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I predatori dell’arca perduta

I predatori dell'arca perduta locandina

Il professor Jones è sulle tracce di un amuleto d’oro custodito in una caverna nella impenetrabile giungla del Perù; riuscito ad identificare il luogo dove è nascosto, Indiana (questo il nome del Professore) Jones, dopo aver superato trappole mortali si vede soffiare il prezioso reperto dal professor Belloq, che riesce a sottrarglielo grazie all’aiuto di una tribù locale. Jones riesce per miracolo a sfuggire ai letali indios e rientra al Marshall College di New Britain (Connecticut), dove riprende l’insegnamento.

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Un giorno arrivano, nel College, due agenti della sicurezza, che rivelano al professor Jones che i nazisti (siamo nel 1936) sono ormai vicinissimi al recupero dell’Arca dell’Alleanza, uno dei manufatti più ricercati al mondo, il poto nel quale vennero conservati i frammenti delle tavole della legge, i dieci comandamenti, scritti dal dito di Dio e affidati a  Mosè. L’unico tassello mancante ai nazisti è l’amuleto di Ra, custodito dall’amico di Indiana Jones Abner Ravenwood, che risulta disperso tra le montagne del Nepal.

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L’oggetto, un disco forato, permetterebbe di individuare, una volta posizionato su un bastone cerimoniale, l’esatta ubicazione dell’Arca, custodita nella sala delle anime della perduta città di Tanis, in Egitto.
Giunto in Nepal, Jones incotra Marion, figlia di Abner Ravenwood, sua ex fidanzata, poco propensa a cedergli il medaglione; ma l’arrivo dei nazisti fa precipitare la situazione e i due fuggono portandosi dietro il prezioso reperto. L’azione si sposta quindi in Egitto, dove Jones scopre che Belloq, al soldo dei nazisti, è riuscito ad individuare Tanis, anche se non conosce l’esatta posizione del pozzo delle anime.

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Dopo una serie incredibile di colpi di scena, Jones trova l’Arca, che però viene requisita dai nazisti, e traportata in un’isola dove Belloq, con un complesso cerimoniale, provvederà ad aprirla. Avventurosamente, Indiana Jones arriva anche lui sull’isola, ma viene fatto prigioniero con Marion, legato con la donna ad un palo e costretto ad assistere al trionfo del suo rivale. Che però si rivela una trappola mortale: all’interno dell’Arca c’è solo polvere, e sopratutto c’è una forza soprannaturale, che si sprigiona e distrugge Belloq e i suoi soldati. Jones e Marion così ritornano a Washington, dove consegnano l’Arca nelle mani dell’Intelligence, che nega loro però il diritto di esaminarla: il prezioso reperto finirà in un enorme deposito.

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Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta (titolo definitivo dato dal regista al film) è più che un film, il manifesto programmatico del film d’avventura: azione, ritmo incalzante, suspence, colpi di scena a raffica, cambio veloce di inquadrature, effetti speciali. Il tutto condito dal perfetto phisique du role di Harrison Ford, assolutamente straordinario nelle vesti del professore/archeologo/avventuriero

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Un film molto bello, che lascia con il fiato sospeso per i continui capovolgimenti a cui si assiste: e come già detto una parte importante l’ha avuta Ford, che per fortuna di Spielberg, il regista, e di george Lucas, il re Mida produttore del film, ebbe la parte dopo che Tom Sellek fu costretto a rinunciarvi.

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Una fortuna davvero, perchè non oso pensare a come il morbido e inespressivo Sellek avrebbe reso l’ironia, la simpatia, di Indiana Jones, personaggio che non basa la sua forza su una sola dote specifica, ma sulla summa derivata dalla sua abilità, dalla sua cultura e perchè no, su quell’aria un tantino da faccia di bronzo che lo contradistingue.
Spielberg, reduce dal trionfo di Incontri ravvicinati del 3° tipo e dal tonfo clamoroso di 1941 allarme ad Hollywood dirige, nel 1981, il film che rappresenta per lui il ritorno non solo al tanto amato film d’avventure, ma anche una patente di ritrovata credibilità, che gli permetterà di metter mano a progetti ambiziosi, come Et e sopratutto Il colore viola.

Grazie ad una sapiente scelta delle location, al ritmo serrato, al cast perfetto, Spielberg ottiene un risultato finale probabilmente al di sopra delle più rosse speranze della produzione, che vide centuplicati i risultati economici investiti: nella sola stagione 1981 il film incassò oltre 220 milioni di dollari,e a tutt’oggi è uno dei film più redditizi di tutti i tempi.

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Indiana Jones, i predatori dell’arca perduta, un film di Steven Spielberg. Con Harrison Ford, Karen Allen, John Rhys-Davies, Alfred Molina, Paul Freeman. Ronald Lacey, Denholm Elliott, Wolf Kahler
Titolo originale Raiders of the Lost Ark. Avventura, durata 115 min. – USA 1981.

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Harrison Ford: Indiana Jones
Karen Allen: Marion Ravenwood
Paul Freeman: Rene Belloq
Ronald Lacey: Toht
John Rhys-Davies: Sallah
Denholm Elliott: Dott. Marcus Brody
Alfred Molina: Satipo
Wolf Kahler: Col. Dietrich
Don Fellows: Col. Musgrove
William Hootkins: Magg. Eaton
Fred Sorenson: Jock
Sonny Caldinez: Mean Mongolian
Tutte Lemkow: Imam
Souad Messaoudi: Fayah
George Harris: Katanga

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Michele Gammino: Indiana Jones
Paila Pavese: Marion Ravenwood
Sandro Iovino: Rene Belloq
Sergio Fiorentini: Toht
Renato Mori: Sallah
Sergio Rossi: Dott. Marcus Brody
Mauro Gravina: Satipo
Gianfranco Bellini: Col. Musgrove
Gianni Marzocchi: Magg. Eaton

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Regia:     Steven Spielberg
Soggetto:     George Lucas e Philip Kaufman
Sceneggiatura:     Lawrence Kasdan
Produttore:     Frank Marshall
Produttore esecutivo:     George Lucas e Howard Kazanjian
Fotografia:     Douglas Slocombe
Montaggio:     Michael Kahn e George Lucas (non accreditato)
Effetti speciali:     Industrial Light & Magic
Musiche:     John Williams
Scenografia:     Norman Reynolds

novembre 9, 2009 Pubblicato da: | Avventura | , , | 2 commenti

Colinot l’alzasottane

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La storia è ambientata in Francia, in un medioevo cinematografico che ha molti punti di contatto con quello cinematografico italiano; il Colinot picaro francese sembra copiato pari pari da uno dei tanti decamerotici italiani, e le sue gesta altro non sono che la trasposizione d’oltralpe delle avventure dei nostri gaudenti campagnoli che popolarono le novelle erotiche tratte dai racconti di Boccaccio, Aretino e Masuccio Salernitano.

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La vera attitudine di Colinot

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Ottavia Piccolo è Bergamotte

Nel film Colinot è un giovane allegro, che sembra passare il tempo seducendo in tutti i modi la giovane Bergamotte, sua fidanzata. Durante una festa orgiastica data nel suo piccolo borgo, Colinot, come tutti gli abitanti, si ubriaca e al risveglio scopre che qualcuno ha approfittato della sbronza generale per rapire la bella Bergamotte. Deciso a riprendersi la ragazza, Colinot raccogli le sue poche cose e si mette in viaggio.

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Brigitte Bardot è Arabelle

Bergamotte è stata rapita da tre briganti luridi e straccioni, e riesce a salvarsi dalla violenza carnale solo perchè uno dei briganti la vuole in perfette condizioni; Colinot, che segue le tracce della ragazza si imbatte in uno dei briganti, ferito proprio durante la lite avvenuta nel gruppo. Soccorso l’uomo, Colinot si reca nel più vicino centro abitato e inizia le ricerche della sua amata. In viaggio, Colinot e il suo amico, che lo accompagna, vengono assaliti da due briganti; durante la collutazione l’amico di Colinot rimane ferito, e costringe il giovane a fermarsi in una fattoria. Qui il giovane, mentre si reca ad uno stagno per rinfrescarsi, si imbatte in una splendida fanciulla nuda;la ragazza gli sfugge nel laghetto, lui si nasconde e subito dopo vede arrivare quattro stupende ragazze; fingendosi donna, nascosto in un canneto, le osserva spogliarsi.

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Incontri piacevoli nei boschi

E’ l’inizio di un vero e proprio tour de force, che porta il giovane a sedurre in acqua una di loro. Vestito da donna, viene portato nella ricca casa della giovan signora conosciuta in acqua, Ma per Colinot ha inizio anche una tragicomica videnda; il marito della nobil signora si incapriccia di lui, e da quel momento Colinot dovrà fuggire ogni volta che lo incontra. Costretto a scappare, con l’aiuto della gentil donna, Colinot, vestito elegantemente, riprende il suo viaggio: si imbatterà in altre donne, tra le quali una nobile che duella, combatte e vive come un uomo.

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Dopo aver tentato di sedurre la di lei figlia, Colinot finisce in carcere, dal quale riuscirà ad evadere grazie proprio alla sedotta. Ripreso il viaggio, Colinot ritrova alla fine la tanto sospirata Bergamotte, e scopre che la donna è andata sposa ad un signorotto locale. Il giovane, deluso, si consolerà ben presto con la ricca e bella Arabelle, che si è infatuata di lui.

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Colinot sedotto da Arabelle

Colinot l’alzasottane, uscito in Francia nel 1973 con il titolo L’histoire très bonne et très joyeuse de Colinot Trousse-Chemise, per la regia di Nina Companeez in fondo non si discosta molto da uno dei nostri decamerotici; va detto, però che almeno in questo caso per il film non vennero elemosinati i mezzi tecnici, le location e sopratutto il cast, nel quale figurano la nostra Ottavia Piccolo, che ricopre il ruolo della bella Bergamotte, oltre alle francesi Bernadette Lafont e Nathalie Delon;

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L’ultima apparizione cinematografica di Brigitte Bardot

Arabelle, l’affascinante dama che consolerà il giovane Colinot, interpretato da un poco espressivo Jean Claude Druot è la quarantenne Brigitte Bardot, che con questo film, al culmine della sua bellezza matura e sensuale, da l’addio al grande schermo, con 5 minuti finali del film che la vedono nuda e sexy. Film soporifero come pochi, fu un fiasco clamoroso ai botteghini, e guardandolo si capisce il perchè: trama pressochè inesistente, avventure prevedibili, battute zero. A salvare il film da un totale naufragio c’è la bellezza delle protagoniste, tra le quali, come già detto, figura la giovane e affascinante Ottavia Piccolo; il resto  si barcamena tra qualche nudità e i paesaggi francesi, che a ben vedere sono un altro valore aggiunto del film. Troppo poco, comunque, per consigliare all’incauto spettatore la visione di questo film.

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Colinot l’alzasottane, un film di Nina Companeez. Con Brigitte Bardot, Bernadette Lafont, Nathalie Delon, Ottavia Piccolo.Jean-Claude Druot
Titolo originale L’Histoire très bonne et très joyeuse de Colinot Trousse-Chemise. Commedia, durata 105 min. – Francia 1973

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Bertrade     Nathalie Delon
Rosemonde     Bernadette Lafont
Il vagabondo     Francis Blanche
Dame Blanche     Alice Sapritch
Bergamotte     Ottavia Piccolo
Blandine     Muriel Catala
Fratello Albaret     Jean Le Poulain
Masnil Plassac     Jean-Claude Drouot
Gagnepain     Rufus
Tournebeuf     Henri Tisot
Colinot     Francis Huster
Arabelle    Brigitte Bardot
Il marito di Rosemonde     Julien Guiomar
Il frate  Hugo     Paul Muller
Lucas     Guy Grosso
Fratello Robichon     Michel Modo

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Regia: Nina Companeez
Sceneggiatura: Nina Companeez
Produzione: Mag Bodard
Musiche:Guy Bontempelli
Fotografia:Ghislain Cloquet
Montaggio:Raymonde Guyot

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Nathalie Delon sul set

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Colinot l'alzasottane foto 3La Bardot sul set cinematografico del film

settembre 16, 2009 Pubblicato da: | Avventura | , , , , | 1 commento

Isabella, duchessa dei diavoli

Nel 1969 Bruno Corbucci porta sullo schermo le avventure di Isabella De Frissac , uno dei primissimi fumetti a connotazione fortemente erotica, edito sin dal 1966 dall’Editrice 66. Il fumetto era decisamente in anticipo sui tempi, perchè fino ad allora, almeno in Italia, il mondo delle nuvole parlanti aveva riservato all’eros qualche tavola nei fumetti della premiata ditta Magnus e Bunker, come Kriminal e Satanik. Isabella è, viceversa, un fumetto dove, oltre ai nudi, compaiono anche storie parecchio spinte, con scene di rapporti saffici o sadomasochistici. Ci sono anche i primi nudi integrali frontali, che valsero al fumetto l’indicazione di Solo per adulti, che bollava, quasi come un marchio d’infamia, tutti i prodotti destinati ai maggiori di 21 anni, quale era il limite della maggiore età in quei tempi.

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Fino alla realizzazione di questa pellicola, i tentativi di portare sullo schermo gli eroi e le eroine dei fumetti avevano avuto risultati molto modesti, fatta eccezione per Diabolik, diretto dal grande Mario Bava e interpretato molto bene dalla Mell e da J.P.Law; l’anno precedente Vivarelli aveva diretto un’altra riedizione dai fumetti, il mediocre Satanik, con Magda Konopka nel ruolo di Marny Bannister. Nel 1967 ci aveva provato Cerchio con Il marchio di Kriminal, il peggiore di tutti, chiamando nei panni di Anthony Logan l’attore Saxon e nei panni di Lola la Helga Linè, riprendendo il film di Lenzi dell’anno precedente, Kriminal, che aveva avuto un discreto successo.

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Corbucci, quindi, trasporta sullo schermo la storia di Isabella De Frissac, e sceglie di affidare il ruolo principale , quello di Isabella, all’attrice Brigitte Skay, mentre il ruolo del barone sadico e crudele, Eric Von Nutter, venne affidato ad un bravo attore che si era fatto le ossa con i peplum, Mimmo Palmara.

Il risultato fu un film che ebbe varie vicissitudini con la censura, visto che Isabella, come nei fumetti, viene stuprata mentre passa tra avventure erotiche di ogni genere. Un film comunque ben confezionato, anche se ammiccante in maniera eccessiva verso l’eros che più era possibile mostrare in quei tempi sullo schermo.

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La storia inizia con Isabella, unica superstite di una nobile famiglia della Lorena, che viene allevata da una tribù di zingari; sarà con la maggiore età che la ragazza apprenderà le vere origini personali, e apprenderà anche che il crudele barone Eric Von Nutter è l’autore del massacro dei suoi genitori, che ha consumato per impadronirsi degli averi e delle terre dei De Frissac. Isabella decide di vendicarsi e con uno stratagemma entra nel castello del nobile, lo seduce, e mentre è a letto con lui lo sfigura con un pugnale.

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Costretto a nascondere il viso deturpato sotto una maschera di cuoio, Von Nutter medita vendetta e riuscirà a far catturare la ragazza, che però aiutata da alcuni amici, a sua volta catturerà il perfido barone che verrà condannato a morte, ma riuscirà a fuggire, trasformandosi nel genio malefico della vita di Isabella. Il film finisce qui, mentre ovviamente il fumetto prenderà un’altra strada, prima di chiudere i battenti, rimpianto da molti, nel 1976.

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Detto che la recitazione è quella che è, tutto sommato possiamo accordare un certo credito ad un’opera dignitosa, come al solito maltrattata dalla critica, pronta ad osannare film cecoslovacchi, russi, coreani e via discorrendo pallosi come un discorso papale. Decisamente brava la Skay, anche se con qualche chiletto in più rispetto alla filiforme eroina dei fumetti. Ma è un particolare trascurabile.Da segnalare la presenza di un grande caratterista, Sal Borgese. Il film è disponibile in versione completa in buona qualità e in italiano all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=IzB4TgmRQus

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Isabella,duchessa dei diavoli un film di Bruno Corbucci. Con Fred Williams, Mimmo Palmara, Sal Borgese, Brigitte Skay.Elina De Witt, Loris Gizzi, Tino Scotti, Alberto Sorrentino, Furio Meniconi, Giacomo Furia, Renato Baldini, Lucia Modugno, Enzo Andronico, Mario Novelli, Gioia Desideri, Luca Sportelli, Thomas Astan, Aldo RalliAvventura, durata 93 min. – Italia 1969.

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Elina De Witt: Marguerite Fontaine
Mario Novelli: Aguzzino
Mimmo Palmara: Barone Eric Von Nutter
Brigitte Skay: Isabella Frissac
Fred Williams: Gilbert De Villancourt
Enzo Andronico: Un Sicario
Giacomo Furia: Un Popolano
Tino Scotti: Melicour
Furio Meniconi: Sicario
Lucia Modugno: Fabienne Kruger
Alberto Sorrentino: Uno Zingaro
Gioia Desideri: Nadia
Loris Gizzi: M.Llo Bassompierre
Thomas Astan: Il Negro
Renato Baldini: Gunther

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Regia Bruno Corbucci
Soggetto Elisabeth Forster, Giorgio Cavedon, Mario Amendola
Sceneggiatura Elisabeth Forster, Giorgio Cavedon, Mario Amendola
Produttore Italo Martinenghi
Casa di produzione Cinesecolo
Distribuzione (Italia) I.N.D.I.E.F.
Fotografia Fausto Zuccoli
Montaggio Luciano Anconetani
Musiche Sante Romitelli

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Isabella nei fumetti

marzo 16, 2009 Pubblicato da: | Avventura | , , , | Lascia un commento

Excalibur

Excalibur locandina

Una delle opere cinematografiche che meglio coniuga leggenda,storia e letteratura,è Excalibur di John Boorman. Perché attraverso tre ore di grande cinema, si assiste ad un tentativo riuscito di rendere visivamente l’affascinante storia di re Artù e i romanzi di De Troyes,mescolando con sapienza musica wagneriana e la Carmina burana, le gesta di Lancillotto e quelle di Merlino,attraverso paesaggi quasi fiabeschi,sospesi in un mondo che sa di favola,pur essendo terribilmente crudele.

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Così vediamo Artù,strappato dal mago Merlino a suo padre.Uther Pendragon e a sua madre Higray,crescere all’ombra del grande mago,in attesa di compiere le antiche profezie: diventare il re che unifica la Britannia e ridare libertà e prosperità al suo popolo.

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I romanzi di De Troyes si fondono con quelli di Goffredo di Monmouth;vediamo Artù crescere,ed estrarre dalla roccia Excalibur,la spada del potere;riuscire,con coraggio e sangue freddo,a mettere d’accordo nobili e cavalieri,creando per loro una sorta di gran consiglio,la tavola rotonda,rotonda perché chiunque segga adessa sia allo stesso livello di grado e di dignità di chi gli siede accanto.

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Facciamo così conoscenza di Galahad,di Lancillotto,l’unico che batte in combattimento Artù,che per sconfiggerlo distruggerà Excalibur,riottenendo la spada solo grazie all’intervento della Dama del lago. Conosciamo così Parsifal,che da semplice scudiero di Lancillotto diventerà cavaliere,colui che riporterà Camelot la città di Artù,all’antico splendore;conosciamo Ginevra,che sposa Artù,e che poi tradisce con il suo migliore amico,Lancillotto,con tanti sensi di colpa,ma anche con imbarazzante semplicità.

Boorman mescola storie e individualità,riuscendo comunque a mantenere un canovaccio che non si allontani troppo dalle avventure narrate da Monmouth e De Troyes.

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Così assistiamo alla comparsa di Morgana,sorellastra di Artù,che diviene allieva del grande Merlino,dal quale impara le conoscenze arcane e magiche;e assistiamo alle prime beghe all’interno della tavola rotonda,che culmineranno nelle accuse di infedeltà alla regina Ginevra,che verrà difesa proprio dall’umile scudiero,Parsifal,e successivamente da Lancillotto. E’ il punto più alto dello splendore di Camelot,che ben presto rovina e frana moralmente.

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Perché Morgana,grazie alle sue arti magiche seduce re Artù e rimane incinta;Merlino,soggiogato dalla abilità della maga,scompare di scena,relegato nella terra delle ombre,nè morto nè vivo,in animazione sospesa. La saga a questo punto vira di colpo,trasformandosi in tragedia:Artù scopre il tradimento della moglie,ma non ha il coraggio di uccidere i due amanti.

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Abbandona la spada regale,Excalibur,e precipita,ben presto in un’abulia totale,che coinvolge anche tutto ciò che lo circonda. Nel frattempo Morgana diventa sempre più potente; affina le sue armi e cresce suo figlio,l’incestuoso Mordred, nell’odio verso suo padre. A Camelot i Cavalieri della tavola rotonda si rendono conto che solo il Santo Graal,la coppa della vita,con il suo esempio e valore di purezza,può riportare tutto alla normalità,riportando alla vita la terra e Artù,che sono intimamente connessi.

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Partono tutti,ma tornerà solo Parsifal,che riuscirà a scoprire il segreto del Graal. E’ l’inizio dell’apoteosi finale.Aiutato dal Graal,da Merlino,tornato solo per l’occasione dal regno delle ombre, Artù affronta in battaglia il potente esercito di Mordred,riuscendo a sconfiggerlo ma morendo in combattimento.

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Sarà Parsifal a restituire Excalibur alla Dama del lago,in attesa di un re di valore,puro di cuore,che possa nuovamente impugnarla. Artù morto viene trasportato dagli spiriti verso Avalon.

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Se la trama risente di qualche forzatura,è però quasi del tutto convincente. La storia dei Cavalieri della tavola rotonda,di Artù e di Merlino trasporta lo spettatore in un mondo magico,fatto di uomini veri,con vizi e virtù,ma imbevuti di ideali forti e pregnanti E alla fine non ti accorgi che sono passate tre ore, che in fin dei conti di scene di battaglie ne vedi all’inizio e alla fine del film,e che il resto del tempo lo impieghi a seguire le vicende di Gauwein,di Galahad,di Parsifal….

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E che la leggenda,alle volte,affascina molto più del reale,quasi da farti provare una nostalgia acuta per personaggi e ambienti in cui avresti vissuto volentieri.

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Excalibur, un film di John Boorman. Con Nicholas Clay, Helen Mirren, Nigel Terry, Nicol Williamson, Liam Neeson, Corin Redgrave, Gabriel Byrne, Charley Boorman, Patrick Stewart, Keith Buckley, Cherie Lunghi, Brid Brennan, Clive Swift, Ciarán Hinds, Katrine Boorman, Robert Addie, Barbara Bryne, Paul Geoffrey, Niall O’Brien, Ciarin Hinds, Liam O’Callaghan, Michael Muldoon, Manix Flynn, Garrett Keogh, Emmet Bergin. Genere Fantastico, colore 140 minuti. – Produzione Gran Bretagna 1981.

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Nigel Terry: Re Artù
Nicol Williamson: Merlino
Helen Mirren: Morgana
Nicholas Clay: Lancillotto
Cherie Lunghi: Ginevra
Paul Geoffrey: Parsifal
Robert Addie: Mordred
Gabriel Byrne: Uther Pendragon
Keith Buckley: Uryens
Katrine Boorman: Igrayne
Liam Neeson: Galvano
Corin Redgrave: Duca di Cornovaglia
Niall O’Brien: Kay
Patrick Stewart: Leodegrance
Clive Swift: Sir Hector
Ciarán Hinds: Lot
Eamonn Kelly: abate

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Regia John Boorman
Soggetto da Le Morte d’Arthur di Thomas Malory
Sceneggiatura Rospo Pallenberg, John Boorman
Produttore John Boorman
Michael Dryhurst (associato)
Produttore esecutivo Robert A. Eisenstein, Edgar F. Gross
Casa di produzione Orion Pictures Corporation
Fotografia Alex Thomson
Montaggio John Merritt
Donn Cambern (non accreditato)
Musiche Trevor Jones
Scenografia Anthony Pratt; Tim Hutchinson (architetto scenografo)
Bryan Graves (arredatore)
Costumi Bob Ringwood


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Pino Colizzi: Re Artù
Maria Pia Di Meo: Morgana
Emanuela Rossi: Ginevra
Sergio Rossi: Merlino
Loris Loddi: Lancillotto
Romano Ghini: Parsifal
Sandro Acerbo: Mordred
Romano Malaspina: Uther Pendragon
Sandro Iovino: Uryens
Simona Izzo: Igrayne
Paolo Poiret: Galvano
Gianni Marzocchi: Duca di Crnovaglia
Luciano De Ambrosis: Kay
Renato Mori: Leodegrance
Sergio Fiorentini: Sir Hector
Roberto Villa: abate
Vittorio Stagni: capitano di Mordren
Mario Milita: cavaliere di Re Artù

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Excalibur banner citazioni

La maledizione degli uomini è che essi dimenticano. (Mago Merlino)
Anál nathrach, orth’ bháis’s bethad, do chél dénmha. (Mago Merlino)
Anni per costruire. Attimi per distruggere e tutto questo per colpa di una donna! (Mago Merlino)
Ti ho amato come re. A volte come marito. Ma non si può guardare troppo a lungo il sole. (Ginevra)
Il Re senza una spada! La terra senza un Re! (Lancillotto)
Il Drago è ovunque. Il Drago è in ogni cosa. Le sue squame brillano nella corteccia degli alberi. Il suo ruggire si sente nel vento. E la sua forcuta lingua colpisce come il fulmine. (Mago Merlino)
Non ero destinato ad una vita umana, ma ad essere l’essenza di memorie future. La fratellanza d’armi è stato un breve inizio, un bel momento, che non può essere dimenticato. E poiché esso non sarà dimenticato, quel bel momento potrà ripetersi. Ora, ancora una volta, devo guidare i miei cavalieri a difendere ciò che è stato. E il sogno di ciò che potrebbe essere… (Artù)
Rinunzio ai miei castelli e alle mie terre, qui è il mio dominio, dentro questa pelle di metallo. E do in pegno tutto ciò che ancora ho: la mia carne, le mie ossa, il mio sangue e il cuore che lo pompa. (Lancillotto)
La più grande qualità di un cavaliere: Verità: Quando un uomo mente assassina una parte del mondo. (Mago Merlino)
Io mi sto consumando, non posso morire e non posso vivere. (Artù)
Non sapevo quanto la mia anima fosse vuota finché non è stata riempita. (Artù)
Preparatevi a combattere, cavalcherete di nuovo col vostro re. (Artù)
Ho vissuto troppo a lungo attraverso gli altri, Lancillotto ha sorretto il mio onore e Ginevra la mia colpa, Mordred i miei peccati, i miei cavalieri hanno combattuto le mie cause, ora, fratello mio, io sarò RE. (Artù)

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aprile 21, 2008 Pubblicato da: | Avventura | , , | Lascia un commento