Regia     Pasquale Festa Campanile e Neri Parenti aiuto regista
Soggetto     Pasquale Festa Campanile
Sceneggiatura     Pasquale Festa Campanile, Ottavio Jemma
Produttore     KORAL CINEMATOGRAFICA
Fotografia     Silvano Ippoliti
Montaggio     Alberto Gallitti
Musiche     Riz Ortolani

gennaio 19, 2011 Posted by | Commedia | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

La moglie in bianco, l’amante al pepe

La moglie in bianco l'amante al pepe locandina

Peppino Patanè, dentista e Barone, tipico esempio di galletto ruspante di mezz’età, si barcamena tra la moglie,  cicciottella e stranita e la splendida amante Anna Maria.
La sua pacifica vita da gaudente viene stravolta dall’arrivo del figlio Gianluca, che si presenta alla stazione del paese dove Patanè vive, vestito di rosa e con tanto di orecchino (siamo nel 1980).

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Ria De Simone e Susan Scott

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Susan Scott

Ben presto al barone e a suo padre, ormai anziano e in punta di morte, sorgono molti dubbi sulla virilità del giovane, aggravati dalla sua passione per il culturismo. La morte del padre di Peppino sconvolge la famiglia, non per il dolore, ma per il testamento che l’anziano lascia.
Secondo le sue disposizioni, infatti, affinchè la famiglia Patanè possa ereditare il patrimonio Gianluca deve avere un figlio entro 12 mesi dalla morte del nonno.
Peppino cerca di mettere alla prova la virilità del figlio, facendolo incontrare con la sua amante Anna Maria, senza esito.

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Occorre quindi trovare una moglie al giovane e il caso arriva in aiuto del barone. Un sacerdote suo amico ha una nipote, Sonia, una ragazza dal passato turbolento; la donna, mimetizzata sotto  occhiali spessi e un vestito castigato si rivelerà una splendida fanciulla, fisicamente esplosiva.
Alla fine Sonia e Gianluca arriveranno alle nozze e daranno alla luce il tanto sospirato erede maschio, chiamato Calogero.
Tutto sembra funzionare per il meglio, ma il giorno della presentazione al paese del bimbo, mentre tutta la famiglia è festante sul balcone con il paese radunato sotto ad applaudire, si vede Gianluca mandare un bacio furtivo ad un suo amico culturista.

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Pamela Prati

La moglie in bianco l’amante al pepe, regia di Michele Massimo Tarantini (al soggetto ci si sono messi in 4 a lavorare!) è la più classica delle commedie sexy del periodo a cavallo tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta (Il film è datato 1980); il canovaccio è quello ormai tradizionale del fertile filone famigliare, ovvero il padre mandrillo, il figlio imbranato, l’amante bellissima con la moglie ovviamente tutt’altro che appetibile e in mezzo stravaganti e improbabili amorazzi, tradimenti, fughe precipitose da camere da letto.

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Questa volta il prorompente Lino Banfi, che replica per l’ennesima volta il ruolo del marito fedifrago è alle prese con un figlio (interpretato malamente dall’inespressivo Javier Viñas) sospettato, con buona ragione, di essere gay. Attorno a questo trito e abusato punto fermo, si sviluppa una commedia con rari sprazzi di comicità, affidata più all’estemporanea capacità dell’attore pugliese di far ridere grazie al suo campionario di gag che ad altro.

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Non fosse per la presenza della splendida (anche se vistosamente in là con gli anni) Susan Scott/Nieves Navarro e per le superbe doti fisiche di Pamela Prati, davvero ci sarebbe ben poco da commentare.
La storia è sempre la stessa e mette assieme luoghi comuni (il meridionale che deve assolutamente far sfoggio di virilità) e battute da trivio, natiche e seni in primo piano e le solite scene girate in camere da letto di anonimi alberghi, luoghi di convegno sei soliti immancabili adulteri.
Tutto già visto altre volte, quindi.

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Cambia solo la protagonista femminile, che questa volta è la scarsamente (quasi nulla) espressiva Pamela prati, impegnata però a far sfoggio di un fisico davvero superbo.
Nel cast figura,anche se in una particina davvero marginale, Ria De Simone, mentre alla Scott è affidato il ruolo dell’amante di Peppino Patanè, che l’attrice spagnola ricopre con la consueta abilità.
Filmetto di grana grossa, con qualche sprazzo comico (limitatissimo) che suscita ilarità.

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La moglie in bianco… l’amante al pepe,un film di Michele Massimo Tarantini. Con Lino Banfi, Pamela Prati, Marina Porcel, Raf Baldassarre,Bruno Minniti,Susan Scott,Ria De Simone
Commedia, durata 85 min. – Italia, Spagna 1980.

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Lino Banfi: Giuseppe ‘Peppino’ Patanè / Calogero Patanè
Pamela Prati: Sonia
Marisa Porcel: moglie di Peppino Patanè
Javier Viñas: Gianluca, figlio di Peppino Patanè
Ria De Simone: sorella di Peppino Patanè
Susan Scott: amante di Peppino Patanè
Toni Ucci: Zio Cosimo

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Regia:     Michele Massimo Tarantini

Soggetto:     Luciano Martino, Michele Massimo Tarantini
Sceneggiatura:     Giorgio Mariuzzo, Bruno Di Geronimo, José Vicente Puente, Michele Massimo Tarantini
Musiche: Sereno De Sutti
Editing: Alberto Moriani
Costuni: Elio Micheli


Nel suo periodo di massimo fulgore cinematografico Lino Banfì girò moltissimi film dalle alterne fortune commerciali ma dal simile (limitato) spessore cinematografico. Questa pellicola si inserisce ottimamente nel filone erotico-pecoreccio in cui eccelse l’attore pugliese ma è nel complesso una delle meno divertenti: situazioni comiche riciclate da innumerevoli film precedenti, battute poco divertenti e cast (a parte Banfi) decisamente debole.

La carenza di una vera “star” femminile (debutto ufficiale per Pamela Prati, vero nome Paola Pireddu) viene aggirata con l’escamotage di affiancarle un “fisico” dignitoso come quello della Navarro (aka Susan Scott), che non mostra -per fortuna virile- particolari inibizioni al momento di rimuovere vestiti (pur attillati). Banfi ormai è lanciato in soggetti cretini (forse neanche sceneggiati) e tira fuori il meglio dell’improvvisazione da cabaret. La musica, sempre presente, non risolleva il clima di mestìzia che alberga nell’intero film.

Da parte mia è di culto as-so-lu-to. Banfi recita la parte del barone Patané talmente sopra le righe da farlo diventare uno dei suoi ruoli più divertenti. Anzi, il ruolo è doppio visto che nella prima parte lo vediamo anche nei panni del nonno sporcaccione. Certo tecnicamente si è visto di meglio, anche restando nella filmografia di Michele Massimo Tarantini, ma la storia è perfetta per le corde del comico barese ed il film guadagna punti su punti. Imbambolata ma da sturbo l’esordiente Pamela Prati, che non avrà mai grande fortuna col cinema.

Ma basta!!! Al miliardesimo film-pochade all’italiana Banfi ha chiarito essere un attore dal repertorio limitatissimo. Anche Totò faceva brutti film ma nonostante ciò era un genio. Quindi la giustificazione che Banfi era costretto da copioni beceri non regge. Questo, coproduzione spagnola con una starlet così poco memorabile come la Prati (sembra un trans), è tra i meno riusciti di un universo cinematografico che oggi sembra così poco politically correct ma che all’epoca era solo volgare. Nieves Navarro solleva la desolante situazione tette-culo.

Un Banfi scatenato così non lo avevamo mai visto: un susseguirsi di urla, gestacci, versi in pieno stile “banfesco” fanno da cornice a questa classica commedia degli equivoci (se così vogliamo chiamarla). C’è una giovane Pamela Prati (alla faccia a quelli che dicevano che era un travestito) e un nonnino che non è altro che Banfi sulla sedia a rotelle. Forse uno dei migliori film diretti da Tarantini.

 

settembre 29, 2010 Posted by | Commedia | , , , , | Lascia un commento

La professoressa di scienze naturali

La professoressa di scienze naturali locandina

In un liceo, un incidente avvenuto in laboratorio mette fuori causa per parecchio tempo la titolare della cattedra, prof.ssa Mastrilli.
In sua vece arriva una giovane insegnante, che ovviamente è molto più giovane e avvenente della sua collega, anzianotta e bruttina.
La bellezza e il fascino della giovane insegnante,Stefania, non mancano di ammaliare i ragazzi della scuola ma non solo.
A palpitare sono anche i cuori di alcuni genitori, ovviamente maschi, ma colui che riesce a rapire il cuore della ragazza ( e non solo) è Andrea figlio del farmacista del paese, sposato ad una specie di ninfomane.
A corteggiare la ragazza c’è anche il solito vitellone ricco, che alla fine impalma la giovane insegnante, che però altrettanto ovviamente non rinuncia all’amore clandestino con Andrea.

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Adriana Facchetti e Ria De Simone

Solita trama per il solito film appartenente al fertile filone ambientato nel mondo della scuola, comprendente insegnanti e supplenti, ripetenti e presidi, liceali e quant’altro.
La professoressa di scienze naturali è in pratica indistinguibile da tanti prodotti clone, che vertono sulle trite e ritrite beffe scolastiche, su amori sospirati di alunni nei confronti di insegnanti avvenenti o viceversa di splendide studentesse innamorate di insegnanti belli e improbabili.

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Lilli Carati (Stefania) spiata con un periscopio artigianale

A variare il tutto c’è il cast, che di volta in volta propone caratteristi e bellone di turno; in questo caso abbiamo Lilli Carati, assolutamente monocorde e inespressiva nel ruolo della professoressa Stefania.
Come ebbe a dire un salace critico, la Carati ha due espressioni; una con il vestito l’altra senza, parafrasando Sergio Leone.
L’altra bellezza è la sfortunata Ria De Simone; nel film è Immacolata (ma guarda un pò) Balsamo, moglie assolutamente poco fedele, incapricciata di Genesio, ovvero Gianfranco D’Angelo, che è il commesso della farmacia del marito.
Attorno ruota il solito cast di caratteristi, con in testa il solito inossidabile Mario Carotenuto, per una volta nel ruolo non usuale di un prete, Don Antonio, oltre ad Alvaro Vitali, il solito liceale scorretto, Adriana Facchetti, l’insegnante sostituita per la gioia dei suoi alunni dalla procace Stefania, eppoi Serena Bennato, Angela Doria e Gianfranco Barra, Giacomo Rizzo e il solito playboy da strapazzo Michele Gammino.

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Le gag sono sempre le stesse, e passano indifferentemente dal liceale allupato che sbircia le gambe generosamente esposte della professoressa sotto la cattedra alla partita di calcio, questa volta sostenuta tra una rappresentanza maschile e una femminile, con tanto di energumeno in gonnella di stazza poderosa e tette d’acciaio.
Scene d’amore acquatico tra Andrea e Stefania, scene da voyeur con Peppino (Alvaro Vitali) e Andrea (Marco Gelardini) impegnati a spiare la solita professoressa che fa il bagno nuda, questa volta con un periscopio di preparazione artigianale.

La professoressa di scienze naturali 10Ria De Simone (Immacolata)

Per una volta non trionfa l’amore ma le corna, ed è l’unica novità di un film assolutamente anonimo, come anonima è la regia di Michele Massimo Tarantini, regista a cui si devono altre perle come  La poliziotta fa carriera (1975) ,L’insegnante viene a casa (1978),  L’insegnante al mare con tutta la classe (1979) , La dottoressa preferisce i marinai e Giovani, belle… probabilmente ricche (1982).
Film in cui resta davvero poco da ricordare, visto che latitano anche le battute, quelle cioè che assieme ai nudi delle attricette di turno attiravano il pubblico degli affezionati.

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La professoressa di scienze naturali, un film di Michele Massimo Tarantini. Con Lilli Carati, Alvaro Vitali, Ria De Simone,Adriana Facchetti, Giacomo Rizzo,Michele Gammino, Mario Carotenuto, Gastone Pescucci, Gianfranco Barra, Gino Pagnani, Gianfranco D’Angelo, Serena Bennato
Erotico, durata 90 min. – Italia 1976.

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Lilli Carati     …     Stefania Marini
Michele Gammino    …     Barone Fifì Cacciapuopolo
Alvaro Vitali    …     Peppino Cariglia
Giacomo Rizzo    …     Professor Straziota
Ria De Simone    …     Immacolata Balsamo
Gianfranco Barra    …     Preside
Gastone Pescucci    …     Nicola Balsamo
Adriana Facchetti    …     Prof. Mastrilli
Serena Bennato    …     Ernesta
Angela Doria    …     Graziella
Gino Pagnani    …     Cliente della farmacia
Marco Gelardini    …     Andrea Balsamo
Gianfranco D’Angelo    …     Genesio
Mario Carotenuto    …     Don Antonio

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Regia: Michele Massimo Tarantini
Sceneggiatura: Francesco Milizia, Marino Onorati    e Franco Mercuri
Produzione: Luciano Martino
Musiche: Alessandro Alessandroni
Editing : Daniele Alabiso
Costumi : Rosalba Menichelli


Mediocre commedia scoreggiona, con una Carati molto statica. Qualche risatina la strappa, ma troppo spesso si cade nell’infimo (o giù di lì). Per gli affezionati del genere va sottolineato che Carotenuto NON fa il preside (è il prete) e che D’Angelo NON fa l’insegnante (è il commesso della farmacia)! Si arriva all’ora e mezzo inserendo cosucce banali (come Pagnani in farmacia) o tremende (come la partita di calcio). La domestica Ernesta è la Bennato, la Regina dell’atroce Biancaneve e Co.

Dopo averla vista in Di che segno sei?  dell’anno precedente, Tarantini ha il merito (intuitivo) di notare, nella genuina bellezza della Carati, che il suo fisico si presta bene a lanciare nel fervido panaroma delle sexy commedie una nuova “impiegata”: la Professoressa del titolo. Per il resto la pellicola soffre della mancanza di veri attori e si sorregge (poco) unicamente sulla presenza di caratteristi noti per le loro comparsate (Gianfranco Barra, Gino Pagnani, Adriana Facchetti). Su D’Angelo e Vitali meglio stendere un velo pietoso.

Grossolana commedia sexy apparentata al filone scolastico dal quale assume gli immancabili Vitali, D’Angelo, Carotenuto, Gammino, Barra. L’unico appeal è la presenza della Carati, la bellissima insegnante del titolo ovviamente concupita da alunni e colleghi. Il resto è insopportabile squallore, che raggiunge il punto più basso nella De Simone trasformata in… pastasciutta. Finale “cornuto”.

Il canovaccio è sempre lo stesso di tutti i film di questo genere, ovvero la solita bella (in questo caso la Carati) e poi tutta una serie di macchiette (Vitali, D’Angelo e così via). Però, a differenza di altri film dello stesso tipo, fa ridere molto meno e le grazie della Carati non bastano a risollevare il film. Le battute di Vitali e D’Angelo risultano essere delle discrete freddure. Per i fan della Carati e niente di più.

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settembre 10, 2010 Posted by | Commedia, Erotico | , , , , , , | Lascia un commento

Spogliamoci così senza pudor

Spogliamoci cosi senza pudore locandina

Film a episodi diretto da Sergio Martino, su un soggetto di Raimondo Vianello e Sergio Continenza, anno 1976.

Primo episodio, Il detective: un uomo dubita della fedeltà della coniuge e così decide di assoldare un detective per pedinarla e scoprire le prove di un suo adulterio. Ma il detective, senza scrupoli, pur di raggranellare denaro, fabbrica delle prove false. Il cliente, tutt’altro che sciocco, scoprirà l’inganno, perchè il filmato compromettente girato dal detective lo vedrà protagonista con la moglie durante un loro rapporto coniugale;  l’uomo si vendicherà seducendo la moglie del detective

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Maria Baxa e Aldo Maccione

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Maria Baxa

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Barbara Bouchet

Secondo episodio, La squadra di calcio: un ex calciatore squalificato a vita per motivi truffaldini, viene chiamato da un suo amico, allenatore di una squadra femminile, a far parte del gruppo, ovviamente travestito da donna. Ne succederanno di tutti i colori, con il calciatore che vedrà scoperto l’nganno durante una partita nella quale segna dei goal, prima di essere colpito l basso ventre da una pallonata. L’arbitro e le altre ragazze scopriranno l’inganno.

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Enrico Montesano sotto la doccia nell’episodio La partita di calcio

Terzo episodio, L’armadio di Troia : Un produttore di film hard sogna un incontro ravvicinato con un’attricetta di un suo film. Non riuscirà nell’impresa per colpa di un ladruncolo che oltre che svaligiargli la casa,lo farà litigare con la moglie e gli soffierà l’attricetta.

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Nadia Cassini

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Alberto Lionello

Quarto episodio, La visita: un uomo e una donna, regolarmente sposati con altre persone, cercano disperatamente di poter consumare l’adulterio, ma un’improvvisa morte li pone di fronte ad una scelta:copulare sul letto del morto, quando il cadavere verrà rimosso.

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Ursula Andress

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Johnny Dorelli

Nonostante il cast di buon livello, il film non ha ritmo, e gli episodi non si discostano poi molto dal canovaccio della più trita commedia sexy. Forse l’unico episodio davvero divertente è quello che vede protagonista Enrico Montesano, nei panni del calciatore, Divertente la scena nello spogliatoio femminile nel quale il povero Montesano si trova attorniato da splendide ragazze nude, mentre lui è costretto a sudare ( in tutti i sensi) travestito da donna.

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La sequenza con Ria De Simone: un adulterio mai consumato

Da segnalare anche il duo Dorelli-Andress nell’ultimo episodio, con qualche trovata groottesca; discreto Maccione in tandem con Maria Baxa nell’episodio del detective, anche se il livello delle battute, come ” che imbecille, occhio di lince e orecchie di merda” danno un’idea del tono generale. L’episodio dell’armadio è davvero il punto più basso del film , nonostante Lionello e una Cassini quantomeno generosa nel mostrare le sue grazie ( esempio di battute: la madonna! ah no, volevo dire mia moglie“), mentre la parte della moglie del produttore è affidata alla olita bellissima Barbara Bouchet. Tra i co protagonisti troviamo Alvaro Vitali, nell’episodio del detective e Ninetto Davoli in quello dell’armadio, Ria De Simone in quello del detective. Tutto sommato film poco divertente,abbastanza scontato e anche poco scollacciato, secondo i canoni del genere di pellicola in cui rientra questo film.

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Spogliamoci così senza pudor, un film di Sergio Martino. Con Enrico Montesano, Johnny Dorelli, Barbara Bouchet, Ursula Andress, Ninetto Davoli,Alberto Lionello, Maria Baxa, Ria De Simone, Nadia Cassini,Aldo Maccione
Commedia durata 110 min. – Italia 1977.

Enrico Montesano: Dante Zatteroni (La squadra di calcio)
Barbara Bouchet: Violante (L’armadio di Troia)
Alberto Lionello: Giangi Busacca (L’armadio di Troia)
Ninetto Davoli: Pietro (L’armadio di Troia)
Nadia Cassini: Françoise (L’armadio di Troia)
Ursula Andress: Marina (La visita)
Johnny Dorelli: Marco Antonioli (La visita)
Alvaro Vitali: Broccolini (Il detective)
Gianrico Tedeschi: Silvestri (La visita)
Brenda Welch: prostituta (La squadra di calcio)
Roberto Della Casa: dipendente di Busacca (L’armadio di Troia)
Gianfranco Barra: allenatore (La squadra di calcio)
Armando Brancia: Presidente Bernasconi (La squadra di calcio)
Aldo Maccione: l’investigatore privato (Il detective)
Ria De Simone: la “presunta” moglie adultera (Il detective)
Fernando Cerulli: automobilista che soccore Busacca (L’armadio di Troia)
Daniele Vargas: Avvocato Sante Zenaro (La visita)
Marzio Honorato: Enrico (La squadra di calcio)
Angelo Pellegrino: Felice (L’armadio di Troia)
Maria Baxa: Maria (Il detective)
Sophia Lombardo: ragazza sulla barca (La visita)

 

Regia Sergio Martino
Soggetto Raimondo Vianello, Sandro Continenza
Sceneggiatura Raimondo Vianello, Sandro Continenza
Casa di produzione Medusa
Distribuzione (Italia) Medusa
Fotografia Roberto Gerardi, Giancarlo Ferrando
Montaggio Eugenio Alabiso
Musiche Enrico Simonetti

luglio 29, 2009 Posted by | Commedia | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Sorbole che romagnola

Sorbole che romagnola locandina

Orietta, una giovane romagnola, si trova immischiata in una storia di conti da pagare per colpa dell’agenzia turistica per la quale lavora. Così , in cerca di un lavoro con cui poter rimediare i soldi che le servono, decide di stazionare sul posto. Qui la gente del luogo è ,al solito, provinciale e bacchettona, i notabili e non hanno come unica occupazione e svago la frequentazione di una bella e formosa mondana, che si divide equamente fra personaggi in vista e carabinieri, commercianti e professionisti.

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Ria De Simone è la mondana del paese

Orietta decide di cercarsi un lavoro, così trova un posticino in una sartoria, gestita da una vedova che ha un nipote, Giorgio; ma la ragazza deve misurarsi subito con un problema. Le donne del posto hanno la pretesa di vestire bene e di essere contemporaneamente magre ed attraenti. E poichè viceversa sono quasi tutte sovrappeso, alla furba Orietta viene in mente un’idea: trasformare la sartoria in un centro estetico, con l’aiuto del giovane Giorgio che sta studiando per diventare allenatore, e che quindi ha conoscenze di medicina e di corpo umano.

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Maria Rosaria Riuzzi è Orietta

La cosa funziona, e ben presto le donne della cittadina affollano il centro in cerca della bellezza e della magrezza perdute. Il centro prospererà, le donne del paese, ridiventate magre, belle e sexy riconquisteranno le attenzioni dei mariti, e Orietta, che finalmente conquista il cuore di Giorgio, troverà l’amore, mentre la mondana del paese, restata disoccupata, partirà verso altre destinazioni.

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Diretto nel 1976 da Alfredo Rizzo, Sorbole che romagnola è un film da definire balneare; di erotico ha poco, visto che le scene di nudo sono limitate alle generose e abbondanti forme della solita Ria De Simone, davvero bella, e di Maria Rosaria Riuzzi, diametralmente opposta nella sua scheletrica magrezza. Non è nemmeno un film comico, visto che le situazioni illustrati si prestano più alla commedia che alle risate, mentre il cast, che presenta anche il cameo di Raffaele Pisù nel ruolo del parroco, annovera un giovanissimo Massimo Ciavarro fresco fresco del successo ottenuto come attore di fotoromanzi e null’altro. Un prodotto comunque discreto, una volta tanto privo delle solite volgarità tipiche di certa commedia scollacciata del periodo.

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Ria De Simone: la mondana e i suoi clienti

Sorbole che romagnola, un film di Alfredo Rizzo. Con Maria Rosaria Riuzzi, Massimo Ciavarro, Milly Corinaldi, Mario Pisu,Carlo Rizzo, Luciano Pigozzi, Galliano Sbarra, Luca Sportelli, Marina Pierro,Ria De Simone
Erotico/commedia, durata 90 min. – Italia 1976.

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Sorbole che romagnola personaggi

Maria Rosaria Riuzzi … Orietta
Ria De Simone … Isotta
Massimo Ciavarro … Paolo
Luciano Pigozzi … Direttore Hotel
Luciana Luppi … Moglie del direttore

Sorbole che romagnola cast

Regia: Alfredo Rizzo
Sceneggiatura: Alfredo Rizzo,Piero Regnoli
Musiche;Ubaldo Continiello
Fotografia:Aldo Greci

Mag 27, 2009 Posted by | Erotico | , , | 2 commenti

Ria De Simone

Ria De Simone foto

Ria De Simone è stata fra le caratteriste più simpatiche del cinema minore italiano. Una carriera non di primo piano, ma dignitosa, spesa in pellicole appartenenti alla commedia erotica italiana, alle quali ha prestato il volto simpatico e il fisico prosperoso, che erano le sue due caratteristiche peculiari. Nata nel 1947, Ria ha esordito giovanissima in una particina nel film Tototruffa, diretto nel 1961 da Camillo Mastrocinque; una parte così piccola che l’attrice non viene nemmeno menzionata tra i protagonisti.

Ria De Simone Alessia un vulcano sotto la pelle
Ria De Simone in Alessia, un vulcano sotto la pelle

Dovranno passare ben 11 anni prima di rivedere Ria in una piccola parte, nel film di Pasquale Festa Campanile Jus primae noctis, uno dei primissimi decamerotici degli anni 70. Nel cast del film ci sono alcune bellezze italiane, come Marilu Tolo,Ely Galleani e la Bonaccorti.

Ria De Simone Cuginetta amore mio

La statuaria bellezza di Ria in Cuginetta, amore mio…….

Ria De Simone Il compromesso erotico
..e nel Compromesso erotico

La sua è una piccola parte, quella della donna sedotta dal signore del posto, Lando Buzzanca. E lei la interpreta bene, facendosi notare. Nel 1974 è nel cast del film Peccato veniale, di Samperi, ma è nel 1975, con il film La bolognese, una commediola erotica senza pretese, che la De Simone ottiene un buon risultato personale interpretando Lulu. I film successivi sono ancora commedie senza importanza, come Vieni,vieni amore mio, di Vittorio Caprioli, e Storie di arcieri,pugni e occhi neri, di Tonino Ricci, una sgangherata parodia di Robin Hood.

Ria De Simone Jus primae noctis 1
Ria De Simone in Jus primae noctis

Nel 1976 arriva finalmente una parte, anche se piccola, in un film discreto, Spogliamoci così senza pudor, di Sergio Martino, al fianco di star del genere con una certa fama come Barbara Bouchet e Ursula Andress. La prima, vera parte da protagonista la ottiene con un B-movie, al solito strutturato più che sulla trama, sulle bellezze esteriori delle protagoniste; il film è Sorbole, che romagnola, e accanto a Ria c’è un’altra protagonista di B movie, Maria Rosaria Riuzzi. Il ruolo di Orietta, una giovane fisioterapista che deve ripagare un debito e che troverà il successo curando le ricche e grasse matrone della città sembra cucito su misura per la simpatica attrice che, nello stesso anno, lavora in La professoressa di scienze naturali ,

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Ria De Simone nel ruolo di Immacolata in La professoressa di scienze naturali

Ria De Simone L'emigrante

L’emigrante

accando alla coppia Carati-Alvaro Vitali; il ruolo di Immacolata, moglie di un farmacista, lo interpreta da par suo, con quel sorriso ammaliante e con quel corpo dalle grazie piene e voluttuose. Il 1976 è un anno peino, per la De Simone: tutte commedie erotiche, quelle che interpreta, ma che ottengono quanto meno un lusinghiero successo di pubblico. Così lavora in Cuginetta amore mio, film balordo e di bassa lega, nel Compromesso erotico di Bergonzelli, in La clinica dell’amore e successivamente in La cameriera nera.

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Ria De Simone La ripetente fa l'occhietto al preside 1

Ria De Simone in La ripetente fa l’occhietto al preside, con Banfi

Il 1977 la vede interprete di altri 4 film, quasi tutti a smaccata ambientazione erotica: La vergine il toro e il capricorno, accanto alla Fenech,La presidentessa di Salce, Per amore di Poppea, accanto nuovamente a Vitali e a Maria Baxa e infine Kz9 lager di sterminio.

Se le ambizioni di Ria erano quelle di interpretare pellicole di buon livello, vengono frustrate dai copini che le sottopongono, e che regolarmente sono quelli di film di livello poco più che mediocre; non sfugge alla regola l’anno successivo, il 1978, in cui arrivano i film Napoli serenata calibro 9, al fianco di Merola, l’ambizioso ma deludente Gege Bellavita, di Pasquale Festa Campanile, lo squallido Alessia un vulcano sotto la pelle e, a chiudere un anno non esaltante, La liceale nella classe dei ripetenti. Nel frattempo la commedia erotica all’italiana sta pian piano morendo, senza grandi rmpianti, e le parti che offrono alla De Simone diminuiscono drasticamente. Dopo La liceale nella classe dei ripetenti, L’insegnante viene a casa, La ripetente fa l’occhietto al preside, in cui tuttavia ottiene successo grazie alla sua verve.

Ria De Simone Sorbole che romagnola

Ria De Simone Sorbole che romagnola 2

Due sequenze da Sorbole che romagnola

L’ultimo periodo della sua carriera è da dimenticare; a parte il suo ultimo film, Quando Alice ruppe lo specchio, di Fulci, 1988, venuto dopo un lungo oblio, intervallato da mediocri pellicole come I carabbimatti, Torna e Guapparia non si segnala più nulla. La De Simone, con la fine della commedia erotica, sembra scomparire dallo schermo.

Ria De Simone Spogliemoci cosi 1

Ria De Simone Spogliemoci cosi 2
Due fotogrammi del film Spogliamoci così senza pudor

Per la figlia dell’attrice Olga Romanelli, che sognava una carriera artistica ben diversa, sopratutto dopo aver frequentato l’Accademia d’arte drammatica Silvio D’amico, è la fine delle ambizioni. E a chiudere il tutto, malinconicamente, arriva nel 1996 un male devastante, che la porta via in pochissimo tempo.

Una fine tragica per una attrice che se non ha segnato in maniera rilevante con la sua partecipazione i film in cui ha lavorato, è riuscita però a lasciare traccia di se, della sua simpatia e perchè no, della sua bellezza in film che probabilmente non passeranno alla storia.

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Ria De Simone La clinica dell'amore
Ria De Simone in La clinica dell’amore

Ria De Simone- Serenata calibro 9

Serenata calibro 9

Ria De Simone- Robin Hood

Robin Hood

Ria De Simone- La presidentessa

La presidentessa

Ria De Simone- La liceale nella classe dei ripetenti

La liceale nella classe dei ripetenti

Ria De Simone- La cameriera nera

La cameriera nera

Ria De Simone- KZ 9 lager di sterminio

Kz9 lager di sterminio

Ria De Simone- Gege Bellavita

Gegè Bellavita

Ria De Simone- Uomini di parola

Uomini di parola

Ria De Simone La ripetente fa l'occhietto al preside 2

La ripetente fa l’occhietto al preside

Ria De Simone La cameriera nera

La cameriera nera

Ria De Simone la liceale nella classe dei ripetenti

Ria De Simone la liceale nella classe dei ripetenti 2

Due fotogrammi tratti da La liceale nella classe dei ripetenti

Ria De Simone La moglie in bianco… l’amante al pepe

La moglie in bianco,l’amante al pepe

Ria De Simone La presidentessa

La presidentessa

Ria De Simone Alessia... un vulcano sotto la pelle 2

Alessia,un vulcano sotto la pelle

Ria De Simone La Vergine, il toro e il capricorno

La vergine,il toro e il capricorno

Ria De Simone l'insegnante viene a casa

L’insegnante viene a casa

Ria De Simone Per amore di Poppea

Per amore di Poppea

Ria De Simone Banner filmografia

* Tototruffa ’62 (1961)
* Jus primae noctis (1972)
* Peccato veniale (1973)
* La Bolognese (1975)
* Storia di arcieri, pugni e occhi neri (1976)
* Spogliamoci così senza pudor (1976)
* Sorbole… che romagnola! (1976)
* La professoressa di scienze naturali (1976)
* Cuginetta… amore mio! (1976)
* Il compromesso… erotico (1976)
* La clinica dell’amore (1976)
* La cameriera nera (1976)
* La vergine, il toro e il capricorno (1977)
* La presidentessa (1977)
* Per amore di Poppea (1977)
* KZ9 – Lager di Sterminio (1977)
* Napoli serenata calibro 9 (1978)

* Gegè Bellavita (1978)
* Alessia… un vulcano sotto la pelle (1978)
* La liceale nella classe dei ripetenti (1978)
* L’insegnante viene a casa (1979)
* La ripetente fa l’occhietto al preside (1980)
* La moglie in bianco… l’amante al pepe (1980)
* I carabbimatti (1981)
* Torna (1984)
* Guapparia (1984)
* Quando Alice ruppe lo specchio (1988)

marzo 11, 2009 Posted by | Biografie | | 7 commenti

Jus primae noctis

Jus primae noctis locandina

Ariberto da Ficulle è un piccolo nobile, arrogante e arrivista; per poter diventare signore di un feudo ha però bisogno di impalmare una nobildonna. Così sceglie di sposare Matilde, nipote del re, ma brutta da far spavento. Ariberto, frustrato, decide di angariare i suoi nuovi sudditi per sfogare la sua rabbia, e grazie ad un piccolo manipolo di mercenari e al suo nuovo potere di signore, prende a tiranneggiare i sudditi con balzelli di ogni genere.

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Lando Buzzanca è Ariberto da Ficulle

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Renzo Montagnani è Gandolfo

Ma non tutti i villani sono disposti ad accettare il volere del signore; tra essi c’è Gandolfo, cervello finissimo e lucido, che si ribella alla tirannia, giocando tiri birboni ai danni di Ariberto. Che, stanco di essere preso in giro dal paesano, decide di ripristinare l’antica usanza dello Jus primae noctis, il diritto feudale del signore di giacere con la sposa nella prima notte di nozze. Gandolfo è innamorato di Venerata, una bellissima ragazza, e alla fine è costretto, cadendo in un tranello, a sposarla.

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La bellissima Marilu Tolo è Venerata

Per Ariberto è il trionfo; ma proprio nel momento in cui si appresta a giacere con la donna, uno squillo di campane annuncia una rivolta popolare, al capo della quale c’è l’astuto Gandolfo, che come vendetta consuma la sua prima notte davanti al deposto signore. Cacciato dal suo feudo, Ariberto viaggia verso Roma per chiedere aiuto al papa.

Jus primae noctis 1

Tra tutti i film del filone erotico-medioevale, questo di Pasquale Festa Campanile, Jus primae noctis, si segnala per una trama organica, per la presenza di bellissime donne, tra le quali vanno segnalate Marilu Tolo, una giovane e bella Enrica Bonaccorti, Ely Galleani, la compianta Ria De Simone.
Tra gli uomini, accanto ad un gigione Buzzanca, che in quel periodo girava una montagna di film, c’erano Montagnani, splendido e ironico nel ruolo di Gandolfo, il grande Paolo Stoppa e il caratterista Felice Andreasi.

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Enrica Bonaccorti

Jus primae noctis, un film  di Pasquale Festa Campanile,con Lando Buzzanca, Renzo Montagnani, Marilu’ Tolo, Felice Andreasi, Paolo Stoppa,Ely Galleani,Enrica Bonaccorti,Ria De Simone

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Jus primae noctis protagonisti

Lando Buzzanca     …     Ariberto da Ficulle
Renzo Montagnani    …     Gandolfo
Marilù Tolo    …     Venerata
Felice Andreasi    …     Frate Puccio
Toni Ucci    …     Guidone
Paolo Stoppa    …     Il papa
Gino Pernice    …     Marculfo
Alberto Sorrentino    Un mercenario
Giancarlo Cobelli    …     Curiale
Ely Galleani    …     Beata

Jus primae noctis banner cast

Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Ugo Liberatore
Sceneggiatura Pasquale Festa Campanile
Ottavio Jemma
Luigi Malerba
Fotografia Silvano Ippoliti
Montaggio Nino Baragli
Musiche Riz Ortolani

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settembre 27, 2008 Posted by | Erotico | , , , , , , , , | 2 commenti