Gli Oscar del 1980
14 aprile 1980, Los Angeles, Dorothy Chandler Pavilion
Johnny Carson,comico e conduttore popolarissimo conduce l’attesissima serata per la consegna degli Academy Awards,gli Oscar cinematografici
relativi a film della stagione 1979.
Sono tre i film attesi per i premi più importanti;Kramer contro Kramer (Kramer vs. Kramer), regia di Robert Benton con 9 nomination,
All That Jazz – Lo spettacolo continua (All That Jazz), regia di Bob Fosse anch’esso con 9 nomination e Apocalypse Now, regia di Francis Ford Coppola
con 8.
Un lotto di film importanti,ma i pronostici della vigilia vedono favoriti Apocalypse now e All that jazz come migliori film e F.F.Coppola e Bob Fosse come migliori registi.
Tra gli attori la lotta è apertissima:star del calibro di Dustin Hoffman,Jack Lemmon,Al Pacino e Peter Sellers si contendono la statuetta mentre Rosy Scheider nonostantela grande prova in All that jazz è considerato poco più di un outsider.
Tra le attrici nessuno osa pronosticare la vincitrice:Sally Field,Jill Clayburgh,Jane Fonda,Bette Midler sono considerate tutte all’altezza del massimo premio mentre Marsha Mason è l’outsider.
Con grande sorpresa di tutti a vincere l’Oscar come miglior film è Kramer contro Kramer,che batte uno dei capolavori della storia del cinema,quell’Apocalypse now che però tocca un nervo scoperto,la guerra del Vietnam.
La storia del divorzio traumatico e dell’affidamento del piccolo Kramer la spunta quindi sullo splendido film di Coppola e sul bellissimo musical di Fosse.
Non è uno scandalo,vista la buona qualità del film di Benton,ma sicuramente è una decisione molto discutibile,alla luce anche della vittoria dello stesso Benton della statuetta come miglior regista.
Miglior attore è Dustin Hoffman che,con la vittoria di Meryl Streep come miglior attrice non protagonista completano il trionfo di un film
Kramer contro Kramer,che ha tutte le caratteristiche del film sottilmente ruffiano,costruito a tavolino per la massa degli spettatori.
Alla fine All That Jazz porta a casa 4 statuette su 9 e di peggio fa Apocalypse now con due su otto mentre il film di Benton si aggiudica 5 statuette.
Bocciature sonore per Sindrome cinese e The rose che su 4 nomination ciascuno non portano a casa nulla.
Meritato l’Oscar come miglior attrice a Sally Field per Norma Rae mentre miglior attore non protagonista è Melvyn Douglas per il bellissimo Oltre il giardino di Hal Hashby.
Tra i film stranieri vince Il tamburo di latta,splendido film di Volker Schlöndorff,forse l’unico,vero premio attribuito con merito;tra i cinque del lotto che si contendono l’Oscar c’è il bel Dimenticare Venezia di Brusati.

Miglior film
Kramer contro Kramer (Kramer vs. Kramer), regia di Robert Benton

All That Jazz – Lo spettacolo continua (All That Jazz), regia di Bob Fosse

Apocalypse Now, regia di Francis Ford Coppola

All American Boys (Breaking Away), regia di Peter Yates

Norma Rae, regia di Martin Ritt
Miglior regia
Robert Benton – Kramer contro Kramer

Bob Fosse – All That Jazz – Lo spettacolo continua

Francis Ford Coppola – Apocalypse Now

Peter Yates – All American Boys

Édouard Molinaro – Il vizietto (La Cage aux Folles)
Miglior attore protagonista
Dustin Hoffman – Kramer contro Kramer

Jack Lemmon – Sindrome cinese (The China Syndrome)

Al Pacino – …e giustizia per tutti (…And Justice for All)

Roy Scheider – All That Jazz – Lo spettacolo continua

Peter Sellers – Oltre il giardino (Being There)
Migliore attrice protagonista
Sally Field – Norma Rae

Jill Clayburgh – E ora: punto e a capo (Starting Over)

Marsha Mason – Capitolo secondo (Chapter Two)
Miglior attore non protagonista
Melvyn Douglas – Oltre il giardino

Robert Duvall – Apocalypse Now

Justin Henry – Kramer contro Kramer

Mickey Rooney – Black stallion (The Black Stallion)
Migliore attrice non protagonista
Meryl Streep – Kramer contro Kramer

Jane Alexander – Kramer contro Kramer

Candice Bergen – E ora: punto e a capo

Barbara Barrie – All American Boys
Miglior sceneggiatura originale
Steve Tesich – All American Boys
Valerie Curtin e Barry Levinson – …e giustizia per tutti
Mike Gray, T.S. Cook e James Bridges – Sindrome cinese
Robert Alan Aurthur e Bob Fosse – All That Jazz – Lo spettacolo continua
Woody Allen e Marshall Brickman – Manhattan
Miglior sceneggiatura non originale
Robert Benton – Kramer contro Kramer
Francis Veber, Edouard Molinaro, Marcello Danon e Jean Poiret – Il vizietto
Allan Burns – Una piccola storia d’amore (A Little Romance)
Irving Ravetch e Harriet Frank Jr. – Norma Rae
John Milius e Francis Ford Coppola – Apocalypse Now
Miglior film straniero
Il tamburo di latta (Die Blechtrommel), regia di Volker Schlöndorff
Mamà compie 100 anni (Mamá cumple cien años), regia di Carlos Saura (Spagna)
Le signorine di Wilko (Panny z Wilka), regia di Andrzej Wajda (Polonia)
Una donna semplice (Une histoire simple), regia di Claude Sautet (Francia)
Dimenticare Venezia, regia di Franco Brusati (Italia)
Miglior fotografia
Vittorio Storaro – Apocalypse Now
Giuseppe Rotunno – All That Jazz – Lo spettacolo continua
Frank Phillips – The Black Hole – Il buco nero (The Black Hole)
Néstor Almendros – Kramer contro Kramer
William A. Fraker – 1941 – Allarme a Hollywood (1941)
Miglior montaggio
Alan Heim – All That Jazz – Lo spettacolo continua
Richard Marks, Walter Murch, Gerald B. Greenberg e Lisa Fruchtman – Apocalypse Now
Robert Dalva – Black stallion
Jerry Greenberg – Kramer contro Kramer
Robert L. Wolfe e C. Timothy O’Meara – The Rose
Miglior scenografia
Philip Rosenberg, Tony Walton, Gary Brink e Edward Stewart – All That Jazz – Lo spettacolo continua
Michael Seymour, Les Dilley, Roger Christian e Ian Whittaker – Alien
Harold Michelson, Joe Jennings, Leon Harris, John Vallone e Linda DeScenna – Star Trek: Il film
Dean Tavoularis, Angelo Graham e George R. Nelson – Apocalypse Now
George Jenkins e Arthur Jeph Parker – La sindrome cinese
Migliori costumi
Albert Wolsky – All That Jazz – Lo spettacolo continua
William Ware Theiss – Il ritorno di Butch Cassidy & Kid
Shirley Russell – Il segreto di Agatha Christie (Agatha)
Judy Moorcroft – Gli europei (The Europeans)
Piero Tosi e Ambra Danon – Il vizietto
Migliori effetti speciali
H.R. Giger, Carlo Rambaldi, Brian Johnson, Nick Allder e Denys Ayling – Alien
Peter Ellenshaw, Art Cruickshank, Eustace Lycett, Danny Lee, Harrison Ellenshaw e Joe Hale – The Black Hole – Il buco nero
Derek Meddings, Paul Wilson e John Evans – Moonraker operazione spazio
William A. Fraker, A. D. Flowers e Gregory Jein – 1941 – Allarme a Hollywood
Douglas Trumbull, John Dykstra, Richard Yuricich, Robert Swarthe, David K. Stewarte Grant McCune – Star Trek: Il film
Migliore colonna sonora
Originale
Georges Delerue – Una piccola storia d’amore (A Little Romance)
Lalo Schifrin – Amityville Horror (The Amityville Horror)
Dave Grusin – Il campione (The Champ)
Jerry Goldsmith – Star Trek: Il film
Henry Mancini – 10
Adattamento con canzoni originali
Ralph Burns – All That Jazz – Lo spettacolo continua
Patrick Williams – All American Boys
Paul Williams e Kenny Ascher – Ecco il film dei Muppet (The Muppet Movie)
Miglior canzone
It Goes Like It Goes, musica di David Shire, testo di Norman Gimbel – Norma Rae
I’ll Never Say Goodbye, musica di David Shire, testo di Alan Bergman e Marilyn Bergman – The Promise
It’s Easy to Say, musica di Henry Mancini, testo di Robert Wells – 10
Through the Eyes of Love, musica di Marvin Hamlisch, testo di Carole Bayer Sager – Castelli di ghiaccio
The Rainbow Connection, musica e testo di Paul Williams e Kenny Ascher – Ecco il film dei Muppet
Miglior sonoro
Walter Murch, Mark Berger, Richard Beggs e Nat Boxer – Apocalypse Now
Arthur Piantadosi, Les Fresholtz, Michael Minkler e Al Overton – Il cavaliere elettrico (The Electric Horseman)
William McCaughey, Aaron Rochin, Michael J. Kohut e Jack Solomon – Meteor
Robert Knudson, Robert J. Glass, Don MacDougall e Gene S. Cantamessa – 1941 – Allarme a Hollywood
Theodore Soderberg, Douglas Williams, Paul Wells e Jim Webb – The Rose
Miglior documentario
Best Boy, regia di Ira Wohl
Generation on the Wind, regia di David A. Vassar
Going the Distance, regia di Paul Cowan
The Killing Ground, regia di Steve Singer e Tom Priestley
The War at Home, regia di Glenn Silber e Barry Alexander Brown
Miglior cortometraggio
Board and Care, regia di Ron Ellis
Bravery in the Field, regia di Giles Walker
Oh Brother, My Brother, regia di Carol Lowell
The Solar Film, regia di Elaine Bass e Saul Bass
Solly’s Diner, regia di Larry Hankin
Miglior cortometraggio documentario
Paul Robeson: Tribute to an Artist, regia di Saul J. Turell
Dae, regia di Risto Teofilovski
Koryo Celadon, regia di Donald A. Connolly
Nails, regia di Phillip Borsos
Remember Me, regia di Dick Young
Miglior cortometraggio d’animazione
Every Child, regia di Eugene Fedorenko
Dream Doll, regia di Bob Godfrey
It’s So Nice to Have a Wolf Around the House, regia di Paul Fierlinger
Premio Special Achievement
Alan Splet – Black stallion (The Black Stallion) – montaggio sonoro
Premio alla carriera

Ad Alec Guinness
Ad Hal Elias’
Premio umanitario Jean Hersholt
A Robert Benjamin
Premio alla memoria Irving G. Thalberg
A Ray Stark
Dustin Hoffman,miglior attore protagonista per Kramer contro Kramer
Dustin Hoffman e Meryl Streep
Meryl Streep miglior attrice non protagonista
Sally Field miglior attrice protagonista
1978,un anno di cinema
“Gianna Gianna Gianna sosteneva, tesi e illusioni
Gianna Gianna Gianna prometteva, pareti e fiumi
Gianna Gianna aveva un coccodrillo, ed un dottore
Gianna non perdeva neanche un minuto, per fare l’amore”
E’ il marzo del 1978 e si canta Gianna di Rino Gaetano.
Le note scanzonate di Gaetano stridono però con l’atmosfera che si respira nel paese,stretto ancora come una tenaglia tra
una crisi economica drammatica e l’incubo giornaliero del terrorismo.
Il 16 marzo la storia del nostro paese cambia all’improvviso;un commando delle Brigate Rosse rapisce in via Fani a Roma l’onorevole Aldo Moro e stermina la sua scorta.
Quell’aura già poco romantica che avvolgeva il terrorismo scompare e si dissolve;ora lo scontro tra lo stato e i terroristi si fa durissimo
e il paese,per 55 lunghissimi giorni,vivrà un incubo che vedrà la sua drammatica conclusione il 9 maggio,quando il corpo dell’onorevole Moro verrà ritrovato in una Renault 4 in via Caetani, a metà strada esatta fra la sede della Dc e quella del PCI.
E’ un anno straordinario in tutti i sensi,il 1978.
Un anno di svolta,con la morte di ben due papi e l’elezione al soglio di Pietro del primo papa dopo secoli di uno straniero,proveniente dal blocco comunista,dalla Polonia per la precisione.
Il 6 agosto muore papa Paolo VI dopo 15 anni di pontificato.
Probabilmente la morte del suo amico Moro e la lunga vicenda della sua prigionia hanno minato il suo fisico già logoro.
Dopo 20 giorni viene eletto papa il Cardinale Albino Luciani,che resterà sul trono di Pietro per soli 33 giorni;il 28 settembre improvvisamente Giovanni Paolo I muore,lasciando nuovamente vacante il trono pontificio.
Sarà Karol Wojtyla,primate di Polonia a diventare papa con il nome di Giovanni Paolo II.
E’ anche l’anno della democrazia in Spagna,dell’abbattimento del DC 9 dell’Alitalia sui cieli di Ustica,due giorni prima di Natale,del varo della legge sull’aborto e delle dimissioni del presidente Leone in seguito allo scandalo Lockeed e infine l’anno dell’elezione di Sandro Pertini alla Presidenza della repubblica.
Il cinema vive un momento di grande crisi.
Si continua a produrre e girare film,ma l’età dell’oro è ormai tramontata da tempo.
Grease
Le tv private e la crisi tengono lontani dai cinema gli spettatori e dal punto di vista qualitativo non va meglio;il film più visto in Italia è
ancora una volta una produzione americana,Grease di Randall Kleiser,con John Travolta e Olivia Newton John.
E’ passato poco tempo dalla tempesta Saturday night fever-La febbre del sabato sera e nelle classifiche discografiche sono ancora presenti i brani della colonna sonora del film ed ecco che impazza Brillantina (traduzione letterale di Grease).
C’è voglia di divertimento,quasi ad esorcizzare la lunghissima Notte della repubblica,quegli anni di piombo che assieme alla crisi petrolifera ed economica hanno stremato,logorato il paese.
Il film è un successo internazionale,la storia delle vicende amorose di Danny e Sally con le brillanti musiche del film incanta e affascina.
E’ l’anno di un capolavoro ispirato alla sporca guerra,quella del Vietnam;si tratta di Il cacciatore di Michael Cimino con Christopher Walken, John Savage, Robert De Niro, Meryl Streep, John Cazale storia drammatica di tre amici che passano improvvisamente all’età adulta partendo per il Vietnam.Uno di loro morirà,gli altri due torneranno ma con profonde ferite nel corpo e nell’animo.Un film bellissimo,un vero inno antimilitarista,in cui la follia della sporca guerra è vista in tutta la sua drammatica illogicità.
Si ride e molto con un altro successo d’oltre oceano,Animal house di John Landis con John Belushi, Tim Matheson, John Vernon, Verna Bloom, Tom Hulce,scatenata parodia oltre i limiti del demenziale della vita dei college americani,infarcita di sarcasmo e ironia sulle vicende di un gruppo di studenti più propensi al divertimento che agli studi,con un finale pirotecnico,memorabile.
Animal house
Un mercoledi da leoni
Halloween la notte delle streghe
Sempre dagli Usa arriva Un mercoledi da leoni,struggente film diretto da John Milius con Gary Busey, William Katt, Patti D’Arbanville, Jean-Michael Vincent, Stacy Keach Sr.tre storie di amici che alternano delusioni sentimentali e vicende di vita differenti prima di essere chiamati per la guerra in Vietnam.Sono cosi costretti a dire addio al surf e alla libertà e quando torneranno dal Vietnam la vita non sarà più la stessa.
Un gran bel film, così come molto bello e’ Halloween: la notte delle streghe,primo film di John Carpenter con Donald Pleasence, Jamie Lee Curtis, Nancy Stephens, Charles Cyphers, Kyle Richards,un incubo horror che vede protagonista uno psicopatico assassino.
Gran successo di pubblico e stranamente anche di critica,generalmente poco incline al genere horror;ancora Usa ed ecco Superman, film tratto dalle omonime avventure del personaggio dei fumetti.
La storia del super eroe di Krypton è la prima di una saga,nei panni di Superman c’è il povero Christopher Reeves.Il film si ricorda anche per l’esorbitante cachet preteso da Marlon Brando per una partecipazione che è poco più di un cameo.Diretto da Richard Donner il film ha tra i protagonisti Gene Hackman, Ned Beatty, Glenn Ford, Marlon Brando.
A leggere i primi titoli di questi film usciti nelle sale nel 1978 sembrerebbe che il cinema italiano sia rimasto alla finestra;se vogliamo è così,visto che l’unica vera opera di assoluto rilievo resta L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi,un film che rievoca la fine dell’ottocento attraverso le storie di alcune famiglie di contadini viste nel loro quotidiano fatto di lotta alla povertà e alla fame con lo sfondo delle lotte sociali che avvennero in quel periodo nel nostro paese.Grande successo di critica e buon riscontro al box office per un film parlato praticamente in bergamasco e quindi
fatto tutto per immagini.
Il resto delle produzioni di casa nostra sono quasi tutte commedie appartenenti al logoro filone della commedia sexy con qualche dovuta eccezione,come il film di Fernando Di Leo Avere vent’anni,una storia violenta che descrive la vita anticonformista di due ragazze che dopo una serie di esperienze anche degradanti faranno una brutta fine;protagoniste del film sono due icone sexy del cinema anni 70,Gloria Guida e Lilli Carati.
Werner Herzog propone la sua versione di un film con protagonista Nosferatu,vampiro originariamente creato da Murnau e le cui vicende vedono protagonista un memorabile Klaus Kinskj nella parte del vampiro al fianco di una seducente Isabelle Adjani.
Superman
L’albero degli zoccoli
Avere vent’anni
Esce sugli schermi una deliziosa commedia,Il paradiso può attendere,diretto a quattro mani da Warren Beatty e Buck Henry con Julie Christie, James Mason, Dyan Cannon, Jack Warden e interpretata dallo stesso Beatty.
Un calciatore americano muore improvvisamente per un errore di un angelo e quindi verrà riportato in vita senza però condividere i ricordi della sua vita precedente.Di qua una serie di avventure con il tradizionale happy end ma una volta tanto in tema con la storia e non forzato.
Esce nelle sale Ecce bombo,di Nanni Moretti,film che coniuga l’impegno sociale del regista con l’amara consapevolezza che tutto ciò che il 68 ha portato di nuovo nella vita sociale è ormai alle spalle e ha lasciato spazio solo ad un vuoto che i protagonisti del film non sapranno come riempire,proprio mentre sta per iniziare la grande stagione del riflusso.
Arriva sugli schermi Terrore dallo spazio profondo film di Philip Kaufman con Donald Sutherland, Brooke Adams, Leonard Nimoy, Veronica Cartwright, Jeff Goldblum remake dello splendido film di Don Siegel L’invasone degli ultracorpi;la storia degli alieni che si impadroniscono della terra con degli strani baccelli nei quali vengono incubati replicanti degli abitanti di una cittadina è identica all’originale ma l’ambientazione questa volta è una metropoli,San Francisco.Sparisce quindi l’atmosfera di Siegel,sospesa tra guerra fredda e paura del diverso,dell’icognito ma il film ha una sua tensione e un finale senza speranza.
Esce Sinfonia d’autunno di Ingmar Bergman con Liv Ullmann, Ingrid Bergman;il film è bello e triste,una storia di mancato dialogo tra madre e figlia e sull’impossibilità tra le due di superare le divisioni che le hanno allontanate in passato.Accolto con qualche freddezza dalla critica non otterrà neanche un grande riscontro di pubblico.
Come dicevo prima a parte qualche eccezione il cinema italiano presenta commedie sexy o residui della grande stagione della commedia all’italiana.
Il paradiso può attendere
Nosferatu
Ecce bombo
Sinfonia d’autunno
Tra i titoli dell’anno troviamo:
–Dove vai in vacanza? Regia di Mauro Bolognini, Luciano Salce, Alberto Sordi. Con Paolo Villaggio, Alberto Sordi, Stefania Sandrelli, Anna Maria Rizzoli, Gigi Reder,tre storie abbastanza prevedibili caratterizzate però dalla
presenza di un cast di grande livello;
–L’insegnante va in collegio,Regia di Mariano Laurenti con Lino Banfi, Edwige Fenech, Renzo Montagnani, Gianfranco D’Angelo,commedia sexy con protagonista la coppia Fenech-Banfi tutta giocata sulla paura di un industrialotto (il solito bravissimo Renzo Montagnani) di subire un sequestro e le sue trame per scansarlo e che invece alla fine verrà sequestrato realmente;
–L’insegnante viene a casa,regia di Michele Massimo Tarantini con Gisella Sofio, Lino Banfi, Edwige Fenech, Renzo Montagnani ennesima variante del filone “studentesco/sexy”,ancora una volta con protagonisti la Fenech e Banfi, ancora una volta amanti divisi dal matrimonio di lui,un politico che per evitare uno scandalo porta a casa la sua amante con il risutato che la donna finirà per innamorarsi di un giovane;
–La liceale nella classe dei ripetenti,regia di Mariano Laurenti con Gloria Guida, Lino Banfi, Gianfranco D’Angelo, Alvaro Vitali ennesima variante della serie studentesca protagonista Gloria Guida divisa tra due amori,uno fisico e l’altro più sentimentale di due ragazzi e che vedrà l’happy end dopo le solite scollacciate gag tipiche dei film di questo genere;
–La soldatessa alle grandi manovre,regia di Nando Cicero con Edwige Fenech, Renzo Montagnani, Gianfranco D’Angelo, Alvaro Vitali,variante questa volta di un altro sotto genere,quello dei film ambientati nelle caserme.Storiaccia infarcita di volgarità
piegato all’avvenenza della Fenech e delle sue tradizionali docce.
Dalla Francia arriva un grandissimo successo firmato Molinaro,Il vizietto,storia divertente,spassosa di un francese e un italiano (Michel Serrault e Ugo Tognazzi)che vivono come una coppia gestendo un locale di travestiti alle prese con il problema di dover accogliere in casa la fidanzata del figlio avuto dall’italiano senza mostrare la natura vera del loro rapporto.Equivoci,gag a volontà e sopratutto due grandi interpretazioni di Tognazzi e Serrault alla base del successo di un film divenuto un cult.
Dove vai in vacanza?
Cosi come sei
Ancora una trasposizione di un romanzo di Agatha Christie in Assassinio sul Nilo,regia di John Guillermin con un grandissimo cast che include Peter Ustinov, Bette Davis, George Kennedy, Jane Birkin, Mia Farrow, Jon Finch, Angela Lansbury, Lois Chiles,Olivia Hussey, Simon MacCorkindale, David Niven, Maggie Smith.Poirot,il celebre investigatore dalla testa d’uovo, tanto detestato dalla Christie questa volta si aggira tra le bellezze dell’antico Egitto per risolvere il giallo di un’americana assassinata dal solito insospettabile.
Un giallo ambientato come buona parte dei suoi romanzi in ambito medico porta Michael Crichton dietro la macchina da presa per la riduzione di un suo romanzo,Coma profondo, con Rip Torn, Richard Widmark, Michael Douglas, Geneviève Bujold;una dottoressa smaschera una complessa organizzazione che dietro l’apparente efficacia nasconde un turpe traffico di organi umani.
Ritornando al cinema italiano segnalo alcuni film “minori” come Enigma rosso,un film di Alberto Negrin con Fabio Testi, Ivan Desny, Jack Taylor, Christine Kaufmann,thriller di discreta fattura con protagonista un commissario che indagando sulla morte di una ragazza scoprirà un’incredibile verità arrivando miracolosamente vivo alla conclusione e scoprendo il colpevole,insospettabile;Così come sei,regia di Alberto Lattuada con Francisco Rabal, Nastassja Kinski, Marcello Mastroianni, Giuliana Calandra storia di una relazione tra un uomo maturo e una giovane,che l’uomo scoprirà poter essere sua figlia;
La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia diretto da Lina Wertmüller con Giancarlo Giannini e Candice Bergen,storia di una coppia insolita che dopo una decina d’anni si ritrova in crisi e si rinfaccia spietatamente fallimenti e delusioni,prima di un finale aperto;
Nero veneziano, di Ugo Liberatore con Renato Cestié,Olga Karlatos, Rena Niehaus, Yorgo Voyagis,thriller horror di stampo demoniaco ambientato nella magica Venezia;
Piedone l’africano,di Steno,con Bud Spencer,Enzo Cannavale e Dagmar Lassander,prima avventura del commissario Rizzo,burbero e manesco che a modo suo combatte il crimine senza violenza e con robuste dosi di sganassoni.
Terrore dallo spazio profondo
Fury
Esce Fuga di mezzanotte,di film di Alan Parker con John Hurt, il compianto Brad Davis, Randy Quaid, Bo Hopkins, Irene Miracle drammatica storia di un giovane che ingenuamente tenta di contrabbandare della droga dalla Turchia.Scoperto,viene arrestato e condannato prima a 4 anni di galera e poi a trenta in seguito all’intervento del governo americano.Sarà grazie alla fuga che il giovane eviterà una terribile fine nelle carceri turche.
Un film,naturalmente americano,ha un buon successo anche da noi;Capricorn One di Peter Hyams con Brenda Vaccaro, James Brolin, Sam Waterston, Elliott Gould, Telly Savalas racconta di un falso viaggio su Marte organizzato dalla Nasa e simulato per motivi politici.
Ancora una commedia italiana di buon successo:Io tigro, tu tigri, egli tigra di Giorgio Capitani e Renato Pozzetto con Enrico Montesano, Renato Pozzetto, Paolo Villaggio, Cochi Ponzoni farsa/commedia in tre episodi che strappano qualche risata.
Tre episodi costituiscono anche l’ossatura di Voglia di donna,di Franco Bottari con Gianni Cavina, Luciano Salce, Rena Niehaus, Laura Gemser, Carlo Giuffrè scollacciata comedia sexy che coinvolge attori di buona fama in storielle a sfondo erotico.
Di ben altro livello è Tornando a casa di Hal Ashby con Jane Fonda, Jon Voight, Bruce Dern,storia di un triangolo tra un ufficiale,sua moglie che è infermiera e un reduce tornato dal Vietnam paralizzato.La storia drammatica dell’evoluzione delle loro vite è seguita da Ashby con malinconia
grazie anche alla splendida performance di jane Fonda che l’anno successivo vincerà l’Oscar per la sua interpretazione.
Storia ai confini del fantascientifico con venature thriller è quella raccontata da Franklin J. Schaffner in I ragazzi venuti dal Brasile,con Gregory Peck, Richard Harris, James Mason, Denholm Elliott, Laurence Olivier.Un gruppo di medici capitanati da un fanatico riesce a clonare Hitler
e affida a famiglie in tutto il mondo il frutto della loro follia.
Altri film dell’anno sono:La maledizione di Damien di Don Taylor,seconda parte del trittico demoniaco che aveva avuto il suo prologo in Omen-Il presagio,Verso il sud,western diretto e interpretato da Jack Nicholson,Pari e dispari di Corbucci con la collaudata coppia Terence Hill e Bud Spencer,il debole Fury di Brian De Palma,Il matrimonio di Maria Braun,bellissimo film di Fassbinder,Interiors di Woody Allen.
Un’annata di transizione,in definitiva.
A parte pochissimi titoli,manca il grande film,quello della vita.
Siamo sul finire degli anni settanta e la grande crisi del cinema è ormai avviata ed è irreversibile;lo dimostreranno gli anni successivi.
Verso il Sud
Capricorn One
Il 3 aprile 1978 a Los Angeles, al Dorothy Chandler Pavilion vengono consegnati gli Oscar del cinema;trionfa come miglior film Io e Annie di Woody Allen che fa il bis anche come regista.Il trionfo del film è completato dall’Oscar come miglior attrice a Diane Keaton mentre la statuetta per il miglior attore va a Richard Dreyfuss interprete di Goodbye amore mio.Il miglior film straniero è La vita davanti a sé (La vie devant soi), regia di Moshé Mizrahi (Francia)
A Cannes la Palma d’oro va a L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi,con Ferreri che vince il Gran prix speciale grazie a Ciao maschio ex aequo con lo straordinario L’australiano (The Shout), regia di Jerzy Skolimowski (Gran Bretagna) John Voight è il miglior attore per Tornando a casa mentre Jill Clayburgh per Una donna tutta sola è la miglior attrice.
La mostra di Venezia non fu organizzata e vi furono solo due retrospettive nell’ambito della Biennale di Venezia.
Ai David di Donatello primo premio ex aequo per Il prefetto di ferro, regia di Pasquale Squitieri e In nome del Papa Re, regia di Luigi Magni mentre il miglior regista è Ettore Scola per Una giornata particolare;migliori attrici protagoniste sono ex aequo Mariangela Melato per Il gatto
e Sophia Loren per Una giornata particolare,miglior attore è Nino Manfredi per In nome del Papa Re
Candido erotico
Convoy trincea d’assalto
Fuga di mezzanotte
I ragazzi venuti dal Brasile
Il matrimonio di Maria Braun
Il testimone
Il vizietto
Interiors
Interno di un convento
Io tigro tu tigri egli tigra
La fine del mondo nel nostro letto
La liceale nella classe dei ripetenti
La maledizione di Damien
La soldatessa alle grandi manovre
L’insegnante viene a casa
Lo chiamavano Bulldozer
Nero veneziano
Piedone l’africano
Ritratto di borghesia in nero
Saxophone
Tornando a casa
Un matrimonio
Voglia di donna
Miglior film Io e Annie di Woody Allen
Miglior regista Woody Allen per Io e Annie
Miglior attrice Diane Keaton per Io e Annie
Miglior attore Richard Dreyfuss per Goodbye amore mio
Grand prix a L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi
Ciao Maschio di Marco Ferreri
Miglior film Il prefetto di ferro, regia di Pasquale Squitieri e In nome del Papa Re, regia di Luigi Magni
Accadde nel 1978
Agguato in via Fani:un commando delle Brigate rosse uccide i 5 uomini di scorta dell’onorevole Aldo Moro e lo rapisce
Aldo Moro prigioniero delle Br
Le dimissioni di Giovanni Leone
L’elezione di Sandro Pertini
Muore Paolo VI
Dopo 33 giorni di pontificato muore Albino Luciani,papa Giovanni Paolo I
Viene eletto papa Karol Wojtyla
Pretty woman
Una delle capacità del cinema americano è quella di creare a tavolino dei blockbuster studiando nei minimi dettagli tutte le componenti dei film;
senza badare alla credibilità della sceneggiatura,i produttori contano su alcuni fattori determinanti svolgendo spesso vere e proprie indagini di mercato.
Si assoldano così attori belli e seducenti,si sceglie una colonna sonora adeguata,una storia possibilmente nazional popolare e rivolta alla più grande fascia di mercato possibile,un regista specialista in storie per bocche buone e il gioco è fatto.
Pretty woman,diretto da Garry Marshall è il prototipo del blockbuster con gli ingredienti citati ed è anche uno dei film più amati dal pubblico.
Il che è un mistero fino ad un certo punto,anche alla luce di una delle storie cinematografiche più banali e ruffiane dell’intera cinematografia di tutti i tempi.
Non è un mistero perchè la storia di Cenerentola è un po quella che più è amata dalla stragrande maggioranza del pubblico femminile.
Quale donna non sogna infatti il principe azzurro che la sollevi dalla quotidianità fatta spesso da una vita monotona e senza sussulti,piatta e priva di emozioni?

Se poi il principe azzurro ha le fattezze di Richard Gere,uno degli attori più sexy di Hollywood,se il personaggio del film è ricco,affascinante e di successo allora il gioco è fatto.
Poco importa poi che la storia sia poco più che un pretesto per contrabbandare sogni impossibili e situazioni assolutamente improbabili ad un pubblico anestetizzato dal sentimentalismo,francamente rivoltante,di cui è infarcito il film stesso.
Non amo questo genere di film, i miei pazienti e fedeli lettori lo sanno.
Questo poi è il film che più detesto in assoluto e non solo per le ragioni su esposte.
La storia è banalissima,la sceneggiatura come già detto ruffiana ma il fondo lo si tocca con la presenza di Julia Roberts,ragazza (all’epoca) acqua e sapone e assolutamente inadatta al ruolo di squillo da marciapiede o,come ha detto con arguzia una mia cara amica,una che pratica fellatio a 30 dollari.
Detto questo,a farmi rabbia ( e vi garantisco che sono in buona compagnia come leggerete nelle critiche di altri recensori) è vedere un film di bassissima lega scalare le vette degli incassi senza alcun merito,se non quello di essere stato assemblato come un’arma da combattimento,un carro armato che travolge i botteghini e rastrella dollari.
Il successo di Pretty woman è stato planetario,per cui alla fine hanno avuto ragione i produttori e su questo non ci piove,
Ma questo film sta al cinema come una mela sta ad una torta di mele

Veniamo alla trama:
un giovane,ricco,affascinante uomo d’affari di nome Edward Lewis compra e rivende compagnie sull’orlo del fallimento o comunque in grosse difficoltà economiche.
Una sera aggancia una giovane prostituta,Vivian e le propone di restare con lui una settimana per una grossa cifra oltre alla fornitura di vestiti e accessori.
La ragazza accetta e da quel momento la sua vita cambia.
Non completamente però.
Le sue origini,il suo lavoro la condizionano pesantemente;veste come una prostituta di basso costo,è sguaiata,è appariscente in poche parole.
Il tentativo di fare shopping si trasforma in una pesante umiliazione,perchè le commesse dei negozi ove si reca la prendono in giro,intuendo le sue origini popolane.
Sarà Barney,il direttore dell’hotel in cui alloggia Edward a trasformare il brutto anatroccolo in un cigno.
E della cosa si accorgerà anche Edward.
Da li inizerà una serie di traversie che porteranno i due a dividersi,nonostante Vivian ormai si sia innamorata del suo affascinante principe.
Ma il terribile e prevedibile happy end è in agguato…

Pretty woman non è un brutto film;è peggio.
E’ un film dozzinale come pochi,mascherato da commedia ma che alla fine mostra tutti i suoi difetti dietro una montagna di belletto.
A nulla vale la strepitosa colonna sonora;da Roy Orbison che riprone la sua Pretty woman agli Hot Chili Peppers di Show Me Your Soul ai Roxette della bellissima It Must Have Been Love per finire a fame 90 di David Bowie e Wild Women Do di Natalie Cole.
Il film resta desolatamente un tentativo di attirare spettatori al botteghino e visti i risultati con quasi mezzo miliardo di dollari incassati
la ragione e i quattrini vanno ai produttori del film.
Garry Marshall,che aveva esordito nel 1982 con L’ospedale più pazzo del mondo dopo lo strepitoso successo del film si dedicherà con profitto al cinema di stampo sentimentale,non discostandosi più da quella che era ormai una miniera d’oroper lui; basti pensare che i titoli che dirigerà saranno Un amore speciale (The Other Sister) (1999),Se scappi, ti sposo (Runaway Bride) (1999) nuovamente
con la coppia Roberts-Gere,Pretty Princess (The Princess Diaries) (2001),Principe azzurro cercasi (The Princess Diaries 2: Royal Engagement) (2004)
Bene o male il film si regge tutto sul sex appeal dei due protagonisti che in fondo fanno appieno il loro dovere;Gere è affascinante,leggermente carogna ma si riscatta con la mielosa parte finale del film mentre Cenerentola Roberts,che si era fatta notare in Mystic pizza da quel momento diverrà una vera e propria icona.

La ragazza acqua e sapone,prototipo del sogno dell’americana media,spopolerà con una serie infinita di film e con un Oscar nel 2001 conquistato con il film Erin Brockovich – Forte come la verità (Erin Brockovich) di Steven Soderbergh.
Una coppia quindi ben affiatata nel film;per il resto un desolante,terribile nulla.
Ma,al solito de gustibus.
Il film è trasmesso praticamente ogni anno in prima serata ed è uno dei più amati per cui è difficile che i cultori del genere l’abbiano perso.
Su You tube è presente una versione qualitativamente scadente all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=AjAB2YgBwNo
Pretty Woman
Un film di Garry Marshall. Con Julia Roberts, Richard Gere, Ralph Bellamy, Laura San Giacomo, Jason Alexander, Hector Elizondo, Stacy Keach Sr., Alex Hyde-White, Michael Bates, Larry Miller, Dey Young, John David Carson, Amy Yasbeck, Hank Azaria, Kathleen Marshall, Abdul Salaam El Razzac, Tom Nolan, Lloyd Nelson, Frank Campanella, Judith Baldwin, Lucinda Crosby, Nancy Locke, Larry Hankin, Patrick Richwood, Jeff Michalski, Elinor Donahue, Daniel Bardol, James Patrick Stuart, Lynda Goodfriend, Robyn Peterson, Bill Applebaum, Rodney Kageyama, Harvey Keenan, Julie Paris, Steve Restivo, Carol Williard, Allan Kent, Michael French, Karin Calabro, Jason Randal, Tracy Bjork, Gary Greene, William Gallo, Rhonda Hansome, Marty Nadler, Reed Anthony, Jacqueline Woolsey, Cheri Caspari, Scott A. Marshall, Laurelle Brooks, Don Feldstein, Marvin Braverman, Alex Statler, Lloyd T. Williams, R. Darrell Hunter, James Patrick Dunne, Valerie Armstrong, Douglas Stitzel, Shane Ross, Minda Burr, Marian Aalda, R.C. Everbeck, Calvin Remsberg, Norman Large, Tracy Keiner, Bruce Eckstut, Amzie Strickland Commedia, durata 117 min. – USA 1990
Richard Gere: Edward Lewis
Julia Roberts: Vivian Ward
Ralph Bellamy: James Morse
Jason Alexander: Philip Stuckey
Laura San Giacomo: Kit De Luca
Alex Hyde-White: David Morse
Amy Yasbeck: Elizabeth Stuckey
Elinor Donahue: Bridget
Héctor Elizondo: Barney Thompson, dir. Hotel
Judith Baldwin: Susan
John David Carson: Mark Roth
Larry Miller: Mister Hollister
Michele Gammino: Edward Lewis
Cristina Boraschi: Vivian Ward
Renato Mori: James Morse
Claudio Fattoretto: Philip Stuckey
Ida Sansone: Kit De Luca
Roberto Chevalier: David Morse
Sandro Sardone: Barney Thompson, dir. Hotel
Regia Garry Marshall
Soggetto J.F. Lawton
Sceneggiatura J.F. Lawton
Produttore Arnon Milchan, Steven Reuther, Gary W. Goldstein
Casa di produzione Silver Screen Partners, Touchstone Pictures
Distribuzione (Italia) Buena Vista Pictures
Fotografia Charles Minsky
Montaggio Raja Gosnell
Effetti speciali Paul J. Lombardi
Musiche James Newton Howard
Scenografia Albert Brenner
Costumi Marilyn Vance
Trucco Bob Mills
Wild Women Do – Natalie Cole
Fame ’90 – David Bowie
King Of Wishful Thinking – Go West
Tangled – Jane Wiedlin
It Must Have Been Love – Roxette
Life In Detail – Robert Palmer
No Explanation – Peter Cetera
Real Wild Child (Wild One) – Christopher Otcasek
Fallen – Lauren Wood
Show Me Your Soul – Red Hot Chili Peppers
“Come va?
Bene.
E come stai?
Bene.
È da quando siano partiti che mi dici solo bene. Non potresti cambiare parola?.
str***o.
Andava meglio “bene”.”
“Tu fammi un solo esempio di una che conosciamo alla quale è andata bene.
-Vuoi un esempio? Vuoi che ti faccia un nome? Vuoi che ti dica un nome insomma, uno qualunque.
Sì, uno. Me ne basta uno.
-Dio, che ossessione sono i nomi… quel gran c**o di Cenerentola!”
“È molto più facile credere alle cattiverie, ci hai mai fatto caso ?”
“Lui: e dopo che lui l’ha salvata, che succede?!”
Lei: che lei salva lui!”
“Odio puntualizzare l’ ovvio, ma tu sei una prostituta Vivian….”
“Sei in ritardo.
Sei bellissima.
Non sei in ritardo.”
“Mi scusi signore, esattamente per sfacciata somma di denaro, che intendeva .. disinvolta o diciamo spudorata ? Spudorata diciamo !”
“Sono una puttana, ma non bacio sulle labbra.
-Ho un sacco di soldi.
Smack.”
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
B. Legnani
Quasi micidiale. Storia falsa e vecchia come il mondo, ma riesce, nel Ventesimo Secolo, ad appassionare miriadi di spettatori: incredibile, come la vicenda che vede un cattivone diventare buono (cosa inverosimile) perché trova una troietta bonissima e buonissima (forse ancora più inverosimile…). Ma se pensavate che si era già colmata la misura dell’inverosomiglianza, il terrificante finale riuscirà a sorprendervi, dopo aver subìto la serata all’opera ove, ma guarda che caso, danno “La Traviata”. Solo per anime candide, il cui unico desiderio è quello di avere sempre “panem et circenses”.
Galbo
Non siamo certamente dalle parti del capolavoro: trattasi della solita favoletta dall’andamento e dal finale scontato, condita da facile morale e buoni sentimenti. Tuttavia il film si lascia guardare piacevolmente, grazie all’alta professionalità con la quale è stato realizzato. La sceneggiatura (con tutti i suoi limiti) è ben scritta, le regia asseconda doverosamente la trama e gli attori, sia i principali sia i caratteristi (si pensi ad Helizondo), sono bravi e simpatici.
Undying
Mieloso composto di buoni ingredienti e retorici risvolti, a cominciare dall’impossibilità di un amore che si vuole naturale, ma ch’é – invece – puramente utopico. Lui è un benestante, lei una (peri)patetica: la nuova love story, scavalcando temi consolidati in stile “Giulietta e Romeo”, si ammanta di banalità assortite al limite del ridicolo. Che poi molti maschietti cascarono dalle nuvole, di fronte ai risibili stivaloni neri avvinghiati alle gambe d’una filiforme Julia Roberts tutto, fuorché sensuale e graziosa fanciulla. Boh…
Homesick
Una storia datatissima, che vanta nella fiaba di Cenerentola e in My fair lady i suoi più esimi progenitori. Il film è stato un gran successo nei primi anni Novanta più che altro per aver lanciato le doti recitative e l’avvenenza della spigliatissima Roberts e rilanciato il flaccido Gere, dall’81 stretto nelle maglie di Zack Mayo. Scontato e artificioso, con quell’happy ending agognato da ogni pubblico di poche pretese. Brano trainante della colonna sonora è la vecchia “Pretty Woman” di Roy Orbison.
Cotola
Favoletta moderna in celluloide costruita su misura a tavolino per avere un successo che è poi puntualmente arrivato e che, forse, è stato anche superiore alle attese e alle previsioni. Classico film in cui è tutto scontato dall’inizio alla fine. Non pessimo ma in ogni caso abbastanza deprimente. Ha consacrato al successo Julia Roberts.
L’opinione di Lina dal sito http://www.filmtv.it
Sottospecie di versione moderna e squallida della fiaba di Cenerentola, che in questo caso non conquista il suo principe azzurro perchè è una ragazza molto povera, ma candida ed innocente, ma perchè è una donna procace che fa la battona invece di trovarsi un lavoro onesto come tante altre. Eppure la trama vuole che questa battona che si chiama Vivien, sia comunque integerrima da altri punti di vista: non si droga, infatti non spenderebbe mai i soldi che si supersuda andando a letto con chiunque le capiti davanti per acquistare stupefacenti, no, perchè lei vende il proprio corpo solo per pagare l’affitto di un appartamento e per comprarsi il filo interdentale.
E’ fondamentale per lei infatti cercare di prevenire quanto più possibile delle infezioni orali dato il mestiere che fa. Inoltre è una prostituta tutta d’un pezzo, perchè non bacia mai sulle labbra i suoi clienti, eh no, sarebbe un contatto troppo intimo (quasi come se un rapporto sessuale completo lo fosse molto meno), e quindi poverina, sembra quasi che sia costretta a prostituirsi pur di sopravvivere perchè pur avendo un cervello funzionante, due gambe, due braccia e due occhi come tutti per poter lavorare, forse si sente troppo sexy per sprecarsi a fare per esempio la cameriera. Eh già, meglio crescersi le unghie per poterle usare in pratiche sessuali ed adescatrici che spezzarsele lavando piatti o servendo ai tavoli. Non avendo poi un protettore che la plagi e costringa a stare sulla strada, Vivien non ha nemmeno una scusa per giustificare il motivo per il quale persegua la via più facile, eppure non è affatto un’anima perduta.
E’ solo un’anima con un gran c**o perchè alla fine conquista addirittura l’amore di un uomo d’affari ricchissimo e belloccio che cambierà la sua vita per sempre. Sì, perchè Vivien comprende che può puntare molto più in alto della strada, decide infatti di richiedere a gran voce di essere salvata come la principessa di una favola rinchiusa ingiustamente in una torre. Solo che lei non è nè la principessa sul pisello, nè Rapunzel, è sempre un’abbattona che appena fiutato l’odore dei soldi e della fragilità interiore di un solitario ed insicuro miliardario, ha la presunzione di credere che pure lui necessiti di essere salvato proprio e solo da lei naturalmente(!!!), cosicchè possano essere e sentirsi alla pari. Però poi ve lo immaginate cos’avrebbero raccontato un domani ai loro figli di fronte alla tipica domanda: “come vi siete conosciuti?” ….Niente, sai tua madre stava battendo sul marciapiede come al solito, ed io come al solito ero solo ed annoiato e allora…
No, questo flm anche se riesce nel suo intento di intrattenere e di incuriosire senza annoiare, finisce col suscitare antipatia perchè illustra con eccessiva furbizia, frivolezza e stucchevolezza la figura della meretrice quasi come se volesse mitizzarla servendosi dell’ausilio di un’interprete che ispirò simpatia a molta gente a quei tempi. Però più che ad una valida storia d’amore, secondo me si assiste ad una boiata mirata, ruffiana, pretenziosa, ipocrita e stra-colma di spunti amorali e di stereotipi riprodotti in maniera veramente insopportabile.
L’opinione di Arpia dal sito http://www.filmscoop.it
Il cast è bravissimo e non si può dire nulla ad attori e attrici chiamati semplicemente ad interpretare la storia. E’ la storia in sè che non meritava neppure una amplificazione cinematografica con il classico effetto espansivo di sè. Sinceramente non vi è nulla di più diseducativo di una visione della donna necessariamente ******* chiamata ad evolversi per compiacere un imbecille di uomo il quale, analizzato e vivisezionato per idee, gusti, propensioni, visioni delle cose non meriterebbe neppure di vivere. Un danno per le giovani menti perchè una storia funzionale al perpetuarsi di certa considerazione della donna necessariamente bisognosa del proprio riscatto e miseramente destinata alla subalternità rispetto al maschile. Da vietare ai minori di 35 anni.
Il Dottor Zivago
Nel 1965,dopo aver raccolto ben 14 Oscar con due film,Il ponte sul fiume Kway e Lawrence D’Arabia il regista inglese Daid Lean
accetta l’offerta del produttore Carlo Ponti di ridurre per lo schermo il romanzo di Boris Pasternak Il dottor Zivago,unica opera
letteraria in forma di romanzo dello scrittore russo che nel 1958 aveva vinto il premio Nobel per la letteratura.
E’ un’operazione ambiziosa e complessa quella di condensare in 200 minuti di pellicola una vera e propria epopea descritta con
tono vivace ed armonico dallo scrittore russo,che all’uscita del libro aveva incontrato la netta opposizione,l’ostracismo da parte della nomenklatura russa.
Era stato l’editore italiano Giangiacomo Feltrinelli a permettere al pubblico italiano di conoscere l’opera di Pasternak,con la pubblicazione
nel 1957 della prima edizione del romanzo.
Che aveva riscosso un immediato successo,in un periodo storico dominato dagli sguardi in cagnesco,dall’aperta ostilità che regnava tra i due blocchi
contrapposti dell’Occidente e quello comunista.
Successo che Pasternak aveva vissuto con sentimenti contrapposti;da un lato la gratificazione morale ed economica derivata dal successo,
dall’altro la certezza che il regime non avrebbe certamente guardato con simpatia a quello che a prima vista sembrava un attacco
alla struttura stessa dell’ortodossia comunista,una storia che ripercorreva i primi anni della rivoluzione d’ottobre mostrandone contraddizioni e crudeltà in pari dosi.

In realtà Pasternak,come più volte disse nel corso della vita,non aveva certo mirato a destabilizzare le cose;la sua era stata un’attenta riflessione sull’evoluzione della società russa e in qualche modo anche sulla lingua russa.In pratica,lo scrittore moscovita si ritrovò tra le mani una bomba che nelle intenzioni non doveva essere tale.
Fu l’occidente ad attribuire al romanzo una forza dirompente che in effetti non aveva;e furono i servizi segreti statunitensi
a giocare un ruolo decisivo nell’attribuzione del Nobel a Pasternak attraverso una complessa storia piena di intrighi che potrete leggere con una veloce ricerca in rete.
Lean era uno specialista in grandi resoconti storici visivi;lo aveva già dimostrato con l’antimilitarista Il ponte su fiume Kway e con l’affascinante epopea di Lawrence d’Arabia ed era anche abituato a dirigere stuoli d’attori per le scene di massa.
Si ritrova quindi a metter mano ad un film in cui conta sicuramente un’accurata ricostruzione storica ma che ha al centro la figura di un uomo che crede nel suo lavoro (Yuri Zivago è un medico)che osserva i cambiamenti prodotti nella società russa dalla rivoluzione,che spazza via secoli di sfruttamento e oppressione per sostituire il tutto con un regime che per certi versi sarà ancor più oppressivo del precedente.
Zivago vivrà in pratica due vite,una tradizionale con famiglia e figli e una “nuova”,come la Russia nella quale vive accanto alla giovane infermiera Lara mentre attorno a lui tutto cambia apparentemente alla velocità della luce.
Apparentemente,appunto.
Senza addentrarmi in un discorso storico politico improponibile riassumo per sommi capi la trama del film.

Yuri Zivago è un brillante medico appena laureato che,dopo la morte della madre,ha potuto studiare a Mosca grazie alla protezione del ricco Gromeko,che alla morte dei suoi genitori lo ha accolto in casa.
Mosca è in subbuglio;manifestazioni e scontri sono all’ordine del giono e la polizia zarista reprime ciecamente e brutalmente tutti i tentativi
da parte del popolo di richiedere migliori condizioni di vita.
Il giovane dottore conosce Lara,una bella ragazza che è la mantenuta di Komarovski,uno spietato uomo d’affari che non esita a stuprarla.La donna tenta di ucciderlo riuscendo solo a ferirlo.
Siamo alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale;Yuri Zivago ha sposato la figlia di Gromeko,è innamorato della moglie e in qualche modo felice.
Ma la fronte incontra Lara,che nel frattempo si è sposata.Suo marito è al fronte e la donna vive quindi separata dal consorte;sullo sfondo c’è una Russia sempre più divisa ed affamata,coinvolta in una guerra che non solo non ha prodotto risultati positivi,ma che si sta rivelando solo un massacro spaventoso.
Per Yuri la guerra termina temporaneamente e può ritornare a casa,dove lo aspettano la moglie e il figlio ma anche una brutta sorpresa;la rivoluzione sta spazzando via l’antica casta al potere e a suo suocero è stata espropriata la grande casa in cui vivevano,con il risultato che Gromeko,sua moglie e suo figlio vivono in due stanze esposti al gelo dell’inverno russo.
Evgraf,fratellastro di Yuri e ufficiale di polizia lo avvisa che la sua opera di poeta,passione che Yuri ha sin da ragazzo,è malvista dalle autorità che ora hanno il controllo della Russia.
Lo convince quindi a stabilirsi negli Urali,in un posto più tranquillo e meno esposto ai controlli della polizia;il viaggio verso gli Urali diventa l’occasione per Zivago di aprire gli occhi definitivamente sulla drammatica situazione del suo paese.
Massacri di ogni genere,violenze e sopraffazione sembrano aver preso il posto dell’antico ordine costituito.

Uno dei principali responsabili delle violenze è il comandante Strel’nikov,sotto le cui vesti si nasconde Pasa,marito di Lara;arrivati negli Urali,Zivago e la sua famiglia scoprono che anche la tenuta è stata sequestrata dai rivoluzionari e finiscono così in una fattoria.
Qui Yuri incontra Lara e tra i due divampa la passione.
Nella Russia la rivoluzione è al culmine così come la relazione tra Zivago e Lara;la moglie di lui attende un figlio e Zivago decide di interrompere la relazione con Lara.
Zivago viene catturato dai partigiani comunisti e arruolato come medico con la forza;sarà solo dopo due anni che riuscirà a liberarsi,scoprendo
che sua moglie si è rifugiata a Parigi proprio con Lara.
Qui di due amanti si ritrovano e…
Il dottor Zivago è uno dei rarissimi casi in cui un film è superiore al romanzo da cui è tratto; mentre il romanzo di Pasternak ha molti momenti di pausa,con lunghi e francamente monotoni monologhi,il film ha un taglio decisamente più spigliato e veloce.
Mentre Pasternak insegue nel romanzo i suoi obiettivi,raccontando i mali della rivoluzione,esaltando la poesia e la lingua russa,Lean va dritto al sodo creando un kolossal in cui è molto più importante la storia d’amore fra Yuri e Lara e lo sfondo della guerra civile.
Passioni forti e pregnanti sullo sfondo della rivoluzione russa,il nuovo che avanza e che per certi versi farà rimpiangere il vecchio e una storia d’amore bella e triste allo stesso tempo.
La ricostruzione ambientale è praticamente perfetta;indimenticabile la maschera di ghiaccio di Zivago così come splendida e immortale è la colonna sonora del film,
quel Tema di Lara di Maurice Jarre che spopolerà alla notte degli Oscar del 1966 al Santa Monica Civic Auditorium.

Il film di Lean,nella stessa serata,si aggiudicherà cinque Oscar,quelli per la Migliore sceneggiatura non originale a Robert Bolt,per la Migliore fotografia a Freddie Young, per la Migliore scenografia a John Box, Terence Marsh e Dario Simoni,per i Migliori costumi a Phyllis Dalton.
A Lean sfugge sia l’Oscar per la miglior regia sia per il miglior film pur avendo avuto due nomination,così come nonostante la splendida interpretazione nè Julie Christie nè Omar Sharif,i due grandi protagonisti del film non otterranno nemmeno le nomination.
Cosa poco importante,perchè Il Dottor Zivago ebbe accoglienze trionfali da parte del pubblico e decisamente buone da parte della critica.
Merito dei due citati protagonisti,di una colonna sonora indimenticabile e di una regia praticamente perfetta.Da elogiare tutto quanto il cast,assolutamente inappuntabile.
Per quanto non fosse facile Lean ricostruisce in modo preciso l’atmosfera del romanzo con un film che diventerà con il tempo un grande classico,tanto da essere considerato uno dei film storici più belli di sempre.
Un film da vedere e da rivedere,con il piacere delle cose belle…
Un film di David Lean. Con Omar Sharif, Julie Christie, Geraldine Chaplin, Rod Steiger, Alec Guinness, Tom Courtenay, Siobhan McKenna, Ralph Richardson, Rita Tushingham, Jeffrey Rockland, Klaus Kinski, Tarek Sharif, Bernard Kay,
Gérard Tichy, Noël Willman, Roger Maxwell, Mark Eden Titolo originale Doctor Zhivago. Drammatico, durata 190 min. – USA, Italia 1965.
Omar Sharif: dott. Jurij Zivago
Julie Christie: Larisa ‘Lara’ Antipova
Geraldine Chaplin: Tonja Gromeko
Rod Steiger: Viktor Komarovskij
Rita Tushingham: la ragazza
Alec Guinness: generale Evgraf Zivago
Ralph Richardson: Aleksandr Gromeko
Klaus Kinski: Kostoed Amurskij
Tom Courtenay: Paša Antipov / Strel’nikov
Adrienne Corri: madre di Lara
Jack MacGowran: Petja
Lili Murati: donna che sale sul treno in corsa
Giuseppe Rinaldi: dott. Jurij Zivago
Maria Pia Di Meo: Lara Antipova
Fiorella Betti: Tonja Gromeko
Bruno Persa: Viktor Komarovskij
Manlio Busoni: generale Evgraf Zivago
Nino Pavese: Aleksandr Gromeko
Sergio Tedesco: Pasa Antipov
Gino Baghetti: Petja
Mario Mastria: tenente, passeggero sul treno
Rosetta Calavetta: madre di Lara
Giovanna Scotto: Anna
Nino Marchetti: cameriere
Dina Perbellini: signora alla festa
Gualtiero De Angelis: soldato nel vagone
Liliana Sorrentino: Katja
Regia David Lean
Soggetto Boris Leonidovic Pasternak (omonimo romanzo)
Sceneggiatura Robert Bolt
Produttore Carlo Ponti
Fotografia Freddie Young
Montaggio Norman Savage
Musiche Maurice Jarre
Scenografia Terence Marsh, Gil Parrondo, Dario Simoni
Costumi Phyllis Dalton
“Aniuska, smettila: i buoni matrimoni li fa Dio, non li facciamo noi.”
“Ci sono due tipi di donne, ed è chiaro che tu non sei del tipo più puro: tu, mia cara, sei da letto.”
“Pavel Pavlovic, la mia impressione è che, non vi offendete, siate molto giovane.
Monsieur Komaronskij, ora non vi offendete voi: la gente migliora con l’età?”
“Sarebbe stato bello incontrarci prima…Anche di un giorno, sì.”
“Ma se il popolo ama la poesia, ama i poeti… e nessuno ama la poesia più di un russo…”
“Ci sono due tipi di uomini, solo due. Quel giovane è del tipo raro. Egli è nobile, ed è puro:
è il tipo d’uomo che il mondo finge di ammirare ma che in realtà disprezza; è il tipo d’uomo che genera sgomento e infelicità, specialmente nelle donne. Capisci? […] E c’è l’altro tipo: non è idealista, non è puro; ma è vivo.
“Tonya, sai suonara la balalaika?
Se la sa suonare? È un’artista!
E chi glielo ha insegnato?
Nessuno!
Allora è un dono, un dono di natura”

Andavano e sempre camminando cantavano eterna memoria, e a ogni pausa era come se lo scalpiccio, i cavalli, le folate di vento seguitassero quel canto.
I passanti facevano largo al corteo, contavano le corone, si segnavano. I curiosi, mescolandosi alla fila, chiedevano: “Chi è il morto?” La risposta era: “Zivago.
” “Ah! allora si capisce.” “Ma non lui. La moglie.” “È lo stesso. Dio l’abbia in gloria. Gran bel funerale.”
DAL ROMANZO
Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore.
A loro non si è svelata la bellezza della vita.
Sognò […] Da un capo all’altro dell’appartamento, tutta indaffarata, si muoveva rapida e silenziosa Lara, con addosso la vestaglia da mattina infilata in fretta,
e lui la seguiva alle calcagna, importuno, cercando con insistenza di mettere in chiaro qualcosa in modo insulso e a sproposito, mentre lei non aveva nemmeno un minuto da dedicargli,
e alle sue spiegazioni rispondeva continuando a muoversi e limitandosi a volgere il capo dalla sua parte, con silenziosi sguardi perplessi e scoppi innocenti della sua incantevole risata argentina,
unici tratti di intimità ancora rimasti tra loro. E così lontana, fredda e attraente era colei alla quale egli aveva dato tutto, colei che aveva preferito a tutto e a confronto con la quale tutto era
inferiore e privo di valore!

L’opinione di Gcarlo dal sito http://www.mymovies.it
Ho rivisto questo film dopo 30 anni e lo trovo ancora perfetto. Scenografie, ambientazione, personaggi tutto è ancora vivo e palpitante. A distanza di tempo devo rivalutare la figura di Rod Steiger
che di primo acchito tende ad essere offuscata da quella Omar Sharif L’idealista. Tra tutti gli uomini che hanno cooperato alla rovina esistenziale di Lara, si è dimostrato alla fine l’unico in grado di offrirle delle risposte concrete al di là
degli idealismi distruttivi (comunismo e amore) degli altri due uomini della sua vita. Lara è sempre convincente, splendida figura di donna degna di figurare tra i grandi personaggi femminili della letturatura mondiale. E’la vera vittima della vicenda,schicciata dall’egoismo degli uomini
che ha amato:il gaudente, il politico folle, il poeta che non riesce a darle una stabilità relazionale.E’indicibile il carico di sofferenza che
questa donna deve sopportare e c’è sempre un sorriso sulle sue labbra. Lara resterai sempre nel nostro cuore!
L’opinione di Curiosone49 dal sito http://www.filmtv.it
Film-romanzo storico per eccellenza, narra di un medico che passa dall’agiata vita di professionista nella Russia zarista, alle umiliazioni riservate dai bolscevichi alla classe cui appartiene, attraverso gli avvenimenti drammatici della Rivoluzione di Ottobre…. La figura centrale è quella di Yuri Zhivago,
(un bellissimo, quanto amimico Omar Sharif ) che, pur attraversando il disfacimento di uno Paese – la Russia zarista – e di un intero mondo che aveva conosciuto, tenta comunque, per sopravvivere, di adeguarsi al’immagine dell’uomo “nuovo” che la Rivoluzione intende plasmare, riuscendo peraltro ad essere fedele solo a se stesso, al proprio “mestiere”
– sia qui detto con rispetto – di medico…Zhivago infatti non riesce – né lo ha mai voluto – essere l’uomo “nuovo”, ma nemmeno riesce ad essere un fedele marito, né – purtroppo per lui – un assiduo compagno della pur amatissima amante Lara …La passione per Lara lo allontana dalla moglie, costringendolo a sempre più frequenti visite all’amante, finchè,
presa la decisione di non più frequentarla, nel breve percorso tra la casa dell’amante e la propria, verrà ingoiato per ben due anni dalla Rivoluzione…E’ una storia di passioni e di abbandoni, di ricordi struggenti di momenti felici, già vissuti nella banalità del quotidiano, ma poi rivissuti con struggente nostalgia… C’è un’amarezza di fondo che permea il fluire della narrazione,
come di una felicità che si potrebbe raggiungere ma che ci sfugge per un attimo…Zhivago è con Lara, infermiera al fronte…c’è la guerra…ma solo al momento del commiato (il ritorno a casa), ripercorrendo le stanze vuote della villa trasformata in ospedale da campo, si rende conto di quanto fosse importante Lara…
Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com
B. Legnani
Benché la grandiosità sconfini nella lentezza, e benché oggi il film appaia abbastanza lontano dai gusti contemporanei, resta un bel kolossal, ottimamente diretto ed ottimamente interpretato, pure dotato di panorami splendidi. Il tema musicale è passato alla storia. Il finale, riproposto in Palombella rossa, è quasi sadico verso lo spettatore. Da vedere, ma solo se armati di saggia pazienza.
Galbo
Da uno dei capolavori letterari del Novecento, il grande regista inglese David Lean sforna un film epico, nella migliore tradizione hollywodiana. Benché sia certamente un ottimo film, Zivago non riesce a raggiungere il livello dei due grandi capolavori del regista (Lawrence d’Arabia e Il ponte sul fiume Kwai), a causa di una certa lentezza del racconto e dello stile che ne fa un film che ha risentito non positivamente del trascorrere del tempo.
Caesars
Grande affresco della Russia in piena rivoluzione bolscevica, è un ottimo esempio di come si possa realizzare un polpettone romantico (oltre tre ore) ottenendo buoni risultati e non cadendo mai nello stucchevole. David Lean era sicuramente un buon regista (suoi anche gli strapremiati Ponte sul fiume Kway e Lawrence d’Arabia) ed è assecondato alla perfezione da ottimi attori e da una storia molto ben strutturata. Da vedere.
Ciavazzaro
Ottimo, rientra negli annali. Sottolineato dalle ottime musiche del compianto Maurice Jarre e sorretto da un imponente cast (Sharif, la Chaplin, Kinski). Sceneggiatura solida, con finale crudele, si fa vedere piacevolmente nonostante la durata. Da citare il finale.
Gugly
Film romantico per eccellenza che tralascia le riflessioni del romanzo per concentrarsi sulla dolorosa storia d’amore tra Juri e Lara, opportunamente corredati di tema che rimanda alla taiga, alla neve ed al Palazzo d’Inverno. Certamente datato, ma ogni volta sprigiona un fascino a cui è difficile resistere, merito non solo dei protagonisti ma anche dei comprimari, sui quali svettano la dolce Geraldine Chaplin e il burbero Alec Guinness.
Saintgifts
Che molte donne, vicine ai cinquanta, si chiamino Lara, la dice lunga sul successo che il film in questione ha avuto in Italia e non solo. Per non parlare poi del tema musicale, fischiettato a ogni angolo di strada (quando ancora si fischiettava). Un kolossal di tutto rispetto, tratto da un romanzo di tutto rispetto. Lean è riuscito a tradurlo in immagini convenientemente, servendosi di una splendida fotografia e di attori molto in parte che hanno saputo esprimere i caratteri dei personaggi. Il finale lo giudico la ciliegina sulla torta.
Lo scrittore del romanzo,Boris Pasternak
Il regista del film,David Lean
Soundtrack
100 Film da salvare
Cento film da salvare, cento film che coprono un arco temporale che va dal 1942 al 1978, ultimo anno preso in considerazione per una lista che è stata redatta nel 2006 quando,alle Giornate degli Autori di Venezia,Fabio Ferzetti il critico cinematografico del Messaggero con la collaborazione di Gianni Amelio, Gian Piero Brunetta, Giovanni De Luna, Gian Luca Farinelli, Giovanna Grignaffini, Paolo Mereghetti, Morando Morandini, Domenico Starnone e Sergio Toffetti hanno di fatto creato un elenco di cento film considerati imprescindibili per il loro valore artistico e culturale,oltre che rappresentativi della storia e del costume italiano.
Tra i cento registi,il più citato è Federico fellini con sette opere Lo sceicco bianco (1952), I Vitelloni (’53), La strada (’54), Le notti di Cabiria (’57), La dolce vita (’60), Otto e mezzo (’63), Amarcord (’74)
In realtà sarebbero otto,vista la presenza di un film girato con Lattuada nel 1950,quel Luci del varietà considerato un autentico capolavoro.
Sei le presenze di Luchino Visconti,Ossessione (1943), La terra trema (’48), Bellissima (’51), Senso (’54), Rocco e i suoi fratelli (’60), Il Gattopardo (’63) mentre sono cinque quelle di un altro grande maestro,Vittorio De Sica con Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (’48), Miracolo a Milano (’51), Umberto D (’52) e L’oro di Napoli (’54).Da notare l’assenza di un grandissmo film,Il giardino dei Finzi Contini,che vinse anche un Oscar.
Anche Francesco Rosi è presente con 5 film,I magliari (1959), Salvatore Giuliano (’62), Le mani sulla città (’63), Il caso Mattei (’72) e Cadaveri eccellenti (’76) così come il grande Monicelli con Guardie e ladri (1951), Un eroe dei nostri tempi (’55), I soliti ignoti (’58), La grande guerra (’59) e Un borghese piccolo piccolo (’77)
Quattro i film presenti per Roberto Rossellini,Roma città aperta (1945), Paisà (1946), Stromboli (1950) ed Europa 51 (1952) e per Dino Risi con Poveri ma belli (1957), Una vita difficile (1961), Il sorpasso (1962), I mostri(1963)
La lista esclude un grande come Leone,e questa è una delle tante anomalie di un gruppo di pellicole di alto livello ma rappresentative solo in parte.Escludere il western o escludere buona parte della commedia all’italiana (L’armata Bancaleone è solo un esempio) dimostra ancora una volta come i critici abbiano una visione davvero parziale del cinema e del suo vero significato.
Ossessione,di Luchino Visconti
Roma città aperta di Roberto Rossellini
Ladri di biciclette di Vittorio De Sica
I soliti ignoti di Mario Monicelli
Lo sceicco bianco di Federico Fellini
Divorzio all’italiana di Pietro Germi
Salvatore Giuliano di Francesco Rosi
I pugni in tasca di Marco Bellocchio
Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli
Dillinger è morto di Marco Ferreri
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri
Il conformista di Bernardo Bertolucci
C’eravamo tanto amati di Ettore Scola
Pane e cioccolata di Franco Brusati
Novecento di Bernardo Bertolucci
Amarcord di Federico Fellini
Una giornata particolare di Ettore Scola
Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli
Padre padrone di Paolo e Vittorio Taviani
Vittorio De Sica
Valerio Zurlini
Steno
Roberto Rossellini
Pietro Germi
Pier Paolo Pasolini
Michelangelo Antonioni
Mauro Bolognini
Mario Monicelli
Marco Bellocchio
Luciano Salce
Luchino Visconti
Alberto Lattuada
Bernardo Bertolucci
Dino Risi
Elio Petri
Ettore Scola
Federico Fellini
Francesco Rosi
Franco Brusati
Sofia Loren in L’oro di Napoli
Alida Valli in Senso
Bette Davis in Lo scopone scientifico
Annie Girardot in La donna scimmia
Silvana Mangano in Riso amaro
Gina Lollobrigida in La provinciale
Sandra Milo in 8 e mezzo
Monica Vitti in L’eclisse
Claudia Cardinale in Il bell’Antonio
Ecco la lista completa dei film,rigorosamente in ordine di uscita delle pellicole:
1 4 passi fra le nuvole Alessandro Blasetti 1942
2 Ossessione Luchino Visconti 1943
3 Roma città aperta Roberto Rossellini 1945
4 Paisà Roberto Rossellini 1946
5 Sciuscià Vittorio De Sica 1946
6 L’onorevole Angelina Luigi Zampa 1947
7 Ladri di biciclette Vittorio De Sica 1948
8 La terra trema Luchino Visconti 1948
9 Riso amaro Giuseppe De Santis 1949
10 La città dolente Mario Bonnard 1949
11 Cielo sulla palude Augusto Genina 1949
12 Stromboli (Terra di Dio) Roberto Rossellini 1949
13 Catene Raffaello Matarazzo 1949
14 Il cammino della speranza Pietro Germi 1950
15 Domenica d’agosto Luciano Emmer 1950
16 Cronaca di un amore Michelangelo Antonioni 1950
17 Luci del varietà Alberto Lattuada e Federico Fellini 1950
18 Prima comunione Alessandro Blasetti 1950
19 Bellissima Luchino Visconti 1951
20 Due soldi di speranza Renato Castellani 1951
21 Guardie e ladri Mario Monicelli e Steno 1951
22 Miracolo a Milano Vittorio De Sica 1951
23 La famiglia Passaguai Aldo Fabrizi 1951
24 Umberto D. Vittorio De Sica 1952
25 Europa ’51 Roberto Rossellini 1952
26 Lo sceicco bianco Federico Fellini 1952
27 Totò a colori Steno 1952
28 Don Camillo Julien Duvivier 1952
29 Pane, amore e fantasia Luigi Comencini 1953
30 I vitelloni Federico Fellini 1953
31 Napoletani a Milano Eduardo De Filippo 1953
32 Febbre di vivere Claudio Gora 1953
33 La provinciale Mario Soldati 1953
34 Carosello napoletano Ettore Giannini 1953
35 Il sole negli occhi Antonio Pietrangeli 1953
36 La spiaggia Alberto Lattuada 1954
37 L’oro di Napoli Vittorio De Sica 1954
38 Un americano a Roma Steno 1954
39 L’arte di arrangiarsi Luigi Zampa 1954
40 Senso Luchino Visconti 1954
41 La strada Federico Fellini 1954
42 Una donna libera Vittorio Cottafavi 1954
43 Gli sbandati Francesco Maselli 1955
44 Un eroe dei nostri tempi Mario Monicelli 1955
45 Poveri ma belli Dino Risi 1956
46 Il grido Michelangelo Antonioni 1957
47 Le notti di Cabiria Federico Fellini 1957
48 I soliti ignoti Mario Monicelli 1958
49 Arrangiatevi! Mauro Bolognini 1959
50 La grande guerra Mario Monicelli 1959
51 I magliari Francesco Rosi 1959
52 Tutti a casa Luigi Comencini 1960
53 La dolce vita Federico Fellini 1960
54 Rocco e i suoi fratelli Luchino Visconti 1960
55 La ragazza con la valigia Valerio Zurlini 1960
56 La lunga notte del ’43 Florestano Vancini 1960
57 Il bell’Antonio Mauro Bolognini 1960
58 Una vita difficile Dino Risi 1961
59 Divorzio all’italiana Pietro Germi 1961
60 Il posto Ermanno Olmi 1961
61 Accattone Pier Paolo Pasolini 1961
62 Leoni al sole Vittorio Caprioli 1961
63 Il sorpasso Dino Risi 1962
64 Salvatore Giuliano Francesco Rosi 1962
65 L’eclisse Michelangelo Antonioni 1962
66 Mafioso Alberto Lattuada 1962
67 I mostri Dino Risi 1963
68 Le mani sulla città Francesco Rosi 1963
69 8½ Federico Fellini 1963
70 Il Gattopardo Luchino Visconti 1963
71 La donna scimmia Marco Ferreri 1963
72 Chi lavora è perduto (In capo al mondo) Tinto Brass 1963
73 La vita agra Carlo Lizzani 1964
74 I pugni in tasca Marco Bellocchio 1965
75 Io la conoscevo bene Antonio Pietrangeli 1965
76 Comizi d’amore Pier Paolo Pasolini 1965
77 Signore & signori Pietro Germi 1966
78 Uccellacci e uccellini Pier Paolo Pasolini 1966
79 La battaglia di Algeri Gillo Pontecorvo 1966
80 La Cina è vicina Marco Bellocchio 1967
81 Dillinger è morto Marco Ferreri 1968
82 Banditi a Milano Carlo Lizzani 1968
83 Il medico della mutua Luigi Zampa 1968
84 Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto Elio Petri 1970
85 Il conformista Bernardo Bertolucci 1970
86 L’udienza Marco Ferreri 1971
87 Diario di un maestro Vittorio De Seta 1972
88 Il caso Mattei Francesco Rosi 1972
89 Lo scopone scientifico Luigi Comencini 1972
90 Nel nome del padre Marco Bellocchio 1972
91 Amarcord Federico Fellini 1973
92 C’eravamo tanto amati Ettore Scola 1974
93 Pane e cioccolata Franco Brusati 1974
94 Fantozzi Luciano Salce 1975
95 Novecento Bernardo Bertolucci 1976
96 Cadaveri eccellenti Francesco Rosi 1976
97 Una giornata particolare Ettore Scola 1977
98 Un borghese piccolo piccolo Mario Monicelli 1977
99 Padre padrone Paolo e Vittorio Taviani 1977
100 L’albero degli zoccoli Ermanno Olmi 1978
Aldo Fabrizi in C’eravamo tanto amati
Alain Delon in Il Gattopardo
Amedeo Nazzari in Le notti di Cabiria
Marcello Mastroianni in Una giornata particolare
Eduardo De Filippo in Tutti a casa
Alberto Sordi in Un americano a Roma
Nino Manfredi in Pane e cioccolata
Vittorio Gassman in Il sorpasso
Toto in Uccellacci e uccellini
Mario Vitale in Stromboli
Classifica al botteghino 1967
1) Helga di Erich F. Bender

con Ruth Gassmann,Eberhard Mondry,Asgarda Hummel,Ilse Zielstorff,Lagroua Weill-Heilé
2) Agente 007 – Si vive solo due volte di Lewis Gilbert

con Sean Connery,Bernard Lee,Lois Maxwell,Desmond Llewelyn,Donald Pleasence,Karin Dor,Mie Hama
3) Quella sporca dozzina di Robert Aldrich

con Lee Marvin,Ernest Borgnine,Charles Bronson,Jim Brown,John Cassavetes,George Kennedy,Robert Ryan,Telly Savalas,Donald Sutherland
4) Dio perdona… io no di Giuseppe Colizzi

con Frank Wolff,Bud Spencer,Terencel Hill,Gina Rovere,Paco Sanz,Giovanna Lenzi
5) I giorni dell’ira di Tonino Valerii

con Giuliano Gemma,Lee Van Cleef,Yvonne Sanson,Franco Balducci,Andrea Bosic
6) Bella di giorno di Luis Bunuel

con Catherine Deneuve,Francisco Rabal,Michel Piccoli,Geneviève Page,Jean Sorel,Pierre Clémenti,Françoise Fabian
7) Indovina chi viene a cena? di Stanley Kramer

con Sidney Poitier,Katharine Hepburn,Spencer Tracy,Cecil Kellaway,Katharine Houghton
8) Banditi a Milano di Carlo Lizzani

con Gian Maria Volonté,Don Backy,Laura Solari,Carla Gravina,Tomas Milian
9) La calda notte dell’Ispettore Tibbs di Norman Jewison

con Sidney Poitier,Rod Steiger,Warren Oates,Lee Grant,Larry Gates
10) Gangster story di Arthur Penn

con Warren Beatty,Faye Dunaway,Gene Hackman,Michael J. Pollard,Estelle Parsons
11) Il giorno della civetta di Damiano Damiani

con Claudia Cardinale,Lee J. Cobb,Franco Nero,Serge Reggiani,Ugo D’Alessio
12) Da uomo a uomo di Giulio Petroni

con Luigi Pistilli,Lee Van Cleef,Anthony Dawson,John Philip Law,Nino Vingelli
13) C’era una volta di Francesco Rosi

con Dolores Del Rio,Sophia Loren,Omar Sharif,Georges Wilson,Leslie French
14) James Bond 007 – Casinò Royale di John Huston – Ken Hughes – Val Guest

con David Niven,Charles Boyer,William Holden,Deborah Kerr,Ursula Andress
15) Italian Secret Service di Luigi Comencini

con Nino Manfredi,Françoise Prévost,Georgia Moll,Gastone Moschin
16) Io, due figlie, tre valigie di Eduardo Molinaro

con Louis de Funès,Claude Rich,Agathe Natanson,Claude Gensac,Sylvia Saurel
17) Faccia a faccia di Sergio Sollima

con Gian Maria Volonté,William Berger,Tomas Milian,Jolanda Modio,José Torres
18) I due vigili di Giorgio Bianchi

con Umberto D’Orsi,Franco Franchi,Ciccio Ingrassia,Luciano Scalise,Andreina Pagnani,Rosita Pisano,Franco Giacobini,Isabella Biagini
19) Il profeta di Dino Risi

con Vittorio Gassman,Ann-Margret,Yvonne Sanson,Oreste Lionello,Liana Orfei,Fiorenzo Fiorentini
20) Blow up di Michelangelo Antonioni

con David Hemmings,Sarah Miles,Vanessa Redgrave,Jane Birkin,Peter Bowles
Le due vite di Mattia Pascal
Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de’ miei amici o conoscenti dimostrava d’aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:”
— Io mi chiamo Mattia Pascal.
— Grazie, caro. Questo lo so.
— E ti par poco?
Non pareva molto, per dir la verità, neanche a me. Ma ignoravo allora che cosa volesse dire il non sapere neppur questo, il non poter più rispondere, cioè, come prima, all’occorrenza:
-Io mi chiamo Mattia Pascal.
Questo è l’incipit di Il fu Mattia Pascal,romanzo scritto da Luigi Pirandello e pubblicato per la prima volta nel 1904; una delle sue cose più belle,un romanzo intriso di malinconia e sottile ironia,scritto nella consueta prosa austera dal grande scrittore di Girgenti.
Nel 1985 Mario Monicelli,con l’aiuto alla sceneggiatura di Suso Cecchi D’Amico e Ennio De Concini ricava dal romanzo un film che avrà due versioni distinte,una per la tv di quasi tre ore e una per il cinema di poco più di due ore.Monicelli cambia titolo al romanzo che diventa ora Le due vite di Mattia Pascal e lo trasporta ai giorni nostri,incontrando però la netta ostilità dei critici e una tiepida accoglienza da parte del pubblico.
Reduce da tre grandi successi di cassetta,Il Marchese del Grillo (1981), Amici miei atto II (1982) e Bertoldo Bertoldino e Cacasenno (1984),Monicelli mette in scena una personale rivisitazione del romanzo di Pirandello utilizzando come attore principale per il ruolo di Mattia Pascal Marcello Mastroianni,che in quel1985,anno in cui fu girato il film aveva ben 61 anni ed era quindi lontanissimo dai 30 del protagonista del romanzo.Questa scelta,se assolutamente coerente con la grandezza come attore drammatico di Mastroianni crea non pochi problemi all’economia del film.
Aldilà di questo il film segue in qualche modo il romanzo pirandelliano,raccontando le due vite di Mattia Pascal,uomo di mezza età senza più grandi aspirazioni se non quelle di godersi l’eredità di suo padre. Che però è nelle mani di Malagna,l’amministratore,un tipo losco e dalla dubbia moralità.La vita di Mattia scorre senza sussulti in casa di sua moglie Romilda,nella quale vive anche la madre di lei,una donna assolutamente insopportabile,grezza e gretta.L’unica consolazione è Oliva,la bella figlia di un vecchio dipendente che lo ha reso padre;alla morte di sua madre Mattia,sempre più insofferente della vita priva di emozioni che conduce,decide di partire all’improvviso senza avvisare nessuno. Sceso a Montecarlo,va al Casinò dove con incredibile fortuna vince una grossa somma,bissata anche nelle serate dopo.
La lunga assenza di Mattia viene interpretata come una scomparsa e il ritrovamento di un corpo la cui sagoma assomiglia molto a Mattia convince i parenti che lo stesso è morto e decidono quindi di seppellirlo con tutti gli onori.Ad assistere alla cerimonia c’è lo stesso Mattia,che non visto si guarda bene dallo smentire la sua morte,anzi.Ne approfitta per partire nuovamente destinazione Roma,commettendo però un errore fatale;in preda all’euforia,distrugge i suoi documenti,cosa che rivelerà fatale in seguito.
A Roma cambia il suo nome in quello di Adriano Meis, viene ospitato da una famiglia,della quale fa parte Adriana;tra i due nasce una relazione e la donna resta incinta.Nel frattempo però la fortuna al gioco ha cambiato direzione e ben presto Mattia si trova ad aver sperperato tutto il suo patrimonio e anche pieno di debiti.Così invece di assumersi le proprie responsabilità con Adriana,la pianta in asso e di cancellare la sua nuova identità.
Torna quindi in paese dove però lo attendono amare scoperte:sua moglie,credendosi vedova,ha sposato un suo amico ed ha una bambina,mentre Oliva ha sposato il Malagna,che ha anche riconosciuto il figlio avuto da Mattia.La sua presenza è ora motivo di grosso imbarazzo;gli viene proposto di lavorare come aiutante nella biblioteca del comune,un modo come un altro per toglierselo dai piedi.A Mattia non resta altro da fare che recarsi al cimitero a trovare se stesso e a deporre fiori sulla propria tomba…
Non è certo il miglior Monicelli;il tentativo di ironizzare sulla figura di Mattia Pascal,uomo debole e praticamente viziato da una vita che per lungo tempo non gli ha riservato né dolori ne fatiche non riesce in alcun modo.Il personaggio non è simpatico,anzi;è un piccolo furfante che si atteggia a galletto e che alla fine fugge dalle proprie responsabilità più volte,lasciando sua moglie,la sua amante e infine anche la povera Adriana,alla quale lascia un figlio e una fuga vile.
Monicelli prova a costruire il suo film con un cast di gran livello,che comprende Mastroianni,Senta Berger,Andrea Ferreol,Flavio Bucci,Bernard Blier,Laura Morante,affidando le note musicali a quello che sarebbe diventato in seguito il grande Nicola Piovani e il montaggio a Ruggero Mastroianni,la fotografia al bravissimo Camillo Bazzoni ma il risultato non è dei migliori.Come molti spettatori hanno acutamente notato,Pirandello non è autore facile;il suo linguaggio descrittivo mal si presta a trasposizioni sullo schermo e l’opera di Monicelli non fa eccezione. Costruito più per la tv che per il cinema,alla fine scontenta entrambe le platee;troppo lunga la versione tv,con riassunti nelle tre puntate in cui è diviso il film da parte di Mastroianni (lunghi e francamente noiosi) poco convincente quella cinematografica,stringata ma non certo affascinante.Sicuramente a influire è proprio la presenza di Mastroianni,bravo ma assolutamente inadatto a interpretare la parte del gaudente e tutto sommato vigliacchetto Mattia Pascal.
Manca profondità psicologica,al lavoro di Monicelli.La vigliaccheria,la morbida accettazione del proprio status di gaudente,i tradimenti di Mattia Pascal potevano diventare grandi spunti di riflessione,come nell’opera pirandelliana.Il tema del doppio,la sconcertante presenza del “fu” che invece è,il tema delle maschere,ancora una volta presente in Pirandello nel film di Monicelli sono corpi estranei.
Forse non è colpa della modernizzazione del racconto,quanto piuttosto della scarsa vena di Monicelli,che non fa mai sfoggio del suo leggendario umorismo che spessissimo sfociava nel sarcasmo.Comunque sia,non certo un prodotto da gettare,anzi;bene il buon cast,discrete musiche e ottima la fottografia.
Certo,con quel po po di roba si poteva e doveva fare di più.
Il film è disponibile nella versione completa su You tube agli indirizzi https://www.youtube.com/watch?v=0HY0ng8cK-k (parte prima), https://www.youtube.com/watch?v=zcZwRPSwD4A (parte seconda) e https://www.youtube.com/watch?v=Gxqegmp7Tgg (parte terza)
Le due vite di Mattia Pascal
Un film di Mario Monicelli. Con Marcello Mastroianni, Carlo Bagno, Caroline Berg, Bernard Blier , Rosalia Maggio, Alessandro Haber, Senta Berger, Flavio Bucci, Andréa Ferréol, Peter Berling, Laura Morante, Victor Cavallo, Roberto Accornero, Giuseppe Cederna, Clelia Rondinella Commedia, durata 150 min. – Italia 1985.
Marcello Mastroianni: Mattia Pascal – Adriano Meis
Senta Berger: Clara
Flavio Bucci: Terenzio Papiano
Laura Morante: Adriana Paleari
Laura del Sol: Romilda Pescatore
Caroline Berg: Véronique
Andréa Ferréol: Silvia Caporale
Bernard Blier: Anselmo Paleari
Alessandro Haber: Mino Pomino
Néstor Garay: Giambattista Malagna
Rosalia Maggio: Marianna Dondi, vedova Pescatore
Clelia Rondinella: Oliva Salvoni
Carlo Bagno: Pellegrinotto
Flora Cantori: madre Di Mattia
Helen Stirling: Zia Scolastica
François Marinovich: Padre di Pomino
Elettra Mancini Ferrua: Domestica casa Pascal
Maria Paola Sutto: Prostituta
Paul Muller: Ladro a Montecarlo
Victor Cavallo: Avv. Settebellezze
Tonino Proietti: Amante di Clara
Giuseppe Cederna: un prestasoldi
Peter Berling: Aristide Melainassis
Roberto Accornero: Suicida a Montecarlo
Alessandro Varesco: Giovane jettatore
Enio Drovandi: Ernesto Piromalli
Anna Marzetti Antonelli: Dudù, ragazza punk
Carmine Faraco: un pregiudiato
Gianni Baghino: il funzionario delle poste
Stefano Mazzitelli: portiere d’albergo
Alessandra Morreale, Margherita Soldi, Luca Infelici, Marco Infelici: Bambini
Regia Mario Monicelli
Soggetto Luigi Pirandello (romanzo Il fu Mattia Pascal)
Sceneggiatura Suso Cecchi D’Amico, Ennio De Concini, Mario Monicelli, Amanzio Todini
Produttore Carlo Cucchi, Silvia D’Amico Bendico
Casa di produzione Antenne 2 (TV francese)
Fotografia Camillo Bazzoni
Montaggio Ruggero Mastroianni
Effetti speciali Delio Catini
Musiche Nicola Piovani
Scenografia Lorenzo Baraldi
Costumi Gianna Gissi
Trucco Giuseppe Banchelli
Da Il fu Mattia Pascal:Mattia diventa Adriano
Subito, non tanto per ingannare gli altri, che avevano voluto ingannarsi da sè, con una leggerezza non deplorabile forse nel caso mio, ma certamente non degna d’encomio, quanto per obbedire alla Fortuna e soddisfare a un mio proprio bisogno, mi posi a far di me un altr’uomo.
Poco o nulla avevo da lodarmi di quel disgraziato che per forza avevano voluto far finire miseramente nella gora d’un molino. Dopo tante sciocchezze commesse, egli non meritava forse sorte migliore.
Ora mi sarebbe piaciuto che, non solo esteriormente, ma anche nell’intimo, non rimanesse più in me alcuna traccia di lui.
Ero solo ormai, e più solo di com’ero non avrei potuto essere su la terra, sciolto nel presente d’ogni legame e d’ogni obbligo, libero, nuovo e assolutamente padrone di me, senza più il fardello del mio passato, e con l’avvenire dinanzi, che avrei potuto foggiarmi a piacer mio.
Ah, un pajo d’ali! Come mi sentivo leggero!
Il sentimento che le passate vicende mi [p. 103 modifica]avevano dato della vita non doveva aver più per me, ormai, ragion d’essere. Io dovevo acquistare un nuovo sentimento della vita, senza avvalermi neppur minimamente della sciagurata esperienza del fu Mattia Pascal.
Stava a me: potevo e dovevo esser l’artefice del mio nuovo destino, nella misura che la Fortuna aveva voluto concedermi.
-E innanzi tutto, — dicevo a me stesso, — avrò cura di questa mia libertà: me la condurrò a spasso per vie piane e sempre nuove, nè le farò mai portare alcuna veste gravosa. Chiuderò gli occhi e passerò oltre appena lo spettacolo della vita in qualche punto mi si presenterà sgradevole. Procurerò di farmela più tosto con le cose che si sogliono chiamare inanimate, e andrò in cerca di belle vedute, di ameni luoghi tranquilli. Mi darò a poco a poco una nuova educazione; mi trasformerò con amoroso e paziente studio, sicchè, alla fine, io possa dire non solo di aver vissuto due vite, ma d’essere stato due uomini.
Finale
Ho messo circa sei mesi a scrivere questa mia strana storia, ajutato da lui. Di quanto è scritto qui egli serberà il segreto, come se l’avesse saputo sotto il sigillo della confessione.Abbiamo discusso a lungo insieme su i casi miei, e spesso io gli ho dichiarato di non saper vedere che frutto se ne possa cavare.
— Intanto, questo, — egli mi dice: — che fuori della legge e fuori di quelle particolarità, liete o tristi che sieno, per cui noi siamo noi, caro signor Pascal, non è possibile vivere.Ma io gli faccio osservare che non sono affatto rientrato nè nella legge, nè nelle mie particolarità. Mia moglie è moglie di Pomino, e io non saprei proprio dire ch’io mi sia.Nel cimitero di Miragno, su la fossa di quel povero ignoto che s’uccise alla Stia, c’è ancora la lapide dettata da Lodoletta:
colpito da avversi fati
MATTIA PASCAL
bibliotecario
cvor generoso anima aperta
qvi volontario
riposa
—la pietà dei concittadini
qvesta lapide pose
Io vi ho portato la corona di fiori promessa e ogni tanto mi reco a vedermi morto e sepolto là. Qualche curioso mi segue da lontano; poi, al ritorno, s’accompagna con me, sorride,e — considerando la mia condizione — mi domanda:— Ma voi, insomma, si può sapere chi siete?Mi stringo nelle spalle, socchiudo gli occhi e gli rispondo:— Eh, caro mio… Io sono il fu Mattia Pascal.
L’opinione di sasso67 dal sito www.filmtv.it
È inevitabile confrontare un film come questo con l’opera letteraria dalla quale è tratto, sebbene si tratti di uno di quei lavori “liberamente ispirati a”. Se però si riesce a prescindere dalla derivazione letteraria, si può apprezzare un lavoro che, soprattutto nell’ultima parte, quando la riflessione sulla propria identità si fa più pressante, mantiene intatte le tematiche sollevate a suo tempo da Pirandello e che mantengono a tutt’oggi la loro validità. Pur con tutti i difetti di un’opera non completamente riuscita – i difetti della coproduzione, un eccesso di macchiettismo, un Mastroianni che sa dare giusti accenti al Mattia Pascal anziano, ma assai meno a quello giovane – Le due vite di Mattia Pascal, almeno nella versione lunga destinata alla TV, è uno spettacolo che riesce a colpire e a far riflettere lo spettatore. Anziché rimproverare gli autori per una scarsa fedeltà al romanzo pirandelliano, lamenterei casomai una certa mancanza di coraggio, nel non avere azzardato un film che prendesse spunto dalle tematiche dello scrittore siciliano, per una riflessione valida oggi come ai primi del Novecento. In fondo, al cinema italiano, è mancato e manca un Pirandello.
L’opinione di Guru dal sito http://www.davinotti.com
Ispirato al romanzo di Pirandello, il soggetto televisivo lascia spazio alla fantasia richiamando a tratti i canoni fondamentali dell’opera primaria. Pesante la durata (circa tre ore!) e poco apprezzabile anche la scelta di Mastroianni nei panni del protagonista. Il personaggio non elabora in profondità la sua crisi di identità, rimane distaccato e quasi fatalista con un atteggiamento che contrasta con la ricerca interiore della libertà e del proprio “io”. Non entusiasmanti neppure gli altri interpreti.
L’opinione di Olotiv dal sito http://www.davinotti.com
Difficile da giudicare se si è letto e apprezzato il romanzo da cui il film è liberamente tratto. Mastroianni forse un po’ troppo maturo per interpretare Mattia-Adriano, ma sono azzeccate la sua svagatezza e ingenuità. Alessandro Haber è perfetto nei panni di Mino Pomino, così come la Morante in quelli della timida Adriana. Flavio Bucci è poco più che un cameo nei panni di Terenzio Papiano. L’aver ambientato le vicende negli anni ottanta non altera troppo la sostanza, ma i personaggi “apocrifi” della borgatara Clara e della punk potevano risparmiarli.
La vita di Leonardo da Vinci (Sceneggiato Tv)
Il 24 ottobre 1971 la Rai manda in onda la prima puntata delle 5 previste dello sceneggiato La vita di Leonardo da Vinci per la regia di Renato Castellani.
E’ un’opera ambiziosa,5 ore di quello che può essere considerato più un film che uno sceneggiato,che ha richiesto quasi 6 mesi di lavorazione e l’impiego di oltre un centinaio di attori e 500 comparse e che è stato girato in diverse città italiane,quelle che il sommo scienziato,pittore,scultore,inventore,naturalista toscano toccò nel corso della sua vita,Roma,Firenze,Milano e Venezia solo per citarne alcune.
Un’opera che si discosta molto dalle produzioni televisive girate fino ad allora;Castellani,consapevole delle molte zone d’ombra della vita di Leonardo, sceglie di utilizzare l’attore Giulio Bosetti come voce guida e figura che interagisce con il reale,creando una curiosa commistione di epoche,con i figuranti in abiti rinascimentali e Bosetti che si muove indifferentemente tra loro vestito in modo inappuntabile,con tanto di completo grigio e cravatta.
Un’opera rigorosa,come nello stile delle produzioni dell’epoca;Leonardo è visto come probabilmente era nella realtà,le note biografiche salienti sono quelle conosciute e quando non si è certi delle fonti,ecco l’uso di “probabilmente”,”forse” ecc. che conferiscono una patina di austera professionalità ad un’opera davvero affascinante,molto lunga ma anche esaustiva di quelle che erano le cognizioni fino al 1970 sulla vita del genio vinciano.Spazio anche al Vasari,il più importante biografo di Leonardo,visto anche con i molti dubbi che ancor oggi lascia la sua testimonianza in “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori”,pubblicato nel 1550 e successivamente in una parte ampliata (e probabilmente meno attendibile) nel 1568.
Lo sceneggiato si apre non con la nascita,bensi con le ultime ore di Leonardo.Siamo ad Amboise,è il 2 maggio 1519,il genio di Vinci ha 67 anni e da qualche tempo è ospite del suo più grande estimatore,il re Francesco I,che lo alloggia nel castello di Clos-Lucé e che gli concede una ricca rendita.Leonardo è ha letto;è vecchio e stanco,ha avuto probabilmente una trombosi che gli ha tolto parzialmente l’uso della mano destra,che per fortuna non è la sua abituale.Sta per ricevere la visita del re in persona,preoccupato per le sue condizioni di salute (Francesco I alla sua morte scoppiò in un pianto disperato)
Tenta di sollevarsi dal letto,ma Francesco I lo esorta a non sforzarsi;”Come state,mon ami?”chiede il re a Leonardo.“Pensavo a quante cose non fatte,studiate incominciate….”
“Quante cose che avete fatto,invece”…risponde il re
In questo dialogo iniziale c’è probabilmente il sunto della vita di quello straordinario genio che fu Leonardo di Messer Pietro,forse il genio più grande che sia venuto alla luce su questo pianeta,tenendo conto anche del periodo in cui è vissuto,della quantità dei suoi interessi,delle straordinarie innovazioni portate al mondo dell’arte militare e dell’ingegneria,dello studio dell’anatomia e della natura,del volo umano e dell’idraulica,senza contare le sue straordinarie,inimitabili opere pittoriche,alcune fra le più importanti di tutti i tempi pur nella loro relativa bassa quantità.Nelle sue parole c’è la constatazione di una vita errabonda e onnivora,divorata da un’insaziabile ricerca della conoscenza e contemporaneamente della ricerca della perfezione,che come dirà un frate nel corso dello sceneggiato,”non è di questa terra”
Ma a Leonardo tutto questo non interessava.Era un uomo affascinante,dice Giulio Bosetti,citando Vasari:
“Grandissimi doni si veggono piovere dagli influssi celesti ne’ corpi umani molte volte naturalmente, e sopra naturali, talvolta, strabocchevolmente accozzarsi in un corpo solo bellezza, grazia e virtù, in una maniera, che dovunque si volge quel tale, ciascuna sua azzione è tanto divina, che lasciandosi dietro tutti gl’altri uomini, manifestamente si fa conoscere per cosa (come ella è) largita da Dio e non acquistata per arte umana.Questo lo videro gli uomini in Lionardo da Vinci, nel quale oltra la bellezza del corpo, non lodata mai a bastanza, era la grazia più che infinita in qualunque sua azzione; e tanta e sì fatta poi la virtù, che dovunque l’animo volse nelle cose difficili, con facilità le rendeva assolute. La forza in lui fu molta e congiunta con la destrezza, l’animo e ‘l valore, sempre regio e magnanimo.“
Poi si passa alle origini di Leonardo, a quella controversa nascita frutto dell’unione fra il ricco notaio Pietro e Caterina,una popolana;una nascita illegittima,però per fortuna annotata dal nonno in un libro notarile che ci permette di sapere con precisione la data della sua nascita.Importante perchè nello sceneggiato,come vedremo,tutto ciò che riguarda la vita di Leonardo appare avvolto dal mistero.Nonostante la fama ricordata dal Vasari,non sono poi tantissime le notizie certe sulla sua vita e lo stesso eonardo non era certo prodigo di informazioni.La vita di Leonardo è subito segnata dalla pittura;lo vediamo nella sua stanza intento a dipingere,giovanissimo.
Suo padre vendette una rotella di legno dipinta da Leonardo per 100 ducati;segno dell’abilità del genio vinciano e dell’indiscutibile avidità di Ser Piero.La prima parte dello sceneggiato è incentrata sui primi interessi per la natura,sul suo rapporto con la madre Caterina,a cui era stato portato via per farlo vivere secondo il rango del padre che,per inciso,ebbe 4 mogli e 12 figli con i quali Leonardo avrà un rapporto quanto meno problematico fino all’arrivo nella bottega di Andrea del Verrocchio, dove venne accolto benissimo,come ricorda Vasari:
“preso un giorno alcuni de’ suoi disegni gli portò ad Andrea del Verrochio, ch’era molto amico suo, e lo pregò strettamente che gli dovesse dire se Lionardo, attendendo al disegno, farebbe alcun profitto. Stupì Andrea nel veder il grandissimo principio di Lionardo, e confortò ser Piero che lo facesse attendere, onde egli ordinò con Lionardo ch’e’ dovesse andare a bottega di Andrea; il che Lionardo fece volentieri oltre a modo. E non solo esercitò una professione, ma tutte quelle ove il disegno si interveniva. Et avendo uno intelletto tanto divino e maraviglioso che, essendo bonissimo geometra, non solo operò nella scultura, facendo, nella sua giovanezza, di terra alcune teste di femine che ridono, che vanno, formate per l’arte di gesso, e parimente teste di putti, che parevano usciti di mano d’un maestro, ma nell’architettura ancora fè molti disegni così di piante come d’altri edifizii e fu il primo ancora che, giovanetto, discoresse sopra il fiume d’Arno per metterlo in canale da Pisa a Fiorenza.”
Lo sceneggiato ricorda la presenza nella bottega di alcuni illustri colleghi di Leonardo:Botticelli,il Perugino,il Ghirlandaio,un giovanissimo Lorenzo di Credi con i quali divide gli anni della sua formazione,fino al giorno in cui il Verrocchio gli affida un incarico importante,dipingere cioè un angelo nel quadro Il battesimo di Gesù,che Leonardo dipinse talmente bene da far capire al Verrocchio (come ricordato dal Vasari) che l’allievo aveva superato il maestro:
“Acconciossi dunque, come è detto, per via di ser Piero, nella sua fanciullezza a l’arte con Andrea del Verrocchio, il quale, faccendo una tavola dove San Giovanni battezzava Cristo, Lionardo lavorò un Angelo, che teneva alcune vesti, e benchè fosse giovanetto, lo condusse di tal maniera che molto meglio de le figure d’Andrea stava l’Angelo di Lionardo. Il che fu cagione ch’Andrea mai più non volle toccar colori, sdegnatosi che un fanciullo ne sapesse più di lui.”
Un’esagerazione,probabilmente,come fa notare Bosetti ma che testimonia l’eccelso livello in campo pittorico raggiunto da Leonardo.E’ certo comunque che Leonardo rimane con Verrocchio fino a vent’anni,collaborando con il maestro ad alcune opere quantomeno nei dettagli come nell’ Arcangelo Raffaele e Tobiolo (Londra, National Gallery),mentre si dedica all’osservazione del corpo umano, che diverrà una delle cose per le quali mostrò sempre grande interesse.
Lo vediamo infatti assistere il 28 dicembre 1479 all’impiccagione di Bernardo di Baroncelli, uno degli assassini di Giuliano de Medici durante la congiura dei Pazzi mentre assiste impassibile con Lorenzo di Credi all’esecuzione,restando a prendere appunti sul corpo penzolante dell’impiccato,in seguito lo vediamo protagonista dello spiacevole,controverso episodio dell’accusa di sodomia,con ogni probabilità falsa e che vide Leonardo salvarsi solo per la presenza tra gli accusati di un Tornabuoni,famiglia imparentata con i Medici.
Vediamo Leonardo impegnato in alcune delle sue opere più belle,come le due annunciazioni (Firenze e Louvre),il Ritratto di Ginevra de’ Benci,mentre stende il Codice Atlantico (Milano, Biblioteca Ambrosiana). Il nome deriva dalla forma di “atlante” di questa miscellanea: oltre 1700 tra carte e frammenti, con testi e disegni databili fino al 1518, in massima parte autografi di Leonardo. Si tratta di osservazioni a carattere tecnologico-scientifico, ma non mancano gli appunti relativi anche a geografia e matematica, invenzioni letterarie, note di pittura e progetti architettonici, aneddoti e promemoria.
Lo sceneggiato continua ad analizzare la vita di Leonardo,mostrandocelo sempre tormentato dal suo inestinguibile desiderio di conoscenza fino alla decisione maturata probabilmente con il tempo di lasciare Firenze e affrontare nuove sfide,come quella di approdare alla corte di Ludovico il Moro a Milano, al quale scrive (non di suo pugno) una lettera diventata famosissima,una sorta di curricula del 500.
A Milano lo troviamo quasi inoperoso;dipinge la prima versione della Vergine delle rocce (Louvre),lo splendido ritratto dell’amante del duca,Cecilia Gallerani,ma intento ad approfondire gli studi di anatomia e di ingegneria,testimoniati dall’enorme mole di scritti e di disegni.
Occorre aprire una parentesi storica,che nello sceneggiato non viene approfondita;Leonardo scrisse appunti,fece disegni e codici in maniera addirittura grafomaniaca.Ma alla sua morte il suo erede principale,il Melzi, e sopratutto il figlio di questi,dispersero la collezione degli appunti del maestro con la conseguenza che molti andarono perduti.Si stima che Leonardo abbia prodotto un volume di scritti superiore di cinque volte a quelli in nostro possesso oggi!Tornando allo sceneggiato,vediamo Leonardo impegnato a tempo pieno per il Moro;organizzatore di feste,musicista quando anche enigmista,poeta,insomma un’attività frenetica al servizio del volubile duca di Milano,che gli affiderà la costruzione di una statua celebrativa.Leonardo lavora al cavallo,studia (ne sono testimoni gli schizzi che ha lasciato) e realizza un gigantesco calco in gesso.Ma la guerra con la Francia porta i francesi a Milano e poiché il bronzo serve per i cannoni e non per le sculture,il progetto non viene realizzato.Anzi,il calco in gesso verrà miserabilmente distrutto dalle soldataglie francesi.
A Milano Leonardo adotta Giacomo Caprotti detto il Salai,nome di un diavolo;a ben vedere il giovanetto un diavolo lo è,perchè come annota Leonardo,è un ladro impunito oltre che un bugiardo.Con lui adesso c’è la misteriosa Caterina,forse sua madre,anche se Leonardo non scriverà mai mia madre e davanti a tutti la chiamerà sempre e solo Caterina.
Grazie ai buoni uffici del Moro,Leonardo ha l’incarico di dipingere un’Ultima cena nel refettorio di Santa Maria delle Grazie;con lo sceneggiato seguiamo la costruzione di quell’opera mirabile che però Leonardo,poco propenso a dipingere sull’intonaco fresco,condizione fondamentale per gli affreschi,creerà ma con esiti davvero eccelsi dal punto di vista qualitativo quanto rovinosi da quello costruttivo.
L’opera come sappiamo si deteriorerà molto velocemente e già ai tempi di Vasari era in condizioni precarie.Ancora una parentesi,questa volta riservata ai giorni nostri.
Nel Codice Da Vinci,successo letterario/planetario di Dan Brown,il dipinto o affresco che dir si voglia nasconderebbe una serie di informazioni relative ad un presunto matrimonio fra Gesu e la Maddalena che sarebbe raffigurata nell’affresco nelle vesti del discepolo prediletto,Giovanni.Ora,se è vero che il volto di san Giovanni ha effettivamente fattezze femminili, non va dimenticato che Leonardo usava spesso l’androginità come caratteristica dei suoi dipinti (si guardi il San Giovanni Battista o gli angeli da lui dipinti).Immaginate per esempio un Leonardo che inserisce la figura della Maddalenaanche se sotto mentite spoglie,in un dipinto religioso proprio all’interno di una chiesa…
Tornando allo sceneggiato,dopo Milano e la conseguente partenza,Leonardo si reca alla corte di Isabella d’Este,da qui a Venezia e infine a Firenze,dove lavora alla Battaglia di Anghiari,il celebre affresco che purtroppo andò perduto.
Val la pena leggere cosa scrisse a proposito il Vasari,cosa appena accennata per motivi di tempo nello sceneggiato:
“Per la eccellenzia dunque delle opere di questo divinissimo artefice, era tanto cresciuta la fama sua, che tutte le persone che si dilettavano de l’arte, anzi la stessa città intera disiderava ch’egli le lasciasse qualche memoria; e ragionavasi per tutto di fargli fare qualche opera notabile e grande, donde il pubblico fusse ornato et onorato di tanto ingegno, grazia e giudizio, quanto nelle cose di Lionardo si conosceva. E tra il gonfalonieri et i cittadini grandi si praticò che essendosi fatta di nuovo la gran sala del consiglio, l’architettura della quale fu ordinata col giudizio e consiglio suo, di Giuliano S. Gallo e di Simone Pollaiuoli detto Cronaca e di Michelagnolo Buonarroti e Baccio diAgnolo (come a’ suoi luoghi più distintamente si raggionerà). La quale finita, con grande prestezza fu per decreto publico ordinato, che a Lionardo fussi dato a dipignere qualche opera bella; e così da Piero Soderini, gonfaloniere allora di giustizia, gli fu allogata la detta sala. Per il che volendola condurre Lionardo, cominciò un cartone alla sala del papa, luogo in S. Maria Novella, dentrovi la storia di Niccolò Piccinino, capitano del duca Filippo di Milano, nel quale disegnò un groppo di cavalli che combattevano una bandiera, cosa che eccellentissima e di gran magisterio fu tenuta per le mirabilissime considerazioni che egli ebbe nel far quella fuga. Perciò che in essa non si conosce meno la rabbia, lo sdegno e la vendetta negli uomini che ne’ cavalli; tra quali due intrecciatisi con le gambe dinanzi non fanno men guerra coi denti, che si faccia chi gli cavalca nel combattere detta bandiera, dove apiccato le mani un soldato, con la forza delle spalle, mentre mette il cavallo in fuga, rivolto egli con la persona, aggrappato l’aste dello stendardo, per sgusciarlo per forza delle mani di quattro, che due lo difendono con una mano per uno, e l’altra in aria con le spade tentano di tagliar l’aste; mentre che un soldato vecchio con un berretton rosso, gridando, tiene una mano nell’asta e con l’altra inalberato una storta, mena con stizza un colpo, per tagliar tutte a due le mani a coloro, che con forza digrignando i denti, tentano con fierissima attitudine di difendere la loro bandiera; oltra che in terra fra le gambe de’ cavagli v’è due figure in iscorto, che combattendo insieme, mentre uno in terra ha sopra uno soldato, che alzato il braccio quanto può, con quella forza maggiore gli mette alla gola il pugnale, per finirgli la vita: e quello altro con le gambe e con le braccia sbattuto, fa ciò che egli può per non volere la morte. Nè si può esprimere il disegno che Lionardo fece negli abiti de’ soldati, variatamente variati da lui; simile i cimieri e gli altri ornamenti, senza la maestria incredibile che egli mostrò nelle forme e lineamenti de’ cavagli: i quali Lionardo meglio ch’altro maestro fece, di bravura, di muscoli e di garbata bellezza. Dicesi che per disegnare il detto cartone fece uno edifizio artificiosissimo che, stringendolo, s’alzava, et allargandolo, s’abbassava. Et imaginandosi di volere a olio colorire in muro, fece una composizione d’una mistura sì grossa, per lo incollato del muro, che continuando a dipignere in detta sala, cominciò a colare, di maniera che in breve tempo abbandonò quella, vedendola guastare. Aveva Lionardo grandissimo animo et in ogni sua azzione era generosissimo. Dicesi che andando al banco per la provisione, ch’ogni mese da Piero Soderini soleva pigliare, il cassiere gli volse dare certi cartocci di quattrini; et egli non li volse pigliare, rispondendogli: “Io non sono dipintore da quattrini”. Essendo incolpato d’aver giuntato da Piero Soderini fu mormorato contra di lui; per che Lionardo fece tanto con gli amici suoi, che ragunò i danari e portolli per ristituire, ma Piero non li volle accettare.”
Lo sceneggiato prosegue mostrandoci i difficili rapporti con Michelangelo,di molto più giovane di lui,molto più irruente fino al tempo dedicato dal genio vinciano allo studio del volo umano,mentre contemporaneamente si dedica ad opere fondamentali come La gioconda ,che,come ricorda il Vasari
“Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Monna Lisa sua moglie, e quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto, la quale opera oggi è appresso il re Francesco di Francia in Fontanableò; nella qual testa chi voleva veder quanto l’arte potesse imitar la natura, agevolmente si poteva comprendere, perchè quivi erano contrafatte tutte le minuzie che si possono con sottigliezza dipignere.Avvenga che gli occhi avevano que’ lustri e quelle acquitrine, che di continuo si veggono nel vivo; et intorno a essi erano tutti que’ rossigni lividi et i peli, che non senza grandissima sottigliezza si possono fare. Le ciglia per avervi fatto il modo del nascere i peli nella carne, dove più folti e dove più radi, e girare secondo i pori della carne, non potevano essere più naturali. Il naso, con tutte quelle belle aperture rossette e tenere, si vedeva essere vivo. La bocca, con quella sua sfenditura con le sue fini unite dal rosso della bocca con l’incarnazione del viso, che non colori, ma carne pareva veramente. Nella fontanella della gola, chi intentissimamente la guardava, vedeva battere i polsi: e nel vero si può dire che questa fussi dipinta d’una maniera da far tremare e temere ogni gagliardo artefice e sia qual si vuole. Usovvi ancora questa arte, che essendo Monna Lisa bellissima, teneva mentre che la ritraeva, chi sonasse o cantasse, e di continuo buffoni che la facessino stare allegra, per levar via quel malinconico, che suol dar spesso la pittura a’ ritratti che si fanno. Et in questo di Lionardo vi era un ghigno tanto piacevole che era cosa più divina che umana a vederlo, et era tenuta cosa maravigliosa, per non essere il vivo altrimenti.”
Molto bella è la sequenza che mostra un giovanissimo e commosso Raffaello Sanzio da Urbino conoscere Leonardo, suo idolo e guardare stupefatto La Gioconda…
La parte finale dello sceneggiato ci mostra un Leonardo ormai avanti negli anni,fra amarezze e delusioni,ma sempre con quello spirito di osservazione,quella voglia di conoscere insaziabile che lo spinse per tutta la vita fino alla vita quieta nel castello di Amboise e alla morte tranquilla tra le persone che amava.Uno sceneggiato molto bello ad onta delle tre ore di proiezione,che si gustano fino all’ultima scena.
Merito di Giulio Bosetti,elegante e misurato,che in pratica conduce lo spettatore attraverso le varie fasi di Leonardo alla conoscenza di un uomo geniale,tormentato,divorato dal desiderio di conoscenza,inquieto,sempre teso quasi ossessivamente alla ricerca di una perfezione impossibile da ottenere,testimoniata dalle sue opere per larga parte incomplete.Bravo anche Leroy,che presta il suo volto sempre sormontato da un sorriso enigmatico alla Monna Lisa con una smorfia tra l’ironico e il malinconico.degno interprete dell’uomo che «[La Natura] non solo della bellezza del corpo, che molto bene gli concedette, volse dotarlo, ma di molte rare virtù volse anchora farlo maestro.Era di bella persona, proportionata, gratiata et bello aspetto. portava uno pitocco rosato corto sino al ginocchio, che allora s’usavano i vestiri lunghi, haveva sino al mezo in petto una bella capellaia et anellata et ben composta».(Anomimo Gaddiano)
Ottima la regia e sopratutto belle le scenografie,curate con molta bravura dalla produzione.Splendide le ricostruzioni dei lavori del sommo Maestro,per quello che è di gran lunga lo sceneggiato/film più esaustivo mai realizzato su Leonardo.
Un’opera imperdibile,visibile su Youtube agli indirizzi https://www.youtube.com/watch?v=gk1XeiyhXXI e https://www.youtube.com/watch?v=b-jpRG4YMWU. Anche se il nome del video è in spagnolo lo sceneggiato è rigorosamente in italiano e in buona qualità.
La vita di Leonardo da Vinci
Regia di Renato Castellani,con Philippe Leroy,Ottavia Piccolo,Gauco Onorato,Giampiero Albertini,Bruno Cirino Sceneggiato Tv 1971,Durata 300 minuti,Italia Spagna
Philippe Leroy: Leonardo da Vinci
Marta Fischer: Isabella d’Aragona
Renzo Rossi: Sandro Botticelli
Giampiero Albertini: Ludovico il Moro
Ann Odessa: Catherine
Glauco Onorato: Ser Piero da Vinci
Filippo Scelzo: Nonno Antonio
Carlos de Carvalho: Zio Francesco
Mario Molli: Andrea Verrocchio
Riad Gholmie: Francesco I di Francia
Bruno Cirino: Michelangelo
James Werner: Lorenzo di Credi
Maria Marchi: Mathurine
Alberto Fiorini: Leonardo a 13 anni
Sara Franchetti: Cecilia Gallerani
Marco Mazzoni: Leonardo a 5 anni
Ottavia Piccolo: Beatrice d’Este
Wanda Vismara: Margherita
Christian de Tillière: Luigi XII
Renato Cestiè: Leonardo a 6 anni
Maria Tedeschi: Lucia, nonna di Leonardo
Bianca Toccafondi: Isabella d’Este
Marco Bonetti: Marco D’Oggiono
Regia Renato Castellani
Soggetto Renato Castellani
Sceneggiatura Renato Castellani
Fotografia Toni Secchi
Montaggio Jolanda Benvenuti
Musiche Roman Vlad
Produttore RAI, ORTF, TVE, Istituto Luce
Casa di produzione Radiotelevisione Italiana, Televisión Española
L’uomo che con continui desideri sempre con festa aspetta la nuova primavera e sempre la nuova Astarte, sempre nuovi mesi e nuovi anni, parendogli che le desiderate cose venendo siano troppo tarde, ei non s’avvede che desidera la soddisfazione.
“Nessun effetto è in natura sanza ragione, intendi la ragione e non ti bisogna sperienza.”
“È vero che l’uomo è il re degli animali, perché la sua brutalità supera la loro. Viviamo grazie alla morte di altri. Già in giovane età ho rinnegato l’abitudine di cibarmi di carne, e ritengo che verrà un tempo nel quale gli uomini conosceranno l’anima degli animali e in cui l’uccisione di un animale sarà considerata con lo stesso biasimo con cui consideriamo oggi quella di un uomo.”
“Quando camminerete sulla terra dopo aver volato, guarderete il cielo perché là siete stati e là vorrete tornare.”
“La sapienza è figliola della sperienza.”
“Siccome una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire.”
“Nessun effetto è in natura sanza ragione, intendi la ragione e non ti bisogna sperienza.”
“La sperienzia, interprete in fra l’artifiziosa natura e la umana spezie, ne ‘nsegna ciò che essa natura in fra’ mortali adopra da necessità constretta, non altrimenti oprar si possa che la ragione, suo timone, oprare li ‘nsegni.”
“Tra la pittura e la scultura non trovo altra differenza, senonché lo scultore conduce le sue opere con maggior fatica di corpo che il pittore, ed il pittore conduce le opere sue con maggior fatica di mente.”
“Alla mia età, ho incontrato tanta gente, ho sofferto e gioito, ma soprattutto ho imparato ad amare l’Amore, e a rifiutare l’odio. L’Amore dona a noi stessi l’eterna gioventù, e ogni domani è importante per incontrare nuova gente e vivere nuove storie importanti.”
“La natura pare qui in molti o di molti animali stata più presto crudele matrigna che madre, e d’alcuni non matrigna, ma piatosa madre.”
“La meccanica è il paradiso della matematica perché qui se ne possono cogliere i frutti. Non c’è certezza nella scienza se la matematica non può esservi applicata, o se non vi è comunque in relazione.”
“L’omo ha desiderio d’intendere se la femmina è cedibile alla dimandata lussuria, e intendendo di sì e come ell’ha desiderio dell’omo, elli la richiede e mette in opera il suo desiderio, e intender nol può se non confessa, e confessando fotte.”
“Tristo è quel maestro del quale l’opera avanza il giudizio suo. E quello si drizza alla perfezione dell’arte, del quale l’opera è superata dal giudizio.”
Anonimo Gaddiano, 1542
Fu tanto raro e universale, che dalla natura per suo miracolo esser produtto dire si puote: la quale non solo della bellezza del corpo, che molto bene gli concedette, volse dotarlo, ma di molte rare virtù volse anchora farlo maestro. Assai valse in matematica et in prospettiva non meno, et operò di scultura, et in disegno passò di gran lunga tutti li altri. Hebbe bellissime inventioni, ma non colorì molte cose, perché si dice mai a sé medesimo avere satisfatto, et però sono tante rare le opere sue. Fu nel parlare eloquentissimo et raro sonatore di lira […] et fu valentissimo in tirari et in edifizi d’acque, et altri ghiribizzi, né mai co l’animo suo si quietava, ma sempre con l’ingegno fabricava cose nuove.»
Lettera di Leonardo al Moro
Avendo, Signor mio Illustrissimo, visto et considerato oramai ad sufficienzia le prove di tutti quelli che si reputono maestri et compositori de instrumenti bellici, et che le invenzione e operazione di dicti instrumenti non sono niente alieni dal comune uso, mi exforzerò, non derogando a nessuno altro, farmi intender da V. Excellentia, aprendo a quella li secreti mei, et appresso offerendoli ad omni suo piacimento in tempi opportuni, operare cum effecto circa tutte quelle cose che sub brevità in parte saranno qui di sotto notate:
Ho modi de ponti leggerissimi et forti, et atti ad portare facilissimamente, et cum quelli seguire, et alcuna volta fuggire li inimici, et altri securi et inoffensibili da foco et battaglia, facili et commodi da levare et ponere. Et modi de arder et disfare quelli de l’inimico.
So in la obsidione de una terra toglier via l’acqua de’ fossi, et fare infiniti ponti, gatti et scale et altri instrumenti pertinenti ad dicta expedizione.
Item, se per altezza de argine, o per fortezza di loco et di sito, non si potesse in la obsidione de una terra usare l’officio de le bombarde, ho modi di ruinare omni rocca o altra fortezza, se già non fusse fondata in su el saxo.
Ho ancora modi de bombarde commodissime et facile ad portare, et cum quelle buttare minuti (saxi a similitudine) di tempesta; et cum el fumo di quella dando grande spavento all’inimico, cum grave suo danno et confusione.
Et quando accadesse essere in mare, ho modi de molti instrumenti actissimi da offender et defender, et navili che faranno resistenzia al trarre de omni g[r]ossissima bombarda et polver & fumi.
Item, ho modi, per cave et vie secrete et distorte, facte senza alcuno strepito, per venire (ad uno certo) et disegnato[loco], ancora che bisognasse passare sotto fossi o alcuno fiume.
Item, farò carri coperti, securi et inoffensibili, e quali intrando intra li inimica cum sue artiglierie, non è sì gran de multitudine di gente d’arme che non rompessino. Et dietro a questi poteranno seg[ui]re fanterie assai, illesi e senza alcuno impedimento.
Item, occurrendo di bisogno, farò bombarde, mortari et passavolanti di bellissime et utile forme, fora del comune uso.
Dove mancassi la operazione de le bombarde, componerò briccole, mangani, trabucchi et altri instrumenti di mirabile efficacia, et fora del usato; et insomma, secondo la varietà de’ casi, componerò varie et infinite cose da offender et di[fendere].
In tempo di pace credo satisfare benissimo ad paragone de omni altro in architectura, in composizione di edificii et pubblici et privati, et in conducer acqua da uno loco ad uno altro. Item, conducerò in sculptura di marmore, di bronzo et di terra, similiter in pictura, ciò che si possa fare ad paragone de onni altro, et sia chi vole. Ancora si poterà dare opera al cavallo di bronzo, che sarà gloria immortale et eterno onore de la felice memoria del Signor vostro patre et de la inclita casa Sforzesca. Et se alcuna de le sopra dicte cose a alcuno paressino impossibile e infactibile, me offero paratissimo ad farne experimento in el parco vostro, o in qual loco piacerà a Vostr’Excellenzia, ad la quale humilmente quanto più posso me recomando.
La Gioconda,Ritratto di Monna Lisa
La Dama con l’ermellino
San Giovanni Battista
La Vergine delle rocce,Versione Londra
La Vergine delle rocce,versione Parigi
L’annunciazione
Salvator Mundi (opera attribuita recentemente a Leonardo)
La bella principessa (opera attribuita recentemente a Leonardo)
La vergine Sant’Anna e il bambino
Monna Litta
L’adorazione dei Magi
Ritratto di Ginevra Benci
Ritratto di un musico
San Gerolamo penitente
Leda e il cigno,copia (originale perduto)
Madonna con bambino,Madonna Benois
Madonna dei fusi
Il Cenacolo
L’angelo dipinto da Leonardo ( a sinistra) nel Battesimo di Cristo del Verrocchio
Cartone di Londra
Il Mundial Dimenticato – La vera incredibile storia dei Mondiali di Patagonia
Nel 1942 il mondo è in guerra.
Non c’è tempo e non c’è spazio oltre a non esserci nemmeno la fantasia per organizzare eventi sportivi.Gli ultimi di rilievo furono celebrati nella Germania nazista nel 1936,le XI Olimpiadi di Berlino e i campionati mondiali di calcio del 1938 in Francia;si sarebbero dovute celebrare anche le Olimpiadi del 1940 a Tokyo e i Mondiali del 1942 ma la guerra cambiò tutto.Eppure la storia non è andata così,almeno per quanto riguarda il calcio;nel 1942 in Patagonia il conte Vladimir Otz e sua figlia Helena organizzarono un Mundial con 12 nazionali,fra le quali spiccavano i nomi dell’Italia,della Germania,dell’Inghilterra e della nazione Mapuche,scelta in rappresentanza dell’Argentina che non aveva accettato di partecipare.
Ma come è possibile allora che le cronache sportive e l’albo d’oro del Mondiale non riportino la storia della straordinaria vittoria della nazionale Mapuche sula Germania e della storica semifinale Germania-Italia che permise ai giocatori nazisti di contendere il titolo proprio ai Mapuche nella finale? Eppure a documentare il tutto ecco che arrivano filmati dell’epoca di Guilliermo Sandrini ,geniale operatore ingaggiato dal conte Otz e che scomparve durante la finale fra Inghilterra e Mapuche,durante l’alluvione e conseguente cedimento di una diga che portò alla sua morte e a quella di un numero imprecisato di spettatori.
Il corpo di Sandrini,rinvenuto casualmente con la sua cinepresa in un ossario di dinosauri permette al mondo di riscoprire questa storia dimenticata,facendoci conoscere gli eroi di quella storia,di rivedere i pochi superstiti vivi e le inevitabili interviste agli stessi.
Tutto vero?Naturalmente no.Siamo di fronte ad una operazione di fantasia,geniale e divertente,diretta da Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni nel 2011,un mockumentary (da “mock”sbeffeggiare e “documentary” con l’abbreviazione di documentario) un’opera quindi di totale fantasia ma ricostruita con genialità grazie all’uso di accorgimenti tecnici,come i graffi sulla pellicola ovviamente in rigoroso bianco e nero,spezzoni autentici dell’Istituto Luce e interviste a celebrità del calcio (Baggio,Lineker,Valdano) che rendono l’operazione talmente credibile da essere stata presa per oro colato da migliaia di appassionati di calcio.
Ma non solo.Anche alcuni giornali sono stati coinvolti nell’operazione,tanto che alcuni di essi hanno parlato di insabbiamento storico.Del resto guardando il film e prendendo per oro colato tutto quello che vediamo si viene tratti in inganno;l’operazione è abile e ben diretta.Tuttavia man mano che ci si addentra nella storia lo spettatore smaliziato si rende conto dell’ironia dispensata dai registi e sopratutto delle incongruenze storiche e sopratutto dei personaggi improbabili che vi avrebbero fatto parte.Partendo dall’arbitro di tutte le partite (eccetto la finale),il corpulento e ubriacone William Brett Cassidy,presunto figlio del leggendario Butch Cassidy,che in una partita invece del fischietto estrae una pistola,oppure una delle architravi su cui si basa il film, la partecipazione delle nazionali dei Mapuche e del Regno di Patagonia,che sostituiscono rispettivamente l’Argentina e il Cile, che rifiutarono la partecipazione proprio per la presenza delle due nazionali non riconosciute come territori indipendenti.
Ovviamente ci sono tantissime altre incongruenze come la presenza dell’Inghilterra in un campionato che vedeva due nazioni come Italia e Germania che erano coinvolte nella guerra proprio contro gli inglesi,il fatto che la nazionale tedesca fosse rappresentata da operai che stendevano un cavo trans oceanico,l’operatore Sandrini che studia le riprese aeree e si alza in volo legato a dei palloncini,la storia d’amore fra il prestante indios Tigre e la bella Helena,che ha contemporaneamente una relazione con il centravanti ovviamente biondo e atletico della nazionale tedesca ecc.Tratto molto liberamente da un racconto di Osvaldo Soriano,famoso scrittore e giornalista argentino,intitolato Il figlio di Butch Cassidy,che fa parte del libro Pensare con i piedi,il documentario è un’opera intelligente,scorrevole e al tempo stesso ironica e divertente.
La struttura è quella tipica del documentario.Si parte con il rinvenimento delle ossa di Sandrini vicine a quelle di un dinosauro e si prosegue con la storia del girato dal regista,che include sequenze assolutamente inedite (e ovviamente false) del mundial,con la presentazione del Conte Otz,presentato come lo stravagante,ricco ma coltissimo governatore del regno di Patagonia e di sua figlia Helene,bella e famosa fotografa che avrà due relazioni sentimentali con i centravanti della Germania e con il leggendario Tigre più un’altra chiacchierata con il regista Sandrini per passare di volta in volta a testimonianze dei presunti partecipanti alla partita,interviste alla discendente di Helene o dei pochi Mapuche sopravvissuti.
In mezzo anche interviste ai Mapuche realizzate ai giorni nostri e uno pseudo documentario sulla tragedia che sconvolse la finale.Un’opera molto interessante e inusuale, che ha incontrato i favori della critica e del pubblico grazie alla sua carica innovativa e alla sua fantasia.Il film è disponibile in una riduzione dalla tv su You tube in una qualità passabile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=mR5mfXcg-kk
Il Mundial Dimenticato – La vera incredibile storia dei Mondiali di Patagonia
Un film di Lorenzo Garzella, Filippo Macelloni. Documentario, durata 95 min. – Italia, Argentina 2011.
Regia Lorenzo Garzella, Filippo Macelloni
Sceneggiatura Lorenzo Garzella, Filippo Macelloni
Produttore Daniele Mazzocca
Casa di produzione Verdeoro, Docksur Producciones
Distribuzione (Italia) JP Entertainment
Fotografia Alberto Iannuzzi
Musiche Pierluigi Pietroniro, Louis Siciliano
Il mondiale del 1942 non figura in nessun libro di storia. Si giocò nella Patagonia argentina senza sponsor né giornalisti, e nella finale accaddero cose strane, come il fatto che si giocò un giorno e una notte senza riposo, che le porte e il pallone sparirono e che il temerario figlio di Butch Cassidy tolse all’Italia tutti i suoi titoli.Mio zio Casimiro, che non aveva mai visto da vicino un pallone da calcio, nella finale fece il guardalinee e alcuni anni dopo scrisse delle memorie fantastiche, piene di errori storici e di follie ormai irrimediabili in mancanza di testimoni più credibili.La guerra in Europa aveva interrotto i mondiali. Gli ultimi due, nel 1934 e nel 1938, li aveva vinti l’Italia e gli operai piemontesi ed emiliani che costruivano la diga di Barda del Medio in Argentina e le strade di Villarica in Cile, si sentivano campioni per sempre. Tra gli operai che lavoravano c’erano anche mapuches noti per le loro arti illusionistiche e per le loro magie, e soprattutto europei scappati dalla guerra. Spagnoli che monopolizzavano i negozi di alimentari, altri italiani di Genova, della Calabria e della Sicilia, e polacchi, francesi, qualche inglese che prolungava le strade ferrate di Sua Maestà, pochi guaranìes del Paraguay, argentini che avanzavano verso la lontana Terra del Fuoco. Tutti si trovavano lì perché il telegrafo non c’era ancora arrivato e si sentivano al sicuro dal mondo tremendo in cui erano nati.
L’opinione di Nikinara dal sito http://www.mymovies.it
Un film inaspettato, a metà tra il documentario (nel linguaggio) e la pura fiction (nella storia), dove è difficile distinguere il vero dal falso. Se non si conosce il racconto di Osvaldo Soriano (“Il figlio di Butch Cassidy”) si rischia di prendere tutto per buono, con un po’ di delusione quando invece si scopre che si tratta di pura fantasia. Ma per gli appassionati di Soriano questo film è un’autentica rivelazione che non si limita a mettere in scena una storia conosciuta, ma la ricostruisce con pazienza e abilità fino a darle forma di leggenda. Gli ingredienti ci sono tutti: la passione per il calcio, il gusto per il racconto, la fascinazione della Patagonia, gli intrecci amorosi, l’amore per il cinema. Un film intelligente e divertente, capace di piacere anche anche alle donne.
L’opinione del sito http://www.ilcinematografo.it
Raccontato attraverso le parole del più esperto ricercatore sul tema, il giornalista argentino Sergio Levinsky, il film prende le mosse dal ritrovamento di uno scheletro con la macchina da presa negli scavi paleontologici di Villa El Chocon, nella Patagonia Argentina: i resti umani appartengono a Guillermo Sandrini, cineoperatore di origini italiane assoldato – come svela una lettera del conte Otz a Jules Rimet – per “filmare i Mondiali in modo memorabile e rivoluzionario”. Cosa che avvenne realmente, con tecniche che già 70 anni fa anticipavano le attuali “spider-cam” utilizzate sui campi di gioco da alcune emittenti satellitari: dalla “camera fluctuante” alla “trampilla”, fino alla “cine-pelota” e al “cine-casco”, Sandrini incarnò la risposta estetico-politica alla Leni Riefenstahl dei Giochi Olimpici di Berlino del ’36, trovando la morte proprio durante la finale del mundial, flagellata da un violento temporale e da una drammatica alluvione che, fino ad oggi, “congelò” nella memoria il risultato tra la rappresentativa tedesca (nazista) e gli indios Mapuche sull’1 a 1.
Ma quel mondiale, caratterizzato non solo dalla partecipazione di giocatori non professionisti (operai, minatori, scavatori, ingegneri, militari, pescatori, esiliati e rivoluzionari in fuga) e dall’arbitraggio “con pistola” di personaggi che meriterebbero una letteratura a parte (il conte Otz assoldò addirittura William Brad Cassidy, figlio del più celebre Butch, che proprio come il padre dopo aver rapinato banche e assaltato treni, collezionando taglie in 5 diversi paesi dell’unione, si rifugiò in Patagonia), precursore se vogliamo della storica Italia-Germania del ’70 (anche se l’esito fu differente, 3 a 2 per i teutonici grazie ad un arbitraggio che, ancora oggi, il terzino destro Antonio Battilocchi – allora operaio alla diga che poi l’alluvione spazzò via – definisce “scandaloso”), non poteva finire così. Mai riconosciuto dalla FIFA, sepolto nella memoria del tempo (e del fango), il mundial – emblema di un calcio che ancora profumava di leggenda – ebbe invece un vincitore: sepolto per decenni nella cinepresa di Sandrini, riportato in vita sul grande schermo di una saletta a Buenos Aires. “Campeones del Mundo!”. Imperdibile.
L’opinione di Thegaunt dal sito http://www.filmscoop.it
Il mundial dimenticato può sembrare un tuffo nel passato nostalgico del calcio che fu e del valore dello sport nei tempi bui della guerra mondiale. C’è anche questo, ma questo documentario va oltre. Nel microcosmo, si fa per dire, della sperduta regione della Patagonia iniziano a farsi presenti nella pur palese falsità dei mockumentary quegli elementi che diventeranno una cifra dominante e degenerativa del calcio moderno. Uno su tutti le strampalate riprese del cameraman Sandrini che nella sua volontà di essere più rivoluzionario della Riefenstahl con risultati tragicomici, mette in rilievo l’invadenza del mezzo televisivo che sarà ed è tutt’oggi.
Molto buona tutta l’intelaiatura del film, credibile nelle testimonianze e nelle immagini d’epoca. Un po’ debole nella ricostruzione dei finti filmati, probabilmente perchè essendo un documentario e non un blockbuster hollywoodiano paga il budget limitato.
L’opinione di Giannisv66 dal sito http://www.filmtv.it
Piace soprattutto la grande ironia con cui viene affrontato un mondo come quello del calcio troppo spesso afflitto dalle iper-valutazioni dei suoi appassionati.
Tante, troppe volte sentiamo gente disquisire di calcio come se si trattasse di politica o di economia, o peggio ancora di una guerra in corso, e non solo al bar sotto casa, ma anche e soprattutto in televisione. Finendo così per far dimenticare a molti che si tratta di un gioco, di indubbio fascino ovviamente, ma solo un gioco consistente in ventidue signori in mutande che corrono dietro un pallone.
I registi sono bravi a usare gli eventi (di pura invenzione) di quel lontano passato per mettere alla berlina certe “questioni spinose” che attanagliano i moderni commentatori, vedi ad esempio l’esilarante esempio di moviola in campo ante litteram che vede coinvolti gli sportivissimi inglesi.
E con l’ironia verrà svelato il segreto dell’esito della finale. Su cui ovviamente qui taciamo.
Per gli appassionati di football, dotati di una corretta dose di ironia, quattro stelle piene. Considerato che – naturalmente – non tutti condividono questa passione più corretta una mezza stella in meno.
Il Conte Otz
Helena Otz
Klaus Kramer
El Tigre
Guillermo Sandrini
Il punto su Filmscoop

Ed eccoci al tradizionale appuntamento di (quasi) fine anno per parlare del sito, del suo stato di salute e dei programmi futuri.
E’ stato un anno molto difficile per il blog e per i blog in generale. Il continuo e impetuoso movimento del web,dei gusti degli utenti e delle loro abitudini ha sancito e istituzionalizzato comportamenti diversi nell’utilizzo di Internet e dei siti.Leggendo qua e la le dotte opinioni degli analisti ci si rende conto di come il fenomeno dei Social abbia mutato in maniera significativa usi e abitudini dei naviganti. Uno dei fenomeni di più lunga durata,quello dei forum,si è praticamente sgonfiato e milioni di forum stessi sono stati abbandonati dagli utenti e infine dagli Admin per mancanza di interlocutori.Resistono ormai solo i forum tematici,che parlano di pesca o di orologi,di auto o di sesso,argomenti cioè in cui la discussione è monotematica,nelle quali si cerca un interlocutore per parlare di una passione condivisa lontano dagli occhi indiscreti dei Social.
Che sono ormai i re incontrastati della comunicazione. In pratica su un social come Facebook si vive 24 ore al giorno in compagnia degli altri,si condivide tutto e su di esso nascono giornalmente milioni di pagine tematiche,una fetta non indifferente delle quali è dedicata al cinema.
Certo,c’è una bella differenza tra un articolo pubblicato da un sito o da un blog specializzato,ma inevitabilmente molti lettori non navigano più alla ricerca della qualità quanto piuttosto di un Bignami che riassuma il film che si sta vedendo oppure si cerca semplicemente qualche notizia aggiuntiva sul film stesso.
Questo blog non poteva fare eccezione,ovviamente.Dalle 4000 visite giornaliere di 2 anni fa si è passati alle 2500,con una perdita significativa costante.Ora,va da se che essendo questo un sito amatoriale la cosa ha davvero un’importanza marginale,tuttavia impone una serie di interrogativi e riflessioni. I blog sono un fenomeno ormai esclusivamente legati alle tematiche affrontate;quelli più frequentati parlano di cucina,di sport,di sesso,ovvero argomenti da sempre fonte di interesse.Scomparsi del tutto o quasi i blog personali,quelli per intenderci che affrontavano temi intimi,quasi che il quotidiano dei blogger fosse ormai argomento di scarso o nessun interesse.
Tutto questo implica trasformazioni e adeguamenti alle logiche dei lettori. Personalmente da un po di tempo ho fatto una scelta,quella di abbandonare in parte il B movie a favore di un cinema di qualità,per proporre cioè un tipo di cinema di livello superiore.Scelta che evidentemente ha sottratto alcuni lettori al sito. Non è un problema,perchè come ho già detto nel corso di questi sette anni,l’audience non è e non sarà mai un obiettivo del sito stesso. L’impegno c’è e continuerà ad esserci,compatibilmente con il quotidiano e con le cose della vita.
Un obiettivo resta fermo;quello di continuare sulla strada intrapresa,ovvero proporre un cinema di qualità.Una scelta che ovviamente allontanerà ancor più una consistente fascia di utenti,ma come già detto la fortuna di gestire un sito amatoriale è proprio quella di non dover rendere conto a nessuno se non a chi legge dei risultati ottenuti.E poichè gli stessi sono accettabili,va tutto bene.
Tempo fa scrissi che mi sarebbe piaciuto che qualcuno collaborasse con il sito proponendo o scrivendo articoli per lo stesso;è un invito che rivolgo ancora,se c’è qualcuno che vuole collaborare si faccia avanti 🙂
Buon proseguimento a tutti
Paul Templar




























































































































































































































































































































































































































