Filmscoop

Tutto il mio cinema

The Door in the Floor

Ted Cole, sua moglie Marion e la piccola Ruth ,figlia della coppia vivono nella esclusiva Long Island, in un bellissimo posto sul mare.
Ma la serena, placida località non sembra influire minimamente sulla dinamica di vita della coppia, ormai alla fine del rapporto matrimoniale.
All’origine della profonda crisi tra Ted e Marion c’è la condivisione di una terribile esperienza, la morte in un incidente stradale dei loro due figli adolescenti.
L’esperienza ha lasciato un solco profondissimo, incolmabile tra i due che ormai pur condividendo lo stesso tetto hanno in comune solo il ricordo dei due giovani scomparsi, ritratti in innumerevoli foto che fanno mostra di se in casa.


Scrittore di libri per bambini, Ted divide il suo tempo fra avventure galanti, come quella con la procace vicina Evelyn, l’alcool e lo squash. Proprio la debolezza per l’alcool ha causato la sospensione della patente di Ted, che si vede costretto ad assumere il giovane Eddie sia come assistente che come autista per tutto il periodo in cui non potrà guidare.
Eddie,che ammira profondamente Ted tuttavia ben presto resterà deluso dal comportamento dell’uomo, che dimostra un assoluto disinteresse per la moglie,che nel frattempo vive in uno stato di totale apatia, ancora traumatizzata dal tragico evento che ha sconvolto la sua vita.
Marion allaccia una relazione con Eddie, resa problematica sia dalla grande differenza di età fra i due, sia dall’impossibilità di immaginare un futuro della storia stessa.
Ted assiste alla relazione quasi con indifferenza, intervenendo però proprio nel momento nel quale la piccola Ruth scopre sua madre e Eddie a fare sesso.
E’ il momento di rottura per la coppia: ormai non hanno più nulla da dirsi e Marion abbandona la casa, lasciando anche sua figlia a vivere con il marito…


Dal romanzo di grande successo di John Irving, Vedova (A Widow for One Year) del 1998 il regista Tod Williams trae nel 2004 il film The Door in the Floor, una pellicola di stampo intimista che si dipana attraverso i temi del senso di colpa, del senso di vuoto e delle conseguenze irreparabili nella vita
di un’esperienza devastante come la perdita di un figlio. Che in questo caso sono addirittura due a cui bisogna aggiungere l’impossibilità di ricreare un punto di contatto tra i coniugi divisi più che dalla mancanza d’amore quanto dal fardello di ricordi legati all’incidente,originato da colpe dei due protagonisti.
Sia Ted che al momento dell’incidente aveva bevuto sia Marion,che non aveva tolto la neve dal vetro posteriore e dagli indicatori di direzione, si colpevolizzano dell’accaduto, attribuendo inconsciamente le cause sia a se stessi che al coniuge.


Questa mancata accettazione delle proprie “colpe “individuali, il continuo ricordo dei due ragazzi che li osservano dalle numerose foto esposte in casa alimenta un ricordo straziante, quasi un monito costante, uno sguardo accusatore che li riporta sempre all’incidente.
Lo stato di tensione apparentemente sedato esplode nel momento in cui Ted trova un casus belli nella relazione di sua moglie con Eddie; è il momento in cui si arriva alla resa dei conti,non tanto per l’adulterio, visto che da questo punto di vista Ted non è certo da meno della moglie
quanto perchè le cose non dette, il risentimento verso se stesso e verso la moglie provocano fatalmente la rottura del sottilissimo filo che ancora li univa.
Coerentemente Marion sceglie la via più difficile, quella di abbandonare quella casa carica di tristi ricordi, lasciando a suo marito anche la piccola Ruth, scelta decisamente meno coerente e difficile da capire, visto che rappresenta l’unico legame con una vita che ormai
è più un fardello che un’esperienza da proseguire.


L’unico motivo comprensibile è da ricercarsi nella difficoltà di Marion di proseguire il suo cammino di madre, presa com’è ormai dai fantasmi del passato; non è in grado di essere una buona madre e quindi abbandona anche l’unico legame che ancora la trattiene.
I fantasmi di una vita irrimediabilmente dissolta hanno quindi la meglio sull’affetto o forse proprio l’affetto,in questo caso verso la piccola Ruth costringono Marion ad una fuga in avanti, verso un futuro presumibilmente incerto se non inesistente.
Un film in cui il dramma si sposa alla impossibilità del ricominciare a vivere.
Ted cerca nell’alcool e nel sesso palliativi che non possono riempire il vuoto creatosi, lo stesso dicasi per Marion,il cui legame con i figli è ovviamente, in quanto madre, assolutamente inscindibile.
E la fine è quindi scritta in partenza.


Il problema è che lo spettatore è chiamato a intuire il tutto,perchè i dialoghi non sono mai esplicativi degli stati d’animo dei protagonisti. Quello che si vede sullo scherma è un risultato, non una motivazione psicologica; Marion e Ted non suscitano empatia, i loro tormenti interiori infatti restano solo sulla carta.C’è una grande differenza tra il film di Williams e uno che in qualche modo affrontava la crisi matrimoniale seguita alla morte di un figlio, quel La stanza del figlio di Nanni Moretti di ben altro spessore e drammaticità.
Tuttavia la recitazione di Jeff Bridges è abbastanza incisiva mentre decisamente in ombra Kim Basinger, alle prese con un personaggio abbozzato. La donna che in Eddie sembra trovare più che un amante una specie di fantasma emotivo del figlio è personaggio grezzo, quasi incolore. Statuaria,prorompente l’ex signora Cruise,Mimi Rogers, che però con il suo personaggio nulla aggiunge al film se non un fisico quasi sempre esposto generosamente.
Una discreta fotografia e una regia molto manieristica rendono la pellicola poco più che sufficiente.

The Door in the Floor

Regia di Tod Williams, con Kim Basinger, Elle Fanning, Jeff Bridges, Jon Foster, Bijou Phillips, Mimi Rogers. Genere Drammatico – USA, 2004, durata 111 minuti

Elle Fanning: Ruth Cole
Jeff Bridges: Ted Cole
Kim Basinger: Marion Cole
Jon Foster: Eddie O’Hare
Larry Pine: Interviewer
John Rothman: Minty O’Hare
Harvey Loomis: Dr. Loomis
Bijou Phillips: Alice
Mimi Rogers: Evelyn Vaughn
Mike S. Ryan: Reception Fan
Libby Langdon: Donna alla reception
Louis Arcella: Eduardo Gomez
Robert LuPone: Mendelssohn
Rachel Style: Bookstore Assistant
Amanda Posner: Frame Shop Clerk
Donna Murphy: Frame Shop Owner
Marion McCorry: Bookstore Customer
Kristina Valada-Viars: Effie
LeAnna Croom: Glorie Mountsier
Claire Beckman: Mrs. Mountsier
Tod Harrison Williams: Thomas Cole
Carter Williams: Timothy Cole

Regia Tod Williams
Soggetto John Irving
Sceneggiatura Tod Williams
Produttore Anne Carey, Michael Corrente e Ted Hope
Produttore esecutivo Amy Kaufman e Roger Marino
Casa di produzione Focus Features, This Is That Productions, Revere Pictures e Good Machine
Distribuzione in italiano Eagle Pictures
Fotografia Terry Stacey
Montaggio Affonso Gonçalves
Effetti speciali Conrad V. Brink, Conrad F. Brink, Ed Drohan e Charles Simunek
Musiche Marcelo Zarvos
Scenografia Thérèse DePrez
Costumi Eric Daman
Trucco Jane English, Susan Germaine, Lori Hicks, Thomas Nellen, Valli O’Reilly, Aaron F. Quarles, Sacha Quarles, Ronnie Specter e Mitch Stone

marzo 25, 2020 Posted by | Drammatico | , , , | Lascia un commento

9 settimane e mezzo

9 settimane e mezzo locandina 4

Odio 9 settimane e mezzo, stupido e volgare, odio quel film con Mickey Rourke, l’ho sempre odiato Da quel momento la mia strada e’ stata irta di difficolta’ perche’ Hollywood ha pensato di aver trovato una mansueta pupattola da manipolare come volevano i produttori, il che voleva dire prostituirmi ai loro bisogni, sia personali sia di botteghino.”Non volevo essere un simbolo di donna sexy e desiderata da milioni di maschi sconosciuti, non volevo finire come Marilyn Monroe, suicida a 36 anni.Rivivrei la stessa vita percorrendo gli stessi passi. Cambierei solo due cose: non rifarei la modella e non accetterei piu’ di fare un film cosi’ volgare, stupido e cretino come quello che mi ha lanciata. A costo di rimanere anonima“.
Le parole di Kim Basinger, piene di rancore un po ingenerose verso un film che tutto sommato le ha dato una popolarità internazionale che prima non aveva alla fine danno una definizione perfettamente in linea con questa pellicola assolutamente sopravvalutata e tendenzialmente (anche sostanzialmente) insipida e noiosa.

9 settimane e mezzo 01

9 settimane e mezzo 02
Un film patinato,un vero e proprio spot pubblicitario che sta all’amore come una crosta sta alla Gioconda di Leonardo.
La similitudine è meno casuale di quello che si possa credere,visto che la protagonista,Elisabeth, è una gallerista single molto affascinante; che conosce casualmente (ma non tanto) John, un rampante broker finanziario.
Siamo negli anni ottanta,in Italia c’è la Milano da bere, a New York la fortuna economica,il successo sono strettamente legate alla finanza.
Quella finanza creativa che un ventennio dopo avrebbe distrutto l’economia mondiale, con le conseguenze che ancora oggi scontiamo.
Tornando al film, assistiamo alla nascita di una relazione torbida e sensuale fra i due, che ben presto sfocia in rapporti sessuali in bilico fra l’innocente e il peccaminoso spinto.

9 settimane e mezzo 03

9 settimane e mezzo 04
I due amanti sperimentano alcune varianti del sesso, Elisabeth ben presto diventa una specie di giochino, un trastullo erotico per John che la trasforma in una bambola senza anima e senza volontà.
Ma Elisabeth, che all’inizio si è fatta trascinare dai sensi incomincia a capire che sta raggiungendo un punto di non ritorno e decide,prima di ritrovarsi annientata dalla volontà di John, di sfuggire alla stretta mortale dell’uomo e lo pianta piangendo.
Lui la lascia andare, senza confessarle che il gioco si è trasformato in qualcosa di terribilmente serio…
9 settimane e mezzo è tutto qua.
Erotismo annacquato, giochini più o meno spinti, un po quelli che un moderno diciottenne ormai non pratica neanche più,immagini e fotografia lussuosi ma niente anima e niente sentimento.
Del resto i due protagonisti giocano, fanno sesso, si rincorrono, rifanno sesso ecc. senza soluzione di continuità;per il resto lasciano i sentimenti quelli veri, accantonati in un angolo senza minimamente tirarli in ballo.

9 settimane e mezzo 05

9 settimane e mezzo 06
Una specie di Ultimo tango a Parigi, ma il paragone è sacrilego e offensivo nei riguardi del film di Bertolucci, amaro e cupo apologo dell’incomunicabilità e di mille altre tematiche, che in questo film non vengono nemmeno sfiorate.
Questo film ha per tema quel tipo di passione –spiega il regista – che confina con la pazzia quando due persone si ubriacano l’una dell’altra, escludendo dalla loro vita tutto e tutti“. Passione si, ma null’altro.
Però qualcosa che affascina lo spettatore c’è: una colonna sonora sontuosa,con brani divenuti in seguito dei cult come You Can Leave Your Hat On di Joe Cocker,l’ipnotica This City Never Sleeps degli Eurythmics,che tradotto significa “questa città non dorme mai”,un po come i due protagonisti, impegnati in un tour de force erotico che li priva anche del sonno, o ancora come la bellissima Slave To Love di Bryan Ferry o ancora I Do What I Do… di John Taylor.
A ben vedere 9 settimane e mezzo è diventato un cult principalmente per due motivi:la già citata colonna sonora e la splendida, prorompente sensualità di Kim Basinger, che non si spoglia molto ma che nelle situazioni più erotiche mostra una sensualità che riabilita il film almeno su questo versante.
Alla sua prima uscita il film non ottenne alcuna visibilità;ci volle il nascente mercato dell’Home video per dare al film una visibilità planetaria che venne aumentata a dismisura proprio dalla fama di film peccaminoso che avvolse la pellicola da allora in poi.

9 settimane e mezzo 07
Un film in sostanza molto datato, che però ha un valore per capire lo spirito degli anni ottanta, quelli che sono stati definiti dell’edonismo reganiano;vuoto ed effimero, come buona parte degli anni ottanta.
9 settimane e ½
Un film di Adrian Lyne. Con Mickey Rourke, Kim Basinger, Kim Chan, Karen Young, Margaret Whitton, Michael Margotta, Christine Baranski, Olek Krupa, Victor Truro, Ellen Barber, Ron Wood, Riccardo Bertoni, Rosanna Carter, Petina Cole, Roderick Cook, William De Acutis, Nell Hause, Justine Johnston, Lise Lebeuf, David Marguiles, Michael P. Moran, Peter Pagan, Sandy Pena, Terri Perri, Luther Rucker, Ray Sheriff, Joey Silvera, Lee Tai Sing, David Tabor, Leonard Termo, Dwight Weist Titolo originale 9½ Weeks. Erotico, durata 121 min. – USA 1986

9 settimane e mezzo banner gallery

9 settimane e mezzo 08

9 settimane e mezzo 09

9 settimane e mezzo 10

9 settimane e mezzo 11

9 settimane e mezzo 12

9 settimane e mezzo 13

9 settimane e mezzo 14

9 settimane e mezzo 15

 

9 settimane e mezzo banner protagonisti

Mickey Rourke: John Gray
Kim Basinger: Elizabeth McGraw
Margaret Whitton: Molly
David Margulies: Harvey
Christine Baranski: Thea
Karen Young: Sue
Dwight Weist: Farnsworth
William De Acutis: Ted
Roderick Cook: Sinclair
Justine Johnston: venditrice di letti

9 settimane e mezzo banner cast

Regia Adrian Lyne
Soggetto Elizabeth McNeill
Sceneggiatura Sarah Kernochan,Zalman King,Patricia Louisianna Knop
Produttore Anthony Rufus Isaacs,Zalman King
Produttore esecutivo Keith Barish,Frank Konigsberg
Fotografia Peter Biziou
Montaggio Caroline Biggerstaff,Ed Hansen,Tom Rolf,Mark Winitsky
Effetti speciali Dan Kirskoff
Musiche Jack Nitzsche
Costumi Bobbie Read

Tonino Accolla: John Gray
Simona Izzo: Elizabeth McGraw
Manuela Andrei: Molly
Roberta Paladini: Sue
Mario Bardella: Farnsworth
Marco Guadagno: Ted
Sergio Fiorentini: Sinclair
Gabriella Genta: venditrice di letti

9 settimane e mezzo banner soundtrack

1. I Do What I Do… – John Taylor

2. The Best Is Yet To Come – Luba

3. Slave To Love – Bryan Ferry

4. Black On Black – Dalbello

5. Eurasian Eyes – Corey Hart

6. You Can Leave Your Hat On – Joe Cocker

7. Bread And Butter – Devo

8. This City Never Sleeps – Eurythmics

9. Cannes – Stewart Copeland

10. Let It Go – Luba

9 settimane e mezzo banner citazioni

Elizabeth:”John non ti interessa sapere se mi piace?”
John:” No…”.

“No,voglio dirti una cosa, io sono stato con tante donne, con tante altre… ma quello che ho provato con te non l’ho provato con nessun altra.. mi piacerebbe… mi piacerebbe tanto stringerti per farti sentire quello che mi sta succedendo dentro…non mi era mai capitato… non avevo mai amato così tanto!”

“Sei così maledettamente affascinante…!”

9 settimane e mezzo banner recensioni
L’opinione di Il gobbo dal sito http://www.davinotti.com

Rispetto agli 80’s si è combattuti fra nostalgia e repulsione; qui si propende verso la repulsione – e il dilemma: cosa ci hanno trovato migliaia di persone, al di là del materiale per qualche esercitazione solitaria à la “Onan il barbaro”? Incomprensibile. Come manuale del regista di spot, opera esemplare. Come manufatto cinematografico, una cagata pazzesca. Si conoscono personalmente almeno un paio di imbecilli che si sono cimentati con cartoni di latte (devastando la cucina di mammà) e coi cubetti di ghiaccio, rimediando ceffoni.

L’opinione di Cotola dal sito http://www.davinotti.com

All’epoca film scandalo, oggi ha perso tutta la sua forza anticonformista che già alla sua uscita era davvero ben poca cosa per non dire assolutamente fasulla. Lo stile è quello da spot pubblicitario tanto caro al regista (uno dei più sopravvalutati degli ultimi 25 anni). Non si capisce quindi come un filmetto del genere abbia potuto avere tanto successo. Per fortuna ci ha pensato il tempo a mostrarne gli enormi limiti, primo fra tutti la furbizia dell’insieme, e a farlo cadere nel dimenticatoio.

L’opinione di Gianni sv66 dal sito http://www.filmtv.it

In questo film c’è tutto il vuoto desolante della mentalità yuppies, il lato oscuro di un gran decennio quali sono stati gli anni ’80.. E Kim Basinger in quelle immagini era una f… da urlo. Insomma, si pur involontariamente visto che il regista aveva ben altri obiettivi, un piccolo trattato su una certa società e una certa fascia sociale di quel periodo.

L’opinione di Scantia dal sitto http://www.filmscoop.it

Concentrato di estetica anni 80, risente notevolmente della diffusione che ebbe il videoclip come mezzo privilegiato di promozione musicale in quegli anni.
Preceduto da un lancio pubblicitario volto ad alimentare lo scandalo per i contenuti erotici, in realtà fece molto meno scalpore di quanto oggi si tenda a ricordare (specialmente qui in Italia con le varie dottoresse, infermiere e insegnati della commedia sexy eravamo abbondantemente svezzati in termini di nudità sul grande schermo) e la banalità della storia certo non aiuta a mantenere alta la tensione erotica in un film che promette più di quello che mantiene.
Fintamente trasgressivo, in realtà molto conformista nel celebrare di fatto lo stile di vita di due yuppies annoiati che si destreggiano tra loft, gallerie d’arte, ristoranti e vestiti alla moda, accompagnati da musiche di tendenza (il lancio della colonna sonora fu pubblicizzato come e più del film stesso).
Fu iniziatore di una strategia promozionale (“il film erotico più trasgressivo dell’anno!!!”) che accompagnò successive ciofeche del calibro di Showgirl e Striptease, finchè il pubblico, capita l’antifona, si rivolse alle nascenti videochange per assicurarsi materiale valido a fini autoerotici.

9 settimane e mezzo banner foto

9 settimane e mezzo foto 1

9 settimane e mezzo foto 2

9 settimane e mezzo foto 3

9 settimane e mezzo foto 4

9 settimane e mezzo foto 5

9 settimane e mezzo foto 6

9 settimane e mezzo foto 7

9 settimane e mezzo foto 8

9 settimane e mezzo lobby card 1

9 settimane e mezzo lobby card 2

9 settimane e mezzo lobby card 3

 

9 settimane e mezzo locandina 5

9 settimane e mezzo locandina 1

9 settimane e mezzo locandina 2

9 settimane e mezzo locandina 3

aprile 6, 2015 Posted by | Erotico | , , | 7 commenti