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La volpe dalla coda di velluto

La volpe dalla coda di velluto locandina

Ruth è una bella e ricchissima ereditiera sposata con Michael; la donna non è felice e per questo ha allacciato una relazione con il bel tenebroso Paul.
Decisa a divorziare dal marito, Ruth lo affronta e ottiene il suo si.
Così Ruth è finalmente libera di vivere la sua nuova storia d’amore con Paul e per rinsaldare l’unione lo invita nella sua splendida villa che possiede in Costa Azzurra;ma all’iniziale idilliaca atmosfera in Ruth subentra la paura, quando le capitano due strani e inspiegabili incidenti.
Una sera nella villa arriva l’ormai ex marito Michael e Ruth scopre con sgomento che lui e Paul in realtà si conoscono ma non solo:i due sono in combutta con una donna,Danielle, per ucciderla e dividersi le sue ricchezze.
A ferire maggiormente Ruth è anche la scoperta che Paul non la ama e che è l’amante della bella Danielle;la prima reazione della donna è di sconforto, tanto che sembra accarezzare l’idea di lasciar portare a termine il complotto tra i due.

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Poi decide di reagire e sabota l’auto di Michael, che muore in un incidente stradale.
Da questo momento per Ruth inizia un incubo senza fine, con Paul che si installa con Danielle in casa di quella che è ormai la sua ex amante.
Danielle, con il tacito assenso di Paul, tenta anche un’improbabile opera di seduzione nei confronti di Ruth, che però medita un piano diabolico per liberarsi dei due scomodi ospiti…
Titolo argentiano, due attrici protagoniste di origini argentine (la Yanni figlia di due italiani emigrati),l’attore protagonista di origine francese, un regista spagnolo:questo il cast cosmopolita di La volpe dalla coda di velluto, bizzarro titolo che strizza l’occhio al fenomeno thriller dell’anno precedente L’uccello dalle piume di cristallo.
In origine il film, di produzione spagnola, si intitolava El ojo del huracan, ovvero l’occhio dell’uragano, ma i distributori italiani, memori del buon successo di pellicole thriller riecheggianti l’ormai celebre film di Argento decisero di proporlo con il titolo che abbiamo imparato a conoscere.

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Così assieme a L’iguana dalla lingua di fuoco, Il sorriso della iena, La farfalla dalle ali insanguinate,Il gatto a nove code e altri eccoci di fronte a un thriller abbastanza canonico, senza grossi elementi di novità eppure di buon livello e gradevole.
Grazie ad una sceneggiatura robusta e senza sbavature, José María Forqué crea un film d’atmosfera in cui non c’è sangue ma una tensione latente che si mescola ottimamente con una trama che riserverà nel finale il più classico dei colpi di scena.

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Retto da una bellissima colonna sonora di Piero Piccioni, che pervade delicatamente il film senza essere ossessiva, La volpe dalla coda di velluto pur con la presenza di pochissimi attori riesce nell’impresa di non annoiare, grazie anche a due elementi fondamentali, ovvero la buona mano del regista e un tocco leggerissimo di innocuo erotismo che esalta una trama morbosa ma mai esplicita, con scene di sesso ridotte al minimo sindacale e nudi molto sotto la norma per questo genere di prodotti.
Davvero bravi gli attori, ovvero l’onnipresente Jean Sorel, vero protagonista di tanti gialli e thriller degli anni sessanta e settanta, di Analia Gadè, affascinante e dall’aria ingenua sufficientemente riportata nel non facile personaggio di Ruth e infine la statuaria e leggermente androgina Rosanna Yanni, la diabolica amante del bel Paul.

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I tre attori reggono molto bene la scena, integrati dalla presenza di Tony Kendall che interpreta l’ormai ex marito di Ruth, vera mente del piano che fallirà miseramente quando la stessa Ruth deciderà di riprendere in pugno le redini della sua vita.
Un film senza grosse pecche, lento senza essere noioso e molto descrittivo ma mai oltre il necessario.
Un’autentica sorpresa, che fa di La volpe dalla coda di velluto uno dei prodotti migliori nel genere giallo/thriller.
Purtroppo la pellicola di José María Forqué non è certo di facile reperibilità e risulta in rete praticamente introvabile almeno in una versione che non sia quella classica, rovinatissima ricavata da una VHS che circola su Internet.

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La volpe dalla coda di velluto
Un film di José María Forqué. Con Amalia Gadé, Tony Kendall, Jean Sorel, Maurizio Bonuglia, Rosanna Yanni, Luis Peña,Rossana Yanni Giallo, durata 90 min. – Italia 1971.

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La volpe dalla coda di velluto banner personaggi

Tony Kendall: Michael Dustin
Analia Gadè: Ruth Dustin
Rossana Yanni: Danielle
Jean Sorel: Paul
Maurizio Bonuglia: Roland
Luis Peña: ispettore

La volpe dalla coda di velluto banner cast

Regia Josè Maria Forquè
Soggetto Rafael Azcona, Francesco Capitelli, Mario Di Nardo, Josè Maria Forquè
Sceneggiatura Rafael Azcona, Francesco Capitelli, Mario Di Nardo, Josè Maria Forquè
Casa di produzione Orfeo Producciones
Distribuzione (Italia) Arvo film (Roma)
Fotografia Giovanni Bergamini
Montaggio Antonio Ramirez
Musiche Piero Piccioni
Tema musicale Once and again performed by Shawn Robinson
Scenografia Giorgio Marzelli
Costumi Anna Maria Albertelli
Trucco Manuel Martin

La volpe dalla coda di velluto banner recensioni 

Recensione dal sito http://www.exxagon.it
Trillerone di modello lenziano che gioca con un titolo che farebbe pensare ad un post-argentiano, scritto a otto mani da un team italo spagnolo nel quale si nasconde Mario di Nardo che dalla sua scrittura di 5 bambole per la luna d’agosto (1970) ha appreso qualcosa delle dinamiche del genere. Però qui non c’è Bava ma Forqué, e per quanto il regista spagnolo sappia maneggiare la materia, lo stile non è il medesimo. Gli ingredienti della storia sono quelli noti: gente ricca ed annoiata la cui vita si divide fra gite in barca, cocktails e sesso da una parte e soldi, tanti soldi in ballo dall’altra; il tutto nella cornice di un’affascinante località di mare. La beffata di turno è la bella, benché un po’ sfiorita, Analia Gadé che si gode il ganzo Jean Sorel, attore che pare essere nato proprio per interpretare questo genere di film. Dopo gli affascinantissimi titoli di testa che incarnano alla perfezione lo stile anni ’70, il film progredisce in maniera terribilmente noiosa per la prima mezz’oretta per poi iniziare ad immettersi nei binari del thriller con una macchina ai quali sono stati manomessi i freni; la protagonista inizia a sospettare che l’amato sia in verità uno spietato balordo e le dinamiche si fanno più tese. Il culmine, verso la fine, vedrà Sorel, la Gadé e la Yanni, perfida rossa, a letto insieme a tentare un triangolo sessuale che la Gadé non gradisce affatto; la Yanni che lecca il piede della Gadé è un tocco fetish-lesbo che non capita di vedere spesso anche nel thriller di genere che di combinazioni sessuali ne ha tentate tante. Il finale a sorpresa non è così sorprendente, soprattutto per quelli che conoscono la materia, ma il procedimento per cui il film approda a tale soluzione è ben spiegato e chiaro, né troppo inverosimile. Canonico nel suo divenire, La Volpe dalla Coda di Velluto è né più né meno il solito eros-thriller anni ’60-’70, realizzato senza particolare originalità ma comunque con discreta cura; piacerà solo agli appassionati del genere.

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L’opinione di Eleonora 15 dal sito http://www.filmtv.it
Veramente bello e ben fatto, originalissimo, di estrema atmosfera! belle ambientazioni; ambienti di classe e ottima fotografia. Vorrei solo sapere perchè film del genere li fanno solo sulle reti private a tarda notte, e soprattutto perchè sono introvabili in DVD!

L’opinione de Ilgobbo, dal sito http://www.davinotti.com
Elegante, un po’ troppo felpato (vellutato?) cimento del vecchio Forque sul collaudatissimo schema dei gialli lenziani. L’averne visti diversi nuoce al godimento perchè Sorel al mero apparire sullo schermo evoca nequizie, per cui si passa il tempo a pensare a quale delle combinazioni possibili sia stata scelta dagli sceneggiatori (fra i quali Azcona!). Però guardabilissimo.

L’opinione di Lucius dal sito http://www.davinotti.com
Altro tentativo di bissare il successo e la formula della trilogia di Argento; questa volta il risultato è una pellicola avvincente con poche carenze di sceneggiatura. Un film elegantemente dignitoso che può contare su un ottimo cast su cui primeggia la splendida e brava protagonista e un Jean Sorel ispirato. Location e interni da sogno ed una colonna sonora particolarmente bella.

L’opinione di Saitgifts dal sito http://www.davinotti.com
All’inizio non sembra promettere molto, le smancerie tra Paul e Ruth sono piuttosto noiose e nemmeno ravvivate da scene di sesso troppo castigate, forse anche per l’epoca. Poi la trama prende consistenza e ci sono momenti intriganti, anche ben girati e soluzioni non troppo scontate. I personaggi si distinguono per la loro ambiguità e tutto il succo del film sta proprio qui. Ci si barcamena tra complotti e abbozzi di sesso anche “avanzato”. Quello che non si capisce è il titolo, forse per quella volpe… era più adatta la coda di uno scorpione.

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luglio 17, 2013 Posted by | Thriller | , , , , , | 2 commenti

I diabolici amori di Nosferatu (El gran amor del Conde Drácula)

Un’antica clinica abbandonata.
Due uomini, visibilmente terrorizzati, devono consegnare una cassa.
Ma cedono alla tentazione di aprirla.
all’interno non ci sono tesori o ricchezze ma qualcosa di terrificante, e i due, assaliti da una figura avvolta nell’ombra, muoiono entrambi.

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La scena cambia completamente.
Una carrozza percorre un bosco ad andatura elevata.
All’interno di essa c’è un uomo con quattro donne, che terrorizza con racconti sinistri.
Durante il percorso, la carrozza subisce danni ad una ruota e i cinque sono quindi costretti a scendere e a proseguire a piedi in cerca di un riparo per la notte.
Siamo in Transilvania; poco lontano il gruppetto si imbatte in una costruzione.
Vengono ricevuti dal dottor Wendell, che si offre di ospitarli per la notte.
E’ l’inizio di un incubo, per i cinque, perchè sotto le mentite spoglie del presunto Wendell, si nasconde nientemeno che il conte Dracula, un vampiro che si nutre di sangue umano per poi nascondersi di giorno in attesa che torni la notte.
Dracula vampirizza tutti, rendendo le donne sue schiave ad eccezione della bella Karen;

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Paul Naschy, il conte Dracula

lei sola riuscirà a rubare il cuore del vampiro, che per amore ucciderà le sue complici perendo proprio in virtù della debolezza d’amore.
Uscito nel 1972 con il titolo originale spagnolo di El gran amor del Conde Drácula, I diabolici amori di Nosferatu (titolo italiano) diretto da Javier Aguirre è un horror tradizionale basato sulla figura del conte Dracula, per una volta incline al sentimento dell’amore.

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E’ questo che differenzia il film di Aguirre dai numerosi cloni del primo Dracula, oltre 160 che seguirono al primo leggendario film datato 1931, con protagonista il principe delle tenebre all’epoca interpretato dal grande Bela Lugosi.

Un film che ha una sua dignità, ben girato e sopratutto equilibrato, una miscela molto difficile da trovare in altri prodotti similari; gran merito va, oltre alla sceneggiatura ben congegnata, alle atmosfere che Aguirre ricrea.
E che si avvale della gran professionalità di Paul Naschy,

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che elabora la figura del conte Dracula a modo suo, conferendogli una dolente caratterizzazione, rendendo il conte Dracula più schiavo di un destino tragico del quale è tristemente consapevole che simile ad una sinistra entità malefica.
Come già detto, il film è ben congegnato; l’idea di creare un’atmosfera lugubre sin dall’inizio, con Imre Polvi (l’attore Vic Winner) che terrorizza le ragazze in sua compagnia con lugubri racconti proprio mentre la carrozza viaggia tra i sinistri boschi della Transilvania, non è originale ma è ben diretta.

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Rosanna Yanni

L’abbandono della carrozza, con le quattro ragazze che sembrano quasi presagire la sorte alla quale andranno incontro fatalmente, l’incontro stesso con il rassicurante Wendell/Dracula, l’atmosfera cupa eppure non opprimente della casa che ospita il gruppo sono le parti migliori del film.
Ben congegnato è anche il sistema adottato da Aguirre per illustrare gli attacchi di Dracula alle sue ospiti, con le stesse che sembrano quasi sognare in bianco e nero, emblema di una sorte che per loro sarà terribile.

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Le attrici del film ovvero la splendida Haydee Politoff che interpreta Karen, Rosanna Yanni che interpreta Senta, Ingrid Garbo che interpreta Marlene e infine Mirta Miller nella parte di Elke sono ben assortite anche fisicamente e risultano alla fine credibili.
Riuscito anche il tentativo di Aguirre di non rendere il film banalmente erotico, ma di lasciare all’immaginazione le varie seduzioni che il conte opererà sulle sue vittime, fino alla fatale decisione di risparmiare la donna della quale è ormai innamorato, Karen.

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L’atmosfera gotica è quindi ben resa, così come sono ben rappresentati i tormenti del conte Dracula, una volta tanto visto non come un’essere assetato di sangue, ma tormentato da quello che è il suo essere anche umano, in una specie di dicotomia tra la rappresentazione dell’eterno dualismo in lotta del bene e del male, con un finale una volta tanto rassicurante.
Il bene trionfa sul male, Dracula vince la sua battaglia contro il destino e sceglie la morte alla vita eterna fatta però di morte e distruzione.

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Haydée Politoff , Karen

Uno dei migliori prodotti di sempre dedicati al principe delle tenebre.
I diabolici amori di Nosferatu, di Javier Aguirre, con Paul Naschy, Haydee Politoff, Rosanna Yanni, Mirta Miller, Victor Alcazar, Ingrid Garbo, Julia Pena, Susana Latour Horror, Spagna 1972

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I diabolici amori di Nosferatu banner protagonisti

Paul Naschy     …     Conte Dracula / Dr. Wendell Marlow
Haydée Politoff    …     Karen
Rosanna Yanni    …     Senta
Ingrid Garbo    …     Marlene
Mirta Miller    …     Elke
Víctor Alcázar    …     Imre Polvi
Álvaro de Luna    …     Conducente
Susana Latour    …     Vittima del sogno di Karen – Immagine in negativo
Julia Peña    …     Paesana
Loreta Tovar    …     Vittima bionda

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agosto 31, 2010 Posted by | Horror | , , , | 7 commenti