Charles Bronson
Charles Bronson. Il suo stato naturale di conversazione è il silenzio.
Lo dipingeva così Roger Joseph Ebert, critico cinematografico del Chicago Sun Times e sceneggiatore statunitense che vinse nel 1975 il premio Pulizer per la critica.
Non è stato compito facile scrivere una biografia di Charles Bronson. Se la riservatezza delle stelle del cinema è proverbiale, nel caso di Bronson il riserbo risulta addirittura contrastante con la sua scelta professionale. Infatti, l’attore non rivelava informazioni, non divulgava particolari e non esprimeva teorie o giudizi riferiti ai suoi film. “Sono solo un prodotto come un pezzo di sapone, da vendere nel miglior modo possibile”, diceva.
Parlava veramente poco Charles Bronson: “Perché sono intrattenuto più dai miei pensieri che dai pensieri degli altri. Non mi dispiace rispondere alle domande. Tuttavia, in una conversazione, finisco per diventare solamente un paio di orecchie.”
“Io non ho amici, e io non voglio nessun amico. I miei figli sono i miei amici.”
Charles Buchinsky, nacque nel 1921, il terzo freddo giorno di novembre, nei bacini di Ehrenfeld, Pennsylvania, undicesimo di quindici figli di un minatore di carbone lituano analfabeta il quale morì quando Bronson aveva dieci anni.
Prima di diventare star del cinema mondiale, tra il 1939 ed il 1943, Bronson lavorò nelle miniere di carbone e fu arrestato in ben due occasioni: una volta per aggressione ed un’altra per rapina.
Di recente, mi è capitato tra le mani un libro scritto sulle esperienze di vita delle persone che lavoravano nelle miniere di carbone in America, a Harlan County, Kentucky, al centro della regione mineraria dei monti Appalachi. Il libro racconta come I ragazzi che lavoravano nelle miniere coi vecchi minatori venivano chiamati chalkeyes, “occhi di gesso“. Al fine di eludere le leggi sul lavoro infantile, le grosse compagnie dell’industria mineraria facevano entrare i ragazzi nelle miniere e raccomandavano loro di caricare il carbone sul contrassegno del padre, oppure su quello di un minatore più anziano. Così facendo, in caso di incidente o decesso, la compagnia dichiarava che il minore non risultava sul libro paga, esimendosi da qualsiasi responsabilità civile e/o penale. (“America profonda: due secoli raccontati da Harlan County, Kentucky” di Alessandro Portelli)
Nel film Pat and Mike,con Spencer Tracy
Nel film La città spenta
Leggendo, in seguito, l’intervista rilasciata da Bronson nel 1974 al critico Roger Ebert, appresi che l’attore, da giovane, aveva lavorato nelle miniere di carbone. Pensai alle storie di vita dei minatori; pensai alle persone che dovettero farsi forza per scendere giorno dopo giorno nelle gallerie oscure, affrontare turni pesanti di dieci o dodici ore, sentire i muscoli dolenti, il bruciore delle cicatrici sulle gambe ed il gonfiore delle ginocchia, il tutto per una paga modesta, al limite della sopravvivenza. Sicuramente, una simile esperienza lavorativa, sopratutto se vissuta in una giovane età, può plasmare per sempre il carattere e la fisionomia di un uomo.
Charles Bronson, indipendentemente dai ruoli rivestiti nella lunga carriera cinematografica, penso abbia conservato l’animo del ragazzo coi occhi di gesso; un animo silenzioso che è stato compreso e potenziato unicamente dal regista romano Sergio Leone, nel film “C’era una volta il West”. Se non vi dispiace, però, di questo film e del ruolo di Bronson in esso parlerò più avanti.
Come anticipavo, prima di diventare il star del cinema più popolare del mondo, Bronson assunse lavori umili. Fu impiegato come portalettere, panettiere e perfino raccoglitore di cipolle, il tutto dopo aver svolto servizio militare durante la Seconda Guerra Mondiale.
Dopo la guerra, infatti, Bronson tornò a casa, ma non alle miniere. Prese a raccogliere cipolle nello stato di New York e, poi, ottenne la sua tessera nel sindacato dei panettieri. Lavorava per tutta la notte in una panetteria di Philadelphia e prendeva lezioni d’arte in serata.
La legge del mitra
La vera storia di Lucky Welsh
Decise, in seguito, che “capiva più sul disegno di quanto capisse il maestro stesso.” Mollò il corso d’arte e andò a New York City, con l’idea che avrebbe potuto provare a recitare. “Perché no? Sembrava un modo facile per fare soldi. Un amico mi portò ad una rappresentazione teatrale e pensai che potevo provarci anch’io. Non avevo nulla da perdere. Girovagai per New York facendo qualche comparsa qua e là; non ero davvero sicuro in quel momento se volevo fare l’attore o meno. Non avevo alcun incoraggiamento. Vivevo nella mia mente, generando la mia adrenalina. Nessuno fece caso di me. Recitavo in commedie di cui nemmeno mi ricordo il nome. Nessuno ricorda. Ero in qualcosa di Moliere – io non so nemmeno come si chiamasse.”
Leggendo le dichiarazioni dell’attore stesso, possiamo affermare che Bronson ebbe grossa fortuna! Riuscì ad emergere dal ceto proletario e raggiunse una condizione agiata – si presume fosse l’attore di cinema più pagato dei suoi tempi. Negli anni ’70, in Giappone, un cartellone esibiva il suo nome lungo un grattacielo (chi sa quanto alto?!).
La sua escalation cinematografica ebbe inizio nel 1951, con il film “Il comandante Johnny” (“You’re in the Navy Now”), regia di Henry Hathaway. Stando alle affermazioni dell’attore, Bronson ottenne la parte solamente per la sua capacità di ruttare al momento, talento acquisito e coltivato nei tempi di Ehrenfeld.
Sbirciando tra i film degli anni ’50, compaiono i primi personaggi interpretati da Bronson: scaricatore di porto, indiano, spia russa ecc.
Bronson, infatti, fa una delle sue prime apparizioni nel ruolo di un scaricatore di porto nel film “Luci sull’asfalto” (“The Mob”), regia di Robert Parrish. Si tratta di un noir anni ’50 (precisamente, 1951), basato sul romanzo “Waterfront” di Ferguson Findley. Il film ha come protagonista un ottimo Broderick Crawford nel ruolo di uno sbirro che si infiltra nella mafia per contrastare le attività illecite nei cantieri navali.
Quando l’inferno si scatena
La maschera di cera
Seguono i film:
“Lui e lei” (“Pat and Mike”), regia George Cukor – simpatica commedia romantica del 1952, incentrata sulla coppia Katharine Hepburn (Pat), nel ruolo di una campionessa di golf, e Spencer Tracy (Mike), in quello dell’allenatore e impresario che mette a dieta Pat al fine di migliorarle le prestazioni sportive. Ovviamente, Pat finisce per innamorarsi di lui. Nella pellicola c’è spazio per qualche breve comparsa di Bronson, accreditato con il cognome Buchinski.
“La maschera di cera” (“The House of Wax”), regia di André de Toth – ottimo horror/thriller del 1953, che ricorda indubbiamente il film degli anni ’30, diretto dal regista Michael Curtiz. Film memorabile per l’impeccabile interpretazione di Vincent Price nel ruolo dell’artista / scultore assassino e la silenziosa apparizione di Charles Bronson nel ruolo di Igor.
“La città è spenta” (“Crime Wave”), regia di André de Toth – poliziesco inquietante del 1954, che vede come protagonista Sterling Hayden nel ruolo del detective Sims e Charles Bronson, accreditato Buchinsky, nel ruolo di Ben Hastings.
“L’ultimo Apache” (“Apache”), regia Robert Aldrich – del 1954, uno dei primi western realizzati da Aldrich, con un vigoroso Burt Landcaster nel ruolo di Massai, luogotenente del capo degli indiani Apache e ultimo guerriero della sua tribù in fuga. In questa pellicola Bronson interpreta un ruolo secondario, la parte di Hodo, comparendo, ancora una volta con il cognome Buchinsky.
“Rullo di tamburi” (“Drum Beat”), regia Delmer Daves – western del 1954, che evoca il conflitto occorso tra gli anni 1872 e ’73, nel sud dell’Oregon e nel nord della California tra l’esercito statunitense e la tribù di nativi americani dei Modoc. In questo film Bronson interpreta Kintpuash, ovvero, il capitano Jack. In seguito, nel 1956, Daves avrebbe diretto nuovamente Bronson nel western dal carattere sentimentale “Vento di terre lontane” (“Jubal”).
“La tortura della freccia” (“Run of the Arrow”), regia Samuel Fuller – un buon western del 1957, ambientato nel 1865 (fine della Guerra di secessione), che i fans del genere ricordano indubbiamente per la memorabile interpretazione di Rod Steiger nel ruolo del sudista ribelle O’Meara; al giovane Bronson le venne attribuita la parte di Blue Buffalo.
“La legge del mitra” (“Machine Gun Kelly”), gangster movie datato 1958 e girato, sorprendentemente, in soli otto giorni; il regista Roger Corman dirige Charles Bronson, Susan Cabot, Morey Amsterdam, Richard Devon in una pellicola basata sulla vita del celebre George R. Kelly (detto Machine Gun), criminale ai tempi del proibizionismo.
Brevemente, la trama: l’azione si svolge negli Stati Uniti, nel periodo successivo al proibizionismo. Machine Gun Kelly sta mettendo in atto, insieme alla sua banda e alla sua donna, Flo (Susan Cabot), una rapina in banca. La rapina, alquanto concitata, causa la perdita di un braccio al suo amico e “collega” Michael Fandango (Morey Amsterdam). I rapporti, all’interno del gruppo, diventano piuttosto tesi. In seguito, Kelly, spinto da Flo, rapisce la figlia di un ricco uomo d’affari per chiedere un riscatto, una decisione che… . Il film è il primo in cui Bronson, allora trentaseienne, interpreta un ruolo da protagonista.
L’ultimo Apache
Charles Bronson in Rullo di tamburi
“La vera storia di Lucky Welsh” (“Showdown at Boot Hill”), regia di Gene Fowler Jr. – un western abbastanza debole del 1958, che mette al centro la storia del marshal – ovvero, sceriffo – pistolero Luke Welsh, interpretato da Bronson, il quale dopo aver eliminato un criminale locale, si trova costretto ad affrontare la furia della comunità.
Se posso permettermi un consiglio: da evitare.
“Sacro e profano” (“Never so few”), regia di John Sturges – film drammatico e bellico del 1959, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, con protagonisti Frank Sinatra e Gina Lollobrigida, ed una parte secondaria per Bronson, nel ruolo di un certo sergente John Danforth.
Successivamente, nel 1960, il regista Sturges dirige nuovamente Bronson nel film “I magnifici sette” (“The Magnificent Seven”) – pellicola da top position del genere western, con protagonisti che sono passati alla storia del cinema come i Sette Samurai del West.
Proprio così, perché Sturges mette in scena la crème de la crème degli attori del tempo: Yul Brynner, Eli Wallach, Charles Bronson, Steve McQueen, Robert Vaughn, Brad Dexter, James Coburn. L’azione si svolge intorno al 1880, in un paese alla frontiera tra Messico e Stati Uniti. Chris Adams (Brynner), un pistolero professionista, viene ingaggiato dal capo del villaggio messicano di Ixcatlan perché ne protegga i contadini dalle scorrerie della banda di Calvera (Eli Wallach).
Calvera: “C’è un proverbio qui da noi: un ladro che ruba a un altro ladro e perdonato per cento anni.”
Accettato l’incarico, arruola sei compagni per difendere il villaggio. I sette si installano a Ixcatlan e, quando arriva Calvera con i suoi bandidos, lo mettono in fuga. Il villaggio festeggia l’avvenimento, ma ben presto tra i peones si manifesta un sentimento di disagio per la presenza dei pistoleri. Comunque, per liberare definitivamente il villaggio dal pericolo di Calvera, i sette tentano una sortita notturna; ma nel frattempo Calvera e i suoi hanno occupato il villaggio. Ritornati al villaggio Calvera li sorprende, li circonda, li disarma e intima loro di ritornare negli States. Sotto scorta li fa accompagnare al confine. A questo punto i sette prendono il compito loro assegnato come una questione d’onore e tornano indietro a difendere il villaggio. Riusciranno nel loro intento, anche se a caro prezzo… .
Memorabile, inoltre, la colonna sonora composta da Elmer Bernstein, nominata al Premio Oscar.
La tortura della freccia
Sacro e profano
Charles Bonson proseguiva la sua carriera con “Il padrone del mondo” (“Master of the World”) del 1961, diretto da William Witney, una pellicola d’avventura e fantascienza e con “I quattro del Texas” (“4 for Texas”) commedia western diretta da Robert Aldrich, del 1963, in cui compare accanto a Frank Sinatra, Dean Martin, Anita Ekberg e Ursula Andress.
Successivamente, nel 1963, John Sturges assegnava a Bronson il ruolo del tenente Danny Velinski, in uno dei migliori film sulla guerra mai realizzati, basato su una storia vera: “La grande fuga” (“The Great Escape”).
La pellicola tratta la storia della grossa fuga dei prigionieri alleati da un campo di concentramento tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale; a causa del gran numero di tentativi di evasione effettuati dai piloti alleati, il comando tedesco decide di concentrare tutti gli esperti in fughe in un unico campo: “tutte le mele marce in un unico paniere, per poterle controllare meglio”. Tuttavia, l’organizzazione della fuga viene pianificata e realizzata meticolosamente, grazie anche all’individuazione di alcune figure chiave, tra cui uno scassinatore, uno specialista in tunnel (il tenente Velinski), un falsario, un falegname, un sarto; inoltre viene messa in piedi una massiccia rete di collaboratori che predispone documenti, abiti civili, cartine, biglietti ferroviari, razioni di viveri e quanto altro si renda necessario. Purtoppo, durante i festeggiamenti organizzati dai prigionieri americani per ricordare la ricorrenza del Indipendence Day, il tunnel “Tom” viene scoperto dalle guardie dello Stalag. Ciononostante, sono 76 i prigionieri che riescono a uscire dal campo attraverso il tunnel “Harry” prima che le guardie diano l’allarme. Diretti verso diverse destinazioni, i prigionieri in fuga vengono braccati dalla Gestapo, con inseguimenti spesso rocamboleschi e molto spettacolari, accompagnati dall’azzeccata colonna sonora composta da Elmer Bernstein.
Di questo film, tuttavia, non mi è rimasta impressa l’immagine del personaggio interpretato da Bronson, bensì quella del capitano Hilts (Steve McQuenn) in sella alla Triumph TR6 Trophy. Memorabile!
Castelli di sabbia
La battaglia dei giganti
“Castelli di sabbia” (“Sandpiper”), regia di Vincente Minnelli – film melodrammatico del 1965, costruito sulla coppia protagonista Liz Taylor e Richard Burton, in cui Bronson interpreta un ruolo secondario, il personaggio Cos Erickson.
“La battaglia dei giganti” (“The Battle of Bulge”), diretto da Ken Annakin – film bellico del 1965, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, in cui spiccano le interpretazioni di Henry Fonda nel ruolo del tenente colonnello Kiley e Robert Shaw in quello del fanatico colonnello Hessler; Charles Bronson si aggiudica la parte dell’impavido maggiore Wolenski.
“Questa ragazza è di tutti” (“This Property is Condemned”), film melodrammatico diretto nel 1966 da Sydney Pollack. Nella pellicola ispirata da un atto unico di Tennesse Williams, compaiono: l’attore più famoso degli Sati Uniti d’America, Robert Redford, ed il più famoso del mondo, Charles Bronson, accanto alla splendida Natalie Wood, la quale interpreta il difficile ruolo di Alva, disperata sognatrice, dal precario equilibrio psichico, divisa tra una favolosa vita immaginaria ed una degradante quotidianità.
Nonostante le buone prestazioni degli attori e la bella fotografia che caratterizza l’intera pellicola, all’epoca del lancio il film di Pollack non fu apprezzato dal pubblico. Infatti, fu solamente la Wood a ricevere una nomination ai premi Golden Globe.
“Quella sporca dozzina” (“The Dirty Dozen”), avvincente film d’azione bellica “condito” con scene comiche, diretto nel 1967, da Robert Aldrich. Il regista mette in scena un ottimo cast tra cui spiccano i nomi di: Lee Marvin, Ernest Borgnine, Robert Ryan, John Cassavetes, Jim Brown,George Kennedy, Trini López, Telly Savalas e Donald Sutherland. Charles Bronson, nuovamente, interpreta un personaggio duro ed imperturbabile di nome Joseph Wladislaw. Brevemente, la trama: alla vigilia dello sbarco in Normandia delle truppe alleate, un gruppo di dodici galeotti viene addestrato dall’esercito statunitense per compiere un’importantissima e difficilissima missione segreta: prendere d’assalto un castello dove si trova il quartier generale tedesco. Se i galeotti riusciranno nella missione, otterranno in cambio la commutazione della pena. La pellicola ebbe gran presa al pubblico e riscosse qualche nomination agli Oscar ed ai premi Golden Globe.
Questa ragazza è di tutti
Il primo importante successo cinematografico europeo per Bronson fu il film “Due sporche carogne – Tecnica di una rapina” (“Adieu l’ami”, “Farewell Friend”), regia di Jean Herman. Un noir del 1968, ambientato a Parigi, indubbiamente memorabile per l’apparizione a torso nudo di Delon e Bronson, nei ruoli di due malviventi che progettano la rapina di una banca e … per poco altro.
Tuttavia, il 1968 fu l’anno di svolta, tanto nella vita privata, quanto in quella professionale dell’attore.
Bronson conobbe Jill Ireland, conobbe l’amore.
Fu sposato tre volte: la prima nel 1949 con Harriet Tendler dalla quale ebbe due figli (Suzanne e Tony) e dalla quale divorziò dopo diciotto anni di matrimonio. Il secondo matrimonio lo unì all’attrice Jill Ireland: i due ebbero una figlia, Zuleika, e adottarono anche un’altra bambina, figlia di un’amica di Jill, Katarina. Bronson si sposò una terza volta nel 1998 con Kim Weeks di quarant’anni più giovane di lui.
È cosa nota che Jill fu la donna della sua vita.
Bronson stette vicino alla moglie nella malattia che durò sei anni e terminò con la morte dell’attrice nel 1990: “Quando ami qualcuno, senti il suo dolore. E ‘ per questo che alcuni mariti hanno le nausee mattutine quando le loro mogli sono in stato di gravidanza. Parlare di questo argomento mi risulta difficile. Non avrei detto a Jill come mi sentivo. Mi sono comportato in maniera opposta ai miei sentimenti. Devo esserle sembrato forte. Non volevo scoraggiarla. Ho tenuto duro, diciamo che mi sono comportato da britannico . Naturalmente, lei aveva capito. La paura ti colpisce. Questo è quello che si sente dapprima. Poi, rabbia e frustrazione. Parte del problema è quanto poco conosciamo circa il tradimento del corpo quando si ribella contro se stesso.(…) Abbiamo scoperto che i specialisti non sanno tanto quanto pensavamo. Quindi, si pensa che forse ci sono altre risposte. Non ci sono, però se credi che qualcosa possa aiutarti, ti aiuterà, ma non curerà. Che uomo sarei stato se non l’avessi aiutata? Sentivo insieme a lei – non il dolore fisico, ovviamente, ma tutta la sua angoscia. Non potevo essere distaccato. Aveva bisogno di qualcuno che capisse cosa stava accadendo nella sua mente. Io c’ero per questo.”
Nel ruolo di Armonica in C’era una volta il West
Quanto alla carriera, nel 1968 accade l’incontro destinico tra Bronson ed il regista Sergio Leone.
Nacque così “C’era una volta il West” film del 1968, pilastro della trilogia del tempo (“Giù la testa” 1971 e “C’era una volta in America” 1984) dell’impareggiabile Sergio Leone.
Al fine di una miglior comprensione del ruolo interpretato da Bronson in questa pellicola, vorrei invitare i gentili lettori ad approfondire la trama leggendo la recensione pubblicata dal mio amico PaulTemplar.
Anticipavo la trilogia del tempo per far notare che, se per Leone questo film segna l’inizio della seconda fase nella carriera, decisamente la segna anche per Bronson.
Infatti, per la prima volta, l’uomo coi occhi di gesso compare in un personaggio muto, introverso, quasi restio al contatto fisico con gli altri personaggi raccontati sulla scena.
Diretti abilmente dal regista romano, gli occhi di gesso assumono una dimensione nuova dell’agire.
Stando alle dichiarazioni di coloro che lo hanno incontrato personalmente, la presenza di Bronson risultava inquietante. Dicesi che, l’attore sembrava davvero un tipo violento: i suoi occhi di felino vigile e circospetto, gli avambracci muscolosi, il modo in cui camminava… .
Altri attori potevano sembrare violenti nei loro ruoli; Lee Marvin, certamente, e Robert Mitchum e Clint Eastwood. Ma, di persona, non incutevano il senso di aggressività che trasmetteva Bronson.
La pellicola rappresenta un’incursione sentimentale e vitale, come poche altre, all’interno dell’ambiente storico end of the Old West, che tramonta con la costruzione della ferrovia.
Bronson, nella parte del pistolero Armonica, abbandonate le vesti del soldato e del malvivente, diventa il prototipo, senz’altro il simbolo, del giustiziere, il quale “quando dovrebbe parlare, suona… quando dovrebbe suonare, parla.”
Una delle mie frasi preferite del personaggio Armonica: “Non gli ho salvato la vita! Non l’ho lasciato uccidere. Non è la stessa cosa.”
L’uomo venuto dalla pioggia
I magnifici 7
Questo film corona l’ambizione di Sergio Leone di dirigere sia Henry Fonda, attore assai costoso per le tasche italiane sino a quel momento, che Charles Bronson “faccia di granito”, il quale rifiutò la proposta di Leone di assumere il ruolo “dell’uomo senza nome” nella “Trilogia del dollaro”.
Quanto a Claudia Cardinale, ovvero Jill McBain, le è stata ascritta un’ottima performance nella parte della rosa dell’West.
In seguito, la carriera di Bronson proseguiva con:
“L’uomo venuto dalla pioggia” (“Le passager de la pluie”), regia di René Clément – buon thriller del 1969, ricco di colpi di scena, centrato sulla coppia Charles Bronson – Marlène Jobert. Sicuramente da vedere.
“Al soldo di tutte le bandiere” (“You can’t Win ‘Em All”), regia Peter Collinson – film di avventura e guerra del 1970, ambientato in Turchia, ove nel 1922 un avventuriero statunitense, Adam Dyer (Tony Curtis), dopo un breve soggiorno nel luogo, decide di mettersi in società con una banda di contrabbandieri, guidati da un certo Josh Corey (Charles Bronson). Ben presto i due diventeranno amici, ma la guerra civile si farà sempre più dura, e il gruppo dovrà scegliere se vendere armi e, quindi, se schierarsi dalla parte del sultano o da quella dei rivoluzionari… .
Chato
“Città violenta” diretto da Sergio Sollima, è un noir del 1970 in cui Bronson interpreta un killer dall’aspetto e carattere glaciale, di nome Jeff Heston, il quale finisce nella trappola tesa dalla malavita organizzata. Due scene memorabili: l’inseguimento in auto ed il silenzio nell’ascensore. Oltre a Bronson, nel cast: Jill Ireland, Telly Savalas ed Umberto Orsini. Una menzione particolare per la colonna sonora composta da Ennio Morricone, ripresa in “Milano odia, la polizia non può sparare” del 1974.
“L’uomo dalle due ombre” (“De la part des copains”), film d’azione del 1970, diretto da Terrence Young, regista dei primi tre film 007: “Dr. No”, “Dalla Russia con amore” e “Thunderball”. Accanto a Bronson, nel film compaiono Liv Ullmann e James Mason.
“Joe Valachi… I segreti di Cosa Nostra” (“The Valachi Papers”), film drammatico, un’incursione nel mondo dei gangster, del 1972 diretto da Terence Young. I protagonisti sono: Charles Bronson, Lino Ventura, Jill Ireland e Walter Chiari. La pellicola è basata sul libro biografico “The Valachi Papers” (“La mela marcia”) di Peter Maas, celebre giornalista che ha scritto la biografia dell’agente di polizia Frank Serpico (da cui è tratto l’altrettanto celebre film di Sidney Lumet “Serpico”, con Al Pacino).
Tra gli anni 1972 e 1973 Michael Winner diresse Bronson in ben tre pellicole: “Chato” (“Chato’s Land”), “Professione assassino” (The Mechanic)
Al soldo di tutte le bandiere (nella foto,accanto a Tony Curtis)
Città violenta
e “L’assassino di pietra” (“The Stone Killer”).
Successivamente, nel 1974, Winner riprende, a modi suoi, il personaggio creato da Sergio Leone nel 1968 e lo plasma secondo le esigenze dei tempi, e, ovviamente, del botteghino, creando la figura del giustiziere moderno in un film che passera alla storia come un cult ed un must per tutti i cinefili: “Il giustiziere della notte” (“Death Wish”). Il film, girato a New York alla fine di un gelido febbraio, ebbe, addirittura, quattro sequel: 1981, 1985, 1987 e 1994 (non tutte girate da Winner).
La pellicola racconta circa un architetto di mezza età di New York che respinge la violenza, fino a quando succede che la sua figlia viene violentata e la moglie uccisa. Poi, l’architetto diventa uno strumento di vendetta. Percorre le strade impestate di criminalità in veste di bersaglio facile e, quando i malviventi lo attaccano, li uccide. Ai gentili lettori suggerisco di consultare la recensione presente su questo blog, ben scritta e corredata di ottime fotografie.
Nei film d’azione come quelli di Winner, Bronson diceva che non c’era molto tempo per la recitazione. “Dovevo fornire una presenza. Non ci sono mai scene abbastanza lunghe dedicate al dialogo per poter approfondire il personaggio.”
Le sue affermazioni potrebbero suonare come mancanza di modestia. Tuttavia, non lo sono. Bronson descriveva con semplicità i suoi ruoli. Considerava se stesso un professionista che poteva svolgere il compito senza investire “un sacco di ego in esso”. Era parte del suo orgoglio di mestiere.
Per Charles Bronson il lavoro era importante non perché produceva grandi film, ma perché gli permetteva di fornire una vita straordinariamente confortevole alla famiglia.
Circa il rapporto lavorativo con il regista Winner, Bronson dichiarava: “Winner è un uomo intelligente, e mi piace. Ma non abbiamo mai discusso la filosofia di un film.”
Testimonianze raccontano che una notte, a New York, la compagnia “Death Wish” si riunì per girare una scena all’esterno di un negozio di alimentari, in alto a Broadway. Bronson disse che, dal momento che era lì comunque, avrebbe fatto un po’ di shopping. Aprì una scatola di biscotti. Un vecchio, un personaggio newyorkese un tantino pazzo, stava rimproverando una scatola di Hershey perché non riusciva ad aprirla. Bronson la aprì per lui. L’uomo a malapena si accorse della sua presenza. Intanto, Michael Winner beveva il caffè dall’altra parte della strada, parlando di Bronson: “Ha una grande forza sullo schermo, anche quando è fermo o in un ruolo completamente passivo, c’è una profondità, un mistero – c’è sempre la sensazione che qualcosa accadrà”.
Nel 1977 Bronson partecipa come protagonista accanto a Lee Remick al fim di genere spionaggio “Telefon”, diretto da Ron Siegel. La pellicola è tratta da un romanzo del 1975 di Walter Wager che abborda ampiamente il tema delle tecniche di lavaggio del cervello.
L’uomo dalle due ombre
Joe Valachi,i segreti di Cosa nostra
Tra le pellicole degli anni ’80, oltre alle sequel del giustiziere, il pubblico ricorda Bronson per le apparizioni nei film:
“Caccia selvaggia” (“Death Hunt”), del 1980 diretto da Peter Hunt. Bronson e Marvin tornano qui insieme quindici anni dopo “Quella sporca dozzina”. Andrew Stevens, Carl Weathers e Angie Dickinson sono i co-protagonisti di questa storia vera di un fuggitivo chiamato il Cacciatore Pazzo e di un feroce assassino che scioccò il Canada. Brevemente, la trama: il 31 dicembre 1931 il cacciatore solitario Albert Johnson (Bronson) uccide un uomo per legittima difesa nella sua remota capanna sui monti nello Yukon. Alcuni giorni dopo, il duro poliziotto Edgar Millen raduna con riluttanza un gruppo di uomini armati per arrestare Johnson per omicidio. Nel brutale assedio alla capanna, Johnson ucciderà altri quattro uomini prima di fuggire sulle montagne innevate. Poiché l’episodio è sotto gli occhi di tutta la nazione, Millen veniva forzato ad inseguire Johnson a piedi, in slitta e con un aereo, in un disperato tallonamento che avrebbe portato i due uomini dall’orlo della sopravvivenza ed a quello della vendetta. Bellissimi i paesaggi naturali canadesi in cui si svolge l’azione.
“Dieci minuti a mezzanotte” (“10 to Midnight”), è il quarto film diretto da J. Lee Thompson con Bronson come protagonista; un film poliziesco che mescola elementi thriller ed elementi di film slasher (termine derivante dal verbo “to slash” che in lingua inglese significa ferire profondamente con un’arma da taglio). La pellicola è ispirata al massacro di otto allieve infermiere del South Chicago Community Hospital avvenuto il 14 luglio 1966, ad opera del feroce killer Richard Speck. Bronson interpreta con successo il ruolo del poliziotto/giustiziere Leo Kessler, giustiziere appunto perché disposto a ricorrere a qualsiasi mezzo pur di inchiodare l’assassino.
Caccia selvaggia
10 minuti a mezzanotte
“Soggetti proibiti” (“Kinjite: Forbidden Subject”), del 1989 diretto da J. Lee Thompson. È un film d’azione/thriller con Charles Bronson, Juan Fernández e Perry Lopez. È stato il nono e ultimo film che Thompson e Bronson hanno fatto insieme (oltre ad essere l’ultimo film della carriera di Thompson. La parola giapponese Kinjite significa “proibito”.
Nel 1991 venne girato “Lupo solitario” (“The Indian Runner”) diretto da Sean Penn, al suo debutto nella regia. Il film è caratterizzato dal fatto che la trama è completamente ispirata da una sola canzone di Bruce Springsteen, Highway Patrolman, dell’album Nebraska del 1982. I personaggi, le ambientazioni e lo stile narrativo sono una trasposizione fedele della canzone, di cui il film diventa omaggio ed estensione.
Pur avendo ingaggiato attori di prim’ordine e utilizzando una sceneggiatura particolare, la pellicola per gli argomenti trattati è stata distribuita prevalentemente nel circuito dei film indipendenti e non è mai divenuta un successo commerciale su larga scala. Infatti, la pellicola utilizza scene di forte impatto, ineccepibili come lavoro regisorale, ma che possono turbare ed irritare lo spettatore (nudi maschili ed un parto ripreso dettagliatamente).
Il film è costruito sul rapporto ed il conflitto tra due fratelli, Joe (David Morse) e Frank Roberts (Viggo Mortesen). Joe è lo sceriffo di una piccola cittadina agricola del Nebraska, Plattsmouth, Frank è un soldato dell’esercito degli Stati Uniti. Lo sceriffo Joe Roberts conduce una vita tranquilla ed è sposato con Maria, una giovane donna messicana per la quale ha dovuto affrontare e combattere conto pregiudizi razzisti del padre. L’anziano signor Roberts è Charles Bronson.
La vita dei due fratelli separati è scossa dalla morte del padre: Frank incontra il fratello dopo essere tornato dalla guerra in Vietnam. È diventato un uomo scontroso e cupo, incapace di starsene fuori dai guai. Joe, paziente ed amorevole nei confronti del fratello ritrovato, cerca di ricostruire una vita per lui e per suo fratello, ricordando la loro infanzia trascorsa insieme. Frank ha una relazione con una ragazza del posto, Dorothy (Patricia Arquette), che darà alla luce suo figlio, dandogli una parvenza di speranza e apparente felicità nella nuova comunità in cui vive. L’indole e la solitudine di Frank Roberts prendono il soppravvento: uccide Caesar, il gestore dell’unico bar del paese. Il fratello sceriffo è quindi messo in conflitto tra l’amore che prova verso il fratello e la sua integrità di poliziotto: lo insegue fino al confine e decide di accostare lasciando il fratello libero di scappare. Il film si chiude con una citazione di Tagore: “Ogni nuovo bambino che nasce porta il messaggio che Dio non è ancora scoraggiato dall’uomo”.
Lupo solitario
Charle Bronson concluse la sua carriera con apparizioni in film diretti per il piccolo schermo: “Sospetti in famiglia” (“Family of cops”) (1995), “Sospetti in famiglia 2” (1997),“Sospetti in famiglia 3” (1999), interpretando l’ispettore Paul Flein.
Si spense in un giorno di sabato di fine estate nell’ospedale Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles. Aveva 81 anni e lasciò il ricordo di una vita privata intensa ma riservatissima, ed una pubblica dal sapore particolare: “Quando ero un ragazzino,” diceva, “disegnavo sempre. Disegnavo su carta da macelleria oppure su sacchetti della spesa. A scuola mi toccò disegnare con sapone sulle finestre. Tacchini per la Festa di Ringraziamento, cose del genere. Disegnavo qualsiasi cosa, in una linea continua, senza sollevare la matita dal foglio. Ho esibito le mie opere a Beverly Hills e andarono vendute in due settimane – non fu perché il mio nome era Charles Bronson; ho firmato Buchinsky.”
I cannoni di San Sebastian
Viva,viva Villa
A muso duro
Assassination
Assedio di fuoco
Caboblanco
Il giustiziere della notte
Il giustiziere della notte 2
Il giustiziere della notte 3
Il giustiziere della notte 4
Il giustiziere della notte 5
L’eroe della strada
Professione giustiziere
Pugno proibito
Qualcuno dietro la porta
Sole rosso
Telefon
Tiro incrociato
Twinky
Valdez il mezzosangue
L’uomo del confine
La legge di Murphy
Il segno della giustizia
Twilight zone
The travels of Jamie
Rawhide
Hennessey
Empire
Breach of faith a family…
Bonanza
1998 Sospetti in famiglia 3 (TV Movie)
1997 Sospetti in famiglia 2 (TV Movie)
1995 Sospetti in famiglia (TV Movie)
1994 Il giustiziere della notte 5
1993 Di padre in figlia (TV Movie)
1993 La nave fantasma (TV Movie)
1991 Yes Virginia, There Is a Santa Claus (TV Movie)
1991 Lupo solitario
1989 Soggetti proibiti
1988 Il segno della giustizia
1987 Il giustiziere della notte 4
1987 Assassination
1986 L’esecuzione… una storia vera (TV Movie)
1986 La legge di Murphy
1985 Il giustiziere della notte 3
1984 Professione giustiziere
1983 10 minuti a mezzanotte
1982 Il giustiziere della notte 2
1981 Caccia selvaggia
1980 L’uomo del confine
1980 Cabo Blanco
1979 Tiro incrociato
1977 Telefon
1977 Sfida a White Buffalo
1976 I leoni della guerra (TV Movie)
1976 Da mezzogiorno alle tre
1976 Candidato all’obitorio
1975 Io non credo a nessuno
1975 L’eroe della strada
1975 10 secondi per fuggire
1974 Il giustiziere della notte
1974 A muso duro
1973 Valdez, il mezzosangue
1973 L’assassino di pietra
1972 Professione assassino
1972 Chato
1972 Joe Valachi – I segreti di Cosa Nostra
1971 Sole rosso
1971 Qualcuno dietro la porta
1970 L’uomo dalle due ombre
1970 Città violenta
1970 Al soldo di tutte le bandiere
1970 L’uomo venuto dalla pioggia
1970 Twinky
1968 C’era una volta il West
1968 Due sporche carogne – Tecnica per una rapina
1968 Viva! Viva Villa!
1968 I cannoni di San Sebastian
1967 Dundee and the Culhane (TV Series)
1965-1967 Il virginiano (TV Series)
1967 Quella sporca dozzina
1967 Il fuggiasco (TV Series)
1966 Questa ragazza è di tutti
1966 F.B.I. (TV Series)
1966 La leggenda di Jesse James (TV Series)
1965 La battaglia dei giganti
1965 Gli uomini della prateria (TV Series)
1965 La grande vallata (TV Series)
1965 Vacation Playhouse (TV Series)
1965 Castelli di sabbia
1965 Combat! (TV Series)
1965 Il californiano
1964 Bonanza (TV Series)
1963-1964 The Travels of Jaimie McPheeters (TV Series)
1963 I 4 del Texas
1962-1963 Empire (TV Series)
1963 Dottor Kildare (TV Series)
1963 La grande fuga
1957-1963 Have Gun – Will Travel (TV Series)
1962 Pugno proibito
1962 Gli intoccabili (TV Series)
1956-1962 Alfred Hitchcock presenta (TV Series)
1961 Adventures in Paradise (TV Series)
1961 Il leggendario X 15
1961 The New Breed (TV Series)
1961 Lotta senza quartiere (TV Series)
1961 I trecento di Fort Canby
1961 Ai confini della realtà (TV Series)
1961 Il padrone del mondo
1960-1961 Hennesey (TV Series)
1960-1961 Laramie (TV Series)
1961 Letter to Loretta (TV Series)
1961 One Step Beyond (TV Series)
1955-1961 General Electric Theater (TV Series)
1960 Riverboat (TV Series)
1960 The Aquanauts (TV Series)
1960 I magnifici sette
1958-1960 Playhouse 90 (TV Series)
1958-1960 Man with a Camera (TV Series)
1960 The Islanders (TV Series)
1959 Sacro e profano
1959 Yancy Derringer (TV Series)
1959 U.S. Marshal (TV Series)
1956-1958 Gunsmoke (TV Series)
1958 Quando l’inferno si scatena
1958 Tales of Wells Fargo (TV Series)
1958 The Walter Winchell File (TV Series)
1958 Solo contro i gangsters
1958 Sugarfoot (TV Series)
1958 La legge del mitra
1958 La vera storia di Lucky Welsh
1958 The Court of Last Resort (TV Series)
1957 Studio One (TV Series)
1957 Suspicion (TV Series)
1957 Colt .45 (TV Series)
1957 Richard Diamond, Private Detective (TV Series)
1957 La tortura della freccia
1957 Those Whiting Girls (TV Series)
1957 Hey, Jeannie! (TV Series)
1957 The Millionaire (TV Series)
1957 The O. Henry Playhouse (TV Series)
1957 The Sheriff of Cochise (TV Series)
1957 Studio 57 (TV Series)
1956 Wire Service (TV Series)
1956 Telephone Time (TV Series)
1956 Warner Brothers Presents (TV Series)
1956 Vento di terre lontane
1954-1956 Medic (TV Series)
1955-1956 Crusader (TV Series)
1956 Have Camera Will Travel (TV Movie)
1955 Ombre gialle
1955 Cavalcade of America (TV Series)
1955 Luke and the Tenderfoot (TV Series)
1955 The Pepsi-Cola Playhouse (TV Series)
1954-1955 Treasury Men in Action (TV Series)
1955 Stage 7 (TV Series)
1955 Public Defender (TV Series)
1955 Un pugno di criminali
1955 The Man Behind the Badge (TV Series)
1955 Lux Video Theatre (TV Series)
1954 Vera Cruz
1954 Rullo di tamburi
1954 L’ultimo Apache
1954 L’assedio di fuoco
1954 Tennessee Champ
1954 Waterfront (TV Series)
1953 Pioggia
1953 La città spenta
1953 Four Star Playhouse (TV Series)
1953 Schlitz Playhouse of Stars (TV Series)
1953 La maschera di cera
1953 Chevron Theatre (TV Series)
1952-1953 The Doctor (TV Series)
1953 Il pagliaccio
1952 Polizia militare
1952 The Roy Rogers Show (TV Series)
1952 Immersione rapida
1952 The Red Skelton Show (TV Series)
1952 Biff Baker, U.S.A. (TV Series)
1952 Paradiso notturno
1952 Uragano su Yalù
1952 Corriere diplomatico
1952 Lui e lei
1952 Vivere insieme
1952 I miei sei forzati
1952 Duello nella foresta
1951 Luci sull’asfalto
1951 Omertà
1951 Il comandante Johnny
1949 Fireside Theatre (TV Series)
Romolo Valli
Il desiderio di conoscere ed approfondire il percorso professionale di Romolo Valli ha condotto le mie ricerche verso l’ambiente del teatro italiano del secondo dopoguerra. Stranamente, fino a questo scritto, ho sempre associato la Seconda Guerra Mondiale al dramma delle persone, alle perdite umane, tralasciando in qualche modo l’effetto sconvolgente della guerra sull’economia o sulle arti. Tuttavia, il tempo trascorso a leggere e guardare il teatro è divenuto, in seguito, un paziente maestro che mi ha trasmesso la conoscenza dei sensibili criteri che distinguono le opere del benessere dagli scritti della sofferenza o del rinnovamento. La storia del teatro nel nostro secolo presenta grandi mutamenti, che prospettano a loro volta grandi alternative. Il primo mutamento riguarda il contesto sociale. Il secondo riguarda il ruolo rispettivo dei diversi artefici dello spettacolo. In Italia, nel dopoguerra, vengono alla luce i drammi più noti di Eduardo De Filippo. Il suo stile è sobrio e l’uso del dialetto ha funzione realistica e caratterizzante. Vanno menzionate, poi, le esperienze teatrali ironico-satiriche di Brancati e Flaiano. Per ultimo, ma non come importanza, va ricordato Luchino Visconti, il quale predilige l’opera lirica con rappresentazioni di Verdi e di Bellini.
Viste le premesse, ci vorrebbe ben più di un articolo biografico per raccontare la formazione e la professione di uno degli animatori più importanti del teatro italiano del dopoguerra. Con questo scritto, tuttavia, mi sono proposta di ripercorrere la carriera cinematografica di attore e doppiatore del compianto artista emiliano. Ciò non di meno, nel caso di Romolo Valli, mi è apparso impossibile disgiungere il volto teatrale raffinato da quello cinematografico, sicuramente più icastico. Infatti, Romolo Valli è uno dei pilastri fra i caratteristi del cinema italiano, un attore che ha prestato il suo talento a tanti film di successo nei quali, pur non essendo il protagonista, è stato un valoroso comprimario, “un interprete disponibile fino all’inverosimile, completamente alla mercé del regista”.
Romolo Valli in Boccaccio 70
L’ultimo film interpretato, Chiaro di donna con Romy Schneider e Yves Montand
Nato nel 1925, a Reggio Emilia, Romolo Valli rivela sin da giovane una spiccata propensione per il mondo dello spettacolo, in particolare, per il teatro. Infatti, l’attore emiliano consegue una formazione teatrale perfetta affrontando i grandi testi di Luigi Pirandello. Lungo il percorso professionale, Romolo Valli “non tradì mai la sua cultura né il culto della parola, che in teatro è la prima componente dell’azione scenica, lo strumento insostituibile della ragione e del sentimento”. Nel 1949, dopo la laurea in giurisprudenza, conseguita più per amor paterno e meno per amor proprio, Romolo Valli entra a far parte della Compagnia teatrale “Il Carrozzone” di Fantasio Piccoli; nel 1952 lavora al Piccolo Teatro di Milano mentre, nel 1954, fonda insieme a Giorgio De Lullo, Annamaria Guarnieri, Elsa Albani e Rossella Falk la “Compagnia dei Giovani”, un gruppo teatrale responsabile di circa quaranta allestimenti fino al 1972, che rivoluziona la scena teatrale italiana del dopoguerra.
L’esordio al cinema avviene nel 1959, con il personaggio Egidio Marsi Laurenzi, nel film Policarpo ufficiale di scrittura diretto da Mario Soldati. Per uno strano caso della vita, la pellicola che segna il debutto di Romolo Valli è, al contempo, l’ultimo film diretto dal regista torinese. Policarpo è in qualche modo legato al film Le miserie del signor Travet, che Mario Soldati descriveva come “… una farsa, un film comico, leggero ma anche amaro con la bella fotografia di Giuseppe Rotunno e la musica meravigliosa di Nino Rota. Policarpo è una farsa sul mondo degli impiegati d’ufficio: l’invenzione della macchina da scrivere innesca la lotta tra l’uomo e macchina. Vi appaiono anche storie di mazzette, corruzione. Renato Rascel e Romolo Valli vi recitano con grande bravura. Pur con i suoi limiti, credo che Policarpo sia un film perfetto.”
Sul set di Novecento con il regista, Bernardo Bertolucci
Sempre nel nel 1959 Romolo Valli viene diretto da Enzo Provenzale nel film drammatico Vento del Sud e da Mario Monicelli nel film tragicomico La grande guerra. Quest’ultima opera racconta la violenza e l’assurdità della Prima Guerra Mondiale vista attraverso gli occhi dei soldati impegnati nelle trincee. Valli assume la parte del tenente Gallina, superiore che ha tra i vari compiti quello di leggere le lettere ai soldati analfabeti. E’ commovente la scena in cui il tenente Gallina legge al soldato Giacomazzi (Luigi Fainelli) la lettera che la fidanzata aveva spedito sul fronte di guerra. La missiva contiene una pessima notizia: la ragazza annuncia il fidanzamento con un uomo più ricco e più anziano. Per risparmiare un grosso dispiacere a Giacomazzi, approfittando dell’analfabetismo del giovane, il tenente legge la missiva modificandone il contenuto.
Dal 1959, Romolo Valli viene scritturato con regolarità dai più importanti registi del cinema italiano. L’anno successivo l’attore lavora con Martin Ritt nel film Jovanka e le altre, con Daniele D’Anza nel film I piaceri di sabato notte, con Valerio Zurlini nel film La ragazza con la valigia, e con Gianni Puccini nella pellicola Il carro armato dell’8 settembre.
Nel 1961 la carriera cinematografica di Valli prosegue con l’opera di Mauro Bolognini, La viaccia, in cui l’attore interpreta la parte di Dante, accanto a Claudia Cardinale e Jean Paul Belmondo.
Sempre nel 1961 Valli è un partigiano nel film Un giorno da leoni, di Nanni Loy. L’opera racconta un avvenimento realmente accaduto nel 1943: la distruzione del ponte Sette luci sulla linea ferroviaria Roma Formia. Danilo (Nino Castelnuovo), studente universitario, evita l’arruolamento mentre il suo amico Michele (Leopoldo Trieste), un giovane e pavido ragioniere, già su un treno diretto a Nord assieme ad altri impiegati del suo ministero, fugge e riesce a tornare a Roma, dove ha lasciato la fidanzata Ida.
Un giorno da leoni
Tuttavia, vinto dalla paura, si unisce a Danilo per cercare di superare la linea Gustav. Per caso conoscono Gino (Tomas Milian), che si aggrega ai due amici quando il treno della ferrovia Roma Fiuggi Alatri viene fermato dai tedeschi. I tre si rifugiano in una cantina, adibita a “covo” da un gruppo di ex-soldati, comandati da Orlando (Renato Salvatori). I militari vengono poi raggiunti dal partigiano Edoardo (Romolo Valli), che dà loro il compito di far saltare un ponte utilizzato dalle truppe tedesche per ricevere rifornimenti. Una volta procurato l’esplosivo necessario al sabotaggio, alla notizia della cattura di Edoardo da parte dei tedeschi, il gruppo si disperde. Danilo, Michele e Gino tornano a Roma, dove vengono a conoscenza della morte di Edoardo, il quale aveva affidato ai compagni il compimento del sabotaggio. Profondamente maturati, i tre giovani decidono di portare a termine la missione: faranno saltare in aria il ponte.

Nel film Che? di Polanskj

Er più storia d’amore e di coltello (sullo sfondo Adriano Celentano)
Uno dei registi a cui Valli lega maggiormente il suo nome è Luchino Visconti, con il quale gira un episodio del film Boccaccio 70 e altre tre opere: Il Gattopardo, Morte a Venezia e Gruppo di famiglia in un interno.
Nel 1962 esce nelle sale italiane un film strutturato in quattro episodi, ispirato alle novelle scritte da Giovanni Boccaccio. Il terzo episodio, intitolato Il lavoro è diretto, appunto, da Luchino Visconti. Valli interpreta l’avvocato Zacchi, accanto a Romy Scheider la quale è Pupe, moglie del conte Ottavio (Tomas Milian), losco individuo coinvolto in affari di sfruttamento della prostituzione.
Anche Federico Fellini che aveva diretto il secondo episodio, Le tentazioni del dottor Antonio, inizialmente, aveva pensato di affidare la parte del dott. Mazzuolo a Romolo Valli.
Due interpretazioni magistrali: in Giù la testa del grande Leone…
e nel bellissimo Il giardino dei Finzi Contini di Vittorio De Sica
Sempre nel 1962 Valli compare nella commedia sentimentale Peccati d’estate diretta da Giorgio Bianchi, nella commedia Il giorno più corto diretta da Sergio Corbucci e nel film drammatico Una storia milanese diretto da Eriprando Visconti, grazie al quale si aggiudica il Nastro d’Argento come miglior attore non protagonista.
Nel 1963 Luchino Visconti lo chiama per dirigerlo nel kolossal Il Gattopardo, tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. La pellicola riscuote un grande successo di critica e di pubblico, oltre a numerosi riconoscimenti. Romolo Valli è Padre Pirrone, confidente e confessore del Principe Salina (Burt Lancaster) e guida spirituale dell’intera famiglia principesca siciliana. Indimenticabile, fra tante, la scena in cui il religioso rimprovera il principe Salina per i tradimenti extraconiugali, con l’espressione a metà tra biasimevole e pietoso nel momento in cui Don Fabrizio gli confessa che, nonostante i sette figli avuti dalla moglie, quest’ultima non gli aveva mai concesso di vederle l’ombelico. Ed ancora, nella stessa scena, Padre Pirrone cerca di convincere il principe di acconsentire al matrimonio fra Tancredi (Alain Delon) e Concetta (Lucilla Morlacchi), ma Don Fabrizio conosce le ambizioni ed il cuore del nipote il quale non ha occhi che per Angelica Sedara (Claudia Cardinale). Nonostante le poche scene in cui compare, grazie alla sua ricca espressività ed alla rigorosa costruzione del personaggio, Romolo Valli offre una bella prova attoriale accanto al protagonista, Burt Lancaster.

Il gattopardo di Visconti
La carriera di Romolo Valli prosegue con le comparse in due commedie: I fuorilegge del matrimonio di Valentino Orsini e Confetti al pepe di Jacques Baratier. Seguono, nel 1964, i ruoli nei film La vendetta della signora di Bernhard Wicki e La costanza della ragione di Pasquale Festa Campanile.
Nel 1965 esce nelle sale una commedia a tre episodi, I complessi, di cui l’episodio più conosciuto è Guglielmo il dentone, diretto da Luigi Filippo D’Amico, in cui Alberto Sordi interpreta un giovane e brillante giornalista dalla dentatura prominente che aspira a diventare presentatore del Telegiornale Rai. In questo episodio, a Romolo Valli viene assegnata la parte del padre Baldini.
Sempre nel 1965, Alberto Latuada lo sceglie per la parte di messer Nicia nel film La mandragola, tratto dall’omonima commedia di Machiavelli.

La mandragola di Alberto Latuada
Brevemente la trama: nel corso di un lungo soggiorno a Parigi, il giovane Callimaco (Philippe Leroy) viene a sapere della bellezza di Lucrezia (Rosanna Schiaffino), sposata da quattro anni con il ricco ma sciocco notaio Nicia Calfucci (Romolo Valli). Rientrato a Firenze, Callimaco s’innamora di Lucrezia e tenta di sedurla senza successo. Ad aiutarlo nell’impresa, oltre al servo Siro (Armando Bandini), è il parassita Ligurio (Jean Claude Brialy), che ha una grossa influenza su Nicia. Ligurio consiglia Callimaco di fingersi dottore e di convincere il notaio a far bere alla moglie un infuso di mandragola in grado di curare la sua presunta sterilità. Questa “terapia”, però, ha una controindicazione: il primo rapporto sessuale con la donna sarà letale in quanto l’amante morirà a causa del veleno. Per rimediare al problema e al fine di salvaguardare l’onore di Nicia, si dovrà far incontrare Lucrezia con il primo “garzonaccio” di strada, che subirà l’effetto del veleno mortale. Persuaso, Nicia deve convincere Lucrezia, restia ad acconsentire. Interverranno, quindi, la madre Sostrata (Nilla Pizzi) ed il frate Timoteo (Totò) i quali, facendo leva sulla devozione cristiana di Lucrezia, la convincono alla “cura”. La stessa notte Callimaco, travestito da mendicante, viene portato dall’ignaro Nicia tra le braccia della moglie. Lucrezia, però, non si accontenta del fugace incontro e, colta da pia devozione, desidera proseguire nella relazione amorosa.
Nel film I complessi
Il carro armato dell’8 settembre
Nel 1967 Romolo Valli viene diretto accanto a Catherine Spaak, Hywel Bennett, Vittorio Caprioli, Pina Cei, nel film Il marito è mio e l’ammazzo quando mi pare di Pasquale Festa Campanile.
Seguono, poi, le comparse nei film: Non stuzzicate la zanzara (1967) di Lina Wertmuller; La scogliera dei desideri (1968) di Joseph Losey, nel quale Valli interpreta il dottor Luilo accanto a Elizabeth Taylor e Richard Burton; Scacco alla regina (1969) di Pasquale Festa Campanile, nel ruolo di Enrico Waldman, accanto a Rosanna Schiaffino e Haydée Politoff.
Nel 1970, Vittorio De Sica lo chiama per interpretare il padre di Giorgio (Lino Capolicchio), un ebreo borghese che assiste all’innamoramento velato del figlio per Micol (Dominique Sanda), una giovane ebrea di condizione sociale più elevata. Nel finale, il padre di Giorgio viene deportato assieme alla famiglia in un campo di concentramento. Lo stesso truce destino sarà condiviso da Micol e dall’abbietta famiglia Finzi Contini. Grazie alla fine ed istintiva sensibilità interpretativa, Romolo Valli offre una prova attoriale memorabile nel film Il giardino dei Finzi Contini, che sarà premiata con un Nastro d’Argento al miglior attore non protagonista.
Nel 1971, Romolo Valli torna a lavorare con Luchino Visconti per il film Morte a Venezia, ove interpreta il direttore dell’hotel nel quale soggiorna il musicista Gustav von Ascenbach (Dirk Bogarde) che si innamora di un efebico giovane polacco, Tadzio (Bjorn Andrésen). Nonostante la piccola parte, la classe recitativa di Romolo Valli traspare ugualmente, in particolare, nelle scene in cui il personaggio è impegnato in discorsi volti a negare l’epidemia di colera che sta invadendo la città.
La bella biografia di Maria Laura Loiacono, L’attore che parla
L’ultima interpretazione con Visconti è in Gruppo di famiglia in un interno (1974). Ancora una volta accanto a Burt Lancaster, Romolo Valli interpreta in una breve sequenza l’avvocato Michelli.
Successivamente, Romolo Valli lavorerà con: Sergio Leone nel film Giù la testa (1971), nel ruolo del dott. Villega; con Sergio Corbucci nella commedia Er più: storia d’amore e di coltello (1971), nella parte del maresciallo; con Jean Louis Bertucelli nel film Paulina 1880 (1972), nel ruolo di Farinata; con Roman Polanski nella commedia grottesca Che? (1972), nel ruolo di Giovanni; con Giuseppe Rosati nel film Il testimone deve tacere (1974), nel ruolo del ministro; con Franco Rosati nella commedia Nipoti miei diletti (1974), nella parte di Trèves; con Bernardo Bertolucci in Novecento (1976), nel ruolo di Giovanni.

Con Donald Sutherland in Novecento
Nel 1977 Romolo Valli veste i panni del Dott. Spazioni, accanto ad Alberto Sordi nel film di Mario Monicelli, Un borghese piccolo piccolo. Il Dott. Spazioni è il capoufficio di Sordi il quale, alla richiesta di aiutarlo a sistemare il figlio con un impiego per il Ministero, lo invita ad iscriversi presso la Massoneria. La bravura di Valli sarà premiata nuovamente con un Nastro d’Argento al migliore attore non protagonista. Complessivamente, il film si aggiudica tre David di Donatello e quattro premi Nastro d’Argento.
Romolo Valli con Dirk Bogarde in Morte a Venezia di Luchino Visconti
Con Sordi e Gassman in La grande guerra
La fine degli anni ’70 vede Valli impegnato nel film di Sydney Pollack, Un attimo, una vita (1977), nel ruolo dello zio Luigi; nel Holocaust 2000 (1977) di Alberto De Martino, nel ruolo di Monsignor Charrier; nel film Chiaro di donna (1979) di Costa Gavras, nella parte di Galba.
Grazie alla dizione rigorosa, Romolo Valli ha spesso prestato la sua voce al cinema come doppiatore. Uno degli esempi più memorabili di questa attività è la voce del narratore nella versione italiana di Barry Lyndon di Stanley Kubrick. Vi sono, inoltre, i doppiaggi di Anthony Franciosa in Senilità, Anthony Sharp in Arancia meccanica, Alain Cuny in La dolce vita, Lou Gilbert in Giulietta degli spiriti e la voce narrante in E venne un uomo.
Negli ultimi anni ’70 Romolo Valli è stato Direttore stabile del Teatro Eliseo di Roma e Direttore artistico del Festival dei Due Mondi di Spoleto. La notte del 1 febbraio 1980, a soli 54 anni, è rimasto vittima di un fatale incidente stradale sulla via Appia Antica, a Roma. Da allora il Teatro Municipale della sua città natale porta il suo nome. La sua morte ha segnato l’uscita di scena di un instancabile protagonista della vita culturale italiana: “Di lui, in genere, nell’ambiente del teatro, non vedo e non sento recepito l’ esempio. Forse è un sintomo di quanto Romolo fosse irripetibile per doti e intuizioni. La sua capacità più moderna e provocatoria consisteva nel porre limiti a se stesso, nel coltivare cioè doti di manager, di intellettuale e di splendido attore, senza però ammantarsi o vantarsi anche di capacità di regista, di poeta, di scenografo, di traduttore.” (Giuseppe Patroni Griffi).
In Gruppo di famiglia in un interno di Luchino Visconti
Irriconoscibile con Jane Fonda in Barbarella
Holocaust 2000
Il testimone deve tacere
Con Claudia Cardinale in La ragazza con la valigia
La vendetta della signora
La viaccia
Policarpo ufficiale di scrittura
Con Rossanna Schiaffino in Scacco alla regina
Un attimo una vita
1980 Chiaro di donna
1977 Holocaust 2000
1977 L’avvocato del diavolo
1977 Un attimo una vita
1977 Un borghese piccolo piccolo
1976 Novecento
1974 Nipoti miei diletti
1974 Gruppo di famiglia in un interno
1974 Il testimone deve tacere
1974 Così è (se vi pare) (Film TV )
1972 Che?
1972 Paulina 1880
1971 Giù la testa
1971 Er più: storia d’amore e di coltello
1971 Morte a Venezia
1970 Il giardino dei Finzi Contini
1970 L’amica delle mogli (Film TV )
1969 Scacco alla regina
1968 Barbarella
1968 La scogliera dei desideri
1967 La fiera delle vanità (Serie TV)
1967 Non stuzzicate la zanzara
1966 Il marito è mio e l’ammazzo quando mi pare
1965 La mandragola
1965 I complessi
1965 Il successo (Film TV )
1965 Sei personaggi in cerca d’autore (Film TV )
1964 La costanza della ragione (uncredited)
1964 La vendetta della signora
1963 I fuorilegge del matrimonio
1963 Confetti al pepe
1963 Il gattopardo
1963 Il giorno più corto
1962 Una storia milanese
1962 Peccati d’estate
1962 Boccaccio ’70
1961 Le donne di buon umore (TV Movie)
1961 Un giorno da leoni
1961 La viaccia
1961 La ragazza con la valigia
1960 Il carro armato dell’8 settembre
1960 I piaceri del sabato notte
1960 Jovanka e le altre
1959 La grande guerra
1959 Policarpo ‘ufficiale di scrittura’
1954 Il piacere dell’onestà (Film TV )
Così è se vi pare
Enrico IV
Il mercante di Venezia
Il piacere dell’onestà
Il valzer dei cani
La fiaccola sotto il mogio
L’amica delle mogli
Sei personaggi in cerca d’autore
Spettri
Pubblicità del Martini,con Marina Malfatti
Nello sceneggiato tv La fiera delle vanità
La presentazione dello sceneggiato Tv dedicato a Ligabue
Un mese in campagna
La compagnia dei giovani
Nel camerino del Teatro Ariosto
In radio,nel programma Gran Verietà
Erna Schurer
Negli anni sessanta, nel cinema italiano, c’era un’abitudine diffusa: quella di assumere pseudonimi stranieri.
Questo fenomeno si diffuse anche a causa di una spiccata esterofilia degli spettatori e dei produttori i quali preferivano
lanciare nel campo cinematografico personaggi provenienti dai floridi mercati americani, inglesi ecc.
In virtù di questo, attori come Massimo Girotti,Carlo Pedersoli,Erika Colombatti ecc. si trasformarono in Terence Hill, Bud Spencer e Erika Blanc.Una moda,potremmo definirla così,alla quale non sfuggirono nemmeno i registi: anche Sergio Leone scelse di chiamarsi Bob Robertson e Barboni si trasformò in Clucher.
Così l’italianissima,napoletana, Emma Costantino divenne Erna Schurer,nome con il quale girerà 39 pellicole e parteciperà a qualche
format tv.
Bionda,molto carina,fisico da modella, la Schurer entrò da subito nel mondo dello spettacolo,lavorando con il più prestigioso dei registi teatrali,quel Giorgio Strehler che formerà molti prestigiosi nomi dello stesso teatro.
Contemporaneamente Erna lavorò come fotomodella per Harper’s Bazaar e Vogue,dove il suo fisico longilineo e la sua bellezza le spalancarono le porte verso un lusinghiero successo nel campo della moda.
Carnalità
Insolitamente bruna nel film Che notte quella notte!
Alla ricerca di emozioni e di avventura,Erna finirà per trasferirsi a Londra, in attesa del momento giusto per entrare nel mondo del cinema.
Nel 1960 arriverà il suo primo film,Il rossetto di Damiano Damiani e in seguito Wanted Johnny Texas di Emimmo Salvi,28 minuti per 3 milioni di dollari di Maurizio Pradaux,Lola Colt di Siro Marcellini e La battaglia dell’ultimo panzer di José Luis Merin.
Si tratta di piccoli ruoli che costituiscono finalmente l’attesa occasione per mettersi in mostra;come racconta,per poter andare avanti,in un mondo competitivo, devi accettare tutto:
“I distributori ti chiedevano,quà la scena di sesso,là la scena di sangue,questo e quell’altro…
E tante volte non avevano nemmeno letto magari la sceneggiatura che gli presentavi.Se facevi una cosa tutta intellettuale,la distribuzione insomma
non ti dava una lira.I registi come gli attori erano quindi costretti a scendere a questi compromessi,a meno che non avessero i mezzi per prodursi da soli.Molte volte,diventando amica dei registi,mi rendevo conto delle loro problematiche,della loro necessità di restare legati ad un certo tipo di cinema,nonostante avessero tutti i numeri per fare cose diverse…”.
Erotissimo
Nel 1969 Alberto Cavallone la sceglie per il ruolo da protagonista accanto a Beryl Cunningham nel thriller con sfumature erotiche
Le salamandre.
Il ruolo di Ursula le fruisce una vasta visibilità;il suo fisico praticamente perfetto,messo a nudo quel tanto che era possibile mostrare in un
periodo di forte moralismo,in estremo contrasto con quello della Beryl Cunningham, diametralmente diversa, finisce per applicarle l’etichetta di reginetta dell’erotismo.
In una intervista concessa a Davide Pulici apparsa sul mensile specializzato Nocturno,la Schurer ricorda tra l’altro di aver scelto lo pseudonimo
utilizzato come omaggio ad una sciatrice tedesca,Erna Scheurer e di aver poi modificato in Schurer il cognome per gli errori di scrittura sui manifesti cinematografici.
Il castello dalle porte di fuoco
A proposito di Le salamandre racconta:”Era una sceneggiatura che all’inizio non era stata giudicata abbastanza interessante.I distributori poi inserirono la storia di questo rapporto lesbico tra me che facevo la fotografa e la modella di colore…intendiamoci,rivisto con gli occhi di oggi,era una cosa da educande. Insomma,finalmente si riuscì a distribuirlo bene,anche perchè nel film entrò Aldo Adobbati,il quale mise giganteschi manifesti ovunque,lo lanciò e il film incassò uno sproposito.” (oltre un miliardo di lire ndr.)
Il successo di Le salamndre la porta ad un contratto per il film Erotissimo di Gerard Pires,nel cui cast c’è Annie Girardot;nel frattempo studia per diventare regista,la sua passione.
Come racconta, “mio zio era regista di documentari,quindi volevo un pò seguire questa strada.Anche perchè mi sembrava mi permettesse come donna di dare qualcosa di più. Allora non era come oggi;la donna doveva essere bella e basta.A me invece sarebbe interessato fare qualcosa di diverso,tanto di belle ce n’erano trecentomila…”
Nel 1969 gira un altro film che amplia notevolmente la sua popolarità.
Si tratta di La bambola di Satana,diretto da Ferruccio Casapinta nel quale è Elisabeth,una ricchissima ereditiera che verrà coinvolta in un complotto per assassinarla e che sopravviverà grazie ad una investigatrice che smaschererà i colpevoli.
Il film,pur essendo a tutti gli effetti un B movie,ottiene un discreto successo tanto da essere scritturata,nuovamente come protagonista,per il pruriginoso Le altre di Renzo Maietto,storia di un amore lesbico nella quale due compagne decidono di procreare un figlio.
Un film scandalo che dipinge ancora di più la fama di Erna come attrice trasgressiva.
Il cineromanzo del film Le tue mani sul mio corpo
In realtà, come racconta nell’intervista a Pulici, l’attrice non si sentiva tale e non amava le scene di nudo.
“Non amavo le scene di nudo gratuito anche se sembra scontato dirlo.Però nel momento in cui il nudo era giustificato,non avevo problemi…
Come si sa,si metteva sempre un cerotto che copriva le intimità,sia per gli uomini sia per le donne per cui non era mai un nudo.”
Nel 1970 interpreta tre film con un buon riscontro di pubblico;si tratta di Le Mans scorciatoia per l’inferno di Osvaldo Civirani accanto ad una giovane ed emergente Edwige Fenech,Il castello dalle porte di fuoco di José Luis Merino,un gotico horror nel quale ha il ruolo di protagonista mentre un’altra giovanissima destinata ad un lusinghiero successo,Agostina Belli,è relegata in un ruolo secondario,quello della cameriera Cristiana.
Nell’ultimo film di questo trittico lavora con Brunello Rondi,nell’erotico thriller Le tue mani sul mio corpo,accanto a Lino Capolicchio.
Sembra quindi lanciata verso un futuro scintillante,eppure resta sempre confinata in film di secondo piano.
Nel 1971 lavora in un ottimo film di Avallone,il thriller con connotazioni sovrannaturali Un gioco per Eveline.
Un aneddoto rivelato da Erna nella sua intervista:
“Il film era finanziato da un mafioso!Era uno che ci pagava mettendo i soldi dentro un giornale,me lo ricordo che veniva ogni fine settimana
con i soldi in questi cartoccetti.Una volta ebbi mal di denti e andai dal dentista con un taxi;raccontai al taxista che stavo girando un film a Mondello e che c’era questo signore che ci dava i soldi.
Scendendo dal taxi gli dico “quanto le devo” e lui ” ah no,no!Io non prendo i soldi,questo è un mafioso,che scherza?Mi fanno un cappotto di cemento e io sparisco…”.
Il tuo piacere è il mio
Le tue mani sul mio corpo
Il 1972 è per lei un anno intenso;lavora in I leoni di Pietroburgo di Siciliano,in un film con modesti mezzi e dagli esiti ancor più modesti,nel pretenzioso e irrisolto film di Rondi Valeria dentro e fuori,nel quale la protagonista è Barbara Bouchet,nel modestissimo La grande avventura di Scaramouche di Piero Pierotti ed infine fa il suo esordio sul piccolo schermo,nella riduzione televisiva Sorelle Materassi tratto dal famoso romanzo di Palazzeschi.
Da questo momento in poi la sua parabola cinematografica inverte il trend;lavora ancora con buona lena,ma non raggiunge mai la piena notorietà,restando confinata in un limbo in cui i lavori che le propongono appartengono,irrimediabilmente,a film di secondo piano.
Il tuo piacere è il mio di Claudio Racca (1973),un decamerotico scadente nonostante la presenza nel cast di Eva Aulin,Femi Benussi,Barbara Bouchet,Sylvia Koscina seguito nello stesso anno da Tecnica di un amore, film sibillino ed enigmatico di Rondi (accanto a Janet Agren) e La notte dell’ultimo giorno di Adimaro Sala non lasciano praticamente traccia e rappresentano solo numeri nel suo curriculum.
Nel 1974 è ancora Brunello Rondi a scritturarla per il Wip Women in prison Prigione di donne,nel quale ha una breve parte,un pò schiacciata dalla presenza di un nutrito cast femminile che include Martine Brochard e Marilu Tolo,Katia Christine e Cristina Galbó;il ruolo di Gianna è però interpretato con stile e bravura.
Il suo film più importante,Le salamandre
Dello stesso anno è il cinematograficamente invisibile Scusi, si potrebbe evitare il servizio militare?… No! di Luigi Petrini,accanto ad un’altra affascinante presenza del cinema sexy italiano,Orchidea De Santis.
Nel 1975 torna ad essere protagonista principale nel film di Imperoli Istantanea di un delitto,con discreti risultati al box office,mentre passa praticamente inosservato Furia nera di Demofilo Fidani;discreto successo invece per Carnalità, di Alfredo Rizzo,dove ruba la scena alla più famosa Femi Benussi.
Nel 1975 la troviamo ancora accanto alla Fenech nel thriller Nude per l’assassino,in una piccola parte,nel 1976 nel nazisploitation Le deportate della sezione speciale SS.
Sono ormai le sue ultime prove di un certo rilievo;Erna lavora sempre meno,stanca di un cinema che non offre più alcun appagamento alle sue ambizioni e che,d’altro canto,è in fase declinante.La crisi morde,e se è vero che i suoi due lavori successivi,ovvero La vergine, il toro e il capricorno e Che notte quella notte! di Ghigo De Chiara hanno buone ambizioni,in realtà
la lasciano abbastanza in ombra,relegata in ruoli di contorno.
Nude per l’assassino
Due apparizioni in tv,qualche lavoro con lo stesso mezzo in cui tenta di riciclarsi,ma null’altro.
Dopo il pessimo Baila guapa,di Adriano Tagliavia del 1979 che monta una storiella per sfruttare il successo televisivo della trasmissione Disco ring e sopratutto della bellissima Gloria Piedimonte che ballava la sigla dei Bus Connection,Erna abbandona praticamente lo schermo.Tornerà nel 1987 in una piccola parte,quella di una guida delle catacombe nel film Spettri,diretto da colui che l’aveva in pratica fatta scoprire,Avallone.
Una carriera decisamente in chiaro scuro,quella di Erna Schurer;qualche buona prova,ma limitata al cinema bis;che,beninteso,aveva un pubblico numericamente non indifferente ma che in pratica limitava pesantemente la carriera di un’artista, condannandola ad una fama effimera.
Ma a sentire lei la cosa non le ha creato alcun problema; il teatro con Ugo Gregoretti, Garinei & Giovannini, Mario Missiroli le ha dato qualche soddisfazione,cosi come la partecipazione a trasmissioni tv come Sereno variabile e Domenica insieme.
Con Janet Agren in Tecnica di un amore
Wanted Johnny Texas
Valeria dentro e fuori
Un gioco per Eveline
Nel suo ultimo film,Spettri
Sortilegio
Prigione di donne
Panzer division
Nude per l’assassino
Lola Colt
Le tue mani sul mio corpo
Le Mans scorciatoia per l’inferno
Le deportate della sezione speciale SS
Le altre
La grande avventura di Scaramouche
La battaglia dell’ultimo panzer
La bambola di satana
Ancora da La bambola di satana
La vergine,il toro e il capricorno
I leoni di Pietroburgo
28 minuti per 3 milioni di dollari
Nel fotoromanzo Satanik
Nel fotoromanzo Jacques Douglas della casa editrice Lancio
Due sequenze del fumetto fotoromanzo Killing
1987 Spettri
1979 Baila guapa
1979 Bactron 317 ou L’espionne qui venait du show
1978 Giorno segreto (Serie Tv)
1977 Reporter’s Story (Serie Tv)
1977 Che notte quella notte!
1977 La vergine, il toro e il capricorno
1976 Lo sceicco la vede così’
1976 Le deportate della sezione speciale SS
1975 Les lesbiennes
1975 Due Magnum .38 per una città di carogne
1975 Nude per l’assassino
1975 Furia nera
1975 Istantanea per un delitto
1974 Carnalità
1974 Scusi, si potrebbe evitare il servizio militare?… No!
1974 Prigione di donne
1974 Il romanzo di un giovane povero
1973 La notte dell’ultimo giorno
1973 Tecnica di un amore
1973 Il tuo piacere è il mio
1972 La grande avventura di Scaramouche
1972 Sorelle Materassi (Serie tv)
1972 Valeria dentro e fuori
1972 I leoni di Pietroburgo
1971 Un gioco per Eveline
1970 Le tue mani sul mio corpo
1970 Il castello dalle porte di fuoco
1970 Le Mans scorciatoia per l’inferno
1969 Le altre
1969 La bambola di Satana
1969 Erotissimo
1969 Le salamandre
1969 La battaglia dell’ultimo panzer
1967 Lola Colt
1967 28 minuti per 3 milioni di dollari
1967 Wanted Johnny Texas
1960 Il rossetto
Claudine Auger
Claudine Auger nasce a Parigi il 26 aprile 1941.
All’anagrafe è Claudine Oger;da ragazza frequenta il College San Giovanna d’Arco e subito dopo il Conservatorio.
E’ una bellissima ragazza,viene immediatamente notata da agenti cinematografici e pubblicitari.
Così vince il titolo di Miss Francia e partecipa alle selezioni di Miss mondo.
L’esordio cinematografico è in un microscopico ruolo,ma di quelli che contribuiscono sicuramente a far parlare di se;si tratta del film Le testament d’Orphée del grande maestro Jean Cocteau.
Ha solo 18 anni quando conosce e sposa lo sceneggiatore e regista Pierre Gaspard-Huit;l’uomo ha 41 anni,23 più di lei ma per la carriera cinematografica di Claudine sarà un incontro professionale molto importante.
Nel 1960 lavora in Gioventù nuda,ancora con un grande regista,Marcel Carnè e l’anno successivo in Les moutons de Panurge di Jean Girault nel ruolo di Monique e sopratutto con un nome diverso,non più Claudine Auger ma Elena Cardy.
Dopo una breve ma importante partecipazione ad uno sceneggiato Tv per la Francia,Le théâtre de la jeunesse partecipa al film collettivo diretto tra gli altri da Godard,De Brocha e Vadim, I sette peccati capitali.
Agli ordini del fuhrer e al servizio di sua maestà
Aragosta a colazione
Sta per iniziare la svolta della sua carriera.
A ventuno anni è splendida e ha sicuramente discrete doti recitative;grazie ai buoni uffizi di suo marito,ottiene la parte di Isabelle de Sanit Mars nel film di Henry Decoin L’uomo dalla maschera di ferro,accanto alla star francese Jean Marais,a Sylva Koscina,Jean Rochefort.
Il film,ispirato al ciclo di Dumas dei Moschettieri (in particolare all’ultimo capitolo,Il Visconte di Bragelonne) ottiene un discreto successo e finalmente Claudine si mette in mostra,anche e sopratutto per la sua notevole bellezza.
Dopo aver lavorato in Amore alla francese di Robert Parrish,nel 1963 lavora in Italia per la prima volta.
Resterà legata al cinema italiano,grazie anche a Mario Camerini che le affida il ruolo di Amrita nei due film che dirige quell’anno,
Kali Yug, la dea della vendetta e Il mistero del tempio indiano.
Ancora due anni di lavori discreti,come La notte del desiderio di Hans Albin e Peter Berneis,Una bella grinta di Giuliano Montaldo e Yoyo di Pierre Etaix ed ecco che arriva il film della vita,quello che le cambierà la vita e le darà fama internazionale.
Mentre è in vacanza a Nassau lo sceneggiatore e produttore Kevin McClory la nota e le chiede di fare un provino per il film che sta producendo.
Si tratta di Agente 007 Thunderball,che sarà diretto da Terence Young;il ruolo di Domino,che doveva essere affidato ad un’attrice italiana
la porta alla ribalta internazionale.Siamo nel periodo in cui un film con Connery rappresenta un formidabile trampolino di lancio (ben lo sa Ursula Andress) e la sua bellezza,il suo fascino bucano lo schermo e la trasformano in una star.
Due fotogrammi dal film Escalation
Così fioccano le offerte e nel solo 1966 gira 4 film,tutti tra l’altro di buon livello.
– L’uomo di Casablanca di Jacques Deray,storia che la vede protagonista nei panni di una donna a capo di una banda di gangster;
– Operazione San Gennaro di Dino Risi,dove interpreta Concettina nel film che racconta il tragicomico tentativo di furto del tesoro di san Gennaro;
– Agli ordini del fuhrer e al servizio di sua maestà di Terence Young nel quale è Paulette,film ispirato alla storia della celebre spia Eddie Chapman;
A 25 anni è diventata un’attrice famosa in tutto il mondo.
Ma la sua carriera sembra bloccata in ambito europeo,il cinema americano che è il più importante non sembra prenderla in considerazione.
Comunque sia,chiude l’anno come interprete di punta del film L’arcidiavolo di Ettore Scola al fianco di Vittorio Gassman nel quale è Maddalena De Medici,la donna che salva il diavolo Belfagor e alla fine ne condivide la sorte terrena.Famosa la scena in cui Gassman la denuda improvvisamente mostrandola al popolo fiorentino.
Flemmes sur l’adriatique
Flic story
La vita privata dell’attrice è molto riservata.
Rilascia poche interviste e sopratutto nonostante la notorietà non da scandali o mostra eccessi tipici di altre star del cinema.
Nel 1967 lavora in due film,Gioco di massacro di Alain Jessua al fianco di Jean-Pierre Cassel nel quale è la moglie di Pierre,fumettista che vivrà con
lei una sconcertante avventura e Il padre di famiglia di Nanni Loy al fianco del duo Tognazzi-Manfredi.
Una costante della carriera della Auger,questa.
Il cinema italiano sembra credere molto più in lei di quanto faccia il resto della cinematografia mondiale.
Va detto che dopo gli esordi con le particine nei film dei grandi Cocteau e Carnè in realtà mancherà,nella sua carriera,un altro film che ne rinverdisca
la fama legata al personaggio della Bond girl.

Nel 1968 sono ben 5 i film che gira:
– Le dolci signore di Luigi Zampa,dove divide il set con un’altra famosa Bond Girl,Ursula Andress;
– La battaglia del Mediterraneo,di Alexandre Astruc e Stjepan Cikes,mediocre pellicola a sfondo bellico di scarso successo;
– Scusi, facciamo l’amore? di Vittorio Caprioli,per una volta regista,commedia girata al fianco di Pierre Clementi,storia di un giovane mantenuto con finale beffa;
– I bastardi,di Duccio Tessari,accanto a star come Rita Hayworth e Klaus Kinskj;
– Love Birds – Una strana voglia d’amare,di Mario Caiano,una strana storia in bilico tra il paranormale e l’erotico,film tra ii più difficili da reperire.
Gioco di massacro
I bastardi
Nonostante la grande popolarità raggiunta,la sua carriera sembra non avere sviluppi importanti;i film che le offrono sono produzioni poco ambiziose.
Nel 1969 gira un solo film,Come ti chiami amore mio di Umberto Silva accanto a Tina Aumont.
Poi il black out;per due anni resta ferma,ma è grazie al cinema italiano che ritorna in auge,con due thriller di ottima fattura,come La tarantola dal ventre nero di Paolo Cavara accanto alla Bouchet e Giannini e sopratutto lo splendido Reazione a catena di Mario Bava,nel quale è protagonista assoluta e nello anno,il 1971,due film abbastanza osè per lei che tradizionalmente è ostile a mostrarsi senza veli sullo schermo.
Si tratta di Un po di sole nell’acqua gelida di Jacques Deray e di Equinozio di Ponzi,quest’ultimo un film quasi sperimentale letteralmente diventato un invisibile.
Chiude la parentesi italiana con Ricatto alla mala,brutto film diretto da Antonio Isasi-Isasmendi e con Gli ordini sono ordini di Franco Giraldi accanto a Monica Vitti.
Nel 1974 e 1975 gira poca roba e non memorabile,più che altro per le partecipazioni abbastanza brevi;sarà con Flic Story di Deray,che non l’ha dimenticata a ritrovare visibilità.
La notte del desiderio
Nel frattempo appare in serie tv mai distribuite in italia,come Medical Center e Les oiseaux de Meiji Jingu oppure in film assolutamente mediocri come La dynamite est bonne à boire e L’intrepide.
Lentamente,ma inesorabilmente,sta diventando un’attrice adatta al ruolo di comprimaria piuttosto che adatta a quelli da protagonista;a giocare è sicuramente la sua innata riservatezza,la lontananza dai riflettori,la sua scarsa disponibilità alle interviste, a quello che oggi chiamiamo glamour,ovvero il complesso dell’immagine,del pettegolezzo,della presenza fisica ad avvenimenti mondani.
C’è anche a complicare la carriera la scelta di qualche titolo sbagliato come Metti le donne altrui ne lo mio letto…di Ramón Fernández.
Con Pane, burro e marmellata di Capitani ritorna a lavorare con il cinema italiano che è quello che in fondo le da maggiori soddisfazioni alternando comunque il lavoro con produzioni francesi come Morti sospette,ancora una volta per la regia di Deray.
Le ombre fosche che iniziano ad addensarsi sul cinema,che inizia a vivere un periodo di preoccupante crisi la porta a diradare gli impegni;a parte la partecipazione allo sfortunato Viaggio con Anita di Mario Monicelli,nessun titolo memorabile nel suo palmares.
A parte una breve apparizione nel modesto Prestami tua moglie,tarda commedia sexy datata 1980 per la regia di Giuliano Carnimeo,si hanno notizie della bella Claudine solo per una serie di partecipazioni a film per la tv,come Fregoli (1981)
Un po di sole nell’acqua gelida
Due fotogrammi tratti da L’arcidiavolo
Per tre anni lavora esclusivamente per la tv in opere da noi sconosciute,come Great Performances,Les secrets de la princesse de Cadignan,BBC2 Playhouse,Die goldenen Schuhe e Die Französin.
Al cinema torna nel 1984 con Posti segreti di Zelda Barron e al cinema italiano con l’erotico L’iniziazione di Gianfranco Mingozzi,nel quale è la madre del giovane playboy Roger.
Dopo un ruolo marginale in Il frullo del passero accanto ad Ornella Muti,Claudine dedica più spazio e tempo alla tv tanto da partecipare ad una decina di produzioni,alcune delle quali di buon successo come Una grande storia d’amore di Duccio Tessari del 1988,Oggi ho vinto anch’io 1989,l’importante ruolo di Matilde Linori nella quinta serie della Piovra.
Il suo ultimo lavoro cinematografico risale ormai a oltre 20 anni fa,Los hombres siempre mienten di Antonio del Real mentre l’ultimo lavoro televisivo è Il rosso e il nero del 1997.
Attrice discreta,molto riservata,la Auger aveva tutti i numeri per diventare una stella di prima grandezza;ma probabilmente la cosa non la ha mai attirata veramente tanto ed è così restata ai margini,lavorando con costanza ma difendendo la sua privacy.Non rilascia volentieri interviste e sopratutto non ama parlare di quel ruolo nel film di 007 che le ha dato si fama,ma che la ha anche condizionata pesantemente.
Come ti chiami amore mio
Emmenez moi au Ritz
Les oiseaux de Meiji Jingu
Gli ordini sono ordini
Il mistero del tempio indiano
Il mistero del triangolo delle Bermude
Il padre di famiglia
Il triangolo delle Bermuda
La battaglia del Mediterraneo
La nasse
La Piovra 5
La tarantola dal ventre nero
La vera storia di Eddy Chapman
Le dolci signore
Le théâtre de la jeunesse
Les secrets de la princesse de Cadignan
L’iniziazione
Love Birds – Una strana voglia d’amare
L’uomo dalla maschera di ferro
L’uomo di Casablanca
Metti le donne altrui ne lo mio letto…
Monsieur Il
Morti sospette
Operazione San Gennaro
Pane burro e marmellata
Prestami tua moglie
Reazione a catena
Ricatto alla mala
Scusi facciamo l’amore?
Summertime killer
Tenente del diavolo
The Memoirs of Sherlock Holmes
Agente 007 Thunderball
Un orage immobile
Viaggio con Anita
Yoyo
Metti le donne altrui ne lo mio letto
1997 Il rosso e il nero (TV Movie)
1995 Un orage immobile (TV Movie)
1995 Los hombres siempre mienten
1994 L’ombra della sera (TV Movie)
1994 The Memoirs of Sherlock Holmes (TV Series)
1992 Il sale sulla pelle
1990 La bocca
1990 La piovra 5 – Il cuore del problema (TV Mini-Series)
1990 Haute tension (TV Series)
1989 Oggi ho vinto anch’io (TV Movie)
1988 Un amore di donna
1988 Una grande storia d’amore (TV Movie)
1988 Il frullo del passero
1987 Qui c’est ce garçon? (TV Mini-Series)
1987 L’iniziazione
1985 Il pentito
1984 Posti segreti
1984 Tenente del diavolo (TV Movie)
1983 Die Französin (TV Movie)
1983 Die goldenen Schuhe (TV Mini-Series)
1983 Credo (TV Movie)
1982 BBC2 Playhouse (TV Series)
1982 Les secrets de la princesse de Cadignan (TV Movie)
1981 Asalto al casino
1981 Great Performances (TV Series)
1981 Fregoli (TV Mini-Series)
1980 Prestami tua moglie
1980 Fantastica
1979 Il mio socio
1979 Viaggio con Anita
1979 Aragosta a colazione
1978 La Nasse (TV Movie)
1978 Morti sospette
1978 Il triangolo delle Bermude
1977 Pane, burro e marmellata
1977 Emmenez-moi au Ritz (TV Movie)
1977 Spia – Il caso Philby (TV Movie)
1976 Metti le donne altrui ne lo mio letto…
1976 Il colpaccio
1975 Flic Story
1975 L’intrépide
1974 La dynamite est bonne à boire
1974 Borsalino & co.
1974 Les oiseaux de Meiji Jingu (TV Series)
1972 Gli ordini sono ordini
1972 Medical Center (TV Series)
1972 Ricatto alla mala
1971 Equinozio
1971 Un po’ di sole nell’acqua gelida
1971 Reazione a catena
1971 La tarantola dal ventre nero
1969 Come ti chiami, amore mio?
1969 Love Birds – Una strana voglia d’amare
1968 I bastardi
1968 Scusi, facciamo l’amore?
1968 La battaglia del Mediterraneo
1968 Escalation
1968 Le dolci signore
1967 Il padre di famiglia
1967 Gioco di massacro
1966 L’arcidiavolo
1966 Agli ordini del fuhrer e al servizio di sua maestà
1966 Operazione San Gennaro
1966 L’uomo di Casablanca
1965 Agente 007 – Thunderball: operazione tuono
1965 Yoyo
1965 Una bella grinta
1964 Alerte à Orly (TV Mini-Series)
1964 La notte del desiderio
1964 La caméra explore le temps (TV Series)
1963 Il mistero del tempio indiano
1963 Kali Yug, la dea della vendetta
1963 Amore alla francese
1962 L’uomo dalla maschera di ferro
1962 I sette peccati capitali
1961 Le théâtre de la jeunesse (TV Series)
1961 Les moutons de Panurge
1960 Gioventù nuda
1960 Le testament d’Orphée, ou ne me demandez pas pourquoi! Non accreditata
1958 L’amante pura Non accreditata
Monica Vitti la carriera di una diva
Vi ricordo che nel post I link di Filmscoop rarità cinematografiche complete su You tube troverete gli aggiornamenti ai film completi anni 60-70-80
presenti in rete https://filmscoop.wordpress.com/2016/01/02/i-link-di-filmscoop-rarita-cinematografiche-complete-su-you-tube/
L’avventura
Le dritte
La notte
L’eclisse
Il castello in Svezia
Alta infedeltà
Deserto rosso
Il disco volante
Le bambole
Modesty Blaise la bellissima che uccide
Le fate
Fai in fretta a uccidermi ho freddo
Ti ho sposato per allegria
La cintura di castità
La ragazza con la pistola
La donna scarlatta
Amore mio aiutami
Dramma della gelosia tutti i particolari in cronaca
Nini Tirabusciò la donna che inventò la mossa
Le coppie
La pacifista
La supertestimone
Teresa la ladra
Polvere di stelle
Il fantasma della libertà
L’anatra all’arancia
Il mistero di Oberwald
Non ti conosco più amore
Il tango della gelosia
Io so che tu sai che io so
Con Adriano Celentano
Monica Vitti e Nino Manfredi
Con Riz Ortolani
Con il Maestro Bunuel e Jean Claude Brialy
Tre miti:Moniva Vitti,Anna Magnani e Silvana Mangano
Con Michelangelo Antonioni
Monica Vitti e Giorgio Albertazzi
Con Claudia Cardinale
Con Alain Delon
Con Francisco Rabal
Monica Vitti e Gabriele Ferzetti
Con Giulio Bosetti
Con Dustin Hoffman
Con Jean Pierre Cassell
Con Mario Monicelli
Con Marcello Mastroianni
Con Mariangela Melato
Con Maria Grazia Buccella
Con Andy Wahrol
Ancora con Mastroianni
Con Richard Harris
Con Enrico Maria Salerno
Con Claudia Cardinale,Catherine Spaak e Britt Ekland
Con Terence Stamp
Con Tony Curtis
Con Vittorio Gassman
Con Marcello Mastroianni e Giancarlo Giannini
Con Alberto Sordi e Nino Manfredi
TV
Anteprima 1964
Canzonissima 1971
Canzonissima 1972
Cinelandia 1959
Gente che va gente che viene
Loro e il pascia
Presente durante la notte dell’allunaggio
Lumie di Sicilia
Mont Oriol 1958
Quel buon diavolo di commissario 1964
Marilyn Monroe portrait
Questo articolo è un omaggio ad una diva,attrice,ma prima di tutto donna diventata un mito.
E’ anche di gran lunga il post con il più grande numero di immagini,ben 160, scelte attraverso la sterminata serie di foto
scattate a Marilyn.
Una scelta particolare,con foto poco conosciute,tenere,sexy;foto che testimoniano la sua straordinaria bellezza.
Ne approfitto per farvi gli auguri di un sereno Natale;e oltre a farli a voi,voglio farli ad una carissima amica diventata per me
un punto fermo e una presenza costante,l’unica vera consolazione di un anno personalmente orribile.
Ylva è la persona migliore in cui potessi imbattermi.Una vera amica,un rifugio sicuro,una persona pulita.
Ed è a lei che va il mio personalissimo grazie,vanno i miei auguri e la dedica di questo articolo.
Sereno Natale a tutti
Ero un bimbo,e appresi dalla tv,in una calda giornata di agosto,che quella signora biondissima e bellissima,dallo sguardo dolce,se n’era andata.
L’idea della morte da bambino è un concetto astruso.
Così ci vollero anni per capire appieno il significato della sua scomparsa.
Negli anni settanta acquistai cinque poster con la sua immagine,che andarono ad aggiungersi al poster del Che,a quello del viet con la scritta Why? e al poster di Bakunin.
Così,ogni volta che entravo nella mia cameretta,il suo volto mi guardava da tutte le angolazioni.
Un volto in cui molti leggevano una sfida erotica,o anche la banalità di un cervello poco fertile.
Io leggevo dietro lo sguardo,e ci vedevo un’ansia di vivere mescolata al sottile e strisciante mal d’essere.
La su immagine di donna nel corso degli anni è stata associata a quella di una persona sfortunata,a cui tutti hanno tolto qualcosa.
I suoi mariti,i suoi innumerevoli amanti.
Eppure mi è sempre sembrato che lei non appartenesse a nessuno:come se avesse ceduto temporaneamente il suo corpo,la sua bellezza,ma avesse conservato religiosamente la sua anima.
Grande attrice,capace di sorridere come un’oca,lei che oca non era.
Un’immagine di sano erotismo,che sembrava seguire sorniona gli sguardi degli uomini fissi su di lei.
Forse è vero che la sua fama è cresciuta a dismisura per il fatto di essere morta giovane.Ma è indubbio che le sue doti di simpatia e di umanità travalicavano la sua immagine pubblica.
Le donne non vedevano in lei una rivale pericolosa.
Vedevano oltre quel suo sguardo sognante e sbarazzino.
E le concedevano la loro simpatia.
Quarant’anni dopo,il suo mito,nato molto prima della sua tragica morte,continua ad essere ben presente,come in nessun altro caso di star del cinema.
E’ vero,a lei il tempo ha risparmiato le crudeli rughe,la vecchiaia.
Ma nella sua immagine di donna sorridente,in quel suo essere nonostante tutto altera e semplice,nel suo sguardo che supera le barriere del tempo c’è qualcosa che non potrà non colpire anche uno spettatore del futuro.
Un pò come Monna Lisa,guarda verso lo spettatore,immobile e serena.
La confessione della signora Doyle
Niagara
Dangerous years
Scudda hoo scudda hay
I verdi pascoli del Wyoming
Somethings got to give
Orchidea bionda
Come sposare un milionario
Gli uomini preferiscono le bionde
La figlia dello sceriffo
Una notte sui tetti
Giungla d’asfalto
La tua bocca brucia
Eva contro Eva
L’affascinante bugiardo
Facciamo l’amore
Home town story
Le memorie di un dongiovanni
A qualcuno piace caldo
Il principe e la ballerina
Fermata d’autobus
Quando la moglie è in vacanza
Gli spostati
Follie dell’anno
Il poliziotto e il salmo
Matrimoni a sorpresa
Con Adele Jergens
Con suo marito Arthur Miller
Marilyn e Betty Grable
Marilyn e Billy Wilder
Marilyn con la Bacall e Bogart
con Marlon Brando
Marilyn e Cary Grant
Con Clark Gable
Marilyn e Montgomery Clift
Con David Wayne
con George Sanders
con Groucho Marx
Con Henry Hathaway
Con Bob e John Kennedy
Con il marito Joe Di Maggio
Con Joseph Mankiewicz
Con Gina Lollobrigida
Marilyn e Maria Callas
Con Robert Mitchum
Con Yves Montand
Con L.Olivier,Janet Leight e Arthur Miller
Con Ronald Reagan
Con Richard Widmark
Con Sammy Davis Jr.
Con Frank Sinatra
Marilyn e Tony Curtis
Vista da Andy Wahrol
Il primo matrimonio con Jim Dougherty
Da Norma Jean a Marilyn Monroe
Il celebre quadro di Wahrol
L’atto della sua nascita
Nino Manfredi Foto biografia
Monastero di Santa Chiara
Guardia,guardia scelta,brigadiere e maresciallo
Totò Peppino e la malafemmina
Susanna tutta panna
Guardia ladro e cameriera
Carmela è una bambola
Audace colpo dei soliti ignoti
Le pillole di Ercole
Il giudizio universale
Gli anni ruggenti
La parmigiana
La ballata del boia
Le bambole
I complessi
Io la conoscevo bene
Adulterio all’italiana
Operazione San Gennaro
Italian Secret Service
Riusciranno i nostri eroi a ritrovare…
Vedo nudo
Nell’anno del signore
Contestazione generale
Per grazia ricevuta
Roma bene
Pane e cioccolata
Attenti al buffone
Brutti sporchi e cattivi
Signore e signori buonanotte
In nome del Papa re
Cafè express
Nudo di donna
Spaghetti house
Grandi magazzini
Secondo Ponzio Pilato
Nino Manfredi e Maria Allasio
Con Nanni Loy
Con Sordi e la Vitti
Nino Manfredi e Claudia Cardinale
Con Vittorio De Sica e Mariangela Melato
Nella foto:Ettore Scola,Sofia Loren,Carlo Ponti e Nino Manfredi
Con Franco Brusati
Con Gina Lollobrigida e Monica Vitti
Con Luigi Magni
Con Michele Mercier
Paolo Panelli,Delia Scala e Nino Manfredi
Con Ugo Tognazzi
Con Virna Lisi
Con Vittorio Gassman
Con Catherine Spaak
Nino e Erminia Manfredi
Con Fulvia Franco
Con Lea Massari
Con Senta Berger
Con Stefania Sandrelli
Totò e Nino Manfredi
Con Vicky Ludovisi e Vittorio Gassman
Le avventure di Pinocchio
Linda e il brigadiere
Meglio tardi che mai
Un commissario a Roma
Una storia qualunque
Chiaroscuro
La notte di Pasquino
Un difetto di famiglia
Un posto tranquillo
La celebre pubblicità Lavazza
da Canzonissima
La piazzetta
Con Mina a Canzonissima
Nel Rugantino
Con Corrado a Canzonissima
Uno sketch a Carosello nel 1958
Lo sketch per la Locatelli
Con Don Lurio a Così per caso
Elizabeth
Il 7 settembre 1533 a Greenwich nasce Elisabetta I Tudor,regina d’Inghilterra e di Irlanda dal 1558 al 1603,data della sua morte.
Figlia di Enrico VIII Tudor e di Anna Bolena,la donna per la quale Enrico provocò lo scisma anglicano dalla chiesa cattolica di Roma
sarà la donna più importante dell’intera storia inglese,che dette il via ad un periodo di straordinaria prosperità per l’inghilterra sia
dal punto di vista meramente economico,sia da quello sociale e culturale (Shakespeare visse in questo periodo come Christopher Marlowe e Francis Bacon).
Il film parte dal 1558,anno in cui muore dopo soli cinque anni di regno la regina Maria Tudor,divenuta famosa storicamente con il poco lusinghiero
soprannome di Maria la sanguinaria (Bloody Mary)
Figlia di Enrico VIII e di Caterina di Aragona (figlia di Isabella e Ferdinando di Spagna),la legittima consorte del re d’Inghilterra,che Enrico ripudiò
proprio per sposare Anna Bolena,Maria sale al trono dopo che Edoardo VI d’Inghilterra (figlio della terza moglie di Enrico,Jane Seymour) aveva designato come successore sua cugina Jane Grey,che però rimase sul trono d’Inghilterra solo 9 giorni,in seguito alla rivolta popolare e politica che la considerava l’unica vera successore di Enrico.

La sua morte aprì una pericolosa crisi politica,accentuata anche dalla situazione economica disastrosa in cui versava l’Inghilterra.
E Elizabeth inizia proprio con una didascalia che ricorda il difficilissimo periodo in cui si venne a trovare l’Inghilterra all’indomani
della morte della regina Maria,con Elizabeth che ha 25 anni, è regina ma di fatto è osteggiata da parte della nobiltà.
La futura regina vergine è appena uscita dal confine angusto della casa di campagna in cui è stata relegata dalla sorellastra,
dopo essere stata prigioniera nella Torre di Londra con il serio rischio di essere giustiziata.
Per Elizabeth inizia un periodo difficilissimo,stretta tra gli obblighi di corte,la presenza ingombrante di sua cugina Maria Stuarda che è regina di Scozia e appoggiata dalla Francia nonchè dalla sua mortale nemica Maria Di Guisa e gli intrighi della stessa corte.
Unico alleato della neo regina è Francis Walsingham,uomo fidato e valido consigliere.
In campo sentimentale la regina è legata ad un vecchio amico d’infanzia,Robert Dudley, I conte di Leicester,che per tutta la vita sarà suo fedele e devoto amico nonchè amante (anche se nel film viene mostrato come l’uomo che la tradì,una grave inesattezza storica).
Pressata da William Cecil,che a nome della corte le chiede e la scongiura di prendere marito per evitare rischi alla successione alla corona,stretta
tra i suoi sentimenti per l’amato Robert e gli obblighi verso la sua nazione,seguiamo il percorso che costringerà la futura Regina vergine
a scegliere di non prendere marito,votando la sua intera esistenza alla grandezza dell’Inghilterra.
Che inizia con una grave sconfitta,quella riportata contro le truppe francesi guidate da Maria Di Guisa.

Elizabeth scampa anche a due gravi attentati,uno effettuato con un vestito intriso di veleno (a morire sarà una cameriera) e uno perpetuato da un monaco che nel film è assoldato da Papa Pio V (cosa storicamente falsa)
Grazie all’aiuto del fido Walsingham,Elizabeth si muove con coerenza e spietatezza;Maria Di Guisa viene assassinata proprio grazie a Walsingham mentre Maria Stuarda viene catturata e infine giustiziata.
In seguito la regina elimina tutti gli oppositori interni,decapitando in senso letterale buona parte della nobiltà ostile e esiliando Robert reo di
aver trattato con la Spagna il suo matrimonio.
Grazie ad Elizabeth,che si è rivelata anche una regina accorta e capace,l’Inghilterra si avvia ad una straordinaria età dell’oro che culminerà
nella vittoria nella guerra contro la Spagna e la sconfitta della Invncibile Armata (che vedremo nel secondo dei film dedicati alla regina vergine,Elizabeth The golden age)
Tutto pagato a caro prezzo,come la rinuncia agli affetti,ad una famiglia e a dei figli…
Elizabeth,film del 1998 diretto dal regista indiano Shekhar Kapur che dirigerà anche il seguito,Elizabeth: The Golden Age (2007) sembrerebbe una biopic ma in realtà non può nemmeno definirsi un film storico,per le troppe inesattezze ed errori che ne penalizzano la credibilità storica,anche se comunque resta un ottimo film in costume.
Le inesattezze vanificano in qualche modo il bel lavoro di ricostruzione ambientale e scenografico fatto dalla troupe;c’è da dire che però la sola interpretazione di Cate Blanchett vale il prezzo del biglietto.
L’espressione ieratica e pallida della regina vergine è resa dall’attrice australiana in maniera assolutamente impeccabile.
Tutta la gamma delle espressioni che un’attrice deve riservare ad un personaggio complesso e carismatico come Elisabetta I
sono affrontate dalla Blanchett con un realismo recitativo impressionante.

Infatti nel 1999 ebbe la nomination per questo film all’Oscar,battuta soltanto da Gwyneth Paltrow nell’altro film di stampo britannico Shakespeare in Love curiosamente ambientato proprio durante il regno della grande regina inglese.
Oscar che però non le sfuggirà nel 2005 come Miglior attrice non protagonista per The Aviator e nel 2014 come Miglior attrice protagonista per Blue Jasmine.
Eccellente il cast che fa da contorno alle vicende di Elizabeth;molto bravi Geoffrey Rush che interpreta Francis Walsingham,Joseph Fiennes che è Lord Robert (protagonista principale proprio di Shakespeare in love e che non ebbe l’Oscar per nessuno dei due film,Fanny Ardant nel ruolo di Maria Di Guisa,Richard Attenborough nella parte di William Cecil e l’ex calciatore Eric Cantona in quello di Monsieur de Foix.
Nota stonatissima la parte di Vincent Cassell nel ruolo del Duca D’Anjou raffigurata come un debosciato dedito al travestitismo;era un uomo di ben altro calibro e tra l’altro le trattative per il matrimonio tra lei e la regina d’Inghilterra non superarono mai la fase iniziale delle trattative.
Splendida la fotografia di Remi Adefarasin mentre la regia di Shekhar Kapur è priva di sbavature di rilievo,le scene di massa sono ben girate
e il film ha nerbo e qualità,a patto di dimenticare le troppe inesattezze storiche.
Un film tutto sommato di ampio respiro e mai noioso.
Consigliato.
Elizabeth
Un film di Shekhar Kapur. Con Cate Blanchett, Geoffrey Rush, Christopher Eccleston, Joseph Fiennes, Richard Attenborough, Fanny Ardant, Eric Cantona, Vincent Cassel, Kathy Burke, Edward Hardwicke, Emily Mortimer, John Gielgud, Liz Giles, Rod Culbertson, Paul Fox Biografico,durata 124 min. – Gran Bretagna 1998.
Cate Blanchett: Elizabeth
Geoffrey Rush: Francis Walsingham
Joseph Fiennes: Lord Robert
Fanny Ardant: Marie De Guise
Richard Attenborough: William Cecil
Christopher Eccleston: Thomas Howard
Eric Cantona: Monsieur de Foix
Vincent Cassel: Duca d’Anjou
Kathy Burke: Regina Mary Tudor
Edward Hardwicke: Conte di Arundel
Emily Mortimer: Kat Ashley
John Gielgud: Papa Pio V
Daniel Craig: John Ballard
Cate Blanchett è Elizabeth I
Christopher Eccleston è il Duca di Norfolk.
Fanny Ardant è Maria Di Guisa
Geoffrey Rush è Francis Walsingham
Joseph Fiennes è Lord Robert
Kathy Burke è la Regina Mary Tudor
Richard Attenborough è William Cecil
Vincent Cassel è il Duca D’Anjou
Roberta Pellini: Elizabeth I
Mariano Rigillo: Sir Francis Walsingham
Paolo Maria Scalondro: Duca di Norfolk
Vittorio Guerrieri: Robert Dudley
Gianni Musy: Sir William Cecil
Anne Marie Sanchez: Marie De Guise
Jacques Peyrac: Duca d’Anjou
Lorenza Biella: Regina Mary Tudor
Barbara Berengo: Kat Ashley
Regia Shekhar Kapur
Soggetto Michael Hirst
Sceneggiatura Michael Hirst
Produttore Tim Bevan, Eric Fellner, Alison Owen, Mary Richards
Fotografia Remi Adefarasin
Montaggio Jill Bilcock
Musiche David Hirschfelder
Scenografia John Myhre, Lucy Richardson e Peter Howit
“lo credo che il coraggio di un uomo si misuri dal modo in cui egli muore. Sono contento di morire per quello in cui credo, quindi tagliami la testa e fa’ di me un martire.”
“C’è così poca bellezza in questo mondo e così tanta sofferenza. Tu credi che Dio avesse questo in mente? Sempre che esista veramente un dio al di là di noi e dei nostri pensieri.”
“Noi mortali abbiamo molte debolezze, proviamo troppe emozioni. Facciamo troppo male. Troppo presto moriamo, ma abbiamo l’opportunità di AMARE.”
“Non mi avrete mai come moglie ne voi ne il duca di Spagna”
“Non voglio aprire finestre nelle anime degli uomini!”
“Io sono figlia di mio padre”
L’opinione di Raffaella dal sito http://www.mymovies.com
“So di avere il corpo di una debole e fragile donna, ma ho il cuore e il fegato di un re, e per giunta di un re d’Inghilterra”. Tali parole, proferite dalla regina Elisabetta I,
racchiudono l’essenza del suo agire, del suo operato, del suo pensiero, delineando la figura della più grande monarca che l’Inghilterra abbia mai avuto. Non a caso, il periodo elisabettiano,
nel quale si configura la nascita della nuova potenza mondiale, è una delle pagine più suggestive e affascinanti della storia inglese, celebrate dall’arte, dalla letteratura e, negli ultimi anni,
anche dal cinema. Il più recente adattamento cinematografico risale al 1998 con il film “Elizabeth” in cui a vestire i panni della superba regina è la bravissima Cate Blanchett che ci offre un’interpretazione indimenticabile.
Il percorso storico delineato ha inizio nel 1554, durante il regno di Maria Tudor, che governa un Paese dilaniato dall’instabilità religiosa e finanziaria e minacciato da Francia e Spagna. La cattolica sovrana promuove una furiosa persecuzione
di cui sono oggetto i protestanti e si accanisce contro la sorellastra, la principessa Elisabetta, con l’accusa di tradimento. Dopo la morte di Maria, Elisabetta sale al trono d’Inghilterra all’età di 25 anni e assicura al suo amante, Robert Dudley,
la cessazione dell’esilio. Elisabetta si mostra sin da subito una sovrana spregiudicata: favorisce i protestanti inimicandosi la Chiesa cattolica; rifiuta qualsiasi matrimonio d’interesse al fine di garantire l’autonomia dell’Inghilterra;
è oggetto di numerose cospirazioni che, grazie al suo fidato Walsingham, vengono alla luce: quindi i nemici vengono ineluttabilmente eliminati. Ora Elisabetta, la Regina Vergine, è la padrona assoluta del trono inglese e si dedica esclusivamente al potenziamento del suo Paese.
La ricostruzione storica è molto fedele e risulta sapientemente caratterizzata dalle magnifiche scenografie, dai sontuosi costumi, dal commento musicale che raggiunge l’apice della suggestione nella scena dell’investitura di Elisabetta. Il film, che ha ottenuto 7 nominations all’Oscar,
splende anche per le brillanti performance del cast, soprattutto della protagonista. Infatti, a rendere più coinvolgente la vicenda contribuisce la lettura moderna della figura di Elisabetta, che ci appare una donna molto vicina al nostro tempo, un’eroina determinata,
dotata di una grande forza d’animo e intraprendenza, capace di far cadere qualsiasi pregiudizio e dimostrando che, nella sua vulnerabilità di donna, si nasconde invece una dignità ineguagliabile.
L’opinione di Lord Holy dal sito http://www.filmtv.it
Definirlo una biografia sarebbe pretestuoso. L’elenco delle imprecisioni, degli errori e del mancato attenersi ai fatti documentati sarebbe interminabile. Piuttosto può essere considerato un dramma a carattere storico, che utilizza nomi ed eventi realmente accaduti riadattandoli per i propri scopi,
in una trama romanzata che si focalizza sulla commistione fra sentimento, religione e politica. Pur con qualche innegabile eccesso e cliché.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
Galbo
Nel 1533 Elizabeth Tudor, figlia di Enrico VIII, diventa regina di Inghilterra; il film è la storia dei primi 10 anni del suo regno. Il regista di origine indiana Kapur è abile nel ricreare il cupo clima di incertezza e di contrasti religiosi (tra cattolici e protestanti) di quel periodo storico.
La scenografia e i costumi sono efficaci, ma il vero punto di forza del film è il cast che si avvale della presenza di grandi attori dalla Blanchett, a Rush a Attenborough,Craig e Fiennes oltre a Gielguld nel ruolo del pontefice.
Rebis
L’occasione era quella di assistere alla storia dei colonizzatori nella prospettiva dei colonizzati: ma l’indiano Kapur non sembra interessato a riletture critiche quanto a mettere in capo un esercizio di estetizzazione che attinge a una oculata perizia tecnica e che ha i suoi apici nelle scene di danza:
l’esito complessivo è rigoglioso, magniloquente, a tratti gratuito. La sceneggiatura di Hirst mira all’enfasi shakespeariana. Nell’interpretazione della Blanchett s’infrange l’algore sanzionato dalla tradizione in nome di una passione che contrasta il rigore preteso dall’incertezza del potere.
Vstringer
Ricostruzione storica, con il minimo sindacale di tocchi romanzeschi, dell’avvio dell’era elisabettiana nell’Inghilterra ancora lacerata dalle lotte religiose. L’apparato scenico è sontuoso; il cast è folto, competente e ben assortito
(bene i soliti noti, menzione per l’insolito Eric Cantona nel ruolo di ambasciatore). La diafana Cate Blanchett, al suo debutto ad alto livello, mostra di essere perfettamente in parte. Peccato che la sensazione di deja vu che il film emana gli precluda lo status di “grande”.
Gugly
Sontuoso affresco dell’Inghilterra e tentativo di indagine della misteriosa regina vergine: da giovane anche lei voleva vivere e amare, ma la ragion di stato… Luci ed ombre, amore, complotti realmente accaduti che segneranno il destino della figlia di Anna Bolena e la porteranno
a sposare il regno anziché un dissoluto principe francese (lo spiritoso Vincent Cassel); la Blanchett è già eterea di suo per l’incarnato, ma dona l’acciaio alla sua regina come si conviene. In parte i volpini consiglieri.
Nando
La salita al trono d’Inghilterra della protestante figlia di Enrico VIII e Anna Bolena con il mostrarsi di tutte le contraddizioni del periodo in cui lotte intestine di religione infiammano i cuori. Un discreto affresco del periodo, anche se storicamente non impeccabile,
che può contare su opulente scenografie ed un cast di alto livello.
Belfagor
Sontuoso, raffinato affresco di una vita e di un regno, fra luci ed ombre. La regia di Kapur è efficace nel delineare la natura conflittuale dell’ascesa di Elisabetta I. Non ci sono molte sviolinate romantiche, ma l’impostazione lirica di certe scene crea dei momenti sinceramente toccanti.
Costumi eccellenti. Il cast, ricco di nomi celebri, offre delle ottime interpretazioni. Punto centrale del film è una splendida Cate Blanchett dal nobile pallore che si identifica pienamente con il personaggio della regina.
Greymouser
La Blanchett è una perfetta Elisabetta I, e il buon risultato ottenuto in questo film storico-biografico è dovuto soprattutto alla sua performance carismatica, oltre che all’ottimo cast in generale. Ciò ci porta a perdonare o chiudere un occhio rispetto ai numerosi svarioni storiografici e filologici,
oltre che verso un’eccessiva affabulazione che rende poco credibili certi passaggi e certe situazioni. Ma ben vengano lavori di questo genere, che attingono alla materia appassionante della storia che spesso si rivela grande soggettista.
Ale nkf
Davvero ottima la Blanchett nell’interpretare la regina Elizabeth: riesce a far emergere tutto quello che c’è di positivo nel vivere a corte, ma anche tutto quello che ne segue tra complotti e inganni come per esempio il tentato omicidio ai suoi danni. La regia di Kapur è solida e molto buono anche il resto del cast
(Geoffrey Rush e Richard Attenborough tra i tanti).
Ducaspezzi
Magnifico nella resa scenografica e costumistica, soddisfacente in quella registica e sorretto da uno svolgimento che – sulla scia della superba interpretazione della “regina bastarda” da parte di una Blanchett che sa essere magnetica e iconica e di tutto un cast che ben gli rifulge attorno,
finanche nel ruolo minore del calciatore-attore Eric Cantona – scorre via robusto e senza tentennamenti per tutta la sua lunga durata. La storia e le relazioni private dentro o attorno ad essa, con queste ultime che incidono ma senza che ne venga disturbo.
Tuxtucis
Sebbene il film non sia privo di pregi (in primo luogo i costumi e la recitazione), per gran parte della sua durata ancora più evidenti ne sono i limiti; in primo luogo la sceneggiatura, che privilegia in modo piuttosto superficiale l’aspetto sentimentale rispetto all’aspetto pubblico-politico.
Penosa la resa della corte francese e fastidiose le frequenti scene di danza. Il film tuttavia acquista vigore sul finale con un credibile crescendo drammatico.
Yoghi
Un bell’affresco del’inghilterra del 500, con Kate Blanchet che interpreta molto bene il ruolo di Elisabetta. Il cast è notevole la regia ben fatta. I costumi sono molto ricercati e sono ben evidenziate le lotte tra cattolici e protestanti dopo lo scisma voluto dal re Enrico VIII, padre di Elisabetta I, per poter sposare Anna Bolena,
madre di Elisabetta I (e avere l’erede maschio che la moglie Caterina D’Aragona non gli dava). In complesso un film piacevole che si vede molto piacevolmente.
Sophie Marceau
“Non volevo fare l’attrice,non volevo fare cinema:cercavo un lavoro per le vacanze,volevo un po di soldi e sono andata in giro a cercare lavoro.Ero troppo giovane e in molti posti non mi hanno preso, poi sono andata in un’agenzia di fotografi,mi hanno fatto qualche foto.Un po di mesi dopo mi hanno chiamato per un casting,ed era il casting di Il tempo delle mele.”
Così Sophie Danièle Sylvie Maupu, in arte Sophie Marceau, racconta il suo esordio cinematografico, avvenuto nel 1980 con Il tempo delle mele, di Claude Pinetau,il film che ha lanciato a livello planetario la figura di quella che era, all’epoca dell’uscita del film, una tredicenne che come abbiamo visto non aveva nei suoi progetti il cinema.

Figlia di Simone Morisset e Benoît Maupu,Sophie nasce a Parigi il 17 novembre 1966; come racconta in un’intervista“Ero piuttosto timida, riservata. I miei genitori lavoravano come un matti. Abbiamo vissuto in un casa in un comune della Seine-et-Marne, che abbiamo condiviso con i nonni. Il piccolo giardino che avevamo ci salvato la vita. Non si poteva nemmeno andare al cinema. Eravamo ignoranti. Sono cresciuta in libertà fino all’età di 13 anni.”
Un’infanzia tranquilla, vissuta come tante bambine della sua età; un ricordo dei suoi anni d’infanzia:“All’età di 10 anni, con una amica abbiamo rubato in un negozio con una ragazza. E’ stato dura. Volevano chiamare i nostri genitori. Ho detto che eravamo state obbligate a farlo perché siamo state minacciati da ragazzi più grandi. Ci hanno creduto e ci hanno lasciate andare. In un certo senso, è stato il mio primo test di attrice”.
Ha 13 anni,Sophie, quando entra nel casting di Il tempo delle mele; e pensare che, come racconta “volevo fare il mestiere di mio padre: il camionista. Soprattutto volevo viaggiare: mi vedevo al volante del mio camion, mentre attraversavo deserti e paesaggi sconosciuti»
Il tempo delle mele
Finisce invece che folgora il regista Pinetau che la vuole fortemente come protagonista di Il tempo delle mele, nel ruolo dell’adolescente Victoire “Vic” Berreton al fianco di Brigitte Fossey e Claude Brasseur, storia di Vic, una ragazzina alle prese con i problemi degli adolescenti e che durante una festa conoscerà il primo amore e i primi turbamenti e che poi, come tutte le adolescenti passerà ad un nuovo amore.
Il film ha un successo planetario, tantissime adolescenti si identificano in Vic e molte prendono ad emulare la maniera di vestire, le mosse, perfino il caschetto di Sophie; che dopo due anni accetta di tornare sul set per girare il sequel del primo film, intitolato semplicemente Il tempo delle mele 2, ancora per la regia di Claude Pinoteau.
Questa volta il film non ha grande successo e Sophie, che ha sedici anni, sembra che debba vedere esaurita la sua popolarità; passano due anni ed ecco la grande opportunità, fornita da Alain Corneau con la parte di Madeleine di Saint-Ilette al fianco di un cast di gran livello con attori come Catherine Deneuve,Philippe Noiret e Gérard Depardieu in Fort Saganne, che racconta la storia di un eroe legionario francese massacrato con i suoi uomini in maggioranza arabi dai soldati tedeschi.
Tu veux… ou tu veux pas?, l’ultimo film girato dalla Marceau
Une rencontre
Sophie non è più l’adolescente del Tempo delle mele, è diventata una bella ragazza, dal volto espressivo.
Nello stesso anno gira con Georges Lautner il film Joyeuses Pâques al fianco di Jean-Paul Belmondo e di Marie Laforet mentre è il 1985 l’anno della svolta definitiva della sua carriera.
Gira Amour braque – Amore balordo, diretto da Andrzej Zulawski, che sarà uno degli incontri decisivi della sua vita, perchè il regista polacco sarà il compagno dell’attrice per 16 anni e avrà con lei un figlio.Il matrimonio con Zulawskj durerà fino al 2000, quando l’attrice si sposa ha solo 18 anni mentre lui ne ha 44.
Amour braque, basato su una libera riduzione dall’Idiota di Dostoiewskj ottiene un ottimo successo di critica e conferma Sophie come l’astro nascente del cinema francese ed è il film che la mostra matura, donna.
À ce soir
Aldilà delle nuvole
Anche Police, girato nello stesso 1985 al fianco di Depardieu su regia di Maurice Pialat che riduce una sceneggiatura della Breillat è un buon successo di critica e di pubblico mentre l’anno successivo è la volta di Discesa all’inferno di Francis Girod ancora una volta accanto a Claude Brasseur che questa volta non è suo padre, ma il suo amante.
Negli anni successivi conferma il suo successo diventando una delle attrici più amate del cinema francese;tra il 1986 e il 1999 gira 17 film scegliendo con cura le sceneggiature e impegnandosi al massimo con 2 film all’anno.Ecco alcuni dei film più importanti di quegli anni:
Alex & Emma
Il tempo delle mele 2
Il tempo delle mele 3
– Il tempo delle mele 3
Otto anni dopo torna il titolo che l’ha resa famosa, ma in realtà il film, che in originale si intitola L’etudiante, non ha nulla a che vedere con i primi due film.In comune hanno solo il regista Pinetau.E’ una storia d’amore tra un giovane compositore e un’insegnate delle elementari iscritta alla Sorbona.Nonostante le differenze vivranno una storia con qualche complicazione prima dell’happy end
Le mie notti sono più belle dei vostri giorni
–Le mie notti sono più belle dei vostri giorni
Secondo film nel quale la Marceau gira diretta dal suo neo marito Zulawski;la pellicola è tratta dall’omonimo romanzo di Raphaële Billetdoux ed ebbe molte vicissitudini legate all’insanabile contrasto tra la scrittrice e il regista in merito alla sceneggiatura.Ancora una storia d’amore, questa volta dall’esito tragico tra un uomo affetto da una malattia terminale e una ragazza che sceglierà coscientemente di morire accanto all’uomo che ama.Il aprtner della Marceau in questo film è Jacques Dutronc
Pacific palisades
–Pacific palisades
Ancora una storia d’amore, questa volta diretta da Bernard Schmitt in una coproduzione tra Usa e Francia.
La Marceau interpreta una ragazza che va negli Usa per lavorare ma che scopre di essere stata truffata;decide di rimanere comunque negli states e fa amicizia con una ragazza in attesa di diventare attrice.Ma finisce per innamorarsi dell’uomo dell’amica…
La note bleue
–La note bleue
Nel 1991 Sophie lavora per la terza volta con suo marito, Zulawski in una storia che racconta la relazione proibita tra Frederick Chopin e Solange, figlia della sua compagna George Sand.Nel film interpreta proprio l’oggetto proibito dei desideri del grande compositore,la giovane Solange.
Due fotogrammi tratti dal film Fanfan
–Fanfan
1993, Sophie Marceau compare in questa commedia sentimentale diretta da Alexandre Jardin che racconta la curiosa storia di una coppia improvvisata che sceglie di mantenere il rapporto di coppia sul piano platonico per evitare che la loro unione venga distrutta dalla routine, come è accaduto ad entrambi nelle loro relazioni passate.Sophie recita accanto a Vincent Perz in un film che ha un buon successo di pubblico ma che in Italia non verrà distribuito in edizione doppiata
A ventisette anni Sophie è una donna avviata verso la piena maturità artistica;finora a parte i film diretti da suo marito ha trovato posto solo in produzioni agro dolci o a sfondo sentimentale.Nel 1994 ecco finalmente la grande occasione; Bertrand Tavernier sta per girare Eloise la figlia di D’Artagnan e la chiama nella produzione nella quale figurano anche Philippe Noiret nel ruolo di D’Artagnan e il nostro Gigi Proietti in quello del cardinale Mazarino. Sophie ricopre il ruolo della volitiva e combattiva figlia del celebre moschettiere ma il film, che ha un buon successo di pubblico (un po meno di critica) diventa famoso principalmente per il furibondo litigio tra l’attrice e il nostro Riccardo Freda che avrebbe dovuto affiancare Tavernier nella regia.Sophie si impunta ed ottiene l’allontanamento di Freda dalla produzione, guadagnandosi così la fama di donna dal carattere irascibile e scevro da compromessi.
Amour braque-Amore balordo
Nell’anno successivo Mel Gibson la chiama per ricoprire il ruolo della principessa Isabelle nel pluri premiato Braveheart-Cuore impavido, un film che ottiene un successo mondiale e rilancia la figura della Marceau in tutto il mondo.
Il momento magico continua con Aldila delle nuvole, film diretto da Michelangelo Antonioni con la collaborazione di Wim Wenders, nel quale compare completamente nuda suscitando l’ammirazione di tutto il pubblico maschile.ma oltre la sua splendida fisicità Sophie è ormai un’attrice di ottimo livello anche se dovrà attendere il 1997 per tornare sul set, diretta da Bernard Rose nella riedizione del dramma di Tolstoy, Anna Karenina nel quale recita accanto a Alfred Molina e Sean Bean.
Nello stesso anno lavora nel film in costume Marquise diretta da Vera Belmont e in Firelight di William Nicholson; poi due anni di stop, dovuti principalmente alla mancanza di validi copioni.
Nel 1999 subito dopo aver lavorato in Sogno di una notte di mezza estate ecco la consacrazione internazionale a tutto tondo come co-protagonista nell’avventura di James Bond Il mondo non basta.
Non è una Bond girl qualsiasi, il ruolo di Elektra King è elaborato, il più ampio mai attribuito alla spalla di turno dell’agente segreto britannico;il film ha un grande successo e Sophie si trova ad essere nuovamente al centro dell’attenzione.
Due fotogrammi di Sophie Marceau che interpreta il film Anna Karenina
Nel 2000 gira il suo ultimo film con Zulawski; si tratta di La fidélité una riduzione di un romanzo di Madame de La Fayette; la sua relazione con il regista è terminata e Sophie ha un nuovo amore, il produttore Jim Lemley dal quale avrà una figlia e con il quale resterà legata per cinque anni.
Un anno dopo accetta di interpretare Belfagor – Il fantasma del Louvre ,remake bolso e bruttissimo del celebre sceneggiato che negli anni 60 aveva turbato i sogni degli spettatori di mezza Europa; il film diretto da Jean-Paul Salomé è bruttissimo e sulla Marceau piovono critiche a non finire.
Intervistata sul film, Sophie dice “Ho visto Belfagor per la prima volta poco prima delle riprese del film. Ha ancora oggi una certa magia, un pò kitsch forse, ma affascinante e misteriosa. Non mi sono fatta troppe domande sugli eventuali confronti, con il film di Barma o i con Juliette Gréco. Per me scegliere un ruolo è come scegliere un pezzo di vita. È importante e deve essere esaminato seriamente, senza leggerezze. Ogni volta ci si rimette in questione e la sola cosa fondamentale è comprendere quanto quel ruolo può darmi e quanto io possa essere quel personaggio.”
Anthony Zimmer
E’ arrivato il momento di stare dall’altra parte della macchina da presa; nel 2002 Sophie dirige Parlami d’amore, con esito tutto sommato positivo, anche se buona parte della critica riterrà il film piuttosto convenzionale e privo di forza.
Le successive interpretazioni di Sophie Marceau, quelle che arrivano al 2008 non verranno doppiate in italiano; si tratta dei film Alex & Emma ,Je reste!,Les clefs de bagnole ,À ce soir .
Il tutto è intervallato dalla sua seconda regia,Trivial – Scomparsa a Deauville (2007), un thriller modesto che viene ricordato più che altro per la nascita dell’amore tra Sophie e Christopher Lambert, protagonista del film.I due si sposeranno cinque anni più tardi per divorziare a sorpresa solo due anni dopo.
Delle recenti opere interpretate da Sophie vanno segnalati i film LOL – Il tempo dell’amore di Lisa Azuelos nel quale l’attrice è passata dal ruolo di figlia a quello di madre, alle prese con gli stessi problemi che aveva esaltato ai tempi dei suoi esordi cinematografici,Non Ti Voltare (2009) di Marina de Van accanto alla bellissima Monica Bellucci, accolto in modo contrastante dalla critica e dal pubblico,Carissima me del 2010, ultimo film di un certo rilievo dell’attrice,oggi impegnata più sul sociale che nel cinema e che accetta non più di un film all’anno, preferendo scrivere più che recitare.
A 48 anni Sophie Marceau è ancora una splendida donna, con molti interessi fra i quali posto predominante hanno i due figli;una donna molto ammirata dai francesi che la considerano la più europea delle bellezze d’oltralpe.
Eloisa la figlia di D’Artagnan
Elegante, sempre sorridente e inappuntabile, Sophie Marceau ha probabilmente raccolto molto più di quello che ha seminato cinematograficamente parlando;per larga parte della critica è niente più che una graziosa bambolina.
Ma lei sembra non aver mai fatto caso alle critiche e ha proseguito il suo cammino fiera ed altera nella sua eleganza e bellezza.Come ha dichiarato in una recente intervista «L’invecchiamento non deve essere visto come la fine della seduzione. Restano l’amore, lo scambio, il fascino, la comprensione intellettuale. Rileggete “Una veille maitresse (Una vecchia amante in italiano)” di Barbey d’Aurevilly: è sublime (nel libro il protagonista preferisce una signora spregiudicata alla molto più nobile, ricca e illibata fidanzatina). Inoltre, per la strada, sono ancora molti gli uomini molto più giovani di me che si voltano e mi guardano»
Firelight
Arrêtez-moi
Belfagor
Due fotogrammi tratti da Braveheart
Carissima me
Chouans i rivoluzionari bianchi
De l’autre côté du lit
Discesa all’inferno
Eloisa la figlia di D’Artagnan
Female agents
Firelight
Fort Saganne
Due fotogrammi da Il mondo non basta
Je reste
Joyeuses Pâques
La fidelitè
Le mie notti sono più belle dei vostri giorni
Les clefs de bagnole
L’homme de chevet
LOL il tempo dell’amore
Lost and found
La marquise
Non ti voltare
Per fortuna che ci sei
Police
Due fotogrammi dal film Pour Sasha
Sogno di una notte di mezza estate
2014 Tu veux… ou tu veux pas?
2014 Une rencontre
2013 Arrêtez-moi
2012 Per fortuna che ci sei
2010 Carissima me
2009 L’homme de chevet
2009 Non Ti Voltare
2008 De l’autre côté du lit
2008 LOL – Il tempo dell’amore
2008 Female Agents
2007 Trivial – Scomparsa a Deauville
2005 Anthony Zimmer
2004 À ce soir
2003 Les clefs de bagnole
2003 Je reste!
2003 Alex & Emma
2001 Belfagor – Il fantasma del Louvre
2000 La fidélité
1999 Il mondo non basta
1999 Sogno di una notte di mezza estate
1999/I Lost & Found
1997 Firelight
1997 Marquise
1997 Anna Karenina
1995 Al di là delle nuvole
1995 Braveheart – Cuore impavido
1994 Eloise, la figlia di d’Artagnan
1993 Fanfan
1991 La note bleue
1991 Pour Sacha
1990 Pacific Palisades
1989 Le mie notti sono più belle dei vostri giorni
1988 Il tempo delle mele 3
1988 Chouans! I rivoluzionari bianchi
1986 Discesa all’inferno
1985 Police
1985 Amour braque – Amore balordo
1984 Joyeuses Pâques
1984 Fort Saganne
1982 Il tempo delle mele 2
1980 Il tempo delle mele
Sylvia Kristel
La vicenda umana e professionale di Sylvia Kristel, l’affascinante attrice di origini olandesi ha molto in comune con quelle di altre star del cinema che, conosciuto il grande successo per un film alla fine hanno visto la loro carriera cinematografica e specularmente la propria storia personale irreversibilmente mutate proprio per colpa di quello stesso successo,che ha finito per stravolgerne la vita incanalando la loro carriera cinematografica lungo binari obbligati.
Il caso di Sylvia Kristel è uno di questi, un caso in fondo triste che porta ad accostare il suo nome a quello di altre sfortunate attrici come Tina Aumont,Marisa Mell o, per fare un parallelo con il nostro cinema con le vite di Lilli Carati e Karin Schubert.
Sono solo alcuni casi, ma il cinema purtroppo può portare come esempi numerosi altri casi di vite vissute e bruciate ad una velocità molto più elevata di quella della gente comune.
Nel caso di Sylvia Kristel sono diversi i fattori che l’hanno portata ad una morte prematura, due mesi dopo aver compiuto 60 anni;un cocktail terribile fatto di dipendenze da alcool,droga e fumo di sigarette come da lei stessa raccontato nel libro Nue (Nuda), nel quale ha ripercorso la sua vita pubblica ma sopratutto privata,nella quale c’è stato spazio per due dipendenze che le hanno fatto compagnia dalla prima adolescenza, ovvero l’alcool che lei ha ammesso di aver iniziato a consumare in grandi quantità fino da quando aveva 12 anni e le sigarette, delle quali ha abusato più o meno dallo stesso periodo.
“Mia madre mi addormentava mettendomi sulla bocca uno straccio imbevuto di cognac“, racconta la Kristel nella sua autobiografia e racconta della dipendenza da super alcolici di sua madre e di quella da birra di suo padre, un campione di tiro al piattello che durante una gara perde parte dell’udito per un’imprudenza e che da quel momento affogherà anche lui negli alcolici la propria delusione.
Sylvia Kristel nasce a Utrecht in Olanda il 28 settembre 1952;i suoi genitori gestiscono l’Hotel Commerce in piazza della stazione nella cittadina olandese e qui Sylvia cresce e diventa un’adolescente fino al giorno in cui suo padre non cambia la vita della ragazza e di tutta la famiglia portando a casa una donna e costringendo Sylvia e sua madre ad andare a vivere altrove.


Il suo primo grande successo: Emmanuelle
Per aiutare sua madre e la famiglia inizia a lavorare ben presto, facendo prima la segretaria,poi la cameriera e infine la modella; grazie ad un fotografo di Utrecht posa per alcune foto e la sua bellezza viene immediatamente notata.Partecipa ad alcuni concorsi di bellezza e diviene prima Miss TV Olanda, poi miss TV Europa.Ha 21 anni,è bellissima ed accetta la corte di Hugo Claus,di ventiquattro anni più grande di lei;con il suo uomo gira l’Europa, imparando a parlare in varie lingue.Diventa anche madre di Arthur e contemporaneamente accetta di fare del cinema;i primi tre film, girati tutti nel 1973, la vedono protagonista di piccole parti.
Si tratta di tre pellicole di discreto livello e di buona visibilità, ovvero L’amica di mio marito di Pim De La Parra, il suo vero esordio seguite da Perché i gatti e Nuda dietro la siepe.
Con Laura Gemser in Emmanuelle 2
Nel 1974 la sua vita cambia definitivamente il giorno in cui le viene proposto il ruolo di Emmanuelle nel film omonimo diretto da Just Jaeckin su un soggetto romanzato da Emmanuelle Arsan.Il film ha un successo planetario e da un giorno all’altro Sylvia Kristel diventa una star, richiestissima da tutti.
Ma l’eroina creata dalla Arsan sarà per lei una trappola che la imprigionerà definitivamente in un personaggio dal quale non potrà più liberarsi e con il quale dovrà fare i conti per tutta la vita.Diventa un vero modello erotico, il desiderio maschile incarnato donna e il pubblico maschile la vuole così, eccitante e desiderabile.
Emmanuelle 3
Nella sua autobiografia così la Kristel racconta la sua audizione per Emmanuelle:
“Io indosso un abito lingerie con spalline che termina mostrando le mie cose; mi siedo e sorrido ,ho 20 anni con tutto il coraggio di quella età, tutto il desiderio di conquistare. Approfitto di una domanda noiosa sulla mia educazione per far rotolare la spallina del vestito lentamente in avanti fino a che una cade, poi faccio lo stesso conl’altra.Loro continuano a parlare e nel frattempo l’aria un po fredda irrigidisce i miei seni. La mia apparente rilassatezza li impressiona alcuni di loro hanno anche le punte delle loro lingua fuori dalla bocca … ”
Le lunghe code sugli Champs Elysee,l’incredibile successo mondiale del film creano all’attrice più problemi che altro.Stordita dalla popolarità, la Kristel accetta il ruolo di Andrea nel film Es war nicht die Nachtigall uscito in Italia con il titolo L’usignolo e l’allodola , una pellicola smaccatamente erotica,mentre Mocky la chiama sul set del drammatico Un lenzuolo non ha tasche, film praticamente sconosciuto in Italia che racconta la storia di un giornalista che fonda un giornale anticonformista con il quale attacca gli scandali nascosti di alcuni partiti e che pagherà con la vita il suo impegno.
Una donna una preda
Un lenzuolo non ha tasche
Nel 1975 il clamore di Emmanuelle si è in parte attenuato ma i produttori vogliono ancora sfruttare l’onda lunga dei romanzi della Arsan;così alla Kristel viene proposto un sequel chiamato Emmanuelle 2 l’antivergine diretto questa volta da Francis Giacobetti; nel film è presente, in un ruolo di secondo piano Laura Gemser.L’attrice asiatica, che nello stesso anno gira Emanuelle nera non ruba la scena alla Kriste ma alla fine i risultati del film sono davvero deludenti,sia sul piano artistico che su quello meramente commerciale.
Nel frattempo il regista Alain Robbe-Grillet la scrittura in una parte di secondo piano nello scabroso Giochi di fuoco;Grillet non è certo un regista da film erotici ma le sue pellicole comunque abbondano di sequenze di nudo e così, ancora una volta, la Kristel deve spogliarsi.
Di questa scelta dei registi, che la vogliono più nuda che vestita la Kristel si lamenterà nella sua autobiografia,mostrando tutto il suo rimpianto per non essere stata scelta per ruoli più drammatici che legati alla bellezza del suo corpo.
Con Montesano in Un amore in prima classe
Sylvia Kristel lavora, nei tre film successivi in soggetti smaccatamente erotici;Una femmina infedele di Roger Vadim del 1976,Il margine (La marge) di Walerian Borowczick sempre nel 1976 e Alice ou la dernière fugue di Claude Chabrol del 1977, tre film che ne rilanciano la fama e l’immagine di donna simbolo di un erotismo delicato e sottilmente perverso.
Poi arriva un film in cui sia il regista sia la stessa Kristel tentano di modificare l’immagine stereotipata dell’artista:si tratta di Tre simpatiche carogne diretto da Francis Girod nel 1977, accanto a Depardieu e Michel Piccoli;un film ambientato durante la guerra, uno strano gangster movie dall’ambientazione del tutto particolare nel quale la Kristel è la donna di Depardieu,un ladro internato in un manicomio dal quale evaderà con un agente di polizia.
Ma l’attrice ha comunque dei rimpianti; come racconta nella sua autobiografia,”Io volevo recitare con i vestiti, i registi mi volevano invece senza vestiti” affiora la malinconia, il rimpianto per non aver mai potuto dimostrare le sue capacità recitative.
L’occasione l’avrebbe anche perchè nel 1978 il regista olandese Wim Verstappen la chiama per un film drammatico a sfondo bellico,Pastorale 1943 ambientato in un villaggio olandese dove un gruppo di partigiani organizza la resistenza armata contro l’invasore tedesco.Il film sfortunatamente non ha il successo sperato così come scarso successo raccoglie Mysteries,film drammatico girato nello stesso anno per la regia di Paul de Lussanet accanto a Ruther Hauer e Andrea Ferreol.
Tre simpatiche carogne
The nude bomb
Nel 1979 la Kristel lavora nel film di Zampa Letti selvaggi; si tratta di una commedia a episodi che però la mostra in tutta la sua seducente bellezza e ottiene un discreto successo.
E’ arrivato il momento di tentare il grande salto: a ventisette anni Sylvia vuole dimostrare di essere un’attrice vera e forte della sua bellezza e della fama che ormai le si è cucita addosso sbarca ad Hollywood.
Durante la lavorazione di The Fifth Musketeer (1979) conosce e si innamora dell’attore Ian McShane:inizia così un rapporto tempestoso con quest’uomo per il quale ha lasciato il padre di suo figlio,Hugo.
Sbarcata con tante ambizioni e tante speranze ad Hollywood, la Kristel scopre amaramente che il cinema americano non vuole la sua recitazione ma che esponga il suo corpo.Contemporaneamente inizia la sua dipendenza dalla cocaina che, mescolata allo smisurato consumo di alcool ben presto la porta ad avere problemi seri di salute.In un incidente perde anche il bambino che aspettava.
Come dichiara amaramente nella sua autobiografia, “Lasciare Hugo per Ian e andare ad Hollywood è stata la cosa più stupida che abbia fatto:pensavo che Hollywood mi stesse aspettando e invece mi volevano solo nuda ed ho dovuto lottare per tenere i vestiti addosso.”
Perchè i gatti
L’attrice entra nella produzione del kolossal Airport (1980) e subito dopo nel cast di The nude bomb dello stesso anno ma è solamente con il mediocre L’amante di Lady Chatterley che ottiene nuovamente un grande successo. Merito della sua bellezza e del ruolo scabroso che Just Jaeckin,il regista che l’ha lanciata, le riserva.
Ma anche se la parte di Lady Constance Chatterley è cucita addosso a lei, il film è davvero brutto e nonostante il successo riportato la ingabbia una volta in più nel personaggio dalle sottili armi erotiche,in pratica un bel viso in uno splendido corpo e nulla più.
La conferma arriva l’anno successivo nel quale si trova a far parte del cast di Lezioni maliziose ,quel Private Lessons (titolo originale) che farà gridare allo scandalo per le scene di nudo girate davanti ad un ragazzino di quindici anni.
Questo film le costa una denuncia e uno scandalo internazionale:Sylvia, deludendo i suoi fans sarà costretta ad ammettere di aver usato una controfigura nelle scene di nudo, contribuendo così ad una caduta di interessi verso la sua persona.
Pastorale 1943
Nuda dietro la siepe
Nel 1980 Sylvia era venuta in Italia per girare il film comico-sentimentale Un amore in prima classe al fianco di Montesano diretta da Salvatore Samperi,nonostante il discreto successo ottenuto l’attrice era tornata in America dove ormai viveva stabilmente e dove la sua dipendenza da coca e alcool si era fatta massiccia.Nel 1981 comunque Sylvia è una vedette ma relegata al ruolo di sex star, un simbolo della trasgressione e dell’erotismo dal quale non può e probabilmente non vuole separarsi;ancora una volta dopo aver girato nel 1983 l’insipido American college accetta di tornare a indossare i anni di Emmanuelle in Emmanuelle 4 di Francis Leroi e Iris Letans, con scarsi esiti al botteghino.
Le offerte si diradano e il 1985, nonostante sia sul set di ben tre film, testimonia la discesa dell’attrice in quel limbo dal quale non emergerà più;Un corpo da spiare, storia romanzata della celebre spia Mata Hari è un brutto film che ottiene un qualche successo grazie alla sua presenza a alla sensualità del suo corpo, mentre non ottengono maggior fortuna Red heat girato accanto a Linda Blair e Una donna una preda di Bert I. Gordon.
Intanto la sua storia d’amore con McShane è finita e la nuova relazione con Philippe Blot la spinge a commettere un errore fatale;l’uomo è convinto di essere un grande regista e Sylvia si fa convincere a finanziare un suo film.Un’operazione costosa e completamente fallimentare, tant’è vero che un critico definirà il film “l’opera più brutta mai diretta”
Nel ruolo di Mata Hari
Ancora nel ruolo della ballerina e spia Mata Hari in Un corpo da spiare
Il fiasco la getta sul lastrico e l’attrice resta senza soldi, con il fisico ormai debilitato da anni di dipendenza dalla coca e dall’alcool e con un mondo del cinema che le ha voltato le spalle.
Negli anni successivi infatti girerà poche opere, spesso delle serie tv di poco conto e sarà costretta ad accettare, per mantenersi economicamente,di interpretare ancora una volta Emmanuelle in una serie di tv movie di bassa qualità dai contenuti abbastanza espliciti come Éternelle Emmanuelle, Emmanuelle à Venise,L’amour d’Emmanuelle,Magique Emmanuelle,Le parfum d’Emmanuelle,Le secret d’Emmanuelle,Emmanuelle au 7ème ciel .
Un tramonto malinconico per una donna bellissima che diverrà un dramma quando agli albori del nuovo millennio la star scopre di avere un cancro alla gola, un crudele “regalo” dei tantissimi anni di eccessi con l’alcool e il fumo.
Una nuova battaglia combattuta con coraggio e lontana da quel mondo che le aveva dato fama e ricchezza, costretta nel frattempo a vivacchiare in un monolocale e a vendere, per mantenersi, vecchie foto o qualche suo quadro.
Nel 2010 interpreta l’ultimo ruolo della sua carriera,quello di Eva De Leeuw nella serie televisiva Le ragazze dello swing; il male la sta divorando, nonostante le sedute di chemioterapia.
Due anni dopo,completamente dimenticata da tutti,viene colpita da un ictus.
E’ il giugno del 2012 e l’attrice non si riprenderà più.
Quattro mesi dopo l’attrice muore ad Amsterdam, con accanto suo figlio: è la notte tra il 17 e il 18 ottobre e Sylvia da l’addio alla vita in punta di piedi.
Manon de Boer
Leggendo la sua autobiografia, distribuita in Italia con l’eloquente titolo di Svestendo Emmanuelle, affiora la verità sulla vita di una donna che ha pagato un prezzo pesantissimo alla celebrità, attraverso una serie di errori e di scelte sfortunate che alla fine le hanno condizionato pesantemente la vita.
Dalla violenza carnale subita a 10 anni da un collaboratore dell’hotel del padre che lei chiamava zio, al rapporto tormentato con quel suo padre e con la sua figura che poi ha cercato negli uomini della sua vita, da quell’Emmanuelle che la rese celebre agli eccessi con la droga e l’alcool, dalle relazioni con uomini famosi dello schermo come Warren Beatty e Gerard Depardieu ai suoi matrimoni per finire con gli anni dell’oblio e della povertà, gli anni della malattia e dell’unico vero grande amore per suo figlio.
L’usignolo e l’allodola
Sylvia Kristel ne ha parlato in questo libro verità che restituisce alla sua figura una dimensione più dolorosamente umana, lontana da quell’immagine patinata che le è stata cucita addosso dal personaggio che l’ha resa famosa ma che al tempo stesso le ha impedito di mostrare il suo talento.
Un personaggio, un’interpretazione possono darti tutto, fama e soldi, ma possono anche trasformarsi in una trappola dalla quale è impossibile uscire.
E’ quello che è successo a Sylvia kristel, attrice bellissima e dal talento inesplorato, prigioniera per sempre di un mito e di un’immagine divenuta un’icona della sessualità.
Two sunny days
The arrogant
Dal corto Sun,sex and seventhie
Sexy boys
Red heat
Private lessons
Magique Emmanuelle (Tv movie)
Liijmen het been
Letti selvaggi
Le secret d’Emmanuelle (Tv movie)
L’ultimo lavoro di Sylvia, Le ragazze dello swing
Due fotogrammi da L’amante di Lady Chatterley
La marge
Julia
In the shadow of sandcastle
I 5 moschettieri
Goodbye Emmanuelle
Giochi di fuoco
Frank en Eva
Emmanuelle in Venice (Tv movie)
Emmanuelle in love (Tv movie)
Emmanuelle forever (Tv movie)
Emmanuelle 4
Emmanuelle 3
Ancora da Emmanuelle 3
Dracula’s widow
Die Unbesiegbaren (Tv movie)
Un amore in prima classe
American college
Alice
Sempre dal film di Chabrol Alice
Airport 80
Casanova (Tv movie)
Due foto di Sylvia Kristel poco prima della morte
2010 Le ragazze dello swing (TV Movie)
2010 Two Sunny Days
2002 Bank (Video)
2001 Sexy Boys
2001 De vriendschap
2001 Vergeef me
2000 Die Unbesiegbaren (TV Movie)
2000 Lijmen/Het been
1999 Harry Rents a Room
1999 An Amsterdam Tale
1999 Film 1
1997 Gaston’s War
1997 Die Sexfalle (TV Movie)
1996 Onderweg naar morgen (TV Series)
1996 De eenzame oorlog van Koos Tak (TV Series)
1993 Emmanuelle au 7ème ciel
1993 Le secret d’Emmanuelle (TV Movie)
1993 Beauty School
1993 Le parfum d’Emmanuelle (TV Movie)
1993 Magique Emmanuelle (TV Movie)
1993 L’amour d’Emmanuelle (TV Movie)
1993 Emmanuelle à Venise (TV Movie)
1993 La revanche d’Emmanuelle (TV Movie)
1993 Éternelle Emmanuelle (TV Movie)
1992 Seong-ae-ui chimmuk
1990 In the Shadow of the Sandcastle
1990 Hot Blood
1988 Dracula’s Widow
1988 The Arrogant
1987 Casanova (TV Movie)
1985 Una donna, una preda
1985 Red Heat
1985 Un corpo da spiare
1984 Emmanuelle 4
1983 American College
1981 Lezioni maliziose
1981 L’amante di Lady Chatterley
1981 Un bacio da un milione di dollari (TV Movie)
1980 Un amore in prima classe
1980 The Nude Bomb
1979 Airport ’80
1979 The Fifth Musketeer
1979 Letti selvaggi
1978 Mysteries
1978 Pastorale 1943
1977 Goodbye Emmanuelle
1977 Tre simpatiche carogne
1977 Alice ou la dernière fugue
1976 Il margine
1976 Una femmina infedele
1975 Emmanuelle l’antivergine
1975 Giochi di fuoco
1974 Un lenzuolo non ha tasche
1974 L’usignolo e l’allodola
1974 Emmanuelle
1973 Nuda dietro la siepe
1973 Perché i gatti
1973 L’amica di mio marito


















































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































