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Al di là delle nuvole

Un regista in cerca di ispirazione “immagina” la costruzione di un film seguendo quattro storie ambientate in città diverse e popolate da personaggi
sfuggenti.
Nel primo episodio, ambientato a Ferrara, un giovane tecnico di idrovore, Silvano, conosce Carmen, una bella ragazza che fa l’insegnante e che dimora in una pensione nella quale, dietro suggerimento della stessa, Silvano prende alloggio. C’è immediata attrazione tra i due, ma Silvano non concretizza l’occasione di manifestare il sentimento appena nato a Carmen.
La rivede tre anni dopo e questa volta la segue a casa. Ma anche se innamorato della donna, nel momento in cui è nudo sul letto con lei, va via di nuovo.
La scena cambia e questa volta il regista è a Portofino.
Qui segue una giovane donna in una boutique e mentre è seduto in piazza la ragazza lo raggiunge e gli racconta immediatamente di aver ucciso suo padre con 12 coltellate,senza addurre motivi al gesto.


Il regista e la ragazza vanno a casa di lei, dove hanno un rapporto sessuale, subito dopo il quale il regista sparisce.
Ricompare a Parigi, immaginando la storia di una ragazza, Olga che conosce Robert, un americano sposato con Patrizia; tra i due nasce una relazione che però Patrizia sopporta per un paio d’anni e poi va via di casa.
Visitando un appartamento conosce Carlo, un uomo da poco abbandonato dalla moglie; forse tra i due nascerà qualcosa di profondo.
L’ultima storia immaginata dal regista si svolge ad Aix en Provence; un giovane segue una ragazza e cerca in tutti i modi di stabilire un rapporto con lei ma lei l’indomani dovrà prendere i voti e la loro fugace conoscenza si conclude
in una chiesa, dove il giovane si addormenta.
Diretto nel 1995 da un Michelangelo Antonioni ormai profondamente minato nel fisico dall’ictus che lo aveva colto dieci anni prima, Al di là delle nuvole è un film nel quale il grande cineasta si avvale della preziosa collaborazione


di Wim Wenders, suo grande ammiratore che coordina il film seguendo le linee guida del maestro.
Elaborato su una struttura ricavata da quattro racconti tratti da Quel bowling sul Tevere, una raccolta di 35 racconti più o meno brevi, Al di là delle nuvole è un film sostanzialmente ermetico perchè privo di un filo di collegamento fra i racconti stessi;
immagini e dialoghi frammentati si inseriscono in racconti per immagini, ambientati in posti diversi.
Alla Ferrara nebbiosa, quasi incantata del primo episodio, forse il più immediato e decifrabile nel quale assistiamo alla sublimazione dell’amore e del desiderio, che resta inappagato forse perchè irraggiungibile nelle sue vette, segue un’ambientazione brumosa e ventosa, quella di una Portofino solitaria nella quale si svolge la storia breve di una donna con un terribile segreto, che però confessa immediatamente
al regista, senza che il breve contatto fra i due abbia un seguito, quasi un trionfo dell’incomunicabilità in cui il rapporto sessuale che i due protagonisti hanno diventi l’unico momento di contatto possibile.


Il terzo episodio è quello che mostra la maggior linearità; ambientato a Parigi ha il momento più felice nell’incontro del bistrot, durante il quale Olga racconta un aneddoto enigmatico ad un Robert immediatamente affascinato dalla ragazza, tanto da divenirne amante e dimenticare sua moglie, che lo attende per un po e poi va via, ricostruendo (forse) la sua vita con un’anima errante come la sua.
Anche l’episodio girato ad Aix en Provence diventa estremamente ermetico nell’impossibilità da parte dei due protagonisti nello stabilire un rapporto, visto che lei sembra essere destinata ad una vita religiosa e lui,
che la segue in chiesa, non riesce a fare altro che a dormire nel momento in cui avrebbe avuto modo di stabilire un ponte con la donna.
Al di là delle nuvole è un titolo che forse simboleggia l’azzurro profondo dei titoli di testa, che a loro volta introducono la sequenza del volo del regista che sta esattamente nel mezzo, fra nuvole e cielo blu; una supposizione la mia, come del resto
non possono essere altro che supposizioni quelle ricavabili dai discorsi rarefatti del film, dal simbolismo delle scene, inclusa la sequenza di raccordo dei due pittori in un campo, forse la scelta meno comprensibile di tutte; contrasto netto anche tra la presenza dei corpi nudi delle splendide protagoniste con la malinconica atmosfera che serpeggia per tutto il film.


Film ostico, a tratti freddo, a tratti troppo aulico nei dialoghi.
Eppure percorso da un’aria talmente rarefatta da risultare affascinante, così come molto belle sono le parti sonore del film, affidate a Lucio Dalla e agli U2 con Van Morrison, autori del brano finale del film.
Compare anche Bach con le sue sonate in un film davvero troppo complesso nella sua struttura portante, quasi un ensemble di emozioni frammentate portate sullo schermo senza una linea guida precisa, ma seguendo l’emozione del momento.
Il cast è di assoluto livello: ci sono John Malkovich (il regista), Kim Rossi Stuart e e Inés Sastre (primo episodio), Sophie Marceau (secondo episodio) Fanny Ardant, Jean Reno e Chiara Caselli (terzo episodio) ,Irène Jacob (quarto episodio) con due grandissimo come Marcello Mastroianni e Jeanne Moreau nell’episodio di raccordo e tutti si muovono a tratti quasi spettrali in un film di davvero difficile interpretazione. Molto bella la fotografia.

Al di là delle nuvole

Un film di Michelangelo Antonioni,Wim Wenders. Con John Malkovich, Fanny Ardant, Kim Rossi Stuart, Jean Reno, Sophie Marceau, Irène Jacob, Veronica Lazar, Sophie Semin, Peter Weller, Chiara Caselli, Vincent Perez, Ines Sastre, Marcello Mastroianni, Jeanne Moreau, Enrica Antonioni, Carine Angeli, Alessandra Bonarrota, Laurence Calabrese, Tracey Caligiuri, Hervé Décalion, J. Emmanuel Gartmann, Sherman Green, Suzy Lorraine, Cesare Luciani, Muriel Mottais, Bertrand Peillard, Sara Ricci, Sabry Tchal Gadjieff, Giulia Urso, Frere Jean-Philippe Revel,
Frere Daniel Bourgeois Drammatico, durata 110 min. – Italia 1995. – C.G.D – Cecchi Gori Distribuzione

John Malkovich: Il regista
Fanny Ardant: Patrizia
Chiara Caselli: Olga
Irène Jacob: La futura suora
Sophie Marceau: La ragazza assassina
Vincent Pérez: Niccolò
Jean Reno: Carlo
Kim Rossi Stuart: Silvano
Inés Sastre: Carmen
Peter Weller: Il marito di Patricia
Marcello Mastroianni: Il pittore
Jeanne Moreau: L’amica del pittore
Enrica Antonioni: Manager della boutique
Veronica Lazar: Liza
Sara Ricci: amica di Carmen

Regia Michelangelo Antonioni, Wim Wenders
Soggetto Michelangelo Antonioni, Wim Wenders, Tonino Guerra
Sceneggiatura Michelangelo Antonioni, Wim Wenders, Tonino Guerra
Produttore Philippe Carcassone, Vittorio Cecchi Gori
Fotografia Alfio Contini (segmento di Antonioni); Robby Müller (segmento di Wenders)
Montaggio Michelangelo Antonioni, Peter Przygodda, Lucian Segura
Musiche U2, Van Morrison, Laurent Petitgand, Bach, Lucio Dalla, Robert Sidoli, Angelo Talocci (music director)
Scenografia Thierry Flamand
Costumi Esther Walz
Art director Thierry Flamand

aprile 21, 2020 Posted by | Drammatico | , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Romanzo criminale

Roma,fine degli anni settanta
Un gruppetto di 4 adolescenti della borgata romana della Magliana ruba un auto ma i ragazzi, nella fuga, investono e uccidono un poliziotto; i quattro si rifugiano in una vecchia roulotte e decidono di creare una baby gang. Si scelgono anche dei soprannomi, Dandi, Freddo, Libanese e Grana. Ma vengono individuati e mentre il Libanese viene ferito, Freddo viene catturato e il Grana ucciso. Si salva il solo Dandi che fugge.
Ormai adulto, Freddo esce dal carcere e ad attenderlo trova il suo amico Libanese che gli prospetta un colpo clamoroso, il rapimento di un industriale col quale chiedere un riscatto miliardario.
Cosa che fanno con l’aiuto di un elemento dell’estrema destra, Il Nero.
Il sequestro riesce ma il gruppo, ancor prima di incassare i soldi del sequestro uccide il rapito; al momento della divisione dei soldi decidono di reinvestirli nell’attività più lucrosa degli anni 80,il traffico di eroina.


E’ l’inizio di una folgorante attività criminale e di affari lucrosi,che porteranno la banda dei Rolex e delle Kawasaki,come ormai è conosciuto il gruppo, ad essere un potente punto di riferimento della malavita romana.
Con omicidi, traffico di droga e altre attività illecite la banda diventa sempre più potente, arrivando anche ad allacciare ambigue relazioni con i servizi segreti. Ma con il passare del tempo iniziano le divisioni e le morti nel sempre più grande gruppo della banda.
Così tra una morte e l’altra davvero in pochi sopravviveranno al declino della banda stessa.
Romanzo criminale,tratto dall’omonimo romanzo del giudice Giancarlo De Cataldo esce sugli schermi nel 2005 per la regia di Michele Placido.
Un film che ripercorre i drammatici fatti in cui fu coinvolta la banda della Magliana, l’organizzazione criminale che insanguinò Roma per più di un decennio; seguendo fedelmente il romanzo, Michele Placido ricrea l’ambientazione di Di Cataldo, usando lo stesso espediente di
cambiare i nomi dei protagonisti,che peraltro sono facilmente riconoscibili, almeno per coloro che hanno familiarizzato con la storia del gruppo malavitoso secondo in Italia solo alla mafia o alla camorra sia come organizzazione che come influenza economica.


Una storia terribile,scritta da uomini che si chiamavano nella realtà “Er fornaretto” (alias Franco Giuseppucci nel film Libanese),”Renatino”(De Pedis,nel film Dandi),protagonista di una delle pagine più oscure della storia d’Italia,con un ruolo ancor oggi non del tutto chiaro,quello della scomparsa di Emanuela Orlandi,
poi “Crispino” (nel film Il freddo,ovvero Maurizio Abbatino,uno dei “pentiti” della banda) e ancora “Er Camaleonte” (nel film Nembo Kid,alias Danilo Abbruciati),ucciso nel 1982 da una guardia giurata mentre tentava di sparare a Roberto Rosone, vice presidente del Banco Ambrosiano.
E ancora tanti altri,i cui veri nomi sono diventati tristemente famosi,come Nicolino Selis,Franco Nicolini,Marcello Colafigli,Antonio Mancini…
La storia della banda della Magliana è raccontata da Michele Placido con mano svelta e con ritmo,senza cadute di tensione.
Buona parte delle vere azioni della banda della Magliana sono riportate anche se per ovvi motivi in modo frammentario aprendo uno squarcio su episodi ancora oggi controversi,come il vero ruolo della banda nel sequestro Moro,nella strage di Bologna e altri fatti di sangue che ormai fanno parte storicamente dei misteri d’Italia.


A parte l’ottimo plot e la mano abile,va riconosciuto un altro merito a Placido,quello di aver utilizzato nel cast giovani promettenti come Kim Rossi Stuart e Piergiorgio Favino,Gianmarco Tognazzi,Riccardo Scamarcio e Stefano Accorsi,Claudio Santamaria e Jasmine Trinca oltre a Elio Germano,Anna Mouglalis e Francesco Venditti.
Un cast di attori che ancora oggi sono il meglio del cinema italiano,impegnati a dare un valore aggiunto fondamentale ad un film di per se davvero affascinante.

Merito ovviamente anche dello splendido romanzo di De Cataldo,che ha collaborato alla sceneggiatura del film unitamente a Sandro Petraglia, Stefano Rulli e allo stesso Michele Placido.
Il grande successo del film,vincitore di 8 David di Donatello,di 1 Globo d’oro e 5 nastri d’argento dette il via alla serie Romanzo criminale,ben fatta e di grandissimo successo sul piccolo schermo.
Romanzo criminale è sicuramente un film da vedere,il miglior prodotto italiano dell’anno 2005 e uno dei migliori del decennio.

Romanzo criminale
di Michele Placido. Un film con Stefano Accorsi, Kim Rossi Stuart, Anna Mouglalis, Claudio Santamaria, Pierfrancesco Favino,Jasmine Trinca, Elio Germano,Anna Mouglalis,Gianmarco Tognazzi, Francesco Venditti Titolo originale: Romanzo Criminale. Genere Drammatico – Italia, Francia, Gran Bretagna, 2005, durata 152 minuti

Kim Rossi Stuart: Il Freddo
Pierfrancesco Favino: Il Libanese
Claudio Santamaria: Il Dandi
Stefano Accorsi: Comm. Nicola Scialoja
Riccardo Scamarcio: Il Nero
Jasmine Trinca: Roberta Vannucci
Anna Mouglalis: Cinzia “Patrizia” Vallesi
Roberto Brunetti: Aldo Buffoni
Antonello Fassari: Ciro Buffoni
Stefano Fresi: Il Secco
Eleonora Danco: Filomena, fidanzata del Sorcio
Elio Germano: Il Sorcio
Francesco Venditti: Bufalo
Giorgio Careccia: Fierolocchio
Daniele Miglio: Scrocchiazeppi
Andrea Ricciardi: Ricotta
Leslie Csuth: Il Francese
Toni Bertorelli: Il Vecchio
Roberto Infascelli: Gigio
Donato Placido: Maresciallo Colussi
Massimo Popolizio: Il Terribile
Bruno Conti: Nicolino Gemito
Gigi Angelillo: Zio Carlo
Giorgio Sgobbi: Avvocato Vasta
Gianmarco Tognazzi: Dr. Eugenio Carenza
Franco Interlenghi: Barone Valdemaro Rosellini
Michele Placido: Il padre del Freddo
Virginia Raffaele: la fidanzata di Nicolino Gemito
Claudio Amato: Bernardino Scafa
Brenno Placido: Andrea
Nicolò Malfatti: Il Dandi da giovane
Marco Bauccio: Il Freddo da giovane

Regia Michele Placido
Soggetto dall’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo
Sceneggiatura Giancarlo De Cataldo, Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Michele Placido
Casa di produzione Cattleya
Distribuzione in italiano Warner Bros. Entertainment Italia
Fotografia Luca Bigazzi
Montaggio Esmeralda Calabria
Effetti speciali Claudio Napoli
Musiche Paolo Buonvino
Scenografia Paola Comencini
Trucco Alberto Blasi

“Se ne stava rannicchiato fra due auto in sosta e aspettava il prossimo colpo cercando di coprirsi il volto. Erano in quattro. Il più cattivo era il piccoletto, con uno sfregio di coltello lungo la guancia. Tra un assalto e l’altro scambiava battute al cellulare con la ragazza: la cronaca del pestaggio. Menavano alla cieca, per fortuna. Per loro era solo un gran divertimento. Pensò che potevano essergli figli. A parte il negro, si capisce. Pischelli sbroccati. Pensò che qualche anno prima, solo a sentire il suo nome, si sarebbero sparati da soli, piuttosto che affrontare la vendetta. Qualche anno prima. Quando i tempi non erano ancora cambiati.
Un attimo fatale di distrazione. Lo scarpone chiodato lo prese alla tempia. Scivolò nel buio.”

dicembre 22, 2019 Posted by | Drammatico | , , , , , , , , , | Lascia un commento

Il nome della rosa

 Anno 1327

Guglielmo da Baskerville,ex inquisitore,attualmente frate francescano,viaggia verso un monastero dell’Italia settentrionale in compagnia di un suo allievo,Adso. Nel monastero dovrebbe avvenire un incontro cruciale per il mondo cattolico,quello tra i francescani e i domenicani,con la mediazione degli inviati del papa.

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Sean Connery è Fra Gugliemo da Baskerville

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Ma appena arrivato nel monastero,accolto con diffidenza dai monaci residenti,Guglielmo si rende conto che qualcosa non va;è l’inizio di una serie raccapricciante di delitti,mentre all’interno del monastero vengono fuori una serie di segreti inconfessabili,come relazioni omosessuali,incontri con una ragazza,gelosia e tutto il campionario delle umane meschinerie.

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Guglielmo da Baskerville indaga tra reticenze e strani ed ambigui personaggi,come due ex eretici dulciniani,tra ostacolo frapposti ad arte e soprattutto in conflitto con l’inquisitore Bernardo Guy.

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Tratto dal romanzo di Eco,il film si muove come un gotico medioevale,sviluppando una trama complessa come quella descritta da Eco nel suo libro. Mancano,com’e’ ovvio,la profondità dei personaggi,tratteggiati dallo scrittore in un libro molto lungo.

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Tuttavia l’operazione di Annaud può dirsi riuscita,grazie alle buone interpretazioni degli attori,ma soprattutto grazie ad una storia ben congegnata,che non fa rimpiangere i dialoghi alle volte ironici,alle volte troppo dotti,del libro da cui è tratto. Qualche difetto,come un’ eccessiva dose di anticlericalismo si avverte qua e la,ma non tale da inficiare il risultato finale.

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Bella la location del film,girato in arte a Roma,negli studi di Cinecittà e in parte nel castello di Kloster Eberbach,in Germania, il monastero del romanzo e del film.

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un film di Jean-Jacques Annaud. Con Sean Connery, F. Murray Abraham, Christian Slater, Kim Rossi Stuart,
Ron Perlman, Gianni Rizzo, Francesco Maselli, Franco Marino, Vernon Dobtcheff, Pietro Ceccarelli, Umberto Zuanelli,
Armando Marra, Franco Diogene, Peter Berling, Giordano Falzoni, Michael Lonsdale, Andrew Birkin, William Hickey,
Valentina Vargas, Francesco Scali. Genere Thriller, colore 130 minuti. – Produzione Italia, Francia, Germania 1986.

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 Il nome della rosa banner protagonisti

Sean Connery: Guglielmo da Baskerville
Christian Slater: Adso da Melk
F. Murray Abraham: Bernardo Gui
Feodor Chaliapin Jr.: Jorge da Burgos
Michael Lonsdale: l’abate Abbone
Elya Baskin: Severino, l’erborista
Volker Prechtel: Malachia, il bibliotecario
Valentina Vargas: fanciulla senza nome
William Hickey: Ubertino da Casale
Michael Habeck: Berengario
Urs Althaus: Venanzio
Ron Perlman: Salvatore
Vittorio Zarfati: messo del Papa
Gianni Rizzo: messo del Papa
Franco Diogene: messo del papa
Leopoldo Trieste: Michele da Cesena
Helmut Qualtinger: Remigio da Varagine, il cellario
Lucien Bodard: card. Bertrand
Maria Tedeschi: monaco
Aristide Caporale: monaco
Franco Adducci: monaco
Luigi Leoni: monaco
Francesco Scali: monaco
Dwight West: voce narrante (Adso da adulto)

Il nome della rosa banner cast

Regia Jean-Jacques Annaud
Soggetto Umberto Eco (dal romanzo omonimo)
Sceneggiatura Andrew Birkin, Gérard Brach, Howard Franklin e Alain Godard
Produttore Bernd Eichinger, Bernd Schaefers, Franco Cristaldi (co-produttore),
Alexandre Mnouchkine (co-produttore), Pierre Hébey (produttore associato), Herman Weigel (produttore associato)
Produttore esecutivo Thomas Schühly, Jake Eberts
Casa di produzione Neue Constantin Film, Zweites Deutsches Fernsehen (ZDF), Cristaldifilm, Radiotelevisione Italiana, Les Films Ariane, France 3 Cinéma
Distribuzione (Italia) Columbia Pictures Italia
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Jane Seitz
Musiche James Horner
Scenografia Dante Ferretti
Costumi Gabriella Pescucci

Pino Locchi: Guglielmo da Baskerville
Sandro Acerbo: Adso da Melk
Sergio Rossi: Bernardo Gui
Renato Mori: Jorge da Burgos
Luciano De Ambrosis: l’abate Abbone
Sergio Di Stefano: Severino, l’erborista
Gianfranco Bellini: Malachia, il bibliotecario
Giorgio Lopez: Ubertino da Casale
Carlo Croccolo: Remigio da Varagine, il cellario
Glauco Onorato: card. Bertrand
Riccardo Cucciolla: voce narrante (Adso da adulto)

Il nome della rosa banner incipit

Giunto al termine della mia vita di peccatore, mentre declino canuto insieme al mondo, mi accingo a lasciare su questa pergamena testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui mi accadde di assistere in gioventù, sul finire dell’anno del Signore 1327. Che Dio mi conceda la grazia di essere testimone trasparente e cronista fedele di quanto allora avvenne in un luogo remoto a nord della penisola italiana, in un abbazia di cui è pietoso e saggio tacere anche il nome.

Il nome della rosa banner citazioni

Quando la femmina, che per sua natura è tanto perversa, diventa sublime per la sua santità, essa può essere il più nobile veicolo della grazia… Pulchra enim sunt ubera, quae paulum supereminent (Ubertino)

Apprendi a mortificare il tuo intelletto! Piangi sulle ferite di Nostro Signore! E soprattutto getta tutti i tuoi libri! (Ubertino, fuggendo dall’abbazia)

Ma ora che sono molto, molto vecchio, mi rendo conto che di tutti i volti che in passato mi ritornano in mente, più chiaro di tutti, vedo quello della fanciulla che ha visitato tante volte i miei sogni di adulto e di vegliardo. Eppure, dell’unico amore terreno della mia vita non avevo saputo mai, né seppi mai: il nome..(Adso)

Verba vana ad risu apte non loqui (trad: Non pronunziare parole vane che inducono al riso) (Jorge da Burgos)

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aprile 27, 2008 Posted by | Storico | , , , , , | Lascia un commento