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Kapò

Parigi,occupazione nazista
Edith, una ragazza ebrea, esce di casa; al ritorno assiste ad una retata delle SS che hanno caricato su un camion altri ebrei, fra i quali ci sono i genitori della ragazza.
Istintivamente corre verso di loro e viene quindi catturata. Viene inviata con loro al campo di concentramento di Auschwitz e qui,grazie ad un medico coraggioso,viene salvata dalle camere a gas con un cambio di identità; d’ora in poi Edith cesserà di vivere e al suo posto ecco Nicole Niepas, una detenuta morta da poco.
Ma Edith/Nicole è purtroppo costretta ad assistere ad una scena terribile, l’ultima passeggiata dei suoi genitori e di molti altri esseri umani verso le camere di sterminio.
E’ l’inizio di una vita terribile, sempre in bilico tra la vita stessa e la morte, tuttavia la ragazza sopravvive e viene inviata in un altro campo . Qui la dolce Edith subisce una trasformazione;da ragazza ingenua si trasforma in una kapò,le famigerate guardie dei campi collaborazioniste dei tedeschi. In breve diviene la persona più odiata del campo stesso,temuta da tutte le detenute.


La situazione cambia radicalmente quando nel lager arriva un prigioniero russo,Sasha; Edith si innamora dell’uomo a tal punto di accettare l’organizzazione della fuga di massa dei prigionieri; alla donna è affidato il compito di disattivare la corrente
elettrica dei reticolati,ma quello che non sa la ragazza è che al momento della disattivazione suonerà una sirena d’allarme, bloccandola all’interno del campo. Edith riscatta gli ultimi mesi sacrificandosi per i compagni; otterrà, prima di morire, di vedersi togliere le mostrine naziste…
Kapò,di Gillo Pontecorvo,è un film del 1960 su un tema ancora molto sentito all’epoca in cui il film stesso venne girato,l’inferno dei lager.
In questo caso,oltre alla vita disumana dei campi di concentramento,si assiste ad una dolorosa storia di infamia dapprima e di redenzione poi,ovvero la vicenda della giovane Edith che per spirito di sopravvivenza si trasforma in una belva proprio come quelle che
hanno ucciso i suoi genitori.
E milioni di altre vite in quella che fu definita la fabbrica dello sterminio,Auschwitz.


Kapò è un film molto bello, cupo e teso, che affronta la terribile tragedia dei lager con sobrietà, senza pietismo, raccontando la storia di una kapò, ovvero di quelle donne che accettarono di servire i loro aguzzini assumendo a loro volta il ruolo di carnefici, spesso con tale ferocia da rivaleggiare con i nazisti.
In questo caso il film racconta una storia di abiezione prima ma di redenzione poi; fa nulla che questo cammino sia originato da una storia d’amore ,nata fra il filo spinato e le misere baracche di Auschwitz. Quello che conta è che anche nei momenti più bui ci sia un tenue bagliore,quello della
speranza per un’umanità violata da una parte, quella dei nazisti e tenuta in vita dall’altra, quella dei prigionieri, spesso capaci di atti di eroismo indicibili.


Pontecorvo sceglie un cast di assoluto livello, nel quale tutti interpretano alla perfezione il proprio ruolo; segnalo la bravissima Susan Strasberg nel ruolo di Edith,di Laurent Terzieff in quello di Sasha e in ruoli più defilati Emmanuelle Riva, Didi Perego e Gianni Garko oltre alle giovanissime Graziella Galvani e Paola Pitagora.
Un film davvero bello,che negli anni passati ha avuto diversi passaggi televisivi; è disponibile una versione in streaming più che buona del film
all’indirizzo https://mixdrop.co/f/vrj16go

Kapò
di Gillo Pontecorvo, con Emmanuelle Riva, Didi Perego, Susan Strasberg, Laurent Terzieff, Gianni Garko, Paola Pitagora. Genere Drammatico – Italia, 1960, durata 102 minuti.

Susan Strasberg: Edith, alias Nicole Niepas
Laurent Terzieff: Sascha
Emmanuelle Riva: Terese
Didi Perego: Sofia
Gianni Garko: Karl, soldato tedesco
Annabella Besi: la kapò

Regia Gillo Pontecorvo
Soggetto Gillo Pontecorvo, Franco Solinas
Sceneggiatura Gillo Pontecorvo, Franco Solinas
Produttore Franco Cristaldi, Moris Ergas
Casa di produzione Vides Cinematografica, Zebra Films, Francinex, Lovcen Film, Cineriz
Fotografia Aleksandar Sekulovic
Montaggio Roberto Cinquini
Musiche Carlo Rustichelli, Gillo Pontecorvo
Scenografia Piero Gherardi

gennaio 12, 2020 Posted by | Drammatico | , , , , , , | Lascia un commento

La notte dei diavoli

Un uomo attraversa in auto una zona sinistra e desolata della ex Jugoslavia; siamo nel 1972, l’uomo si chiama Nicola.
Mentre percorre una strada, Nicola si imbatte improvvisamente in una donna e per evitarla sbanda con il risultato di danneggiare l’auto.
Messosi alla ricerca di aiuto, Nicola incontra un’abitazione in cui vive la famiglia Ciuvelak, che accetta con molta titubanza di prestargli aiuto; è una ben strana famiglia, quella dei Ciuvelak, composta da Gorka, da sua moglie, da Jovan, un uomo con evidenti problemi psicologici, dalla bellissima Sdenka e dalla piccola Irina.
Jovan in qualche modo gli ripara l’auto, ma prima che Nicola possa ripartire assiste ad un omicidio efferato, quello di Gorka, il capofamiglia ad opera di Jovan; il giovane alla fine conficca un paletto acuminato nel petto dell’anziano morto, usando un rituale antico per uccidere i vampiri. E in realtà la famiglia Ciuvelak altro è che un gruppo di Wurdalak, una razza speciale di vampiri, che trasforma coloro che vogliono possedere in uno strano mix che ricorda un pò i vampiri e un pò gli zombie.


Nicola decide di scappare e rivolgersi alla polizia locale,ma questi ultimi rifiutano decisamente di intervenire in quanto a conoscenza del terribile segreto dei Wurdalak.
A Nicola non resta da fare altro che tentare di riprendersi l’auto ma la decisione si rivela fatale; assediato dalla famiglia e inseguito anche da Sdenka, che sembra innamorata di lui Nicola riesce in qualche modo a fuggire ma l’esperienza subita è stata talmente forte da farlo uscire di senno.
Internato in un manicomio italiano, Nicola tenta inutilmente di raccontare la sua tragica odissea ai medici; poi un giorno si vede arrivare in ospedale Sdenka, che sembra assolutamente normale.


Così è, in effetti: la ragazza era tenuta a distanza dalla famiglia Ciuvelak e poichè non era amata dalla stessa era stata messa in disparte dalla famiglia stessa.
Ma questo Nicola non lo sa e …….
Chiunque abbia visto il mitico I tre volti della paura di Mario Bava uscito nel 1963 ricorderà l’episodio I Wurdalak, che vedeva come protagonista Gorca, un anziano capofamiglia uscito di casa per andare a caccia di un vampiro (Gorca era interpretato da Boris Karloff); ebbene La notte dei diavoli, regia di Giorgio Ferroni ricalca in vari punti la storia di Bava, pur staccandosene in vari punti per ovvi motivi.
Non un remake, quindi, ma una storia a se stante, che Ferroni, regista specializzato in peplum e spaghetti western (suoi sono Per pochi dollari ancora,Un dollaro bucato, Il leone di Tebe) dirige con mano ferma e con un buon senso del ritmo e della tensione.
Del resto il regista si era già cimentato con l’horror in Il mulino delle donne di pietra, e con ottimi risultati; in La notte dei diavoli si cimenta con il genere gotico-vampiresco ma deve fare i conti con un budget estremamente limitato riuscendo però alla fine a consegnare un prodotto gradevole e di un certo fascino.
Certo, la narrazione ha tempi morti e qualche lungaggine di troppo; l’idea del flashback alla fine risulta vincente ma la storia rischia più volte di impantanrsi proprio per la mancanza di mezzi.


Non è facile diluire in un’ora e mezza di film una storia con pochi protagonisti e ambientata quasi totalmente in una casa nascosta nella foresta; Ferroni fa i salti mortali, affidando a Gianni Garko il ruolo dell’italiano Nicola che diverrà la vittima designata di una famiglia di Wurdalak, vampiri dalle caratteristiche speciali che vivono nascosti in una casa sinistra, tenuti a debita distanza dalla popolazione ( e dalle forze dell’ordine) locali, che conoscono il terribile segreto dei Ciuvelak.Il ruolo di Sdenka è affidato alla bellissima Agostina Belli, che aveva già interpretato un gotico, ovvero il film di Merino Il castello dalle porte di fuoco.


La Belli è sensuale e affascinante e il ruolo di Sdenka le ritaglia uno spazio di ambigua presenza all’interno della famiglia di vampiri, cosa che aggiunge l’elemento suspence al racconto prima del finale a sorpresa (se vogliamo anche crudele) che chiuderà il film.
Come Bava, Ferroni si basa sul racconto I Wurdalak, di Aleksej Tolstoi ottenendo un film godibile, forse uno dei migliori gotici italiani; è il suo penultimo film ed è un vero peccato, perchè il gotico-horror era sicuramente un genere nelle sue corde.


Il resto del cast si muove con disinvoltura, partendo dal solito Umberto Raho, qui nei panni del direttore del manicomio nel quale viene ricoverato Nicola, passando per la giovanissima Cinzia De Carolis (la piccola Irina) e con la presenza di altri caratteristi di sicuro affidamento comeTeresa Gimpera,Rosita Torosh,Roberto Maldera,Stefano Oppedisano e Maria Monti.


La notte dei diavoli è un film quasi dimenticato, non fosse per la sparuta schiera di amanti del gotico italiano; osteggiato alla sua uscita dalla critica, che ne vide un rifacimento in peggio del film di Bava, peraltro poco amato dalla stessa critica, in realtà è un prodotto molto valido.
Non è da tutti riuscire a ricreare un’atmosfera cupa e sinistra senza utilizzare gli stanchi stereotipi del genere, ovvero gli effetti splatter e il solito immancabile sesso.


Ferroni consegna al pubblico invece un prodotto armonico ed interessante, nei limiti angusti imposti dalla mancanza di soldi e quindi di mezzi; la dove manca la pecunia Ferroni supplisce con la tecnica e un uso sapiente del suo mestiere.
Alla fine il film soddisfa e ad avere torto è quella parte di critica ( e di pubblico) incapace di capire che un film lo si può apprezzare anche per l’atmosfera, per il senso di opprimente e latente paura che può generare. In questo Ferroni ottiene pienamente quanto cercato.
Un film da recuperare che è stato rieditato in digitale ma che purtroppo non ha circolazione sul piccolo schermo.

La notte dei diavoli
Un film di Giorgio Ferroni. Con Agostina Belli, Cinzia Carolis, Gianni Garko, Mark Roberts, Umberto Raho, Stefano Oppedisano, Teresa Gimpera, Maria Monti, Roberto Maldera Horror, durata 91 min. – Italia 1972.

Gianni Garko: Nicola
Agostina Belli: Sdenka
Roberto Maldera: Jovan
Bill Vanders: Gorka Ciuvelak
Cinzia De Carolis: Irina
Maria Monti: la strega
Teresa Gimpera: Elena
Umberto Raho: dr. Tosi
Sabrina Tamborra: Mira
Rosita Torosh: infermiera
Luis Suarez: Vlado
Tom Felleghi: sig. Robinson
Renato Turi: brigadiere Kovacic

Regia Giorgio Ferroni
Soggetto Aleksei Konstantinovich Tolstoi
Sceneggiatura Eduardo Manzanos Brochero, Romano Migliorini, Gianbattista Mussetto
Produttore Luigi Mariani
Casa di produzione Filmes, Due Erre Cin.ca (Roma)
Distribuzione (Italia) Produzioni Atlas Consorziate
Fotografia Manuel Berenguer
Montaggio Gianmaria Messeri
Effetti speciali Carlo Rambaldi
Musiche Giorgio Gaslini
Scenografia Eugenio Liverani, Jaime Perez Cubero, Josè Luis Galicia
Costumi Elio Micheli
Trucco Massimo Giustini

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luglio 7, 2012 Posted by | Horror | , , , | 3 commenti

Il fiore dai petali d’acciaio

Il fiore dai petali d'acciaio locandina

Non fosse per la sua estrema rarità e per il fatto che è passato in tv non più di tre volte, di Il fiore dei petali d’acciaio non parlerebbe nessuno, se non i cultori del genere thriller/erotico e gli appassionati di cine rarità.
Un film relegato quindi in un cantuccio, principalmente per le scene erotiche contenute, molto forti anche per un film di stampo prettamente giallo-thriller, come del resto indicato dal titolo, che ammicca per l’ennesima volta al precursore L’uccello dalle piume di cristallo.

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Paola Senatore e Pilar Velasquez

Il fiore dai petali d'acciaio 1

Un film decisamente in tono minore, comunque, come ha avuto modo di constatare chi lo ha visionato.
Il plot è abbastanza semplice, anche se va detto che il suo svolgimento può anche spiazzare.
Un ricco e affascinante dottore, Andrea Valenti, ha una relazione con Daniela, una bella ragazza molto disinibita (scopriremo che ha anche una relazione lesbica con Lena); inoltre ha una relazione con una donna misteriosa.

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Ormai stanco della stessa, una sera provoca la morte della misteriosa donna durante una lite: è una morte involontaria, perchè il dottore, mentre la sta picchiando, fa cadere la donna su una scultura in acciaio raffigurante un fiore, con lunghi petali acuminati. Non sapendo cosa fare del corpo, il dottore decide di sezionarlo e farlo scomparire. Quello che non sa è che un misterioso testimone ha fotografato tutto e che quindi si appresta a ricattarlo.Intanto accade un altro fatto inquietante: Daniela è misteriosamente scomparsa.
La sparizione della ragazza non convince la sua sorellastra Evelyn, che decide di rivolgersi alla polizia; l’ispettore Garrano, a cui Evelyn racconta la storia, decide di indagare sulla vita, all’apparenza irreprensibile del dottor Andrea, e scopre così che l’uomo è sposato con una donna ricoverata da tempo in un ospedale psichiatrico, in quanto affetta da disturbi della sessualità.

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Ma la donna risulta irreperibile, in quanto, guarita, è stata dimessa dall’ospedale.
Ad aggravare la posizione del dottore arriva però l’improvvisa morte di Evelyn, anche lei uccisa con il famoso fiore dai petali d’acciaio. A questo punto l’ispettore ha la certezza che Andrea ha a che fare con la morte di Evelyn e la sparizione di Daniela. Può arrestarlo, ma il dottore si proclama innocente. C’è un altro colpevole? Ma chi è la donna misteriosa uccisa involontariamente? E perchè tutte le donne della storia sembrano legate a filo doppio?
Mi fermo quà con la trama.

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Film non privo di un suo fascino, Il fiore dai petali d’acciaio ha moltissimi buchi nella sceneggiatura, oltre ad essere molto lento e quasi noioso nel suo svolgimento, con scene splatter praticamente inesistenti mentre abbondano scene di sesso anche se mai esplicite. Tuttavia, pur non essendo certo un film da segnalare, non è inguardabile. La scoperta che si fa durante il film degli strani rapporti che ha avuto il dottore con le due vittime e con le altre donne della vicenda contribuisce quanto meno a tener desta l’attenzione dello spettatore, fino al finale debole, ma in linea con il racconto.

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Sicuramente interessanti, a livello visivo, le protagoniste, a cominciare da Daniela, interpretata da una giovane e fascinosa Paola Senatore, passando per Lena, la bellissima e sexy Pilar Velasquez per chiudere con Carroll Baker, impegnata in uno dei suoi abituali ruoli a metà strada tra il sexy e il drammatico, questa volta senza infamia e senza lode.
Gianfranco Piccioli, il regista, non si può definire certo regista attento, ma quanto meno mostra buona volontà e un minimo di padronanza della cinepresa; abbondano gli oggetti tipici anni settanta, le immancabili bottiglie di whisky, le mattonelle blu e bianche, i tappeti molto alti, tanto fumo e arredamenti che oggi farebbero la fortuna di un antiquario vintage.

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Nulla di particolare, quindi, siamo di fronte ad un prodotto che stiracchia la sufficienza, ma che può essere una festa per gli occhi per coloro che amano immergersi nelle tipiche atmosfere settantiane.

Il fiore dai petali d’acciaio, un film di Gianfranco Piccioli, con Gianni Garko, Carroll Baker, Ivano Staccioli, Pilar Velazquez, Paola Senatore, Angelo Bassi, Giuseppe Mattei, Eleonora Morana, Alessandro Perrella, Umberto Raho.Thriller Italia 1973

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Gianni Garko …     Dr. Andrea Valenti
Carroll Baker …     Evelyn
Ivano Staccioli …     Ispettore Garrano
Pilar Velázquez …     Lena
Paola Senatore …     Daniela
Umberto Raho …     Psichiatra
Alba Maiolini
Giuseppe Mattei
Eleonora Morana Sergente
Alessandro Perrella …     Poliziotto

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Regia: Gianfranco Piccioli
Prodotto da : Mauro Berardi, Riccardo Cerro
Musiche: Marcello Giombini
Cinematography :Antonio Borghesi
Film Editing :Attilio Vincioni
Production Design :Rita Sala,Enor Silvani
Costumi: Silvio Laurenzi

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dicembre 28, 2009 Posted by | Thriller | , , , , , | 2 commenti