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Amore mio,spogliati che poi ti spiego

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Il timido Alberto ha una bellissima fidanzata,Cristina,sulla quale però nutre qualche dubbio.
Giustificato.
La donna infatti ha una relazione con un impenitente playboy,Giuliano,che tra l’altro è il suo migliore amico.
Lungi dall’essere un amante traquillo e fidato,Giuliano ha una vita sentimentale molto movimentata.
Ha infatti altre due relazioni con le belle Benita e Helga,mantenendo in piedi un impossibile menage a quattro.
Dietro consiglio della sua segretaria Rossana,segretamente infatuata di lui,Alberto assume un investigatore privato
scoprendo così di essere fatto becco dal suo miglior amico.
Consigliato da Rossana,Alberto prepara una trappola per Giuliano,riuscendo a combinare un incontro tra tutte e tre le amanti e Giuliano;
tutti i nodi verranno al pettine e Alberto in un colpo solo si vendicherà della coppia di amanti e seminerà zizzania fra loro,
oltre che trovare un nuovo amore nella timida Rossana.

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Dopo un passato di assistente regista e con alle spalle quattro documentari,Renzo Ragazzi si cimenta nella sua prima e unica
regia cinematografica,con risultati tutto sommati sufficienti,con la co direzione dello scrittore,regista e sceneggiatore Fabio Pittorru.
Amore mio spogliati che poi ti spiego è una delle tantissime commedie a sfondo sexy uscite sugli schermi a metà degli anni settanta,
garbata e con qualche sprazzo di umorismo.
Nonostante il titolo pesantemente allusivo,non siamo di fronte ad una delle tante versioni osè del florido filone erotico,bensi
ad una commedia in agro dolce,ben recitata e tenuta su con dignitoso mestiere da Ragazzi,che si era fatto le ossa in precedenza
con Margheriti,per esempio,facendogli da spalla in Il pianeta degli uomini spenti, con Jacques Deray in Sinfonia per un massacro e con Tessari
nel suo Il fornaretto di Venezia e da Fabio Pittorru,fecondo scrittore di soggetti come …A tutte le auto della polizia… Una ondata di piacere,
La dama rossa uccide sette volte ed altri,anche lui proveniente come regista da tre documentari a carattere di divulgazione scientifica.
Una commedia gustosa,quindi,non volgare,con un cast di comprimari di buon livello,fra cui spiccano Enzo Cerusico,il timido dottore fatto becco
dalla splendida fidanzata,interpretata dalla bellissima Silvia Dionisio,brava e in parte,da Nino Castelnuovo che è Giuliano,falso amico del dottore
e da una imbruttita per esigenze di copione Lia Tanzi.

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Completano il cast Valeria Fabrizi e la sorella minore di Silvia,Sofia Dionisio,carina ma nulla più.
Un’ora e mezza che scivola via senza grossi sussulti ma piacevolmente,per un film in ultima analisi inoffensivo ma almeno non becero.
Passato raramente in tv,è oggi assolutamente introvabile in rete.

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Amore mio spogliati che poi ti spiego…

Un film di Fabio Pittorru. Con Nino Castelnuovo, Enzo Cerusico, Silvia Dionisio, Lia Tanzi, Valeria Fabrizi, Umberto D’Orsi,
Gino Pagnani Commedia, durata 95 min. – Italia 1975.

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amore-mio-spogliati-che-poi-ti-spiego-banner-protagonisti

Enzo Cerusico: Alberto Donati
Silvia Dionisio: Cristina
Nino Castelnuovo: Giuliano
Lia Tanzi: Rosanna
Valeria Fabrizi: Benita
Umberto D’Orsi: Il commissario
Gino Pagnani: Otello
Dante Cleri: Martuccio
Luca Sportelli: Carabiniere
Toni Ucci: Gerbino

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Regia Fabio Pittorru, Renzo Ragazzi
Soggetto Fabio Pittorru
Sceneggiatura Fabio Pittorru
Casa di produzione Jarama Film
Fotografia Pier Luigi Santi
Montaggio Romeo Ciatti
Musiche Mario Pagano
Costumi Orietta Nasalli-Rocca

amore-mio-spogliati-che-poi-ti-spiego-banner-recensioni

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

Undying

Alberto (Enzo Cerusico) mette alle calcagna della fidanzata un investigatore privato, perché dubita fortemente della sua fedeltà. Come volevasi dimostrare la bella Cristina (Silvia Dionisio) se la spassa con il suo migliore amico, tale Giuliano (Nino Castelnuovo) che a sua volta se l’intende con altre due stangone. Con il supporto della segretaria Rossana (Lia Tanzi) Alberto medita vendetta. La storia è piuttosto scontata e si ricorda per essere un’insolita regia dell’esperto sceneggiatore di gialli e thriller Pittorru. Ottimo il comparto d’attori, con presenza di entrambe le sorelle Dionisio.
Homesick

Commedia erotica dalla trama elementare ma spiritosa, irrobustita da interpreti disinvolti come Cerusico, ingenuo ma risoluto, e l’amichevole Castelnuovo. Da parte sua il cast femminile, oltre a spogliarsi con una grazia e un’allegria purtroppo non più riscontrabile nel cinema di oggi, sa infondere personalità e vividezza ai suoi personaggi simpaticamente vogliosi di fidanzate irrequiete (Silvia Dionisio) e di segretarie in carriera (Tanzi, Sofia Dionisio).
Markus

Modesta pellicola vagamente sexy con un titolo piuttosto divertente e “prurignosamente” promettente, come spesso capitava negli anni Settanta. Per l’ennesima volta il bravo attore Nino Castelnuovo è mal gestito, ma forse anche lui, in fin dei conti, ha dato il meglio di sè a teatro e negli sceneggiati Rai. Il film si segnala più che altro per la presenza graditissima al pubblico maschile delle sorelline Dionisio.
Motorship

Commediola sexy non riuscitissima ma neanche da buttar via. La storia è una delle più semplici (uomo maturo geloso della fidanzata giovane la pedina tramite un investigatore) e anche prevedibili (ha ragione: lo fa becco col baldo giovine), ma c’è un bel clima, personaggi simpatici e battute sagaci che convergono in una sceneggiatura troppo all’acqua di rose. Ottimo il cast, a cominciare dal simpatico Enzo Cerusico passando per la bellissima (e qui simpatica anche) Silvia Dionisio, Lia Tanzi, Sofia Dionisio e Nino Castelnuovo.

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settembre 28, 2016 Posted by | Commedia | , , , , , | 1 commento

Quando gli uomini armarono la clava e con le donne fecero din don

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A parte il titolo,malizioso ma anche volgarotto, Quando gli uomini armarono la clava e con le donne fecero din don si segnala solo per due caratteristiche:la splendida location e il nutrito cast nel quale figurano nomi importanti del cinema di genere che però avrebbero meritato ben altro palcoscenico che questa commedia becera e triviale nata sull’onda del successo per larga parte imprevisto di Quando le donne avevano la coda di Pasquale Festa Campanile.

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Nadia Cassini

Film che inaugurò la brevissima stagione del cinema cavernicolo e che ebbe poi un seguito molto più fiacco ( e di minore successo), quel Quando le donne persero la coda uscito nelle sale nel 1972.
Quando gli uomini armarono la clava e con le donne fecero din don, diretto dal pur bravo Bruno Corbucci, che solo un anno prima aveva girato il divertente Il furto è l’anima del commercio?!… è una pellicola praticamente inguardabile, priva del benchè minimo spunto comico che possa strappare un sorriso allo spettatore, infarcita in compenso di trivialità da caserma e di inutili volgarità.
Giocata più sulla avvenenza del pur bravo cast femminile, che dispensa parti anatomiche con generosità (in particolare la Cassini e Lucretia Love) che su un minimo di sceneggiatura che dia corpo alla storia, il film naufraga ben presto trascinandosi stancamente fino all’epilogo, che recita il de profundis con un eloquente “e vissero tutti felici e scontenti

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Molto grave è il riferimento costante del film al Lisistrata di Aristofane, autore glorioso della tradizione greca,qui saccheggiato in un’operazione commerciale senza un minimo di credibilità o di verve comica.
La trama:
le tribu dei cavernicoli e degli acquamanni sono perennemente in conflitto.La prima tribù occupa la terraferma, la seconda abita su palafitte e non passa giorno che non ci siano screzi e battaglie fra loro.
In una delle rare pause del perenne conflitto, il capo dei cavernicoli, il prestante Ari vince dopo una gara la bella Listra, della tribù degli acquamanni.
Alla donna la situazione poi non dispiace molto, essendo Ari un bell’uomo molto versato anche nel talamo.
Ma non c’è tempo per la pace perchè ecco scoppiare un altro conflitto; a questo punto Listra, stanca del continuo guerreggiare delle due tribù che toglie spazio alle faccende di sesso,decide di indire uno sciopero del sesso che trova entusiastiche adesioni presso tutte le donne delle due tribù, anch’esse stanche del dover rinunciare ai piaceri del letto per la vocazione guerrafondaia degli uomini.

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Così i due gruppi di donne appartenenti alle due tribù si rifugiano rispettivamente su un monte e su una piccola isola.
La trovata riscuote un successo incredibile;pur di non perdere i piaceri del sesso cavernicoli e acquamanni promettono di mantenere rapporti non più ostili.
Ma l’uomo è nato per la guerra e non per la pace.
Così ben presto le liti riprendono e Ari e Listra, sconsolati, decidono di andare in giro per il mondo alla ricerca di un posto dove vivere in pace e dedicarsi all’amore…
Su una trama così esile era difficile costruire qualcosa di interessante, pure c’era spazio, come nel citato Quando le donne avevano la coda, per battute comiche di ben altro spessore di quelle proposte da Corbucci che spreca letteralmente caratteristi come Caprioli, Giuffrè e Pandolfi umiliandoli con il pronunciare battute sconce e triviali degne della peggior tradizione della commediaccia all’italiana, superate solo come volgarità dalla triste serie dei Pierino.

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Listra-Lisistrata è interpretata da Nadia Cassini, che aveva solo due caratteristiche di rilievo:un fisico pressochè perfetto e un posteriore passato agli annali del cinema come uno dei più apprezzati da pubblico maschile. Per il resto,mancando completamente di qualsiasi dote recitativa, la Cassini fa la sua figura nel film visto che la sua presenza è essenzialmente corporea mentre il resto del cast, che include anche Pia Giancaro e Valeria Fabrizi, Antonio Sabato e Gisela Hahn,Elio Crovetto e anche una quasi invisibile Annabella Incontrera si muove a disagio nel guazzabuglio di battutacce e doppi sensi che costellano la pellicola.
Che alla fine risulta irritante oltre che noiosissima.

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Nonostante la grancassa pubblicitaria che martellava proponendo il film stesso come il più divertente di sempre,la pellicola fu un mezzo flop, pur in un periodo di vacche grasse del cinema, con una platea sterminata che affollava i cinema sorbendosi ogni tipo di prodotto.
Corbucci tornerà al successo l’anno successivo con il ben più riuscito Boccaccio, progenitore dei decamerotici dalla buona fattura e decisamente più divertente di questa farsaccia di bassa lega.
Il film è disponibile in una versione sufficiente qualitativamente ma in lingua inglese all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=cBe1Zbwxli4

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Un film di Bruno Corbucci. Con Antonio Sabato, Elio Pandolfi, Aldo Giuffré, Vittorio Caprioli, Maria Pia Giancaro, Valeria Fabrizi, Gisela Hahn, Nadia Cassini, Lucretia Love, Vittorio Congia Erotico, durata 103′ min. – Italia 1971.

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 Antonio Sabato e Nadia Cassini

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 Valeria Fabrizi

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 Valeria Fabrizi e Gisela Hahn

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 Pia Giancaro

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 Lucretia Love

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 Antonio Sabato

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 Vittorio Caprioli

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 Carlo Giuffrè

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Quando gli uomini armarono la clava e... con le donne fecero din-don banner protagonisti

Antonio Sabàto: Ari
Aldo Giuffré: Gott
Vittorio Caprioli: Gran Profe
Nadia Cassini: Lisistrata
Elio Pandolfi: Lonno
Lucretia Love: Lella
Pia Giancaro: Bea
Renato Rossini: Maci
Valeria Fabrizi: donna dell’arbitro
Gisela Hahn: Sissi
Elio Crovetto: arbitro al torneo iniziale

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Regia Bruno Corbucci
Soggetto Massimo Felisatti, Fabio Pittorru, liberamente tratto dalle commedie Lisistrata e Le donne alla festa di Demetra di Aristofane
Sceneggiatura Massimo Felisatti, Fabio Pittorru, Bruno Corbucci
Casa di produzione Empire Films
Distribuzione (Italia) Fida Cinematografica
Fotografia Fausto Zuccoli
Montaggio Vincenzo Tomassi
Effetti speciali Eugenio Ascani
Musiche Giancarlo Chiaramello
Scenografia Nedo Azzini
Costumi Luciana Marinucci

Quando gli uomini armarono la clava e... con le donne fecero din-don banner recensioni

L’opinione di mm40 tratta dal sito http://www.filmtv.it

(…) All’interno della parabola discendente che investì la commedia italiana nel corso degi anni ’70 e ’80 (nei ’90 oramai si era arrivati già sottoterra) ci fu spazio anche per un breve filone ‘cavernicolo’; aperto qualche mese prima da Pasquale Festa Campanile con Quando le donne avevano la coda, trovò seguito anche in questa squallida farsuccia a tinte erotiche, che non risparmia reiterate ostentazioni di posteriori e mammelle femminili ed approfitta di un linguaggio simil-cavernicolo per disseminare oscenità verbali a piene mani. Ma i dialoghi dell’Armata Brancaleone – per rifarsi ad un esempio ben più nobile – erano ben altra cosa, qui siamo nel triviale linguaggio della bettola e le tematiche non vanno praticamente mai oltre a quelle relative alla fornicazione (anche l’anacronistico entusiasmo per la scoperta del petrolio è davvero trovatina sempliciotta e piuttosto magra); sceneggiano il regista, Felisatti e Pittorru, autori di lavori di serie B, con il coraggio addirittura di dichiarare un’improbabile ispirazione derivante dalle commedie Lisistrata e Le donne alla festa di Demetra di Aristofane. La fortuna dei tre sta nel fatto che ormai, nel 1971, gli eredi del commediografo greco sono irreperibili. Vittorio Caprioli, attore di buona caratura, si svende (e talvolta purtroppo lo faceva) in questo prodottaccio insignificante; accanto a lui ci sono Antonio Sabàto, Aldo Giuffrè, Nadia Cassini e Valeria Fabrizi. All’interno della parabola discendente che investì la commedia italiana nel corso degi anni ’70 e ’80 (nei ’90 oramai si era arrivati già sottoterra) ci fu spazio anche per un breve filone ‘cavernicolo’; aperto qualche mese prima da Pasquale Festa Campanile con Quando le donne avevano la coda, trovò seguito anche in questa squallida farsuccia a tinte erotiche, che non risparmia reiterate ostentazioni di posteriori e mammelle femminili ed approfitta di un linguaggio simil-cavernicolo per disseminare oscenità verbali a piene mani. Ma i dialoghi dell’Armata Brancaleone – per rifarsi ad un esempio ben più nobile – erano ben altra cosa, qui siamo nel triviale linguaggio della bettola e le tematiche non vanno praticamente mai oltre a quelle relative alla fornicazione (anche l’anacronistico entusiasmo per la scoperta del petrolio è davvero trovatina sempliciotta e piuttosto magra); sceneggiano il regista, Felisatti e Pittorru, autori di lavori di serie B, con il coraggio addirittura di dichiarare un’improbabile ispirazione derivante dalle commedie Lisistrata e Le donne alla festa di Demetra di Aristofane. La fortuna dei tre sta nel fatto che ormai, nel 1971, gli eredi del commediografo greco sono irreperibili. Vittorio Caprioli, attore di buona caratura, si svende (e talvolta purtroppo lo faceva) in questo prodottaccio insignificante; accanto a lui ci sono Antonio Sabàto, Aldo Giuffrè, Nadia Cassini e Valeria Fabrizi.(…)
L’opinione di marcopolo30 tratta dal sito http://www.filmtv.it

Cosaccia idiota e insulsa, persino per gli standard della commedia Italiana anni ’70. Comunque con un titolo così non è che ci si potesse aspettare chissà cosa. Grande curiosità desta l’aver voluto dare ai cavernicoli un accento simil-ciociaro con tutti i verbi all’infinito, mah! V’è poi un handycap aggiunto chiamato Antonio Sabato, affiancato per l’occasione da nientepocodimenoche Nadia Cassini. Inoltre, non contento di aver prodotto una zozzeria d’infima fattura, Corbucci decide di chiosare il tutto con un bel paio di frasi retorica su guerra, pace e amore. Trash totale.

L’opinione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Pressoché tremendo cavernicolo sull’onda di Quando le donne avevano la coda e sequel . Si resta allibiti nel leggere il cast e nel vederne i desolanti risultati. Primo tempo già brutto, ma guardabile, con crollo nel secondo, ricco di volgarità che neppure fanno ridere. Anche le citazioni da 2001 Odissea nello spazio sono talmente sciatte e mal sfruttate da non riuscire a risollevare un film che vive solo delle forme della Cassini e del volto della Giancaro. Da evitare con massima cura.

L’opinione di Caesars dal sito http://www.davinotti.com

Tremendo. Basta dire che a suo confronto il pur pessimo Quando le donne persero la coda sembra quasi un film da Oscar, per capire il valore artistico di questa pellicola firmata da un mestierante, Bruno Corbucci, che altrove ha fornito risultati ben migliori. Spiace vedere immischiati in simile operazione gente come Caprioli, Pandolfi e Giuffrè. Il povero spettatore che decide di sottoporsi alla visione di questo film potrà comunque almeno rifarsi gli occhi con le forme della Cassini. Un pallino basta e avanza.

L’opinione di Fabbiu dal sito http://www.davinotti.com

È un peccato che un buon cast e valide location siano state sprecate in questo modo. Perché un comico che annoia è proprio grave; credo che volessero inaugurare un nuovo filone, la commedia sexy cavernicola, finito (per fortuna) in tre capitoli. Per forza, non c’è mai un attimo in cui si sorride e il linguaggio pseudo latino risulta stancante (mica come il linguaggio barbaro di Attila con Diego!); la stessa trama semplicissima (libera interpretazione di alcuni classici greci) è un po’ come la seccessione dei plebei sull’Aventino: stancante.

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novembre 28, 2014 Posted by | Commedia | , , , , , , , , , | 1 commento

Paolo Barca maestro elementare praticamente nudista

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L’esistenza del giovane Paolo Barca,rampollo dell’aristocrazia lombarda è avvolta nella bambagia, vissuta all’insegna del frivolo e del superfluo.
Paolo è abituato alla massima libertà di costumi, tant’è vero che frequenta un campo nudista e ha una vita sessuale appagante.
Le cose cambiano il giorno in cui apprende di aver vinto un concorso per una cattedra di ruolo in Sicilia;il suo trasferimento a Catania provoca un autentico terremoto sia in città che nella scuola dove si trova a insegnare.
Paolo infatti ha una mentalità aperta e anticonformista, in netta opposizione sia con la cultura tipica del meridione, sia con quella ancor più retrograda del direttore didattico della scuola, Orazio.
Ben presto Paolo diventa oggetto del contendere di colleghe e di altre donne della città, mentre la sua manifesta liberalità di costumi inizia a preoccupare Orazio, che gli contesta sopratutto le lezioni di educazione sessuale che il giovane tiene ai suoi alunni.

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Nonostante questi contrasti, sempre più forti, per Paolo arriva anche un giorno importante, quello in cui allaccia una relazione sentimentale con Giulia, una sua collega.
Non è più tempo ormai di avventure di una notte…
Paolo Barca maestro elementare praticamente nudista esce nelle sale nel 1975, per la regia di Flavio Mogherini.
Siamo in un periodo di estrema liberalizzazione dei costumi in una società che sotto le spinte dei movimenti del 68 prima e di quello femminista poi, ha iniziato un cambiamento epocale anche nella trattazione di uno dei tabù più impressi nella società italiana, quello sessuale.
Il film di Mogherini si inserisce in quel gruppo di pellicole che prendono garbatamente in giro la mentalità chiusa del sud in opposizione a quella ben più aperta del nord, con le debite eccezioni delle province e dei paesi delle stesse, decisamente con morali ben più conservatrici di quelle esistenti nei grossi centri.

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Anche nel film di Mogherini non mancano gli ovvi stereotipi del siciliano oscurantista e sessualmente represso, macho ma al tempo stesso gelosissimo.
Vero è che il film di Mogherini preferisce passare con leggerezza sul tema, affidandosi all’ironia per raccontare il viaggio “alieno” di Paolo in un mondo che sembra essere ad anni luce dal nord invece che a poche centinaia di chilometri.
Se la trappola del qualunquismo è dietro l’angolo, Mogherini sfugge ai luoghi comuni usando i toni quasi della favola, con una leggerezza che fa propendere per la buona fede di un regista impegnato più a far sorridere che a frustare la mentalità misogina e retrograda del sud.
Momenti divertenti, come quelli delle lezioni tenute ai bambini sui più diversi temi della sessualità si alternano a momenti di pausa che rendono il film monotono e pesante nei momenti in cui non compare un Renato Pozzetto che in soli due anni era passato dall’esordio nel buon Per amare Ofelia diretto sempre da Mogherini) al film Due cuori, una cappella di Lucidi interpretato pressochein contemporanea con il film di Mogherini.

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Un Pozzetto meno surreale del solito, che giocherella con il suo personaggio stravagante e anticonformista presta la sua comicità e la sua simpatia ad un film innocuo che comunque si lascia vedere anche in virtù dell’ottimo cast messo su dal regista toscano.
Accanto all’attore varesino compaiono volti come quello di Paola Borboni, che interpreta la zia brontolona e un tantino bigotta,di Valeria Fabrizi (una delle tante avventure di Paolo), di Miranda Martino, di Annabella Incontrera,della splendida Janet Agren che intepreta il vero amore del maestro e di Stefano Satta Flores che si defila in un ruolo ingrato,quello del  Direttore didattico.
Un film probabilmente, nelle intenzioni di Mogherini, molto più incline al satirico di quanto poi effettivamente venuto fuori a montaggio finito, ma che ha dalla sua una discreta freschezza e leggerezza.
Un film anche poco visto sugli schermi, probabilmente a causa del linguaggio tendente in maniera preoccupante allo scurrile di Pozzetto e dei numerosi nudi presenti nel film stesso.
Difficilissima la reperibilità in rete della pellicola, ridotta ad una versione molto brutta ricavata da un passaggio televisivo, mentre non c’è ancora una versione dvd dello stesso.
Discrete le musiche di Riz Ortolani.

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Paolo Barca, maestro elementare, praticamente nudista

Un film di Flavio Mogherini. Con Janet Agren, Renato Pozzetto, Magali Noël, Miranda Martino, Paola Borboni,Liana Trouché, Valeria Fabrizi, Lorenzo Piani, Vittorio Fanfoni, Pinuccio Ardia, Annabella Incontrera, Stefano Satta Flores, Margherita Sala, Nando Villella, Filippo Mattia, Silvia Azzaretto, Fabrizio Mazzotta, Daniele De Paolis Commedia, durata 110′ min. – Italia 1975.

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Renato Pozzetto:Paolo Barca
Paola Borboni:Contessa Felicita Barca nonna di Paolo
Janet Agren:Maestra Giulia Hamilton
Valeria Fabrizi:Signora Manzotti
Magalì Noel:Maestra Rosaria Cacchiò
Miranda Martino:Maestra Assunta Calabrò
Stefano Satta Flores:Direttore didattico
Giuseppe Marrocco Nudista

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Regia Flavio Mogherini
Soggetto Ugo Pirro, Francesco Massaro
Sceneggiatura Flavio Mogherini
Produttore Luigi De Laurentiis
Musiche Riz Ortolani

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L’opinione di Mark70 tratta dal sito http://www.davinotti.com
Giovane, disinibito, nudista, il giovane Paolo Barca viene trasferito da Milano in una scuola di Catania, dove si scontra con la cultura sessuofoba a bigotta del meridione. Pozzetto è bravo e molte scene sono veramente divertenti ma nel complesso la storia è un po’ esile e noiosa: Mogherini forse ambiva a fare un cinema poetico e surreale, alla Fellini (vedi tutti gli inserti onirici o il cavolo nel finale) con il risultato di appesantire inutilmente il film. Nel complesso decoroso.

L’opinione di Will Kane dal sito http://www.filmtv.it
Maestro non per vocazione,ma perchè è l’unico concorso in cui se l’è cavata,il brianzolo Paolo Barca viene mandato in Sicilia,e per via degli argomenti di cui parla sia in classe che fuori,e perchè si è saputo della frequentazione di spiagge per nudisti,diviene rapidamente chiacchierato,e anche desiderato dalle donne del paese:Flavio Mogherini girò questa commedia tutto sommato meno scollacciata di altre coeve,ma anche meno aperta nel messaggio di quanto prometta,con un Renato Pozzetto in piena fase rampante,contornandolo di belle donne come Magali Noel e Janet Agren. Il successo arriso al film,tra i primi dieci incassi del 74/75 ,fu spropositato,e quello che conferma tale constatazione è che questa pellicola si sia praticamente dissolta nel dimenticatoio,e forse è una delle commedie con Pozzetto meno programmate in generale dalla televisione.Il comico,ancora solo grassoccio e non “oversize” come solo qualche anno dopo diverrà,si parla un pò troppo addosso per divertire il pubblico,Magali Noel è sprecata,Janet Agren,pur molto bella,ha un ruolo di cartapesta,e dispiace che un attore valido quale Stefano Satta Flores sia utilizzato in una parte senza spessore:all’epoca Mogherini passava per un regista brillante capace anche di finezze,ma i suoi lavori sono in larga parte dimenticabili,come questo.

L’opinione del Morandini
Milanese frivolo, anticonformista e nudista, va a fare il maestro a Catania e riesce a cambiare qualcosa nella scuola e anche in sé stesso. Se davvero F. Mogherini, aiutato da Ugo Pirro nella sceneggiatura, voleva fare una commedia di costume sull’arretratezza della nostra educazione sessuale, il film ne fa polpette: è una barzelletta da caserma raccontata da un esteta.

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luglio 27, 2013 Posted by | Commedia | , , , , , , , , , | 1 commento

Diario segreto di un carcere femminile

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Daniela Vinci, la donna di Tonino, un trafficante di droga, è arrestata e condotta in un carcere femminile: nell’auto sulla quale viaggiava sono stati trovati 20 kg di bicarbonato in luogo dei venti chili di eroina che doveva trasportare. In carcere la ragazza viene avvicinata da Lilly, che si spaccia per un’assistente sociale, detenuta per aver preso a sberle due agenti. In realtà la donna è figlia di Carmelo Musumeci, un grosso trafficante di droga, accusato proprio di aver fatto sparire i venti chili di eroina sostituendoli con il bicarbonato. l’uomo viene catturato da una banda rivale, e nel tentativo di fuggire,m uore precipitando da un’impalcatura.

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La figlia, all’oscuro di tutto, vive con Daniela la dura realtà del carcere, fatta di umiliazioni e di vicinanza con donne incarcerate per vari reati: c’è Mammasantissima, lesbica e trafficona, che gestisce tutti i movimenti di merce all’interno del carcere, c’è Maria Goretti, una fervente religiosa che ha ucciso il suo violentatore, una piromane, una donna che nella vita civile faceva l’usuraia, una ninfomane e via dicendo.

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Un campionario di società trasferito all’interno di un carcere in cui le condizioni di vita sono molto dure. La povera Daniela, assolutamente all’oscuro dei traffici del suo uomo, viene perseguitata dalle sorveglianti e brutalmente pestata da altre detenute, chiaramente istruite dall’esterno, fino ad essere avvelenata, dopo aver involontariamente fornito a Lilly la giusta traccia. Lilly,

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Le detenute sotto la doccia

che è in carcere sotto copertura, rivela al commissario incaricato delle indagini ciò che ha scoperto, e con lui, dopo essere stata scarcerata, si dirige verso il luogo dove la droga è realmente nascosta. Ma dall’interno del carcere arrivano le contromosse: Daniela muore in seguito all’avvelenamento, e il direttore del carcere, complice della banda rivale di Musumeci, manda una squadra di killer incontro al commissario e Lilly, che moriranno precipitando con l’auto dentro un burrone  a strapiombo sul mare.

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Diario segreto di un carcere femminile, film del 1973, diretto da Rino De Silvestro, è un woman in prison abbastanza anomalo; in primis perchè ha una trama nemmeno tanto mal orchestrata, poi per l’assenza delle solite scene saffiche qui veramente limitate al massimo, nonostante la presenza di un cast femminile in cui le bellezze non mancano di certo, a cominciare da Jenny Tamburi, la sfortunata Daniela, proseguendo poi con Anita Strindberg, che interpreta Lilly, con Eva Czemerys che interpreta Mammasantissima, Valeria Fabrizi, nel ruolo della ninfomane, Olga Bisera in quello della sorvegliante,

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Gabriella Giorgelli in quello dell’usuraia e infine Bedy Moratti in quello della piromane. L’unico ruolo maschile di rilievo lo interpreta Massimo Serato, il direttore del carcere collso con i mafiosi. Un film che spazia in qualche modo oltre i rigidi confini che diverranno l’ambito del genere donne in prigione, rivelandosi alla fine abbastanza gradevole, con una trama credibile e buone interpretazioni, oltre al belvedere offerto dai corpi delle attrici impegnate nelle immancabili docce. Tutto molto castigato per altro, senza le solite morbosità tipiche di tanti altri epigoni del genere.

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Diario segreto di un carcere femminile, un film di Rino De Silvestro, con Anita Strindberg, Bedy Moratti, Carlo Gentili, Cristina Gajoni, Elisa Mainardi, Eva Czemerys, Franco Fantasia, Gabriella Giorgelli, Jane Avril, Jenny Tamburi, Massimo Serato, Olga Bisera, Roger Browne, Rosita Torosh, Umberto Raiho, Valeria Fabrizi,Drammatico 92 minuti, Italia 1974

Diario segreto di un carcere banner protagonisti

Anita Strindberg -Hilda
Eva Czemerys – Mammasantissima
Jenny Tamburi – Daniela Vinci
Cristina Gaioni – La prigioniera religiosa
Bedy Moratti – La prigioniera piromane
Umberto Raho – Avvocato di Daniela
Massimo Serato – Direttore
Elisa Mainardi – Prigioniera
Franco Fantasia- Capo ispettore
Olga Bisera – Gerda, il capo dei secondini
Valeria Fabrizi – Prigioniera napoletana
Paola Senatore – Musumeci
Roger Browne – Ispettore Weil
Rosita Torosh – Una prigioniera


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Regia: Rino Di Silvestro
Prodotto da Giuliano Anellucci , Terry Levene
Musiche: Franco Bixio
Editing: Angelo Curi

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Ragazza si lascia internare in un carcere alla ricerca di prove che possano scagionare il padre dall’accusa (pilotata) che lo addita quale narcotrafficante; vivrà, da coàtta, esperienze inimmaginabili, condivise suo malgrado assieme alle altre compagne: punizioni corporali, rapporti saffici e umilianti perquisizioni “intime”. In realtà il complotto è guidato dal direttore del carcere. Apripista italiano del famigerato -non meno dell’Eros-Svastika, genere affrontato in seguito dal regista- W.I.P., il film affronta in maniera determinata e con un valido cast il tema della violenza al femminile.

Una strada al maschile (il regolamento di conti tra criminali, le indagini della polizia) e una al femminile (le detenute), dapprima parallele, si avvicinano progressivamente fino a ricongiungersi. Naturale che ’attenzione sia tutta per la variegata (nonché denudata) manovalanza muliebre: la vittima Tamburi, l’infiltrata Strindberg, la mafiosa Czemerys e la sua gelosa amichetta Senatore, la pia Gajoni, la piromane Moratti, le ruspanti Giorgelli e Mongardini, la guardiana Bisera, la ninfomane Fabrizi.

Un film né carne né pesce, a metà tra il poliziesco di maniera e un wip piuttosto blando. Un carico di droga scompare e il boss tampina chi è rimasto in libertà e chi è finita in galera (la compagna del corriere). La trama poliziesca è diluita e scontata, il carcerario finisce a tarallucci e vino. Tra le detenute segnalo la Bedy Moratti ascetica piromane, la Giorgelli bolognese caciarona e soprattutto Olga Bisera la gelida capo-guardie che interpreterà nel 1977 un James Bond (tra l’altro è l’unica a non “svelarsi”..).

Uno dei pochi “Donne In Prigione” che si possa guardare. Scene erotiche al minimo, attrici diciamo “serie” e un poco di trama (che nei film di questo tipo di solito latita); divertentissime le lotte innescate dalla detenuta burina. C’è anche un po’ di “poliziesco-mafia”… Guardabile.

Titolo completamente fuori luogo… Se solo azzardassimo un rapporto con Prigione di donne, questo film perderebbe 20 a 1. Banale la storia parallela della mafia, ridicolmente allo sbando infiltrazioni e complicità. C’è da dire che noi cinefili possiam dilettarci a vedere le nostre beniamine fare a botte, solo che le due protagoniste Strindberg e Tamburi son pessime, la Czemerys è già meglio, mentre al top sono la Moratti e soprattutto Valeria Fabrizi, in una rarissima interpretazione cinematografica. Va anche bene il finale.

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agosto 11, 2009 Posted by | Drammatico | , , , , , , , , | Lascia un commento