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L’amore ai tempi del colera

Sul finire del 1800 a Cartagena, in Colombia, il giovane telegrafista Florentino si invaghisce perdutamente della bella Fermina, figlia di Lorenzo Daza, possidente ambizioso che sogna per la propria figlia un futuro da gran dama. Florentino inizia un’appassionato scambio epistolare con la ragazza che ricambia l’amore del giovane. Ma è un rapporto a distanza, affidato a scambi furtivi di missive, che Fermina affida alla sua nutrice. Lorenzo scopre la relazione platonica fra i due e decide di allontanare la figlia dalla città, per evitare ostacoli alle sue mire.
Arriva la guerra e con essa il colera, che miete migliaia di vittime tra la popolazione; la stessa Firmina si ammala e viene curata dal dottor Juvenal, che scopre che la ragazza non ha il colera ma una semplice gastroenterite.
L’uomo inizia una corte serrata che Firmina accetta, per la felicità di Lorenzo.
Inutilmente Florentino si strugge d’amore per la ragazza; continua a scriverle appassionate lettere d’amore che però non ricevono risposta.
Nel frattempo la mamma del giovane lo fa trasferire sui battelli della compagnia fluviale presso suo cognato, ma per Florentino il ricordo di Fermina è un’ossessione.


Passano gli anni e il giovane, che ha scoperto il sesso, si dedica con frenesia ad allacciare relazioni effimere con centinaia di donne, nessuna delle quali però sostituisce nel suo cuore l’amata Fermina.
Che dal canto suo vive una vita matrimoniale mondana, forse non completamente appagante ma agiata e completata dalla nascita di figli.
Passa mezzo secolo, Florentino e Firmina hanno vissuto le proprie vite senza più incrociare i loro destini; l’uomo ha continuato a collezionare amanti, una delle quali, Olimpia, una giovane sposata, per un attimo è sembrata in grado di
sostituire il ricordo di Fermina fino al giorno nel quale Olimpia viene uccisa dal marito che scopre la relazione della donna.
Per una banale caduta da un albero muore anche Juvenal e Florentino commette un’errore grave presentandosi il giorno del funerale a casa di Fermina per testimoniarle il suo immutato amore, ma Fermina, irata, lo caccia in malo modo.
Ma con costanza, continuando a scriverle delicate lettere d’amore, Florentino riesce a fare breccia nel cuore della donna,quando ormai i due hanno superato i settant’anni…


Dal romanzo L’amore ai tempi del colera di Gabriel Garcia Marquez, grande successo mondiale del 1985 dello scrittore colombiano, il regista Mike Newell trae un film abbastanza fedele al romanzo stesso.
Un’impresa, alla luce della particolare prosa di Marquez, più un poeta che romanziere, con un modo di scrivere sospeso tra reale e immaginario e che richiede uno sforzo immane per coniugare l’aspetto sognante degli scritti
con l’immagine.
Il film ripercorre il mezzo secolo di una storia d’amore unilaterale, che per il protagonista della storia si trasforma in un’ossessione quotidiana, tanto da tradursi in una incredibile conta dei giorni,”cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese
annotati scrupolosamente da Ferentino che ha anche tenuto una conta analitica delle donne con le quali ha avuto fugaci relazioni, che però non lo hanno mai distolto davvero dall’oggetto del suo amore assoluto, quella Fermina che dal canto suo ha metabolizzato
le parole del padre, “l’amore è soltanto un’illusione“, che l’hanno spinta a sposare il bel dottor Juvenal, con il quale ha avuto una vita tranquilla, agiata, il sogno di suo padre.


Un matrimonio vissuto tra alti e bassi, inizialmente senza una vera passione,testimoniato dalle parole di Juvenal, “nel matrimonio la cosa più importante non è la felicità, ma la stabilità…“, ma che con il tempo è diventato quieta accettazione, nonostante liti e pacificazioni, un tradimento del marito che spinge Fermina a vivere in campagna per tre anni, raggiunta poi da marito che in fondo ama davvero la moglie.
Una storia d’amore quindi, che attraversa decenni di profonda trasformazione, con l’incubo della guerra civile e del mortale colera che decima la popolazione, ma che nel film rimane abbastanza defilato, quasi fosse un corollario della storia.
La centralità della vicenda è affidata al personaggio di Ferentino, un uomo d’altri tempi, rappresentante di un”amor cortese” rinascimentale, nel quale l’amore è un valore assoluto e custodito per tutta la vita.
Un amore che sarà coronato dall’unione con Fermina nonostante l’età avanzata, potente segnale della forza dirompente di un sentimento che non conosce il passare del tempo o le barriere.


Sul finale del film questo assioma sarà testimoniato dalla lite fra Fermina e sua figlia, una Fermina che per la prima volta si rende conto di poter e dover scegliere il proprio futuro, dopo una vita vissuta nell’ombra ingombrante del padre prima, del marito poi.
L’amore non ha confini, non conosce l’età.
Newell sposa questa visione del romanzo di Marquez, rispettando quanto più è possibile lo spirito del romanzo.
Ne viene fuori un film stilisticamente ineccepibile,con una gran bella fotografia e ricreato dal punto di vista visivo con costumi e ambientazioni di quel periodo tumultuoso a tutte le latitudini del mondo che va dalla seconda metà dell’ottocento al primo ventennio del novecento.
Tutti gli attori impiegati lavorano egregiamente, con particolare menzione per Javier Bardem (Florentino) e per Giovanna Mezzogiorno (Fermina), con quest’ultima costretta a lunghe ore di posa per il trucco che la invecchia nel film.
Un’opera che può definirsi riuscita e della quale consiglio la visione.

L’amore ai tempi del colera

Un film di Mike Newell. Con Javier Bardem, Giovanna Mezzogiorno, Benjamin Bratt, Catalina Sandino Moreno, Hector Elizondo,Liev Schreiber, Fernanda Montenegro, Laura Harring, John Leguizamo, Gina Bernard Forbes, Marcela Mar, Juan Ángel, Liliana Gonzalez, Catalina Botero,
Miguel Angel Pazos Galindo, Maria Cecilia Herrera, Luis Fernando Hoyos, Carlos Duplat, Francisco Raul Linero, Unax Ugalde Titolo originale Love in the Time of Cholera. Drammatico, durata 138 min. – USA 2007. – 01 Distribution

Javier Bardem: Florentino Ariza
Giovanna Mezzogiorno: Fermina Daza
Benjamin Bratt: Dr. Juvenal Urbino
John Leguizamo: Lorenzo Daza
Catalina Sandino Moreno: Hildebranda Sanchez
Fernanda Montenegro: Tránsito Ariza
Héctor Elizondo: Don Leo
Liev Schreiber: Lotario Thugut
Ana Claudia Talancón: Olimpia Zuleta
Unax Ugalde: Florentino Ariza da giovane
Angie Cepeda: vedova Nazareth
Laura Harring: Sara Noriega
Juan Ángel: Marco Aurelio
Liliana González: moglie di Marco Aurelio
Salvatore Basile: sindaco

Roberto Pedicini: Florentino Ariza
Fabio Boccanera: Dr. Juvenal Urbino
Francesco Pannofino: Lorenzo Daza
Ilaria Stagni: Hildebranda Sanchez
Marzia Ubaldi: Tránsito Ariza
Franco Mannella: Don Leo
Domitilla D’Amico: Olimpia Zuleta
Francesca Fiorentini: vedova Nazareth
Francesca Guadagno: Sara Noriega

Regia Mike Newell
Soggetto Gabriel García Márquez
Sceneggiatura Ronald Harwood
Produttore Scott Steindorff
Casa di produzione New Line Cinema, Stone Village Pictures
Distribuzione in italiano 01 Distribution
Fotografia Affonso Beato
Montaggio Mick Audsley
Musiche Antonio Pinto, Shakira
Scenografia Wolf Kroeger

Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati. Il dottor Juvenal Urbino lo sentì non appena entrato nella casa ancora in penombra, dove si era recato d’urgenza a occuparsi di un caso che per lui aveva smesso di essere urgente già da molti anni. Il rifugiato antillano Jeremiah de Saint-Amour, invalido di guerra, fotografo di bambini e suo avversario di scacchi più compassionevole, si era messo in salvo dai tormenti della memoria con un suffumigio di cianuro d’oro.
Era ancora troppo giovane per sapere che la memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e che grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato.
Ma era lì. Voleva trovare la verità, e la cercava con un’ansia appena paragonabile al terribile timore di trovarla, sospinta da un vento incontrollabile più imperioso della sua alterigia congenita, più imperioso persino della sua dignità: un supplizio affascinante.

È la vita, non la morte, a non avere confini… (Florentino )
Non c’è nulla che ti dia gloria come morire per amore. (Florentino )
Io sono una nullità, non guarirò mai fino alla fine dei miei giorni; la fiamma dell’amore mi ha colpito e brucio senza rimedio; lei è una spina piantata dentro di me è parte di me ovunque io vada e ovunque lei si trovi. (Florentino )
L’unico cruccio che ho morendo è che non muoio per amore. (Padre di Florentino )
Io non sono ricco, sono solo un povero con i soldi…(Florentino)
Nel matrimonio la cosa più importante non è la felicità, ma la stabilità…(Juvenal)
Pensa all’amore come ad uno stato di grazia, non come ad uno strumento per raggiungere un fine, ma come l’alfa e l’omega, in se stesso contenuto…(Florentino)
Fermina, volevo dirti che io ho aspettato questo momento 51 anni, 9 mesi e 4 giorni. Io ti ho amata tutto questo tempo, dal primo istante in cui ti ho vista fino a ora.(Florentino)
Va bene, io vi sposerò se voi… non mi farete mangiare le melanzane! (Fermina)

aprile 25, 2020 Posted by | Drammatico | , , | 1 commento

L’ultimo inquisitore

Spagna,1792

Francisco Goya è uno dei pittori più importanti e famosi d’Europa.
Assieme al dipinto che sta creando per la Regina Maria Luisa di Borbone-Parma, Goya accetta anche commissioni da privati, fra le quali
c’è quella di ritrarre Ines Bilbatua, la bella figlia del mercante Tomas e quella per Lorenzo Casamares, inquisitore del regno.
I destini della giovane Ines e quello dell’inquisitore si incrociano fatalmente proprio nello studio di Goya.
Sono gli anni della massima repressione ecclesiale nei confronti di tutto ciò che la chiesa non ritiene consono alla fede. Le incisioni di Goya sono viste con sospetto,ed è lo stesso inquisitore a dover difendere il pittore presso le alte sfere clericali.
Contemporaneamente Casamares invita i suoi collaboratori a intensificare la lotta contro l’eresia e contro quello che è definito genericamente il male.
Così la povera Ines, solo per aver rifiutato di mangiare una banale bistecca di maiale, viene accusata di pratiche di giudaismo e e trascinata davanti al tribunale dell’inquisizione. Qui viene sottoposta al crudele supplizio della corda, uno dei tanti disumani metodi utilizzati dall’inquisizione; pur essendo del tutto innocente Ines non resiste alla tortura e confessa colpe non commesse.

Tradotta in carcere la sventurata Ines ormai psicologicamente
debilitata dalla prigionia e dalla tortura, viene anche sedotta con la forza dall’inquisitore, che la bramava dal momento in cui l’aveva conosciuta.
Inutilmente il padre della ragazza e lo stesso Goya cercano di ottenerne la liberazione; l’inflessibile Casamares a questo punto viene sequestrato da Tomas Bilbatua, che usando gli stessi sistemi dell’inquisizione ottiene una confessione falsa da parte di Casamares. L’inquisitore viene rilasciato e accetta, dietro un lauto compenso, di intercedere presso i superiori per ottenere la liberazione di Ines.
Il tutto inutilmente.
Il documento che l’uomo aveva firmato a casa Bilbatua, compromettente, viene inviato all’inquisizione che a questo punto espelle Lorenzo,che così è costretto alla fuga.
Passano 15 anni e la storia cambia registro con una radicale svolta nella vita della Spagna; le truppe napoleoniche invadono la Spagna e il tribunale inquisitorio viene dichiarato fuorilegge.


Ines viene liberata ma della bella ragazza di un tempo non rimane più nulla. Ora è una donna segnata nel corpo e nella mente dalla lunghissima prigionia; Ines cerca aiuto dalla sua famiglia,ma scopre con orrore
che sono morti tutti e a questo punto non le resta altro da fare che rivolgersi a Goya, che un tempo le si era mostrato amico.
Goya la accoglie con affetto, ascolta la storia delle sue peripezie, dall’imprigionamento al rapporto con Lorenzo fino alla nascita di una bimba, che le è stata sottratta dopo la nascita.
In Spagna arriva l’ex inquisitore, ora passato dal clericalismo più abietto al fanatismo anti religioso tipico delle truppe napoleoniche, eredi di quella Francia post rivoluzionaria che aveva di fatto decapitato buona parte dei prelati francesi.
Si è sposato, ha tre figli ma è rimasto un uomo inflessibile nelle sue idee.
Da questo momento in poi le cose si svilupperanno in modo drammatico…


L’ultimo inquisitore è un film diretto dal grande Milos Forman nel 2006, un film di assoluto livello costruito con una sceneggiatura di prim’ordine e assolutamente scorrevole; una storia che ripercorre anni gli bui dell’inquisizione del XVIII secolo, una delle vergogne
della chiesa vista anche in concomitanza con l’imposizione, in Spagna, della “pax napoleonica”, l’esportazione francese di quella che era la rivoluzione nata con ben altre motivazioni e trasformatasi, con Napoleone, in bieco imperialismo.
Forman analizza proprio la storia spagnola dell’inquisizione con più di un parallelo con la propria storia personale,quella di un uomo che ha vissuto un altro tipo di inquisizione,non quella religiosa bensì quella politica, quella di un comunismo che ha utilizzato in passato
sistemi molto simili a quelli usati proprio dall’inquisizione.
Ma il discorso resta ovviamente in secondo piano; spazio ad un racconto fatto di storie individuali che mostrano sfaccettature legate anche al momento storico. C’è un’analisi del personaggio di Goya che lo mostra come un uomo intento principalmente alla sua arte,con tutta l’attenzione alle cose politiche, al desiderio di non inimicarsi i potenti sia per ottenere commesse artistiche,sia per vivere tranquillo .Il contraltare, speculare, è dato dal fanatismo di Lorenzo, intransigente nella fede come nella politica e che alla fine pagherà proprio la sua incapacità alla moderazione con la morte.
Ma la figura di Goya non è affatto meschina; l’uomo Goya, l’artista Goya, racconta un’epoca in profondo e velocissimo mutamento riuscendo a non tradire la propria arte.


Il suo distacco non è cinico ma realistico.
Lo dimostra (nel film) l’inutile interessamento alla sorte di Ines,che più di tutti diviene l’emblema dell’ingiustizia e della sopraffazione,con una vicenda personale che solo alla fine troverà un minimo di giustizia e una parziale consolazione a quanto patito in passato.
Il film è davvero bello, impreziosito sia da un’ambientazione raffinata (la corte,i quadri di Goya, i cambiamenti socio politici) sia da una fotografia che esalta costumi e location utilizzati in maniera magistrale.
Grande lavoro del cast,con citazione per tutti: dal satanico Javier Bardem ( Lorenzo Casamares ) alla bella e dolente Natalie Portman ( Inés Bilbatua ) all’impeccabile Stellan Skarsgard ( Francisco Goya )
Un film da non perdere,assolutamente

L’ultimo inquisitore
un film di Milos Forman,con Javier Bardem, Natalie Portman, Stellan Skarsgård, Randy Quaid, Michael Lonsdale. Titolo originale: Goya’s Ghosts. Genere Drammatico, – Spagna, 2006, durata 117 minuti, distribuito da Medusa.

Javier Bardem: Lorenzo Casamares
Natalie Portman: Inés Bilbatua / Alicia
Stellan Skarsgård: Francisco Goya
Randy Quaid: Carlo IV di Spagna
Blanca Portillo: Regina Maria Luisa
Michael Lonsdale: Padre Gregorio
José Luis Gómez: Tomás Bilbatúa
Mabel Rivera: María Isabel Bilbatúa
Mercedes Castro: Doña Julia
Aurélia Thiérrée: Henrietta
Fernando Tielve: Álvaro Bilbatúa
Unax Ugalde: Ángel Bilbatúa
Julian Wadham: Giuseppe Bonaparte
Craig Stevenson: Napoleone
Cayetano Martínez de Irujo: Duca di Wellington

Roberto Pedicini: Lorenzo Casamares
Ilaria Stagni: Inés Bilbatua / Alicia
Luca Biagini: Francisco Goya
Paolo Lombardi: Carlo IV di Spagna
Ludovica Modugno: Regina Maria Luisa
Gianni Musy: Padre Gregorio
Oreste Rizzini: Tomás Bilbatúa
Maria Grazia Dominici: María Isabel Bilbatúa
Tiziana Avarista: Henrietta
Stefano Crescentini: Álvaro Bilbatúa
Francesco Venditti: Ángel Bilbatúa
Angelo Maggi: Giuseppe Bonaparte
Sandro Sardone: Corniciaio
Mino Caprio: Monaco
Bruno Alessandro: Monaco
Roberto Stocchi: Monaco
Saverio Moriones: Giudice
Pieraldo Ferrante: Charlentain
Loris Loddi: Napoleone
Enrico Di Troia: Messo del re
Diego Reggente: Direttore del manicomio

Javier Bardem: Lorenzo Casamares
Natalie Portman: Inés Bilbatua / Alicia
Stellan Skarsgård: Francisco Goya
Randy Quaid: Carlo IV di Spagna
Blanca Portillo: Regina Maria Luisa
Michael Lonsdale: Padre Gregorio
José Luis Gómez: Tomás Bilbatúa
Mabel Rivera: María Isabel Bilbatúa
Mercedes Castro: Doña Julia
Aurélia Thiérrée: Henrietta
Fernando Tielve: Álvaro Bilbatúa
Unax Ugalde: Ángel Bilbatúa
Julian Wadham: Giuseppe Bonaparte
Craig Stevenson: Napoleone
Cayetano Martínez de Irujo: Duca di Wellington

marzo 18, 2020 Posted by | Drammatico | , , , | 2 commenti

Le età di Lulù

Le età di Lulu locandina 2

“Suppongo che possa sembrare strano, ma quell’immagine, quell’immagine innocente, alla fine risultò il fattore più illuminante, il corpo più violento.
I due, i loro bei volti, affiancavano il protagonista, che sul momento non riuscii a identificare, tanta era la confusione in cui mi aveva sprofondato,
in precedenza, quel radioso amalgama di corpi. La carne perfetta, splendente, sembrava affondare soddisfatta in se stessa senza alcun trauma,
soggetto e oggetto di un piacere completo, assoluto, autonomo, così diverso da quello che suggerisce l’ano, meschino, corrugato,
permanentemente contratto in una smorfia dolorosa e irreparabile.”

L’incipit del romanzo Le età di Lulù,o Las edades de Lulu di Almudena Grandes,scrittrice spagnola che pubblicò questo romanzo smaccatamente erotico nel 1990 introduce il lettore nel mondo della adolescente Lulù,una ragazza che vive una realtà familiare in cui è priva di affetti forti,
nonostante il legame con il fratello e le sorelle.Manca un assieme affettivo importante nella famiglia, e Lulù cercherà nel sesso un valido surrogato.
Senza questo importante riferimento principale,Bigas Luna introduce la vita di Lulù non curandosi del background familiare,mostrandocela già
preda delle sue pulsioni erotiche che finiranno per condizionarle la vita,in una discesa verticale verso l’erotismo più sfrenato fino all’abiezione
totale dalla quale sarà redenta grazie al sacrificio di Ely,un travestito dal cuore tenero,vera figura illuminata del film che la riscatterà e la riporterà
presumibilmente verso il recupero della propria identità.

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Le età di Lulu 2
Il film si apre con una scena/sequenza che vorrebbe essere tenera ed invece appare volgare;una bambina nata da poco,inquadrata per alcuni secondi a gambe aperte mentre viene aspersa con il talco.
Basterebbe già questa scena a bollare il film come opera da guardoni.
Ma Luna fa di molto peggio.
Tradendo lo spirito del romanzo,che è si forte e analiticamente descrittivo,ma che non scivola quasi mai nel volgare,Luna ammicca con fare da satiro voluttuoso agli istinti più bassi e beceri della platea,aiutato in questo da una Francesca Neri assolutamente splendida e bravissima nel suo ruolo,
ma decisamente degna di ben altro tipo di film e di regia.
La storia resta comunque abbastanza fedele al romanzo,del quale tradisce solo un aspetto fondamentale,l’erotismo ridanciano e vibrante che ne contraddistingue la prosa a favore invece di una visualizzazione molto più volgare ed esplicita
Veniamo alla storia di Lulù,che nel film appare come una ragazzina predestinata ad una vita dominata dal sesso e dall’erotismo,è attratta irresistibilmente da Pablo, uno scrittore amico di suo fratello e più grande di lei di dodici anni.
E’ proprio con Pablo che Lulù conosce e sperimenta il sesso;infatuata di lui,ha la prima esperienza parziale in un auto,dove Pablo
le insegna i rudimenti del sesso prima di portarla a casa sua e trasportarla di colpo nell’età adulta.
In seguito Pablo parte per gli Usa;al ritorno completa l’opera iniziata e coinvolge la finta ingenua ma segretamente vogliosa Lulu
nelle sue fantasie erotiche.

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A questo punto Pablo le chiede di sposarlo e Lulu accetta;il matrimonio è completato dalla nascita di una figlia,ma Lulu sente,con il passare del
tempo,che suo marito sta iniziando ad allontanarsi da lei.Dopo aver conosciuto la dolce Ely,un transgender dall’animo gentile,Lulu una sera accetta di farsi coinvolgere in una nuova esperienza erotica.
Bendata da Pablo,viene posseduta da un estraneo;quando si toglie la benda Lulu scopre che l’uomo altri non è che suo fratello.
Eì la goccia che fa traboccare il vaso.
Il rapporto già vacillante va in frantumi e Lulù lascia suo marito,trovando conforto nell’amicizia di Ely.
Ma il desiderio,le pulsioni sessuali hanno la meglio e la donna si lascia andare ad avventure sempre più estreme.
E in una di queste,coinvolta in un rapporto sadico,perde la vita la sua amica Ely,intervenuta per salvarla…
Il film di Luna ha ben poco a che vedere con lo spirito del romanzo;in quest’ultimo l’erotismo è quasi giocoso,le stesse esperienze di Lulù
appaiono un gioco,fantasie portate alle estreme conseguenze mentre il film si adagia in una visione in cui l’erotismo sconfina nel softcore
privo di anima,un gioco visivo perverso assolutamente fine a se stesso.

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Anche se la fotografia ben calibrata da al film un aspetto di qualità,lo stesso non convince e per lunghi tratti resta anonimo e privo di alcun fascino.
E’ solo la presenza di Francesca Neri a tenere a galla una pellicola noiosa come poche;è brava,è bella,ha charme.
Oscar Ladoire,che interpreta Pablo viceversa fa da tappezzeria.
Inespressivo,poco ispirato come Bigas Luna.
Che farà anche peggio con lo scadentissimo Bambola,un altro erotico mal girato in cui sarà protagonista una pessima,inguardabile Valeria Marini.
A conti fatti non c’è nessuna indicazione per consigliare il film a chi non l’abbia visto.
Comunque sia,chi voglia visionarlo può farlo in streaming all’indirizzo http://www.nowvideo.li/video/740c43e4220fe

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Le età di Lulù
Un film di Bigas Luna. Con Francesca Neri, Oscar Ladoire, Maria Barranco, Javier Bardem
Titolo originale Las edades de Lulu. Drammatico, durata 100 min. – Spagna 1990.

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Le età di Lulu locandina banner protagonisti

Francesca Neri: Lulú
Oscar Ladoire: Pablo
María Barranco: Ely
Fernando Guillén Cuervo: Marcelo
Javier Bardem: Jimmy

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Regia Juan José Bigas Luna
Soggetto Almudena Grandes (romanzo)
Sceneggiatura Juan José Bigas Luna, Almudena Grandes
Fotografia Fernando Arribas
Montaggio Pablo Gonzalez Del Amo
Musiche Carlos Segarra
Scenografia Miguel Chicharro

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Le età di Lulu locandina libro

“Quando ce ne andammo il cameriere mi salutò molto cerimoniosamente.
‘Sei una bambina incantevole, Lulù.’
Pablo rise di nuovo. Io ero stufa di sorrisini enigmatici, stufa di essere trattata come un agnellino bianco con un fiocco rosa al collo, stufa di non controllare la situazione.
Non che non fossi capace di immaginare possibili sviluppi, è che li scartavo in partenza perché mi sembravano inverosimili, inverosimile che lui volesse davvero perdere tempo con me,
non capivo perché insistesse di fatto a perdere tempo con me, perché lo stesse perdendo.
Fuori faceva molto freddo. Mi passò un braccio sulle spalle, un segno che non volli interpretare, sconfitta dallo sconcerto, e camminammo in silenzio fino alla macchina.
Mentre apriva la portiera feci di nuovo una domanda, quella fu una notte piena di domande.
‘Mi porti a casa?’
In realtà sì lo volevo, volevo mettermi a letto e dormire.
‘No.’
‘Benissimo.’
Dentro si fermò a guardarmi ancora un istante. Poi, con un movimento perfettamente sincronizzato, mi mise la mano sinistra tra le cosce e la lingua in bocca
e io allargai le gambe e aprii la bocca e cercai di rispondergli come potevo, come sapevo, cioè non molto bene.

Le età di Lulu locandina banner recensioni
L’opinione di Will Kane dal sito http://www.filmtv.it

Non è capitato a molte attrici, ma Francesca Neri venne lanciata da un ruolo da protagonista in un film straniero:Bigas Luna la volle come interprete principale per “Le età di Lulù”, melò erotico in chiave piuttosto spinta,verso il finale soprattutto,
che cede volentieri ad un voyeurismo, che tuttavia fa parte da sempre del genere, qui particolarmente ostentato. Luna ci dà dentro e mette nella sua pellicola ogni oltre sessuale, dal feticismo all’incesto, dal rapporto plurimo alle escursioni gay e trans,
fino all’orgia sadomaso a rischio violenza estrema: se voleva lasciare lo spettatore a bocca aperta, ha sbagliato notevolmente uscio, perchè il film non funziona, nè,nonostante il suo daffare pruriginoso solletica i sensi e l’immaginazione.
Spesso noioso nell’elencare l’escalation sessuale della protagonista, “Le età di Lulù” procede per capriole di logica, chiudendosi su una sorta di ipocrita moraletta semifamilista, che sembra suggerire che basta che succeda in famiglia, tutto va bene.
Che importa se il maritino, in vena di trasgressione, ha fatto partecipare il cognato, fratello di sangue, ad un gioco a tre erotico abbastanza laido? Vogliamo mettere con quegli sozzoni di pederasti sado-maso e violentissimi?
In un simile assemblamento di sciocchezze,nessun interprete brilla, e l’unico personaggio con un potenziale spessore tragico, il trans Ely, è maltrattatissimo da una sceneggiatura che non gli concede gran sviluppo.

L’opinione di Atticus dal sito http://www.filmscoop.it

Delizia per guardoni dalla sega facile.
Ridicolo. E non per l’idea totalmente errata che Luna ha dell’erotismo, ma perché una storia così elementare, se trattata con cotanta stupidità, fa rimpiangere la posta del cuore del “Cioé”.
Quindi, ecco pronto uno sciorinamento nauseabondo e maleodorante di finta trasgressione e finto anticonformismo per mezzo di personaggi privi di qualunque spessore, alla ricerca costante dei limiti sessuali da abbattere.
Forse, più che ridicolo, il film è triste e patetico, perché ha oltremodo il pessimo gusto di rifugiarsi in una moraletta finale che condanna l’ansia di sperimentazione della protagonista, facendo passare per accettabile
una laida ammucchiata in cui il marito coinvolge il cognato, per la serie ‘finchè si resta in famiglia tutto è concesso’, di contro a quei porci di sodomiti in guepiere!

L’opinione di Paride86 dal sito http://www.filmscoop.it

Se fosse stato un film porno probabilmente sarebbe stato un prodotto decente, ma spacciarlo come vademecum dell’educazione sessuale di una donna è davvero troppo. Innanzitutto è sbagliato e ipocrita nelle pretese,
visto che Lulù è una donna di fantasia, o meglio, una donna partorita da una mente prettamente maschile: il personaggio interpretato (se così si può dire) da Francesca neri, infatti, non ha nulla di femminile.
Non ha sentimenti, tutto le scorre addosso in una frenetica e spasmodica ricerca del sesso; affronta perversioni, incesti, omosessualità senza che questo la sconvolga minimamente dal punto di vista affettivo e sentimentale. Lulù non è una donna, è Bigas Luna con la parrucca,in più, a volerlo prendere solo come un film erotico, è anche brutto.
Poi il regista ci mette il peso da 90 con scene di sesso estremo ai limiti del consentito: ma fare un film erotico non significa fare un porno ‘vorrei ma non posso’, col risultato di azzerare completamente il grado di erotismo.
Dispiace che attori come la Neri (particolarmente inascoltabile) e Bardem (particolarmente indemoniato) si siano prestati in giovinezza ad una vergogna simile.

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novembre 29, 2015 Posted by | Erotico | , , , , | Lascia un commento