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Yellow Le cugine

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La morte di suo nonno permette a Marta, una giovane e disinibita ragazza di entrare in possesso di una arte della cospicua eredità che l’anziano ha lasciato a lei e a sua cugina Valentina.
Marta, in compagnia di suo marito Pierre, si reca quindi nella grande casa dove vive sua cugina, con l’intenzione di stabilirsi per un po di tempo;la cosa crea non pochi problemi a Valentina, che, al contrario di Marta, è una donna dai principi morali ferrei laddove Marta appare decisamente più spregiudicata.Marta l dimostra il giorno dei funerali, arrivando alla cerimonia di sepoltura con la radio dell’auto ad alto volume.
La coabitazione tra i tre diventa molto complicata, ma Valentina finisce per adeguarsi alla cosa ignorando la cugina;ma fatalmente le cose cambiano quando Marta improvvisamente muore assassinata.
I sospetti ricadono sia su suo marito Pierre sia sulle amicizie equivoche della morta.
La convivenza tra Pierre e Valentina finisce inevitabilmente con il portare i due ad avere una relazione, ma intanto la polizia sta indagando e alla fine si scopre che è stata proprio Valentina ad assassinare la cugina, sia per ereditare l’intero patrimonio sia per sedurre l’affascinante vedovo.

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Scoperta dal poliziotto che indaga sulla morte di Marta, Valentina, per non essere arrestata, sceglie di suicidarsi mentre Pierre, rimasto nuovamente solo, finisce per agganciare una nuova e bella preda….
Yellow-Le cugine è un film divenuto in qualche modo famoso più per la sua assoluta irreperibilità che per meriti intrinseci, vista la sua scarsissima consistenza.
Diretto nel 1969 da Gianfranco Baldanello, è un thriller-giallo modestissimo in tutte le sue componenti;l’ambientazione casalinga della storia, i dialoghi prevedibili, la stessa sceneggiatura piatta e la scarsa consistenza del cast rendono Yellow-Le cugine un film di modestissimo valore e di scarso appeal per coloro che amano nei thriller i colpi di scena o le trame elaborate.
Al contrario, in questo film tutto appare prevedibile e scontato, così verso la parte finale, quando cioè interviene in scena l’inquirente deputato alla risoluzione dell’enigma, tutto è già chiaro o perlomeno senza sorprese con il tradizionale finale del colpevole svelato che per una volta sceglie volontariamente la morte per non finire in galera.

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Opache le prove dei protagonisti: per quanto belle, le due principali protagoniste,Lisa Seagram e Caterina Barbero, non riescono a reggere credibilmente una storia scialba solo con la loro presenza.Il film non punta nemmeno sull’erotismo, facilmente utilizzabile in una storia di avidità e corna, forse anche perchè siamo sul finire degli anni sessanta, con una censura che vigila in modo spietato.
Così anche le poche sequenze a sfondo erotico sono assolutamente castigate; probabilmente la pubblicità dell’epoca presentò la pellicola di Baldanello in ben altro modo, contribuendo in qualche modo alla fama ristretta del film.
Che in realtà è davvero ben poca cosa.
Riemerso dal lunghissimo oblio è ora visionabile, in una riduzione mediocre a livello qualitativo su You tube.

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 Yellow-Le cugine

un film di Gianfranco Baldanello, con Lisa Seagram,Maurizio Bonuglia,Caterina Barbero,Franco Ricci,Renato De Carmine,Attilio Dottesio,Thriller,Italia 1969 durata 89 minuti

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Lisa Seagram: Marta Garbini
Maurizio Bonuglia: Pierre
Caterina Barbero: Valentina
Franco Ricci: maresciallo Fiore
Renato De Carmine: comm. Saccara
Attilio Dottesio: Romolo

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Regia Gianfranco Baldanello
Soggetto Augusto Finocchi, Vittorio Metz
Sceneggiatura Augusto Finocchi
Casa di produzione Cinematografica Associati
Fotografia Luciano Trasatti
Montaggio Bruno Mattei
Musiche Lallo Gori

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L’opinione di fauno dal sito http://www.davinotti.com

Unico neo: un piccolo calo d’intensità fra il recupero della salma e l’entrata in scena di De Carmine. L’omicidio non è così goffo, ma discretamente congegnato e c’è anche un notevole crescendo erotico, fantasia e creatività a pacchi sia nell’ambientazione che nell’erotismo stesso; inoltre ben cinque attori che recitano al meglio. Vi dirò di più… se siete osservatori non ci metterete molto a capire perché è stato murato. La Barbero cattura per il suo modo di fare la bambola, ma anche la Seagram si dereprime niente male. Un film da rieditare a tutti i costi…

L’opinione di uomoocchio dal sito http://www.davinotti.com

Proiettato al Joe D’amato Horror Festival dopo 35 anni, deve la propria leggenda appunto all’invisibilità, ma è un tipico gialletto dell’epoca, a sfondo testamentario. Ambientato in Toscana vede la rivalità e lo scontro tra due richissime cugine: l’una è una rigida conservatrice del buon nome familiare, l’altra una sfavillante hippie, finché non avviene un delitto nella villa. Forse migliore, ad esempio, di Vergogna schifosi, ma certo lontanissimo dai livelli dei Lenzi. Una testimonianza del clima dell’epoca, ma come giallo è risibile.

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giugno 12, 2014 Posted by | Thriller | , , , | Lascia un commento

Un detective

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Il commissario di polizia incaricato del controllo degli stranieri Stefano Belli viene contattato per conto del noto e ricco Fontana per un incarico non ufficiale;in cambio di un notevole numero di milioni Belli dovrà indagare su Sandy Bronson, una modella britannica che ha un legame con Mino, il figlio dell’avvocato e se possibile farla rimpatriare.
Contemporaneamente dovrà verificare la solidità dell’azienda di Romani, un produttore discografico nelle cui aziende Vera Fontana, moglie dell’avvocato, intende investire somme importanti.
Se l’approccio con la modella Sandy si rivela tutto sommato abbastanza semplice nonostante la stessa usi tutti i mezzi per evitare il rimpatrio, quello con Romani si rivela immediatamente un grosso problema.
Belli infatti rinviene il corpo esanime dell’uomo nel suo appartamento, chiaramente oggetto di un omicidio.
belli così deve anche difendersi dai sospetti del collega Baldo, che non riesce a spiegarsi la presenza di Belli sul luogo del delitto.

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Franco Neri e Adolfo Celi

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Inizia per Belli un’indagine complessa,che partendo dalla foto di una donna nuda e senza volto porterà lo stesso a cercare l’autore dell’omicidio Romani tra persone che in qualche modo ha avuto modo di conoscere; la prima sospettata,Sandy e in seguito la cantante ripresa nuda nella foto e la stessa moglie del suo committente,Vera Fontana.
La ricerca di Belli si trasformerà in una corsa ad ostacoli, perchè moriranno delle persone e alla fine Belli, ormai chiaramente sospettato dai suoi stessi colpevoli, riuscirà a smascherare l’assassino assolutamente insospettabile e ad assicurarlo alla giustizia, rinunciando alla ricompensa che aveva originato il suo coinvolgimento nei fatti.
Un detective è un thriller abbastanza anomalo in relazione all’anno della sua uscita;nel 1969 i canoni del thriller all’italiana, che tanta fortuna avrà negli anni successivi non erano ancora stati fissati con chiarezza.
Diretto da Romolo Guerrieri subito dopo l’ottimo successo riscontrato dal più che discreto Il dolce corpo di Deborah dell’anno precedente, che in qualche modo era stato un precursore del genere thriller all’italiana,Un detective si differenzia da altri lavori precedenti e successivi perchè adotta degli stilemi appartenenti a più generi cinematografici.
All’impianto classico del thriller, con l’indagine che parte su un morto ammazzato per continuare tra altri delitti commessi da una mano ignota e insospettabile, il film unisce l’atmosfera tipicamente noir al personaggio che sembra preso di petto da un poliziottesco all’italiana, quello del commissario Belli.

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Delia Boccardo

L’uomo infatti è rude,manesco e incline non poco alla violenza;è un personaggio un po rozzo, sensibile al denaro ma in fondo con un personalissimo codice d’onore, che all’inizio sembra essere piegato dall’avidità.
L’aver accettato una notevole somma di denaro per un compito in apparenza semplice come quello di allontanare la fotomodella Sandy dal suo amante Mino, con l’accusa di essere interessata non all’uomo ma al suo ruolo sociale e sopratutto al suo denaro, non depone certo a favore del personaggio Belli.
Che però vedrà delinearsi con altro spessore il personaggio rappresentato;in realtà Belli non tenterà solo di pararsi la schiena dopo essere diventato a sua volta un sospettato nella catena di omicidi, ma mosso da un desiderio di verità arriverà fino in fondo alla storia, scoprendo l’autore dei delitti e rinunciando alla fine al premio in denaro concordato agli inizi.
Il film ha fascino, ma è anche caratterizzato da diverse pecche; spesso verboso, infarcito di dialoghi, lascia poco spazio all’azione, fatte salve le sequenze dell’inseguimento in città che rappresentano comunque uno dei primi paletti fissi del futuro genere del poliziesco all’italiana.

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Susanna Martinkova

La sceneggiatura è solida e il finale abbastanza sorprendente, il che depone a favore di un’opera in cui il colpevole non è noto dopo poche sequenze, ma viene scoperto solo nella parte finale e ad esso ci si arriva quasi per esclusione.
Il film sfiora solo marginalmente la Roma bene di fine anni sessanta, quel mondo dipinto in seguito ( e sopratutto mostrato dalla stampa) come una succursale di Sodoma e Gomorra;il sesso, la droga, i vizi della borghesia romana sono lasciati sullo sfondo a fare da cornice ideale ad un film che gioca tutte le sue carte sull’intrigo della morte del produttore discografico e la vicenda della modella Sandy e del suo amante, che come si scoprirà sono intimamente legate fra loro.
Ad interpretare il commissario Belli c’è Franco Nero, attivissimo dalla metà degli anni sessanta e protagonista, negli anni successivi, di film thriller o poliziotteschi, fra i quali vanno segnalati gli ottimi Confessione di un commissario di polizia al procuratore della repubblica,Giornata nera per l’ariete e L’istruttoria è chiusa: dimentichi.
Il rozzo e manesco commissario è interpretato dall’attore emiliano in maniera dinamica; privo del tradizionale baffo, che sembrava dare al suo volto un’immagine più cupa e inquietante, Nero disegna un personaggio all’inizio del film abbastanza antipatico.Lo spettatore non parteggia certo per lui, poliziotto corrotto e brutale.Il modificarsi della psicologia dello stesso e le vicissitudini della sua storia porteranno tutto nei canoni tradizionali, con il finale politicamente corretto in cui scopre l’assassino e rinuncia a quel denaro fonte di tutti i suoi guai.
A corredo, uno stuolo di bellissime attrici:Delia Boccardo, che interpreta co grazia il personaggio della modella Sandy,Florinda Bolkan, ambigua moglie di Fontana che tanta parte avrà nel film, la bellissima e biondo platinata Susanna Martinkova che interpreta la cantante Emmanuelle, futura moglie dell’attore Gianni Garko oltre ad una defilatissima ma affascinante Laura Antonelli e alla presenza (non accreditata) di Silvia Dionisio.

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Florinda Bolkan

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Laura Antonelli

Completano il quadro due grandi attori del cinema italiano:Adolfo celi nei panni dell’ambiguo Avvocato Fontana e Renzo Palmer, che interpreta da par suo il Commissario Baldo, collega di Belli che per primo sospetterà un coinvolgimento diretto del suo collega nella catena di omicidi che insanguinerà la città.
Conosciuto anche come Macchie di belletto, Un detective si avvale di una gradevole colonna sonora composta da Fred Bongusto.
Passato raramente in tv, Un detective è purtroppo un film di difficilissima reperibilità in rete

Un detective

Un film di Romolo Guerrieri. Con Florinda Bolkan, Adolfo Celi, Renzo Palmer, Franco Nero, Delia Boccardo, Roberto Bisacco, Maurizio Bonuglia, Susanna Martinkova, Marino Masé, Laura Antonelli Drammatico, durata 104′ min. – Italia 1969.

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Renzo Palmer

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Franco Nero: commissario Belli
Florinda Bolkan: Vera Fontana
Adolfo Celi: avv. Fontana
Delia Boccardo: Sandy Bronson
Susanna Martinková: Emmanuelle
Renzo Palmer: commissario Baldo
Roberto Bisacco: Claudio
Maurizio Bonuglia: Mino
Laura Antonelli: Franca
Silvia Dionisio: Gabriella
Marino Masé: Romanis
John Stacy: Porter
Vittorio Ripamonti: un poliziotto

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Regia Romolo Guerrieri
Soggetto Ludovico Dentice
Sceneggiatura Massimo D’Avak, Alberto Silvestri, Franco Verucci
Produttore Mario Cecchi Gori
Casa di produzione Fair Film
Fotografia Roberto Gerardi
Montaggio Marcello Malvestito
Musiche Fred Bongusto
Scenografia Giantito Burchiellaro
Costumi Luca Sabatelli

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Recensioni tratta dal sito http://www.pollanetsquad.it
“[…] La narrazione è a volte attardata da un’eccessiva verbosità, da velleità d’indagine psicologica non sempre condotte a fondo, o dal troppo labirintico congegno della sceneggiatura, pure la regìa sa far scattare le molle opportune nei momenti opportuni, ricavando con abilità un clima di mistero da una serie di ben scelti interni ed sterni romani e giungendo a comporre uno spettacolo che non ha poi molto da invidiare a certi thrillers americani di successo. Assai giusto nella sua parte, Franco Nero ha intorno a sé una Florinda Bolkan tutta ghiaccio rovente, una sensibile Delia Boccardo, una spavalda Susanna Martinkova, un incisivo Adolfo Celi, nonché Renzo Palmer e Roberto Bisacco.”

“[…] Nel mettere in immagini una sceneggiatura anche troppo affastellata di false piste e di cadaveri, Romolo Guerrieri non riesce a superare i limiti del mestiere. La Bolkan fa la tenebrosa con la stessa efficienza levigata con cui Nero fa il duro.”
L’opinione del Morandini
Dal romanzo Macchie di belletto di Ludovico Dentice. Commissario indaga su casa discografica e incappa in cadaveri. Il suo comportamento apparentemente ambiguo insospettisce la polizia. Macchinoso poliziesco con noiose, inutili e pesanti divagazioni e verbosità. Il personaggio del protagonista non è approfondito.

Recensione tratta dal sito http://www.cinefatti.it
Una volta l’Italia aveva i migliori cervelli del mondo che davano vita, con zero budget, a gialli pieni di idee, tensione, pathos e, soprattutto, dubbi fino alla fine del film e (a volte) anche oltre sui vari colpevoli e sospettati. Dal romanzo Macchie di belletto di Ludovico Dentice, lo sceneggiatore Massimo D’Avak e il regista Romolo Guerrieri diedero vita, nel 1969, al giallo Un detective, film che ha l’unico difetto di essere eccessivamente dialogico, ma ha tutto il necessario per appassionare gli amanti del genere, a partire da attori fantastici per finire all’intricata trama che terrà sulla corda lo spettatore fino alla fine perché, vi assicuro, il colpevole non si scoprirà dopo cinque minuti come, purtroppo, spesso accade oggi.(…)Questa è l’Italia cinematografica di genere che ci manca, l’Italia cinematografica che merita di essere visionata e anche ascoltata, la magnificenza delle musiche di Fred Bongusto e di altre colonne sonore relative a quell’epoca, firmate (parlando sempre di film di genere) da illustrissimi compositori come Fabio Frizzi (L’aldilà di Lucio Fulci) e tantissimi altri che credevano a tal punto nelle loro composizioni da renderle, a volte, addirittura migliori dei film ad esse associati.
Perfetta anche la fotografia di Roberto Gerardi che propone interni ed esterni di una nitidezza spiazzante – visto l’anno di lavorazione. E ripeto, zero budget. Che nostalgia! Amici CineFattiani, fateci un pensierino su questo gioiellino made in Italy. E’ un po’ lento ma merita, fidatevi di me!
Recensione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com
Il poliziesco italiano sfuma nei toni crepuscolari del noir internazionale che calano sul detective corrotto e manesco di Nero, suggerendo un’ipotetica “terza via” tra il giallo-thriller (pre)argentiano e gli inflazionati commissari di ferro degli anni a venire. Sebbene l’intreccio arranchi spesso nella macchinosità, la regia elegante e matura di Guerrieri è percepibile nelle atmosfere notturne (ben sottolineate dalle musiche di Bongusto), nell’aura pop-glamour che circonda la Martinkova e nella solida direzione del buon cast. Dal romanzo “Macchie di belletto” di Ludovico Dentice.

Recensione di Cotola dal sito http://www.davinotti.com
Bel giallo all’italiana, a tratti quasi noir, firmato dal bravo Guerrieri che conferma ancora una volta di non essere un regista dozzinale come tanti altri e di non essere stato valorizzato come merita. La storia non è il massimo, mentre molto interessante e riuscito è il personaggio dell’ispettore (per nulla simpatico e con cui è difficile identificarsi), così come lo sono le atmosfere torbide e sordide. Ottimo il finale. Insomma, per gli amanti del genere un film da non perdere.

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novembre 2, 2013 Posted by | Thriller | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

La volpe dalla coda di velluto

La volpe dalla coda di velluto locandina

Ruth è una bella e ricchissima ereditiera sposata con Michael; la donna non è felice e per questo ha allacciato una relazione con il bel tenebroso Paul.
Decisa a divorziare dal marito, Ruth lo affronta e ottiene il suo si.
Così Ruth è finalmente libera di vivere la sua nuova storia d’amore con Paul e per rinsaldare l’unione lo invita nella sua splendida villa che possiede in Costa Azzurra;ma all’iniziale idilliaca atmosfera in Ruth subentra la paura, quando le capitano due strani e inspiegabili incidenti.
Una sera nella villa arriva l’ormai ex marito Michael e Ruth scopre con sgomento che lui e Paul in realtà si conoscono ma non solo:i due sono in combutta con una donna,Danielle, per ucciderla e dividersi le sue ricchezze.
A ferire maggiormente Ruth è anche la scoperta che Paul non la ama e che è l’amante della bella Danielle;la prima reazione della donna è di sconforto, tanto che sembra accarezzare l’idea di lasciar portare a termine il complotto tra i due.

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Poi decide di reagire e sabota l’auto di Michael, che muore in un incidente stradale.
Da questo momento per Ruth inizia un incubo senza fine, con Paul che si installa con Danielle in casa di quella che è ormai la sua ex amante.
Danielle, con il tacito assenso di Paul, tenta anche un’improbabile opera di seduzione nei confronti di Ruth, che però medita un piano diabolico per liberarsi dei due scomodi ospiti…
Titolo argentiano, due attrici protagoniste di origini argentine (la Yanni figlia di due italiani emigrati),l’attore protagonista di origine francese, un regista spagnolo:questo il cast cosmopolita di La volpe dalla coda di velluto, bizzarro titolo che strizza l’occhio al fenomeno thriller dell’anno precedente L’uccello dalle piume di cristallo.
In origine il film, di produzione spagnola, si intitolava El ojo del huracan, ovvero l’occhio dell’uragano, ma i distributori italiani, memori del buon successo di pellicole thriller riecheggianti l’ormai celebre film di Argento decisero di proporlo con il titolo che abbiamo imparato a conoscere.

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Così assieme a L’iguana dalla lingua di fuoco, Il sorriso della iena, La farfalla dalle ali insanguinate,Il gatto a nove code e altri eccoci di fronte a un thriller abbastanza canonico, senza grossi elementi di novità eppure di buon livello e gradevole.
Grazie ad una sceneggiatura robusta e senza sbavature, José María Forqué crea un film d’atmosfera in cui non c’è sangue ma una tensione latente che si mescola ottimamente con una trama che riserverà nel finale il più classico dei colpi di scena.

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Retto da una bellissima colonna sonora di Piero Piccioni, che pervade delicatamente il film senza essere ossessiva, La volpe dalla coda di velluto pur con la presenza di pochissimi attori riesce nell’impresa di non annoiare, grazie anche a due elementi fondamentali, ovvero la buona mano del regista e un tocco leggerissimo di innocuo erotismo che esalta una trama morbosa ma mai esplicita, con scene di sesso ridotte al minimo sindacale e nudi molto sotto la norma per questo genere di prodotti.
Davvero bravi gli attori, ovvero l’onnipresente Jean Sorel, vero protagonista di tanti gialli e thriller degli anni sessanta e settanta, di Analia Gadè, affascinante e dall’aria ingenua sufficientemente riportata nel non facile personaggio di Ruth e infine la statuaria e leggermente androgina Rosanna Yanni, la diabolica amante del bel Paul.

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I tre attori reggono molto bene la scena, integrati dalla presenza di Tony Kendall che interpreta l’ormai ex marito di Ruth, vera mente del piano che fallirà miseramente quando la stessa Ruth deciderà di riprendere in pugno le redini della sua vita.
Un film senza grosse pecche, lento senza essere noioso e molto descrittivo ma mai oltre il necessario.
Un’autentica sorpresa, che fa di La volpe dalla coda di velluto uno dei prodotti migliori nel genere giallo/thriller.
Purtroppo la pellicola di José María Forqué non è certo di facile reperibilità e risulta in rete praticamente introvabile almeno in una versione che non sia quella classica, rovinatissima ricavata da una VHS che circola su Internet.

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La volpe dalla coda di velluto
Un film di José María Forqué. Con Amalia Gadé, Tony Kendall, Jean Sorel, Maurizio Bonuglia, Rosanna Yanni, Luis Peña,Rossana Yanni Giallo, durata 90 min. – Italia 1971.

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Tony Kendall: Michael Dustin
Analia Gadè: Ruth Dustin
Rossana Yanni: Danielle
Jean Sorel: Paul
Maurizio Bonuglia: Roland
Luis Peña: ispettore

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Regia Josè Maria Forquè
Soggetto Rafael Azcona, Francesco Capitelli, Mario Di Nardo, Josè Maria Forquè
Sceneggiatura Rafael Azcona, Francesco Capitelli, Mario Di Nardo, Josè Maria Forquè
Casa di produzione Orfeo Producciones
Distribuzione (Italia) Arvo film (Roma)
Fotografia Giovanni Bergamini
Montaggio Antonio Ramirez
Musiche Piero Piccioni
Tema musicale Once and again performed by Shawn Robinson
Scenografia Giorgio Marzelli
Costumi Anna Maria Albertelli
Trucco Manuel Martin

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Recensione dal sito http://www.exxagon.it
Trillerone di modello lenziano che gioca con un titolo che farebbe pensare ad un post-argentiano, scritto a otto mani da un team italo spagnolo nel quale si nasconde Mario di Nardo che dalla sua scrittura di 5 bambole per la luna d’agosto (1970) ha appreso qualcosa delle dinamiche del genere. Però qui non c’è Bava ma Forqué, e per quanto il regista spagnolo sappia maneggiare la materia, lo stile non è il medesimo. Gli ingredienti della storia sono quelli noti: gente ricca ed annoiata la cui vita si divide fra gite in barca, cocktails e sesso da una parte e soldi, tanti soldi in ballo dall’altra; il tutto nella cornice di un’affascinante località di mare. La beffata di turno è la bella, benché un po’ sfiorita, Analia Gadé che si gode il ganzo Jean Sorel, attore che pare essere nato proprio per interpretare questo genere di film. Dopo gli affascinantissimi titoli di testa che incarnano alla perfezione lo stile anni ’70, il film progredisce in maniera terribilmente noiosa per la prima mezz’oretta per poi iniziare ad immettersi nei binari del thriller con una macchina ai quali sono stati manomessi i freni; la protagonista inizia a sospettare che l’amato sia in verità uno spietato balordo e le dinamiche si fanno più tese. Il culmine, verso la fine, vedrà Sorel, la Gadé e la Yanni, perfida rossa, a letto insieme a tentare un triangolo sessuale che la Gadé non gradisce affatto; la Yanni che lecca il piede della Gadé è un tocco fetish-lesbo che non capita di vedere spesso anche nel thriller di genere che di combinazioni sessuali ne ha tentate tante. Il finale a sorpresa non è così sorprendente, soprattutto per quelli che conoscono la materia, ma il procedimento per cui il film approda a tale soluzione è ben spiegato e chiaro, né troppo inverosimile. Canonico nel suo divenire, La Volpe dalla Coda di Velluto è né più né meno il solito eros-thriller anni ’60-’70, realizzato senza particolare originalità ma comunque con discreta cura; piacerà solo agli appassionati del genere.

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L’opinione di Eleonora 15 dal sito http://www.filmtv.it
Veramente bello e ben fatto, originalissimo, di estrema atmosfera! belle ambientazioni; ambienti di classe e ottima fotografia. Vorrei solo sapere perchè film del genere li fanno solo sulle reti private a tarda notte, e soprattutto perchè sono introvabili in DVD!

L’opinione de Ilgobbo, dal sito http://www.davinotti.com
Elegante, un po’ troppo felpato (vellutato?) cimento del vecchio Forque sul collaudatissimo schema dei gialli lenziani. L’averne visti diversi nuoce al godimento perchè Sorel al mero apparire sullo schermo evoca nequizie, per cui si passa il tempo a pensare a quale delle combinazioni possibili sia stata scelta dagli sceneggiatori (fra i quali Azcona!). Però guardabilissimo.

L’opinione di Lucius dal sito http://www.davinotti.com
Altro tentativo di bissare il successo e la formula della trilogia di Argento; questa volta il risultato è una pellicola avvincente con poche carenze di sceneggiatura. Un film elegantemente dignitoso che può contare su un ottimo cast su cui primeggia la splendida e brava protagonista e un Jean Sorel ispirato. Location e interni da sogno ed una colonna sonora particolarmente bella.

L’opinione di Saitgifts dal sito http://www.davinotti.com
All’inizio non sembra promettere molto, le smancerie tra Paul e Ruth sono piuttosto noiose e nemmeno ravvivate da scene di sesso troppo castigate, forse anche per l’epoca. Poi la trama prende consistenza e ci sono momenti intriganti, anche ben girati e soluzioni non troppo scontate. I personaggi si distinguono per la loro ambiguità e tutto il succo del film sta proprio qui. Ci si barcamena tra complotti e abbozzi di sesso anche “avanzato”. Quello che non si capisce è il titolo, forse per quella volpe… era più adatta la coda di uno scorpione.

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luglio 17, 2013 Posted by | Thriller | , , , , , | 2 commenti