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1997 Fuga da New York

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Lo schermo è completamente nero.Una musica quasi lugubre,elettronica introduce un fotogramma che dice semplicemente “John Carpenter’s Escape from New York”Poi i nomi dei protagonisti,sempre in campo nero: Kurt Russell,Lee Van Cleef,Ernest Borgnine,Donald Pleasance.Si segue l’ordine di comparizione in scena.I titoli svaniscono improvvisamente,una voce narrante recita:

« 1988: l’indice di criminalità negli Stati Uniti raggiunge il 400%. Quella che un tempo fu la libera città di New York diventa il carcere di massima sicurezza per l’intero paese. Un muro di cinta di 15 metri viene eretto lungo la linea costiera di Jersey, attraverso il fiume Harlem, e giù lungo la linea costiera di Brooklyn. Circonda completamente l’isola di Manhattan, tutti i ponti e i canali sono minati. La forza di polizia statunitense, come un esercito, è accampata intorno all’isola. Non vi sono guardie dentro il carcere. Solo i prigionieri e i mondi che si sono creati. Le regole sono semplici: una volta entrati, non si esce più »

Sullo sfondo compaiono le Twin tower; un elicottero,nel buio più completo squarcia con le sue luci l’oscurità.In acqua si intuisce che qualcuno a bordo di un canotto sta fuggendo da Manhattan;una voce metallica dice “avete 10 secondi,invertite la rotta e tornate indietro”Un missile d’avvertimento viene sparato verso l’imbarcazione che prosegue nonostante l’avvertimento la sua marcia.Un secondo dopo viene centrata da un missile.Queste sono le sequenze iniziali di 1997 fuga da New York,film diretto nel 1981 da John Carpenter,un film inclassificabile come genere (metà science fiction,metà fantasy o altro) ma che terrà avvinto dall’inizio alla fine lo spettatore sulla poltrona,grazie alla magica alchimia di Carpenter che con mezzi spartani ottiene un prodigio da far invidia ai moderni prodotti tutti a base di computer grafica.Protagonista assoluto del film è Jena Plissken (Snake nella versione originale,dal serpente tatuato sul braccio del protagonista),un ex ufficiale condannato a morte per essersi rifiutato di sparare su dei civili.Un uomo duro e cinico,disilluso,con una benda che gli copre l’occhio sinistro;sguardo immobile e strafottente,”Jena” sembra ormai disinteressato a tutto,quasi non appartenesse più al mondo dei vivi.

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Mentre avviene il trasbordo di Plissken,l’aereo presidenziale viene dirottato da terroristi;l’aereo stesso si schianta su Manhattan e il presidente può salvarsi (solo lui) grazie alla capsula di sopravvivenza che atterra in una città spettrale,in rovina.Il segnale emesso dalla capsula viene raccolto dalle unità anti crisi che circondano l’isola di Manhattan e poste sotto il comando del commissario di polizia Hawk che si precipita con un gruppo di soldati sull’isola.Ma la capsula presidenziale è vuota.

Un uomo dall’aspetto simile a quello di uno zombie si avvicina a Hawk:”Se mi toccate muore,se non sparite entro 30 secondi muore,se ritornerete muore”In silenzio mostra allo sconcertato Hawk un dito amputato con un anello;appartiene al presidente e ad Hawk non resta altro da fare che ordinare la ritirata dei soldati.Lo stesso Hawk decide di utilizzare l’unico uomo in grado di poter penetrare senza essere visto nell’isola di Manhattan,”Jena” Snake Plissken.Tutto da seguire (e da godere) il dialogo tra i due:

“Che parliamo a fare? (Jena)

-Ho un affare per te. Ti sarà perdonata ogni azione criminale che hai commesso negli Stati Uniti. C’è stato un incidente: circa un’ora fa un piccolo jet è precipitato nel centro di New York. C’era a bordo il Presidente.(Hawk)

-Presidente di che? (Jena)

-Questa non è spiritosa. Tu entri là, trovi il Presidente, lo porti fuori entro 24 ore, e sei un uomo libero.(Hawk)

-24 ore, eh? (Jena)

-Ti sto facendo un’offerta.(Hawk)

-Balle. (Jena)

-Attendibile e onesta.(Hawk)

-Ci voglio pensare.(Jena)

-Non c’è tempo. La risposta.(Hawk)

-Fate un nuovo Presidente.(Jena)

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Ma Jena accetta;gli viene impiantata con una pistola una capsula che alla scadenza delle 24 ore lo ucciderà se non avrà riportato indietro il presidente.Da quel momento per Plissken ha inizio una corsa contro il tempo;atterra sulle Twin tower grazie ad un aliante e scopre che il presidente è nelle mani del Duca di New York, un bizzarro e crudele uomo di colore che si atteggia a capo dei prigionieri dell’isola e che scorazza per la stessa su di un’auto pacchianamente agghindata con lampadari.Grazie all’aiuto non proprio disinteressato di una sua vecchia conoscenza,Harold ‘Mente’ Helman,della sua donna Maggie e di un tassista,dopo rocambolesche avventure e colpi di scena,fra inseguimenti e scazzottate in un mondo in cui domina solo la violenza e la legge del più forte,Plissken torna alla base.Magistrale colpo di scena finale…

Alcuni spettatori e qualche critico distratto ha spesso accostato 1997 fuga da New York a Blade Runner;nulla di più sbagliato perchè a parte l’ambientazione futuristica (molto più accentuata in Blade runner) le due pellicole non hanno quasi nulla in comune.Blade runner è un film che sfocia nel psicologico e filosofico,1997 è invece puro intrattenimento anche se di gran lusso.Carpenter gira un film tecnicamente perfetto,avvincente e con un finale ironico ai confini del sarcastico.Siamo nell’azione pura,non c’è molto spazio per nessuna indagine psicologica;Plissken è un uomo deluso e in lotta per la propria vita,nelle 23 ore che possiede per salvare in primis la sua vita e poi quella del presidente (della quale non si interessa affatto) è costretto ad una affannosa lotta contro il tempo, contro il Duca e contro le miserevoli parvenze di vita umana che si aggirano come fantasmi in una New York ormai abbandonata a se stessa,spenta e abbruttita,in cui l’unica legge esistente è quella della giungla.Certo, a volerli cercare i significati ci sono,eccome.Ma il film è troppo veloce,pieno di colpi di scena per permettere riflessioni in contemporanea alla proiezione.

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Ciò avviene poi.Lo scenario apocalittico nel quale si muove Plissken sembra anticipare un futuro nemmeno troppo lontano,che Carpenter pone nel 1997 e che per fortuna sembra ancora li da venire.I personaggi del film non hanno alcun senso morale, a partire da Hawk per finire con il presidente.Appaiono opportunisti anche Mente e Maggie,il Duca e i suoi accoliti;forse l’unico personaggio candido è il tassista,immerso nel ricordo delle glorie e dei fasti di una New York viva appunto solo nei ricordi.Il film scorre ad alta velocità,sempre sottolineato puntualmente dalla musica tetra e apocalittica scritta e composta dallo stesso Carpenter.

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Ma gran merito del successo del film va ascritto alla maschera creata da Kurt Russell,quella di uno “Jena” Snake Plissken lontanissimo dall’immagine di un eroe.Qui siamo di fronte al contrario ad un antieroe, quasi un asociale che deve muoversi in un mondo senza regole e senza leggi.E Russell presta il suo volto granitico,le sue smorfie amare,l’occhio bendato ad un Carpenter in stato di grazia.Grandi anche gli altri interpreti del film, a partire da Lee Van Cleef nella sua ultima performance di rilievo;l’attore,che morirà meno di un decennio dopo, parteciperà solo a qualche film di Margheriti senza lasciare alcun segno.Bravissimo Isaac Hayes nel ruolo del duca.Il musicista americano può essere definito un attore prestato alla canzone,vista la straordinaria capacità mimica,lo sguardo da cattivo e la presenza scenica che ha.Brava la Barbeau (all’epoca moglie del regista) nel ruolo di Maggie ma da segnalare c’è sopratutto la maiuscola prova di Borgnine,ancora una volta a suo agio in un ruolo non certo facile,quello del tassista che porta in giro Plissken in una New York che assomiglia più alla Serajevo degli anni 90 che alla capitale culturale degli Usa.

Bravi gli altri attori del cast,incluso un mellifluo Donald Pleasance che però resta in scena molto poco.Un film unico e bellissimo,un vero classico del fantasy;difficile trovare difetti in un film che avvince dal primo all’ultimo fotogramma.Carpenter,reduce da Halloween (1978) e The fog (1980) proverà a ripetere il successo di 1997 Fuga da New York nel 1996 con Fuga da Los Angeles,con esiti a dir poco deludenti se non disastrosi.Troppo tempo era passato da Fuga da New York,lo stesso Russell non aveva più il carisma del primo film e la sceneggiatura dello stesso apparve incerta,confusa.

Con Russell il regista di Carthage girerà ancora il discreto La cosa,l’ottimo e sottovalutato Grosso guaio a Chinatown e il citato Fuga da Los Angeles,ambientato 15 anni dopo Fuga da New York e girato esattamente 15 anni dopo.Ma la magia dei film,sopratutto di alcuni,risiede nella loro unicità.E 1997 fuga da New York non aveva bisogno di un sequel.

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Il film è disponibile all’indirizzo http://www.dailymotion.com/video/x2nknfq in una versione poco più che passabile.

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1997 – Fuga da New York

Un film di John Carpenter. Con Kurt Russell, Lee Van Cleef, Donald Pleasence, Isaac Hayes, Ernest Borgnine Titolo originale Escape from New York. Avventura, durata 99 min. – USA 1981

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1997 fuga da New York banner protagonisti

Kurt Russell: Snake “Jena” Plissken

Lee Van Cleef: commissario Bob Hauk

Ernest Borgnine: tassista

Donald Pleasence: presidente degli Stati Uniti

Isaac Hayes: il Duca

Frank Doubleday: Romero

Season Hubley: ragazza al Chock Full O’Nuts

Harry Dean Stanton: Harold ‘Mente’ Helman

Adrienne Barbeau: Maggie

Tom Atkins: Rehme

Charles Cyphers: segretario di stato

Nancy Stephens: capo dei terroristi

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Carlo Valli: Jena Plissken

Gianni Musy: commissario Bob Hauk

Bruno Alessandro: tassista

Sandro Tuminelli: presidente degli Stati Uniti

Giorgio Gusso: il Duca

Luigi Montini: Rehme

Marzia Ubaldi: Maggie

Giulio Platone: Harold ‘Mente’ Helman

Lorenza Biella: ragazza al Chock Full O’Nuts

Sergio Di Stefano: uomo dei servizi segreti,voce registrata del platone nucleare

Claudio De Angelis: Dottore

1997 fuga da New York banner cast

Regia John Carpenter

Soggetto John Carpenter, Nick Castle

Sceneggiatura John Carpenter, Nick Castle

Produttore Debra Hill, Larry J. Franco

Casa di produzione AVCO Embassy Pictures, City Film, Goldcrest Films International, International Film Investors

Distribuzione (Italia) Medusa Film

Fotografia Dean Cundey

Montaggio Todd Ramsay

Effetti speciali Roy Arbogast

Musiche John Carpenter, Alan Howarth

Tema musicale Main Title

Scenografia Joe Alves

Costumi Stephen Loomis

Trucco Ken Chase

1997 fuga da New York banner recensioni

L’opinione di Alan Wake dal sito http://www.filmscoop.it

Da una sceneggiatura nata e cresciuta sin dagli inizi della sua carriera, Carpenter crea “1997: Fuga da New York”, forse la sua pellicola più visionaria, originale, profonda, critica e in grado di offrire anche un sano intrattenimento.Con una prova di maturità già superata diversi suoi film precedenti, Carpenter si ritrova nella sua forma migliore a dirigere uno dei suoi film migliori.Il regista riesce a mescolare diversi generi (una delle sue abilità più notevoli), riuscendo a dare uno spirito pessimistico ed un tono leggero e abbordabiledal governo e costretto ad entrare nella New York popolata dai criminali di ogni genere: entro 24 ore dovrà salvare il presidente e recuperare l’audiocassetta oppure verrà ucciso.La visionarietà di Carpenter mette il luce un governo che ha perso ogni traccia di democrazia, a metà strada tra la repubblica e la dittatura.Perfettamente plasmato è il personaggio di Plissken, un’icona coraggiosa, intelligente, anarchica ma idealista, posto da Carpenter nelle mani dei veri potenti del mondo: il governo. Snake diventa così un semplice burattino, e il suo spirito di “serpente” rimane quello di una preda nelle grinfie del rapace (ovviamente l’aquila degli USA, nel simbolismo di Carpenter)Impossibile non cogliere ed apprezzare la scenografia di Alves, assecondata dalla visionarietà del regista che sfrutta una location perfetta e la cura ancora meglio. Ottima la fotografia di Cundey nelle scene notturne, cupa ed elegante.Le condizioni della città, trasformata in un enorme ghetto, sono a tal punto miserabili che anche nell’enorme degrado sociale generale vi è uno scalino ancora più in basso: nonostante gli abitanti della città siano dei criminali, nelle fogne abitano una sorta di sub-criminali, rappresentati da dei cannibali che fuoriescono al calare delle tenebre.Anche una nuova forma di politica si è instaurata nel carcere di New York: odiato dagli stessi carcerati senza manette, vi è il Duca, che decide vita e morte dei cittadini.In realtà Carpenter, nella sua sceneggiatura, mostra da una parte i Repubblicani e dall’altra i Democratici (concetto che calcherà ancora più a fondo in “Fuga da Los Angeles”) mostrando la loro poca differenza e, senza troppi sensi metaforici, il proprio parere politico su di essi (criminali in tutti i sensi).Uscito dal carcere, l’umanità del protagonista sembra essere aumentata (chiamami “Plissken”), come se stremato dal mondo circostante.A brillare sono la geniale sceneggiatura, la perfetta regia ed un incredibile Kurt Russell che cambia completamente prestazione dopo “Elvis -il re del rock”, mostrando un personaggio freddo dentro e dall’espressione disgustata. Una recitazione stellare, coinvolgente e convincente, in grado di creare un personaggio immortale.Di carattere teatrale, invece, gli altri personaggi, che producono comunque una buona recitazione.Altro gioiello è la colonna sonora di Carpenter, probabilmente una delle sue migliori.Film immortale e geniale. Una delle migliori pellicole della storia cinema. al film.Nel lungometraggio si assiste sin da subito ad una descrizione accurata, estetica e non, di un futuro non lontano in cui la violenza e la criminalità hanno inghiottito la società.Protagonista è dunque un degrado sociale incrementato, seppur in poco tempo, così notevolmente che la città di New York è divenuta letteralmente un enorme carcere a cielo aperto. Come dice l’iniziale voce narrante, qui vengono rinchiusi tutti i criminali d’America per non uscirne più.Un attentato terroristico, però, fa precipitare il jet del presidente, diretto ad una conferenza mondiale ed in possesso di una importantissima audiocassetta.Inizia così la triste e avvincente avventura del protagonista Snake Plissken (trasformato in Italiano senza ritegno in “Jena”), ex-marine tutt’altro che patriottico, ricattato 

L’opinione del sito http://www.splattercontainer.com

(…) 1997 – Fuga da New York è il Cult per eccellenza, il punto di riferimento per il cinema d’azione post-apocalittico, il vademecum su come tratteggiare il personaggio perfetto. 1997 – Fuga da New York è il film che non potete non aver visto.Siamo di fronte al mito, ma il mito è all’altezza della sua fama?Da un lato il film è di ottima fattura: meravigliosa l’ambientazione notturna, dà la sensazione che l’azione si svolga in un luogo dove la notte è perenne; sempre preciso il trucco e parrucco dei malviventi; puntuale ed efficace (anche se un tantino ripetitiva) la colonna sonora.Dall’altro il ritmo è lento, l’azione quasi assente, i colpi di scena pure. Dopo il bellissimo finale, resta la sensazione di aver visto un capolavoro incompiuto. Ritengo che John Carpenter abbia fatto di meglio a livello di fantascienza (La Cosa), di azione (Grosso guaio a Chinatown) e di critica sociale (mascherata da fantademenza in Essi vivono).Alcuni critici l’hanno giudicato un film politico. Fuga da New York è un film politico quanto un porno è un documentario di anatomia. Certo, ci sono le frecciatine all’imperialismo americano, la Statua della Libertà decapitata, una visione alquanto pessimistica del futuro e la violenza come unica risposta efficace, ma di quanti titoli potremmo dire cose simili?(…)

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Grandissimo. Regala i primi venti minuti semplicemente eccezionali, per ritmo, musica, interpretazioni e per il fatto, non frequentissimo, che colloca pressoché sùbito “in medias res”. Da brivido, nel post settembre 2001, vedere un aereo che sbatte contro un grattacielo di Manhattan. Il resto è spesso dello stesso livello (“cade” con l’inspiegabile “deus ex machina” finale rappresentato da Borgnine, che recita d’eccesso come sempre), con squarci d’enorme vigore (i “panem et circenses”, le metàfore). Imperdibile. Gli devono molto non pochi film.

Galbo

Decisamente una delle migliori produzioni della lunga e fruttuosa carriera di John Carpenter e della collaborazione artistica con Kurt Russell, che fa di Iena Plissken un personaggio memorabile. Il film è pregevole a partire dall’idea di New York trasformata in un ghetto carcerario: ottime la ricostruzione scenica e l’atmosfera cupa e notturna, che fanno di questo uno dei migliori noir metropolitani insiema a I guerrieri della notte di Hill e Distretto 13 dello stesso Carpenter. Ha avuto un sequel più debole.

Homesick

Buia, fumosa, fatisciente, cosparsa di fuochi, rifiuti e graffiti: questa l’istantanea della metropoli scattata da Carpenter – con sottofondo di musiche bellissime, orecchiabili ed epiche al contempo – per un’opera che si avvicina alle vette di Distretto 13. Con il suo Jena Plissken – fumettistico antieroe anarcoide – Russell entra di diritto nella storia del cinema, scortato dai sommi caratteristi Stanton, Borgnine, Hayes e dai veterani Van Cleef e Pleasence. Paradigma d’obbligo per tante pellicole su futuribili società massificate e violente.

Cotola

Uno dei film più imitati (sarebbe meglio dire copiati) degli ultimi 25 anni. A prescindere dalla storia, infatti, che è comunque particolarmente riuscita ed avvince lo spettatore per tutta la durata del film, quel che colpisce della pellicola è sicuramente la ricostruzione di una New York notturna che non avrà eguali successivamente nel cinema di genere. Uno di quei film in cui tutto (regia, sceneggiatura, attori, fotografia, musica) è semplicemente perfetto.

Daniela

Accostati lungo la strada, Iena, Mente e la sua squinzia stanno aspettando l’arrivo del Duca; appare la sua auto, con due grossi lampadari sopra i fari, e partono le prime note del refrain musicale. Avevo già decretato Russell versione pirata l’uomo più affascinante del mondo, ma sono stati quei lampadari e quelle note a farmi intensamente godere, godimento che si rinnova ad ogni visione. Non il più bel film di Carpenter (la Cosa straccia), forse neppure quello che amo di più (il Distretto è come il primo bacio, non si dimentica), ma certo uno sballo come pochi altri.

Rebis 1

Primo, memorabile incubo metropolitano a inaugurare almeno un ventennio di apocalissi urbane (anche in anticipo sull’umida babele di Blade Runner); il disagio politico e l’inquietudine sociale che lo animano fanno la differenza rispetto a tutto il cinema muscolare a venire. Carpenter, ispiratissimo e misurato, fa tesoro dell’astrattismo allucinato di Walter Hill e genera un clima catacombale e millenaristico d’eccezione. Sceneggiatura a orologeria, ritmo ossessivo e cinismo a palate. Precise sferzate di caustica ironia caratterizzano tutti gli interpreti. Jena Plissken è pura mitologia.

Caesars

Pur non essendo il miglior Carpenter, è sicuramente un lavoro molto buono e uno dei più apprezzati del grande regista. Ottima atmosfera, musica, fotografia e attori innegabilmente in parte. Forse a distanza di tanti anni ha perso un pò’ del suo fascino, ma rimane un grande esempio di come il talento del regista riesca a far entrare nella storia del cinema film la cui trama non è proprio memorabile. Da vedere e rivedere.

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1997 fuga da New York soundtrack

Main Title (3:54)

The Bank Robbery (3:30) *

Prison Introduction (0:20) **

Over the Wall/Airforce One (2:23)

He’s Still Alive/Romero (2:12)

Snake Plissken (1:41) **

Orientation (1:47)

Tell Him (1:46) **

Engulfed Cathedral [Debussy] (3:33) *

Accross the Roof (1:17)

Descent into New York (3:37)

Back to the Pod [Version #1] (1:34) *

Everyone’s Coming to New York (2:52)

Don’t Go Down There (0:19) **

Back to the Pod/The Crazies Come Out [Version #2] (2:09) *

I Heard You Were Dead (0:08) **

Arrival at the Library (1:06)

You Are the Duke of New York (0:17) **

The Duke Arrives/Barricade (3:35)

The President at the Train (2:53) *

Who Are You (0:27) **

Police Action (2:27)

Romero and the President (1:43)

The President is Gone (1:53)

Chase Accross the 69th Street Bird (2:46) *

Over the Wall (3:42)

The Name is Plissken (0:25) **

Snake Shake/End Credits (3:58) *

Snake Shake/End Credits (Bonus Track) (4:12) *

* : traccia inedita

** : dialogo

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Location

Art Center College of Design, Pasadena, California, USA

California Institute of the Arts, Valencia, California, USA

Chain of Rocks Bridge, St. Louis, Missouri, USA

Civil Courts Building – Twelfth Street, St. Louis, Missouri, USA

Cnr. Broadway & St Charles Street, Downtown, St. Louis, Missouri, USA

Doheny Library – 3550 Trousdale Parkway, University of Southern California, Los Angeles, California, USA

Downtown, St. Louis, Missouri, USA

East St. Louis, Illinois, USA

Fox Theater – 527 N. Grand Boulevard, St. Louis, Missouri, USA

Grand Hall, Union Station – 1 St Louis Union Station, St. Louis, Missouri, USA

Indian Dunes, Ventura County, California, USA

Liberty Island, New York Harbor, New York City, New York, USA

Los Angeles, California, USA

New York City, New York, USA

New York Harbor, New York City, New York, USA

San Fernando, California, USA

Santa Clarita, California, USA

Sepulveda Basin, Los Angeles, California, USA

St. Joseph, Missouri, USA

St. Louis, Missouri, USA

The Wiltern – 3790 Wilshire Blvd., Los Angeles, California, USA

Union Station – 1 St Louis Union Station, St. Louis, Missouri, USA

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settembre 25, 2015 Posted by | Drammatico | , , , , , | 3 commenti

Halloween: la notte delle streghe

Nella notte del 31 ottobre, mentre sta per iniziare Halloween, Michael Myers che è poco più di un bambino si traveste da tragico Pierrot e uccide la sorella maggiore con un grosso coltello da cucina.
Siamo agli inizi degli anni sessanta e Michael viene internato in un manicomio dove passa 15 anni della sua vita chiuso in un mutismo assoluto, quasi assente, fissando con ostinazione solo il muro davanti a se.
Fuggito dal manicomio, Michael torna in Illinois con in mente una sola idea, fissa: uccidere sua sorella Laurie Strode e chiunque sia al suo fianco.


L’unico a tentare di contrastarlo è lo psicologo Sam Loomis, che lo ha avuto in cura…
Uno dei primi film (forse il primo in assoluto) ambientato nella notte delle streghe, Halloween è anche il progenitore assoluto del genere slasher (dall’inglese To slash”, ferire profondamente con un’arma affilata), una variazione sanguinolenta dell’horror in cui gli atti criminali sono generalmente compiuti da uno o più criminali che inseguono e uccidono le loro vittime con oggetti da taglio affilati.
Il film diretto da John Carpenter nel 1978 non è in assoluto il primo film a mostrare nei dettagli la realizzazione di un piano criminale portato a termine in maniera sanguinolenta con l’ausilio di armi da taglio; lo aveva già fatto il nostro Mario Bava con Reazione a catena (Bay of blood) nel 1971, in cui compare la celebre sequenza in cui due ragazzi che amoreggiano su un letto sono trafitti da una lancia.


Ma è il primo in cui uno psicopatico mascherato (che diverrà un topos dei futuri film del genere slasher) utilizza un coltellaccio per assassinare le sue vittime in modo così esplicito.
Carpenter, a corto di soldi, fa fruttare l’ingegno costruendo una pellicola affascinante sotto tutti i punti di vista, facendo leva sulle paure e le fobie degli spettatori con l’uso intelligente di una sceneggiatura ridotta all’osso ma dal potente impatto visivo.
La scelta di creare un assassino sicuramente piscopatico e sociopatico con il volto coperto da una maschera rende il protagonista delle gesta criminali impermeabile alle emozioni umane, così lo spettatore si ritrova a dover immaginare cosa possa spingere l’assassino, quale possa essere la mossa successiva, in che modo colpirà e in quale momento sferrerà i suoi colpi letali.


A ciò il regista americano aggiunge una colonna sonora da vero incubo, scritta e suonata personalmente al pianoforte, cosa abbastanza inusuale tenendo conto che per sua stessa ammissione Carpenter non conosceva le note musicali e di conseguenza gli spartiti.
L’apertura del film è un evidente tributo a Profondo rosso di Dario Argento; Carpenter infatti utilizza la nenia infantile che Argento aveva usato per il suo capolavoro inserendo le parole di una filastrocca che recita “Black cats and goblins and broomsticks and ghosts.Covens of witches with all of their hopes.You may think they scare me. You’re probably right.Black cats and goblins on Halloween night.(Trick or treat!)” ovvero “Gatti neri e goblin e manici di scopa e fantasmi.Consessi di streghe con tutte le loro speranze.Puoi pensare che mi spaventino. Probabilmente hai ragione.Gatti neri e goblin nella notte di Halloween.(Dolcetto o scherzetto!)”


Da quel momento in poi lo spettatore è proiettato in un incubo a occhi aperti, incubo amplificato dalla particolare atmosfera che anche a livello inconscio crea la notte di Halloween, con il suo esplicito riferimento a spiriti e defunti, trascinato per i capelli anche da una fotografia che materializza gli incubi nascosti.
E Michale Myers un po incarna uno spirito, come vedremo nel finale, quando all’horror si sovraporrà l’elemento sovrannaturale con il corpo di Michael misteriosamente scomparso dal viale sul quale è precipitato.
Un finale aperto, come del resto testimoniato dai sequel del film, che però non si avvicineranno nemmeno lontanamente all’opera di Carpenter, che resta unica per gli elementi che ho descritto.


Un altro dei punti di forza del film è la location particolare, ovvero il teatro in cui si muove Michael alla ricerca di sua sorella e delle vittime che cadranno sotto i colpi della sua follia; siamo in un quartiere composto da una silenziosa, linda e pinta serie di villette immacolate che creano un contrasto violento proprio con il crimine seriale del giovane.
Chi mai potrebbe immaginare che in un posto così tranquillo possa scatenarsi da un momento all’altro l’inferno?
Carpenter gioca proprio con questo, così come gioca con la paura profonda che ispira l’uomo mascherato che assomiglia tanto al babau delle storie che si raccontano ai bambini per farli stare zitti.
Quindi, a conti fatti, è facilmente comprensibile il motivo per cui il film sia diventato con il passare degli anni un cult.
Un cult, tra l’altro, in cui si muove un cast formato da attori poco conosciuti, la cui unica eccezione è rappresentata da Donald Pleasence che interpreta il dottor Sam Loomis.


A corto di soldi, con un budget di poco superiore ai 300.000 dollari, Carpenter si industria con quello che può: ingaggia per il ruolo di Laurie Strode la giovane Jamie Lee Curtis, che all’epoca del film aveva appena 20 anni ed era nota principalmente per essere la figlia di due grandissimi di Hollywood, Tony Curtis e Janet Leigh.
Jamie Lee ricambia la fiducia con una prova maiuscola, alla luce anche della sua scarsa confidenza con il set, visto che l’unica esperienza precedente era stata una particina in Prova d’Intelligenza (The Bye-Bye Sky High I.Q. Murder Case), un episodio del telefilm Il Tenente Colombo.
In quanto a Pleasence, unica star del cast, la sua prova è così convincente che verrà chiamato successivamente per i sequel del film, ovvero Halloween II – Il signore della morte (1981) per la regia di Rick Rosenthal,

per Halloween IV – Il ritorno di Michael Myers (1988) diretto da Dwight H. Little, per Halloween V – La vendetta di Michael Myers (1989) diretto da Dominique Othenin-Girard e infine per Halloween 6 – La maledizione di Michael Myers di Joe Chappelle che sarà l’ultimo suo film perchè a febbraio del 1995 l’attore inglese scomparirà all’età di 76 anni.
In quanto a Carpenter, Halloween segna un punto fondamentale della sua carriera di cineasta; reduce dai lusinghieri successi di Dark Star e di Distretto 13: le brigate della morte (Assault on Precinct 13, 1976) Carpenter sbanca il box office, cosa che gli permetterà di accedere a finaziamenti meno sparagnini.
Da questo momento arriva un periodo d’oro per lui che si concretizzerà in una serie di eccellenti pellicole come Fog (The Fog, 1980), il magnifico 1997: fuga da New York (Escape from New York, 1981),La cosa (The Thing, 1982) e Christine, la macchina infernale (Christine, 1983)
Ritornando ad Halloween, il film ha il gran merito di aver inaugurato un genere che anche se considerato di nicchia dai critici, finirà per avere un nutrito numero di seguaci attratti dalle infinite varianti che il film stesso offre.


La Curtis finirà anche per avere una nomination all’Oscar, vinto quell’anno dalla bravissima Jane Fonda mentre Carpenter cederà i diritti del film anche alla tv, incassando una cospicua somma; il regista però dovrà fare i conti con la censura televisiva e sopratutto con i tempi della tv. Carpenter risolse il tutto aggiungendo 12 minuti di scene tagliate che non cambiavano la struttura del film.


Halloween: la notte delle streghe
Un film di John Carpenter. Con Donald Pleasence, Jamie Lee Curtis, Nancy Stephens, Charles Cyphers, Kyle Richards,Nancy Kyes, P.J. Soles, Brian Andrews, John Michael Graham, Arthur Malet, Mickey Yablans, Brent Le Page, Adam Hollander, Robert Phalen, Tony Moran
Titolo originale Halloween. Horror, durata 91 min. – USA 1978

Jamie Lee Curtis: Laurie Strode
Donald Pleasence: dottor Sam Loomis
Nancy Kyes: Annie Brackett
P.J. Soles: Lynda van der Klok
Charles Cyphers: sceriffo Leigh Brackett
Will Sandin: Michael Myers (6 anni)
Tony Moran: Michael Myers (23 anni)
Sandy Johnson: Judith Myers

Genere Horror
Regia John Carpenter
Soggetto John Carpenter, Debra Hill
Sceneggiatura John Carpenter, Debra Hill
Fotografia Dean Cundey
Montaggio Charles Bornstein, Tommy Lee Wallace
Effetti speciali Conrad Rothmann
Musiche John Carpenter
Scenografia Tommy Lee Wallace

Daniela Igliozzi: Laurie Strode
Gianni Bonagura: dottor Sam Loomis
Emanuela Rossi: Annie Brackett
Isabella Pasanisi: Lynda van der Klok
Vittorio Di Prima: sceriffo Leigh Brackett
Angiolina Quinterno: Marion Chambers

aprile 19, 2012 Posted by | Horror | , , | Lascia un commento

Nosferatu a Venezia

Nosferatu a Venezia locandina

Come realizzare un brutto film utilizzando un buon cast al servizio di una sceneggiatura lacunosa.
In sintesi, è questo il giudizio critico su Nosferatu a Venezia, opera realizzata da Augusto Caminito che subentrò a Mario Caiano quando quest’ ultimo, stufo delle liti con il produttore e con Kinskj abbandonò baracca e burattini rifiutandosi di entrare anche nei credit.
Un giudizio severo, ma inevitabile.
Troppi i buchi nella sceneggiatura, curata dallo stesso Caminito e da Antonino Marino per rendere credibile l’opera, afflitta anche da dialoghi al limite del surreale; la presenza di Kinskj, ormai alla frutta, finisce per danneggiare ancor più l’opera.

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Christopher Plummer è il  Professor Paris Catalano

Il bizzarro carattere (ed è un eufemismo) dell’attore finì per travolgere la troupe, oltre che provocare furiose liti con Caiano, che stufo abbandonò il tutto; la tensione tra l’attore e il cast si percepisce anche nel film, in cui Kinskj, a differenza del soggetto di Herzog, appare qui con fulgida chioma e sguardo truce.
Alla fine a salvarsi è lo scenario, quello di una Venezia misteriosa ripresa quasi sempre in notturna o all’alba, come si addice ad una storia di vampiri e la bellezza della protagonista principale, Barbara De Rossi, che in qualche modo tiene a galla il film interpretando molto bene il doppio personaggio di Helietta/Letizia.

Nosferatu a Venezia 2

Klaus Kinski è Nosferatu

La trama racconta le vicende di Helietta Canins, aristocratica veneziana che vive in un palazzo nobiliare della città lagunare; il palazzo gode di una fama sinistra, in quanto si mormora che duecento anni prima un vampiro abbia attaccato un’antenata di Helietta, la bellissima Letizia, e che ne abbia fatto poi la sua schiava, trovando rifugio nei sotterranei del palazzo in attesa di risvegliarsi.

Nosferatu a Venezia 8

Helietta convoca così a palazzo Paris, un esperto inglese di vampirismo; l’intento della donna è quello di mostrare allo studioso un sarcofago antico presente nei sotterranei nel quale secondo Helietta c’è qualcosa di oscuro. In effetti nel palazzo si respira un’aria malsana; la conferma arriva durante una seduta spiritica, nel corso della quale viene evocato proprio il temibile vampiro.

Nosferatu a Venezia 1

Aperto il sarcofago, viene rinvenuto all’interno il corpo intatto di Letizia, che assomiglia in maniera impressionante a Helietta.
Nel frattempo Nosferatu, evocato e quindi liberato dal suo limbo, piomba a Venezia e inizia a far strage; una dopo l’altra si succedono le vittime, come la nonna di Helietta, buttata giù da un balcone e orrendamente sfigurata e infilzata da un’inferriata, muore Helietta e una sua amica.

Nosferatu a Venezia 4
Barbara De Rossi è Helietta Canins

Inutilmente un sacerdote e Paris, aiutati dall’amante di Helietta, Barneval, tentano di uccidere il vampiro, che è immune alle fucilate; Nosferatu vaga per la città lagunare alla ricerca di giovani donne, alla ricerca di una donna che possa liberarlo dall’antica maledizione.
Sa che la sua vita può finalmente terminare se una fanciulla vergine lo ama; individua, nella giovane Maria, la donna giusta.

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Elvire Audray è Maria Barneval

Ma nel momento cruciale, proprio Barnabò spara un colpo di fucile che colpisce a morte Maria.
Nosferatu si vendica ammazzando l’uomo, ma è costretto a vampirizzare Maria per tenerla in vita; così, presa tra le braccia la ragazza, si allontana nell’alba cupa e nebbiosa di Venezia.
Letta così la trama può sembrare anche interessante; in realtà il film è troppo lento, slegato e sopratutto con dei dialoghi assurdi.

Nosferatu a Venezia 7

Ne è prova una delle tante frasi fatte messe in bocca ai personaggi, come “ tutto ciò che può accadere va al di là di ogni immaginazione“, uno stereotipo da b movie.
Alla fine vien fuori un pateracchio davvero desolante, in cui i pur bravi attori si muovono quasi in maniera surreale; Christopher Plummer appare legnoso nel ruolo di Paris, Donald Pleasence poco credibile nella parte di Don Alvise, Yorgo Voyagis imbarazzato in quella di Barneval.

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Sicuramente meglio il cast femminile, con la De Rossi e Elvire Audray che svolgono diligentemente il loro compito; di Kinskj è meglio non parlare, così come sarebbe meglio stendere un velo pietoso sui film post 1985 girati dal grande attore.
Kinskj si atteggiava a star, e il suo caratteraccio, ben conosciuto dai registi, non facilitava certo il compito. Così il suo personaggio si trasforma da minaccioso in patetico, ben lontano da quello splendidamente caratterizzato in Nosferatu principe della notte di Herzog, figura dolente prima che orrorifica.

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A ben guardare, non si può nemmeno parlare di un’occasione sprecata, quanto piuttosto di un tentativo patetico di fare cassetta con i nomi piuttosto che con una trama credibile inserita in un prodotto dignitoso.
Nosferatu a Venezia, un film di Augusto Caminito. Con Klaus Kinski, Christopher Plummer, Barbara De Rossi, Clara Colosimo,Yorgo Voyagis, Donald Pleasence, Elvire Audray
Horror, durata 97 min. – Italia 1988

Nosferatu a Venezia banner gallery

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La croce dalle sette pietre banner personaggi

Klaus Kinski     …     Nosferatu
Christopher Plummer    …     Professor Paris Catalano
Donald Pleasence    …     Don Alvise
Barbara De Rossi    …     Helietta Canins
Yorgo Voyagis    …     Dr. Barneval
Anne Knecht    …     Maria Canins
Elvire Audray    …     Uta Marie Barneval
Clara Colosimo    …     Medium
Maria Cumani Quasimodo    …     Principessa
Micaela Flores Amaya    …     Donna al campo degli zingari

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marzo 4, 2010 Posted by | Horror | , , , , , , , | 6 commenti