Mio zio Beniamino l’uomo dal mantello rosso

Francia,diciottesimo secolo,regno di Luigi XV

L’agonizzante ancient regime continua la sua dissoluta vita,incurante delle condizioni di vita,spesso miserabili,dei contadini e del popolo più in generale.
I privilegi della casta permettono all’aristocrazia fannullona e parassita di vivere indegnamente sulle spalle della povera gente;uno dei pochi a prestare la propria opera gratuitamente è il dottor Benjamin Rathery.
Un dottore assolutamente fuori dai canoni.
Seduttore e libertino,sempre al verde e impegnato principalmente a sedurre gonnelle e bere in compagnia dei suoi numerosi amici,Benjamin
vive in maniera epicurea,disinteressandosi del denaro e godendosi la vita.
Ma la mancanza di denaro ben presto lo mette nei guai.


Avrebbe la possibilità di uscirne,sposando la benestante Arabella,ma Benjamin ama troppo la sua libertà e non ama affatto la ragazza che a sua volta
ha una passione segreta per un nobile bellimbusto.
Così,messo alle strette,sceglie deliberatamente la prigione al matrimonio.
All’uscita di galera però il giovane finirà comunque per accasarsi con la bella Manette,figlia di un locandiere affatto convinto di darla in moglie allo squattrinato dottore.
I due vinceranno le resistenze dell’uomo…
Diretto da Edouard Molinaro nel 1969,Mio zio Beniamino l’uomo dal mantello rosso è una gustosa commedia in costume uscita in Francia in un periodo storico assai particolare.
Era da poco passato il maggio francese,con il suo carico di illusioni e sopratutto di delusioni,un periodo ricco di sconvolgimenti,di voglia di cambiamento,confuso ma vitale.
Molinaro sceglie come soggetto un vecchio romanzo di Claude Tillier,Mio zio Beniamino (Mon oncle benjamin nell’originale francese) pubblicato in Francia nel 1834,mantenendo intatta l’ossatura del romanzo ma distaccandosi dallo spirito corrosivo dello scrittore francese e optando per una versione cinematografica più ridanciana e goliardica,meno satirica.


Umorismo francese,quindi non sempre adatto ai gusti nostrani,ma di buono stampo,che trasporta lo spettatore in un mondo presso che sconosciuto come quello della Francia pre rivoluzionaria,con il suo carico di diseguaglianze e divisione in classi con pochi contatti con la realtà italiana di pari epoca,se non per l’uguaglianza dei soprusi da parte della classe dominante.
Vero mattatore del film è Jacques Brel,noto cantautore francese,fra i più bravi della storia musicale d’oltralpe.
Artista a tutto campo (fu anche poeta geniale e compositore),Brel nel 1967 decise di accettare l’offerta di André Cayatte di recitare nel film Les risques du métier;fu l’inizio di una lusinghiera carriera d’attore che l’artista francese prese molto sul serio,apparendo alla fine in dieci produzioni di pregevole fattura,lavorando sotto la direzione di grandi registi come Carnè e Lelouch.
Il suo volto guascone,il suo temperamento irruento e scanzonato ben si prestano al personaggio di Beniamino,dottore poco incline alla professione se non a favore del ceto più povero,ben più attratto dalle donne e dalla vita gaudente.


Brel caratterizza quindi il suo personaggio donandogli colore e spessore,in una produzione tutto sommato molto gradevole e ben diretta.
Nel cast compaiono anche la bella Claude Jade e sopratutto lo straordinario Bernard Blier,attore molto popolare anche in Italia.
Un film praticamente scomparso dai circuiti televisivi e che fortunatamente è disponibile,anche se in una versione appena discreta su You tube,all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=Vjs_ywruqQs.

Mio zio Beniamino – L’uomo dal mantello rosso
Un film di Edouard Molinaro. Con Bernard Blier, Rosy Varte, Claude Jade, Robert Dalban, Jacques Brel, Daniela Surina Titolo originale Mon oncle Benjamin. Commedia, durata 90 min. – Francia 1969

 

Jacques Brel: Beniamino Rathery
Claude Jade: Manette
Bernard Alane: Ettore de Pont-Cassé
Rosy Varte: Bettina
Paul Frankeur: dottor Minxit
Lyne Chardonnet: Arabella
Robert Dalban: padre di Manette
Bernard Blier: Cambyse
Daniela Surina: marchesa di Cambyse
Armand Mestral: Machecourt
Jean-Pierre Lamy: Guglielmo de Vallombreuse

Sergio Graziani: Beniamino Rathery
Fiorella Betti: Manette
Rosetta Calavetta: Bettina
Manlio Busoni: Cambyse
Bruno Persa: padre di Manette
Glauco Onorato: Machecourt
Giulio Panicali: voce narrante

Regia Édouard Molinaro
Soggetto Claude Tillier (romanzo)
Sceneggiatura André Couteaux, Jean-François Hauduroy, Édouard Molinaro, Marina Cicogna
Fotografia Alain Levent
Montaggio Monique Isnardon, Robert Isnardon
Musiche Jacques Brel, François Rauber
Scenografia François de Lamothe

Una spirale di nebbia

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Un colpo di fucile risuona nel bosco.
C’è una battuta di caccia e a sparare è Fabrizio Sangermano,sposato con Valeria e padre di due figli;il bersaglio però non è un animale ma la moglie di Fabrizio.
La donna cade,colpita mortalmente; ma è stato un terribile incidente o Fabrizio ha deliberatamente colpito sua moglie?
A indagare su quello che si presenta da subito un caso di difficilissima interpretazione è Renato Marinoni, giudice inquirente che ha il compito di raccogliere prove e testimonianze proprio all’interno della famiglia Sangermano.
Qui si troverà ben presto a cospetto di un mondo assolutamente impenetrabile, coinvolto in prima persona nell’inestricabile groviglio di segreti e inconfessabili peccati che tutti i componenti della famiglia in qualche modo tentano di occultare.
In primis c’è Fabrizio,che ha sposato la francese Valeria contro il parere della sua famiglia, oltremodo ricca la dove la ragazza è invece di umili origini;qualche tempo dopo il matrimonio l’uomo si è quasi rintanato nella tenuta della sua famiglia, dedicandosi esclusivamente alla fattoria e al commercio ad essa legato.

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Marc Porel

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Eleonora Giorgi e Stefano Satta Flores

Marinoni poco alla volta ricostruisce il puzzle dei legami sentimentali dei vari componenti della famiglia;scopre così che il matrimonio di Fabrizio con Valeria non era affatto felice, scopre che Maria Teresa, cugina di Fabrizio, sposata a Marcello ha anch’essa un matrimonio in bilico, avendo la donna scoperto che il marito era assolutamente impotente proprio la prima notte di nozze.
Via via che scorrono le indagini Marinoni ha modo di conoscere Vittorio, amico di Fabrizio che è sposato ma ha una relazione extra coniugale con l’infermiera Armida, scopre che la cameriera di Maria Teresa, Armida, ha avuto una relazione con un domestico del quale è ora incinta, ma che la stessa donna ha intenzione di dichiarare di essere incinta di Marcello allo scopo di coprire l’impotenza del suo padrone.
L’unico punto fermo di Renato sembra essere la sua relazione con Lidia, unica oasi di serenità nel corso delle indagini, che mettono a contatto il disincantato giudice con un mondo in cui i valori tradizionali sembrano essere una chimera, in cui anche i rapporti personali, amorosi o sessuali diventano cose dai contorni indistinti.

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Martine Brochard

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Marina Berti

Alla fine il giudice deve arrendersi; le indagini non hanno portato a nulla e Fabrizio potrebbe aver ucciso volontariamente la moglie oppure no; questa è la conclusione che trasmetterà ai suoi superiori.
Una spirale di nebbia, tratto da un racconto di Michele Prisco da Eriprando Visconti è un film in perenne bilico tra il thriller e il film di indagine psicologica e comportamentale.Immerso in’atmosfera volutamente fredda, quasi inanimata, vive sull’indagine introspettiva di pirandelliani personaggi in cerca d’autore.Tutti i comportamenti personali o sociali dei vari protagonisti appartengono ad una logica di base che vede i rapporti di tutti i generi che gli stessi protagonisti allacciano o hanno allacciati mediati e alla fine minati da sentimenti inesplorabili, legati come sono allo status sociale, agli obblighi verso la società stessa e in fondo ad una immatura genesi degli stessi.
Il sesso, patinato ed elegante del e nel film è volutamente rarefatto, freddo, quasi glaciale;tutte le pulsioni sessuali dei protagonisti appaiono slegate,meccaniche,tanto da rendere il film stesso gelido e al tempo stesso didascalico.

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Visconti aveva già affrontato tematiche molto simili, analizzando comportamenti umani come farebbe invece un entomologo alle prese con il mondo degli insetti; si pensi a film come La orca o ad Oedipus orca, nei quali i personaggi sembrano essere inanimati, privi di senso d’orientamento, fatalmente avviati verso destini volutamente disperati.
Una spirale di nebbia è quindi un buon film,con momenti felici (la battuta di caccia) e qualche cedimento strutturale che però alla fine rendono in maniera dignitosa sia a livello di risultato sia come “insegnamento” impartito, ovvero la dove c’è la borghesia, la ricchezza,la dove la classe sociale si eleva ecco affiorare il retroterra della stessa, fatto di valori decadenti quando non del tutto assenti.
Bene sicuramente tutto il cast, con fior di protagonisti come Porel e Satta Flores, oltre ad un cast femminile da urlo, fra le quli segnalerei la Giorgi,Martine Brochard e Claude Jade, splendida la fotografia.
Il film è finalmente disponibile in una versione da digitale;lo potrete trovare qui https://uploadto.us/file/details/cElQ1NEGL8o/Sprl77mst.rar. Vi ricordo per l’ennesima volta che dopo averlo visionato avete l’obbligo legale di eliminare il file…

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Una spirale di nebbia

Un film di Eriprando Visconti. Con Duilio Del Prete, Stefano Satta Flores, Marc Porel, Martine Brochard,Claude Jade, Enzo Fiermonte, Marina Berti, Corrado Gaipa, Valeria Sabel, Victoria Zinny, Wendy D’Olive, Flavio Bucci, Dario Ghirardi, Eleonora Giorgi, Giorgio Trestini, Carlo Puri, Roberto Posse, Anna Bonaiuto, Flavio Andreini Drammatico, durata 104′ min. – Italia, Francia 1977.

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Claude Jade: Maria Teresa
Marc Porel: Fabrizio
Duilio Del Prete: Marcello
Carole Chauvet: Valeria
Stefano Satta Flores: Renato Marinoni
Roberto Posse: Molteni
Martine Brochard: Lavinia, l’infermiera
Flavio Bucci: Vittorio, il medico
Marina Berti: Costanza San Germano
Corrado Gaipa: Pietro San Germano
Eleonora Giorgi: Lidia
Anna Bonaiuto: Armida
Elvira Cortese: Cesira
Valeria Sabel: Cecilia
Carlo Puri: Piero
Giorgio Trestini: Boris
Victoria Zinny: la governante
Tom Felleghy: Bellini

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Regia Eriprando Visconti
Soggetto Michele Prisco (romanzo)
Sceneggiatura Luciano Lucignani, Fabio Mauri, Lisa Morpurgo, Roselyne Seboue, Eriprando Visconti
Fotografia Blasco Giurato
Montaggio Franco Arcalli
Effetti speciali
Musiche Ivan Vandor, Carl Maria von Weber

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E così continuava a fissare assorta la fotografia di sua madre e a rincorrere l’immagine di Valeria, ormai persa abbandonata dietro questo giuoco di sovrimpressioni: e forse perché adesso doveva pensarla morta, eliminata per sempre, avvertiva a un tratto un vago turbamento, un rimorso, no, non proprio un rimorso, semmai un’insofferenza confusa e delusa, una specie di, come poteva definirla, di necessità di riparazione, ma neppure è l’espressione giusta, di maggiore tolleranza e umanità, di ordine, ecco, di pulizia. Per quel bisogno che abbiamo, di fronte alla morte, di sistemare per bene i nostri rapporti con coloro che ci hanno preceduti evitando di lasciare zone d’ombra, sentimenti di cruccio o d’acredine, quasi per sentirsi in pace con noi stessi più che per non sentirsi in debito con loro. Quasi per farci perdonare d’essere ancora vivi…

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Una spirale di nebbia banner recensioni

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it
Un Chabrol all’italiana, questo Una spirale di nebbia, penultimo film della non lunghissima carriera di Eriprando (nipote di Luchino) Visconti; è in pratica il ritratto di un ‘gruppo di famiglia in un interno’ sociale, nelle convenzioni cioè che la relazionano a sè stessa e con il prossimo (amici, servitù e via dicendo). Piano piano ognuno di questi legami si viene a scoprire in realtà debole, debolissimo, se non addirittura già sciolto nei fatti, ma mantenuto vivo solamente per confermare le apparenze; l’infedeltà sentimentale è solamente una delle mille varianti possibili in tale contesto, nel quale ogni personaggio nasconde qualcosa a tutti gli altri. Ma rispetto all’entomologo – chirurgico nell’approccio, insomma – Chabrol, Visconti si prodiga nel mostrare la vivace italianità della storia: corna e menzogne spudorate la fanno da padrone. Dignitosissimo il cast, che vanta una coppia di nomi, qui centrali, che hanno sempre sfiorato il cinema di serie A da protagonisti, senza mai riuscire però a conquistarlo: con vero peccato, perchè fra Stefano Satta Flores e Flavio Bucci è difficile scegliere il migliore, ma se la cavano bene anche Martine Brochard, Marc Porel, Duilio Del Prete, Claude Jade e ci sono infine due particine per Anna Bonaiuto ed Eleonora Giorgi. Sceneggiatura che Visconti scrive insieme a Luciano Lucignani, Fabio Mauri, Lisa Morpurgo e Roselyne Seboue, tratta da un romanzo di Michele Prisco; sontuose e patinate le musiche di Ivan Sandor e la fotografia di Blasco Giurato; montaggio di Franco Arcalli
L’opinione di Undijng dal sito http://www.davinotti.com
Durante una battuta di caccia un ricco possidente uccide (involontariamente?) la moglie. Ad un tormentato magistrato tocca il difficile compito di stabilire la verità. Ispirato dall’omonimo romanzo di Michele Prisco, Eriprando Visconti dirige un significativo erotico dalle forti componenti thriller e dai risvolti inquietanti, sempre in bilico tra menzogna e realtà. L’ottimo cast offre al regista un mezzo potente per dare corso ad una storia ambigua e compatta, spesso limitrofa al territorio dell’hard (la scena della fellatio).

L’opinione di fauno dal sito http://www.davinotti.com
…Alla fine mi sono alzato ad applaudire! Sincero, controcorrente, mette KO tutte le ipocrisie e le schifezze borghesi. Non solo il denaro non rende felici, ma non fa neppure da lenitivo quando in certe unioni matrimoniali si devono accettare ingiustizie o prevaricazioni del genere… di più: il medesimo può portare perfino all’autodistruzione. Un film talmente bello che nudità e petting si interpretano finalmente per quel che sono: le cose più belle e naturali del mondo e non quello sboccatissimo ciarpame che viene pubblicizzato adesso…

L’opinione di The gaunt dal sito http://www.filmscoop.it

Un inno all’irrisolto: una morte che rimane avvolta nel mistero, una galleria di personaggi o per meglio dire di coppie di personaggi, afflitte da una gabbia esistenziale alla quale devono soggiacere per rispetto delle convenzioni. Si è parlato della grande presenza di nudi integrali in questo film di Eriprando Visconti, ma è un erotismo volutamente sfumato e meccanico, noioso persino. In questo contesto dove tutti faticano a trovare una propria dimensione e si accetta qualsiasi compromesso, suonano amare le parole del giudice quando afferma “cosa devo mettere come movente del delitto nel fascicolo? La Vita?” Parole amare per un film amaro. apprezzabile per il soggetto di base, con un buon cast di attori, ma eccessivamente freddo, a mio parere, nella rappresentazione.

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