La città gioca d’azzardo


La città gioca d'azzardo locandina

Un giocatore professionista di poker, nonchè abile baro di nome Luca Altieri sbanca un tavolo al Club 72 di proprietà di un boss soprannominato Il Presidente.
Quest’ ultimo, pur consapevole del fatto che Luca ha vinto usando trucchi, decide di tirarselo dalla sua parte e di ingaggiarlo per spennare gli incauti giocatori che frequentano il suo club.
Luca accetta, ma dopo poco finisce per entrare in contrasto con il crudele figlio del Presidente, Corrado, per la sua donna ovvero la bella Maria Luisa che ha accettato la corte di Corrado per paura e sopratutto perchè quest’ultimo le fa fare la bella vita.

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Luca al tavolo da gioco

Tra i due ben presto inizia una relazione che finisce per arrivare sotto gli occhi di Corrado, che decide di punire in maniera esemplare Luca; dopo averlo fatto pestare a sangue, gli fa rompere le mani.
Nel frattempo Corrado ha provveduto a sbarazzarsi del padre, simulando un incidente domestico in cui l’uomo, che viveva su una sedia a rotelle, precipitando dalla lunga scala di casa per un presunto guasto al meccanismo di sollevamento della sedia finisce per rompersi il collo.
Corrado però non ha la stoffa del padre e gli altri boss che controllano sia il gioco d’azzardo che il traffico di droga decidono di allontanarlo dal loro giro, sopratutto quando Corrado attira su di se gli occhi della polizia.
Il giovane imprudentemente ha fatto uccidere un commissario di polizia corrotto per non dovergli pagare la tangente; nel frattempo Luca, che si è nascosto con Maria Luisa, riprende faticosamente l’uso delle mani ma è costretto a fuggire in Francia per evitare di essere raggiunto dagli sgherri di Corrado.
Qui riprende la vita di un tempo, sognando il colpo grosso che gli permetta di cambiare vita.
La lunga mano di Corrado però lo insegue e grazie al tradimento del nuovo socio di Luca anche il nascondiglio francese viene individuato.
Duante un rocambolesco inseguimento sulla costa francese, Luca riesce a far precipitare l’auto con a bordo Corrado e i suoi uomini giù per una scarpata.
Ma è una vittoria che pagherà a duro prezzo, perchè Maria Luisa che era con lui sulla moto viene colpita a morte.
La corsa in ospedale non serve e la donna muore assieme al bambino che portava in grembo.
La città gioca d’azzardo è un rarissimo caso di noir italiano, genere molto più diffuso nella sua patria d’origine, la Francia.

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Dayle Haddon

Visto l’esito finale, è davvero un peccato che altri registi non abbiano seguito la strada intrapresa da Sergio Martino, regista del film girato nel 1975, ultimo degli anni d’oro del cinema italiano.
Il film ha una trama scorrevole, sorretta da una sceneggiatura non particolarmente originale ma ben equilibrata; lo stasso Martino, con la collaborazione di Ernesto Gastaldi bada al sodo, prediligendo la scorrevolezza della pellicola alla complessità dei temi che potevano essere ampliati in fase di trattazione.
Nel film infatti si fa accenno al traffico di droga nelle metropoli, accostandolo al gioco d’azzardo, ovvero due dei problemi più gravi che incombevano sulla società italiana degli anni settanta e che contribuivano a rendere ancor più opprimente l’atmosfera che si respirava, vista anche la concomitante ascesa del fenomeno del terrorismo politico.

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La punizione di Maria Luisa (Dayle Haddon)

Inevitabilmente Martino è costretto a scegliere un raggio d’azione che non appesantisca il film e il regista decide così di puntare più sulla dinamicità che sulla profondità dei temi trattati; vien fuori alla fine un film non particolarmente violento, come invece stigmatizzato incredibilmente da molti recensori in cui la storia d’amore tra Luca e Maria Luisa assume preponderanza specifica sullo sfondo di una città violenta e preda di bande contrapposte tese al controllo delle attività criminali.

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“Non lo devi toccare, è un ordine”, intima il Presidente e Corrado

La cosa appare però, come già detto, più in sfondo che in primo piano; il vero fulcro diventa la lotta all’ultimo sangue tra il crudele Corrado e Luca, una lotta originata un po dalla rivalità tra i due e sopratutto per il “possesso” dell’affascinante Maria Luisa.

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Il pestaggio di Luca

Nella prima mezz’ora giganteggia la figura del Presidente, un vero capo d’organizzazione astuto e intelligente, che predilige l’uso del cervello in luogo della forza bruta caratteristica viceversa dell’inetto Corrado.
Che infatti verrà allontanato dall’organizzazione criminale che faceva capo al padre, vera mente degli affari loschi che gravitavano nella città.
Le temtiche del film quindi diventano molteplici e ci fanno seguire questo contrasto tra padre e figlio e contmporaneamente lo sviluppo della storia d’amore tra Luca e Maria Luisa, prima del cruento finale e della resa dei conti tra i due rivali in affari e in amore.

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Luca e Maria Luisa sfuggono ai sicari di Corrado

Come dicevo prima, il film non è particolarmente violento come altri che più o meno raccontavano di fatti di sangue o gesta criminali a sfondo sociale, come lo splendido Cani arrabbiati di Bava in cu davvero si assiste ad un’esplosione di violenza sporca e sudata, ad una violenza psicologica intollerabile o come a tanti altri film inquadrabili nel genere poliziottesco.
La città gioca d’azzardo finisce per ritagliarsi un ruolo specifico che alla fine risulta vincente.
Scorrendo il cast, troviamo i due interpreti migliori in Corrado Pani, quasi diabolico nella sua caratterizzazione di Corrado, il figlio del boss tenuto da questi in disparte perchè considerato troppo violento e comunque inadatto alla gestione del complesso equilibrio del crimine, che richiede intelligenza e astuzia in par dose.

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La morte del commissario corrotto

L’altro grande è Enrico Maria Salerno, Il Presidente, che dirige l’organizzazione con sagacia, pagando tangenti e usando l’intelligenza invece delle armi; l’attore milanese è protagonista di una recitazione asciutta e convincente che da dignità ad un personaggio che nel film, ad onta del ruolo criminale che riveste, alla fine suscita anche simpatia.
Luc Merenda è Luca, un simpatico gaglioffo che vorrebbe vivere ai margini di quella società del crimine che in fondo disprezza e che frequenta solo perchè, come dice nel film, “ha imparato a usare le carte fin dalla culla”; l’ex fotomodello Merenda fa il suo, pur nei limiti delle sue capacità artistiche, limitate fortemente in carriera dalla scarsa flessibilità facciale e mimica.

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La fine di Corrado e dei suoi uomini

Decisamente opaca la pur bella Dayle Haddon, che ebbe una carriera sicuramente agevolata dalla gran bellezza posseduta non sorretta però da altrettanto spiccate doti di recitazione.
Menzioni infine per Vittorio Fantoni , Fulvio Mingozzi e Lino Troisi.
Buona la fotografia e buone le musiche di Michelini.

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La città gioca d’azzardo
Un film di Sergio Martino. Con Enrico Maria Salerno, Luc Merenda, Corrado Pani, Piero Palermini, Carlo Gaddi, Dayle Haddon, Lino Troisi, Giovanni Javarone, Salvatore Puntillo- Drammatico, durata 98 min. – Italia 1974

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Corrado Pani è il crudele Corrado

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L’abilità di Luca con le carte

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La drammatica morte del Presidente

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Ultimi momenti di tenerezza

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Colpita a morte durante l’inseguimento

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Maria Luisa in sala operatoria

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La città gioca d'azzardo banner personaggi

Luc Merenda: Luca Altieri
Dayle Haddon: Maria Luisa
Corrado Pani: Corrado
Lino Troisi: baro complice di Corrado
Giovanni Javarone: Lisander
Salvatore Puntillo: cameriere della bisca
Carlo Alighiero: commissario di polizia
Enrico Maria Salerno: il Presidente
Piero Palermini: direttore della bisca
Carlo Gaddi: boss
Vittorio Fanfoni: scagnozzo di Corrado
Riccardo Petrazzi: scagnozzo di Corrado (non accreditato)
Loris Perera Lopez: medico
Giuseppe Terranova:
Bruno Arié: guardia del corpo del Presidente
Artemio Antonini: Guardia del corpo del Presidente (non accreditato)

La città gioca d'azzardo banner cast

Regia    Sergio Martino
Soggetto    Ernesto Gastaldi
Sceneggiatura    Ernesto Gastaldi, Sergio Martino
Produttore    Luciano Martino
Casa di produzione    Dania Film, Medusa Distribuzione
Fotografia    Giancarlo Ferrando
Montaggio    Eugenio Alabiso
Musiche    Luciano Michelini
Scenografia    Giorgio Bertolini
Costumi    Renato Ventura
Trucco    Stefano Trani

2 Risposte

  1. Film gradevolissimo che dimostra ancora una volta la versatilità di Sergio Martino. Tutto sommato funziona anche Merenda, al punto da indurre Fernando Di Leo ad utilizzarlo in maniera pressochè analoga in un altro noir l’anno successivo in quella che ritengo la risposta italiana a “La stangata”: parlo di “Gli amici di Nick hezard”… 🙂

    • Non male, Gli amici di Nick Hezard, che per certi versi è ancora più carino, sopratutto nella parte finale quando si concretizza la beffa al boss.
      Merenda era un discreto attore, ma francamente troppo francese, con quell’aria ironica che non lo abbandonava mai…. 🙂

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