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Una poltrona per due

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Louis Winthorpe III e Billy Ray Valentine sono due persone che non hanno nulla in comune.
Il primo è bianco, lavora come agente di cambio, ha una vita brillante, è ricco e frequenta i salotti della Filadelfia bene, ha una fidanzata, una bella casa con tanto di maggiordomo; il secondo è di colore,non ha una fissa dimora e vive per strada dove chiede l’elemosina, fingendo di non avere le gambe perse, a suo dire, in guerra
In comune i due hanno solo il posto in cui le loro vite si intrecceranno, dando il via ad una esilarante e incredibile vicenda che li vedrà coinvolti entrambi con uno scambio di vite completo.
Louis,che lavora per i terribili e avarissimi fratelli Mortimer e Randolph Duke, per un puro caso crede di essere aggredito da Billy Ray;chiama i poliziotti che arrestano quest’ultimo.

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Alla scena assistono i due fratelli Duke i quali iniziano una discussione sulle motivazioni che possono portare una persona a delinquere.
Mortimer è infatti convinto che esista una predisposizione genetica alla fortuna o alla tendenza alla vita ai margini della società mentre Randolph ritiene che sia la società a decidere il posto che compete ad ognuno, attraverso le esperienze fatte nell’ambiente in cui si vive.
I due,così, per verificare la bontà delle proprie convinzioni decidono di scommettere un dollaro coinvolgendo gli ignari Louis e Billy Ray.
Louis viene rovinato e vede la sua vita andare in frantumi quando a casa sua viene ritrovata della droga,opportunamente nascosta da un corrotto funzionario al soldo dei Duke; perde così la casa, la fidanzata, il lavoro e tutto quanto aveva costruito mentre Billy Ray ottiene la possibilità di inserirsi nel mondo degli affari.
Qui mostra talento e capacità di adattamento, diventando ben presto una vera celebrità, ma non solo; restituisce una grossa somma di denaro ai fratelli Duke,che per metterlo alla prova avevano finto di perdere.

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I ruoli così sono ora capovolti;i due hanno cambiato posto e vita.
L’unica a soccorrere lo sventurato Louis è una candida prostituta,Ofelia, che raccoglie i cocci di quello che era il brillante broker.
Sarà durante una festa che i nodi verranno al pettine;Billy Ray ascolta una conversazione tra i fratelli Duke e capisce di essere stato oggetto di un crudele esperimento.
Rintraccia Louis, che ormai lo odia a morte convinto che l’uomo di colore sia l’artefice della sua rovina e lo convince a passare al contrattacco, costruendo una geniale beffa ai danni dei due avvoltoi della finanza.
Dopo una serie di avventure, i due con l’aiuto di Ophelie e del maggiordomo di Louis riusciranno nel loro intento, rovinando i due uomini e godendosi una meritata vacanza ai Caraibi…
Scritto da Timothy Harris Herschel Weingrod e diretto da John Landis, Trading places ovvero Una poltrona per due nella versione italiana è una commedia brillante del 1983 divenuta in brevissimo tempo un vero e proprio cult.
Grazie ai tempi serrati che Landis assegna alla storia, alla girandola di situazioni al limite del surreale o del paradossale in cui i vari protagonisti della storia vengono a trovarsi, alle esilaranti scene a cui si assiste (memorabile quella del gorilla nel treno prima e al porto poi) e sopratutto allo stato di grazia degli interpreti assistiamo ad una commedia brillante e leggera che a buon diritto può essere inserita fra le più divertenti di sempre.

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Bandita la volgarità, Landis suscita il riso coinvolgendo il vero protagonista, il dapprima arrivista e cinico oltre che egoista Louis in un percorso di redenzione che gli farà cambiare vita ma non solo.
In fondo, grazie all’esperimento dei Duke,Louis riprende contatto con una vita più vera e meno frivola, oltre che trovare l’amore nella candida Ofelia, l’unica che si muove a compassione e che sarà il primo tassello della rivincita di Louis.
Memorabile anche il personaggio di Billy Ray, che passa dalle stalle alle stelle, ma che mostrerà il suo vero volto di uomo generoso che solo la vita ha messo ai margini della società fornendo a Louis l’arma per il riscatto, la favolosa beffa giocata ai danni dei Duke.
Che sono i personaggi negativi del film, che può essere definito una favola dall’happy end politicamente corretta con tanto di buoni che sconfiggono i cattivi, in un ribaltamento di ruoli che forse potrà apparire ingenuo ma che ha tutte le premesse e la conclusione proprio nell’evolversi della storia.
Che è praticamente una commedia con visibili riferimenti al cinema di Blake Edwards, ma anche originale e sopratutto irresistibile nei tempi comici.
Landis, reduce dallo straordinario successo dell’ancor più straordinario Un lupo mannaro americano a Londra (An American Werewolf in London) del 1981 e dopo l’esperimento di Coming soon, il documentario che montava i trailer di vecchi film gialli e thriller del passato, dirige una commedia beffarda, esilarante, politicamente scorretta almeno fino al finale, dai tempi praticamente sincroni come un orologio svizzero.
Il colpo di genio assoluto poi lo ha quando chiama due attori assolutamente irresistibili ad interpretare Louis e Billy Ray, ovvero Dan Aykroyd e Biilly Murphy.
Dan Aykroyd era diventato in pochissimo tempo un’autentica star; grazie allo straordinario successo di film come The Blues Brothers dello stesso John Landis (1980), di I vicini di casa (Neighbors) per la regia di John G. Avildsen (1981) e sopratutto grazie anche alla sua partecipazione allo sfortunato 1941 – Allarme a Hollywood (1941) per la regia di Steven Spielberg (1979).
Nel film si ritrova a prestare il volto ad un personaggio double face, quel Louis che compie un percorso di redenzione passando da uno pseudo paradiso ad un autentico inferno, prima di ritrovare un senso alla sua vita grazie al provvidenziale aiuto di Billy Ray.

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Aykroyd, faccia da schiaffi tenera e duttile ricambia Landis con un’altra prestazione magnifica.
Cosa che del resto fa Eddie Murphy,il Billy Ray del film, ovvero il mendicante dal cuore tenero ma dal cervello formidabile che non solo dimostra come non sia l’abito a fare il monaco, ma che si può mantenere una coerenza e una purezza di sentimenti anche quando all’improvviso la tua vita cambia trasportandoti in alto.
Murphy era reduce dallo straordinario successo del personaggio interpretato nel suo film d’esordio del 1982, quel Reggie Hammond che Hill gli aveva assegnato nel bellissimo 48 ore che di colpo aveva proiettato l’attore di Brooklin nel firmamento delle stelle hollywoodiane.
Murphy ha la faccia da schiaffi, è tenero e cinico al tempo stesso, conosce a menadito i tempi della comicità e li presta completamente a Landis che così riesce ad imbastire la commedia perfetta.
Quella che fa ridere, commuovere e perchè no, anche sognare.

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Non vanno dimenticati, nel cast, i personaggi di contorno che poi in realtà tali non sono, importanti nella misura in cui dterminano i tempi del film e sopratutto l’andamento della storia, ovvero una seducente Jamie Lee Curtis nel ruolo di Ofelia,due grandi dello schermo come Ralph Bellamy e Don Ameche, rispettivamente nei ruoli di Randolph e Mortimer Duke, i due squali della finanza che giocano con le vite degli altri dall’alto della loro favolosa ricchezza e che di colpo verranno sbattuti sul lastrico a meditare sui danni che la cupidigia e l’arroganza possono provocare.
Una poltrona per due è quindi una commedia perfetta; i piccoli errori, le sbavature sono assolutamente fisiologiche e non influiscono in maniera alcuna nel film per cui non è il caso di analizzarli.
Inutile dire che è un film trasmesso praticamente ogni anno, quasi sempre in concomitanza con le feste di natale.E’ comunque visibile in streaming all’indirizzo http://www.cineblog01.net/una-poltrona-per-due-1983/
Una poltrona per due
Un film di John Landis. Con Dan Aykroyd, Ralph Bellamy, Don Ameche, Eddie Murphy, James Belushi, Jamie Lee Curtis, Paul Gleason, Philip Bosco, Denholm Elliott, Alfred Drake, Kristin Holby, Bo Diddley, Giancarlo Esposito, Maurice Woods, Richard D. Fisher Jr, Jim Gallagher, Anthony DiSabatino, Bonnie Behrend, Sunnie Merrill, James Newell, Mary St. John, Bonnie Tremena, David Schwartz, Tom Degidon Titolo originale Trading Places. Commedia, durata 116′ min. – USA 1983.

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Una poltrona per due banner protagonsiti

Dan Aykroyd: Louis Winthorpe III
Eddie Murphy: Billy Ray Valentine
Ralph Bellamy: Randolph Duke
Don Ameche: Mortimer Duke
Denholm Elliott: Coleman
Jamie Lee Curtis: Ophelia
Paul Gleason: Clarence Beeks
Frank Oz: poliziotto corrotto
James Belushi: Harvey (l’uomo travestito da gorilla)
Bo Diddley: proprietario di un monte dei pegni

Una poltrona per due banner cast

Regia John Landis
Soggetto Timothy Harris, Herschel Weingrod
Sceneggiatura Timothy Harris, Herschel Weingrod
Fotografia Robert Paynter
Montaggio Malcolm Campbell
Musiche Elmer Bernstein

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Mauro Gravina: Louis Winthorpe III
Tonino Accolla: Billy Ray Valentine
Sergio Fiorentini: Randolph Duke
Carlo Reali: Mortimer Duke
Paolo Buglioni: Coleman
Simona Izzo: Ophelia
Paolo Poiret: Clarence Beeks
Renato Cortesi: Harvey
Ludovica Modugno: Penelope

Una poltrona per due banner citazioni

Se la merda avesse un valore i poveri nascerebbero senza buco nel culo (Billy Ray Valentine)
Siamo davanti al maiale che dà del porco alla colomba. (Louis rivolto a Ray)
Randolph… come Randolpho Valentino! (Billie Ray Valentine)
Quando ero piccolo, per fare l’idromassaggio sparavo certe bombe dentro la vasca! (Billie Ray Valentine)
Pensa alla grande, sii ottimista! Non dare mai segni di debolezza, mira sempre dritto alla gola. Compra a poco e vendi a molto. La paura è un problema che non ti riguarda! (Louis Winthorpe III)
Non puoi andare in giro a gambizzare la gente con un fucile a canne mozze solo perché sei incazzato con loro. (Billy Ray Valentine)
Voglio che il mercato venga riaperto adesso, ritrascini qui dentro tutti gli agenti! Rimetta subito in funzione quelle macchine! Rimetta subito in funzione quelle macchine! (Mortimer Duke)
Tu entri avendo mezzo milione in germogli di soia e un attimo dopo i tuoi figli non hanno nemmeno le scarpe! (Louis Winthorpe III)
Voglio un avvocato! C’è un avvocato qui dentro?”. “Volete che vi rompa qualcos’altro?”. “…e tutto questo per via di un terribile orrendo negro!” (Louis Winthorpe III)

Una poltrona per due banner recensioni
L’opinione di Supadany dal sito http://www.filmtv.it
Commedia esemplare, un cult che non perde minimamente smalto anche a distanza di anni e dopo tante visioni (rimane un must in televisione ogni volta che arriva Natale).
Un meccanismo perfetto generato da una regia che sa imprimere un ritmo vincente scandito da una valanga d’idee brillanti e da un cast che si muove con preziosa dimestichezza producendo un’alchimia tra le parti (rampolli e vecchi mestieranti) assolutamente fulminante in tutte le sue connotazioni.
I fratelli Duke (Don Ameche e Ralph Bellamy) sono due avari riccacci senza tanti scrupoli tanto da mettere sulla strada il loro rampollo Louis (Dan Aikroyd) per sostituirlo col barbone Billy Ray Valentine (Eddie Murphy) per una semplice scommessa tra i due (per giunta di un misero dollaro, d’altronde tanto son ricchi quanto avari).
L’obiettivo è vedere quanto conta l’abito, ma il perdente designato non ci sta e con l’aiuto della prostituta Ophelia (Jamie Lee Curtis), ma dopo un po’ anche dello stesso Valentine, farò di tutto per rovesciare il gioco contro i due sadici finanzieri.
Un gioco al massacro in salsa estremamente comica,servito su di un piatto d’argento da un John Landis in formissima (per chi scrive trattasi del suo capolavoro) ed apparecchiato da un cast che si muove con grande brillantezza, all’interno del quale è arduo scegliere tra gli sfavillanti giovani ed i beffardi anzianotti.
Le battute sono molteplici (cadono come pioggia battente) e spesso sono vere e proprie gemme fulminanti, tanto che si ride tantissimo e senza sosta.
In più il film si avvale, oggi come ieri di un tessuto sociale riuscito ed interessante, insomma i ricconi manipolatori di vite e destini (nel film direttamente su due uomini, ma indirettamente anche sui risparmiatori, arrivando ad oggi vi ricorda qualcosa?) hanno sempre giostrato a loro piacimento i fili della società, certo quelli di ieri non riescono, neppure con tutto l’impegno, ad assomigliare agli squali di oggi.
Insomma questa commedia è un vero e proprio gioiello di comicità sempre in bilico col demenziale, ma troppo intelligente per arrivarci completamente, sbeffeggiando anzi un mondo che se la ride sempre.
Imperdibile (anche perché è impossibile non vederlo dato che passa in televisione tutti gli anni), per una comicità con pochissimi eguali, ieri o oggi che sia.
L’opinione di chry 2403 dal sito http://www.filmscoop.it
Eccellente film che apparentemente vuole solo far riflettere sulla differenza tra un ricco ed un povero, infatti non è solo nei soldi che si possiede, ma anche dal background culturale in cui si è vissuti, ed è vero perchè chi ha avuto la fortuna di avere una vita piena di occasioni per crescere culturalmente ha molte più possibilità di avere successo.
Il film però dà un altro messaggio, meno appariscente ma altrettanto valido, ovvero mette in risalto il passaggio di consegne, proprio negli anni Ottanta in cui il film è stato girato, tra la vecchia filosofia WASP-centrica (rappresentata dai due Duke) a quella multirazza-centrica (impersonificata dai due giovani Murphy ed Aykroyd).
Da tenere in debito conto anche il messaggio economico finale, ovvero coi derivati si possono fare tanti soldi, ma ci si può anche rovinare, quindi attenzione.
Se parliamo degli attori si arriva all’apoteosi, Eddie Murphy è semplicemente perfetto, non fa una sbavatura che sia una, si cala perfettamente nella parte, semplicemente questi sono i suoi film, se li prende e ci regala interpretazioni stupefacenti.
Purtroppo Dan Aykroyd non è così bravo, ma c’è anche da dire che contro un Murphy così chiunque sfigurerebbe, ma in più di un’occasione è troppo passivo, doveva essere più presente, cosa che ha fatto, ma in poche scene.
Buoni i fratelli Duke Bellamy-Ameche ed il maggiordomo Elliott (perchè non c’è tra gli attori?), mi ha invece deluso Gleason nell’agente corrotto, anche lui come Dan è un pò troppo passivo. Da un cattivo mi aspettavo ben altro.
Nel settore femminile completamente inutile la fidanzata di Winthorpe, mentre la Curtis offre una prestazione decisamente positiva. Quando un’attrice è brava si vede.
Putroppo la trama non è perfetta, ci sono delle imperfezioni che stonano ed una maggiore cura avrebbe potuto rendere il film ancora più memorabile di quello che è.
In ogni caso è un ottimo film, che non stanca mai la visione: passare il Natale/capodanno senza vederlo ormai non è possibile, è fatto esattamente per essere visto per questo periodo dell’anno, anno dopo anno.

L’opinione di Magnetti dal sito http://www.davinotti.com
Questo film ha tutti gli elementi che una commedia dovrebbe avere: è divertente, leggero, scorre senza cadute di tono e con una trama in crescendo fino al lieto fine (ma senza troppe “smielature”). Anche graffiante (pochino, in realtà) nel mettere alla berlina tutto lo spocchioso mondo che gravita intorno agli operatori di borsa (che in questo film speculano sui beni di consumo) paragonati da Billy Rey Valentine (Eddy Murphy) ad allibratori. Belle le immagini di Philadelphia. Atmosfere natalizie.

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dicembre 24, 2013 Posted by | Commedia | , , , , , , | 1 commento

Halloween: la notte delle streghe

Nella notte del 31 ottobre, mentre sta per iniziare Halloween, Michael Myers che è poco più di un bambino si traveste da tragico Pierrot e uccide la sorella maggiore con un grosso coltello da cucina.
Siamo agli inizi degli anni sessanta e Michael viene internato in un manicomio dove passa 15 anni della sua vita chiuso in un mutismo assoluto, quasi assente, fissando con ostinazione solo il muro davanti a se.
Fuggito dal manicomio, Michael torna in Illinois con in mente una sola idea, fissa: uccidere sua sorella Laurie Strode e chiunque sia al suo fianco.


L’unico a tentare di contrastarlo è lo psicologo Sam Loomis, che lo ha avuto in cura…
Uno dei primi film (forse il primo in assoluto) ambientato nella notte delle streghe, Halloween è anche il progenitore assoluto del genere slasher (dall’inglese To slash”, ferire profondamente con un’arma affilata), una variazione sanguinolenta dell’horror in cui gli atti criminali sono generalmente compiuti da uno o più criminali che inseguono e uccidono le loro vittime con oggetti da taglio affilati.
Il film diretto da John Carpenter nel 1978 non è in assoluto il primo film a mostrare nei dettagli la realizzazione di un piano criminale portato a termine in maniera sanguinolenta con l’ausilio di armi da taglio; lo aveva già fatto il nostro Mario Bava con Reazione a catena (Bay of blood) nel 1971, in cui compare la celebre sequenza in cui due ragazzi che amoreggiano su un letto sono trafitti da una lancia.


Ma è il primo in cui uno psicopatico mascherato (che diverrà un topos dei futuri film del genere slasher) utilizza un coltellaccio per assassinare le sue vittime in modo così esplicito.
Carpenter, a corto di soldi, fa fruttare l’ingegno costruendo una pellicola affascinante sotto tutti i punti di vista, facendo leva sulle paure e le fobie degli spettatori con l’uso intelligente di una sceneggiatura ridotta all’osso ma dal potente impatto visivo.
La scelta di creare un assassino sicuramente piscopatico e sociopatico con il volto coperto da una maschera rende il protagonista delle gesta criminali impermeabile alle emozioni umane, così lo spettatore si ritrova a dover immaginare cosa possa spingere l’assassino, quale possa essere la mossa successiva, in che modo colpirà e in quale momento sferrerà i suoi colpi letali.


A ciò il regista americano aggiunge una colonna sonora da vero incubo, scritta e suonata personalmente al pianoforte, cosa abbastanza inusuale tenendo conto che per sua stessa ammissione Carpenter non conosceva le note musicali e di conseguenza gli spartiti.
L’apertura del film è un evidente tributo a Profondo rosso di Dario Argento; Carpenter infatti utilizza la nenia infantile che Argento aveva usato per il suo capolavoro inserendo le parole di una filastrocca che recita “Black cats and goblins and broomsticks and ghosts.Covens of witches with all of their hopes.You may think they scare me. You’re probably right.Black cats and goblins on Halloween night.(Trick or treat!)” ovvero “Gatti neri e goblin e manici di scopa e fantasmi.Consessi di streghe con tutte le loro speranze.Puoi pensare che mi spaventino. Probabilmente hai ragione.Gatti neri e goblin nella notte di Halloween.(Dolcetto o scherzetto!)”


Da quel momento in poi lo spettatore è proiettato in un incubo a occhi aperti, incubo amplificato dalla particolare atmosfera che anche a livello inconscio crea la notte di Halloween, con il suo esplicito riferimento a spiriti e defunti, trascinato per i capelli anche da una fotografia che materializza gli incubi nascosti.
E Michale Myers un po incarna uno spirito, come vedremo nel finale, quando all’horror si sovraporrà l’elemento sovrannaturale con il corpo di Michael misteriosamente scomparso dal viale sul quale è precipitato.
Un finale aperto, come del resto testimoniato dai sequel del film, che però non si avvicineranno nemmeno lontanamente all’opera di Carpenter, che resta unica per gli elementi che ho descritto.


Un altro dei punti di forza del film è la location particolare, ovvero il teatro in cui si muove Michael alla ricerca di sua sorella e delle vittime che cadranno sotto i colpi della sua follia; siamo in un quartiere composto da una silenziosa, linda e pinta serie di villette immacolate che creano un contrasto violento proprio con il crimine seriale del giovane.
Chi mai potrebbe immaginare che in un posto così tranquillo possa scatenarsi da un momento all’altro l’inferno?
Carpenter gioca proprio con questo, così come gioca con la paura profonda che ispira l’uomo mascherato che assomiglia tanto al babau delle storie che si raccontano ai bambini per farli stare zitti.
Quindi, a conti fatti, è facilmente comprensibile il motivo per cui il film sia diventato con il passare degli anni un cult.
Un cult, tra l’altro, in cui si muove un cast formato da attori poco conosciuti, la cui unica eccezione è rappresentata da Donald Pleasence che interpreta il dottor Sam Loomis.


A corto di soldi, con un budget di poco superiore ai 300.000 dollari, Carpenter si industria con quello che può: ingaggia per il ruolo di Laurie Strode la giovane Jamie Lee Curtis, che all’epoca del film aveva appena 20 anni ed era nota principalmente per essere la figlia di due grandissimi di Hollywood, Tony Curtis e Janet Leigh.
Jamie Lee ricambia la fiducia con una prova maiuscola, alla luce anche della sua scarsa confidenza con il set, visto che l’unica esperienza precedente era stata una particina in Prova d’Intelligenza (The Bye-Bye Sky High I.Q. Murder Case), un episodio del telefilm Il Tenente Colombo.
In quanto a Pleasence, unica star del cast, la sua prova è così convincente che verrà chiamato successivamente per i sequel del film, ovvero Halloween II – Il signore della morte (1981) per la regia di Rick Rosenthal,

per Halloween IV – Il ritorno di Michael Myers (1988) diretto da Dwight H. Little, per Halloween V – La vendetta di Michael Myers (1989) diretto da Dominique Othenin-Girard e infine per Halloween 6 – La maledizione di Michael Myers di Joe Chappelle che sarà l’ultimo suo film perchè a febbraio del 1995 l’attore inglese scomparirà all’età di 76 anni.
In quanto a Carpenter, Halloween segna un punto fondamentale della sua carriera di cineasta; reduce dai lusinghieri successi di Dark Star e di Distretto 13: le brigate della morte (Assault on Precinct 13, 1976) Carpenter sbanca il box office, cosa che gli permetterà di accedere a finaziamenti meno sparagnini.
Da questo momento arriva un periodo d’oro per lui che si concretizzerà in una serie di eccellenti pellicole come Fog (The Fog, 1980), il magnifico 1997: fuga da New York (Escape from New York, 1981),La cosa (The Thing, 1982) e Christine, la macchina infernale (Christine, 1983)
Ritornando ad Halloween, il film ha il gran merito di aver inaugurato un genere che anche se considerato di nicchia dai critici, finirà per avere un nutrito numero di seguaci attratti dalle infinite varianti che il film stesso offre.


La Curtis finirà anche per avere una nomination all’Oscar, vinto quell’anno dalla bravissima Jane Fonda mentre Carpenter cederà i diritti del film anche alla tv, incassando una cospicua somma; il regista però dovrà fare i conti con la censura televisiva e sopratutto con i tempi della tv. Carpenter risolse il tutto aggiungendo 12 minuti di scene tagliate che non cambiavano la struttura del film.


Halloween: la notte delle streghe
Un film di John Carpenter. Con Donald Pleasence, Jamie Lee Curtis, Nancy Stephens, Charles Cyphers, Kyle Richards,Nancy Kyes, P.J. Soles, Brian Andrews, John Michael Graham, Arthur Malet, Mickey Yablans, Brent Le Page, Adam Hollander, Robert Phalen, Tony Moran
Titolo originale Halloween. Horror, durata 91 min. – USA 1978

Jamie Lee Curtis: Laurie Strode
Donald Pleasence: dottor Sam Loomis
Nancy Kyes: Annie Brackett
P.J. Soles: Lynda van der Klok
Charles Cyphers: sceriffo Leigh Brackett
Will Sandin: Michael Myers (6 anni)
Tony Moran: Michael Myers (23 anni)
Sandy Johnson: Judith Myers

Genere Horror
Regia John Carpenter
Soggetto John Carpenter, Debra Hill
Sceneggiatura John Carpenter, Debra Hill
Fotografia Dean Cundey
Montaggio Charles Bornstein, Tommy Lee Wallace
Effetti speciali Conrad Rothmann
Musiche John Carpenter
Scenografia Tommy Lee Wallace

Daniela Igliozzi: Laurie Strode
Gianni Bonagura: dottor Sam Loomis
Emanuela Rossi: Annie Brackett
Isabella Pasanisi: Lynda van der Klok
Vittorio Di Prima: sceriffo Leigh Brackett
Angiolina Quinterno: Marion Chambers

aprile 19, 2012 Posted by | Horror | , , | Lascia un commento