Due cuori,una cappella

Aristide Cacciamani (Renato Pozzetto), figlio unico di madre usuraia e padre sconosciuto, è un abile ed apprezzato modificatore di apparecchi meccanici nonché collaudatore del “Self godeur“. Fresco di lutto, si reca spesso al cimitero, nella cappella dove la madre previdente si è fatta tumulare insieme ai gioielli di famiglia e non solo. Infatti, la defunta madre ha portato con sè pure la serenità di Aristide: lo perseguita nel sonno con la raccomandazione di stare lontano dalle donne.
Ciò che Aristide ancora non sa è che sarà proprio il cimitero il luogo ove conoscerà Claudia (Agostina Belli), orfana e solitaria ricamatrice di abiti da sposa.


Aristide, seppur terrorizzato dallo spirito della defunta madre, di fronte alla delicata bellezza di Claudia, se ne innamora e la conquista portandola a fare un romantico pic-nic al cimitero.
I guai seguiranno da lì a poco: dopo essere uscito dal carcere di Marsiglia, il marito di Claudia, Victor (Aldo Maccionne) si trasferisce con prepotenza nella dimora degli innamorati. Per di più, pretende le attenzioni della moglie sotto lo sguardo incredulo di Aristide. Poi, il terribile Victor coinvolge gli innamorati in un’operazione di “kidnapping“, ovvero, sequestro con riscatto di una bambina. Ma Aristide si salva dalle grinfie dell’avida coppia perché, fondamentalmente, lui è un brillante modificatore di oggetti… .


Le gag, i dialoghi, le battute si susseguono inarrestabili. Grazie alla simpatia innata del protagonista, lo spettatore sorride per tutta la durata del film. Compaiono, inoltre, bravi comprimari: Mario Brega, nel ruolo di un macellaio, cliente di Aristide; Massimo Boldi, nei panni di un prete, sempre cliente nella bottega delle modifiche; Ursula Andress, nella parte di se stessa, dà un breve contributo alla scena finale.
Renato Pozzetto adotta come sceneggiatura una commedia degli inganni e la arricchisce di dialoghi surreali, con il contributo di Enzo Jannacci, compagno di cabaret e autore dei programmi televisivi del duo comico “Cochi e Renato“. Il risultato è apprezzabile.
Inoltre, va fatta una menzione particolare per le musiche di Stelvio Cipriani.
Ad opinione di chi scrive, “Due cuori, una cappella” è una delle migliori commedie pozzettiane. Sicuramente da vedere!

Due cuori, una cappella

Un film di Maurizio Lucidi. Con Renato Pozzetto, Leopoldo Trieste, Agostina Belli, Aldo Maccione, Giusi Raspani Dandolo, Ursula Andress, Renato Pinciroli, Mario Brega, Dada Gallotti, Fortunato Arena, Claudio Nicastro, Alvaro Vitali, Massimo Boldi Commedia, durata 105 min. – Italia 1975.

Renato Pozzetto: Aristide Cacciamani
Agostina Belli: Claudia Giliberti
Aldo Maccione: Victor
Giusi Raspani Dandolo: la mamma di Aristide
Gianni Baghino: Tonino
Ursula Andress: sé stessa
Pia Morra: Speranza
Franca Scagnetti: la mamma di Speranza
Leopoldo Trieste: il custode del cimitero
Massimo Boldi: il prete cliente di Aristide
Mario Brega: il macellaio
Alvaro Vitali: il 1° tassista che accompagna Aristide e Claudia
Fulvio Mingozzi: il 2° tassista che accompagna Aristide e Claudia
Renato Pinciroli: il prete che confessa la mamma di Aristide
Alessandra Vazzoler: una conoscente di Aristide
Alba Maiolini: una conoscente di Aristide
Dante Cleri: un conoscente di Aristide e guardiano del cimitero
Salvatore Billa: il cameriere della trattoria
Gino Pagnani: Cesare Pancrazi, papà della bimba
Pietro Zardini: il ricettatore
Dada Gallotti: la mamma della bimba
Claudio Nicastro: il barista
Fortunato Arena: il vigile urbano

Regia Maurizio Lucidi
Soggetto Nicola Badalucco
Sceneggiatura Nicola Badalucco
Produttore Piero La Mantia
Casa di produzione Mars Film Produzione
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Aldo Tonti
Montaggio Renzo Lucidi, Simonetta Vitelli
Musiche Stelvio Cipriani
Scenografia Luigi Scaccianoce
Costumi Carlo Gentili

… tu basta che me regoli le molle. Ruba un po’ troppo. Poi finisce che i clienti svaghino… . Deve rubare 10 – 15 percento così almeno scarichiamo un po’ di tasse.

– Guardi: sformato di melanzane alla Claudio Baglioni.
– Bè, solo un angolino eh, tanto per gradire. Grazie.
– Lei sa come si prepara?
– No.
– Allora, si prende una porzione di pizza, la si lascia coinvolgere venti giorni a bordo dell’Amerigo Vespucci. Poi, si prende tutto, tutto, anche l’Amerigo Vespucci e si mette un bagno di schiuma tipo Viva la natura. Si lascia riposare per venti giorni poi si serve o bollente o gelato.

– Ch’è successo? Sì è macchiata la camicetta?! Le ho toccato la tetta… ?!
– Eh sì… .

– Ohhh, ti prego… controllati. Ohhh, approfittarsi così di una povera orfana indifesa… .
– Ho preso molto anche dalla mamma.

– Senti un po’, ma dove hai imparato la collaborazione all’amore? La Madonna eh! Sai che sei tremenda?!
– Leggo la Famiglia Cristiana… .

Il volgare è ritornato e si riprende il suo cappuccino! Buonanotte.

Eh la Madonna! Ma io capisco anche la furia della libidine… ma un po’ di ordine, no?!! Non siete nemmeno in casa vostra! Se io trattassi così il mio self godeur, dovrei cambiare tutte le fasce elastiche!

Il kidnapping non è poi un reato grave… . In Italia si dice: rapimento a scopo di estorsione. Ecco perché suona male. In America invece si dice kidnapping. È tutta un’altra cosa. Non vi pare?

Un povero ricco

un-povero-ricco-locandina-1

Eugenio Ronconi è un ingegnere ricco ma anche malvisto; ha ormai sviluppato un’autentica fobia per la povertà.
Teme infatti di dover perdere tutte le sue ricchezze, inclusa villa con maggiordomo e moglie viziatissima. Questa paura gli condiziona pesantemente la vita.
Il suo psicologo gli consiglia di provare a vivere da povero,in modo tale da essere eventualmente preparato all’evenienza.
Così Eugenio, dopo essersi rasato e reso irriconoscibile, si fa assumere nell’azienda che dirige, cambiando anche il cognome.
Sperimenta così tutti i disagi della povertà, inclusi i maltrattamenti dei suoi nuovi “superiori.
Incontra casualmente Marta, sua vicina di casa, una ragazza che per vivere è costretta a fare salti mortali, e alla fine se ne innamora.
Ma adesso ha il problema di dichiarare la sua reale identità alla donna mentre è costretto a dover sopravvivere nella giungla cittadina dove,
in qualche modo si adatta, grazie ai consigli del re dei barboni Stanislao.
Vedendo la situazione disperata della sua amata, Eugenio decide di riprendersi in mano la vita e con un improvviso blitz si libera di
tutti gli approfittatori che gli ronzavano intorno, inclusa la moglie infedele e il maggiordomo avido e traditore.
Regolati tutti i conti,con Marta si reca dal suo “amico” Stanislao e… .

un-povero-ricco-2

un-povero-ricco-3
Un povero ricco è una commedia leggera diretta da Pasquale Festa Campanile su un soggetto dello specialista Ottavio Jemma,
dal quale aveva attinto a piene mani per i precedenti La matriarca, Dove vai tutta nuda?, Con quale amore, con quanto amore ecc. .
Sullo sfondo della Milano da bere del 1983, il regista lucano costruisce una commedia che ha il suo punto di forza nell’innata simpatia che Renato Pozzetto ispira con tutti i suoi personaggi.
La trama è esilissima eppure in qualche modo godibile, grazie anche alla presenza di Carlo Mazzarella che con la sua caratteristica voce rauca e il
milanesissimo accento è un simpaticissimo e furfante Stanislao,furbo barbone dalle mille astuzie.
Milano, con i suoi navigli e la sua vita frenetica sono solamente marginali alla storia; non c’è in Festa Campanile la consueta graffiante ironia,che resta molto defilata a tutto vantaggio della commediola che scorre sullo schermo.
La pellicola presenta alti e bassi, soprattutto quando si percepisce nettamente il tentativo del regista di portare la storia verso un lieto fine che chiude il film in puro stile favoletta: un elicottero che sparge banconote a pioggia sulla chiatta comandata da Stanislao.
Un vero peccato, perchè fino a quel punto qualche felice battuta (la forchettata di Stanislao, la moglie che si pesa le tette ecc.) avevano sicuramente strappato più di un sorriso.

un-povero-ricco-1

un-povero-ricco-5
Un povero ricco è il terzultimo film della lusinghiera carriera di Festa Campanile,che nello stesso anno dirige Il petomane con Ugo Tognazzi prima di chiudere la sua esperienza
cinematografica con l’incerto Uno scandalo perbene del 1984, due anni prima che scompaia improvvisamente, a soli 59 anni.
Un film dicevo costruito su Pozzetto ma anche su una affascinante Ornella Muti,la donna di cui si infatua il protagonista.
Anche la Muti è in un periodo d’oro,come del resto Pozzetto, che però stride in maniera fortissima con la conclamata crisi del cinema italiano; infatti, da lì a due anni, avrebbe toccato il fondo con meno di 90 film prodotti nel nostro paese.
La Muti è bella ma palesemente in imbarazzo,mentre Pozzetto è la solita garanzia, grazie al consueto ruolo brillante che gli viene cucito addosso.
Completano il cast Ugo Gregoretti,regista, attore e giornalista di valore qui nel ruolo dello psicologo e un bravissimo Mazzarella.
Buone le musiche di Stelvio Cipriani mentre di sicuro effetto è la location milanese degli anni d’oro del craxismo.
Film totalmente disimpegnato per una serata rilassante.

un-povero-ricco-10

un-povero-ricco-4
Un povero ricco

Un film di Pasquale Festa Campanile. Con Renato Pozzetto, Ornella Muti, Piero Mazzarella, Corrado Olmi, Ugo Gregoretti, Antonio Marsina, Nanni Svampa, Gabriele Tozzi Commedia, durata 92 min. – Italia 1983

un-povero-ricco-banner-gallery

un-povero-ricco-7

un-povero-ricco-6

un-povero-ricco-8

un-povero-ricco-9

un-povero-ricco-12

un-povero-ricco-13

un-povero-ricco-14

un-povero-ricco-15

un-povero-ricco-11

un-povero-ricco-banner-protagonisti

Renato Pozzetto: Eugenio Ronconi/Eugenio Ragona
Ornella Muti: Marta
Piero Mazzarella: Stanislao, detto Fosforo
Patrizia Fontana: Romina
Nanni Svampa: maggiordomo
Corrado Olmi: Neroni, capo del personale
Antonio Marsina: avvocato Marini
Dino Cassio: barista
Ugo Gregoretti: psicologo
Giulio Massimini: commissario
Bruno Rosa: direttore del supermercato
Massimo Buscemi: l’uomo che riceve i fiori
Massimo Mirani: venditore abiti usati

un-povero-ricco-banner-cast

Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Ottavio Jemma
Francesco Venturoli
Sceneggiatura Renato Pozzetto
Produttore Achille Manzotti
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Amedeo Salfa
Musiche Stelvio Cipriani e Monica Castello
Scenografia Ezio Altieri
Costumi Rosanna Andreoni

un-povero-ricco-banner-citazioni

“Ma perchè abbiamo dei cani così stronzi? Licenzialo!”
“Gli stronzi sono conseguenza del cibo ma non mangiano!”

Curiosità sul film tratte dal sito http://www.cinepanettoni.it

Piero Mazzarella, Stanislao, è stato uno dei più grandi attori teatrali della scena Milanese, nonchè pioniere della rete tv Canale 5 nei primi anni 80, all’interno della quale venivano trasmessi i suoi spettacoli teatrali.

. il barista che caccia Pozzetto dal bar dopo che lui ruba un bicchiere di latte è Dino Cassio, uno dei caratteristi più presenti nei film cult a cavallo tra gli anni 70 e 80, nonchè membro dei Brutos e indimenticato prete nella famosissima scena degli schiaffi di “Vieni avanti cretino”.

. La storica scena della forchetta data da un operaio a Pozzetto, è stata girata alla Darsena di Milano, che in quel periodo era veramente un cantiere in quanto stava per essere realizzata la fermata della metropolitana “Porta Genova”.

. il regista Pasquale Festa Campanile, entusiasta della riuscita del film e del sodalizio lavorativo con Pozzetto, deciderà proprio dopo “Un povero ricco” di girare l’immenso cult “Il ragazzo di campagna”.

. La scena finale della casa galleggiante è girata a Gaggiano, pressochè nello stesso punto in cui nel film “Asso” Adriano Celentano viene ucciso dal sicario.

un-povero-ricco-banner-recensioni
L’opinione del sito http://www.mymovies.it

Eugenio, ricco industriale, ha l’ossessione del fallimento e della conseguente povertà. Decide quindi, su consiglio dello psicanalista, di provare a vivere la sua ossessione nella realtà. Si trasforma quindi in povero e si fa assumere in una delle sue aziende in cui viene trattato non proprio con i guanti… Avrà anche il modo di affezionarsi a una vicina di casa, Marta, che non ha una vita facile.
Renato Pozzetto in questo film è ancora perfettamente abile nel giostrare i propri personaggi facendoli passare dal surreale al pragmatico non dimenticando di evidenziare una morale, magari un po’ didascalica, ma esposta sempre con il sorriso sulle labbra. Accanto a lui un’Ornella Muti in uno dei ruoli da commedia meglio riusciti. Da non perdere il cameo di Piero Mazzarella nei panni del clochard (barbone per i milanesi).

L’opinione di Lina dal sito http://www.filmtv.it

Commedia poco originale che non è di certo una delle migliori di Pozzetto e che ricorda molto vagamente la ben più brillante commedia di Mel Brooks, “Vita da cani” in cui un ricco signore sperimenta quanto sia dura la vita di uno straccione.
La trama è scorrevole, ha diversi momenti simpatici e godibili e riesce a divertire quanto basta nel mostrare come un ricco difficilmente riesca ad adattarsi a “fare” il povero, però questa volta la verve comica di Pozzetto appare un po’ fiacca e sottotono e le ragioni che spingono il suo personaggio a sperimentare la miseria appaiono bizzarre, nonsense ed esagerate, poichè lo fanno apparire come un paranoico preda di una strana psicosi fobica (quella di poter diventare povero da un giorno all’altro se gli accadesse di perdere ad esempio il lavoro – come se alla fine non potesse cercarsene un altro in un’epoca in cui il lavoro ancora c’era!). Nel film di Brooks perlomeno invece si dava un senso alla volontà del protagonista ricco di vivere da povero per qualche tempo, ma le pellicole finiscono comunque entrambe con l’aggrapparsi ad una parentesi romantica per donare un po’ di reale consistenza alla storia anche se questa volta Pozzetto e la Muti, non fanno “scintille” sul set come nel caso di “Nessuno è perfetto”.

L’opinione di Renato dal sito http://www.davinotti.com

Altro ottimo titolo pozzettiano dei bei tempi. Non è certo il suo film migliore, a dirla tutta, ma così averne. L’inizio è un po’ loffio se vogliamo, e Pozzetto come ricco industriale carognone non può certo funzionare; ma non appena diventa povero (anche se per scelta) il film prende subito quota per poi decollare definitivamente con l’ingresso in scena del grandissimo Piero Mazzarella. Tutte le sue scene sono memorabili, ed accompagnano la pellicola all’ovvio finale. Per me, è ormai un classico nel vero senso della parola.

Fico d’India

Fico d'India locandina

Gradevole compitino in classe del maestro Stefano Vanzina alias Steno diretto nel 1980,Fico d’India è una
commedia leggera,al limite dell’impalpabile,che si avvale della sceneggiatura di Raimondo Vianello e Sandro Continenza.
Una storiella imbastita attorno al personaggio principale,quel Renato Pozzetto star del box office nel periodo di declino del cinema
italiano,in cui a predominare sono le produzioni disimpegnate,vero e proprio simbolo degli anni ottanta,frivoli e all’insegna del riflusso.
A fare da contorno un cast di buone spalle e comprimari,come Aldo Maccione,che nel film duetta alla pari con il comico milanese,
che nell’arco di soli tre anni è impegnato in dodici produzioni,tutte di largo successo popolare.
La bellezza di turno è una splendida Gloria Guida,la cui recitazione però è ai minimi sindacali;ma in questi film quello che contava era mostrare
qualche scena di nudo,per aggiungere pepe alla storia e poco altro.In realtà non era certo richiesta una presenza o un livello recitativo alto,visto
il tenore quasi da avanspettacolo di molti di questi filmetti creati e costruiti a tavolino per raccogliere il massimo con il minimo sforzo.
Intendiamoci,Steno non è lontano dal suo standard abituale;ma la sua fase creativa è da tempo relegata negli angusti limiti della commedia leggerissima.

Fico d'India 3

Fico d'India 1
La storia si sviluppa attorno alle due figure principali,quella di Lorenzo Millozzi sindaco di Cavagnano,paesino del varesotto in cui l’occupazione principale sembra essere il pettegolezzo e quella di Arrigo detto Ghigo Buccilli,playboy impenitente e gran seduttore delle mogli degli ignavi maschi cavagnanesi,abili con la lingua ma evidentemente meno abili nel talamo.
Ghigo,uso a regalare alle sue prede in gonnella delle cernie con in bocca un fiore,punta la splendida moglie di Lorenzo,Lia Millozzi,senza però riuscire a fare breccia.
Così si presenta a casa sua,dove però viene colto da un infarto.
Lorenzo,per mettere a tacere uno scandalo,lo accoglie in casa e di la inizieranno per lui una serie di peripezie coronate però dalla nascita di una bella amicizia proprio con colui che voleva sedurgli la moglie.
Trama quasi inesistente,quindi,affidata all’estro e alla simpatia del comico milanese Pozzetto a cui viene affiancato un altro maestro del riso facile,Aldo Maccione.
La commedia scivola via con qualche felice intuizione e un deja vu che appare fulmineo sin dalle prime battute.
Fico d'India 5

Fico d'India 6
Ma tant’è…
Come detto all’inizio,a fare da contorno troviamo alcuni bravi caratteristi come Daniele Formica,la bella Licinia Lentini e un Diego Abatantuono ormai vicino al grande successo del 1982,quel Eccezzziunale… veramente che lo porterà ad essere una star del box office.
Non certo il miglior Steno,non certo un film memorabile,che però riesce a far passare con leggerezza il tempo della visione della pellicola.fra qualche risata di sano gusto e qualche fugace nudo della Guida.
Il contesto sociale è completamente trascurato,anche perchè la satira sul costume tipico del paesino pettegolo è ormai da tempo ampiamente logora.
Resta quindi alla fine poco o nulla,ma il successo ai botteghini ripaga produttore e regista e i conti tornano.
Carina la location,diligente la fotografia e le musiche di Giancarlo Chiaramello.

Fico d'India 16

Fico d'India 2
Fico d’India

Un film di Steno. Con Renato Pozzetto, Gloria Guida, Aldo Maccione, Luca Sportelli, Loredana Martinez, Gianfranco Barra,
Dario Ghirardi, Diego Abatantuono, Licinia Lentini, Daniele Formica, Renato Montalbano Commedia, durata 98 min. – Italia 1980

Fico d'India banner gallery

Fico d'India 4

Fico d'India 7

Fico d'India 8

Fico d'India 9

Fico d'India 10

Fico d'India 11

Fico d'India 12

Fico d'India 13

Fico d'India 14

Fico d'India 15

Fico d'India banner protagonisti

Renato Pozzetto: Lorenzo Millozzi
Gloria Guida: Lia Millozzi
Aldo Maccione: Arrigo “Ghigo” Buccilli
Diego Abatantuono: capo delle “Belve”
Gianfranco Barra: il commissario di Polizia
Daniele Formica: Lanzarotti
Luca Sportelli: don Eusebio
Roberto Della Casa: il portiere
Néstor Garay: il fratello di Lorenzo
Dario Ghirardi: il barista
Renato Montalbano: Il dottore della compagnia assicurativa
Loredana Martinez: Marcellina, domestica di Millozzi
Licinia Lentini: la moglie di Cicognelli
Angelo Pellegrino (non accreditato): Barilotti, il segretario di Lorenzo
Daniele Vargas (non accreditato): il presidente della compagnia assicurativa
Giulio Massimini: Baldini, il vigile urbano

Fico d'India banner cast

Regia Steno
Soggetto Steno, Renato Pozzetto, Enrico Vanzina, Sandro Continenza, Raimondo Vianello
Sceneggiatura Steno, Renato Pozzetto, Enrico Vanzina, Sandro Continenza, Raimondo Vianello
Produttore Achille Manzotti
Fotografia Carlo Carlini
Montaggio Raimondo Crociani
Musiche Giancarlo Chiaramello
Scenografia Paola Comencini
Costumi Silvio Laurenzi

Fico d'India banner recensioni

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Commediola atipica, in cui si trova del buono e del cattivo. Buona la trovata iniziale, buono Pozzetto che angaria i dipendenti e maltratta la moglie, buono (specialmente all’inizio) Maccione e buono Barra, ma pessima la parte “en travesti”, brutto il finale, la Guida (bellissima) ai minimi storici nella recitazione, Abatantuono mediocre (si ha quasi l’impressione che la parte sua e dei suoi scagnozzi sia stata aggiunta dopo, come si si volesse rimpolpare il film!).
Guardabile, perché qualche risata la strappa, ma dalla metà in poi annoia.
Galbo

Commediola non memorabile diretta da uno dei maestri del genere (Steno) e ambientata nella fertile (in senso cinematografico) provincia italiana.
Il tema principale è infatti la popolaresca abitudine delle dicerie di paese con il sottobosco di personaggi che alla lunga rappresentano la cosa migliore del film.
Il resto è dato da gag spesso non adeguatamente calibrate e prive di grande mordente. Anche la regia appare piuttosto svogliata.
Undying

Commedia (scritta in parte dallo stesso Pozzetto) resa particolarmente gradevole per la presenza di personaggi di contorno esilaranti ed indovinati (in particolare Diego Abatantuono).
Le scene del set sono state calcate da un nutrito gruppo d’attori, presenti anche nella più “andante” commedia sexy (Barra, Maccione, Jimmy il Fenomeno, Vargas) e da questa viene prelevata, di peso, la splendida Gloria Guida. La trama è banalotta ed imbastita allo scopo di dare corso ad una serie di gag ispirate alle dicerie “quotidiane” d’un paesotto provinciale.

Puppigallo

Tenere testa a Pozzetto è un’impresa notoriamente titanica. Ma qui Maccione, se non altro, funge da ottima spalla, dandogli spesso il la per le battute, costringendo il povero Renato ad accudirlo come un bambino,
per evitare un enorme scandalo. C’è anche Abatantuono, in un ruolo marginale (teppista devoto a Little Tony), ma a farla da padroni sono i due protagonisti; e anche Gloria Guida, oltre a essere di una bellezza fuori dal comune,
interpreta bene il suo ruolo di moglie scontenta e annoiata. Qualche caduta di stile c’è (il festino in casa), ma il livello resta comunque buono. Riuscito.
Homesick

Simpatica commedia che ironizza sugli intrallazzi e i pettegolezzi della provincia, avvalendosi di un duo di tutto rispetto: Pozzetto in un ruolo finalmente un po’ diverso dal solito e Maccione nei panni di un irrefrenabile corteggiatore
(e pescatore) che danno vita a gradevolissimi battibecchi. Emerge Abatantuono come teppista notturno; piacevoli interventi di Vargas, Formica, Barra. La Guida regala nudi sempre con grande eleganza e naturalezza.

Nessuno è perfetto

Nessuno è perfetto locandina 1

Un giovane vedovo,Guerrino,proprietario di un’azienda vinicola,dopo la morte della moglie vive sotto lo stesso tetto con la suocera.
La quale non tanto segretamente vorrebbe diventare l’amante dell’uomo,che per questo motivo è deriso apertamente dai suoi amici tra i quali
si distingue lingua profonda.
Una sera,in palese imbarazzo con l’invadente suocera che le si è infilata nel letto,Guerrino approfittando di una telefonata esce di casa,destinazione Milano.
Qui incontra per la prima volta la splendida Chantal,una modella;la segue in albergo e per un fortuito caso beve un bicchiere colmo di barbiturici che la donna aveva preparato per se.
Tra Guerrino e Chantal nasce ben presto un affetto profondo,ma l’uomo non sa che in realtà Chantal,prima di diventare donna,era un paracadutista tedesco.
I due convolano a nozze,ma ben presto Guerrino inizia a rendersi conto che in sua moglie c’è qualcosa che non quadra;la donna ha una forza fisica davvero notevole ma sopratutto si irrigidisce quando le lui le confessa di desiderare un figlio,opponendo un netto rifiuto.
Sarà sua suocera a svelargli la verità.

Nessuno è perfetto 1

Nessuno è perfetto 2
Il colpo per Guerrino è durissimo;è innamorato di sua moglie,ma non riesce ad accettare almeno all’inizio l’identità sessuale precedente della moglie.
Ma nonostante le risate di scherno e gli sfottò degli amici e gli intrighi della suocera Guerrino scoprirà di non pter fare a meno di Chantal.
Nel finale anzi deciderà di adottare il figlio della donna,avuto da una relazione precedente quando era ancora un uomo.
Gradevole commedia firmata dal lucano Pasquale Festa Campanile,Nessuno è perfetto ha una caratteristica che la distingue dalla massa amorfa di pellicole dei primi anni ottanta,ovvero una completa assenza di volgarità.
Il che,visti i tempi che correvano,era davvero oro colato.
Costruita su un binomio di grande successo cinematografico,il duo Pozzetto-Ornella Muti,rispettivamente re e regina del box office (Sono fotogenico,Fico d’India e Mia moglie è una strega per Pozzetto nel biennio 80-81 e Il bisbetico domato,Innamorato pazzo per la Muti),Sono fotogenico gioca tutte le sue carte sulla simpatia innata che ispira Pozzetto e sullo charme e la grande bellezza di Ornella Muti,nel pieno del fulgore e del fascino.

Nessuno è perfetto 3

Nessuno è perfetto 4
Di suo Festa Campanile ci mette la comprovata abilità nel dirigere commedie strutturate semplicemente,con un pizzico di ironia e tanto mestiere.
Reduce dai risultati altalenanti di Il ladrone,Qua la mano e Manolesta,Festa Campanile torna alla struttura classica della commedia inserendo la novità della love story tra un transessuale e un vedovo.
Il rischio di cadere nella volgarità ,con queste premesse,è altissimo;ma il regista di Melfi sceglie saggiamente una linea soft,usando un linguaggio pulito e una storia semplice ma imbastita alla perfezione.
Altra caratteristica specifica del film è l’ambientazione,che una volta tanto non è localizzata al sud.
Niente Sicilia e niente Calabria.
Ma la bergamasca,ritratta come provincia pettegola e farisea.

Nessuno è perfetto 12

Nessuno è perfetto 18
Festa Campanile non usa la sciabola ma il fioretto;sembra quasi di vedere il suo sorriso indulgente stampato sul volto mentre dipinge,tratteggia i personaggi di lingua profonda,del play boy Nanni o peggio della perfida suocera del protagonista.
Per il film il regista sceglie un cast di comprimari di buon livello;c’è una bravissima Lina Volonghi nel ruolo della suocera un tantino sordida di Guerrino,Massimo Boldi in quello del linguacciuto tassista lingua profonda,Felice Andreasi in quello dell’amico fraterno e Gabriele Tinti in un insolito ruolo da play boy,ancora più insolito per un film a sfondo comico.
Niente nudità gratuite,niente volgarità,sorriso che aleggia per tutto il film.
Un buon viatico per un film sicuramente ben fatto,ben diretto e ben recitato.
Da vedere.

Nessuno è perfetto 13

Nessuno è perfetto

Un film di Pasquale Festa Campanile. Con Renato Pozzetto, Massimo Boldi, Ornella Muti, Lina Volonghi,Gabriele Tinti, Felice Andreasi Commedia, durata 105 min. – Italia 1981.

Nessuno è perfetto banner gallery

Nessuno è perfetto 5

Nessuno è perfetto 6

Nessuno è perfetto 7

Nessuno è perfetto 8

Nessuno è perfetto 9

Nessuno è perfetto 10

Nessuno è perfetto 11

Nessuno è perfetto 14

Nessuno è perfetto 15

Nessuno è perfetto 16

Nessuno è perfetto 17

Nessuno è perfetto 19

Nessuno è perfetto 20

Nessuno è perfetto banner protagonisti

Renato Pozzetto: Guerrino Castiglione
Ornella Muti: Chantal
Felice Andreasi: Enzo, l’amico fraterno di Guerrino
Massimo Boldi: il tassista pettegolo Lingua profonda
Gabriele Tinti: il commerciante e playboy Nanni
Benedetto Ravasio: lavoratore di Guerrino
Lina Volonghi: la suocera di Guerrino, madre della sua defunta prima moglie

Nessuno è perfetto banner cast

Regia Pasquale Festa Campanile
Soggetto Franco Ferrini, Enrico Oldoini, Bernardino Zapponi,
Sceneggiatura Franco Ferrini, Renato Pozzetto, Enrico Oldoini
Produttore Luigi De Laurentiis, Aurelio De Laurentiis e Achille Manzotti
Fotografia Alfio Contini
Montaggio Amedeo Salfa
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Giantito Burchiellaro

Nessuno è perfetto banner recensioni

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Markus

“Nessuno è perfetto” è un film che adoro, forse perché girato in forma confidenziale e suggestiva, come accadde frequentemente nei Pozzetto-movies dei primi anni ottanta.
Pasquale Festa Campanile gira la pellicola a Bergamo ed offre a Pozzetto la possibilità di  far divertire con il suo umorismo surreale e pacato, ma dando spazio a note riflessive che possono deludere chi desideri la comicità pura: no, qui siamo in una pochade surreale… è giusto così! La Muti a film alterni funziona, qui è andata bene… Valido il commento musicale di Riz Ortolani.

Zender

Gradevole commedia con qualche difficoltà a sintetizzare le scene più divertenti. il ritmo, d conseguenza, non è dei più travolgenti e
l’eccesso di “momenti d’intimità” tra Pozzetto e la Muti non agevola in questo senso. Però il cast è ben scelto, Bergamo offre uno sfondo da perfetta vita provinciale del Nord (come fu per La poliziotta), caratteristi come Boldi e Andreasi funzionano e Lina Volonghi perfida suocera ha dei gran duetti col protagonista (che dopo aver bevuto due litri di grappa ci è finito pure a letto insieme). La Muti è in parte.

Trivex

Nel 1981 forse non era una “operazione” tanto frequente e nemmeno un tema così scontato e affrontato, questo. Festa Campanile però riesce nella missione possibile di elaborarlo con una discreta disinvoltura, grazie in larga parte all’irresistibile Pozzetto nella sua classica interpretazione (quella che ne ha fatto un mito).
La Muti è al massimo del fervore estetico e recita pure benino, molto “al miele” quando non tira cazzotti. Belle anche le location e la musica di Riz Ortolani (adeguatissima), che ti entra in testa con notevole facilità.

Nessuno è perfetto flano

“Uelà,ma a chi darai tutti questi pesci che prendi?
– A sua suocera no? Perchè tanto lei i pesci ce li ha già-

Te lo dico con le buone maniere: “Fuori dai coglioni!”.

Nessuno è perfetto foto 1

Ornella Muti sul set

Nessuno è perfetto foto 2

Renato Pozzetto

Nessuno è perfetto foto 3

Ornella Muti

Nessuno è perfetto foto 4

Lina Volonghi

Nessuno è perfetto foto 5

Felice Andreasi

Nessuno è perfetto locandina 2

Nessuno è perfetto banner location

Nessuno è perfetto location  Biblioteca Civica cittadina A.Mai

La Biblioteca Civica A.Mai Bergamo oggi

Nessuno è perfetto location 1 Piazza vecchia Bergamo 2

Piazza Vecchia,Bergamo nel film

Nessuno è perfetto location 1 Piazza vecchia Bergamo

Piazza Vecchia oggi

Nessuno è perfetto location cimitero civico di Bergamo 2

Il cimitero civico di Bergamo oggi

Nessuno è perfetto location cimitero civico di Bergamo

Il cimitero nel film

Nessuno è perfetto location Fontana Contarini

La Fontana Contarini oggi

Nessuno è perfetto location Villa Masnada

Villa Masnada,Bergamo oggi

Nessuno è perfetto location Villa Masnada 2

L’interno della villa Masnada nel film

Nessuno è perfetto Stazione di bergamo

La stazione di Bergamo

Nessuno è perfetto Stazione di bergamo 2

La stazione nel film

Nessuno è perfetto locandina 2

Telefoni bianchi

 

Telefoni bianchi locandina 1

 

 

Il sogno di Marcella Valmarin,bella ragazza veneta che lavora come cameriera ed è fidanzata con Roberto è quello di diventare un’attrice;siamo nell’epoca mussoliniana ed il cinema è nella fase dei cosiddetti “telefoni bianchi“, quel periodo cinematografico caratterizzato dalla presenza nei film di telefoni bianchi, simbolo di uno status sociale elevato, in netta opposizione ai telefoni neri che erano in possesso della fascia più popolare della società.
Marcella trova nell’impresario Luciani un insperato aiuto; l’uomo la seduce con la promessa di introdurla nel mondo del cinema.
In realtà l’uomo non è affatto un impresario e Marcella lo scopre subito dopo essere arrivata a Roma dove ben presto diventa l’amante di alcuni personaggi che approfittano di lei con la promessa di coronare il suo sogno.
Marcella, che nel viaggio verso Roma ha portato con se Roberto riesce comunque a portare all’altare il suo fidanzato; ma sull’altare Roberto, che ha scoperto di essere stato tradito da Marcella con Bruno,un ufficiale fascista, la pianta in asso sull’altare gridandole parolacce.

Telefoni bianchi 14

Telefoni bianchi 13
Così a Marcella non resta che di diventare l’amante di Bruno, che in pratica la trasforma ben presto in una prostituta; la madre di Bruno infatti gestisce un bordello ed è qui che miseramente finiscono i sogni di gloria di Marcella.
Ma un incontro imprime una svolta alla vita della giovane;casualmente diventa l’amante del Duce che la ricompensa facendola finalmente diventare un’attrice e spedendo il malcapitato Roberto in Spagna, dove infuria la guerra civile.
Con il nome di Alba Doris, Marcella che ha alle spalle l’onnipotente figura di Mussolini diviene ben presto famosa e finisce anche per diventare l’amante dell’attore Franco D’Enza, uno stravagante personaggio cocainomane e vanaglorioso.
Ma la rovina incombe su tutti i personaggi legati al fascismo: l’armistizio provoca la caduta del regime e Marcella rimane senza lavoro e per giunta senza una lira.
Così, messi da parte i sogni di gloria, la ragazza ritorna a casa con un viaggio avventuroso durante il quale, per vivere,è costretta nuovamente a prostituirsi.

Telefoni bianchi 16

Telefoni bianchi 15
A casa trova una brutta sorpresa;i suoi, che la credevano ricca, quando scoprono che in realtà Marcella è nelle stesse condizioni di quando è partita la cacciano malamente di casa.
La guerra è finita e Marcella riesce a trovarsi un marito; ma non ha dimenticato Roberto, che ha finito per combattere tutte le guerre del fascismo prima di approdare in Russia.
Marcella approfitta di un viaggio del marito in quel paese per andare a cercare la tomba del fidanzato ma…
Telefoni bianchi, uscito nelle sale nel 1976 è un affresco creato da Dino Risi per celebrare ironicamente il periodo più in chiaro oscuro del cinema italiano, quello dei telefoni bianchi.
In qualche modo il regista milanese tenta di costruire un film con l’impronta della saga ma tutta una serie di circostanze, inclusa una sceneggiatura a corrente alternata impediscono la perfetta riuscita dell’operazione.
Troppo deboli i personaggi, tropo leggera la ricostruzione storica, tropo leggero il tono usato verso un periodo storico viceversa pieno di contraddizioni che il regista non solo non coglie, ma finisce per marginalizzare creando una storia dal tono leggero stridente con la realtà storica degli avvenimenti.

Telefoni bianchi 1

Telefoni bianchi 2
Nonostante un cast di assoluto livello, che include per esempio Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman, Agostina Belli e Renato Pozzetto, Maurizio Arena, William berger,Cochi Ponzoni e Lino Toffolo il film sbanda, ondeggia e non affonda solo perchè comunque il gran mestiere di Risi mimetizza i mille difetti, alcuni dei quali capitali, del film.
Che parte benissimo, si smorza nella parte centrale e si riprende solo nel finale con la sequenza in cui Marcella non riconosce nel contadino a cui hanno chiesto informazioni; quello che sorprende maggiormente è la disomogeneità e lo scoordinamento dello stesso sopratutto alla luce del lavoro precedente, lo splendido Profumo di donna dell’anno prima e di quello successivo, Anima persa, un gran bel film anomalo.
In tutti e tre i casi il regista utilizza Vittorio Gassman, che guarda caso proprio in questo film rende al minimo, con un personaggio che non gli è congeniale.

Telefoni bianchi 5
Comunque, non siamo di fronte ad un film brutto ma piuttosto ad un film debole e troppo lungo (2 ore) che comunque si lascia seguire.
Purtroppo non ho trovato link in streaming dello stesso, che è presente in versione digitale sui p2p.

Telefoni bianchi

Un film di Dino Risi. Con Vittorio Gassman, William Berger, Agostina Belli, Maurizio Arena, Lino Toffolo,Cochi Ponzoni, Attilio Dottesio, Michele Malaspina, Ugo Tognazzi, Eleonora Morana, Renato Pozzetto, Alvaro Vitali, Laura Trotter, Monica Fiorentini, Franca Stoppi, Paolo Baroni, Carla Terlizzi, Dino Baldazzi, Leonora Morano, Marcello Fusco, Enrico Marciani, Giovanni Brusateri, Edoardo Florio, Monico Fiorentini, Toni Maestri, Renate Schmidt, Giacomo Assandri Commedia, durata 120′ min. – Italia 1976.

Telefoni bianchi banner gallery

 

Telefoni bianchi 3

Telefoni bianchi 4

Telefoni bianchi 6

Telefoni bianchi 7

Telefoni bianchi 8

Telefoni bianchi 9

Telefoni bianchi 10

Telefoni bianchi 11

Telefoni bianchi 12

Telefoni bianchi banner protagonisti

Agostina Belli: Marcella Valmarin, alias Alba Doris
Maurizio Arena: Luciani
William Berger: Franz
Vittorio Gassman: Franco D’Enza
Renato Pozzetto: Bruno
Cochi Ponzoni: Roberto Trevisan
Lino Toffolo: Gondrano
Ugo Tognazzi: Adelmo
Paolo Baroni: segretario di Marcella
Eleonora Morana: madre di Marcella
Dino Baldazzi: Benito Mussolini

Telefoni bianchi banner cast

Regia Dino Risi
Soggetto Dino Risi e Bernardino Zapponi
Sceneggiatura Dino Risi, Ruggero Maccari, Bernardino Zapponi
Produttore Pio Angeletti, Adriano De Micheli
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Luciano Ricceri
Costumi Luciano Ricceri

Telefoni bianchi banner recensioni

L’opinione di sasso67 dal sito http://www.filmtv.it

Film poco riuscito, nonostante le buone premesse, di un regista tra i più sopravvalutati e antipatici della commedia all’italiana. Qui utilizza male anche Vittorio Gassman, oltre ad attribuire il ruolo di protagonista in un film di ambizioni quasi storiografiche ad un’attrice che non ne aveva lo spessore come Agostina Belli. Come detto, l’inizio è promettente, ma il prosieguo si perde in una sfilza di macchiette anche poco divertenti, per sbracare completamente nel finale con una scena indegna di Gassman, che suona come un insulto al bel finale della “Grande guerra”.
Si tratta di un’occasione persa, probabilmente per troppa ambizione rispetto ai mezzi a disposizione: il difetto originario sta nella sceneggiatura, ma nemmeno gli interpreti si dimostrano all’altezza; forse il solo Tognazzi si dimostra all’altezza della propria fama interpretativa nella parte di un gobbo malefico che vende ai nazisti una famigliola di ebrei.

L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Non sgradevole, ma non riuscito. C’è chi buca (Ponzoni), chi si prende uno spazio (Pozzetto), chi iper-gigioneggia (Gassman). Buono Maurizio Arena. Agostina ci prova, ma non regge un film che cala per snodi faciloni, funzionante talora (il matrimonio fascista, le epifanie ducesche, il postribolo), ma non nell’insieme. Da comico-grottesco tira infine al dramma, con intenti “nobili”, ma non in sintonìa col resto. Talora grazioso, mai bello. La Mancini, non accreditata, è la prostituta vestita da marinaretto.

L’opinione di Guggly dal sito http://www.davinotti.com

Curioso film dalla riuscita altalenante: tanti episodi, per lo più grotteschi, uniti dalla storia di questa inqualificabile servetta che riesce comunque, malgrado tutto, nei suoi intenti. Veramente impressionante l’episodio di Tognazzi e gli ebrei. Gassman gigioneggia, ma il personaggio è azzeccato. Pozzetto e Ponzoni sembrano due cartoni animati. La Belli è il “deus ex machina” attraverso cui raccontare un non glorioso passato che ci appartiene.

L’opinione di Thegaunt dal sito http://www.filmscoop.it

Risi offre uno spaccato d’epoca attraverso due protagonisti dall’amore travagliato e irraggiungibile nello stile del cinema d’epoca, quello dei telefoni bianchi, macchina di propaganda per distogliere un paese dai suoi problemi reali. Marcella si immergerà totalmente in questo sogno precluso a Roberto, ancorato nella vita reale, ma persino per lei il sogno finirà con l’incedere della guerra.
La Belli e Ponzoni sono bravi, però scade troppo nel macchiettistico nei personaggi di contorno, anche se bisogna dire, ad onor del vero, che Tognazzi interpreta una carogna difficile da dimenticare.

Telefoni bianchi banner foto

Telefoni bianchi foto 11

Telefoni bianchi foto 10

Telefoni bianchi foto 9

Telefoni bianchi foto 8

Telefoni bianchi foto 7

Telefoni bianchi foto 6

Telefoni bianchi foto 5

Telefoni bianchi foto 4

Telefoni bianchi foto 3

Telefoni bianchi foto 2

Telefoni bianchi foto 1

Telefoni bianchi locandina 5

Telefoni bianchi locandina 3

Telefoni bianchi locandina 2

Telefoni bianchi locandina 4

Telefoni bianchi locandina 6

Giallo napoletano

Giallo napoletano locandina

Un intrigo complicatissimo che vede un professore d’orchestra famosissimo, una registrazione compromettente che potrebbe rovinarlo, la sua bella moglie di colore e poi 3 vittime, un mucchio di milioni, una splendida infermiera e infine un insegnante di mandolino classico e un padre spendaccione e giocatore d’azzardo.
Sono gli elementi con cui gioca Sergio Corbucci nel 1979 con questo suo Giallo napoletano, coinvolgendo in questa divertente e gustosa commedia un cast assolutamente all star, con la presenza contemporanea di attori del calibro di Marcello Mastroianni, Ornella Muti, Renato Pozzetto, Michel Piccoli, Zeudi Araya, Capucine , Peppino De Filippo, Elena Fiore, Peppe Barra in una sarabanda di colpi di scena, omicidi, tradimenti amore ed altro.
Il protagonista principale è Raffaele Capece, insegnante di mandolino che si è dovuto ridurre a suonare nei ristoranti per colpa del padre, che gioca a tutto quello che c’è da giocare perdendo sistematicamente i soldi che il figlio racimola faticosamente.
Raffaele, con i capelli perennemente arruffati ha anche un problema fisico, un piede zoppo che lo costringe da piccolo ad un’andatura claudicante.

Giallo napoletano 17

Giallo napoletano 16
Eppure, nonostante questo, l’uomo riuscirà ad avere due avventure galanti con le due più belle protagoniste del film, la bella infermiera Lucia e la splendida moglie del direttore d’orchestra Victor Navarro, ovvero Elizabeth.
La storia comincia con una serenata che Raffaele è costretto a fare sotto il balcone di un hotel, per saldare uno dei debiti contratti dal padre; durante questa serenata Raffaele assiste ad un omicidio e da quel momento verrà coinvolto in una girandola di situazioni a tratti surreali a tratti pericolose, nel corso delle quali sfiorerà la morte.
Con l’aiuto di Lucia Raffaele arriverà a districare la matassa, non prima di aver visto morire alcune persone, fra le quali anche un usuraio che lo taglieggiava.
E alla fine la sua arguzia lo porterà, involontariamente, a diventare milionario.
Giallo napoletano è una commedia classica, con qualche elemento thriller ma principalmente comica; per certi versi ricorda il fortunato La donna della domenica, che lo stesso Mastroianni aveva interpretato nel 1975 con la regia di Luigi Comencini

Giallo napoletano 14

Giallo napoletano 13
Una commedia a tratti surreale, pervasa da una comicità fine e amena, merito sopratutto della spiccata simpatia che i personaggi di Raffaele e Natale Capece suscitano nello spettatore;il primo, interpretato da un Mastroianni semplicemente perfetto, è un napoletano all’apparenza ingenuo e complessato ma che in realtà ha una forza d’animo e una presenza di spirito invidiabile.Il secondo è un furfante, ma di quelli simpatici; un uomo che vive praticamente alle spalle del figlio sperperando i soldi che costui guadagna al lotto o con altri giochi.L’interpretazione di Luigi De Filippo del personaggio di Natale Capece è una delle cose più divertenti del film.Il grande attore napoletano è qui alla sua ultima interpretazione cinematografica; purtroppo si sarebbe spento l’anno successivo all’età di 77 anni.
Punti di forza del film, oltre alla buona dose di comicità una volta tanto non volgare, è la presenza di attori finalmente degni del loro lavoro.
Bella, misteriosa ed intrigante è Ornella Muti, la Lucia che si rivelerà meno attaccata a Raffaele e molto più al denaro e che invece verrà clamorosamente beffata alla fine.

Giallo napoletano 1

Giallo napoletano 7
Poi da segnalare la buona prova di Pozzetto, il classico settentrionale trasportato al sud che tratteggia da par suo, il bravo e misterioso Michel Piccoli che interpreta il musicista Navarro, una bellissima e sempre seducente Zeudi Araya nei panni della moglie di Navarro e ancora Capucine ecc.
Un film accolto tiepidamente da parte del pubblico e ancor più tiepidamente da buona parte della critica, incapace di vedere del buono in una commedia che non ha pretese particolari se non quella di svagare lo spettatore.
E poichè ci riesce bene alla fine quello che conta è raggiunto.
Il film è disponibile in una versione pressochè perfetta all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=M7Vu73XaiMM

Giallo napoletano
Un film di Sergio Corbucci. Con Peppino De Filippo, Renato Pozzetto, Michel Piccoli, Marcello Mastroianni, Ornella Muti, Capucine, Zeudi Araya, Mimmo Poli, Carlo Taranto, Ennio Antonelli, Pietro Ceccarelli, Gianfranco Barra, Elena Fiore, Franco Javarone, Angelo Pellegrino, Tomas Arana Giallo, durata 111′ min. – Italia 1979

Giallo napoletano banner gallery

Giallo napoletano 15

Giallo napoletano 12

Giallo napoletano 11

Giallo napoletano 10

Giallo napoletano 9

Giallo napoletano 8

Giallo napoletano 6

Giallo napoletano 5

Giallo napoletano 4

Giallo napoletano 3

Giallo napoletano 2

Giallo napoletano locandina 5

Giallo napoletano banner protagonisti

Marcello Mastroianni: Raffaele Capece
Peppino De Filippo: Natale Capece
Ornella Muti: Lucia
Renato Pozzetto: Commissario Voghera
Zeudi Araya: Elizabeth
Michel Piccoli: Victor Navarro
Capucine: suor Angela
Tomas Arana: Walter Navarro
Elena Fiore: donna Filomena
Franco Javarone: Gregorio Sella
Natale Tulli: Albino
Peppe Barra: Giardino
Gennarino Palumbo: suonatore ambulante
Franca Scagnetti: donna all’ospedale

 Giallo napoletano banner cast

Regia Sergio Corbucci
Soggetto Sergio Corbucci
Sceneggiatura Sabatino Ciuffini, Giuseppe Catalano, Elvio Porta
Produttore Achille Manzotti
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Amedeo Salfa
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Marco Dentici

Giallo napoletano banner recensioni

L’opinione di zombi dal sito http://www.filmtv.it

Corbucci sui titoli di testa ci dice le sue intenzioni col fermo immagini sulle immagini di hitchcock e totò. fare un giallo che insieme ai brividi di paura alterni siparietti comici. per quanto mi riguarda l’intento è riuscito e giallo napoletano è ormai un classico della cinematografia popolare italiana. io poi ci sono particolarmente attaccato, in quanto era uno dei miei preferiti in gioventù, che non vedevo da tempo tra l’altro. ma non penso che la riuscita del film di corbucci sia da attribuire esclusivamente “al cast chilometrico”. innanzitutto è interessante la scelta e la decisione del regista di affondare le origini del mistero nel non lontanissimo passato del paese. un mistero che si dipana piano piano fino al finale debitore di un ben più nobile parente invero, ma che lo omaggia amichevolmente senza la sensazione di plagio decidendo di far emergere un omicidio che si pensava e credava sepolto nel passato. un passato che ha deciso di riemergere grazie ad un cattivo rapporto genitoriale, incitato dalla vendetta più che trentennale nato da un amore e un affetto tradito. quindi non solo l’avidità di una progenie corrotta nel corpo, ma un senso di vendetta corrotta anch’esso ma nello spirito, dalla mancanza di giustizia. poi naturalmente come non citare il cast, veramente stellare. dal protagonista indimenticabile di marcello mastroianni, assolutamente a suo agio nei panni del maestro di mandolino raffaele capece, ad un’ornella muti che si è doppiata da sè con accento partenopeo e che ci regala uno stacco di coscia tra i più belli nel mondo di celluloide. dal gregorio sella di franco javarone al caratterista che interpreta l’inquietante ‘a bbestia. musica di riz ortolani che ha saputo creare un pezzo(quello del ricatto) che inquieta e fa malinconia allo stesso momento. per me un pezzo importante del nostro cinema.
L’opinione del sito http://www.ilmiovizioèunastanzachiusa.wordpress.com

(…) Simpatica e riuscita commistione tra il giallo e la commedia ottimamente diretta da Sergio Corbucci che, un anno dopo “La mazzetta”, torna nuovamente a girare un suo film a Napoli. Il cast è assolutamente strepitoso, a partire da un ottimo Marcello Mastroianni (che si esprime in un dialetto napoletano più che credibile) al quale si affiancano stelle di prima grandezza quali la bellissima Zeudy Araya, Michel Piccoli e Ornella Muti. Abbiamo inoltre un brillante Renato Pozzetto nei panni del commissario e il grande Peppino De Filippo, qui alla sua ultima interpretazione (morirà l’anno dopo), più un nutrito stuolo di facce napoletane assolutamente meravigliose (citiamo per tutti il criminale Franco Javarone e il sessualmente ambiguo biscazziere Peppe Barra). In questo film vediamo una Napoli diversa, una Napoli stranamente poco solare e molto cupa che fa da sfondo ad una storia intricatissima fatta di ricatti e omicidi; d’altronde Corbucci stesso ci introduce al racconto mostrando, nei titoli di testa, un cartellone sul quale campeggiano affiancati i volti di Alfred Hitchcock e di Totò, quasi a simboleggiare le due anime e le due facce della medaglia della città stessa. Perfino il mandolino, visto solitamente come simbolo culturale e di allegria, diventa invece veicolo di morte in una girandola di colpi di scena (forse nel finale anche troppi).(…)
L’opinione di motorship dal sito http://www.davinotti.com

Godibile commedia intrisa di giallo, diretta con energia e maestria da Sergio Corbucci. Stellare il cast: si va da un Mastroianni in formissima e bravissimo (come sempre) passando per un superbo Piccoli e un surreale, divertente Renato Pozzetto fino alle splendide Ornella Muti e Zeudy Araya (quest’ultima più convincente della Muti quanto a recitazione). Tanti caratteristi, tra cui la Scagnetti e Iavarone e ultima apparizione dell’immenso Peppino De Filippo. Assolutamente da non perdere.

Giallo napoletano banner foto

Giallo napoletano foto 10

Giallo napoletano foto 9

Giallo napoletano foto 8

Giallo napoletano foto 7

Giallo napoletano foto 6

Giallo napoletano foto 5

Giallo napoletano foto 4

Giallo napoletano foto 3

Giallo napoletano foto 2

Giallo napoletano locandina 4

Giallo napoletano locandina 3

Giallo napoletano locandina 2

Paolo Barca maestro elementare praticamente nudista

Paolo Barca maestro elementare locandina 2

L’esistenza del giovane Paolo Barca,rampollo dell’aristocrazia lombarda è avvolta nella bambagia, vissuta all’insegna del frivolo e del superfluo.
Paolo è abituato alla massima libertà di costumi, tant’è vero che frequenta un campo nudista e ha una vita sessuale appagante.
Le cose cambiano il giorno in cui apprende di aver vinto un concorso per una cattedra di ruolo in Sicilia;il suo trasferimento a Catania provoca un autentico terremoto sia in città che nella scuola dove si trova a insegnare.
Paolo infatti ha una mentalità aperta e anticonformista, in netta opposizione sia con la cultura tipica del meridione, sia con quella ancor più retrograda del direttore didattico della scuola, Orazio.
Ben presto Paolo diventa oggetto del contendere di colleghe e di altre donne della città, mentre la sua manifesta liberalità di costumi inizia a preoccupare Orazio, che gli contesta sopratutto le lezioni di educazione sessuale che il giovane tiene ai suoi alunni.

Paolo Barca maestro elementare 11

Paolo Barca maestro elementare 16
Nonostante questi contrasti, sempre più forti, per Paolo arriva anche un giorno importante, quello in cui allaccia una relazione sentimentale con Giulia, una sua collega.
Non è più tempo ormai di avventure di una notte…
Paolo Barca maestro elementare praticamente nudista esce nelle sale nel 1975, per la regia di Flavio Mogherini.
Siamo in un periodo di estrema liberalizzazione dei costumi in una società che sotto le spinte dei movimenti del 68 prima e di quello femminista poi, ha iniziato un cambiamento epocale anche nella trattazione di uno dei tabù più impressi nella società italiana, quello sessuale.
Il film di Mogherini si inserisce in quel gruppo di pellicole che prendono garbatamente in giro la mentalità chiusa del sud in opposizione a quella ben più aperta del nord, con le debite eccezioni delle province e dei paesi delle stesse, decisamente con morali ben più conservatrici di quelle esistenti nei grossi centri.

Paolo Barca maestro elementare 14

Paolo Barca maestro elementare 13
Anche nel film di Mogherini non mancano gli ovvi stereotipi del siciliano oscurantista e sessualmente represso, macho ma al tempo stesso gelosissimo.
Vero è che il film di Mogherini preferisce passare con leggerezza sul tema, affidandosi all’ironia per raccontare il viaggio “alieno” di Paolo in un mondo che sembra essere ad anni luce dal nord invece che a poche centinaia di chilometri.
Se la trappola del qualunquismo è dietro l’angolo, Mogherini sfugge ai luoghi comuni usando i toni quasi della favola, con una leggerezza che fa propendere per la buona fede di un regista impegnato più a far sorridere che a frustare la mentalità misogina e retrograda del sud.
Momenti divertenti, come quelli delle lezioni tenute ai bambini sui più diversi temi della sessualità si alternano a momenti di pausa che rendono il film monotono e pesante nei momenti in cui non compare un Renato Pozzetto che in soli due anni era passato dall’esordio nel buon Per amare Ofelia diretto sempre da Mogherini) al film Due cuori, una cappella di Lucidi interpretato pressochein contemporanea con il film di Mogherini.

Paolo Barca maestro elementare 12

Paolo Barca maestro elementare 10

Paolo Barca maestro elementare 9
Un Pozzetto meno surreale del solito, che giocherella con il suo personaggio stravagante e anticonformista presta la sua comicità e la sua simpatia ad un film innocuo che comunque si lascia vedere anche in virtù dell’ottimo cast messo su dal regista toscano.
Accanto all’attore varesino compaiono volti come quello di Paola Borboni, che interpreta la zia brontolona e un tantino bigotta,di Valeria Fabrizi (una delle tante avventure di Paolo), di Miranda Martino, di Annabella Incontrera,della splendida Janet Agren che intepreta il vero amore del maestro e di Stefano Satta Flores che si defila in un ruolo ingrato,quello del  Direttore didattico.
Un film probabilmente, nelle intenzioni di Mogherini, molto più incline al satirico di quanto poi effettivamente venuto fuori a montaggio finito, ma che ha dalla sua una discreta freschezza e leggerezza.
Un film anche poco visto sugli schermi, probabilmente a causa del linguaggio tendente in maniera preoccupante allo scurrile di Pozzetto e dei numerosi nudi presenti nel film stesso.
Difficilissima la reperibilità in rete della pellicola, ridotta ad una versione molto brutta ricavata da un passaggio televisivo, mentre non c’è ancora una versione dvd dello stesso.
Discrete le musiche di Riz Ortolani.

Paolo Barca maestro elementare 8

Paolo Barca, maestro elementare, praticamente nudista

Un film di Flavio Mogherini. Con Janet Agren, Renato Pozzetto, Magali Noël, Miranda Martino, Paola Borboni,Liana Trouché, Valeria Fabrizi, Lorenzo Piani, Vittorio Fanfoni, Pinuccio Ardia, Annabella Incontrera, Stefano Satta Flores, Margherita Sala, Nando Villella, Filippo Mattia, Silvia Azzaretto, Fabrizio Mazzotta, Daniele De Paolis Commedia, durata 110′ min. – Italia 1975.

Paolo Barca maestro elementare banner gallery

 

Paolo Barca maestro elementare 7

 

Paolo Barca maestro elementare 6

 

Paolo Barca maestro elementare 5

 

Paolo Barca maestro elementare 4

 

Paolo Barca maestro elementare 3

 

Paolo Barca maestro elementare 2

 

Paolo Barca maestro elementare 1

 

Paolo Barca maestro elementare banner personaggi

Renato Pozzetto:Paolo Barca
Paola Borboni:Contessa Felicita Barca nonna di Paolo
Janet Agren:Maestra Giulia Hamilton
Valeria Fabrizi:Signora Manzotti
Magalì Noel:Maestra Rosaria Cacchiò
Miranda Martino:Maestra Assunta Calabrò
Stefano Satta Flores:Direttore didattico
Giuseppe Marrocco Nudista

Paolo Barca maestro elementare banner cast
Regia Flavio Mogherini
Soggetto Ugo Pirro, Francesco Massaro
Sceneggiatura Flavio Mogherini
Produttore Luigi De Laurentiis
Musiche Riz Ortolani

Paolo Barca maestro elementare banner recensioni

L’opinione di Mark70 tratta dal sito http://www.davinotti.com
Giovane, disinibito, nudista, il giovane Paolo Barca viene trasferito da Milano in una scuola di Catania, dove si scontra con la cultura sessuofoba a bigotta del meridione. Pozzetto è bravo e molte scene sono veramente divertenti ma nel complesso la storia è un po’ esile e noiosa: Mogherini forse ambiva a fare un cinema poetico e surreale, alla Fellini (vedi tutti gli inserti onirici o il cavolo nel finale) con il risultato di appesantire inutilmente il film. Nel complesso decoroso.

L’opinione di Will Kane dal sito http://www.filmtv.it
Maestro non per vocazione,ma perchè è l’unico concorso in cui se l’è cavata,il brianzolo Paolo Barca viene mandato in Sicilia,e per via degli argomenti di cui parla sia in classe che fuori,e perchè si è saputo della frequentazione di spiagge per nudisti,diviene rapidamente chiacchierato,e anche desiderato dalle donne del paese:Flavio Mogherini girò questa commedia tutto sommato meno scollacciata di altre coeve,ma anche meno aperta nel messaggio di quanto prometta,con un Renato Pozzetto in piena fase rampante,contornandolo di belle donne come Magali Noel e Janet Agren. Il successo arriso al film,tra i primi dieci incassi del 74/75 ,fu spropositato,e quello che conferma tale constatazione è che questa pellicola si sia praticamente dissolta nel dimenticatoio,e forse è una delle commedie con Pozzetto meno programmate in generale dalla televisione.Il comico,ancora solo grassoccio e non “oversize” come solo qualche anno dopo diverrà,si parla un pò troppo addosso per divertire il pubblico,Magali Noel è sprecata,Janet Agren,pur molto bella,ha un ruolo di cartapesta,e dispiace che un attore valido quale Stefano Satta Flores sia utilizzato in una parte senza spessore:all’epoca Mogherini passava per un regista brillante capace anche di finezze,ma i suoi lavori sono in larga parte dimenticabili,come questo.

L’opinione del Morandini
Milanese frivolo, anticonformista e nudista, va a fare il maestro a Catania e riesce a cambiare qualcosa nella scuola e anche in sé stesso. Se davvero F. Mogherini, aiutato da Ugo Pirro nella sceneggiatura, voleva fare una commedia di costume sull’arretratezza della nostra educazione sessuale, il film ne fa polpette: è una barzelletta da caserma raccontata da un esteta.

Paolo Barca maestro elementare banner foto

 

Paolo Barca maestro elementare locandina 1

 

Paolo Barca maestro elementare locandina 3

 

Paolo Barca maestro elementare lobby card 4

 

Paolo Barca maestro elementare lobby card 3

 

Paolo Barca maestro elementare lobby card 2

 

Paolo Barca maestro elementare lobby card 1

 

Paolo Barca maestro elementare locandina 4

 

Paolo Barca maestro elementare foto 1