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E la notte si tinse di sangue

Belfast, metà degli anni settanta. Nel porto cittadino attracca una nave dalla quale sbarca un cittadino americano. E’ Cain Adamson, un reduce dalla guerra del Vietnam, senza soldi e alla ricerca di un rifugio sicuro. Cain è un uomo ferito nel fisico ma sopratutto con grossi problemi di equilibrio mentale; le esperienze passate nell’inferno di Hanoi hanno lasciato evidenti strascichi di natura psicologica e tare ormai irrecuperabili.

Che sia ormai fuori di testa lo si intuisce subito; abbordata una prostituta di mezz’età, si fa da questa accompagnare nel suo appartamento e la costringe sotto la minaccia di un lungo coltello a ballare nuda mentre lui suona l’armonica.

 

La prostituta che verrà picchiata

Del resto l’accoglienza di Belfast non è stata delle migliori, è in corso la lunga guerra fratricida tra cattolici e protestanti e lui ne fa le spese quando si reca in una chiesa e si ritrova nel bel mezzo di un attentato esplosivo dal quale esce indenne.

Per qualche giorno Cain sopravvive tra dormitori e stazioni, ma ben presto i pochi soldi che possiede finiscono. A quel punto per il reduce la strada sembra segnata; quello che per lui sembra un colpo di fortuna è rappresentato da un convitto di infermiere che l’uomo segue nella speranza di riuscire a rimediare con una rapina un pò di soldi. Così una notte si introduce nella pensione in cui le otto infermiere alloggiano; le ragazze sono là per concludere i loro studi e nel momento in cui Cain si introduce nella pensione sono intente a discorrere fra loro e a prepararsi per le feste.

Esplode la follia sadica di Cain

Con il suo inseparabile coltello, Cain sottopone le impaurite donne ad una serie di efferate violenze; dallo stupro alle sevizie vere e proprie, dai rapporti saffici a cui costringe due giovani infermiere fino al suicidio di una di esse che si ammazza con un coltello da cucina passando per una serie atroce di violenze, Cain semina la morte nel pensionato. Ma Cain non ha previsto una cosa……

E la notte si tinse di sangue (Born to hell o anche Naked massacre) diretto nel 1976 da Denis Héroux è un film nettamente spaccato in due; nella prima parte, che dura per almeno un’ora di film in cui assistiamo ad un timido tentativo da parte del regista di mostrarci l’inferno della guerra civile irlandese parallelamente alla vita miserabile di Cain, reduce dal Vietnam dal quale è tornato con la mente in pappa e carico di una violenza latente in attesa di esplodere.

L’irruzione nella pensione

Le due amiche si confidano

Cain all’inizio non sembra voler far del male a nessuno; ma le difficoltà di ambientamento, la mancanza di soldi, la violenza che si respira palpabile in città culminata con l’attentato alla chiesa nella quale si è momentaneamente rifugiato finiscono per far esplodere i suoi problemi psicologici.

Così, quando vediamo Cain penetrare di notte nella pensione immaginiamo già il passo successivo che introduce alla parte successiva del film, quella caratterizzata da un’assoluta mancanza di profondità della storia pareggiata da un’inaudita carica di violenza. Per le otto pensionanti, le giovani infermiere che fino a poco prima discorrevano di cose futili o di programmi sulle feste inizia un incubo senza fine; Heroux introduce l’elemento slasher e l’elemento erotico, bilanciando quindi la prima parte più attendista e descrittiva.

Essenzialmente questo è un film horror/slasher, quindi se vogliamo in perfetta linea con le intenzioni del regista e da questo punto di vista il film può dirsi riuscito pur con qualche riserva; quello che manca è l’amalgama, ovvero un bilanciamento migliore in cui l’odissea personale di Cain che finisce per diventare fonte di tragedia per le otto infermiere, prima della sorpresa finale che in qualche modo tiene a galla il film e fa propendere per un giudizio di sufficienza.

La prima vittima della follia di Cain

La bravissima Leonora Fani

Le perplessità riguardano principalmente la scelta di Mathieu Carrière come protagonista; se da un lato l’attore tedesco ha dalla sua una buona mimica che gli permette di interpretare il lato sociopatico di Cain al meglio, dall’altra è assolutamente poco credibile come reduce dal Vietnam.

Carriere, una lunga e prestigiosa carriera di comprimario in almeno un centinaio di produzioni cinematografiche e una ottantina televisive è incisivo come killer, molto meno come ex militare americano. Il problema è essenzialmente psicologico, per lo spettatore; il volto di Carriere mal si presta allo stereotipo del reduce. Per fare un esempio lato, Stallone (attore davvero da minimi sindacali) è molto più incisivo nel suo Rambo perchè è americano.

E’ tutto muscoli e ha il fisico del ruolo, l’espressione priva di intelligenza di colui che è passato nell’inferno e ne è uscito ed è sopratutto uno yankee a tutti gli effetti. Carriere no. Discorso diverso per il nutrito cast femminile, che vede la partecipazione delle nostrane Ely Galleani e Leonora Fani con in aggiunta le belle e brave Carole Laure e Christine Boisson; tra tutte la più convincente è la Fani, ancora una volta.

La minaccia a Jenny e Christine

Christine Boisson

L’attrice veneta sembra sperduta, un volto ingenuo e senza malizia in un fisico esile, sottile; il ruolo dell’infermiera Jenny le appartiene naturalmente e lei lo disegna splendidamente. Assolutamente memorabile la scena in cui Cain costringe lei e la sua amica/collega Christine (la Boisson) ad un rapporto saffico sotto la minaccia dell’immancabile coltello. Le due ragazze sorprese mentre colloquiano da un Cain che stringe tra le mani un carillon è una delle sequenze meglio riuscite del film, carica di tensione e di morbosità com’è.

Un’altra infermiera vittima del folle Cain

Ely Galleani

Mentre seguiamo queste scene, assistiamo anche alla perversione aggiuntiva di Cain che frusta con la cinghia la sventurata Jenny; subito dopo il folle Cain mostra alle due ragazze il corpo senza vita di una loro collega nascosto sotto il letto. Se vogliamo è la parte migliore del film, quella più autenticamente thriller e quella meglio riuscita dal punto di vista della tensione.

Cain costringe Jenny e Christine ad un rapporto saffico

Il corpo senza vita di Christine

Questo film ha avuto qualche problema sia con la censura che con la distribuzione; ancora oggi non esiste una sua versione digitale per il mercato italiano e quindi l’unica fonte visiva resta la VHS che la casa cinematografica Vidcrest diffuse nelle videoteche negli anni 80. Non mi risulta nessun passaggio televisivo del film stesso, e i motivi potrebbero essere da ricercare proprio nella difficoltà di reperimento del master originale.

Per questo motivo i fotogrammi che vedete inseriti nell’articolo appaiono di bassa qualità; per quanto riguarda la ricerca del film in altri formati appare difficilissima.

Se riuscite a recuperarne una copia vi consiglio di vederlo, se naturalmente siete appassionati del genere.

…E la notte si tinse di sangue

Un film di Denis Héroux. Con Ely Galleani, Mathieu Carrière, Christine Boisson, Carole Laure, Leonora Fani Titolo originale Born for Hell. Drammatico, durata 93 min. – Italia, Francia, Germania, Canada 1976.

Mathieu Carrière … Cain Adamson

Debra Berger … Bridget

Christine Boisson … Christine

Myriam Boyer … Leila

Leonora Fani … Jenny

Ely Galleani … Pam (come Ely de Galleani)

Carole Laure … Amy

Eva Mattes … Catherine

Andrée Pelletier … Eileen

Regia di Denis Héroux

Scritto da Fred Denger,Denis Héroux

Sceneggiatura di Géza von Radványi

Prodotto da Peter Fink e Georg M. Reuther

Musiche originali di Voggenreiter Verlag

Fotografia di Heinz Hölscher

Montaggio di Yves Langlois

 E la notte si tinse di sangue 4

E la notte si tinse di sangue 3

E la notte si tinse di sangue 2

E la notte si tinse di sangue 1

aprile 12, 2012 Posted by | Senza Categoria | , , , , , | Lascia un commento

Identificazione di una donna

Identificazione di una donna locandina

Un regista cinematografico, due donne, l’impossibilità pratica di penetrare la psicologia delle due donne perchè sia lui, Niccolò, sia le due donne, Mavi e Ida sono mondi distanti o universi paralleli e contigui con i quali sono possibili solo teorici scambi ma non contatti profondi.
E’ il senso di Identificazione di una donna, il film di Michelangelo Antonioni forse più solare e schematico, quello meno impenetrabile e dal messaggio più chiaro.

Identificazione di una donna 1

Thomas Milian e Lara Wendel

Una ricerca affannosa della donna, mostrata in una veste psicologica forse discutibile, piena com’è di contraddizioni e debolezze ma potente e affascinante.
La vicenda si snoda attorno alla ricerca di Niccolò di un personaggio femminile per un suo film, che lo porta ad incontrare la misteriosa e sensuale Mavi; una donna sfuggente e piena di segreti, ambigua anche sessualmente come avrà modo di scoprire Niccolò, che dal momento in cui fa la sua conoscenza si ritrova a fare i conti anche con strane telefonate e strani messaggi che sembrano partire da quel mondo totalmente alieno che è l’ambiente alto borghese che la donna frequenta.

Identificazione di una donna 2

 Daniela Silverio è Mavi

E dal quale Niccolò non solo non si sente attratto, ma addirittura respinto: quella gente parla e comunica con la stessa lingua, con lo stesso linguaggio verbale ma in modo così dissimile dal suo da sembrare estraneo come una lingua marziana.
Un mondo con valori che Niccolò non apprezza e non ama, che è costretto a frequentare al margine solo perchè Mavi vi appartiene.
La donna è figlia, è prodotto di un ambiente ostile e a se stante: lui non riesce a comunicare, se lo fa intraprende un impossibile contatto solo con Mavi, che però mostra i segni di una personalità mutevole e incomprensibile.
Anche nell’amore la donna è un misto di passione e riservatezza, di ambiguità e spregiudicatezza. Non a caso quando Mavi all’improvviso scompare, Niccolò che si è messo sulle sue tracce scopre aspetti illuminanti della donna, come la sua propensione alle avventure saffiche.

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Nel mezzo della ricerca Niccolò si imbatte in Ida che sembra essere il rovescio esatto della personalità di Mavi: tanto quest’ultima è lunare e misteriosa, tanto Ida è concreta e quasi solare nella sua maniera di vivere.
La relazione con Ida sembra partire bene, tant’è vero che Niccolò la porta con se a Venezia.
Ma quando scopre che la donna aspetta un figlio da un altro ricade preda dei dubbi, delle convenzioni e dei timori latenti della sua mente e l’abbandona.
A questo punto,si chiede Niccolò, che senso ha fare un film con protagonista una donna? Molto meglio un film di fantascienza, in cui si è tesi verso altri misteri insondabili come l’universo e la scoperta della propria esistenza, delle proprie radici che però restano appunto un mistero non rivelabile.

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In Identificazione di una donna il personaggio di Niccolò è un personaggio preda di dubbi e di paure, che vediamo concretizzarsi nell’impossibilità di accettare la vita misteriosa di Mavi e le certezze di Ida, donna che è consapevole del suo ruolo e di ciò che vuole veramente.
Lui, in mezzo a un microcosmo femminile impenetrabile nelle motivazioni di fondo annaspa e finisce per smarrirsi, tanto da rinunciare malinconicamente a quello che era il suo progetto iniziale.
Ha bisogno di amore (il suo rapporto con la moglie è deteriorato) ma non sa come cercarlo e si affida all’istinto che però lo tradisce, proponendogli donne che sono troppo lontane da quello che lui è, da quello a cui aspira.
Ma è al tempo stesso uno che si aggira smarrito in un mondo che sembra essere sfuggente sia a livello sociale sia nelle persone stesse che lo frequentano.

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L’incomunicabilità con gli altri assume contorni ancor più grotteschi quando tenta un impossibile dialogo con una ragazza che conosce Mavi e che lui incontra in piscina.
Nel tentativo goffo di stabilire un colloquio con lei, ad un certo punto Niccolò le chiede cosa le piaccia nella vita, dopo aver ricevuto risposte lapidarie alle domande precedenti ( un pò stupide, ammettiamolo).
La risposta della ragazza è lapidaria e allo stesso tempo raggelante: “mi piace masturbarmi, e se lo fa un altro è meglio e più di tutto se è una donna”
Niccolò sperimenta così l’impossibilità di un dialogo amichevole o umano, ritrova quel senso di estraneità che sembra allontanarlo dalle persone, dalla società.
In questo quadro la sequenza della piscina è illuminante e determinante per la struttura del racconto, perchè sintetizza l’assioma iniziale e finale del film; sempre nello stesso dialogo la ragazza spiega il perchè della sua affermazione dicendo che ” una donna lo fa per farmi piacere, un uomo per se stesso, per far vedere che è virile.”
Il senso del film, come del resto il senso della filosofia di Antonioni è espresso tra le righe di questo dialogo e può essere rappresentato da una parola sola, incomunicabilità.
Un tema caro al regista, affrontato da sempre, sin dai suoi esordi dietro la macchina da presa.

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Nei due fotogrammi: Christine Boisson è Ida

L’altro tema presente nel film è il senso di estraneante presenza di Niccolò nella società; l’uomo non riesce a capirla, non accetta i suoi limiti e le sue debolezze, come dice ad un certo punto del film all’amico che gli chiede che senso abbia un’altra storia d’amore nello sfacelo e nella corruzione che li circonda,usando ancora una volta con una risposta illuminante: “Ma è proprio la corruzione il cemento che tiene unito il nostro paese e sono i corrotti i primi che vogliono vedere delle storie d’amore”.

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Identificazione di una donna è un film insolitamente ricco di parti parlate e di dialoghi, materiale inusuale nella cinematografia del Maestro; dialoghi a tratti criptici, ma anche affascinanti nella loro abilità metaforica.
Un film anche splendidamente fotografato, opera di Carlo Di Palma che restituisce colore e luminosità ad un film che altrimenti sarebbe risultato tetro e probabilmente indigeribile;il compianto maestro romano aveva già lavorato con Antonioni in Deserto rosso, in Blow up ecc. e questa volta dona al film di Antonioni una serenità che spezza in anticipo le catene di un possibile racconto avviluppato attorno al tema centrale.
L’ottimo risultato finale del film è anche merito di una complessa alchimia che coinvolge non solo la bella, fascinosa ed esistenzialista sceneggiatura del film e la fotografia lussuosa, ma anche la recitazione del protagonista principale della storia, quel Niccolò che abbiamo visto essere uomo a tratti sfiduciato a tratti impaurito, a tratti ancora fiducioso o smarrito.
Sto parlando di Thomas Milian, attore di grandissime qualità che era reduce da anni di film di cassetta basati sul personaggio di Er monnezza e di Nico Giraldi, che gli avevano dato grande popolarità ma che lo avevano tenuto lontano da parti importanti nel cinema d’autore.

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Milian, nonostante il caratteristico accento che non lo mai abbandonato, riesce a dare forma ad un personaggio complesso e sfaccettato come quello di Niccolò caratterizzato come già detto da una personalità proteiforme. L’abilità dell’attore di origine cubana si mette al servizio del Maestro con esiti ragguardevoli e lo stesso dicasi per il cast femminile, con le brave (e belle) Daniela Silverio nella parte dell’enigmatica Mavi e
Christine Boisson in quella di Ida. Spazio anche ad una misurata ed intrigante Lara Wendel nel ruolo della ragazza della piscina.
Identificazione di una donna è un film poco amato da buona parte della critica e degli spettatori, nonostante i pregi che ho evidenziato prima.
Colpa probabilmente di un complesso di fattori ai quali non è estranea la prevenzione verso l’attore principale da parte di molti critici e sopratutto per il soggetto considerato non all’altezza dei precedenti.

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Il grande regista di Ferrara era reduce dal parziale successo di Il mistero di Oberwald (da un soggetto di Jean Cocteau) diretto nel 1980 e poco dopo l’uscita di questo film verrà colpito da un ictus che lo priverà dell’uso della parola e lo lascerà parzialmente paralizzato. Sarà solo nel 1995 che lo troveremo di nuovo dietro la macchina da presa per la direzione di Al di là delle nuvole, in co-regia con Wim Wenders altro gioiello della cinematografia di uno dei più sensibili registi italiani di sempre.

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Identificazione di una donna
Un film di Michelangelo Antonioni. Con Tomas Milian, Christine Boisson, Daniela Silverio, Marcel Bozzuffi, Veronica Lazar,Lara Wendel, Luisa Della Noce, Itaco Nardulli, Sandra Monteleoni, Giampaolo Saccarola, Carlos Valles, Sergio Tardioli, Paola Dominguin, Arianna de Rosa, Pierfrancesco Aiello, Giada Gerini, Alessandro Ruspoli, Gianpaolo Saccarola, Enrica Fico, Maria Stefania d’Amario, Enrica Antonioni
Drammatico, durata 128 min. – Italia 1982.

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Identificazione di una donna banner personaggi

Tomas Milian     …     Niccolò
Daniela Silverio          …     Mavi
Christine Boisson          …     Ida
Lara Wendel         … La ragazza della piscina
Veronica Lazar          …     Carla
Enrica Antonioni          …     Nadia
Sandra Monteleoni         …     Sorella di Mavi
Marcel Bozzuffi         …     Mario
Gianpaolo Saccarola          … Il gorilla
Arianna De Rosa          … Amica di Mavi
Dado Ruspoli         …     Padre di Mavi
Sergio Tardioli          … Macellaio
Itaco Nardulli         …     Lucio
Paola Dominguín         … La ragazza alla finestra

Identificazione di una donna banner cast

Regia     Michelangelo Antonioni
Soggetto     Michelangelo Antonioni
Sceneggiatura     Michelangelo Antonioni, Gérard Brach, Tonino Guerra
Produttore     Antonio Macrì
Fotografia     Carlo Di Palma
Montaggio     Michelangelo Antonioni
Musiche     John Foxx, Japan, Tangerine Dream
Scenografia     Andrea Crisanti
Costumi     Paola Comencini

 

Le recensioni qui sotto sono prese dal sito http://www.davinotti.com

Tutti i diritti riservati.

O anche: Identificazione di Antonioni, trattando il film nel ruolo del protagonista Niccolò Farra (Tomas Milian) in maniera quasi biografica vicende personalissime dell’autore, da tempo lontano dalla macchina cinematografica. Pur essendo opera densa di significati e valorizzata da un convincente (e combattuto, nella ricerca di una protagonista che non riesce a definire) Tomas Milian regna un clima di noia perenne, surclassato giusto da due scene di sesso parecchio audaci tra il protagonista e Daniela Silverio, soprattutto quella della masturbazione “feroce” sulla donna. Presentato a Cannes.

Forte degli scenari lunari e nebbiosi stile new wave e delle musiche elettronico-spaziali dell’immenso John Foxx, Antonioni sintetizza i suoi ben noti discorsi su incomunicabilità, alienazione e frivolezze borghesi aggiornandoli agli anni Ottanta. Milian, compitissimo, veste i panni del regista in crisi di mezza età e si confronta con l’erotismo audace ma elegante emanato dalla sensuale bellezza della Silverio e della Boisson. Echi da L’avventura, La notte e Deserto rosso; finale da fantascienza colta.

Eccetto le “prestazioni ginniche” dei protagonisti, il film è davvero lento e noioso: colpa di una sceneggiatura troppo verbosa, piena di facilonerie verbali e di stupide metafore che non possono non irrittare e soprattutto non annoiare lo spettatore comune. Quel che ne viene fuori è una “polpetta” indigesta che scontenta tutti e che difficilmente piacera a qualcuno. L’ultimo Antonioni prima dell’ictus.

Discreta la prima parte, soprattutto per la presenza della Silverio (una meteora, peccato). Poi lei passa la mano e il film si appiattisce, complici alcuni dialoghi squallidi come quello girato nella piscina. Il tormento esistenziale di Niccolò e alcune letture ideologiche (vedi la coppia di terroristi) sono altrettanto imbarazzanti in un film che comunque nel complesso può andare anche perché non pretenzioso come altri del regista. Doppiaggio tirato via.

Terrificante e confusionario film di Antonioni sulla ricerca della donna giusta da parte di un regista, con frasi cretine spacciate per memorabili, confusione narrativa a livelli altissimi, noia e supponenza, difetti di Antonioni che qui si sommano all’inizio della sua decadenza. Forse Milian sperava di girare un capolavoro ma si è ritrovato in un tedioso guazzabuglio e a nulla può la sua indubbia bravura.

Ultimo film di Antonioni prima dell’ictus che lo colpì (quindi per alcuni il suo vero ultimo film), è una sorta di compendio (anche autobiografico essendo il prot un regista) di ciò che è già stato fatto: trama da finto giallo(come quasi tutti i suoi film), una persona che scompare (L’Avventura) e un finale allegorico (Zabriskie point). Molto parlato, con abbondanti scene di sesso molto spinte (messe forse per impedire crisi narcolettiche?), metterà a dura prova i fan di Milian, che ci regala un’ottima performance. I fan di Antonioni sanno già cosa li attende…

Identificazione e ricerca della donna giusta, quella con la quale le parole sono superflue e basta il silenzio, come quando ci si trova immersi nella natura. Un regista in crisi e il suo rapporto con sè e le giovani donne che incontra. Dialoghi naturali e spontanei, grande lavoro psico-intellettuale. Solo per un pubblico “colto”…

Identificazione di una donna foto 1


novembre 23, 2011 Posted by | Drammatico | , , , , , | 2 commenti