Filmscoop

Tutto il mio cinema

Effetto notte

Effetto notte locandina 1

“La lavorazione di un film somiglia al percorso di una diligenza nel Far West: all’inizio uno spera di fare un bel viaggio,
poi comincia a domandarsi se arriverà a destinazione.
Questa citazione,scovata da shewolf nel film,in qualche modo esprime compiutamente parte della filosofia di Truffaut che in questa pellicola appare
finalmente non più mimetizzata o in chiaro scuro,bensi quasi solare,finalmente a portata di mano.
Un film nel film,si è detto fino alla nausea.
E in realtà non c’è una definizione migliore per Effetto notte,o La nuite americaine,splendido titolo originale che ha portato questo prodotto
della piena maturità del maestro della nouvelle vague ad essere considerato uno dei primi cento film di tutti i tempi,
a vincere un meritatissimo Oscar come miglior film straniero,il premio BAFTA e una marea di riconoscimenti internazionali.
Effetto notte,ovvero la tecnica fotografica usata anche in cinematografia che permette,tramite un filtro speciale di ottenere da un’immagine diurna
un’immagine notturna,virata al blu scuro.
Film nel film,storia nelle storie;il regista Ferrand che si appresta a dirigere il film Vi presento Pamela negli studi Nizza in realtà
potrebbe benissimo essere l’alter ego di Truffaut,intento a mettere assieme non solo un cast molto variegato,ma anche a muoversi nelle paludi delle tante storie personali dei vari protagonisti,che sono realmente nella vita alle prese con i tipici problemi dell’umanità,fra miserie e gesti nobili,
meschinità e atti di bontà.

Effetto notte 1

Effetto notte 2
Il film diretto da Ferrand racconta la storia di una giovane moglie inglese,appena maritata,che ha una relazione con il suocero,
conclusasi drammaticamente con l’omicidio da parte del giovane figlio tradito del padre fedifrago.
A interpretare il ruolo della sposina una giovane attrice che non ha completato il suo lavoro precedente,causa un forte esaurimento nervoso che le è costato la mancanza della copertura assicurativa per Vi presento Pamela.
Ancora una volta la giovane è costretta a interrompere la lavorazione di un film,con conseguenti disastrose ricadute economiche sulla produzione seguite anche da altri problemi legati al cast,come quelli causati da Severine,alcolizzata che ormai dimentica tutte le battute,costringendo il regista a girare più volte le stesse scene,da Alphonse,che nel film è lo sposo tradito che a sua volta in una nemesi paradossale si trova a sua volta ad essere tradita dalla fidanzata,che scappa con uno stunt men.
O ancora dall’improvvisa morte di Alexandre,il suocero fedifrago del film che ha un infarto mentre va ad incontrare suo figlio,cosa che porta altri problemi alla produzione che deve ridurre la sua presenza nel film e modificare altre scene.
Eppure,nonostante le interminabili traversie Ferrand e Bertrand,produttore esecutivo del film,riescono a portare a termine il lavoro,grazie anche al moltiplicarsi degli sforzi di tutte le componenti del cast,dagli attori agli scenografi,costumisti ecc.
I problemi,le difficoltà hanno cementato una specie di amicizia spontanea nata nel film;ma la troupe ha finito il suo lavoro
e per ognuno è arrivato il momento di tornare alla vita di sempre,in attesa di un nuovo lavoro.
La vita è un film,un film è la vita;la cartina di tornasole di realtà e finzione che si mescolano per raccontare il reale nella finzione e la finzione che finisce per diventare realtà,
in un’inestricabile gioco delle parti che porta due cose che dovrebbero essere antitetiche ad essere quasi simbiotiche.
Un film deve raccontare quello che la vita propone ogni santo giorno e al tempo stesso essere fedele specchio delle realtà personali,del vissuto dei protagonisti.

Effetto notte 3

Effetto notte 4
Ed è quello che accade in Effetto notte,dove alla fine l’aver contribuito pur fra mille difficoltà a creare un prodotto di finzione,l’aver lavorato per un progetto comune finisce per rinsaldare o creare ex novo rapporti umani che forse nel quotidiano non ci sarebbero stati.
Perchè sono proprio le difficoltà che possono mettere assieme esseri eterogenei di diversa cultura ed estrazione,con formazioni personali a lottare per lo stesso risultato.
Ma se questa è una delle chiavi di lettura di Effetto notte,non si può omettere una notazione;
Truffaut non si limita a fare quanto descritto.
Va molto più in la,mostrando sia le dinamiche di costruzione di un film,sia mostrando con garbo e tantissima ironia quanto di falso eppure tanto somigliante al vero c’è nel cinema,sia attingendo a piene mani al suo enorme bagaglio di cultura cinematografica ( e non solo),con citazioni colte,omaggi come quello al suo maestro Orson Wells.
Pure,chi non ha visto il film,non si aspetti un’opera colta alla portata solo dei soliti noti,dei pochi eletti con tanto di letture dotte alle spalle.
Effetto notte è un film per tutti,quasi giocoso nella sua lineare semplicità.
Tanto semplice che alcuni critici storcono il naso.
Sono quelli che il grande poeta italiano De Andrè chiamava “intellettuali d’oggi idioti di domani
Un grande come Godard cadde nella trappola,giudicando il film una discesa di Truffaut verso il cinema borghese e commerciale.
Un errore quasi ridicolo,perchè si può creare un prodotto di gran classe senza necessariamente essere criptici e incomprensibili.
Ognuno deve poter fruire dell’opera cinematografica nella misura in cui è in grado di percepire la naturale bellezza di quello che vede.
Non è usando il simbolismo che si fa sperimentazione;la si fa anche raccontando l’umano nelle sue infinite variazioni,nella sua complessità attraverso
un linguaggio che non esclude la grande platea,anzi,la rende partecipe.
Questo è il grande merito di un Truffaut strepitoso,maestro di tutte le componenti del film.
Incluso un cast che sembra un’orchestra perfettamente affiatata e nel quale è assolutamente inutile citare un componente.
Sono tutti bravi e tanto deve bastare.
Guardate Effetto notte,se lo avete perso.
E se non amate molto il cinema,troverete un nuovo stimolo per incuriosirvi e guadagnare il tempo perduto.

Effetto notte 5

Effetto notte 6

Effetto notte
Un film di François Truffaut. Con Jacqueline Bisset, François Truffaut, Valentina Cortese, Jean-Pierre Aumont, Alexandra Stewart Titolo originale La nuit américaine.
Commedia, durata 115 min. – Francia 1973.

Effetto notte banner gallery

Effetto notte 7

Effetto notte 8

Effetto notte 9

Effetto notte 10

Effetto notte 11

Effetto notte 12

Effetto notte 13

Effetto notte 15

Effetto notte 14

Effetto notte banner PROTAGONISTI

Regia François Truffaut
Soggetto François Truffaut
Sceneggiatura François Truffaut, Jean-Louis Richard, Suzanne Schiffman
Produttore Les Films du Carrosse, PECF, PIC
Fotografia Pierre-William Glenn
Montaggio Yann Dedet
Musiche Georges Delerue
Scenografia Damien Lanfranchi
Costumi Monique Dury
Trucco Fernande Hugi e Thi-Loan Nguyen

Effetto notte banner doppiatori

Rita Savagnone: Jacqueline Bisset
Massimo Turci: Jean-Pierre Léaud
Giuseppe Rinaldi: Jean-Pierre Aumont
Cesare Barbetti: François Truffaut
Vittoria Febbi: Dani
Carlo Romano: Jean Champion
Gianfranco Bellini: Bernard Menez
Manlio De Angelis: Jean-François Stévenin

Effetto notte banner cast

Regia François Truffaut
Soggetto François Truffaut
Sceneggiatura François Truffaut, Jean-Louis Richard, Suzanne Schiffman
Produttore Les Films du Carrosse, PECF, PIC
Fotografia Pierre-William Glenn
Montaggio Yann Dedet
Musiche Georges Delerue
Scenografia Damien Lanfranchi
Costumi Monique Dury
Trucco Fernande Hugi e Thi-Loan Nguyen

Effetto notte banner citazioni

“Allora, quell’attore che ha sognato per tutta la vita di recitare Amleto
… Finalmente riesce a farsi mettere su lo spettacolo, ma era talmente cane, talmente cane, che tutte le sere si faceva fischiare. Allora una sera ne ha avuto abbastanza, e cosa fa? Si ferma nel bel mezzo del monologo “To be or not to be”,
volta la faccia verso il pubblico e dice: “I didn’t write that shit”, non sono io che ho scritto questa merda!”

“-Divinamente bella.
E tu, vecchia puttana, come hai fatto a conservarti così bene?”

“E poi, se uno ha avuto un’infanzia difficile, non deve mica farla pagare a tutti.”

“- Strano come gli attori siano vulnerabili.
– No, invece è normale. Tutti quanti hanno paura di essere giudicati. Nel vostro mestiere, il giudizio fa parte della vita, sia nel lavoro che fuori dal lavoro.
– Eh, già… Quando incontriamo qualcuno ci domandiamo: cosa pensa di me? Chissà se mi ama… Ma io penso che sia la stessa cosa per tutti gli artisti. Quando Mozart era bambino, e gli chiedevano di suonare, rispondeva: “Ora ti suonerò tutto quello che vuoi, ma prima dimmi che mi ami”.
– E poi… è il mestiere in cui ci si bacia di più.
– Lei lo ha notato, vero? Sì, non facciamo che baciarci: pare che la stretta di mano fu inventata per dimostrare che non si era armati, che non si era nemici, ma per noi questo non basta… Bisogna dimostrare che ci si ama: mio tesoro, my darling, my love, sei magnifica… Se ne ha bisogno.”

Effetto notte locandina 2

Effetto notte banner recensioni

L’opinione di Walter Veltroni

È una grande prova d’amore. Quella di François Truffaut, l’uomo più innamorato di cinema che sia mai esistito al mondo. Questo film è l’apoteosi di un legame che dà un senso a una vita,
non solo a un lavoro. Persino il geniale titolo, in francese La nuit americaine, rimanda a un trucco magnifico del cinema, quello che, attraverso l’effetto notte, trasforma una ripresa fatta in piena luce
nella magnifica oscurità di un giorno che finisce. La storia è quella di un film nel film. Il primo è del tutto insignificante, persino rimosso dal ricordo, una storia dolcissima e volutamente futile.
L’opinione di Pier Paolo Pasolini

Per poterne parlare con quella precisione analitica che desidererei, dovrei «leggere» La nuit américaine di Truffaut in moviola. Ho visto al cinema qualcosa come la grande riproduzione di un quadro,
non il quadro. Il critico deve osservare il quadro da vicino, guardando e riguardando dettagli e particolari, passando e ripassando cento volte col naso sulla superficie dipinta.
Il «segno» della pennellata è uno dei caratteri essenziali della pittura; e così gli eventuali contorni, le velature, le campiture ecc.
L’opinione di dounia dal sito http://www.mymovies.it

Il film racconta le storie vissute e le personalità dei protagonisti e del regista durante la realizzazione del film “Vi presento Pamela”. Gli attori acquistano un’immagine particolare durante la regia del film e dimostrano un loro carattere e un loro modo di vivere che il regista vuole presentare. E’ vivo nel film l’ascolto, da parte del regista, degli attori e dell’aiuto regia. Appare l’immagine di libri scritti su cineasti famosi con la presenza del regista.
François Truffaut, in questo modo, sembra voler ringraziare il cinema a cui ha sempre rivelato un profomndo e costante interesse. La scena, oltre a tante altre, arricchisce il film che, anche se è del 1973, rimane attuale e sempre significativo da vedere.
Il titolo del film “Effetto notte” risulta per la realizzazione nel film “Vi presento Pamela” di una scena notturna che si svolge durante il giorno. La musica classica presente nel film è molto bella e incisiva.

Effetto notte locandina 3

Effetto notte locandina 0

 

agosto 7, 2016 Posted by | Capolavori | , , , , | 3 commenti

Padrona del suo destino

Venezia, 1583.
Veronica Franco, giovane e bellissima figlia della cortigiana Paola ama ricambiata il nobile Marco.
E’ un amore impossibile il loro; la famiglia di lui, aristocratica e altezzosa, non solo guarda con ostilità al legame fra i due giovani, ma ritiene sconveniente sia la posizione sociale della ragazza sia le sue origini.
Del resto per Marco la famiglia ha ben altre mire; un incarico di alto livello e un matrimonio conveniente.
Così Paola decide di instradare la giovane Veronica nel lavoro che lei ha svolto per anni e dopo averla convinta, non senza grandi resistenze da parte di Veronica, parte l’apprendistato di Veronica.


Inizia quindi un periodo di istruzione per Veronica, fatto di insegnamenti nell’arte della seduzione e di studi sulla sottile arte di compiacere l’uomo non solo a letto, ma anche fuori dal talamo.
Tra i due giovani quindi se non è finito l’amore è scemata la possibilità di un futuro assieme; Marco diventa un influente senatore, mentre Veronica si fa fama di cortigiana colta e sensuale.
Veronica nel segreto dell’alcova carpisce segreti importanti agli uomini più influenti della Serenissima e quando Venezia è minacciata dai turchi con conseguente guerra di difesa, a lei si rivolgono le mogli dei notabili, ansiose di conoscere il destino dei propri congiunti.
Quando scoppia la guerra, Venezia è costretta a rivolgersi al re di Francia per avere soccorso marittimo e l’appoggio della potente flotta reale francese; Veronica si offre di colloquiare con il sovrano francese ma l’inquisizione la blocca con l’accusa di stregoneria.


Ad un passo dalla condanna a morte, Veronica verrà salvata dal grande amore della sua giovinezza, Marco.
La sua difesa appassionata convince i numerosi amanti della ragazza a schierarsi dalla sua parte e alla fine la sua relazione con Marco tornerà ad essere di dominio pubblico, accettata a malincuore anche dalla sua famiglia.
Lussuosa e patinata rivisitazione della vera storia di Veronica Franco, che con Imperia fu una delle cortigiane più ammirate della Serenissima, Padrona del suo destino è un affascinante e ben girato film che si avvale di una fotografia stupenda e di una coreografia di costumi assolutamente impeccabile.


Il regista Marshall Herskovitz cerca di mantenersi fedele alla verità storica, aggiungendo un tocco di sentimenti ad una storia che mostra come le capacità di Veronica Franco andassero ben aldilà delle prodezze esercitate nei letti della nobiltà veneziana.
Sensibile, colta e affascinante Veronica è donna dal carattere fiero e volitivo, convinta dei propri mezzi e certa che riuscirà un giorno a riconquistare l’amore del bel Marco, che dal canto suo ama profondamente quella donna indomabile, che riuscirà a salvare proprio quando per lei il destino sembra aver scelto diversamente.


Sicuramente di gran livello è il cast, nel quale spicca la morbida e fiera bellezza di Catherine McCormack, attrice inglese dalle grandi qualità interprete fra l’altro dello splendido Braveheart – Cuore impavido; la sua interpretazione sensuale del eprsonaggio di Veronica è misurata ed elegante, così come misurata ed efficace è l’interpretazione del ruolo di Paola Franco da parte di Jacqueline Bisset.
Molto bene anche Rufus Sewell che interpreta Marco Venier, mentre da segnalare sono le presenze di Joanna Cassidy e Naomi Watts.
Il film ha come sfondo una Venezia in bilico fra la sua eterna e placida bellezza e le vicende drammatiche che ne influenzarono la storia sul finire del cinquecento, quando due grandi avvenimenti ne sconvosero l’equilibrio; la guerra contro i turchi, che minacciavano di estendere l’Islam a tutta l’Europa e la grande peste, il male nero che fece strage di veneziani.


Le vicende dei vari protagonisti non hanno nulla di stucchevole, anzi; molto ben descritta è l’atmosfera di intrighi che ci mostrano uno spaccato della vita veneziana del XVI secolo.
Nella seconda parte di questa recensione troverete una breve biografia di Veronica Franco, un personaggio affascinante come pochi, che seppe come la mitica Frine conquistare non solo il cuore dei suoi amanti, ma, cosa ben più difficile, i loro cervelli.
Un film consigliato per chi vuole immergersi per due ore in un’atmosfera storica seducente e affascinante, come è la Venezia descritta nel film con i suoi nitrighi, le sue passioni e i suoi amori.


Padrona del suo destino

Un film di Marshall Herskovitz. Con Catherine McCormack, Rufus Sewell, Oliver Platt, Fred Ward, Naomi Watts,Moira Kelly, Jacqueline Bisset, Jeroen Krabbe, Joanna Cassidy, Melina Kanakaredes, Daniel Lapaine, Justine Miceli, Jake Weber, Simon Dutton, Grant Russell, Simona Nobili, Luis Molteni Titolo originale Dangerous Beauty. Storico, durata 110 min. – USA 1998

Catherine McCormack … Veronica Franco
Rufus Sewell … Marco Venier
Oliver Platt … Maffio Venier
Fred Ward … Domenico Venier
Naomi Watts … Giulia De Lezze
Moira Kelly … Beatrice Venier
Jacqueline Bisset … Paola Franco
Jeroen Krabbé … Pietro Venier
Joanna Cassidy … Laura Venier
Melina Kanakaredes … Livia
Daniel Lapaine … Serafino Franco
Justine Miceli … Elena Franco
Jake Weber … Re Enrico
Simon Dutton … Ministro Ramberti
Grant Russell … Francesco Martenengo

Regia: Marshall Herskovitz
Soggetto: Margaret Rosenthal (dal libro”The Honest Courtesan”)
Sceneggiatura:Jeannine Dominy
Musiche: George Fenton
Cinematography :Bojan Bazelli
Editing :Arthur Coburn,Steven Rosenblum
Casting :Wendy Kurtzman,Mary Selway
Art Direction:Stefania Cella,Gianni Giovagnoni

Ritratto di Veronica Franco

La Venezia del 1500 contava oltre diecimila cortigiane, sparse per la città; una cifra notevole, rapportata alla popolazione. Il termine cortigiana in realtà è da intendersi molto esteso; rappresentava, difatti, una categoria sociale ben definita, quella a cui appartenevano donne che generalmente si prostituivano per le classi abbienti, lasciando al popolino l’esercito di prostitute a basso prezzo. A differenza di queste ultime, le cortigiane spesso avevano un minimo di istruzione, alle volte erano di nascita borghese, possedevano, in definitiva, doti che non erano soltanto fisiche, ma anche intellettuali. Del resto per le donne la vita era molto dura; sin da piccole erano obbligate a sognare o un matrimonio più o meno soddisfacente, oppure un lavoro, spesso umile. Solo alle donne appartenenti all’aristocrazia era concesso studiare canto o musica, a lavorar di tombolo o impegnarsi nelle lettere. Veronica Franco, il cui nome scomparve per tre secoli dalla storia, prima di riemergere nella prima metà dell’ottocento, rappresenta una figura di cortigiana particolare: bella, colta, intelligente. Tanto da divenire una delle più richieste del suo tempo, sia per l’abilità nel talamo, sia per la capacità di saper ammaliare quelli che potremmo chiamare clienti, non essendo utile usare giri di parole.
Veronica nacque tra il 1545 e il 1546 in una Venezia all’apice del suo splendore; figlia di una cortigiana, venne avviata da subito all’esercizio della professione proprio dalla madre, il termine cortigiana non era un termine dispregiativo, come potremmo immaginare oggi, ma era la sintesi di un lavoro che all’epoca veniva definito “honesto”, quasi a rimarcare il confine netto con chi invece si prostituiva tout court. Pure Bartolomeo Gamba, scrittore e bibliografo veneziano di fine settecento, la descrive in termini equivoci, forse risentendo della moralità dell’epoca, puritana e un tantino ipocrita:
Tra le Veneziane del secolo XVI questa leggiadra donna puossi giudicare l’Aspasia. Nata nel 1553, ( in realtà la data è sbagliata Ndr) crebbe in non ordinaria avvenenza, in ispirito, in cultura, in leggiadria; fregi tutti de’ quali appresso abusò accalappiando gl’incauti, e cantando troppo lubricamente di amori. Era la sua casa aperta alla gioventù più dedita a’ dissipamenti, sì però, che chi volea trovarsi più ricco di sue benigne parole dovesse andare più provveduto non dei doni della fortuna, ma di quelli dello spirito e dello ingegno. Tale dovette essere Marco Veniero patrizio, con cui, soggiornando in Verona, gareggiò la Franco nel comporre quei saporiti versi che ci restano tuttavia. Arrigo III al suo ritorno dalla Polonia per passare in Francia, giunto a Venezia l’anno 1574, avendo voluto visitarla ne restò sì preso, e n’ebbe tale martello al cuore, che non seppe di Venezia partire senza portar seco le sue sembianze effigiate dal Tintoretto. Ma nel più bel fiore de’ suoi dì, e fra le tresche e i convitti, sentissi Veronica d’improvviso inspirata dal cielo a lasciare una vita troppo ravviluppata nel fango mondano, e, dato tosto bando alle dissipazioni, si accinse a segnalarsi in opere di fervor religioso, nel che riuscì esemplarissima. Il pio ricovero del Soccorso, destinato ad accogliere le donne macchiate delle peggiori brutture, fu da lei instituito, e colle sue largizioni sostenuto. Ebbe molti figliuoli. Non si sa l’anno della sua morte, che credesi accaduta verso il finire del secolo.

Dipinto raffigurante Veronica Franco

In effetti Veronica univa a non comuni doti di fascino fisico, un’eleganza di portamento e un parlare affascinante, che portavano i patrizi della città, e non solo, a contendersi i suoi favori. A diciotto anni andò in sposa al dottor Paolo Panizza, ma il matrimonio naufragò subito, e ben presto, per mantenersi, Veronica ritornò al suo precedente lavoro. Contemporaneamente iniziò scrivere pensieri e poesie, che la resero popolare, unitamente alle spiccate doti fisiche. La ragazza, a vent’anni, era già inserita nel Catalogo di tutte le principale et piu honorate cortigiane di Venezia, in cui in pratica c’era il tariffario delle cortigiane, unitamente all’indirizzo al quale reperirle. Ricercata, amata, Veronica fece in breve fortuna, diventando la cortigiana più famosa della città; nel 1575 la sua fama era all’apice, e raccolse due volumi di poesie scritte nel corso degli anni sotto il titolo Rime.
Ecco cosa scriveva la Franco:

“Or, mentre sono al vendicarmi intenta,

entra in steccato, amante empio e rubello,

e qualunque armi vuoi tosto appresenta.

Vuoi per campo il segreto albergo, quello

che de l’amare mie dolcezze tante

mi fu ministro insidioso e fello?

febbraio 21, 2012 Posted by | Storico | , , , , , , , , , | Lascia un commento

La donna della domenica

La donna della domenica locandina

Torino.
E’ una caldissima giornata estiva e la città è quasi deserta.
In un appartamento cittadino si compie un dramma: l’architetto Garrone, un viscido e traffichino frequentatore dei margini della società bene torinese viene ucciso brutalmente.
L’arma del delitto è quantomeno inusuale.
All’architetto infatti è stato sfondato il cranio con un pesante fallo di pietra.
A dirigere le indagini viene chiamato il romano Santamaria che da subito si rende conto di ritrovarsi tra le mani una brutta gatta da pelare.
L’uomo infatti frequentava il salotto buono della città, in particolare quello dei coniugi Dosio che lo disprezzavano apertamente.
L’esclusivo gruppo lo tollerava pur ritenendolo un uomo gretto e meschino;sopratutto Anna Carla Dosio, l’annoiata moglie dell’industriale Dosio era in prima linea tra i detrattori del losco architetto.

La donna della domenica 1
Marcello Mastroianni (Santamaria)  e Jean Louis Trintignant (Massimo Campi)

Quando i superiori di Santamaria apprendono i nomi di coloro che sono indagati per il delitto, iniziano a premere sull’inquirente per raccomandargli prudenza.
Le indagini iniziano così proprio nella cerchia dei frequentatori del salotto, fra i quali c’è la coppia omosessuale composta da Massimo Campi, erede di una ricchissima e antica famiglia torinese e da Lello Riviera, un giovane timido e riservato che ama Massimo profondamente.

La donna della domenica 2
Claudio Gora, il viscido architetto Garrone

L’unica traccia che ha Santamaria è la descrizione sommaria dell’assassino fatta da colui che ha scoperto il cadavere, il geometra Bauchiero, che descrive la presenza sul luogo del delitto di una donna bionda che indossava un impermeabile, che aveva con se una borsa sportiva arancione e nelle mani un tubo porta disegni.
Muovendosi con circospezione in un ambiente che mostra di avere tanti segreti, alcuni dei quali innominabili e sopratutto una morale gretta e meschina tipica di un ambiente esclusivo poco propenso all’apporto esterno di persone considerate socialmente “al di sotto”, Santamaria arriverà alla soluzione dell’enigma trovando l’insospettabile colpevole e sopratutto allacciando una fugace relazione con la bella signora Dosio che alla fine lo pianterà per riprendere la solita oziosa e inutile vita da ricca borghese.

La donna della domenica 3
La bottega dei falli di pietra

Tratto dal bellissimo romanzo di Carlo Fruttero e Franco Lucentini edito nel 1972, La donna della domenica è la quasi fedele trasposizione del romanzo stesso operata da Luigi Comencini nel 1975, con esiti assolutamente felici.
Il grande regista di Salò mette la sua ironia, una volta tanto non pesante in eccesso e sopratutto non colorata di nero al servizio di un’opera cinematografica che si segnala per tutta una serie di peculiarità.
Prima di tutto per la splendida sceneggiatura curata dagli stessi scrittori del romanzo ampliata dalla presenza di due fini sceneggiatori come Age e Scarpelli, poi per la presenza di un cast di grandissimo livello e infine per l’abilità di Comencini di riprendere le atmosfere del romanzo riportandole con grande fedeltà sullo schermo.
Sono cose che contribuiscono in maniera determinante alla credibilità del film stesso, che per lunghi periodi appassiona, diverte, fa riflettere anche se sempre in maniera leggera, così come leggera e la vicenda che seguiamo sullo schermo.

La donna della domenica 4
Pino Caruso ( Commissario De Palma) e Lina Volonghi (Ines Trabusso)

Leggera, si, nonostante il delitto iniziale; prima di tutto per la scelta dell’arma da parte dell’assassino, un fallo di pietra, poi per la mancanza totale dell’elemento sangue.
C’è stato un delitto, è vero, ma la cosa ha poca importanza.
Prima di tutto perchè il defunto è un essere spregevole, uno di quelli che l’umanità non piange di certo poi perchè le vicende dei vari sospettati prendono immediatamente il sopravvento su tutto.
L’ambiente indolente, a tratti vizioso, principalmente afflitto da una morale piccolo borghese ed esclusiva che lo avvolge come una cortina impenetrabile ci suona così antipatico che non parteggiamo per nessuno dei protagonisti.
Forse l’unico a suscitare un piccolo moto di simpatia è l’innamoratissimo Lello, che diverrà poi la seconda vittima della vicenda quando verrà ucciso al mercato del Balun dopo aver capito chi è l’assassino.

La donna della domenica 5
Jacqueline Bisset è Anna Carla

Seguiamo così il buon Santamaria alle prese con i superiori che da un lato lo spingono ad usare la massima circospezione ( un vero e proprio tentativo di insabbiamento, in effetti) e alle prese anche con un movente che all’inizio sembra più passionale che venalmente economico.
Così, dopo una vasta carrellata di tutti i personaggi implicati nella storia, ci ritroviamo immersi in un giallo in cui l’ironia di Comencini fa da musa invisibile.
Splendida la visita di Santamaria e di Anna Carla Dosio alla fabbrica di falli di pietra che si conclude con la distruzione di un bel mucchio degli stessi, destinata al mercato degli stranieri, con Anna Carla tutta eccitata dalla novità rappresentata sia dagli eventi che scuotono il torpore dorato in cui vive, sia dall’attrazione che prova per il bel commissario romano.

La donna della domenica 6
Lello confessa la sua relazione con Massimo

Quando il film si conclude, restiamo con un tantino di amaro in bocca non certo per la delusione nello scoprire le motivazioni del colpevole, quanto perchè sono passate due ore di sano divertimento e vorremmo usufruirne ancora.
Grazie sopratutto a Marcello Mastroianni che disegna splendidamente la figura del cinico ma sorridente Santamaria, uno che affronta la vita come un gioco a cui partecipare con il distacco più grande possibile; merito di una bellissima Jacqueline Bisset che è naturalmente predisposta al ruolo della donna di classe, ricca elegante e bella e sopratutto annoiata dalla sua vita dorata fatta del nulla più totale, ovvero cene, parrucchiere e pettegolezzi.

La donna della domenica 7
A sinistra: Aldo Reggiani (Lello Riviera)

E merito anche del cast variegato di caratteristi e non che affollano la pellicola; a partire da Pino Caruso, il Commissario De Palma anche lui furbo e cinico, per proseguire con la coppia omosessuale Jean Louis Trintignant e Aldo Reggiani (Massimo Campi e Lello Riviera), entrambi credibilissimi nel ruolo degli amanti impossibili.
Claudio Gora è inscindibile dal suo personaggio interpretato, quel Garrone viscido come una lumaca senza guscio, Lina Volonghi si cala perfettamente nel ruolo di Ines Tabusso, la donna che si lamenta del via vai di prostitute che ha sotto casa (memorabile la sequenza della caccia ai frequentatori di lucciole, che produrrà alcune grosse sorprese, non tutte piacevoli)

La donna della domenica 16

La donna della domenica 8
La splendida Jacqueline Bisset

Spazio anche a grandi caratteristi come Gigi Ballista, Antonino Faà di Bruno, Omero Antonutti e segnalazione per il visagista delle dive, Gil Cagnè che interpreta se stesso rifacendosi ironicamente il verso.
Insomma, una commedia tinta di giallo, gustosa, fresca e divertente che permette di passare due ore davanti allo schermo in perfetta sintonia con quello che accade sullo schermo, impigrendosi al caldissimo sole di Torino, sorridendo dei tanti vizi che costellano la vita sociale dell’alta borghesia della città stessa.
Sopratutto riconciliandosi con un certo tipo di cinema, quello della commedia, che nella metà degli anni settanta doveva fare i conti da un lato con la triste realtà degli anni di piombo, dall’altro con un cinema in cui la volgarità e il sesso avevano purtroppo largo spazio.
Infine, menzione d’onore per la precisa e puntuale colonna sonora di Ennio Morricone

La donna della domenica 9
Al centro della foto l’indimenticabile Franco Nebbia

La donna della domenica, un film di Luigi Comencini. Con Claudio Gora, Jacqueline Bisset, Jean-Louis Trintignant, Marcello Mastroianni, Aldo Reggiani,Pino Caruso, Gigi Ballista, Tina Lattanzi, Lina Volonghi, Clara Bindi, Giuseppe Anatrelli, Ennio Antonelli, Omero Antonutti, Renato Cecilia, Mauro Vestri, Antonio Orlando, Franco Nebbia
Commedia/Giallo, durata 105 min. – Italia 1975.

La donna della domenica banner gallery

La donna della domenica 10
La retata sotto casa della Trabusso

La donna della domenica 11
Le indagini dei due commissari

La donna della domenica 12

La donna della domenica 13
La seconda vittima, Lello Riviera

La donna della domenica 14
Gigi Ballista (la location è il mercato Balon di Torino)

La donna della domenica banner protagonisti

Marcello Mastroianni: Commissario Santamaria
Jacqueline Bisset: Anna Carla Dosio
Jean-Louis Trintignant: Massimo Campi
Aldo Reggiani: Lello Riviera
Pino Caruso: Commissario De Palma
Lina Volonghi: Ines Tabusso
Franco Nebbia: Bonetto
Maria Teresa Albani: Virginia Tabusso
Omero Antonutti: Benito
Claudio Gora: l’architetto Garrone
Gigi Ballista: Vollero
Fortunato Cecilia (col nome di Renato Cecilia): Nicosia
Tina Lattanzi: la madre di Massimo
Antonino Faà di Bruno: il padre di Massimo
Gil Cagné: il parrucchiere
Mauro Vestri: ragioner Cerioni:
Giuseppe Anatrelli: commissario
Antonio Orlando: Salvatore
Ennio Antonelli: ceramista Zabataro
Dante Fioretti: ragioner Buccero

La donna della domenica banner cast

Regia     Luigi Comencini
Soggetto     Fruttero e Lucentini
Sceneggiatura     Fruttero e Lucentini, Agenore Incrocci, Furio Scarpelli
Produttore     Marcello D’Amico
Fotografia     Luciano Tovoli
Montaggio     Antonio Siciliano
Musiche     Ennio Morricone
Scenografia     Mario Ambrosino arredamento di Claudio Cinini
Costumi     Mario Ambrosino

 

La donna della domenica libro
Il romanzo di Fruttero & Lucentini

La donna della domenica locandina sound

Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Bissetiano. Impossibile non innamorarsi di Jacqueline Bisset, che sposa bellezza ed eleganza in modo splendido. Grandissimo cast, con una Lina Volonghi fantastica, da urlo. Ma tutti sono bravissimi. Ci sono anche, fra i tanti, Gigi Ballista (antiquario disonesto), Antonutti, Anatrelli puttaniere. In picccolo ruoli, ma con una bella battuta, Mauro Vestri e Antonino Faà di Bruno. Non per provare tensione, ma per provare divertimento intelligente. “Deus ex machina” risolutivo un po’ diverso dal libro di Fruttero e Lucentini: già perdonato.

Tratto da un bel romanzo di Fruttero & Lucentini, il film si avvale dell’ottima sceneggiatura di Age & Scarpelli, che rimangono fedeli al romanzo, adattandolo in maniera ottimale ai tempi cinematografici. Ottima la ricostruzione dell’ambiente alto borghese di Torino, rispetto al quale il commissario Santamaria (romano trapiantato in Piemonte) mostra sempre un elegante distacco (Mastroianni appare attore ideale per il ruolo). Buona la caratterizzazione psicologica dei personaggi e cast (non solo il protagonista) all’altezza.

Age & Scarpelli, particolarmente attivi con Totò, imbastiscono una sceneggiatura dalle sfumature grottesche (quasi da commedia), ma che poi approdano – con millimetrica precisione – al giallo. Ottima la regia di Comencini, che riesce a valorizzare un cast significativo, partecipe e coinvolto con professionalità nella realizzazione del film. Titolo memorabile, per via d’un “modus operandi” del killer che sembra avere influenzato future produzioni (ora mi sovvengono solo L’Osceno Desiderio e La Sorella di Ursula).

Era inevitabile perdere per strada molte delle finezze del classico romanzo di Fruttero & Lucentini (basti per tutte l’inestinguibile cruccio dell’americanista Bonetto per lo sprezzante “taluno” sparato da un conferenziere rivale… ), ma un film è un film, e questo è buono. Mastroianni è un credibile Santamaria, la Bisset una dea, notevolissimo il cast secondario, col miglior ruolo al cinema della Volonghi. Forse stecca il solo Trintignant, non sempre vispo. Buono.

Discreta riduzione cinematografica del bel romazno giallo di Fruttero e Lucentini. Il ritmo non è certo vertiginoso (come d’altronde nel libro) eppure riesce ad essere abbastanza intrigante e coinvolgente. Peccato che la regia di Comencini sia un po’ troppo piatta. Buone invece le interpretazioni degli attori.

Chi ha ucciso il traffichino Garrone? Nei primi 10 minuti il film ci presenta tutti i sospettati, per poi riunirli tutti sul luogo del secondo omicidio. Bella gente, impiegati comunali, galleristi truffaldini, tutti indagati da Mastroianni, scettico e sornione, e da Pino Caruso, esuberante e perennemente sopra le righe. Da un famoso romanzo, Comencini mette in scena una Torino non molto filmata dal nostro cinema, con un cast di stelle e caratteristi doc. Il meccanismo giallo non è granché (un po’ alla Ellery Queen), ma il film si vede con piacere.

Discreta pellicola in bilico tra giallo e commedia. Registicamente il film non fa una piega, la fotografia è notevole e le musiche di Morricone sono un po’ sottotono ma comunque ben arrangiate e sempre piazzate al posto giusto. Molto lenta la sceneggiatura, soprattutto nella prima parte, anche se il coinvolgimento cresce lentamente per poi diventare molto elevato nell’ultima mezz’ora. Ottimo cast, con un perfetto trio di protagonisti e soprattutto pieno di gustosissime apparizioni in ruoli secondari.

Partendo dall’ottimo giallo di Fruttero & Lucentini, Comencini confeziona una discreta trasposizione che però si concede troppe libertà. Rispetto al testo la storia viene un po’ troppo semplificata e snellita, a discapito di alcuni personaggi fondamentali. Da ricordare soprattutto per il sempre bravo Mastroianni che dona al suo commissario Santamaria un buono spessore e l’ironia giusta.

Bella prova corale, equilibrio tra regia ferma e attori di gran livello che sanno condividere tra loro la scena e soprattutto alla base un gran bel romanzo. Un testo importante, ben scritto, dove in fondo l’ambientazione, l’atmosfera e lo sviluppo dei caratteri dei personaggi prevale sull’intreccio in senso stretto. Un’affascinante Torino, per certi versi sempre un po’ segreta e secretata al grande pubblico. Tre pallini.

Un giallo impeccabile, con un’ottima ricostruzione, ottimi personaggi e una trama solo apparentemente nella norma, ma che diventa incalzante pian piano che si dipana la matassa della brillante sceneggiatura su cui la pellicola si basa. Una Torino inedita e un film che brilla ad ogni fotogramma, musicato da una soundtrack di Morricone semplicemente superba.

Magari l’intellettuale di turno seduto sulla poltrona con la faccia un po’ schifata e il sopracciglio inarcato pensa che dormirà per tutto il film, ma sceneggiatori, regista, musicisti, attori e perfino i costumisti, si meritano un bel “bravo”. Perchè questo è un film dei singoli e anche corale. Immagino che ci sarà voluta una grande fermezza per disciplinare tanti mostri di bravura: un plauso a Comencini, tanto bravo da non sovrapporsi alla storia. La location del Balùn è da menzionare. Mastroianni è il solito grande attore, godibilissima Lina Volonghi.

Pregevole tentativo (imitato poco e male) di “terza via” al giallo italiano, qui epurato dai fremiti pruriginosi del filone lenzian-martiniano (ma se ne mantiene il contesto “vip”) e dalla violenza di quello argentiano. Comencini firma un giallo “maturo”, che coniuga grotteschi personaggi da commedia con il realismo mutuato dal poliziesco di costume. Non è perfetto ma non è nemmeno, come poteva sembrare dalla matrice letteraria, solo un film tutto sceneggiatura e attori: si respira aria di cinema, anche grazie a Tovoli e Morricone.

Da una storia poco intrigante il regista ha realizzato un gran bel film, che si fa guardare molto piacevolmente. Bravi tutti gli attori (in particolare Mastroianni) e bellissime le ambientazioni in una splendida Torino.
I gusti di Dusso

Bel film, cast all stars per la trasposizione cinematografica di uno dei migliori gialli italiani, scritti dalla premiata ditta Fruttero e Lucentini. Ambientazioni stile Anni Settanta molto gustose, protagonista bellissima (una Bisset in gran forma), sceneggiatura tutto sommato all’altezza del libro (e non era certo impresa facile). Claudio Gora si segnala in una delle sue migliori interpretazioni di viscido squallore, Mastroianni rende con la consueta maestria la sorniona nonchalance del Commissario Santamaria.

Da un capolavoro della scrittura non poteva uscire un film scadente. Questo bel giallo, torinese nell’anima, rimane come una delle opere più riuscite degli anni Settanta. Cast di prim’ordine con Mastroianni e Trintignant su tutti, trama complicata e storia appassionante. Con tutto un sostanzioso contorno di personaggi genuinamente macchiettistici e coloriture regionali che danno vita ad un’ambientazione molto definita: è il maggior pregio del film. Grande fotografia dell’Italia che fu: vicina a noi ma irrimediabilmente perduta.

Questa è una di quelle pellicole in cui attori come Mastroianni, magari in cerca di riposo da pellicole più impegnate, avrebbero potuto limitarsi a seguire il copione senza particolari sforzi interpretativi, considerate le intenzioni modeste del film. Invece, guarda caso, il film e l’attore in questione si rivelano essere molto al di sopra di qualunque aspettativa; la trama ha uno sviluppo apparentemente lento, poi progressivamente si infittisce, fino alla scoperta finale dell’assassino; ma prima di questa c’è sempre tempo per gustare i piccoli spunti di comicità che Comencini ha disseminato.


aprile 9, 2011 Posted by | Commedia | , , , , , , , , , , , , , | 4 commenti