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Gli occhi azzurri della bambola rotta

Gli occhi azzurri della bambola rotta locandina 3

Un ex detenuto sta facendo autostop per recarsi in un piccolo paese di montagna in Francia.
E’ Gilles,che ha deciso di rifarsi una vita e ricominciare da zero la sua esistenza.
Il villaggio in cui approda Gilles è, come tutti i piccoli centri, arroccato dietro la difesa dei piccoli privilegi personali e nessuno sembra essere disposto ad offrire un’opportunità all’uomo,sopratutto alla luce del suo burrascoso passato.
Tutti tranne Claude.
La donna, invalida ad una mano, decide di assumerlo come uomo tuttofare ed impiegarlo nella sua villa dove vive con le sue due sorelle;Nicole, la prima, è una donna con problemi legati ad una ninfomania irrefrenabile mentre la seconda, Yvette, vive su una carrozzella assistita dal medico condotto del paese e da una infermiera.
L’arrivo di Gilles è accolto di cattiva grazia da Renè, l’uomo che precedentemente si occupava della villa, mentre in paese accade qualcosa di grave.
I cadaveri di tre donne vengono recuperati, tutti con lo stesso tratto identificativo, ovvero la mancanza degli occhi; le tre donne avevano in comune il fatto di essere bionde e di avere gli occhi azzurri.

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I sospetti ovviamente convergono su Gilles,l’ultimo arrivato e con la fedina penale sporca,il quale ha avuto problemi con Renè al punto di aver tentato di ucciderlo.
L’ispettore Pierre è convinto che il misterioso assassino altri non sia che Gilles,il quale dal canto suo ha allacciato una relazione con Claude, seguita con attenzione da Nicole, che dal’alto della sua malattia vorrebbe aggiungere Gilles alla sua vasta collezione di amanti.
Tra Claude e Nicole nasce così una rivalità accesa, troncata dall’improvvisa morte di Nicole, che viene rinvenuta cadavere;sembrerebbe un altro assassinio imputabile al misterioso killer, ma in questo caso alla donna non sono stati tolti gli occhi.
Gilles, braccato dalla polizia, completamente innocente dei delitti che gli vengono imputati viene ucciso a colpi di pistola,proprio sotto gli occhi di Claude, la sua amante.
Ma nel frattempo accade qualcosa che dimostrerà l’innocenza di Gilles.

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La giovane Caroline, l’infermiera addetta alle cure di Yvette, al terza sorella, viene aggredita dal misterioso assassino e riesce a rifugiarsi, benchè ferita, nell’ambulatorio del dottor Philippe.
Il misterioso killer rivela così la sua identità:si tratta proprio di Yvette, che in realtà non è affatto affetta da paralisi;al culmine di una lotta senza tregua, Yvette uccide Caroline, prima di soccombere ad un colpo letale di coltello inferto da un’altra figura misteriosa….
Ovviamente non vado oltre nell’analisi della trama per non rivelare quello che sarà l’ultimo colpo di scena di Gli occhi azzurri della bambola rotta,film oscillante tra il thriller e l’horror diretto nel 1973 da Carlos Aured,che porta sullo schermo una sceneggiatura di Paul Naschy, uno degli interpreti del film.
Un giallo o thriller o horror che dir si voglia povero allo stesso tempo di idee e di qualità registiche, visto l’andamento ondivago della trama, lacunosa in molti punti e che ha l’unico merito di rendere così molto difficile la comprensione dell’identità del killer.
I colpi di scena finali arrivano a conclusione di un film che fino a quel momento si è distinto principalmente per la grossolanità degli effetti usati, oltre che per una certa sciatteria generale dovuta alla mancanza probabilmente di soldi per costruire un impianto più solido e meno artefatto.
Lo stile di Aured mostra evidenti tributi al giallo di casa nostra, con la differenza non da poco di ricalcare le trame argentiane tanto in voga nel nostro paese con scarsa mano e ancor più scarsa abilità.
Il film è rozzo, va a scatti, mostra più di un tributo a Gatti rossi in un labirinto di vetro, sopratutto nell’idea di rendere protagonisti del film dei cadaveri privi di occhi, estirpati al solito da un pazzo assassino.
A ben vedere gli assassini sono due e questo dovrebbe creare suspence ma in realtà, alla luce del finale assolutamente incoerente e mal girato si può parlare di classica ciliegina sulla torta che rovina però una torta dal retrogusto amaro.

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Los ojos azules de la muñeca rota, tradotto letteralmente dai nostri distributori in Gli occhi azzurri della bambola rotta non ha alcun pregio e una volta tanto vede anche un buon attore come Paul Naschy, che interpreta Gilles barcollare per tutto il film in una interpretazione assolutamente incolore.
Molto meglio Dyana Loris, Eva Leon e Ines Morales, le interpreti femminili del film mentre un punto a favore è la location montanara del film; brutte le musiche per un film decisamente in tono minore e tranquillamente evitabile.
Non ho trovato traccia in rete di una versione italiana del film, per cui per vederlo occorrerà una ricerca sui p2p.

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Gli occhi azzurri della bambola rotta
regia di Carlos Aured, con Paul Naschy, Dyana Loris, Eva Leon, Antonio Pica, Ines Morales, Pilar Bardem, Thriller/Horror Spagna 1973

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Gli occhi azzurri della bambola rotta banner protagonisti

Paul Naschy: Gilles
Diana Lorys: Claude
Maria Perschy: Yvette
Antonio Pica: ispettore Pierre
Eduardo Calvo: dottor Philippe
Eva Leon: Nicole
Pilar Bardem: Caroline
Luis Ciges: Renè
Ines Morales: Michelle
Sandra Mozarowsky: turista

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Regia Carlos Aured
Soggetto Paul Naschy, Carlos Aured
Sceneggiatura Francisco Sànchez
Produttore esecutivo Josè Antonio Pérez Giner
Montaggio Francisco Sànchez
Effetti speciali Manuel Gòmez
Musiche Juan Carlos Calderòn
Scenografia Andrés Gumersindo
Costumi Humberto Cornejo
Trucco Miguel Sesé

Gli occhi azzurri della bambola rotta banner recensioni

L’opinione del sito http://www.exxagon.it

Giallone-thrillerone iberico con titolaccio pazzesco che promette benissimo. Ma non mantiene. Sotto l’egida del killer di nero guantato, che è di argentiana memoria, Carlos Aured prova a dire la sua a riguardo e, ad essere clementi (cosa facile per un appassionato del genere) in parte ci riesce, tranne che per un macroscopico difetto: una colonna sonora così scarsa da demoralizzare anche un audioleso. Vengono utilizzate sostanzialmente due brani musicali: uno e un motivetto tipicamente settanta per nulla sinistro che viene insensatamente sovrapposto alle scene più tese, tagliando le gambe all’effetto delle scene stesse. L’altro pezzo musicale è un arrangiamento di “Fra Martino” che viene utilizzato per dare una misura della degenerazione mentale del killer (Argento docet). Un pezzo musicale peggio dell’altro. Aured comunque s’impegna per cercare di replicare la lezione italiana, fra traumi psicologici, sessualità maniaca, spiegone finale e un’atmosfera quasi accettabile, resa però indigesta da scivoloni in melò. Il film, tra l’altro, non permette di scoprire chi sia il vero colpevole perché omette dei particolari necessari a intuirne l’identità, semplicemente crea una serie di false piste, compreso ovviamente il protagonista Gilles con il suo passato burrascoso. E qui si apre il capitolo Paul Naschy, al secolo Jacinto Molina, la vera mente pensante dietro Gli Azzurri Occhi della Bambola Rotta. Naschy non solo scrive la sceneggiatura (insieme al regista) ma si ritagli anche il ruolo principale del macho circondato da donne, in realtà un tarchiato latin lover dall’interpretazione discretamente abborracciata. Lui però si sente bello e le donne sotto contratto devono stare al gioco. Non manca un po’ di splatter (globi oculari per coerenza col titolo), così come di fatto l’inutilmente crudele ripresa della macellazione di un maiale. Rocambolesco finalone multiplo la cui soluzione rammenta il classico Occhi senza Volto (1960). Film per appassionati del genere, o per chi voglia farsi qualche risata, perché Gli Occhi Azzurri della Bambola Rotta di materiale che mette allegria ne ha.

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Rustica imitazione spagnola dei thriller italiani coevi, erra catatonica fra donne menomate e ambigue, assassinii trash con fiotti di sangue e pupille enucleate dalle orbite, flashbacks amatoriali e un po’ di sesso, per ridestarsi tardivamente in un finale tributario di Occhi senza volto. Buchi di sceneggiatura, attori scarsi (pessimo Naschy) e musiche insulse, dall’allegro Leitmotiv al metallico “Fra Martino” che scatena la follia omicida. Deprecabile e del tutto fuori luogo lo sventramento del maiale.

L’opinione di Deepred89 dal sito http://www.davinotti.com

Mediocre gialletto spagnolo. La regia e la fotografia non sono nemmeno cattivissime ma la storia è lentissima ed accumula vari finali uno meno convincente dell’altro. Il protagonista Paul Naschy poi è imbronciatissimo e il resto del cast, pur non essendo completamente indegno, non fa nulla per farsi ricordare. Inoltre l’erotismo latita (nessuna scena di nudo) e anche il sangue è piuttosto limitato. Tremenda colonna sonora, con musichette in stile Gameboy e un delirante remix di “Fra Martino” (!) durante gli omicidi. Solo per appassionati.

L’opinione di Stefania dal sito http://www.davinotti.com

Il difetto è proprio la confezione, veramente sciatta e opaca, perché la storia non sarebbe male, e un certo indizio subliminale sull’identità dell’assassino è suggerito con una certa grazia. Inoltre il potenziale morboso-orrorifico delle tre sorelle (la monca, la paralitica e la ninfomane) c’è, purtroppo la sceneggiatura non valorizza i personaggi. Banalissime le sequenze degli omicidi. Gli interpreti? Beh, Naschy aveva già dato pessima prova di sé ne Il mostro dell’obitorio:qui, nel ruolo del maschio concupito, fa peggio. Povero ma brutto!

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Mag 23, 2014 Posted by | Horror, Thriller | , , | Lascia un commento

Inquisicion

Inquisicion locandina

 

Francia, nei pressi di Carcassonne
Mentre infuria la peste, il flagello più temuto del medioevo, arriva nella regione il nuovo inquisitore, mandato dalla chiesa per reprimere il fenomeno della stregoneria, ritenuto una delle cause scatenanti della peste stessa.
Il primo caso che si trova a dover affrontare il nuovo inquisitore è quello di due ragazze colpite dalla peste; convinto che si tratti di una prova dell’esistenza del maligno, l’inquisitore decide di svolgere delle indagini.

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Paul Naschy è Bernard de Fossey, l’inquisitore

Nel frattempo si incrociano le storie di Catherine, che vede il suo giovane spasimante abbandonarla temporaneamente per un lavoro fuori città e quella del servitore deforme che spia e ruba i vestiti a quattro innocenti ragazze che fanno il bagno nude nel fiume del paese.
L’uomo le denuncia al magistrato inquirente come sospette streghe, e le donne vengono quindi sottoposte a tortura proprio dall’implacabile inquisitore.
La devastante tortura costringe le donne a confessare l’adorazione del demonio, cosa naturalmente non vera; vengono così allestiti i roghi che, nelle intenzioni dell’inquisitore,dovranno purificare i loro corpi e le loro anime dalla presenza del maligno.
Nel frattempo Jean, lo spasimante di Catherine, viene ucciso a scopo di rapina mentre è in viaggio; Catherine, appresa la notizia, cade in una profonda depressione.

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Una notte sogna il suo amante che le rivela di essere stato assassinato su commissione; Catherine, al risveglio, decide di scoprire chi sia il misterioso mandante e per far ciò non esita a contattare la potente strega Mabille, che in cambio di un patto con il diavolo, le promette potere e sopratutto vendetta.
Nel corso di un rito satanico, Catherine viene così iniziata al Maligno, non prima di aver steso un regolare patto scritto con lo stesso.
Il maligno le rivela l’identità del misterioso mandante della morte di Jean: si tratta nientemeno che del grande inquisitore in persona.
Catherine giura vendetta, e bella com’è ben presto entra nelle grazie dell’inquisitore, che seduce dannandolo in eterno.
I due diventano amanti, ma verranno scoperti e condannati al rogo; mentre Catherine morirà poco dignitosamente sul rogo urlano quando si renderà conto che il maligno non interviene per salvarla, l’inquisitore accetterà con serenità il suo destino, affrontando la morte con rassegnazione e con forte senso di espiazione.

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Inquisicion, diretto e interpretato da Paul Naschy nel 1976 è un buon film, a cui manca veramente poco per essere definito ottimo.
Manca un senso del ritmo più serrato, per esempio, tipico del regista esperto che Naschy non è, manca in qualche modo la linearità del racconto, che a volte si attorciglia su se stesso.

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 Daniela Giordano è Catherine

Particolari di poco conto, però, perchè dietro il film si vede lo sforzo dell’attore regista di essere quanto più possibile fedele alla realtà storica; così assistiamo ad una rappresentazione abbastanza veritiera dei barbari usi dell’Inquisizione di utilizzare la tortura per estorcere improbabili confessioni di adorazione del demonio a gente che spesso aveva l’unica colpa di avere delle malattie mentali, o più semplicemente accusate e calunniate ingiustamente e perciò denunciate come streghe.
Denunce che finivano, nella stragrande maggioranza dei casi, con una confessione estorta al malcapitato di turno; era impossibile resistere ai tremendi sistemi e mezzi dell’Inquisizione, che si avvaleva anche del micidiale Malleus maleficarum, il martello delle streghe, scritto attorno al 1486 da due padri domenicani, Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer.In esso si alternavano stravaganti metodi per individuare le streghe,si indicavano rimedi contro le fatture,si parlava della natura della stregoneria,del suo rapporto con il maligno.In realtà i due autori puntarono il dito,con sospetta malizia,sulla sfera sessuale dei presunti adepti streghe o negromanti che fossero.

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La Chiesa,ufficialmente,non adottò mai questo testo,ma ufficiosamente la sua rilevanza fu decisiva.
Naschy quindi utilizza la realtà storica, il Malleus maleficarum, il processo alle streghe, la tortura, per denunciare il clima di intolleranza e persecuzione che fu tipico del periodo in cui agì la Santa Inquisizione, che di santo aveva in verità ben poco.
La tortura è mostrata nella sua brutalità, anche se va detto che maliziosamente l’attore spagnolo non esita a utilizzare qualche bella ragazza nuda per sollecitare ancor più l’interesse dello spettatore.

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Il discorso inquisizione si fa ancor più interessante nei dialoghi tra lo stesso inquisitore, interpretato da Naschy e i vari notabili, discorsi nei quali si vede come la commistione fra realtà, superstizione,un malinteso senso della fede fossero una miscela altamente pericolosa per tutti coloro che deviavano dal cammino mostrato dalla Chiesa.
Il cast è adeguato al film, che resta drammatico per una buona parte, pur nella lentezza scelta e calcolata da Naschy per dare un senso di oppressione ancor più rilevante al tutto; eppure se la sua è una buona prova, riesce in questo caso ad essere più convincente come regista che come attore.

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Il personaggio di Bernard de Fossey, l’inquisitore intransigente è reso con buona perizia, ma risulta un po stereotipato, quasi Naschy scegliesse di darne una visione tormentata interiormente da conflitti irrisolti.
Il risultato è che il suo personaggio appare statico e monocorde.
Molto meglio la bellissima Daniela Giordano, che interpreta Catherine, la donna che dannerà se stessa e l’inquisitore per vendetta ma non solo.
Il suo personaggio appare quello di una donna che agisce in preda a motivi abietti, come la sete di vendetta unita anche al desiderio di diventare potente.

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Memorabile la sequenza della consacrazione al demonio, con lei rinchiusa in un pentacolo, completamente nuda mentre offre al signore degli inferi il teschio del suo amante, che ha staccato dal corpo appeso ad un albero, così come memorabile è il congresso satanico in cui satana stesso le appare con il volto dell’Inquisitore.
Bene anche Monica Randall, attrice di buon livello, catalana puro sangue nonostante il cognome inglese, così come lavora con buona professionalità il resto del cast.
Come dicevo prima, in questo film, a modesto parere, prevale più il regista Naschy invece che l’attore; è il primo film che dirige, e lo fa da consumato professionista utilizzando il nome Jacinto Molina.

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Due modi diversi di affrontare la morte: la dignità di Bernard…..

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…la paura di Catherine, consapevole che il diavolo non l’aiuterà

Da regista girerà altri 13 film, senza più raggiungere la freschezza e la fluidità di questo primo lavoro.
In ultimo, bella la location, così come di buon livello la fotografia, che rende decisamente realistico il film attraverso l’utilizzo di un’immagine vivida.

Inquisicion, un film di Paul Naschy (Jacinto Molina), con  Paul Naschy, Daniela Giordano, Mónica Randall, Ricardo Merino, Tony Isbert, Julia Saly, Antonio Iranzo, Juan Luis Galiardo, Eduardo Calvo, Tota Alba, E. Maria Salerno,  Eva León, Loli Tovar, Jenny O’Neil, Isabel Luque, Belén Cristino, Antonio Casas. Spagna 1976, Drammatico

 

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“Le ferite non sanguinano: è una strega!”

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Una relazione blasfema

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Confessioni estorte con la tortura

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Paul Naschy… Bernard de Fossey / Satana
Daniela Giordano …Catherine
Mónica Randall… Madeleine
Ricardo Merino… Nicolas Rodier
Tony Isbert… Pierre Burgot
Julia Saly… Elvire
Antonio Iranzo… Rénover
Juan Luis Galiardo… Jean Duprat
Eduardo Calvo… Émile
Tota Alba… Mabille
Eva León… Pierril Fillé

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Regia soggetto e sceneggiatura: Jacinto Molina
Produzione: Ancla Century Films, Anubis Films
Distribuzione: Manga Films S.L., Sinister Cinema, Video City
Fotografia: Miguel Fernández Mila
Montaggio: Soledad López
Effetti speciali: Francisco García San José, Pablo Pérez
Scenografia: Gumersindo Andrés,  Augusto Fenollar
Musiche: Máximo Barratas

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«…Paul Naschy’s take on witch-hunting, and the period of the Inquisition that gave witch-hunters their greatest resources and rationale, is different, however. With his sympathies for villains made evident by the films he has scripted and starred in, Naschy makes his witch-hunting inquisitor, Bernard de Fossey, a more complex figure. Indeed, Naschy’s inquisitor emerges a sympathetic soul toward the end of the film, a victim of love and the machinations of a woman, a person of stubborn dedication unimpressed by feminine charms except for the one special woman who vanquishes his will and subverts his duty. Inquisition marked the first time that Paul Naschy directed a film, more out of necessity than anything else. Of course, he scripted and starred in the film as well. As usual, Naschy spent time researching his subject matter. The story is based on a factual occurrence in medieval France, in the region of Carcassone, where a magistrate fell in love with a suspected witch; the lovers wound up being burned at the stake. Naschy’s research doesn’t end here. As the film evolves we get an educational primer on the witchery and witch-hunters and Satanism through the characters’ dialogue. Exposition is buttressed by dimensional authenticity…».

settembre 7, 2010 Posted by | Drammatico | , , , | 2 commenti

I diabolici amori di Nosferatu (El gran amor del Conde Drácula)

Un’antica clinica abbandonata.
Due uomini, visibilmente terrorizzati, devono consegnare una cassa.
Ma cedono alla tentazione di aprirla.
all’interno non ci sono tesori o ricchezze ma qualcosa di terrificante, e i due, assaliti da una figura avvolta nell’ombra, muoiono entrambi.

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La scena cambia completamente.
Una carrozza percorre un bosco ad andatura elevata.
All’interno di essa c’è un uomo con quattro donne, che terrorizza con racconti sinistri.
Durante il percorso, la carrozza subisce danni ad una ruota e i cinque sono quindi costretti a scendere e a proseguire a piedi in cerca di un riparo per la notte.
Siamo in Transilvania; poco lontano il gruppetto si imbatte in una costruzione.
Vengono ricevuti dal dottor Wendell, che si offre di ospitarli per la notte.
E’ l’inizio di un incubo, per i cinque, perchè sotto le mentite spoglie del presunto Wendell, si nasconde nientemeno che il conte Dracula, un vampiro che si nutre di sangue umano per poi nascondersi di giorno in attesa che torni la notte.
Dracula vampirizza tutti, rendendo le donne sue schiave ad eccezione della bella Karen;

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Paul Naschy, il conte Dracula

lei sola riuscirà a rubare il cuore del vampiro, che per amore ucciderà le sue complici perendo proprio in virtù della debolezza d’amore.
Uscito nel 1972 con il titolo originale spagnolo di El gran amor del Conde Drácula, I diabolici amori di Nosferatu (titolo italiano) diretto da Javier Aguirre è un horror tradizionale basato sulla figura del conte Dracula, per una volta incline al sentimento dell’amore.

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E’ questo che differenzia il film di Aguirre dai numerosi cloni del primo Dracula, oltre 160 che seguirono al primo leggendario film datato 1931, con protagonista il principe delle tenebre all’epoca interpretato dal grande Bela Lugosi.

Un film che ha una sua dignità, ben girato e sopratutto equilibrato, una miscela molto difficile da trovare in altri prodotti similari; gran merito va, oltre alla sceneggiatura ben congegnata, alle atmosfere che Aguirre ricrea.
E che si avvale della gran professionalità di Paul Naschy,

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che elabora la figura del conte Dracula a modo suo, conferendogli una dolente caratterizzazione, rendendo il conte Dracula più schiavo di un destino tragico del quale è tristemente consapevole che simile ad una sinistra entità malefica.
Come già detto, il film è ben congegnato; l’idea di creare un’atmosfera lugubre sin dall’inizio, con Imre Polvi (l’attore Vic Winner) che terrorizza le ragazze in sua compagnia con lugubri racconti proprio mentre la carrozza viaggia tra i sinistri boschi della Transilvania, non è originale ma è ben diretta.

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Rosanna Yanni

L’abbandono della carrozza, con le quattro ragazze che sembrano quasi presagire la sorte alla quale andranno incontro fatalmente, l’incontro stesso con il rassicurante Wendell/Dracula, l’atmosfera cupa eppure non opprimente della casa che ospita il gruppo sono le parti migliori del film.
Ben congegnato è anche il sistema adottato da Aguirre per illustrare gli attacchi di Dracula alle sue ospiti, con le stesse che sembrano quasi sognare in bianco e nero, emblema di una sorte che per loro sarà terribile.

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Le attrici del film ovvero la splendida Haydee Politoff che interpreta Karen, Rosanna Yanni che interpreta Senta, Ingrid Garbo che interpreta Marlene e infine Mirta Miller nella parte di Elke sono ben assortite anche fisicamente e risultano alla fine credibili.
Riuscito anche il tentativo di Aguirre di non rendere il film banalmente erotico, ma di lasciare all’immaginazione le varie seduzioni che il conte opererà sulle sue vittime, fino alla fatale decisione di risparmiare la donna della quale è ormai innamorato, Karen.

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L’atmosfera gotica è quindi ben resa, così come sono ben rappresentati i tormenti del conte Dracula, una volta tanto visto non come un’essere assetato di sangue, ma tormentato da quello che è il suo essere anche umano, in una specie di dicotomia tra la rappresentazione dell’eterno dualismo in lotta del bene e del male, con un finale una volta tanto rassicurante.
Il bene trionfa sul male, Dracula vince la sua battaglia contro il destino e sceglie la morte alla vita eterna fatta però di morte e distruzione.

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Haydée Politoff , Karen

Uno dei migliori prodotti di sempre dedicati al principe delle tenebre.
I diabolici amori di Nosferatu, di Javier Aguirre, con Paul Naschy, Haydee Politoff, Rosanna Yanni, Mirta Miller, Victor Alcazar, Ingrid Garbo, Julia Pena, Susana Latour Horror, Spagna 1972

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Paul Naschy     …     Conte Dracula / Dr. Wendell Marlow
Haydée Politoff    …     Karen
Rosanna Yanni    …     Senta
Ingrid Garbo    …     Marlene
Mirta Miller    …     Elke
Víctor Alcázar    …     Imre Polvi
Álvaro de Luna    …     Conducente
Susana Latour    …     Vittima del sogno di Karen – Immagine in negativo
Julia Peña    …     Paesana
Loreta Tovar    …     Vittima bionda

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agosto 31, 2010 Posted by | Horror | , , , | 7 commenti

Il terrore sorge dalla tomba

Il Terrore Sorge dalla Tomba locandina

Alarico de Marnac, nobile che vive nella Francia del XV secolo, appassionato di occultismo, è accusato di una serie di crimini orrendi, quali l’aver praticato messe nere, di mangiare carne umana e di bere sangue.
A tenere compagnia al nobile negli orrendi riti è la compagna Mabille de Lancrè; il nobile, accusato dei misfatti anche dal fratello, viene condannato ad essere decapitato cosa che avviene in una foresta, non prima che il nobile abbia maledetto i presenti e le generazioni future.

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Apprendiamo questa storia mentre scorrono i titoli di testa; è l’inizio di un viaggio nel tempo che ci trasporta ai giorni nostri, che vede Hugo de Marnac, discendente del nobile e un suo amico pittore,Maurice, impegnati in strani rituali ai confini del paranormale. Hugo è perseguitato da sogni in cui vede nitidamente la testa spiccata dal busto del suo antenato; non sa che l’amico Maurice è discendente proprio da uno di coloro che giustiziarono Alarico.

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La bellissima Helga Linè con Paul Naschy

Decide cosi di evocare in una seduta spiritica proprio il suo antenato, che appare e rivela dove sono sepolti i suoi resti.
Hugo e Maurice ritrovano la testa e il corpo di Alarico, naturalmente in due posti separati; un uomo del villaggio, adepto e seguace della magia nera, ricongiunge la testa al corpo con il risultato di far rivivere Alarico; è l’inizio di una catena di sangue e di orrore che si scatena sul villaggio, che terminerà solo quando il pittore troverà il modo di fermare la maledizione……

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 Paul Naschy

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Il terrore sorge dalla tomba, diretto da Carlos Aured , è un horror ben congegnato e bel interpretato dai due protagonisti principali, Paul Naschy, star del genere horror e dalla bellissima e intrigante Helga Linè, che nel film interpreta il ruolo della compagna dannata di Alarico, Mabille.

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Naschy nel film si ritrova ad interpretare il doppio ruolo di Alarico e di Hugo, un nobile del 500 e un uomo del 2000; ovviamente grazie alle sue particolari doti interpretative riesce ad essere credibile, in un film che se presenta alcune incongruenze e sopratutto alcune scene abbastanza ingenue, come l’attacco dei banditi, si lascia guardare sia per il mestiere del regista, che crea un’atmosfera diabolica tesa, sia per la capacità degli attori di risultare “in parte”, essere cioè calati nei personaggi.

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Alcune scene sono dirette con sapienza.
La sequenza iniziale, girata in una campagna brulla, danno un senso di spettralità che aiuta lo spettatore ad entrare immediatamente in sintonia con l’atmosfera del film; successivamente, la scena della decapitazione, davvero ben girata, trasporta al futuro, nel quale vediamo Hugo iniziare un duello a distanza con il suo malefico antenato, spalleggiato dalla bellissima Mabille.

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Nel film ci sono diverse scene di nudo, che probabilmente influirono sulla decisione del regista di ambientare la vicenda in Francia e di girarlo fuori dai confini nazionali; le scene di sangue sono abbastanza ben congegnate,ed elevano il prodotto dallo standard tipico delle produzioni horror degli inizi dei settanta, affollati da una pletora di film insulsi.
Un’abbuffata di licantropi, zombie e vampiri che rieccheggia molti altri prodotti tipici del B movie, a cui bene o male appartiene anche questo film, che però si differenzia, come già detto, per una certa sobrietà d’immagine e per l’eleganza formale del prodotto.

Il Terrore Sorge dalla Tomba 8

Un buon film, a cui giova sicuramente la fotografia accesa, quasi in stile Bava, pur essendo gli ambiti dei due registi, Aured e Bava stesso, molto differenti; se la storia come già detto presenta qualche incongruenza e delle cadute di percorso, arriva alla fine con dignità, riuscendo ad attrarre lo spettatore che assiste alle gesta terribili del risorto Alarico, prima del classico happy end.

Il Terrore Sorge dalla Tomba 7

Il film ha avuto edizioni internazionali di buon successo, note in Spagna con il titolo El espanto surge de la tumba, mentre per i paesi anglofoni con il titolo Horror Rises From The Grave ( o the tomb in alcune versioni)
Il terrore sorge dalla tomba, di Carlos Aured, con Paul Naschy, Emma Cohen, Helga Line, Victor Alcazar, Beisabe Ruiz, Elsa Zabala, Montserrat Julio, Julio Pena, Maria Jose Tantudo, Horror, Spagna 1973

Il terrore sorge dalla tomba gallery

Il Terrore Sorge dalla Tomba 1

Il Terrore Sorge dalla Tomba 2

Il Terrore Sorge dalla Tomba 3

Il Terrore Sorge dalla Tomba 4

Il Terrore Sorge dalla Tomba 5

Il Terrore Sorge dalla Tomba 6

Il terrore sorge dalla tomba protagonisti

Paul Naschy     …     Alaric de Marnac / Hugo de Marnac / Armand de Marnac
Emma Cohen    …     Elvira
Víctor Alcázar    …     Maurice Roland / Andre Roland
Helga Liné    …     Mabille De Lancré
Betsabé Ruiz    …     Sylvia
Luis Ciges    …     Alain “Le Raté”,
Julio Peña    …     Jean
María José Cantudo    …     Chantal
Juan Cazalilla    …     Gastone
Ramón Centenero    …     André Govar
Montserrat Julió    …     Dale
Elsa Zabala    …     Madame Irina
Esther Santana    …     Vittima in rosso

Il terrore sorge dalla tomba cast

Regia Carlos Aured

Sceneggiatura Paul Naschy

Musiche Carmelo Bernaola

Fotografia Manuel Merino

Montaggio Javier Moran

Il terrore sorge dalla tomba locandina 1

Il terrore sorge dalla tomba locandina 2

Il terrore sorge dalla tomba foto 1

febbraio 8, 2010 Posted by | Horror | , , , | Lascia un commento