Effetto notte
“La lavorazione di un film somiglia al percorso di una diligenza nel Far West: all’inizio uno spera di fare un bel viaggio,
poi comincia a domandarsi se arriverà a destinazione.”
Questa citazione,scovata da shewolf nel film,in qualche modo esprime compiutamente parte della filosofia di Truffaut che in questa pellicola appare
finalmente non più mimetizzata o in chiaro scuro,bensi quasi solare,finalmente a portata di mano.
Un film nel film,si è detto fino alla nausea.
E in realtà non c’è una definizione migliore per Effetto notte,o La nuite americaine,splendido titolo originale che ha portato questo prodotto
della piena maturità del maestro della nouvelle vague ad essere considerato uno dei primi cento film di tutti i tempi,
a vincere un meritatissimo Oscar come miglior film straniero,il premio BAFTA e una marea di riconoscimenti internazionali.
Effetto notte,ovvero la tecnica fotografica usata anche in cinematografia che permette,tramite un filtro speciale di ottenere da un’immagine diurna
un’immagine notturna,virata al blu scuro.
Film nel film,storia nelle storie;il regista Ferrand che si appresta a dirigere il film Vi presento Pamela negli studi Nizza in realtà
potrebbe benissimo essere l’alter ego di Truffaut,intento a mettere assieme non solo un cast molto variegato,ma anche a muoversi nelle paludi delle tante storie personali dei vari protagonisti,che sono realmente nella vita alle prese con i tipici problemi dell’umanità,fra miserie e gesti nobili,
meschinità e atti di bontà.

Il film diretto da Ferrand racconta la storia di una giovane moglie inglese,appena maritata,che ha una relazione con il suocero,
conclusasi drammaticamente con l’omicidio da parte del giovane figlio tradito del padre fedifrago.
A interpretare il ruolo della sposina una giovane attrice che non ha completato il suo lavoro precedente,causa un forte esaurimento nervoso che le è costato la mancanza della copertura assicurativa per Vi presento Pamela.
Ancora una volta la giovane è costretta a interrompere la lavorazione di un film,con conseguenti disastrose ricadute economiche sulla produzione seguite anche da altri problemi legati al cast,come quelli causati da Severine,alcolizzata che ormai dimentica tutte le battute,costringendo il regista a girare più volte le stesse scene,da Alphonse,che nel film è lo sposo tradito che a sua volta in una nemesi paradossale si trova a sua volta ad essere tradita dalla fidanzata,che scappa con uno stunt men.
O ancora dall’improvvisa morte di Alexandre,il suocero fedifrago del film che ha un infarto mentre va ad incontrare suo figlio,cosa che porta altri problemi alla produzione che deve ridurre la sua presenza nel film e modificare altre scene.
Eppure,nonostante le interminabili traversie Ferrand e Bertrand,produttore esecutivo del film,riescono a portare a termine il lavoro,grazie anche al moltiplicarsi degli sforzi di tutte le componenti del cast,dagli attori agli scenografi,costumisti ecc.
I problemi,le difficoltà hanno cementato una specie di amicizia spontanea nata nel film;ma la troupe ha finito il suo lavoro
e per ognuno è arrivato il momento di tornare alla vita di sempre,in attesa di un nuovo lavoro.
La vita è un film,un film è la vita;la cartina di tornasole di realtà e finzione che si mescolano per raccontare il reale nella finzione e la finzione che finisce per diventare realtà,
in un’inestricabile gioco delle parti che porta due cose che dovrebbero essere antitetiche ad essere quasi simbiotiche.
Un film deve raccontare quello che la vita propone ogni santo giorno e al tempo stesso essere fedele specchio delle realtà personali,del vissuto dei protagonisti.

Ed è quello che accade in Effetto notte,dove alla fine l’aver contribuito pur fra mille difficoltà a creare un prodotto di finzione,l’aver lavorato per un progetto comune finisce per rinsaldare o creare ex novo rapporti umani che forse nel quotidiano non ci sarebbero stati.
Perchè sono proprio le difficoltà che possono mettere assieme esseri eterogenei di diversa cultura ed estrazione,con formazioni personali a lottare per lo stesso risultato.
Ma se questa è una delle chiavi di lettura di Effetto notte,non si può omettere una notazione;
Truffaut non si limita a fare quanto descritto.
Va molto più in la,mostrando sia le dinamiche di costruzione di un film,sia mostrando con garbo e tantissima ironia quanto di falso eppure tanto somigliante al vero c’è nel cinema,sia attingendo a piene mani al suo enorme bagaglio di cultura cinematografica ( e non solo),con citazioni colte,omaggi come quello al suo maestro Orson Wells.
Pure,chi non ha visto il film,non si aspetti un’opera colta alla portata solo dei soliti noti,dei pochi eletti con tanto di letture dotte alle spalle.
Effetto notte è un film per tutti,quasi giocoso nella sua lineare semplicità.
Tanto semplice che alcuni critici storcono il naso.
Sono quelli che il grande poeta italiano De Andrè chiamava “intellettuali d’oggi idioti di domani”
Un grande come Godard cadde nella trappola,giudicando il film una discesa di Truffaut verso il cinema borghese e commerciale.
Un errore quasi ridicolo,perchè si può creare un prodotto di gran classe senza necessariamente essere criptici e incomprensibili.
Ognuno deve poter fruire dell’opera cinematografica nella misura in cui è in grado di percepire la naturale bellezza di quello che vede.
Non è usando il simbolismo che si fa sperimentazione;la si fa anche raccontando l’umano nelle sue infinite variazioni,nella sua complessità attraverso
un linguaggio che non esclude la grande platea,anzi,la rende partecipe.
Questo è il grande merito di un Truffaut strepitoso,maestro di tutte le componenti del film.
Incluso un cast che sembra un’orchestra perfettamente affiatata e nel quale è assolutamente inutile citare un componente.
Sono tutti bravi e tanto deve bastare.
Guardate Effetto notte,se lo avete perso.
E se non amate molto il cinema,troverete un nuovo stimolo per incuriosirvi e guadagnare il tempo perduto.
Effetto notte
Un film di François Truffaut. Con Jacqueline Bisset, François Truffaut, Valentina Cortese, Jean-Pierre Aumont, Alexandra Stewart Titolo originale La nuit américaine.
Commedia, durata 115 min. – Francia 1973.
Regia François Truffaut
Soggetto François Truffaut
Sceneggiatura François Truffaut, Jean-Louis Richard, Suzanne Schiffman
Produttore Les Films du Carrosse, PECF, PIC
Fotografia Pierre-William Glenn
Montaggio Yann Dedet
Musiche Georges Delerue
Scenografia Damien Lanfranchi
Costumi Monique Dury
Trucco Fernande Hugi e Thi-Loan Nguyen
Rita Savagnone: Jacqueline Bisset
Massimo Turci: Jean-Pierre Léaud
Giuseppe Rinaldi: Jean-Pierre Aumont
Cesare Barbetti: François Truffaut
Vittoria Febbi: Dani
Carlo Romano: Jean Champion
Gianfranco Bellini: Bernard Menez
Manlio De Angelis: Jean-François Stévenin
Regia François Truffaut
Soggetto François Truffaut
Sceneggiatura François Truffaut, Jean-Louis Richard, Suzanne Schiffman
Produttore Les Films du Carrosse, PECF, PIC
Fotografia Pierre-William Glenn
Montaggio Yann Dedet
Musiche Georges Delerue
Scenografia Damien Lanfranchi
Costumi Monique Dury
Trucco Fernande Hugi e Thi-Loan Nguyen
“Allora, quell’attore che ha sognato per tutta la vita di recitare Amleto
… Finalmente riesce a farsi mettere su lo spettacolo, ma era talmente cane, talmente cane, che tutte le sere si faceva fischiare. Allora una sera ne ha avuto abbastanza, e cosa fa? Si ferma nel bel mezzo del monologo “To be or not to be”,
volta la faccia verso il pubblico e dice: “I didn’t write that shit”, non sono io che ho scritto questa merda!”
“-Divinamente bella.
E tu, vecchia puttana, come hai fatto a conservarti così bene?”
“E poi, se uno ha avuto un’infanzia difficile, non deve mica farla pagare a tutti.”
“- Strano come gli attori siano vulnerabili.
– No, invece è normale. Tutti quanti hanno paura di essere giudicati. Nel vostro mestiere, il giudizio fa parte della vita, sia nel lavoro che fuori dal lavoro.
– Eh, già… Quando incontriamo qualcuno ci domandiamo: cosa pensa di me? Chissà se mi ama… Ma io penso che sia la stessa cosa per tutti gli artisti. Quando Mozart era bambino, e gli chiedevano di suonare, rispondeva: “Ora ti suonerò tutto quello che vuoi, ma prima dimmi che mi ami”.
– E poi… è il mestiere in cui ci si bacia di più.
– Lei lo ha notato, vero? Sì, non facciamo che baciarci: pare che la stretta di mano fu inventata per dimostrare che non si era armati, che non si era nemici, ma per noi questo non basta… Bisogna dimostrare che ci si ama: mio tesoro, my darling, my love, sei magnifica… Se ne ha bisogno.”
L’opinione di Walter Veltroni
È una grande prova d’amore. Quella di François Truffaut, l’uomo più innamorato di cinema che sia mai esistito al mondo. Questo film è l’apoteosi di un legame che dà un senso a una vita,
non solo a un lavoro. Persino il geniale titolo, in francese La nuit americaine, rimanda a un trucco magnifico del cinema, quello che, attraverso l’effetto notte, trasforma una ripresa fatta in piena luce
nella magnifica oscurità di un giorno che finisce. La storia è quella di un film nel film. Il primo è del tutto insignificante, persino rimosso dal ricordo, una storia dolcissima e volutamente futile.
L’opinione di Pier Paolo Pasolini
Per poterne parlare con quella precisione analitica che desidererei, dovrei «leggere» La nuit américaine di Truffaut in moviola. Ho visto al cinema qualcosa come la grande riproduzione di un quadro,
non il quadro. Il critico deve osservare il quadro da vicino, guardando e riguardando dettagli e particolari, passando e ripassando cento volte col naso sulla superficie dipinta.
Il «segno» della pennellata è uno dei caratteri essenziali della pittura; e così gli eventuali contorni, le velature, le campiture ecc.
L’opinione di dounia dal sito http://www.mymovies.it
Il film racconta le storie vissute e le personalità dei protagonisti e del regista durante la realizzazione del film “Vi presento Pamela”. Gli attori acquistano un’immagine particolare durante la regia del film e dimostrano un loro carattere e un loro modo di vivere che il regista vuole presentare. E’ vivo nel film l’ascolto, da parte del regista, degli attori e dell’aiuto regia. Appare l’immagine di libri scritti su cineasti famosi con la presenza del regista.
François Truffaut, in questo modo, sembra voler ringraziare il cinema a cui ha sempre rivelato un profomndo e costante interesse. La scena, oltre a tante altre, arricchisce il film che, anche se è del 1973, rimane attuale e sempre significativo da vedere.
Il titolo del film “Effetto notte” risulta per la realizzazione nel film “Vi presento Pamela” di una scena notturna che si svolge durante il giorno. La musica classica presente nel film è molto bella e incisiva.
Hindenburg
La tragedia del LZ 129 Hindenburg,il dirigibile più grande costruito dall’uomo,avvenuta il Il 6 maggio 1937
a Lakehurst nel New Jersey segnò bruscamente la fine dell’era dei dirigibili come mezzo di trasporto.
Costruito due anni prima e intitolato al Presidente della Germania, Paul von Hindenburg dalla Luftschiffbau Zeppelin GmbH
volò per la prima volta a marzo del 1936.
Orgoglio della Germania nazista,era considerato come il fiore all’occhiello della flotta aerea tedesca;la tragedia di Lakehurst
troncò di netto lo sviluppo futuro dell’industria dei dirigibili e costò la vita a 35 persone delle 97 imbarcate,un bilancio tutto sommato accettabile,tenendo conto che l’Hindenburgh prese fuoco con il suo carico di 200.000 metri cubi di idrogeno, molto più infiammabile e quindi pericoloso dell’elio,tradizionalmente usato dai dirigibili,che però era in embargo per la Germania hitleriana,costretta quindi a ripiegare proprio sull’idrogeno.

Le cause della sciagura ancora oggi sono oggetto di studio;le ipotesi vanno dall’attentato (tesi sostenuta nel film) all’incidente causato
da uno strappo sulla tela di rivestimento della struttura metallica ad un fenomeno di fuoco di Sant’Elmo,una scarica elettrica luminosa molto forte.
Robert Wise nel 1975 dirige,su sceneggiatura del trio Nelson Gidding, Richard Levinson, William Link un film a sfondo spionistico/fantastico ispirato alle tragiche vicende dell’Hindenburgh,usando nella parte finale le riprese originali dell’incidente,un vero reality film impressionante per la sua drammaticità.
La storia è ovviamente di fantasia,nella quale gli sceneggiatori sposano la tesi dell’attentato da parte di un patriota anti nazista,contrastato invano dal
Col. Franz Ritter che fino alla fine cerca disperatamente di trovare la bomba a bordo.
La trama:
siamo nel 1937,alla vigilia del secondo viaggio dell’Hindenburg oltre oceano.
Una sensitiva invia una lettera alla sede amministrativa dello Zeppelin,annunciando una sciagura per il dirigibile stesso.
Goebbels,l’onnipotente voce della propaganda nazista per questioni di prestigio accantona l’ammonimento,tuttavia ordina al colonnello
Ritter di prendere posto tra i 97 passeggeri del dirigibile.
Ritter inizia a indagare discretamente sui passeggeri,puntando il dito,come sospetto principale sul giovane anti nazista Karl Berth.
Alla fine Ritter riuscirà a scoprire la bomba,ma un evento inaspettato farà ritardare l’ancoraggio del dirigibile,con la conseguente esplosione fatale,che uccide anche Ritter stesso.

Hindenburg è un film senza grosse scosse,caratterizzato da un bel cast che riempie la parte centrale del film con caratterizzazioni dei vari personaggi in volo abbastanza riuscite.
Diretto da Wise con mano ferma,come d’uso da parte del regista di Tutti insieme appassionatamente,Andromeda ecc. ha tuttavia la sua parte migliore nella ricostruzione finale,che chiude un film in cui gli unici momenti di tensione appaiono troppo dilatati temporalmente.
La caccia di Ritter a Berth non ha mai ritmi frenetici,è molto dialogata e questo nuoce alla tensione del film stesso.
Bella però la ricostruzione dell’incidente,con parti di fantasia mescolate sapientemente al documentario reale,che viene mostrato per intero con tanto di commento da parte di Herbert Morrison,con le sue parole ormai scolpite nella storia:
” Al momento è praticamente immobile. Hanno gettato le funi dalla prua e alcuni uomini le hanno assicurate al suolo.
Ricomincia a piovere; sta… la pioggia era un po’ diminuita. I motori posteriori girano quel tanto, quel tanto che basta a tenerlo su…

È andato in fiamme! È andato in fiamme e sta precipitando, si sta schiantando! Attenzione! Attenzione, voi! Toglietevi di mezzo! Toglietevi di mezzo! Riprendi, Charlie! Riprendi questo, Charlie!
Il fuoco e si sta schiantando! Si schianta, è spaventoso! O mio Dio, toglietevi, ve ne prego! Brucia e divampa, e il… e sta precipitando sopra al pilone d’ormeggio e tutti realizzano che è terribile, questa è una delle peggiori catastrofi del mondo…”
Buone prove per George C.Scott (Ritter),Anne Bancroft (La contessa Ursula bella e bara al tavolo da gioco),Burgess Meredith.
Scenografie impeccabili,con una ricostruzione degli interni del dirigibile molto accurata.
Un film tranquillo,forse un tantino soporifero,ma dal valore importante nei minuti finali premiato da due Oscar,uno per il Miglior montaggio sonoro (Oscar Speciale) a Peter Berkos e uno per i Migliori effetti speciali (Oscar Speciale) a Albert Whitlock e Glen Robinson oltre a tre nomination per la Migliore fotografia,la Migliore scenografia e il Miglior sonoro.
Hindenburg
Un film di Robert Wise. Con Anne Bancroft, George C. Scott, Gig Young, William Atherton, Burgess Meredith, Joanna Moore, Charles Durning, Katherine Helmond, René Auberjonois, Roy Thinnes, Peter Donat, Richard Dysart,
Ted Gehring, Jean Rasey, Robert Clary, Alan Openheimer, Joyce Davis Titolo originale The Hindenburg. Drammatico, durata 115 min. – USA 1975.
George C. Scott Col. Franz Ritter
Anne Bancroft Ursula
William Atherton Boerth
Roy Thinnes Martin Vogel
Gig Young Edward Douglas
Burgess Meredith Emilio Pajetta
Charles Durning Capt. Pruss
Richard A. Dysart Capt. Lehmann
Robert Clary Joe Spah
René Auberjonois Maj. Napier
Peter Donat Reed Channing
Alan Oppenheimer Albert Breslau
Giuseppe Rinaldi Col. Franz Ritter
Anna Miserocchi: Ursula
Massimo Turci Boerth
Corrado Gaipa: Emilio Pajetta
Renato Mori: Capt. Pruss
Sergio Rossi Capt. Lehmann
Gianni Marzocchi: Reed Channing
Giorgio Piazza: Albert Breslau
Franca Dominici: Mildred Breslau
Arturo Dominici: Fellows
Manlio De Angelis: Truscott
Alessandro Sperlì: Heckener
Piero Tiberi: Joe Spah
Rita Savagnone: Eleanoire
Mario Milita: Ludecke
Gianfranco Bellini: Moore
Luciano De Ambrosis: Edward Douglas
Serena Verdirosi: Valerie Breslau
Cesare Barbetti: Napier
Pino Colizzi: Martin Vogel
Glauco Onorato: Knorr
Vittoria Febbi: signora Channing
Sergio Matteucci : narratore
Regia Robert Wise
Soggetto Michael M. Mooney (romanzo)
Sceneggiatura Nelson Gidding, Richard Levinson, William Link
Produttore Robert Wise
Casa di produzione The Filmakers Group e Universal Pictures (con il nome Universal An MCA Company)
Fotografia Robert Surtees
Montaggio Donn Cambern
Musiche David Shire
Scenografia Edward C. Carfagno (con il nome Edward Carfagno) Frank R. McKelvy (con il nome Frank McKelvy)
Costumi Dorothy Jeakins
Trucco Del Acevedo, Frank McCoy, Rick Sharp
Biglietto per il volo con l’Hindenburg (Un sentito grazie,shewolf)
Prima della partenza
Pranzo a bordo
La cucina dell’Hindenburg
Passeggeri guardano il paesaggio mentre volano a bordo del dirigibile
L’Hindenburg
L’Hindenburg sopra New York
Il momento dell’incidente
Il dirigibile brucia
Avvolto dalle fiamme
L’incendio inizia a spegnersi e si avvicinano i soccorsi
I funerali nazisti
L’opinione di Will Kane dal sito http://www.filmtv.it
Il dirigibile Hindenburg, un Led Zeppelin simbolo della potenza nazista, esplose alla fine di una traversata dalla
Germania agli Stati Uniti, il 6 Maggio del 1937: fu un attentato, secondo questo film, ordito da nemici del nazismo tedeschi, e per via dell’embargo americano al paese di Hitler, i palloni aerostatici erano alimentati da idrogeno, e non da elio.
Robert Wise, comunque un autore meno apprezzato di quanto avrebbe meritato, imbastì un film del filone catastrofico, con annesse le canoniche storie dei personaggi principali che si intrecciano in attesa del momento in cui il disastro scoppia,
scegliendo un contesto particolare: difficile, infatti, far appassionare il pubblico ad una vicenda che riguarda personaggi riportanti un simbolo generalmente inviso, storicamente, a gran parte della popolazione mondiale ( e meno male).
Però, la regia fa distinguo tra i seguaci ottusi del Fuhrer e i tedeschi meno convinti delle teorie hitleriane, come si può notare nella scena del numero musical-satirico a bordo del velivolo: e la decisione di riportare le scene finali della catastrofe
aerea in bianco e nero, o seppiato, è una finezza degna di un regista capace di unire grande spettacolo e buon cinema. Certo, non è uno dei suoi lavori migliori, ci sono lungaggini, e il classico intersecarsi di situazioni e storie personali dei maggiori caratteri è risaputo,
però c’è da dire che il gioco d’attori è interessante, e che George C.Scott è stato un attore di gran classe, perlomeno in proporzione a quanto sapeva essere ruvido e introspettivo ad un tempo.
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
Galbo
Inseribile nella tradizione dei film catastrofici degli Anni Settanta, Hindenburg (la storia del dirigibile che fu orgoglio della Germania nazista) ha in più la componente spionistica e può contare sulla regia di un grande professionista come Robert Wise.
Il limite del film è una sceneggiatura priva di spunti davvero interessanti e che conduce il film verso un prevedibile (anche se assai spettacolare) finale.
Ciavazzaro
Tedioso film d’azione, spionistico, che nel finale si trasforma in un catastrofico. Tedioso nonostante vi siano un buon cast e una buona colonna sonora, che tuttavia non salvano il film dal disastro. Poca suspence, dal momento che si sa già come andrà a finire. Evitabile.
Alex1988
Wise traspone su grande schermo la drammatica vicenda del dirigibile Hindenburg. Operazione non altamente spettacolare, effetti speciali un po’ datati ma che in epoca di computer si lasciano apprezzare comunque. Per quanto riguarda la storia, nulla di sorprendente; interessante l’intreccio spionistico:
lascia intendere che in realtà non si sia trattato di un incidente.
Andavamo al cinema-Parte nona

Nono appuntamento con foto originali di sale cinematografiche,dalla loro nascita ad oggi;vi rinnovo l’invito a segnalarmi errori e a indicarmi le denominazioni delle sale non identificate.

Cinema Astra,San Donà di Piave (Venezia)
Sala interna cinema Aurora,Alessandria
Cine Teatro Astra, Torino
Cine Teatro Flaminio, Roma
Cine Teatro Impero, Varese
Cine Teatro Maestoso,Roma
Cine Teatro Metropolitan,Ancona
Cine Teatro Metropolitan,Torre Annunziata
Cine Teatro Oleggio (Novara)
Cine Teatro Peloro,Messina
Cine Teatro Sole,Bibbiena (Arezzo)
Cinema Acilia, Roma
Cinema Alabarda,Trieste
Cinema Alba,Genova
Cinema Alcyone,Roma
Cinema Alpi,Milano
Cinema Ambra Jovinelli ,Roma
Cinema America,Roma
Cinema Apollo,Teramo
Cinema Ariston,Acqui Terme (Alessandria)
Cinema Arlecchino,Firenze
Cinema Astra,Treviso
Cinema Augustus,Agrigento
Cinema Aurora,Alfonsine (Ravenna)
Cinema Castello,Mola di Bari
Cinema Centrale,Livorno
Sala ingresso cinema Odeon,Torino
Sala interna Supercinema Cristallo,Sassuolo
Sala ingresso Cinema Adria,Brescia
Sala proiezione Cinema Ariston,Lecce
L’uomo che amava le donne
Tenero,malinconico,amaro,struggente.
Quattro tra i tanti aggettivi qualificanti che si potrebbero usare per descrivere L’uomo che amava le donne,
opera della piena maturità di Francois Truffaut,uscito nelle sale nel 1977,nel periodo quindi di massima liricità del regista e scrittore parigino.
Dopo Effetto notte,Adele H., una storia d’amore e prima di L’ultimo metrò,la grande opera che avvierà al termine la sua straordinaria carriera,Truffaut sceglie una commedia (o dramma leggero,ammesso che si possa coniare simile termine) basata sull’amore e sulla vita,tra eros e thanatos,quindi quindi sulla caducità dell’umano,sull’effimero eppure al tempo stesso su una delle esperienze più coinvolgenti dell’uomo,quella che riguarda la sfera più intima,quella dei sentimenti.
Truffaut parte dalla fine per raccontare il percorso di vita di Bertrand Morane,ovvero il suo funerale.
Un triste avvenimento,al quale presenziano solo donne,le uniche che davvero abbiano importato qualcosa nella vita di Bertrand, incallito seduttore capace di amare tutte (ma forse solo fisicamente),indistintamente,le donne che hanno popolato e reso imprevedibile la sua vita.

E’ Genevieve,una delle tante,a raccontare la vita di un uomo la cui esistenza è stata condizionata,sin dall’infanzia,dal ruolo femminile.
A cominciare dalla rigida (nei suoi confronti) madre,una donna dagli inesauribili appetiti sessuali,che aveva coinvolto il giovane Bertrand nel vorticoso giro dei suoi amanti,costringendolo nel ruolo di postino inviato a recapitare missive d’amore ai suoi amanti.
Condizionato anche dal primo rapporto sessuale,consumato con una professionista;per il timido Bertrand l’universo femminile inizia a popolarsi di donne,ognuna con il proprio carattere e con la propria fisicità.
Il ragazzo passa rapidamente dalla condizione di timidezza a quella di accalappiatore di giovani donne.Tutto ciò che è femminile lo attrae come le sirede di Ulisse,in particolare adora le gambe,la fisicità e la sensualità,le rotondità del corpo femminile:”Niente è più bello da guardare di una donna con il vestito o la gonna ondeggianti al ritmo dei passi” pensa Bertrand.

Ma curiosamente non dovrebbe piacere alle donne,visto che non è particolarmente bello,ha una voce anche abbastanza antipatica,insomma è agli antipodi del ruolo di tombeur de femmes.
Ma le donne lo amano.
E lui le ricambia,donandosi con passione ad ognuna di loro;spesso senza amore,direi sempre,ma con un entusiasmo che non scema mai.
Però impedisce a tutte di accedere ai suoi veri sentimenti,ammesso che coltivi,dietro quella sua maschera di libertino,sentimenti nobili.
Non passa mai una notte con nessuna di loro.
E così consuma la sua vita in una girandola di avventure,tutte probabilmente vuote,ma per lui gratificanti.
Fino al fatale incontro con una donna matura,una over 40 che tenta inutilmente di corteggiare.
Per la prima volta scopre il rifiuto,così decide di interrogarsi sulla sua vita,sul senso di quello che ha ottenuto.
Lo fa scrivendo un’autobiografia,nella quale racconta il suo vissuto,le sue conquiste,le sue donne.
Ma una sera,in pieno periodo natalizio,sarà proprio la sua passione per le donne a portarlo in fin di vita.
Per inseguire un’altra “preda” attraversa senza guardare e viene travolto da un auto.
E in ospedale ancora la passione per le donne gli sarà fatale,quando per corteggiare una bella infermiera
finirà per staccare una flebo,morendo così in modo stupido,ma in fondo in linea con la sua vita,all’apparenza e oltre priva di un vero significato.
Al suo funerale le donne che ha sedotto (amato o forse no?) getteranno sulla sua bara una manciata di terra mentre sarà proprio la narratrice,Genevieve,a raccontare quello che lui era attraverso la sua autobiografia.
Ottica dalla quale guardare il film;Truffaut non elegge Bertrand a modello,tutt’altro,probabilmente il personaggio gli sta anche antipatico.
E’ il complesso mondo femminile,con le sue contraddizioni ad essere impietosamente analizzato al microscopio.
Donne di ogni genere compaiono nella vita di un uomo che in realtà non è mai cresciuto,una sorta di cacciatore di prede costantemente alla ricerca di qualcosa di impossibile da trovare.
Di tutte le donne che conquista,nessuna gli appartiene.
Perchè fondamentalmente è un superficiale.
Una delle sue frasi;“Si rammenta quando, diversi anni fa, sono uscite le minigonne? Gli uomini erano come impazziti. Ma io ero piuttosto preoccupato, perché ho pensato: be’, a questo punto non possono più accorciare, e dovranno per forza allungare”.
Una superficialità disarmante.
Ma anche le donne a questo punto lo sono.
Nessuna di esse appare in grado di cambiare un libertino in essere sensibile.
E’ vero,se la sensibilità non la hai è difficile che tu la possa trovare.
Ma il ruolo di una donna,generalmente la parte più profonda e sensibile dell’essere “umano” è anche quello di trasportare l’uomo ad una visione meno rozza e primitiva dell’esistenza.”Tieni presente un fatto basilare: le donne pensano all’amore in una maniera più universale degli uomini” dice
Genevieve a Bertrand…parole profetiche,vere,dure.
Allora siamo ad un’indagine complessa sull’uomo,sul suo ruolo?
No,questo,nel film di Truffaut,non accade.

Colpa di un certo nichilismo del regista?Misoginia?Pessimismo cosmico o cosa?
Forse tutto,forse solo una visione cupa e amara dell’umanità.
O forse un gioco.
Truffaut gioca,stupisce,indigna fa sorridere amaramente.
In fondo il suo obiettivo è centrato sin dall’inizio,con quei suoi personaggi un po al limite,un po oltre,con un’umanità più vicina agli istinti che alla profondità del proprio essere.
L’uomo che amava le donne,titolo profetico dell’autobiografia di una vita in fin dei conti utile solo al protagonista,è opera cinica e più vicina al dramma di quanto un certo svolgimento leggero lasci immaginare.
Il maschio è il protagonista,non l’uomo.
Il predatore,il collezionista.
E fa nulla che Bertrand abbia in fondo tante giustificazioni;se ci siamo evoluti lo dobbiamo anche alla capacità di usare il cuore e il cervello, non solo l’istinto riproduttivo.
Un film molto bello,da leggere tra le righe e sopratutto da usare come impietoso specchio.
Uno specchio non deformato,ma bifronte.
Se lo usiamo,ci specchiamo,dobbiamo avere il coraggio di leggervi la verità.
Non quella che ci fa comodo.
Ottimi gli attori,bella la fotografia.
Un’opera ineccepibile,di grande respiro,che consiglio caldamente.
L’uomo che amava le donne
Un film di François Truffaut. Con Charles Denner, Brigitte Fossey, Nelly Borgeaud, Leslie Caron, Genevieve Fontanel,Jean Dasté, Nathalie Baye, Valérie Bonnier, Sabine Glaser, Henri Agel, Chantal Balussou, Nella Barbier, Anne Bataille, Martine Chassaing, Ghylaine Dumas Titolo originale L’homme qui aimait les femmes. Drammatico, durata 118 min. – Francia 1977
Charles Denner: Bertrand Morane
Brigitte Fossey: Geneviève Bigey, l’editrice
Nelly Borgeaud: Delphine Grezel
Geneviève Fontanel: Hélène, la proprietaria del negozio di biancheria
Leslie Caron: Véra
Nathalie Baye: Martine Desdoits
Valérie Bonnier: Fabienne
Jean Dasté: dottor Bicard
Sabine Glaser: Bernadette, l’impiegata del Midi-Car
Anna Perrier: Uta, la baby-sitter
Nella Barbier: Liliane, la cameriera del ristorante
Martine Chassaing: Denise, l’ingegnere dell’Istituto di meccanica dei fluidi
Ghylaine Dumas: la seconda impiegata di Midi-Car
Monique Dury: signora Duteil, la dattilografa a domicilio
Roger Leenhardt: Bétany, l’editore
Christian Lentretien: ispettore di polizia
Rico López: cliente del ristorante in cui lavora Liliane
Marie-Jeanne Montfajon: Christine Morane, madre di Bertrand
Valerie Pecheur: la ragazza del cimitero vestita da tennista
Anne Bataille: ragazza con il vestito con la frangia
Roselyne Puyo: Nicole, la maschera del cinema
Henri Agel: lettore dell’editore Bétany
Henry-Jean Servat: lettore dell’editore Bétany
Frédérique Jamet: Juliette
Michel Marti: Bertrand adolescente
Marcel Berbert: signor Grezel
Josiane Couëdel: centralinista
Pierre Gompertz: ufficiale della Marina
Michel Laurent: ufficiale della Marina
Roland Thénot: ufficiale della Marina
Philippe Lièvre: collega di Bertrand
Thi-Loan Nguyen: donna cinese
Jean-Louis Povéda: tipografo
Carmen Sardá-Cánovas: lavandaia
Suzanne Schiffman: la signora con il bambino sulle scale delle signora Duteil
François Truffaut: uomo al funerale
Guido De Salvi: Bertrand Morane
Anna Teresa Eugeni: Delphine Grezel
Franca Lumachi: Véra
Liliana Sorrentino: Martine Desdoits
Aldo Barberito: dottor Bicard
Emanuela Fallini: Bernadette, l’impiegata di Midi-Car
Claudia Razzi: Liliane, la cameriera del ristorante karateka
Francesca Palopoli: signora Duteil, la dattilografa a domicilio
Gino Donato: Bétany, l’editore
Renzo Stacchi: ispettore di polizia
Franco Latini: cliente del ristorante in cui lavora Liliane
Regia François Truffaut
Soggetto François Truffaut, Michel Fermaud e Suzanne Schiffman
Sceneggiatura François Truffaut, Michel Fermaud e Suzanne Schiffman
Produttore Les Films du Carrosse, Les Productions Artistes Associés
Fotografia Néstor Almendros
Montaggio Martine Barraqué
Musiche Maurice Jaubert
Scenografia Jean-Pierre Kohut-Svelko
Costumi Monique Dury e Ted Lapidus (solo i costumi di Brigitte Fossey)
Trucco Thi-Loan Nguyen
“La verità è che loro vogliono ciò che voglio io: l’amore, quello fisico e quello sentimentale”
“Ecco un’altra coppia che crede in Babbo Natale. Fra sei anni si separeranno, saranno di nuovo liberi,
ma chi ci andrà di mezzo saranno i bambini”.
“Hai tutto un modo particolare di chiedere, come se ne andasse della tua vita”.
”Credo che sia difficile rifiutarti qualcosa”
Andavamo al cinema-World tour parte prima

Prima puntata dedicata ai cinema di tutto il mondo;saranno rappresentati tutti i continenti in un viaggio fotografico in un passato più o meno remoto,alla riscoperta di sale situate in edifici stupendi,autentici capolavori di architettura.Molti oggi non esistono più,ma restano le mute testimonianze,sospese nel tempo,di immagini ricche di fascino.

Cine teatro Rialto,South Pasadena,California (Usa)
Cinema Urania,Vienna (Austria)
Cinema Universum,Berlino (Germania)
Cinema Tivoli,Mourmelon le Grand (Francia)
Cinema teatro Soprus,Tallinn (Estonia)
Cinema Ritz,Edgware,Londra (Inghilterra)
Cinema Libertatea,Oradea (Romania)
Cinema Pioneris,Riga (Lettonia)
Palace Cinema, Malton (Yorkshire,Inghilterra)
Cinema Odeon,Asmara (Eritrea) costruzione italiana di epoca fascista
Cinema Modern,Timisoara (Romania)
Cinema Majestic,Houston (Texas,Usa)
Cinema Libertatii Bucarest (Romania)
Cinema Hyppodrome, Parigi (Francia)
Cinema Gigant San Pietroburgo (Russia)
Cinema Esperos Atene (Grecia)
Cinema Embassy,Boswall,Parkway (Inghilterra)
Cinema de Paris,Parigi,(Francia)
Cinema Capitol,Radford,Nottingham (Inghilterra)
Cinema Capitol,Mumbai Maharashtra (India)
Cinema Capitol,Londra (Inghilterra)
Cinema Capitol,Liverpool (Inghilterra)
Cinema Capitol, Budapest (Ungheria)
Cinema Capitol,Berlino (Germania)
Cine teatro Alba,New York (Usa)
Andavamo al cinema-Parte ottava

Ancora una puntata dedicata ai vecchi cinema italiani.L’invito è quello di segnalarmi errori e cinema non identificati.

Cinema Arcobaleno,Trieste
Cinema Ariston,Piazza Armerina (Catania)
Cinema Astra,Appiano Gentile (Como)
Cinema Astra,Genova Pegli
Cinema Augustus,Genova
Cinema Aurora,Marghera (Venezia)
Cinema Aurora,Sersale (Catanzaro)
Cinema Brixia,Brescia
Cinema Capitol,Salerno
Cinema Capitol,Sora (Frosinone)
Cinema Centrale,Avellino
Cinema Centrale,Bergamo
Cinema Centrale,Mogliano Veneto (Treviso)
Cinema Colosseo,Milano
Cinema Comunale,Cernusco sul Naviglio (Milano)
Cinema Corallo (Monza)
Cinema Corso,Cerignola (Foggia)
Cinema Corso,Roma
Sala cinema non identificata,Rocchetta Sant’Antonio (Foggia)
Sala cinema non identificata,Rossano Veneto (Vicenza)
Sala cinema non identificata,Siracusa
Sala cinema non identificata, Udine
Supercinema,Capua
Supercinema estivo,Modena
Supercinema,Sassuolo (Modena)
I flani del 1974-Prima parte

Flano di American Graffiti di Lucas
Bello il flano di I diamanti dell’Ispettore Klute
Una bella coppia per un bel film, Delitto d’amore
Terence Young da 007 alle Guerriere dal seno nudo
Una giovanissima Gloria Guida in La ragazzina
Il bellissimo Zardoz di Boorman
Il flano del “lagrima movie” L’ultima neve di primavera
Il pluri premiato La stangata
Mediocre film di De Sica,Il viaggio
Bel film del maestro Scattini,Il corpo
Passato quasi inosservato,Il girotondo dell’amore
Il curioso film di Demy,Niente di grave,suo marito è incinto
Il flano del bruttissimo film Sedicianni
Afrika
Il semplicissimo flano di Amarcord
Gran bel film Fiore di carne di Verhoeven
Serpico
Il flano del noiosissimo Il bacio di una morta
Il montone infuriato
La governante
Il flano del divertente Il dormiglione di Woody Allen
I guappi (notare il primo spettacolo alle 14,40)
Vado,li spacco e…torno
Il flano del film con Terence Hill Preparati la bara
Titolo distribuito Virilità
Andavamo al cinema-Parte settima

Settima puntata dedicata ai cinema del passato;una carrellata di edifici per la stragrande maggioranza ormai scomparsi.Di alcuni ho le immagini e la località in cui erano ubicati,ma mi manca il nome del cinema.Chiunque voglia collaborare alla loro identificazione mi aiuterà tantissimo.Grazie!

Cine Arena Teatro Solvay.Rosignano (Livorno)
Cine Teatro Comunale Corato (Bari)
Cine Teatro Comunale Teramo
Cine Teatro Impero Montevarchi (Arezzo)
Cine Teatro Massimo,L’Aquila
Cine Teatro Politeama,Como
Cine Teatro Silvio Pellico,Saronno
Cine Teatro Adamello,Valle Camonica
Cine Teatro Airone,Roma
Cinema Alfieri,Milano
Cinema Altino,Padova
Cinema Ariston,Campobasso
Cinema Ariston,Savona
Cinema Astra,Bolzano
Cinema Vip,Novara
Cinema Vittoria,Asti
Cinema Vittoria,Portici
Cinema Vittoria,Ruvo di Puglia (Bari)
Cinema Zanarini,Riccione
Sala non identificata,Viareggio
Cine Teatro Carbonia
Cinema Pesariis,Prato
Cinema non identificato,Potenza
Sala non identificata,Recoaro Terme
Sala non identificata,Trinitapoli (Foggia)
Supercinema Frascati (Roma)
Supercinema Padova
Supercinema Reggio Calabria
Supercinema Viareggio
Cine Teatro Astra,San Giovanni Lupatoto (Verona)




























































































































































































































































































