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Elizabet,the Golden Age

Inghilterra,1585
Elisabetta I Tudor regna dal 1558;ha dovuto superare grandi problemi,congiure di palazzo,attentati alla sua vita,l’ostilità dei sovrani europei
e infine quella papale.
Ma è riuscita comunque a rendere il suo paese una potenza.
Tuttavia i problemi principali in politica estera sono rappresentati da Filippo II di Spagna con il quale ha un conflitto che sta per sfociare in guerra aperta.
Elisabetta I incoraggia e finanzia sotto banco gli attacchi ai galeoni spagnoli carichi di ricchezze provenienti dal nuovo mondo.
Francis Drake,per esempio, agisce sempre più scopertamente assaltando navi spagnole,mentre la regina finanzia contemporaneamente la guerra nei Paesi bassi,ribelli nei confronti della Spagna.In ultimo la politica apertamente anti cattolica della Regina si scontra con quella fedele a Roma di Flippo II.


Elisabetta ha sempre rifiutato qualsiasi offerta matrimoniale che le sia stata proposta,rendendo così predominante il ruolo di Maria Stuarda, regina di Scozia,principale candidata al trono.
Maria Stuarda viene coinvolta in una congiura ai danni di Elisabetta e questo le costa la condanna a morte;la sfortunata regina di Scozia viene decapitata.
E’ la goccia che fa traboccare il vaso.
Filippo II organizza la più grande spedizione di sempre per invadere l’Inghilterra;la sua Invincibile Armata salpa le ancore per eliminare una volta per tutte l’eretica regina.
Ma grazie allo spirito indomito dei suoi sudditi,a molta fortuna e al caso,Elisabetta vede la sua flotta,nettamente inferiore a quella spagnola,comandata dal suo fido amante Sir Walter Raleigh e dal corsaro Francis Drake annientare quella spagnola.
Ma se le cose a livello politico e militare funzionano,la vita sentimentale della regina si rivela un fallimento.
Walter Raleigh infatti ha avuto una relazione con Bess,dama della regina,l’ha sposata senza il consenso di Elisabetta e ha avuto dalla stessa un figlio.
Elisabetta lo perdonerà,mentre il regno si avvia ad un lungo periodo di prosperità.
Elizabeth: The Golden Age fa seguito al fortunato Elizabeth del 1998 (si veda la recensione su questo sito https://filmscoop.org/2015/11/16/elizabeth/)


La regia è sempre di Shekhar Kapur che ripropone fastosi costumi e una veste grafica di prim’ordine,il cast fa il suo molto bene.
Tuttavia,tanto sfarzo e attenzione ai dettagli ha una grossa lacuna a livello storico;la sceneggiatura,infatti,è più favolistica che aderente alla realtà.
Una delle inesattezze più gravi riguarda l’attentato alla regina mostrato nel film,che nella realtà storica non avvenne mai;l’attentatore infatti enne bloccato in fase di elaborazione dell’ stesso
grazie all’efficiente servizio di spionaggio della regina.
In quanto al rapporto con Raleigh,nulla fa pensare che lui e la regina fossero amanti e tra l’altro Raleigh non partecipò mai alla battaglia contro la Invincibile Armata.
La figura storica di Filippo II è distorta,tra l’altro fisicamente il re spagnolo era molto differente da quello raffigurato.
La stessa Elisabetta viene mostrata quasi indifferente alle posizioni religiose del suo popolo;la regina vergine al contrario cercò in tutti i modi di limitare la libertà di religione,perseguitando con forza
tutti quelli che organizzavano movimenti alternativi a connotazione fortemente religiosa.


Oltre a queste citate,tante sono le inesattezze storiche,il che rende il film una buona opera dal punto di vista meramente visiva ma quasi inattendibile da quello storico.
Un critico ha liquidato il film con un lapidario “sotto il vestito niente“,citando in questo caso il titolo di un film di Vanzina;giudizio ingeneroso,perchè almeno la confezione c’è ed è di lusso e in fondo il film si lascia ben vedere.
Brava Cate Blanchett,da segnalare l’interpretazione di Clive Owen,di prim’ordine la fotografia di Remi Adefarasin.Premio Oscar 2008 a Alessandra Byrne per i migliori costumi e nomination per Cate Blanchett per la sua interpretazione nel ruolo di Elisabetta I.

Elizabeth – The Golden Age

Un film di Shekhar Kapur. Con Cate Blanchett, Geoffrey Rush, Clive Owen, Rhys Ifans, Jordi Mollà, Abbie Cornish, Samantha Morton,
Aimee King, Laurence Fox, John Shrapnel, Susan Lynch, Elise McCave, Penelope McGhie, Eddie Redmayne, Stuart McLoughlin,
David Threlfall Drammatico, durata 114 min. – Gran Bretagna, Francia 2007

Cate Blanchett: Regina Elisabetta I
Geoffrey Rush: 

Clive Owen: Sir Walter Raleigh
Steven Robertson: Sir Francis Throckmorton
Abbie Cornish: Elizabeth “Bess” Throckmorton
Samantha Morton: Mary, regina di Scozia
Rhys Ifans: Robert Reston
Jordi Mollà: Re Filippo II di Spagna
Eddie Redmayne: Anthony Babington
Tom Hollander: Sir Amyas Paulet
Susan Lynch: Annette
Kristin Smith: Mary Walsingham
Adam Godley: William Walsingham
David Threlfall: dott. John Dee

Regia Shekhar Kapur
Soggetto William Nicholson e Michael Hirst
Sceneggiatura William Nicholson e Michael Hirst
Fotografia Remi Adefarasin
Montaggio Jill Bilcock e Andrew Haddock
Musiche Craig Armstrong e A.R. Rahman
Scenografia Guy Dyas e Richard Roberts
Costumi Alexandra Byrne

Roberta Pellini: Regina Elisabetta I
Mariano Rigillo: Sir Francis Walsingham
Fabio Boccanera: Sir Walter Raleigh
Francesca Manicone: Elizabeth Throckmorton
Domitilla D’Amico: Mary, regina di Scozia
Fabrizio Temperini: Robert Reston
Marco Guadagno: Sir Amyas Paulet
Graziella Polesinanti: Mary Walsingham
Roberto Stocchi: William Walsingham
Dante Biagioni: dott. John Dee

I volti nella storia

Elisabetta I Tudor

Sir Walter Raleigh

Sir Francis Drake

Re Filippo II di Spagna

Maria Stuart regina di Scozia

Sir Francis Walsingham

novembre 9, 2017 Posted by | Storico | , , | Lascia un commento

Anna dei mille giorni

Inghilterra,1527.
Enrico VIII Tudor ha una relazione con la figlia maggiore di sir Thomas Boleyn,Mary.
Il re è sposato con Caterina d’Aragona,che però non è riuscita a dargli il tanto sospirato erede maschio.
Nei primi otto anni di matrimonio infatti la regina è rimasta incinta sei volte,ma una sola figlia,Mary (detta in seguito la Cattolica o la Sanguinaria)
è sopravissuta.
Ad un pranzo Enrico VIII si invaghisce della sorella minore di Mary,Anna,che però è legata a Henry Percy;nonostante l’ostacolo il re ordina al suo primo ministro, il Cardinale Wolsey di sciogliere il fidanzamento di Anna con il promesso sposo.
La giovane e bella Anna non è minimamente attratta dal re,ma poco alla volta,sedotta dal serrato corteggiamento di Enrico e sopratutto dal fascino del potere che esercita,gli cede.
Ma con molta furbizia la donna rifiuta di spingersi fino in fondo;contemporaneamente inizia a minare la fiducia del re nel suo cancelliere.
Il re,ormai deciso a regolarizzare il suo legame con Anna,invia Wolsey da Papa Paolo III per chiedere lo scioglimento del suo matrimonio con Caterina;il Cancelliere fallisce la sua missione e questo segna la sua definitiva disgrazia a corte.


Contemporaneamente il re comunica al Parlamento la sua volontà di separare la chiesa d’Inghilterra da quella romana,dando via allo scisma che sancirà la nascita della chiesa anglicana.
Così Enrico VIII è libero di impalmare Anna Boleyn.
E lo fa,nonostante la netta opposizione di buona parte della nobiltà e sopratutto l’ostilità del popolo,molto legato alla legittima sovrana Caterina.
Qualche mese dopo la felicità del re sembra essere completa:Anna è incinta.
Ma la neo regina partorisce una femmina (la futura Elisabetta I,la regina vergine) e questo sancisce l’inizio della fine del rapporto idilliaco tra i due.
Il re inizia a trascurare sempre più Anna ma nonostante tutto quest’ultima resta di nuovo incinta.
Quando il figlio della coppia nasce morto,Enrico,che nel frattempo ha allacciato una relazione amorosa con una delle damigelle di Anna,Jane Seymour,chiede al suo nuovo cancelliere Thomas Cromwell di studiare un mezzo per liberarsi di Anna.
Con molta spregiudicatezza,il Lord Cancelliere con la tortura fa confessare un musicista di casa Boleyn di essere l’amante di Anna e nel frattempo con la stessa accusa arresta dei cortigiani.


Tra gli arrestati figura anche i fratello di Anna e la donna,che nel frattempo è stata arrestata e portata nella Torre di Londra,comprende di essere perduta.
Nonostante un drammatico colloquio con Enrico,Anna non smuove la volontà del re e la donna,che ha rifiutato di ammettere l’adulterio e di conseguenza di sciogliere il matrimonio,viene condannata a morte.
Dopo mille giorni di potere tanto sognato e voluto,Anna Boleyn sale sul patibolo e viene decapitata.
Enrico VIII è libero di impalmare Jane Seymour mentre la piccola Elisabetta ascolta i rombi dei cannoni annunciare la morte di sua madre.
L’ascesa e la caduta di Anna Boleyn (italianizzata in Bolena) è raccontata dal londinese Charles Jarrott con buona mano e con una ricostruzione storica tutto sommato abbastanza fedele.
Jarrott aveva una decennale carriera televisiva alle spalle e questo suo esordio sul grande schermo va considerato positivo alla luce del risultato finale.
Anna dei mille giorni esce nelle sale nel 1969,ottenendo un discreto successo di pubblico ma critiche contrastanti.
Nonostante tutto otterrà ben 10 nomination agli Oscar anche se alla fine porterà a casa solo la statuetta per i migliori costumi mentre miglior sorte riceverà ai Golden Globe,assicurandosi quelli per il miglior film drammatico,la migliore regia,la miglior attrice e la migliore sceneggiatura.
Come dicevo,un film ben realizzato,con una sceneggiatura ricavata dal soggetto originale del premio Pulitzer Maxwell Anderson,una sontuosa realizzazione scenica e di costumi.


Qualche forzatura,come il mai esistito incontro prima dell’esecuzione fra Anna e Enrico VIII non inficia il buon esito della pellicola,che resta storicamente abbastanza fedele a quanto accaduto nella realtà.
Forse l’unico vero errore è l’aver puntato su Richard Burton come interprete del personaggio di Enrico VIII,ma non certo per incapacità recitativa da parte del grande attore gallese quanto piuttosto per le differenti  caratteristiche fisiche.Re Enrico dall’essere aitante era diventato,con il passare del tempo,un uomo robusto ai limiti della pinguedine;ma tutto sommato si tratta di dettagli.
Il film scorre con piacevolezza,i vari attori svolgono diligentemente il loro lavoro e va segnalata l’ottima performance di Genevieve Bujold,alla sua prima vera parte importante in carriera.
Jarrott due anni dopo dirigerà un altro buon film storico,quel Maria Stuarda, regina di Scozia che racconterà la triste vicenda della cugina di Elisabetta I Tudor che finirà per essere decapitata come la madre di Elisabetta,la sventurata Anna Boleyn.

Anna dei mille giorni

Un film di Charles Jarrott. Con Irene Papas, Anthony Quayle, Richard Burton, Geneviève Bujold, John Colicos, Vernon Dobtcheff, Michael Hordern, Katharine Blake, Valerie Gearon, Michael Johnson, Peter Jeffrey,Joseph O’Conor, William Squire, Esmond Knight, Nora Swinburne Titolo originale Anne of the Thousand Days.
Storico, durata 145 min. – Gran Bretagna 1969.

 

 

Richard Burton: Re Enrico VIII
Geneviève Bujold: Anna Bolena
Irene Papas: Caterina d’Aragona
Anthony Quayle: Cardinale Wolsey
John Colicos: Thomas Cromwell
Michael Hordern: Conte Thomas Boleyn
Katharine Blake: Elizabeth Boleyn
Valerie Gearon: Mary Boleyn
Michael Johnson: George Boleyn
Peter Jeffrey: Duca di Norfolk
Joseph O’Conor: Vescovo Fisher
William Squire: Tommaso Moro
Esmond Knight: Kingston
Nora Swinburne: Lady Kingston
Vernon Dobtcheff: Mendoza
Brook Williams: Breareton
Gary Bond: Smeaton
T.P. McKenna: Norris
Denis Quilley: Weston
Terence Wilton: Lord Percy
Lesley Paterson: Jane Seymour
Nicola Pagett: Principessa Mary
June Ellis: Bess
Kynaston Reeves: Willoughby
Marne Maitland: Campeggio
Cyril Luckham: Priore Houghton
Amanda Walker: Dama di Anna
Charlotte Selwyn: Dama di Anna
Elizabeth Counsell: Dama di Anna
Juliet Kempson: Dama di Caterina
Fiona Hartford: Dama di Caterina
Lilian Hutchins: Dama spagnola di Caterina
Anne Tirard: Dama spagnola di Caterina
Amanda Jane Smythe: Elisabetta bambina

Enrico VIII Tudor

Anna Boleyn

 

Regia Charles Jarrott
Soggetto Maxwell Anderson
Sceneggiatura Bridget Boland, John Hale e Richard Sokolove
Produttore Hal B. Wallis
Casa di produzione Hal Wallis Productions
Fotografia Arthur Ibbetson
Montaggio Richard Marden
Musiche Georges Delerue
Scenografia Maurice Carter
Costumi Margaret Furse

 

ottobre 16, 2017 Posted by | Drammatico, Storico | , , , , | Lascia un commento

Padrona del suo destino

Venezia, 1583.
Veronica Franco, giovane e bellissima figlia della cortigiana Paola ama ricambiata il nobile Marco.
E’ un amore impossibile il loro; la famiglia di lui, aristocratica e altezzosa, non solo guarda con ostilità al legame fra i due giovani, ma ritiene sconveniente sia la posizione sociale della ragazza sia le sue origini.
Del resto per Marco la famiglia ha ben altre mire; un incarico di alto livello e un matrimonio conveniente.
Così Paola decide di instradare la giovane Veronica nel lavoro che lei ha svolto per anni e dopo averla convinta, non senza grandi resistenze da parte di Veronica, parte l’apprendistato di Veronica.


Inizia quindi un periodo di istruzione per Veronica, fatto di insegnamenti nell’arte della seduzione e di studi sulla sottile arte di compiacere l’uomo non solo a letto, ma anche fuori dal talamo.
Tra i due giovani quindi se non è finito l’amore è scemata la possibilità di un futuro assieme; Marco diventa un influente senatore, mentre Veronica si fa fama di cortigiana colta e sensuale.
Veronica nel segreto dell’alcova carpisce segreti importanti agli uomini più influenti della Serenissima e quando Venezia è minacciata dai turchi con conseguente guerra di difesa, a lei si rivolgono le mogli dei notabili, ansiose di conoscere il destino dei propri congiunti.
Quando scoppia la guerra, Venezia è costretta a rivolgersi al re di Francia per avere soccorso marittimo e l’appoggio della potente flotta reale francese; Veronica si offre di colloquiare con il sovrano francese ma l’inquisizione la blocca con l’accusa di stregoneria.


Ad un passo dalla condanna a morte, Veronica verrà salvata dal grande amore della sua giovinezza, Marco.
La sua difesa appassionata convince i numerosi amanti della ragazza a schierarsi dalla sua parte e alla fine la sua relazione con Marco tornerà ad essere di dominio pubblico, accettata a malincuore anche dalla sua famiglia.
Lussuosa e patinata rivisitazione della vera storia di Veronica Franco, che con Imperia fu una delle cortigiane più ammirate della Serenissima, Padrona del suo destino è un affascinante e ben girato film che si avvale di una fotografia stupenda e di una coreografia di costumi assolutamente impeccabile.


Il regista Marshall Herskovitz cerca di mantenersi fedele alla verità storica, aggiungendo un tocco di sentimenti ad una storia che mostra come le capacità di Veronica Franco andassero ben aldilà delle prodezze esercitate nei letti della nobiltà veneziana.
Sensibile, colta e affascinante Veronica è donna dal carattere fiero e volitivo, convinta dei propri mezzi e certa che riuscirà un giorno a riconquistare l’amore del bel Marco, che dal canto suo ama profondamente quella donna indomabile, che riuscirà a salvare proprio quando per lei il destino sembra aver scelto diversamente.


Sicuramente di gran livello è il cast, nel quale spicca la morbida e fiera bellezza di Catherine McCormack, attrice inglese dalle grandi qualità interprete fra l’altro dello splendido Braveheart – Cuore impavido; la sua interpretazione sensuale del eprsonaggio di Veronica è misurata ed elegante, così come misurata ed efficace è l’interpretazione del ruolo di Paola Franco da parte di Jacqueline Bisset.
Molto bene anche Rufus Sewell che interpreta Marco Venier, mentre da segnalare sono le presenze di Joanna Cassidy e Naomi Watts.
Il film ha come sfondo una Venezia in bilico fra la sua eterna e placida bellezza e le vicende drammatiche che ne influenzarono la storia sul finire del cinquecento, quando due grandi avvenimenti ne sconvosero l’equilibrio; la guerra contro i turchi, che minacciavano di estendere l’Islam a tutta l’Europa e la grande peste, il male nero che fece strage di veneziani.


Le vicende dei vari protagonisti non hanno nulla di stucchevole, anzi; molto ben descritta è l’atmosfera di intrighi che ci mostrano uno spaccato della vita veneziana del XVI secolo.
Nella seconda parte di questa recensione troverete una breve biografia di Veronica Franco, un personaggio affascinante come pochi, che seppe come la mitica Frine conquistare non solo il cuore dei suoi amanti, ma, cosa ben più difficile, i loro cervelli.
Un film consigliato per chi vuole immergersi per due ore in un’atmosfera storica seducente e affascinante, come è la Venezia descritta nel film con i suoi nitrighi, le sue passioni e i suoi amori.


Padrona del suo destino

Un film di Marshall Herskovitz. Con Catherine McCormack, Rufus Sewell, Oliver Platt, Fred Ward, Naomi Watts,Moira Kelly, Jacqueline Bisset, Jeroen Krabbe, Joanna Cassidy, Melina Kanakaredes, Daniel Lapaine, Justine Miceli, Jake Weber, Simon Dutton, Grant Russell, Simona Nobili, Luis Molteni Titolo originale Dangerous Beauty. Storico, durata 110 min. – USA 1998

Catherine McCormack … Veronica Franco
Rufus Sewell … Marco Venier
Oliver Platt … Maffio Venier
Fred Ward … Domenico Venier
Naomi Watts … Giulia De Lezze
Moira Kelly … Beatrice Venier
Jacqueline Bisset … Paola Franco
Jeroen Krabbé … Pietro Venier
Joanna Cassidy … Laura Venier
Melina Kanakaredes … Livia
Daniel Lapaine … Serafino Franco
Justine Miceli … Elena Franco
Jake Weber … Re Enrico
Simon Dutton … Ministro Ramberti
Grant Russell … Francesco Martenengo

Regia: Marshall Herskovitz
Soggetto: Margaret Rosenthal (dal libro”The Honest Courtesan”)
Sceneggiatura:Jeannine Dominy
Musiche: George Fenton
Cinematography :Bojan Bazelli
Editing :Arthur Coburn,Steven Rosenblum
Casting :Wendy Kurtzman,Mary Selway
Art Direction:Stefania Cella,Gianni Giovagnoni

Ritratto di Veronica Franco

La Venezia del 1500 contava oltre diecimila cortigiane, sparse per la città; una cifra notevole, rapportata alla popolazione. Il termine cortigiana in realtà è da intendersi molto esteso; rappresentava, difatti, una categoria sociale ben definita, quella a cui appartenevano donne che generalmente si prostituivano per le classi abbienti, lasciando al popolino l’esercito di prostitute a basso prezzo. A differenza di queste ultime, le cortigiane spesso avevano un minimo di istruzione, alle volte erano di nascita borghese, possedevano, in definitiva, doti che non erano soltanto fisiche, ma anche intellettuali. Del resto per le donne la vita era molto dura; sin da piccole erano obbligate a sognare o un matrimonio più o meno soddisfacente, oppure un lavoro, spesso umile. Solo alle donne appartenenti all’aristocrazia era concesso studiare canto o musica, a lavorar di tombolo o impegnarsi nelle lettere. Veronica Franco, il cui nome scomparve per tre secoli dalla storia, prima di riemergere nella prima metà dell’ottocento, rappresenta una figura di cortigiana particolare: bella, colta, intelligente. Tanto da divenire una delle più richieste del suo tempo, sia per l’abilità nel talamo, sia per la capacità di saper ammaliare quelli che potremmo chiamare clienti, non essendo utile usare giri di parole.
Veronica nacque tra il 1545 e il 1546 in una Venezia all’apice del suo splendore; figlia di una cortigiana, venne avviata da subito all’esercizio della professione proprio dalla madre, il termine cortigiana non era un termine dispregiativo, come potremmo immaginare oggi, ma era la sintesi di un lavoro che all’epoca veniva definito “honesto”, quasi a rimarcare il confine netto con chi invece si prostituiva tout court. Pure Bartolomeo Gamba, scrittore e bibliografo veneziano di fine settecento, la descrive in termini equivoci, forse risentendo della moralità dell’epoca, puritana e un tantino ipocrita:
Tra le Veneziane del secolo XVI questa leggiadra donna puossi giudicare l’Aspasia. Nata nel 1553, ( in realtà la data è sbagliata Ndr) crebbe in non ordinaria avvenenza, in ispirito, in cultura, in leggiadria; fregi tutti de’ quali appresso abusò accalappiando gl’incauti, e cantando troppo lubricamente di amori. Era la sua casa aperta alla gioventù più dedita a’ dissipamenti, sì però, che chi volea trovarsi più ricco di sue benigne parole dovesse andare più provveduto non dei doni della fortuna, ma di quelli dello spirito e dello ingegno. Tale dovette essere Marco Veniero patrizio, con cui, soggiornando in Verona, gareggiò la Franco nel comporre quei saporiti versi che ci restano tuttavia. Arrigo III al suo ritorno dalla Polonia per passare in Francia, giunto a Venezia l’anno 1574, avendo voluto visitarla ne restò sì preso, e n’ebbe tale martello al cuore, che non seppe di Venezia partire senza portar seco le sue sembianze effigiate dal Tintoretto. Ma nel più bel fiore de’ suoi dì, e fra le tresche e i convitti, sentissi Veronica d’improvviso inspirata dal cielo a lasciare una vita troppo ravviluppata nel fango mondano, e, dato tosto bando alle dissipazioni, si accinse a segnalarsi in opere di fervor religioso, nel che riuscì esemplarissima. Il pio ricovero del Soccorso, destinato ad accogliere le donne macchiate delle peggiori brutture, fu da lei instituito, e colle sue largizioni sostenuto. Ebbe molti figliuoli. Non si sa l’anno della sua morte, che credesi accaduta verso il finire del secolo.

Dipinto raffigurante Veronica Franco

In effetti Veronica univa a non comuni doti di fascino fisico, un’eleganza di portamento e un parlare affascinante, che portavano i patrizi della città, e non solo, a contendersi i suoi favori. A diciotto anni andò in sposa al dottor Paolo Panizza, ma il matrimonio naufragò subito, e ben presto, per mantenersi, Veronica ritornò al suo precedente lavoro. Contemporaneamente iniziò scrivere pensieri e poesie, che la resero popolare, unitamente alle spiccate doti fisiche. La ragazza, a vent’anni, era già inserita nel Catalogo di tutte le principale et piu honorate cortigiane di Venezia, in cui in pratica c’era il tariffario delle cortigiane, unitamente all’indirizzo al quale reperirle. Ricercata, amata, Veronica fece in breve fortuna, diventando la cortigiana più famosa della città; nel 1575 la sua fama era all’apice, e raccolse due volumi di poesie scritte nel corso degli anni sotto il titolo Rime.
Ecco cosa scriveva la Franco:

“Or, mentre sono al vendicarmi intenta,

entra in steccato, amante empio e rubello,

e qualunque armi vuoi tosto appresenta.

Vuoi per campo il segreto albergo, quello

che de l’amare mie dolcezze tante

mi fu ministro insidioso e fello?

febbraio 21, 2012 Posted by | Storico | , , , , , , , , , | Lascia un commento

Justine, ovvero le disavventure della virtù

Mentre è rinchiuso in carcere, il marchese Geremy Donatien De Sade (Klaus Kinskj), si dedica alla scrittura di un romanzo, Justine e Juliette.

Le protagoniste sono due sorelle molto diverse tra di loro; mentre Juliette è libertina e dai costumi facili, Justine è una ragazza morigerata e dalle ferme virtù. Un giorno restano orfane, e sono costrette ad andar via dal collegio in cui vivevano.

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Mentre Juliette trova immediatamente la sua strada, andando a lavorare in un postribolo, per Justine l’unica strada percorribile è quella della domestica.

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Ma nella casa dove va a vivere, il padrone si incapriccia di lei, e poichè non vuol cedere alle sue avance, la ragazza viene ingiustamente accusata di furto, imprigionata e condannata a morte. Grazie alla  Debois, una ladra famosissima che la prende in simpatia, evade dal carcere e segue la sua nuova protettrice a casa sua.

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Dove ben presto diventa la preda ambita dei compagni di ventura della donna; qui Justine conosce il timido Raymond, un pittore, e si innamora di lui. L’uomo la strappa dai delinquenti e la porta a vivere con se; ma ben presto le guardie reali scoprono il suo nascondiglio, e lei fugge per andare a trovare rifugio da un nobile, il marchese di Bressac.

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L’uomo, che ha in mente di uccidere la moglie, la mette al corrente delle sue intenzioni. Dopo aver commesso l’assassinio, Bressac decide di liberarsi di Justine, non prima di averla marchiata con l’infamante M, che distingueva i criminali dalla gente per bene. Ancora una volta Justine fugge, e questa volta trova rifugio in un convento.

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Ma il convento è abitato da una masnada di monaci violenti, sadici e dediti ai piaceri della carne. All’interno dello stesso, infatti, altre ragazze sono costrette a soddisfare le voglie oscene dei prelati. Un incendio permette a Justine di fuggire, ma questa volta il nemico è la sua vecchia protettrice, la Dubois, che la costringe ad esibirsi in un circo, nuda. Alla vista dell’infamante M., il pubblico la indica come assassina, e per Justine sarebbe finita se in quel momento non passasse sua sorella Juliette………….

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Diretto da Jesus Franco, il film, aldilà delle nudità generose di una giovane Romina Power, si segnala per l’ambientazione, per i costumi e per il cast, di alto livello, nel quale spiccano Terence Stamp, la Koscina, Kinsky, Rosalba Neri e Rosemary Dexter.Le musiche sono di Bruno Nicolai.

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Justine, ovvero le disavventure della virtù
Un film di Jesus Franco. Con Klaus Kinski, Akim Tamiroff, Jack Palance, Sylva Koscina, Romina Power, Maria Rohm, Rosalba Neri Titolo originale Marquis de Sade: Justine. Erotico, durata 124′ min. – Italia 1969.

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Justine le disavventure della virtù banner personaggi

* Romina Power: Justine
* Klaus Kinski: Marchese de Sade
* Maria Rohm: Juliette
* Jack Palance: Fratello Antonello
* Akim Tamiroff: Mr. de Harpin
* Howard Vernon: Fratello Clement
* Horst Frank: Marchese de Bressac
* Harald Leipnitz: Raymond
* Sylva Koscina: Marchesa de Bressac
* Mercedes McCambridge: la Dubois
* Rosalba Neri: Florette
* José Manuel Martín: Victor
* Gérard Tichy: il Conte
* Carmen del Rio: Mme de Buisson
* Rosemary Dexter: Claudine
* Gustavo Re: Mr. Desroches
* Serena Vergano: una prigioniera
* Jesús Franco: un ciarlatano
* Claudia Gravi: Olivia
* Luis Ciges: Rudolf
* Oscar Angel Petit: Jasmin
* Mike Brandel: Pierre

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Regia Jesús Franco
Soggetto Justine o le disavventure della virtù del Marchese de Sade
Sceneggiatura Harry Alan Towers
Produttore Towers of London,
Corona Filmproduktion,
Aica Cinematografica
Fotografia Manuel Merino
Montaggio Nicholas Wentworth
Musiche Bruno Nicolai
Scenografia Santiago Ontañón

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gennaio 24, 2009 Posted by | Storico | , , , , , | 4 commenti

Angelica alla corte del Re

Angelica alla corte del re locandina

Nel primo film della serie dedicata ad Angelica de Sancé  de Monteloup, intitolato Angelica marchesa degli angeli,abbiamo lasciato l’eroina creata da Anne e Serge Golon alla corte dei miracoli, dove si è rifugiata in seguito alla condanna al rogo di suo marito Joffrey de Peyrac. La donna ben presto, grazie al suo carisma, alla sua bellezza, diventa in qualche modo la regina dei clochard e dei disperati di Parigi, che popolano il sottosuolo della città. Ma anche tra gli straccioni esistono rivalità e invidie: così la donna si trova tra due fuochi, stretta tra lotte intestine a due fazioni rivali.

Angelica alla corte del re 5

Angelica alla corte del re 10

Nel corso della battaglia finale, Nicola, il suo primo amore, colui che le ha ridato una speranza, muore, mentre i figli di Angelica vengono catturati. La donna, caparbiamente, riesce a riottenere i suoi figli, e inizia a progettare un modo per poter riottenere la nobiltà perduta, il suo titolo e il posto che le spetta di diritto in società. Stabilitasi in una taverna, grazie all’intuizione di somministrare ai suoi avventori la cioccolata, praticamente sconosciuta in Francia, ridiventa ricca; ma i nobili, gelosi del suo successo, le incendiano la taverna, uccidendo uno dei suoi figli.

Angelica alla corte del re 1

Angelica alla corte del re 3

Angelica, disperata, decide di ricorrere ad un mezzo estremo per denunciare il misfatto: con l’aiuto di un giovane poeta, scrive dei libelli graffianti e ironici, denigrando la nobiltà e sopratutto gli autori del criminale gesto.
Ma ancora una volta il destino si prende beffe di Angelica: il giovane poeta rimane ucciso e solo per un caso riuscirà ad arrivare a corte, dove ben presto, con il suo charme e il suo savoir faire, diventerà la protetta del re Sole, Luigi XIV. Ora Angelica è ricca, ma vuole ancora di più: tornare ad essere una nobile. Perciò cerca di farsi sposare da Filippo de Plessis-Belliere, suo cugino, del quale è a conoscenza di un segreto terribile…..

Angelica alla corte del re 4

Angelica alla corte del re 2

Angelica alla corte del re, seguito del primo episodio della serie, Angelica marchesa degli angeli, è diretto da Bernard Borderie, che nel 1965 riprende le avventure della nobildonna francese creata dalla fantasia di Anne e Serge Golon; il ruolo è ovviamente affidato a Michelle Mercier, bellissima e affascinante come sempre. L’attrice francese, all’epoca del film ventiseienne, si cala per la seconda volta nel ruolo dell’affascinante Angelica, tratteggiandone al meglio il profilo di donna indomabile, avventurosa, che nemmeno il destino avverso riesce a piegare.Un nutrito cast di ottimi attori fa da comprimario alle gesta di Angelica; troviamo Giuliano Gemma nel ruolo di Nicola ( o Nicolas, come è chiamato nel romanzo il re degli straccioni della Corte dei Miracoli), Jean Rochefort in quello di Desgrez, l’ufficiale della polizia francese che diventerà in pratica l’unico vero amico della donna, segretamente innamorato di lei; Jean-Louis Trintignant nel ruolo di Claude le Petit,Claude Giraud in quello di Philippe de Plessis-Bellières, dapprima sprezzante con la cugina, accusata di essere una cioccolataia, in seguito succube di quella donna così bella e ostinata, tanto da farla ridiventare nobile sposandola;

Angelica alla corte del re 6

Robert Hoffman, nei panni del Cavaliere di Lorena, Jaques Toya in quelli del re Sole, Luigi XIV, in parti minori Rosalba Neri e Claire Mauirier.
Il fascino del film c’è tutto, c’è avventura, romanticismo, vendetta, i classici ingredienti del cappa e spada; ma Angelica alla corte del re non è un cappa e spada qualsiasi, è un film che avvince grazie ai continui colpi di scena, alla trama che, anche se dilatata, riesce sempre a coinvolgere. Difatti ancora oggi, a distanza di 45 anni dalla sua prima proiezione, il film continua a riscuotere un lusinghiero successo presso il pubblico, cosa riservata a davvero pochissimi esempi di film di questo genere.

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Angelica alla corte del re, un film di Bernard Borderie. Con Michèlle Mercier, Robert Hossein, Jean Rochefort, Jacques Toja, Sami Frey.Estella Blain, Fred Williams, Pasquale Martino, Jean Paredes, René Lefèvre, Michel Galabru, Philippe Lemaire, Ann Smyrner, Carol Le Besque, Michel Thomass
Titolo originale Angélique et le Roy. Avventura,  durata 107 min. – Francia 1965.

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Michèle Mercier: Angélique de Peyrac
Claude Giraud: Philippe de Plessis-Bellières
Jean Rochefort: Desgrez
Jean-Louis Trintignant: Claude le Petit
Giuliano Gemma: Nicolas
Claire Maurier: Ninon de Lenclos
Ernst Schröder: Il capitano du Châtelet
Charles Régnier: Conan Becker
Jacques Toja: Louis XIV
François Maistre: Prionce de Condé
Robert Porte: Monsieur
Denise Provence: Barbre
Noël Roquevert: Maître Bourjus, l’aubergiste
Rosalba Neri: La Polak
Elisabeth Ercy: Rosine
Patrick Lemaître: Flipot
Gino Marturano: Rodogone
Jacques Hilling: Molines
Henri Cogan: Cul-de-Bois
Serge Marquand: Jactance
Nadia Barentin: Jacqueline
Pietro Tordi: Le grand Coërse
Michael Münzer: Beau-Garçon
Robert Hoffmann: Chevalier de Lorraine
Malka Ribowska: La Brinvilliers
Le Nain Roberto: Barcarolle
Dominique Viriot: Linot

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Regia:     Bernard Borderie
Soggetto:     Anne & Serge Golon
Sceneggiatura:     Claude Brulé, Bernard Borderie, Francis Cosne e Daniel Boulanger
Produttore:     Francis Cosne e Raymond Borderie
Casa di produzione:     Films Borderie
Fotografia:     Henri Persin
Montaggio:     Christian Gaudin
Musiche:     Michel Magne
Scenografia:     René Moulaert
Costumi:     Rosine Delamare

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Angelica sonnecchiava, la mente agitata da lieti progetti, come una fanciullina alla vigilia di Natale. Due volte si raddrizzò e batté l’acciarino per accendere la candela e contemplare, disposte du due poltrone accanto al letto, le toilettes che avrebe indossato l’indomani per la caccia del re e il ballo che avrebbe seguito. Era piuttosto soddisfatta della toilette della caccia.

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maggio 19, 2008 Posted by | Storico | , , , | 4 commenti

Angelica (Marchesa degli angeli)

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Angélique de Sancé il de Monteloup,(da noi semplicemente Angelica) è una splendida ragazza che vive nella Francia del Re Sole,Luigi XIV;libera,intelligente e poco propensa alla disciplina,viene inviata da suo padre in casa del cugino,dove,involontariamente,ascolta una conversazione tra persone che complottano contro la vita di Luigi XIV.La ragazza ruba la fiala del veleno che i congiurati avrebbero dovuto utilizzare,il principe di Condè,uno dei congiurati,fa in modo che la ragazza venga inviata in un convento,per metterla a tacere.

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Angelica resta in convento 4 anni,ed esce solo perchè il padre ha deciso di darla in moglie al ricco e nobile Joffrey de Peyrac,dl quale Angelica sa soltanto che è molto più vecchio di lei,che è zoppo e che ha il volto deturpato da una cicatrice;la ragazza,disperata,si concede al suo unico amore,Nicola,ma viene sorpresa dal padre.

Così Angelica arriva a casa di De Peyrac,dove scopre che l’uomo che sta per sposare ha effettivamente i difetti fisici vociferati,ma che è anche una persona dal cuore gentile,pieno di premure per la sua bellissima sposa,e che è un uomo istruito e intelligente.

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Un uomo che non esita a dare asilo ad un innocente ricercato dall’inquisizione;Angelica,così,scopre di amare il marito e l’unione tra i due è allietata dalla nascita di un figlio.

Ma il destino è in agguato:il re Luigi XIV,durante la sua visita al castello di Joffrey,si invaghisce di Angelica;da quel momento per suo marito la vita si farà difficile,fino al giorno in cui De Peyrac viene arrestato con l’accusa di essere un eretico ed uno stregone;inutilmente la donna tenta di convincere il re a liberare suo marito.

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Che viene invece condannato a morte;Angelica,che ha avuto il secondo figlio,affida i suoi bambini alla sorella,e si rifugia nella Corte dei miracoli,dove incontra il suo vecchio amore,Nicola. L’uomo chiede ad Angelica di stringere un patto;la liberazione del marito in cambio della promessa di andare a vivere tutti e due in America. Angelica accetta,ma Nicola e i suoi arrivano troppo tardi in piazza De Greves;De Peyrac è bruciato sul rogo. Angelica,disperata,decide di rimanere a vivere nella corte dei miracoli,e cambia il suo nome in Marchesa degli Angeli.

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Tratte dai romanzi della coppia Anne e Serge Golon,le avventure della meravigliosa Angelica,com’era chiamata in Francia,altro non sono che un feuilleton di discreto livello. Il cinema si impossessò del suo personaggio,e grazie alla bellezza di Michele Mercier ne fece un personaggio conosciuto in tutto il mondo. Lei,la bellissima Mercier,interpretò anche i 4 film successivi,che restarono comunque di buon livello,grazie alla sapiente scelta di costumi e location,davvero ottimi,e sopratutto grazie anche al binomio amore/vendetta,un’accoppiata che al cinema paga sempre.

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Un film di Bernard Borderie. Con Philippe Lemaire, Robert Hossein, Giuliano Gemma, Michèlle Mercier, Rosalba Neri, Jean Rochefort, Claude Giraud. Genere Avventura, colore 105 minuti. – Produzione Francia 1964.

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De Vardès     Philippe Lemaire
Nicolas Merlot     Giuliano Gemma
François Desgrez     Jean Rochefort
Joffrey de Peyrac    Robert Hossein
Angélique Sancé de Monteloup     Michèle Mercier
Bernard d’Andijos     Bernard Woringer
Maître Bourié     Jean Topart
Il principe di condè de Condé     François Maistre
Jactance     Serge Marquand
Louis XIV     Jacques Toja
Philippe de Plessis-Bellières     Claude Giraud
L’arcivescovo di Toulouse    Jacques Castelot
Carmencita     Geneviève Fontanel
La Polak     Rosalba Neri
Le chevalier de Lorraine    Robert Hoffmann
Procureur Fallot     Yves Barsacq
Cul-de-bois     Henri Cogan
Barbe     Denise Provence
Margot     Noëlle Noblecourt

Regia:     Bernard Borderie
Soggetto:     Anne Golon e Serge Golon
Sceneggiatura:     Claude Brulé, Bernard Borderie, Francis Cosne e Daniel Boulanger
Produttore:     Francis Cosne e Raymond Borderie
Casa di produzione:     Borderie Films
Fotografia:     Henri Persin
Montaggio:     Christian Gaudin
Musiche:     Michel Magne
Scenografia:     René Moulaert
Costumi:     Rosine Delamare

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«Nutrice,» chiese Angelica, «perché Gilles di Retz uccideva tanti fanciulli?»
«Per il demonio, figlia mia. Gilles di Retz, l’orco di Machecoul, voleva essere il più potente signore del suo tempo. Nel suo castello non c’erano che storte, ampolle, pentole piene di rosse brode e di orrendi vapori. Il diavolo voleva che gli fosse offerto in sacrificio il cuore di un bambino. Così cominciarono i delitti. E le madri atterrite s’indicavano il nero torrione di Machecoul circondato di corvi, tanti erano nelle prigioni i cadaveri degli innocenti.»
«Li mangiava tutti?» chiese Angelica con voce tremante Maddalena, la sorellina di Angelica.
«Non tutti, non ce l’avrebbe fatta,» rispose la nutrice.

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maggio 15, 2008 Posted by | Storico | , , , , , | 4 commenti

Cleopatra

La lotta per il potere tra Caio Giulio Cesare e Pompeo è ormai alla fine;Cesare affronta nell’ultima battaglia il rivale,lo sconfigge e lo insegue per i mari,fino in Egitto,dove Pompeo chiede aiuto a Tolomeo XIV,fratello di Cleopatra,con la quale è in lotta per il trono d’Egitto.

Per inimicarsi il vincitore,Tolomeo fa uccidere e decapitare Pompeo,ma Cesare,inorridito,e soprattutto per dare una lezione a chiunque avesse attentato alla vita di un romano,decide di mettere sul trono d’Egitto la bellissima Cleopatra.

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Rex Harrison è Giulio Cesare

Il fascino della donna,le sue arti di seduzione,vincono ben presto il cuore del condottiero romano,e i due diventano amanti,tanto che dalla loro unione nasce un figlio,Cesarione. Cesare porta con se la regina a Roma,dove però viene ucciso da una congiura organizzata dal figliastro Bruto,in collaborazione con Cassio.

Ad Antonio,generale romano,viene affidato l’incarico di inseguire i due fuggitivi;Antonio arriva in Egitto,e anche lui si innamora della bellissima Cleopatra,che nel frattempo è ritornata nel suo paese.

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Elizabeth Taylor è Cleopatra

La passione tra i due sfocia inevitabilmente in una congiura di corridoio a Roma,dove Antonio viene visto come un nemico della patria,avendo scelto di restare in Egitto con la sua amante. E’ l’erede di Cesare,Ottaviano,che ad Azio sconfigge le poche legioni fedeli a Antonio e a Cleopatra,che,perduti,decidono di darsi la morte. Polpettone storico in stile peplum,Cleopatra costò una cifra spropositata,e il non felice esito ai botteghini mandò quasi in rovina la 20th Century Fox,che aveva investito moltissimo nel titanico lavoro di Mankievitz;Cleopatra venne girato negli studi di Cinecittà,a Roma,con uno sfarzo imponente,ma con scarsa aderenza storica.

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Tutto appare troppo grande,dalla profusione dei costumi fino alla bellezza davvero eccessiva di Cleopatra,della quale,storicamente,si elogiava solo la cultura e il fascino,doti che potrebbero appartenere anche ad una donna non bella.Il film portò comunque alle stelle la notorietà di Elizabeth Taylor,assolutamente inarrivabile nella sua straordinaria bellezza,e si trasformò in una miniera di gossip per anni,grazie allo sbocciare della storia d’amore tra Liz e Richard Burton,l’Antonio del film.

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In pratica Cleopatra fu uno degli insuccessi più clamorosi della storia del cinema;i motivi sono da ricercare probabilmente nello scarso fascino che esercitò il film sulle platee mondiali,unito probabilmente all’eccessiva lunghezza dello stesso.

Cleopatra
un film di Joseph L. Mankiewicz. Con Elizabeth Taylor, Richard Burton, Rex Harrison, Hume Cronyn, George Cole, Pamela Brown,
Roddy McDowall. Genere Storico, colore 243 minuti. – Produzione USA 1963.

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Elizabeth Taylor: Cleopatra
Richard Burton: Antonio
Rex Harrison: Giulio Cesare
Pamela Brown: High Priestess
George Cole: Flavio
Hume Cronyn: Sosigene
Cesare Danova: Apollodoro
Kenneth Haigh: Bruto
Andrew Keir: Agrippa
Martin Landau: Rufio
Roddy McDowall: Ottaviano – Cesare Augusto
Robert Stephens: Germanico
Francesca Annis: Eiras, Cleopatra’s handmaiden
Gregoire Aslan: Potino
Martin Benson: Ramos
Herbert Berghof: Teodoto
John Cairney: Febo
Jacqui Chan: Lotos, royal taster
Isabelle Cooley: Charmian
John Doucette: Achilla
Andrew Faulds: Canidio
Michael Gwynn: Cimber
Michael Hordern: Cicerone
John Hoyt: Cassio
Marne Maitland: Euphranor
Carroll O’Connor: Casca
Richard O’Sullivan: Faraone Tolomeo XIII
Gwen Watford: Calpurnia
Douglas Wilmer: Decimo

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Regia:     Joseph L. Mankiewicz
Soggetto:     Carlo Mario Franzero
Sceneggiatura:     Joseph L. Mankiewicz, Ranald MacDougall, Sidney Buchman
Fotografia:     Leon Shamroy
Montaggio:     Dorothy Spencer
Effetti speciali:
Musiche:     Alex North
Scenografia:     Herman Blumenthal, Hilyard Brown, John de Cuir, Boris Juraga, Maurice Pelling, Jack Martin Smith, Elven Webb, Paul S. Fox, Ray Moyer, Walter M. Scott

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maggio 12, 2008 Posted by | Storico | , , , | Lascia un commento

Le crociate

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Baliano è un fabbro che vive in un piccolo paese della Francia;un giorno muore sua moglie e lui scopre che un sacerdote del villaggio ha profanato il suo corpo essendo morta suicida. Lo uccide,e da quel momento diventa un ricercato. Ma per sua fortuna sulle sue tracce c’è suo padre,Goffredo di Ibelin,che gi consiglia,per guadagnarsi il perdono,di diventare crociato,partecipando alla difesa di Gerusalemme.

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Baliano accetta,proprio mentre un gruppo di soldati attacca il gruppo di Goffredo,che rimane gravemente ferito. Baliano e i sopravvissuti si recano in Puglia,dove si imbarcano per la terra santa;ma durante il viaggio la nave sulla quale è Baliano affonda;il giovane riesce miracolosamente a salvarsi e si inoltra nel deserto,dove uccide,in leale combattimento,un arabo,risparmiando la vita al suo servitore,che in realtà è il braccio destro del potente Saladino,il capo dell’esercito musulmano.

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Baliano arriva a Gerusalemme,mentre suo padre,dopo avergli consegnato l’anello nobiliare,muore per le conseguenze delle ferite riportate nel combattimento. Il giovane adesso è un nobile,ma deve fare i conti con il potente Guido di Lusingano,che ha sposato la sorella de re lebbroso Baldovino IV,Sibilla. Nel frattempo,i continui attacchi dei cavalieri crociati alla popolazione araba dei dintorni di Gerusalemme,provocano una grave crisi;durante uno di essi,infatti, Reginaldo di Chatillon,crudele braccio destro di Guido,uccide senza motivo la sorella del Saladino.

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Che muove all’attacco di Gerusalemme,fermato solo dal re,Baldovino,che promette di punire i colpevoli. Ma il re muore,e Guido di Lusingano,stoltamente,attacca le truppe del Saladino,che massacra l’esercito cristiano. Gerusalemme è ormai priva di difese,ma Baliano,che è riuscito a dotarla di buone difese,regge eroicamente all’assedio,aiutato da tutti gli uomini validi della città,consci che con la presa della città nessuno avrebbe avuto salva la vita.

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Saladino,per non dissanguare ulteriormente le sue truppe,concede ai coraggiosi difensori l’onore delle armi,concedendo a tutti la vita,a patto di lasciare la città per sempre. Cosi’ Baliano,accompagnato da Sibilla,di cui si è innamorato,si imbarca per la Francia;ad attenderlo c’è la vecchia vita da maniscalco,in compagnia della donna amata.Ridley Scott gira un film epico e abbastanza attendibile storicamente,pieno di splendide scene di battaglia,fra le quali va segnalata quella dell’assedio di Gerusalemme. Buon ritmo,splendida fotografia e soprattutto bei costumi. Ottime le prove degli attori,fra i quali si segnalano Orlando Bloom e Eva Green un’affascinante Sibilla.

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Le crociate,
un film di Ridley Scott. Con Orlando Bloom, Eva Green, Liam Neeson, Jeremy Irons, Jouko Ahola, Shane Attwooll,
Tim Barlow, Christian Boeving, Marton Csokas, Samira Draa, Eriq Ebouaney, Khaled El Nabaoui, Jon Finch, Michael Fitzgerald,
Brendan Gleeson, Ghassan Massoud, Kevin McKidd, Nasser Memarzia, Edward Norton, Michael Shaeffer, Michael Sheen,
Alexander Siddig, David Thewlis, Ulrich Thomsen, Velibor Topic. Genere Drammatico, colore 145 minuti. – Produzione USA, Spagna, Gran Bretagna 2005. –

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Le crociate protagonisti

Nathalie Cox    …     La moglie di Baliano
Eriq Ebouaney    …     Firuz
Jouko Ahola    …     Odo
David Thewlis    …     Hospitaler
Liam Neeson    …     Godfrey de Ibelin
Orlando Bloom    …     Balian de Ibelin
Bronson Webb    …     Appredista

Nikolaj Coster-Waldau    …     Sceriffo del villaggio
Steven Robertson    …     Marito di Angelica
Marton Csokas    …     Guy di Lusignano
Alexander Siddig    …     Imad
Velibor Topic    …     Almaric
Michael Shaeffer    …     Giovane sergente
Eva Green    …     Sibylla
Brendan Gleeson    …     Reynald de Chatillon
Nasser Memarzia    …     Muslim Grandee
Jeremy Irons    …     Tiberias
Jon Finch    …     Jerusalem
Edward Norton    …     Re  Baldovino
Lotfi Yahya Jedidi    …     Il vecchio Ibelin
Samira Draa    …     Domestica di Sibylla
Ulrich Thomsen    …     Mestro dei templari
Matthew Rutherford    …     Cavaliere
Michael Fitzgerald    …     Humphrey
Ghassan Massoud    …     Saladino
Khaled Nabawy    …     Mullah
Karim Saleh    …     Messaggero dei saraceni
Shane Attwooll    …     Reginaldo cavaliere Templare
Giannina Facio    …     La sorella di saladino
Emilio Doorgasingh    Ingegnere Saraceno
Peter Cant    …     Ragazzo paesano
Angus Wright    …     Richard’s Knight
Iain Glen    …     Riccardo Cuor di leone

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Regia:     Ridley Scott
Soggetto:
Sceneggiatura:     William Monahan
Produttore:     Ridley Scott
Casa di produzione:     20th Century Fox
Distribuzione (Italia):     Medusa Film
Fotografia:     John Mathieson
Musiche:     Harry Gregson-Williams

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È una suicida: tagliale la testa. E riporta l’accetta.

Non do alcun credito alla religione. Sotto la parola religione ho visto la follia di fanatici di ogni denominazione venire chiamata “Volontà di Dio”, la santità sta nell’agire rettamente e nel coraggio da parte di coloro che non possono difendersi, la bontà, ciò che Dio desidera sta qui, secondo ciò che decidete di fare ogni giorno, sarete un uomo buono o no.

– Non abbiate timore innanzi ai vostri nemici. Siate impavidi e retti, cosicché Dio possa amarvi! Dite il vero anche se vi conduce alla morte! Salvaguardate gli indifesi. È il vostro giuramento! E questo affinché te ne ricordi. Sorga un cavaliere!… Sorga un cavaliere!
– Chi credete di essere? Pensate che fare di un uomo un cavaliere lo farebbe combattere meglio?
– Si!

Se Dio non ti ama, come hai potuto fare tutto quello che hai fatto?

Che uomo è un uomo che non rende il mondo migliore?

Sono quello che sono… qualcuno deve pur esserlo…

Come puoi essere all’Inferno se sei nei mio cuore?

Non abbiate timore innanzi ai vostri nemici, siate impavidi e retti così che Dio possa amarvi.dite il vero… anche se vi conduce alla morte, salvaguartdate gli indifesi, è il vostro giuramento. Sorga un cavaliere!

Siate senza paura di fronte al nemico;
Siate coraggiosi e giusti;
Proclamate la verità, anche a costo della vita.
Difendete gli oppressi e non piegatevi al male.
Questo è il vostro giuramento!!

A Dio non importa, e se gli dovesse importare, allora non è Dio

Amico, la tua fama sarà nota ai tuoi nemici prima ancora che tu li abbia conosciuti.

Chi conduce la resistenza?
Baliano di ibelin, mio signore.
Quello che tu hai lasciato in vita a Kerak?
Sì, lui… mi chiedevo se fosse stato meglio che tu lo uccidessi… non avrei dovuto avere te come re!






maggio 3, 2008 Posted by | Storico | , , , | Lascia un commento

Il nome della rosa

 Anno 1327

Guglielmo da Baskerville,ex inquisitore,attualmente frate francescano,viaggia verso un monastero dell’Italia settentrionale in compagnia di un suo allievo,Adso. Nel monastero dovrebbe avvenire un incontro cruciale per il mondo cattolico,quello tra i francescani e i domenicani,con la mediazione degli inviati del papa.

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Sean Connery è Fra Gugliemo da Baskerville

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Ma appena arrivato nel monastero,accolto con diffidenza dai monaci residenti,Guglielmo si rende conto che qualcosa non va;è l’inizio di una serie raccapricciante di delitti,mentre all’interno del monastero vengono fuori una serie di segreti inconfessabili,come relazioni omosessuali,incontri con una ragazza,gelosia e tutto il campionario delle umane meschinerie.

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Guglielmo da Baskerville indaga tra reticenze e strani ed ambigui personaggi,come due ex eretici dulciniani,tra ostacolo frapposti ad arte e soprattutto in conflitto con l’inquisitore Bernardo Guy.

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Tratto dal romanzo di Eco,il film si muove come un gotico medioevale,sviluppando una trama complessa come quella descritta da Eco nel suo libro. Mancano,com’e’ ovvio,la profondità dei personaggi,tratteggiati dallo scrittore in un libro molto lungo.

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Tuttavia l’operazione di Annaud può dirsi riuscita,grazie alle buone interpretazioni degli attori,ma soprattutto grazie ad una storia ben congegnata,che non fa rimpiangere i dialoghi alle volte ironici,alle volte troppo dotti,del libro da cui è tratto. Qualche difetto,come un’ eccessiva dose di anticlericalismo si avverte qua e la,ma non tale da inficiare il risultato finale.

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Bella la location del film,girato in arte a Roma,negli studi di Cinecittà e in parte nel castello di Kloster Eberbach,in Germania, il monastero del romanzo e del film.

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un film di Jean-Jacques Annaud. Con Sean Connery, F. Murray Abraham, Christian Slater, Kim Rossi Stuart,
Ron Perlman, Gianni Rizzo, Francesco Maselli, Franco Marino, Vernon Dobtcheff, Pietro Ceccarelli, Umberto Zuanelli,
Armando Marra, Franco Diogene, Peter Berling, Giordano Falzoni, Michael Lonsdale, Andrew Birkin, William Hickey,
Valentina Vargas, Francesco Scali. Genere Thriller, colore 130 minuti. – Produzione Italia, Francia, Germania 1986.

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Sean Connery: Guglielmo da Baskerville
Christian Slater: Adso da Melk
F. Murray Abraham: Bernardo Gui
Feodor Chaliapin Jr.: Jorge da Burgos
Michael Lonsdale: l’abate Abbone
Elya Baskin: Severino, l’erborista
Volker Prechtel: Malachia, il bibliotecario
Valentina Vargas: fanciulla senza nome
William Hickey: Ubertino da Casale
Michael Habeck: Berengario
Urs Althaus: Venanzio
Ron Perlman: Salvatore
Vittorio Zarfati: messo del Papa
Gianni Rizzo: messo del Papa
Franco Diogene: messo del papa
Leopoldo Trieste: Michele da Cesena
Helmut Qualtinger: Remigio da Varagine, il cellario
Lucien Bodard: card. Bertrand
Maria Tedeschi: monaco
Aristide Caporale: monaco
Franco Adducci: monaco
Luigi Leoni: monaco
Francesco Scali: monaco
Dwight West: voce narrante (Adso da adulto)

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Regia Jean-Jacques Annaud
Soggetto Umberto Eco (dal romanzo omonimo)
Sceneggiatura Andrew Birkin, Gérard Brach, Howard Franklin e Alain Godard
Produttore Bernd Eichinger, Bernd Schaefers, Franco Cristaldi (co-produttore),
Alexandre Mnouchkine (co-produttore), Pierre Hébey (produttore associato), Herman Weigel (produttore associato)
Produttore esecutivo Thomas Schühly, Jake Eberts
Casa di produzione Neue Constantin Film, Zweites Deutsches Fernsehen (ZDF), Cristaldifilm, Radiotelevisione Italiana, Les Films Ariane, France 3 Cinéma
Distribuzione (Italia) Columbia Pictures Italia
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Jane Seitz
Musiche James Horner
Scenografia Dante Ferretti
Costumi Gabriella Pescucci

Pino Locchi: Guglielmo da Baskerville
Sandro Acerbo: Adso da Melk
Sergio Rossi: Bernardo Gui
Renato Mori: Jorge da Burgos
Luciano De Ambrosis: l’abate Abbone
Sergio Di Stefano: Severino, l’erborista
Gianfranco Bellini: Malachia, il bibliotecario
Giorgio Lopez: Ubertino da Casale
Carlo Croccolo: Remigio da Varagine, il cellario
Glauco Onorato: card. Bertrand
Riccardo Cucciolla: voce narrante (Adso da adulto)

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Giunto al termine della mia vita di peccatore, mentre declino canuto insieme al mondo, mi accingo a lasciare su questa pergamena testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui mi accadde di assistere in gioventù, sul finire dell’anno del Signore 1327. Che Dio mi conceda la grazia di essere testimone trasparente e cronista fedele di quanto allora avvenne in un luogo remoto a nord della penisola italiana, in un abbazia di cui è pietoso e saggio tacere anche il nome.

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Quando la femmina, che per sua natura è tanto perversa, diventa sublime per la sua santità, essa può essere il più nobile veicolo della grazia… Pulchra enim sunt ubera, quae paulum supereminent (Ubertino)

Apprendi a mortificare il tuo intelletto! Piangi sulle ferite di Nostro Signore! E soprattutto getta tutti i tuoi libri! (Ubertino, fuggendo dall’abbazia)

Ma ora che sono molto, molto vecchio, mi rendo conto che di tutti i volti che in passato mi ritornano in mente, più chiaro di tutti, vedo quello della fanciulla che ha visitato tante volte i miei sogni di adulto e di vegliardo. Eppure, dell’unico amore terreno della mia vita non avevo saputo mai, né seppi mai: il nome..(Adso)

Verba vana ad risu apte non loqui (trad: Non pronunziare parole vane che inducono al riso) (Jorge da Burgos)

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aprile 27, 2008 Posted by | Storico | , , , , , | Lascia un commento

Gesù di Nazareth

Gesu di Nazareth locandina

Sei ore e undici minuti di sceneggiato,per raccontare la vita di Gesù di Nazareth,presa quasi per intero dai Vangeli canonici,con qualche escursione tra gli episodi più noti degli apocrifi.
Girato da Franco Zeffirelli nel 1977,produzione inglese,venne accolto con diverso favore dagli spettatori nel mondo.

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Robert Powell è Gesù

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Yorgo Voyagis interpreta Giuseppe

In America e in Italia fu un trionfo,molto meno in Inghilterra,dove i critici imputarono a Zeffirelli uno stile troppo da kolossal ,seguiti,in questo,da alcuni critici nostrani,che denigrarono la mania copiata dagli americani di voler trasformare anche la vita di Gesù in un polpettone.

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Olivia Hussey è la Vergine Maria

Sicuramente un’accusa ingiusta,in quanto Zeffirelli cercò di mediare la necessità di portare sullo schermo un Gesù adatto alla grande platea con quella di non trasformare tutto in un’operazione meramente commerciale.

Per il Gesù venne messo su un cast stellare: Robert Powell,Olivia Hussey,Anne Bancroft, James Mason, Rod Steiger, Peter Ustinov;,R. Richiardson, J. Philips, Claudia Cardinale, Ian Holm, James Earl Jones, Renato Rascel, Laurence Olivier,Valentina Cortese,Anthony Quinn,Michael York,Ernest Borgnine: praticamente il meglio della cinematografia mondiale.

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Donald Pleasence è Melchiorre

Il ruolo di Gesù venne ricoperto da uno straordinario ed intenso Robert Powell,dal viso ascetico,scarno,un credibile Messia che si aggira sui posti dove realmente avvenne la più grande storia mai raccontata.
Il Gesù di Zeffirelli si muove in un mondo poco propenso a dare credibilità ad un uomo venuto non per portare la guerra,ma per annunciare,al mondo,che il figlio di Dio è sceso tra gli uomini per redimerli e per dare loro una speranza;i miracoli,come il ridare la vista al cieco (un sublime Renato Rascel) diventano la testimonianza dell’amore di Dio per la sua creatura prediletta.

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Fernando Rey è Gasparre

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Lorenzo Monet è Gesu a 12 anni

E’ questa,in sintesi,l’opera di Zeffirelli,che cerca di restare fedele ai racconti tradizionali,senza molti voli pindarici,ma semplicemente rispecchiando le storie dei Vangeli.
Seguiamo quindi tutto il percorso del Messia,dalle sue prime predicazioni all’incontro con la Maddalena,dalle nozze di Cana ai tormenti dell’orto del Getsemani fino alla tragica ed esaltante conclusione sulla croce.
Un film ad ampio respiro,che riesce a coinvolgere lo spettatore con una storia accurata e precisa,in cui Gesù diventa faro di luce e di speranza per l’umanità.
Un film ortodosso nel senso della sua regia,accurata e attenta ai dettagli,ben coadiuvata da un’ottima colonna sonora,di Jean Michel Jarre.

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Peter Ustinov interpreta Erode il Grande

Gesu di Nazareth 8Michael York è Giovanni Battista

In un film del genere inutile cercare tra gli attori chi si è calato meglio nella parte; tuttavia restano dei pezzi di bravura quelli di Lawrence Olivier,quello di Anthony Quinn nei panni di Erode e di Olivia Hussey in quello della Vergine,oltre al citato cameo di Renato Rascel.

Gesù di Nazareth, un film di Franco Zeffirelli. Con Robert Powell, Olivia Hussey, Anne Bancroft, Yorgo Voyagis, James Farentino, Ian Bannen, Glauco Onorato, Pino Colizzi, Ian Holm, Anthony Quinn, Ernest Borgnine, Valentina Cortese, Laurence Olivier, Renato Rascel, Marina Berti, Regina Bianchi, Robert Beatty, Peter Ustinov, Claudia Cardinale, Cyril Cusack, Oliver Tobias, Christopher Plummer, Fernando Rey, Michael York, Tony Vogel, Stacy Keach, Ralph Richardson, Maria Carta, Antonello Campodifiori, Lee Montague, Donald Sumpter, Norman Bowler, Nancy Nevison, Mimmo Crao, Isabel Mestres, Renato Montalbano, Rod Steiger, James Mason
Titolo originale Jesus of Nazareth. Storico, durata 237 min. – Gran Bretagna, Italia 1977.

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Valentina Cortese è Erodiade

Gesu di Nazareth 10James Farentino è Simon Pietro

Gesu di Nazareth 11Anne Bancroft è Maria Maddalena

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Ian Holm
è Zerah

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Ian McShane è Giuda Iscariota

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Stacy Keach è Barabba

Gesu di Nazareth 15Ernest Borgnine , il centurione

Gesu di Nazareth 16Laurence Olivier è Nicodemo

Gesu di Nazareth 17James Mason è Giuseppe di Arimatea

Gesu di Nazareth 18Anthony Quinn è il sommo sacerdote Caifa

Gesu di Nazareth 19Rod Steiger è Ponzio Pilato

Gesu di Nazareth banner personaggi

Robert Powell …     Gesu
Anne Bancroft …     Mara Maddalena
Ernest Borgnine …     Centurione
Claudia Cardinale …     Adultera
Valentina Cortese …     Erodiade
James Farentino …     Simon Pietro
James Earl Jones …     Balthazar
Stacy Keach …     Barabba
Tony Lo Bianco …     Quintilio
James Mason …     Giuseppe di Arimatea
Ian McShane …     Giuda Iscariota
Laurence Olivier …     Nicodemo
Donald Pleasence …     Melchiorre
Christopher Plummer …     Erode Antipa
Anthony Quinn …     Caifa
Fernando Rey …     Gasparre
Ralph Richardson …     Simeone
Rod Steiger …     Ponzio Pilato
Peter Ustinov …     Erode il Grande
Michael York …     Giovanni Battista
Olivia Hussey …     La Vergine Maria
Cyril Cusack …     Yehuda
Ian Holm …     Zerah
Yorgo Voyagis …     Giuseppe

Ian Bannen    …     Amos
Marina Berti    …     Elizabetta
Regina Bianchi    …     Anna
Maria Carta    …     Marta
Lee Montague    …     Habbukuk
Renato Rascel …     Il cieco
Oliver Tobias    …     Joel
Norman Bowler    …     Saturnino
Robert Beatty    …     Proculus
John Phillips    …     Naso
Ken Jones    …     Jotham
Nancy Nevinson    …     Abigail
Renato Terra    …     Abel
Roy Holder    …     Enoch
Lorenzo Monet    …     Gesu a 12 anni
Michael Cronin    …     Eliphaz
Forbes Collins    …     Jonas
Tony Vogel    …     Andrea
Murray Salem    …     Simone  Zelota
Steve Gardner    …     Filippo

Muller    …     Giacomo
John Tordoff    …     Malachia
Keith Washington    …     Matteo
Sergio Nicolai    …     Giacomo II
Isabel Mestres    …     Salome
Bruce Lidington    …     Tommaso
Derek Godfrey    …     Elia
Mimmo Craig    …     Thaddeo
John Eastham    …     Bartolomeo
Robert Davey    …     Daniele
Oliver Smith    …     Saul
George Camiller    …     Hosias
Francis De Wolff    …     Simone il Fariseo
Antonello Campodifiori    …     Ircanus
Tim Pearce    …     Rufus
Paul Curran    …     Samuele
Mark Eden    …     Quartus
Bruno Barnabe    …     Ezra
Simon MacCorkindale    …     Lucius
Lionel Guyett    …     HaggaiJohn Duttine    …     Giovanni
Michael Haughey    …     Nahum
Keith Skinner    …     L’ossesso
Jonathan

Gesu di Nazareth banner cast

Regia:                  Franco Zeffirelli
Sceneggiatura:     Anthony Burgess – Suso Cecchi D’Amico – Masolino D’Amico
Fotografia:     Armando Nannuzzi e David Watkin
Musiche:     Maurice Jarre
Scenografia:     Gianni Quaranta
Costumi:     Marcel Escoffier e Enrico Sabbatini
Casa di produzione:     Rai – Radiotelevisione italiana – ITC-Incorporated Television Company
Casting :           Dyson Lovell

Gesu di Nazareth banner citazioni

Io ho parlato apertamente mi hanno sentito tutti ho insegnato nelle sinagoghe è nel tempio non ho tenuto nulla in segreto , perché allora lo chiedi a me ? chiedilo a quelli che erano con me ? lo sanno quel che io ho detto.

Sono io che dovrei essere battezzato da te e tu vieni da me.

Gesu di Nazareth banner recensioni

“In occasione della Pasqua 78 la Titanus ha stampato, come un santino di lusso, uno special di quattro ore tratto dalle 5 puntate trasmesse dalla TV. Gesù di Nazareth è un tipico saggio della merce religione destinata ai consumatori dell’emisfero capitalista. Nonostante la debolezza delle sue motivazioni culturali e l’evidente ignoranza degli indispensabili aggiornamenti cristologici, l’opera risulta stilisticamente molto elaborata. Nato dalla costola del maestro di Senso, da cui ha ereditato una forte professionalità, il regista fiorentino rappresenta compiutamente il versante deteriore del viscontismo, quando la regia diventa arredamento su uno sfondo ideologico degradato. Girato nella lingua dell’impero americano, sponsorizzato dalle multinazionali, ricco di tutti gli imprimatur della chiesa preconciliare, il Vangelo secondo Zeffirelli è un compromesso fra la messinscena lirica, la passerella di cameo performances e il film storico hollywoodiano. Non solo fa rimpiangere il sublime poverismo di Pasolini, ma sfigura anche nel confronto con il discusso Messia rosselliniano. Ben poco ha da spartire con l’idea del bello e dell’edificante predicata dal film il testo originario di Anthony Burgess, che da buon cattolico convertito si illudeva di regolare in questa sede i suoi difficili conti con il Dio-uomo. L’autore di Un’arancia a orologeria, deluso dalla collaborazione con Zeffirelli, ha dedicato alla figura di Gesù Cristo un romanzo che i primi lettori hanno giudicato originale e problematico.”
Tullio Kezich




aprile 25, 2008 Posted by | Storico | | Lascia un commento