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L’iguana dalla lingua di fuoco

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Dublino,Irlanda.
Alcuni omicidi senza movente e dalle modalità particolarmente feroci sconvolgo la città.
L’ispettore Lawrence ha una pista,che però si interrompe davanti all’infrangibilità del vincolo diplomatico;i suoi sospetti pertanto non hanno maniera di poter essere verificati.
Decide quindi di avvalersi della collaborazione dell’ispettore Norton,un bravo funzionario allontanato dal servizio per aver avuto la mano pesante con un pregiudicato.
Norton segue a modo suo le indagini;stretta una relazione con la bella Helen Sobieskj,figliastra dell’ambasciatore,
lo spregiudicato ispettore può finalmente mettere il naso da vicino nella vita dei principali personaggi che  popolano l’ambasciata.
Mentre il misterioso killer continua a mietere vittima,l’ispettore ha finalmente un colpo di fortuna e …

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Titolo con tutti e due gli occhi puntati sull’argentiano L’uccello dalle piume di cristallo,L’iguana dalla lingua di fuoco è un film
diretto nel 1972 da Riccardo Freda,il primo del decennio settanta che segue La salamandra del deserto uscito nel 1970 ma diretto nel 1969.
Firmato come Willy Pareto,è un thriller in cui la buona fattura e la padronanza del mezzo tecnico non bastano al regista nato ad Alessandria d’Egitto
per far dimenticare un prodotto confuso e molto pasticciato.
L’espediente sfruttatissimo del killer in guanti neri e cappellaccio non riesce in alcun modo a coinvlgere lo spettatore,spiazzato
da una trama molto ondivaga e priva di riferimenti,tanto che alla fine l’identità del misterioso killer lascia sgomento lo spettatore stesso,
che è stato disorientato per tutto il film dalle mezze ammissioni di colpevolezza dei vari protagonisti.

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A questo va aggiunto l’espediente narrativo di scoordinare le varie sequenze,cosa che aggiunge confusione ad una trama già di per se poco affascinante;Freda non aveva un buon carattere, dopo la stroncatura da parte della critica tributata verso questo film si scagliò contro quanti lo criticavano,dimenticando che anche il pubblico era rimasto parecchio deluso da un film fondamentalmente piatto e poco interessante,nonostante qualche scena ben diretta, i discreti effetti splatter e un cast volenteroso,che in qualche modo dà dignità ad un film di scarso interesse.
La carriera cinematografica di Freda,tra alti e bassi,procede velocemente verso la fine;a L’iguana dalla lingua di fuoco seguiranno l’ambiguo ma fascinoso Estratto dagli archivi segreti della polizia di una capitale europea (che firmerà Hampton),l’invisibile Superhuman e si concluderà con l’inguardabile Murder obsession-Follia omicida.
Questa sua prova va quindi catalogata come un inciampo di percorso.

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In quanto alle note positive del film,ben poche va segnalato come dicevo il cast,che include un ottimo ma un tantino spaesato Pistilli,la sempre elegante e raffinata Valentina Cortese, una bella e sensuale Dagmar Lassander e per quel poco che resta in scena,la sempre brava Dominique Boschero.
Adeguate le musiche di Stelvio Cipriani.
Il film è presente su You tube in una versione più che sufficiente,all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=RbzyzoqCzEM

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L’Iguana dalla lingua di fuoco
Un film di Riccardo Freda. Con Luigi Pistilli, Dagmar Lassander, Anton Diffring, Valentina Cortese, Dominique Boschero Giallo, durata 90 min. – Italia 1971

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Luigi Pistilli: detective John Norton
Dagmar Lassander: Helen Sobiesky
Anton Diffring: ambasciatore Sobiesky
Arthur O’Sullivan: ispettore Lawrence
Werner Pochath: Marc Sobiesky
Dominique Boschero: amante dell’ambasciatore
Renato Romano: Mandel
Sergio Doria: Walter
Valentina Cortese: signora Sobiesky

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Regia Riccardo Freda
Soggetto Richard Mann (romanzo “A Room Without Door”)
Sceneggiatura Sandro Continenza, Riccardo Freda
Casa di produzione Les Films Corona, Oceania Produzioni Internazionali Cinematografiche, Terra-Filmkunst
Fotografia Silvano Ippoliti
Montaggio Riccardo Freda (con il nome Willy Pareto)
Musiche Stelvio Cipriani
Scenografia Giuseppe Chevalier
Costumi Nadia Vitali
Trucco Lamberto Marini

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gennaio 23, 2017 Posted by | Thriller | , , , , , | Lascia un commento

Effetto notte

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“La lavorazione di un film somiglia al percorso di una diligenza nel Far West: all’inizio uno spera di fare un bel viaggio,
poi comincia a domandarsi se arriverà a destinazione.
Questa citazione,scovata da shewolf nel film,in qualche modo esprime compiutamente parte della filosofia di Truffaut che in questa pellicola appare
finalmente non più mimetizzata o in chiaro scuro,bensi quasi solare,finalmente a portata di mano.
Un film nel film,si è detto fino alla nausea.
E in realtà non c’è una definizione migliore per Effetto notte,o La nuite americaine,splendido titolo originale che ha portato questo prodotto
della piena maturità del maestro della nouvelle vague ad essere considerato uno dei primi cento film di tutti i tempi,
a vincere un meritatissimo Oscar come miglior film straniero,il premio BAFTA e una marea di riconoscimenti internazionali.
Effetto notte,ovvero la tecnica fotografica usata anche in cinematografia che permette,tramite un filtro speciale di ottenere da un’immagine diurna
un’immagine notturna,virata al blu scuro.
Film nel film,storia nelle storie;il regista Ferrand che si appresta a dirigere il film Vi presento Pamela negli studi Nizza in realtà
potrebbe benissimo essere l’alter ego di Truffaut,intento a mettere assieme non solo un cast molto variegato,ma anche a muoversi nelle paludi delle tante storie personali dei vari protagonisti,che sono realmente nella vita alle prese con i tipici problemi dell’umanità,fra miserie e gesti nobili,
meschinità e atti di bontà.

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Il film diretto da Ferrand racconta la storia di una giovane moglie inglese,appena maritata,che ha una relazione con il suocero,
conclusasi drammaticamente con l’omicidio da parte del giovane figlio tradito del padre fedifrago.
A interpretare il ruolo della sposina una giovane attrice che non ha completato il suo lavoro precedente,causa un forte esaurimento nervoso che le è costato la mancanza della copertura assicurativa per Vi presento Pamela.
Ancora una volta la giovane è costretta a interrompere la lavorazione di un film,con conseguenti disastrose ricadute economiche sulla produzione seguite anche da altri problemi legati al cast,come quelli causati da Severine,alcolizzata che ormai dimentica tutte le battute,costringendo il regista a girare più volte le stesse scene,da Alphonse,che nel film è lo sposo tradito che a sua volta in una nemesi paradossale si trova a sua volta ad essere tradita dalla fidanzata,che scappa con uno stunt men.
O ancora dall’improvvisa morte di Alexandre,il suocero fedifrago del film che ha un infarto mentre va ad incontrare suo figlio,cosa che porta altri problemi alla produzione che deve ridurre la sua presenza nel film e modificare altre scene.
Eppure,nonostante le interminabili traversie Ferrand e Bertrand,produttore esecutivo del film,riescono a portare a termine il lavoro,grazie anche al moltiplicarsi degli sforzi di tutte le componenti del cast,dagli attori agli scenografi,costumisti ecc.
I problemi,le difficoltà hanno cementato una specie di amicizia spontanea nata nel film;ma la troupe ha finito il suo lavoro
e per ognuno è arrivato il momento di tornare alla vita di sempre,in attesa di un nuovo lavoro.
La vita è un film,un film è la vita;la cartina di tornasole di realtà e finzione che si mescolano per raccontare il reale nella finzione e la finzione che finisce per diventare realtà,
in un’inestricabile gioco delle parti che porta due cose che dovrebbero essere antitetiche ad essere quasi simbiotiche.
Un film deve raccontare quello che la vita propone ogni santo giorno e al tempo stesso essere fedele specchio delle realtà personali,del vissuto dei protagonisti.

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Ed è quello che accade in Effetto notte,dove alla fine l’aver contribuito pur fra mille difficoltà a creare un prodotto di finzione,l’aver lavorato per un progetto comune finisce per rinsaldare o creare ex novo rapporti umani che forse nel quotidiano non ci sarebbero stati.
Perchè sono proprio le difficoltà che possono mettere assieme esseri eterogenei di diversa cultura ed estrazione,con formazioni personali a lottare per lo stesso risultato.
Ma se questa è una delle chiavi di lettura di Effetto notte,non si può omettere una notazione;
Truffaut non si limita a fare quanto descritto.
Va molto più in la,mostrando sia le dinamiche di costruzione di un film,sia mostrando con garbo e tantissima ironia quanto di falso eppure tanto somigliante al vero c’è nel cinema,sia attingendo a piene mani al suo enorme bagaglio di cultura cinematografica ( e non solo),con citazioni colte,omaggi come quello al suo maestro Orson Wells.
Pure,chi non ha visto il film,non si aspetti un’opera colta alla portata solo dei soliti noti,dei pochi eletti con tanto di letture dotte alle spalle.
Effetto notte è un film per tutti,quasi giocoso nella sua lineare semplicità.
Tanto semplice che alcuni critici storcono il naso.
Sono quelli che il grande poeta italiano De Andrè chiamava “intellettuali d’oggi idioti di domani
Un grande come Godard cadde nella trappola,giudicando il film una discesa di Truffaut verso il cinema borghese e commerciale.
Un errore quasi ridicolo,perchè si può creare un prodotto di gran classe senza necessariamente essere criptici e incomprensibili.
Ognuno deve poter fruire dell’opera cinematografica nella misura in cui è in grado di percepire la naturale bellezza di quello che vede.
Non è usando il simbolismo che si fa sperimentazione;la si fa anche raccontando l’umano nelle sue infinite variazioni,nella sua complessità attraverso
un linguaggio che non esclude la grande platea,anzi,la rende partecipe.
Questo è il grande merito di un Truffaut strepitoso,maestro di tutte le componenti del film.
Incluso un cast che sembra un’orchestra perfettamente affiatata e nel quale è assolutamente inutile citare un componente.
Sono tutti bravi e tanto deve bastare.
Guardate Effetto notte,se lo avete perso.
E se non amate molto il cinema,troverete un nuovo stimolo per incuriosirvi e guadagnare il tempo perduto.

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Effetto notte
Un film di François Truffaut. Con Jacqueline Bisset, François Truffaut, Valentina Cortese, Jean-Pierre Aumont, Alexandra Stewart Titolo originale La nuit américaine.
Commedia, durata 115 min. – Francia 1973.

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Regia François Truffaut
Soggetto François Truffaut
Sceneggiatura François Truffaut, Jean-Louis Richard, Suzanne Schiffman
Produttore Les Films du Carrosse, PECF, PIC
Fotografia Pierre-William Glenn
Montaggio Yann Dedet
Musiche Georges Delerue
Scenografia Damien Lanfranchi
Costumi Monique Dury
Trucco Fernande Hugi e Thi-Loan Nguyen

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Rita Savagnone: Jacqueline Bisset
Massimo Turci: Jean-Pierre Léaud
Giuseppe Rinaldi: Jean-Pierre Aumont
Cesare Barbetti: François Truffaut
Vittoria Febbi: Dani
Carlo Romano: Jean Champion
Gianfranco Bellini: Bernard Menez
Manlio De Angelis: Jean-François Stévenin

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Regia François Truffaut
Soggetto François Truffaut
Sceneggiatura François Truffaut, Jean-Louis Richard, Suzanne Schiffman
Produttore Les Films du Carrosse, PECF, PIC
Fotografia Pierre-William Glenn
Montaggio Yann Dedet
Musiche Georges Delerue
Scenografia Damien Lanfranchi
Costumi Monique Dury
Trucco Fernande Hugi e Thi-Loan Nguyen

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“Allora, quell’attore che ha sognato per tutta la vita di recitare Amleto
… Finalmente riesce a farsi mettere su lo spettacolo, ma era talmente cane, talmente cane, che tutte le sere si faceva fischiare. Allora una sera ne ha avuto abbastanza, e cosa fa? Si ferma nel bel mezzo del monologo “To be or not to be”,
volta la faccia verso il pubblico e dice: “I didn’t write that shit”, non sono io che ho scritto questa merda!”

“-Divinamente bella.
E tu, vecchia puttana, come hai fatto a conservarti così bene?”

“E poi, se uno ha avuto un’infanzia difficile, non deve mica farla pagare a tutti.”

“- Strano come gli attori siano vulnerabili.
– No, invece è normale. Tutti quanti hanno paura di essere giudicati. Nel vostro mestiere, il giudizio fa parte della vita, sia nel lavoro che fuori dal lavoro.
– Eh, già… Quando incontriamo qualcuno ci domandiamo: cosa pensa di me? Chissà se mi ama… Ma io penso che sia la stessa cosa per tutti gli artisti. Quando Mozart era bambino, e gli chiedevano di suonare, rispondeva: “Ora ti suonerò tutto quello che vuoi, ma prima dimmi che mi ami”.
– E poi… è il mestiere in cui ci si bacia di più.
– Lei lo ha notato, vero? Sì, non facciamo che baciarci: pare che la stretta di mano fu inventata per dimostrare che non si era armati, che non si era nemici, ma per noi questo non basta… Bisogna dimostrare che ci si ama: mio tesoro, my darling, my love, sei magnifica… Se ne ha bisogno.”

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L’opinione di Walter Veltroni

È una grande prova d’amore. Quella di François Truffaut, l’uomo più innamorato di cinema che sia mai esistito al mondo. Questo film è l’apoteosi di un legame che dà un senso a una vita,
non solo a un lavoro. Persino il geniale titolo, in francese La nuit americaine, rimanda a un trucco magnifico del cinema, quello che, attraverso l’effetto notte, trasforma una ripresa fatta in piena luce
nella magnifica oscurità di un giorno che finisce. La storia è quella di un film nel film. Il primo è del tutto insignificante, persino rimosso dal ricordo, una storia dolcissima e volutamente futile.
L’opinione di Pier Paolo Pasolini

Per poterne parlare con quella precisione analitica che desidererei, dovrei «leggere» La nuit américaine di Truffaut in moviola. Ho visto al cinema qualcosa come la grande riproduzione di un quadro,
non il quadro. Il critico deve osservare il quadro da vicino, guardando e riguardando dettagli e particolari, passando e ripassando cento volte col naso sulla superficie dipinta.
Il «segno» della pennellata è uno dei caratteri essenziali della pittura; e così gli eventuali contorni, le velature, le campiture ecc.
L’opinione di dounia dal sito http://www.mymovies.it

Il film racconta le storie vissute e le personalità dei protagonisti e del regista durante la realizzazione del film “Vi presento Pamela”. Gli attori acquistano un’immagine particolare durante la regia del film e dimostrano un loro carattere e un loro modo di vivere che il regista vuole presentare. E’ vivo nel film l’ascolto, da parte del regista, degli attori e dell’aiuto regia. Appare l’immagine di libri scritti su cineasti famosi con la presenza del regista.
François Truffaut, in questo modo, sembra voler ringraziare il cinema a cui ha sempre rivelato un profomndo e costante interesse. La scena, oltre a tante altre, arricchisce il film che, anche se è del 1973, rimane attuale e sempre significativo da vedere.
Il titolo del film “Effetto notte” risulta per la realizzazione nel film “Vi presento Pamela” di una scena notturna che si svolge durante il giorno. La musica classica presente nel film è molto bella e incisiva.

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agosto 7, 2016 Posted by | Capolavori | , , , , | 3 commenti

Amore mio non farmi male

Marcello e Anna sono due studenti legati da un tenero rapporto.
Tra i due tutto è ancora fermo all’amore platonico, ma Anna inizia a premere per andare oltre.
Così un giorno trascina Marcello in un campo dove finalmente consumerebbero il primo rapporto per entrambi non fosse per l’arrivo di un contadino che guasta loro le uova nel paniere.
Da quel momento i due ragazzi proveranno più volte a coronare il loro desiderio d’amore fisico ma incontreranno ostacoli di tutti i tipi, a cominciare dalle loro famiglie.
Marcello è figlio di Carlo,un avvocato e di Simona, una donna bigotta in maniera patologica mentre Anna è figlia di Paolo, un pilota d’aerei e di Linda, una ex hostess.

Leonora Fani

Macha Meril

Sia Simona che Paolo, per motivi molto simili, vorrebbero che i loro figli si mantenessero vergini mentre Carlo e Linda cercano di capire e di giustificare Marcello e Anna.
Nel frattempo Marcello, dopo i tentativi ripetuti tutti coronati da insuccesso, entra in crisi e così suo padre si adopera per “svezzare” il suo rampollo; convince così un suo cliente ad organizzare un incontro con una prostituta e subito dopo cerca di far sedurre il ragazzo dalla sua segretaria. Ma ancora una volta le cose vanno per il verso storto e ci vorrà l’intervento della madre di Anna per rimediare a tutto e dare ai ragazzi l’opportunità giusta…

Gabriella Giorgelli

Vittorio Sindoni, regista siciliano da diversi anni specializzato in film e produzioni tv (sue sono le regie di Le ragazze di San Frediano,La mia casa è piena di specchi,La ragazza americana ) dirige nel 1974 Amore mio non farmi male  una gradevole e garbata commedia senza grossi acuti ma anche senza cadute di stile tipiche delle produzioni dell’epoca.
Un film che si segnala principalmente per un cast di notevole levatura, con attori e attrici di fama come Walter Chiari e Valentina Cortese, Luciano Salce e Roberto Chevalier, Leonora Fani e Ninetto Davoli, Gabriella Giorgelli e Macha Meril.
Il film basa tutte le sue chance proprio sul cast, visto che la sceneggiatura è molto lineare e non presenta acuti o particolari difficoltà; il tema della sessualità giovanile, del tabù che sembra insormontabile per i genitori è affrontato con estrema leggerezza, con toni da commedia e senza alcuna velleità socio-culturale.

Luciano Salce e Roberto Chevalier

Un film che meriterebbe anche un votazione alta non fosse per le interpretazioni fuori dalle righe di due grandi dello schermo, Walter Chiari e Valentina Cortese.
Il primo, nei panni del genitore di Anna, geloso in maniera quasi morbosa della figlia, va spesso oltre le righe accentuando in maniera macchiettistica le caratteristiche del suo personaggio, che appare sguaiato, rumoroso ed esagitato oltre misura.
Lo stesso si può dire di Valentina Cortese, assolutamente fuori parte per l’eccesso caricaturale dato al suo personaggio, che richiedeva maggior misura e minore carica di energia nell’interpretazione stessa.


Bene invece il resto del cast: misurato, elegante ed ironico Luciano Salce (il padre di Marcello), bella e raffinata Macha Meril in quello di Linda, la mamma di Anna.
Da segnalare le prove dei due studenti innamorati, ovvero Roberto Chevalier e Leonora Fani.
Il primo è impacciato e imbranato quanto basta, la seconda è la solita garanzia, con un carico di fascino e grazia senza uguali.


C’è spazio anche per Gabriella Giorgelli nel ruolo della prostituta mentre microscopiche parti sono riservate alla CSC Carla Mancini e a Sandra Mantegna.
Un film decoroso, senza grandi sussulti ma gradevole.
Recentemente passato in tv dopo un lunghissimo oblio, è disponibile in rete in una versione rippata da satellite.

Amore mio, non farmi male
Un film di Vittorio Sindoni. Con Walter Chiari, Valentina Cortese, Macha Méril, Luciano Salce, Roberto Chevalier, Leonora Fani, Giuliano Persico, Pia Velsi, Ninetto Davoli, Enzo Robutti, Gino Pagnani, Carla Mancini, Mico Cundari, Sandra Mantegna Commedia, durata 100′ min. – Italia 1974.

Roberto Chevalier: Marcello Foschini
Leonora Fani: Anna De Simone
Luciano Salce: Carlo Foschini
Valentina Cortese: Simona Foschini
Walter Chiari: Paolo De Simone
Macha Méril: Linda De Simone
Ninetto Davoli: Giovanni Procacci
Gabriella Giorgelli: Cicci
Enzo Robutti: Laganà
Leopoldo Trieste: avv. Musumeci
Orazio Stracuzzi: Oro Falso
Sandra Mantegna: Wanda
Carla Mancini: Greta
Pia Velsi: Sora Teresa
Gino Pagnani: tassista
Mico Cundari: medico
Jimmy il Fenomeno: carcerato
Angelo Pellegrino: carcerato
Valentino Simeoni: carcerato
Franca Scagnetti: portinaia a Trastevere

Regia Vittorio Sindoni
Soggetto Ghigo De Chiara, Vittorio Sindoni
Sceneggiatura Ghigo De Chiara, Vittorio Sindoni
Produttore Nicholas De Witt
Produttore esecutivo Enzo Giulioli
Distribuzione (Italia) Cecchi Gori
Fotografia Safai Teherani
Montaggio Mariano Faggiani
Scenografia Giorgio Luppi
Costumi Adriana Berselli, Lamberta Baldacci
Trucco Giulio Mastrantonio

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novembre 3, 2012 Posted by | Commedia | , , , , , , , , | 1 commento

Un’ombra nell’ombra

La giovane Carlotta Rhodes con le sue amiche Elena Merrill, Raffaella e  Agatha decide di avere rapporti sessuali con Lucifero; Elena e Carlotta partoriscono due bambine, Anna e Daria.
Per le donne l’unione con il demone significa la castità assoluta; Lucifero è geloso e non ammette che una delle sue adepte possa diventare la donna di un mortale.
Le due figlie di Lucifero crescono mostrando due caratteri completamente diversi; mentre Anna Merrill, figlia di Elena è una ragazza normalissima e di indole fondamentalmente buona Daria Rhodes impara da subito a capire la forza dei suoi poteri. Al contrario di Anna, Daria è una ragazza cattiva e disumana, che tenta di aumentare i suoi poteri per poter dominare gli altri.

Valentina Cortese e Paola Tedesco (Elena e Anna Merril)

Lara Wendel (Daria Rhodes)

Anna finisce per non accettare i poteri demoniaci che possiede e sceglie di suicidarsi, lasciando nello sconforto Elena; la donna è un’insegnante e fra le sue allieve c’è proprio Daria, che non esita a mostrare alla donna i poteri di cui dispone.
Elena, già duramente provata dalla morte di Anna, non regge alle pressioni psicologiche di Daria e ne segue il triste destino.
A quel punto le tre amiche superstiti decidono di correre ai ripari e riunitesi chiedono l’aiuto di un prete in crisi di vocazione.

Anne Heywood (Carlotta Rhodes)

Il prete tenta un’impossibile esorcismo su Daria, che, aiutata da Lucifero, riesce a sconfiggere il prete; vittoriosa, prende un taxi e si fa accompagnare a piazza San Pietro, decisa a lanciare la sfida al capo della cristianità.
Come si può notare già dal plot, Un’ombra nell’ombra tenta disperatamente di rinverdire i fasti di L’esorcista, mescolando anche parte della storia di The Omen-Il presagio; ma Pier Carpi, regista e sceneggiatore del film indeciso su che binari mantenere la pellicola, ovvero se privilegiare l’horror a scapito della velocità della pellicola finisce per rimanere a mezza strada creando sin dall’inizio un filmaccio a cui ben presto verrà a mancare ogni motivo di interesse, trasformando il film stesso in un pasticcio aggravato anche da una trama inverosimile e arruffata come poche.
Più che un horror, siamo di fronte ad una bizzarria con momenti che inducono al riso più che al tremito; basta seguire la prima fase del film per capire cosa ci attende, con un balletto introduttivo che porta all’orgia in cui Lucifero fa sue le donne che vorrebbero adularlo (ma in cambio di cosa?) in cui senza nessuna logica vediamo le protagoniste dimenarsi discinte e lascive.

Marisa Mell

Il seguito mostra che l’impatto deludente dell’inizio della pellicola purtroppo è solo un prologo ad un film in cui non solo non accade nulla di rilevante, ma in cui ci si annoia mortalmente nel seguire le vicissitudini delle due protagoniste, le demoniache figlie di Lucifero che seguono vite parallele interrotte, nel caso di Anna, da un volontario suicidio per scampare al dominio dell’angelo ribelle.
Il tutto senza alcun approfondimento psicologico del personaggio; mi si obietterà che in fondo, davanti ad un horror demoniaco non è che bisogna formalizzarsi più di tanto.
Il guaio è che mentre in L’esorcista viene sviscerata la vicenda personale di Regan e a margine di quella della madre, in Omen-Il presagio assistiamo alle nefandezze del piccolo Damian e alle indagini del padre che porteranno lo stesso a scoprire l’orribile segreto della nascita dell’anticristo, in Un’ombra nell’ombra tutto sembra andare avanti per forza d’inerzia, con personaggi malamente delineati che sembrano agire per motivi francamente incomprensibili.

Irene Papas

La scena finale dell’esorcismo e la conseguente vittoria della diabolica Daria sono poi quanto di peggio visto in film a sfondo demoniaco; John Philip Law appare così stralunato e fuori parte da suscitare tenerezza e al tempo stesso costernazione.
Una parte consistente del film si svolge in una scuola, precisamente nella classe in cui insegna Elena Merrill e in cui come alunna troviamo la diabolica Daria; la ragazza sfida l’amica di sua madre mostrando di che tempra è fatta, aggredisce senza motivo uno dei ragazzini che vorrebbe essere suo amico, si comporta insomma come la degna figlia di indegno padre.
Il tutto però con un’approssimazione di tempi, di situazioni e se vogliamo con una recitazione così fuori dalle righe da rendere ancor più strampalato il risultato finale.
Pensare che nel cast ci sono attrici di sicuro valore, come Anne Heywood (Carlotta Rhodes) che però appare fuori parte nonchè pesantemente penalizzata da un ruolo poco delineato, come Valentina Cortese (Elena Merrill), l’unica forse a livello di uno standard accettabile, come Lara Wendel (Daria Rhodes) che fa il suo senza infamia e senza lode, anch’essa penalizzata dalle astrusità della trama.

Molto marginali le figure di Marisa Mell (Agatha) e Irene Papas (Raffaella) pesantemente penalizzate dalla mancanza di contorno e di spessore dei loro personaggi.
Bene Paola Tedesco, almeno per le poche sequenze che la vedono protagonista nel ruolo della sfortunata Anna.
In quanto a Lucifero, interpretato da Enzo Miani, non vale la pena spendere una parola, tanto palesemente ridicola risulta sia la caratterizzazione dell’attore che il personaggio in se.
Completa il disastro su tutti i fronti una colonna sonora debole e inadatta composta Stelvio Cipriani; da segnalare in ultimo la presenza in piccolissime parti di alcune buone caratteriste del cinema italiano come Carmen Russo (la protagonista del bizzarro balletto iniziale), di Patricia Webley e di Sofia Dionisio.

In quanto a Carpi, regista di questa bizzarra e bislacca pellicola, c’è poco da dire se non rallegrarsi del fatto che Un’ombra nell’ombra sia stata la seconda e ultima prestazione cinematografica, che fece seguito al suo precedente lavoro Povero Cristo interpretato da un Mino Reitano palesemente inadatto e penalizzato da una sceneggiatura sciagurata, in cui assistiamo alle avventure di un investigatore incaricato di provare l’esistenza nientemeno che del messia.
Di Pier Carpi preferisco ricordare la feconda e brillante attività di fumettista

(sue le sceneggiature di I Naufraghi, Lancillotto, Bob Lance, Zakimort, Teddy Bob, Boy, Brancaleone, l’Agente senza Nome, Kolosso, I Serpenti, Uranella, Jessica) e quella di scrittore (La morte facile (1964),Storia della magia, Il mistero di Sherlock Holmes e Le società segrete (1968), Cagliostro il taumaturgo (1972), I mercanti dell’occulto (1973), Un’Ombra nell’Ombra, Rasputin (1975), Le profezie di Papa Giovanni XXIII (1976), Palazzo d´Estate (1978), La Banda Kennedy (1980), Il caso Gelli (1982), Il diavolo (1988), Il venerabile (1993), Gesù contro Cristo (1997).
Film praticamente inguardabile, con l’unico pregio di aver riproposto sullo schermo le attrici citate su, alcune rispolverate dal malinconico cassetto dei ricordi in
cui erano finite, ovvero Marisa Mell e Anne Heywood.

Un’ombra nell’ombra
Un film di Pier Carpi. Con Irene Papas, Valentina Cortese, Paola Tedesco, Marisa Mell,Anne Heywood, John Philip Law, Frank Finlay, Ian Bannen, Sonia Viviani, Lara Wendel, Carmen Russo
Horror, durata 106 min. – Italia 1979.

Anne Heywood    …     Carlotta Rhodes
Valentina Cortese    …     Elena Merrill
Frank Finlay    …     Paul
John Phillip Law    …     L’esorcista
Marisa Mell    …     Agatha
Irene Papas    …     Raffaella
Paola Tedesco    …     Anna Merrill
Lara Wendel    …     Daria Rhodes
Ian Bannen    …     Il professore
Ezio Miani    …     Lucifero
Carmen Russo        Una ballerina
West Buchanan    …     Peter Rhodes
Marina Daunia    …     Prostituta
Patrizia Webley    …     Prostituta

Regia     Pier Carpi
Soggetto     Pier Carpi
Sceneggiatura     Pier Carpi e Audrey Strinton
Fotografia     Guglielmo Mancori
Montaggio     Manlio Camastro
Musiche     Stelvio Cipriani
Scenografia     Piero Basile
Costumi     Michaela Gisotti

Soundtrack del film

maggio 22, 2012 Posted by | Horror | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento