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I vizi morbosi di una governante

Ileana, figlia del conte De Chablais ritorna a casa con un gruppo eterogeneo di amici, per lo più hippy e contestatori.
Nel castello, ad attenderla, ci sono il padre, ormai ridotto a vivere su una sedia a rotelle e con gravi problemi di comunicazione e il fratello, un giovane con grossi problemi mentali dedito al suo hobby preferito, la tassidermia.
Chiudono il gruppo degli abitanti del castello la governante, il medico di famiglia e un domestico.
Il ritorno di Ileana e la presenza del gruppo di giovani scatena però una serie di terribili omicidi: i ragazzi uccisi mostrano tutti lo stesso modus operandi, cioè l’omicidio brutale e l’estirpazione degli occhi.
Ovviamente il maggior sospettato diviene il minorato fratello di Ileana per via del suo strano e macabro hobby, ma la realtà è un’altra…


Nonostante il titolo sembri indicare un film sexy ai confini con i film a luce rossa che nell’anno 1977, quello d’uscita di I vizi morbosi di una governante iniziavano ad invadere le sale, questo film dicevo di sexy ha ben poco se non nulla.
Siamo di fronte ad un thriller horror di scarsa fattura diretto da Filippo Walter Ratti, regista romano (oggi quasi centenario) alla sua ultima opera dietro la macchina da presa che in precedenza aveva diretto altre opere minori come La notte dei dannati ed Erika.
Più che di un brutto film si può parlare principalmente di un film di rara sciatteria, in cui ad una sceneggiatura approssimativa che in pratica svela il nome del colpevole già dal titolo si aggiunge una recitazione del cast francamente disarmante nella sua pochezza, che vedrà l’enigma risolto dal solito acuto ispettore.


Se il regista ha nelle intenzioni di creare nello spettatore un’atmosfera claustrofobica legata all’attesa del successivo omicidio che si esplica attraverso il rituale dell’espianto degli occhi, ben presto riesce a scontentare lo spettatore stesso con una regia molto approssimativa e priva di idee.
Il blando erotismo mostrato qua e là, quasi a giustificare il titolo molto furbo e ammiccante, è davvero di bassa lega e di certo non è aiutato da attrici su uno standard recitativo molto basso, troppo basso.


Annie Carol Edel ( che qualcuno ricorderà in Calore in provincia e in Blu Jeans), che interpreta la governante Berta, è anche l’unica a mostrare qualche numero, mentre assolutamente deprimente è Isabelle Marchall, attrice specializzata in ruoli sexy che interpreta la contessina De Chablais.
Nel cast figura Corrado Gaipa, l’unico vero professionista del cast assieme alla bella Patrizia Gori, ma i due finiscono sacrificati in ruoli defilati mentre il film scorre in maniera monocorde verso un finale senza sorprese ed anche parecchio arruffato.
Insomma un titolo confuso insieme a quelli di buona parte della produzione della seconda metà degli anni settanta, periodo in cui il cinema italiano iniziò a scendere precipitosamente una china salita con tanta fatica ed entusiasmo negli anni precedenti.


L’idea di fondere il thriller, il giallo, l’erotico in salsa gotica era ormai un’espediente che aveva fatto il suo tempo: Ratti non solo non aggiunge nulla a quanto prodotto fino a quel momento, ma riesce se vogliamo a ridicolizzare questi generi con un film da dimenticare.
Null’altro da segnalare se non una versione digitalizzata per gli amanti del genere.

I vizi morbosi di una governante
Un film di Peter Rush. Con Annie Carol Edel,Corrado Gaipa, Isabelle Marchall,Claudio Peticchio, Ambrogio Molteni, Gaetano Russo, Patrizia Gori .Horror, durata 95 min. – Italia 1977

Corrado Gaipa: L’ispettore
Isabelle Marchall: Ileana De Chablais
Annie Carol Edel: Berta
Gaetano Russo: Bobby Jelson
Giuseppe Colombo: Frank Hoffman
Adler Gray: Gretel Schanz
Patrizia Gori: Elsa Leiter

Regia Filippo Walter Ratti
Sceneggiatura Ambrogio Molteni
Casa di produzione Gi.Ba.Si. Cinematografica
Fotografia Gino Santini
Montaggio Sergio Muzzi
Musiche Piero Piccioni
Scenografia Gino Tonni

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ottobre 13, 2012 Posted by | Horror | , , , , | Lascia un commento

Emanuelle e Francoise, le sorelline

Emanuelle e Francoise le sorelline locandina

Una giovane e bella modella Francoise, tornando a casa da un breve giro in bicicletta, trova il suo boy friend Carlo a letto con un’altra donna; Carlo è un poco di buono, che utilizza la ragazza come un oggetto, obbligandola anche a prostituirsi. La ragazza, umiliata dall’ennesimo tradimento, si getta sotto un treno, lasciando ad una lettera inviata ai genitori il compito di raccontare la sua storia con Carlo. A leggere la lettera è anche Emanuelle, una giornalista con l’hobby della pittura, che decide di vendicarsi dell’uomo seducendolo. Così fa, e dopo averlo agganciato in un ippodromo, lo convince a seguirlo a casa, dove Carlo viene drogato.

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Patrizia Gori è Francoise

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Al risveglio l’uomo si ritrova rinchiuso in un angusto stanzino, legato mani e piedi con delle catene; lo stanzino, completamente insonorizzato, ha uno specchio attraverso il quale è possibile vedere all’esterno dello stesso. Da quel momento l’uomo è costretto a vivere come in un incubo le gesta di Emanuelle; la donna inizia a provocarlo spogliandosi davanti allo specchio, poi inizia a portare a casa occasionali amanti.
Il primo è un meccanico, che la donna seduce nella sua officina, seguito poi da una coppia di donne, una delle quali ex amante di Carlo, con le quali la donna intreccia una relazione saffica.

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Poi, drogato, assiste ad un banchetto con delle persone, in cui crede di vedere, sotto l’effetto di una potente droga, i commensali cibarsi di carne umana, inclusi piedi, mani e interiora. Subito dopo, sempre preda della droga, a carlo arriva la visione di un’orgia, poi di uno stupro perpetrato con una bottiglia, infine Carlo immagina di uccidere Emanuelle con un’accetta da macellaio.
Emanuelle a questo punto rivela a Carlo di essere la sorella di Francoise, e si appresta ad evirarlo con un bisturi.
Ma l’uomo riesce a liberarsi, e inseguita la donna per le scale, la uccide come nel sogno, con un’accetta/coltellaccio; ma sul luogo del delitto arriva la polizia,e Carlo è costretto a rinchiudersi nello sgabuzzino.

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George Eastman è Carlo

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Rosemarie Lindt è  Emanuelle

Un fotografo della scientifica mette in moto il meccanismo di chiusura, e Carlo resta prigioniero nello stanzino, urlando disperato.
Dopo un inizio tranquillo e uno svolgimento senza grossi sussulti, Emanuelle e Francoise si accende nell’ultima parte della pellicola, momento nel quale si consumano le emozioni del film, con la selvaggia scena del banchetto cannibale e con la sequenza efferata dello stupro.

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Nulla di particolarmente cruento, ma la diligente regia di Aristide Massaccesi, alias Joe D’Amato, riesce a rendere coinvolgente le scene. Il film vive sui flash back del racconto di Francoise, fatto attraverso la sua ultima lettera, delle umiliazioni subite dal suo uomo, che ama comunque. C’è spazio anche per i flash back riguardanti i ricordi di Emanuelle della sorella Francoise, che affiorano nel finale del film, e che rafforzano la volontà omicida della donna.
Il film si mantiene su un buon livello di tensione, anche se D’Amato preferisce virare sull’eros;

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nulla di trascendentale, sopratutto alla luce dei film successivi del regista, che subito dopo questo dignitoso prodotto, targato 1975, girerà i film della serie Emanuelle con Laura Gemser prima di dedicarsi alla svolta porno di fine anni 70, culminata nei quattro film girati nei Caraibi, prima di tornare ancora all’horror/thriller con Buio Omega, piccolo gioiellino in perfetto stile splatter.
In Emanuelle e Francoise le sorelline il sesso è un’arma, prima ancora che uno strumento ammiccante al pubblico voyeur; è per questo che le scene di nudo inserite non sono mai seguite, se non in un paio di casi, da amplessi in primo piano. Fanno eccezione le due scene con il meccanico e la sequenza saffica. Nulla di particolare, sopratutto alla luce di quello che sarà il cinema di Massaccesi con e dopo Emanuelle Nera.

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Un buon prodotto, non privo di eleganza, sicuramente ben congegnato, tenendo anche conto del cast, che include personaggi di secondo piano, come George Eastman che interpreta Carlo, Patrizia Gori che interpreta Francoise e Rose Marie Lindt, la terribile Emanuelle.

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I tempi sono buoni, le immagini ben dirette, discrete le atmosfere create dalle musiche di Joe Dynamo.
Emanuelle e Francoise le sorelline, un film di Joe D’Amato (Aristide Massaccesi), con Rose Marie Lindt, George Eastman, Patrizia Gori,Annie Carol Edel,Maria Rosaria Riuzzi,Massimo Vanni Thriller Italia 1975

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Emanuelle e Francoise le sorelline banner personaggi

George Eastman Carlo
Rosemarie Lindt …     Emanuelle
Annie Carol Edel Mira
Patrizia Gori …     Françoise

Emanuelle e Francoise le sorelline banner cast

Regia:     Joe D’Amato, Bruno Mattei (non accreditato)
Sceneggiatura:     Aristide Massaccesi, Bruno Mattei
Produttore:     Francesco Gaudenzi
Fotografia:     Aristide Massaccesi
Musiche:     Joe Dynamo

Un ricordo di Luigi Montefiori

“Ci fu questo Françoise (le sorelline) che si girava nella villa del produttore che stava a cinque minuti da casa mia, se no non lo avrei mai fatto.
Siccome era molto vicino quando mi offrì questo ruolo dissi: “Va bene, lo faccio”.
Però gli dovetti (a Massaccesi, n.d.r.) anche riscrivere parte della sceneggiatura, che non ho mai firmato, perché prima era corto e non funzionava.
Mi inventai quella cosa, che poi in realtà copiai da un altro film*, della stanza di vetro, dove lui viene legato, torturato…”

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gennaio 4, 2010 Posted by | Erotico | , , , , , , | 2 commenti