La vita di Leonardo da Vinci (Sceneggiato Tv)
Il 24 ottobre 1971 la Rai manda in onda la prima puntata delle 5 previste dello sceneggiato La vita di Leonardo da Vinci per la regia di Renato Castellani.
E’ un’opera ambiziosa,5 ore di quello che può essere considerato più un film che uno sceneggiato,che ha richiesto quasi 6 mesi di lavorazione e l’impiego di oltre un centinaio di attori e 500 comparse e che è stato girato in diverse città italiane,quelle che il sommo scienziato,pittore,scultore,inventore,naturalista toscano toccò nel corso della sua vita,Roma,Firenze,Milano e Venezia solo per citarne alcune.
Un’opera che si discosta molto dalle produzioni televisive girate fino ad allora;Castellani,consapevole delle molte zone d’ombra della vita di Leonardo, sceglie di utilizzare l’attore Giulio Bosetti come voce guida e figura che interagisce con il reale,creando una curiosa commistione di epoche,con i figuranti in abiti rinascimentali e Bosetti che si muove indifferentemente tra loro vestito in modo inappuntabile,con tanto di completo grigio e cravatta.
Un’opera rigorosa,come nello stile delle produzioni dell’epoca;Leonardo è visto come probabilmente era nella realtà,le note biografiche salienti sono quelle conosciute e quando non si è certi delle fonti,ecco l’uso di “probabilmente”,”forse” ecc. che conferiscono una patina di austera professionalità ad un’opera davvero affascinante,molto lunga ma anche esaustiva di quelle che erano le cognizioni fino al 1970 sulla vita del genio vinciano.Spazio anche al Vasari,il più importante biografo di Leonardo,visto anche con i molti dubbi che ancor oggi lascia la sua testimonianza in “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori”,pubblicato nel 1550 e successivamente in una parte ampliata (e probabilmente meno attendibile) nel 1568.
Lo sceneggiato si apre non con la nascita,bensi con le ultime ore di Leonardo.Siamo ad Amboise,è il 2 maggio 1519,il genio di Vinci ha 67 anni e da qualche tempo è ospite del suo più grande estimatore,il re Francesco I,che lo alloggia nel castello di Clos-Lucé e che gli concede una ricca rendita.Leonardo è ha letto;è vecchio e stanco,ha avuto probabilmente una trombosi che gli ha tolto parzialmente l’uso della mano destra,che per fortuna non è la sua abituale.Sta per ricevere la visita del re in persona,preoccupato per le sue condizioni di salute (Francesco I alla sua morte scoppiò in un pianto disperato)
Tenta di sollevarsi dal letto,ma Francesco I lo esorta a non sforzarsi;”Come state,mon ami?”chiede il re a Leonardo.“Pensavo a quante cose non fatte,studiate incominciate….”
“Quante cose che avete fatto,invece”…risponde il re
In questo dialogo iniziale c’è probabilmente il sunto della vita di quello straordinario genio che fu Leonardo di Messer Pietro,forse il genio più grande che sia venuto alla luce su questo pianeta,tenendo conto anche del periodo in cui è vissuto,della quantità dei suoi interessi,delle straordinarie innovazioni portate al mondo dell’arte militare e dell’ingegneria,dello studio dell’anatomia e della natura,del volo umano e dell’idraulica,senza contare le sue straordinarie,inimitabili opere pittoriche,alcune fra le più importanti di tutti i tempi pur nella loro relativa bassa quantità.Nelle sue parole c’è la constatazione di una vita errabonda e onnivora,divorata da un’insaziabile ricerca della conoscenza e contemporaneamente della ricerca della perfezione,che come dirà un frate nel corso dello sceneggiato,”non è di questa terra”
Ma a Leonardo tutto questo non interessava.Era un uomo affascinante,dice Giulio Bosetti,citando Vasari:
“Grandissimi doni si veggono piovere dagli influssi celesti ne’ corpi umani molte volte naturalmente, e sopra naturali, talvolta, strabocchevolmente accozzarsi in un corpo solo bellezza, grazia e virtù, in una maniera, che dovunque si volge quel tale, ciascuna sua azzione è tanto divina, che lasciandosi dietro tutti gl’altri uomini, manifestamente si fa conoscere per cosa (come ella è) largita da Dio e non acquistata per arte umana.Questo lo videro gli uomini in Lionardo da Vinci, nel quale oltra la bellezza del corpo, non lodata mai a bastanza, era la grazia più che infinita in qualunque sua azzione; e tanta e sì fatta poi la virtù, che dovunque l’animo volse nelle cose difficili, con facilità le rendeva assolute. La forza in lui fu molta e congiunta con la destrezza, l’animo e ‘l valore, sempre regio e magnanimo.“
Poi si passa alle origini di Leonardo, a quella controversa nascita frutto dell’unione fra il ricco notaio Pietro e Caterina,una popolana;una nascita illegittima,però per fortuna annotata dal nonno in un libro notarile che ci permette di sapere con precisione la data della sua nascita.Importante perchè nello sceneggiato,come vedremo,tutto ciò che riguarda la vita di Leonardo appare avvolto dal mistero.Nonostante la fama ricordata dal Vasari,non sono poi tantissime le notizie certe sulla sua vita e lo stesso eonardo non era certo prodigo di informazioni.La vita di Leonardo è subito segnata dalla pittura;lo vediamo nella sua stanza intento a dipingere,giovanissimo.
Suo padre vendette una rotella di legno dipinta da Leonardo per 100 ducati;segno dell’abilità del genio vinciano e dell’indiscutibile avidità di Ser Piero.La prima parte dello sceneggiato è incentrata sui primi interessi per la natura,sul suo rapporto con la madre Caterina,a cui era stato portato via per farlo vivere secondo il rango del padre che,per inciso,ebbe 4 mogli e 12 figli con i quali Leonardo avrà un rapporto quanto meno problematico fino all’arrivo nella bottega di Andrea del Verrocchio, dove venne accolto benissimo,come ricorda Vasari:
“preso un giorno alcuni de’ suoi disegni gli portò ad Andrea del Verrochio, ch’era molto amico suo, e lo pregò strettamente che gli dovesse dire se Lionardo, attendendo al disegno, farebbe alcun profitto. Stupì Andrea nel veder il grandissimo principio di Lionardo, e confortò ser Piero che lo facesse attendere, onde egli ordinò con Lionardo ch’e’ dovesse andare a bottega di Andrea; il che Lionardo fece volentieri oltre a modo. E non solo esercitò una professione, ma tutte quelle ove il disegno si interveniva. Et avendo uno intelletto tanto divino e maraviglioso che, essendo bonissimo geometra, non solo operò nella scultura, facendo, nella sua giovanezza, di terra alcune teste di femine che ridono, che vanno, formate per l’arte di gesso, e parimente teste di putti, che parevano usciti di mano d’un maestro, ma nell’architettura ancora fè molti disegni così di piante come d’altri edifizii e fu il primo ancora che, giovanetto, discoresse sopra il fiume d’Arno per metterlo in canale da Pisa a Fiorenza.”
Lo sceneggiato ricorda la presenza nella bottega di alcuni illustri colleghi di Leonardo:Botticelli,il Perugino,il Ghirlandaio,un giovanissimo Lorenzo di Credi con i quali divide gli anni della sua formazione,fino al giorno in cui il Verrocchio gli affida un incarico importante,dipingere cioè un angelo nel quadro Il battesimo di Gesù,che Leonardo dipinse talmente bene da far capire al Verrocchio (come ricordato dal Vasari) che l’allievo aveva superato il maestro:
“Acconciossi dunque, come è detto, per via di ser Piero, nella sua fanciullezza a l’arte con Andrea del Verrocchio, il quale, faccendo una tavola dove San Giovanni battezzava Cristo, Lionardo lavorò un Angelo, che teneva alcune vesti, e benchè fosse giovanetto, lo condusse di tal maniera che molto meglio de le figure d’Andrea stava l’Angelo di Lionardo. Il che fu cagione ch’Andrea mai più non volle toccar colori, sdegnatosi che un fanciullo ne sapesse più di lui.”
Un’esagerazione,probabilmente,come fa notare Bosetti ma che testimonia l’eccelso livello in campo pittorico raggiunto da Leonardo.E’ certo comunque che Leonardo rimane con Verrocchio fino a vent’anni,collaborando con il maestro ad alcune opere quantomeno nei dettagli come nell’ Arcangelo Raffaele e Tobiolo (Londra, National Gallery),mentre si dedica all’osservazione del corpo umano, che diverrà una delle cose per le quali mostrò sempre grande interesse.
Lo vediamo infatti assistere il 28 dicembre 1479 all’impiccagione di Bernardo di Baroncelli, uno degli assassini di Giuliano de Medici durante la congiura dei Pazzi mentre assiste impassibile con Lorenzo di Credi all’esecuzione,restando a prendere appunti sul corpo penzolante dell’impiccato,in seguito lo vediamo protagonista dello spiacevole,controverso episodio dell’accusa di sodomia,con ogni probabilità falsa e che vide Leonardo salvarsi solo per la presenza tra gli accusati di un Tornabuoni,famiglia imparentata con i Medici.
Vediamo Leonardo impegnato in alcune delle sue opere più belle,come le due annunciazioni (Firenze e Louvre),il Ritratto di Ginevra de’ Benci,mentre stende il Codice Atlantico (Milano, Biblioteca Ambrosiana). Il nome deriva dalla forma di “atlante” di questa miscellanea: oltre 1700 tra carte e frammenti, con testi e disegni databili fino al 1518, in massima parte autografi di Leonardo. Si tratta di osservazioni a carattere tecnologico-scientifico, ma non mancano gli appunti relativi anche a geografia e matematica, invenzioni letterarie, note di pittura e progetti architettonici, aneddoti e promemoria.
Lo sceneggiato continua ad analizzare la vita di Leonardo,mostrandocelo sempre tormentato dal suo inestinguibile desiderio di conoscenza fino alla decisione maturata probabilmente con il tempo di lasciare Firenze e affrontare nuove sfide,come quella di approdare alla corte di Ludovico il Moro a Milano, al quale scrive (non di suo pugno) una lettera diventata famosissima,una sorta di curricula del 500.
A Milano lo troviamo quasi inoperoso;dipinge la prima versione della Vergine delle rocce (Louvre),lo splendido ritratto dell’amante del duca,Cecilia Gallerani,ma intento ad approfondire gli studi di anatomia e di ingegneria,testimoniati dall’enorme mole di scritti e di disegni.
Occorre aprire una parentesi storica,che nello sceneggiato non viene approfondita;Leonardo scrisse appunti,fece disegni e codici in maniera addirittura grafomaniaca.Ma alla sua morte il suo erede principale,il Melzi, e sopratutto il figlio di questi,dispersero la collezione degli appunti del maestro con la conseguenza che molti andarono perduti.Si stima che Leonardo abbia prodotto un volume di scritti superiore di cinque volte a quelli in nostro possesso oggi!Tornando allo sceneggiato,vediamo Leonardo impegnato a tempo pieno per il Moro;organizzatore di feste,musicista quando anche enigmista,poeta,insomma un’attività frenetica al servizio del volubile duca di Milano,che gli affiderà la costruzione di una statua celebrativa.Leonardo lavora al cavallo,studia (ne sono testimoni gli schizzi che ha lasciato) e realizza un gigantesco calco in gesso.Ma la guerra con la Francia porta i francesi a Milano e poiché il bronzo serve per i cannoni e non per le sculture,il progetto non viene realizzato.Anzi,il calco in gesso verrà miserabilmente distrutto dalle soldataglie francesi.
A Milano Leonardo adotta Giacomo Caprotti detto il Salai,nome di un diavolo;a ben vedere il giovanetto un diavolo lo è,perchè come annota Leonardo,è un ladro impunito oltre che un bugiardo.Con lui adesso c’è la misteriosa Caterina,forse sua madre,anche se Leonardo non scriverà mai mia madre e davanti a tutti la chiamerà sempre e solo Caterina.
Grazie ai buoni uffici del Moro,Leonardo ha l’incarico di dipingere un’Ultima cena nel refettorio di Santa Maria delle Grazie;con lo sceneggiato seguiamo la costruzione di quell’opera mirabile che però Leonardo,poco propenso a dipingere sull’intonaco fresco,condizione fondamentale per gli affreschi,creerà ma con esiti davvero eccelsi dal punto di vista qualitativo quanto rovinosi da quello costruttivo.
L’opera come sappiamo si deteriorerà molto velocemente e già ai tempi di Vasari era in condizioni precarie.Ancora una parentesi,questa volta riservata ai giorni nostri.
Nel Codice Da Vinci,successo letterario/planetario di Dan Brown,il dipinto o affresco che dir si voglia nasconderebbe una serie di informazioni relative ad un presunto matrimonio fra Gesu e la Maddalena che sarebbe raffigurata nell’affresco nelle vesti del discepolo prediletto,Giovanni.Ora,se è vero che il volto di san Giovanni ha effettivamente fattezze femminili, non va dimenticato che Leonardo usava spesso l’androginità come caratteristica dei suoi dipinti (si guardi il San Giovanni Battista o gli angeli da lui dipinti).Immaginate per esempio un Leonardo che inserisce la figura della Maddalenaanche se sotto mentite spoglie,in un dipinto religioso proprio all’interno di una chiesa…
Tornando allo sceneggiato,dopo Milano e la conseguente partenza,Leonardo si reca alla corte di Isabella d’Este,da qui a Venezia e infine a Firenze,dove lavora alla Battaglia di Anghiari,il celebre affresco che purtroppo andò perduto.
Val la pena leggere cosa scrisse a proposito il Vasari,cosa appena accennata per motivi di tempo nello sceneggiato:
“Per la eccellenzia dunque delle opere di questo divinissimo artefice, era tanto cresciuta la fama sua, che tutte le persone che si dilettavano de l’arte, anzi la stessa città intera disiderava ch’egli le lasciasse qualche memoria; e ragionavasi per tutto di fargli fare qualche opera notabile e grande, donde il pubblico fusse ornato et onorato di tanto ingegno, grazia e giudizio, quanto nelle cose di Lionardo si conosceva. E tra il gonfalonieri et i cittadini grandi si praticò che essendosi fatta di nuovo la gran sala del consiglio, l’architettura della quale fu ordinata col giudizio e consiglio suo, di Giuliano S. Gallo e di Simone Pollaiuoli detto Cronaca e di Michelagnolo Buonarroti e Baccio diAgnolo (come a’ suoi luoghi più distintamente si raggionerà). La quale finita, con grande prestezza fu per decreto publico ordinato, che a Lionardo fussi dato a dipignere qualche opera bella; e così da Piero Soderini, gonfaloniere allora di giustizia, gli fu allogata la detta sala. Per il che volendola condurre Lionardo, cominciò un cartone alla sala del papa, luogo in S. Maria Novella, dentrovi la storia di Niccolò Piccinino, capitano del duca Filippo di Milano, nel quale disegnò un groppo di cavalli che combattevano una bandiera, cosa che eccellentissima e di gran magisterio fu tenuta per le mirabilissime considerazioni che egli ebbe nel far quella fuga. Perciò che in essa non si conosce meno la rabbia, lo sdegno e la vendetta negli uomini che ne’ cavalli; tra quali due intrecciatisi con le gambe dinanzi non fanno men guerra coi denti, che si faccia chi gli cavalca nel combattere detta bandiera, dove apiccato le mani un soldato, con la forza delle spalle, mentre mette il cavallo in fuga, rivolto egli con la persona, aggrappato l’aste dello stendardo, per sgusciarlo per forza delle mani di quattro, che due lo difendono con una mano per uno, e l’altra in aria con le spade tentano di tagliar l’aste; mentre che un soldato vecchio con un berretton rosso, gridando, tiene una mano nell’asta e con l’altra inalberato una storta, mena con stizza un colpo, per tagliar tutte a due le mani a coloro, che con forza digrignando i denti, tentano con fierissima attitudine di difendere la loro bandiera; oltra che in terra fra le gambe de’ cavagli v’è due figure in iscorto, che combattendo insieme, mentre uno in terra ha sopra uno soldato, che alzato il braccio quanto può, con quella forza maggiore gli mette alla gola il pugnale, per finirgli la vita: e quello altro con le gambe e con le braccia sbattuto, fa ciò che egli può per non volere la morte. Nè si può esprimere il disegno che Lionardo fece negli abiti de’ soldati, variatamente variati da lui; simile i cimieri e gli altri ornamenti, senza la maestria incredibile che egli mostrò nelle forme e lineamenti de’ cavagli: i quali Lionardo meglio ch’altro maestro fece, di bravura, di muscoli e di garbata bellezza. Dicesi che per disegnare il detto cartone fece uno edifizio artificiosissimo che, stringendolo, s’alzava, et allargandolo, s’abbassava. Et imaginandosi di volere a olio colorire in muro, fece una composizione d’una mistura sì grossa, per lo incollato del muro, che continuando a dipignere in detta sala, cominciò a colare, di maniera che in breve tempo abbandonò quella, vedendola guastare. Aveva Lionardo grandissimo animo et in ogni sua azzione era generosissimo. Dicesi che andando al banco per la provisione, ch’ogni mese da Piero Soderini soleva pigliare, il cassiere gli volse dare certi cartocci di quattrini; et egli non li volse pigliare, rispondendogli: “Io non sono dipintore da quattrini”. Essendo incolpato d’aver giuntato da Piero Soderini fu mormorato contra di lui; per che Lionardo fece tanto con gli amici suoi, che ragunò i danari e portolli per ristituire, ma Piero non li volle accettare.”
Lo sceneggiato prosegue mostrandoci i difficili rapporti con Michelangelo,di molto più giovane di lui,molto più irruente fino al tempo dedicato dal genio vinciano allo studio del volo umano,mentre contemporaneamente si dedica ad opere fondamentali come La gioconda ,che,come ricorda il Vasari
“Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Monna Lisa sua moglie, e quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto, la quale opera oggi è appresso il re Francesco di Francia in Fontanableò; nella qual testa chi voleva veder quanto l’arte potesse imitar la natura, agevolmente si poteva comprendere, perchè quivi erano contrafatte tutte le minuzie che si possono con sottigliezza dipignere.Avvenga che gli occhi avevano que’ lustri e quelle acquitrine, che di continuo si veggono nel vivo; et intorno a essi erano tutti que’ rossigni lividi et i peli, che non senza grandissima sottigliezza si possono fare. Le ciglia per avervi fatto il modo del nascere i peli nella carne, dove più folti e dove più radi, e girare secondo i pori della carne, non potevano essere più naturali. Il naso, con tutte quelle belle aperture rossette e tenere, si vedeva essere vivo. La bocca, con quella sua sfenditura con le sue fini unite dal rosso della bocca con l’incarnazione del viso, che non colori, ma carne pareva veramente. Nella fontanella della gola, chi intentissimamente la guardava, vedeva battere i polsi: e nel vero si può dire che questa fussi dipinta d’una maniera da far tremare e temere ogni gagliardo artefice e sia qual si vuole. Usovvi ancora questa arte, che essendo Monna Lisa bellissima, teneva mentre che la ritraeva, chi sonasse o cantasse, e di continuo buffoni che la facessino stare allegra, per levar via quel malinconico, che suol dar spesso la pittura a’ ritratti che si fanno. Et in questo di Lionardo vi era un ghigno tanto piacevole che era cosa più divina che umana a vederlo, et era tenuta cosa maravigliosa, per non essere il vivo altrimenti.”
Molto bella è la sequenza che mostra un giovanissimo e commosso Raffaello Sanzio da Urbino conoscere Leonardo, suo idolo e guardare stupefatto La Gioconda…
La parte finale dello sceneggiato ci mostra un Leonardo ormai avanti negli anni,fra amarezze e delusioni,ma sempre con quello spirito di osservazione,quella voglia di conoscere insaziabile che lo spinse per tutta la vita fino alla vita quieta nel castello di Amboise e alla morte tranquilla tra le persone che amava.Uno sceneggiato molto bello ad onta delle tre ore di proiezione,che si gustano fino all’ultima scena.
Merito di Giulio Bosetti,elegante e misurato,che in pratica conduce lo spettatore attraverso le varie fasi di Leonardo alla conoscenza di un uomo geniale,tormentato,divorato dal desiderio di conoscenza,inquieto,sempre teso quasi ossessivamente alla ricerca di una perfezione impossibile da ottenere,testimoniata dalle sue opere per larga parte incomplete.Bravo anche Leroy,che presta il suo volto sempre sormontato da un sorriso enigmatico alla Monna Lisa con una smorfia tra l’ironico e il malinconico.degno interprete dell’uomo che «[La Natura] non solo della bellezza del corpo, che molto bene gli concedette, volse dotarlo, ma di molte rare virtù volse anchora farlo maestro.Era di bella persona, proportionata, gratiata et bello aspetto. portava uno pitocco rosato corto sino al ginocchio, che allora s’usavano i vestiri lunghi, haveva sino al mezo in petto una bella capellaia et anellata et ben composta».(Anomimo Gaddiano)
Ottima la regia e sopratutto belle le scenografie,curate con molta bravura dalla produzione.Splendide le ricostruzioni dei lavori del sommo Maestro,per quello che è di gran lunga lo sceneggiato/film più esaustivo mai realizzato su Leonardo.
Un’opera imperdibile,visibile su Youtube agli indirizzi https://www.youtube.com/watch?v=gk1XeiyhXXI e https://www.youtube.com/watch?v=b-jpRG4YMWU. Anche se il nome del video è in spagnolo lo sceneggiato è rigorosamente in italiano e in buona qualità.
La vita di Leonardo da Vinci
Regia di Renato Castellani,con Philippe Leroy,Ottavia Piccolo,Gauco Onorato,Giampiero Albertini,Bruno Cirino Sceneggiato Tv 1971,Durata 300 minuti,Italia Spagna
Philippe Leroy: Leonardo da Vinci
Marta Fischer: Isabella d’Aragona
Renzo Rossi: Sandro Botticelli
Giampiero Albertini: Ludovico il Moro
Ann Odessa: Catherine
Glauco Onorato: Ser Piero da Vinci
Filippo Scelzo: Nonno Antonio
Carlos de Carvalho: Zio Francesco
Mario Molli: Andrea Verrocchio
Riad Gholmie: Francesco I di Francia
Bruno Cirino: Michelangelo
James Werner: Lorenzo di Credi
Maria Marchi: Mathurine
Alberto Fiorini: Leonardo a 13 anni
Sara Franchetti: Cecilia Gallerani
Marco Mazzoni: Leonardo a 5 anni
Ottavia Piccolo: Beatrice d’Este
Wanda Vismara: Margherita
Christian de Tillière: Luigi XII
Renato Cestiè: Leonardo a 6 anni
Maria Tedeschi: Lucia, nonna di Leonardo
Bianca Toccafondi: Isabella d’Este
Marco Bonetti: Marco D’Oggiono
Regia Renato Castellani
Soggetto Renato Castellani
Sceneggiatura Renato Castellani
Fotografia Toni Secchi
Montaggio Jolanda Benvenuti
Musiche Roman Vlad
Produttore RAI, ORTF, TVE, Istituto Luce
Casa di produzione Radiotelevisione Italiana, Televisión Española
L’uomo che con continui desideri sempre con festa aspetta la nuova primavera e sempre la nuova Astarte, sempre nuovi mesi e nuovi anni, parendogli che le desiderate cose venendo siano troppo tarde, ei non s’avvede che desidera la soddisfazione.
“Nessun effetto è in natura sanza ragione, intendi la ragione e non ti bisogna sperienza.”
“È vero che l’uomo è il re degli animali, perché la sua brutalità supera la loro. Viviamo grazie alla morte di altri. Già in giovane età ho rinnegato l’abitudine di cibarmi di carne, e ritengo che verrà un tempo nel quale gli uomini conosceranno l’anima degli animali e in cui l’uccisione di un animale sarà considerata con lo stesso biasimo con cui consideriamo oggi quella di un uomo.”
“Quando camminerete sulla terra dopo aver volato, guarderete il cielo perché là siete stati e là vorrete tornare.”
“La sapienza è figliola della sperienza.”
“Siccome una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire.”
“Nessun effetto è in natura sanza ragione, intendi la ragione e non ti bisogna sperienza.”
“La sperienzia, interprete in fra l’artifiziosa natura e la umana spezie, ne ‘nsegna ciò che essa natura in fra’ mortali adopra da necessità constretta, non altrimenti oprar si possa che la ragione, suo timone, oprare li ‘nsegni.”
“Tra la pittura e la scultura non trovo altra differenza, senonché lo scultore conduce le sue opere con maggior fatica di corpo che il pittore, ed il pittore conduce le opere sue con maggior fatica di mente.”
“Alla mia età, ho incontrato tanta gente, ho sofferto e gioito, ma soprattutto ho imparato ad amare l’Amore, e a rifiutare l’odio. L’Amore dona a noi stessi l’eterna gioventù, e ogni domani è importante per incontrare nuova gente e vivere nuove storie importanti.”
“La natura pare qui in molti o di molti animali stata più presto crudele matrigna che madre, e d’alcuni non matrigna, ma piatosa madre.”
“La meccanica è il paradiso della matematica perché qui se ne possono cogliere i frutti. Non c’è certezza nella scienza se la matematica non può esservi applicata, o se non vi è comunque in relazione.”
“L’omo ha desiderio d’intendere se la femmina è cedibile alla dimandata lussuria, e intendendo di sì e come ell’ha desiderio dell’omo, elli la richiede e mette in opera il suo desiderio, e intender nol può se non confessa, e confessando fotte.”
“Tristo è quel maestro del quale l’opera avanza il giudizio suo. E quello si drizza alla perfezione dell’arte, del quale l’opera è superata dal giudizio.”
Anonimo Gaddiano, 1542
Fu tanto raro e universale, che dalla natura per suo miracolo esser produtto dire si puote: la quale non solo della bellezza del corpo, che molto bene gli concedette, volse dotarlo, ma di molte rare virtù volse anchora farlo maestro. Assai valse in matematica et in prospettiva non meno, et operò di scultura, et in disegno passò di gran lunga tutti li altri. Hebbe bellissime inventioni, ma non colorì molte cose, perché si dice mai a sé medesimo avere satisfatto, et però sono tante rare le opere sue. Fu nel parlare eloquentissimo et raro sonatore di lira […] et fu valentissimo in tirari et in edifizi d’acque, et altri ghiribizzi, né mai co l’animo suo si quietava, ma sempre con l’ingegno fabricava cose nuove.»
Lettera di Leonardo al Moro
Avendo, Signor mio Illustrissimo, visto et considerato oramai ad sufficienzia le prove di tutti quelli che si reputono maestri et compositori de instrumenti bellici, et che le invenzione e operazione di dicti instrumenti non sono niente alieni dal comune uso, mi exforzerò, non derogando a nessuno altro, farmi intender da V. Excellentia, aprendo a quella li secreti mei, et appresso offerendoli ad omni suo piacimento in tempi opportuni, operare cum effecto circa tutte quelle cose che sub brevità in parte saranno qui di sotto notate:
Ho modi de ponti leggerissimi et forti, et atti ad portare facilissimamente, et cum quelli seguire, et alcuna volta fuggire li inimici, et altri securi et inoffensibili da foco et battaglia, facili et commodi da levare et ponere. Et modi de arder et disfare quelli de l’inimico.
So in la obsidione de una terra toglier via l’acqua de’ fossi, et fare infiniti ponti, gatti et scale et altri instrumenti pertinenti ad dicta expedizione.
Item, se per altezza de argine, o per fortezza di loco et di sito, non si potesse in la obsidione de una terra usare l’officio de le bombarde, ho modi di ruinare omni rocca o altra fortezza, se già non fusse fondata in su el saxo.
Ho ancora modi de bombarde commodissime et facile ad portare, et cum quelle buttare minuti (saxi a similitudine) di tempesta; et cum el fumo di quella dando grande spavento all’inimico, cum grave suo danno et confusione.
Et quando accadesse essere in mare, ho modi de molti instrumenti actissimi da offender et defender, et navili che faranno resistenzia al trarre de omni g[r]ossissima bombarda et polver & fumi.
Item, ho modi, per cave et vie secrete et distorte, facte senza alcuno strepito, per venire (ad uno certo) et disegnato[loco], ancora che bisognasse passare sotto fossi o alcuno fiume.
Item, farò carri coperti, securi et inoffensibili, e quali intrando intra li inimica cum sue artiglierie, non è sì gran de multitudine di gente d’arme che non rompessino. Et dietro a questi poteranno seg[ui]re fanterie assai, illesi e senza alcuno impedimento.
Item, occurrendo di bisogno, farò bombarde, mortari et passavolanti di bellissime et utile forme, fora del comune uso.
Dove mancassi la operazione de le bombarde, componerò briccole, mangani, trabucchi et altri instrumenti di mirabile efficacia, et fora del usato; et insomma, secondo la varietà de’ casi, componerò varie et infinite cose da offender et di[fendere].
In tempo di pace credo satisfare benissimo ad paragone de omni altro in architectura, in composizione di edificii et pubblici et privati, et in conducer acqua da uno loco ad uno altro. Item, conducerò in sculptura di marmore, di bronzo et di terra, similiter in pictura, ciò che si possa fare ad paragone de onni altro, et sia chi vole. Ancora si poterà dare opera al cavallo di bronzo, che sarà gloria immortale et eterno onore de la felice memoria del Signor vostro patre et de la inclita casa Sforzesca. Et se alcuna de le sopra dicte cose a alcuno paressino impossibile e infactibile, me offero paratissimo ad farne experimento in el parco vostro, o in qual loco piacerà a Vostr’Excellenzia, ad la quale humilmente quanto più posso me recomando.
La Gioconda,Ritratto di Monna Lisa
La Dama con l’ermellino
San Giovanni Battista
La Vergine delle rocce,Versione Londra
La Vergine delle rocce,versione Parigi
L’annunciazione
Salvator Mundi (opera attribuita recentemente a Leonardo)
La bella principessa (opera attribuita recentemente a Leonardo)
La vergine Sant’Anna e il bambino
Monna Litta
L’adorazione dei Magi
Ritratto di Ginevra Benci
Ritratto di un musico
San Gerolamo penitente
Leda e il cigno,copia (originale perduto)
Madonna con bambino,Madonna Benois
Madonna dei fusi
Il Cenacolo
L’angelo dipinto da Leonardo ( a sinistra) nel Battesimo di Cristo del Verrocchio
Cartone di Londra
Il Mundial Dimenticato – La vera incredibile storia dei Mondiali di Patagonia
Nel 1942 il mondo è in guerra.
Non c’è tempo e non c’è spazio oltre a non esserci nemmeno la fantasia per organizzare eventi sportivi.Gli ultimi di rilievo furono celebrati nella Germania nazista nel 1936,le XI Olimpiadi di Berlino e i campionati mondiali di calcio del 1938 in Francia;si sarebbero dovute celebrare anche le Olimpiadi del 1940 a Tokyo e i Mondiali del 1942 ma la guerra cambiò tutto.Eppure la storia non è andata così,almeno per quanto riguarda il calcio;nel 1942 in Patagonia il conte Vladimir Otz e sua figlia Helena organizzarono un Mundial con 12 nazionali,fra le quali spiccavano i nomi dell’Italia,della Germania,dell’Inghilterra e della nazione Mapuche,scelta in rappresentanza dell’Argentina che non aveva accettato di partecipare.
Ma come è possibile allora che le cronache sportive e l’albo d’oro del Mondiale non riportino la storia della straordinaria vittoria della nazionale Mapuche sula Germania e della storica semifinale Germania-Italia che permise ai giocatori nazisti di contendere il titolo proprio ai Mapuche nella finale? Eppure a documentare il tutto ecco che arrivano filmati dell’epoca di Guilliermo Sandrini ,geniale operatore ingaggiato dal conte Otz e che scomparve durante la finale fra Inghilterra e Mapuche,durante l’alluvione e conseguente cedimento di una diga che portò alla sua morte e a quella di un numero imprecisato di spettatori.
Il corpo di Sandrini,rinvenuto casualmente con la sua cinepresa in un ossario di dinosauri permette al mondo di riscoprire questa storia dimenticata,facendoci conoscere gli eroi di quella storia,di rivedere i pochi superstiti vivi e le inevitabili interviste agli stessi.
Tutto vero?Naturalmente no.Siamo di fronte ad una operazione di fantasia,geniale e divertente,diretta da Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni nel 2011,un mockumentary (da “mock”sbeffeggiare e “documentary” con l’abbreviazione di documentario) un’opera quindi di totale fantasia ma ricostruita con genialità grazie all’uso di accorgimenti tecnici,come i graffi sulla pellicola ovviamente in rigoroso bianco e nero,spezzoni autentici dell’Istituto Luce e interviste a celebrità del calcio (Baggio,Lineker,Valdano) che rendono l’operazione talmente credibile da essere stata presa per oro colato da migliaia di appassionati di calcio.
Ma non solo.Anche alcuni giornali sono stati coinvolti nell’operazione,tanto che alcuni di essi hanno parlato di insabbiamento storico.Del resto guardando il film e prendendo per oro colato tutto quello che vediamo si viene tratti in inganno;l’operazione è abile e ben diretta.Tuttavia man mano che ci si addentra nella storia lo spettatore smaliziato si rende conto dell’ironia dispensata dai registi e sopratutto delle incongruenze storiche e sopratutto dei personaggi improbabili che vi avrebbero fatto parte.Partendo dall’arbitro di tutte le partite (eccetto la finale),il corpulento e ubriacone William Brett Cassidy,presunto figlio del leggendario Butch Cassidy,che in una partita invece del fischietto estrae una pistola,oppure una delle architravi su cui si basa il film, la partecipazione delle nazionali dei Mapuche e del Regno di Patagonia,che sostituiscono rispettivamente l’Argentina e il Cile, che rifiutarono la partecipazione proprio per la presenza delle due nazionali non riconosciute come territori indipendenti.
Ovviamente ci sono tantissime altre incongruenze come la presenza dell’Inghilterra in un campionato che vedeva due nazioni come Italia e Germania che erano coinvolte nella guerra proprio contro gli inglesi,il fatto che la nazionale tedesca fosse rappresentata da operai che stendevano un cavo trans oceanico,l’operatore Sandrini che studia le riprese aeree e si alza in volo legato a dei palloncini,la storia d’amore fra il prestante indios Tigre e la bella Helena,che ha contemporaneamente una relazione con il centravanti ovviamente biondo e atletico della nazionale tedesca ecc.Tratto molto liberamente da un racconto di Osvaldo Soriano,famoso scrittore e giornalista argentino,intitolato Il figlio di Butch Cassidy,che fa parte del libro Pensare con i piedi,il documentario è un’opera intelligente,scorrevole e al tempo stesso ironica e divertente.
La struttura è quella tipica del documentario.Si parte con il rinvenimento delle ossa di Sandrini vicine a quelle di un dinosauro e si prosegue con la storia del girato dal regista,che include sequenze assolutamente inedite (e ovviamente false) del mundial,con la presentazione del Conte Otz,presentato come lo stravagante,ricco ma coltissimo governatore del regno di Patagonia e di sua figlia Helene,bella e famosa fotografa che avrà due relazioni sentimentali con i centravanti della Germania e con il leggendario Tigre più un’altra chiacchierata con il regista Sandrini per passare di volta in volta a testimonianze dei presunti partecipanti alla partita,interviste alla discendente di Helene o dei pochi Mapuche sopravvissuti.
In mezzo anche interviste ai Mapuche realizzate ai giorni nostri e uno pseudo documentario sulla tragedia che sconvolse la finale.Un’opera molto interessante e inusuale, che ha incontrato i favori della critica e del pubblico grazie alla sua carica innovativa e alla sua fantasia.Il film è disponibile in una riduzione dalla tv su You tube in una qualità passabile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=mR5mfXcg-kk
Il Mundial Dimenticato – La vera incredibile storia dei Mondiali di Patagonia
Un film di Lorenzo Garzella, Filippo Macelloni. Documentario, durata 95 min. – Italia, Argentina 2011.
Regia Lorenzo Garzella, Filippo Macelloni
Sceneggiatura Lorenzo Garzella, Filippo Macelloni
Produttore Daniele Mazzocca
Casa di produzione Verdeoro, Docksur Producciones
Distribuzione (Italia) JP Entertainment
Fotografia Alberto Iannuzzi
Musiche Pierluigi Pietroniro, Louis Siciliano
Il mondiale del 1942 non figura in nessun libro di storia. Si giocò nella Patagonia argentina senza sponsor né giornalisti, e nella finale accaddero cose strane, come il fatto che si giocò un giorno e una notte senza riposo, che le porte e il pallone sparirono e che il temerario figlio di Butch Cassidy tolse all’Italia tutti i suoi titoli.Mio zio Casimiro, che non aveva mai visto da vicino un pallone da calcio, nella finale fece il guardalinee e alcuni anni dopo scrisse delle memorie fantastiche, piene di errori storici e di follie ormai irrimediabili in mancanza di testimoni più credibili.La guerra in Europa aveva interrotto i mondiali. Gli ultimi due, nel 1934 e nel 1938, li aveva vinti l’Italia e gli operai piemontesi ed emiliani che costruivano la diga di Barda del Medio in Argentina e le strade di Villarica in Cile, si sentivano campioni per sempre. Tra gli operai che lavoravano c’erano anche mapuches noti per le loro arti illusionistiche e per le loro magie, e soprattutto europei scappati dalla guerra. Spagnoli che monopolizzavano i negozi di alimentari, altri italiani di Genova, della Calabria e della Sicilia, e polacchi, francesi, qualche inglese che prolungava le strade ferrate di Sua Maestà, pochi guaranìes del Paraguay, argentini che avanzavano verso la lontana Terra del Fuoco. Tutti si trovavano lì perché il telegrafo non c’era ancora arrivato e si sentivano al sicuro dal mondo tremendo in cui erano nati.
L’opinione di Nikinara dal sito http://www.mymovies.it
Un film inaspettato, a metà tra il documentario (nel linguaggio) e la pura fiction (nella storia), dove è difficile distinguere il vero dal falso. Se non si conosce il racconto di Osvaldo Soriano (“Il figlio di Butch Cassidy”) si rischia di prendere tutto per buono, con un po’ di delusione quando invece si scopre che si tratta di pura fantasia. Ma per gli appassionati di Soriano questo film è un’autentica rivelazione che non si limita a mettere in scena una storia conosciuta, ma la ricostruisce con pazienza e abilità fino a darle forma di leggenda. Gli ingredienti ci sono tutti: la passione per il calcio, il gusto per il racconto, la fascinazione della Patagonia, gli intrecci amorosi, l’amore per il cinema. Un film intelligente e divertente, capace di piacere anche anche alle donne.
L’opinione del sito http://www.ilcinematografo.it
Raccontato attraverso le parole del più esperto ricercatore sul tema, il giornalista argentino Sergio Levinsky, il film prende le mosse dal ritrovamento di uno scheletro con la macchina da presa negli scavi paleontologici di Villa El Chocon, nella Patagonia Argentina: i resti umani appartengono a Guillermo Sandrini, cineoperatore di origini italiane assoldato – come svela una lettera del conte Otz a Jules Rimet – per “filmare i Mondiali in modo memorabile e rivoluzionario”. Cosa che avvenne realmente, con tecniche che già 70 anni fa anticipavano le attuali “spider-cam” utilizzate sui campi di gioco da alcune emittenti satellitari: dalla “camera fluctuante” alla “trampilla”, fino alla “cine-pelota” e al “cine-casco”, Sandrini incarnò la risposta estetico-politica alla Leni Riefenstahl dei Giochi Olimpici di Berlino del ’36, trovando la morte proprio durante la finale del mundial, flagellata da un violento temporale e da una drammatica alluvione che, fino ad oggi, “congelò” nella memoria il risultato tra la rappresentativa tedesca (nazista) e gli indios Mapuche sull’1 a 1.
Ma quel mondiale, caratterizzato non solo dalla partecipazione di giocatori non professionisti (operai, minatori, scavatori, ingegneri, militari, pescatori, esiliati e rivoluzionari in fuga) e dall’arbitraggio “con pistola” di personaggi che meriterebbero una letteratura a parte (il conte Otz assoldò addirittura William Brad Cassidy, figlio del più celebre Butch, che proprio come il padre dopo aver rapinato banche e assaltato treni, collezionando taglie in 5 diversi paesi dell’unione, si rifugiò in Patagonia), precursore se vogliamo della storica Italia-Germania del ’70 (anche se l’esito fu differente, 3 a 2 per i teutonici grazie ad un arbitraggio che, ancora oggi, il terzino destro Antonio Battilocchi – allora operaio alla diga che poi l’alluvione spazzò via – definisce “scandaloso”), non poteva finire così. Mai riconosciuto dalla FIFA, sepolto nella memoria del tempo (e del fango), il mundial – emblema di un calcio che ancora profumava di leggenda – ebbe invece un vincitore: sepolto per decenni nella cinepresa di Sandrini, riportato in vita sul grande schermo di una saletta a Buenos Aires. “Campeones del Mundo!”. Imperdibile.
L’opinione di Thegaunt dal sito http://www.filmscoop.it
Il mundial dimenticato può sembrare un tuffo nel passato nostalgico del calcio che fu e del valore dello sport nei tempi bui della guerra mondiale. C’è anche questo, ma questo documentario va oltre. Nel microcosmo, si fa per dire, della sperduta regione della Patagonia iniziano a farsi presenti nella pur palese falsità dei mockumentary quegli elementi che diventeranno una cifra dominante e degenerativa del calcio moderno. Uno su tutti le strampalate riprese del cameraman Sandrini che nella sua volontà di essere più rivoluzionario della Riefenstahl con risultati tragicomici, mette in rilievo l’invadenza del mezzo televisivo che sarà ed è tutt’oggi.
Molto buona tutta l’intelaiatura del film, credibile nelle testimonianze e nelle immagini d’epoca. Un po’ debole nella ricostruzione dei finti filmati, probabilmente perchè essendo un documentario e non un blockbuster hollywoodiano paga il budget limitato.
L’opinione di Giannisv66 dal sito http://www.filmtv.it
Piace soprattutto la grande ironia con cui viene affrontato un mondo come quello del calcio troppo spesso afflitto dalle iper-valutazioni dei suoi appassionati.
Tante, troppe volte sentiamo gente disquisire di calcio come se si trattasse di politica o di economia, o peggio ancora di una guerra in corso, e non solo al bar sotto casa, ma anche e soprattutto in televisione. Finendo così per far dimenticare a molti che si tratta di un gioco, di indubbio fascino ovviamente, ma solo un gioco consistente in ventidue signori in mutande che corrono dietro un pallone.
I registi sono bravi a usare gli eventi (di pura invenzione) di quel lontano passato per mettere alla berlina certe “questioni spinose” che attanagliano i moderni commentatori, vedi ad esempio l’esilarante esempio di moviola in campo ante litteram che vede coinvolti gli sportivissimi inglesi.
E con l’ironia verrà svelato il segreto dell’esito della finale. Su cui ovviamente qui taciamo.
Per gli appassionati di football, dotati di una corretta dose di ironia, quattro stelle piene. Considerato che – naturalmente – non tutti condividono questa passione più corretta una mezza stella in meno.
Il Conte Otz
Helena Otz
Klaus Kramer
El Tigre
Guillermo Sandrini
Il punto su Filmscoop

Ed eccoci al tradizionale appuntamento di (quasi) fine anno per parlare del sito, del suo stato di salute e dei programmi futuri.
E’ stato un anno molto difficile per il blog e per i blog in generale. Il continuo e impetuoso movimento del web,dei gusti degli utenti e delle loro abitudini ha sancito e istituzionalizzato comportamenti diversi nell’utilizzo di Internet e dei siti.Leggendo qua e la le dotte opinioni degli analisti ci si rende conto di come il fenomeno dei Social abbia mutato in maniera significativa usi e abitudini dei naviganti. Uno dei fenomeni di più lunga durata,quello dei forum,si è praticamente sgonfiato e milioni di forum stessi sono stati abbandonati dagli utenti e infine dagli Admin per mancanza di interlocutori.Resistono ormai solo i forum tematici,che parlano di pesca o di orologi,di auto o di sesso,argomenti cioè in cui la discussione è monotematica,nelle quali si cerca un interlocutore per parlare di una passione condivisa lontano dagli occhi indiscreti dei Social.
Che sono ormai i re incontrastati della comunicazione. In pratica su un social come Facebook si vive 24 ore al giorno in compagnia degli altri,si condivide tutto e su di esso nascono giornalmente milioni di pagine tematiche,una fetta non indifferente delle quali è dedicata al cinema.
Certo,c’è una bella differenza tra un articolo pubblicato da un sito o da un blog specializzato,ma inevitabilmente molti lettori non navigano più alla ricerca della qualità quanto piuttosto di un Bignami che riassuma il film che si sta vedendo oppure si cerca semplicemente qualche notizia aggiuntiva sul film stesso.
Questo blog non poteva fare eccezione,ovviamente.Dalle 4000 visite giornaliere di 2 anni fa si è passati alle 2500,con una perdita significativa costante.Ora,va da se che essendo questo un sito amatoriale la cosa ha davvero un’importanza marginale,tuttavia impone una serie di interrogativi e riflessioni. I blog sono un fenomeno ormai esclusivamente legati alle tematiche affrontate;quelli più frequentati parlano di cucina,di sport,di sesso,ovvero argomenti da sempre fonte di interesse.Scomparsi del tutto o quasi i blog personali,quelli per intenderci che affrontavano temi intimi,quasi che il quotidiano dei blogger fosse ormai argomento di scarso o nessun interesse.
Tutto questo implica trasformazioni e adeguamenti alle logiche dei lettori. Personalmente da un po di tempo ho fatto una scelta,quella di abbandonare in parte il B movie a favore di un cinema di qualità,per proporre cioè un tipo di cinema di livello superiore.Scelta che evidentemente ha sottratto alcuni lettori al sito. Non è un problema,perchè come ho già detto nel corso di questi sette anni,l’audience non è e non sarà mai un obiettivo del sito stesso. L’impegno c’è e continuerà ad esserci,compatibilmente con il quotidiano e con le cose della vita.
Un obiettivo resta fermo;quello di continuare sulla strada intrapresa,ovvero proporre un cinema di qualità.Una scelta che ovviamente allontanerà ancor più una consistente fascia di utenti,ma come già detto la fortuna di gestire un sito amatoriale è proprio quella di non dover rendere conto a nessuno se non a chi legge dei risultati ottenuti.E poichè gli stessi sono accettabili,va tutto bene.
Tempo fa scrissi che mi sarebbe piaciuto che qualcuno collaborasse con il sito proponendo o scrivendo articoli per lo stesso;è un invito che rivolgo ancora,se c’è qualcuno che vuole collaborare si faccia avanti 🙂
Buon proseguimento a tutti
Paul Templar
Gli Oscar del 1977
E’ il Dorothy Chandler Pavilion ad accogliere la sera del 28 marzo 1977 la cerimonia per la consegna degli Academy Awards,gli Oscar del cinema americano attribuiti a pellicole uscite nelle sale nel 1984.E’ l’edizione n.49 e Los Angeles accoglie con il vestito migliore i partecipanti alla serata di gala.
A presentare la serata vengono chiamati Richard Pryor, Jane Fonda, Ellen Burstyn e Warren Beatty;l’attesa principale è per il miglior film, categoria nella quale sono in lizza film molto importanti,a cominciare da quello che secondo i pronostici sarà il vincitore dell’Oscar,Taxi driver di Martin Scorsese.Ma il lotto dei candidati è agguerritissimo, perchè include tre film importanti,ovvero Tutti gli uomini del Presidente (All the President’s Men), regia di Alan J. Pakula,Questa terra è la mia terra (Bound for Glory), regia di Hal Ashby e Quinto potere (Network), regia di Sidney Lumet.A chiudere la cinquina c’è Rocky, regia di John G. Avildsen,vero blockbuster della stagione ma considerato poco più di un outsider.
Con grande sorpresa di tutti (e se vogliamo con sgomento) vince proprio il film di Avildsen,Rocky,chiaro esempio di cinema hollywoodiano di evasione,privo praticamente di contenuti se non quelli relativi al più trito patriottismo americano.Rocky,emblema dell’uomo che non si arrende mai, è parte integrante del sogno americano e la giuria lo premia a scapito di film molto scomodi come Tutti gli uomini del Presidente e Quinto potere. Avildsen si aggiudica l’Oscar come miglior regista mentre per fortuna ci viene risparmiata l’onta di veder salire sul palco Sylvester Stallone,uno degli attori meno dotati e capaci del cinema americano.E’ Peter Fynch,giustamente,il miglior attore protagonista per Quinto potere così come lo stesso film vede il giusto tributo a Faye Dunaway come miglior attrice protagonista. Peccato per Sissy Spacek che avrebbe meritato anche lei per la splendida interpretazione in Carrie.
Miglior film straniero è Bianco e nero a colori (Noirs et blancs en couleur), regia di Jean-Jacques Annaud che batte l’italianissimo Pasqualino settebellezze della Wertmuller.Il film vede anche Giancarlo Giannini in lizza per l’Oscar come miglior attore.
Per chiudere segnalo la vittoria di Barbara Streisand con Evergreen, musica di Barbra Streisand e testo di Paul Williams per il film È nata una stella .
Sbirciando le statistiche si noterà come il vero sconfitto della serata è Quinto potere che a fronte di 10 nomination vincerà solo quattro statuette,battuto purtroppo da Rocky che su 9 nomination vince 3 Oscar.Successo a metà per tutti gli uomini del Presidente,quattro premi vinti su 8 nomination,mentre il vero grande sconfitto è Taxi driver di Scorsese che su quattro nomination non vince nulla,rifacendosi però al botteghino e sopratutto diventando poi un cult movie.
L’Italia porta via due statuette grazie a Danilo Donati per i migliori costumi in Il Casanova di Federico Fellini e a Carlo Rambaldi per gli effetti speciali del film King Kong
Miglior film
Rocky, regia di John G. Avildsen
Tutti gli uomini del Presidente (All the President’s Men), regia di Alan J. Pakula
Questa terra è la mia terra (Bound for Glory), regia di Hal Ashby
Quinto potere (Network), regia di Sidney Lumet
Taxi Driver, regia di Martin Scorsese
Miglior regia
John G. Avildsen – Rocky
Alan J. Pakula – Tutti gli uomini del Presidente (All the President’s Men)
Lina Wertmüller – Pasqualino Settebellezze
Ingmar Bergman – L’immagine allo specchio (Ansikte mot ansikte)
Sidney Lumet – Quinto potere (Network)
Miglior attore protagonista
Peter Finch – Quinto potere (Network)
Giancarlo Giannini – Pasqualino Settebellezze
Robert De Niro – Taxi Driver
William Holden – Quinto potere (Network)
Sylvester Stallone – Rocky
Migliore attrice protagonista
Faye Dunaway – Quinto potere (Network)
Marie-Christine Barrault – Cugino, cugina (Cousin, Cousine)
Talia Shire – Rocky
Sissy Spacek – Carrie – Lo sguardo di Satana (Carrie)
Liv Ullmann – L’immagine allo specchio (Ansikte mot ansikte)
Miglior attore non protagonista
Jason Robards – Tutti gli uomini del Presidente
Ned Beatty – Quinto potere
Burgess Meredith – Rocky
Laurence Olivier – Il maratoneta (Marathon Man)
Burt Young – Rocky
Migliore attrice non protagonista
Beatrice Straight – Quinto potere
Jane Alexander – Tutti gli uomini del Presidente
Jodie Foster – Taxi Driver
Lee Grant – La nave dei dannati (Voyage of the Damned)
Piper Laurie – Carrie – Lo sguardo di Satana (Carrie)
Miglior sceneggiatura originale
Paddy Chayefsky – Quinto potere
Jean Charles Tacchella e Daniele Thompson – Cugino, cugina (Cousin, Cousine)
Walter Bernstein – Il prestanome (The Front)
Sylvester Stallone – Rocky
Lina Wertmüller – Pasqualino Settebellezze
Miglior sceneggiatura non originale
William Goldman – Tutti gli uomini del Presidente
Robert Getchell – Questa terra è la mia terra
Federico Fellini e Bernadino Zapponi – Il Casanova di Federico Fellini
Nicholas Meyer – Sherlock Holmes: soluzione sette per cento
Steve Shagan e David Butler – La nave dei dannati
Miglior film straniero
Bianco e nero a colori , regia di Jean-Jacques Annaud (Costa d’Avorio)
Jakob il bugiardo , regia di Frank Beyer (DDR)
Cugino, cugina , regia di Jean Charles Tacchella (Francia)
Notti e giorni (, regia di Jerzy Antczak (Polonia)
Pasqualino Settebellezze, regia di Lina Wertmüller (Italia)
Miglior fotografia
Haskell Wexler – Questa terra è la mia terra
Richard H. Kline – King Kong
Ernest Laszlo – La fuga di Logan
Owen Roizman – Quinto potere
Robert Surtees – È nata una stella
Miglior montaggio
Richard Halsey e Scott Conrad – Rocky
Robert L. Wolfe – Tutti gli uomini del Presidente
Robert Jones e Pembroke J. Herring – Questa terra è la mia terra
Alan Heim – Quinto potere
Eve Newman e Walter Hannemann – Panico allo stadio
Miglior scenografia
George Jenkins e George Gaines – Tutti gli uomini del Presidente
Gene Callahan, Jack Collis e Jerry Wunderlich – Gli ultimi fuochi
Dale Hennesy e Robert de Vestel – La fuga di Logan
Elliot Scott, Norman Reynolds e Peter Howitt – Sarah Bernhardt – La più grande attrice di tutti i tempi
Robert F. Boyle e Arthur Jeph Parker – Il pistolero
Migliori costumi
Danilo Donati – Il Casanova di Federico Fellini
William Theiss – Questa terra è la mia terra
Anthony Mendleson – Sarah Bernhardt – La più grande attrice di tutti i tempi
Mary Wills – The Passover Plot
Alan Barrett – Sherlock Holmes: soluzione sette per cento
Migliore colonna sonora
Originale
Jerry Goldsmith – Il presagio
Bernard Herrmann – Obsession – Complesso di colpa
Jerry Fielding – Il texano dagli occhi di ghiaccio
Bernard Herrmann – Taxi Driver
Lalo Schifrin – La nave dei dannati
Adattamento con canzoni originali
Leonard Rosenman – Questa terra è la mia terra )
Paul Williams – Piccoli gangsters
Roger Kellaway – È nata una stella
Miglior canzone
Evergreen, musica di Barbra Streisand e testo di Paul Williams – È nata una stella
Ave Satani, musica e testo di Jerry Goldsmith – Il presagio (The Omen)
Come to Me, musica di Henry Mancini, testo di Don Black – La pantera rosa colpisce ancora
Gonna Fly Now, musica di Bill Conti, testo di Carol Connors e Ayn Robbins – Rocky
A World That Never Was, musica di Sammy Fain, testo di Paul Francis Webster – Half a Hous
Miglior sonoro
Arthur Piantadosi, Les Fresholtz, Dick Alexander e Jim Webb – Tutti gli uomini del Presidente
Harry Warren Tetrick, William McCaughey, Aaron Rochin e Jack Solomon – King Kong
Harry Warren Tetrick, William McCaughey, Lyle Burbridge e Bud Alper – Rocky
Donald Mitchell, Douglas Williams, Richard Tyler e Hal Etherington – Wagon-Lits con omicidi (
Robert Knudson, Dan Wallin, Robert Glass e Tom Overton – È nata una stella
Miglior documentario
Harlan County, USA, regia di Barbara Kopple
Hollywood On Trial, regia di David Helpern
Off the Edge, regia di Michael Firth
People of the Wind, regia di Anthony Howarth
Volcano: An Inquiry into the Life and Death of Malcolm Lowry, regia di Donald Brittain e John Kramer
Miglior cortometraggio
In the Region of Ice, regia di Peter Werner
Kudzu, regia di Marjorie Anne Short
The Morning Spider, regia di Julian Chagrin
Nightlife, regia di Claire Wilbur e Robin Lehman
Number One, regia di Dyan Cannon
Miglior cortometraggio documentario
Number Our Days, regia di Lynne Littman
American Shoeshine, regia di Sparky Greene
Blackwood, regia di Tony Ianzelo e Andy Thompson
The End of the Road, regia di John Armstrong
Universe, regia di Lester Novros
Miglior cortometraggio d’animazione
Leisure, regia di Bruce Petty
Dedalo, regia di Manfredo Manfredi
The Street, regia di Caroline Leaf
Premio Special Achievement
Carlo Rambaldi, Glen Robinson e Frank Van der Veer – King Kong – Effetti visivi
L. B. Abbott, Glen Robinson e Matthew Yuricich – La fuga di Logan (Logan’s Run) – Effetti visivi
Premio alla memoria Irving G. Thalberg
A Pandro S. Berman
John Avildsen
Beatrice Straigh
Eletha Fynch ritira il premio per Peter Fynch
Faye Dunaway
Jason Robards
Stallone con Cassius Clay
Liv Ullman annuncia l’Oscar per il miglior attore protagonista
Stallone e Clay annunciano l’Oscar per la miglior attrice non protagonista
Tatum O’ Neal annuncia l’Oscar per il miglior attore protagonista
Easy rider
Il condizionamento fortissimo del denaro,la voglia di scappare da esso,la fuga verso un ideale di libertà fortissimamente agognato,il mito americano e il sogno americano,la dove tutto è possibile ma anche le contraddizioni dell’America,il grande limite della libertà che non può in alcun modo essere dissociata dal denaro,il vero totem della civiltà a stelle e strisce.
Un road movie antesignano di tutti i successivi,un inno alla libera scelta e alla libertà personale;questo e molto altro è Easy rider, opera fondamentale del 1969 per capire gli aneliti,le ansie di una generazione di giovani che non accettavano lo status quo imposto dalla società capitalistica e che cercavano di sfuggirle usando però proprio i mezzi che la società aveva loro imposto,incluso il demone denaro.In mezzo una lunga corsa nella provincia americana,quella più autenticamente vicina al sogno americano,con i suoi valori pregnanti costruiti attorno a Dio,patria e famiglia,la rassicurante e ipocrita provincia,dove tutto è immutabile e immutato,dove l’uniformità è la regola e la trasgressione un crimine.
Un’America post beat generation e non più hippy,un ibrido che porterà attraverso un lungo cammino ai giorni nostri,con il sogno americano infranto e trasformato in un culto ossessivo del dio denaro,appena mitigato dalla grande crisi degli anni 2000,dall’undici settembre e dalla scoperta dolorosa delle proprie contraddizioni,da quella ancor più dolorosa di non essere affatto il centro del mondo e la guida di esso.
C’è la guerra del Vietnam e ci sono ancora i figli dei fiori, in Easy rider.C’è ancora la voglia di fuga dal dio denaro,ma c’è di mezzo una nazione cresciuta troppo in fretta e sempre comunque all’ombra di un totem assoluto,il denaro,la molla che sembra spingere irresistibilmente ogni americano che si rispetti.All’ombra delle case linde e pinte,dei macchinoni e dei grattacieli,dei mille simboli della società capitalistica si muovono i giovani,oscuramente alla ricerca di una dimensione diversa e più genuina eppure pesantemente condizionati proprio dai miti di riferimento della civiltà in cui vivono,prigionieri più di quanto possano ammettere di quei simboli che cercano di combattere,confusamente.
Sullo sfondo,paesaggi selvaggi e deserti,in forte stridore proprio con il capitalismo,una terra da conquistare ancora vergine sullo sfondo della quale si muovono i due protagonisti di Easy rider,ovvero libertà e paura,sottotitolo una volta tanto adattissimo alle atmosfere e alle inquietudini del film.Libertà e paura,ovvero il massimo anelito di ogni individuo e paura,quella personale e quella della collettività,chiusa ermeticamente in difesa dei propri privilegi,della propria individualità e dei totem che la società ha imposto e che sono parte essenziale della vita del cittadino americano.
Wyatt detto Capitan America e Billy sono figli del capitalismo che sognano un mondo diverso e eppure sono praticamente prigionieri di quel mondo dal quale sognano di fuggire;Wyatt ha sul suo chopper la Stars and stripes,ce l’ha sul casco e sembra quasi esserne fiero.E’ figlio di quell’America eppure vuol evadere.Come Billy.Insieme attraverseranno la frontiera,quella terra fiera e selvaggia che però riserverà loro solo amarezze e delusioni oltre ad una fine che contraddice un altro simbolo americano,l’happy end che immancabilmente è assegnato ad una storia che veda protagonista un abitante degli States.Perchè America significa libertà,sogno,perchè America significa poter realizzare quello che si vuole e quello in cui si crede.Non è così,nella realtà delle cose e Wyatt e Billy,dolorosamente,lo scopriranno sulla propria pelle,constatando che la libertà è solo un mito propagandato dal sogno americano;si è liberi solo in angusti confini,quelli tracciati da una società che segue e insegue solo il dio denaro.
Get your motor runnin’ – Fai correre il tuo motore
Head out on the highway – A testa bassa sull’autostrada
Lookin’ for adventure – cercando l’avventura
And whatever comes our way – E qualunque cosa capiti sulla nostra strada
Yeah Darlin’ go make it happen – Sì Cara fai che succeda
Take the world in a love embrace – Prendi il mondo in un abbraccio d’amore
Fire all of your guns at once – Spara con tutte le tue pistole insieme
And explode into space – ed esplodi in cielo
I like smoke and lightning – mi piacciono il fumo e il lampo
Heavy metal thunder – Il rombo del metallo (della marmitta)
Racin’ with the wind – Gareggiando col vento
And the feelin’ that I’m under – e sentendo che sono sotto
Born to be wild,ovvero Nato per essere selvaggio;la canzone degli Steppenwolf,ai confini di un primordiale heavy metal,è la base portante del film.Wyatt e Billy in realtà sono cosi,liberi e selvaggi.Ma la provincia americana è tale in tutti i sensi;La gente non ama perchè sono liberi,perchè sono diversi,perchè non si adeguano.E la loro libertà,che altro non è che una fuga in avanti rispetto ai tempi finirà per essere soffocata proprio da quella provincia inquadrata e irrigimentata nei valori americani.
Veniamo alla trama
Wyatt e Billy hanno trasportato un carico di cocaina e con il ricavato hanno comprato due moto;vogliono girare liberi gli States,raggiungere New Orleans per vedere il carnevale.Lungo la strada avranno modo di conoscere a proprie spese i pregiudizi e l’intolleranza di chi li giudica dei disaddati.Incontreranno anche altri hippy e ragazze libere,ma l’incontro più importante lo avranno in prigione con George,avvocato alcolizzato figlio però di un pezzo grosso.Sarà grazie a lui che i due usciranno di prigione, ma lacompagnia del giovane durerà poco .George verrà ucciso,i due amici continueranno ancora il loro viaggio cambiando destinazione,ma ancora una volta saranno accolti ovunque con ostilità e disprezzo,fino alla tragica conclusione.Easy rider,come detto all’inizio,spazza via un po tutto,dal mito della frontiera fino al tradizionale happy end che chiudeva le produzioni hollywoodiane. Dennis Hopper,regista e attore nel film va giù con mano pesante,spazzando via perbenismo e moralità e puntando l’indice proprio sul sogno americano,che durante il viaggio fatto di esperienze trasgressive dei due amici (marijuana,acido ecc.) appare tanto più simile ad un incubo piuttosto che ad un sogno tout court.
Gran bella regia,quella di Hopper.per altro la sua prima delle otto totali.Una regia che gli valse molti riconoscimenti,come la Palma d’oro come miglior opera prima a Cannes,due nomination agli Oscar per la sceneggiatura e a Nicholson come miglior attore non protagonista,più altre nomination e premi minori. Grandissima prova degli attori,con Hopper in testa nel ruolo di Billy,Jack Nicholson efficace e drammatico nel ruolo di George e Peter Fonda in quella di Wyatt. Grandissima la colonna sonora,con in testa la leggendaria Born to be wild degli Steppenwolf seguita da altre perle come The weight degli Smith,Wasn’t Born to Follow dei Byrds ecc.Un film davvero bello,un inno alla libertà in un periodo confuso e pieno di spinte come il finire degli anni sessanta,uno dei punti di svolta della nostra storia recente.Da segnalare come gli attori fumassero realmente erba durante le riprese del film.
Il film è disponibile in streaming all’indirizzo http://www.tantifilm.net/guarda/easy-rider-1969-streaming/
Easy Rider
Un film di Dennis Hopper. Con Peter Fonda, Jack Nicholson, Karen Black, Dennis Hopper, Luana Anders,Antonio Mendoza, Phil Spector, Mac Mashourian, Warren Finnerty, Tita Colorado, Luke Askew, Sabrina Scharf, Sandy Brown Wyeth, Robert Walker jr, Robert Ball, Carmen Phillips, Ellie Wood Walker Titolo originale . Drammatico, durata 94 min. – USA 1969
Peter Fonda:Wyatt Capitan America
Dennis Hopper: Billy
Jack Nicholson: George Hanson
Phil Spector: Il contatto
Warren Finnerty: Rancher della Comune
Tita Colorado: Moglie del rancher
Luke Askew: Hippy sulla Highway
Luana Anders: Lisa
Sabrina Scharf: Sarah
Robert Walker Jr.: Jack
Sandy Brown Wyeth: Joanne
Antonio Mendoza: Jesus
Karen Black: Karen
Toni Basil: Mary
Robert Ball: Mimo 1
Carmen Phillips: Mimo 2
Ellie Wood Walker: Mimo 3
Mac Mashourian: Guardia
Keith Green: Sceriffo
Pier Angelo Civera: Wyatt “Capitan America”
Giancarlo Maestri: Billy
Luciano Melani: George Hanson
Giuseppe Fortis: Rancher della Comune
Alvise Battain: Hippy sulla Highway
Francesco Vairano: Jack
Michele Kalamera: Mimo 1
Glauco Onorato: Sceriffo
Regia Dennis Hopper
Soggetto Peter Fonda, Dennis Hopper, Terry Southern
Sceneggiatura Peter Fonda, Dennis Hopper, Terry Southern
Produttore Peter Fonda
Fotografia László Kovács
Montaggio Donn Cambern
Effetti speciali Steve Karkus
Musiche
The Byrds
Hoyt Axton
Steppenwolf
Bob Dylan
Jimi Hendrix
John Keene
The Band
Scenografia Robert O’Neil
The Pusher (Hoyt Axton) – Steppenwolf
Born to Be Wild (Mars Bonfire) – Steppenwolf
The Weight (Robbie Robertson) – Smith
Wasn’t Born to Follow (Carole King/Gerry Goffin) – The Byrds
If You Want to Be a Bird (Bird Song) (Antonia Duren) – Holy Modal Rounders
Don’t Bogart Me (Elliot Ingber/Larry Wagner) – Fraternity of Man
If 6 Was 9 (Jimi Hendrix) – The Jimi Hendrix Experience
Kyrie Eleison/Mardi Gras (When the Saints) The Electric Prunes
It’s Alright, Ma (I’m Only Bleeding) (Bob Dylan) – Roger McGuinn
Ballad of Easy Rider (Roger McGuinn/Bob Dylan) – Roger McGuinn
Ma parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse. Voglio dire che è difficile essere liberi quando ti comprano e ti vendono al mercato. E bada, non dire mai a nessuno che non è libero, perché allora quello si darà un gran da fare a uccidere, a massacrare, per dimostrarti che lo è. Ah, certo: ti parlano, e ti parlano, e ti riparlano di questa famosa libertà individuale; ma quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura.
Non si rivelano a noi perchè, se si rivelassero a noi, ci sarebbe subito un panico generale! Voglio dire, noi abbiamo ancora dei capi dai quali dipendiamo per la diffusione di queste notizie, e questi capi hanno deciso di impedire la diffusione di queste notizie per il tremendo shock che subirebbe il nostro sistema antiquato! Ora: il risultato di questa situazione è che i Venusiani hanno preso contatto con tutti gli strati sociali. Con tutti gli strati sociali! Sarebbe davvero un colpo mortale per i nostri sistemi antiquati, quindi adesso i venusiani si incontrano con gente di tutti gli strati sociali, in qualità di consulenti, si capisce. E una buona volta l’uomo avrà il controllo direi… divino del proprio destino. Potrà finalmente trascendere ed evolversi conquistando l’eguaglianza.
L’opinione di LC dal sito www.mymovies.com
Intenso e trascinante film sulla ottusità mentale della politica degli stati sud-statunitensi degli anni 60 e sugli ideali di un curioso movimento di fine decennio.Fonda e Hopper(anche regista del film) partono a bordo dei loro chopper(carichi tra l’altro di marijuana) alla ricerca della totale libertà,con New Orleans come destinazione finale.Inizia un odissea di musiche ed immagini meravigliose,emblematiche per le generazioni di quegli anni.Il tutto impreziosito da un eccellente fotografia.Curiosi incontri ed esperienze ravvicinate con diverse culture di vita caratterizzano la prima parte del film. Con l’entrata in scena di un bizzarro avvocato alcolizzato(splendidamente interpretato da un nicholson ancora agli inizi)il film imbocca il suo viaggio conclusivo,dopo aver meravigliato ed illuminato lo spettatore,mostra con freddezza il cancro più profondo della socità americana. I due hippie e l’innocuo nicholson incontreranno una morte repressa e provocatoria, lontana dalle loro radici,in un ambiente ostile e programmato da rozzi ideali di fondo. E proprio nelle battute finali,nelle atmosfere e nelle immagini malinconiche,il film dimostra la sua vera genialità;ovvero trascina lentamente lo spettatore nelle vesti di un uomo libero ed innocuo,privato della vita per la paura del diverso. Una rara esperienza cinematografica;per la sua unità, la compattezza dei suoi temi,e il suo crudo realismo. Capolavoro senza tempo, che nel suo genere deve ancora trovare una pellicola alla sua altezza.
L’opinione di death cross dal sito www.filmtv.it
Strabiliante Manifesto che mostra in modo spudorato le profonde incongruenze degli usa (fine anni ’60): la Libertà rappresentata dalla bandiera presente su moto, casco e giacca di Capitan America è tradita dalla bandiera ufficiale e identica degli states, simbolo invece di repressione e oppressione in nome di una falsa libertà dominata dal denaro che teme e odia la Vera Libertà.Questa Libertà, con la L maiuscola (che coincide, ma è una considerazione personale, con l’Anarchia), si regge sull’Eguaglianza Sociale che solo l’assenza di denaro e di istituzioni può garantire. Possiamo vederne degli imperfetti ma splendidi esempi nella prima metà del film, lontani dalle città, nella Famiglia mista dedita all’agricoltura, nella Comune hippie immersa nella Natura, nella comunità aliena fittizia evocata da George Hansen.
Quando i nostri non-eroi giungeranno in città e, soprattutto, quando inizieranno a ‘godersi’ il denaro guadagnato con la coca, inizierà un incubo dove la Libertà viene sostituita dall’illusione di essa, dall’eccesso, dalla distrazione auto-distruttiva e delirante, che trova il suo Culmine nella Sequenza Antologica, contraddistinta da un Montaggio squisitamente onirico e ripetitivo (ma anche anticipatore) del cimitero. Oramai i due, come ammette cpt.America, sono fottuti.E infatti subito dopo arriverà, brutale e secca ma prevista (la clip dell’esplosione della moto di America viene difatti mostrata nella sopra citata sequenza onirica nel cimitero) la tragica Fine: la mdp si allontana in silenzio dai corpi dei due protagonisti e, sempre allontanandosi (mostrando un mkagnifico paesaggio fluviale), partono i titoli di coda accompagnati da “Ballad of Easy Rider” cantata da Roger McGuinn.La città da cui si allontanava l’hippie è il Cimitero del Sogno di Libertà incarnato (come dice Hansen nel suo ultimo magnifico discorso) dai due motociclisti, e purtroppo il Tempo mostrerà come la Libertà che si iniziava a respirare all’Epoca sia stata uccisa, non con un fucile come accade a Billy e America, ma col denaro, appunto.
Opinioni tratte dal sito www.davinotti.com
Homesick
Il manifesto di una libertà irraggiungibile perché minacciata dal conformismo e dalla paura. Hopper conferma la sua sensibilità di uomo ed autore, dirigendo con passione ed inventiva un film amaro, profondamente calato nella società americana del tempo, ma con un messaggio che giunge intatto anche a quella di oggi. La figura da lui interpretata è ingenua ed esuberante, quella di Fonda jr enigmatica e disillusa, mentre l’acutissimo discorso su libertà e paura che pronuncia lo straordinario avvocato-filosofo Nicholson è da imparare a memoria e vale l’intera visione. Grandi musiche.
Cotola
Film diventato un vero e proprio mito più per essere stato il manifesto di una generazione che si è riconosciuta in esso e nei suoi “contenuti” che per il suo vero valore, che è sicuramente indubbio ma forse eccessivamente sovrastimato. Profondamente legato ai tempi in cui fu girato, oggi può apparire un po’ datato ma a tratti conserva intatta la sua bellezza. Grande interpretazione di Jack Nicholson e strepitosa colonna sonora fatta di brani ormai indimenticabili. Finale violento e molto amaro.
Tarabas
Gli idoli non si giudicano, si venerano o si abbattono. Easy Rider è un mito, la cui influenza culturale, immagini e musica, va tanto al di là del contenuto che è impossibile fermarsi alle facilonerie hippy un po’ invecchiate, alla contrapposizione manichea (ma nel ’69 chissà) tra capelloni e rednecks intolleranti e violenti. Una conquista del west al contrario, virata in LSD, verso un Mardi Gras vuoto e funereo, un compianto dell’America madre libertaria precocemente morta (il delirio di Fonda nel cimitero). Da vedere e sentire, tuttora.
Herrkinski 1
È un film rozzo, talvolta sperimentale, che è riuscito ad imporsi come film di culto per una serie di motivi. Innazitutto la colonna sonora è splendida e ben amalgamata con le immagini, tanto da caratterizzare addirittura svariate sequenze e renderle memorabili. C’è davvero tanta musica in questa pellicola. Tuttavia quando subentrano i dialoghi, si nota pure il realismo dei “fattissimi” interpreti (su tutti Jack Nicholson) e le “facce giuste” dei personaggi di contorno. Bellissime le location, d’effetto il montaggio psichedelico.
124c
Film “da sballo” di fine anni ’60, con personaggi giusti, comprimari azzeccati e ambientazioni uniche. Certo devono aver avuto un gran coraggio i produttori a soprannominare il protagonista Capitan America, visto che Peter Fonda è più un byker che un simbolo del sogno americano, o un supereroe. Dennis Hopper firma, comunque, il suo film più riuscito, lanciando, nel firmamento americano, la stella di Jack Nicholson, che crescerà negli anni e nei film (prima era solo un attore di horror low budget di Roger Corman). Grandi musiche!
Fabbiu 2
Passano gli anni e questo film resta in testa tra i manifesti della cultura hippy del tempo, della controtendenza ed evasione agli schemi borghesi; perché? Probabilmente perché non rappresenta o ricrea; easy rider è di quegli anni! Si godono molto le riprese on the road, che hanno una patina quasi di amatorialità (specie le scene sulle strade del carnevale); le musiche rock-country ben selezionate e le interpretazioni naturali con dialoghi non eccellenti (si sostiene che molti siano improvvisati) in particolare Jack Nicholson giovanissimo.






































































































































































































































