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Il fascino indiscreto dell’amore

Amelie è nata in Giappone, che ha lasciato all’età di 5 anni per ritornare in Belgio, patria dei suoi genitori. Ma ha conservato un ricordo struggente della terra natia così a 20 anni ci ritorna, decisa a conoscerlo meglio. Per mantenersi e studiare meglio il giapponese decide di dare lezioni di francese e grazie ad un annuncio conosce Rinri, un giovane che diventa suo allievo e al quale da del lei. stupendo per il suo formalismo lo stesso giovane. Grazie a Rinri, Amelie inizia a conoscere meglio usi e costumi del Giappone e ben presto tra i due giovani nasce un affetto profondo.
Ma Rinri, profondamente innamorato, chiede ad Amelie di sposarlo, mettendo in crisi la ragazza, che pur ricambiando l’affetto, sembra più affascinata dall’atmosfera che la circonda che vogliosa di andare oltre l’amore senza complicazioni future.
Trasforma Rinri nel suo fidanzato, rinviando in tal modo la data delle nozze. Ma arriva la catastrofe di Fukushima a modificare completamente il futuro dei due giovani…


Tratto dal romanzo autobiografico “Né di Eva né di Adamo” della scrittrice belga Amélie Nothomb e diretto dal regista belga Stefan Liberski, Il fascino indiscreto dell’amore è una gradevole pellicola che indaga con delicatezza sul complesso tema dei sentimenti
che nascono tra due persone di cultura e estrazione lontanissime.
Amelie è fondamentalmente una ragazza europea per educazione, nonostante sia nata in Giappone; ma l’ha lasciato da piccola, quando ancora il suo carattere non era ancora formato. Oggi è una ragazza forte e volitiva, indipendente, alla ricerca di se stessa ma anche curiosa, affascinata
da un paese che sente vicino, che la intriga per la profonda differenza di stile di vita, con la sua natura lussureggiante e le usanze spesso incomprensibili.
Rinri invece è affascinato dalla Francia, dalla sua lingua, dallo stile di vita dei francesi tanto da aver creato con degli amici una società segreta che si chiama amici della Francia.


Si innamora di Amelie ma al tempo stesso non ne comprende appieno il desiderio di libertà, non può distinguere tra amore e fascino per quello che in lui è rappresentato dal fascino dell'”esotico”.
La ragazza però, grazie a Rinri, impara ad apprezzare la cortese discrezione nipponica, fatta di atteggiamenti che agli occhi di un europeo appaiono come inutili formalismi ma che in realtà è uno stile di vita acquisito per secoli da una cultura profondamente diversa nei fondamenti.
Il viaggio, molto pericoloso, che Amelie farà in solitaria sul monte Fiji la porterà a vedere in modo diverso il suo rapporto con il giovane nipponico;un affetto stabile tra due giovani fondamentalmente inesperti delle cose della vita, tanto diversi nei gusti, è cosa non di poco conto.
L’amore, istintivo e famelico tipico della gioventù non può obbligatoriamente superare tutto. Troppe differenze tra i due e fondamentalmente non ancora pronti ad un affetto stabile che possa superare tutti gli ostacoli.


Gli sforzi di Amelie, che segue Rinri non solo alla scoperta degli angoli più segreti ed affascinanti del Giappone ma anche in cose banali come vedere uno dei ripetitivi film sulla Yakuza che Rinri adora, non bastano a colmare quello che è, in pratica, un innamoramento più coacervo di attrazione per la bellezza di una terra sconosciuta e di usi e costumi misteriosi uniti ad attrazione fisica e affetto che sentimento completo. O forse lo è davvero amore. Ma richiederebbe tempo, capacità di comprensione e di adattamento. Invece arriva il terremoto con la catastrofe nucleare a cambiare tutto. E quando Rinri e i genitori di lei, per il suo bene, quasi la obbligano ad andare via i nodi irrisolti arrivano al pettine.
Il film si dilunga più sugli aspetti sconosciuti del Giappone che sulla psicologia di Amelie e Rinri; o meglio, di Amelie impariamo a capire alcuni lati del suo carattere, ma del giovane nipponico apprendiamo poco.
Resta un enigma, cosi come enigmatici diventano i comportamenti sociali dei giapponesi stessi.


Il Giappone viceversa, pur restando misterioso, è un paese meraviglioso; dalle vette bianche del monte Fuji ai ciliegi in fiore, alle distese fiorite agli affascinanti borghi in legno costruiti con abitazioni meravigliose è tutto un proliferare di immagini degne di un depliant turistico. Manca però la visione di quelli che sono gli aspetti negativi del Giappone, come le condizioni di vita di tanti impiegati costretti a
passare le loro notti in microscopiche nicchie, manca la visione di Tokyo vista nella disumanità della megalopoli.
Un film piacevole, una storia d’amore agro dolce il cui unico neo è un finale brusco e poco articolato.
Davvero bravissima Pauline Etienne, enigmatico quanto basta Taichi Inoue per una pellicola che ha molte frecce al suo arco e che vale sicuramente una visione.

Il fascino indiscreto dell’amore
Regia di Stefan Liberski,con Pauline Etienne, Taichi Inoue, Julie LeBreton, Alice de Lencquesaing, Akimi Ota. Titolo originale: Tokyo Fiancée. Genere Sentimentale, – Belgio, Francia, Canada, 2014, durata 100 minuti.

Pauline Étienne: Amélie
Taichi Inoue: Rinri
Julie Le Breton: Christine
Alice de Lencquesaing: Yasmine
Akemi Ōta: Hara
Hiroki Kageyama: Hiroki
Tokio Yokoi: padre di Rinri
Hiromi Asai: madre di Rinri
Shinnosuke Kasahara: Yoshi
Masaki Watanabe: Masa

Valentina Favazza: Amélie
Flavio Aquilone: Rinri
Raffaella Castelli: Christine
Germana Longo: Yasmine
Simone Veltroni: Hara
Ugo De Cesare: Hiroki
Stefano Mondini: Padre di Rinri

Regia Stefan Liberski
Soggetto Amélie Nothomb
Sceneggiatura Stefan Liberski
Produttore Jacques-Henri Bronckart, Olivier Bronckart, Richard Lalonde, Sylvie Pialat
Casa di produzione Versus Production
Fotografia Hichame Alaouie
Montaggio Frédérique Broos
Musiche Casimir Liberski
Scenografia Laurie Colson
Costumi Claire Dubien

maggio 4, 2020 Posted by | Commedia, Sentimentale | , , | Lascia un commento

Complicità e sospetti

Will è un architetto, compagno della svedese Liv, che ha una figlia frutto del primo matrimonio, Bea, una ragazzina tredicenne autistica
con problemi comportamentali e di alimentazione, interessata solo alla ginnastica artistica, che segue ossessivamente,
Con il suo amico e collega Sandy, Will trasferisce nella zona di King Cross il suo studio ,dove però viene preso di mira da un misterioso ladro che sistematicamente lo deruba delle apparecchiature elettroniche, computer e personal; dopo l’ennesimo furto, Will e Sandy decidono di stazionare la notte fuori dallo studio fino a quando Will scopre l’autore dei furti.
Si tratta di un giovane bosniaco, figlio di una sarta profuga di guerra, Amira; con la scusa di farsi riparare una giacca Will va a casa della donna, ma il fascino di Amira lo coinvolgerà in una storia d’amore che metterà ancora più in crisi la sua relazione con Liv…
Complicità e sospetti,diretto nel 2008 da Anthony Minghella gioca tutte le sue carte da un lato sull’analisi delle relazioni amorose tra i protagonisti del film e dall’altra su un’analisi descrittiva della vita della Londra cosmopolita ma al tempo stesso estraneante, quasi indifferente proprio alla multi etnicità che necessariamente ospita.


Tutto ruota al perno principale della vicenda, Will, un architetto che vorrebbe essere l’artefice di uno sviluppo urbano sostenibile e che contemporaneamente deve fare i conti con una vita privata arrivata ad un punto morto;
sarà proprio l’incontro con Amira, che vive una condizione personale completamente opposta a quella del borghese e integrato Will a mettere in crisi l’architetto, le sue certezze e il suo rapporto con Liv, troppo distratta dall’angosciante quotidianità che deriva dalla faticosa gestione della figlia per accorgersi del progressivo allontanamento dell’uomo.
Il dramma sentimentale va quindi a complicare le cose.
La visione di Londra, con le sue contraddizioni, il suo urbanesimo sospeso tra il passato e la voglia di futuro fanno da semplice sfondo al vero fulcro del film, il sentimento.
L’eterno amore, ancora una volta, viene analizzato questa volta nella diversità di condizione sociale; se Will è il rappresentante della Middle Class londinese, bello e affermato, in possesso di tutti gli emblemi (effimeri) dello status quo, dall’auto di lusso alla bella casa,dagli abiti firmati agli orpelli tecnologici dall’altro per contraltare c’è Amira, profuga di una guerra sanguinosa,quella bosniaca; la donna,trapiantata in una Londra così lontana dal suo stile di vita, quasi un’emarginata, con una vita fatta di sacrifici,rinunzie,resa angosciante anche dalla consapevolezza della maternità delusa da un figlio irriconoscente,che vive ai margini della legge, ma anche della società.


Due esistenze inconciliabili che però troveranno un punto di contatto, un’attrazione in grado di abbattere anche se solo temporaneamente gli steccati innalzati proprio da una società stratificata in classi e che vuole ricchi e nullatenenti divisi proprio dal possesso.
Nel film non è che accada chissà cosa.
Siamo nei paraggi del genere sentimentale drammatico, affrontato da Minghella con un linguaggio semplice e diretto, teso a mostrare principalmente gli aspetti dell’amore messo di fronte a difficoltà apparentemente insormontabili; il finale restituisce allo spettatore un rassicurante quanto ipocrita
riallineamento dei valori iniziali.
Ognuno ritorna alla vecchia vita, forse arricchito personalmente dall’accaduto ma conscio delle differenze sociali che non possono essere colmate; non siamo al finale dolce delle favole, ma a quello realistico che vuole che anche le cose belle abbiano un termine.
Niente happy end.


O almeno non quello sciropposo e sdolcinato dell’amore che trionfa su tutto, ma un happy end c’è comunque perchè se da un lato Will comprende che il legame con Liv ne esce rafforzato,dall’altro Amira evita che suo figlio finisca in galera,marchiato per sempre.
Anzi, il giovane potrà ricavare dalla vicenda lo slancio per tentare una problematica integrazione,un inquadramento in una società che dovrà vederlo non come antagonista,ma come disciplinato cittadino.
Un film discreto, a cui giova sicuramente l’ottima prova del cast,che include un sempre affascinante Jude Law nei panni di Will, una bella prova offerta da Robin Wright (Liv) e dalla sempre brava Juliette Binoche (Amira),forse un tantino poco credibile nei panni di una donna bosniaca ma in grado,con la sua classe e con le sue grandi doti recitative di colmare il gap.

 

 

Complicità e sospetti

Un film di Anthony Minghella. Con Jude Law, Martin Freeman, Juliette Binoche, Robin Wright, Ray Winstone, Vera Farmiga, Rafi Gavron, Poppy Rogers, Juliet Stevenson, Ed Westwick Titolo originale Breaking and Entering. Drammatico, durata 120 min. – USA, Gran Bretagna 2006. – Buena Vista International Italia

Jude Law: Will Francis
Juliette Binoche: Amira
Robin Wright Penn: Liv
Rafi Gavron: Mirsad “Miro” Simić
Martin Freeman: Sandy
Ed Westwick: Zoran
Velibor Topić: Vlado
Rad Lazar: Dragan
Poppy Rogers: Beatrice
Anna Chancellor: Kate
Juliet Stevenson: Rosemary
Mark Benton: Legge
Ray Winstone: Bruno Fella
Vera Farmiga: Oana

Regia Anthony Minghella
Soggetto Anthony Minghella
Sceneggiatura Anthony Minghella
Fotografia Benoît Delhomme
Montaggio Lisa Gunning
Musiche Gabriel Yared, Underworld

aprile 15, 2020 Posted by | Sentimentale | , , , , | Lascia un commento

Lezioni d’amore

Professore universitario di letteratura, David è ormai giunto sulla soglia dei sessant’anni.
L’uomo non ha legami, visto che ha abbandonato sua moglie e ha un figlio con cui ha un rapporto conflittuale dal momento che gli rimprovera
l’atteggiamento verso sua madre e la scarsa considerazione in cui la tiene.
David sembra interessato solo alle donne e agli amici; intrattiene una relazione ormai ventennale con una donna in carriera ma non disdegna
di corteggiare le sue studentesse,dopo che queste hanno completato il proprio ciclo di studi.
Ed è una di loro, una splendida ragazza cubana, Consuela (con la a) a costituire un elemento destinato a divenire dirompente.
La ragazza inizia con il maturo professore una relazione che ben presto per David diventa qualcosa di ben più serio di una semplice avventura.
Per David la sua giovinezza,la contemporanea percezione dell’inevitabile avvicinarsi della vecchiaia scatenano una ossessione che ben presto sfocia in gelosia verso l’affascinante Consuela.


David ormai prova qualcosa di simile all’amore,per la prima volta dalla giovinezza, cosa che lo turba profondamente. Ma sarà proprio l’improvvisa gelosia, l’irruzione di Consuela nella sua vita a metterlo in crisi e a separarlo dalla ragazza. Che ricomparirà nella sua vita due anni dopo,con una drammatica novità…
Il tempo che passa inesorabile,la non accettazione del viale del tramonto dell’esistenza, la consapevolezza del tempo trascorso in modo edonistico e se vogliamo irresponsabile sono solo alcuni temi del film Lezioni d’amore ,bruttissimo
titolo tradotto dall’originale Elegy, a sua volta trasposizione cinematografica del romanzo di Philip Roth L’animale morente.
Diretto dalla regista e sceneggiatrice spagnola Isabelle Coixet nel 2008, il film riprende un tema caro a Roth,il rapporto che si stabilisce tra un uomo di età avanzata e una giovane donna, come nel caso di La macchia umana che ebbe nel 2003 una bella riduzione cinematografica
con il titolo omonimo ad opera di Robert Benton.


Lezioni d’amore è un film elegante sia formalmente che visivamente, che mostra con passaggi studiati l’evoluzione del rapporto tra un vecchio don Giovanni ed una ragazza d’oggi, un rapporto difficile e reso problematico dal vissuto dei due protagonisti.
Non è solo la grande differenza d’età a dividerli (40 anni), c’è qualcosa di più profondo legato al  personale dei due; lui dopo la separazione della moglie,con un certo atteggiamento anche poco responsabile e maturo, ha pensato solo a se stesso, a soddisfare i propri piaceri fra i quali
in primo piano va messo l’atteggiamento verso l’altro sesso, di pura soddisfazione dei sensi, simboleggiato sia dal suo continuo correre alla ricerca di avventure galanti,nonostante un rapporto decennale con una matura donna in carriera sia con le sue ex studentesse; donne che non hanno più un legame professore/studente e che quindi diventano per David terrirorio di caccia.
Una caccia che denota principalmente la paura di invecchiare, quasi che la conquista sentimental/sessuale sia un modo di fermare l’inesorabile passare del tempo.


La bellezza che l’uomo,all’inizio del rapporto con la bella Consuela, illustra come assoluta e liricamente pregnante in realtà è effimera; con il passare del tempo la bellezza sfiorisce, una legge di natura severa ma anche livellante, mentre quella impressa su una tela rimane eterna, perchè inanimata.
L’incapacità di affrontare il tempo che scorre inesorabile costituisce il grande limite di David che scopre la vacuità di quanto finora inseguito; questa nuova consapevolezza lo porta ad affrontare qualcosa che ha sempre accantonato,ma che ora emerge impietosamente.
E Consuela lo mette spalle al muro, lei che è giovane, bella che a soli ventidue anni ha già avuto degli amanti e che ha già sperimentato aspetti della sessualità che David,tanto più grande di lei, ignora.
Ma David ben presto avrà molti spunti di riflessione,alcuni dolorosi; la malattia terminale di un amico, la devastante irruzione di Consuela nel grigiore delle sue giornate,dopo che lei lo ha lasciato e sopratutto avrà modo di ripensare anche al rapporto con suo figlio,con il quale riuscirà a ristabilire un tenue filo di contatto.


Un film delicato e equilibrato,interpretato in modo impeccabile da due ottimi attori, Ben Kinglsey e Penelope Cruz; le scene di intimità tra i due sono quanto di più casto immaginabile sullo schermo,l’affiatamento tra i due attori rende la storia credibile;bene anche il resto del cast attoriale.
Detto della bella fotografia e delle belle musiche, non posso far altro che consigliarvi caldamente la visione del film.

Lezioni d’amore
Un film di Isabel Coixet. Con Penélope Cruz, Ben Kingsley, Dennis Hopper, Patricia Clarkson, Peter Sarsgaard, Debbie Harry, Charlie Rose, Antonio Cupo, Michelle Harrison , Sonja Bennett, Emily Holmes, Chelah Horsdal, Marci T. House, Alessandro Juliani, Tiffany Lyndall-Knight Titolo originale Elegy. Drammatico, durata 106 min. – USA 2008. – 01 Distribution

Ben Kingsley: David Kepesh
Penélope Cruz: Consuela Castillo
Dennis Hopper: George O’Hearn
Peter Sarsgaard: Kenneth Kepesh
Patricia Clarkson: Carolyn
Sonja Bennett: Beth
Debbie Harry: Amy O’Hearn

Luca Biagini: David Kepesh
Ilaria Stagni: Consuela Castillo
Sergio Di Stefano: George O’Hearn
Massimiliano Manfredi: Kenneth Kepesh
Emanuela Rossi: Carolyn
Franca Vidali: Beth
Michela Alborghetti: Amy O’Hearn
Franca D’Amato: Susan Reese

Regia Isabel Coixet
Soggetto Philip Roth (romanzo L’animale morente)
Sceneggiatura Nicholas Meyer
Produttore Tom Rosenberg
Distribuzione in italiano 01 Distribution
Fotografia Jean-Claude Larrieu
Montaggio Amy E. Duddleston

aprile 8, 2020 Posted by | Drammatico, Sentimentale | , , , | Lascia un commento

Un amore di gioventù

Camille ha 15 anni ed è al primo amore.
L’oggetto di quell’amore totalizzante, che lascia insonne,che spera debba durare tutta la vita è il diciannovenne Sullivan, che la ricambia.
Ma l’entusiasmo giovanile, l’ardore di Camille deve anche confrontarsi con gli stessi limiti posti dalla giovane età dei protagonisti; Sullivan, anche se innamorato, vuole i suoi spazi
e più che altro è ansioso di trovare il suo ruolo nella società e non può accontentarsi dell’adorante compagnia di Camille.
Decide quindi di partire per il sud America per un viaggio che dovrebbe durare meno di un anno,o almeno così racconta alla ragazza.Ma in realtà Sullivan ha già deciso di di trasferirsi
definitivamente,via da una Parigi che sente come opprimente e disumanizzata e via anche da un sentimento che ormai vive come una prigione.
Così parte lasciando nello sconforto la ragazza, che da quel momento vive solo per le lettere che il giovane le invia; ma che ben presto si diradano fino a cessare del tutto.


Camille vive la situazione in maniera traumatica tanto da arrivare ad un tentativo di suicidio; ma si riprende e poco alla volta torna alla vita, grazie allo studio e alla passione per l’architettura.
Dopo qualche anno la troviamo brillante architetto,con una vita faticosamente ricostruita anche grazie all’amore del maturo Lorenz, che ne ha fatto anche la sua allieva prediletta.
I due vanno a vivere assieme e per la ragazza tutto sembra scorrere placidamente.
Ma un giorno,in un autobus,incontra la mamma di Sullivan che le rivela che il giovane è tornato da tre anni e che vive a Marsiglia ma che ogni tanto torna a Parigi; così Camille da alla donna il suo numero di telefono
e i due giovani si rivedono. Un attimo e la magia di quell’amore di gioventù ritorna, riportando il tempo all’adolescenza e ai primi fremiti amorosi.
Ma Sullivan è davvero convinto che sia quella la sua strada? Basta l’amore a colmare tutto e a placare quell’ansia che il giovane continua a sentire?
E Camille può davvero conciliare i ricordi,l’amore travolgente con l’affetto che ora prova per Lorenz?
Una storia sull’amore giovanile, quello che non si dimentica più,quello fatto di speranze e ansie,di attese e litigi,di baci e passioni è l’oggetto del racconto cinematografico di Mia Hansen-Løve, regista, attrice e sceneggiatrice di origine parigina,


una città che conosce bene e che mostra frenetica e robotizzata.Sia attraverso le parole che pronuncia Sullivan,il protagonista,sia attraverso le immagini, opposte a quelle della campagna francese assolate e solitarie,
che mostrano un ritmo di vita decisamente più umano con un paesaggio bucolico che sembra restituire umanità.
Un amore di gioventù, film del 2011,porta sullo schermo quindi la storia di un amore,di quello che poteva essere e che invece non sarà.
Perchè i sogni di gioventù devono convivere con la realtà quotidiana ma sopratutto con le legittime aspirazioni di chi dalla vita si aspetta qualcosa di diverso dal tran tran o dall’alienazione della metropoli.Ed è quello che Sullivan sembra provare,un senso di oppressione
dovuto all’affetto soffocante di Camille ma anche la ripulsa per l’abbraccio mortale della metropoli.
Camille invece vive un sogno,quello dell’amore che ti pervade e riempie le giornate.
Forse dalla vita non vorrebbe altro,oltre al compimento degli studi e una professione ma c’è un abisso fra le aspirazioni e i risultati che si raccolgono,sopratutto quando la meta dei tuoi sogni non condivide gli stessi.


Un film dall’andamento molto descrittivo, che esamina i sentimenti ma che lo fa in modo troppo superficiale.
Quello di Camille finisce per sembrare più un amore ossessivo, vissuto nel ricordo,idealizzato,che una cosa concreta con un futuro davanti.
E lo stesso personaggio della ragazza appare imprigionato in una nuvola rosa,che Sullivan, più inquieto anche perchè agitato da tormenti interiori, di certo non condivide.
Così le vite dei due giovani prendono strade differenti, ma noi spettatori assistiamo solo alla parte che riguarda quella di Camille,attraverso le sue esperienze che in realtà si riducono al completamento degli studi e
al nuovo amore per Lorenz;un amore non certo travolgente,ma quieto e probabilmente più responsabile.
Poi il ritorno del primo amore che pone in discussione tutto.
Ma quanto c’è ancora di vivo e quanto invece è solo idealizzazione di un ricordo? Forse per Camille molte cose sono rimaste inalterate,ma per Sullivan stanno ben diversamente.
In Un amore di gioventù purtroppo manca l’anima.


Troppo freddo il linguaggio visivo, poco analizzata la figura di Sullivan, troppo presente il quotidiano di Camille,fatto della ripetizione degli stessi gesti quotidiani.
Scuola,lavoro,lavoro e scuola.
Su un canovaccio così striminzito non si può imbastire un discorso organico e difatti il film resta al palo,inespresso.
Tutto si riduce ad una analisi epidermica di un sentimento complesso da analizzare come l’amore,qui visto più come idealizzazione che come qualcosa di profondo e maturo.
Lunghe pause, qualche momento felice quando la regista mostra le assolate campagne francesi ma è ben poco.
In quanto ai due attori principali,Lola Creton e Sebastian Urzendowsky,recitazione sufficiente e adeguata al clima del film;da segnalare la bella fotografia limitatamente agli esterni campestri del film.
Pellicola che raggiunge una striminzita sufficienza, ignorata praticamente dal pubblico e dalla critica.

Un amore di gioventù
un film di Mia Hansen-Løve, con Lola Creton, Sebastian Urzendowsky, Magne-Håvard Brekke, Valérie Bonneton, Serge Renko.Titolo originale: Un amour de jeunesse. Genere Drammatico, – Francia, Germania, 2011, durata 111 minuti.

 

Lola Créton: Camille
Sebastian Urzendowsky: Sullivan
Magne-Håvard Brekke: Lorenz
Valérie Bonneton: madre di Camille
Serge Renko: padre di Camille
Özay Fecht: madre di Sullivan

Regia Mia Hansen-Løve
Sceneggiatura Mia Hansen-Løve
Produttore Philippe Martin, David Thion, Gerhard Meixner (co-produttore), Roman Paul (co-produttore)
Casa di produzione Les Films Pelléas, Razor Film
Distribuzione in italiano Teodora Film
Fotografia Stéphane Fontaine
Montaggio Marion Monnier
Scenografia Mathieu Menut, Charlotte de Cadeville
Costumi Bethsabée Dreyfus
Trucco Michel Vautier

febbraio 16, 2020 Posted by | Sentimentale | , , | Lascia un commento

L’estate all’improvviso

Inghilterra,1913

La costa della Cornovaglia è il punto di raduno di un gruppo di giovani artisti di talento. Fra loro spiccano i coniugi Harold e Dolly e il talentuoso
AJ Munnings, pittore tutto genio e sregolatezza; c’è anche il giovane Joey Carter-Wood,che viene raggiunto da sua sorella Florence, scappata da Londra e da suo padre,uomo possessivo che vorrebbe farla sposare con un uomo che non ama.
E’proprio l’arrivo della giovane Florence a mettere in subbuglio il gruppo di amici: sia AJ che Gilbert Evans, l’unico a non essere un artista ma un militare si innamorano di lei.
Folorence divide equamente le attenzioni dei due spasimanti,con un atteggiamento ambiguo; da un lato frequenta AJ,attratta dalla sua abilità pittorica e desiderosa di carpire i segreti della sua arte mentre in contemporanea flirta con il bel maggiore Gilbert,che ha un carattere diametralmente opposto ad Aj, che comunque resta il suo migliore amico.


Tanto è esuberante, incline al bere, donnaiolo Aj,tanto Gilbert appare posato, riflessivo.
Florence, con grande sorpresa di tutti, accetta di sposare AJ,vincendo anche l’ostilità di suo padre, poco incline ad avere un genero artista; ma il giorno stesso del matrimonio,subito dopo il si, la donna inspiegabilmente tenta il suicidio e si salva solo miracolosamente. Il matrimonio fra i due si rivela tutt’altro che felice, sopratutto perchè Florence non accetta di avere rapporti con il marito.
La donna si riavvicina a Gilbert,che,nel frattempo,ha deciso di partire per l’Africa come volontario.
Ma prima di partire…
Un film che parte benissimo, L’estate all’improvviso, diretto nel 2013 da Christopher Menaul su un soggetto letterario di Jonathan Smith, Summer in February che è anche il titolo originale della pellicola in inglese.
Parte bene,dicevo , ma cambia quasi radicalmente nel momento stesso nel quale entra in scena il personaggio di Florence che appare troppo ondivaga nelle sue decisioni.
Enigmatica, la giovane artista, anch’essa dotata, sembra accettare la corte di AJ più per ammirazione verso il talento del pittore che per affetto vero, che sembra invece nutrire per il maggiore Gilbert che fra l’altro


è ben visto da suo padre. Salvo poi, dopo pochissimo dal matrimonio, fare marcia indietro e allacciare una relazione adulterina con Gilbert,del quale resterà incinta con conseguenze funeste per tutti.
Una grande occasione mancata, perchè gli ingredienti c’erano tutti, dalla splendida fotografia, luminosa e ispirata ad una location assolutamente incantevole,che include posti da favola come Penzance, Prussia Cove , la spiaggia di Porthcurno e Lamorna,
località della Cornovaglia che ti fanno innamorare del posto a prima vista.
Purtroppo al film manca profondità.
Non viene spiegato in alcun modo l’atteggiamento bizzarro di Florence, che sembra nutrire un affetto ben superiore per Gilbert che per AJ, salvo sposare quest’ultimo senza un motivo apparente.
Tutto è lasciato all’interpretazione dello spettatore,che non sa che pesci pigliare proprio perchè mancano riferimenti, dialoghi che spieghino le decisioni della donna.


Mancando il fondamento del film, l’introspezione psicologica,si finisce per ammirare una bella tela senza anima, un paesaggio freddo come una foto scattata più con fretta che con il sentimento.
E questo inficia gravemente il giudizio finale.
La tendenza al melodramma, che diventa sempre più evidente verso la parte finale del film manca di coerenza. L’atmosfera ridanciana iniziale del film vira rapidamente, senza un adeguato percorso verso un finale che sembra
più casuale che degna conclusione di un percorso; gli stessi tre personaggi principali smarriscono quasi la bussola, presi come sono in una sceneggiatura che appare nevrotica, indecisa.
Un vero peccato, perchè l’idea di partenza era ottima.
Ma gli ingredienti di un film sono tanti e occorre un’alchimia equilibrata, non casuale.


I tre attori principali Emily Browning,Dominic Cooper e Dan Stevens appaiono quasi a disagio,sopratutto Emily Browning che non è convincente nel ruolo di Florence,ma va detto che la colpa non è certo sua.
Affrontare un personaggio così ambiguo,non caratterizzabile è impresa impossibile e difatti la Browning recita come può ma senza incidere,così come gli altri due protagonisti.
Paradossalmente va meglio per gli attori di contorno,che,grazie ai ruoli defilati che rivestono riescono ad essere più convincenti.
Intendiamoci, non è certo un brutto film, una visione può meritarla.
A patto di accettare buchi nella sceneggiatura e la superficialità della trama.

L’estate all’improvviso

un film di Christopher Menaul.Con Emily Browning,Dominic Cooper, Dan Stevens, Mia Austen, Hattie Morahan, Max Deacon, Shaun Dingwall.Drammatico,Inghilterra 2013 Durata 101 minuti

Dominic Cooper … AJ Munnings
Dan Steven … Gilbert Evans
Mia Austen … Dolly
Hattie Morahan … Laura Knight
Max Deacon … Joey Carter Wood
Shaun Dingwall … Harold Knight
Michael Maloney … Pittore
Emily Browning … Florence Carter Wood
Tom Ward-Thomas … Frank
Joshua James … Bertie
Ollie Marsden … Walter
Roger Ashton-Griffiths …Jory

Regia Christopher Menaul
Romanzo Jonathan Swift
Musiche Benjamin Wallfisch
Fotografia Andrew Dunn
Montaggio Chris Gill e St. John O’Rorke

febbraio 13, 2020 Posted by | Drammatico, Sentimentale | , , , | Lascia un commento

I ponti di Madison County

I ponti di Madison County locandina

Sergio Leone disse di lui, un giorno,che aveva due espressioni,”una con il cappello e una senza”.

Una definizione ingenerosa,alla luce della carriera di Clint Eastwood,regista e attore protagonista di I ponti di Madison County,tratto dal romanzo omonimo di Robert James Walzer.
Eastwood sceglie la tecnica del flash back per raccontare la storia d’amore tra Robert,un fotografo giunto ormai alla mezza età e Francesca,oriunda italiana,che vive nella cittadina con i suoi due figli e il marito.

I ponti di Madison County 3

Una donna dall’aspetto dimesso,che sembra aver perso entusiasmo e motivazioni,priva di stimoli e appagata (anche se qualcosa brucia dentro);che vede I ponti di Madison County 1

nell’affascinante Robert l’uomo che avrebbe voluto amare,comprensivo,tenero.

Robert è nella piccola cittadina per fotografare i ponti di Madison,e finirà per restare prigioniero della malia del luogo e del romanticismo della donna;un romanticismo non mieloso,ma reale.
Lei,Francesca,è una donna dai sentimenti veri,forti;lui la sa ascoltare,e tra i due nasce subito dopo l’attrazione,l’amore.

I ponti di Madison County 2

I ponti di Madison County 4

Ma l’amore tra i due è impossibile:lo sa Francesca,donna assennata,anche troppo;il suo colpo di vita è fine a se stesso,il suo senso di responsabilità la porta a vivere conflittualmente la situazione.
Così,quando arriva il momento delle scelte,sceglie di non scegliere.
Lascia andare l’amore,per senso di responsabilità verso la famiglia.
Non solo.

I ponti di Madison County 5

Gioca anche un ruolo importante l’amore vero,quello che sa sacrificare i sentimenti in nome di più alti ideali,come la famiglia.
Gioca un ruolo fondamentale la possibilità di ricordare,senza rimpianti,quella che non è stata una semplice avventura,ma una storia vera,profonda,da conservare come un ricordo dolce,da tirar fuori nei momenti difficili.
Non rimpianto,quindi,ma serena accettazione.

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 Quando i figli di lei scopriranno la storia,grazie alle sue lettere,impareranno a conoscere di più e ad apprezzare quella donna coraggiosa,che ha fatto una scelta difficile,per amore.

E riusciranno a capire anche quali sono i veri valori,ricavandone una lezione salutare.
Dal ponte di Madison voleranno le ceneri di Francesca,in una simbolica unione con il ricordo dell’amato,uniti ora nel vento.

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Un film che,lungi dall’essere strappa lacrime,indaga con delicatezza sulle possibilità offerte dalla vita,sulla capacità da parte delle persone di rinunciare a qualcosa in cambio e a favore di altre;un film che privilegia l’introspezione,a scapito della lacrimuccia facile.
Non era semplice,per il regista,riportare i dialoghi,le atmosfere del romanzo,condensarle in due ore di film.
C’è riuscito,giocando proprio sulla capacità descrittiva,indagando sui sentimenti,mostrando,in maniera esplicita,la simpatia per personaggi comuni,dalle storie comuni,eppure così straordinariamente uniche.

I ponti di Madison County 13

I ponti di Madison County

Un film di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Meryl Streep, Annie Corley, Victor Slezak, Jim Haynie,Sarah Kathryn Schmitt, Christopher Kroon, Phyllis Lyons, Debra Monk, Richard Lage, Michelle Benes, Alison Wiegert, Brandon Bobst, Pearl Faessler, R.E. ‘Stick’ Faessler

Titolo originale The Bridges of Madison County. Sentimentale, durata 135 min. – USA 1995.

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I ponti di Madison County banner protagonisti

Clint Eastwood: Robert Kincaid
Meryl Streep: Francesca Johnson
Annie Corley: Caroline Johnson
Victor Slezak: Michael Johnson
Jim Haynie: Richard Johnson
Phyllis Lyons: Betty
Debra Monk: Madge
Michelle Benes: Lucy Redfield
Richard Lage: Avvocato Peterson

I ponti di Madison County banner cast

Regia Clint Eastwood
Soggetto Robert James Waller
Sceneggiatura Richard LaGravenese
Produttore Clint Eastwood, Kathleen Kennedy
Casa di produzione Malpaso Productions, Amblin Entertainment
Distribuzione (Italia) Warner Bros.
Fotografia Jack N. Green
Montaggio Joel Cox
Effetti speciali Steve Riley
Musiche Lennie Niehaus
Scenografia Jeannine Claudia Oppewall

I ponti di Madison County banner doppiatori

Michele Kalamera: Clint Eastwood
Maria Pia Di Meo: Meryl Streep
Roberta Greganti: Annie Corley
Laura Latini: Annie Corley (piccola)
Rodolfo Bianchi: Victor Slezak
Massimiliano Alto: Victor Slezaz (piccolo)
Ennio Coltorti: Jim Haynee
Gabriella Borri: Phyllis Lyons
Aurora Cancian: Debra Monk

I ponti di Madison County banner romanzo

Ci sono canzoni che nascono dall’erba punteggiata d’azzurro, dalla polvere di migliaia di strade di campagna. Questa ne incarna la poesia. È un tardo pomeriggio dell’autunno del 1989, io sono seduto alla mia scrivania, guardando il cursore che ammicca sul video del computer davanti a me, quando squilla il telefono. All’altro capo del filo c’è un ex abitante dell’Iowa, di nome Michael Johnson, che ora vive in Florida. Un amico gli ha inviato uno dei miei libri. Michael Johnson l’ha letto, l’ha letto anche sua sorella Carolyn, e hanno da propormi una storia che credono possa interessarmi.

 

aprile 16, 2008 Posted by | Sentimentale | , , | 1 commento