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La sposa in nero

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In una stanza anonima una donna è seduta su un divano; sfoglia con nervosismo un album di vecchie foto, mentre accanto a se ha una valigia aperta e piena di indumenti.Ad un tratto la donna si alza di scatto e apre la finestra; sembra intenzionata a lanciarsi nel vuoto ma una signora anziana la trattiene.
La chiama Julie,teneramente.
Julie completa la sua valigia e prende con se molte banconote.
La ritroviamo all’uscita di una stazione, diretta verso un condominio lussuoso.
Qui chiede informazioni su Bliss, un disinvolto don Giovanni che però al momento è assente.
Nel pomeriggio Bliss annuncia,durante un party nel suo appartamento, le prossime nozze con una donna ricchissima; è avvicinato da Julie, che è riuscita ad entrare perchè è talmente elegante, affascinante e misteriosa da non suscitare alcuna remora da parte del padrone di casa.

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Claude Rich (Bliss) e Jeanne Moreau (Julie)

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Una meravigliosa Jeanne Moreau interpreta Julie

Che ovviamente non perde tempo nel tentare di agganciare quella misteriosa donna.
Mentre sono sul balcone dell’appartamento, Julie fa cadere volontariamente la sua sciarpetta oltre il balcone; Bliss cavallerescamente si offre per andare a riprenderla ma appena scavalca il parapetto viene spinto giù dalla donna, che contemporaneamente gli dice ” ‘Sono Julie Kolher‘ “.
Julie, approfittando della confusione, si eclissa e va all’aeroporto, dove prende un aereo, con destinazione la casa di Coral.
Julie lascia a casa dell’uomo un biglietto invito per l’opera, dove la sera si incontreranno. Stregato dalla bellezza e dalla sensualità magnetica della donna, Coral accetta di invitarla a casa sua il giorno dopo.Qui Julie arriva l’indomani con un disco e una bottiglia di liquore; Coral inizia a parlarle del suo passato mentre Julie ascolta impassibile.La donna ha avvelenato il liquore che Coral ha bevuto così quando l’uomo inizia a mostrare i primi sintomi dell’avvelenamento, Julie racconta di essere vedova dal giorno delle sue nozze, quando un colpo di fucile uccise suo marito sul sagrato della chiesa. Julie assiste impassibile alle disperate richieste di aiuto di Coral,ormai morente; subito dopo gli ultimi spasmi dell’uomo raccoglie le sue cose, pulisce le tracce della sua presenza e si allontana.

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La morte di David, marito di Julie

Raggiunta una stazione, Julie raggiunge un’altra località; qui, con un espediente, si sostituisce alla tata del figlio di Clement Moran, un politico di una certa rilevanza.
Dopo una serie di avvenimenti, Julie riesce a rinchiudere Clement Moran in un ripostiglio ed è in questa occasione che apprendiamo nuovi particolari sulla vita di Julie e sul ruolo che hanno avuto le due vittime precedenti ( e di conseguenza su quello di Moran) nella morte del marito della donna.
L’uomo, con un gruppo di amici, si era ritrovato sbronzo come loro dopo una giornata di bevute e di gioco a carte in un appartamento; qui avevano fatto un gioco stupido e pericoloso, avevano cioè puntato la folla nelle strade con un fucile fino a quando, tragicamente, era partito il colpo fatale che aveva ucciso il marito di Julie.
La donna,freddamente, racconta all’uomo del suo amore per il marito, che aveva sognato di sposare fin da bambina,Dopo di che, sigilla il ripostiglio con del nastro adesivo e lascia soffocare l’uomo, che verrà rinvenuto cadavere il giorno dopo.

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Ritroviamo Julie in una chiesa.
Ad un sacerdote racconta quello che ha commesso, certa dell’obbligo al silenzio del prelato; subito dopo si mette sulle tracce di Delvaux, l’uomo che, secondo il racconto di Moran, ha materialmente sparato al marito.
Ma sulle tracce di Delvaux, uomo rozzo e incolto, molto differente dalle vittime precedenti, c’è anche la polizia, che lo arresta per aver venduto un auto di provenienza dubbia.
Julie è così costretta a modificare i suoi piani e decide di mettersi sulle tracce di Fergous,un pittore che era presente nella famigerata stanza nel giorno tragico della morte di suo marito; presentatasi come modella, Julie riesce a far perdere la testa al pittore, che l’ha immortalata nella posa di Diana cacciatrice e che le ha fatto un superbo nudo. Un amico di Fergous crede di riconoscere Julie, ma è troppo tardi: la donna uccide con una freccia il pittore e si dilegua, sempre dopo aver fatto sparire le sue tracce.Ma questa volta sembra commettere un errore madornale. Lascia il quadro che la ritrae nuda e si reca ai funerali di Fergous, dove viene riconosciuta. Arrestata, confessa senza remore i suoi quattro omicidi.

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Julie nei panni di Diana…

Julie in realtà non ha commesso un errore fatale. Infatti…
Una trama complessa, da noir puro per un film straordinario, degno della migliore trazione francese di questo particolare genere.Un film da vedere assolutamente, questo di Francois Truffaut; il grande regista parigino, morto prematuramente a 52 anni, nel pieno della sua maturità artistica e culturale, disegna un personaggio quello di Julie, destinato a restare impresso indelebilmente nella memoria dello spettatore.
Julie è una donna fondamentalmente fedele al suo sogno di ragazza, quello del principe azzurro e dell’amore “per tutta la vita”; quando il suo sogno si spezza, per una tragica fatalità, si trasforma in una macchina da guerra letale, una macchina che persegue senza remore ed esitazioni l’oscura volontà di una vendetta senza mediazioni.
Non c’è nulla che possa fermare la donna che cammina sui sentieri bui di una vendetta che non fa distinzioni fra il reale assassino di suo marito e gli involontari complici.Per lei l’essere stati presenti nella stanza fatale è già una condanna a morte, diretta e senza appello.

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Il secondo omicidio…

Una donna con un’ossessione fatale, cinque uomini della classe medio borghese e una vendetta terribile e puntuale; Truffaut si muove tra queste due situazioni mostrando il gelido piano messo in atto dalla donna (con tanto di sorpresa finale) e le figure tutto sommato meschine degli uomini che lei giustizia, ognuno affetto da un principio di megalomania.Il playboy,l’uomo che non riesce a conquistare le donne, il politico, il pittore che ama le donne e per contraltare il brutale e rozzo sfascia carrozze non ispirano alcuna simpatia.
E’ proprio Julie il personaggio per cui si parteggia, una donna che ha perso lo scopo della sua vita, come lei stessa confessa al politico Moran; possiamo non capire la sua sete ossessiva di vendetta, ma parteggiamo ugualmente per lei.
Truffaut, seguendo con abilità il tema dell’omonimo romanzo giallo di Cornell Woolrich che nel libro si firmò William Irish, disegna un film tecnicamente perfetto, mostrando più di un tributo ad Alfred Hitchcock, vero maestro del noir.
L’opera è praticamente esente da pecche e sopratutto ancor oggi appare fresca e affascinante; se può sembrare assurdo il comportamento di una semplice donna di provincia che si trasforma in un’implacabile serial killer, occorre pensare ai giorni nostri, a tutti quei delitti misteriosi che spessissimo altro non sono che il frutto delle gesta di gente semplice che all’occorrenza trova dentro di se motivazioni per compiere gesta tragiche.

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Charles Denner e Jeanne Moreau in una foto di scena

E che spesso riesce a farla franca, pur non avendo esperienza nel campo.
Il film dicevo non ha praticamente pecche; su tutto va ricordato il ruolo fondamentale della stupenda, affascinante Jeanne Moreau, la Julie del film, che presta la sua glaciale e impenetrabile bellezza ad un personaggio memorabilmente interpretato.
L’attrice parigina, oggi ottantacinquenne, quando interpreta il film ha quarant’anni esatti; è una donna dalla bellezza statuaria, concentrata sopratutto su un volto misterioso e dai tratti finissimi.Un’autentica bellezza, che qui viene esaltata ancor più da un personaggio enigmatico, quella Julie che per certi versi finisce per diventare tutt’uno con lei.
Il resto del cast fa egregiamente il suo lavoro, al servizio della vera star del film stesso, la stupenda Moreau.

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La sposa in nero (La mariée était en noir) è quindi un film da non perdere assolutamente, un film intrigante e affascinante, un noir che avvince e che tiene con il fiato sospeso.
Un film che non ha avuto molti passaggi televisivi ma che è facilmente reperibile in rete.

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La sposa in nero
Un film di François Truffaut. Con Michael Lonsdale, Jean-Claude Brialy, Michel Bouquet, Jeanne Moreau, Alexandra Stewart Titolo originale La mariée était en noir. Drammatico, durata 107′ min. – Francia 1968.

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Jeanne Moreau: Julie Kohler
Claude Rich: Bliss
Jean-Claude Brialy: Corey
Michel Bouquet: Coral
Michael Lonsdale: Morane
Charles Denner: Fergus
Daniel Boulanger: Delvaux
Serge Rousseau: David
Christophe Bruno: Cookie
Alexandra Stewart: Melle Becker
Jacques Robiolles: Charlie
Luce Fabiole: la madre di Julie
Sylvie Delannoy: signora Morane

La sposa in nero BANNER CAST

Regia François Truffaut
Soggetto dal romanzo La sposa era in nero (The Bride Wore Black) di William Irish
Sceneggiatura François Truffaut e Jean-Louis Richard
Casa di produzione Les Films du Carrosse, Les Productions Artistes Associés, Dino De Laurentiis Cinematografica
Fotografia Raoul Coutard
Montaggio Claudine Bouché con l’assistenza di Yann Dedet
Musiche Bernard Herrmann
Scenografia Pierre Guffroy

La sposa in nero BANNER CITAZIONI

Nella vita bisogna sempre pretendere quel che c’è di meglio, non bisogna mai arrendersi.(Jule)
La giustizia degli uomini è impotente a punirmi: io sono già morta. Sono morta lo stesso giorno in cui è morto David. Lo raggiungerò quando l’avrò vendicato.(Julie)
Lei crede di vendicarsi, ma sbaglia: non ci si può vendicare . degli uomini, non si finirebbe mai. Bisognerebbe vendicarsi non solo dei loro delitti, ma anche della loro ignoranza, di quasi tutti i loro pensieri.(Il sacerdote, rivolto a Julie)
Qualcuno ha detto: non esistono ottimisti né pessimisti, soltanto imbecilli allegri e imbecilli tristi.(Julie)
In fatto di solitudine sono un esperto. (Coral)
Mi piace molto la volgarità, nelle donne, perché le rende vive. (Fergus)
Sa come si dice? Quando il bicchiere è pieno lo vuoto, quando invece è vuoto lo compiango.(Coral)
“Lei è bella, troppo bella.” -Perché troppo?- “Troppo bella per me.” (Coral rivolto a Julie)

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La sposa in nero locandina 7Il romanzo di Woolrich da cui è tratto il film

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Una delle splendide locandine del film 

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Francois Truffaut

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Il regista,Francois Truffaut

 

marzo 10, 2013 Posted by | Capolavori | , , , , , | Lascia un commento

Perchè i gatti ? Because of the cats

Perchè i gatti 1

Un gruppo di sei giovani entra furtivamente in un appartamento di Amsterdam; il loro scopo è quello di rubare dalla casa quanto più possibile e poi scomparire con il bottino.
Ma le cose sono destinate ad andare diversamente perchè i coniugi Jansen e Fedora rientrano casualmente prima in casa.
I giovani teppisti così approfittano della situazione per commettere ogni sorta di violenza sulla donna, costringendo anche il malcapitato marito a guardare le fasi dello stupro della donna.
Ad indagare sul caso viene chiamato l’ispettore Van der Valk che capisce immediatamente di trovarsi per le mani una brutta gatta da pelare.

Perchè i gatti 2

Infatti il sagace ispettore, interrogando pazientemente la donna ancora scossa dalla violenza e suo marito, capisce che ad agire non è stata una banda di teppisti qualsiasi ma gente con elevato grado di istruzione e probabilmente di pari grado sociale.
La conferma la ha quando interroga il bigliettaio del treno che porta da Amsterdam alla località marina di Blumendal, posto esclusivo frequentato solo da vip.

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Perchè i gatti 4

Continuando le sue indagini, Van der Valk scopre l’esistenza di una banda di teppisti denominata I corvi che capisce essere i responsabili della brutale violenza aì danni di Fedora e Jansen. Ma le indagini arrivano ad un punto morto, perchè l’ispettore manca di prove certe e sopratutto perchè le autorità locali non mostrano alcuna voglia di collaborare, nel timore di scomodare i genitori dei ragazzi che ovviamente sono l’elite della società.
Ad aiutare l’ispettore e a dare una svolta alle indagini è la morte del giovane Keis, l’ultimo ammesso alla banda dei teppisti bene grazie alla quale riesce anche a scoprire che esiste una banda al femminile, chiamata Le gatte che in pratica segue quello che fanno I corvi nella speranza di compiacerli.
A capo della banda dei Corvi c’è un individuo più anziano, che ha tentato di creare un clone della Manson family (il gruppo che uccise selvaggiamente Sharon Tate sotto l’influsso malefico di Charles Manson) e che ha plagiato il gruppetto con teorie strampalate in cui si mescolano nazismo e teorie anarcoidi…

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Thriller ben congegnato, che si ispira ad Arancia meccanica in tutta la sequenza della brutale violenza iniziale, Perchè i gatti? titolo originale Because of the cats diretto nel 1973 dal regista olnadese Fons Rademakers assolutamente sconosciuto almeno come regista in Italia, è un film di livello accettabile sia come sceneggiatura (ben congegnata) sia come ambizioni.
La meno nascosta delle quali è quella di offrire una visione sul dorato mondo alto borghese della capitale olandese, i cui figli, assaliti dalla noia e privi di valori morali di riferimento, sfogano il loro malessere e la loro totale mancanza di scrupoli in gesta crudeli come quelle della sequenza iniziale.
Che resta impressa nello spettatore per il rituale brutale e violento che la distingue, come del resto era accaduto nel film di Kubrick.
Ovviamente Rademakers non è Kubrick e la raffinatezza del maestro inglese è qui un pallido riflesso di quella cieca e ferocissima di Arancia meccanica; i meccanismi sono più rozzi e più espliciti, tuttavia non mancano di un loro sinistro fascino.

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Altro punto di forza del film è rappresentato dall’ostinazione di Van der Valk nel cercare ad ogni costo la verità, anche a rischio della carriera e quello ben più concreto di inimicarsi le alte sfere; ma l’ostinazione del poliziotto in qualche modo darà i frutti sperati.
Per quanto riguarda il discorso sociale di denuncia, tutto rimane ad un livello embrionale, ma francamente nelle intenzioni del regista molto difficilmente poteva esserci un discorso così impegnativo legato ad una pellicola di ben più modeste ambizioni.

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Il cast è di medio livello, con Alexandra Stewart su tutti e con Bryan Marshall dignitoso nel ruolo dell’ispettore Van der Valk;  l’attore inglese, lasciate momentaneamente le serie tv da corpo ad un personaggio con qualche spessore cavandosela con abilità consumata, confermata del resto dal proseguimento della sua carriera che conta partecipazioni ad almeno un centinaio di serie tv.
Piccola parte per una giovane Sylvia Kristel, poco più che esordiente e non ancora diventata una star visto che il film che la lanciò a livello internazionale, Emmanuelle, lo girò nel 1974.
In definitiva una pellicola dignitosa che merita una visione

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Perché i gatti?
Un film di Fons Rademakers. Con Sylvia Kristel, Alexandra Stewart, Bryan Marshall Titolo originale Because of the Cats.

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Bryan Marshall … Ispettore Van der Valk
Alexandra Stewart … Feodora
Sebastian Graham Jones … Jansen
Anthony Allen … Erik Mierle
Ida Goemans … Carmen
Nicholas Hoye … Kees van Sonneveld
Sylvia Kristel … Hannie Troost
Delia Lindsay … La signora Maris
Edward Judd … Mierle
Roger Hammond …Signor Maris
Derek Hart … Kieft
Guido de Moor … Marcousis
Lous Hensen . Van Sonneveld
George Baker … Boersma
Liliane Vincent … Mevrouw Kieft

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Regia: Fons Rademakers
Sceneggiatura: Hugo Claus, Nicolas Freeling
Produzione: Paul Collet,Fons Rademakers
Musiche : Ruud Bos
Editing: Ton Aarden

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dicembre 28, 2011 Posted by | Thriller | , , , | Lascia un commento