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Quant’è bella la Bernarda,tutta nuda e tutta calda

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Due villici si recano dall’esorcista Magus per chiedergli di intervenire con le sue potenti arti magiche per far si che una ragazza della quale si sono invaghiti soggiaccia ai loro desideri.
Magus estorce loro dieci soldi in cambio di un filtro magico,poi approfittando della dabbenaggine dei due,versa un altro filtro nei loro bicchieri e per distoglierli racconta loro delle storie.
La prima (Le nozze di Gerundio e Parolina) riguarda un villico che sposa una ragazza,non avendo la minima cognizione su cosa fare con una donna la
prima notte di nozze.Nonostante i consigli del padre,il giovane,totalmente inesperto,non riuscirà a consumare il rapporto
finendo per coprirsi di ridicolo.
La seconda (intitolata Eleonora e Sigismondo) narra le vicende di una moglie fedele,insidiata da un giovane.
Quest’ultimo,per godersi la bella Eleonora,organizza una trappola ma resta beffato;il marito della donna,
con la sua complicità,si sostituisce ad essa e si fa trovare a letto al posto suo.

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La terza (Frate Fontanarosa) racconta la beffa di frate Fontanarosa ordita ai danni del proprio superiore;facendo credere di voler
convertire le prostitute di un bordello si fa sorprendere mentre rimprovera una di esse,salvo poi congiungersi
con lei quando il superiore va via.
La quarta novella (Il bell’Arturo) parla di un nobiluomo assolutamente privo di grazia che invece,al contrario,si crede bello ed affascinante.
Sfidato dal suo servitore,che gli vanta le doti fisiche del proprio fratello,il nobile colpito nell’orgoglio
lo invita a portarlo nella sua villa.
Il servitore fa conoscere suo fratello al nobile e i due alla fine diventano amici;il nobile scopre di essere fatto becco da un
rude pecoraio e così,in compagnia del suo nuovo amico,decide di sedurre la moglie di un locandiere.
I due verranno beffati entrambi proprio dallo scaltro uomo…
Mentre narra queste novelle,lo scaltro Magus si gode le grazie della ragazza concupita dai due villici,aiutandosi con robuste
dosi di zabaione.
Nella successiva (Messer Giannetto) si narra la beffa organizzata da un furbissimo giovane ai danni di messer Giannetto,che ha scoperto di essere
diventato all’improvviso impotente.
Il giovane,facendo bere un intruglio a Giannetto,ne gode la di lui moglie facendogli credere di aver ritrovato la virilità.

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Nell’ultimo episodio(Il Cavalier Mirafiore),sono narrate le vicende del cavaliere Mirafiore molto dotato sessualmente,che  fa strage di donne della corte del re,inclusa la regina;riuscirà a cavarsela dimostrando di essere irresistibilmente attratto dall’odore dell’aglio che funziona da afrodisiaco non prima di aver soddisfatto l’orrenda moglie del Re con tanto di collana d’aglio intrecciata al collo.

Quant’è bella la Bernarda, tutta nera, tutta calda è un decamerotico del 1973,uscito nelle sale soltanto nel 1975,quindi fuori tempo
massimo e ben lontano dal periodo di massimo fulgore del genere.
Diretto da Lucio Dandolo, autore di I racconti di Canterbury N. 2,ebbe grossi problemi con la censura,sia per il titolo (in origine Bernarda
era scritto con la b minuscola,chiara allusione alla parte intima femminile) sia per alcune scene di sesso considerate troppo osè.
Fu proprio la censura a tagliare quasi mezz’ora di pellicola,costringendo il regista a inserire l’anello conduttore del mago che turlupina
i due sciocchi villici e ripristinando quindi una versione di metraggio adatto alla distribuzione cinematografica.
Motivo per il quale il film uscì nel 1975,passando praticamente inosservato.Il momento di gloria dei decamerotici,ammesso che di esso si possa parlare, era tramontato da tempo.

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Il film in se non è nulla di particolare,tuttavia non è di certo il peggiore della nutrita schiera dei decamerotici.
Pur con la consueta trivialità,presenta quanto meno qualche novella in cui una risata scappa anche grazie ad un cast di comprimari di buon livello,
fra i quali si segnalano Mario Brega,Mariangela Giordano,Dada Gallotti,Salvatore Baccaro,Renzo Rinaldi.
La regia è artigianale,ma non per questo disprezzabile,mentre i dialoghi sono parecchio sconci,caratteristica peculiare del genere a cui appartiene il film.
Che ha avuto una versione in dvd,recentissima;in rete circola però una pessima versione ricavata da una vecchia VHS che è possibile vedere in streaming ( con relativo download) all’indirizzo https://openload.co/f/Xg-lZV2Gwn4/quant.e.bella.la.bernarda.tutta.nera.e.tutta.calda.mp4

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Quant’è bella la Bernarda, tutta nera, tutta calda
Un film di Lucio Dandolo. Con Mario Brega, Mariangela Giordano, Fortunato Cecilia, Dada Gallotti, Fabio Garriba,
Enzo Pulcrano, Claudia Bianchi, Barbara Marzano Erotico, durata 92 min. – Italia 1975.

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Quanto è bella la bernarda banner protagonisti

Mariangela Giordano …Eleonora
Rossano Campitelli …Sigismondo
Fortunato Cecilia …Bramante
Marcello Di Falco …Arturo
Marcello Monti …Romino
Salvatore Giocondo …Aglio
Barbara Marzano …Annibalda
Claudio Di Meo …Gerundio
Mirella Rossi …Parolina
Pasquale Basile …Palestro
Mario Brega …Mirafiore
Dada Gallotti …Regina
Gino Maga …Il Re
Renzo Rinaldi …Giannetto
Marie Odile Riki …Moglie di Giannetto
Enzo Pulcrano …Padre Fontanarosa

Quanto è bella la bernarda banner cast

Claudia Bianchi …Una prostituta
Luigi Antonio Guerra …Un giovane prete
Fabio Garriba …Priore
Regia Lucio Dandolo
Casa di produzione CG Italia
Fotografia Remo Grisanti
Montaggio Otello Colangeli
Musiche Vasili Kojucharov
Scenografia Giovanni Fratalocchi
Costumi Giovanni Fratalocchi

Quanto è bella la bernarda banner recensioni

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it


C’è qualcosa da aggiungere al titolo? Pare di no. Leggendario, senz’altro, ma d’altronde perfettamente aderente ai contenuti dell’opera:

sciatti, squallidi e imbastiti alla meglio, miseramente, fra volgarità gratuite e situazioni becere a profusione. E nudi femminili, naturalmente,
tanti nudi femminili dappertutto, disseminati senza cautela alcuna lungo l’ora e mezza di durata della pellicola. Per chi credeva che il decamerotico,
degenerazione del Decameron pasoliniano (1971), fosse un sottogenere del cinema erotico nostrano fiorito e scomparso nell’arco di un paio di anni,
ecco un reperto come questo Quant’è bella la Bernarda, tutta nera tutta calda, che approda sui grandi schermi – presumibilmente su molto pochi – addirittura nel 1975,quando il filone era ormai uno sbiadito ricordo. Ma in realtà è soltanto colpa della censura se il film esce in ritardo di circa due anni rispetto alla sua realizzazione,va annotato. Lavoro poverissimo, mal confezionato, volgare a oltranza e che esce fuori tempo massimo: che altro chiedere, per un vero amante del trash e dello scult?
Sconsigliatissimo, manco a dirlo, per chiunque altro. Mario Brega e Salvatore Baccaro (in un cameo o poco più) sono gli unici due nomi degni di nota nel cast,che comprende anche terze/quarte linee del calibro di Mariangela Giordano, Luigi Guerra, Dada Gallotti o Fortunato Cecilia, nonchè l’habituèe dei decamerotici Claudia Bianchi,meteora di quel periodo di superlavoro per il cinema di genere. Medesimo discorso potrebbe farsi per il regista Lucio Dandolo, che girò 3 pellicole fra il 1971 e il 1975,scomparendo quindi nel nulla; da segnalare però che il suo esordio del 1971 fu con lo spaghetti western Il suo nome era Pot, in co-regia con il ‘Maestro’ del trash Demofilo Fidani.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Tardissimo decamerotico, non inseribile fra i migliori del genere, ma che colpisce per la cospicua differenza di livello tra un episodio e l’altro. Pessima, per esempio, la cornice
(verosimilmente aggiunta a posteriori, dopo la doppia bocciatura in censura), ma tutt’altro che male il segmento con Pulcrano, Guerra e la Bianchi. Molto è difforme sia per ambientazioni,
sia per narrazione, sia per recitazione, sia (ovvio) per regìa. Per il resto le solite cose: episodi sciocchini o non sciocchini ma tirati troppo per le lunghe (come quello con Mirella Rossi,
in un ruolo di candida verginella).
Undying

Insieme di episodi, al solito ispirati (molto alla larga) dai racconti boccacceschi. In questo caso il trait d’union è dato da un mago/esorcista che racconta a due ospiti i soliti intrecci di (svampiti)
mariti becchi e (belle) mogli assatanate. Decamerotico che giunge sul tramonto del genere, ormai fuori tempo massimo (la fase creativa, apice dell’intero filone, è collocabile nel bienno 1972-1973).
Eppure il titolo volgare ed ammiccante, espresso a mo’ di ottonario, decreta una certa notorietà al film.

Homesick

I tentativi di uscire dalle angustie di un genere ormai alla frutta si fermano all’incipit “satanico”; infatti già dal primo episodio si rientra subito nell’ambito del decamerotico più ordinario e abusato,
assistendo a situazioni stantie faticosamente tirate avanti da caratteristi per lo più spenti e mediocri. Gli irriducibili estimatori di questo filone discendente dai nobili padri letterari Boccaccio e Chaucer
potranno trovare un contentino nella bellezza di habituées come Barbara Marzano e Claudia Bianchi.

Cotola

Tardo decamerotico di non infima fattura e dai risultati tutto sommato (quasi) accettabili. Al contrario di quanto accade di solito, qui la qualità degli episodi è abbastanza omogenea pur se tendente verso il basso.
Qualche ideuzza non manca, le storie a tratti riescono anche a divertire. Nulla di che, ovviamente, ma non è certo inguardabile, specie se amate il filone. Nonostante il titolo molto esplicito, trattasi di pellicola molto castigata.

Markus

Il titolo è di quelli epocali, eppure fu l’ultimo dei decameroni. Il meccanismo delle divertite novelle piccanti è qui ribadito, ma non si va mai oltre al mediocre (il lato pruriginoso, poi, è ridotto al nulla per via dei tagli in censura).
L’eccessivo uso di interni poco luminosi (praticamente gran parte del film) certamente non aiuta la fruizione di una pellicola già di per sé non memorabile nel ritmo e nei contenuti.

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luglio 13, 2016 Posted by | Erotico | , , , , | 4 commenti

Il prato macchiato di rosso

Il prato macchiato di rosso locandina 1

Antefatto: un agente dell’UNESCO scopre in una bottiglia di vino tracce di sangue e decide di investigare. L’UNESCO in questione naturalmente non ha nulla a che vedere con l’omonima organizzazione per la cultura dell’ONU.
Con un veloce cambio di sequenza veniamo trasportati nell’azienda vinicola del dottor Antonio Genovese, dove troviamo l’uomo intento a scrivere qualcosa su dei fogli di carta mentre un uomo siede con lo sguardo perso nel vuoto accanto a dei fiaschi di vino.
Il cognato di Genovese, Alfiero, fratello della moglie dell’uomo, Nina, si reca dalla donna e sulla strada raccoglie due giovani hippy in cerca di un passaggio.

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Nella villa facciamo la conoscenza con l’enigmatica e bellissima Nina e ritroviamo l’ubriacone e una prostituta, entrambi ospiti dei Genovese; a completare lo strambo gruppo c’è una giovane zingara, che ha fermato Alfiero promettendogli di leggergli la mano in cambio di 5000 lire.
Il dottor Genovese, all’apparenza uomo inoffensivo e stravagante, in realtà è un pazzo furioso che ha ideato un meccanismo per succhiare letteralmente il sangue dai corpi delle malcapitate vittime, che vengono raccolte per strada proprio da Alfiero.
All’interno della villa inizia così il macabro cerimoniale per utilizzare i 4 giovani per gli assurdi esperimenti del dottore, ma per fortuna dei ragazzi è in arrivo l’agente dell’UNESCO, che seguendo le tracce del vino…
Imbarazzante.

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E’ il primo aggettivo che viene in mente di fronte a questa pellicola contraddistinta da una pochezza e da una sciatteria più uniche che rare.
Diretto da Riccardo Ghione (A cuore freddo, La rivoluzione sessuale) qui al suo ultimo film, Il prato macchiato di rosso esce nelle sale nel 1972 nel più assoluto anonimato, tanto da essere riproposto tre anni dopo con risultati pressochè identici.
E i motivi di tale insuccesso sono ascrivibili a fattori diversi; il film ha una sceneggiatura ai limiti del ridicolo, dove spesso sconfina per situazioni, ha un cast che pur composto da buoni attori deve fare i conti con dialoghi a volte surreali a volte francamente imbarazzanti.

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Girato quasi totalmente in una villa sfarzosa, Il prato macchiato di rosso vorrebbe dare l’impressione di un prodotto claustrofobico finendo invece per far sprofondare l’incauto spettatore in un sonno profondo, dal quale non può risvegliarsi in assenza totale di qualcosa che contribuisca a sollevare le palpebre.
La pochezza del film la si intuisce dopo pochi minuti, quando vediamo il robot che il folle dottor Genovese ha ideato, che è la copia carbone del ben più famoso
robot del dottor Moebius protagonista di Il pianeta proibito, film del 1956.

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Qua non siamo nei mitici anni 50, ma in un periodo in cui la tecnologia degli effetti speciali aveva fatto passi da gigante; ma Ghione, evidentemente a corto di budget ( e di idee), ripropone stancamente stereotipi del passato, incluso il folle “scienziato” che inventa un apparecchio destinato a donare immortalità tramite il prelievo del sangue.
Un vampiro moderno quindi, meccanico e non più semi umano.
Mentre il film scorre assistiamo a scene davvero imbarazzanti, come quella dell’orgia in una stanza piena di specchi, mentre i presenti nella villa parlano di cose banali, che non hanno il minimo fascino o interesse per lo spettatore.
A colmare la misura la presenza del folle dottor Genovese addobbato come un damerino con degli assurdi ed enormi papillon!
Inutile quindi cercare qualcosa di buono nella pellicola; il cast è terribilmente in difficoltà di fronte alla mancanza di motivazioni dei personaggi, che appaiono trasportati in uno scenario che vorrebbe essere malato e malsano e che invece sprofonda immediatamente nel ridicolo.

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Peccato per attori di valore come Marina Malfatti (Nina) o come Castelnuovo (l’agente UNESCO), costretti a barcamenarsi i azioni deliranti.Nino Castelnuovo sembra alle prese con problemi gastointestinali mentre tenta disperatamente di fare la faccia seria,mentre la Malfatti riesce a mantenere un contegno grazie anche al ruolo che ricopre con la solita professionalità.
Il gineceo è completato da Barbara Marzano (la zingarella), da Daniela Caroli (la ragazza Hippy) e da Dominque Boschero (la prostituta), che si segnalano principalmente per l’esposizione dei loro corpi nudi.
Ghione punta proprio su un erotismo peraltro blando per vivacizzare le scene, che hanno un’unico momento di interesse quando i due hippy fanno la doccia e si vedono coprire da litri di sangue.
Tutto il resto è quindi noia profonda.

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Nel film vaga come un’ombra anche Lucio Dalla, costretto dal copione a fare l’ubriacone (sic) ;il compianto cantautore è anche l’interprete dei motivi iniziali e di chiusura del film, che forse restano le cose migliori dello stesso.
Recentemente editato in DVD, il film è rimasto per quattro decenni in naftalina e per quanto mi riguarda avrebbe potuto restarci per sempre.
In ultimo segnalo agli incauti spettatori che vorranno visionare la pellicola la sua presenza (in digitale) in streaming nella rete.

Il prato macchiato di rosso

Un film di Riccardo Ghione. Con Lucio Dalla, Dominique Boschero, Marina Malfatti, Enzo Tarascio, Daniela Caroli,Claudio Biava,Barbara Marzano, Nino Castelnuovo, George Willing Horror, durata 92 min. – Italia 1975.

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Il prato macchiato di rosso banner personaggi

Marina Malfatti … Nina Genovese
Enzo Tarascio … Dr. Antonio Genovese
Daniela Caroli … Compagna di Max
George Willing … Max
Claudio Biava … Alfiero, fratello di Nina
Barbara Marzano …La ragazza hippy
Dominique Boschero …La prostituta
Lucio Dalla … L’ubriacone
Nino Castelnuovo … Agente dell’ UNESCO

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Regia Riccardo Ghione
Soggetto Riccardo Ghione
Sceneggiatura Riccardo Ghione
Fotografia Romolo Garroni
Montaggio Cleofe Conversi
Musiche Teo Usuelli

 

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marzo 1, 2013 Posted by | Horror | , , , | Lascia un commento

La seduzione

La seduzione locandina

Giuseppe Laganà è un giornalista che vive da anni in Francia; ma il richiamo della sua terra, la nostalgia e sopratutto il ricordo di Caterina, la donna che amava, lo spingono inesorabilmente a tornare nella sua terra d’origine, in Sicilia. Ovviamente la prima cosa che fa è andare a trovare la sua ex donna, che ora è una piacente vedova con una figlia poco più che adolescente.

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Maurice Ronet

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Lisa Gastoni

Ben presto tra Giuseppe e Caterina riesplode l’antica passione,e l’uomo inizia a frequentare la casa della sua amante, dove la donna vive con la giovane e disinibita figlia Graziella. La ragazza, incuriosita dal maturo giornalista, e in competizione con la madre, inizia a provocare dapprima sottilmente, poi apertamente Giuseppe. Così, a furia di maliziosi inviti nemmeno tanto velati, tra i due si arriva alla fattaccio.

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Jenny Tamburi

Caterina finisce per rendersi conto della situazione, affronta la figlia ma decide, per non perdere l’uomo di dividere lo stesso con la ragazza. Inizia così un pericoloso menage a trois, che si interromperà drammaticamente su una spiaggia. Un’amica di Graziella, altrettanto disinibita, seduce il fedifrago giornalista, proprio davanti agli occhi della ragazza, del tutto involontariamente, però.Quando Graziella racconta alla mamma del doppio tradimento subito da madre e figlia, Caterina prende una pistola, aspetta l’amante all’uscita di casa e lo uccide.

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Classico triangolo amoroso, questo La seduzione, film di Fernando Di Leo datato 1973; a cambiare, per una volta, sono i protagonisti della stria. Difatti lui, lei l’altra diventano lui lei e la ragazzina minorenne. A ben vedere non è certo una novità, così come prevedibile è la storia e il suo svolgimento. Ma questa volta c’è un’ambientazione che non è morbosa, ci sono attori che recitano diligentemente la loro parte, c’è la magnifica Sicilia e ci sono le bellissime Lisa Gastoni e Jenny Tamburi.

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Barbara Marzano

Il seduttore è Maurice Ronet, e tenendo conto del fascino che esercitava all’epoca sul gentil sesso, va detto che alla fine i conti tornano; per un uomo con tanto charme si può peccare anche in famiglia.Di Leo usa il suo mestiere, senza eccedere nella parte più lubrica, evitando i nudi a tutto spiano e girando quindi un’opera pervasa da un sottile erotismo, di classe. Segnalo nel film la presenza del siciliano Doc Pino Caruso, mentre Rosina, l’amica traditrice di Graziella e la splendida Barbara Marzano, che fa un figurone, sul finire del film, con un topless molto apprezzato dal pubblico maschile.

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Il film è tratto discretamente tra l’altro, da Graziella, romanzo datato 1970 scritto da Ercole Patti

La seduzione, un film di Fernando Di Leo, con Lisa Gastoni, Maurice Ronet, Jenny Tamburi, Giorgio Dolfin, Graziella Galvani, Pino Caruso, Barbara Marzano
Drammatico, durata 102 min. – Italia 1973.

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Maurice Ronet     …     Giuseppe Lagana
Lisa Gastoni    …     Caterina
Jenny Tamburi    …     Graziella
Pino Caruso    …     Alfredo
Graziella Galvani    Luisa
Barbara Marzano           Amica di Graziella

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Regia Fernando Di Leo
Soggetto Ercole Patti (romanzo)
Sceneggiatura Luisa Montagnana, Ercole Patti, Marino Onorati, Fernando Di Leo
Produttore Armando Novelli
Casa di produzione Cineproduzioni Daunia 70
Fotografia Franco Villa
Montaggio Amedeo Giomini
Musiche Luis Enriquez Bacalov
Scenografia Francesco Cuppini
Costumi Roberto Ranucci
Trucco Giulio Natalucci

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novembre 14, 2009 Posted by | Drammatico | , , , , | Lascia un commento