Scipione detto anche l’Africano


Scipione detto anche l'Africano loc.1

Carico di onori,Publio Cornelio Scipione detto l’Africano è tornato a Roma dopo aver distrutto le armate di Annibale a Zama.
E’ un uomo di alti principi morali,stanco di guerre e battaglie,ma è anche talmente integerrimo da risultare inviso a Catone il Censore e perfino a sua
moglie Emilia Terza.Catone sospetta della sua integrità morale;lo ritiene un pericolo per la democrazia romana,proprio a causa della sua onestà,
che lo distingue tra la massa dei politici corrotti romani.
Teme anche che in virtù della sua popolarità,Scipione possa ergersi a dittatore e distruggere quindi la fragile democrazia romana.
Così approfitta di un episodio per metterlo sotto processo:la sparizione di 500 talenti tributo di Antioco di Siria a Roma.
Catone chiama Scipione a discolparsi davanti al Senato,producendo una ricevuta mandata dal re di Siria che attesta l’avvenuto pagamento
del tributo,firmata da Scipione A.
Ben sapendo di non essere stato lui a firmare la ricevuta,Scipione va da suo fratello l’Asiatico e gli contesta la sottrazione del denaro.
L’uomo confessa senza problemi e Scipione quindi si reca da Catone convinto di poter essere discolpato dall’accusa di aver sottratto beni pubblici.
Il che però porta ancor più Catone a diffidare di Scipione,che dimostra di essere una mosca bianca tra la massa di corrotti della repubblica romana.
Così lo fa confinare in campagna da sua moglie e in compagnia di suo fratello.

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Marcello Mastroianni è Publio Cornelio Scipione detto l’Africano

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Vittorio Gassman è Catone il Censore

Ma Scipione decide allora,da uomo probo qual’è di tornare a Roma per fare a pezzi il suo mito,capendo che ormai la Repubblica non ha più bisogno di eroi e di quello che ormai è un monumento ingombrante.
Davanti al Senato dopo aver tessuto l’elogio degli Scipioni “Il quale Scipione è anche ben consapevole di essere un mito per i romani.Come racconta al senato “Che ha fatto Scipione per la Repubblica? Niente? E allora, famose du’ passi indietro ne la Storia. Pijamo le Guerre Puniche. Ve ricordate le botte che v’hanno dato ne la prima? E perché ve l’hanno date? Perché nun ce stavo io. E allora annamo alla seconda, alla Trebbia, al Trasimeno, a Canne. Lì ce stavo, ma perché seguitavamo a perde? Perché nun comannavo io! […] Roma s’è sarvata solo quanno ho preso la situazione in mano io!” si autoaccusa falsamente di aver intascato i soldi,e pianta tutti in asso scegliendo l’esilio.
Scipione detto anche l’africano segue di due anni il folgorante Nell’anno dei signore,del 1969,il film sulla Roma papalina che lo aveva lanciato come regista arguto e dissacratore.
Questa volta il discorso del regista romano tocca la figura dell’eroe,il gigante tra i pigmei.
Con il solito linguaggio popolare affidato alle due irresistibili figure storiche di Scipione e di Catone il Censore,Magni fustiga benevolmente
la politica,proponendo un parallelo nient’affatto peregrino tra il mondo politico romano di duemiladuecento anni addietro e quello dei giorni nostri.
Scipione è un uomo onesto e retto;è quindi una rarità assoluta in un universo pubblico in cui domina il clientelismo e il tornaconto personale.
Anche Catone è un uomo morigerato,ed è il riflesso speculare di Scipione.Ma due uomini onesti sono troppi per la decadente Roma,che dopo le battaglie con Cartagine ha voglia di pace e di ozi.

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Ruggero Mastroianni è Scipione l’Asiatico

Così il politico romano diffida di Scipione,della sua rettitudine;non perchè la ritenga una facciata,bensì perchè sospetta che dietro l’atteggiamento
del grande generale ci sia l’intenzione di diventare dittatore.
Cosa che Scipione non mostra,assolutamente.
Forse ha voglia di fama e tributi,ma non nutre le ambizioni attribuitegli da Catone.
Così accoglie sdegnato le accuse verso la sua famiglia.
Ma sarà il colloquio con sua moglie a disilludere Scipione,facendogli capire di essere ormai diventato solo un retaggio del passato.
La moglie lo accusa di essere insopportabilmente noioso nella sua specchiata onestà,di non sopportarlo più proprio per la sua mancanza di vizi,di debolezze.
Quando Scipione si recherà da Giove per rendergli tributo,vedrà il padre degli Dei in persona schernirlo bonariamente:
Giove: Che te credi, a Scipio’? Pure Dio piagne!
Scipione: Annamo bene annamo… ma allora, scusa, che differenza c’è fra noi due?
Giove: Che io so’ eterno e tu no. Tu, a un certo punto, schiatti, cali er sipario, io no. Io me la godo in sempiterno ‘sta buffonata. Alegro, Scipio’! La vita è bella proprio perché finisce!
Scipione: Bella filosofia…”

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Turi Ferro è Giove

La figura di Scipione si ammanta di una solenne tragicità;la sua onestà è il suo limite,come afferma Catone “Certo, voi mette Scipione co’ ‘sti quattro ladroni che reggono la Repubblica? Ma Scipione è grande, invece le repubbliche, pe’ sta’ in pace, devono esse’ fatta di gente piccola
Ecco,il grande uomo è un mito e i miti per essere tali non devono partecipare alla vita pubblica.Devono vivere in disparte.
E Catone briga tanto che alla fine,pur sapendo che Scipione è innocente,accetta senza batter ciglio il falso mea culpa del grande generale
davanti al Senato.
Il mito è distrutto,ora la repubblica è salva.
Scipione detto anche l’Africano è decisamente un film bello,con un suo fascino ammaliante,recitato benissimo da un cast eccellente.
A svettare su tutti c’è Marcello Mastroianni,che disegna da par suo la dolente figura di Scipione;fa la sua parte con ironia e sagacia Vittorio Gassman,che interpreta l’acerrimo nemico di Scipione,quel Catone il censore che storicamente pronunciò una delle frasi più vere che si possano dire sulla politica,ovvero
“« I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori »

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Al fianco di questa coppia di grandi attori,in un ruolo defilato c’è Silvana Mangano,l’insofferente moglie del generale,Emilia Terza.
Per una volta compare anche in un ruolo da attore il fratello di Marcello,Ruggero,che interpreta Scipione l’Asiatico.
La faccia serafica ed ironica del padre degli dei appartiene ad un grande Turi Ferro,mentre nel ruolo di Massinissa c’è Woody Strode.
Adeguato il commento musicale affidato a Severino Gazzelloni,per un film piacevole e riflessivo,arguto e sottilmente malinconico.
Pagine di cinema di altri tempi,quando le idee abbondavano e i registi scrivevano storie gradevoli e intelligenti.

Scipione detto anche l’africano
Un film di Luigi Magni. Con Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Silvana Mangano, Turi Ferro, Woody Strode, Ruggero Mastroianni, Fosco Giachetti, Enzo Fiermonte, Philippe Hersent, Ennio Antonelli, Brizio Montinaro, Rosita Torosh, Adolfo Lastretti, Wendy D’Olive, Christian Alegny, Gianni Solaro Commedia, durata 108 min. – Italia 1971

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Scipione detto anche l'Africano banner protagonisti

Marcello Mastroianni: Scipione l’Africano
Silvana Mangano: Emilia Terza
Vittorio Gassman: Catone il Censore
Ruggero Mastroianni: Scipione l’Asiatico
Turi Ferro: Giove Capitolino
Woody Strode: Massinissa
Fosco Giachetti: Aulio Gellio
Ben Ekland: Tiberio Sempronio Gracco
Enzo Fiermonte: senatore Quinto
Philippe Hersent: console Marcello
Christian Alegny: un senatore
Wendy D’Olive: Licia
Adolfo Lastretti: Carneade
Geoffrey Copleston: un senatore
Ennio Antonelli: uno schiavo di Scipione

Scipione detto anche l'Africano banner cast

Regia Luigi Magni
Soggetto Luigi Magni
Sceneggiatura Luigi Magni
Produttore Turi Vasile
Produttore esecutivo Lucio Trentini
Casa di produzione Ultra Film (Roma) – Cinerama Filmgesellschaft (Monaco) – F.I.C. (Parigi)
Distribuzione (Italia) Interfilm
Fotografia Arturo Zavattini
Montaggio Ruggero Mastroianni, Amedeo Salfa
Effetti speciali Ferdinando Poggi
Musiche Severino Gazzelloni
Scenografia Lucia Mirisola
Costumi Lucia Mirisola, Bruno Raffaelli
Trucco Giuseppe Banchelli

Scipione detto anche l'Africano banner citazioni

– Ave Roma e ave a te, Giove, Ottimo e Massimo, Giove Capitolino. Presso la quercia de li antichi
– progenitori pecorari io te invoco, oh nume. Se è privilegio de li eroi discore a tu per tu co’ li numi, sorti fori Giove, e discoremo. (Scipione)
– Omo, sei incontentabile. (Giove)
– Nun ve montate la capoccia, e ricordateve chi sete. Ma quale civiltà, romani? Pe’ tirà su ‘na casa che nun fosse ‘na catapecchia avete dovuto ricorre
a li greci (però prima je avete dovuto mena’). I ritratti, le pitture a sguazzo, i pupazzi de marmo e de bronzo, li nonni morti a mezzo busto…
quelli ve li sete fatti fa’ da li etruschi (a forza di sganassoni). Quanno, poi, s’è trattato de scrive’ du righe de storia patria, avete dovuto pija’ in ostaggio ‘n artro greco, Polibio, perché a Roma quello che sa scrive’ mejo, sì e no, sa fa la firma. Dice “C’avemo Plauto che scrive le commedie!”… un par de ciufole. Ma che scrive Plauto? Plauto copia, copia le commedie dei greci e dice che le ha inventate lui. Per cui, ‘a giovanotti, io ve sto pe’ dà ‘na gran brutta notizia: tutta ‘sta civiltà, ‘sta coltura vostra non è altro che bottino de guerra. (Catone)
– Scipione è finito! So’ questi l’amici tui? Io li conoscevo, erano pure li mii. Fatte conto, questo chi è? È Marco Valerio? Nossignore! Marco Valerio è morto e sotterrato a Zama! ‘Sto ber zitello chi è? È Curio Sestilio? Nossignore, Scipio’! Curio Sestilio nun po’ regge er bicchiere pe’ via che la lama de un carro falcato je ha stroncato le mano. E queste chi so’? So’ le donne d’Africa che ce facevano da magna’ e ce fasciavano le ferite dopo er combattimento e, la notte, facevano l’amore con noi piano piano pe’ non facce male, perché eravamo tutt’a pezzi? Queste chi so’, Scipio’? Queste so’ mignotte! (Massinissa)
Scipione: Padri senatori, lo sapete tutti che Catone è er difensore de li costumi antichi, ma state attenti, perché Catone esagera! Vede sempre er male dapertutto. Ve ricordate quanno li legionari tornarono da la Grecia? Erano partiti zozzi, luridi, co’ certe barbe che manco li caproni. Vinsero, tornarono, e tutta Roma se incanto’ a guardalli.
Belli, puliti, co’ le ganasse vellutate. E questo perché? Perché li lupi de Roma avevano imparato dai civilissimi greci a usa’ er rasore. Che te fa allora Catone? Zompa in piedi su li rostri e je strilla: “Froci! Sete diventati tutti froci!”.
Catone: E insisto. Chi se fa la barba nun è omo!
– Scipione nun dorme. Chi nun dorme pensa, e chi pensa rompe li contrappesi… (Catone)
Carneade di Cirene: Non te la prendere, Scipione. Arcesilao nega ogni valore all’opinione volgare. Se qualche cosa è degna dell’aspirazione del saggio, questa non può essere che la scienza.
Tuttavia, la scienza è irraggiungibile, e all’uomo è preclusa la vera conoscenza delle cose. Di qui il dilemma: o una scienza che ci trascende, o una opinione che è inferiore a noi. Il saggio non può che rifiutare ambo i termini di questa alternativa, poiché l’assenso e la fede sono, per lui, un male. Trattenere l’assenso non è umano, e, senza adesione, l’azione è impossibile.
Vedi, dunque, Scipione, come lo scetticismo escluda ogni condotta di vita.
Scipione: Vedo, vedo… nun c’ho capito gnente…

Scipione detto anche l'Africano banner recensioni

L’opinione di Sergio dal sito http://www.mymovies.it

Una metafora dell’italia contemporanea. I “fondamentali” della cultura politica italiana, ben esposti nel contesto di un’allegoria ambientata -in chiave di commedia, molto gustosa- in un’antica Roma
com’è ovvio del tutto inverosimile storicamente. Film sempre attuale, anzi, sempre più attuale, verrebbe da dire, visto che la scena politica italiana non cambia mai (lotta per il potere fine a se stesso,
corruzione, emarginazione dei talenti, etc.). Agli albori delle tv commerciali berlusconiane venne trasmesso innumerevoli volte in replica. Oggi credo che qualunque emittente tv avrebbe un certo timore di trasmetterlo.
Fantastiche prove d’attore di Gasmann, Mangano, fratelli Mastroianni. Ottime la sceneggiatura e la regia. Un film troppo trascurato dalla critica, secondo me. Lascia un segno indelebile nella memoria
(nella mia famiglia alcune indimenticabili battute sono entrate nel linguaggio corrente). Introvabile in dvd o vhs, non resta che sperare in un prossimo passaggio televisivo. In tal caso… non perdetevelo!

L’opinione del sito http://www.uninfonews.it

(…) Atmosfere ben lontane dai moti carbonari del XIX secolo tingono invece, e inevitabilmente, Scipione detto anche l’Africano, che ci trasporta nel II secolo a.C. Rispolverando un po’ le conoscenza ginnasiali,
siamo tra la seconda e la terza guerra punica, in un periodo in cui un Publio Cornelio Scipione ormai un po’ attempato è già l’eroe che sconfisse Annibale a Zama. Al suo fianco, il fratello Lucio Cornelio, detto l’Asiatico
per la vittoria in Asia Minore su re Antioco: alla campagna, di pochi anni prima, aveva preso parte anche il più noto Africano. Durante la spedizione erano spariti 500 talenti. Chi se l’è magnati? Su questo fatto indaga
(o meglio, questo fatto accusa) Marco Porcio Catone, sollevando la questione davanti al Senato. Emerge un documento da cui risulta che il pagamento dovuto da Antioco è stato effettivamente ricevuto.
La firma è di Scipione A. L’Africano è uno dei più grandi condottieri di tutti i tempi, uomo virtuoso, non più aderente all’antico mos maiorum (si fa la barba come hanno insegnato i greci, ma per Catone è roba da froci),
ma certo è integerrimo e fedele alla Repubblica: è quindi indispettito dall’atteggiamento e dalle insinuazioni di Catone, sentendosi profondamente insultato dalle accuse a lui mosse.(…)

Editoriale in PDF sulle vicende cinematografiche di Scipione,con possibilità di download:
http://www.academia.edu/7256392/Splendori_e_miserie_di_Scipione_lAfricano_nel_cinema_2014_

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