Tutto l’amore che c’è


Tutto l'amore che c'è locandina 1

Samba pa ti di Carlos Santana e i pantaloni a zampa di elefante,la Dyane 2 cv e le basette lunghe,i jeans e i capelli disordinati, il juke box e i 33 giri.
Sullo sfondo la campagna pigra e silenziosa del sud, della Puglia per l’esattezza.
Le giornate all’apparenza tutte uguali, sotto il sole estivo abbacinante, che mette stanchezza solo a guardarlo, gli ulivi fieri e maestosi, la terra brulla.
Due ragazzini che parlano, brevemente;lui le ha chiesto qualcosa di più della semplice amicizia, lei è maliziosa nonostante la giovane età.
“Quanto tempo ci vuole? Forse un mese,una settimana.Se farò così con la testa vorrà dire si, altrimenti no”
E’ un tempo sospeso,c’è un’aria di calma sonnolenta, tutto sembra immutabile come l’atmosfera delle campagne e delle immutabili abitudini di vita del meridione.
Siamo nella parte centrale degli anni settanta, che solo chi è del Sud, solo chi li ha vissuti può capire pienamente.

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Un’epoca di tante speranze ma anche di cocenti delusioni.
Il sogno di un lavoro, tante idee,la voglia di cambiare le cose, la musica, l’amicizia.
Questo il contorno frammentato di Tutto l’amore che c’è, film del 2000 di Sergio Rubini,regista barese Doc anche se nato a Grumo Appula, piccolo centro a vocazione agricola dell’hinterland barese,30 KM circa dalla città.
Forse il suo film più autentico come regista, un omaggio commosso e a tratti anche commovente ad un periodo della sua (e nostra gioventù) irrimediabilmente sepolto dalle sabbie del tempo;un film in soggettiva,un racconto visto attraverso gli occhi di Carlo De Vito, sedicenne ancora ingenuo e con amici un gruppo eterogeneo di giovani più grandi di lui.

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Il bar del paese,il ghiacciolo, la birra e i discorsi a tavolino su una vita piena di speranza;il gruppo di amici discute e parla di questo ed ecco che all’improvviso a turbare e cambiare le loro vite, definitivamente, arrivano tre sorelle, Gaia,Lena e Tea che sono le tre splendide e disinibite figlie di un ingegnere venuto in quel lembo sperduto di sud per dirigere una fabbrica, una di quelle che dovrebbe rappresentare un’opportunità per i giovani del posto,il miraggio di un posto di lavoro.
Le tre ragazze appartengono ad un altro mondo,agli antipodi da quello rustico e provinciale del gruppo di ragazzi:ma tutti i protagonisti sono giovani e ben presto trovano un trait d’union,qualcosa che li leghi.
Nasce l’amicizia ma anche un affetto abbastanza profondo fra Gaia e Nicola;il legame tra quest’ultimo e Maura,una ragazza del posto sognatrice e romantica salta,con conseguenze funeste per la ragazza che perderà la vita tragicamente.

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Per gli altri sarà un’ubriacatura di libertà, fatta di qualche spinello e di sogni destinati ad avere sorte incerta nel futuro.
Un film che gioca tutte le sue carte sull’operazione nostalgia che Rubini mette in scena senza esagerare con il rimpianto;lo sguardo tenero e divertito del regista osserva le vite di tutti i personaggi mostrandone superficialmente ambizioni e speranze lasciando molto defilato il contesto storico in cui avvengono i fatti.
Contano le vite e i loro sogni,tutto il resto viene in second’ordine;Rubini ritaglia per se il ruolo del papà di Carlo, figura in qualche modo patetica nella ricerca di allestire uno spettacolo teatrale, affida il ruolo della madre di Carlo, suo alter ego giovane ad una Margherita Buy insolitamente spaesata, anche perchè limitata ad un ruolo marginale.
Carlo,che è un Rubini giovane in questo film dal sapore autobiografico, è interpretato da Damiano Russo,che all’epoca delle riprese del film aveva diciassette anni, quindi in perfetta sintnia con l’età del personaggio.

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Il volto sognante e un po spaesato di Russo è una delle cose migliori del film;purtroppo il giovane attore barese si spegnerà tragicamente nel 2011 in seguito ad un incidente stradale.
Acerba e bellissima è Vittoria Puccini, la Gaia del film mentre è Michele Venitucci a interpretare Nicola, altro personaggio mportante del film.
La giovane Teresa Saponagelo è Maura, la ragazza di Nicola che muore tragicamente nel film mentre decisamente avulso dalla storia, una vera e propria comparsata è quella di un over size Gerard Depardieu,unica,vera nota stonata del film.
Le riprese di Tutto l’amore che c’è avvennero in territori abbastanza distanti l’uno dall’altro;si va da Grumo Appula a Palo del Colle, ad Altamura e infine Giovinazzo;una provincia di Bari interna, contadina,assolata e silenziosa.
Un film di buona fattura,un’operazione nostalgia condotta con sobrietà e senza premere troppo l’acceleratore sul facile sentimentalismo; opera pregevole che sarà seguita da un altro film molto carino, L’anima gemella.

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Tutto l’amore che c’è
Un film di Sergio Rubini. Con Sergio Rubini, Gérard Depardieu, Margherita Buy, Damiano Russo, Francesco Cannito, Marcello Introna, Michele Venitucci, Teresa Saponangelo, Vittoria Puccini Commedia, durata 93 min. – Italia 2000.

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Tutto l'amore che c'è banner protagonisti

Damiano Russo: Carlo De Vito
Sergio Rubini: padre Carlo
Margherita Buy: Marisa
Gérard Depardieu: Molotov
Teresa Saponangelo: Maura
Vittoria Puccini: Gaia
Michele Venitucci: Nicola
Francesco Cannito: Enzo Garofalo
Pierluigi Ferrandini: Vito
Marcello Introna: Aldo
Antonio Lanera: Angelo
Francesco Lamacchia: Salvo
Antonio Tuzza: Callisto
Celeste Pisenti: Lena
Alessandra Roveda: Tea
Oriana Celentano: Giuseppina
Mariolina De Fano: Zia Maria

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Regia Sergio Rubini
Soggetto Sergio Rubini e Domenico Starnone
Sceneggiatura Domenico Starnone, Luca Gobbi, Sergio Rubini
Produttore Vittorio Cecchi Gori
Fotografia Paolo Carnera
Montaggio Angelo Nicolini
Musiche Michele Fazio

Tutto l'amore che c'è banner recensioni

L’opinione di Panflo dal sito http://www.filmtv.it

Sergio Rubini, regista di talento di un cinema minimalista ma genuino, mi ricorda il primo Olmi, quello de “Il Posto” ; la freschezza nel descrivere la psicologia degli adolescenti e la genuina compartecipazione nelle loro ansie , gioie, speranze e delusioni non ha nulla di concettuale e di psicologicamete approfondito come spesso accade in altri film sulla gioventù. Si sorride spesso nel vedere le situazioni, anche ovvie ma mai banali, di un piccolo mondo di adolescenti del sud che vivacchiano sotto il sole degli anni ’70, tra voglia di donne e comunismo , e lo sconvolgimento creato dall’arrivo di tre sorelle da Milano che portano una ventata di modernismo un pò hippie. Una perfetta ricostruzione di quei tempi, con bravi attori giovanissimi ed entusiasti, un’ambientazione piacevole e musiche d’epoca ben calibrate (forse eccessivamente alto il lo sonoro che spesso copre le voci umane).

L’opinione di Sasso67 dal sito http://www.filmtv.it

Un Rubini insolitamente esplicito sul piano sessuale, racconta un tempo della sua giovinezza, quando tre ragazzine milanesi sconvolsero la vita di un gruppetto di giovani pugliesi negli anni Settanta. E non insisterei troppo con la critica alle incongruenze cronologiche, perché probabilmente il regista guarda più a un tempo dell’anima piuttosto che a dei riferimenti storicamente precisi: concediamoglielo come licenza poetica. Per il resto, il film è riuscito in parte; somiglia a tanti film americani sui ricordi adolescenziali, sulla voglia di crescere presto, che qui da noi è merce abbastanza rara. Qualche episodio è felice, qualche altro odora di riempitivo (la recita del padre di Carlo), ma, insomma, via, s’è visto di peggio. Fra gli interpreti, mi piace Teresa Saponangelo: recita in maniera molto naturale. La colonna sonora è bella, anche perché vi ricorrono un paio di brani dei King Crimson, anche se quell’album – In The Court Of The Crimson King – è del 1969…

L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Triplice contrasto, come scrive bene Morandini: Nord-Sud, ragazzi-ragazze, genitori-figli. Operina talora riuscita (**), che non graffia ma che neppure voleva graffiare. Finale bruttino. Domina la nostalgìa (autobiografica?) e regala qualche squarcio divertente, come quando, dopo la prima puntata nella casa dei monzesi, il gruppo commenta la differente educazione domestica. Bravi i ragazzi locali, assai meno le “monzesi”. Depardieu non c’entra nulla col film, nel quale si fuma sempre, in maniera che si fa pure fastidiosa.

L’opinione di DJ Fetish dal sito http://www.filmscoop.it

Un piccolo gioiellino di cinema perfettamente italiano.
Tutto è al suo posto: bellissima fotografia che restituisce i luoghi così come sono, colonna sonora di impatto, recitazione perfetta di tutti, dai più rodati ai giovanissimi (per una volta nel cinema italiano che spesso propone attori assurdi), storia accattivante e a tratti triste e malinconica.
Difficilmente si scorda.

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Una Risposta

  1. Vago ricordo di averne visto un pezzo su Iris tempo fa.
    L’Anima Gemella mi piacque decisamente di più

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