Filmscoop

Tutto il mio cinema

Anna dei mille giorni

Inghilterra,1527
Il regno inglese è retto dal volubile Enrico VIII, sposato con Caterina d’Aragona,figlia del Re Ferdinando II.
Re Enrico ha da tempo numerose relazione adulterine,l’ultima delle quali l’ha intrecciata con Mary Boleyn (Bolena);ma anche questa relazione entra in crisi il giorno che Enrico conosce la sorella di Mary, Anna. La donna è fidanzata con Henry e attende solo il tradizionale permesso reale per sposarsi.
Nonostante l’intercessione del Lord Cancelliere Wosley, il re rifiuta il permesso provocando l’ira della giovane Anna che tuttavia,a poco a poco,sedotta più dal fascino della posizione del re che dall’amore, inizia a cedere alla sua corte serrata.
Ma la donna ha una segreta ambizione, sposare il Re e diventarne la legittima consorte, cosa ovviamente impossibile sia per il matrimonio del re (in vigore) con la legittima sovrana Caterina sia perchè essendo Enrico di fede cattolica non può ottenere in alcun modo
da Roma,cui la chiesa inglese è legata, il divorzio.

Ma Enrico è deciso a liberarsi dei vincoli con cui Roma impedisce mosse politiche ( e personali) al re; così nonostante il parere contrario di Wosley (che è cardinale) e il vano tentativo di quest’ultimo di intercedere presso Papa Clemente VII,Enrico VIII sposa Anna Bolena decretando di fatto lo scisma della chiesa inglese da quella cattolica romana.
Dopo poco tempo dal matrimonio e sopratutto in seguito alla nascita di una figlia, Elisabetta (la futra regina vergine) ,Enrico come suo solito inizia a trascurare la moglie rivolgendo le sue attenzioni su altre dame della corte;Anna,furibonda,cerca di sbarazzarsi anche dei suoi numerosi nemici a corte,commettendo un errore fatale.
In primis perchè essendo incinta,non riesce a dare a Enrico l’agognato erede maschio,poi perchè si attira l’odio del nuovo primo ministro,Thomas Cromwell,di tempra ben più dura del cardinale Wosley.
Cromwell riceve l’ordine,da parte di Enrico,di trovare il sistema di sbarazzarsi della seconda moglie.
Ha infatti una nuova relazione con Jane Seymour e intende sposarla.
Imbastendo una serie di false accuse,fra cui quella di incesto,Cromwell ottiene dal tribunale inglese la condanna a morte di Anna,accusata anche di adulterio.


Il re le promette salva la vita se ammetterà i fatti contestati (incluso il disconoscimento di paternità di Elisabetta) ma Anna preferisce salire sul patibolo piuttosto che ammettere cose non vere,così viene decapitata mentre Enrico è libero di correre dalla sua nuova fiamma.
Se dal punto scenografico e della storia romanzata Anna dei mille giorni,regia di Charles Jarrott, può dirsi un film riuscito,dal punto di vista storico è infarcito di grossolani errori tale da trasformarsi più in un feuilleton rosa/nero che in un film storico aderente alla vera natura dei fatti che racconta.
E’ vero, il cinema è finzione, è spettacolo.
Ma quando travisa le verità storiche rende un cattivo servigio a se stesso,ed è quello che accade alla pellicola,pur mantenendo l’ossatura della vera storia, quella che portò Anna Bolena a pagare un prezzo altissimo sull’altare dell’ambizione.
Tuttavia lo spettacolo è salvo e da questo punto di vista ben poco da eccepire; i tradimenti,gli intrighi di corte,gli odi e gli amori sono descritti vividamente,corredati da splendide scenografie da bellissimi costumi. Infatti il film ottenne ben 10 nomination agli Oscar.


Ma per una volta la giuria vide bene, attribuendo al film una sola statuetta, quella per i migliori costumi ed evitando di attribuire per esempio quella come miglior film che andò meritatamente a Un uomo da marciapiede.Non andò meglio ne a Richard Burton,autore di una pregevole interpretazione ma certo non indimenticabile ne a Geneviève Bujold ,molto brava nel ruolo di Anna Bolena.Ad entrambi furono preferiti John Wayne per il grinta e Maggie Smith per La strana voglia di Jean.
Parziale riscatto il film lo ebbe ai Golden Globe dove ottenne quattro premi,fra i quali quelli per il miglior film drammatico e per la miglior regia.
In definitiva un film discreto da vedersi nell’ottica del film in costume; purtroppo il film stesso non ha mai avuto molta diffusione in tv e fino a qualche anno fa mancava addirittura una versione su nastro o dvd con il doppiaggio italiano,ragion per cui il film stesso è di difficile reperibilità.

Anna dei mille giorni

Un film di Charles Jarrott. Con Irene Papas, Anthony Quayle, Richard Burton, Geneviève Bujold, John Colicos, Vernon Dobtcheff, Michael Hordern, Katharine Blake, Valerie Gearon, Michael Johnson, Peter Jeffrey, Joseph O’Conor, William Squire, Esmond Knight, Nora Swinburne Titolo originale Anne of the Thousand Days. Storico, durata 145 min. – Gran Bretagna 1969.

Richard Burton: Re Enrico VIII
Geneviève Bujold: Anna Bolena
Irene Papas: Caterina d’Aragona
Anthony Quayle: Cardinale Wolsey
John Colicos: Thomas Cromwell
Michael Hordern: Conte Thomas Boleyn
Katharine Blake: Elizabeth Boleyn
Valerie Gearon: Mary Boleyn
Michael Johnson: George Boleyn
Peter Jeffrey: Duca di Norfolk
Joseph O’Conor: Vescovo Fisher
William Squire: Tommaso Moro
Esmond Knight: Kingston
Nora Swinburne: Lady Kingston
Vernon Dobtcheff: Mendoza
Brook Williams: Breareton
Gary Bond: Smeaton
T.P. McKenna: Norris
Denis Quilley: Weston
Terence Wilton: Lord Percy
Lesley Paterson: Jane Seymour
Nicola Pagett: Principessa Mary
June Ellis: Bess
Kynaston Reeves: Willoughby
Marne Maitland: Campeggio
Cyril Luckham: Priore Houghton
Amanda Walker: Dama di Anna
Charlotte Selwyn: Dama di Anna
Elizabeth Counsell: Dama di Anna
Juliet Kempson: Dama di Caterina
Fiona Hartford: Dama di Caterina
Lilian Hutchins: Dama spagnola di Caterina
Anne Tirard: Dama spagnola di Caterina
Amanda Jane Smythe: Elisabetta bambina

Regia Charles Jarrott
Soggetto Maxwell Anderson
Sceneggiatura Bridget Boland, John Hale e Richard Sokolove
Produttore Hal B. Wallis
Casa di produzione Hal Wallis Productions
Fotografia Arthur Ibbetson
Montaggio Richard Marden
Musiche Georges Delerue
Scenografia Maurice Carter
Costumi Margaret Furse

ottobre 13, 2019 Posted by | Drammatico | , , , , | Lascia un commento

Ecce Homo- I sopravvissuti

Ecce homo i sopravvissuti locandina 2

Tre persone si muovono su una spiaggia di sabbia bianchissima:un uomo, una donna e un bambino si stagliano su un panorama silenzioso,con l’unico rumore percepibile che sale dal mare con la risacca delle onde.
I tre formano una famiglia: lui,il padre, è Jean, la donna è Anna sua moglie mentre Patrick e il loro unico figlio e hanno eletto la spiaggia come loro dimora.
Sono infatti, apparentemente,gli unici sopravvissuti ad una spaventosa catastrofe nucleare che ha annientato l’umanità;infatti attorno a loro gli unici segni superstiti della civiltà sono una roulotte che serve a loro da riparo e una Citroen con il cofano aperto che giace malinconicamente su una duna.
La vita dei tre è durissima, le loro giornate sono scandite dalla ricerca del pesce, che sembra essere l’unica fonte di sopravvivenza e dalla vicina città, nella quale Jean ogni tanto si reca per prendere qualche indispensabile oggetto.

Ecce homo i sopravvissuti 1

Irene Papas e Marco Stefanelli

Per Anna c’è un problema in più legato a Jean; l’uomo  infatti in seguito all’esposizione alle radiazioni è diventato praticamente impotente.
Ma un giorno, inaspettatamente,arrivano due uomini, altri due sopravvissuti:si tratta di Len, un uomo che faceva parte dell’esercito e di Quentin, uno spocchioso intellettuale.
Ben presto Jean mostra di non gradire la presenza dei due uomini e a ragione; Len infatti è attratto irresistibilmente da Anna, che da parte sua mostra di non essere indifferente alle sue attenzioni mentre Quentin sembra legare facilmente con il piccolo Patrick.

Ecce homo i sopravvissuti 2Philippe Leroy

Ecce homo i sopravvissuti 3

Quando Jean una mattina si allontana per andare in città, Anna e Len si amano nell’acqua,circondati dalla meravigliosa natura del posto;ma è solo un attimo di spensieratezza perchè Jean,al ritorno,intima ai due uomini di andarsene.
Ner nasce una violenta lite durante la quale Len uccide Jean.
Contemporaneamente Len, che ormai considera Anna la sua donna, costringe Quentin ad allontanarsi dal campo e a vivere in solitudine.
Ma ben presto arriva la resa dei conti.
Quentin, appreso da Patrick che i due vogliono andar via in cerca di un posto migliore, brucia l’unico mezzo di locomozione della coppia suscitando le ire di Len che lo affronta.
Nello scontro a fuoco Quentin uccide Len e l’indomani…

Ecce homo i sopravvissuti 4
Film post apocalittico che segna l’esordio dietro la macchina da presa di Bruno Gaburro, convertitosi in seguito alla commedia erotica prima, al soft porno poi e infine riciclatosi con qualche successo in tv dove ha diretto qualche tv movie, Ecce homo-I sopravvissuti è una felice opera d’esordio tutta incentrata sulla drammatica storia di cinque persone delle quali alla fine ne sopravviveranno solo due, due maschi che simboleggeranno l’impossibilità di costruire un futuro vista la morte dell’unica donna del gruppo.

Girato su una candida spiaggia, selvaggia e assolata, con soli due emblemi della scomparsa civiltà umana (un auto e una roulotte) come sfondo e le armi a dettare e suggellare la fine delle speranze dell’umanità, Ecce homo è un film totalmente nichilista, che il regista gira con mano ferma e buona scelta dei tempi scenici.

Ecce homo i sopravvissuti 8

Ecce homo i sopravvissuti 9

Gabriele Tinti

Nonostante la presenza di soli 5 personaggi,il film regge bene la tensione che Gaburro allunga per tutta la durata del film, che vive principalmente di alcuni momenti topici: la vita della famiglia prima dell’arrivo di Quentin e Len, quella successiva, con la storia d’amore tra Anna e Len e la contemporanea morte di Jean e infine la parte più buia, quella che vede la morte di Len, il suicidio di Anna e la fine delle speranze dell’umanità,simboleggiata dalla passeggiata finale di Quentin in compagnia di Patrick,unico scampato della famiglia alla tragedia che si abbatte su di essa.
C’è spazio per una serie di considerazioni, da parte dello spettatore, sui messaggi che Gaburro semina quà e là con intelligente nonchalance;l’umanità è perita, ma quel che ne resta è comunque figlia di essa e vive delle stesse pulsioni che la hanno portata all’autodistruzione,l’amore può nascere sul dolore e finire in esso senza soluzione di continuità mentre la sequenza finale è quella più tragica e buia, perchè Quentin e Patrick, due uomini, non potranno dare una speranza all’umanità.

Ecce homo i sopravvissuti 7

Frank Wolff

Molto bene il cast, che regge la tensione e la difficoltà di impegnare un’ora e mezza di film con interpretazioni di ottimo livello;molto bene un irriconoscibile Philippe Leroy che interpreta Jean, splendida e affascinante oltre che bravissima Irene Papas, unico personaggio femminile del film,benissimo anche Frank Wolff nei panni dell’antipaticissimo Quentin e bene anche Gabriele Tinti in quelli di len.Chiude il lotto delle buone interpretazioni quella di Marco Stefanelli nel ruolo di Patrick (l’attore romano, tredicenne all’epoca del film, nello stesso anno girò Tre passi nel delirio e Il pistolero segnato da Dio).
Ecce homo-I sopravvissuti è un film che per oltre 45 anni è rimasto sepolto per riemergere improvvisamente circa un anno fa con un passaggio televisivo;oggi è disponibile in una discreta versione all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=TCTXO4nvjpQ

Ecce homo i sopravvissuti 5
Ecce Homo – I sopravvissuti
Un film di Bruno Gaburro. Con Irene Papas, Gabriele Tinti, Philippe Leroy, Frank Wolff, Marco Stefanelli Drammatico, durata 90 min. – Italia 1969

Ecce homo i sopravvissuti banner gallery

Ecce homo i sopravvissuti 6

Ecce homo i sopravvissuti 10

Ecce homo i sopravvissuti 11

Ecce homo i sopravvissuti 12

Ecce homo i sopravvissuti 13

Ecce homo i sopravvissuti 14

Ecce homo i sopravvissuti 15

Ecce homo i sopravvissuti 16

Ecce homo i sopravvissuti banner personaggi

Philippe Leroy … Jean
Irene Papas … Anna
Gabriele Tinti … Len
Frank Wolff … Quentin
Marco Stefanelli … Il piccolo Patrick

Ecce homo i sopravvissuti banner cast

Regia:Bruno Gaburro
Sceneggiatura:Bruno Gaburro,Giacomo Gramegna
Produzione:Pier Luigi Torri
Musiche:Ennio Morricone
Fotografia:Marcello Masciocchi
Montaggio:Renato Cinquini

Ecce homo i sopravvissuti locandina 1

L’opinione di mm40 dal sito http://www.filmtv.it

Onore al merito di Gaburro, esordiente totale che si occupa anche della sceneggiatura (insieme a Giacomo Gramegna) e che confeziona con sufficiente cura questo ambizioso lavoro. Ecco homo – I sopravvissuti non è soltanto una parabola nietzschiana (Ecce homo è l’opera-summa del filosofo tedesco), non è solo l’annullamento del cristianesimo in una vampata di nichilismo (le analogie con la favoletta biblica di Adamo ed Eva sono esplicite), ma è anche un discreto ‘pezzo di cinema’, realizzato con pochi attori e altrettanti mezzi, ma innegabilmente funzionante. Per i contenuti il film ricorda da vicino inoltre Il seme dell’uomo, coeva opera di Marco Ferreri (ma, pare di capire informandosi in rete, uscita per seconda) altrettanto disperante sulle sorti di un’umanità sempre più (luci)ferina e allo sbando, moralmente e concretamente, nei singoli gesti quotidiani. Alla fine degli anni Sessanta, complice il movimento di protesta che prese vita attorno al ’68, un lavoro di questo stampo era assolutamente in linea con lo spirito dei tempi; oggi può apparire datato nel suo forzato impianto didascalico, ma ciò che più importa è che l’opera non smette di consegnare il proprio messaggio. Irene Papas viene contesa da Philippe Leroy, Gabriele Tinti e Frank Wolff: difficile obiettare sulle scelte di casting; qualcosina si può ridire invece sul ritmo altalenante della narrazione. Gaburro negli anni seguenti si darà al pornosoft e infine alle candide fiction tv per famiglie, soffocando con forza e in ogni modo le belle speranze suscitate dal suo debutto.

L’opinione di Mirrrko dal sito http://www.davinotti.com

Primo post-atomico del cinema italiano; Gaburro firma la sua prima regia con un film notevole e sopratutto con tematiche lontanissime da quello che farà in futuro. Era il ’69 e andavano di moda i film socio-politici, ma Gaburro pesca a piene mani sopratutto da Nietzsche, sfornando un film pessimista e cinico. Un po’ lento nella parte centrale ma mai noioso. Irene Papas ci regala il suo meglio. Da scoprire.

L’opinione di Fauno dal sito http://www.davinotti.com

Suggestive, anzi incantevoli, parecchie inquadrature, specie quelle della scena d’amore in acqua; molto eloquente e indicativo di bisogno vitale il sentire gli ormoni femminili annusando un foulard… Il film è però scarno di contenuti e quelli presenti sono poco marcati: perfino la denuncia di un uomo finito sulla certezza di una nuova catastrofe non mi ha ispirato o coinvolto particolarmente. La Papas è splendida, Leroy è ottimo ma irriconoscibile, gli altri se la cavano.

Ecce homo i sopravvissuti locandina sound

dicembre 8, 2014 Posted by | Drammatico | , , , | Lascia un commento

Un’ombra nell’ombra

La giovane Carlotta Rhodes con le sue amiche Elena Merrill, Raffaella e  Agatha decide di avere rapporti sessuali con Lucifero; Elena e Carlotta partoriscono due bambine, Anna e Daria.
Per le donne l’unione con il demone significa la castità assoluta; Lucifero è geloso e non ammette che una delle sue adepte possa diventare la donna di un mortale.
Le due figlie di Lucifero crescono mostrando due caratteri completamente diversi; mentre Anna Merrill, figlia di Elena è una ragazza normalissima e di indole fondamentalmente buona Daria Rhodes impara da subito a capire la forza dei suoi poteri. Al contrario di Anna, Daria è una ragazza cattiva e disumana, che tenta di aumentare i suoi poteri per poter dominare gli altri.

Valentina Cortese e Paola Tedesco (Elena e Anna Merril)

Lara Wendel (Daria Rhodes)

Anna finisce per non accettare i poteri demoniaci che possiede e sceglie di suicidarsi, lasciando nello sconforto Elena; la donna è un’insegnante e fra le sue allieve c’è proprio Daria, che non esita a mostrare alla donna i poteri di cui dispone.
Elena, già duramente provata dalla morte di Anna, non regge alle pressioni psicologiche di Daria e ne segue il triste destino.
A quel punto le tre amiche superstiti decidono di correre ai ripari e riunitesi chiedono l’aiuto di un prete in crisi di vocazione.

Anne Heywood (Carlotta Rhodes)

Il prete tenta un’impossibile esorcismo su Daria, che, aiutata da Lucifero, riesce a sconfiggere il prete; vittoriosa, prende un taxi e si fa accompagnare a piazza San Pietro, decisa a lanciare la sfida al capo della cristianità.
Come si può notare già dal plot, Un’ombra nell’ombra tenta disperatamente di rinverdire i fasti di L’esorcista, mescolando anche parte della storia di The Omen-Il presagio; ma Pier Carpi, regista e sceneggiatore del film indeciso su che binari mantenere la pellicola, ovvero se privilegiare l’horror a scapito della velocità della pellicola finisce per rimanere a mezza strada creando sin dall’inizio un filmaccio a cui ben presto verrà a mancare ogni motivo di interesse, trasformando il film stesso in un pasticcio aggravato anche da una trama inverosimile e arruffata come poche.
Più che un horror, siamo di fronte ad una bizzarria con momenti che inducono al riso più che al tremito; basta seguire la prima fase del film per capire cosa ci attende, con un balletto introduttivo che porta all’orgia in cui Lucifero fa sue le donne che vorrebbero adularlo (ma in cambio di cosa?) in cui senza nessuna logica vediamo le protagoniste dimenarsi discinte e lascive.

Marisa Mell

Il seguito mostra che l’impatto deludente dell’inizio della pellicola purtroppo è solo un prologo ad un film in cui non solo non accade nulla di rilevante, ma in cui ci si annoia mortalmente nel seguire le vicissitudini delle due protagoniste, le demoniache figlie di Lucifero che seguono vite parallele interrotte, nel caso di Anna, da un volontario suicidio per scampare al dominio dell’angelo ribelle.
Il tutto senza alcun approfondimento psicologico del personaggio; mi si obietterà che in fondo, davanti ad un horror demoniaco non è che bisogna formalizzarsi più di tanto.
Il guaio è che mentre in L’esorcista viene sviscerata la vicenda personale di Regan e a margine di quella della madre, in Omen-Il presagio assistiamo alle nefandezze del piccolo Damian e alle indagini del padre che porteranno lo stesso a scoprire l’orribile segreto della nascita dell’anticristo, in Un’ombra nell’ombra tutto sembra andare avanti per forza d’inerzia, con personaggi malamente delineati che sembrano agire per motivi francamente incomprensibili.

Irene Papas

La scena finale dell’esorcismo e la conseguente vittoria della diabolica Daria sono poi quanto di peggio visto in film a sfondo demoniaco; John Philip Law appare così stralunato e fuori parte da suscitare tenerezza e al tempo stesso costernazione.
Una parte consistente del film si svolge in una scuola, precisamente nella classe in cui insegna Elena Merrill e in cui come alunna troviamo la diabolica Daria; la ragazza sfida l’amica di sua madre mostrando di che tempra è fatta, aggredisce senza motivo uno dei ragazzini che vorrebbe essere suo amico, si comporta insomma come la degna figlia di indegno padre.
Il tutto però con un’approssimazione di tempi, di situazioni e se vogliamo con una recitazione così fuori dalle righe da rendere ancor più strampalato il risultato finale.
Pensare che nel cast ci sono attrici di sicuro valore, come Anne Heywood (Carlotta Rhodes) che però appare fuori parte nonchè pesantemente penalizzata da un ruolo poco delineato, come Valentina Cortese (Elena Merrill), l’unica forse a livello di uno standard accettabile, come Lara Wendel (Daria Rhodes) che fa il suo senza infamia e senza lode, anch’essa penalizzata dalle astrusità della trama.

Molto marginali le figure di Marisa Mell (Agatha) e Irene Papas (Raffaella) pesantemente penalizzate dalla mancanza di contorno e di spessore dei loro personaggi.
Bene Paola Tedesco, almeno per le poche sequenze che la vedono protagonista nel ruolo della sfortunata Anna.
In quanto a Lucifero, interpretato da Enzo Miani, non vale la pena spendere una parola, tanto palesemente ridicola risulta sia la caratterizzazione dell’attore che il personaggio in se.
Completa il disastro su tutti i fronti una colonna sonora debole e inadatta composta Stelvio Cipriani; da segnalare in ultimo la presenza in piccolissime parti di alcune buone caratteriste del cinema italiano come Carmen Russo (la protagonista del bizzarro balletto iniziale), di Patricia Webley e di Sofia Dionisio.

In quanto a Carpi, regista di questa bizzarra e bislacca pellicola, c’è poco da dire se non rallegrarsi del fatto che Un’ombra nell’ombra sia stata la seconda e ultima prestazione cinematografica, che fece seguito al suo precedente lavoro Povero Cristo interpretato da un Mino Reitano palesemente inadatto e penalizzato da una sceneggiatura sciagurata, in cui assistiamo alle avventure di un investigatore incaricato di provare l’esistenza nientemeno che del messia.
Di Pier Carpi preferisco ricordare la feconda e brillante attività di fumettista

(sue le sceneggiature di I Naufraghi, Lancillotto, Bob Lance, Zakimort, Teddy Bob, Boy, Brancaleone, l’Agente senza Nome, Kolosso, I Serpenti, Uranella, Jessica) e quella di scrittore (La morte facile (1964),Storia della magia, Il mistero di Sherlock Holmes e Le società segrete (1968), Cagliostro il taumaturgo (1972), I mercanti dell’occulto (1973), Un’Ombra nell’Ombra, Rasputin (1975), Le profezie di Papa Giovanni XXIII (1976), Palazzo d´Estate (1978), La Banda Kennedy (1980), Il caso Gelli (1982), Il diavolo (1988), Il venerabile (1993), Gesù contro Cristo (1997).
Film praticamente inguardabile, con l’unico pregio di aver riproposto sullo schermo le attrici citate su, alcune rispolverate dal malinconico cassetto dei ricordi in
cui erano finite, ovvero Marisa Mell e Anne Heywood.

Un’ombra nell’ombra
Un film di Pier Carpi. Con Irene Papas, Valentina Cortese, Paola Tedesco, Marisa Mell,Anne Heywood, John Philip Law, Frank Finlay, Ian Bannen, Sonia Viviani, Lara Wendel, Carmen Russo
Horror, durata 106 min. – Italia 1979.

Anne Heywood    …     Carlotta Rhodes
Valentina Cortese    …     Elena Merrill
Frank Finlay    …     Paul
John Phillip Law    …     L’esorcista
Marisa Mell    …     Agatha
Irene Papas    …     Raffaella
Paola Tedesco    …     Anna Merrill
Lara Wendel    …     Daria Rhodes
Ian Bannen    …     Il professore
Ezio Miani    …     Lucifero
Carmen Russo        Una ballerina
West Buchanan    …     Peter Rhodes
Marina Daunia    …     Prostituta
Patrizia Webley    …     Prostituta

Regia     Pier Carpi
Soggetto     Pier Carpi
Sceneggiatura     Pier Carpi e Audrey Strinton
Fotografia     Guglielmo Mancori
Montaggio     Manlio Camastro
Musiche     Stelvio Cipriani
Scenografia     Piero Basile
Costumi     Michaela Gisotti

Soundtrack del film

maggio 22, 2012 Posted by | Horror | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Un posto ideale per uccidere

Un posto ideale per uccidere locandina

Non c’è niente di peggiore per un regista di dover preparare un film basato su una sceneggiatura precisa e doverlo poi stravolgere per esigenze di produzione, che spesso hanno una logica stringente legata al botteghino o, in alcuni casi, alla necessità di evitare il fallimento di un film per colpa della morale pubblica o della censura.
E’ quello che accade a Umberto Lenzi nel 1971, quando gira Un posto ideale per uccidere (An ideal place for a murder); nelle intenzioni del regista toscano e dei co-sceneggiatori Lucia Drudi Demby e Antonio Altoviti la storia doveva narrare le vicende di due ragazzi danesi in viaggio in Italia che per sbarcare il lunario facevano spaccio di droga.
Viceversa, la produzione per problemi legati alla censura e alla paura di fare fiasco al botteghino con una storia di droga, obbligò il regista a trasformare i due giovani in venditori di foto sexy.
Lenzi mandò giù la cosa ma inevitabilmente finì per non credere più nel suo film, tanto da fargli dire in seguito che il film stesso era una porcheria e che il disastro ai botteghini era in pratica già nelle premesse.

Un posto ideale per uccidere 1

Dick e Ingrid scattano foto osè (anche qui la Muti ha come controfigura Antonia Santilli)

In realtà il film non è affatto brutto, come l’iper critico Lenzi volle far credere, e lo scarso risultato in tema di biglietti venduti ebbe sicuramente altri fattori scatenanti.
In primis lo scarso fascino di una storia in cui l’elemento giallo/thriller non è supportato da sangue, omicidi ed effetti splatter, poi i soliti insondabili motivi per cui presso il pubblico alcune storie facevano presa ed altre no.
La vicenda inizia con i due protagonisti, i giovani danesi Dick Butler e Ingrid Sjoman che varcano la frontiera italiana (lasciando allo stupefatto doganiere un opuscolo con foto pornografiche) diretti in Toscana.
Qui Ingrid tenta di mollare delle sue foto sexy, scattate in una cabina fotografica, a un maturo signore che in realtà è della polizia.
Portati in questura, i due vengono redarguiti e subito dopo liberati, ma sono senza soldi e con la loro spider a corto di benzina.

Un posto ideale per uccidere 2

Così il loro viaggio termina davanti ad una lussuosa villa, dove vediamo Dick tentare di rubare dal serbatoio di un auto della benzina; ma il giovane viene sorpreso sul fatto dalla padrona di casa, la signora Barbara Slesar moglie di un diplomatico.
La donna decide di donare ospitalità alla coppia di giovani che ovviamente accettano; quello che non possono sapere è che Barbara Slesar ha appena ucciso suo marito e ne ha nascosto il corpo in una vettura in garage.

Un posto ideale per uccidere 3

La diabolica donna ordisce un piano per appioppare il delitto ai due ragazzi; nel frattempo si concede anche una scappatella con Dick suscitando l’ira di Ingrid.
Ma alla fine i due ragazzi scoprono il piano della donna, ma sfortunatamente per loro le cose si incastrano in maniera diabolica, tanto che devono ancora una volta fuggire.
Sulla strada, dopo essersi fermati a fare un bagno, vengono intercettati dalla polizia e nel disperato tentativo di fuggire finiscono giù per una scarpata perdendo la vita. La signora Slesar così ha ottenuto quello che voleva.
Nessuna scena di sangue, nessun  omicidio, se non quello del signor Slesar che peraltro vediamo già cadavere nel bagagliaio dell’auto.

Un posto ideale per uccidere 4

Siamo di fronte quindi ad un dramma giocato sulla tensione e sulla caratterizzazione dei tre personaggi principali.
Se Ingrid e Dick ci appaiono come due hippy giramondo, liberi sessualmente e liberi sopratutto da vincoli logistici o famigliari, la signora Slesar è la classica borghese annoiata che approfitta biecamente della presenza dei due giovani per concedersi sia una fugace avventura con Dick sia (cosa ben più importante) per rifilare loro l’omicidio del marito.
E il caso vuole che alla fine il delitto paghi, visto che i due giovani periscono e la donna venga salvata proprio dall’incidente mortale in cui incappano Dick e Ingrid che non potranno così raccontare la loro versione dei fatti.

Un posto ideale per uccidere 11

Un posto ideale per uccidere 14

Un film interessante, aldilà delle valutazioni personali di Lenzi; se la trama non presenta particolari elementi di novità, vista l’eliminazione del discorso droga che probabilmente avrebbe arricchito la storia di implicazioni socio-culturali, Lenzi dirige con mano ferma un cupo dramma in cui alla mancanza di azione si sostituisce la buona caratterizzazione dei personaggi.
Una buona metà e più del film si svolge all’interno di casa Slesar, con alcuni momenti davvero felici; la scoperta del cadavere del diplomatico da parte dei due giovani, la felice scena del tentativo di tortura di Barbara da parte di Dick, la movimentata notte in cui i due giovani sono costretti a fuggire e infine l’inseguimento mortale sono scene ben dirette e di un certo pathos.
Nel cast troviamo tre attori che svolgono egregiamente i ruoli a loro assegnati; bene lo scanzonato Ray Lovelock, molto bene la giovane e affascinante Ornella Muti nei panni di Ingrid, bene la Papas in quello di Barbara.
Per quanto riguarda la Muti, c’è una curiosità da rimarcare; le fugaci scene di nudo che la vedono protagonista in realtà vennero girate con l’ausilio di una controfigura.

Un posto ideale per uccidere 5

Un posto ideale per uccidere 6

L’attrice romana all’epoca in cui venne girato il film non aveva ancora 16 anni e quindi venne sostituita da Antonia Santilli, attrice di buone qualità che però nel corso della sua carriera non ebbe molta fortuna, finendo per interpretare una decina di film tra il 1972 e il 1974, tra i quali i decamerotici Fratello homo sorella bona,Decameroticus e Boccaccio.
Le musiche del film, discrete, sono del compianto Bruno Lauzi mentre la produzione è del grande Carlo Ponti che in seguito ad una lite con Lenzi non affidò più sue produzioni al regista toscano.
Sicuramente un film sottovalutato, che invece vale davvero una visione, sopratutto oggi che il film stesso è stato rieditato in versione digitale.

Un posto ideale per uccidere
Un film di Umberto Lenzi. Con Irene Papas, Ornella Muti, Ray Lovelock, Jacques Stany,Umberto Raho, Calisto Calisti, Umberto D’Orsi, Franco Ressel, Sal Borgese, Ugo Adinolfi, Michel Bardinet Poliziesco, durata 90 min. – Italia 1971.

Un posto ideale per uccidere banner gallery

Un posto ideale per uccidere 7

Ornella Muti

Un posto ideale per uccidere 8

Ray Lovelock

Un posto ideale per uccidere 9

Irene Papas

Un posto ideale per uccidere 10

Un posto ideale per uccidere 12

Un posto ideale per uccidere 13

Un posto ideale per uccidere 15

Un posto ideale per uccidere 16

Un posto ideale per uccidere banner PERSONAGGI

Irene Papas: Barbara Slesar
Ornella Muti: Ingrid Sjoman
Ray Lovelock: Dick Butler
Michel Bardinet:    Baratti
Jacques Stany: Ufficiale di polizia
Calisto Calisti: Ispettore di polizia
Antonio Mellino:Agostino
Sal Borgese: amico di Agostino

Un posto ideale per uccidere banner cast

Regia    Umberto Lenzi
Soggetto    Umberto Lenzi
Sceneggiatura    Umberto Lenzi, Lucia Drudi Demby, Antonio Altoviti
Produttore    Carlo Ponti
Fotografia    Alfio Contini
Montaggio    Eugenio Alabiso
Musiche    Bruno Lauzi

Un posto ideale per uccidere locandina 1

febbraio 13, 2012 Posted by | Drammatico | , , , | Lascia un commento

Roma bene

Roma bene locandina

Lo squallido mondo che ruota attorno ai salotti della Roma che conta, la Roma bene, visto da Lizzani in questo film del 1971. Uno sguardo cattivo, crudele, sopratutto impietoso.
I vizi e le debolezze, le brutture dei Vip sono l’altra faccia della Roma bene, tratteggiata attraverso una galleria di personaggi assolutamente deprimente, radunata attorno al salotto di Silvia Santi, di origini aristocratiche, moglie di giorgio industriale con le mani in molteplici attività; i due coniugi sono la parte terminale di un iceberg composto, secondo Lizzani, da uomini e donne senza scrupoli o valori morali.

Roma bene 3
Nino Manfredi e Enzo Cannavale

Roma bene 2

Irene Papas

Come il titolato De Vittis, barone senza denaro che scrocca feste e inviti, e che durante una delle tante festicciole organizzate dalla Santi, la invita a ballare e riesce a rubarle un orecchino, che ingoia, e che sarà costretto poi a “depositare” dopo aver ingurgitato un purgante.
O anche come Nino Rappi, che cerca finanziamenti per una sua impresa e che perciò non esita a servirsi di sua moglie, una donna cinica e furba; Wilma, questo è il suo nome, arrotonda le sue entrate con il lavoro più antico del mondo, ha un’amante donna e anche lei non si fa nessuno scrupolo pur di mantenere il proprio status.

Roma bene 7
Franco Fabrizi, Michele Mercier, Gigi Ballista

Roma bene 5
Senta Berger

Non c’è un personaggio che abbia un benchè minimo senso morale, oppure che possa definirsi retto o onesto, in questo serraglio indecoroso.
La stessa Silvia Santi non esita a fingere un rapimento pur di estorcere denaro a suo marito, rapimento organizzato con la complicità dei suoi due figli,Vivi e Lando.
C’è poi Dedè Marescalchi,nobiltà pura, che va a letto con chiunque pur di agevolare gli interessi del marito, che ovviamente è consapevole della cosa e ne trae profitto, c’è Elena Teopulos, che uccide il marito simulando un incidente….

Roma bene 6
Virna Lisi

Agnello sacrificale in mezzo al branco dei lupi, ecco Il commissario Quintilio Tartamella, chiamato dapprima a indagare sullo strano furto dell’orecchino, poi sul finto rapimento e infine sull’assassinio simulato; il cmmissari, cinico e disincantato, verrà a capo di tutti e tre gli enigmi e involontariamente riceverà una promozione; il suo capo infatti, per timore che le vicende suscitino scandalo nel dorato mondo dell’aristocrazia e del mondo degli affari romano, dopo averlo promosso lo trasferirà.

Roma bene 11
Senta Berger

Quasi tutti i personaggi della storia, con l’eccezione di Giorgio e del Monsignore, eminenza grigia dall’animo nero, esempio di quel clero affarista e spregiudicato presente purtroppo anch’esso nella melma della Roma bene, periranno in un bagno purificatore, simboleggiato da un avvenimento che porterà i loro destini a confluire nella stessa tragica sorte.
Mentre Rappi morirà d’infarto in seguito a un cocktail di donne, alcool e stress da troppo sport, Silvia, Dedè, Elena e De Vittis e altri moriranno affogati mentre navigano con il loro yacht al largo; infatti tutti si caleranno in acqua, lasciando lo yacht senza nessuno a bordo, scordandosi anche di calare la scaletta prima di tuffarsi.

Roma bene 4

Pia Giancaro

Un rogo simbolico, con cui Lizzani fa perire tutti gli osceni personaggi della storia; saranno loro le vittime di un possibile progrom che sia di buon auspicio per una classe sociale migliore.
Ma il fatto che si salvino i due uomini più importanti, il Monsignore e l’industriale, mostra che non c’è speranza; come un serpente a più teste, la buona borghesia ha sempre la possibilità di mordere da un’altra parte.
Lizzani usa le maniere forti, gettando acido solforico ovunque, usando l’accetta per tagliare i profili dei protagonisti;ne viene fuori un ritratto a tinte cupissime, senza speranza di una classe sociale allo sbando morale.
Alle volte l’accanimento è tale da rendere i personaggi troppo caratterizzati; tuttavia è indubbio il valore dell’operazione del film, teso a mostrare l’altro lato della medaglia, ovvero le paludi che si nascondono dietro il dorato mondo della noiltà, dei ricchi parvenue e di coloro che fanno dell’interesse, del denaro e del successo la fonte primaria di interesse.

Roma bene 1

Un film da rivedere, a distanza di quasi quarant’anni, anche per la presenza di un cast sontuoso, che spazia da Virna Lisi a Philippe Leroy, passando per Manfredi, le bellissime Mercier e Senta Berger, tra Gastone Moschin e Irene Papas, Vittorio Caprioli e Ely Galleani, film arricchito anche da una galleria di caratteristi, come Cannavale, Ballista, Tarascio…..
Per una volta sono in disaccordo con il grande Kezich, che scrisse del film:
Molto abile nella ricostruzione naturalistica della cronaca, Lizzani appare meno a suo agio nell’affresco di costume: questo Roma bene sta alla realtà odierna della capitale come La Celestina P.R. stava alla Milano del miracolo economico. Nessuno dei numerosi attori di un cast affollato si conquista una menzione al merito: neppure Nino Manfredi nella parte di un commissario disgustato e ostinato, che dovrebbe rappresentare nel quadro una specie di personaggio positivo

Roma bene 10
Philippe Leroy

Roma bene 8

Gastone Moschin

Roma bene, un film di Carlo Lizzani. Con Nino Manfredi, Irene Papas, Umberto Orsini, Philippe Leroy, Vittorio Caprioli, Virna Lisi, Michèlle Mercier, Mario Feliciani, Senta Berger, Gastone Moschin, Evi Maltagliati, Vittorio Sanipoli, Carlo Hintermann, Franco Fabrizi, Nora Ricci, Enzo Tarascio, Annabella Incontrera, Enzo Cannavale, Peter Baldwin, George Wang, Gigi Ballista, Giancarlo Badessi, Gigi Rizzi, Carla Mancini, Minnie Minoprio, Dado Crostarosa, Luigi Leoni, Pupo De Luca
Drammatico, durata 113 min. – Italia 1971.

Roma bene banner gallery

Roma bene 16

Roma bene 15

Roma bene 14

Roma bene 13

Roma bene 12

Roma bene 9

Roma bene banner protagonisti

Senta Berger …      Dede Marescalli
Vittorio Caprioli …     Il barone Maurizio Di Vittis
Franco Fabrizi …     Nino Rappi
Mario Feliciani …     Teo Teopoulos
Philippe Leroy …     Giorgio Santi
Virna Lisi …     Silvia Santi
Nino Manfredi …     Il Commissario Quintilio Tartamella
Michèle Mercier …     Wilma Rappi
Gastone Moschin …     Il monsignore
Umberto Orsini …     Prince Rubio Marescalli
Irene Papas …     Elena Teopoulos
Gigi Ballista …     Vitozzi
Dado Crostarosa …     Lando Santi
Ely Galleani …     Vivi Santi
Annabella Incontrera …     La Lesbica
Evi Maltagliati …     La madre di Elena
Minnie Minoprio …     Minnie
Nora Ricci …     donna Serena
Gigi Rizzi …     Un playboy
Vittorio Sanipoli …     Il Questore
Giancarlo Badessi …     Rossi
Peter Baldwin …     Michele Vismara
Enzo Cannavale …     Tognon
Pia Giancaro …     L’invitata in nude-look
Margaret Rose Keil …     Suzy
Pupo De Luca …     Amante di Dede Marescalli
Enzo Tarascio …     L’avvocato di Elena
Carlo Hinterman …     Secondo avvocato di Elena
Luigi Leoni …     Altro amante di Dede Marescalli

Roma bene banner cast

Regia:     Carlo Lizzani
Soggetto:     Luigi Bruno Di Belmonte
Sceneggiatura:     Luciano Vincenzoni,Nicola Badalucco,Carlo Lizzani
Fotografia:     Giuseppe Ruzzolini,Alfonso Avincola
Montaggio:     Franco Fraticelli,Sergio Fraticelli,Alessandro Gabriele
Effetti speciali:     Italo Cameracanna
Musiche:     Luis Enriquez Bacalov
Scenografia:     Flavio Mogherini,Francesco Pietropolli
Costumi:     Adriana Berselli,Marina De Laurentiis,Rosalba Menichelli

Roma bene locandina 2

Roma bene locandina 1

Roma bene lobby card 2

 

Roma bene lobby card 1

Roma bene foto 2

Roma bene foto 1

Roma bene locandina sound

febbraio 17, 2010 Posted by | Drammatico | , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Le farò da padre

Le farò da padre locandina

Controverso,dibattuto, contestato. Le farò da padre, di Alberto Lattuada, ha il merito di aver prodotto una sequela di plemiche e straschichi critici quasi senza precedenti, in virtù di una trama di per se già scabrosa, su un tema difficile, l’ amore tra una persona “normale” ed una affetta da grave handicap. Un tema inusuale, poco affrontato negli anni settanta, piuttosto pudichi se non ipocriti verso situazioni che uscissero da una perbenista moralità. Lattuada invece affronta il problema alla radice, attraverso immagini anche forti, ma mai morbose, tranne forse in un paio di situazioni che si sarebbero potute evitare. Ma veniamo alla trama.

Le farò da padre 1
Gigi Proietti, l’avvocato Saverio Mazzacolli a cena con Mario Scaccia, Don Amilcare da Layola

Saverio Mazzacolli, avvocato senza scrupoli, rampante, ha messo gli occhi su un’affare miliardario: l’urbanizzazione di un tratto di costa salentina, da destinare a paradiso per le vacanze dei ricchi. Per fare ciò, ha bisogno però di lottizzare i terreni adocchiati, che appartengono alla contessa Raimonda Spina, ricca, ricchissima vedova di un uomo d’affari. Aiutato da un nobile spiantato, ricco solo di blasone, Don Amilcare da Layola, l’avvocato senza scrupoli aggancia la nobildonna e la seduce.

Le farò da padre 5
Therese Anne Savoy, la portatrice d’handicap Clotilde

Le farò da padre 2
Irene Papas, la Contessa Raimonda Spina

Il suo intento è quello di realizzare, con la donna, l’affare agognato. Ma la contessa, scaltra, rifiuta l’offerta, così come rifiuta di sposare l’avvocato. Saverio però non demorde, e decide di colpire la contessa nell’unico punto vulnerabile, sua figlia Clotilde. La ragazza, pur avendo anagraficamente 16 anni, ha un forte handicap psicologico, che le impedisce di parlare; cosa più grave, vive e si comporta come una bimba di 5 anni. Ma ha le pulsioni della sua età, il corpo, gli ormoni, spingono la ragazza, che è priva ovviamente della concezione del peccato, ad un comportamento istintivo e primordiale, in cui anche l’erotismo è un gioco.

Le farò da padre 3

E’ la vecchia governante di casa a frenarne gli impeti, masturbandola, cosa che effettivamente procura nello spettatore un senso di fastidio. Saverio chiede così in moglie Clotilde alla madre, ma la contessa rifiuta di dare alla ragazza qualsiasi sostanza. A questo punto Saverio, con la complicità di Don Amilcare da Layola, simula il rapimento della ragazza, con l’aiuto anche di un geometra viscido come una serpe e della cameriera di Don Amilcare.

Le farò da padre 4

Durante la cattività della ragazza, però, qualcosa cambia in Saverio: l’istintività quasi animale della ragazza, quel suo offrirsi senza pudori o false remore, quella corrente di simpatia che si instaura tra Saverio e Clotilde finiscono per compiere il miracolo. Saverio si innamora della ragazza, ovviamente ricambiato dalla genuina, spontanea creatura senza malizia che è Clotilde. A questo punto Saverio dovrà scegliere: perseguire i suoi fini o seguire l’istino, abbandonandosi a quella storia d’amore assolutamente anticonvenzionale. Sceglierà con il cuore.

Le farò da padre 6

Ci sono più modi per approcciarsi al film di Lattuada: con occhio critico, quindi valutando negativamente il personaggio di Saverio, come in fondo sarebbe giusto che fosse, oppure ponendo l’accento sulla figura di Clotilde, la sua sessualità animalesca, primitiva, vista nell’eccezione negativa, sia come donna che come portatrice d’handicap.

Le farò da padre 8
Grande performance di Therese Ann Savoy nei panni di Clotilde

Sarebbe tuttavia un grosso errore: Lattuada privilegia l’ambiente, la storia d’amore impossibile che si delinea tra Saverio e Clotilde, vista anche come un guanto di sfida alla bigotteria, al senso morale e di pudicizia che affiora nella vita della tranquilla e bolsa borghesia salentina. Il Salento è solo un’immagine figurata, a quel punto, perchè diventa il simbolo di tutta una classe sociale troppo incline all’ essere baciapile e ipocrita.

Le farò da padre 7

Le scene di sesso sono davvero limitate, mentre i nudi di Clotilde trovano giustificazione nello svolgimento del film, nel tentativo di far affiorare un sentimento che nasce proprio da pulsioni primitive, e che si trasforma poi in qualcosa di più profondo, rendendo simpatico anche la canaglia Saverio. Gli attori sono tutti al massimo livello:

– bravo Gigi Proietti a esaltare le doti negative, ma anche poistive alla fine dell’avvocato rampante:

-bravissima Therese Ann Savoy, impeccabile nel ruolo di Clotilde, con quella sua faccia da adolescente dal corpo peccaminoso eppur in questo caso non morboso;

-bravo Mario Scaccia, nel ruolo di Don Amilcare, un nobile spiantato, ancora perso dietro sogni e rimpianti di una nobiltà ormai decaduta, defunta.

-ottima Irene Papas, la contessa Raimonda Spina, che in fondo ama con tutto il cuore quella sua sfortunata figliola. Sfortunata fino ad un certo punto, perhè essa è un giullare di Dio, la creatura perfetta, senza peccato e senza malizia.

Le farò da padre 9

Le farò da padre 10

Infine bravo anche Cirino, il viscido geometra, e Lina Polito, Concettina, domestica forse sciocca, ma di quella stoltezza che rende poi grandi. Un film molto bello, per certi versi assolutamente imperdibile.

Le farò da padre, un film di Alberto Lattuada. Con Irene Papas, Mario Scaccia, Isa Miranda, Luigi Proietti.
Therese Ann Savoy, Lina Polito, Bruno Cirino, Clelia Matania, Alberto Lattuada, Mario Cecchi
, Giancarlo Badessi, Daniela Caroli
Commedia, durata 115 min. – Italia 1974.

Le farò da padre banner gallery

 

Le farò da padre 11

Le farò da padre 12

Le farò da padre 13

Le farò da padre 14

Le farò da padre 15

Le farò da padre 16

Le farò da padre banner personaggi

Luigi Proietti (Saverio Mazzacolli)
Irene Papas (Raimonda Spina Tommaselli)
Therese Ann Savoy (Clotilde)
Mario Scaccia (don Amilcare de Loyola)
Bruno Cirino (Peppe Colizzi)
Lina Polito (Concettina)
Isa Miranda (zia Elisa)
Clelia Matania (zia Lorè)
Pia Attanasio (nonna Anastasia)
Nona Da Padova (la balia Anna)
Gabriella Cammelli Severi (la cameriera)
Daniela Caroli (Carmela)
Gian Carlo Badessi (don Liguori)

Le farò da padre banner cast

Regia Alberto Lattuada
Soggetto Bruno Di Geronimo
Sceneggiatura Bruno Di Geronimo, Ottavio Jemma, Alberto Lattuada
Produttore Silvio Clementelli
Casa di produzione Clesi Cinematografica
Fotografia Lamberto Caimi
Montaggio Sergio Montanari
Musiche Fred Bongusto
Scenografia Vincenzo Del Prato
Costumi Marisa Polidoni D’Andrea

Le farò da padre banner foto

Le faro' da padre foto 7

Le faro' da padre foto 6

Le faro' da padre foto 5

Le faro' da padre foto 4

Le faro' da padre foto 3

Le faro' da padre foto 2

Le faro' da padre foto 1

luglio 6, 2009 Posted by | Drammatico | , , , | Lascia un commento

Non si sevizia un paperino

Tre misteriose morti di bambini,un giornalista (Thomas Milian),una giovane donna disinibita (Barbara Bouchet),ricca e annoiata,ex tossicodipendente,una maciara,(Florinda Bolkan),ovvero una specie di strega a cui vengono attribuiti poteri malefici.

Non si sevizia un paperino 11
Florinda Bolkan, la Maciara

Non si sevizia un paperino 10
Barbara Bouchet

Sullo sfondo un paese della Lucania, abbarbicato tra i sassi, preda ancora di antichi retaggi medioevali, come la superstizione. In questo scenario si muove la storia di Lucio Fulci,un thriller che muove i primi passi proprio sulle indagini dei carabinieri,che cercano l’assassino dei tre bambini,mentre il giornalista,che ha fiutato lo scoop,con l’aiuto della disinibita ragazza di città,inizia ad indagare per suo conto sulla terribile storia.

Non si sevizia un paperino 1

Il giornalista arriva subito ad una prima conclusione,quando si rende conto che la maciara,su cui si sono addensati i sospetti,in realtà è colpevole soltanto di aver cercato,con pratiche magiche,di colpire i tre che avevano profanato la tomba di suo figlio,nato da una relazione clandestina.

Non si sevizia un paperino 6

Ma la povera donna,vittima della superstizione,cadrà sotto i colpi di pietra di una folla inferocita,che scaricherà su di lei antiche superstizioni,causando un’altra vittima innocente della storia;il giornalista così si ritrova a dover ricominciare da zero,e si imbatte in personaggi che sembrano nascondere oscuri segreti,come la madre del prete (Irene Papas),oppure lo stesso prete,che sembra all’apparenza normale.

Lo scenario inquietante sembra mutare sotto gli occhi del giornalista,che si rende conto come in quel posto sperduto si agitino storie che sono intrecciate fra di loro,forse legate ad un oscuro passato,ad una storia seppellita dal tempo.

Non si sevizia un paperino 4

E proprio indagando a fondo,aiutato dalla giovane di città,farà la terribile scoperta. Lucio Fulci dirige un thriller di ottima fattura,aiutato da un cast davvero ben assortito,e sopratutto dirige un film che in alcuni momenti sembra avere caratteristiche specifiche di denuncia,o quanto meno di racconto di una realtà altrimenti poco conosciuta,come la vita di un paese legata a filo doppio all’ignoranza e alla superstizione;sono superstziosi tutti,così come sono tutti diffidenti,verso di lui e verso la ragazza di città,simboli di un mondo esterno che gli abitanti del paese guardano come fumo negli occhi.

Non si sevizia un paperino 9

Non si sevizia un paperino 13

Non si sevizia un paperino 12

Ma la vera forza del film è nella tensione latente,nelle indagini del giornalista,che scava là dove gli abitanti del posto preferirebbero tacere;la scena madre è quella,terribile,della lapidazione della povera maciara,incolpevole vittima della superstizione,della caccia al colpevole diverso,perchè nel paese è inimmaginabile un colpevole dalla vita normale.

Bravi,come già detto gli attori,e bravo Fulci,con una regia sapientemente dosata tra il canovaccio del thriller e quello dell’insolito film di denuncia.

Forse questa parte non è quella più riuscita,ma la cosa è giustificata dall’impianto narrativo;quello che conta è capire come,chi e perchè può arrivare a compiere gesti inumani come l’assassinio di tre giovani vittime.La soluzione è imprevedibile,e rappresenta il colpo di scena finale;la normalità,alle volte,si veste di ferocia,e la stessa ferocia,gli stessi autori dei crimini più efferati vanno ricercati attorno a noi,all’interno della nostra tranquilla comunità.

Non si sevizia un paperino 2

In ultimo riporto il giudizio dell’ineffabile Morandini, uno che il cinema lo capisce a modo suo, e che passa per un critico competente:

«Non si sevizia un paperino rientra perfettamente nelle regole più bieche di questo genere d’imitazione: disonestà nell’impiego della “suspense”, abuso dei particolari orripilanti, sadomasochismo a piene mani, recitazione a ruota libera, disprezzo della logica»

Dopo aver letto questo spezzone della sua recensione, viene da chiedersi perchè il buon Morandini non abbia dedicato il suo prezioso tempo alla coltivazione degli asparagi o in subordine delle patate.

Non si sevizia un paperino 3

Non si sevizia un paperino, un film di Lucio Fulci. Con Irene Papas, Florinda Bolkan, Barbara Bouchet, Virgilio Gazzolo, Marc Porel, Tomas Milian, Georges Wilson, Linda Sini, Rosalia Maggio, Andrea Aureli, Ugo D’Alessio, Franco Balducci, Duilio Cruciani, Antonello Campodifiori, Vito Passeri, Virginio Gazzolo
Thriller, durata 110 min. – Italia 1972.

Non si sevizia un paperino banner gallery

Non si sevizia un paperino 5

Non si sevizia un paperino 7

Non si sevizia un paperino 8

Non si sevizia un paperino 14

Non si sevizia un paperino 15

Non si sevizia un paperino banner protagonisti

Tomas Milian: Andrea Martelli
Florinda Bolkan: la maciara
Barbara Bouchet: Patrizia
Irene Papas: Aurelia Avallone
Marc Porel: don Alberto Avallone
George Wilson: zio Francesco
Antonello Campodifiori: tenente dei carabinieri
Ugo D’Alessio: maresciallo dei carabinieri
Virginio Gazzolo: magistrato
Rosalia Maggio: madre di Michele
Franco Balducci: padre di Michele
Vito Passeri: Giuseppe Barra
Andrea Aureli: padre di Bruno Lo Cascio
Linda Sini: madre di Bruno Lo Cascio
John Bartha: ufficiale di polizia
Duilio Cruciani: Mario

Non si sevizia un paperino banner cast

Regia:     Lucio Fulci
Soggetto:     Lucio Fulci, Roberto Gianviti
Sceneggiatura:     Gianfranco Clerici, Lucio Fulci, Roberto Gianviti
Produttore:     Agostino Pane
Produttore esecutivo:     Renato Jaboni
Casa di produzione:     Medusa Produzione
Fotografia:     Sergio D’Offizi
Montaggio:    Ornella Micheli
Effetti speciali:     Carlo Rambaldi (supervisore)
Musiche:     Riz Ortolani
Scenografia:     Pier Luigi Basile
Costumi:     Marisa Crimi
Trucco:     Franco Di Girolamo, Nilo Jacoponi, Dante Trani, Maurizio Trani (assistente)

Non si sevizia un paperino banner foto

Non si sevizia un paperino locandina locandina 2

Non si sevizia un paperino locandina locandina 1

Non si sevizia un paperino locandina lc 4

Non si sevizia un paperino locandina lc 3

Non si sevizia un paperino locandina lc 2

Non si sevizia un paperino locandina lc 1

Non si sevizia un paperino foto 3

Non si sevizia un paperino foto 2

Non si sevizia un paperino foto 1

Non si sevizia un paperino locandina sound


maggio 13, 2008 Posted by | Thriller | , , , , , , , | Lascia un commento