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San Babila ore 20:un delitto inutile

San Babila ore 20 un delitto inutile locandina 6

25 maggio 1975
A Milano è una domenica qualunque,calda.
Alberto Brasili,26 anni,studente,passeggia su via Mascagni in pieno centro,non lontano da piazza San Babila.
E’ in compagnia di Lucia Corna,la sua ragazza.
In tarda serata mentre cammina nota un adesivo elettorale del MSI e lo rimuove dal palo sul quale è attaccato;il gesto non sfugge ad un gruppo di
simpatizzanti di destra che stazionano nelle vicinanze di piazza San Babila,un luogo di aggregazione frequentato escusivamente dai giovani dell’estrema destra milanese,chiamati appunto “sanbabilini
Per i cinque il gesto è un affronto;armati di coltello aggrediscono i due fidanzati.
Basili colpito da un fendente al cuore,muore quai immediatamente mentre Lucia scampa alla morte solo perchè il coltello la colpisce a pochi centimetri dal cuore.
E’ uno dei tanti gesti assurdi di quegli anni,scanditi dalle morti di giovani dell’una e dell’altra fazione politica,segnati anche dal quasi regolare attentato giornaliero alle sedi dei partiti,dagli scontri di piazza,dagli attentati dinamitardi e alle persone,come giudici,magistrati,politici,giornalisti.
Un clima di terrore.
Basta un loden o un paio di Ray ban,un Eskimo o i jeans a stabilire se uno debba vivere o morire.

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Questo clima e l’avvenimento della morte di Basili danno spunto a Carlo Lizzani per la realizzazione di San Babila ore 20:un delitto inutile,un film girato nel 1976 proprio nei luoghi dove morì lo sfortunato studente,che in qualche modo riprende l’aria plumbea della Milano di metà anni settanta,divenuta sua malgrado la capitale della violenza politica.
Il regista romano quindi non sceglie la sua città,Roma,ma il simbolo dell’Italia contraddittoria degli anni settanta,la città nella quale era iniziata la triste stagione delle stragi il 12 dicembre 1969 con la strage di Piazza Fontana,la madre di tutte le stragi, la prima in assoluto di quella che diverrà tristemente famosa come la stagione della strategia della tensione.
16 morti,86 feriti per un delitto terribile pieno di ombre,ancora oggi senza un colpevole certo.
In questa atmosfera torbida si muove Lizzani,raccontando le gesta di quattro sanbabilini che commettono un delitto atroce ed inutile (come recita il titolo) dopo una giornata convulsa in cui muovendosi come la gang dell’Arancia meccanica seminano terrore fra gli operosi milanesi.
Lizzani prosegue sulla scia del suo fortunato Storia di vita e malavita scegliendo di non avvalersi dell’opera di attori conosciuti per il ruolo dei quattro protagonisti.
Devono essere quanto di più simile a dei ragazzi comuni,uniti però non da vincoli di amicizia o da ideali,ma semplicemente da una ribellione confusa e senza logica alla loro stessa estrazione sociale, alla famiglia e ai valori fondanti del vivere comune.
Sono di destra, fascisti,come si usava dire in quel periodo.
Ma l’ideologia centra poco o nulla nella descrizione di Lizzani.
I quattro sembrano più dei teppisti alla Alex De Large che degli attivisti politici.

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Il loro credo è più la violenza e la cupa ribellione a tutto ciò che li circonda che un ideale superiore.
Così nascono le figure di Michele,Franco,Fabrizio e Alfredo,assolutamente slegati dalle origini sociali e culturali.
Michele e Franco sono figli di famiglie benestanti,alta borghesia milanese mentre Fabrizio è di estrazione popolare,lavora saltuariamente impegnato in chissà cosa.
Il quarto,Alfredo,è di estrazione sotto proletaria ed è figlio di una delle tante famiglie emigrate al nord in cerca di migliori condizioni di vita.Lavora,ma è un precario ed è anche l’unico sposato.
Non certo felicemente,visto che ha dovuto riparare ad una violenza carnale con un matrimonio non voluto.
Quattro giovani uniti quindi solo dalla rabbia,dalla mancanza di ideali,da una confusa ribellione all’ordine costituito.
Si,non hanno un’ideologia o quantomeno non emerge dai loro discorsi.
Appartengono alla destra,ma forse solo più per moda che per altro.Negli anni settanta si aderisce ad una ideologia anche per motivi banali…
Li seguiamo in una giornata balorda,scandita da un’escalation di aberrazioni e atti di violenza.
I quattro partecipano all’inumazione di un gerarca fascista;qui sbeffeggiano i nostalgici intervenuti accusandoli di essersi rammolliti.
Poi,non paghi,prendono a colpi di catena i ciclomotori di un liceo e subito dopo imbrattano con delle svastiche alcune vetrine di negozi gestiti da ebrei,colpendo poi a colpi di palle d’acciaio scagliate con delle fionde le persone intervenute per pulire le scritte.
L’escalation continua con il tentativo di violenza una ragazza e culmina,dopo un excursus sulle vicende private dei due ragazzi meno abbienti,
sui loro rapporti con la famiglia,con l’omicidio di un giovane copevole solo di passare nel raggio d’azione dei quattro balordi.
Finale drammatico.

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San Babila ore 20:un delitto inutile è un film controverso,pieno di luci ed ombre con netta predominanza delle seconde.
I quattro protagonisti della storia narrata appaiono più come degli sbandati sfigati piuttosto che rappresentanti di quella destra estrema che pur in nome di un’ideologia condannata dalla storia combattevano una personale battaglia contro lo stato e le istituzioni.
Le azioni dei giovani sono casuali,l’ispirazione politica sembra più che altro una parvenza che un modo di credere o di essere.
Quindi il film ha più valore come testimonianza (parziale) dell’atmosfera che si respirava all’epoca dei fatti raccontati che come valore minimamente storico.
Il film in se è anche abbastanza banale,con un personaggio,quello di Lalla (interpretata da Brigitte Skay) incomprensibile nella sua logica e slegato dal film.
Lizzani va avanti a strappi,fra qualche felice intuizione (il lancio delle biglie di ferro sulla folla e cadute verticali (la delazione di Lalla),in un saliscendi poco coinvolgente quando non anche apertamente schierato.
Che ci fosse negli anni settanta una destra pericolosa e stragista è indubbio;tuttavia era una destra che agiva clandestinamente,con la complicità di apparati dello stato e la connivenza di politici.
Cosa che però si può tranquillamente asserire per l’altro versante politico,quello brigatista giusto per essere chiari,con le loro connivenze mai del tutto chiarite e le bugie,le mezze verità che nascondono segreti inconfessabili.
Va da se che quantomeno funziona la ricostruzione ambientale,con una Milano attonita davanti alla quotidiana violenza,quasi rassegnata;chi ha vissuto quegli anni ricorda benissimo il clima che si respirava nelle città in cui più forte era lo scontro politico,che fosse Roma o Torino,Padova o Napoli,Roma o Bologna.

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Un clima da guerra civile,con scontri tra polizia e studenti,carabinieri e operai,tra estrema destra ed estrema sinistra.
Bastava vestire un Eskimo e avere la barba incolta,oppure portare degli stivaletti a punta e un giubbotto di pelle per rischiare la vita.
Una chiave inglese e una mazza da baseball,una molotov o un giravite erano alcune delle armi usate per offesa e per difesa,senza contare ovviamente la diffusione sempre maggiore delle armi da fuoco.
Tutto questo è trattato da Lizzani solo marginalmente.
I quattro ragazzi appaiono quasi scollegati dalla politica,tanto che alla fine ci si chiede se si sia visto un film politico in senso lato o un
poliziottesco molto simile a quelli che spopolavano negli anni settanta.
La scelta rischiosissima di affidare i ruoli dei teppisti a quattro sconosciuti alla fine si rivela vincente;i giovani appaiono quasi ripugnanti nella loro naturalezza,quattro ragazzi qualsiasi capaci però di interpretare bene i ruoli a loro affidati.Bella Brigitte Skay in un ruolo evanescente,discrete le musiche di Ennio Morricone.
Un film adatto oggi più alla fiera del vintage,fra auto non più in circolazione e abiti che nessun ragazzo indosserebbe che degno di una lettura critica sul fenomeno della violenza politica.
Un film irrimediabilmente figlio di un periodo storico per fortuna alle nostre spalle.

San Babila ore 20: un delitto inutile
Un film di Carlo Lizzani. Con Pietro Brambilla, Daniele Asti, Giuliano Cesareo, Walter Valdi,Brigitte Skay Drammatico,durata 105 min. – Italia 1976

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San Babila ore 20 un delitto inutile banner protagonisti

Pietro Brambilla: Fabrizio
Giuliano Cesareo: Michele ‘Miki’ Castiglioni
Daniele Asti: Franco
Pietro Giannuso: Alfredo Somma
Brigitte Skay: Lalla
Gilberto Squizzato: Paolo
Grazia Beccari: Ragazza di Paolo
Mario Mattia Giorgietti: Insegnante
Walter Valdi: Commissario della Buon costume
Franca Mantelli: Madre di Franco
Paola Faloja: Madre di Michele
Vittorio Pinelli: Agente di Polizia

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Regia Carlo Lizzani
Soggetto Mino Giarda, Carlo Lizzani
Sceneggiatura Mino Giarda, Carlo Lizzani, Ugo Pirro
Produttore Carlo Maietto
Casa di produzione PTA (Produzioni Thousand Associate)
Distribuzione (Italia) Agora
Fotografia Piergiorgio Pozzi
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Pier Luigi Basile

San Babila ore 20 un delitto inutile banner recensioni

L’opinione di tylerdurden73 dal sito http://www.filmscoop.it

La piazza milanese di San Babila negli anni ’70 fu noto luogo di ritrovo per simpatizzanti e gruppi organizzati dell’estrema destra.Lizzani riferisce con l’abituale stile asciutto e diretto della giornata di quattro giovani,partendo dal funerale di un anziano “camerata” per finire in tragedia sotto i portici che costeggiano una delle tante vie del capoluogo lombardo.
Precursori degli attuali skinheads sono divisi dalla diversa estrazione sociale ma uniti da un fanatismo che li induce a tormentare i così detti “rossi” o comunque in generale tutti coloro mostrino debolezze.Il benestare della polizia è evidente,pronta ad intervenire solo quando ci scappa il morto o per mettere a tacere iniziative tutto sommato burlesche.
Svastiche sulle vetrine dei negozi,pericolose biglie di ferro scagliate contro i cittadini o motorini distrutti non sono atti sufficientemente gravi per un intervento delle autorità,cui Lizzani imputa senza troppi giri di parole una compartecipazione implicita.
Tratto da un fatto di cronaca nera che insanguinò Milano nel Maggio del ’75 il film vanta un bel ritmo.Gli avvenimenti si incastrano bene tra loro rendendo uno spaccato sociale verosimile culminante con la scena dell’inseguimento,momento segnato da grande tensione e una follia che ha radici al di fuori del semplice credo politico.
Lizzani ha però il torto di approfondire maluccio le origini di tale astio e le motivazioni personali ,ciò che ci viene offerto poggia su luoghi comuni e soluzioni troppo semplicistiche.
Discreti gli interpreti, mentre piuttosto sciatto è il personaggio della ninfomane Lalla che avrebbe dovuto avere un valore simbolico di tutt’altro spessore.
Film difettoso ma importante,piccola storia di un’ Italia da alcuni dimenticata e dai più giovani mai conosciuta.

L’opinione del sito http://www.nocturno.it

Se esiste nella filmografia di Carlo Lizzani un film che non si sa da che parte prendere, questo è San Babila ore 20: un delitto inutile. Formalmente si tratta di un resoconto sulle ripugnanti imprese
(si va dal minimo delle biglie di ferro scagliate contro vetrine e passanti a colpi di fionda, ad attentati bombaroli, sevizie ed omicidi) di un manipolo di giovani fascisti, detti “sanbabilini” dal nome
della piazza centrale di Milano che, per un tratto degli anni Settanta, gli estremisti di destra avevano eletto a loro quartier generale – con il silenzioso assenso delle forze dell’ordine.
Nessuno, memore di quegli anni, si meraviglierà che gli esponenti di questo nucleo siano tratteggiati da Lizzani senza alcuna possibile rendenzione, come bestie stupide e feroci: personaggi grotteschi e mostruosi,
espressione di un mondo borghese grottesco e mostruoso che Lizzani descrive con semplicità ed efficacia nei quadretti di vita familiare dei teppisti, saldando il discorso a quanto già era venuto
illustrando in alcuni momenti di Storie di vita e malavita. Dunque, da una parte l’anima “politica” del film, che non si esime dal puntare il dito accusatore sulle azioni di tali squadracce che con la connivenza
della polizia spadroneggiavano nella piazza marciando con il passo dell’oca, nella loro divisa d’ordinanza (giubbotti di pelle, stivaletti a punta, occhiali ray-ban).(…)

L’opinione del sito http://www.cinemah.com

Chi si ricorda più dei sanbabilini? Nessuno. Invece ci ricordiamo bene e ancora oggi ne leggo dei tanti brigatisti combattenti del proletariato
Lizzani diede un taglio sociologico già vecchio al quel tempo, ora, anche se storicizzato non regge, in qualsiasi prospettiva vogliamo guardarlo.
I fascisti di Piazza San Babila a Milano sono delle macchiette. Come macchiette sono i poliziotti, i preti, i tranquilli passanti, anche quando cercano
con un fazzoletto di cancellare una svastica disegnata con la vernice su una vetrina di un negozio. Sono belli, buoni e bravi i tanti comunisti manifestanti
i quali si muovono come api operose all’interno della Casa del Popolo. Franco è poi uno stereotipo di fascista. Viene rappresentato con tutti i conformismi popolari
ma nulla di culturalmente valido. La famiglia ricca, la crisi dei genitori, una madre possessiva, capace solo di riversare sul figlio la sua povertà umana.
Il padre è occupato a fare soldi e a dedicarsi a Dio. Poi c’è l’impotenza di Franco e il suo disprezzo per le donne. C’erano altri luoghi comuni?
No, si trovano tutti all’interno del film. Non è invecchiato solo il film, sono invecchiato anche io. Quando lo ho visto alla sua uscita mi era piaciuto.
Mi aveva colpito la forte violenza, la nulla considerazione della donna, il nichilismo su cui stavano cercando di costruire qualcosa.
Ora è solo un bel film di azione, un poliziesco e nulla più. Forse Lizzani questo ci voleva narrare, un genere alla Arancia meccanica all’italiana, accompagnato da una bella ironia e sarcasmo.
Letto sotto quest’aspetto il film può tenere, può avere una valenza. Sarà la semplice e stupida Lalla a portarci la freschezza migliore al film. Si ride di fronte alla sua ingenuità.
Lei è l’altra faccia della medaglia: la credono stupida ma altrettanto stupido e vuoto è il retroterra culturale dei ragazzi fascisti. “Tu ascoltami anche se non capisci” gli dice un ragazzo a Lalla,
la quale comprende chiaramente invece e gli risponderà: “Io in questa fortezza non ci voglio entrare.” Nessuno vuole entrare nella fortezza politica del neofascismo,
una forma di necrofilia più che una tendenza politica. L’unico momento di vera politica del film è quando i ragazzi, dopo aver comperato dei dildo in uno sex shop, si divertono a scandalizzare i passanti.
Allora la polizia arriva velocemente. Uno dei ragazzi lancerà una profezia vera. Discutendo con i poliziotti che li hanno arrestati ha un momento di lucidità per urlare “Piace ai democristiani,
piace ai comunisti, piace a tutti.” Si, i sex shop piacciono a tutti ma forse non alludeva solo a quello.(…)

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gennaio 2, 2016 Posted by | Drammatico | , | Lascia un commento

Morte sul Tamigi

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Danny Fergusson, una bella ragazza australiana, decide di andare a Londra per trovare sua sorella Mirna che da tempo vive nella capitale londinese. Una terribile notizia la attende: sua sorella è stata assassinata.
Ma Danny ben presto si rende conto che sua sorella non è morta ma è scomparsa per qualche oscuro motivo.
Decide quindi di ritrovare sua sorella e si stabilisce nella capitale inglese, in un albergo gestito da Gordon Stont.
La scelta non è delle migliori, perchè l’uomo è in combutta con Tony Whyman ( un antiquario) e con William Baxer (un industriale) nella gestione di un traffico internazionale di droga.

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I tre conoscevano Mirna, che aveva lavorato con loro prima di tradirli, così si mettono alle calcagna di Danny sperando che in qualche modo la scomparsa si faccia viva con sua sorella.
Intanto però un misterioso killer elimina uno dopo l’altro sia Stont che Whyman, oltre che un tipo che era implicato nel finto assassinio di Mirna.
Danny  riesce a trovare appoggio nell’ispettore di Scotland Yard Craig, che riuscirà a liberarla quando la ragazza viene rapita da Baxter, sempre più convinto che la scomparsa Mirna sia responsabile oltre che del tradimento anche della morte dei suoi complici.

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Dopo la liberazione, Danny riceve la tanto sospirata telefonata da sua sorella, mentre nel frattempo anche Baxter finisce assassinato.
Chi è il misterioso assassino che ha eliminato tutte le persone implicate nel traffico di droga? perchè Mirna è scomparsa e ora riappare repentinamente?
Morte sul Tamigi è un modesto thriller di produzione tedesca tratto dal romanzo The Angel of Terror del fertilissimo Edgar Wallace, autore di gialli saccheggiato sopratutto tra gli anni 40 e gli inizi degli anni 70.
Il romanziere inglese, morto agli inizi degli anni 30, era famoso per la sua capacità di imbastire trame gialle abbastanza intricate e questo film, basato proprio su una delle sue tantissime opere mostra una trama intricata con il classico colpo di scena finale.

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Purtroppo questa riduzione cinematografica, operata da Harald Philipp, risulta piatta e con poco mordente.
Il regista inglese, poco conosciuto da noi, dirige il film con quel poco che la produzione gli mette tra le mani, discorso che riguarda non solo le location e tutto l’armamentario classico dei film ma anche e sopratutto il cast.
Nel quale figurano attori e attrici con passati da comprimari, fatta eccezione per Uschi Glas (che interpreta Danny) e una giovane Ingrid Steeger oltre a Brigitte Skay.
Pressochè scomparso da anni da tutti i passaggi televisivi, è uno dei film più difficili da recuperare in visione domestica.

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Morte sul Tamigi
Un film di Harald Philipp. Con Brigitte Skay,Günther Stoll, Uschi Glas, Werner Peters Titolo originale Die Tote aus der Themse. Poliziesco durata 91 min. – Germania 1971.

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Uschi Glas … Danny Fergusson
Hansjörg Felmy … Ispettore Craig
Werner Peters … William Baxter
Harry Riebauer … Milton S. Farnborough
Vadim Glowna … David Armstrong
Siegfried Schürenberg … Sir John
Günther Stoll … Dottor Ellis
Petra Schürmann … Susan
Friedrich Schoenfelder … Anthony Wyman
Lyvia Bauer … Myrna Fergusson
Peter Neusser … Sergente Simpson
Ingrid Steeger … Kitty
Brigitte Skay … Maggy McConnor

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Regia di Harald Philipp
Scritto da Horst Wendlandt & Harald Philipp
Dal romanzo The Angel of Terror di E.Wallace
Prodotto da Preben Philipsen e Horst Wendlandt
Musiche originali di Peter Thomas
Fotografia di Karl Löb
Montaggio di Alfred Srp
Scenografie di Johannes Ott

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dicembre 17, 2012 Posted by | Thriller | , , | Lascia un commento

Brigitte Skay

Brigitte Skay foto

Brigitte Johanna Riedle, conosciuta nel mondo del cinema come Brigitte Skay, deve moltissimo al nostro paese in temini di popolarità e sopratutto deve il lancio della sua carriera cinematografica fatta da 22 film e 14 sceneggiati televisivi.
Rossa, con il volto costellato da tantissime efelidi, copro da modella ma non da autentica pin up, la teutonica Brigitte resta un mistero assoluto per gli amanti del cinema di genere; è un mistero la sua data di nascita, così come il luogo stesso dove è nata.

Brigitte Skay Quando suona la campana
Brigitte Skay nel film Quando suona la campana

Brigitte Skay Quante volte quella notteIn Quante volte quella notte, di Mario Bava

Probabilmente la rete stessa ha dimenticato la carriera di Brigitte, evolutasi nel periodo che va dal 1963, anno in cui fa il suo esordio ufficiale sulla Tv tedesca nel film tv Alsterstrasse, un dramma familiare che ebbe un notevole successo sia di pubblico che di critica.
La bellezza della Skay deve aver colpito in qualche modo i produttori cinematografici, che la chiamarono lo stesso anno per un film mai arrivato in Italia, Heute kündigt mir mein Mann (1963) diretto da Peter Goldbaum e Rudolf Nussgruber con protagonista Gert Frobe, il famoso Goldfinger della serie degli Agente 007.

Brigitte Skay Reazione a catena
Una celebre immagine tratta da Reazione a catena

Fino al 1967 Brigitte si fa strada sopratutto grazie alle produzioni televisive tedesche, nelle quali compare per sei volte fino all’esordio cinematografico, avvenuto nel 1968 con il film Sexy baby diretto dal regista norvegese Hansjörg Amon, con protagonisti autenti carneade del cinema.
E’ un film del quale almeno in Italia non esiste traccia, che probabilmente non venne nemmeno doppiato come tante delle produzioni del cinema tedesco che nel nostro paese non hanno mai avuto largo seguito.

Brigitte Skay Morte sul Tamigi
La Skay in Morte sul Tamigi

Poche notizie anche sul suo film successivo, ovvero Il mandrillo (1968) diretto dal regista bulgaro Marran Gosov, mentre decisamente più conosciuto è Le 10 meraviglie dell’amore diretto da Sergio Bergonzelli, nel quale Brigitte lavora con Al Cliver e Angelo Infanti, un curioso film che parla di un gruppo di studenti che prepara una tesi sull’amore e sul sesso e che per sperimentare il tutto decide di vivere in una comunità allargata, con problematiche però molto diverse dalla teoria.

Brigitte Skay La bestia in calore
La bestia in calore (film realizzato con spezzoni di Quando suona la campana, la Skay non compare tra i credit)

La grande occasione ( e una relativa fama) arriva con la chiamata di Sergio Corbucci che nel 1969 decide di portare sullo schermo le avventure di una delle eroine dei fumetti, Isabella De Frissac conosciuta anche comeIsabella duchessa dei diavoli.
Brigitte ha in comune molto con la bella eroina sexy del fumetti chiamato, all’epoca, per adulti: è bella, è rossa, ha i capelli lunghi e un’aria spavalda, che sembrano la perfetta riproduzione di quella che è la “personalità” dell’avventurosa duchessa Isabella.
Il film è ben diretto, ben sceneggiato e si rivela una delle migliori trasposizioni dal mondo delle nuvolette (così erano chiamati anche i fumetti) a quello dell’immagine in movimento.
La Skay è fisicamente perfetta, anche se come attrice non possiede doti eccelse.
Tuttavia il film diventa abbastanza noto, anche e sopratutto per le traversie giudiziarie dovute alla sovra esposizione di nudi della pellicola; la bellissima attrice tedesca non si nega all’obiettivo, anche se va sottolineato che il film non ha nulla di erotico.
Alcuni critici particolarmente feroci battezzano il nuovo filone inaugurato da Corbucci come film di “chiappa e spada”, sottolinenando malignamente la presenza di molti nudi femminili.
Nonostante il buon successo della pellicola, la Skay resta confinata in produzioni confinanti con i B movies o comunque in pellicole realizzate senza grossi budget e con cast molto limitati.
E’ il caso del film di De Sisti L’interrogatorio, datato 1970, un discreto giallo/poliziesco che racconta la storia di un giovane che verrà incriminato per un delitto che non ha commesso, nonostante sia del tutto innocente.
Sempre nel 1970 lavora con Luigi Batzella in Quando suona la campana, nel ruolo della partigiana Dorina; il regista, che lavora sotto lo speudonimo di Paolo Solvay utilizzerà le immagini della Skay per un film assolutamente degradante, La bestia in calore, realizzato nel 1977 utilizzando diversi spezzoni del film Quando suona la campana.
Il risultato finale sarà una pellicola agghiacciante, sconclusionata e brutta, nella quale la povera Brigitte centrerà come un cavolo a merenda.
Nel frattempo la Skay accetta qualche altro lavoro televisivo, prima di tornare al cinema con Reazione a catena, girato nel 1971 sotto la regia del grande Mario Bava.
Brigitta interpreta Brunhilda, la ragazza che fa il bagno nuda nella baia e che scopre casualmente il corpo del marito di una contessa, cosa che le costerà la vita.

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Brigitte Skay Isabella duchessa dei diavoli 1
Il suo film più famoso, Isabella duchessa dei diavoli

Anche in questo caso non è una gran parte, destinata però a rimanere nella memoria degli spettatori.
La sequenza della corsa sul pontile di Brigitte, completamente nuda, è da antologia.
Nel 1971 lavora nel ruolo di una cameriera (poche sequenze davvero) nel film di Marco Vicario Homo eroticus mentre nel 1972 ha ancora una breve ma incisiva parte in un film minore di Bava, Quante volte quella notte accanto a Daniela Giordano.
Il cinema degli anni settanta è molto generoso con le attrici disinibite, ovvero con quelle attrici disponibili a mostrarsi senza veli ed è anche un formidabile veicolo per la fama e la notorietà; tuttavia la Skay non riesce ad avere ruoli principali, trasformandosi ben presto in un’attrice di supporto, quelle attrici cioè che figurano in ruoli secondari.
Nel 1972 è nel cast di Tutti fratelli nel west… per parte di padre, un western costruito attorno ad Antonio Sabato e in cui la vera protagonista femminile è Miss Dynamite, l’attrice Marisa Mell; non va meglio nel buon thriller di Harald Philipp Morte sul Tamigi dove ancora una volta ha un ruolo secondario, quello della bella Maggy McConnor, mentre il ruolo principale è affidato alla emergente Uschi Glass.

Brigitte Skay Studio legale

Probabilmente rassegnata a dover comparire in ruoli di contorno, la Skay partecipa anche all’anomimo Studio legale per una rapina (1973) di Tano Boccia, confuso pasticciaccio sul mondo della mala.poco significativa è anche l’opera successiva, Zeta uno datata 1973 e diretta da Michael Cort.
Il film è una strana pellicola fantascientifica, che da noi no ebbe alcun successo.
Viaggia, ragazza, viaggia, hai la musica nelle vene (1974), diretto da Pasquale Squitieri è il film successivo; ambizioso e riuscito film sul mondo della droga, caratterizzato da un cast di buon livello, nel quale figurano Leopoldo Trieste e Raymond Pellegrin e che ebbe grossi problemi di censura.

Brigitte Skay St. Pauli Nachrichten Thema Nr. 1

Morte sul Tamigi

Lentamente le parti offerte a Brigitte si diradano: dopo aver lavorato in patria per l’ennesimo serial Tv, torna sugli schermi in Lo strano ricatto di una ragazza per bene, nel quale è finalmente protagonista nel ruolo di Babel, una ragazza viziata che diverrà protagonista di un giallo che sfocerà grottescamente in un sogno dovuto agli effetti della droga, un’altra boiata diretta dall’ineffabile Batzella.
Ormai attrice di B movies a tutti gli effetti, viene chiamata da Lizzani per San Babila ore 20 un delitto inutile (1977), nel quale è la ragazza stupidina che accetta un passaggio da alcuni sanbabilini e che finirà per dover offrire le sue grazie agli stessi.

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Brigitte Skay San Babila ore 20,2

Brigitte Skay San Babila ore 20,1
Due fotogrammi tratti da San Babila ore 20: un delitto inutile

Come accennato agli inizi, compare anche in La bestia in calore, ma in realtà non partecipò al film essendo lo stesso girato con larghi spezzoni di repertorio.
L’ultima apparizione di Brigitte Skay è una piccola parte nel bel film di Sergio Gobbi Enfantasme, poi il nulla.
Ancora una volta, un’attrice scompare senza lasciare tracce: come diverse sue colleghe, la Skay si ritira dallo schermo, o forse non le vengono più proposte parti.

Brigitte Skay Zeta 1
Nel film Zeta uno

Il che, ancora una volta, è un vero peccato perchè la sua presenza nei film a cui ha partecipato si notava, se pur nei limiti di partecipazioni secondarie.
Resta però un’icona per coloro che hanno amato il suo film più famoso, isabella, bel aldilà degli effettivi meriti del film peraltro ridotti.
Un’attrice dalla gran bellezza, della quale chiedo ai lettori del blog, notizie aggiornate.

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Brigitte Skay Sexy baby

Nel rarissimo Sexy baby

Brigitte Skay Reazione a catena 2

Reazione a catena

Brigitte Skay Morte sul Tamigi 2

Morte sul Tamigi

Brigitte Skay Lo strano ricatto

Due fotogrammi da Lo strano ricatto di una ragazza perbene

…il secondo

Brigitte Skay Enfantasme

Con Agostina Belli nel film Enfantasme

Brigitte Skay Black mail

Black mail

Brigitte Skay Homo eroticus

Homo eroticus

Brigitte Skay Heute kündigt mir mein Mann

Brigitte Skay in Heute kündigt mir mein Mann

St. Pauli Nachrichten: Thema Nr. 1

Beiß mich, Liebling

Viaggia ragazza viaggia,hai la musica nelle vene

L’interrogatorio

                                                                                                Studio legale per una rapina

Brigitte Skay flano
Il flano italiano del film Isabella Duchessa dei diavoli

Brigitte Skay flano 2
Il flano francese dello stesso film

Brigitte Skay lobby card
Altre lobbycard dell’edizione italiana

Brigitte Skay discoUn disco per Brigitte

Brigitte Skay lobby card 2

Lobby card dell’edizione tedesca di Morte sul tamigi

Brigitte Skay giornale 1

Brigitte Skay giornale 2

Brigitte Skay banner filmografia

1978 Enfantasme
1977 San Babila ore 20 un delitto inutile
1977 La bestia in calore (non accreditata, spezzoni di repertorio)
1974 Lo strano ricatto di una ragazza per bene
1974 Sergeant Berry (TV series)
1974 Viaggia, ragazza, viaggia, hai la musica nelle vene
1973 Zeta uno
1973 Studio legale per una rapina
1973 Morte sul Tamigi
1972 Tutti fratelli nel west… per parte di padre
1972 Quante volte… quella notte
1972 Tatort (TV series)
1971 Einfach sterben… (TV movie)
1971 Homo Eroticus
1971 Reazione a catena
1971 Zu dumm zum…
1971 St. Pauli Nachrichten: Thema Nr. 1
1970 Dem Täter auf der Spur (TV series)
1970 Beiß mich, Liebling
1970 Quando suona la campana
1970 Ach, so eine nette Person (TV movie)
1970 L’interrogatorio
1969 Isabella, duchessa dei diavoli
1969 Der ewige Gatte (TV movie)
1969 Kurz vor dem Sprung (TV movie)
1969 Le 10 meraviglie dell’amore
1968 Il mandrillo
1968 Sexy baby
1967 Das Arrangement (TV movie)
1965 Ein Tag im Leben von… (TV movie)
1964 Mit zwei Füßen im Grab (TV movie)
1963 Hafenpolizei (TV series)
1963 Der Vater (TV movie)
1963 Don Juan kommt zurück (TV movie)
1963 Heute kündigt mir mein Mann
1963 Alsterstrasse (TV series)

Brigitte Skay foto 4

Brigitte Skay foto 3

Brigitte Skay foto 2

Brigitte Skay foto 1

marzo 23, 2011 Posted by | Biografie | | 5 commenti

Reazione a catena (Bay of blood)

Reazione a catena locandina

Una villa situata all’interno di una baia deserta e semi-selvaggia è teatro di una serie di tragici avvenimenti.
La struttura è di proprietà della  contessa Federica Donati, che vi vive in completo ritiro in compagnia del marito.
Una sera l’anziana contessa viene uccisa da una mano misteriosa; la donna è costretta a infilare la testa in un cappio, morendo così strangolata.
L’assassino ( lo sappiamo subito) è stato il marito, ma ben presto il quadro muta direzione, perchè anche l’uomo viene ucciso, colpito da un killer che lo accoltella.
Un nuovo cambio di scena introduce un altro personaggio; si tratta di Franco Ventura, un architetto speculatore che altro non attendeva che la morte della contessa Donati per poter avviare un processo di cementificazione a scopo turistico della baia, cosa alla quale la vecchia contessa si era sempre opposta.

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Laura Betti è Anna Fossati

Reazione a catena 13Claudine Auger interpreta Renata Donati

Ventura, dopo aver salutato la sua amante Laura, si avvia verso la baia, forte anche della mancanza di sospetti della polizia, che ha archiviato il caso come suicidio, avendo ritrovato un biglietto in cui la contessa annunciava il suicidio (evidentemente falso) e non avendo trovato traccia del marito.
Nel frattempo nella baia arrivano quattro ragazzi, due maschi e due ragazze straniere, venuti a passare una giornata di relax; una di queste giovani, mentre fa il bagno rimane incastrata in una corda alla sommità della quale è legato il corpo del marito della contessa Donati.

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Un altro efferato omicidio

La ragazza, spaventata a morte, fugge nuda per l’imbarcadero e poi verso la boscaglia, ma qui viene raggiunta dal misterioso assassino e uccisa brutalmente a colpi di falce.
Stessa sorte tocca i restanti ragazzi; l’assassino dopo essersi liberato uccidendolo di uno dei giovani, uccide gli altri due ragazzi con un tremendo colpo di lancia mentre i due sono impegnati in un rapporto sessuale.
Sulla tragica baia arrivano altri personaggi; sono Renata Donati, figlia dei due morti assassinati e suo marito Alberto con i due figli, un bambino e una bambina.

Alla donna viene immediatamente riservato uno choc.
Nella barca del pescatore Simone infatti trova il corpo del padre, coperto da un grosso polipo; il pescatore si giustifica dicendo di averlo appena pescato, ma le cose sono destinate a complicarsi ulteriormente.
Nella villa dell’architetto Ventura la giovane Renata scopre con orrore la presenza dei corpi dei quattro ragazzi massacrati, e riesce a sfuggire all’uomo che la assale con un’accetta.

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I due figli di Alberto e Renata, interpretati dai bravissimi Renato Cestiè e Nicoletta Elmi

Dopo averlo ferito con un paio di forbici, Renata fugge verso suo marito.
Ancora un arrivo imprevisto; è quello di Anna, moglie di Paolo Fossati (entomologo) una coppia che vive nella baia.
Per pura casualità Anna scopre i cadaveri nella villa di Ventura, ma finisce orrendamente decapitata, mentre suo marito Paolo viene ucciso dal marito di Renata per timore che chiami la polizia e riferisca ciò che ha visto.
Ad uccidere Anna infatti è stata Renata.
Perchè?
Lo apprendiamo da due brevi flashback.
Prima però assistiamo all’arrivo sulla scena del delitto di Laura, l’amante di Ventura, che la invita ad andare da Simone.
Simone in realtà è  il figlio naturale della contessa Federica Donati; è stato lui ad uccidere la madre e il patrigno simulando il suicidio della contessa e occultando il cadavere del patrigno stesso, uccidendo in seguito i quattro sventurati ragazzi che avevano scoperto il corpo dell’uomo.
Il tutto per poter vendere la licenza edilizia della baia a Ventura; ma Simone capisce che Laura e Ventura lo hanno manipolato.

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L’ormai celebre fotogramma della morte dei due ragazzi

Uccide così la donna, ma viene a sua volta abbattuto da Alberto.
I due diabolici complici sembrerebbero averla fatta franca, ma c’è l’ennesimo colpo di scena in arrivo….
Reazione a catena di Mario Bava (girato nel 1971) è un film complesso con una struttura a mosaico e una trama ampia e purtroppo a tratti anche farraginosa e confusa.
Se da un lato vanno esaltati quelli che sono i pregi del film, ovvero la sua crudezza nel mostrare i dettagli più efferati dei vari delitti che si susseguono, la solita accurata ricercatezza tipica di Bava nella fotografia, l’impeccabile recitazione del cast molto ben assortito, dall’altro non si può non notare una certa approssimazione nello svelare i retroscena che portano i vari protagonisti (tutti in qualche modo indissolubilmente legati fra loro) a scannarsi per il solito vil denaro.
Ma a Bava probabilmente la cosa interessava poco; il film mostra una misoginia, un’amarezza e una visione cinica della realtà che a ben vedere sono l’asse portante della pellicola.

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La morte della Contessa

nessuno dei personaggi che incontriamo nel film merita una lacrima o un banale “peccato” man mano che assistiamo all’orgia di sangue scatenata dalla morte della vecchia contessa.
Sono tutti personaggi negativi, il marito della contessa e l’avido Ventura, l’assassino Simone e i due terrificanti coniugi Renata e Alberto e in ultimo anche i due figli della coppia, che assicureranno una giustizia sommaria chiudendo il cerchio, con quei due sorrisi luciferini che spuntano sui loro volti infantili quando sparano ai genitori.
Un’umanità malata, quindi, vittima del desiderio di possesso e di ricchezza, un’umanità che paga però con la vita le proprie debolezze.
Sono tutte morti slasher, violentissime, con primi piani che in fondo hanno fatto la storia del cinema thriller/giallo, stabilendo dei canoni che saranno replicati all’infinito dai tantissimi epigoni che il film vanterà.

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Bava gioca con gli effettacci, distribuisce morti ammazzati a tutto spiano ;alla fine di tutti i protagonisti restano vivi solo i bambini che innocenti non sono, perchè ammazzano i loro genitori non sappiamo quanto per gioco e quanto per crudele e innata malvagità.
Memorabili le sequenze dell’impiccagione della vecchia contessa, della morte della ragazza uccisa da una falce (Brigitte Skay) con i particolari in primo piano e poi l’apoteosi dei due morti trafitti in un colpo solo mentre fanno l’amore. Da citare anche il rinvenimento del corpo del vecchio conte in una barca, con il volto coperto da un polpo.
Il finale  mostra un Bava amarissimo, come amaro era stato nello svolgimento del film stesso; per capire la rivoluzione copernicana del Bava di questo film basta pensare a quello che era stato il suo film precedente, 5 bambole per la luna d’agosto (1970) da lui poco amato e va detto, anche dal suo pubblico.

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Brigitte Skay

E’ un Bava ormai maturo, cinico e disincantato, che all’età di 56 anni ha ormai la possibilità di esprimersi come crede.
Ed è anche fortunato, il regista ligure perchè per una volta viene lasciato libero di comporre e scomporre, di adattare e riadattare senza il solito fiato sul collo del produttore che premeva per il lavoro finito.
In condizioni ideali, il regista produce uno dei primi 5 film thriller italiani di sempre, che ispirerà altri registi e che farà da caposcuola a tanti prodotti successivi.
Qualche nota sul cast: tutti decisamente bravi dalla Auger a Pistilli, passando per Laura Belli e Leopoldo Trieste.
Da segnalare la giovanissima Nicoletta Elmi, che interpreterà diversi film del genere giallo.

Reazione a catena,un film di Mario Bava. Con Luigi Pistilli, Claudine Auger, Isa Miranda, Claudio Volonté, Anna Maria Rosati, Leopoldo Trieste,Chris Avram, Brigitte Skay
Horror, durata 81 min. – Italia 1971

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Reazione a catena banner protagonisti

Claudine Auger: Renata Donati
Luigi Pistilli: Alberto
Laura Betti: Anna Fossati
Claudio Volonté: Simone
Leopoldo Trieste: Paolo Fossati
Isa Miranda: Federica Donati
Chris Avram: Franco Ventura
Anna Maria Rosati: Laura
Brigitte Skay: ragazza che si tuffa
Paola Rubens: ragazza trafitta
Roberto Bonanni: Roberto
Guido Boccaccini: Luca
Giovanni Nuvoletti: conte Filippo Donati
Nicoletta Elmi: figlia di Alberto
Renato Cestiè: figlio di Alberto

Reazione a catena banner cast

Regia     Mario Bava
Soggetto     Franco Barberi, Dardano Sacchetti
Sceneggiatura     Mario Bava, Filippo Ottoni, Joseph McLee, Sergio Canevari (non accreditato), Francesco Vanorio (non accreditato)
Produttore     Giuseppe Zaccariello, Fernando Franchi
Fotografia     Mario Bava
Montaggio     Carlo Reali
Effetti speciali     Carlo Rambaldi
Musiche     Stelvio Cipriani
Scenografia     Sergio Canevari
Costumi     Enrico Sabbatini
Trucco     Franco Freda

Le recensioni qui sotto appartengono al sito http://www.davinotti.com

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Ci sono cose notevoli (fotografia da urlo, musica godibile, inquadrature eccezionali, immagini indimenticabili), ma i passaggi della trama sono svolti in maniera talora confusa, o frettolosa, problema che una seconda visione non risolve più di tanto. Il celebrato finale mi sembra incollato (e pure male) col nastro adesivo. Cast godibile, con qualche presenza non proprio centrata (Brigitte Skay che fa la ragazzina…), ma col grande Leopoldo Trieste (doppiato da Amendola!). Certo è che entomologi e oggetti acuminati ricordano qualcosa di antico…

La “Reazione a Catena” è quella innescata dal desiderio di ereditare, che spinge un gruppo di loschi personaggi a compiere azioni inimmaginabili. Nessuno è quello che appare e soprattutto nessuno è meritevole di vivere. È un Bava nerissimo, quello che firma il primo splatter italiano, dietro suggerimento di Dardano Sacchetti (qua al suo primo vero lavoro -dopo Il gatto a nove code – in sede di sceneggiatura); dove non c’è scampo, dove l’economia della storia (“Ecologia del Delitto” ed “Antefatto” sono i titoli alternativi) porta inevitabilmente alla morte.

Bava scatenato in uno dei suoi capolavori. La trama è solo un pretesto per un efferato commentario sociale e, soprattutto, per un saggio di virtuosismo. Con nonchalance da gran signore il Maestro butta là una citazione di Borges (!) affidata a Chris Avram (!!), risolvendo in trenta secondi e due inquadrature un corto circuito fra cultura alta e popolare su cui altri hanno scritto tomi pallosissimi. Grandi Trieste e la Betti, peccato (si fa per dire) per il doppiaggio, tanto più che nella versione inglese Trieste si doppiò da sè.

Discreto thriller piuttosto splatter, girato con mestiere ma con qualche ingenuità, che fa dell’ambientazione e proprio delle scene più violente e sanguinarie i suoi punti di forza. La sceneggiatura invece, abbastanza sconclusionata, non aiuta lo spettatore, che può però contare su alcune caratterizzazioni interessanti e riuscite, come quelle dei coniugi, lui appassionato d’insetti e lei di occulto, che nonostante rasentino la macchietta, danno colore e carburante alla pellicola. Il finale lascia parecchio di stucco (una sorta di tragica burla). Un’occhiata, comunque, la merita di certo.

Misantropo e splatter, il vertice dell’arte più delirante di Bava, nonché prototipo del fortunato filone slasher. Zoom onnipresente, soggettive e primi piani a iosa e splendida fotografia. Omicidi efferatissimi e fantasiosi, poi ripresi pari pari in altri film, come Venerdì 13 e Tenebre. Finale spiazzante e cinico, all’insegna dello humour più nero. I personaggi sono insetti insignificanti e senz’anima, in balia della Morte, ma le caratterizzazioni dei rispettivi attori, comunque, molto buone.

Strepitoso thriller di Bava in cui il regista romano è al suo meglio. Un vero e proprio capolavoro del genere slasher, amato, imitato e straimitato da tantissimi registi americani e non. Basti vedere come la serie “Venerdi 13” (un esempio su tutti: l’assassinio della coppia che copula) saccheggi a piene mani da questo gioellino della nostra cinematografia del brivido. Per l’epoca fu un notevole choc visivo: il sangue, infatti, scorre a fiumi. In più, rispetto ai suoi epigoni, Bava colora il suo film con note di ironica e corrosiva cattiveria.

Faide familiar-commerciali attorno alla proprietà di un ameno laghetto, con morti a go-go, preferibilmente tramite accettate. Come spesso accade in film di questo tipo, i personaggi principali sono quasi tutti più o meno ambigui e/o antipatici, tanto da alimentare i sospetti nei loro confronti, mentre i comprimari/carne da macello assicurano la dose di tette nude e sesso facile. Alcuni omicidi sono piuttosto truculenti, ma la trama è inutilmente complicata, il livello della recitazione scarso (si salvano Betti e Trieste, coppia stramba)

Film fondamentale, ma non per questo riuscito al 100%. Fondamentale perché rappresenta il primo esempio di quello che negli anni a venire sarà un filone di grande successo di pubblico: il cosiddetto “slasher”. Una serie di omicidi legati uno all’altro da un esile sviluppo narrativo. Non riuscito al 100% perché proprio la trama è la parte debole del film, anche se indubbiamente, in pellicole di questo genere, non è la cosa fondamentale. Forse visto all’epoca della sua uscita poteva essere maggiormente apprezzato. Comunque da vedere.

Fondamentale. Il film che ha ispirato decine di successivi slasher movie americani, diretto dal nostro genio Mario Bava, che dirige un film sanguinosissimo con delitti feroci per l’epoca e che funzionano ancora (memorabile la testa tagliata alla Betti), ma che soprattutto gode della particolarissima costruzione della storia: una vera e propria reazione a catena. Ineccepibile anche il cast e lo score di Stelvio Cipriani. Essenziale.

Il più bel film di Bava e uno dei migliori thriller italiani. Regia e fotografia sono di livelli altissimi: non c’è un’inquadratura fuori posto e ogni singola scena riesce in qualche modo a dire qualcosa di interessante. La sceneggiatura, crudele ma innovativa, procede in un crescendo di cattiverie che culmina in un finale tanto ironico quanto cinico (e sicuramente imprevedibile). Perfetto il cast e bellissima la colonna sonora di Cipriani, ricca di temi e incredibilmente adatta al film.

Quanto a varietà di omicidi e componente visionaria siamo dalle parti di Argento. Bava ci aggiunge una guida degli attori degna di questo nome (vedi Pistilli e Trieste), location e musiche di sicuro effetto, un filo logico tirato ma che non si spezza. Difetta piuttosto nel montaggio e nella cura dei dettagli, tipo la Skay che muore e respira ancora (il pancino la tradisce). Diciamo che gestire tredici omicidi così poliedrici porta a trascurare cose più banali..

Film seminale, ma per una mala razza come Venerdì 13. Ciò non toglie che sia un film genialoide, con degli ammazzamenti magistrali e per l’epoca inediti (il polpo sulla faccia del defunto Nuvoletti…). Un tocco di ironia finale mette pace a tanti adulti cattivi e bramosi; può sembrare ridicolo ma in realtà è la strizzata d’occhio amara di un piccolo genio del cinema che, senza accorgersene, sarà padre di tanti altri autori (da Argento – il peggiore – fino ad Almodovar e Tarantino – il migliore).


Un Bava scatenato se ne infischia della logicità e nessi narrativi, per offrirci una sarabanda infernale di omicidi. È un film molto divertente e molto splatter, con effetti speciali (curati da Carlo Rambaldi) che ancora oggi lasciano stupiti per il loro realismo. Dalla sua ha anche un cast di tutto rispetto, impensabile per una produzione italiana di oggi. Ma dove è veramente magnifico è nella resa fotografica: carrelli e zoomate creano delle soluzioni quasi optical. È soprattutto un film da guardare, da “percepire” sulla pelle. È nato lo slasher.

Molto bello. Ha ispirato (si nota sopratutto la scena dell’amplesso finito… male) molti film d’oltreoceano ma come al solito ingiustamente ha avuto meno successo. Ottimo il cast, bella fotografia, ottime le scene degli omicidi… Unica pecca? Il finale.

Galeotta fu la baia. Delitto su delitto, per uomini e donne senza scupoli. Così tanto, da indurmi a rifiutare qualsivoglia verosimiglianza. Reazione a catena, una catena intricata, ma che conduce allo stesso lucchetto. Un destino beffardo, che premia l’inconsapevolezza e l’ingenuità, l’anti premeditazione a scopo di lucro. Ecologia di un delitto, l’interazione poco amichevole tra uomini e ambiente, ma soprattutto tra uomini e uomini, col danaro terzo incomodo. Delitti, mutilazioni e fendenti vari ammirevoli per fantasia. **1/2

Primo slasher della storia del cinema: banale nella trama, efferato e seriale nei delitti. Bava tiene a cuore l’aspetto moralistico. Sin dall’inizio crea analogie tra uomini e insetti, così che anche il secondo titolo del film (Ecologia del delitto) acquisti un senso. La pellicola presenta un forte utilizzo dello zoom, abbinato ad un continuo fuoco/fuori fuoco. In tal modo, Bava mostra e non mostra, afferma e poi nega, come nell’inquietante finale ribaltato. Film che dà la spinta a Venerdì 13 di Sean Cunningham e allo slasher in genere.

Cattivo e a tratti ironico; non si può per questo film non riconoscere a Bava di aver dato un contributo fondamentale ad un genere (o filone che sia) che col tempo ha mostrato sempre meno cose e che già qui ha messo in evidenza i punti deboli. Non si può non riconoscere un ottimo impianto visivo ma anche concettuale, in questa festa di omicidi dove il delitto brutale assume un aspetto raffinato ed elegante, tutto materiale che assorbirà Argento. Ma troppi sofismi e troppo pensiero rendono pesante e poco interessante una trama debole di suo.

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febbraio 16, 2011 Posted by | Thriller | , , , , , , , , | 5 commenti

Quante volte…quella notte

La giovane e bella Tina conosce il playboy Gianni mentre è al parco con il suo cane; l’uomo la invita a casa sua e la ragazza accetta. Una volta a casa del giovane, Tina vede lo stesso uscire dalla sua stanza con addosso solo un paio di slip; l’uomo tenta di abusare della ragazza, che però scappa e si rifugia dalla madre, che sembra però più preoccupata del vestito rovinato che della disavventura della ragazza.

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Gianni, invece, si reca in un night, dove ci sono gli amici Duccio,Sergio e pino, ai quali racconta una diversa versione dei fatti; Gianni è riuscito a sedurre la bella Tina, che ha accettato volentieri le sue avance. All’incontro tra i due giovani ha assistito il portiere di uno stabile vicino, che racconta all’amico lattaio un’altra versione ancora, ovvero che i due hanno condotto in casa con loro Esmeralda e Giorgio, avendo poi con gli stessi un incontro erotico con scambio delle coppie.

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Daniela Giordano

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Uno psicanalista, ultimo in ordine cronologico, da a sua volta una versione dei fatti differenti. Ma le cose come sono andate davvero, quella notte?
Mario Bava trasforma, nel 1969, una visione un tantino allucinata e pirandelliana e la imprime su celluloide, spiazzando lo spettatore che alla fine non sa bene cosa sia accaduto realmente ai protagonisti della storia. Qual’è la vera versione dei fatti? Chi ha sedotto chi e come sono andate le cose? Ha ragione Tina a sostenere di essere stata violentata oppure ha ragione Gianni nel dipingere la donna come una mantide ninfomane? Oppure ha ragione il portiere, testimonio estraneo ai fatti? O ancora la versione effettiva è quella dello psicanalista?

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Bava ovviamente lascia tutto in sospeso; e il film, alla fine, diventa un autentico quiz per lo spettatore, che non ha capito in realtà cosa ha visto, se delle versioni differenti della stessa storia, quindi soggette a interpretazioni psicoanalitiche oppure a un divertissement del regista, che sembra giocare con le atmosfere torbide del film, introducendo personaggi sfuggenti, in un film che alla fine appare confuso e privo di forza, a tratti anche scombinato.

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Quante volte, quella notte ebbe grossi problemi di censura, con la conseguenza di uscire nelle sale qualche anno più tardi; il motivo è da ricercare nelle immagini di nudo della bella Daniela Giordano, che interpreta Tina in maniera lodevole. E alla fine è proprio la Giordano l’unico elemento positivo di un film con poco fascino, nel quale però la mano di Bava si sente, quantomeno nelle immagini che a tratti sembrano surrealistiche.

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Se l’atmosfera latita, la storia non incanta, quantomeno ci si consola con le sequenza di nudo (molto, ma molto castigate) della giovane  e bella Daniela Giordano.Assolutamente incolore la prova di Brett Hasley; in una sequenza compare la giovane Brigitte Skay, interprete del film Isabella duchessa dei diavoli. E anche lei, va detto, è un bel vedere.

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Brigitte Skay

Quante volte quella notte, un film di Mario Bava. Con Daniela Giordano , Pascale Petit, Brett Halsey, Dick Randall. Brigitte Skay, Calisto Calisti, Valeria Sabel, Rainer Basedow, Michael Hinz
Erotico, durata 90 min. – Italia 1976 (1969).

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Daniela Giordano: Tina
Brett Halsey: Gianni
Valeria Sabel: Sofia
Michael Hinz: Sergio
Rainer Basedow: Pino
Dick Randall: Duccio
Pascale Petit: Esmeralda

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Regia Mario Bava
Soggetto Charles Ross
Mario Moroni
Sceneggiatura Charles Ross
Mario Moroni
Produttore Alfred Leone
Casa di produzione Delfino Film (Roma)
Fotografia Antonio RInaldi
Montaggio Otello Colangeli
Musiche Coriolano Gori

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ottobre 7, 2009 Posted by | Erotico | , , , | 2 commenti

Homo eroticus

Il siciliano Michele è in fuga dal suo paese della Sicilia: il motivo è da ricercarsi nei problemi creati dall’uomo alle donne del posto. Arrivato a Bergamo, si reca dal barbiere Tano con tanto di raccomandazione di un pezzo grosso locale. L’uomo riesce a farlo assumere da un suo cliente, l’ingegner Achille, sposato alla bellissima Coco.

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Rosanna Podestà

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Adriana Asti

L’ingegnere fa visitare il nuovo assunto, destinato a diventare un cameriere, dal suo amico medico, il dottor Mezzini, che durante la visita di controllo scopre che Michele ha non solo un apparato genitale fuori dal comune, ma è anche affetto da triorchismo, ovvero possiede tre testicoli. Con poco tatto, il medico informa della cosa l’ingegner Achille, che ne parla alla moglie: ben presto la notizia fa il giro della città, divertendo ma anche incuriosendo tutte le donne della buona borghesia. Le stesse signore iniziano a contendersi il giovane, che passa ben presto da un letto all’altro, non disdegnando nemmeno le cameriere delle donne.

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Simonetta Stefanelli

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Lando Buzzanca

Ma tanto super lavoro ha come risultato il nascere della gelosia di Coco, poco disposta a dividere l’uomo con le amiche. Nel frattempo Michele ne combina una delle sue: seduce la giovanissima figlia di Tano, non ancora maggiorenne, suscitando le ire del padre. Licenziato da Coco, Michele passa alle dipendenze di una affascinante ma dura capitano d’industria, Carla, che presto lo scarica per lo stesso motivo di Coco.

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Sylva Koscina

Michele viene assunto allora da una nobildonna, Agnese Tresconi, ma fatalmente una sera, durante un amplesso, la donna muore tra le braccia dell’amante.A questo punto Michele, con la coda tra le gambe, torna dall’ingegner Achille, che lo riassume al suo servizio, mettendo a tacere con dei soldi anche Tano, che cercava il siciliano per vendicare l’onore della figlia. Ma è destino che per Michele le cose debbano essere cambiate per sempre: il trauma subito durante l’episodio della morte di Agnese, lo ha reso impotente. Per Michele sembra esserci solo una alternativa: il ritorno in Sicilia.

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Luciano Salce

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Brigitte Skay

Ma Tano gli offre la soluzione: lui sposa la ragazza che ha sedotto e in cambio i due lavoreranno assieme nella bottega da barbiere di Tano.
Diretto da Marco Vicario nel 1971, Homo eroticus è una discreta commedia; una festa per gli occhi, principalmente, visto il favoloso cast al femminile allestito dal regista. Dalla Koscina alla moglie dello stesso Vicario, la bellissima Podestà, passando per Femi Benussi, Paola Tedesco, Brigitte Skay, Ira Furstemberg,Adriana Asti,Giancaro,Angela Luce. Ottime anche le performance di Lando Buzzanca, Luciano Salce e Bernard Blier. Film godibile, sorretto da una discreta trama  e sopratutto privo di volgarità e di nudi fini a se stessi: nel film l’unico topless è della splendida Sylva Koscina.

Il film è disponibile all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=2BXOifvpUa4 in una versione passabile.

Homo eroticus,,un film di Marco Vicario. Con Ira Fürstenberg, Femi Benussi, Adriana Asti, Rossana Podestà.Luciano Salce, Sylva Koscina, Lando Buzzanca, Angela Luce, Bernard Blier, Alberto Plebani, Evi Marandi, Sergio Serafini, Sandro Dori, Ugo Fangareggi, Jacques Herlin, Bruno Boschetti, Brigitte Skay, Fulvio Mingozzi, Catherine Diamant, Lino Patruno, Simonetta Stefanelli, Paola Tedesco, Michele Cimarosa, Shirley Corrigan, Nanni Svampa, Piero Chiara
Commedia, durata 111 min. – Italia 1971.

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Rossana Podestà Cocò Lampugnani
Lando Buzzanca Michele Cannaritta
Luciano Salce Achille Lampugnani
Adriana Asti Agnese Trescori
Ira von Fürstenberg Moglie del dottor Mezzini
Evi Marandi        Giusy
Brigitte Skay Cameriera
Angela Luce         Cameriera
Femi Benussi Ersilia
Simonetta Stefanelli Figlia di Tano
Michele Cimarosa Tano Fichera
Paola Tedesco Amica di
Ugo Fangareggi        Conducente del Taxi
Jacques Herlin        Prof. Godé
Pia Giancaro Amica di Cocò
Federico Pietrabruna
Bernard Blier Dr. Mezzini
Sylva Koscina Carla
Piero Chiara           Giudice
Nanni Svampa         Bestetti
Lino Patruno         Il cantante

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Regia Marco Vicario
Soggetto Marco Vicario, Piero Chiara
Sceneggiatura Marco Vicario, Piero Chiara
Casa di produzione Atlantica Cinematografica (Roma) – Productions Roitfeld (Paris) – Optimax Film (Paris)
Distribuzione (Italia) Cidif
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Sergio Montanari
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Flavio Mogherini
Costumi Lucia Mirisola
Trucco Grazia De Rossi, Renzo Francioni, Maria Miccinilli, Michele Trimarchi

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settembre 29, 2009 Posted by | Commedia | , , , , , , , , , , , | 7 commenti

Isabella, duchessa dei diavoli

Nel 1969 Bruno Corbucci porta sullo schermo le avventure di Isabella De Frissac , uno dei primissimi fumetti a connotazione fortemente erotica, edito sin dal 1966 dall’Editrice 66. Il fumetto era decisamente in anticipo sui tempi, perchè fino ad allora, almeno in Italia, il mondo delle nuvole parlanti aveva riservato all’eros qualche tavola nei fumetti della premiata ditta Magnus e Bunker, come Kriminal e Satanik. Isabella è, viceversa, un fumetto dove, oltre ai nudi, compaiono anche storie parecchio spinte, con scene di rapporti saffici o sadomasochistici. Ci sono anche i primi nudi integrali frontali, che valsero al fumetto l’indicazione di Solo per adulti, che bollava, quasi come un marchio d’infamia, tutti i prodotti destinati ai maggiori di 21 anni, quale era il limite della maggiore età in quei tempi.

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Fino alla realizzazione di questa pellicola, i tentativi di portare sullo schermo gli eroi e le eroine dei fumetti avevano avuto risultati molto modesti, fatta eccezione per Diabolik, diretto dal grande Mario Bava e interpretato molto bene dalla Mell e da J.P.Law; l’anno precedente Vivarelli aveva diretto un’altra riedizione dai fumetti, il mediocre Satanik, con Magda Konopka nel ruolo di Marny Bannister. Nel 1967 ci aveva provato Cerchio con Il marchio di Kriminal, il peggiore di tutti, chiamando nei panni di Anthony Logan l’attore Saxon e nei panni di Lola la Helga Linè, riprendendo il film di Lenzi dell’anno precedente, Kriminal, che aveva avuto un discreto successo.

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Corbucci, quindi, trasporta sullo schermo la storia di Isabella De Frissac, e sceglie di affidare il ruolo principale , quello di Isabella, all’attrice Brigitte Skay, mentre il ruolo del barone sadico e crudele, Eric Von Nutter, venne affidato ad un bravo attore che si era fatto le ossa con i peplum, Mimmo Palmara.

Il risultato fu un film che ebbe varie vicissitudini con la censura, visto che Isabella, come nei fumetti, viene stuprata mentre passa tra avventure erotiche di ogni genere. Un film comunque ben confezionato, anche se ammiccante in maniera eccessiva verso l’eros che più era possibile mostrare in quei tempi sullo schermo.

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La storia inizia con Isabella, unica superstite di una nobile famiglia della Lorena, che viene allevata da una tribù di zingari; sarà con la maggiore età che la ragazza apprenderà le vere origini personali, e apprenderà anche che il crudele barone Eric Von Nutter è l’autore del massacro dei suoi genitori, che ha consumato per impadronirsi degli averi e delle terre dei De Frissac. Isabella decide di vendicarsi e con uno stratagemma entra nel castello del nobile, lo seduce, e mentre è a letto con lui lo sfigura con un pugnale.

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Costretto a nascondere il viso deturpato sotto una maschera di cuoio, Von Nutter medita vendetta e riuscirà a far catturare la ragazza, che però aiutata da alcuni amici, a sua volta catturerà il perfido barone che verrà condannato a morte, ma riuscirà a fuggire, trasformandosi nel genio malefico della vita di Isabella. Il film finisce qui, mentre ovviamente il fumetto prenderà un’altra strada, prima di chiudere i battenti, rimpianto da molti, nel 1976.

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Detto che la recitazione è quella che è, tutto sommato possiamo accordare un certo credito ad un’opera dignitosa, come al solito maltrattata dalla critica, pronta ad osannare film cecoslovacchi, russi, coreani e via discorrendo pallosi come un discorso papale. Decisamente brava la Skay, anche se con qualche chiletto in più rispetto alla filiforme eroina dei fumetti. Ma è un particolare trascurabile.Da segnalare la presenza di un grande caratterista, Sal Borgese. Il film è disponibile in versione completa in buona qualità e in italiano all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=IzB4TgmRQus

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Isabella,duchessa dei diavoli un film di Bruno Corbucci. Con Fred Williams, Mimmo Palmara, Sal Borgese, Brigitte Skay.Elina De Witt, Loris Gizzi, Tino Scotti, Alberto Sorrentino, Furio Meniconi, Giacomo Furia, Renato Baldini, Lucia Modugno, Enzo Andronico, Mario Novelli, Gioia Desideri, Luca Sportelli, Thomas Astan, Aldo RalliAvventura, durata 93 min. – Italia 1969.

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Isabella duchessa dei diavoli banner personaggi

Elina De Witt: Marguerite Fontaine
Mario Novelli: Aguzzino
Mimmo Palmara: Barone Eric Von Nutter
Brigitte Skay: Isabella Frissac
Fred Williams: Gilbert De Villancourt
Enzo Andronico: Un Sicario
Giacomo Furia: Un Popolano
Tino Scotti: Melicour
Furio Meniconi: Sicario
Lucia Modugno: Fabienne Kruger
Alberto Sorrentino: Uno Zingaro
Gioia Desideri: Nadia
Loris Gizzi: M.Llo Bassompierre
Thomas Astan: Il Negro
Renato Baldini: Gunther

Isabella duchessa dei diavoli banner cast

Regia Bruno Corbucci
Soggetto Elisabeth Forster, Giorgio Cavedon, Mario Amendola
Sceneggiatura Elisabeth Forster, Giorgio Cavedon, Mario Amendola
Produttore Italo Martinenghi
Casa di produzione Cinesecolo
Distribuzione (Italia) I.N.D.I.E.F.
Fotografia Fausto Zuccoli
Montaggio Luciano Anconetani
Musiche Sante Romitelli

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Isabella nei fumetti

marzo 16, 2009 Posted by | Avventura | , , , | Lascia un commento