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Lei non beve,lei non fuma ma…

Dopo una vita passata come prostituta,Germaine decide di cambiare vita e trova lavoro come domestica presso una famiglia facoltosa di Montecarlo.
All’inizio fila tutto liscio,ma ben presto Germaine si rende conto che dietro un’apparente patina di rispettabilità,la famiglia stessa nasconde vizi e depravazioni;Liethard,il capo famiglia,ha diverse perversioni sessuali e per mantenere una tresca che ha con una giovane amante non esita a derubare la banca per la quale lavora.
Francine,la moglie,è una presentatrice televisiva con un passato anch’essa di prostituzione e infine Phalempin,che abita con la coppia,di giorno è un irreprensibile educatore in un orfanotrofio e la sera si traveste da donna e si esibisce preso un locale notturno come
drag queen.


Germaine è però una lingua lunga e inizia a pettegolare sulla doppia vita dei suoi datori di lavoro con il risultato che ben presto
ognuno dei componenti della famiglia apprende i particolari della vita scabrosa dell’altro,il che origina una serie di ricatti e in ultimo anche due omicidi.
Accade infatti che Liethard elimina Phalempin e a sua volta viene ucciso da Francine.
Ne approfitta Germaine,che in segreto ha manipolato tutti e al corrente dell’omicidio (oltre che della vecchia vita) di Francine la ricatta,assicurandosi
così un futuro economicamente tranquillo…
Lei non beve,lei non fuma ma… titolo italiano dell’originale francese Elle boit pas, elle fume pas, elle drague pas, mais… elle cause ! è una commedia in bilico tra un taglio comico con intenti moralistici e un giallo sui generis,dove però le morti sono funzionali alle intenzioni del regista,quelle cioè di smascherare vecchie abitudini della borghesia francese pronta a nascondere dietro la rispettabilità
abitudini innominabili.

Il film esce nelle sale nel 1970 e,limitatamente al territorio francese,ottiene un lusinghiero successo di pubblico e accoglienze discrete anche dalla critica.
In Italia,invece,il film viene ben presto dimenticato e i motivi sono abbastanza semplici da elencare.Lo humour francese non ha mai veramente sfondato in Italia,sopratutto per la presenza,nel nostro cinema,di diversi filoni della commedia all’italiana,ben più caustica e divertente di quella francese,almeno per il palato del nostro pubblico.
Del resto la regia di Michel Audiard,prolifico scrittore e sceneggiatore ma regista col contagocce,non da il tocco in più di cui la pellicola avrebbe avuto bisogno,nonostante il buon cast impegato,che include la bravissima Annie Girardot,Bernard Blier e Mireille Darc.


Sono proprio i tre attori protagonisti a rapresentare la parte migliore del film,con una recitazione brillante e senza sbavature.
Il film invece naviga in acque piatte,senza picchi e senza scossoni,salvata solo dall’istionismo di Blier e dalla simpatia straripante della Girardot,che interpreta la furbissima ex prostituta che approfitta delle debolezze (principalmente sessuali) della famiglia presso la quale lavora per costruirsi un futuro tranquillo.
Un film di fattura sufficiente,ma anche poco coinvolgente,sopratutto nella fase critica sulla borghesia,svolto come un compitino di scuola media,al quale alla fine si assegna una sufficienza stiracchiata.

Lei non beve, lei non fuma ma…
Un film di Michel Audiard. Con Sheila Sim, Mireille Darc, Bernard Blier, Annie Girardot, Micheline Luccioni, Jean Le Poulain Titolo originale Elle boit pas, elle fume pas, elle drague pas, mais… elle cause.
Commedia, durata 80 min. – Francia 1969

Annie Girardot … Germaine
Bernard Blier … Alexandre Liéthard
Mireille Darc … Francine Marquette
Sheila Sim … Phalempin
Catherine Samie … Jannou Mareuil
Jean-Pierre Darras … Georges de La Motte Brébière
Jean Le Poulain … Monsieur Gruson
Jean Carmet … Marcel, il barman
Micheline Luccioni … Lucette, detta “Lulu”, amica di Francine
Jean-Marie Rivière … Fernand
Anicée Alvina … Monique
Monique Morisi … Juliette
Daniel Lecourtois … Monsieur Brimeux
Robert Dalban … Delpuech

Regia: Michel Audiard
Sceneggiatura:Michel Audiard,Michel Lebrun,Jean-Marie PoiréFred Kassak
Produzione: Alain Poiré
Fotografia: Pierre Petit
Montaggio: Monique Isnardon,Robert Isnardon
Music by Georges Van Parys

maggio 12, 2018 Posted by | Commedia | , , , | Lascia un commento

Il seme dell’uomo

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Uomini, donne e bambini dagli sguardi tristi sfilano sullo schermo di un bianco e nero abbacinante.
Poi, fulmineamente, tutto cambia.
Una ragazza eterea, che stringe tra le braccia un pupazzo dagli occhi chiusi,annuncia da quella che scopriremo essere una rete tv,
che “un segnale di questo colore (un giallo smunto ndr.) significa che la zona è infetta. Giallo uguale peste”
La scena cambia.Siamo in un autogrill,tutti mangiano,silenziosi e indifferenti,l’unica a mostrare qualche segno di reazione è una ragazza,che siede ad un tavolo con un giovane.
Quasi guardassimo un quadro di Hopper ,con figure inanimate,immobili o comunque scarsamente reattive,veniamo introdotti in un film distruttivo,nichilista,un autentico colpo di maglio alla speranza e all’umanità,alla gioia e al futuro.

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Il seme dell’uomo è il film più duro e senza mediazioni di Marco Ferreri; se si guarda ai vari messaggi,spesso simbolistici contenuti in quest’opera,datata 1969,ci si rende conto del messaggio dirompente lanciato da Ferreri in un momento storico davvero particolare.
I temi toccati sono diversi, e vanno dalla critica ferocissima alla società dei consumi all’inutilità del dialogo fra sessi alla stessa mancanza di utile per il frutto dell’amore fra uomo e donna,la progenie.
Un film di siffatta specie non poteva passare inosservato e difatti sollevò un vespaio di critiche.
Ma ancora una volta,come spesso accaduto con opere controverse,i critici più spietati non capirono la forza dirompente del messaggio in bottiglia lanciato da Ferreri;fermandosi all’epidermide,si limitarono a massacrare una filosofia nichilista a loro modo di vedere ripugnante.
Eppure sarebbe bastato guardare il film con gli occhi della mente,lasciarsi condurre nel viaggio senza speranza di Ferreri per capire che i temi anticipati dal geniale regista erano anche un campanello d’allarme,doloroso e al tempo stesso necessario.
Tornando alla descrizione del film,mentre la gente è intenta a mangiare,sullo schermo si vedono immagini di distruzione,che una lugubre voce commenta anticipando quello che da li a poco accadrà realmente.

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Ancora bianco nero,ancora angoscia mescolata al gelido colore.
I due giovani,a bordo di una splendida dune buggy entrano in una galleria,mentre attorno c’è un trionfo di colori e mentre una canzoncina li accompagna;quando usciranno nulla sarà come prima.
Un autobus disseminato di morti,tutti bambini,da le dimensioni di quello che è stato annunciato dalla Tv; non c’è stato tempo di vedere nulla,quasi che i due compagni di viaggio avessero imboccato un tunnel temporale,spettatori e protagonisti si trovano catapultati in un mondo diametralmente opposto a quello conosciuto.
Inizia un viaggio angoscioso,ben diverso da quello quasi idilliaco di pochi minuti prima.
I due si rifugiano in una casupola in riva al mare;non hanno ben capito cosa è successo al mondo conosciuto,ma confusamente immaginano,grazie anche alla tv che ossessivamente mostra immagini di distruzione,che nulla è più come prima.
I contatti con l’umanità superstite si limitano a persone che casualmente capitano nel loro rifugio;ma a sconvolgere l’equilibrio tra i due è una misteriosa straniera che il giovane incontra vicino una balena spiaggiata.
Con lei ha un rapporto sessuale,che porta la compagna ad ucciderla.
Ritornati ad essere soli,tra i due iniziano ad emergere problemi esistenziali.
Lui vorrebbe avere un figlio,dare una speranza all’umanità,lei no.
Sarà con l’inganno che il giovane riuscirà a metterla incinta.

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Il seme dell’uomo è germogliato.Ho seminato.Tutti i figli.I figli dei figli.Diecimila milioni di figli.“,urla il giovane.
Ma una beffarda esplosione cancella le sue grida di gioia…
Opera complessa,allegorica,carica di simboli non sempre di facile decrittazione e lettura,Il seme dell’uomo ha tantissimo fascino ma è anche
molto disuguale.
Ad una prima parte affascinante per il rigore con cui è girata se ne aggiunge una seconda che si avvita su se stessa,con l’arrivo di uno strano personaggio con il suo gruppo che propone delle unioni sessuali per ripopolare il mondo,mentre la terza,scandita dall’arrivo della misteriosa straniera uccisa a bastonate dalla ragazza è sicuramente quella più riuscita e disperata,
perchè introduce ad un finale beffardo che culmina con l’esplosione che cancella le risa del giovane e la disperazione della donna.
In mezzo anche la difficoltà di comunicazione tra i due sessi,lui che esprime comunque fiducia e voglia di andare avanti mentre lei è quasi rassegnata ad una fine inevitabile,e molto altro ancora, con immagini allegoriche come la balena spiaggiata,i vari simboli della società del consumismo sparsi qua e là (il mangiadischi,la macchina per scrivere ecc.) tanti pregi,qualche difetto.

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Il linguaggio meta cinematografico di Ferreri colpisce nel segno,e questo è quanto il regista si proponeva.
I totem della civiltà dei consumi,votati all’annientamento sono tra i principali bersagli di tutta la cinematografia del regista.
Che in seguito diverrà più complesso e strutturato in maniera dissimile.
Il seme dell’uomo non raggiunge la cupezza stilistica,la cattiveria e la rigorosità di Dillinger è morto ma è opera degna di rilievo.
Unico grande neo la recitazione; assolutamente inadeguato,anzi,da dimenticare l’inespressivo e quasi tonto (cinematograficamente parlando) Marco Margine,con una barba da sacerdote francescano che ne amplifica l’assoluta incapacità attoriale,mentre sufficiente è Anne Wiazemsky,reduce da altri film di grande spessore come Au hasard Balthazar di Bresson,Teorema e Porcile di Pasolini.
Di ben altro calibro è Annie Girardot,che spicca tra gli attori come una rosa nel deserto.
Bella la fotografia;vi segnalo la presenza del film su You tube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=dDksTQcc6kk&t=3382s
in una versione digitale molto curata.

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Il seme dell’uomo

Un film di Marco Ferreri. Con Annie Girardot, Anne Wiazemsky, Marco Margine, Marco Ferreri, Angela Pagano,
Rada Rassimov, Mario Bagnato, Milvia Frosini, Maria Teresa Piaggio, Adriano Aprà, Vittorio Armentano, Sergio Giussani,
Luciano Odorisio Drammatico, durata 113 min. – Italia 1969

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Anne Wiazemsky: Dora
Marco Margine: Cino
Annie Girardot: donna straniera
Rada Rassimov: la donna bionda a seguito del Maggiore
Maria Teresa Piaggio: la donna riccia a seguito del Maggiore
Milvia Frosini: il prete
Angela Pagano:
Adriano Aprà: il giornalista televisivo
Mario Vulpiani: il maggiore elicotterista
Vittorio Armentano: il tecnico/scienziato bruno
Sergio Gussani:l’elicotterista con la bottiglia di whisky
Mario Bagnato:il militare spagnolo
Luciano Odorisio:il tecnico/scienziato biondo

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Regia Marco Ferreri
Soggetto Marco Ferreri
Sceneggiatura Marco Ferreri e Sergio Bazzini
Casa di produzione Polifilm
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Mario Vulpiani
Montaggio Enzo Micarelli
Musiche Teo Usuelli, Richard Teitelbaum
Scenografia Luciana Vedovelli Levi
Costumi Lina Nerli Taviani
Trucco Alfonso Gola

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Il Dvd del film è disponibile online anche su IBS dal 4 dicembre 2012
Produzione CG Entertainment
Formato digitale video PAL – Area 2
9 Singola faccia, doppio strato
Formato schermo: 1,66:1
Lingua italiano, Dolby Digital 2.0 – stereo
Prezzo: 6,49 euro

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gennaio 3, 2017 Posted by | Drammatico | , , | Lascia un commento

L’uomo che uccideva a sangue freddo

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Nella clinica del dottor Deviliers convergono una serie di personaggi legati al mondo dell’alta finanza, manager, donne dell’alta borghesia, alla ricerca di una terapia del benessere, che il dottor Deviliers ha esclusivamente creato e introdotto in una clinica bellissima, a due passi dal mare. Tra i clienti della farm c’è anche Hélène Masson, una manager stressata, reduce da problemi sentimentali e di lavoro.

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L’interno della clinica è lussuoso, i pazienti vengono trattati con i guanti bianchi; e stranamente a nessuno viene in mente di chiedersi in cosa consista la terapia del dottor Deviliers. Tutti si limitano ad assaporare i benefici della cura stessa: ma all’interno della clinica iniziano a verificarsi fatti strani, come l’apparente suicidio di un amico di Helene, un uomo d’affari gay in pesante crisi finanziaria.

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Al tempo stesso i numerosi inservienti sud americani della clinica accusano strani malori, mentre alcuni di loro scompaiono misteriosamente. Helene, che intreccia una relazione con Deviliers, inizia a sospettare che dietro la miracolosa terapia ci sia qualcosa di poco chiaro: così scopre che il dottore stesso non utilizza conigli o pecore per procurarsi il sangue di cui ha bisogno per la terapia, bensi il sangue degli inservienti.

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Il diabolico dottore non utilizza solo sangue, ma anche parti di corpo; così Helene, dopo aver inutilmente tentato di mettere sull’avviso gli altri ospiti della clinica, si vede anzi minacciata dagli stessi, che non vogliono assolutamente perdere i benefici ricavati dalla cura stessa. Helene, in un drammatico finale, riesce ad uccidere il diabolico dottore, ma la cosa si trasformerà in un boomerang, per lei. Arrestata, non le viene riconosciuta la legittima difesa, perchè l’inquirente era anche lui tra i clienti della clinica.

Noir d’atmosfera, L’Uomo che uccideva a sangue freddo (Traitement De Choc) è un bel film molto curato, sopratutto nei dialoghi e nei dettagli. Elegante sopratutto nella confezione, aiutato dalle buone prove dei protagonisti, Annie Girardot, in una parte piuttosto scabrosa, che include diversi nudi integrali e Alain Delon, il dottor Deviliers, anche lui alle prese con una inedita scena di nudo in campo lungo, mentre corre sulla spiaggia per aggregarsi ai pazienti della sua clinica che stanno facendo il bagno nudi in mare.

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Ben congegnato, con un ritmo adeguato, L’uomo che uccideva a sangue freddo è diretto da Alain Jessua, regista francese non molto conosciuto, assistente però di grandi registi come Ophuls e Carnè, e autore tra l’altro di Jeu de massacre.

L’ uomo che uccideva a sangue freddo,un film di Alain Jessua. Con Alain Delon, Annie Girardot, Robert Hirsch, Michel Duchaussoy, Jean-François Calvé, Jeanne Colletin, Robert Party.
Jean Rouquet, Roger Muni, Anne-Marie Deschott, Jurandir Craveiro, Salvino Di Pietra, Anna Gaylor, Jean Levrans, Joao Pareira Lopez, Jacques Pisias, Jean Raynal, Guy Saint-Jean
Titolo originale Traitement de choc. Drammatico, durata 88 min. – Francia, Italia 1972.

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Annie Girardot: Hélène Masson
Alain Delon: Dottor Devilars
Michel Duchaussoy: Dottor Bernard
Robert Hirsch: Jérôme Savignat
Jeanne Colletin: Camille Giovanelli
Jean-François Calvé: René Gassin
Gabriel Cattand: procuratore De Boissière
Robert Party: colonnello de Riberolles
Jean Roquel: Marcel Lussac
Roger Muni: Paul Giovanelli
Lucienne Legrand: Lise de Riberolle
Anne-Marie Deschodt: Henriette Lussac
Jean Leuvrais: il commissario
Anna Gaylor: Denise
João Pereira Lopez : João
Jurandin Craveiro: Manoel

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Regia Alain Jessua
Sceneggiatura Alain Jessua, Roger Curel
Produttore Raymond Danon, Jacques Dorfmann
Fotografia Jacques Robin
Montaggio Hélène Plemiannikov

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dicembre 10, 2009 Posted by | Drammatico | , , , | 4 commenti

Metti una sera a cena

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Michele e Nina, marito e moglie, si incontrano a casa di Max e Giovanna per cenare,bere e discutere di tutto,in particolare di amore e sesso; Michele è uno scrittore in crisi, Max un attore, Giovanna una donna affascinante e ricca.

Tra il gruppo si sviluppa un complesso gioco delle parti; Giovanna è innamorata di Michele, mentre Max ha una relazione non si sa quanto clandestina proprio con la moglie di Michele, Nina. I quattro appartenenti alla borghesia agiata, continuano ad incontrarsi in serate sempre più vuote, in cui fa capolino la noia e l’evidente mancanza di problemi seri; Max decide di dare nuova linfa al suo rapporto con l’amante e la convince ad accettare rapporti con Ric, un giovane all’apparenza contestatore, in pratica solo un gigolo che vive alle spalle della borghesia facendosi pagare le proprie prestazioni sessuali. E con Nina il rapporto, almeno all’inizio, sembra andare sul binario canonico di una serie di incontri solo sessuali.

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Ma in seguito Ric si accorge di essersi innamorato di Nina e dopo averglielo confessato va a vivere con lei; ma Nina, che accetta solo perchè dopo averlo respinto una prima volta ha visto Ric tentare il suicidio,dopo una breve convivenza decide di comune accordo di separarsi da Ric. Il giovane infatti è deluso dal rapporto e decide di riportare la donna da Michele, suo marito. Il quale, innamorato della moglie, decide di ammettere il giovane alle riunioni serali,che d’ora in poi avranno nuova linfa.

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Florinda Bolkan e Lino Capolicchio

Un’atmosfera piccolo borghese che mostra la vacuità della classe stessa, un’amoralità di fondo, la mancanza di valori. Giuseppe Patroni Griffi riduce per lo schermo una piece teatrale, che era stata portata in scena un paio di anni prima. Per il film sceglie un cast bene assortito,con Florinda Bolkan, esordiente in un ruolo da protagonista ad interpretare Nina, con Tony Musante nel ruolo dell’attore Max,con un biondo Lino Capolicchio nel ruolo del giovane Ric (curiosa la scena in cui Nina si avvolge in una bandiera nazista) e con Annie Girardot nel ruolo della ricca Giovanna.

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Grande successo cinematografico,in virtù anche di qualche casta scena di erotismo e per qualche seno e nudo integrale della Bolkan. Il film si avvaleva della sceneggiatura di un giovanissimo Dario Argento e delle musiche, splendide,di Ennio Morricone. Anche la fotografia,soffusa e delicata di Tonino Delli Colli contribuì al grande successo di pubblico del film.

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Metti una sera a cena, un film di Giuseppe Patroni Griffi. Con Florinda Bolkan, Jean-Louis Trintignant, Annie Girardot, Tony Musante, Lino Capolicchio, Nora Ricci, Adriana Asti, Silvia Monti, Mariano Rigillo. Genere Drammatico, colore 122 minuti. – Produzione Italia 1969.

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Florinda Bolkan: Nina
Tony Musante: Max
Jean-Louis Trintignant: Michele
Annie Girardot: Giovanna
Lino Capolicchio: Ric
Adriana Asti: figliastra
Mariano Rigillo: comico
Milly: cantante
Silvia Monti: attrice alla conferenza stampa
Nora Ricci: prima attrice

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Regia Giuseppe Patroni Griffi
Soggetto Giuseppe Patroni Griffi, dal lavoro teatrale omonimo
Sceneggiatura Giuseppe Patroni Griffi, Carlo Carunchio, Dario Argento
Produttore Marina Cicogna, Giovanni Bertolucci
Casa di produzione Red Films, San Marco Film
Distribuzione (Italia) Euro International Film
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Franco Arcalli
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Giulio Coltellacci

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giugno 1, 2008 Posted by | Drammatico | , , , , , , | 4 commenti