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Telefoni bianchi

 

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Il sogno di Marcella Valmarin,bella ragazza veneta che lavora come cameriera ed è fidanzata con Roberto è quello di diventare un’attrice;siamo nell’epoca mussoliniana ed il cinema è nella fase dei cosiddetti “telefoni bianchi“, quel periodo cinematografico caratterizzato dalla presenza nei film di telefoni bianchi, simbolo di uno status sociale elevato, in netta opposizione ai telefoni neri che erano in possesso della fascia più popolare della società.
Marcella trova nell’impresario Luciani un insperato aiuto; l’uomo la seduce con la promessa di introdurla nel mondo del cinema.
In realtà l’uomo non è affatto un impresario e Marcella lo scopre subito dopo essere arrivata a Roma dove ben presto diventa l’amante di alcuni personaggi che approfittano di lei con la promessa di coronare il suo sogno.
Marcella, che nel viaggio verso Roma ha portato con se Roberto riesce comunque a portare all’altare il suo fidanzato; ma sull’altare Roberto, che ha scoperto di essere stato tradito da Marcella con Bruno,un ufficiale fascista, la pianta in asso sull’altare gridandole parolacce.

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Così a Marcella non resta che di diventare l’amante di Bruno, che in pratica la trasforma ben presto in una prostituta; la madre di Bruno infatti gestisce un bordello ed è qui che miseramente finiscono i sogni di gloria di Marcella.
Ma un incontro imprime una svolta alla vita della giovane;casualmente diventa l’amante del Duce che la ricompensa facendola finalmente diventare un’attrice e spedendo il malcapitato Roberto in Spagna, dove infuria la guerra civile.
Con il nome di Alba Doris, Marcella che ha alle spalle l’onnipotente figura di Mussolini diviene ben presto famosa e finisce anche per diventare l’amante dell’attore Franco D’Enza, uno stravagante personaggio cocainomane e vanaglorioso.
Ma la rovina incombe su tutti i personaggi legati al fascismo: l’armistizio provoca la caduta del regime e Marcella rimane senza lavoro e per giunta senza una lira.
Così, messi da parte i sogni di gloria, la ragazza ritorna a casa con un viaggio avventuroso durante il quale, per vivere,è costretta nuovamente a prostituirsi.

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A casa trova una brutta sorpresa;i suoi, che la credevano ricca, quando scoprono che in realtà Marcella è nelle stesse condizioni di quando è partita la cacciano malamente di casa.
La guerra è finita e Marcella riesce a trovarsi un marito; ma non ha dimenticato Roberto, che ha finito per combattere tutte le guerre del fascismo prima di approdare in Russia.
Marcella approfitta di un viaggio del marito in quel paese per andare a cercare la tomba del fidanzato ma…
Telefoni bianchi, uscito nelle sale nel 1976 è un affresco creato da Dino Risi per celebrare ironicamente il periodo più in chiaro oscuro del cinema italiano, quello dei telefoni bianchi.
In qualche modo il regista milanese tenta di costruire un film con l’impronta della saga ma tutta una serie di circostanze, inclusa una sceneggiatura a corrente alternata impediscono la perfetta riuscita dell’operazione.
Troppo deboli i personaggi, tropo leggera la ricostruzione storica, tropo leggero il tono usato verso un periodo storico viceversa pieno di contraddizioni che il regista non solo non coglie, ma finisce per marginalizzare creando una storia dal tono leggero stridente con la realtà storica degli avvenimenti.

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Nonostante un cast di assoluto livello, che include per esempio Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman, Agostina Belli e Renato Pozzetto, Maurizio Arena, William berger,Cochi Ponzoni e Lino Toffolo il film sbanda, ondeggia e non affonda solo perchè comunque il gran mestiere di Risi mimetizza i mille difetti, alcuni dei quali capitali, del film.
Che parte benissimo, si smorza nella parte centrale e si riprende solo nel finale con la sequenza in cui Marcella non riconosce nel contadino a cui hanno chiesto informazioni; quello che sorprende maggiormente è la disomogeneità e lo scoordinamento dello stesso sopratutto alla luce del lavoro precedente, lo splendido Profumo di donna dell’anno prima e di quello successivo, Anima persa, un gran bel film anomalo.
In tutti e tre i casi il regista utilizza Vittorio Gassman, che guarda caso proprio in questo film rende al minimo, con un personaggio che non gli è congeniale.

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Comunque, non siamo di fronte ad un film brutto ma piuttosto ad un film debole e troppo lungo (2 ore) che comunque si lascia seguire.
Purtroppo non ho trovato link in streaming dello stesso, che è presente in versione digitale sui p2p.

Telefoni bianchi

Un film di Dino Risi. Con Vittorio Gassman, William Berger, Agostina Belli, Maurizio Arena, Lino Toffolo,Cochi Ponzoni, Attilio Dottesio, Michele Malaspina, Ugo Tognazzi, Eleonora Morana, Renato Pozzetto, Alvaro Vitali, Laura Trotter, Monica Fiorentini, Franca Stoppi, Paolo Baroni, Carla Terlizzi, Dino Baldazzi, Leonora Morano, Marcello Fusco, Enrico Marciani, Giovanni Brusateri, Edoardo Florio, Monico Fiorentini, Toni Maestri, Renate Schmidt, Giacomo Assandri Commedia, durata 120′ min. – Italia 1976.

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Agostina Belli: Marcella Valmarin, alias Alba Doris
Maurizio Arena: Luciani
William Berger: Franz
Vittorio Gassman: Franco D’Enza
Renato Pozzetto: Bruno
Cochi Ponzoni: Roberto Trevisan
Lino Toffolo: Gondrano
Ugo Tognazzi: Adelmo
Paolo Baroni: segretario di Marcella
Eleonora Morana: madre di Marcella
Dino Baldazzi: Benito Mussolini

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Regia Dino Risi
Soggetto Dino Risi e Bernardino Zapponi
Sceneggiatura Dino Risi, Ruggero Maccari, Bernardino Zapponi
Produttore Pio Angeletti, Adriano De Micheli
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Luciano Ricceri
Costumi Luciano Ricceri

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L’opinione di sasso67 dal sito http://www.filmtv.it

Film poco riuscito, nonostante le buone premesse, di un regista tra i più sopravvalutati e antipatici della commedia all’italiana. Qui utilizza male anche Vittorio Gassman, oltre ad attribuire il ruolo di protagonista in un film di ambizioni quasi storiografiche ad un’attrice che non ne aveva lo spessore come Agostina Belli. Come detto, l’inizio è promettente, ma il prosieguo si perde in una sfilza di macchiette anche poco divertenti, per sbracare completamente nel finale con una scena indegna di Gassman, che suona come un insulto al bel finale della “Grande guerra”.
Si tratta di un’occasione persa, probabilmente per troppa ambizione rispetto ai mezzi a disposizione: il difetto originario sta nella sceneggiatura, ma nemmeno gli interpreti si dimostrano all’altezza; forse il solo Tognazzi si dimostra all’altezza della propria fama interpretativa nella parte di un gobbo malefico che vende ai nazisti una famigliola di ebrei.

L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Non sgradevole, ma non riuscito. C’è chi buca (Ponzoni), chi si prende uno spazio (Pozzetto), chi iper-gigioneggia (Gassman). Buono Maurizio Arena. Agostina ci prova, ma non regge un film che cala per snodi faciloni, funzionante talora (il matrimonio fascista, le epifanie ducesche, il postribolo), ma non nell’insieme. Da comico-grottesco tira infine al dramma, con intenti “nobili”, ma non in sintonìa col resto. Talora grazioso, mai bello. La Mancini, non accreditata, è la prostituta vestita da marinaretto.

L’opinione di Guggly dal sito http://www.davinotti.com

Curioso film dalla riuscita altalenante: tanti episodi, per lo più grotteschi, uniti dalla storia di questa inqualificabile servetta che riesce comunque, malgrado tutto, nei suoi intenti. Veramente impressionante l’episodio di Tognazzi e gli ebrei. Gassman gigioneggia, ma il personaggio è azzeccato. Pozzetto e Ponzoni sembrano due cartoni animati. La Belli è il “deus ex machina” attraverso cui raccontare un non glorioso passato che ci appartiene.

L’opinione di Thegaunt dal sito http://www.filmscoop.it

Risi offre uno spaccato d’epoca attraverso due protagonisti dall’amore travagliato e irraggiungibile nello stile del cinema d’epoca, quello dei telefoni bianchi, macchina di propaganda per distogliere un paese dai suoi problemi reali. Marcella si immergerà totalmente in questo sogno precluso a Roberto, ancorato nella vita reale, ma persino per lei il sogno finirà con l’incedere della guerra.
La Belli e Ponzoni sono bravi, però scade troppo nel macchiettistico nei personaggi di contorno, anche se bisogna dire, ad onor del vero, che Tognazzi interpreta una carogna difficile da dimenticare.

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Mag 3, 2014 Posted by | Commedia | , , , , , , , , | 3 commenti

Sensoria

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Secondo film dell’attore, musicista, sceneggiatore e regista viennese Peter Patzak, diviso in tre episodi riguardanti l’inquietante mondo della parapsicologia uscito nelle sale nel 1975
Episodio 1:
La reincarnazione
E’ il giorno del trentacinquesimo compleanno per Henry.
Sua moglie e sua figlia lo stanno attendendo per festeggiare il suo compleanno, ma Henry ha un altro programma, anche se coscientemente non lo sa.Guardando una vecchia foto è attratto infatti irresistibilmente da un castello, che decide di raggiungere.

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Qui incontra Greta, una donna bellissima e affascinante con la quale ha una notte d’amore; la misteriosa donna gli confessa che molti anni addietro ha ucciso un uomo. Confuso, Henry chiede aiuto ad un amico poliziotto e grazie a delle vecchie foto scopre che esattamente trentacinque anni prima l’uomo che Greta ha detto di aver ucciso era scomparso esattamente il giorno in cui Henry era venuto alla luce.Lui è l’esatta replica dell’uomo morto…

Episodio 2:
La metempsicosi
Una relazione assolutamente proibita, quella tra il dottor William e la sua alunna Macha.
Che è però conosciuta dalla moglie del dottore, che perisce tragicamente in un incidente stradale mentre sua figlia Debbie si salva a prezzo di sconvolgimenti psicologici.

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Debbie scopre di trovarsi in contatto telepatico con Macha e la cosa avrà funeste conseguenze, perchè quando Macha verrà lasciata dal suo maturo amante, la ragazza deciderà di suicidarsi,coinvolgendo nella sua morte anche Debbie…

Episodio 3:

La telepatia

E’ il giorno del matrimonio per Barbara.

La ragazza, figlia di un importante banchiere sta per coronare il suo sogno ma un incontro inaspettato sconvolge i suoi piani.
Uno strano e misterioso pittore, Mario, riesce con la sua mente a distrarla dall’evento, tanto che la ragazza si reca da lui.
E’ l’intervento provvidenziale della madre di Mario a liberare Barbara dal malefico influsso dell’uomo, tanto che la ragazza può ritornare alla sua vita normale.

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Ma è solo una vittoria di Pirro.
Mentre è in viaggio di nozze infatti, i poteri mentali del giovane si fanno nuovamente sentire…

Diretto da Peter Patzak, regista austriaco poco conosciuto da noi, Sensoria è un film del 1975 oscuro, minaccioso e ben diretto su un tema inconsueto come quello dei poteri parapsicologici e su sovrannaturale.
Reincarnazione, metempsicosi e telepatia sono i tre argomenti sui quali Patzak costruisce un film decisamente dark, diviso in altrettanti episodi destinati a finire tragicamente.
Tre uomini e quattro donne, legati a filo doppio da legami invisibili e che finiranno per essere coinvolti in tre storie mortali, legate ai poteri oscuri della mente, a quella parte del cervello così poco conosciuta che origina i fenomeni che vedranno protagonisti i vari personaggi della storia.
Tre episodi ben calibrati, angosciosi, tutti di buon livello anche se il secondo e il terzo hanno una marcia in più.
Sopratutto quest’ultimo, caratterizzato dalla presenza inquietante e quasi demoniaca di un personaggio, il pittore Mario, che è al tempo stesso impotente ma bramoso di possedere l’anima e la personalità di Barbara.
L’uomo diventa quindi un vampiro mentale, che soggioga fino alle estreme conseguenze la giovane sposa, in un crescendo buio e quasi horror che è la cosa più riuscita del film.

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Sensoria è quindi un film decisamente inquietante, giocato sull’inquietudine che i fenomeni non controllabili e quindi non spiegabili hanno come potere attrattivo per un nutrito numero di spettatori che sono affascinati dall’argomento.
Poichè siamo negli anni settanta, ovvero in un periodo storico in cui questi argomenti erano tra i più dibattuti, lo spettatore troverà pane in abbondanza in questo film.
Che mescola anche all’elemento giallo e horror parecchio erotismo, anche se in questo caso siamo decisamente fuori dal morboso, viste le storie in cui compaiono le scene sexy.
C’è ben poco da eccitarsi, tra cadaveri e incidenti, fra un’autopsia probabilmente vera e storie oscure come quelle che vengono narrate.
Per quanto riguarda il cast,nulla da eccepire; da Marisa Mell, bella ed elegante come sempre a William Berger, da Masha Gonska a Mathieu Carrere tutti svolgono egregiamente il loro compito
Menzione d’onore per la giovane figlia di William,Debra, una vera rivelazione.
Questo è un film praticamente introvabile, nonostante sia da tempo presente in Dvd; purtroppo non ho trovato in rete nessuna versione disponibile.E’ presente sul p2p ma senza fonti.

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Sensoria
Un film di Peter Patzak. Con William Berger, Marisa Mell, Peter Neusser, Wolfgang Gasser, Debbie Berger,Mathieu Carrere Titolo originale Parapsycho – Spektrum der Angst. Drammatico, durata 93 min. – Germania 1975.

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Mathieu Carrere: Mario
William Berger: Dottor William
Debra Berger: Debbie
Marisa Mell:Greta
Masha Gonska:Masha

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Regia Peter Patzak
Sceneggiatura Peter Patzak, Georg M. Reuther, Géza von Radványi
Fotografia Atze Glanert
Musica Manuel Rigoni, Richard Schönherz
Produzione TIT Filmproduktion GmbH, Viktoria Film

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L’opinione di Lucius dal sito http://www.davinotti.com

Un’opera che sembra girata da Lars Von Trier. Tre episodi collegati fra loro, uno più inquietante dell’altro: nel primo, musicato da Beethoeven e con la presenza di bambole inquietanti, il protagonista incontra una figura femminile morta anni addietro, nel secondo la protagonista che ha il potere della telepatia muore in strane circostanze, il terzo vede una donna provare un’attrazione perversa per un uomo che la spinge al suicidio. Il filo conduttore è la parapsicologia per un film caratterizzato da una regia sobria ed inquietante.

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aprile 15, 2014 Posted by | Horror | , , , , , , | Lascia un commento

Porco mondo

 

Porco mondo locandina 2Non fu trovato un giusto su tutta la terra…tutti avevano corrotto la loro strada.E calò la distruzione sulle città.
Con questo incipit, che Bergonzelli, regista del film trae dalle Sacre scritture inizia Porco mondo, sua opera del 1978 che ebbe diverse traversie con la censura e che venne distribuito anche in versione hard, con il sottotitolo Porco mondo (porno).
Un film confuso e contraddittorio, dalla sceneggiatura tagliata con la sega ma non privo di un suo fascino rozzo ma efficace.
Bergonzelli, regista specializzato in B movie dai titoli eloquenti come La cognatina ,Taxi love, servizio per signora ,La trombata – quattro ladroni a caccia di milioni e Il compromesso erotico, torna ad affrontare un tema a sfondo socio politico a sette anni di distanza da quel Io Cristiana, studentessa degli scandali che in qualche modo aveva anticipato il tema della morale ipocrita della società; in questo film il discorso è ripreso in maniera più ampia, andando a coinvolgere cioè la morale di un politico, moralizzatore in pubblico e vizioso in privato.

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La storia raccontata in Porco mondo è quella appunto di un importante uomo politico che nel privato è affetto dai peggiori vizi; dopo aver coinvolto alcuni giovani di facili costumi in un’orgia, tenta un approccio con uno di essi e viene da questi ucciso in maniera brutale.Gli altri due protagonisti della storia dovranno fare i conti con il figlio del senatore che decide di ricavare qualcosa dalla storia…
Un guazzabuglio inestricabile di situazioni scabrose miste a un confuso messaggio di denuncia sociale, attraverso la storia del senatore che incarna al peggio i vizi privati e le pubbliche virtù in evidente raffronto con la storia di tre balordi drogati e violenti che tentano un ricatto ai danni dell’uomo politico, che però finisce male.
In sintesi Porco mondo è questo, un film in cui Bergonzelli alterna una storia raccontata in maniera psichedelica, attraverso quindi immagini che si susseguono quasi con ritmo schizofrenico e una vicenda drammatica in cui l’atmosfera malsana della pellicola è mitigata purtroppo da un cast che fa di tutto per rendere improbabili le sequenze del film stesso.

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Le scene di lotta, infatti, sono quanto di peggio si possa vedere, con pugni che volano e mancano il bersaglio tanto da rendere quasi comiche le scene stesse, dialoghi quasi surreali nella loro piattezza e sequenze che sembrano inserite nel film giusto per arrivare al metraggio giusto e ai tempi concordati con la produzione.
Assolutamente da film trash alcune situazioni del film come quella in cui il fidanzato di Manuela (Karin Well) trova il corpo esanime della ragazza e ricorda in versione stoboscopica alcuni frammenti della loro relazione, uscendosene in chiusura con un terribile “Manuela, sei sempre stata una pazza” in aperta dissonanza con quello che accade sugli schermi.
Come dicevo in apertura,il cast del film è estremamente eterogeneo e mescola attori di rilevanza,come William Berger,Arthur Kennedy e Alida Valli ad attori tipici del b movie come Carlo De Meio e Karin Well.

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Quest’ultima da vita ad un personaggio che meritava ben altra caratterizzazione;la Well invece bada solo a spogliarsi e a stamparsi sul volto un sorriso che vorrebbe essere strafottente e invece finisce per essere ebete.
Non va meglio De Meio, inespressivo e legnoso mentre nel film compaiono inopinatamente Alida Valli, che appare giusto per rimpinguare la pensione e che mostra solo per un attimo il suo talento, ovvero nell’unica occasione che il film le consente, la sequenza in cui, minacciata da Manuela con un trapano elettrico viene colta da infarto, Arthur Kennedy, anch’esso impegnato a rimpinguare il conto in banca e lo sfortunato William Berger.
Val la pena citare per un attimo le sfortunate vicende che portarono l’attore, bravo ed espressivo, ad accettare parti in film decisamente scadenti; ecco un estratto da un resoconto dei fatti che lo videro coinvolto ( tratto dal sito http://www.gentedirispetto.com)
“”La carriera di Berger è ormai lanciata verso il firmamento dei divi, ma la notte del 4 agosto 1970, nel corso di una operazione antidroga condotta nel napoletano, zona dove l’attore vive con la moglie Carolyn Lobravico, anch’essa attrice, la polizia fa irruzione nella sua villa, dove sono ospiti dell’attore sette persone e scopre in casa mezzo grammo di hashish, del quale l’attore giurerà di non averne mai saputo la provenienza. Attori, capelli lunghi, modi ribelli, persone stravaganti, considerazioni che i giudici napoletani devono necessariamente aver fatto per incriminare i nove come persone socialmente riprovevoli, tanto che William e Carolyn vengono ricoverati coattivamente nel manicomio criminale di Pozzuoli, nonostante non ci siano prove certe della loro colpevolezza, meno che meno delle loro presunte “malattie mentali” e, soprattutto, nonostante l’epatite virale di cui soffre Carolyn. Nel manicomio criminale di Pozzuoli William perde Carolyn, lasciata soffrire tra terribili dolori addominali prima di tentare un disperato intervento chirurgico per quella che probabilmente è solo una peritonite acuta, il 14 ottobre 1970; quando i medici si rendono conto che non c’è più niente da fare, Carolyn viene addirittura fatta ricoverare nel reparto degli incurabili, tanto (sicuramente è stato il loro pensiero) è solo una drogata, per giunta pazza. Berger riesce a vederla ormai in agonia solo il 9 ottobre, accompagnato da uno schieramento di agenti ed ammanettato non può persino abbracciarla, in uno straziante addio. L’autopsia, richiesta a gran voce dai quotidiani meno impegnati politicamente, potrebbe chiarire le cause della morte della giovane Carolyn, ma non viene disposta dall’autorità giudiziaria. William Berger viene trasferito nel carcere di Salerno, da dove sarà scarcerato solo nel marzo del 1971, perché non ha voluto seguire il “consiglio” di accusare la moglie morta del reato ascrittogli. In questo periodo buio, distributori senza scrupoli né sentimenti ritirano fuori dai magazzini “La lama nel corpo”, film dove Berger interpreta un dottore sospettato di omicidio, con un nuovo, crudele lancio pubblicitario: “Berger, colpevole o innocente?”. L’indagine invocata, anche a seguito dello sdegno provocato nel mondo dalla terribile vicenda giudiziaria, da esponenti del governo, non porterà a nulla di concreto, anzi complicherà notevolmente la vita all’attore, tanto che sui vari set frequentati la presenza delle forze dell’ordine, ogni volta per nuovi controlli e con incartamenti vari, diventa una costante.”

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Storia terribile, quella di Berger; in questo film resta in scena pochi minuti e in una sequenza lo vediamo purtroppo inquadrato con i genitali penduli in un’improbabile lotta con il suo assassino, truccato pesantemente e con in testa una corona d’alloro (sic).
Chiunque voglia visionare Porco mondo dovrà accontentarsi della pessima versione che circola in rete ricavata dall’ormai introvabile VHS del film oppure procurarsi il Dvd del film, che prò non mi risulta abbia i dialoghi in italiano.

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Un film di Sergio Bergonzelli. Con William Berger, Carlo De Mejo, Alida Valli, Karin Well, Arthur Kennedy, Monica Zanchi, Maurizio Mattioli, Barbara Rey, Stefano Davanzati Erotico, durata 101 min. – Italia, Spagna 1978.

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luglio 5, 2013 Posted by | Erotico | , , , , , , | 2 commenti

Mogliamante

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Luigi ed Antonia sono una coppia sposata da qualche tempo.
Lui è uno stimato commerciante di vini, lei è una donna ricca, che però vive confinata in una camera da letto afflitta da una paralisi che è soltanto provocata da problemi psicologici.
I due vivono una relazione complicata; lui accusa la donna di essere frigida, lei gli rimprovera di lasciarla sempre sola.
Luigi in realtà ha una doppia vita; oltre ad essere un commerciante di vini, quindi sempre in giro per lavoro, è anche uno scrittore dagli ideali anarchici. Si cela dietro lo pseudonimo di Ulisse, con il quale pubblica saggi clandestini. Oltre a questo, tradisce a tutto spiano la moglie, per rifarsi di quella mancanza di affetto e di vita coniugale che non trova più con Antonia.

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Laura Antonelli è Antonia

Una sera Luigi si trova ad assistere ad un omicidio, senza vedere chi l’abbia compiuto; avvicinatosi al cadavere dell’uomo viene visto da una ragazzina.
Certo di essere incolpato dell’omicidio, Liigi scappa con il suo calesse, che abbandona poco lontano da casa e si rifugia da suo cugino ( e vecchio amico) Vincenzo, che ha una merceria proprio di fronte casa sua.
Qui Luigi, che è ferito, si nasconde ma ha anche la possibilità di vedere quel che accade in casa sua.
Antonia, che ha visto ritornare il calesse senza il marito, decide di prendere in mano le redini dell’attività dell’uomo, e parte per visitare i suoi clienti.

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Poco alla volta scoprirà che in fondo ha sposato un perfetto sconosciuto; il marito aveva in pratica una doppia vita, perchè manteneva una stanza in una locanda nella quale si rifugiava per scrivere, aveva una stanza anche al circolo cittadino, nella quale si incontrava con una sua amante, la dottoressa Paola e a volte anche con la segretaria, Clara, una ragazza in procinto di sposarsi e che vive con loro.
Non solo.

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Luigi ha avuto anche un rapporto a tre con Clara e Paola.
Per Antonia è troppo.
Decide quindi di vendicarsi del marito, allacciando dapprima una relazione con un carabiniere, poi, insoddisfatta, con un medico idealista ingiustamente accusato di essere omosessuale e infine andando a letto sia con Paola che con il conte Brandini, allacciando così un triangolo proprio come aveva fatto suo marito.
Luigi, dalla sua stanza sulla merceria, assiste alla metamorfosi della moglie, impotente.
La vede tradirlo con il medico, trasformarsi in una donna completamente diversa da quella che lui ha conosciuto.
Un giorno Antonia capisce che il marito è vivo e si nasconde di fronte casa sua; incontra infatti Vincenzo, che non fuma, in una tabaccheria mentre fa scorta delle sigarette che fuma suo marito.

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Marcello Mastroianni

Così, accompagnandolo a casa, vede socchiudersi le finestre di fronte e capisce che il marito è vivo.
La scoperta della vera identità dell’assassino, Enrico, adesso marito di Clara, pone fine alla necessità da parte di Luigi di nascondersi.
L’uomo torna a casa, dove Antonia lo attende, ancora innamorata di lui.
La coppia può riprendere a vivere insieme, ma su basi completamente diverse.

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A quattro anni di distanza dal lusinghiero successo di Paolo il caldo, Marco Vicario, dopo l’esperienza non propriamente felice del film L’erotomane, torna sul set con un film ambientato ancora agli inizi degli anni venti, ancora una volta con un soggetto riguardante la middle class.
Questa volta non c’è un soggetto letterario a vincolare il regista, che scrive una sceneggiatura a due mani con Rodolfo Sonego; il risultato è più che accettabile, perchè la trama è intrigante e ben costruita.

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Annie Belle è Clara

Il cast è di ottimo livello, costruito attorno alla coppia Mastroianni-Laura Antonelli, con attori come Elsa Vazzoler, Gastone Moschin, Olga Karlatos, Annie Belle, William Berger,Hélène Chanel a fare da contorno.
Inaspettatamente, Mastroianni sembra un tantino in difficoltà con un personaggio tutto sommato non complesso, mentre la Antonelli, al culmine della sua bellezza, per una volta non si spoglia per nulla e recita più che dignitosamente.

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Molto bene le altre due protagoniste femminili, ovvero Annie Belle, amante di Luigi e poi giovane vedova e Olga Karlatos, intensa nel ruolo della dottoressa Paola; Gastone Moschin è la solita sicurezza.
Il film ha qualche punto debole sul piano del ritmo e nell’eccesso di primi piani, quasi tutti riservati a Laura Antonelli e al suo personaggio che all’inizio appare davvero ambiguo.
Bella la fotografia, curata da Ennio Guarnieri, le musiche sono di Armando Trovaioli

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Mogliamante, un film di Marco Vicario. Con William Berger, Marcello Mastroianni, Olga Karlatos, Laura Antonelli, Leonard Mann, Stefano Patrizi, Attilio Dottesio, Gastone Moschin, Elsa Vazzoler, Enzo Robutti, Luigi Diberti, Armando Brancia, Annie Belle
Drammatico, durata 107 min. – Italia 1977.

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William Berger, Laura Antonelli e Olga Karkatos

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Laura Antonelli  – Antonia De Angelis
Marcello Mastroianni – Luigi De Angelis
Leonard Mann – Dr. Dario Favella
William Berger – Conte Brandini
Gastone Moschin – Vincenzo
Olga Karlatos – Dr. Paola Pagano
Stefano Patrizi – Enrico, fidanzato di Clara
Enzo Robutti – Il prete
Daniele Gabbai – IL carabiniere
Hélène Chanel – La locandiera
Paul Muller – Hotel concierge
Elsa Vazzoler – Teresa la cameriera
Annie Belle – Clara

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Regia: Marco Vicario
Sceneggiatura: Marco Vicario, Rodolfo Sonego
Produzione: Franco Cristaldi, Alberto Pugliese
Musiche: Armando Trovajoli
Editing: Nino Baragli
Costumi:Luca Sabatelli

ottobre 12, 2010 Posted by | Drammatico | , , , , , , , | 2 commenti