Quando gli uomini armarono la clava e con le donne fecero din don


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A parte il titolo,malizioso ma anche volgarotto, Quando gli uomini armarono la clava e con le donne fecero din don si segnala solo per due caratteristiche:la splendida location e il nutrito cast nel quale figurano nomi importanti del cinema di genere che però avrebbero meritato ben altro palcoscenico che questa commedia becera e triviale nata sull’onda del successo per larga parte imprevisto di Quando le donne avevano la coda di Pasquale Festa Campanile.

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Nadia Cassini

Film che inaugurò la brevissima stagione del cinema cavernicolo e che ebbe poi un seguito molto più fiacco ( e di minore successo), quel Quando le donne persero la coda uscito nelle sale nel 1972.
Quando gli uomini armarono la clava e con le donne fecero din don, diretto dal pur bravo Bruno Corbucci, che solo un anno prima aveva girato il divertente Il furto è l’anima del commercio?!… è una pellicola praticamente inguardabile, priva del benchè minimo spunto comico che possa strappare un sorriso allo spettatore, infarcita in compenso di trivialità da caserma e di inutili volgarità.
Giocata più sulla avvenenza del pur bravo cast femminile, che dispensa parti anatomiche con generosità (in particolare la Cassini e Lucretia Love) che su un minimo di sceneggiatura che dia corpo alla storia, il film naufraga ben presto trascinandosi stancamente fino all’epilogo, che recita il de profundis con un eloquente “e vissero tutti felici e scontenti

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Molto grave è il riferimento costante del film al Lisistrata di Aristofane, autore glorioso della tradizione greca,qui saccheggiato in un’operazione commerciale senza un minimo di credibilità o di verve comica.
La trama:
le tribu dei cavernicoli e degli acquamanni sono perennemente in conflitto.La prima tribù occupa la terraferma, la seconda abita su palafitte e non passa giorno che non ci siano screzi e battaglie fra loro.
In una delle rare pause del perenne conflitto, il capo dei cavernicoli, il prestante Ari vince dopo una gara la bella Listra, della tribù degli acquamanni.
Alla donna la situazione poi non dispiace molto, essendo Ari un bell’uomo molto versato anche nel talamo.
Ma non c’è tempo per la pace perchè ecco scoppiare un altro conflitto; a questo punto Listra, stanca del continuo guerreggiare delle due tribù che toglie spazio alle faccende di sesso,decide di indire uno sciopero del sesso che trova entusiastiche adesioni presso tutte le donne delle due tribù, anch’esse stanche del dover rinunciare ai piaceri del letto per la vocazione guerrafondaia degli uomini.

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Così i due gruppi di donne appartenenti alle due tribù si rifugiano rispettivamente su un monte e su una piccola isola.
La trovata riscuote un successo incredibile;pur di non perdere i piaceri del sesso cavernicoli e acquamanni promettono di mantenere rapporti non più ostili.
Ma l’uomo è nato per la guerra e non per la pace.
Così ben presto le liti riprendono e Ari e Listra, sconsolati, decidono di andare in giro per il mondo alla ricerca di un posto dove vivere in pace e dedicarsi all’amore…
Su una trama così esile era difficile costruire qualcosa di interessante, pure c’era spazio, come nel citato Quando le donne avevano la coda, per battute comiche di ben altro spessore di quelle proposte da Corbucci che spreca letteralmente caratteristi come Caprioli, Giuffrè e Pandolfi umiliandoli con il pronunciare battute sconce e triviali degne della peggior tradizione della commediaccia all’italiana, superate solo come volgarità dalla triste serie dei Pierino.

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Listra-Lisistrata è interpretata da Nadia Cassini, che aveva solo due caratteristiche di rilievo:un fisico pressochè perfetto e un posteriore passato agli annali del cinema come uno dei più apprezzati da pubblico maschile. Per il resto,mancando completamente di qualsiasi dote recitativa, la Cassini fa la sua figura nel film visto che la sua presenza è essenzialmente corporea mentre il resto del cast, che include anche Pia Giancaro e Valeria Fabrizi, Antonio Sabato e Gisela Hahn,Elio Crovetto e anche una quasi invisibile Annabella Incontrera si muove a disagio nel guazzabuglio di battutacce e doppi sensi che costellano la pellicola.
Che alla fine risulta irritante oltre che noiosissima.

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Nonostante la grancassa pubblicitaria che martellava proponendo il film stesso come il più divertente di sempre,la pellicola fu un mezzo flop, pur in un periodo di vacche grasse del cinema, con una platea sterminata che affollava i cinema sorbendosi ogni tipo di prodotto.
Corbucci tornerà al successo l’anno successivo con il ben più riuscito Boccaccio, progenitore dei decamerotici dalla buona fattura e decisamente più divertente di questa farsaccia di bassa lega.
Il film è disponibile in una versione sufficiente qualitativamente ma in lingua inglese all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=cBe1Zbwxli4

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Un film di Bruno Corbucci. Con Antonio Sabato, Elio Pandolfi, Aldo Giuffré, Vittorio Caprioli, Maria Pia Giancaro, Valeria Fabrizi, Gisela Hahn, Nadia Cassini, Lucretia Love, Vittorio Congia Erotico, durata 103′ min. – Italia 1971.

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 Antonio Sabato e Nadia Cassini

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 Valeria Fabrizi

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 Valeria Fabrizi e Gisela Hahn

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 Pia Giancaro

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 Lucretia Love

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 Antonio Sabato

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 Vittorio Caprioli

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 Carlo Giuffrè

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Quando gli uomini armarono la clava e... con le donne fecero din-don banner protagonisti

Antonio Sabàto: Ari
Aldo Giuffré: Gott
Vittorio Caprioli: Gran Profe
Nadia Cassini: Lisistrata
Elio Pandolfi: Lonno
Lucretia Love: Lella
Pia Giancaro: Bea
Renato Rossini: Maci
Valeria Fabrizi: donna dell’arbitro
Gisela Hahn: Sissi
Elio Crovetto: arbitro al torneo iniziale

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Regia Bruno Corbucci
Soggetto Massimo Felisatti, Fabio Pittorru, liberamente tratto dalle commedie Lisistrata e Le donne alla festa di Demetra di Aristofane
Sceneggiatura Massimo Felisatti, Fabio Pittorru, Bruno Corbucci
Casa di produzione Empire Films
Distribuzione (Italia) Fida Cinematografica
Fotografia Fausto Zuccoli
Montaggio Vincenzo Tomassi
Effetti speciali Eugenio Ascani
Musiche Giancarlo Chiaramello
Scenografia Nedo Azzini
Costumi Luciana Marinucci

Quando gli uomini armarono la clava e... con le donne fecero din-don banner recensioni

L’opinione di mm40 tratta dal sito http://www.filmtv.it

(…) All’interno della parabola discendente che investì la commedia italiana nel corso degi anni ’70 e ’80 (nei ’90 oramai si era arrivati già sottoterra) ci fu spazio anche per un breve filone ‘cavernicolo’; aperto qualche mese prima da Pasquale Festa Campanile con Quando le donne avevano la coda, trovò seguito anche in questa squallida farsuccia a tinte erotiche, che non risparmia reiterate ostentazioni di posteriori e mammelle femminili ed approfitta di un linguaggio simil-cavernicolo per disseminare oscenità verbali a piene mani. Ma i dialoghi dell’Armata Brancaleone – per rifarsi ad un esempio ben più nobile – erano ben altra cosa, qui siamo nel triviale linguaggio della bettola e le tematiche non vanno praticamente mai oltre a quelle relative alla fornicazione (anche l’anacronistico entusiasmo per la scoperta del petrolio è davvero trovatina sempliciotta e piuttosto magra); sceneggiano il regista, Felisatti e Pittorru, autori di lavori di serie B, con il coraggio addirittura di dichiarare un’improbabile ispirazione derivante dalle commedie Lisistrata e Le donne alla festa di Demetra di Aristofane. La fortuna dei tre sta nel fatto che ormai, nel 1971, gli eredi del commediografo greco sono irreperibili. Vittorio Caprioli, attore di buona caratura, si svende (e talvolta purtroppo lo faceva) in questo prodottaccio insignificante; accanto a lui ci sono Antonio Sabàto, Aldo Giuffrè, Nadia Cassini e Valeria Fabrizi. All’interno della parabola discendente che investì la commedia italiana nel corso degi anni ’70 e ’80 (nei ’90 oramai si era arrivati già sottoterra) ci fu spazio anche per un breve filone ‘cavernicolo’; aperto qualche mese prima da Pasquale Festa Campanile con Quando le donne avevano la coda, trovò seguito anche in questa squallida farsuccia a tinte erotiche, che non risparmia reiterate ostentazioni di posteriori e mammelle femminili ed approfitta di un linguaggio simil-cavernicolo per disseminare oscenità verbali a piene mani. Ma i dialoghi dell’Armata Brancaleone – per rifarsi ad un esempio ben più nobile – erano ben altra cosa, qui siamo nel triviale linguaggio della bettola e le tematiche non vanno praticamente mai oltre a quelle relative alla fornicazione (anche l’anacronistico entusiasmo per la scoperta del petrolio è davvero trovatina sempliciotta e piuttosto magra); sceneggiano il regista, Felisatti e Pittorru, autori di lavori di serie B, con il coraggio addirittura di dichiarare un’improbabile ispirazione derivante dalle commedie Lisistrata e Le donne alla festa di Demetra di Aristofane. La fortuna dei tre sta nel fatto che ormai, nel 1971, gli eredi del commediografo greco sono irreperibili. Vittorio Caprioli, attore di buona caratura, si svende (e talvolta purtroppo lo faceva) in questo prodottaccio insignificante; accanto a lui ci sono Antonio Sabàto, Aldo Giuffrè, Nadia Cassini e Valeria Fabrizi.(…)
L’opinione di marcopolo30 tratta dal sito http://www.filmtv.it

Cosaccia idiota e insulsa, persino per gli standard della commedia Italiana anni ’70. Comunque con un titolo così non è che ci si potesse aspettare chissà cosa. Grande curiosità desta l’aver voluto dare ai cavernicoli un accento simil-ciociaro con tutti i verbi all’infinito, mah! V’è poi un handycap aggiunto chiamato Antonio Sabato, affiancato per l’occasione da nientepocodimenoche Nadia Cassini. Inoltre, non contento di aver prodotto una zozzeria d’infima fattura, Corbucci decide di chiosare il tutto con un bel paio di frasi retorica su guerra, pace e amore. Trash totale.

L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Pressoché tremendo cavernicolo sull’onda di Quando le donne avevano la coda e sequel . Si resta allibiti nel leggere il cast e nel vederne i desolanti risultati. Primo tempo già brutto, ma guardabile, con crollo nel secondo, ricco di volgarità che neppure fanno ridere. Anche le citazioni da 2001 Odissea nello spazio sono talmente sciatte e mal sfruttate da non riuscire a risollevare un film che vive solo delle forme della Cassini e del volto della Giancaro. Da evitare con massima cura.

L’opinione di Caesars dal sito http://www.davinotti.com

Tremendo. Basta dire che a suo confronto il pur pessimo Quando le donne persero la coda sembra quasi un film da Oscar, per capire il valore artistico di questa pellicola firmata da un mestierante, Bruno Corbucci, che altrove ha fornito risultati ben migliori. Spiace vedere immischiati in simile operazione gente come Caprioli, Pandolfi e Giuffrè. Il povero spettatore che decide di sottoporsi alla visione di questo film potrà comunque almeno rifarsi gli occhi con le forme della Cassini. Un pallino basta e avanza.

L’opinione di Fabbiu dal sito http://www.davinotti.com

È un peccato che un buon cast e valide location siano state sprecate in questo modo. Perché un comico che annoia è proprio grave; credo che volessero inaugurare un nuovo filone, la commedia sexy cavernicola, finito (per fortuna) in tre capitoli. Per forza, non c’è mai un attimo in cui si sorride e il linguaggio pseudo latino risulta stancante (mica come il linguaggio barbaro di Attila con Diego!); la stessa trama semplicissima (libera interpretazione di alcuni classici greci) è un po’ come la seccessione dei plebei sull’Aventino: stancante.

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Una Risposta

  1. In effetti l’unica commento che riesco a fare è che la Cassini era molto bella.

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