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Monster – Esseri ignoti dai profondi abissi

Monster - Esseri ignoti dai profondi abissi locandina 5

In un villaggio della California un gruppo di pescatori cattura nelle loro reti da pesca uno strano essere dall’aspetto mostruoso; ma mentre sono occupati a trascinarlo a bordo, uno di loro, un ragazzo, cade in acqua e viene afferrato da una creatura spaventosa.Un altro pescatore, scosso dagli avvenimenti, spara un colpo con la lanciarazzi causando l’esplosione della barca.
A riva la coppia Jim e Carol assiste alla tragedia, senza riuscire a capire l’accaduto; nella notte il cane di Carol scompare e la coppia lo rinverrà straziato l’indomani mattina.
La notte successiva accade un altro evento terrificante; due ragazzi,Jerry e Peggy, si recano in riva al mare per un bagno notturno. Ma il misterioso essere trascina sul fondo Jerry e subito dopo insegue Peggy, la raggiunge sulla riva e alla fine la stupra.

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Stessa sorte accade ad un altro ragazzo,Billy e alla sua ragazza,Linda. Billy viene ucciso dal mostro, una creatura umanoide e Linda inseguita da un altro essere mostruoso. Raggiunta, anch’essa viene stuprata.
Gli attacchi si susseguono e in uno di quelli successivi a morire è il fratello di Jim, l’uomo che aveva assistito all’esplosione della barca.
Jim si convince che la responsabilità dell’accaduto sia da ascrivere alla Canco, un’industria che aveva iniziato la costruzione di una fabbrica di conserve alimentari di pescato proprio nel villaggio di Noyo, teatro dei fatti inesplicabili.
Con l’aiuto della dottoressa Susan Drake, Jim scopre che la Canco è direttamente responsabile della mutazione genetica degli umanoidi, che altro non sono che salmoni a cui è stato somministrato un ormone umano, quella della crescita.

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La fuga di un salmone in acque aperte ha di fatto originato la mutazione, perchè il salmone è stato mangiato da pesci più grandi; nel frattempo in paese è festa, perchè sta per svolgersi la tradizionale e annuale festa del salmone.
Proprio durante la festa, un gruppo di umanoidi attacca il paese, spargendo morte e distruzione.
Ma Jim ha un asso nella manica…
Monster-Esseri ignoti dall’abisso (Humanoids from the deep) è un film diretto dalla regista Barbara Peeters su un soggetto scritto da Frank Arnold e Martin B. Cohen sceneggiato da Frederick James, ripreso e modificato da Roger Corman (produttore del film).

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Un prodotto derivato quasi direttamente da classici come Il mostro della laguna nera o sceneggiato sulla scia dell’Isola degli uomini pesce;un prodotto con una confezione sommaria, ma che ha delle frecce al suo arco.
Un classico B movie carico di sano splatter, un tantino demenziale ma anche ricolmo di scene di violenza, culminate nella lunga sequenza finale durante la quale i mostri assaltano i tranquilli frequentatori della festa del salmone seminando il panico tra omicidi e stupri a go-go.
Barbara Peeters (narrano le cronache), aveva previsto una riduzione diversa; sembra che sia stato proprio Corman ad insistere per aggiungere le scene di nudo nel film, incluse quelle che vedono lo stupro di Peggy sulla spiaggia;la regista americana, qui alla sua ultima fatica cinematografica prima di iniziare una feconda carriera televisiva, accettò i suggerimenti (forse con poca convinzione) inserendo le scene richieste da Corman.

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Il film alla fine pur non essendo di certo un granchè è godibile nei limiti ristretti del fantasy/horror.
La recitazione francamente non è di certo un punto di forza del film, così come gli effetti speciali a tratti sono davvero rozzi; ma per una pellicola low budget questi sono stati sempre problemi all’ordine del giorno, per cui è inutile andare a cercare il pelo nell’uovo.
Momenti forti del film sono le due scene acquatiche iniziali, la lunga sequenza dell’attacco dei mostri e sopratutto il parto di Peggy, non la nascita del mostro che lei ha concepito con l’umanoide.
Monster-Esseri ignoti dagli abissi è un film che è passato rarissimamente in tv; è disponibile in versione digitale ed è disponibile su You tube all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=TytspCG0Tmk

Monster – Esseri ignoti dai profondi abissi
Un film di Barbara Peeters. Con Vic Morrow, Ann Turkel, Doug McClure, Anthony Penya Titolo originale Humanoids from the Deep. Horror, durata 80 min. – USA 1980.

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Monster - Esseri ignoti dai profondi abissi banner personaggi

Doug McClure: Jim Hill
Ann Turkel: dottoressa Susan Drake
Vic Morrow: Hank Slattery
Cindy Weintraub: Carol Hill
Anthony Pena: Johnny Eagle
Denise Galik: Linda Beale
Lynn Schiller: Peggy Larson
Meegan King: Jack Potter
Breck Costin: Tommy Hill
Hoke Howell: Deke Jensen
Don Maxwell: Dickie Moore
David Strassman: Billy
Greg Travis: Mike Michaels, speaker radio
Linda Shayne: Sally, Miss Salmone
Lisa Glaser: Becky
Bruce Monette: Jake Potter
Shawn Erler: Shawn Hill

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Regia Barbara Peeters
Soggetto Frank Arnold, Martin B. Cohen
Sceneggiatura Frederick James
Produttore esecutivo Roger Corman (non accreditato)
Fotografia Daniel Lacambre
Montaggio Mark Goldblatt
Musiche James Horner

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Luciano Melani: Jim Hill
Ada Maria Serra Zanetti: dottoressa Susan Drake
Gianni Bonagura: Hank Slattery
Livia Giampalmo: Carol Hill
Dario Penne: Johnny Eagle
Rossella Izzo: Peggy Larson
Claudio Capone: Tommy Hill

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marzo 5, 2013 Pubblicato da: | Horror | | Lascia un commento

Alla 39a eclisse

Alla 39a eclissi  locandina 6

Matthew Corbeck, archeologo egizio e sua moglie Anne sono in Egitto sulle tracce di una regina di nome Kara, completamente dimenticata dalla storia.
Con l’aiuto dell’assistente Jane, Matthew segue le indicazioni riportate su una roccia che indica la posizione della tomba della regina, mentre Anne è costretta a rimanere al campo in quanto è incinta ed è alle ultime settimane.
Mathhew e Jane aprono la tomba,proprio mentre Anne è presa dalle doglie.Tornati al campo, i due portano la donna con urgenza al Cairo perchè sembra preda di un attacco di catatonismo.
Lasciata la moglie in ospedale, l’archeologo torna alla tomba di Kara; nel momento del loro ingresso nella tomba stessa, Anne da alla luce una bimba, che nasce morta.
Ma ecco che nel momento in cui i due archeologi aprono il sarcofago che avviene un evento miracoloso; la bimba prende a respirare.

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Tornato in ospedale Matthew scopre che la moglie non ha preso affatto bene la sua lontananza al momento del parto; l’archeologo tuttavia non da peso alla cosa e torna alla tomba per curare il trasporto degli oggetti contenuti al suo interno. Al museo del Cairo verrà trattato da eroe e gli verrà regalato uno specchio a forma di Ank (la croce egizia), ma quando andrà a trovare la moglie scoprirà che Anne è andata via portandosi dietro la bimba, che ha battezzato Margaret.
Diciotto anni dopo ritroviamo Matthew sposato con Jane; ha divorziato da sua moglie e sta preparando il compleanno di sua figlia, alla quale intende regalare l’Ank ricevuto tanti anni prima.
A guastare il clima rilassato dei preparativi ci pensa Paul Whittier, assistente del professore che gli comunica che al museo del Cairo hanno gravi problemi con la mummia di Kara, che si sta deteriorando in maniera preoccupante.

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Rientrato al Cairo, dopo una furibonda lite con il direttore del museo, che si oppone con tutte le forze al trasporto della mummia a Londra, Matthew assiste alla terribile morte del direttore stesso, investito da un camion; ormai libero di muoversi, Matthew trasporta la mummia a Londra.Qui incontra finalmente sua figlia Margaret alla quale racconta quel poco che conosce della storia di Kara, la sua grande scoperta di tanti anni prima.
Kara era stata sepolta con poche informazioni scritte sulle pareti della tomba; era una regina crudele e dissoluta, che aveva ucciso sua madre, sedotto suo padre e che infine lo aveva ucciso.
Matthew decide di portare Margaret in Egitto per farle visitare la tomba di Kara; da questo momento gli eventi prendono una strada assolutamente imprevista.
Margaret, nella tomba, assume atteggiamenti al limite dell’incestuoso e Mathhew scopre come sua figlia assomigli in maniera impressionante alla defunta regina.

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Casualmente, i due scoprono con l’aiuto di una guida, che pagherà con la vita un busto di Kara recante al collo uno splendido gioiello e i 4 vasi canopi conteneti le viscere, il cuore e il cervello della regina.
I due decidono di non raccontare del ritrovamento e ritornano in Inghilterra.
Qui Margaret mostra segni preoccupanti di cambiamento.
I suoi atteggiamenti incestuosi verso il padfre aumentano, proprio mentre Mathhew scopre che la costellazione di Orione è nella stessa posizione del periodo in cui visse Kara.
Nel frattempo Anne muore, subito dopo una terribile visione.

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Cosa lega Margaret alla dissoluta regina Kara? Era scritto che suo padre le dovesse regalare l’Ank? Cosa sta accadendo?
Alla trentanovesima eclisse è un film scritto da Chris Bryant, Clive Exton e Allan Scott su un soggetto di Bram Stoker, ed è il primo film diretto da Mike Newell, futuro regista di opere come Quattro matrimoni e un funerale,Monna Lisa smile,Donnie Brasco e Harry Potter e il calice di fuoco.
E’ un film di ottima fattura, con una sceneggiatura pregevole e un andamento sicuro; per gli amanti della storia dell’antico Egitto è uno spettacolo per gli occhi, visto che è stato girato proprio nella terra dei faraoni.
Pu non essendo un horror tradizionale, mescola con eleganza e abilità gli elementi tipici dell’horror al fantastico, con risultati finali sicuramente apprezzabili sia nell’economia totale del film sia nelle varie componenti, come la fotografia e le location.

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Un film che si avvale della grande professionalità di Charlton Heston, ancora una volta alle prese con un ruolo a metà strada tra “l’avventuroso” ,lo storico e il fantastico.
Molto brava è anche Stephanie Zimbalist che interpreta Margaret Corbeck, il personaggio più ambiguo della vicenda, la bambina nata morta e poi misteriosamente tornata in vita, colei che sembra reincarnare lo spirito e il corpo della dissoluta regina Kara, della quale è destinata a seguire tragicamente le orme.
Come avrete letto ho volutamente saltato tutta la parte finale del film; anche se dal ritrovamento dei Corbeck dei vasi canopi la storia sembra diventare facilmente prevedibile (e in realtà lo è davvero) vale la pena seguire le vicende dei personaggi senza spoiler del film, che rovinerebbe un finale ben congegnato e poco politicamente corretto.
E’ proprio il finale la parte meglio realizzata del film, con l’incontro finale tra padre e figlia in una Londra in notturno tetra e silenziosa.
Un gradevole film, quindi, nel cui cast spiccano attori di ottima levatura come Susanna York (Jane, la seconda moglie di Mathhew) e Jill Townsend (Anne).
Per quanto riguarda la sua reperibilità, in rete c’è una pregevole riduzione dal digitale mentre su You tube c’è la versione completa in inglese.
Il film non ha avuto passaggi televisivi frequenti per cui occorre armarsi di pazienza se si spera in una sua proiezione domestica.

Alla trentanovesima eclisse
Un film di Mike Newell. Con Susannah York, Charlton Heston, Jill Towsend,Stephanie Zimbalist Titolo originale The Awakening. Horror, durata 102′ min. – Gran Bretagna 1980.

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Charlton Heston: Matthew Corbeck
Susannah York: Jane Turner
Jill Townsend: Anne Corbeck
Stephanie Zimbalist: Margaret Corbeck
Patrick Drury: Paul Whittier
Bruce Myers: Khalid
Nadim Sawalha: El Sadek
Ian McDiarmid: Richter
Ahmed Osman: Yussef
Miriam Margolyes: Kadira
Michael Mellinger: Hamid
Leonard Maguire: John Matthews

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Regia Mike Newell
Soggetto Bram Stoker
Sceneggiatura Chris Bryant, Clive Exton, Allan Scott
Fotografia Jack Cardiff
Montaggio Terry Rawlings
Musiche Claude Bolling
Scenografia Michael Stringer, Lionel Couch, Salah Marei

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Soundtrack del film

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Il libro di Stoker da cui è tratto il film

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marzo 2, 2013 Pubblicato da: | Avventura, Horror | , , , , | Lascia un commento

Il prato macchiato di rosso

Il prato macchiato di rosso locandina 1

Antefatto: un agente dell’UNESCO scopre in una bottiglia di vino tracce di sangue e decide di investigare. L’UNESCO in questione naturalmente non ha nulla a che vedere con l’omonima organizzazione per la cultura dell’ONU.
Con un veloce cambio di sequenza veniamo trasportati nell’azienda vinicola del dottor Antonio Genovese, dove troviamo l’uomo intento a scrivere qualcosa su dei fogli di carta mentre un uomo siede con lo sguardo perso nel vuoto accanto a dei fiaschi di vino.
Il cognato di Genovese, Alfiero, fratello della moglie dell’uomo, Nina, si reca dalla donna e sulla strada raccoglie due giovani hippy in cerca di un passaggio.

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Nella villa facciamo la conoscenza con l’enigmatica e bellissima Nina e ritroviamo l’ubriacone e una prostituta, entrambi ospiti dei Genovese; a completare lo strambo gruppo c’è una giovane zingara, che ha fermato Alfiero promettendogli di leggergli la mano in cambio di 5000 lire.
Il dottor Genovese, all’apparenza uomo inoffensivo e stravagante, in realtà è un pazzo furioso che ha ideato un meccanismo per succhiare letteralmente il sangue dai corpi delle malcapitate vittime, che vengono raccolte per strada proprio da Alfiero.
All’interno della villa inizia così il macabro cerimoniale per utilizzare i 4 giovani per gli assurdi esperimenti del dottore, ma per fortuna dei ragazzi è in arrivo l’agente dell’UNESCO, che seguendo le tracce del vino…
Imbarazzante.

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E’ il primo aggettivo che viene in mente di fronte a questa pellicola contraddistinta da una pochezza e da una sciatteria più uniche che rare.
Diretto da Riccardo Ghione (A cuore freddo, La rivoluzione sessuale) qui al suo ultimo film, Il prato macchiato di rosso esce nelle sale nel 1972 nel più assoluto anonimato, tanto da essere riproposto tre anni dopo con risultati pressochè identici.
E i motivi di tale insuccesso sono ascrivibili a fattori diversi; il film ha una sceneggiatura ai limiti del ridicolo, dove spesso sconfina per situazioni, ha un cast che pur composto da buoni attori deve fare i conti con dialoghi a volte surreali a volte francamente imbarazzanti.

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Girato quasi totalmente in una villa sfarzosa, Il prato macchiato di rosso vorrebbe dare l’impressione di un prodotto claustrofobico finendo invece per far sprofondare l’incauto spettatore in un sonno profondo, dal quale non può risvegliarsi in assenza totale di qualcosa che contribuisca a sollevare le palpebre.
La pochezza del film la si intuisce dopo pochi minuti, quando vediamo il robot che il folle dottor Genovese ha ideato, che è la copia carbone del ben più famoso
robot del dottor Moebius protagonista di Il pianeta proibito, film del 1956.

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Qua non siamo nei mitici anni 50, ma in un periodo in cui la tecnologia degli effetti speciali aveva fatto passi da gigante; ma Ghione, evidentemente a corto di budget ( e di idee), ripropone stancamente stereotipi del passato, incluso il folle “scienziato” che inventa un apparecchio destinato a donare immortalità tramite il prelievo del sangue.
Un vampiro moderno quindi, meccanico e non più semi umano.
Mentre il film scorre assistiamo a scene davvero imbarazzanti, come quella dell’orgia in una stanza piena di specchi, mentre i presenti nella villa parlano di cose banali, che non hanno il minimo fascino o interesse per lo spettatore.
A colmare la misura la presenza del folle dottor Genovese addobbato come un damerino con degli assurdi ed enormi papillon!
Inutile quindi cercare qualcosa di buono nella pellicola; il cast è terribilmente in difficoltà di fronte alla mancanza di motivazioni dei personaggi, che appaiono trasportati in uno scenario che vorrebbe essere malato e malsano e che invece sprofonda immediatamente nel ridicolo.

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Peccato per attori di valore come Marina Malfatti (Nina) o come Castelnuovo (l’agente UNESCO), costretti a barcamenarsi i azioni deliranti.Nino Castelnuovo sembra alle prese con problemi gastointestinali mentre tenta disperatamente di fare la faccia seria,mentre la Malfatti riesce a mantenere un contegno grazie anche al ruolo che ricopre con la solita professionalità.
Il gineceo è completato da Barbara Marzano (la zingarella), da Daniela Caroli (la ragazza Hippy) e da Dominque Boschero (la prostituta), che si segnalano principalmente per l’esposizione dei loro corpi nudi.
Ghione punta proprio su un erotismo peraltro blando per vivacizzare le scene, che hanno un’unico momento di interesse quando i due hippy fanno la doccia e si vedono coprire da litri di sangue.
Tutto il resto è quindi noia profonda.

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Nel film vaga come un’ombra anche Lucio Dalla, costretto dal copione a fare l’ubriacone (sic) ;il compianto cantautore è anche l’interprete dei motivi iniziali e di chiusura del film, che forse restano le cose migliori dello stesso.
Recentemente editato in DVD, il film è rimasto per quattro decenni in naftalina e per quanto mi riguarda avrebbe potuto restarci per sempre.
In ultimo segnalo agli incauti spettatori che vorranno visionare la pellicola la sua presenza (in digitale) in streaming nella rete.

Il prato macchiato di rosso

Un film di Riccardo Ghione. Con Lucio Dalla, Dominique Boschero, Marina Malfatti, Enzo Tarascio, Daniela Caroli,Claudio Biava,Barbara Marzano, Nino Castelnuovo, George Willing Horror, durata 92 min. – Italia 1975.

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Marina Malfatti … Nina Genovese
Enzo Tarascio … Dr. Antonio Genovese
Daniela Caroli … Compagna di Max
George Willing … Max
Claudio Biava … Alfiero, fratello di Nina
Barbara Marzano …La ragazza hippy
Dominique Boschero …La prostituta
Lucio Dalla … L’ubriacone
Nino Castelnuovo … Agente dell’ UNESCO

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Regia Riccardo Ghione
Soggetto Riccardo Ghione
Sceneggiatura Riccardo Ghione
Fotografia Romolo Garroni
Montaggio Cleofe Conversi
Musiche Teo Usuelli

 

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marzo 1, 2013 Pubblicato da: | Horror | , , , | Lascia un commento