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Barbara il mostro di Londra

Barbara il mostro di Londra locandina 6

In una Londra vittoriana grigia e fumosa agisce il Dottor Jekyll, studioso alla ricerca del mitico elisir di lunga vita.
Avendo scoperto che per produrre il siero è necessario prelevare ormoni femminili da cadaveri possibilmente di ragazze molto giovani, il Dottor Jekyll deputa due loschi figuri al recupero di salme di ragazze.
Jekyll realizza il siero, ma il risultato è del tutto inaspettato; il siero stesso agisce fisicamente sull’uomo trasformandolo anche se per breve periodo in una donna.
Per poter riprendere la mutazione, Jekyll è costretto ad agire da solo per procurarsi il materiale umano necessario; i due loschi collaboratori infatti sono usciti di scena, essendo stato uno giustiziato come profanatore di tombe e l’altro accecato.

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Jekyll inizia quindi ad uccidere per procurarsi i corpi femminili, ma l’esperimento ormai ha creato un alter ego del dottore che è difficilmente controllabile.
L’uomo presenta il suo doppio femminile come Barbara Hyde, una donna che vive con lui essendo rimasta vedova; ben presto però la parte femminile, violenta e senza freni morali, prende il sopravvento, scatenando di conseguenza l’orrore nella città di Londra….
Dottor Jekyll e Sister Hyde, tradotto malamente in Barbara il mostro di Londra è una tarda produzione Hammer diretta da Roy Ward Baker, regista londinese purosangue scomparso nel 2010 alla bella età di 93 anni e autore prolifico di film di discreto livello e di numerosi serial tv, alcuni dei quali di larga fama come Il ritorno di Simon Templar e Attenti a quei due.

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Un film che modifica il celebre racconto di Robert Louis Stevenson Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde introducendo in luogo del famoso dualismo Jekyll/Hyde imperniato sulla dicotomia bene/male la variante della trasformazione in bene-uomo e male-donna, cosa che valse al regista inglese dure accuse di misoginia e maschilismo.
Accuse fondamentalmente risibili, in quanto lungi dal attribuire alla Hyde femminile caratteristiche negative in quanto donna,Baker utilizza semplicemente il doppio in gonnella per motivi puramente scenici.
Qui non c’è più la lotta interiore di Jekyll con Hide alla ricerca di un impossibile equilibrio tra bene e male, che Stevenson racconta nel suo romanzo scritto proprio per raccontare l’ambiguità dell’animo umano, in bilico fra ragione e forza bruta, fra tendenza al bene e oscure tentazioni del fascino che il male comunque esercita sulla psiche dell’uomo.

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C’è, viceversa, uno sdoppiamento fisico fra uomo e donna in cui le due nature contrapposte del bene e del male finiscono per dividersi nettamente, quando Barbara Hyde prende fatalmente il predominio su Jekyll; da questo momento la storia vira verso l’horror non più metafisico bensi concreto, con la trasformazione di Barbara Hyde in un serial killer spietato, in puro stile Jack lo squartatore.
Poichè la storia è ambientata come già detto nella Londra vittoriana, ecco che il romanzo di Stevenson e la terribile storia, purtroppo vera dello squartatore londinese finiscono per intrecciarsi e dar luogo ad un film che se non ha abbastanza profondità per analizzare le vere motivazioni che spingono Jekyll nella sua folle ricerca, quantomeno vira verso un horror che visivamente si gusta con piacere proprio perchè scevro da eccessive implicazioni filosofiche.
Barbara il mostro di Londra mostra quindi la metamorfosi dello scienziato Jekyll in un essere amorale e senza scrupoli, trascinato sulla via della violenza da pulsioni non controllabili; se il bene, presente in Jekyll riesce a mantenere un equilibrio stabile, almeno fino a prima dell’esperimento con il siero, è perchè secoli di morale e di insegnamenti della società sono riusciti a imporre agli uomini dei comportamenti lineari, tesi ad un comportamento sociale di rispetto degli altri.

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Barbara Hyde invece non ha nulla di tutto questo; è forza primordiale, non ha freni inibitori, non è un essere sociale. Non avendo etica, è libera di procurarsi quello che più vuole con tutti i mezzi; Jekyll tenterà inutilmente di fermare il suo doppio, che fatalmente prenderà il sopravvento.
L’Hyde di Stevenson muore suicida quando Jekyll, in un ultimo barlume di coscienza, si rende conto che ha generato un doppio che è un mostro a tutti gli effetti; Barbara Hyde farà una fine diversa proprio perchè Baker ha preferito scegliere la strada del racconto visivo horrorifico piuttosto che una riduzione pedissequa del romanzo dello scrittore scozzese.
Il regista immerge il film in un’atmosfera adeguata al racconto, in modo tale che il film scivola verso la fine senza annoiare lo spettatore; l’introduzione dello sdoppiamento Jekyll/Hyde è raccontato visivamente con un colpo magistrale.

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Nella scena più famosa del film Jekyll, sotto l’effetto del siero si pone davanti ad uno specchio; magistralmente Baker mostra lo sconcerto dell’uomo diventato all’improvviso donna.
Una donna peraltro molto bella, che inizia a esplorare il proprio corpo partendo dal seno sinistro, che il regista inquadra per qualche secondo con una buona dose di malizia.
Sostanzialmente siamo di fronte ad un prodotto ben riuscito, godibile, in linea con lo standard della Hammer, che ormai non aveva più il riscontro al botteghino degli anni passati, ma che manteneva dignitosamente una qualità apprezzata dal suo pubblico.

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Per quanto riguarda il cast nulla da eccepire sulla preparazione dello stesso; molto bene Martine Beswick (Barbara), bene anche Ralph Bates (Jekyll); l’attrice inglese nata in Giamaica, lanciata dai due film della serie 007 Dalla Russia con amore e Thunderball (Operazione Tuono) è una gioia per gli occhi ed è professionalmente ineccepibile.
Bene come dicevo anche il compianto Bates, scomparso prematuramente a 51 anni, che molti ricorderanno protagonista di altri horror come Una messa per Dracula,Gli orrori di Frankenstein e Mircalla l’amante immortale.
Barbara il mostro di Londra è un film che non è difficile reperire in rete, in versione digitale che mostra l’ottima fattura del film stesso, caratterizzato anche da una bella e tetra fotografia oltre che da un’atmosfera di sicuro effetto.

Barbara, il mostro di Londra

Un film di Roy Ward Baker. Con Martine Beswick, Ralph Bates, Gerald Sim, Lewis Fiander, Susan Broderick, Dorothy Alison, Ivor Dean, Philip Madoc, Irene Bradshaw, Neil Wilson, Paul Whitsun-Jones, Tony Calvin, Dan Meaden, Virginia Wetherell, Geoffrey Kenion, Anna Brett, Jackie Poole, Rosemary Lord, Petula Portell, Pat Brackenbury, Liz Romanoff, Will Stampe, Roy Evans, Derek Steen, John Lyons, Jeannette Wild, Bobby Parr, Julia Wright Titolo originale Dr. Jekyll and Sister Hyde. Horror, durata 97′ min. – Gran Bretagna 1971.

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Barbara il mostro di Londra banner personaggi

Ralph Bates: dott. Jekyll
Martine Beswick: Barbara
Gerard Sim: Robertson
Lewis Flander: Howard
Susan Brodrick: sig.ra Spencer
Neil Wilson: poliziotto anziano
Ivor Dean: sig. Burke
Paul Whitsun Jones: sergente Danvers
Philip Madoc: Byker
Tony Calvin: sig. Hare
Susan Brodrick: Susan
Dan Maeden: banditore
Virginia Wetherell: Betsy
Geoffrey Kenion: primo poliziotto
Irene Bradshaw: Yvonne
Anna Brett: Julie
Jackie Poole: Margie
Rosemary Lord: Marie
Petula Portell: Petra
Pat Brackenbury: Helen
Liz Romanoff: Emma
Will Stampe: Mine Host
Roy Evans: l’arrotino
Derek Steen: il primo marinaio
John Lyons: il secondo marinaio
Jeannette Wild: Jill
Bobby Parr: un giovane apprendista
Julia Wright: cantante di strada

Barbara il mostro di Londra banner cast

Regia Roy Ward Baker
Soggetto Robert Louis Stevenson
Sceneggiatura Brian Clemens
Produttore Hammer Film Productions
Distribuzione (Italia) regionale
Fotografia Norman Warwick
Montaggio James Needs
Musiche David Whitaker
Scenografia Robert Jones

Barbara il mostro di Londra banner recensioni

Recensione dell’utente Undying tratta dal sito http://www.davinotti.com
Pregevole produzione inglese siglata da Roy Ward Baker e targata Hammer. Il tema del doppio (buono/cattivo) già analizzato in diverse rivisitazioni del celebre romanzo di Robert Louis Stevenson (Dr. Jekyll and Mr. Hyde) viene qui visto in variante femminile (Dr. Jekyll and sister Hyde è il titolo originale) e con sconfinamento nell’ibridazione (c’è anche un collegamento a Jack lo Squartatore). L’ombra del killer si aggira tra scenografie nebulose nei d’intorni di una Londra -da girone dantesco- sperduta nello spazio e nel tempo… Poetico.

Recensione dell’utente Beckett tratta dal sito http://www.filmtv.it
Un film d’annata, firmato da un altro artigiano della Hammer, pellicola che ha il pregio di rinnovare il mito del dottor Jekyll in modo innovativo e simpatico. A differenza di Fisher (il primo artigiano della Hammer), lo stile di Ward Baker (nel genere vampiresco) è figlio del ’68 e gode di tutte quelle “libertà” che ne conseguono: se in Fisher il sesso era il motivo scatenante ma era vissuto in modo represso, in Ward Baker si libera di tutte quelle restrizioni morali.

Recensione del sito http://www.ecodelcinema.com
Rivisitazione ironica e orrorifica del celebre romanzo di Robert Louis Stevenson, il film vede il dottor Jekyll trasformarsi, grazie alla sua pozione, in una donna bellissima e malvagia, che se ne va per la città a uccidere fanciulle innocenti per ricavarne gli ormoni necessari a sopravvivere. La produzione Hammer garantisce alla pellicola l’eleganza delle ambientazioni e della fattura, ma a fare la differenza è l’originalità del gioco delle ambiguità sessuali, ai limiti del kitsch, sapientemente alternato ai momenti di tensione. Un piccolo classico, divertente e paradossale, da riscoprire.

Recensione del sito http://www.moviecinemania.blogspot.it
Nel film, ambientato dove lo si capisce dal titolo italiano, si narra del dottor Jekyll (Ralph Bates) il quale sperimentando su di sé un siero di sua invenzione di eterna giovinezza, ricavato dall’ormone femminile umano, si trasforma in una graziosa fanciulla, Barbara (Martine Beswick), che tutti credono sorella dello scienziato. Ora con una personalità, ora con l’altra, lo studioso uccide giovani prostitute (creando paura in città un po’ come accade per Jack lo squartatore) per procacciarsi l’ormone e migliorare il suo siero. In Jekyll/Barbara, che si sentono attratti dai fratelli vicini di casa Susan e Howard Spencer (Susan Broderick, Lewis Fiander), inizierà presto la lotta per decidere chi dei due dovrà sopravvivere.
Quello che Jekyll vuole è creare il siero della vita, conoscere il segreto dell’eterna giovinezza, come Frankenstein, senza stregoneria ma con la scienza. È chiaro che anche qui l’ossessione dello scienziato lo porterà all’abisso, all’autodistruzione, all’orrore.
Certo, non ci troviamo di fronte alla folle coraggiosa e geniale commistione di generi e codici che Brian De Palma farà tre anni dopo con Il Fantasma del palcoscenico (1974) ma il prodotto finale è comunque più che dignitoso, in perfetto stile Hammer.

Incipit di Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hyde, di R.L.Stevenson

L’avvocato Utterson era un uomo dall’aspetto rude, non s’illuminava mai di un sorriso; freddo, misurato e imbarazzato nel parlare, riservato nell’esprimere i propri sentimenti; era un uomo magro, lungo, polveroso e triste, eppure in un certo senso amabile. Nelle riunioni di amici, quando il vino era di suo gusto, gli traspariva negli occhi qualcosa di veramente umano; qualcosa che non trovava mai modo di risultare nelle sue parole, e che si manifestava, oltre che in quella silenziosa espressione della faccia dopo una cena, più spesso ancora e più vivamente nelle azioni della sua vita. L’avvocato era severo nei riguardi di se stesso; quando si trovava solo, beveva gin, per mortificare l’inclinazione verso i buoni vini; e, sebbene il teatro lo attirasse, non aveva mai varcato la soglia di un teatro in vent’anni.

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marzo 21, 2013 Posted by | Horror | , , | 1 commento

Ultimo tango a Zagarol

Ultimo tango a Zagarol locandina

Franco, sposato con Margherita, lavora nello squallido alberghetto a ore della moglie; Margherita, una donna tirannica e sovrappeso, lo obbliga ad una dieta da fame. Un giorno, stanco delle angherie della donna, Franco decide di andarsene, e dopo aver rinfacciato alla moglie la relazione che la stessa intrattiene con un pensionante, molla tutto e va via.

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Ingaggiato da una regista fuori di testa, Franco racimola il denaro necessario per prendere in fitto un appartamento in cui il vecchio affittuario, un artista, è morto divorato dai topi.
Qui conosce una ragazza che rifiuta di dirgli anche il suo nome, e che lo obbliga a stravaganti giochi sessuali, come lo stendersi su una rete da letto con due campanelli in mano, mentre lei elettrifica la stessa.

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Sempre più affamato, Franco sottosta agli strani giochi, finchè non sa che sua moglie è morta: convinto di aver ereditato l’alberghetto, Franco torna a casa, ma scopre che la moglie non è affatto morta. La stessa, dietro consiglio della madre, ha finto la dipartita per costringere il marito a tornare a casa. Franco scappa nuovamente, e per strada scopre che la misteriosa ragazza conosciuta nell’appartamento altro non è che una prostituta. Ancora una volta in fuga, Franco si rifugia, inseguito dalla ragazza, nell’alberghetto. La moglie e la ragazza lo supplicano di restare con loro, e Franco accetta. In cambio chiede da mangiare e del…..burro.

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Gustosa parodia di Ultimo tango a Parigi, il film di Nando Cicero vede per la prima volta Franco Franchi esibirsi in un ruolo d’attore comico si, ma decisamente impegnativo, lontano dai clichè ai quali il bravo attore siciliano aveva abituato il pubblico. La storia sembra surreale, così come il suo svolgimento, sopratutto nelle parti che integrano la figura della stravagante regista che dovrebbe documentare i comportamenti degli italiani nelle toilette; ma la storia resta comunque intrigante, sottilmente amara anche se girata in chiave volutamente farsesca.

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Nel ruolo della ragazza senza nome troviamo una bellissima Martine Beswick, ex Bond girl, mentre la regista è una splendida Franca Valeri, ironica come suo solito. La vera sorpresa, come già detto, è costituita da Franco franchi, che da spessore e sottile humour al suo ruolo dello sfortunato Franco, angariato da una moglie fedifraga e da un’amante che lo tiene a stecchetto sia in fatto di sesso che di semplice soddisfazione del primario bisogno di franco,mangiare.

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Davvero gustose le scene girate nello squallido appartamento, che in qualche modo appare più squallido ancora di quello dal quale prende modello, l’appartamento che vede la muta storia di sesso tra i due sconosciuti di Ultimo tango a parigi. Siparietto gustoso quello con Nicola Arigliano, il misterioso amante di Margherita, costretto a vivere come un recluso dalla donna, e condannato alla vita di un’oca all’ingrasso.
In definitiva un film da rivalutare, anche se va detto che sono tanti coloro che hanno attribuito a questo film l’etichetta di cult, sopravanzando anche il ben più famoso Ultimo tango di Bertolucci.

Ultimo Tango a Zagarol, un film di Nando Cicero, con Nicola Arigliano, Martine Beswick, Ugo Francareggi, Franco Franchi, Carla Mancini, Gina Rovere, Franca Valeri Italia 1973, Commedia

 

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Franco Franchi: Franco
Martine Beswick: la ragazza
Nicola Arigliano: Marcello
Franca Valeri: la regista
Gina Rovere: Margherita
Loredana Mongardini: Maria
Nerina Montagnani
Ugo Fangareggi: l’operatore
Luciano Bonanni: l’ingegnere
Franca Scagnetti: partecipante alla gara di tango
Nerina Montagnani: addetta alla toilette
Grazia di Marzà: madre di Margherita
Giuseppe Bruno Bossio: selezionatore
Jimmy il Fenomeno: cliente dell’albergo a ore


Regia:                 Nando Cicero
Soggetto:     Mario Mariani
Sceneggiatura:     Marino Onorati
Produttore:     Mario Mariani
Fotografia:     Luciano Trasatti
Montaggio:     Alessandro Peticca
Musiche:     Ubaldo Continiello, Franco Franchi

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novembre 16, 2009 Posted by | Commedia | , , | Lascia un commento