Le starlette e il cinema sexy, il cinema di genere-Terza parte

Rada Rassimov, sorella di Ivan Rassimov, uno degli attori più presenti nel cinema di genere anni 70, è stata attrice specializzata in ruoli di contorno ; indubbiamente una delle più brave, l’attrice triestina, nata nel 1938, ha lavorato in vari film di genere, nel periodo tra il 1963, quindi dal suo esordio nel film Sfida al re di Castiglia fino al 1974, epoca del suo film più importante, Grandezza naturale , dopo il quale ha deciso di seguire principalmente la tv, specializzandosi in fiction.
La Rassimov in Gli orrori del castello di Norimberga
Attrice dal volto spigoloso, molto espressiva, la Rassimov è comparsa in Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone, in una piccola parte che però ricordano in molti; è la prostituta che viene picchiata dal malefico Sentenza.
E’ apparsa anche in Il gatto a 9 code di Dario Argento, nel film di culto praticamente introvabile Necropolis (1970), in La grande scrofa nera (1971) e nel film di Bava Gli orrori del castello di Norimberga.
Rada Rassimov in Un caso d’incoscienza
Margaret Rose Keil è una simpatica starlette comparsa in numerosi film di genere, a cavallo tra il 1961 e il 1981; anche nel suo caso possiamo parlare di una brava comprimaria, capace di mettersi in mostra anche in ruoli secondari. Passata attraverso la fucina formativa dei fotoromanzi (lavorava per la Lancio), è poi approdata alle pubblicità televisive; molto famosa quella della Punt e Mes.

Margaret Rose Keil, Le prigioniere dell’isola del diavolo

Margaret Rose Keil protagonista di Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno
Bionda, fisico non esplosivo, la Keil ha lavorato principalmente in peplum, in decamerotici come Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno (1972),Decameroticus (1972), Il decamerone proibito – le altre novelle del Boccaccio (1972), Novelle licenziose di vergini vogliose (1973), Fra’ Tazio da Velletri (1973)
Sandra Julien, francese di Tolone, dov’è nata nel 1950 ha avuto una carriera brevissima, anche se intensa, nel periodo tra il 1971 e il 1975; dotata di una bellezza straordinaria, con un fisico molto bello,la Julien tuttavia non aveva a supporto adeguate doti recitative.

Sandra Julien, Les frissons des vampires
La Julien in Sterminate gruppo zero
I film interpretati, pur dal buon successo come Les frissons des vampires di Rollin (1971) oppure Nel buio non ti vedo ma ti sento di Pecas dello stesso anno, la lanciano come attrice sexy; ma non basta e dopo qualche film decisamente mediocre tipo Je suis frigide… pourquoi? (1973), Sandra Julien scompare dagli schermi, senza particolari rimpianti da parte dei cinefili.
Una soubrette lanciata dalla Tv, Paola Tedesco, mostra un talento eclettico, tanto da essere utilizzata nei varietà televisivi, negli sceneggiati sempre tv e nel cinema;nata a Roma nel 1952, la Tedesco compare per la prima volta in un’opera cinematografica a soli 12 anni.
Si tratta di Il Vangelo secondo Matteo di Pierpaolo Pasolini (1964); in tv partecipa al fortunato Un colpo di fortuna, interpreta il più bel sceneggiato di sempre, Il segno del comando, mentre al cinema si specializza in ruoli di contorno, recitando in musicarelli come Lady Barbara, in film comici come I due maghi del pallone regia di Mariano Laurenti (1971),I due assi del guantone sempre per la regia di Mariano Laurenti (1971) con il duo comico Franchi-Ingrassia,

Una bellissima Paola Tedesco nel musicarello Lady Barbara
passando per il poliziottesco I familiari delle vittime non saranno avvertiti regia di Alberto De Martino (1972), La polizia accusa: il servizio segreto uccide regia di Sergio Martino (1975), il thriller come Il gatto dagli occhi di giada regia di Antonio Bido (1977) nel quale è la protagonista e infine nella commedia sexy, tra le quali vanno citate Le seminariste regia di Guido Leoni e Nerone regia di Mario Castellacci (1977), in cui compare in un nudo frontale che ne esalta la splendida figura fisica.
Dopo l’abbandono della carriera cinematografica, seguita da quella televisiva, la bella e brava Paola Tedesco si dedica con successo al teatro, nel quale lavora ancora oggi.
Autentica meteora, Paola Morra, nata a Roma nel 1960, fisicamente prosperosa anche se non statuaria, gira 7 film nell’arco di meno di due anni, tra i quali segnalo Suor Omicidi (1978), un thriller di buon livello accanto ad Anita Ekberg, L’insegnante balla… con tutta la classe (1978) commedia sexy poco interessante, Interno di un convento (1978) ottimo film di Borowczyck.

Paola Morra, L’insegnante balla con tutta la classe

La Morra in Amazzare il tempo
A questo punto la carriera della Morra invece di decollare si conclude malinconicamente con il buon Ammazzare il tempo (1979), nel quale lavora egregiamente mostrando una discreta maturità artistica.
Difficile capire il perchè del suo abbandono delle scene; come molte altre protagoniste minori, la Morra probabilmente ha scelto di cambiare vita o forse più semplicemente è stata dimenticata durante la grossa cirsi che il cinema italiano attraversò proprio nel periodo del suo ultimo film.
Una lunghissima e per certi versi fortunata carriera contraddistingue Monica Randall, nome anglofono della spagnola Aurora Juliá Sarasa, nata a Barcellona nel 1942; attrice, produttrice, la Randall ha interpretato oltre 100 lavori, equamente divisi tra cinema e tv.
Eppure in Italia l’attrice non è propriamente famosa; il suo ruolo più famoso, da noi, è quello della signora Moroni in Mio caro assassino (1972)
Lontana mille miglia dalla vamp o dal prototipo della starlette, Maria Rohm di nascita austriaca essendo nata a Vienna nel 1945 ha partecipato a diverse produzioni, quasi tutte finanziate da suo marito Harry Alan Towers.
Molto bella, di quelle bellezze diafane e fragili, la Rohm è stata una buona comprimaria;
da segnalare tra i film interpretati 99 donne (99 Women) di Jesús Franco (1968), Il Dio chiamato Dorian (Dorian Gray) di Massimo Dallamano (1970),Il conte Dracula e Justine ovvero le disavventure della virtù sempre di Jesús Franco.
Abbandonato senza rimpianti il cinema in veste di attrice, ha viceversa deciso di impegnarsi nella produzione, cosa che ancora segue.
Margaret Lee, ovvero Margaret Gwendolyn Box deve la sua fortuna in Italia principalmente al suo buffo accento italiano e alle trasmissioni televisive accanto a Johnny Dorelli, con il quale ha poi lavorato anche in ambito cinematografico.

Margaret Lee in La bestia uccide a sangue freddo
Molto bella, la Lee ha girato tra il 1962 e il 1975 oltre 70 film, specializzandosi in ruoli secondari, tutti interpretati con la sua garbata ironia e con quell’accento che la rendeva irresistibile.
Tra le opere meritevoli di attenzione, citerei La bestia uccide a sangue freddo (1971), Appuntamento col disonore (1970),Venus in Furs (1969) e La sensualità è un attimo di vita (1975); il grosso della sua produzione tuttavia è concentrata nel decennio sessanta, con ben 50 film interpretati in soli 7 anni.
C’è un’attrice che ha legato il proprio nome indissolubilmente a quello del regista che l’ha lanciata, diventandone dapprima la musa ispiratrice,poi la compagna e infine l’attrice preferita: si tratta di Lina Romay, lanciata da Jesus Franco.

Lina Romay in Rolls Royce baby
Rosa Maria Almirall, nata a Barcellona nel 1954 ha girato oltre 100 film, la stragrande maggioranza dei quali per suo marito, e buona parte dei quali caratterizzati da contenuti spesso hard.
I film più importanti di Lina Romay sono Sospiri (La noche de los asesinos) (1973),La mansion de los muertos vivientes, regia di Jesús Franco (1982).
La Romay, che all’inizio della carriera era caratterizzata da un personale davvero sexy, sormontato da un volto imbronciato, avrebbe potuto tranquillamente scegliere strade diverse; viceversa l’incontro fatale con Franco la legò indissolubilmente al cinema del regista spagnolo, dal quale poi non si staccò più, scegliendo di interpretare larga parte della sua produzione.
Anche la carriera di Maria Rosaria Omaggio assomiglia per molti versi a quella di Paola Tedesco e a quella di attrici del piccolo schermo lanciate da trasmissioni televisive in cui si esibivano con ruoli di contorno.

Maria Rosaria Omaggio in La segretaria di mio padre
La Omaggio deve molta della sua popolarità a Canzonissima 1973, trasmissione nella quale era valletta di Pippo Baudo; passata al cinema, grazie alla sua fresca bellezza e ad un fisico armonico, interpretò come sua prima parte il ruolo di Lozana nel film La lozana andalusa (1976) di Vicente Escrivá, che in Spagna ebbe un discreto successo. Dopo la commedia sexy La segretaria privata di mio padre (1976), passò al poliziottesco, genere in gran voga a metà anni settanta, interpretando film come Squadra antiscippo (1976),Roma a mano armata (1976), La malavita attacca… la polizia risponde! (1977).

La Omaggio con Renato Pozzetto in Culo e camicia
In seguito scelse di dedicarsi alle fiction tv e al teatro, nel quale è ancora oggi molto attiva.
Una triste sorte caratterizza la vita di Krista Nell, bella e simpatica attrice di origini austriache, classe 1946.
Dopo alcuni film girati in Francia, arriva in Italia sulla fine degli anni 60, comparendo in diversi western all’italiana.
Riscuote buon successo e discreta fama con alcuni decamerotici scanzonati, come Fratello homo sorella bona (1972), Decameron proibitissimo – Boccaccio mio statte zitto… (1972), Le calde notti del Decameron (1972) , Decameron No. 2 – Le altre novelle di Boccaccio (1972).

Krista Nell in La rossa dalla pelle che scotta

La Nell in Fratello homo sorella bona
Tra il 1970 e il 1975 gira oltre 25 pellicole, tutte come comprimaria; subito dopo aver ultimato il film La sanguisuga conduce la danza (1975), viene stroncata da una leucemia fulminante, nel pieno della maturità e nel momento in cui erano molti quelli che la apprezzavano per la simpatia e la discreta caratura artistica.
Era il 19 giugno 1975, l’attrice non aveva compiuto nemmeno 30 anni.
Identica, tragica sorte è quella di Soledad Miranda, altra attrice lanciata da Jesus Franco; nata nel 1943 a Siviglia, debutta a soli 17 anni nel film La regina del Tabarin di Franco.
Dopo aver interpretato in pochi anni molti film di successo come Vampyros lesbos e Il conte Dracula, Soledad trova la morte ad agosto del 1970 in un incidente stradale.
Aveva solo 27 anni e una carriera promettente davanti.

Soledad Miranda in Vampiros lesbos

La sfortunata Soledad Miranda in Les cauchemars naissent la nuit
Dalla ex Jugoslavia proveniva Olga Bisera, classe 1949, attrice di discrete qualità ancora una volta persasi alla fine degli anni settanta con la grande crisi del cinema. Vicenda anche strana la sua, visto che il film più famoso e che le valse ottime critiche lo girò nel 1977. Si trattava di uno dei film dedicati all’agente segreto James Bond; il film, 007 la spia che mia amava la vide imeprsonare Felicca una delle tante Bond girl che l’agente con licenza di uccidere seduce nel corso delle sue missioni.

La Bisera in La vergine, il toro e il capricorno
Prima di allora la Bisera aveva interpretato film come L’uccello migratore (1972), Beati i ricchi (1972), il women in prison Diario segreto da un carcere femminile (1973) e fornito una buona prova nel discreto thriller paranormale Un sussurro nel buio (1976)
Presentatrice televisiva, compositrice, attrice cinematografica, Enrica Bonaccorti ha mostrato da subito un talento davvero poliedrico; nata a Savona nel 1949, ha iniziato facendo la gavetta in teatro, per poi passare alla composizione di canzoni, alcune delle quali di ottimo livello, come La lontananza e Amara terra mia, portate al successo da Domenico Modugno.
Ha partecipato ad alcune pellicole di buon successo, come Jus primae noctis, regia di Pasquale Festa Campanile (1972),Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave, regia di Sergio Martino (1972),Paolo il caldo, regia di Marco Vicario (1973),

Un primo piano di Enrica Bonaccorti tratto dal film Rag.Arturo De Fanti, bancario precario

La Bonaccorti in Jus primae noctis
Rag. Arturo De Fanti, bancario precario, regia di Luciano Salce (1980), per poi dedicarsi all’intrattenimento in tv, dove ha contribuito in maniera determinante al successo del talent show Non è la Rai.
Ottimo anche il successo riscosso per la radio, con lo storico programma Chiamate Roma 3131; sicuramente uno dei personaggi più completi, a cui però è mancato il guizzo finale, quello che ti porta ad essere davvero una star.
Laura Belli, napoletana purosangue, è una delle poche ad aver frequentato una scuola di sperimentazione cinematografica; nata nel 1947, esordisce nel film La monaca di Monza, regia di Eriprando Visconti (1969).
Altri suoi lavori di un certo interesse sono La polizia ringrazia, per la regia di Steno (1972),Da Corleone a Brooklin, di Umberto Lenzi (1979)

Laura Belli in Milano odia la polizia non può sparare
La Belli con Aldo Reggiani in La porta sul buio
Molta della sua popolarita arriva però dagli sceneggiati tv; quelli cui la brava attrice ha partecipato sono tra i migliori di sempre prodotti dalla Rai, ovvero Il segno del comando, per la regia di Daniele D’Anza (1971),Lungo il fiume e sull’acqua, di Alberto Negrin (1973) e Gamma di Salvatore Nocita (1975).
Attrice espressiva, la Belli ha lavorato comunque molto poco , il suo curriculum presenta solo una dozzina di titoli cinematografici, distribuiti tra il 1969 e il 1979.
Ha provato anche la regia cinematografica, con scarso successo.
L’ultima attrice di questa tornata, Janine Reynaud, oggi ottantenne, esordì molto tardi, a 35 anni nel film La bugiarda di Luigi Comencini.
La grande occasione le capitò quando il regista spagnolo Jesus Franco la volle come protagonista del film Succubus (Necronomicon), il film visionario che l’eclettico regista spagnolo girò nel 1969.

… e in Succubus, di Jesus Franco
In seguito l’attrice girò numerosi film; in Italia la ricordiamo nel ruolo di vittima nel film La coda dello scorpione (1971), nel torbido Nel buio non ti vedo ma ti sento di Max Pécas del 1971 e in L’uomo più velenoso del cobra (1971). Volto marcato, quasi mascolino, la Reynuad ha interpretato una trentina di film nel periodo tra il 1966 e il 1978, quando all’età di 58 si è ritirata dalle scene.
Le starlette e il cinema sexy, il cinema di genere-Seconda parte

Nella prima parte di questo excursus sulle starlette che hanno popolato il cinema anni 60-70, in particolare il cinema di genere e il cinema sexy, abbiamo visto come molte attrici abbiano iniziato la propria carriera nei modi più disparati, provenienti cioè dalla tv, dalle pubblicità, dal mondo dei fotoromanzi o della moda ecc. Una diva televisiva, divenuta tale grazie allo straordinario successo dello sceneggiato televisivo Sandokan, centrato sulle avventure della tigre della Malesia, personaggio creato da Salgari, è Carole Andrè.

Carole Andrè in Morte a Venezia di Visconti…
Quando nel 1975 Sergio Sollima le affida il personaggio di Marianna, la perla di Labuan, donna amata da Sandokan, Carole ha già alle spalle una ventina di film, eppure è poco conosciuta dal grande pubblico. Nata nel 1953 a Parigi, Carole partecipa anche a film rilevanti, come Morte a Venezia di Visconti, ma solo in piccole parti. Del resto quando appare sul set del film di Visconti, la giovane attrice ha solo 18 anni, è acerba anche se in possesso di un bel volto. La sua carriera alla fine conterà una quarantina di film, nei quali per la stragrande maggioranza l’attrice francese non avrà mai la parte da protagonista, con le eccezioni del Sandokan versione cinematografica oppure di Violentata sulla sabbia (1971) e nel film di Sollima Il corsaro nero (1976), ancora una volta tratto da un romanzo di Salgari. Un’altra attrice molto sottovalutata e sopratutto utilizzata poco è Carla Romanelli;

Carla Romanelli nel poco conosciuto Steppenwolf…
volto espressivo, molto brava, la Romanelli ha girato una trentina tra film e sceneggiati tv in circa 15 anni di carriera, prima di eclissarsi subito dopo lo sceneggiato tv I racconti del maresciallo. La Romanelli ha al suo attivo partecipazioni a film rilevanti come Sono stato un agente C.I.A (1978) e l’affascinante Steppenwolf (1974), poco conosciuto e visto; una delle sue parti più sensuali è quella di Tosca nel film L’infermiera, una commedia sexy di buon livello datata 1975. Cristina Lindberg,

Cristina Lindberg in uno dei suoi tanti film sexy, Exponerad
attrice svedese classe 1950, specializzata in film a sfondo erotico, ha conosciuto da noi una certa popolarità grazie al film Thriller-A cruel picture; curiosamente differente dagli stilemi tipici delle svedesi, tutte bionde e eneralmente prosperose, la Lindberg, bruna e poco appariscente ha lavorato in una ventina di film, molti dei quali arrivati in Italia in versioni uncensored attraverso il mercato parallelo dei film in super 8 e 16 mm. Nel cinema di genere, in particolare tra le pellicole horror e thriller, spicca il nome di Alessandra Delli Colli,

Alessandra Delli Colli in Zombie Holocaust
classe 1957, presente in Zombie 3 (1980), nel buon Lo squartatore di New York (1982) e in Il fascino sottile del peccato (1987); la Delli Colli è una delle tante starlette finite nel dimenticatoio, pur essendo graziosa e indubbiamente espressiva. Figlia d’arte, Romina Power ,
La Power in Justine di Jesse Franco
Una giovanissima Romina Power in I caldi amori di una minorenne
nata a Los Angeles nel 1951 da Tyrone Power, divo hollywoodiano e dall’attrice Linda Christian, rappresenta il prototipo della classica attrice arrivata al grande schermo senza possedere particolari doti. Fisico esile e volto d’angelo, la Power esordisce a 14 anni nel film Ménage all’italiana di Franco Indovina (1965), per poi interpretare I caldi amori di una minorenne di Julio Buchs (1969) e il film di Jesse Franco Justine ovvero le disavventure della virtù che il grande (1969), che le da grande notorietà anche in virtù di alcune scene di nudo che l’attrice interpreta. Dopo alcuni musicarelli e in seguito al matrimonio con il cantante Albano Carrisi, la Power crea un sodalizio di lunga durata con il marito, che le darà molta più fama e notorietà del cinema, che abbandonerà dopo aver interpretato una dozzina di film.
Qualche dote va invece riconosciuta a Daniela Poggi,

Due film distanti diversi anni per Daniela Poggi: L’ultima orgia del Terzo reich…
attrice ligure nata nel 1956, interprete cinematografica, teatrale e in seguito televisiva, diventata poi anche conduttrice televisiva. Bellissima, con un fisico in stile pin up, anche se ben più armonico e slanciato delle classiche maggiorate, la Poggi ha interpretato circa 30 film, i più interessanti dei quali paradossalmente dal 1990 in poi, quando la ua bellezza è maturata lasciando spazio al talento più che alle doti fisiche. Difatti la bella attrice fino a quella data si è segnalata in pellicole appartenenti al genere della commedia sexy, come il nazisploitation L’ultima orgia del III Reich, regia di Cesare Canevari (1977), Prestami tua moglie, regia di Giuliano Carnimeo (1980),La gatta da pelare, regia di Pippo Franco (1981),Il paramedico, regia di Sergio Nasca (1982) Nel caso della bella attrice di Savona, una carta fondamentale l’ha giocata l’indubbio talento, fino ad allora sacrificato in ruoli secondari. La tv e le fiction, che dal 1990 hanno avuto sempre maggior importanza per il pubblico televisivo l’hanno consacrata al successo. Attrice dal grande talento, sacrificata inspiegabilmente dai registi nostrani ,Teresa Ann Savoy,

Una bravissima Teresa Ann Savoy in Caligola

La Savoy interpreta Salon Kitty
londinese purosangue classe 1956 ha esordito con il boom nel film di Lattuada Le farò da padre, dove interpreta una ragazza ritardata. Il ruolo, ricoperto alla perfezione, ne esaltò la bellezza quasi adolescenziale, permettendole di lavorare subito dopo nel controverso film di Brass, Salon Kitty, oltre che in Vizi privati, pubbliche virtù di Miklós Jancsó del 1975, film molto discusso sulla tragedia di Mayerling. I ruoli che ricoprì erano quasi tutti molto scabrosi, tanto da relegarla, nonotante la bravura, in un clichè che la voleva dolcemente perversa, in virtù proprio delle sue caratteristiche fisiche ed espressive. Alla lunga il cinema si interessò di lei solo per affidarle ruoli scopertamente erotici, come in La disubbidienza di Aldo Lado (1981), oppure in Caligola, di Tinto Brass, film discusso in cui la Savoy interpretava la sorella amante di caligola, Drusilla. Alla fine del 1986 sparì dagli schermi, dopo aver interpretato 10 film e lasciato un ricordo molto profondo, quello di una’ttrice capace, brava ma utilizzata malissimo. Esordio con il botto anche per la splendida Simonetta Stefanelli,

Una splendida Simonetta Stefanelli in Non commettere atti impuri
nata a Roma nel 1954. A soli 17 anni Coppola la chiama per interpretare il ruolo di Apollonia, moglie di Michael Corleone nel Padrino; la celebre scena in cui la bella attrice resta a seno nudo è una delle più ricordate del film. Prima del Padrino, l’attrice si era segnalata per la sua fresca bellezza in Non commettere atti impuri regia di Giulio Petroni (1971),in Homo Eroticus regia di Mario Vicario (1971) e sopratutto nel piccolo ruolo della figlia di Santenocito/Gassman in In nome del popolo italiano, regia di Dino Risi (1971). Dopo aver interpretato la figura di Lucrezia Borgia in Lucrezia giovane, regia di Luciano Ercoli (1974), l’attrice rimase invischiata in ruoli al limite del pecoreccio nella solita commedia sexy all’italiana, in film come La nuora giovane, regia di Luigi Russo (1975) e Peccati in famiglia, regia di Bruno Gaburro (1975) Il matrimonio con l’attore Michele Placido, la nascita di sua figlia Violante, anche lei attrice di ottimo successo la distolsero dal cinema; l’ultimo ruolo lo interpretò nel film Le amiche del cuore, regia di Michele Placido (1992). Una carriera da vera starlette è quella della bionda Sabrina Siani,

La Siani in Incontro nell’ultimo paradiso
attrice nata a Roma nel 1963; fisico esplosivo, capelli biondi e viso molto bello, l’attrice esordisce giovanissima con Napoli… la camorra sfida, la città risponde (1979). Si specializzerà in b movies, che porteranno i tioli di Dove vai se il vizietto non ce l’hai? (1979),Gunan il guerriero (1982),Pierino medico della Saub (1981) Unico film di un certo livello è il mal riuscito Dagobert di Dino Risi, film del 1984 caratterizzato dallo splendido cast ma anche dal clamoroso fiasco ai botteghini. Classicissima starlette è Patricia Webley,
conosciuta anche come Patrizia De Rossi, 17 film interpretati quasi tutti b movies; dopo l’esordio con La sanguisuga conduce la danza (1975), arriveranno Le calde notti di Caligola (1977) ,Classe mista (1976),Malabimba (1979). Appariscente, seno probabilmente ritoccato, la Webley si è segnalata solo per parti di contorno fino alla conclusione della sua carriera, avvenuta con il mediocre Un ombra nell’ombra (1979), nel quale, nemesi finale, interpreta una prostituta, ricoprendo in pratica un ruolo con il quale aveva esordito. Parlando di Simonetta Stefanelli, ho accennato al famoso “esordio con il botto”, ovvero la possibilità data, ad alcune attrici, di esordire con film e con autori di grande fama, dirette da registi molto famosi; è quello che accadde a Ines Pellegrini,

Ines Pellegrini in Salò di Pasolini

Una bella governante di colore
attrice italiana con madre eritrea nata a Milano nel 1954. Dopo una prima piccola apparizione in Il brigadiere Pasquale Zagaria ama la mamma e la polizia, regia di Mario Forges Davanzati (1973) al fianco di un non ancora famoso Banfi e dopo una particina nell’esotico Noa Noa di Ugo Liberatore, la Pellegrini venne chiamata da Pier Paolo Pasolini per interpretare la principessa Zumurrud in Il fiore delle Mille e una notte.Pur non mostrando particolare talento, Ines Pellegrini, grazie al suo fascino esotico per qualche anno lavorò con buona frequenza, anche sopratutto grazie a Paolini che la chiamò ancora per il discusso Salò, le 120 giornate di Sodoma e Gomorra, dove l’attrice interpretò il ruolo di una cameriera. Anche lei, come molte delle sue colleghe, rimase prigioniera di ruoli secondari in film thriller o della commedia sexy, come Gatti rossi in un labirinto di vetro, regia di Umberto Lenzi (1975),La fine dell’innocenza, regia di Massimo Dallamano (1976),Le evase – Storie di sesso e di violenze, regia di Giovanni Brusadori (1978) Da segnalare il buon Una bella governante di colore, regia di Luigi Russo (1976), nel quale rivaleggia con la splendida Orchidea De Santis. La sua ultima apparizione cinematografica la fa nel film Sono un fenomeno paranormale, regia di Sergio Corbucci (1985), accanto al grande Alberto Sordi. Carriera degna del passaggio di una meteora quella di Antonia Santilli,

La Santilli in Fratello homo sorella bona
nata in provincia di Latina nel 1949;arrivata relativamente tardi nel mondo del cinema, a 23 anni grazie ad un produttore che la vide in un servizio di nudo per la rivista maschile sexy Playmen, la Santilli esordì nel decamerotico Fratello Homo Sorella Bona (1972), lavorando in seguito in produzioni come Decameroticus (1972),Ancora una volta prima di lasciarci (1973). Dopo una breve parte in Roma bene di Lizzani, ecco la grande occasione con Il boss di Fernando Di Leo, a cui però segue solo il declino, dopo l’interpretazione di Una matta, matta, matta corsa in Russia (1974), regia della coppia Franco Prosperi, Eldar Ryazanov. Carriera curiosamente lunga ma anche caratterizzata da lunghe pause quella di Beryl Cunningham,

Beryl Cunningham in Decamerone nero

La Cunningham in Così dolce così perversa
attrice di colore nota in Italia sopratutto nel periodo tra la fine degli anni 60 e gli inizi degli anni 70, quando gira film di discreto successo come Una storia d’amore (1969), Le salamandre (1969), il thriller La morte risale a ieri sera (1970), il divertente e misconosciuto Concerto per pistola solista (1970), uno dei film più innovativi dell’intero decennio settanta e il famoso Il dio serpente (1970), qualitativamente mediocre ma caratterizzato da una splendida colonna sonora e dalla presenza della conturbante Nadia Cassini. In ultimo citerei Magda Konopka,

Magda Konopka nel western Blindman, il pistolero cieco
attrice polacca nata a Varsavia nel 1943; in Italia è nota sopratutto per aver interpretato il ruolo di Marny Bannister in Satanik di Piero Vivarelli, film del 1968 tratto dall’omonimo fumetto della premiata ditta Magnus e Bunker, maldestro tentativo di far vivere in carne e ossa la splendida protagonista del fumetto femminile più bello degli anni sessanta. La Konopka, poco espressiva e legnosa, non ebbe poi molta fortuna, anche se alla fine della sua carriera si conteranno circa una trentina di film, quasi tutti però di bassa qualità. A parte l’incredibile Blindman (1971), film ispirato dalle gesta di un pistolero cieco! e Canterbury proibito (1972), una piccola particina in Lucky Luciano (1973) e una parte stravagante nell’ancor più stravagante Superuomini, superdonne, superbotte (1975), della Konopka ormai non resta traccia se non nella memoria dello spettatore cinefilo più incallito. Per molte delle attrici che possono essere etichettate, anche se alla larga come starlette, il destino fu proprio quello dell’oblio. Non sono state poi molte quelle che hanno saputo ritagliarsi ruoli alternativi, che hanno saputo approfittare del prepotente affacciarsi della tv o che hanno saputo adeguarsi (in molti casi non hanno potuto, non avendo le qualità necessarie) ai cambiamenti a cui il cinema stesso è andato incontro. Nella prossima puntata vedremo il caso di alcune di queste attrici, che in mancanza di alternative, sono andate incontro a tristi vicende personali.
Le starlette e il cinema sexy, il cinema di genere-Prima parte
Il termine cinematografico “Starlette” indica generalmente quella pletora di attrici che non hanno mai raggiunto la piena notorietà, pur avendo fatto spesso una lunga gavetta quasi sempre però ai margini del cinema che conta.
Un termine volutamente riduttivo, mutuato dal ben più altisonante e importante star, che indica invece l’attrice diventata stella di prima grandezza nell’universo cinematografico.
Un mondo, quello delle starlette, costellato di figure di vario genere, in cui compaiono alla rinfusa attricette con uno o due film girati e poi eclissatesi nel nulla, oppure oneste mestieranti che hanno partecipato a molte pellicole senza però mai ruoli di primo piano, salvo qualche debita eccezione.

L’attrice ceca Zora Kerova in La ragazza del vagone letto

Sonia Viviani in Incubo sulla città contaminata
Starlette è anche l’attrice proveniente dai più svariati mondi dell’universo spettacolo; si va dall’attrice televisiva, diventata famosa per uno sceneggiato, per una pubblicità televisiva o per un varietà all’attricetta proveniente dal mondo della moda, eletta miss in una delle miriadi di concorsi regionali, cittadini o addirittura paesani, per finire alla cantante divenuta famosa per un solo disco.
A guardar bene, la stragrande maggioranza delle starlette ha in comune l’oblio a cui è destinata la categoria; come per le cicale, usando un parallelo con il mondo della natura, cantarono per una sola estate.
Impiegate in tutti i generi cinematografici, le starlette ebbero però il massimo della visibilità proprio con il tema di questo articolo, ovvero la partecipazione a film sexy o appartenenti a opere cinematografiche quasi sempre di livello inferiore.
Parliamo quindi dei decamerotici, il genere esploso dopo il successo del Decameron pasoliniano, che fu involontario capostipite del prolifico filone delle pellicole clone a base di racconti tratti, spesso in maniera assolutamente arbitraria, dai racconti di Boccaccio, Pietro Aretino, Masuccio salernitano e persino Ruzante e Caucher.

La bellissima Silvia Monti, in Giornata nera per l’ariete

Patrizia Adiutori in Ragazza tutta nuda assassinata nel parco
Naturalmente parliamo della commedia sexy all’italiana, degenerazione di quella che era stata la commedia all’italiana, in cui vizi e virtù della gente italica erano stati bersaglio di caustica, ironica o sarcastica visione da parte dei padri del genere, da Risi a Monicelli, da Comencini a Scola, così come parliamo di altri generi cinematografici in gran auge nel periodo che va, grosso modo, dal finire degli anni sessanta al finire degli anni settanta.
Molta critica cinematografica spesso inserisce in questo elenco attrici con alle spalle una lunga e onorevole carriera in svariate produzioni, con poche presenze in ruoli di primo piano, ma generalmente ottime caratteriste, impiegate come sicurezza di professionalità, simpatia e bravura da registi di ogni genere.

Monica Zanchi attrice svizzera, in Emanuelle e gli ultimi cannibali
E’ il caso, cito alla rinfusa, di Gabriella Giorgelli, di Orchidea De Santis,di Femi Benussi, di Malisa Longo e di Marilu Tolo, considerate discrete professioniste ma alla stessa stegua delle starlette; il che è un errore grossolano, vista la partecipazione delle citate attrici ( e di molte altre) a produzioni non solo dignitose, ma spesso di ottimo livello, trascurate solo per quella classica miopia che a mio giudizio caratterizza larga parte della critica cinematografica, pronta ad esaltare solo le figure di primo piano, che si chiamino Loren o Vitti, Melato o Cardinale.
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Mariangela Giordano in Eroticon
Il solito equivoco tra quello che vede il critico e quello che vede lo spettatore, che alla fine è il vero arbitro, visto che è colui che paga il biglietto al botteghino, stabilendo da buon giudice quale sarà il prodotto che ha gradito di più.
Naturalmente è meglio non infilarsi nel tunnel infinito della discussione sul cinema di qualità e il cinema con riscontri al box office; limitiamoci a parlare delle starlette, di questo universo assolutamente straordinario popolato da bellezze e da attrici anche brave, da bellezze degne solo di uno sguardo furtivo alle loro forme fisiche e di quelle bellezze assolutamente inadatte a recitare anche in una rappresentazione di bambini per il Natale.

Maria Grazia Buccella in After the fox
Uno dei canali da cui il cinema anni sessanta e settanta attinse a piene mani per lanciare attrici fu quello del fotoromanzo; verso la metà degli anni sessanta settimanali come Bolero o Grand Hotel, a cui si sarebbe aggiunta la famosa casa editrice Lancio, divennero il sebatoio naturale per attingere a volti e personalità variegate, per una serie di motivi.
Il principale consisteva nella fama che riuscivano a guadagnarsi nelle edicole; l’attrice di fotoromanzi spesso diventava una star, per cui la sua visibilità aumentava in maniera esponenziale proprio grazie alle vendite di questo genere specializzato di riviste.

La sfortunata Jenny Tamburi in La seduzione

Erna Schurer in Nude per l’assassino
Non solo; per partecipare ad un fotoromanzo era necessaria anche una certa espressività, oltre a qualche dote di recitazione, per cui i fotoromanzi stessi divennero una specie di fucina per tutta una serie di aspiranti attrici.
Molte di loro utilizzarono il fotoromanzo come trampolino di lancio per il cinema, vero miraggio o punto di approdo dei sogni di tante ragazze aspiranti attrici.
Non dimentichiamo che Sofia Loren o Ornella Muti Laura Antonelli e Gina Lollobrigida, partirono proprio dai fotoromanzi, anche se va detto che lavorarono quasi in contemporanea anche per il cinema.

Cristina Galbò, interprete di La residence
Uno dei nomi più noti emersi proprio dai fotoromanzi è quello di Beba Loncar, attrice nata a Belgrado nel 1943, che passò dal successo dei fotormanzi interpretati per Grand Hotel ad una carriera abbastanza onorevole a livello cinematografico. Fra le sue opere più importanti si possono citare Pussycat, Pussycat, I Love You (1970), La ragazza dalla pelle di luna (1972), Terza ipotesi su un caso di perfetta strategia criminale (1972), Quella strana voglia d’amore (1977) oltre al Decameron 3 . Una cinquantina di film interpretati, una bellezza particolare, di stampo slavo, buone doti recitative ed una carriera onorevole sono le caratteristiche della bella attrice ex jugoslava.

Brigitte Skay in Isabella duchessa dei diavoli
Beba Loncar, interprete di Signori e Signore
Un’altra attrice che fece il salto dal mondo del fotoromanzo, con minor fortuna della Loncar, fu Angela Covello; pur disponendo di una bellezza non comune e di discrete doti recitative, la Covello fu mal impiegata e sopratutto poco utilizzata, tanto che alla fine della sua carriera si conteranno solo 12 pellicole interpretate, far le quali vanno segnalate Baba yaga (1973), I corpi presentano tracce di violenza carnale (1973), Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile (1972), oltre a qualche decamerotico, come Fiorina la vacca (1972).
Un passato da fotomodella, attrice di fotoromanzi anche per Erna Schurer, bionda e affascinante interprete di oltre 25 pellicole di film di genere, fra i quali spiccano Le salamandre (1969), Valeria dentro e fuori (1972), Nude per l’assassino (1975).

Una seducente Barbara De Rossi in Angela come te
Pigra in maniera quasi patologica, la Schurer, pur disponendo di buone doti, non divenne mai famosa abbastanza, in virtù anche di una situazione economica personale molto agiata, che sicuramente la frenò nella carriera. In poche parole, non aveva fame abbastanza, cosa che unì alla sua pigrizia e alla scarsa propensione al sacrificio.
Una delle più famose attrici lanciate dai fotoromanzi è senza dubbio la bellissima Barbara De Rossi; volto espressivo e mobile, grande bellezza, fisico sexy caratterizzano la personalità della De Rossi, che ebbe la fortuna di recitare subito in ambito cinematografico in un’opera di Lattuada, La cicala.
Nonostante le doti però, la De Rossi a livello cinematografico non è mai esplosa del tutto, restando un’eterna incompiuta. Il grosso del suo successo infatti arriva dalle fiction televisive, che le hanno dato una notorietà sicuramente più ampia.

Angela Covello interprete di Baba Yaga

Jenny Tamburi in Voglia di guardare

Lara Wendel con la Sandrelli in Desideria la vita interiore
Accanto alle attrici provenienti dai fotoromanzi ci sono poi attrici arrivate al cinema quasi per caso, in tenera età, e che poi hanno dovuto attendere qualche anno prima di acqusire una certa notorietà, pur non riuscendo a diventare stelle di prima grandezza.
E’ il caso di Barbara Magnolfi, volto molto particolare, attrice versatile che però ha raccolto davvero molto poco dalla sua esperienza cinematografica, rimanendo alla fine un talento inespresso; impiegata (male) in film di genere, la Magnolfi ha lavorato in film come Morte sospetta di una minorenne (1975), Suspiria (1977) prima di accettare parti discutibili come nel pessimo La sorella di Ursula (1978). Un vero peccato, sopratutto alla luce di quanto aveva lasciato intravedere.
Un’attrice molto bella, divenuta famosa nel 1969 grazie ad un discreto lavoro di Corbucci,Isabella Duchessa Dei Diavoli è Brigitte Skay; prototipo della starlette a tutto campo, la Skay ha lavorato in film di buon livello, come Reazione a catena di Bava e San Babila ore 20,00 un delitto inutile di Lizzani, prima di specializzarsi in pellicole del b-movies, come l’orrendo La bestia in calore. Bella, capelli rossi, la Skay è la tipica ragazzona vichinga, che fa la sua parte decorativa nei film, non essendo in possesso di particolari doti recitative.

Mariangela Giordano, splendida 45 enne, in La bimba di Satana

Silvia Monti in Sai cosa faceva Stalin alle donne?
Patrizia Adiutori, bel volto, notevole presenza scenica resta uno degli enigmi irrisolti della cinematografia. Indiscutibilmene in possesso di buone doti, gira 13 film in 4 anni, tra il 1969 e il 1973, prima di scomparire misteriosamente nel nulla. Dalla sua, la partecipazione a discrete pellicole come L’istruttoria è chiusa: dimentichi (1971), Ragazza tutta nuda assassinata nel parco (1972) e I corpi presentano tracce di violenza carnale (1973). Buone premesse, quindi, prima di Giovannona coscialunga, disonorata con onore (1973) , film che sancisce la sua scomparsa misteriosa dalle scene.
Sempre a proposito di starlette, vorrei citare Cristina Galbò, bella attrice di origini spagnole, nata a Madrid nel 1950, che ebbe ruoli importanti in discreti successi come Cosa avete fatto a Solange?(1972), Non si deve profanare il sonno dei morti (1974), L’assassino è costretto ad uccidere ancora (1975), rimasta attiva fino al 1988, così come degna di citazione è Maria Grazia Buccella, attrice di origini milanesi con una lunga e onorata carriera trentennale alle spalle, in cui spiccano film come Basta guardarla di Salce (1970) e La violenza: Quinto potere di Florestano Vancini (1972), oltre alla partecipazione all’Armata Brancaleone di Monicelli.

Monica Zanchi nel film Suor Emanuelle

Sonia Viviani in Napoli si ribella
Attrice quasi sempre impiegata in ruoli di svampita dal corpo statuario, la Buccella non riuscì mai a sfondare veramente, pur realizzando nel corso della sua carriera ben 50 film, appartenenti però in gran parte al filone western o della commedia sexy.
Scorrendo l’elenco, ci si può imbattere anche in nomi poco conosciuti sopratutto oggi, in cui larga parte dei b-movies anni 60-70 è stata dimenticata, come quello di Zora Kerova, attrice di origini Cecoslovacche (oggi Repubblica Ceca). 70 anni quest’anno, Zora Kerova ha interpretato 25 film, molti dei quali autentici cult come Cannibal ferox, Antropophagus (1980) e La vera storia della monaca di Monza (1980).
La Kerova è il prototipo perfetto dell’attrice di secondo piano, visto che salvo sporadiche eccezioni, limitate a film di secondo piano, non ebbe mai ruoli principali, come del resto l’attrice svizzera Monica Zanchi, 12 film girati in globale, tra i quali l’ottimo L’uomo la donna e la bestia di Avallone e l’altresi ottimo Autostop rosso sangue di Pasquale Festa Campanile; la Zanchi, specializzata in ruoli apertamente erotici, lavorò anche in Incontri molto ravvicinati del quarto tipo, film culto del genere trash, in Suor Emanuelle (1977), Emanuelle e gli ultimi cannibali (1977) e Porco mondo (1978)
Una delle più brave e belle starlette è Sonia Viviani; volto angelico, fisico aggraziato, l’attrice romana ha interpretato oltre 30 film.
In nessuno di essi è stata la protagonista assoluta, ma il suo curriculum è di tutto rispetto, spaziando tra I guappi (1974) , Yuppi du (1975) fino a Da Corleone a Brooklyn (1979).

Maria Grazia Buccella, dal film Basta guardarla

Cristina Galbò, Cosa avete fatto a Solange?
La bella attrice ha poi conosciuto un lusinghiero successo nella ex Jugoslavia, prima di chiudere la sua più che dignitosa carriera con il film Le nuove comiche (1994).
Un’altra attrice affascinante, bellissima e aristocratica è la veneziana Silvia Monti;in soli 5 anni, tra il 1969 e il 1974 interpretò una trentina di film, alcuni dei quali di notevole spessore.
Il suo volto straordinariamente bello, dai lineamenti fini, le sue notevoli doti espressive vennero sfruttate però ,ancora una volta, in maniera limitata.
Le sue partecipazioni più importanti sono Metti, una sera a cena (1969), Le regine (1970), Una lucertola con la pelle di donna (1971), Giornata nera per l’ariete (1971) prima di concludere la sua carriera nel 1974 con Milano: il clan dei Calabresi. La bella attrice sposò l’imprenditore Carlo De Benedetti.
L’elenco delle starlette non può non includere Mariangela Giordano,attrice ligure classe 1937, che esordì nel cinema con Dramma nel porto (1955) e che continua, a distanza di oltre 45 anni dall’esordio, a lavorare con discreta fortuna nel cinema.

Patrizia Adiutori in Giovannona coscialunga

Brigitte Skay, Morte sul Tamigi
Dopo essersi fatta le ossa con i peplum, la Giordano lavorò per tutto il decennio settanta specializzandosi in ruoli secondari nei più svariati filoni; l’attrice lavorò nei decamerotici Decameron No. 4 – Le belle novelle di Boccaccio (1972) ,Decameron No. 2 – Le altre novelle di Boccaccio (1972) ,Quant’è bella la Bernarda, tutta nera, tutta calda (1975) e nella commedia sexy, interpretando film come Le impiegate stradali – Batton Story (1976) e Che dottoressa ragazzi (1976), nei thriller horror come Malabimba (1979) e negli horror sexy Giallo a Venezia (1979), Patrick vive ancora (1980), Le notti del terrore (1981), La bimba di Satana (1982), nel quale compare nuda, mostrando un’invidiabile forma fisica alla bella età di 45 anni.
Un’attrice bella e simpatica, che nel corso dei decenni successivi ha conosciuto una terza giovinezza, dopo l’epopea dei peplum, quella dei western all’italiana e della commedia sexy attraverso i film di Verdone.
Barbara De Rossi con Clio Goldsmith in La cicala
A lanciare Lara Wendel, ovvero Daniela Barnes da Monaco di Baviera fu un film diventato un cult, quel Maladolescenza che la mostrò integralmente nuda, in una parte molto scabrosa.Va detto che la Wendel aveva esordito da bambina con un piccolo ruolo in Mio caro assassino (1972), per lavorare successivamente nell’ottimo Il profumo della signora in nero (1974), quando aveva appena 9 anni, essendo nata nel 1965.
Il ruolo maledetto di Maladolescenza può essere definito condizionante per tutti i lavori successivi; l’attrice tedesca, dal volto infantile, rimase prigioniera di un clichè che la vedeva eterna adolescente e film come Un dramma borghese (1979), Ernesto (1979) e Un ombra nell’ombra (1979), culminati in Desideria: La vita interiore (1980), tutti film dove è la classica adolescente un tantino perversa un tantino ingenua.
La sfortunata Jenny Tamburi, scomparsa nel 2002 all’età di 54 anni ha avuto una carriera per certi veri molto simile a quella della Wendel, anche se caratterizzata dalla presenza in pellicole di miglior livello qualitativo.
Volto da eterna adolescente, la Tamburi, dopo l’esordio nell’ottimo Splendori e miserie di Madame Royale (1970) al fianco di Tognazzi, entrò in svariate produzioni di generi opposti.

Angela Covello nel film I corpi presentano tracce di violenza carnale

Beba Loncar in Terza ipotesi su un caso di perfetta strategia criminale
Tra questi si segnalano il nunspoitation Le scomunicate di San Valentino (1974), l’ottimo La seduzione (1973), il thriller Morte sospetta di una minorenne (1975),Liquirizia (1979) per passare all’erotico Voglia di guardare (1986)
Talento eclettico, la Tamburi raccolse sicuramente molto meno di quanto mostrato, prima di morire per un male incurabile nel 2002, 5 anni dopo il buon successo della serie tv Professione vacanze.

Nunsploitation, il cinema conventuale
Con il termine nunsploitation viene genericamente indicato il florido filone del cinema conventuale, spesso chiamato anche tonaca movie o filone conventuale, un genere cinematografico ambientato dietro le mura di conventi quasi esclusivamente popolati da badesse, novizie e suore, e molto più raramente tra le mura di monasteri maschili.
Difficile tracciare un punto di inizio di questo particolare genere cinematografico; viceversa è piuttosto facile indicarne il percorso che ne è seguito, e che ebbe la massima diffusione nel decennio settanta, a cavallo tra il 1972 e il 1979, con successive e rare ulteriori incursioni.Un cinema in cui le storie si assomigliavano un pò tutte, nella maggior parte presa di sana pianta dal medioevo o dal rinascimento, quando storicamente si ebbe la massima espansione dei conventi.
Accadeva, all’epoca, che le famiglie nobili, per non dotare le figlie femmine, scegliessero per le stesse le rassicuranti mura dei conventi, dove la stragrande maggioranza di esse finivano per consumare le proprie vite in un isolamento non voluto.

Il flano cinematografico di Le monache di Sant’Arcangelo
Le famiglie ricche trovavano così un rassicurante mezzo per evitare dispute sulle eredità; la stessa sorte accadeva spesso anche ai secondogeniti maschi, costretti ad entrare in ordini o religiosi oppure a scegliere la carriera militare per evitare di ritrovarsi senza alcun mezzo di sussistenza alla morte dei genitori.
Ma tutto questo ai registi interessava relativamente; il filone conventuale, infatti, si interessava principalmente delle storie delle ragazze rinchiuse nei conventi.

Evelyn Stewart (Ida Galli) in La badessa di Castro
Ovviamente, le ragazze chiuse contro la loro volontà in convento, nel fiore degli anni, proprio quando le prime pulsioni ormonali, i primi sentimenti d’amore iniziavano a sbocciare, divennero un mero pretesto per mostrare la vita all’interno degli stessi conventi in un’ottica più pruriginosa che storica.
Così nella stragrande maggioranza dei film si vedono badesse rese crudeli dalla frustrazione sfogare istinti repressi sulle novizie o sulle suore; che, dal canto loro, spesso hanno lasciato un amore fuori dalle mura, o più semplicemente avvertono gli irresistibili richiami della carne.

Scena tratta dal pluri censurato Interno di un convento, di Borowczyck
A questo va aggiunto un altro elemento storico modificato a discrezione dei registi su ovvia imposizione dei produttori, ovvero l’introduzione di espedienti come la tortura, in realtà usata meno frequentemente di quanto riportato da alcuni testi, per fermare l’eresia, la stregoneria ecc.
La stessa inquisizione, nata con i compiti specifici su citati, viene largamente usata come espediente per giustificare l’esposizione di corpi nudi, nella totalità femminili, che vengono martirizzati attraverso l’uso di strumenti come la corda, le tenaglie, il fuoco e altro.

Una splendida Fenech in La bella Antonia, prima monica e poi dimonia
Così il Malleus maleficarum entra nelle mura dei conventi, preti confessori e esorcisti, inquisitori e quant’altro diventano strumenti per piegare il corpo e l’anima delle suore e delle novizie, che, essendo donne, storicamente sono più facilmente aggredibili dai demoni della tentazione.
Discorso maschilista, come del resto era inevitabilmente maschilista la chiesa e le sue propaggini; ma questo è un discorso che con il cinema centra poco.

Magda Konopka in Cristiana monaca indemoniata
Parlavo, all’inizio, della suora contro convinzione, ovvero la novizia costretta a subire le scelte dei genitori.
Uno dei primi film a parlare di vite conventuali, condito anche da un pizzico di erotismo è La monaca di Monza, che si basa sulla vera storia di Virginia De Leyva, diretto nel 1969 da Eriprando Visconti, nipote del grande Luchino.
Nel film, la giovane badessa, reclusa contro la sua volontà, finisce per invaghirsi di Osio, un giovane che la stupra ma del quale lei si innamora.
La nascita di un figlio farà accorrere le autorità religiose.
Le parziali nudità della Heywood, la trama scabrosa, finiscono per dare rilevanza ad un film di modesta caratura e ad aprire timidamente la porta dei conventi alla macchina da presa, che da allora diventano sempre più curiose di mostrare una realtà, molto artefatta, basata su vite conventuali spesso al di là di ogni considerazione morale.

Nunsploitation nipponico: Il convento della bestia sacra
A dare un impulso decisivo è paradossalmente un film che di conventuale ha solo una parziale ambientazione; si tratta di I diavoli (The devils), un film politicamente scorretto girato da Ken Russell nel 1971; la storia di Grandier e Jeanne Des Anges, il primo accusato dalla seconda di aver portato il diavolo, con conseguente lascivia all’interno del convento di Loudun, apre o meglio spalanca le porte ad una degenerazione del filone.
Russell infatti, iconoclasta come nessun altro, mostra la cruda realtà del convento di suor Jeanne attraverso i vizi peccaminosi della badessa e delle altre sorelle.

Condannato per blasfemia: I diavoli di Ken Russell
Il risultato finale è un suggerimento che diviene ben presto un’occasione per modificare le storie stesse e renderle sempre più pruriginose.
Nel 1973 il regista spagnolo Jesus Franco gira Confessioni proibite di una monaca adolescente; una ragazza, Maria, sorpresa in compagnia di un ragazzo, viene portata da padre Vicente in un convento. Qui la ragazza scopre che dalla superiora all’ultima delle suore la parola d’ordine è amoralità e sesso.

Una rara inquadratura tratta da La monaca di Monza, eccessi, misfatti, delitti
La ragazza tenta la fuga, ma viene catturata e condannata al rogo; non fosse per l’intervento di un inquisitore non scamperebbe al suo tragico destino.
Il film è ovviamente molto esplicito, ma di buon livello; da esso prende ispirazione Le Monache di Sant’Arcangelo di Domenico Paolella, girato nello stesso anno.

La vera storia della Monaca di Monza
La storia vede protagonista Don Carlos, che ha una relazione peccaminosa con Giulia di Mondragone, che a sua volta ha una relazione lesbica con una suora. Il nobile ribaldo si incapriccia di una novizia, che sarà costretta a cedere alle sue voglie, ma che otterrà la libertà dai voti una volta che scoppierà lo scandalo all’interno del convento. Lo stesso Paolella, visto il discreto riscontro di pubblico, gira nello stesso anno Storia di una monaca di clausura , usando Eleonora Giorgi in loco della Muti, protagonista del film precedente. Questa volta è la giovane attrice a subire le angherie del solito convento, uscendone però pulita e con l’aureola della santa.

Boccaccio in convento nel film Leva lo diavolo tuo da lo mio convento
Altro film conventuale, questa volta con ambientazione medioevale è Flavia la monaca musulmana, storia di una donna ancora una volta costretta a farsi monaca contro la sua volontà che avrà rapporti con i saraceni che invasero Otranto, finendo in maniera orribile i suoi giorni, ovvero spellata viva.
Il film di Mingozzi, non scevro da una certa eleganza, è decisamente osè sia per le numerose scene di sesso, sia per l’ambientazione giudicata blasfema; furono molte le traversie del film stesso una volta uscito sugli schermi.
L’uscita di Decameron di Pasolini ebbe ovviamente un’importanza capitale sullo sviluppo e la diffusione del filone;
anche se l’opera del grande scrittore e regista era ambientata parzialmente in convento, con intenti chiaramente socio-politici, venne sfruttato per le sue peculiarità, sopratutto nella parte che mostra le poco ortodosse sorelle del convento alle prese con un giovane che si finge sordo muto e che finirà per dover soddisfare sessualmente l’intera comunità di suore, badessa inclusa.
Molti film del filone decamerotico, infatti, verranno ambientati in convento, tra frati gaudenti, intenti a lasciar assoluzioni dietro penitenza del bacio del cordone, fra diavoli levati e messi “ne lo convento” et similia.

Spazio alla tortura nel film Confessioni proibite di una monaca adolescente
Tra questi sottoprodotti, girati in economia, con trame pecorecce e alle volte ridicole, spiccano titoli come Leva lo diavolo tuo da lo mio convento o Metti lo diavolo tuo ne lo mio convento, La bella Antonia, prima monica e poi dimonia, uno dei più riusciti, grazie anche alla splendida e conturbante bellezza di Edwige Fenech,Le calde notti del Decameron di Gian Paolo Callegari, Confessioni segrete d’un convento di clausura dell’ineffabile Batzella, Cristiana la monaca indemoniata di Sergio Bergonzelli,
che coniuga tutti gli stilemi del genere, ovvero sesso in convento, nudità, demonio ecc, Fratello homo, Sorella bona (Nel Boccaccio superproibito) di Mario Sequi, I racconti romani di una ex novizia di Pino Tosini, Riti, magie nere e segrete orge nel Trecento di Polselli, assolutamente trash e imperdibile per gli amanti dei film indecorosi, Donne e magia con satanasso in compagnia di Roberto Bianchi Montero, E continuavano a mettere lo diavolo ne lo inferno di Bitto Albertini.

La coppia Giorgi-Spaak in Storia di una monaca di clausura
Questi sono solo alcuni dei titoli che affollarono i cartelloni pubblicitari della fertile stagione a cavallo tra il 1971 e 1975, epoca di massimo fulgore sia dei decamerotici sia del filone conventuale.
Che spesso si intrecciavano, con una caratteristica peculiare che distingueva il decamerotico dal nunsploitation tout corut; nel primo caso, infatti, i film anche se hanno una vocazione libertina e godereccia, non hanno alcuna ambizione artistica, ma solamente comica e di divertissement. Nel secondo caso c’è una certa quantità di pretestuosità e passatemi il bisticcio di parole.

Anne Heywood in La monaca di Monza
Infatti ci sono film che si elevano anche sulla generale mediocrità del filone; è il caso di Interno di un convento, di Borowczyck, opera raffinata e fondamentalmente anticlericale i tutte le sue sequenze.
In questo film, uno dei più crudi e sessualmente espliciti, l’erotismo è una trave portante, visto anche come espressione dei sensi delle novizie rinchiuse in un convento, costrette a fare i conti con una sessualità inespressa e tuttavia insopprimibile.

L’ottimo Flavia, la monaca musulmana
Un film italiano di discreto livello è La badessa di Castro di Armando Crispino, storia di una badessa fatta tale al solito con la forza che sfoga la sua repressione anche sessuale sia sulle monache sia intrecciando una relazione proibita con un vescovo.
Il filone andò progressivamente perdendo forza, e le cause sono note, ovvero la crisi del cinema, la sempre maggior diffusione di pellicole hard, che tolsero l’arma di punta della morbosità a molti generi di nicchia.

Le scomunicate di San Valentino
Ogni tanto arriva qualche pellicola conventuale, di ben altro spessore rispetto alle origini; è il caso di Magdalene film del 2002 scritto e diretto da Peter Mullan, che affronta la difficile tematica degli abusi subiti da orfane, da donne considerate perse ricoverate nelle case Magdalene. Un atto d’accusa durissimo, per un film tra i più validi dell’ultimo decennio, ma che appartiene a questo genere solo perchè tratta di religiose, di frustrazione, di sadismo.

Eva Grimaldi in La monaca del peccato
Il genere nunsploitation non ha prodotto capolavori, com’era scritto già in partenza; troppo preponderante l’elemento erotico per poter pensare di ricavarne pellicole di valore.
Tuttavia resta come fenomeno di costume, e quà e la in alcuni film emerge una carica trasgressiva che avrebbe potuto essere sfruttata meglio.
Monica Zanchi
Monica Zanchi è nata in Svizzera, nel cantone di Berna, presumibilmente dopo il 1955; di lei mancano completamente dati biografici, per cui la sua vita pre cinematografica e il suo approccio al cinema stesso restano un mistero. In rete manca il minimo dettaglio biografico, per cui della bionda Monica si può parlare esclusivamente attraverso le 12 pellicole interpretate, nessuna tra l’altro memorabile, se si esclude il misconosciuto L’uomo, la donna e la bestia-Spell, dolce mattatoio, il film di Alberto Cavallone più importante che abbia girato.

Monica Zanchi in L’uomo, la donna e la bestia-Spell, dolce mattatoio
Il suo esordio cinematografico avvenne con L’occhio dietro la parete di Giuliano Petrelli nel 1977, in un ruolo minore in un film decisamente brutto e inconsistente nonostante il cast di buon livello presente nel film; la storia dell’anziano paralitico che spia la figlia durante i suoi incontri erotici è decadente e fuori contesto, visto che ormai siamo nella parte declinante del decennio settanta.
La Zanchi appare in un ruolo subalterno rispetto alla protagonista, Olga Bisera, la scialba protagonista con Fernando Rey e John Philipp Law di questo film che di memorabile non ha davvero nulla.
Un esordio che comunque convinse Cavallone a scritturare la Zanchi nel suo citato L’uomo, la donna e la bestia-Spell, dolce mattatoio, diretto nel 1977 in cui la bionda attrice svizzera ha un ruolo importante, quello di una prostituta che si muove in un ambiente surreale, la provincia italiana, ricettacolo di debolezze, di pubbliche virtù ma sopratutto di vizi privati.

Monica Zanchi in due scene tratte da Emanuelle e gli ultimi cannibali
La buona prova fornita, la spregiudicatezza con cui Monica interpreta il ruolo della prostituta convincono Giuseppe Vari, nello stesso anno, ad affidarle il ruolo di Monica, giovane e spregiudicata ragazza figlia di un commendatore lombardo nel suo Suor Emanuelle, al fianco di una svogliata Laura Gemser, molto a disagio senza il suo mentore Joe D’Amato.
Il film è sicuramente di bassa qualità, ma la Zanchi si fa notare, anche se principalmente per la sua disponibilità a interpretare ruoli scabrosi; se Suor Emanuelle non può certo essere ricordato per il suo contenuto artistico, praticamente inesistente, rimane nella memoria dello spettatore proprio per la capacità della Zanchi di esprimere con un certa abilità il personaggio di Monica, ragazza un tantino ninfomane, con indubbio talento.

Monica Zanchi con Maria Baxa in Incontri ravvicinati del quarto tipo
Emanuelle e gli ultimi cannibali di Joe D’Amato è il passo successivo; Massaccesi scrittura il tandem Zanchi-Gemser, oltre all’immancabile marito di quest’ultima, Tinti, per un film molto forte sulle avventure della fotoreporter di colore, questa volta impegnata tra i cannibali dell’Amazzonia. La Zanchi interpreta il ruolo di Isabelle, aggregata ad una coppia di cercatori di diamanti, che farà una brutta fine. Nel film Isabella/Monica si salverà da una fine atroce grazie proprio ad Emanuelle, che con uno stratagemma la salverà dai cannibali, dopo che la ragazza è stata violentata da tutta la tribù.

L’uomo, la donna e la bestia-Spell, dolce mattatoio
Ancora una volta il suo è un ruolo molto scabroso, che la vede protagonista in una parte che prevede numerose scene di nudo; l’attrice se la cava dignitosamente, anche se va ricordato ancora una volta il livello qualitativo della pellicola.
Il quinto film del 1977, l’anno più importante della sua carriera la vede come co-protagonista di Autostop rosso sangue di Pasquale Festa Campanile, un thriller assolutamente atipico nella produzione del regista; la Zanchi vi appare in una parte brevissima, in un film che ha come vera star Corinne Clery.
Nel 1978 ecco arrivare un film memorabile, ma nell’eccezione negativa del termine; si tratta dello sguaiato, incredibilmente trash Incontri molto ravvicinati del quarto tipo di Mario Gariazzo, in cui Monica è la domestica di un’astronoma fissata con gli alieni, che finirà per avere un incontro ravvicinato, naturalmente di tipo erotico, con tre buontemponi che faranno la festa alle due ingenue (ingenue?) donne.
Naturalmente si tratta di un mero espediente per mostrare nude le due protagoniste del film, la Zanchi e Maria Baxa; il film, un prodotto a bassissimo budget oggi è ricordato dalla nutrita schiera dei fans del cinema di serie z, ovvero i cultori del trash più spinto.

Un altro fotogramma tratto da Suor Emanuelle
Nel 1978 eccola sul set di Porco mondo di Sergio Bergonzelli, un thriller anomalo connotato di erotismo, che ha una sua dignità nella denuncia dello squallido sottobosco che gravita intorno alla politica; nel film la Zanchi recita accanto a Karin Well, ad Alida Valli,Arthur Kennedy,Barbara Rey e William Berger. E’ una produzione con un buon budget, ma che finirà per diventare l’ennesimo titolo circolante in due versioni, una edulcorata per il mercato nazionale ed una con inserti scabrosi per quella internazionale.
Sempre nel 1978 partecipa a quello che può definirsi l’ultimo film di rilievo che interpreta; si tratta di I peccati di una monaca – La novizia, diretto da Jaime Jesus Balcazar, che in origine si intitolava Ines de Villalonga 1870. Il film, un nunsploitation del filone conventuale, la vede protagonista nei panni di Ines, una nobile finita in convento che si illuderà di trovare l’amore in un giovane che è fratello di una sua consorella, ma che ritornerà mestamente in convento.
Il film passa inosservato così la Zanchi, dopo una piccola parte nello splendido Caro papà di Dino Risi, accanto al grande Gassman, ruolo in cui non viene nemmeno accreditata, dopo Action, il delirante affresco di Tinto Brass in cui ancora una volta ha una piccola parte, scompare quasi del tutto dallo schermo.
Ricomparirà in due piccoli ruoli in Sogni erotici di Cleopatra di Rino Di Silvestro e in Giorni felici a Clichy (Jours tranquilles à Clichy) di Claude Chabrol, uno dei film meno riusciti del grande regista francese per poi eclissarsi del tutto e scomparire dalla scena.
Da allora della Zanchi nessuno ha avuto più notizie, in modo tale che oggi solo i nostalgici di certo cinema degli anni ruggenti del cinema erotico hanno memoria di lei.
Attrice comprimaria, la Zanchi non ha trovato molto spazio nel cinema anche perchè ha esordito nel momento peggiore in assoluto per le ambizioni che probabilmente nutriva; il cinema di fine anni settanta era inesorabilmente in declino, e lo mostrano le partecipazioni della stessa attrice a film che è anche riduttivo definire di nicchia.
Sorte toccata a molte altre starlette, incapaci per propria colpa o per colpa altrui.
Incontri ravvicinati del quarto tipo
Due fotogrammi tratti da Ines De Villalonga
L’occhio dietro la parete
Sogni erotici di Cleopatra
L’occhio dietro la parete di Giuliano Petrelli (1977)
Spell (dolce mattatoio) di Alberto Cavallone (1977)
Suor Emanuelle di Giuseppe Vari (1977)
Emanuelle e gli ultimi cannibali di Joe D’Amato (1977)
Autostop rosso sangue di Pasquale Festa Campanile (1977)
Incontri molto ravvicinati del quarto tipo di Mario Gariazzo (1978)
Porco mondo di Sergio Bergonzelli (1978)
II peccati di una monaca – La novizia (Aka Inés de Villalonga 1870) di Jaime Jesús Balcázar (1979)
Caro papà di Dino Risi (1979)
Action di Tinto Brass (1980)
Sogni erotici di Cleopatra di Rino Di Silvestro (1985)
Giorni felici a Clichy (Jours tranquilles à Clichy) di Claude Chabrol (1990)
Nadia Cassini
Nadia Cassini può definirsi, in qualche modo, una figlia d’arte; i suoi genitori infatti erano entrambi attori, lavoravano in un genere particolare di spettacolo, il vaudeville, spettacoli leggeri in cui oltre ad una parte recitata era inserita una parte cantata.
Una specie di musical ante litteram, se vogliamo.
E lei, Gianna Lou Müller in arte Nadia Cassini, nasce proprio durante una tournee dei genitori, in un posto celebre, tra l’altro, a Woodstock, il 2 gennaio 1949.
Una ragazza con un temperamento molto forte, volitivo, che vuole bruciare le tappe; cresciuta tra genitori che fanno parte del mondo dello spettacolo, lascia la famiglia per tentare di entrare in quel mondo che la affascina sin da piccola. Così si propone come ballerina, indossatrice, fotomodella, aiutata in questo da un fisico assolutamente perfetto, che negli anni settanta la porterà a partecipare a numerosi film della commedia sexy italiana.
Nadia Cassini in Il dio serpente, il suo primo ruolo da protagonista
Precoce in tutto, a soli 18 anni sposa il conte Igor Cassini, che è fratello di Oleg, noto stilista e creatore della famosa maison di moda.
Poichè Oleg Cassini ha filiali in diversi posti del mondo, arriva con il marito a Roma; l’uomo è incaricato di aprire proprio una succursale della casa di mode, e Nadia che ha seguito il marito tenta la via del cinema.
Ottiene così una piccola parte nel film Il divorzio, di Romolo Guerrieri, una commedia caratterizzata da un gran cast, vista la presenza di Nino Castelnuovo, Anita Ekberg, Vittorio Gassman,Anna Moffo oltre a lei e al giovanissimo e sfortunato Alessandro Momo; il film narra la storia di un marito che abbandona la moglie dopo molti anni di convivenza, si da alla bella vita, per poi pentirsi e tornare sotto il tetto coniugale. Troppo tardi, però perchè la moglie si è consolata. Il film rivela la fresca bellezza di Nadia che viene contattata da Pietro Vivarelli, che sta preparando il film Il dio serpente.
La storia esotica, ambientata nei Caraibi, la vede protagonista di una vicenda sospesa tra magico e sovrannaturale, nel quale lei è la protagonista principale, una donna che finirà per unirsi alla divinità locale, Djamballa il dio serpente.
Se il film è spesso pasticciato e confuso, vale la pena di essere visto sia per la splendida colonna sonora creata da Augusto Martelli, una hit ormai storica,sia per la bella fotografia, sia per la bellissima Nadia Cassini, appena 21 enne ma sensuale in modo esagerato.

La Cassini in Io zombo, tu zombi egli zomba
Non è un’attrice particolarmente espressiva, Nadia, ma ha un sex appeal davvero fortissimo.
Nel 1971 appare prima nella commedia di Laurenti Mazzabubù… quante corna stanno quaggiù?, nel quale è la donna allo stadio che fa cornuto il marito sotto i suoi occhi, mentre questi è impegnato nel gridare cornuto all’arbitro, e poi in Quando gli uomini armarono la clava e… con le donne fecero din-don , di Sergio Corbucci, nato all’indomani del grande successo riportato dal film di Pasquale Festa Campanile Quando le donne avevano la coda, film ambientato nella preistoria con personaggi assolutamente stravaganti.
La Cassini interpreta Listra,una cavernicola; il film è di una bruttura unica, nonostante il buon cast, si rivela un fallimento.

L’insegnante balla con tutta la classe
Nel frattempo l’attrice si è separata dal marito e si è legata all’attore greco Yorgo Voyagis, con il quale si trasferisce a Londra.
Nel 1972 gira Pulp, di Mike Hodges, accanto a Michael Caine e Mickey Rooney;poi, per quattro anni, più nulla.
Ritorna in Italia nel 1976, nel pieno del boom della commedia sexy; già nella prima parte della sua carriera la Cassini ha avuto ruoli maginali, se si esclude la parte da protagonista in Il dio serpente. La storia continua anche con quella che potremmo definire seconda fase della carriera cinematografica dell’attrice.

L’infermiera nella corsia dei militari
Il primo film del nuovo corso è una commedia erotica abbastanza spinta, emblematica sin dal titolo: si tratta di Ecco lingua d’argento, che gira per la regia di mauro Ivaldi accanto a sua moglie, l’attrice Carmen Villani.
Il film è uno stanco seguito di L’amica di mia madre, altro film sexy del regista che aveva avuto un discreto successo al botteghino; Nadia interpreta la dottoressa Censi, che tenterà in tutti i modi di distogliere il protagonista, Bobby, dalla sua passione per la bella Andrea.

La dottoressa ci sta col colonnello
Segue, nello stesso anno, il film ad episodi Spogliamoci cosi senza pudore, per la regia di Sergio Martino, sempre nel più puro stile commedia sexy; nel 1978 è sul set del film Io tigro, tu tigri egli tigra, un buon successo al botteghino firmato da Giorgio Capitani in tandem con Renato Pozzetto. Il suo ruolo è quello di carla, moglie di uno strampalato scrittore di fantascienza che scopre di non riuscire più ad avere rapporti con la moglie, e che verrà rapito da alieni.

Mazzabubù… quante corna stanno quaggiù?
Partecipa anche a Scontri stellari oltre la terza dimensione, di Luigi Cozzi, uno dei rarissimi film di fantascienza prodotti in Italia, nel ruolo di Corelia, la regina delle Amazzoni, prima del suo anno d’oro, il 1979.
Gli ultimi bagliori della commedia sexy riguardano ormai il declinante filone delle insegnanti, infermiere e soldatesse; L’insegnante balla… con tutta la classe, di Giuliano Carnimeo, si inserisce tra i numerosi titoli girati nel breve arco di tre anni. In questo film la Cassini ottiene un rilevante successo, naturalmente rapportato al livello del film. Vi interpreta la parte di Claudia, un’insegnante di educazione fisica che porta nella sua scuola un nuovo tipo di ginnastica, basata sul ballo.
Il film ruota attorno ai consueti protagonisti di questa serie di film, ovvero Lino Banfi, Mario Carotenuto, Alvaro Vitali, Renzo Montagnani. Poichè la risposta al botteghino c’è, ecco puntualmente la replica con L’infermiera nella corsia dei militari diretto dal regista Mariano Laurenti; l’attrice ritrova Banfi e Vitali, ed interpreta il ruolo di Grazia, una cantante che finge di essere una dottoressa per recuperare dei quadri in un ospedale psichiatrico.
Aldilà dell’indubbia avvenenza, supportata da un fisico perfetto, la Cassini non mostra molto altro;

Quando gli uomini armarono la clava e… con le donne fecero din-don
rimane quindi imprigionata nel suo clichè, quello di bellona un tantino svampita almeno all’apparenza, ruolo che replica ancora in Io zombo, tu zombi, lei zomba, di Nello Rossati, un curioso horror/comico caratterizzato dal notevole cast impiegato, che include, oltre alla Cassini, Renzo Montagnani, Duilio Del Prete, Cochi Ponzoni, Gianfranco D’Angelo, Daniele Vargas, Anna Mazzamauro , tutta gente con un buon passato alle spalle come comici .
Nel 1980 è la volta di La dottoressa ci sta col colonnello diretto da Michele Massimo Tarantini; la trama, ancora una volta, non si discosta da decine di altre simili; i protagonisti sono il solito Banfi, un colonnello che tenta di farsi trapiantare l’organo virile di una recluta, Alvaro Vitali, con risultati fatali.
L’assistente sociale tutto pepe film del 1981 diretto da Nando Cicero, la vede sempre nel solito ruolo; questa volta è un’assistente sociale che per sopravvivere nella borgata poverissima nella quale lavora cercherà di piazzare truffe squinternate. Accanto a lei c’è il suo compagno Yorgo Voyagis, che lavorerà ancora al suo fianco in Tutta da scoprire di Giuliano Carnimeo, una delle ultime, stanche commedie del genere sexy.
Paradossalmente, uno dei suoi migliori film è I Miracoloni del 1981, diretto da Francesco Massaro, una stravagante commedia zeppa di caratteristi, come Francesco Salvi, Mauro Di Francesco,Franco Oppini, Umberto Smaila ecc.
Dopo aver partecipato al pessimo Giovani, belle… probabilmente ricche diretto da Michele Massimo Tarantini, accanto a Carmen Russo, chiude la sua carriera con due serie tv, Ridiamoci su e con Les beaux quartiers. Il fatto è da imputarsi a due fattori concomitanti: la fine del genere commedia sexy, con la sua impossibilità di ritagliarsi uno spazio oltre i ristretti ambiti dello stesso genere e un mal riuscito intervento di chirurgia estetica, che le procurò gravi danni, costringendola quindi ad abbandonare le scene.
Pare inoltre che la Cassini non avesse un carattere facile, cosa che le ha procurato,in passato, molte antipatie fra i colleghi; come ricorda Gordiano Lupi autore di numerosi libri sul cinema del passato come Sexy Made in Italy, Mariano Laurenti la definì come l’unica attrice capace di fargli perdere la pazienza.
L’assistente sociale tutto pepe
Un’attrice quindi dalle risorse molto limitate, sfruttata principalmente per le sue doti fisiche, invero rilevanti: non bisogna dimenticare infatti che i registi con i quali lavorò privilegiarono la parte più sexy del suo corpo, quel fondoschiena considerato da molti come il più bello e sensuale dello schermo.
Lei probabilmente si adattò ai ruoli che le venivano proposti con poca volontà, forse perchè credeva di avere i mezzi per fare altro; in realtà la sua recitazione era pressochè inesistente, ed era penalizzata anche da una voce che era poco cinematografica, da vera svampita.
Oggi l’attrice, che appare in buona forma, appare ogni tanto in qualche trasmissione tv principalmente rievocativa, con quella sua aria da oca che nasconde un carattere forte.
Ecco lingua d’argento
Giovani,belle probabilmente ricche
Nadia Cassini in Io tigro,tu tigri egli tigra
L’infermiera nella corsia dei militari
L’insegnante balla con tutta la classe
L’amante tutta da scoprire
L’assistente sociale tutto pepe
Quando gli uomini armarono la clava e… con le donne fecero din-don
Starcrash
Ancora da Starcrash
1983 Les beaux quartiers
1982 Ridiamoci sopra
1982 Giovani, belle… probabilmente ricche
1981 L’assistente sociale tutta pepe e tutta sale
1981 Miracoloni
1981 Peccati di giovani mogli
1981 L’amante tutta da scoprire
1980 La dottoressa ci sta col colonnello
1979 L’infermiera nella corsia dei militari
1979 Io zombo, tu zombi, lei zomba
1979 L’insegnante balla… con tutta la classe
1978 Scontri stellari oltre la terza dimensione
1978 Io tigro, tu tigri, egli tigra
1977 Il superspia (TV Mini-Series)
1976 Ecco lingua d’argento
1976 Spogliamoci così senza pudor
1972 Colpiscono senza pietà
1971 Quando gli uomini armarono la clava e… con le donne fecero din-don
1971 Mazzabubù… quante corna stanno quaggiù?
1970 Il dio serpente
1970 Il divorzio
Carmen Villani
Una carriera dai due volti, quella di Carmen Villani, nata in provincia di Modena, a Ravarino, comune abitato da 6000 anime il 21 maggio 1944; una come cantante, con discreto successo e una come attrice di punta del florido filone della commedia sexy all’italiana, anche se limitata a pochi film, girati prevalentemente tra il 1974 e il 1979, con qualche eccezione prima e dopo questo periodo.
Appassionata di musica, la Villani esordi molto giovane nell’ambito musicale, a 15 anni, con un repertorio che includeva brani ripresi dalla tradizione swing; era il 1959, la musica italiana non era ancora stata scossa dalle fondamenta dai cicloni Modugno e Celentano, che portarono novità sostanziali nel panorama musicale italiano.
Carmen Villani si mette in mostra proprio come attrice, grazie al film Un uomo da bruciare, di Valentino Orsini e dei fratelli Taviani , girato quando aveva 18 anni, nel 1962 , film nel quale canta in maniera eccellente il brano Un domani per noi,le cui musiche sono composte da Enrico Intra, futuro jazzista e musicista di valore e da Federico Monti Arduini, che avrà una buona fama con il soprannome di Guardiano del faro.
Carmen Villani in due fotogrammi tratti da La signora ha fatto il pieno
Per tre anni la cantante si fa le ossa, cantando un po dappertutto, prima di ottenere un grande successo con quella che sarà la sua hit più conosciuta, Bada Caterina, colonna sonora inserita nel film Adulterio all’italiana con Nino Manfredi e Catherine Spaak, diretto dal regista Pasquale Festa Campanile, bissato poi da Piccola piccola, un altro brano che le darà fama anche all’estero.
Per qualche anno la cantante gode di buona fama, anche se non diverrà mai una star della musica, nonostante il buon impianto vocale; così, agli inizi degli anni settanta, inizia a valutare meglio le possibilità di una carriera cinematografica, spinta in questo anche dal marito, il regista Mauro Ivaldi, che la lancia proprio come attrice in Brigitte, Laura, Ursula, Monica, Raquel, Litz, Florinda, Barbara, Claudia, e Sofia le chiamo tutte… anima mia, una commedia velata di nero che narra le vicende di un playboy convertito al matrimonio dalla bella Francesca, interpretata proprio dalla Villani, che rischierà la vita per colpa di quella che crede una sua ex amante e che invece si rivelerà essere un suo amico troppo invidioso del successo che l’uomo ha con le donne.

La Villani nel film Lettomania
Il discreto successo riscontrato dal film e dalla sua interpretazione la convince a ripresentarsi sul set nel 1975, nella commedia sexy L’amica di mia madre, nuovamente diretta da Mauro Ivaldi; il film è davvero brutto, ma riscuote ancora un discreto successo, nonostante l’esile trama del film; la Villani è Andrea, che fa girare la testa al giovane Billy, che finirà per consolarsi con un’amica di sua madre, interpretata da Barbara Bouchet.
Nello stesso anno ecco il grande successo, anche se limitato ovviamente dall’appartenenza al filone della commedia sexy, del film La supplente: il suo ruolo principale, quello della affascinante professoressa Loredana, che fa girare la testa ai ragazzi della classe in cui è chiamata a sostituire l’insegnante di ruolo, ottiene grande successo, principalmente perchè la bionda attrice si mostra generosamente senza veli.
Di gran carriera viene girato da Vincenzo Rigo il film Lettomania, proprio per sfruttare la popolarità dell’attrice; nel film Carmen interpreta Dora, una donna sposata ad un anziano scrittore che tornerà dal marito dopo aver tentato inutilmente di avere una relazione stabile con il giovane protagonista del film. Nel 1976 Rigo ripresenta la Villani nel film Passi furtivi in una notte boia – Zelmaide, discreta commedia in cui la Villani è affiancata da uno dei grandi comici del cinema italiano, Valter Chiari. Carmen vi interpreta il ruolo di Ida ( Zelmaide),una cameriera decisa a diventare proprietaria di un bar, che non esita a coinvolgere il suo amante in un goffo tentativo di furto che insperatamente avrà esiti positivi.

Polvos magicos (Lady Lucifera)
La commedia riscuote un tiepido successo, anche se va detto che la Villani se la cava in maniera sufficiente; l’anno successivo lavora in La signora ha fatto il pieno , di Juan Bosch, commedia sexy in cui è Lola, una escort ingaggiata per sedurre un politico.
Il film è davvero poca cosa, e ancora una volta si fa apprezzare solo per le nudità della belle attrice, che replica in maniera standard il suo ruolo in Ecco lingua d’argento, ancora su direzione del marito Ivaldi, che riprende in qualche modo la trama di L’amica di mia madre, con gli stessi protagonisti; questa volta il giovane Billy riuscirà alla fine a sedurre l’ambita preda.

Passi furtivi in una notte boia
Ormai musa del marito, la Villani recita in Grazie tante arrivederci (1977), interpretando il ruolo di Monica, una disinibita fotomodella che riuscirà a sedurre un giovane destinato a prendere i voti, titubante però sul suo futuro.
La stella di Carmen Villani però sta arrivando velocemente al declino; il finire degli anni settanta, con la conseguente morte della commedia sexy, non la vede pronta ad un cambio di passo: intrappolata nel clichè della bellona sexy, la Villani non riesce ad ottenere parti che la stacchino dal clichè che ormai le si è cucito addosso.
Così arrivano film come L’anello matrimoniale (1979), in cui stancamente ripete il personaggio della donna affascinante, questa volta attratta da un vicino di casa, che arriva a chiedere al marito il permesso di poterlo tradire proprio con l’uomo di cui è infatuata, ricevendone in cambio un poco credibile nulla osta.
Dopo aver tentato senza successo di esportarsi a livello internazionale con Polvos mágicos (1979), diretto da José Ramón Larraz, arrivato in sordina in Italia con il titolo di Lady Lucifera, la Villani tentò il rilancio in Italia con La supplente va in città, sempre nel 1979, film diretto da Vittorio De Sisti;
lei è Rubina, una giovane maestrina veneta ( la Villani era poco credibile, a 35 anni, in quel ruolo) che con astuzia e arti erotiche sedurrà una famiglia intera presso la quale andrà a servizio.
E’ l’ultimo film di discreto successo dell’attrice; i successivi La sposa allegra (1981), I flirts di Stefania (1982) e Una spia innamorata diretti tutti e tre da Augusto Fenollar, girati in Spagna, non ottengono nessun successo e l’attrice abbandona le scene.
Una carriera che si è evoluta in due distinti binari, quindi; se dal punto di vista musicale si può dire che abbia lasciato una traccia, sia perchè interprete di buon livello, sia perchè dotata di una voce ben impostata, non altrettanto si può dire dal punto di vista cinematografico.
Va detto che l’attrice Carmen Villani è stata sfruttata male, confinata sopratutto in ruoli tipici della commedia sexy, senza avere la possibilità di mostare le doti che indubbiamente aveva in ruoli diversi da quelli standard della bellona fatale.
In Passi furtivi in una notte boia Carmen mise in mostra un talento che poteva essere sicuramente sfruttato meglio; purtroppo per lei la sua carriera iniziò a metà anni settanta, quando il genere commedia sexy era si al massimo dello splendore, ma era ormai completamente inflazionato; erano tante, troppe le starlette di un genere che mostrava già le prime crepe.
Va anche detto che per fortuna la Villani evitò l’errore di voler ad ogni costo restare sulla breccia; non partecipò quindi all’ultima fase della trasformazione della commedia sexy in commedia softcore prima e hard poi; l’attrice tentò un rilancio come cantante prima nel 1984, poi nel 1988, ma la distanza temporale tra le sue interpretazioni di fine anni sessanta e il nuovo panorama musicale di metà anni ottanta era troppo ampia, con la conseguenza che passò quasi inosservata.
Resta oggi oggetto di culto di un nutrito gruppo di fans che non hanno dimenticato la sua carica sensuale e la sua bellezza; c’è anche un folto gruppo di persone che la ricorda sopratutto come cantante di buone doti e di buone possibilità, probabilmente non compiutamente espresse.
La supplente
Brigitte, Laura, Ursula, Monica, Raquel, Litz, Florinda, Barbara, Claudia, e Sofia le chiamo tutte… anima mia
La spia innamorata
Un uomo da bruciare (1962)
Per una valigia piena di donne (1965)
Brigitte, Laura, Ursula, Monica, Raquel, Litz, Florinda, Barbara, Claudia, e Sofia le chiamo tutte… anima mia, regia di Mauro Ivaldi (1974)
L’amica di mia madre (1975)
La supplente (1975)
Lettomania (1976)
Passi furtivi in una notte boia (1976)
Ecco lingua d’argento (1976)
La signora ha fatto il pieno (1977)
Grazie tante arrivederci (1977)
L’anello matrimoniale (1979)
Polvos mágicos (1979)
La supplente va in città (1979)
La sposa allegra (1981)
I flirts di Stefania (1982)
Una spia innamorata (1984)
Il nudo femminile nel cinema italiano
Il rapporto tra il cinema e il corpo nudo femminile, o peggio, maschile, non è mai stato molto facile; tutta una serie di problematiche, legate ai tabu, alla moralità ed altre questioni hanno da sempre limitato l’esposizione del corpo nudo dell’attrice o dell’attore, sopratutto nel lontano passato.
Lasciando da parte il cinema straniero, perchè il discorso ci porterebbe troppo lontano e focalizzando il tutto su quello nostrano, và detto che il nudo in Italia ha avuto da sempre vita difficile.
I motivi sono svariati, legati sopratutto ad una serie di fattori concomitanti; una morale di derivazione cattolica, che ha sempre visto l’esposizione del corpo nudo come peccaminosa, una morale comune, legata a fattori storici e sociali, e buon ultima anche la presenza del comune senso del pudore, una gabbia creata ad arte per limitare tutto ciò che sfuggiva alla morale corrente, e che di fatto limitava non solo l’esposizione del corpo nudo, ma anche di parti anatomiche e esposte oltre un limite invalicabile.

Uno storico nudo: Sophia Loren in Due notti per Cleopatra
Basti pensare alla censura applicata in tv agli inizi degli anni sessanta, con ballerine e artiste ingabbiate in pesanti calzamaglie nere, che di fatto impedivano qualsiasi pensiero che non fosse pudico sulle stesse artiste.
Naturalmente la cosa va letta in senso ironico; il bigottismo imperante, il famoso senso comune del pudore erano un qualcosa di artefatto, che si limitava semplicemente a vietare ciò che era sotto gli occhi di tutto, mantenendosi in superficie; sotto, viceversa, le pulsioni erano ben altre, come del resto logico quando si entra nella sfera della sessualità.

Haidee Politoff in Bora Bora di Ugo Liberatore, 1968
Tornando a bomba sul discorso cinema, nel passato cinematografico italiano i nudi femminili si potevano davvero contare sulle dita di una mano sola; celebre il seno nudo di Clara Calamai nel film La cena delle beffe, girato nel 1941 quini in piena epoca fascista, che valse alla Calamai rimbrotti a non finire da parte del Vaticano e al film il divieto ai minori di anni 16.

Lisa Gastoni in Grazie zia, di Samperi, sul tema incesto
Con gli anni sessanta prima in maniera soft, poi sempre maggiore, la tendenza a rendere esplicite situazioni in cui venivano mostrati, naturalmente in maniera graduale, nudi femminili, si accentuò fino ad entrare a regime proprio sul finire del decennio.
Saranno gli anni settanta a sdoganare tutto, dai nudi integrali ai rapporti sessuali, passando tra le mille situazioni eortiche possibili e immaginabili, abbattendo tutti i tabù che di fatto avevano limitato l’esposizione stessa dei corpi maschili e femminili nei decenni precedenti.
L’evoluzione della morale, i cambiamenti del costume alla fine produssero un mutamento copernicano anche nel cinema; le barriere vennero abbattute, tutte, con una liberalizzazione totale, avvenuta gradualmente, che portò alla fine sullo schermo tutto ciò che era proibito.

Carla Gravina in Cuore di mamma, di Samperi, 1969
I primi film a mostrare timidamente furono i mondo movie, così denominati perchè mostravano quello che avveniva nel resto del mondo; più che film erano documentari, con spezzoni in cui erano inserite sequenze di nudo decisamente ardite per l’epoca.
L’antesignano di questo genere è considerato Europa di notte di Alessandro Blasetti, film del 1959, che contiene le prime sequenze di uno spogliarello; era l’inizio di una rivoluzione, che avrebbe sdoganato il corpo femminile, anche se per il momento il tutto si limitava a sequenze di stampo documentaristico, come testimoniato da altri film dello stesso genere, come Mondo di notte (1960) di Gianni Proia,Mondo caldo di notte (1961) di Renzo Russo, Le città proibite (1962) di Giuseppe Maria Scotese,I piaceri nel mondo (1962) di Vinicio Marinucci,La donna nel mondo (1963), di Franco Prosperi, Paolo Cavara, Gualtiero Jacopetti,Mondo nudo (1963) di Giuseppe Marotta.

Blow up di Michelangelo Antonioni
A questi film, come già detto più simili a documentari che a film strutturati come tali, si aggiunsero sul finire degli anni sessanta tutta una serie di pellicole ambientate nei vari paesi d’Europa, che testimoniavano come posti come la Svezia, per esempio, fossero anni luce avanti sia nei costumi sessuali che nelle rappresentazioni visive del nudo.
Il nudo entra così timidamente nel cinema legandosi ben presto all’erotismo, come naturale che sia, anche se non è un discorso automatico.
Alcune pellicole vengono girate con inserti contenenti scene di nudo, che però almeno agli inizi finiranno per essere viste solo nel mercato estero; e in alcune di queste sequenze compaiono anche attrici che in seguito rifiuteranno categoricamente di esporsi senza veli in pellicole.

Un altro film importante: Justine, di Jess Franco, con Romina Power
E’ il caso di Sophia Loren, che girò delle sequenze a seni nudi in 2 notti per Cleopatra, ma anche di moltre altre dive del cinema;in Italia dapprima le sequenze incriminate vengono prudentemente eliminate in fase di montaggio, in seguito, con molta furbizia, si aspetterà l’intervento del censore per vedere se la pellicola supera l’esame. In caso contrario, si sfrutterà il clamore suscitato dalla “sforbiciata” alla pellicola per veicolarla pubblicitariamente.
Così ben presto i registi e i produttori, sfidando le ire dei censori, iniziano a proporre scene osè, con conseguenze spesso spiacevoli; non di rado la pellicola viene sequestrata, editata dalle scene incriminate, mentre il regista e il produttore finiscono sotto processo.

Uno dei film con protagonista Edwige Fenech, L’uomo dal pennello d’oro
E’ il 1968 l’anno del giro di boa; appaiono le prime pellicole italiane con scene di nudo esplicite, anche se limitate sia nell’esposizione sia nelle parti del corpo rappresentate; film come Bora Bora di Liberatore, Grazie zia di Samperi mostrano i primi timidi nudi, inquadrati velocemente, che riescono a passare sotto le maglie della censura.
Anche i grandi del cinema non rifuggono dall’inserire scene ardite nei film, anche se va detto che esse sono organiche alla trama, quindi non appaiono, generalmente, come decontestualizzate.
E’ il caso di Blow up, di Michelangelo Antonioni, girato nel 1966, e di altri film definiti in seguito “artistici”, ovvero degni di contenere scene che non offendano il senso del pudore.

Uno dei peplum con un nudo femminile: La calata dei barbari, con Honor Blackman
Questa sottile linea che demarca il film “artistico” dal prodotto “normale”, alla fine verrà superata di slancio, e il nudo dilagherà sullo schermo, senza più freni ne censure.
Anche dall’estero inizIano a comparire pellicole con scene di nudo, unite a temi scabrosi e a divagazioni sessuali; è il caso di Justine, di Jesus Franco, con protagonista una giovanissima Romina Power, film che ebbe una serie interminabile di grane giudiziarie, di filmetti come Desideri e voglie pazze di tre insaziabili ragazze, L’uomo dal pennello d’oro, Top sensation, I peccati di madame Bovary, Mia nipote la vergine in cui cadeva un altro tabu, l’utilizzo del corpo completamente nudo dell’attrice di turno, in questo caso la giovanissima futura sexy star Edwige Fenech.

Anche nei western compare un nudo: il film è Blindman, il pistolero cieco
Il 1969 vede già un’esplosione di film contenenti nudi femminili, sopratutto vede l’inizio del florido filone del film erotico; lentamente, ma inesorabilmente, le trame quasi scompaiono a tutto vantaggio dell’esposizione dell’epidermide femminile, che diventa protagonista assoluta, lanciando di volta in volta la starlette di turno, spesso destinata ad una effimera gloria.Il nudo inizia ad apparire in tutti i generi cinematografici, arrivando anche nei peplum, o meglio, in quello che ne rimane, nei western, nei film di fantascienza e nei thriller, dove sarà abbondantemente usato, passando per l’horror e la commedia, che sia sexy che sia all’italiana.
Un peplum di successo, La calata dei barbari, film del 1968, porta sullo schermo le nudità parziali di Honor Blackman (una delle Bond girl) e di Sylva Koscina, cosi come l’incredibile Blindman, il pistolero cieco, western assolutamente improbabile, proprone la bella Magda Konopka, L’età del consenso vede una giovanissima Helen Mirren esposta in nudità totali.

Una giovanissima Helen Mirren in L’età del consenso (1969)
Molti registi italiani ricorrono a sequenze di nudo, moltiplicando il lavoro dei censori; che ben presto allentano la scure, consentendo maggior libertà ai registi; da Bava a Lenzi a Fulci, passando poi per i grandi del cinema italiano, come Monicelli e Comencini, Antonioni o Ferreri, Fellini e De Sica, tutti utilizzano il nudo femminile nei film, e ben presto la cosa cessa di essere un tabu.
L’interesse dei produttori e dei registi si rivolge quindi alla sfera della sessualità, contestualizzata più o meno a ragione in svariate pellicole; molti film portano sullo schermo storie inerenti prettamente la sfera della sessualità e delle problematiche ad essa collegate.

Maria Antonietta Beluzzi, la tabaccaia di Amarcord, regia di Fellini
Si affronta il tabu dell’incesto, come nel caso di Addio fratello crudele, dapprima in maniera abbastanza seria, per poi scivolare nel grottesco e nel pecoreccio con l’interminabile sequenza di zie, nipoti e anche nonne impegnate in rapporti incestuosi; alcuni film origiano veri e propri cambiamenti di costume, epocali se vogliamo.
E’ il caso di Ultimo tango a Parigi, di Bertolucci, che fa del sesso e dell’erotismo l’ultima frontiera della comunicazione o meglio, dell’incomunicabilità; la storia dei due amanti che si incontrano, si amano solo con i corpi e che finisce tragicamente, diventa per vari motivi un emblema e contemporaneamente un casus belli.
Bertolucci esplicita il nudo e il sesso; la scena della sodomizazzione di Maria Schneider da parte di Marlon Brando diviene fonte di scandalo. Il film, caso più unico che raro, viene addirittura condannato al rogo e procura guai a non finire al regista, così come Decameron, di Pasolini, basato tutto sulla comunicazione sessuale come unica fonte di svago per il popolo, che origina il floridissimo filone dei decamerotici.

Brigitte Bardot e Jane Birkin, una scena saffica da Una donna come me
I primi anni settanta sono un periodo di cambiamenti storici per il paese; la nascita e lo sviluppo del movimento femminista, che rivendica un ruolo più attivo e partecipe delle donne nella vita sociale, culturale e lavorativa del paese, contribuisce in maniera determinante ad una nuova morale.
Si abbattono tabu, cambiano leggi storiche, in Italia arrivano aborto, divorzio ed altre conquiste sociali assolutamente impensabili a inizio degli anni sessanta.
Il cambiamento massiccio del costume sdogana tutto; il cinema ne usufruisce in maniera massiccia, ne approfitta ed evolve definitivamente.
L’omosessualità nei film non è più un tabù, anzi, a dire il vero, i tabù spariscono progressivamente.
Le pellicole, che siano gialli o thriller, polizieschi o commedie, presentano situazioni legate alla sessualità sempre più esplicite.

Il nudo nel thriller: Catherine Spaak in Il gatto a nove code
Il nudo nell’horror: Dalila Di Lazzaro in Il mostro è in tavola barone Frankenstein
Da Dario Argento nel settore thriller (L’uccello dalle piume di cristallo,Il gatto a nove code), a Fulci (Una lucertola con la pelle di donna), da Steno (La polizia ringrazia) a Pasquale Festa Campanile, da Bolognini a Lizzani, la regia inizia a proporre sempre più frequentemente il nudo femminile.
Che sia il Monicelli di Brancaleone alle crociate o Ettore Scola, che sia Fellini o altri, il regista in genere non disdegna il nudo femminile, anzi: ne esalta spesso le qualità, le rotondità, facendole diventare virtù, come nel caso di Amarcord di Fellini, in cui compaiono i seni giganteschi della beluzzi, vero totem del regista, inseriti e contestualizzati in quell’atto d’amore che è il film verso la sua città natale, Rimini.

Dayle Haddon nella commedia La cugina
Il che produce, come effetto, anche la sovraesposizione del nudo stesso, che alla fine diventa in molti casi solo un pretesto; sono centinaia e centinaia le pellicole che vengono girate a basso costo, spesso con cast altamente scadenti, in cui l’unico obiettivo diventa quello di esporre nudità femminili.
Un’evoluzione che porterà ben presto alla nascita di un florido filone dapprima definito softcore, quindi con la presenza di nudità e amplessi, simulati, ma ancora con una trama più o meno decente, in seguito con una serie di pellicole portate aldilà dei confini stessi tracciati involontariamente dagli stessi registi, ovvero il non rendere esplicitamente la visione dell’amplesso.

Elke Sommer in La casa dell’esorcismo, di Bava
Che alla fine verrà mostrato per intero, andando ad allargare a macchia d’olio il genere hard core, dove la trama alla fine non ha più nessuna importanza.
Qualche parola anche sulle protagoniste del cinema, da quelle che si sono spogliate a quelle che per vari motivi hanno sempre rifiutato di farlo, pur apparendo comunque in pellicole a volte scabrose o comunque appartenenti ai filoni della commedia sexy e via dicendo.
Sono pochissime le attrici italiane che hanno sempre rifiutato un qualsiasi nudo, anche parziale, nei loro film.
Tra queste va citata Monica Vitti, grande interprete di tanti film di diverso genere, la stessa Loren che in seguito ha rifiutato sempre ruoli senza veli, passando per Claudia Cardinale ecc.

Ines Pellegrini, interprete di Il fiore delle mille e una notte di Pasolini
Le altre si sono adeguate a quello che veniva loro offerto, facendo anzi, del proprio corpo, una specie di marchio di fabbrica che testimoniava, in anticipo, il successo del film.
Dalla Fenech alla Bouchet, dalla Guida alla Rizzoli, le star e le stelline degli anni sessanta e settanta non hanno esitato a mostrarsi nude, mantenendo però un profilo professionale di un certo livello, evitando cioè pellicole o situazioni imbarazzanti.

Uno dei rarissimi nudi di Luciana Paluzzi: il film è L’infermiera
Altre invece, per motivi legati al decadimento fisico o a vicende personali, hanno disceso la china fino ad accettare parti e ruoli in un cinema particolare, quello hard; è il caso di Lilli Carati, di Karin Schubert, di paola Senatore, tutte attrici con talento costrette da vicende personali ad accettare ruoli e situazioni poco gratificanti, sia professionalmente che umanamente.
Il nudo, quindi, è diventato nel corso degli anni un valore aggiunto, che ha permesso maggior spazio di manovra ai registi, con tutte le doverose eccezioni del caso, ovvero la nascita di pellicole di scarso valore oppure legate contestualmente solo alla presenza di nudi femminili al loro interno.
Passata la grande sbornia degli anni settanta, il nudo ha finito per essere una componente non più ammiccante e seduttrice per il pubblico, ma una maniera di rendere la storia stessa verosimile ed esplicata.

Maria Grazia Buccella in Basta guardarla
Lontanissimi quindi i tempi in cui un seno nudo scatenava nell’ordine, interesse, scandalo, curiosità; il nudo femminile diventa organico al film, mentre spesso l’amplesso, simulato o no, non funziona più da discriminante per bollare un film come hard o pornografico.
Oggi, un film come L’impero dei sensi di Oshima o il più recente 9 songs di Michael Winterbottom, solo per citare due esempi, pur presentando rapporti sessuali espliciti non sono più discriminati e confinati nel cinema pornografico, ma vengono inquadrati in un’ottica più generale, come film che mostrano un aspetto della realtà, che sono specchio della vita di tutti i giorni.
Altri tempi quelli delle sforbiciate alle pellicole, quelli dei tagli e del rogo di Ultimo tango a Parigi; il cinema è diventato globale come strumento di comunicazione, di incontro di culture, di dinamiche sociali e artistiche; un coacervo che può contenere amore, dramma o fantasia, sesso o aspetti ad esso legati.

Stefania Casini tra De Niro e Depardieu nella sequenza choc di Novecento
Uno sviluppo probabilmente imprevedibile a fine anni sessanta, come del resto erano imprevedibili l’avvento del computer e di altri strumenti tecnologici oggi d’uso quotidiano.
Certo, fa un pochino tenerezza pensare alle docce delle attrici anni sessanta, riprese con le pareti delle stesse assolutamente impermeabili, così come fanno tenerezza le scene con i seni coperti per tre quarti, le guepiere e i reggiseni, strumenti in seguito diventati obsoleti come una lampada a petrolio.

Juliet Mills nella commedia di Wilder Cosa è successo tra tuo padre e mia madre, girato a Ischia
Il nudo è stato definitvamente sdoganato e per certi versi va detto che oggi se ne fa un uso molto più limitato; alla fine il vero tabù è quello del corpo che si svela e non si mostra del tutto, piuttosto che la sua esposizione integrale.
Un ritorno al passato,quasi un revival di un cinema pudico e romantico, ma anche un tantino ipocrita.

La Melato e la Giorgi in Dimenticare Venezia, di Franco Brusati

Nicole Kidman nell’ultimo film di Kubrick, Eyes wide shut
Un classico del nudo, la doccia; Edwige Fenech in Io e Caterina
Verso i confini con l’hard: Cinzia De Carolis in Libidine
Nudo d’autore: Antonioni in Identificazione di una donna
Annie Belle

Annie Brilland, in arte Annie Belle, è un’attrice francese che ha conosciuto in Italia un discreto successo, anche se limitatamente a film considerati b movies, appartenenti in larga parte al genere erotico, con qualche doverosa eccezione come Il mondo nuovo di Scola.
Nata a Parigi il 10 dicembre del 1956, ha esordito nel mondo del cinema a 18 anni, nel 1974 con il film Bacchanales sexuelles del regista francese Jean Rollin, con il quale lavorerà ancora in seguito.
Annie Belle in Baccanales sexuelles
Il film, un erotico molto spinto, ampliato poi dalla distribuzione con scene hard, ottiene un discreto successo,che le vale la scrittura nello stesso anno per il film Le rallye des joyeuses di Alain Nauroy, pellicola assolutamente dimenticata anche per il cast di illustri sconosciuti che presentava. In entrambi i film citati Annie utilizza il suo cognome da ragazza, Brilland, cosa che farà anche nel film successivo, datato 1975 nuovamente diretto da Rollin. Si tratta del famoso Levres de sang, o anche Lips of blood, nel quale Annie Briand (come si fa chiamare questa volta) è Jennifer, una donna coinvolta in una storia sanguinosa di vampiri.

Nel film Levres de sang, o anche Lips of blood di Rollin
L’anno successivo ecco Annie utilizzare il suo pseudonimo definitivo, Belle; lo fa con il film Laure, diretto dalla scrittrice francese Emanuelle Arsan, che aveva creato l’eroina del cinema e della letteratura erotica Emmanuelle. La sua è la parte principale, quella di Laure, una splendida ragazza che vive nelle Filippine, e che farà una straordinaria esperienza proprio nella giungla. Ormai abbastanza nota nel circolo degli amanti del cinema erotico, Annie Belle ottiene la scrittura per La fine dell’innocenza, diretto da Massimo Dallamano.

Annie Belle in La fine dell’innocenza…..

… e in Laure, di Emmanuelle Arsan
La sua interpretazione del personaggio omonimo, che nel film si chiama Annie Belle, diviene famosa anche per le numerose scene di nudo dell’attrice, che con il suo look dai capelli biondo cenere, seduce e ammalia. Grazie anche al successo della colonna sonora del film, anche questa chiamata Annie Belle, la giovane attrice, adesso ventunenne, ottiene nuove scritture.
Lavora in Velluto nero, di Brunello Rondi, al fianco della star Laura Gemser e con Susan Scott, che per una volta si ritrova ad essere madre in maniera improponibile proprio di Pina, il personaggio interpretato da Annie Belle nel film. Subito dopo eccola sul set di Un giorno alla fine di ottobre, al fianco del suo boy friend di allora, l’attore Al Cliver. Il film non ottiene alcun successo, ma la Belle imperturbabile inanella un altro film erotico nel suo curriculum. Si tratta di Climax, diretto da Francisco Lara Polop, con al fianco un cast di illustri sconosciuti.

Con Susan Scott nel film Velluto nero
Una buona opportunità le viene data da Luigi Scattini, che la scrittura per La notte dell’alta marea, che riduce per lo schermo il romanzo “Il Corpo” di Alfredo Todisco e le affida il ruolo di Diana, una giovane modella ambiziosa che farà innamorare di se un maturo direttore di un’agenzia pubblicitaria.
La recitazione di Annie Belle è decisamente monocorde, ma la sua bellezza intrigante e il suo fascino ambiguo le permettono ancora altri lavori; è Clara nel film Moglieamante di Marco Vicario, dove finalmente lavora in un prodotto di livello accanto ad attori che possono definirsi tali, come Mastroianni, William Berger,Laura Antonelli e Gastone Moschin.

Annie Belle in La notte dell’alta marea
Poi è costretta ad uno stop di due anni; i film in cui ha recitato la Belle erano generalmente softcore o comunque blandamente erotici, mentre il cinema di genere di fine anni settanta sta lentamente e progressivamente scivolando verso l’hard.
Nel 1979 è sul set di Switch, una commedia di basso profilo diretta da Giuseppe Colizzi,mentre nel 1980 lavora nella commedia sexy La compagna di viaggio, di Ferdinando Baldi; un film che mette insieme un cast di attrici ormai al tramonto, come Marisa Mell, di giovani emergenti e future star dell’hard come Moana Pozzi e Marina Hedman, attrici emergenti della commedia sexy come Annamaria Rizzoli e sopratutto Serena Grandi.

Nel torrido L’alcova, di Joe D’Amato
Nel 1980 eccola in Molto di più, di Mario Lenzi, dove ritrova l’ex compagno di vita Al Cliver; anche questo è un film poco fortunato, mentre di ben altro successo è il seguente La casa sperduta nel parco, di Deodato, un thriller ben fatto che vede proprio l’attrice francese tra le protagoniste; lei è Lisa, una delle ragazze costrette ad una notte da incubo in una villa, segregate da due maniaci omicidi.
Il film successivo, Rosso sangue, di Joe D’Amato, è uno slasher famoso tra i “cultisti” del genere; lei è la protagonista, Emily, alle prese con un mostro sanguinario; poi arrivano due produzioni francesi, la prima Nana tratta da un romanzo di Emile Zola, nel quale l’attrice è Rennée de Chéselles, poi il citato Il mondo nuovo, di Scola, nel quale è una prostituta.
Nel 1982 l’attrice francese lavora in Fuga dall’archipelago maledetto di Antonio Margheriti, mediocre film conosciuto anche come Tiger Joe, in cui lei è l’unica attore di rilievo, in seguito in una piccola parte in
Liar’s moon di David Fisher, con la futura star Matt Dillon.
Nel 1982 Ciro Ippolito, che ha inaugurato la fortunata serie dei film girati a Napoli, eredi delle sceneggiate e con un folto pubblico di seguaci fedelissimi la scrittura per Pronto Lucia, un film a metà strada proprio tra la sceneggiata e il musicarello anni 60; la trama di questi film è spesso molto labile, e ruotano attorno al protagonista maschile, spesso un cantante con una vasta eco principalmente in Campania.

Con Laura Antonelli in Mogliamante
In questo caso il protagonista è il cantante Carmelo Zappulla, in auge proprio agli inizi degli anni ottanta,come del resto lo saranno altri due fortunati protagonisti di questo filone secondario del cinema made in Italy, ovvero Nino D’Angelo e Mario Merola.
Il discreto successo ottenuto porta Ippolito a replicare il film l’anno successivo; questa volta il titolo è Zampognaro innamorato, accanto ad Annie c’è nuovamente Carmelo Zappulla, oltre a Angela Luce; accanto a Nino D’Angelo invece gira L’ammiratrice, per la regia di Romano Scandariato e con Nini Grassia O’ surdato ‘nnammurato, accanto alla star meteora Franco Cipriani.
Buono il successo riportato da Al bar dello sport, una commedia gradevole interpretata da Annie al fianco di Lino Banfi, che nel film è uno sfigato che ha un colpo di fortuna, imbrocca una schedina miliardaria.
La Belle compare anche in qualche fiction tv, di relativo successo, come “Storia d’amore e d’amicizia” (1982), “Il passo falso (1983”), “Quei 36 gradini” (1984) TV mini-series,”Quo Vadis?” (1985), ma subito dopo aver partecipato al rovente L’alcova, di Joe D’Amato, in cui compaiono al suo fianco Laura Gemser e Lilli Carati, l’attrice va incontro ad un rapido declino cinematografico, confermato dal pessimo Uccelli d’Italia, di Ciro Ippolito, dall’inconsistente La venexiana, una pruderia di Bolognini, che si segnala solo per aver portato sullo schermo una Laura Antonelli in disarmo e un pessimo figlio d’arte come Jason Connery.
La stellina Belle si eclissa, dopo aver partecipato al terrificante La croce dalle sette pietre,di Marco Antonio Andolfi, conosciuto anche come Il lupo mannaro contro la camorra, uno dei film più ridicoli della storia del cinema italiano, girato con attori pressochè improvvisati e con effetti speciali degni di un film amatoriale.
L’ultimo film che vede impegnata Annie Belle è Fuga dalla morte, di Enzo Milioni, nel cui cast compaiono anche Pamela Prati, destinata ad una discreta carriera televisiva, Jessica Moore e Zora Kerova, un’altra attrice con un passato cinematografico altalenante tra b movie e film di cassetta.
Da quel momento la Belle sparisce del tutto dai set televisivi e di lei si perdono le tracce.
Attrice che ha basato larga parte della sua carriera sulle doti fisiche, peraltro non accentuate, tenendo conto che aveva un fisico esile e aggraziato, Annie Belle è ormai un’attrice di culto solo per gli appassionati di cinema anni settanta, che la ricordano biondo platino in La fine dell’innocenza, con i capelli scuri in Levres de sang, sempre pronta a spogliarsi per esigenze di copione, starlette di quel particolare genere cinematografico ornato di erotismo soft che fece le sue fortune proprio ai margini del cinema di serie A.
Una trentina di film non di certo memorabili, che però le hanno permesso quanto meno di avere, ancora oggi, una serie di fan che l’adorano ancora, come testimoniato da alcuni blog che ne ricordano il passato cinematografico.


Il mondo nuovo

Fuga dall’arcipelago maledetto
Molto di più
Uccelli d’Italia
O’surdato ‘nnammurato
Mogliamante
L’ammiratrice
La croce dalle sette pietre
Zampognaro innamorato
Climax
La venexiana
Un giorno alla fine di ottobre
I piloti del sesso







Fuga dalla morte (1989)
La croce dalle sette pietre (1987)
La venexiana (1986)
L’alcova (1984)
Uccelli d’Italia (1984)
O’ surdato ‘nnammurato (1983)
Al bar dello sport (1983)
L’ammiratrice (1983)
Zampognaro innamorato (1983)
Pronto… Lucia (1982)
Liar’s Moon (1982)
Fuga dall’archipelago maledetto (1982)
Il mondo nuovo (1982)
Nana (1982)
Rosso sangue (1981)
La casa sperduta nel parco (1980)
Molto di più (1980)
La compagna di viaggio (1980)
Switch (1979)
Mogliamante (1977)
La notte dell’alta marea (1977)
Climax (1977)
Un giorno alla fine di ottobre (1977)
Velluto nero (1976)
La fine dell’innocenza (1976)
Laure (1976)
Lèvres de sang (1975)
Le rallye des joyeuses collégiennes (1974)
Bacchanales sexuelles (1974)
Ornella Muti
Ornella Muti, all’anagrafe Francesca Rivelli, è una delle poche dive dello schermo ancora sulla breccia dopo quarant’anni; nata a Roma il 9 marzo 1955, figlia di un giornalista napoletano e di una scultrice di origine Estone, ha esordito nel cinema nel 1970, dopo aver partecipato per qualche tempo agli storici fotoromanzi della Lancio, introdotta in quel campo dalla splendida sorella, Claudia Rivelli, che sul finire degli anni sessanta era probabilmente l’attrice più famosa in quel settore.
Francesca, non ancora Ornella, lavora per due anni alla Lancio, aiutata dalla sorella poco meno che ventenne; per due anni, dal 1969 al 1971, è accanto ad attori del settore, lanciati poi sul grande schermo, come Franco Gasparri. La scuola del fotoromanzo le servirà per imparare le pose, gli atteggiamenti, le espressioni, che faranno nel futuro la sua fortuna di donna e attrice.

Ornella Muti agli esordi in un fotoromanzo Lancio con sua sorella Claudia Rivelli

Il primo film di Ornella Muti: La moglie più bella
L’esordio nel mondo del cinema è casuale; il regista Damiano Damiani, che stava preparando il cast per il film La moglie più bella, che prendeva spunto dalla storia realmente accaduta del rapimento di una donna siciliana che poi aveva rifiutato di sposare il suo rapitore, facendolo arrestare e condannare, la sceglie per il ruolo principale,grazie anche alla complicità della sorella, che la invia al provino al suo posto.
Fu lo stesso regista a cambiarle il nome, ispirandosi alla protagonista di un romanzo di D’Annunzio; nacque così Ornella Muti, nome d’arte di Francesca che lei non cambierà più.
Il film ebbe un grande successo, e la quindicenne attrice si trovò immediatamente spalancata la carriera cinematografica.
In soli quattro anni girò una decina di film, che svariavano dal thriller giallo, come Un posto ideale per uccidere di Umberto Lenzi (nel cast c’era la bravissima Irene Papas) al drammatico Il sole nella pelle, dove ritrova quello che sarà poi suo marito, l’attore Alessio Orano, film diretto da Giorgio Stegani, fino a Fiorina la vacca, un decamerotico tra i più allegri e scanzonati, arricchito da un notevole cast assemblato dal regista Vittorio De Sisti, comprendente le belle Janet Agren e Eva Aulin oltre al simpaticissimo Renzo Montagnani.

Ornella Muti in Fiorina la vacca
Tra il 1972 e il 1975 i film che l’attrice gira appartengono ai filoni più disparati, quasi tutti film destinati alla cassetta; i titoli sono Un solo grande amore di Claudio Guerín al fianco di Lucia Bosè, Esperienze prematrimoniali di Masò nuovamente al fianco di Alessio, il grande successo di Vicario, Paolo il caldo, accanto a Giannini, Le monache di Sant’Arcangelo di Paolella, Verginità di Andrei.
Se si esclude Paolo il caldo, film di un livello superiore sia per l’ottima regia di Vicario, sia per la fedele trasposizione del romanzo di Brancati, i film che interpreta fino ai vent’anni sono film di buon successo, ma non ancora tali da poter essere definiti memorabili e degni del suo talento.
Nel 1974, dopo due film tipicamente ambientati in ambito adolescenziale, ossia L’amante adolescente, di Masò film spagnolo nel quale l’altro unico italiano è Sergio Fantoni e La segretaria,di Francisco Lara Polop girato accanto a Philippe Leroy, arriva una scrittura importante.
Il regista Calderone la chiama per il film drammatico Appassionata, nel quale divide la scena con un’altra attrice destinata ad una lusinghiera carriera, Eleonora Giorgi: Il risultato è un film che se non incontra il favore della critica, si rifà ai botteghini; Ornella è semplicemente bellissima, è brava e lo dimostra lavorando, nello stesso anno, con Ugo Tognazzi in Romanzo popolare, di Mario Monicelli, una bella storia d’amore tra un operaio molto più maturo di lei e una ragazza del sud, che trapiantata al nord riuscirà a vivere una sua vita indipendente, dopo aver lasciato il maturo marito.
E’ la consacrazione del suo talento e della sua bellezza; da quel momento l’attrice lavorerà con i registi più importanti del cinema italiano, alternando lavori davvero impegnativi in film difficili, come nel caso dei film girati con Ferreri ad altri più leggeri.
Come una rosa al naso, per la regia di Franco Rossi (accanto a Gassman e Adolfo Celi), Il mio primo uomo di Camus precedono il grande successo di critica di L’ultima donna, di Marco Ferreri, in cui è Valerie, la nuova compagna di un ingegnere abbandonato dalla moglie, un cupo e corrosivo apologo di Ferreri sulla famiglia.
Anche Giuliano Montaldo la vuole con se, nel suo ottimo L’agnese va a morire, cosi come la chiama Tonino Cervi nel parzialmente riuscito Ritratto di borghesia in nero, nel quale l’attrice suscita scandalo per la realistica scena saffica con Senta Berger.
Nel 1978, alla vigilia ormai della terribile crisi che il cinema sta per appressarsi a vivere, Ornella Muti è una delle pochissime attrici ad avere visibilità anche internazionale; merito del talento, certo, ma anche di una sagace scelta dei copioni e sopratutto della estrema poliedricità della stessa attrice.
Basti pensare ai tre film successivi girati dalla Muti; La stanza del vescovo, di Dino Risi, nel quale è la protagonista assoluta accanto a Ugo Tognazzi, è un dramma, mentre I nuovi mostri, di Monicelli, è una commedia satirica, anche se non perfettamente riuscita. Infine Giallo napoletano di Sergio Corbucci è un inusuale thriller/comico, nel quale l’attrice gareggia in bravura con Marcello Mastroianni.
Chiude degnamente, e sulla cresta dell’onda, i fantastici anni settanta (non solo personali, ma di tutto il cinema) con due film drammatici, Eutanasia di un amore di Enrico Maria Salerno e Primo amore, ancora una volta sotto la regia di Dino Risi, ancora una volta con partner l’ottimo Ugo Tognazzi.
Il 1980 segna il suo passaggio ad un cinema anche più frivolo; le produzioni importanti ormai diminuiscono a vista d’occhio, il cinema ha perso l’orientamento preciso del decennio precedente e un’ondata di film erotico/porno, a braccetto con le nuove, sguaiate commedie all’italiana nata sulle ceneri della gloriosa commedia all’italiana decapitano quasi totalmente l’universo femminile che aveva popolato le produzioni precedenti.
La Muti vola in America, per il mediocre e pretenzioso Flash Gordon, mega produzione diretta da Mike Hodges con un cast stellare che include Max Von Sidow, Timothy Dalton, la nostra Mariangela Melato….
Lei è la bellissima principessa Aura, la donna di cui si innamora l’avventuriero spaziale Flash.
L’attrice ha 25 anni, è nel pieno della bellezza e della maturità artistica; è sulla breccia da dieci anni ed è un volto ormai familiare al pubblico.
Così si permette il lusso di giocare su più tavoli; ottiene un enorme successo al fianco di Celentano in Il bisbetico domato, di Castellano e Moccia bissato l’anno successivo, il 1981, da Innamorato pazzo.
I due film sono campioni d’incasso delle due stagioni, ma Ornella continua a lavorare in produzioni di qualità, come nel drammatico Storie di ordinaria follia, al fianco di Gazzara, con cui girerà l’anno successivo il bel film La ragazza di Trieste.
Il cinema degli anni ottanta risente in realtà di più fattori concomitanti; se da un lato è subentrata una crisi dovuta al calo degli spettatori, attratti dalla sfrenata offerta delle tv private, che in pratica passano centinaia di film al giorno sul piccolo video, dall’altro lato risente anche della crisi d’idee che attanaglia il cinema.

Ornella Muti in La ragazza di Trieste
Così, nel caso della Muti, l’aver saputo fiutare il momento giusto per accettare di far parte di film nazional popolari depone sicuramente a favore della sua intelligenza di “animale cinematografico” ; l’attrice è nata per il cinema, ha talento, è ancora bellissima e cosa incredibile riesce ad essere simpatica anche al difficile popolo delle spettatrici.
Lei non è una rivale, è semplicemente una star, inarrivabile, un modello da seguire anche per la sua eleganza, per il suo savoir faire.
Continuando l’alternanza tra vari generi, Ornella Muti lavora in altre commedie di gran successo, come Nessuno è perfetto di Pasquale Festa Campanile, nel curioso ruolo di Chantal, un transessuale del quale si innamora Renato Pozzetto, in Bonnie e Clyde all’italiana, film di un altro grande del cinema italiano, Steno, questa volta al fianco di Paolo Villaggio e in Un povero ricco (con Pozzetto) e La ragazza di Trieste, entrambi girati con Pasquale Festa Campanile.
Anche le produzioni internazionali si contendono l’attrice; Volker Schlöndorff la chiama per il noioso Un amore di Swann, Marco Ferreri la richiama a se, ancora una volta, per Il futuro è donna, mentre con l’emergente Francesco Nuti gira due film, Tutta colpa del paradiso e Stregati.
Continuando ad essere la più amata dagli italiani, lavora con l’emergente Verdone in Io e mia sorella, nella commedia ad episodi Grandi magazzini del duo Castellano e Moccia e nel ben più serio Cronaca di una morte annunciata , uno degli ultmi film di Francesco Rosi, tratto dal romanzo di Gabriel García Márquez
Così vanno in archivio anche gli anni ottanta, nel quale l’attrice ha confermato tutto il suo talento; intuisce le potenzialità del nuovo genere emergente, quello delle fiction televisive, così viene scritturata per Casanova, di Simon Langton, alternando da quel momento in poi il lavoro cinematografico con quello televisivo.
Negli anni novanta la troviamo sul set di importanti produzioni, come Il viaggio di Capitan Fracassa di Ettore Scola, Stasera a casa di Alice di Carlo Verdone, Il Conte Max, che Christian De Sica riporta sullo schermo 40 anni dopo il grande successo avuto dal padre nel ruolo del giovane che si finge nobile, in uno dei primissimi cine panettoni, Vacanze di Natale ’91 di Oldoini.
La tv sembra diventare, per la Muti, un nuovo traguardo; negli anni novanta parteciperà ad alcune tra le più importanti tra esse, come Il grande Fausto di Sironi accanto al Coppi interpretato da Castellitto, L’avvocato Porta di Giraldi al fianco di Proietti e nel remake di Il conte di Montecristo, al fianco di Depardieu, nel ruolo di Mercedes, la donna amata da Edmond Dantes.
La popolarità della Muti all’estero è così rilevante che l’attrice inizia a lavorare praticamente in pianta stabile sopratutto oltr’Alpe; da L’amante bilingue di Aranda a Oscar – un fidanzato per due figlie di John Landis, passando per Compromesso d’amore di Santiago San Miguel, è tutto un fiorire di produzioni estere.
Tendenza che l’attrice accentuerà nel decennio 2000, con i film Last Run , Cavale, Après la vie,Un couple épatant (questi ultimi diretti da Belvaux), People; in Italia, a parte Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, si limita ad apparire in produzioni televisive che ottengono comunque un lusinghiero successo, come la recentissima Il sangue e la rosa.
Come abbiamo visto, la carriera della Muti non ha mai avuto in pratica momenti di stasi; oltre cento film e sceneggiati interpretati stanno a testimoniare un successo che la vede protagonista da ormai 40 anni; quarant’anni in cui la giovanissima e acerba Francesca Rivelli si è trasformata nella matura e affascinante Ornella Muti.
Uno dei nomi più conosciuti all’estero, erede di quella tradizione che ha esportato, prima di lei, i grandi nomi di Silvana Mangano, Anna Magnani, Sophia Loren, solo per citare le più famose.
Oggi l’attrice ha 55 anni anni, è nonna e madre; alterna il suo lavoro cinematografico a quello televisivo, come del resto ha sempre fatto.
Un presente che sicuramente 40 anni addietro, quando esordi in La moglie più bella, nel fatidico ruolo di Francesca Cimarosa, non avrebbe probabilmente mai ipotizzato.
Forse era anche nel suo destino quel titolo del film, La moglie più bella, un titolo che ancora oggi le si addice come una seconda pelle.

Cronaca di una morte annunciata
Un posto ideale per uccidere

Tutti figli di mammasantissima
The unscarred

Il viaggio di capitan Fracassa
Somewhere in the city
Le monache di Sant’Arcangelo
La segretaria
Il grande Fausto Coppi
Il conte di Montecristo
Grandi magazzini
Eutanasia di un amore
Codice segreto
Un solo grande amore
Tutti figli di mammasantissima
Casanova
Come una rosa al naso
Compromesso d’amore
Esperienze prematrimoniali
Eutanasia di un amore
L’amante bilingue
Ritratto di borghesia in nero
Doc.West-La sfida (Tv)
Geld und liebe
Il grande Fausto
Io non ci casco
Les bronzes amis pour la vie
Oscar un fidanzato per due figlie
SOKO 5113 (Tv)
The Heart Is Deceitful Above All Things
Io non ci casco (2008)
Postcards from Rome (2008)
Civico zero (2007)
Ripopolare la Reggia (2007)
L’inchiesta (2006)
Les bronzés 3: amis pour la vie (2006)
Vendredi ou un autre jour (2005)
Di que sí (2004)
The Heart Is Deceitful Above All Things (2004)
People (2004)
Uomini & donne, amori & bugie (2003)
Un couple épatant (2002)
Après la vie (2002)
Cavale (2002)
Hotel (2001)
Last Run (2001)
Una lunga lunga lunga notte d’amore (2001)
Domani (2001)
Um Crime Nobre (2001)
Jet Set (2000)
Terra del fuoco (2000)
Panni sporchi (1999)
The Unscarred (1999)
L’inconnu de Strasbourg (1998)
Somewhere in the City (1998)
Widows – Erst die Ehe, dann das Vergnügen (1998)
Mordbüro (1997)
Pour rire! (1996)
Mi fai un favore (1996)
Compromesso d’amore (1995)
L’amante bilingue (1993)
Estasi (1993)
Non chiamarmi Omar (1992)
Once Upon a Crime… (1992)
Vacanze di Natale ’91 (1991)
Il conte Max (1991) .
La domenica specialmente (1991)
Oscar (1991)
Stasera a casa di Alice (1990)
Il viaggio di Capitan Fracassa (1990)
Aspetta primavera Bandini (1989)
‘O re (1989)
Codice privato (1988)
Il frullo del passero (1988)
Io e mia sorella (1987)
Cronaca di una morte annunciata (1987)
Stregati (1987)
Grandi magazzini (1986)
Tutta colpa del paradiso (1985)
Il futuro è donna (1984)
Un amour de Swann (1984)
Un povero ricco (1983)
La ragazza di Trieste (1982)
Love & Money (1982)
Bonnie e Clyde all’italiana (1982)
Innamorato pazzo (1981)
Nessuno è perfetto (1981)
Storie di ordinaria follia (1981)
Il bisbetico domato (1980)
Flash Gordon (1980)
La vita è bella (1979)
Primo amore (1978)
Eutanasia di un amore (1978)
Giallo napoletano (1978)
I nuovi mostri (1977)
Mort d’un pourri (1977)
La stanza del vescovo (1977)
Ritratto di borghesia in nero (1977)
L’agnese va a morire (1976)
L’ultima donna (1976)
Come una rosa al naso (1976)
La joven casada (1975)
Leonor (1975)
Romanzo popolare (1974)
Appassionata (1974)
Cebo para una adolescente (1974) …. Maribel
Una chica y un señor (1974)
Verginità (1974)
Le monache di Sant’Arcangelo (1973)
Paolo il caldo (1973)
Tutti figli di Mammasantissima (1973)
Experiencia prematrimonial (1972)
La casa de las palomas (1972)
Un solo grande amore (1972)
Fiorina la vacca (1972)
Un posto ideale per uccidere (1971)
Il sole nella pelle (1971)
La moglie più bella (1970)




























































































































































































