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Tortura

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“Un’ultima cosa: sappi che se dovesse succedermi qualcosa,sappi che nella vita non ho provato maggior sofferenza che aver dato la tortura al tuo corpo nudo”
L’invisibile Hamdias parla tramite un nastro registrato ad un’altra invisibile, Galai; lui è un regista cinematografico clandestino, lei è la sua donna ed è anche un’attrice; entrambi però appartengono ad un movimento terroristico che si oppone alla presenza francese in Algeria.
In questo momento però siamo a Parigi e Hamdias consiglia a Galai il comportamento da clandestina, fatto di solitudine e circospezione, in un paese (come dice il regista) in cui anche l’accento è importante.
Galai sta girando un film che deve essere il più realistico possibile; per far ciò deve sperimentare, sulla sua pelle, le più terribili torture.

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Non esita quindi a martirizzare il suo corpo, spegnendo sigarette roventi sul suo petto nudo, applicando elettrodi sui capezzoli e sul pube, registrando infine l’urlo disumano di dolore su una cassetta, come richiesto dal suo amante.
Questo è l’inizio di Tortura, il film di Papatakis girato nel 1975, uscito nelle sale francesi e subito dopo praticamente scomparso in seguito all’attentato di probabile matrice islamica che distrusse un cinema parigino mentre veniva proiettato il film.
Un film cupo in maniera esponenziale, un viaggio infernale attraverso il dolore e l’umiliazione personale della protagonista Galai, attrice si ma anche simbolo della resistenza algerina all’occupazione militare francese;due ruoli che Galai interpreta mescolando finzione e realtà,attraverso un viaggio che confonde le entità distinte ma intimamente connesse della terrorista e dell’attrice, che accetta la degradazione per amore del suo compagno, con il quale ha un figlio e anche per amore della libertà verso il suo paese.

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In una delle scene del film, la più cruda e realistica, mentre la Galai terrorista è interrogata dai soldati francesi, alla domanda su chi ha commissionato degli attentati e su chi è a capo della resistenza algerina, la donna risponde urlando mia madre, intendendo così elevare l’Algeria a ruolo di genitrice, come confermerà nel proseguimento dell’interrogatorio.
Ritornando al film, la vicenda personale di Galai vira improvvisamente spiazzando lo spettatore, raccontando senza soluzione di continuità le aspirazioni della Galai attrice, quella che sogna di essere chiamata da un regista qualsiasi per fare il suo lavoro, quello dell’attrice, mentre invece il solito nastro la invita a parlare da sola in caso di attacchi di solitudine, simulando la presenza dell’invisibile Hamdias, simulacro di una realtà che invece è esattamente l’opposto.
E’ in questa destrutturazione della realtà vissuta dalla donna invece la chiave del film;seguiamo qualcuno che spia la vita monotona e solitaria di Galai, che continua a parlare nel vuoto, raccontando l’ansia per il figlio e il dolore per il distacco da Hamdias e l’improvviso cambio di rotta del film, spiazzante nel momento in cui Galai riceve la tanto attesa telefonata.

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Un regista vuole vederla per offrirle una parte;sarà umiliante vedere Galai trattata come una povera cosa dal produttore, che per prima cosa le chiede di mostrare cosce e seno, perchè è quello che il fantomatico regista del film che il produttore si appresta a finanziare vuole.
da questo momento finzione e realtà diventano difficilmente distinguibili; Galai è al tempo stesso una donna che vuole realizzarsi e diventare una stella ed è la visione proiettata della terrorista che prepara la bomba.
I due personaggi convivono sullo schermo senza fratture visive che indichino quale sia la vera realtà in cui si muove Galai; è quella desolata e squallida della stanza inquadrata, scarna, disadorna oppure è quella che consegna la bomba fabbricata ad un anonimo terrorista?
“Dov’è la vera differenza fra finzione e realtà?”, canta una voce mentre Galai attraversa uno spettrale paesaggio delle banlieu parigine;ed è in questa breve strofa la chiave di lettura di Tortura.

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Da adesso in poi il film seguirà un suo discorso coerente ma inevitabilmente ostico per il pubblico; che è spiazzato,irretito e al tempo stesso sconvolto da quello che si avvicenda sullo schermo.
Come in un folle susseguirsi di immagini frammentate e senza filo conduttore, assistiamo alla totale commistione tra i due personaggi; vediamo la tortura fisica su Galai, non più auto inflitta ma applicata da un soldato francese che vuole annichilire quella donna che in fondo rappresenta una nazione e che usa il tormento fisico e l’umiliazione per fiaccare la resistenza della stessa.
Ma Galai è l’Algeria ed è al tempo stesso un’idea di libertà, insopprimibile.
E la libertà puoi solo limitarla temporaneamene, non per sempre.
Inutile continuare a descrivere una trama che in realtà non esiste se non come forma di racconto visivo delle tesi del regista; che sono diverse e che coinvolgono in maniera più ampia discorsi politici e sopratutto l’uso della tortura da parte del Potere come forma di alienazione e di mortificazione morale e fisica.

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Un discorso ambiguo, visivamente, perchè davvero si fa fatica a seguire gli spostamenti dall’immaginaria figura dell’attrice che continua a praticare sul suo corpo la tortura e quella delle torture che davvero vengono praticate alla Galai terrorista.
Finzione e realtà diventano così tutt’uno, continuando a inseguirsi fino al finale assolutamente imprevedibile.
Tortura è un film difficile anche da descrivere se non con l’ausilio di aggettivi, slegati fra di loro; claustrofobico, angosciante,scarno, ermetico.
Un’opera estremamente complessa,per lunghi tratti simbolista in maniera eccessiva ma anche affascinante; un’opera non di certo per il grande pubblico, chiusa com’è in un elitarismo che è al tempo stesso il fascino e il limite dell’opera.
“Non me ne frega un cazzo degli spettatori”, dice Hamdias tramite il produttore che afferma voler scritturare Galai per il fantomatico film citato;probabilmente è il pensiero, estrinsecato, di Papatakis.

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Che porta avanti coerentemente il suo complesso discorso sulla tortura come mezzo di coercizione ampiamente utilizzato anche dall’Occidente, così spesso schierato in maniera ipocrita dietro la bandiera della libertà e della democrazia.
A raffigurare il tutto in maniera fisica c’è Galai, archetipo della sofferenza mescolato all’ansia di libertà.
A sua volta Galai è fisicamente interpretata dall’attrice Olga Karlatos, all’epoca compagna del regista.
Ed è probabilmente in un’ottica di “famiglia” che va interpretata la presenza della bellissima attrice greca in un film per certi versi estremo, con immagini molto forti e una presenza fisica sullo schermo che richiede l’esposizione senza pudore del corpo nudo oltraggiato dalla violenza.
L’attrice ateniese, ventinovenne all’epoca in cui venne girato il film, era appena uscita dall’esperienza di Amici miei che le aveva dato molta fama in Italia; il bellissimo volto della signora Sassaroli, che tutti avevano imparato ad ammirare nel film di Monicelli e che aveva fatto seguito all’interpretazione eccezionale di Didone nell’Eneide televisivo, appare in Tortura trasfigurato.

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L’attrice appare smagrita, smunta, con il volto bellissimo solcato dal dolore.
Quasi fosse una Galai in versione reale, la Karlatos resta in scena praticamente per tutto il film cambiando espressione mostrando il suo corpo quasi scheletrico coperto da bruciature, violentato da una bottiglia (la scena più dura e difficile da digerire del film)
Un’interpretazione da attrice di razza, eccezionale, che pure è restata praticamente coperta dall’oblio fino a qualche anno fa, quando quest’opera straordinaria di Papatakis ha finalmente avuto la visibilità che meritava.
Un film che quindi è tutt’uno con l’attrice che lo interpreta, tanto da rendere praticamente un corredo il resto del cast; Papatakis dirige una Karlatos perfetta, Una Galai che sembra riassumere, sui tratti scavati del volto e sulla nudità scarnita del corpo, l’orrore della tortura, del suo uso umiliante e della degradazione morale e fisica che rappresenta.
Oggi è possibile finalmente vedere l’opera di Papatakis in streaming, cosa che consiglio vivamente agli amanti del cinema non banale, quel cinema fatto di potenza visiva, di dialoghi e situazioni non usuali in una versione probabilmente completa, almeno stando a quel poco che ho potuto ricavare dalla rete.
Pare infatti che l regista greco abbia messo mani alla versione attualmente disponibile inserendo scene che aveva dovuto tagliare in occasione della sua sfortunata prima rappresentazione.

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Vista l’assurda aria di caccia alle streghe che circola ultimamente nei confronti dei siti in streaming (perchè bloccare la visione di film che ormai hanno quasi 40 anni?), consiglio di seguire questo link e visionare la pellicola: http://www.nowvideo.ch/video/ac277edaf89cb
In ultimo ricordo che il film è stato distribuito anche con il titolo Gloria mundi; sotto troverete due fotogrammi molto crudi tratti dal film, che ho provveduto a modificare come avvenuto in passato per evitare la condivisione in chiaro e la conseguente visione dei minori.

Tortura (Gloria Mundi), un film di Nikos Papatakis,con Olga Karlatos,Roland Bertin,Philippe Adrien,Mehmet UlusoyArmand Abplanalp,Christiane Tissot,Drammatico,Francia 1976

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Olga Karlatos … Galai
Roland Bertin … Raftal
Philippe Adrien … Gilles
Mehmet Ulusoy … Naki
Armand Abplanalp … Sainof
Christiane Tissot … Marsanne
Jean-Louis Broust … Biseau

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Regia: Nikos Papatakis
Sceneggiatura: Nikos Papatakis
Montaggio: Yves Lafaye,Jean-Paul Pradier,Frédéric Variot
Fotografia:Jean-Claude Bonfanti
Musiche: Barbaud Brown Klein
Costumi: Janina Ryba
Produzione: Nio Productions (FR)

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Tortura Banner recensioni

Parte dell’opinione dell’utente OGM tratta dal sito http://www.filmtv.it.Il resto della recensione è disponibile sul sito citato.
“…Che cos’è la rivoluzione, se non un dolore autoinflitto, in risposta all’orrore perpetrato ai danni di altri? Si può cercare il martirio nella tortura e trovare nel proprio grido l’autentica voce della verità. L’attrice Galaï non deve fingere di essere una terrorista algerina: deve esserlo realmente, provare strazio e paura quando trasporta una borsa esplosiva o subisce le scariche elettriche dei suoi aguzzini, ed incutere le stesse sensazioni nello spettatore. Il popolo è chiamato a partecipare, a lei è la sua eroina. Il suo nume ispiratore è Hamdias, il suo marito e regista, nonché mente di un’organizzazione eversiva: un’entità invisibile ed onnipresente, che in ogni luogo può farsi sentire ed, a sua volta, ascoltare. I suoi mezzi sono microfoni e registratori a cassette, ma la sua presenza ubiqua è comunque ammantata di una divina perentorietà…”

L’opinione dell’utente Deepred89 dal sito http://www.davinotti.com
Cupo e complesso, piuttosto monocorde e difficilmente digeribile per chi, come il sottoscritto, poco conosce a proposito del contesto storico dei fatti narrati. Non mi resta così che apprezzare la buona confezione e un’interpretazione intensissima della Karlatos, che offre anima e corpo al film restando in scena in praticamente ogni sequenza, mostrandosi ripetutamente spogliata e torturata e cantando anche la colonna sonora di Nico Fidenco (che però è preferibile in versione strumentale). Consigliabile solo ad un pubblico informato e preparato.

L’opinione dell’utente Fauno dal sito http://www.davinotti.com
Terrificante e claustrofobico. Pone bene in evidenza le contraddizioni sia dei rivoluzionari eversivi che dei controrivoluzionari, con tutte le illusioni disattese per ambo le parti, ma pone anche in luce l’aspetto più interiore ed inquietante del fanatismo politico e ci ricorda tragicamente che anche noi, il vecchio continente, culla della civiltà, ci siamo macchiati di nefandezze delle quali non ci piace parlare né tanto meno provarne vergogna. Peso da digerire e da accettare, ma merita eccome!

L’opinione dell’utente Markus dal sito http://www.davinotti.com
Il regista Papatakis, servendosi dell’allegoria del meta-cinema, ci mostra l’istituzione della tortura e della depravazione dello stato sul sovversivo (o presunto tale), poco importa se nel caso specifico si cita la guerra franco-algerina (l’anno del girato in fondo ci ricorda che in molti paesi del mondo vigono dittature sanguinarie). Convincente e sentita l’interpretazione della Karlatos che però si macchia di una perla trash quale la canzoncina cantata da lei stessa sul tema di Fidenco. Peccato.

L’opinione dell’utente Saimo84 dal sito dvd.forumcommunity.net
Si tratta di un film maledetto, quasi invisibile, La tortura di Nico Papatakis. Come al solito, il DVD contiene soltanto la versione italiana, ma va sottolineato che in questo caso la situazione era complessa: il film è uscito in Francia nel 1975 ma è stato subito ritirato dalle sale, arrivando poi tortuosamente in Italia nel 1977, in una versione rimaneggiata per il nostro mercato sotto la supervisione dello stesso regista, che è poi tornato una terza volta sul film nel 2005, rimontandolo e aggiungendo delle scene girate ex novo. Un’edizione in DVD completa, va da sé, dovrebbe quindi render conto di tre diversi montaggi, ma per il momento purtroppo ci tocca accontentarci di quel che passa il convento, che purtroppo non è granché: la Mosaico ha telecinemato un vecchio 35mm pieno di difetti, con moltissimi segni e frequenti salti di fotogrammi, anche molto fastidiosi. Guardabile, ma a malapena sufficiente.
Val la pena sopportare un’edizione così? Tutto sommato direi di sì, perché secondo me il film oltre a essere rarissimo è anche abbastanza straordinario. Avevo già visto, in una retrospettiva del 2009, due altri film di Papatakis (Les équilibristes e Ia fotografia), e anche questo terzo titolo conferma la grandezza di un autore misconosciuto purtroppo non solo al grande pubblico ma anche a moltissimi di noi appassionati. Si tratta, sia chiaro, di un cinema che potrà non piacere, ma almeno gli estimatori di Godard e Fassbinder dovrebbero secondo me dargli una possibilità. La tortura, che per certi versi mi ha ricordato Partner. di Bertolucci, è un film estremo in tutti i sensi, sia per le tematiche e le immagini che mostra: una riflessione anche agghiacciante sul terrorismo, la violenza e il capitalismo, condotta però attraverso i cascami del metacinema, del neo-melodramma e del sadomasochismo. La storia, ridotta all’osso e insieme eccessiva, ruota infatti intorno a un’attrice divisa fra cinema e terrorismo, trasformata dal suo regista-pigmalione in una specie di arma di distruzione di massa. Un film poverissimo ma spesso geniale, fatto di pochi spazi e pochi personaggi, costruito soprattutto su una serie di assenze e lontananze, sia affettive che politiche ed esistenziali. Non amo per niente i film “politici”, ma qui il verbo si fa carne sotto i nostri occhi, e la performance di Olga Karlatos (all’epoca compagna del regista) è davvero memorabile.

L’opinione del sito http://www.filmhorror.com
TORTURA si potrebbe definire un film sperimentale, composto da un mix micidiale di sesso, torture, sangue, politica e surrealismo. Il piatto è decisamente forte, ma ben presto l’impegno sociale strillato dai flani dell’epoca (nella locandina viene addirittura citato Nietzsche, più o meno a sproposito), che vorrebbe condannare le istituzioni fasciste che spingono i poveri a diventare terroristi, cede il posto a uno spettacolo di pura exploitation.
Assolutamente spiazzante è anche la colonna sonora (realizzata da Nico Fidenco) in cui è la stessa Karlatos a cantare una canzone che si chiama appunto La Tortura (un testo assurdo che parla di pseudo-amore con agghiaccianti urla in sottofondo). L’uso del sesso è finalizzato alla rappresentazione dello squallore e, fra bottiglie infilate nella vagina e maschilismo gettato a piene mani, emerge un’atmosfera di assoluto degrado che, a conti fatti, è il punto forte del film.TORTURA è una pellicola atipica che potrebbe rivelarsi indigeribile per molti, che di certo non può definirsi “bella” e che si presenta come un pugno nello stomaco inaspettato. Se ve la sentite…

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luglio 7, 2013 Pubblicato da: | Drammatico | , , | 2 commenti

Porco mondo

 

Porco mondo locandina 2Non fu trovato un giusto su tutta la terra…tutti avevano corrotto la loro strada.E calò la distruzione sulle città.
Con questo incipit, che Bergonzelli, regista del film trae dalle Sacre scritture inizia Porco mondo, sua opera del 1978 che ebbe diverse traversie con la censura e che venne distribuito anche in versione hard, con il sottotitolo Porco mondo (porno).
Un film confuso e contraddittorio, dalla sceneggiatura tagliata con la sega ma non privo di un suo fascino rozzo ma efficace.
Bergonzelli, regista specializzato in B movie dai titoli eloquenti come La cognatina ,Taxi love, servizio per signora ,La trombata – quattro ladroni a caccia di milioni e Il compromesso erotico, torna ad affrontare un tema a sfondo socio politico a sette anni di distanza da quel Io Cristiana, studentessa degli scandali che in qualche modo aveva anticipato il tema della morale ipocrita della società; in questo film il discorso è ripreso in maniera più ampia, andando a coinvolgere cioè la morale di un politico, moralizzatore in pubblico e vizioso in privato.

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La storia raccontata in Porco mondo è quella appunto di un importante uomo politico che nel privato è affetto dai peggiori vizi; dopo aver coinvolto alcuni giovani di facili costumi in un’orgia, tenta un approccio con uno di essi e viene da questi ucciso in maniera brutale.Gli altri due protagonisti della storia dovranno fare i conti con il figlio del senatore che decide di ricavare qualcosa dalla storia…
Un guazzabuglio inestricabile di situazioni scabrose miste a un confuso messaggio di denuncia sociale, attraverso la storia del senatore che incarna al peggio i vizi privati e le pubbliche virtù in evidente raffronto con la storia di tre balordi drogati e violenti che tentano un ricatto ai danni dell’uomo politico, che però finisce male.
In sintesi Porco mondo è questo, un film in cui Bergonzelli alterna una storia raccontata in maniera psichedelica, attraverso quindi immagini che si susseguono quasi con ritmo schizofrenico e una vicenda drammatica in cui l’atmosfera malsana della pellicola è mitigata purtroppo da un cast che fa di tutto per rendere improbabili le sequenze del film stesso.

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Le scene di lotta, infatti, sono quanto di peggio si possa vedere, con pugni che volano e mancano il bersaglio tanto da rendere quasi comiche le scene stesse, dialoghi quasi surreali nella loro piattezza e sequenze che sembrano inserite nel film giusto per arrivare al metraggio giusto e ai tempi concordati con la produzione.
Assolutamente da film trash alcune situazioni del film come quella in cui il fidanzato di Manuela (Karin Well) trova il corpo esanime della ragazza e ricorda in versione stoboscopica alcuni frammenti della loro relazione, uscendosene in chiusura con un terribile “Manuela, sei sempre stata una pazza” in aperta dissonanza con quello che accade sugli schermi.
Come dicevo in apertura,il cast del film è estremamente eterogeneo e mescola attori di rilevanza,come William Berger,Arthur Kennedy e Alida Valli ad attori tipici del b movie come Carlo De Meio e Karin Well.

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Quest’ultima da vita ad un personaggio che meritava ben altra caratterizzazione;la Well invece bada solo a spogliarsi e a stamparsi sul volto un sorriso che vorrebbe essere strafottente e invece finisce per essere ebete.
Non va meglio De Meio, inespressivo e legnoso mentre nel film compaiono inopinatamente Alida Valli, che appare giusto per rimpinguare la pensione e che mostra solo per un attimo il suo talento, ovvero nell’unica occasione che il film le consente, la sequenza in cui, minacciata da Manuela con un trapano elettrico viene colta da infarto, Arthur Kennedy, anch’esso impegnato a rimpinguare il conto in banca e lo sfortunato William Berger.
Val la pena citare per un attimo le sfortunate vicende che portarono l’attore, bravo ed espressivo, ad accettare parti in film decisamente scadenti; ecco un estratto da un resoconto dei fatti che lo videro coinvolto ( tratto dal sito http://www.gentedirispetto.com)
“”La carriera di Berger è ormai lanciata verso il firmamento dei divi, ma la notte del 4 agosto 1970, nel corso di una operazione antidroga condotta nel napoletano, zona dove l’attore vive con la moglie Carolyn Lobravico, anch’essa attrice, la polizia fa irruzione nella sua villa, dove sono ospiti dell’attore sette persone e scopre in casa mezzo grammo di hashish, del quale l’attore giurerà di non averne mai saputo la provenienza. Attori, capelli lunghi, modi ribelli, persone stravaganti, considerazioni che i giudici napoletani devono necessariamente aver fatto per incriminare i nove come persone socialmente riprovevoli, tanto che William e Carolyn vengono ricoverati coattivamente nel manicomio criminale di Pozzuoli, nonostante non ci siano prove certe della loro colpevolezza, meno che meno delle loro presunte “malattie mentali” e, soprattutto, nonostante l’epatite virale di cui soffre Carolyn. Nel manicomio criminale di Pozzuoli William perde Carolyn, lasciata soffrire tra terribili dolori addominali prima di tentare un disperato intervento chirurgico per quella che probabilmente è solo una peritonite acuta, il 14 ottobre 1970; quando i medici si rendono conto che non c’è più niente da fare, Carolyn viene addirittura fatta ricoverare nel reparto degli incurabili, tanto (sicuramente è stato il loro pensiero) è solo una drogata, per giunta pazza. Berger riesce a vederla ormai in agonia solo il 9 ottobre, accompagnato da uno schieramento di agenti ed ammanettato non può persino abbracciarla, in uno straziante addio. L’autopsia, richiesta a gran voce dai quotidiani meno impegnati politicamente, potrebbe chiarire le cause della morte della giovane Carolyn, ma non viene disposta dall’autorità giudiziaria. William Berger viene trasferito nel carcere di Salerno, da dove sarà scarcerato solo nel marzo del 1971, perché non ha voluto seguire il “consiglio” di accusare la moglie morta del reato ascrittogli. In questo periodo buio, distributori senza scrupoli né sentimenti ritirano fuori dai magazzini “La lama nel corpo”, film dove Berger interpreta un dottore sospettato di omicidio, con un nuovo, crudele lancio pubblicitario: “Berger, colpevole o innocente?”. L’indagine invocata, anche a seguito dello sdegno provocato nel mondo dalla terribile vicenda giudiziaria, da esponenti del governo, non porterà a nulla di concreto, anzi complicherà notevolmente la vita all’attore, tanto che sui vari set frequentati la presenza delle forze dell’ordine, ogni volta per nuovi controlli e con incartamenti vari, diventa una costante.”

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Storia terribile, quella di Berger; in questo film resta in scena pochi minuti e in una sequenza lo vediamo purtroppo inquadrato con i genitali penduli in un’improbabile lotta con il suo assassino, truccato pesantemente e con in testa una corona d’alloro (sic).
Chiunque voglia visionare Porco mondo dovrà accontentarsi della pessima versione che circola in rete ricavata dall’ormai introvabile VHS del film oppure procurarsi il Dvd del film, che prò non mi risulta abbia i dialoghi in italiano.

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Un film di Sergio Bergonzelli. Con William Berger, Carlo De Mejo, Alida Valli, Karin Well, Arthur Kennedy, Monica Zanchi, Maurizio Mattioli, Barbara Rey, Stefano Davanzati Erotico, durata 101 min. – Italia, Spagna 1978.

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luglio 5, 2013 Pubblicato da: | Erotico | , , , , , , | 2 commenti

1969 Un anno di cinema

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Il 1969, ultimo anno del decennio sessanta, chiude per il nostro paese un periodo irripetibile, che porta l’Italia ad essere uno dei paesi più industrializzati al mondo.
Anche per l’umanità intera è un anno fondamentale:il 21 luglio Neil Armstrong e Buzz Aldrin sono i primi uomini a camminare sul suolo lunare. La missione spaziale Apollo 11, partita il 16 luglio, termina il 24 luglio.Il sogno del volo nello spazio è quindi compiuto e come dirà Armstrong “«That’s one small step for (a) man, one giant leap for mankind “ovvero “Questo è un piccolo passo per l’uomo, un gigantesco balzo per l’umanità“.
Un anno fondamentale in molti campi della creatività umana, dalla musica all’arte per finire al cinema, che presenterà una serie di capolavori davvero unici.
Accanto, episodi drammatici come la morte di Jan Palach a gennaio;lo studente cecoslovacco si da fuoco per protestare contro l’invasione russa della Cecoslovacchia.

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John Voight e Dustin Hoffman nello splendido Un uomo da marciapiede

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Un maggiolino tutto matto

Nell’agosto del 1969 il mondo del cinema è sconvolto dalla tragica morte dell’attrice Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski; l’attrice è massacrata nella sua abitazione di Los Angeles, mentre era a due sole settimane dal parto.Con lei perdono la vita due suoi amici ad opera della setta di Manson.
L’anno si chiuderà,per il nostro paese,in maniera drammatica;il 12 dicembre, nella Banca Nazionale dell’Agricoltura a Piazza Fontana in Milano esplode una bomba che uccide 17 persone e ne ferisce 88.E’ l’inizio della strategia della tensione e il passaggio drammatico del nostro paese agli anni di piombo.
Il cinema vive una stagione felicissima, grazie all’aumento esponenziale degli spettatori, attirati dalla quantità ma sopratutto dalla qualità dell’offerta;è iniziata la concorrenza della tv, che da qualche anno ha diversificato l’offerta presentando il sabato sera spettacoli per la famiglia, ma nel paese c’è voglia di evasione e le sale cinematografiche nei week end fanno segnare il tutto esaurito.

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Marlon Brando in Queimada

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Prendi i soldi e scappa di Woody Allen

Nel 1969 Hollywood assegna i suoi premi oscar che vedono, a sorpresa,premiato come miglior film Oliver! di Carol Reed interpretato da Oliver Reed.
Carol Reed si aggiudica anche l’Oscar come miglior regista mentre Cliff Robertson per I due mondi di Charly si aggiudica il premio come miglior attore protagonista.
Migliori attrici (ex aequo) sono due grandi di Hollywood: Katharine Hepburn per Il leone d’inverno (The Lion in Winter) e Barbra Streisand per Funny Girl mentre miglior film straniero è Natascia – L’incendio di Mosca (Voina i mir), regia di Sergej Bondarcuk.
A Cannes trionfa Se… (If…), regia di Lindsay Anderson (Gran Bretagna) che batte concorrenti come Z – L’orgia del potere (Z), regia di Costa-Gavras (Algeria/Francia),Easy Rider, regia di Dennis Hopper (USA),Gli intoccabili, regia di Giuliano Montaldo (Italia).

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Porcile, di Pier Paolo Pasolini

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Oliver, vincitore dell’Oscar 1969

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Jane Fonda in Non si uccidono così anche i cavalli?

Il presidente della giuria è Luchino Visconti, il premio per il miglior attore va a Jean-Louis Trintignant mentre quello per la miglior attrice a Vanessa Redgrave.
A Taormina si attribuiscono i David di Donatello, i nostri Oscar: vince, come miglior regista Franco Zeffirelli con Romeo e Giulietta mentre miglior attori sono Alberto Sordi e Gina Lollobrigida.
Il film più visto della stagione è l’ottimo Nell’anno del Signore di Luigi Magni, che racconta una storia tragica del nostro paese, avvenuta poco prima della fine del potere temporale della chiesa ma è tutta l’annata a essere caratterizzata dalla presenza sugli schermi di ottimi prodotti.
Uno dei prodotti migliori è Un uomo da marciapiede diretto da John Schlesinger e interpretato da Jon Voight, Brenda Vaccaro, Dustin Hoffman, Sylvia Miles, storia metropolitana di un’amicizia, della disillusione del sogno americano e dell’emarginazione nelle grandi metropoli.Leggendario il tema musicale, quell”Everybody’s Talkin'” di Fred Neil, cantata da Henry Nilsson che diverrà un evergreen.

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Nell’anno del signore

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Mimsy Farmer in More

Sugli schermi mondiale scoppia il fenomeno Easy rider, opera prima dell’attore Dennis Hopper interpretato da Peter Fonda, Jack Nicholson, Karen Black, Dennis Hopper. Un malinconico on the road che racconta l’impossibile sogno di libertà di alcuni amici in un’America ormai profondamente in crisi anche nei suoi valori fondamentali.
Sam Peckinpah celebra il tramonto dell’epopea del West con un film ormai diventato storico;Il mucchio selvaggio, interpretato da William Holden, Ernest Borgnine, Warren Oates, Robert Ryan è il western più violento della storia del cinema, il più amaro.La frontiera non esiste più, il mito dell’eroe e del pioniere sono stati abbandonati, sta per nascere la grande nazione americana, con le sue contraddizioni e le sue speranze.
Un altro western spopola sugli schermi mondiali: si tratta di Butch Cassidy, di George Roy Hill interpretato da Robert Redford, Paul Newman, Katharine Ross che racconta l’amicizia tra Butch Cassidy e Sundance Kid, un’amicizia ormai fuori dal tempo.Premiato con 4 Oscar, con una colonna sonora sontuosa firmata da Bacharach Butch Cassidy è un film tenero e violento ma al tempo stesso magico.

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Metti una sera a cena

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Catherine Deneuve in La mia droga si chiama Julie

Grande successo per la prima regia cinematografica di Woody Allen, Prendi i soldi e scappa, interpretato da Woody Allen, Janet Margolin, Marcel Hillaire, Lonny Chapman, bizzarra storia di un rapinatore imbranato che puntualmente combina disastri.
L’Italia risponde con film memorabili come La caduta degli dei di Luchino Visconti, saga familiare distruttiva sullo sfondo dell’ascesa al potere in Germania del nazismo.Grazie ad un cast eccezionale che comprende Dirk Bogarde, Ingrid Thulin, Helmut Griem, Renaud Verley, Umberto Orsini e Florinda Bolkan,Visconti racconta in 155 minuti le vicende degli odi e dei tradimenti che sconvolgono la vita degli Essenbeck, una ricchissima famiglia tedesca dilaniata dalle lotte interne per la supremazia e dai diversi accostamenti al nuovo mito tedesco, il nazismo.
Come già accennato,il 1969 vede come campione d’incassi il film di Magni Nell’anno del Signore…storia popolare ambientata nella Roma di Leone XII interpretata da un cast di attori assolutamente in stato di grazia, come Nino Manfredi, Claudia Cardinale, Enrico Maria Salerno, Britt Ekland, Robert Hossein. Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Pippo Franco.
Vittorio De Sica propone I girasoli, con la collaudata coppia Mastroianni-Loren ad interpretare due giovani che si innamorano ma che saranno divisi dalla guerra, in particolare quella sfortunata e scellerata che mandò la nostra Armir a combattere sul fronte russo dove morirono decine di migliaia di nostri giovani in una spedizione criminale preparata male e conclusa peggio.

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La caduta degli dei

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La bambolona

Porcile di Pasolini fa scandalo; la storia amarissima di due giovani diametralmente opposti che scelgono strade diverse per vivere la loro vita pur essendo un’allegoria è troppo scomoda per piacere alla borghesia. Il film viene in pratica boicottato in tutti i modi, ma otterrà ugualmente un buon successo.
Gillo Pontecorvo chiama la star di Hollywood Marlon Brando ad interpretare William Walker, un agente britannico che appoggia la rivoluzione degli abitanti di un’isola contro il dominio portoghese.Queimada, il film che racconta queste vicende, è un discreto successo ai botteghini ma è accolto freddamente da buona parte della critica, pur essendo un affresco molto intelligente sul colonialismo.
Il geniaccio Ken Russell propone Donne in amore, con Glenda Jackson, Oliver Reed, Jennie Linden, Alan Bates, Eleanor Bron, tratto da un romanzo di David H. Lawrence; il film viene pesantemente censurato per le scene che vedono i due amici protagonisti lottare nudi e sopratutto per la tematica omosessuale che permea il film.
Liliana Cavani propone un film bellissimo e sottovalutato, I cannibali, nel quale viene portato ai tempi d’oggi il mito di Antigone.

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Isabella duchessa dei diavoli

Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano foto

Senta Berger in Infanzia vocazione prime esperienze…

Il film mostra un altro volto del Potere, quello che non solo uccide ma impedisce la sepoltura dei corpi dei caduti a monito dei sopravvissuti,un Potere assoluto e non sfidabile se non a prezzo della vita.Il film, interpretato da Britt Ekland, Tomas Milian, Delia Boccardo, Marino Masé, Pierre Clémenti è opera corrosiva e di grande effetto visivo, ma viene capita solo a metà dalla critica.
Per Federico fellini è il momento di proporre il suo Satyricon, ovviamente ispirato all’opera di Petronio; come al solito, siamo di fronte ad un prodotto amatissimo dai critici e pochissimo dal pubblico.In realtà l’opera presenta la consueta visionarietà di fellini, ma non è certo prodotto da grande pubblico.
Con la regia di Robert Stevenson la Disney propone un classico per le famiglie, Un maggiolino tutto matto, storiella di una Wolksvagen che ha una sua intelligenza e che ne combina di tutti i colori.

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Il mucchio selvaggio

Spulciano tra i film di quell’anno ci sono da segnalare l’ottimo Il clan dei siciliani,regia di Henri Verneuil,con Jean Gabin, Alain Delon, Amedeo Nazzari, Lino Ventura, saga familiare noir che racconta la storia di una rapina e di un amore proibito all’interno di una famiglia in cui vigono le leggi d’onore della mafia siciliana, il bellico Dove osano le aquile di Brian G. Hutton con Richard Burton, Clint Eastwood, Patrick Wymark, storia della liberazione di un generale statunitense tenuto prigioniero in un castello fortificato sulle montagne bavaresi mentre una menzione essenzialmente negativa la merita Amore e rabbia, prodotto costruito a più mani dai registi Carlo Lizzani, Jean-Luc Godard, Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini con Nino Castelnuovo, Ninetto Davoli, Julian Beck, Tom Baker che dimostra ancora una volta come gli esperimenti di co-regia siano assolutamente inutili portando invariabilmente a dei corti d’autore spesso noiosi e senza mordente.

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Il commissario Pepe

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Il clan dei Siciliani

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If…

Vanno segnalati ancora:
Z – L’orgia del potere,regia di Costa Gavras con Irene Papas, Jean-Louis Trintignant, Charles Denner, Yves Montand,storia di un complotto ordito dalla polizia per eliminare un oppositore del governo sventato da un magistrato incorruttibile;
La mia droga si chiama Julie, regia di François Truffaut con Jean-Paul Belmondo, Catherine Deneuve,un dramma a sondo amoroso che vede un industriale innamorarsi di una splendida truffatrice con finale drammatico;
Non si uccidono così anche i cavalli? regia di Sydney Pollack con Susannah York, Jane Fonda, Gig Young,ancora una volta una metafora amarissima sull’America e sulle sue contraddizioni;
Metti, una sera a cena,regia di Giuseppe Patroni Griffi con Jean-Louis Trintignant, Florinda Bolkan, Lino Capolicchio, Tony Musante, Annie Girardot,ripreso da una piece teatrale a sondo dramma borghese sui vizi della classe stessa interpretata da grandi attori e con una colonna sonora indimenticabile firmata da Morricone;

I girasoli foto

I girasoli, con Mastroianni e la Loren

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Pierre Clementi in I cannibali

Fellini Satyricon foto

Fellini-Satyricon

Certo certissimo… anzi probabile,regia di Marcello Fondato con Claudia Cardinale, Robert Hoffman, Catherine Spaak, Nino Castelnuovo,commedia a sfondo sentimentale venata di ironia sul rapporto tra due amiche che dopo alcune vicissitudini scopriranno che è meglio vivere insieme che con degli uomini;
Il commissario Pepe,regia di Ettore Scola con Ugo Tognazzi, Giuseppe Maffioli, Silvia Dionisio, Marianne Comtell, Elsa Vazzoler, splendido affresco sui vizi nascosti della provincia italiana, con protagonista un superlativo Ugo Tognazzi;
Cuore di mamma di Salvatore Samperi con Philippe Leroy, Beba Loncar, Carla Gravina, Yorgo Voyagis,bruttissimo e sopravvalutato film incentrato su una figura femminile e sui suoi figli, allegoria del disfacimento della famiglia, dei suoi valori e sullo sfondo ambiziosamente anche quello della società;
Alice’s restaurant, di Arthur Penn con Arlo Guthrie, Pat Quinn, Pete Seeger,amara storia di un gruppo di hippy che malinconicamente faranno ritorno alle loro case dopo aver vissuto l’esperienza della coabitazione in una chiesa sconsacrata
Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano di Luigi Comencini con Maria Grazia Buccella, Tina Aumont, Senta Berger, Raoul Grassilli, il film più fedele ( e il più bello) dedicato alla vita del grande seduttore veneziano.

Easy rider foto

Easy rider

Dove vai tutta nuda foto

Dove vai tutta nuda?

Dove osano le aquile foto

Dove osano le aquile

Tra i film del 1969 che hanno avuto un buon riscontro di pubblico si segnalano Isabella duchessa dei diavoli di Bruno Corbucci,La bambolona di Franco Giraldi,Vedo nudo di Dino Risi,Orgasmo di Umberto Lenzi,Dove vai tutta nuda? di Pasquale Festa Campanile,More-Di più, ancora di più di Barbet Schroeder
Come dicevo in fase di introduzione, il cinema è ormai nell’età dell’oro e nei successivi 4-5 anni il cinema italiano produrrà centinaia di prodotti eccellenti, con una proliferazione di generi, di talenti che non avrà più eguali.
Un’esplosione vitale, incoraggiata da molti fattori, sopratutto da una creatività collegata d un interesse del pubblico che purtroppo scemerà proprio a metà degli anni settanta, creando le premesse per un declino inarrestabile che porterà ad una riduzione dei prodotti qualitativamente accettabili fino alla triste stagione dei film di Pierino, dei film hard core e delle tarde produzioni degli anni ottanta.

Donne in amore foto

Glenda Jackson in Donne in amore

Cuore di mamma foto

Carla Gravina in Cuore di mamma

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Certo,certissimo, anzi…probabile

Butch Cassidy foto

Butch Cassidy

Amore e rabbia foto

Amore e rabbia

Alice's restaurant foto

Alice’s rastaurant

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Z-L’orgia del potere

 

Miglior film :Oliver! , regia di Carol Reed
Miglior regia : Carol Reed – Oliver!
Miglior attore protagonista : Cliff Robertson – I due mondi di Charly
Migliore attrice protagonista : Katharine Hepburn (ex aequo) – Il leone d’inverno
Barbra Streisand (ex aequo) – Funny Girl
Miglior attore non protagonista :Jack Albertson – La signora amava le rose
Migliore attrice non protagonista: Ruth Gordon – Rosemary’s Baby
Miglior film straniero : Natascia – L’incendio di Mosca regia di Sergej Bondarcuk

Palma d’oro: Se… (If…) di Lindsay Anderson
Grand Prix Speciale della Giuria: Adalen 31 regia di Bo Widerberg
Premio della giuria: Z – L’orgia del potere (Z), regia di Costa-Gavras
Prix d’interprétation féminine: Vanessa Redgrave – Isadora, regia di Karel Reisz
Prix d’interprétation masculine: Jean-Louis Trintignant – Z – L’orgia del potere , regia di Costa-Gavras
Premio per la migliore opera prima: Easy Rider, regia di Dennis Hopper

Miglior regista:Franco Zeffirelli – Romeo e Giulietta
Migliore produttore:Bino Cicogna – C’era una volta il West (ex aequo)
Gianni Hecht Lucari – La ragazza con la pistola (ex aequo)
Migliore attrice protagonista :Gina Lollobrigida – Buonasera, signora Campbell (ex aequo)
Monica Vitti – La ragazza con la pistola (ex aequo)
Migliore attore protagonista Alberto Sordi – Il medico della mutua (ex aequo)
Nino Manfredi – Vedo nudo (ex aequo)
Miglior regista straniero:Roman Polanski – Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York
Miglior produttore straniero Stanley Kubrick – 2001: Odissea nello spazio
Migliore attrice straniera :Barbra Streisand – Funny Girl (Funny Girl) (ex aequo)
Mia Farrow – Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York (ex aequo)
Migliore attore straniero Rod Steiger – Il sergente (The Sergeant)

luglio 4, 2013 Pubblicato da: | Miscellanea, Senza Categoria | | Lascia un commento

Classifica al botteghino 1968

Foto banner 1968

1) Serafino di Pietro Germi

1 Serafino locandina

1 Serafino foto 1

con Adriano Celentano,Saro Urzì,Francesca Romana Coluzzi,Ottavia Piccolo,Amedeo Trilli,Gino Santercole,Benjamin Lev,

2) Il medico della mutua di Luigi Zampa

2 Il medico della mutua locandina

2 Il medico della mutua foto 1

con Alberto Sordi, Evelyn Stewart, Bice Valori, Sara Franchetti, Nanda Primavera, Leopoldo Trieste, Pupella Maggio, Claudio Gora

3) C’era una volta il West di Sergio Leone

3 C'era una volta il west

3 C'era una volta il west foto 1

con Charles Bronson, Henry Fonda, Claudia Cardinale, Jason Robards, Gabriele Ferzetti, Paolo Stoppa

4) Dove osano le aquile di Brian G. Hutton

4 Dove osano le aquile locandina

4 Dove osano le aquile foto 1

con Richard Burton, Clint Eastwood, Patrick Wymark, Mary Ure

5) I quattro dell’Ave Maria di Giuseppe Colizzi

5 I 4 dell'Ave Maria locandina

5 I 4 dell'Ave Maria foto 1
con Eli Wallach, Bud Spencer, Terence Hill, Livio Lorenzon, Brock Peters, Armando Bandini, Corrado Olmi

6) Vedo nudo di Dino Risi

6 Vedo nudo locandina

6 Vedo nudo foto 1
con Nino Manfredi, Sylva Koscina, Véronique Vendell, John Karlsen, Umberto D’Orsi,Nerina Montagnani, Daniela Giordano

7) Straziami ma di baci saziami di Dino Risi

7 Straziami ma di baci saziami locandina

7 Straziami ma di baci saziami foto 1
con Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Pamela Tiffin, Moira Orfei, Checco Durante.

8) Bora Bora di Ugo Liberatore

8 Bora Bora locandina

8 Bora Bora foto 1
con Corrado Pani, Haydée Politoff, Doris Kunstmann

9) Riusciranno i nostri eroi a ritrovare il loro amico misteriosamente scomparso in Africa? di Ettore Scola

9) Riusciranno i nostri eroi locandina

9) Riusciranno i nostri eroi foto 1
con Alberto Sordi, Nino Manfredi, Bernard Blier, Franca Bettoja, Erika Blanc.

10) La ragazza con la pistola di Mario Monicelli

10) La ragazza con la pistola locandina

10) La ragazza con la pistola foto
con Monica Vitti, Carlo Giuffrè, Stanley Baker, Tiberio Murgia, Stefano Satta Flores

11) La monaca di Monza di Eriprando Visconti

11 La monaca di Monza locandina

11 La monaca di Monza foto
con Luigi Pistilli, Antonio Sabato, Anne Heywood, Hardy Krüger,Carla Gravina

12) Mayerling di Terence Young

12 Mayerling locandina

12 Mayerling foto 1
con Catherine Deneuve, James Mason, Omar Sharif, Ava Gardner

13) Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi

13 Metti, una sera a cena locandina

13 Metti, una sera a cena foto
con Jean-Louis Trintignant, Florinda Bolkan, Lino Capolicchio, Tony Musante, Annie Girardot.

14) L’oro dei MacKenna di J. Lee Thompson

14 L'oro dei MacKenna

14 L'oro dei MacKenna foto
con Lee J. Cobb, Gregory Peck, Eli Wallach, Keenan Wynn, Edward G. Robinson, Anthony Quayle, Telly Savalas

15) Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli

15 Romeo e Giulietta locandina

15 Romeo e Giulietta foto
con Leonard Whiting, Olivia Hussey, John McEnery, Michael York, Milo O’Shea.

16) Shalako di Edward Dmytryck

16) Shalako locandina

16) Shalako foto

con Sean Connery, Brigitte Bardot, Stephen Boyd, Peter Van Eyck

17) Fraulein Doktor di Alberto Lattuada

17) Fraulein Doktor locandina

17) Fraulein Doktor foto 1

con Giancarlo Giannini, Kenneth More, Capucine, Nigel Green, Suzy Kendall, Andreina Paul

18) 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick

18 2001 odissea nello spazio locandina

18 2001 odissea nello spazio foto

con Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester, Daniel Richter, Leonard Rossiter.

19) Il libro della giungla di Wolfgang Reithermann

19 Il libro della giungla locandina

19 Il libro della giungla foto

Animazione

20) Il laureato di Mike Nichols

20 Il laureato locandina

20 Il laureato foto

con Dustin Hoffman, Anne Bancroft, Katharine Ross, William Daniels, Murray Hamilton.

luglio 2, 2013 Pubblicato da: | Miscellanea | | Lascia un commento