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Lezioni d’amore

Professore universitario di letteratura, David è ormai giunto sulla soglia dei sessant’anni.
L’uomo non ha legami, visto che ha abbandonato sua moglie e ha un figlio con cui ha un rapporto conflittuale dal momento che gli rimprovera
l’atteggiamento verso sua madre e la scarsa considerazione in cui la tiene.
David sembra interessato solo alle donne e agli amici; intrattiene una relazione ormai ventennale con una donna in carriera ma non disdegna
di corteggiare le sue studentesse,dopo che queste hanno completato il proprio ciclo di studi.
Ed è una di loro, una splendida ragazza cubana, Consuela (con la a) a costituire un elemento destinato a divenire dirompente.
La ragazza inizia con il maturo professore una relazione che ben presto per David diventa qualcosa di ben più serio di una semplice avventura.
Per David la sua giovinezza,la contemporanea percezione dell’inevitabile avvicinarsi della vecchiaia scatenano una ossessione che ben presto sfocia in gelosia verso l’affascinante Consuela.


David ormai prova qualcosa di simile all’amore,per la prima volta dalla giovinezza, cosa che lo turba profondamente. Ma sarà proprio l’improvvisa gelosia, l’irruzione di Consuela nella sua vita a metterlo in crisi e a separarlo dalla ragazza. Che ricomparirà nella sua vita due anni dopo,con una drammatica novità…
Il tempo che passa inesorabile,la non accettazione del viale del tramonto dell’esistenza, la consapevolezza del tempo trascorso in modo edonistico e se vogliamo irresponsabile sono solo alcuni temi del film Lezioni d’amore ,bruttissimo
titolo tradotto dall’originale Elegy, a sua volta trasposizione cinematografica del romanzo di Philip Roth L’animale morente.
Diretto dalla regista e sceneggiatrice spagnola Isabelle Coixet nel 2008, il film riprende un tema caro a Roth,il rapporto che si stabilisce tra un uomo di età avanzata e una giovane donna, come nel caso di La macchia umana che ebbe nel 2003 una bella riduzione cinematografica
con il titolo omonimo ad opera di Robert Benton.


Lezioni d’amore è un film elegante sia formalmente che visivamente, che mostra con passaggi studiati l’evoluzione del rapporto tra un vecchio don Giovanni ed una ragazza d’oggi, un rapporto difficile e reso problematico dal vissuto dei due protagonisti.
Non è solo la grande differenza d’età a dividerli (40 anni), c’è qualcosa di più profondo legato al  personale dei due; lui dopo la separazione della moglie,con un certo atteggiamento anche poco responsabile e maturo, ha pensato solo a se stesso, a soddisfare i propri piaceri fra i quali
in primo piano va messo l’atteggiamento verso l’altro sesso, di pura soddisfazione dei sensi, simboleggiato sia dal suo continuo correre alla ricerca di avventure galanti,nonostante un rapporto decennale con una matura donna in carriera sia con le sue ex studentesse; donne che non hanno più un legame professore/studente e che quindi diventano per David terrirorio di caccia.
Una caccia che denota principalmente la paura di invecchiare, quasi che la conquista sentimental/sessuale sia un modo di fermare l’inesorabile passare del tempo.


La bellezza che l’uomo,all’inizio del rapporto con la bella Consuela, illustra come assoluta e liricamente pregnante in realtà è effimera; con il passare del tempo la bellezza sfiorisce, una legge di natura severa ma anche livellante, mentre quella impressa su una tela rimane eterna, perchè inanimata.
L’incapacità di affrontare il tempo che scorre inesorabile costituisce il grande limite di David che scopre la vacuità di quanto finora inseguito; questa nuova consapevolezza lo porta ad affrontare qualcosa che ha sempre accantonato,ma che ora emerge impietosamente.
E Consuela lo mette spalle al muro, lei che è giovane, bella che a soli ventidue anni ha già avuto degli amanti e che ha già sperimentato aspetti della sessualità che David,tanto più grande di lei, ignora.
Ma David ben presto avrà molti spunti di riflessione,alcuni dolorosi; la malattia terminale di un amico, la devastante irruzione di Consuela nel grigiore delle sue giornate,dopo che lei lo ha lasciato e sopratutto avrà modo di ripensare anche al rapporto con suo figlio,con il quale riuscirà a ristabilire un tenue filo di contatto.


Un film delicato e equilibrato,interpretato in modo impeccabile da due ottimi attori, Ben Kinglsey e Penelope Cruz; le scene di intimità tra i due sono quanto di più casto immaginabile sullo schermo,l’affiatamento tra i due attori rende la storia credibile;bene anche il resto del cast attoriale.
Detto della bella fotografia e delle belle musiche, non posso far altro che consigliarvi caldamente la visione del film.

Lezioni d’amore
Un film di Isabel Coixet. Con Penélope Cruz, Ben Kingsley, Dennis Hopper, Patricia Clarkson, Peter Sarsgaard, Debbie Harry, Charlie Rose, Antonio Cupo, Michelle Harrison , Sonja Bennett, Emily Holmes, Chelah Horsdal, Marci T. House, Alessandro Juliani, Tiffany Lyndall-Knight Titolo originale Elegy. Drammatico, durata 106 min. – USA 2008. – 01 Distribution

Ben Kingsley: David Kepesh
Penélope Cruz: Consuela Castillo
Dennis Hopper: George O’Hearn
Peter Sarsgaard: Kenneth Kepesh
Patricia Clarkson: Carolyn
Sonja Bennett: Beth
Debbie Harry: Amy O’Hearn

Luca Biagini: David Kepesh
Ilaria Stagni: Consuela Castillo
Sergio Di Stefano: George O’Hearn
Massimiliano Manfredi: Kenneth Kepesh
Emanuela Rossi: Carolyn
Franca Vidali: Beth
Michela Alborghetti: Amy O’Hearn
Franca D’Amato: Susan Reese

Regia Isabel Coixet
Soggetto Philip Roth (romanzo L’animale morente)
Sceneggiatura Nicholas Meyer
Produttore Tom Rosenberg
Distribuzione in italiano 01 Distribution
Fotografia Jean-Claude Larrieu
Montaggio Amy E. Duddleston

aprile 8, 2020 Posted by | Drammatico, Sentimentale | , , , | Lascia un commento

Easy rider

Easy rider locandina 6

Il condizionamento fortissimo del denaro,la voglia di scappare da esso,la fuga verso un ideale di libertà fortissimamente agognato,il mito americano e il sogno americano,la dove tutto è possibile ma anche le contraddizioni dell’America,il grande limite della libertà che non può in alcun modo essere dissociata dal denaro,il vero totem della civiltà a stelle e strisce.

Un road movie antesignano di tutti i successivi,un inno alla libera scelta e alla libertà personale;questo e molto altro è Easy rider, opera fondamentale del 1969 per capire gli aneliti,le ansie di una generazione di giovani che non accettavano lo status quo imposto dalla società capitalistica e che cercavano di sfuggirle usando però proprio i mezzi che la società aveva loro imposto,incluso il demone denaro.In mezzo una lunga corsa nella provincia americana,quella più autenticamente vicina al sogno americano,con i suoi valori pregnanti costruiti attorno a Dio,patria e famiglia,la rassicurante e ipocrita provincia,dove tutto è immutabile e immutato,dove l’uniformità è la regola e la trasgressione un crimine.

Un’America post beat generation e non più hippy,un ibrido che porterà attraverso un lungo cammino ai giorni nostri,con il sogno americano infranto e trasformato in un culto ossessivo del dio denaro,appena mitigato dalla grande crisi degli anni 2000,dall’undici settembre e dalla scoperta dolorosa delle proprie contraddizioni,da quella ancor più dolorosa di non essere affatto il centro del mondo e la guida di esso.

C’è la guerra del Vietnam e ci sono ancora i figli dei fiori, in Easy rider.C’è ancora la voglia di fuga dal dio denaro,ma c’è di mezzo una nazione cresciuta troppo in fretta e sempre comunque all’ombra di un totem assoluto,il denaro,la molla che sembra spingere irresistibilmente ogni americano che si rispetti.All’ombra delle case linde e pinte,dei macchinoni e dei grattacieli,dei mille simboli della società capitalistica si muovono i giovani,oscuramente alla ricerca di una dimensione diversa e più genuina eppure pesantemente condizionati proprio dai miti di riferimento della civiltà in cui vivono,prigionieri più di quanto possano ammettere di quei simboli che cercano di combattere,confusamente.

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Sullo sfondo,paesaggi selvaggi e deserti,in forte stridore proprio con il capitalismo,una terra da conquistare ancora vergine sullo sfondo della quale si muovono i due protagonisti di Easy rider,ovvero libertà e paura,sottotitolo una volta tanto adattissimo alle atmosfere e alle inquietudini del film.Libertà e paura,ovvero il massimo anelito di ogni individuo e paura,quella personale e quella della collettività,chiusa ermeticamente in difesa dei propri privilegi,della propria individualità e dei totem che la società ha imposto e che sono parte essenziale della vita del cittadino americano.

Wyatt detto Capitan America e Billy sono figli del capitalismo che sognano un mondo diverso e eppure sono praticamente prigionieri di quel mondo dal quale sognano di fuggire;Wyatt ha sul suo chopper la Stars and stripes,ce l’ha sul casco e sembra quasi esserne fiero.E’ figlio di quell’America eppure vuol evadere.Come Billy.Insieme attraverseranno la frontiera,quella terra fiera e selvaggia che però riserverà loro solo amarezze e delusioni oltre ad una fine che contraddice un altro simbolo americano,l’happy end che immancabilmente è assegnato ad una storia che veda protagonista un abitante degli States.Perchè America significa libertà,sogno,perchè America significa poter realizzare quello che si vuole e quello in cui si crede.Non è così,nella realtà delle cose e Wyatt e Billy,dolorosamente,lo scopriranno sulla propria pelle,constatando che la libertà è solo un mito propagandato dal sogno americano;si è liberi solo in angusti confini,quelli tracciati da una società che segue e insegue solo il dio denaro.

Get your motor runnin’ – Fai correre il tuo motore
Head out on the highway – A testa bassa sull’autostrada
Lookin’ for adventure – cercando l’avventura
And whatever comes our way – E qualunque cosa capiti sulla nostra strada

Yeah Darlin’ go make it happen – Sì Cara fai che succeda
Take the world in a love embrace – Prendi il mondo in un abbraccio d’amore
Fire all of your guns at once – Spara con tutte le tue pistole insieme
And explode into space – ed esplodi in cielo

I like smoke and lightning – mi piacciono il fumo e il lampo
Heavy metal thunder – Il rombo del metallo (della marmitta)
Racin’ with the wind – Gareggiando col vento
And the feelin’ that I’m under – e sentendo che sono sotto

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Born to be wild,ovvero Nato per essere selvaggio;la canzone degli Steppenwolf,ai confini di un primordiale heavy metal,è la base portante del film.Wyatt e Billy in realtà sono cosi,liberi e selvaggi.Ma la provincia americana è tale in tutti i sensi;La gente non ama perchè sono liberi,perchè sono diversi,perchè non si adeguano.E la loro libertà,che altro non è che una fuga in avanti rispetto ai tempi finirà per essere soffocata proprio da quella provincia inquadrata e irrigimentata nei valori americani.

Veniamo alla trama

Wyatt e Billy hanno trasportato un carico di cocaina e con il ricavato hanno comprato due moto;vogliono girare liberi gli States,raggiungere New Orleans per vedere il carnevale.Lungo la strada avranno modo di conoscere a proprie spese i pregiudizi e l’intolleranza di chi li giudica dei disaddati.Incontreranno anche altri hippy e ragazze libere,ma l’incontro più importante lo avranno in prigione con George,avvocato alcolizzato figlio però di un pezzo grosso.Sarà grazie a lui che i due usciranno di prigione, ma lacompagnia del giovane durerà poco .George verrà ucciso,i due amici continueranno ancora il loro viaggio cambiando destinazione,ma ancora una volta saranno accolti ovunque con ostilità e disprezzo,fino alla tragica conclusione.Easy rider,come detto all’inizio,spazza via un po tutto,dal mito della frontiera fino al tradizionale happy end che chiudeva le produzioni hollywoodiane. Dennis Hopper,regista e attore nel film va giù con mano pesante,spazzando via perbenismo e moralità e puntando l’indice proprio sul sogno americano,che durante il viaggio fatto di esperienze trasgressive dei due amici (marijuana,acido ecc.) appare tanto più simile ad un incubo piuttosto che ad un sogno tout court.

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Gran bella regia,quella di Hopper.per altro la sua prima delle otto totali.Una regia che gli valse molti riconoscimenti,come la Palma d’oro come miglior opera prima a Cannes,due nomination agli Oscar per la sceneggiatura e a Nicholson come miglior attore non protagonista,più altre nomination e premi minori. Grandissima prova degli attori,con Hopper in testa nel ruolo di Billy,Jack Nicholson efficace e drammatico nel ruolo di George e Peter Fonda in quella di Wyatt. Grandissima la colonna sonora,con in testa la leggendaria Born to be wild degli Steppenwolf seguita da altre perle come The weight degli Smith,Wasn’t Born to Follow  dei Byrds ecc.Un film davvero bello,un inno alla libertà in un periodo confuso e pieno di spinte come il finire degli anni sessanta,uno dei punti di svolta della nostra storia recente.Da segnalare come gli attori fumassero realmente erba durante le riprese del film.

Il film è disponibile in streaming all’indirizzo http://www.tantifilm.net/guarda/easy-rider-1969-streaming/

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Easy Rider

Un film di Dennis Hopper. Con Peter Fonda, Jack Nicholson, Karen Black, Dennis Hopper, Luana Anders,Antonio Mendoza, Phil Spector, Mac Mashourian, Warren Finnerty, Tita Colorado, Luke Askew, Sabrina Scharf, Sandy Brown Wyeth, Robert Walker jr, Robert Ball, Carmen Phillips, Ellie Wood Walker Titolo originale . Drammatico, durata 94 min. – USA 1969

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Peter Fonda:Wyatt Capitan America

Dennis Hopper: Billy

Jack Nicholson: George Hanson

Phil Spector: Il contatto

Warren Finnerty: Rancher della Comune

Tita Colorado: Moglie del rancher

Luke Askew: Hippy sulla Highway

Luana Anders: Lisa

Sabrina Scharf: Sarah

Robert Walker Jr.: Jack

Sandy Brown Wyeth: Joanne

Antonio Mendoza: Jesus

Karen Black: Karen

Toni Basil: Mary

Robert Ball: Mimo 1

Carmen Phillips: Mimo 2

Ellie Wood Walker: Mimo 3

Mac Mashourian: Guardia

Keith Green: Sceriffo

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Pier Angelo Civera: Wyatt “Capitan America”

Giancarlo Maestri: Billy

Luciano Melani: George Hanson

Giuseppe Fortis: Rancher della Comune

Alvise Battain: Hippy sulla Highway

Francesco Vairano: Jack

Michele Kalamera: Mimo 1

Glauco Onorato: Sceriffo

Regia Dennis Hopper

Soggetto Peter Fonda, Dennis Hopper, Terry Southern

Sceneggiatura Peter Fonda, Dennis Hopper, Terry Southern

Produttore Peter Fonda

Fotografia László Kovács

Montaggio Donn Cambern

Effetti speciali Steve Karkus

Musiche

The Byrds

Hoyt Axton

Steppenwolf

Bob Dylan

Jimi Hendrix

John Keene

The Band

Scenografia Robert O’Neil

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The Pusher (Hoyt Axton) – Steppenwolf

Born to Be Wild (Mars Bonfire) – Steppenwolf

The Weight (Robbie Robertson) – Smith

Wasn’t Born to Follow (Carole King/Gerry Goffin) – The Byrds

If You Want to Be a Bird (Bird Song) (Antonia Duren) – Holy Modal Rounders

Don’t Bogart Me (Elliot Ingber/Larry Wagner) – Fraternity of Man

If 6 Was 9 (Jimi Hendrix) – The Jimi Hendrix Experience

Kyrie Eleison/Mardi Gras (When the Saints) The Electric Prunes

It’s Alright, Ma (I’m Only Bleeding) (Bob Dylan) – Roger McGuinn

Ballad of Easy Rider (Roger McGuinn/Bob Dylan) – Roger McGuinn

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Ma parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse. Voglio dire che è difficile essere liberi quando ti comprano e ti vendono al mercato. E bada, non dire mai a nessuno che non è libero, perché allora quello si darà un gran da fare a uccidere, a massacrare, per dimostrarti che lo è. Ah, certo: ti parlano, e ti parlano, e ti riparlano di questa famosa libertà individuale; ma quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura.

Non si rivelano a noi perchè, se si rivelassero a noi, ci sarebbe subito un panico generale! Voglio dire, noi abbiamo ancora dei capi dai quali dipendiamo per la diffusione di queste notizie, e questi capi hanno deciso di impedire la diffusione di queste notizie per il tremendo shock che subirebbe il nostro sistema antiquato! Ora: il risultato di questa situazione è che i Venusiani hanno preso contatto con tutti gli strati sociali. Con tutti gli strati sociali! Sarebbe davvero un colpo mortale per i nostri sistemi antiquati, quindi adesso i venusiani si incontrano con gente di tutti gli strati sociali, in qualità di consulenti, si capisce. E una buona volta l’uomo avrà il controllo direi… divino del proprio destino. Potrà finalmente trascendere ed evolversi conquistando l’eguaglianza.

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L’opinione di LC dal sito www.mymovies.com

Intenso e trascinante film sulla ottusità mentale della politica degli stati sud-statunitensi degli anni 60 e sugli ideali di un curioso movimento di fine decennio.Fonda e Hopper(anche regista del film) partono a bordo dei loro chopper(carichi tra l’altro di marijuana) alla ricerca della totale libertà,con New Orleans come destinazione finale.Inizia un odissea di musiche ed immagini meravigliose,emblematiche per le generazioni di quegli anni.Il tutto impreziosito da un eccellente fotografia.Curiosi incontri ed esperienze ravvicinate con diverse culture di vita caratterizzano la prima parte del film. Con l’entrata in scena di un bizzarro avvocato alcolizzato(splendidamente interpretato da un nicholson ancora agli inizi)il film imbocca il suo viaggio conclusivo,dopo aver meravigliato ed illuminato lo spettatore,mostra con freddezza il cancro più profondo della socità americana. I due hippie e l’innocuo nicholson incontreranno una morte repressa e provocatoria, lontana dalle loro radici,in un ambiente ostile e programmato da rozzi ideali di fondo. E proprio nelle battute finali,nelle atmosfere e nelle immagini malinconiche,il film dimostra la sua vera genialità;ovvero trascina lentamente lo spettatore nelle vesti di un uomo libero ed innocuo,privato della vita per la paura del diverso. Una rara esperienza cinematografica;per la sua unità, la compattezza dei suoi temi,e il suo crudo realismo. Capolavoro senza tempo, che nel suo genere deve ancora trovare una pellicola alla sua altezza.

L’opinione di death cross dal sito www.filmtv.it

Strabiliante Manifesto che mostra in modo spudorato le profonde incongruenze degli usa (fine anni ’60): la Libertà rappresentata dalla bandiera presente su moto, casco e giacca di Capitan America è tradita dalla bandiera ufficiale e identica degli states, simbolo invece di repressione e oppressione in nome di una falsa libertà dominata dal denaro che teme e odia la Vera Libertà.Questa Libertà, con la L maiuscola (che coincide, ma è una considerazione personale, con l’Anarchia), si regge sull’Eguaglianza Sociale che solo l’assenza di denaro e di istituzioni può garantire. Possiamo vederne degli imperfetti ma splendidi esempi nella prima metà del film, lontani dalle città, nella Famiglia mista dedita all’agricoltura, nella Comune hippie immersa nella Natura, nella comunità aliena fittizia evocata da George Hansen.

Quando i nostri non-eroi giungeranno in città e, soprattutto, quando inizieranno a ‘godersi’ il denaro guadagnato con la coca, inizierà un incubo dove la Libertà viene sostituita dall’illusione di essa, dall’eccesso, dalla distrazione auto-distruttiva e delirante, che trova il suo Culmine nella Sequenza Antologica, contraddistinta da un Montaggio squisitamente onirico e ripetitivo (ma anche anticipatore) del cimitero. Oramai i due, come ammette cpt.America, sono fottuti.E infatti subito dopo arriverà, brutale e secca ma prevista (la clip dell’esplosione della moto di America viene difatti mostrata nella sopra citata sequenza onirica nel cimitero) la tragica Fine: la mdp si allontana in silenzio dai corpi dei due protagonisti e, sempre allontanandosi (mostrando un mkagnifico paesaggio fluviale), partono i titoli di coda accompagnati da “Ballad of Easy Rider” cantata da Roger McGuinn.La città da cui si allontanava l’hippie è il Cimitero del Sogno di Libertà incarnato (come dice Hansen nel suo ultimo magnifico discorso) dai due motociclisti, e purtroppo il Tempo mostrerà come la Libertà che si iniziava a respirare all’Epoca sia stata uccisa, non con un fucile come accade a Billy e America, ma col denaro, appunto.

Opinioni tratte dal sito www.davinotti.com

Homesick

Il manifesto di una libertà irraggiungibile perché minacciata dal conformismo e dalla paura. Hopper conferma la sua sensibilità di uomo ed autore, dirigendo con passione ed inventiva un film amaro, profondamente calato nella società americana del tempo, ma con un messaggio che giunge intatto anche a quella di oggi. La figura da lui interpretata è ingenua ed esuberante, quella di Fonda jr enigmatica e disillusa, mentre l’acutissimo discorso su libertà e paura che pronuncia lo straordinario avvocato-filosofo Nicholson è da imparare a memoria e vale l’intera visione. Grandi musiche.

Cotola

Film diventato un vero e proprio mito più per essere stato il manifesto di una generazione che si è riconosciuta in esso e nei suoi “contenuti” che per il suo vero valore, che è sicuramente indubbio ma forse eccessivamente sovrastimato. Profondamente legato ai tempi in cui fu girato, oggi può apparire un po’ datato ma a tratti conserva intatta la sua bellezza. Grande interpretazione di Jack Nicholson e strepitosa colonna sonora fatta di brani ormai indimenticabili. Finale violento e molto amaro.

Tarabas

Gli idoli non si giudicano, si venerano o si abbattono. Easy Rider è un mito, la cui influenza culturale, immagini e musica, va tanto al di là del contenuto che è impossibile fermarsi alle facilonerie hippy un po’ invecchiate, alla contrapposizione manichea (ma nel ’69 chissà) tra capelloni e rednecks intolleranti e violenti. Una conquista del west al contrario, virata in LSD, verso un Mardi Gras vuoto e funereo, un compianto dell’America madre libertaria precocemente morta (il delirio di Fonda nel cimitero). Da vedere e sentire, tuttora.

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È un film rozzo, talvolta sperimentale, che è riuscito ad imporsi come film di culto per una serie di motivi. Innazitutto la colonna sonora è splendida e ben amalgamata con le immagini, tanto da caratterizzare addirittura svariate sequenze e renderle memorabili. C’è davvero tanta musica in questa pellicola. Tuttavia quando subentrano i dialoghi, si nota pure il realismo dei “fattissimi” interpreti (su tutti Jack Nicholson) e le “facce giuste” dei personaggi di contorno. Bellissime le location, d’effetto il montaggio psichedelico.

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Film “da sballo” di fine anni ’60, con personaggi giusti, comprimari azzeccati e ambientazioni uniche. Certo devono aver avuto un gran coraggio i produttori a soprannominare il protagonista Capitan America, visto che Peter Fonda è più un byker che un simbolo del sogno americano, o un supereroe. Dennis Hopper firma, comunque, il suo film più riuscito, lanciando, nel firmamento americano, la stella di Jack Nicholson, che crescerà negli anni e nei film (prima era solo un attore di horror low budget di Roger Corman). Grandi musiche!

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Passano gli anni e questo film resta in testa tra i manifesti della cultura hippy del tempo, della controtendenza ed evasione agli schemi borghesi; perché? Probabilmente perché non rappresenta o ricrea; easy rider è di quegli anni! Si godono molto le riprese on the road, che hanno una patina quasi di amatorialità (specie le scene sulle strade del carnevale); le musiche rock-country ben selezionate e le interpretazioni naturali con dialoghi non eccellenti (si sostiene che molti siano improvvisati) in particolare Jack Nicholson giovanissimo.

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ottobre 4, 2015 Posted by | Capolavori | , , , , | Lascia un commento

Apocalypse now

A 4 anni dalla fine della guerra nel Vietnam,Coppola gira il film più crudele,duro e affascinante sulla tragedia che vide 50.000 soldati Usa e un numero imprecisato di vietnamiti perire in una guerra che non fece onore a nessuno.
Un film che ebbe anche un percorso travagliato.
Girato nelle Filippine,ebbe ritardi paurosi per una malattia che colpì Sheen,oltre a tifoni e uragani che rallentarono le riprese,e per buon conto lo sforamento del budget (40 milioni di dollari).

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La trama è molto semplice:un ufficiale dell’esercito Usa deve trovare e uccidere il colonnello Kurtz (un luciferino e possente Marlon Brando),il quale,rifiutandosi di obbedire agli ordini,simile a un Dio crudele e sanguinario, combatte una sua guerra efferata e spietata,uccidendo buoni e cattivi,ammesso che si possa fare una distinzione di questo genere.
Duro atto di accusa sulla guerra in generale,sulla sua follia e sulla sua crudeltà,il film si snoda in tre ore di appassionante denuncia e folgoranti scene da antologia del cinema.Memorabile Hopper,nel bombardamento di un villaggio,fatto sulle note della cavalcata delle valchirie (adoro l’odore del napalm,dice il colonnello,mentre ghignando massacra la popolazione del villaggio).

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Film sulla psiche umana,anche. Tratto da Cuore di tenebra di Conrad,è un indagine sulla follia che può colpire gli uomini messi a contatto con l’orrore quotidiano della violenza.Kurz diventa un’emblema e metafora sulla capacità della violenza di estrarre e adattare l’animo umano al potere e alla sua devastante capacità di creare il superuomo senza morale.
Un film di denuncia,colpito in patria da ostracismo totale,ma diventato in seguito un cult e,forse,il miglior film di denuncia sulla guerra di tutti i tempi.
Da segnalare la matrice Kubrickiana del film,nel suo aspetto di introspezione sulla follia del potere che colpisce i vertici dell’esercito:in alcuni punti si riconoscono l’influenza di Orizzonti di gloria,la sua allucinata violenza,l’ottusità dei generali,per i quali il soldato è solo carne da macello.
In ultimo segnalo la favolosa The end dei Doors,che contribuisce a rendere ancora più spettrale l’atmosfera del film.

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Di seguito l’intervento del mio amico WebMichi sul forum iod.forumfree.net:

Come spesso succede ad opere di questo livello, è naturale che il ricordo vada istintivamente ad alcuni “colpi” geniali, ma non altrettanto facilmente va all’essenza della rappresentazione.
In parole povere, Apocalypse Now non è secondo me un film sulla guerra del Vietnam (Oliver Stone ha fatto film molto più circostanziati all’argomento), che credo sia semplicemente il riferimento storico familiare a Coppola, né è soltanto un film contro la guerra, pur raggiungendo in questo caso risultati come pochissimi altri film hanno fatto (appunto “Orizzonti di Gloria” e “Full Metal Jacket”, o, in tempi più recenti, il bellissimo “La Sottile Linea rossa”): se la finzione fosse stata applicata all’Invasione Persiana della Grecia, alla Guerra dei Cent’Anni o alla spedizione di Cortez il Conquistatore, non sarebbe cambiato molto.

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In realtà penso che tutto il film trovi il suo risultato più importante proprio nella descrizione simbolica e reale della deriva totale della psiche applicata alla realtà degenerata della guerra, che la determina ma che essa stessa contribuisce a sviluppare.
E penso anche, pur se questo è di un pessimismo terribile, che la Guerra assuma il ruolo di rilevatore chimico delle peggiori tendenze primitive del comportamento e della relazione tra individui.
All’epoca, dopo un paio di visioni del film, la discussione con gli amici si sviluppò su di un tema preciso: per me, infatti, la chiave di volta del film era ed è nel viaggio della pilotina verso il villaggio di Kurz, perchè questo rappresenta materialmente il viaggio a ritroso dalla ragione verso la follia, dalla contemporaneità verso la notte dei tempi, e i pensieri di Willard ne sono la conferma più evidente.

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Il Vietnam centra poco o nulla: fateci caso, non vedi mai un vietcong in faccia, e la battaglia intorno al ponte ti dice chiaramente che non è importante neppure chi sia il nemico, che vale neppiù e nemmeno te stesso. Quando poi avviene l’uccisione di uno dei marines con il giavellotto, arma primitiva che la spunta sulla tecnologia bellica dell’imbarcazione e degli stessi uomini e sul tempo in cui questi agiscono, il quadro atemporale e amorale della follia ( o della nostra natura) è completo

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Apocalypse now, un film di Francis Ford Coppola. Con Robert Duvall, Dennis Hopper, Martin Sheen, Marlon Brando, Frederic Forrest, Harrison Ford, Larry Fishburne, Scott Glenn, Albert Hall, Francis Ford Coppola, Vittorio Storaro, Dean Tavoularis, Mark Coppola, Sam Bottoms, Bo Byers, Larry Carney, Colleeen Camp, Linda Carpenter, James Keane, Damien Leake, Tom Mason, Ron McQueen, Herb Rice, Jerry Ross, Kerry Rossall, G.D. Spradlin, William Uptone, Dick White, Cyntia Wood, Jerry Ziesmer. Genere Guerra, colore 150 minuti. – Produzione USA 1979

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Apocalypse now banner personaggi

Martin Sheen: Cap. Benjamin L. Willard/Narratore
Marlon Brando: Col. Walter E. Kurtz
Robert Duvall: Ten. Col. William “Bill” Kilgore
Frederic Forrest: Jay “Chef” Hicks
Albert Hall: George Phillips
Dennis Hopper: il fotoreporter
Francis Ford Coppola: regista televisivo
Vittorio Storaro: operatore TV
Dean Tavoularis: fonico TV
Mark Coppola: annunciatore
Sam Bottoms: Lance B. Johnson
Bo Byers: serg. MP
Larry Carney: serg. MP
G.D. Spradlin: generale Corman
Chynthia Wood: Playmate dell’anno
Colleen Camp: Playmate “Miss Maggio”
Linda Carpenter: Playmate “Miss Agosto”
Laurence Fishburne: Clean
Scott Glenn: Cap. Richard M. Colby
Harrison Ford: Colonnello Lucas
Christian Marquand: Hubert De Marais

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Regia Francis Ford Coppola
Soggetto Joseph Conrad (romanzo)
Sceneggiatura Francis Ford Coppola, Michael Herr, John Milius
Fotografia Vittorio Storaro
Montaggio Lisa Fruchtman, Gerald B. Greenberg, Richard Marks, Walter Murch
Musiche Carmine Coppola, Francis Ford Coppola, Mickey Hart, The Doors
Scenografia Dean Tavoularis, Angelo P. Graham, George Nelson
Costumi Charles E. James

Pino Colizzi: Cap. Benjamin L. Willard/Narratore
Sergio Fantoni: Col. Walter E. Kurtz
Gianni Marzocchi: Ten. Col. William “Bill” Kilgore
Michele Gammino: George Phillips
Manlio De Angelis: Col. Lucas
Sandro Acerbo: Clean
Romano Ghini: Jay “Chef” Hicks
Loris Loddi: Lance Johnson
Renato Izzo: Il fotoreporter (Dennis Hopper)
Sergio Fiorentini: generale Corman
Paolo Poiret: soldato d’inizio film
Piero Tiberi: soldato con mitragliatrice
Vittorio Stagni: bigliettaio

Apocalypse now banner citazioni

“A condurre la guerra era un gruppo di clown con quattro stelle che avrebbero finito per dar via tutto il circo.”

“Lo senti ? Lo senti l’odore ? ”
” Cosa ?”
“Napalm figliuolo, non c’e’ nient’ altro al mondo che odori cosi’, mi piace l’ odore del napalm di mattina, una volta una collina la bombardammo per 12 ore e finita l’ azione andai li’ sopra , non ci trovammo piu’ nessuno, neanche un lurido cadavere di viet, ma quell’ odore, si sentiva quell’ odore di benzina, tutta la collina, odorava di …… di vittoria”

“Sai perché non ci si bagna due volte nello stesso fiume?”
“Perché il fiume scorre sempre.”

” Io volevo una missione, e per scontare i miei peccati, me ne assegnarono una.”

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maggio 7, 2008 Posted by | Capolavori | , , , , , , | 5 commenti