A single man

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“Il risveglio comincia con due parole, sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta disteso un momento a fissare il soffitto, e se stesso,
fino a riconoscere Io, e dedurne Io sono ora. Qui viene dopo, ed è, almeno in negativo, rassicurante; poiché stamattina è qui che ci aspettava
di essere, come dire, a casa.
Ma ora non è semplicemente ora. Ora è anche un freddo promemoria; un’intera giornata più di ieri, un’anno più dell’anno scorso.
Ogni ora ha un’etichetta con una data, che rende obsoleti tutti gli ora passati, finché prima o poi, forse – no, non forse, di sicuro –
succederà.
La paura contorce il nervo vago. Un malsano ritrarsi da ciò che, da qualche parte là fuori, ci sta aspettando.”
George Falconer è un uomo solo, A single man, come recita il titolo del film e il titolo del romanzo di Christopher Isherwood pubblicato nel 1964.
E’ un professore californiano di mezza età,omosessuale,in profonda crisi con se stesso dopo la morte del compagno che adorava.
Un uomo talmente solo da aver deciso di farla finita,di liberarsi di una vita che avverte vuota ed inutile,priva di riferimenti affettivi
appena mitigata dall’amicizia con Charlotte,una sua vecchia fiamma oggi amica che vive anch’essa una vita frustrante dopo il divorzio e dopo
il fallimento anche come madre,che cerca in George un’impossibile legame affettivo.
E’ l’ultimo giorno di vita,per George.

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Ha deciso di morire,stanco e sopraffatto da un’angoscia esistenziale senza rimedio.
Lo seguiamo mentre si muove nell’abbacinante sole californiano,tanto forte da rendere irreale anche il contorno dell’ambiente in cui si muove;
irreale anche perchè per George i ricordi hanno colori sfumati o virati verso il seppia,verso il marrone.
Tiene quella che vuole sia l’ultima lezione davanti ai suoi ragazzi,parlando del tema della paura,la paura verso il diverso,verso chi non
rispetta i canoni imposti dalla società.
In effetti George è comunque un diverso;lo è nella scelta dell’amore,che lo ha portato a stabilire una relazione profonda e appassionata con Jim,
che ama teneramente ed è da lui ricambiato.
Siamo nel 1962,una relazione gay non è certo una cosa da osteggiare pubblicamente;la società perbenista e puritana americana condanna senza appello l’omosessualità e per George e Jim c’è anche l’ostracismo totale dei genitori di lui.
Per George inizia un doloroso ritorno ai momenti principali della sua relazione con Jim.
Mentre quella che sarà la sua ultima giornata si dipana nella assoluta normalità,rivive in flash back i momenti salienti della sua relazione,a partire
da un sogno in cui si vede chino su Jim mentre lo bacia disperatamente dopo che quest’ultimo giace inerte in seguito all’incidente in cui ha perso
la vita.
Non aveva potuto nemmeno rendere l’ultimo saluto al compagno della vita per l’ostracismo dei genitori di lui,e questo ha sicuramente contribuito
a rendere ancora più straziante il ricordo dell’amante e compagno.

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Dopo mesi George è ormai incapace di vivere una vita,di riprendersi nelle mani il presente ed il futuro.
Vediamo scorrere la giornata tra i preparativi per il suicidio,le lettere che George scrive,la meticolosa preparazione dei suoi effetti personali,
perfettamente allineati sulla scrivania e gli incontri casuali di quell’ultimo giorno,quello con un ragazzo che tenta di adescarlo e che George
paga senza accettarne le prestazioni,quello con una ragazza che possiede un terrier praticamente identico a quello che possedevano loro,
sopratutto l’incontro con Bruce,uno dei suoi studenti attratto da lui per quella sua disperazione,quella sua profondità d’animo che adesso
finalmente traspaiono abbattendo l’aspetto serio e posato dell’insegnante,travolgendo le barriere.
Finalmente George può essere se stesso;sta per morire,nulla lo può più ferire o colpire.
Incontra la sua vecchia amica Charlotte,con la quale si confida e dalla quale ricava solo il senso di smarrimento,di delusione e di frustrazione che
la donna vive.
Sarà proprio con Bruce che passerà le sue ultime ore,un contatto umano che lo porta a rivedere il suo desiderio di morte,quasi una nuova opportunità
che la vita gli offre,un risarcimento per la perdita dolorosa che ha subito.
Ma il destino è beffardo e ha in serbo per lui la conclusione che George aveva scelto e non aveva attuato;morirà per un malore improvviso
sognando,negli ultimi istanti di vita,il volto del suo amato Jim che lo bacia.
Diretto nel 2009 da Tom Ford,stilista prestato al cinema alla sua prima e finora unica regia cinematografica,A single man è un film rigoroso,quasi asettico nel suo svolgimento,caratterizzato da una studiata e analitica lentezza descrittiva,dall’uso del flash back distinto dal presente grazie all’uso
di colori molto tenui,sfumati,che rendono i ricordi stessi quasi palpabili.

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Un film sull’amore,che non cerca assolutamente di guardare l’omosessualità nel suo complesso di problemi etici e morali,sociali o altro.
Non è un’indagine o un atto di denuncia A single man.
E’ un film d’amore e sull’amore,una storia come tante tra due persone che si amano in modo esclusivo e che la sorte divide per sempre;una storia come tante,purtroppo,nella quale il superstite non riesce più a trovare ragioni valide per vivere,quasi fosse stato amputato al suo corpo buona parte degli organi tanto da rendere impossibile il proseguimento della vita.
Sarà il giovane Bruce a rappresentare il gancio in mezzo al cielo,l’ancora di salvezza a cui aggrapparsi,una nuova speranza per il futuro.
Ma per una volta i sogni non muoiono all’alba,ma al tramonto e per George non ci sarà un futuro.
Bello davvero questo film.
Patinato,ricercato in ogni dettaglio ma non per questo meno autentico.Dolore e amore,rimpianto e abbandono della vita,rifiuto della realtà e rinascita
si fondono in una storia nella quale l’omosessualità è marginale.
Un amore è un amore e prescinde dall’orientamento sessuale.Un compagno perso vale un’amante o una moglie persa,una compagna o semplicemente un affetto.
Leggendo alcune critiche in rete mi sono reso conto di come le storie d’amore,sopratutto omosessuali vengano ancora viste come
qualcosa di sbagliato o come di un film delicato come questo si osservi solo la superficie senza osare scavare alla ricerca della sua essenza.
Atteggiamento comune ai superficiali,di coloro che vivono esistenze vuote,di coloro che non hanno provato un dolore assoluto e totale
come la perdita della compagna o del compagno.

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Sopratutto di come la vita possa risarcirti mettendo sulla tua strada un angelo che ti restituisca la voglia di vivere e di credere ancora nella vita stessa.
Una esperienza condivisa da chi vi scrive,che in un momento ben preciso della sua vita,duro e quasi impossibile da superare,ha incontrato
una persona speciale,Ylva,che lo ha aiutato a ritrovare la voglia di vivere.
Bello,dunque,questo film.
Ford ha talento registico e la sua cultura ed esperienza nella moda lo portano a curare quasi maniacalmente i dettagli;si veda la vestizione e il trucco
di Charlotte,o l’eleganza formale di George.
Un film d’amore,sull’amore,null’altro.
Una storia tenera e disperata,almeno nella conclusione.
In mezzo spazio ai sentimenti descritti con mano leggera e felice da un regista che aspetto a nuove opere.
Bravissimo l’interprete principale,Colin Firth,misurato e quasi estraneato dal dolore,dal mal di vivere che si impossessa del suo
personaggio e che lo porta alla decisione di darsi la morte.
Molto bene Julianne Moore;splendida la scena in cui i due dialogano sdraiati sul pavimento,vestiti di tutto punto e finalmente
vicini,come due amici pieni di angoscia che si confidano le pene della vita.
Bellissima la fotografia,per un film affascinante e pieno di emozioni.
Da vedere.

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A Single Man

Un film di Tom Ford. Con Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Kortajarena, Paulette Lamori,
Ryan Simpkins, Ginnifer Goodwin, Teddy Sears, Paul Butler [II], Aaron Sanders, Keri Lynn Pratt, Nicole Steinwedell, Ridge Canipe, Nicholas Beard, Brad Benedict, Jenna Gavigan, Brent Gorski,
Adam Gray-Hayward, Marlene Martinez, Paul Butler, Alicia Carr, Lee Pace Drammatico, durata 95 min. – USA 2009

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A single man banner protagonisti

Colin Firth: George
Julianne Moore: Charlotte
Nicholas Hoult: Kenny
Matthew Goode: Jim
Jon Kortajarena: Carlos
Paulette Lamori: Alva
Ryan Simpkins: Jennifer Strunk
Ginnifer Goodwin: Susan Strunk
Teddy Sears: Mr. Strunk

A single man banner doppiatori

Massimo Lopez: George
Franca D’Amato: Charlotte
Gabriele Lopez: Kenny
Francesco De Francesco: Jim

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Regia Tom Ford
Soggetto Christopher Isherwood
Sceneggiatura Tom Ford, David Scearce
Produttore Tom Ford, Andrew Miano, Robert Salerno, Chris Weitz
Casa di produzione Artina Films, Depth of Field, Fade to Black Productions
Distribuzione (Italia) Archibald Film
Fotografia Eduard Grau
Montaggio Joan Sobel
Musiche Abel Korzeniowski
Shigeru Umebayashi
Scenografia Dan Bishop

A single man banner citazioni

“Nella vita ho avuto momenti di assoluta chiarezza, quando per pochi, brevi secondi, il silenzio soffoca il rumore
e provo un’emozione invece di pensare e le cose sembrano così nitide e il mondo sembra così nuovo.
E’ come se tutto fosse appena iniziato.Non riesco a far durare questi momenti,
io mi ci aggrappo, ma come tutto svaniscono.
Ho vissuto una vita per quei momenti,mi riportano al presente
e mi rendo conto che tutto è esattamente come deve essere…
E all’improvviso, lei è arrivata.”

“….l’ esperienza non è ciò che accade ad un uomo ma ciò che ne fa di quello che gli accade….”

“A me piacciono le donne, ma mi innamoro degli uomini.”

“Le creature più stupide sono quelle più felici…pensa a tua madre!”

“Paura di sentirci soli, paura di essere inutili in ciò che abbiamo da dire”

“…dobbiamo sempre apprezzare i piccoli doni della vita!”

“A volte cose orribili hanno la loro bellezza.”

“Mi ci vuole tempo alla mattina per diventare George, tempo per mettere insieme ciò che George è e come si deve comportare. Quando mi sono vestito e mi sono dato l’ultima lucidata alle scarpe so pienamente quale parte recitare”

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A single man locandina libro 1
Waking up begins with saying am and now. That which has awoken then lies for a while staring up at the ceiling and down into itself until it has recognized I, and therefrom deduced I am, I am now.
Here comes next, and is at least negatively reassuring; because here, this morning, is where it has expected to find itself: what’s called at home.
But now isn’t simply now. Now is a cold reminder: one whole day later than yesterday, one year later than last year. Every now is labeled with its date, rendering all past nows obsolete, until — later or sooner — perhaps — no, not perhaps — quite certainly: it will come.
Fear tweaks the vagus nerve. A sickish shrinking from what waits, somewhere out there, dead ahead.

A single man banner recensioni
L’opinione di veronick dal sito http://www.mymovies.it

L’inutilità della vita senza affetti, la lotta dell’uomo solo contro il resto del mondo,
la maschera di perfezione che tutti noi siamo costretti ad indossare per piacere ed essere accettati dagli altri:
sono i temi di questo film, che emoziona e fa soffrire seguendo il tormento di questo professore, magistralmente interpretato da Colin Firth,
la cui vita finisce nell’attimo stesso in cui perde il suo compagno in un incidente stradale. Un film che fa riflettere sulla banalità della vita
che spesso diviene un peso insostenibile e spinge l’uomo a scappare. La vita è fatta di attimi di piacere immersi in un mare di noia e di ripetitività
ed è proprio per quegli sprazzi di gioia che vale la pena vivere. Il film descrive molto bene il vuoto lasciato dalla perdita di un amore,
la linfa vitale per questo uomo solo e senza amici, che piomba improvvisamente in un dolore da cui non c’è scampo. I continui primi piano ci proiettano direttamente nell’intimo del professore,
il suo corpo diviene impalpabile, e siamo costretti a soffrire con lui. La morte, per infarto, è in fondo quasi una nota felice. Quando finalmente, con l’aiuto di uno studente infatuatosi di lui,
capisce che c’è sempre qualcosa per cui vale la pena vivere e ritorna a sorridere, la morte lo coglie all’improvviso, in un attimo di pura felicità, e lui non saprà mai se quella gioia ritrovata
era una rinascita o solo un piacere effimero dato da una notte di follia

Recensione del sito http://www.spietati.it

A single man è un film sorprendente e molto, molto coraggioso. E’ un film sorprendente perché rappresenta il debutto nel cinema di Tom Ford – geniale stilista che, prima di esordire col proprio marchio,
rilanciò nel mondo casa Gucci – con un lavoro molto accurato e cosciente. Coraggioso, perché Ford lo trae da una perla lucente della produzione di Christopher Isherwood, una delle massime penne in lingua inglese
del secolo scorso: un romanzo non solo di magnifica scrittura (in Italia, Un uomo solo), ma tutto imperniato sul percorso interiore del suo protagonista che si snoda contemporaneamente a un percorso esteriore che acquista
rilevanza intrecciato col primo, col carico di riflessioni che emerge dal pensiero del protagonista, un romanzo straordinariamente difficile da portare sullo schermo e che Ford, anche sceneggiatore, non ha alcuna remora a rileggere,
modificare, adattare alla sua idea di film. A stravolgerne il senso, quando necessario, allineando alla chiarezza di idee sul fronte visivo, una determinazione sul fronte della concezione altrettanto stupefacente(…)

Recensione del sito http://www.cinema.everyeye.it

Che relazione c’è tra il mondo della moda e quello del cinema? Il rapporto è, in realtà, più importante di quanto non si pensi comunemente: molti film lanciano veri e propri trend, anche nel campo dell’abbigliamento, e film sull’alta moda,
spesso in bilico tra favolosa realtà e vivida fantasia, si affacciano periodicamente sul grande schermo (esempio recente il bel Valentino, The Last Emperor). Nel 2001, uno spassoso film di/con Ben Stiller, Zoolander, ironizzava pesantemente
sull’universo dell’Haute couture. Tra i tanti volti noti che si sono prestati per un cameo in quella pellicola impossibile non ricordare Tom Ford, storico nome associato, fino a pochi annifa, all’ancor più storico marchio Gucci. A distanza di cinque anni,
dopo aver lasciato la guida creativa del gruppo fiorentino ed aver creato un proprio marchio, il fascinoso stilista texano torna ora al cinema, non da attore ma da regista, autore e produttore, con un film molto ben accolto alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Galbo

Lo stilista Tom Ford realizza un film che, non a sopresa, punta molto sull’aspetto estetico, offrendo una raffinata ricostruzione ambientale che riguarda abiti, oggetti e design generale (il film è ambientato negli anni ’60 durante la crisi tra gli USA e Cuba).
Ma nell’opera c’è anche un’indubbia cura per la caratterizzazione dei personaggi, specie specie quello del protagonista, ottimamente interpretato da Firth. Peccato per lo scadente doppiaggio italiano.

Pigro

Proprio nel suo essere impeccabile stanno i limiti di un film che, con una storia così bella e intensa come la sconfinata solitudine di un uomo rimasto solo dopo la morte del compagno, non riesce a trasmettere vera emozione e partecipazione,
preferendo porgere allo spettatore un’opera tecnicamente e stilisticamente raffinata, direi quasi leccata e laccata, ma senza vera anima. Rimane comunque a un buon livello, sia per l’eccellente Firth che per la potenza della situazione in sé, ripresa dal romanzo di Isherwood. Stiloso.

Rebis

Premessa necessaria: il doppiaggio italiano è penoso. Superato l’inconveniente, ci imbattiamo in un cinema a cui non siamo più abituati: Ford investe di lirismo gesti, pensieri e parole di un uomo infestato dalla bellezza, traduce in decadentismo esistenziale il glamour di una classe sociale
che il pubblico faticherà a compiacere. Un esordio ardito, elegante e demodè, la cui vocazione fassbinderiana spinge a ridondanze formali e squilibri in un’assidua elaborazione di colori e inquadrature volte a catturare l’emozione in atto. Meravigliose le note di Korzeniowski e Umebayashi. Ottimo Firth.
Capannelle

Se un facoltoso decide di produrre un film non c’è che esserne felici e se riesce pure a girarlo in modo personale e delicato, beh allora bravo a Tom Ford. Il suo Single man, forse troppo rileccato nel complesso (ma certi dettagli anni 60 es. l’interno della macchina sono da elogiare) e titubante nella parte centrale,
lascia comunque il segno andando aldilà dell’esercizio di stile e sfrutta bene le qualità di Colin Firth e del compositore Umebayashi (quello di In the mood for love).
Matalo!

Un buon film; perlomeno Ford dà l’impressione di aver messo in scena qualcosa che gli “urgeva” dentro. Tutte le caratteristiche formali di questa tipologia di film sono osservate ed è un limite perché troppa correttezza impedisce un vero volo. Però Colin Firth è davvero straordinario, interpretando un gay senza “effetti” recitativi.
Buona e composta la cornice d’epoca, anche troppo. Un buon risultato, fondamentalmente onesto per un piccolo film da non disprezzare.

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Shakespeare in love

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Nel mio più recente articolo ho parlato di Shakespeare e di uno dei suoi più celebri capolavori,Romeo e Giulietta,ricordando la precisa ed attenta ricostruzione della tragedia da parte del regista Franco Zeffirelli.
Ora invece vorrei parlare di un film di grande successo,premiato nel 1999 con ben sette statuette e che narra in maniera assolutamente fantasiosa del grande bardo e del suo innamoramento per una graziosa fanciulla, Viola De Lesseps;il film è Shakespare in love,del regista britannico John Madden.
La pellicola è una ricostruzione assolutamente arbitraria della vita del celebre tragediografo inglese,della quale vita si conosce ben poco,tanto che sono molti quelli che mettono in dubbio addirittura la sua esistenza.
A parte le numerose incongruenze storiche e la fantasiosa rivisitazione della vita dello scrittore di Stepford on Avon, nel film ci sono errori anche gravi,tipo l’errata collocazione della data di stesura delle sue opere ecc.

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Cose che però non devono inficiare un giudizio estetico e strettamente cinematografico del film stesso,alla luce di quella che è un’operazione legata ad un film che narra una vicenda d’amore,con garbo e mestiere.
La storia prende spunto dall’incontro casuale tra William Shakespeare,noto tragediografo dell’epoca in palese crisi di ispirazione e impegnato nella stesura della sua tragedia più famosa (con l’Amleto),quel Romeo e Giulietta che verrà consegnato ai posteri come summa della sua poesia e della sua abilità di descrittore d’anime e di sentimenti e la bella Viola De Lesseps,che lui conoscerà in una doppia veste,quella del giovane attore Thomas Kent e in quelle reali della stessa Viola.
Un passo indietro.
Nella Londra di fine 500 (periodo in cui è ambientato il film) i ruoli femminili a teatro dovevano essere obbligatoriamente interpretati da uomini;era infatti proibito alle donne calcare le scene di un teatro,pena severe sanzioni.
Così William Shakespeare,che sta mettendo in scena una commedia,finanziata da Philip Henslowe si ritrova a dover fare audizioni di attori alle prime armi o vecchie ciabatte assolutamente inadatte al ruolo.
Sulla scena erò compare Thomas Kent,un giovane ed effeminato attore,che recita una parte tratta da I due gentiluomini di Verona di Shakespeare con tale bravura ed intensità da lasciare letteralmente fulminato lo scrittore.

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William insegue il giovane fino a casa De Lesseps e qui trova la bella Viola in abiti femminili,rimanendone incantato; ma la ragazza,a sua insaputa,è stata promessa in sposa a Lord Wessex.
William è ormai innamorato della ragazza,ma ignora ancora che lei si nasconde nei panni di Thomas.
Dopo una serie di vicissitudini,William e Viola,pur innamorati dovranno separarsi…
Nell’ottica stretta del film d’evasione, la storia regge e si fa guardare;funzionano bene tutte le componenti del film,dagli attori al cast tecnico.
I guai cominciano solo quando ci si rende conto della sproporzione tra il film, pure gradevole e ben fatto e la valanga di premi attribuiti allo stesso.
Nella cerimonia degli Academy Award (gli Oscar) del 1999,a sorpresa il film si impose su un lotto di pellicole decisamente e qualitativamente superiori.
Basti pensare che restarono a bocca asciutta capolavori come Salvate il soldato Ryan (Saving Private Ryan), regia di Steven Spielberg,La sottile linea rossa (The Thin Red Line), regia di Terrence Malick e ottimi film come Elizabeth, regia di Shekhar Kapur e il nostro La vita è bella, regia di Roberto Benigni decisamente migliori rispetto al pregevole lavoro di Madden.
Ma la logica dell’Accademia è sempre stata mossa da principi spesso incomprensibili.
Il film trionfò anche nella sezione Migliore attrice protagonista con l’Oscar attribuito a Gwyneth Paltrow,in quella Migliore attrice non protagonista con la statuetta attribuita a Judy Dench,nella sezione Miglior scenografia con i premi dati a Martin Childs e Jill Quertier,per i Migliori costumi e il relativo premio consegnato a Sandy Powell,in quella della Migliore colonna sonora sotto sezione Miglior Musical o Commedia con il premio dato a Stephen Warbeck.
Troppi premi,in effetti.

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A parte gli ultimi due,gli altri sono stati elargiti con troppa sicurezza e superficialità.
Comunque sia, il successo del film è stato di livello internazionale.
Bene nel cast sia la Paltrow che la Dench,discreto Fiennes,sufficienti Tom Wilkinson e Colin Firth,in ombra Affleck.
A proposito di ardite soluzioni storiche proposte dal film da sottolineare l’assoluta inattendibilità riguardante la figura di Philip Henslowe,il famoso impresario teatrale che non è assolutamente dimostrato abbia conosciuto il grande bardo.
Altrettanto poco attendibile è la figura di Christopher Marlowe,il quale avrebbe fornito a Shakespeare l’ispirazione per la sua tragedia Romeo e Giulietta;altra cosa assolutamente arbitraria.
Aldilà degli appunti storici e delle soluzioni ardite se non campate in aria proposte dagli sceneggiatori, il film è ben diretto e si avvale comunque di professionisti di alto livello,che consegnano alla platea un prodotto sicuramente di classe.

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Shakespeare in Love

Un film di John Madden. Con Joseph Fiennes, Gwyneth Paltrow, Geoffrey Rush, Tom Wilkinson, Judi Dench,Colin Firth, Martin Clunes, Simon Callow, Ben Affleck, Rupert Everett, Imelda Staunton, Steven O’Donnell, Tim McMullan, Steven Beard, Antony Sher, Patrick Barlow, Sandra Reinton, Georgie Glen, Nicholas Boulton Titolo originale Shakespeare in Love. Commedia durata 122 min. – USA 1998.

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Joseph Fiennes: William Shakespeare
Gwyneth Paltrow: Viola De Lesseps/Thomas Kent
Geoffrey Rush: Philip Henslowe
Tom Wilkinson: Hugh Fennyman
Judi Dench: regina Elisabetta
Colin Firth: Lord Wessex
Martin Clunes:Richard Burbage
Simon Callow: Tilney
Ben Affleck: Ned Alleyn
Rupert Everett: Christopher Marlowe
Daniel Brocklebank: Sam Gosse
Jim Carter: Ralph
Imelda Staunton: la balia
Mark Williams: Wabash

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Christian Iansante: Joseph Fiennes
Francesca Fiorentini: Gwyneth Paltrow
Mattia Sbragia: Geoffrey Rush
Franco Zucca: Tom Wilkinson
Marzia Ubaldi: Judi Dench
Massimo Lodolo: Colin Firth
Massimo Corvo: Martin Clunes
Vittorio Congia: Simon Callow
Fabio Boccanera: Ben Affleck
Angelo Maggi: Rupert Everett
Stefano Crescentini: Sam Gosse
Paolo Buglioni: Jim Carter
Roberto Stocchi: Mark Williams

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Regia John Madden
Soggetto Marc Norman, Tom Stoppard
Sceneggiatura Marc Norman, Tom Stoppard
Produttore David Parfitt, Donna Gigliotti, Harvey Weinstein, Edward Zwick, Marc Norman
Fotografia Richard Greatrex
Montaggio David Gamble
Musiche Stephen Warbeck
Scenografia Martin Childs

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“Henslowe! Sai cosa succede ad un uomo che non paga i suoi debiti? suoi stivali prendono fuoco! “

“Lord Wessex: Ho parlato con vostro padre.-Viola De Lesseps: Sicche’, mio signore? Parlo con lui ogni giorno.”

“Capisci – una commedia.Amore ed un numero con un cane. questo e’ cio’ che vogliono. “

“Cinquanta sterline! una somma molto valorosa per una molto valorosa questione:Puo’ una commedia mostrarci l’assoluta’ verita’ e natura dell’amore? Saro’ testimone alla scommessa, e ne saro’ il giudice quando ne arrivera’ l’occasione. Non ho ancora visto niente per risolverla.”

“Mr. Tilney! Abbiate cura del mio nome – lo sgualcirete!”

“Viola de Lesseps: dimmi quanto la ami,Will.William Shakespeare:Come una malattia e la sua cura insieme.”

“Questa non è la vita, Will. È una stagione rubata.”

“Più dolce sarebbe la morte se il mio sguardo avesse come ultimo orizzonte il tuo volto, e se così fosse… mille volte vorrei nascere per mille volte ancor morire.”

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L’opinione di Stuntman Miglio dal sito http://www.filmtv.it

Film che passerà inevitabilmente alla storia per aver vinto ben sette premi Oscar meritandone effettivamente uno solo (quello per i costumi). “Shakespeare in love” è essenzialmente una storia d’ amore, una di quelle epiche e tormentate, romantiche nel midollo, concepite per fare breccia nella sfera emotiva del grande pubblico. Lo sviluppo della trama è quello elementare della relazione impossibile già visto in centinaia di film ma l’ idea di mettere Shakespeare stesso nei panni del Lui e affiancare la vicenda sentimentale del drammaturgo alla creazione e prima messa in scena della tragedia di Romeo e Giulietta rende il tutto vagamente più interessante. Ecco, ad essere sinceri, la parti migliori del film sono proprio quelle che ruotano attorno al mondo del teatro con tutti i suoi problemi ed i suoi personaggi qui ben caratterizzati da un discreto cast (bene soprattutto Rush, Wilkinson e tutto sommato anche Affleck). C’ è poi da dire che alcuni espedienti narrativi sono un pò deboli, che la veridicità storica latita e che la coppia Fiennes-Paltrow non è poi così folgorante. I punti forti rimangono scenografie, costumi e la presenza (seppur ridotta al minimo) di Judi Dench nei panni della regina Elisabetta. Madden si limita a gestire il tutto in modo asciutto ma senza far nulla che potesse minimamente giustificare la relativa nomination all’ Oscar. Decisamente sopravvalutato.

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Daniela

Smentisco di essere un tipo poco romantico: anche se preferisco la visione di un bell’horror, le vicende di amori infelici facilmente mi spremono una lacrimuccia. Però questo film ispirato alla vita del bardo alle prese con turbe artistiche ed ormonali non mi ha conquistato, nonostante la sontuosità della messinscena e dei costumi. Paltrow, anoressica preraffaellitica, non ha grinta sufficiente per il ruolo, Fiennes è un sedano scondito, la Dench una regina autorevole ma senza troppi guizzi, la noia si affaccia. Oscar? Troppa grazia…

Giacomovie

Può un’opera mostrarci l’esatta natura e verità sull’amore? Una bella domanda che emerge dai dialoghi ed alla quale alla fine viene data risposta affermativa. Si tratta del possibile backstage del Romeo e Giulietta e nel suo impianto goliardico di fondo si propone come un prodotto altamente culturale, con una buona recitazione, grandi meriti scenografici e notevoli costumi da oscar. L’amore ha sempre qualcosa di teatrale e qui se ne esaltano sia i significati del tragico che del giocoso, con ricchezza poetica nella narrazione dei sentimenti.

Galbo

Versione romanzata di una parte della vita del grande scrittore inglese e del rapporto con una donna che lo solleva da una crisi creativa (riesce a concludere la scrittura di Romeo e Giulietta) e della quale si innamora. Al di là dell’improbabilità della storia, il film di John Madden è un gradevole spettacolo, realizzato con dovizia di mezzi e molto curato sia nella sceneggiatura (scritta da Tom Stoppard),nella ricostruzione scenica (assolutamente sontuosa) e nella scelta del cast, con la Paltrow e la Dench entrambe premiate con l’Oscar.

L’opinione di Elmoro dal sito http://www.filmscoop.it

Carino si, ma non il film memorabile degno di ben 7 oscar e 13 nomination. Ennesimo abbaglio dell’Academy, che nell’anno de “La vita è bella” e “Salvate il soldato Ryan”, scippa clamorosamente a questi due e a Benigni in particolare gli oscar per il miglior film e per la migliore sceneggiatura (ODDIO!). La storia è carina, ma alla fine del film mi sono accorto di avere il diabete, tanto è mielosa la trama e ogni suo componente. Sufficienza ma niente di più.

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