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Un urlo nelle tenebre

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Francoise Prevost,Sonia Viviani,Richard Conte e Patrizia Gori.
Con questi nomi, tutti professionisti dalla discreta caratura artistica, ti attendi un film di livello decoroso.
Anche se il titolo e il trailer, Un urlo nelle tenebre e la presentazione con immagini che ricordano molto da vicino (troppo) L’esorcista di Friedkin dovrebbero mettere sull’avviso.
Ancor di più dovrebbero farlo le due firme registiche, Franco Lo Cascio e Angelo Pannacciò: il primo noto principalmente per film dai titoli inequivocabili come La ninfomane, il trans, lo stallone o anche Le due bocche… di Marina e il secondo noto per aver diretto uno dei film più brutti della storia del cinema, quel Il sesso della strega che aveva fatto sghignazzare critica e pubblico nel 1973, anno della sua uscita.

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Inutile dire che lo spettatore a digiuno di retroscena “artistici” di tal levatura, attratto dalla trama “satanica” e che ha da poco visto il capolavoro di Friedkin si siede in attesa di gustarsi emozioni forti.
Il film parte e dopo pochi minuti lo sventurato spettatore si chiede cosa diavolo stia succedendo e sopratutto cosa significhino i balzi temporali, i flash back, l’orgia iniziale con tanto di ostie consegnate ad un gruppo di svestitissime adepte di un misterioso rito e la breve sequenza che mostra donne evidentemente rinchiuse in un manicomio che si accapigliano per chissà che cosa.
Poi un barlume di storia sembra snodarsi all’improvviso, con la concomitante presenza di uno straccio di storia.
Apprendiamo così che Barbara e suo figlio Piero vivono in una casa solitaria e che il giovane, durante un’escursione, ha trovato uno strano medaglione e che da quel momento ha iniziato a comportarsi in maniera strana.Ha anche visto una splendida donna dai capelli rossi (rossa naturale, visto che anche le parti intime sono di quel colore (sic) ), l’ha fotografata ma della donna sulla pellicola non esiste più traccia.

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Piero diventa strano, tanto da comportarsi sgradevolmente anche con la bella fidanzata, così ad un certo punto ecco rientrare dall’Africa dove vive come missionaria sua sorella Elena.
La quale incomincia a capire che suo fratello è preda di qualche strana malattia e di conseguenza chiama il dottor Ferri a visitare suo fratello; il dottore sottopone il giovane ad accurati esami senza però riscontrare problemi.
La situazione precipita quando Sherry, la fidanzata di Piero, muore sgozzata da una mano invisibile durante una festa e la signora Barbara cade dalle scale spezzandosi il collo per sfuggire al misterioso demone dai capelli rossi, che tenta un’improbabile violenza carnale sulla donna (sic)
Sarà con l’aiuto di un esorcista esperto chiamato appositamente dall’America latina che il demone verrà cacciato, ma a venir posseduta sarà proprio Suor Elena che per liberarsi dal demone si ucciderà.
Un urlo nelle tenebre ( o anche dalle tenebre) è un guazzabuglio incredibile, brutto e becero come pochi altri film della storia del cinema italiano.

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Sconclusionato, con una trama che svacca ogni quarto d’ora in maniera labirintica tra flash back incomprensibili e riferimenti ad avvenimenti che solo lo sceneggiatore capisce appieno, il film ondeggia senza alcun senso logico alternando, di quando in quando, scene di orge o seduzioni improbabili del demone dai capelli rossi.Come quella che propone la relazione saffica tra il demone e una suora, che però resta incinta in maniera anche abbastanza grottesca, visto che il rapporto si verifica tra due donne (sic)

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A nulla vale a questo punto la presenza degli attori citati all’inizio, perchè con una trama del genere lo sghignazzo e il riso sono ormai una costante della visione.
Nudi a volontà, scene saffiche e sopratutto l’imbarazzante volto di Jean-Claude Vernè che interpreta Piero sono la caratteristica peculiare estremamente negativa del film, talmente brutto e farraginoso da non poter nemmeno muovere al riso di scherno.

Un urlo nelle tenebre
Un film di Elio Pannacciò. Con Françoise Prévost, Richard Conte, Jean-Richard Verné, Sonia Viviani,Franco Garofalo, Patrizia Gori, Mimma Monticelli Horror, durata 93 min. – Italia 1975.

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Un urlo dalle tenebre banner protagonisti

Richard Conte …il prete esorcista
Françoise Prévost … Barbara, madre di Piero
Patrizia Gori … Elena Forti
Jean-Claude Vernè … Piero Forti
Sonia Viviani … Sherry, la ragazza di Piero
Mimma Monticelli … Succubus
Franco Garofalo …I cerimoniere del Sabba
Filippo Perego …Dottor Ferri

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Regia: Franco Lo Cascio, Angelo Pannacciò
Sceneggiatura:Giulio Albonico,Franco Brocani,Aldo Crudo ,Angelo Pannacciò
Produzione:Luigi Fedeli
Musiche:Giuliano Sorgini
Fotografia:Maurizio Centini,Franco Villa
Montaggio:Fernanda Papa
Design costumi:Elisabetta Lo Cascio

Un urlo dalle tenebre banner recensioni

La recensione del sito http://www.exxagon.it

Im-perdibile esorcistico di casa nostra diretto da Lo Cascio – regista di tanti porno di casa nostra – ma firmato da Pannacciò per non perdere la faccia, anche se poi la storia ha ragione dei giusti e i nodi vengono al pettine. Se fosse stato un po’ meno noioso e pretenzioso nel voler cercare di essere un serio tentativo di esorcistico, Un Urlo dalle Tenebre* sarebbe potuto essere anche uno godibile e perfetto esempio di film trash, mentre siamo solo davanti ad uno Z-movie. Molto eros saffico, con Sonia Viviani al meglio, e presenze meteoriche di Francoise Prévost e Richard Conte che chiude indegnamente una carriera. Il gioco, dato che siamo all’ombra de L’Esorcista (1973), è prevedibilmente quello del posseduto (nota originale, non è una donna) che sclera, prende a male parole credenti e non credenti e vomita. Poi c’è il sesso veicolato da belle donne e scene anche spinte (se avete la versione uncut!). Il risultato è uno sgangheratissimo tentativo di erotico all’italiana però horror, però mal girato, mal montato e peggio recitato. Parlano da sole la scena iniziale a San Pietro con la gente che guarda in camera e le folli zoomate del regista sul volto del protagonista, un Luis Miguel ante litteram. Uno dei peggiori se non il peggiore epigono dei possession-movies in circolazione ma anche Malabimba non scherza; con malcelato orgoglio mi dico che è tutta roba di casa nostra. Occhio alla “Bestia in Calore” Baccaro, garanzia di ogni trash DOC, nascosto tra gli adepti della messa nera officiata da Garofalo. Da vedere per chi ama il brutto (e il noioso) tenendo conto anche dell’altro pazzesco titolo con cui fu distribuito: L’Esorcista n°2: e il mio grido giunga a te. Per gli altri, assolutamente sconsigliato.

La recensione di B.Legnani dal sito http://www.davinotti.com

Sgangheratissimo film esorcistico, semi dilettantesco, con incredibile presenza di Françoise Prévost (muore in fretta) e di Richard Conte (avrà lavorato mezza giornata). Incipit davanti a San Pietro con la gente che guarda in macchina e, poi, vicenda pazzesca. Patrizia Gori, carina coi capelli a zero, e Sonia Viviani, sensualissima, sono fra i pochi motivi del film, girato pure alle cascate di Monte Gelato e a Calcata. Poverissimo, misero, quasi incredibile. Imperdibile, pertanto…

L’opinione di Homesick dal sito http://www.davinotti.com

Nelle mani di Assonitis e De Martino il demoniaco italiano aveva prodotto risultati brillanti ed originali, ma in quelle degli sventurati Lo Cascio-Pannacciò è solo uno squallido clone de L’esorcista al cui repertorio classico di urla, turpiloquio e vomito verde si unisce una buona dose di sesso. La Prévost e la Viviani escono presto di scena, Vernè è un ridicolo sosia maschile di Linda Blair, mentre il povero Conte non poteva chiudere la sua gloriosa carriera in modo peggiore. La figura della suora e il finale preludono a Malabimba.

L’opinione di Caesars dal sito http://www.davinotti.com

Definire pessima questa cialtronata italica, nata per sfruttare il successo del film di Friedkin, è farle un complimento immeritato; la regia non esiste e gli interpreti, così come la storia raccontata, sono da dimenticare. Purtroppo non ci si riesce neanche a divertire, perché la noia regna sovrana per tutta la durata della pellicola. Richard Conte è l’esorcista chiamato a salvare l’indemoniato di turno (unica nota originale: non è una donna a finire sotto le grinfie del demonio); fa tristezza vederlo coinvolto in questa operazione.

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febbraio 22, 2014 Posted by | Horror | , , , , , | Lascia un commento

I vizi morbosi di una governante

Ileana, figlia del conte De Chablais ritorna a casa con un gruppo eterogeneo di amici, per lo più hippy e contestatori.
Nel castello, ad attenderla, ci sono il padre, ormai ridotto a vivere su una sedia a rotelle e con gravi problemi di comunicazione e il fratello, un giovane con grossi problemi mentali dedito al suo hobby preferito, la tassidermia.
Chiudono il gruppo degli abitanti del castello la governante, il medico di famiglia e un domestico.
Il ritorno di Ileana e la presenza del gruppo di giovani scatena però una serie di terribili omicidi: i ragazzi uccisi mostrano tutti lo stesso modus operandi, cioè l’omicidio brutale e l’estirpazione degli occhi.
Ovviamente il maggior sospettato diviene il minorato fratello di Ileana per via del suo strano e macabro hobby, ma la realtà è un’altra…


Nonostante il titolo sembri indicare un film sexy ai confini con i film a luce rossa che nell’anno 1977, quello d’uscita di I vizi morbosi di una governante iniziavano ad invadere le sale, questo film dicevo di sexy ha ben poco se non nulla.
Siamo di fronte ad un thriller horror di scarsa fattura diretto da Filippo Walter Ratti, regista romano (oggi quasi centenario) alla sua ultima opera dietro la macchina da presa che in precedenza aveva diretto altre opere minori come La notte dei dannati ed Erika.
Più che di un brutto film si può parlare principalmente di un film di rara sciatteria, in cui ad una sceneggiatura approssimativa che in pratica svela il nome del colpevole già dal titolo si aggiunge una recitazione del cast francamente disarmante nella sua pochezza, che vedrà l’enigma risolto dal solito acuto ispettore.


Se il regista ha nelle intenzioni di creare nello spettatore un’atmosfera claustrofobica legata all’attesa del successivo omicidio che si esplica attraverso il rituale dell’espianto degli occhi, ben presto riesce a scontentare lo spettatore stesso con una regia molto approssimativa e priva di idee.
Il blando erotismo mostrato qua e là, quasi a giustificare il titolo molto furbo e ammiccante, è davvero di bassa lega e di certo non è aiutato da attrici su uno standard recitativo molto basso, troppo basso.


Annie Carol Edel ( che qualcuno ricorderà in Calore in provincia e in Blu Jeans), che interpreta la governante Berta, è anche l’unica a mostrare qualche numero, mentre assolutamente deprimente è Isabelle Marchall, attrice specializzata in ruoli sexy che interpreta la contessina De Chablais.
Nel cast figura Corrado Gaipa, l’unico vero professionista del cast assieme alla bella Patrizia Gori, ma i due finiscono sacrificati in ruoli defilati mentre il film scorre in maniera monocorde verso un finale senza sorprese ed anche parecchio arruffato.
Insomma un titolo confuso insieme a quelli di buona parte della produzione della seconda metà degli anni settanta, periodo in cui il cinema italiano iniziò a scendere precipitosamente una china salita con tanta fatica ed entusiasmo negli anni precedenti.


L’idea di fondere il thriller, il giallo, l’erotico in salsa gotica era ormai un’espediente che aveva fatto il suo tempo: Ratti non solo non aggiunge nulla a quanto prodotto fino a quel momento, ma riesce se vogliamo a ridicolizzare questi generi con un film da dimenticare.
Null’altro da segnalare se non una versione digitalizzata per gli amanti del genere.

I vizi morbosi di una governante
Un film di Peter Rush. Con Annie Carol Edel,Corrado Gaipa, Isabelle Marchall,Claudio Peticchio, Ambrogio Molteni, Gaetano Russo, Patrizia Gori .Horror, durata 95 min. – Italia 1977

Corrado Gaipa: L’ispettore
Isabelle Marchall: Ileana De Chablais
Annie Carol Edel: Berta
Gaetano Russo: Bobby Jelson
Giuseppe Colombo: Frank Hoffman
Adler Gray: Gretel Schanz
Patrizia Gori: Elsa Leiter

Regia Filippo Walter Ratti
Sceneggiatura Ambrogio Molteni
Casa di produzione Gi.Ba.Si. Cinematografica
Fotografia Gino Santini
Montaggio Sergio Muzzi
Musiche Piero Piccioni
Scenografia Gino Tonni

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ottobre 13, 2012 Posted by | Horror | , , , , | Lascia un commento

La calda bestia di Spielberg

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Un paese immaginario, retto da una dittatura feroce; un castello simile ad una fortezza perso nella foresta.

In quel castello viene mandata come direttrice Helga, una bellissima quanto feroce e sadica donna che da quel momento dirigerà quella che è a tutti gli effetti una prigione con pugno di ferro.

Ad accompagnarla c’è l’amante Hugo, e i due hanno immediatamente modo di mettersi crudelmente in mostra.

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Nella fortezza arriva infatti Elizabeth Vogel, figlia di un capo della resistenza ed Helga, che è anche lesbica oltre che sadica decide di farne la sua amante.

Ma la ragazza le tiene testa, solo che ad un certo punto viene in pratica costretta a cedere alle turpi voglie dell’aguzzina da John, amico di suo padre; in questo modo la ragazza può godere di una relativa libertà e mettere in piedi un piano di fuga accompagnata dall’amica di prigionia Jenny.

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La fuga riesce ma ad approfittarne sarà solo Elizabeth, perchè Jenny verrà ripresa e morirà sotto atroci torture.

Tuttavia lo Stilberg, la fortezza e la sua crudele direttrice hanno le ore contate: la resistenza ha la meglio e l’aguzzina paga il fio delle sue colpe.

La calda bestia di Spilberg, conosciuto all’estero come Helga la louve de Stilberg è un film sulla falsariga dei tanti nazi explotaition che imperversavano dopo il 1975 sugli schermi italiani.

A dirigere la pellicola c’è il regista francese Patrice Rondard, alias Patrice Rhomm, alias Alain Garnier, alias Alian Payet: una confusione di nomi che, unita alle varie traduzioni del titolo ingenererà una confusione indescrivibile.

Il regista, autore anche di Helsa fraulein SS (questo si un nazisploitation), in pratica gira due film utilizzando come attrici principali Malisa Longo e Patrizia Gori.

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Due film che hanno in comune una certa cura, che generalmente manca a molti altri prodotti “eros svastica” ma che ovviamente vanno presi per quello che sono.

In particolare La calda bestia di Spilberg (perchè Spilberg se in francese è Stilberg?) non presenta alcun elemento particolarmente interessante se non gli stereotipi classici del genere.

C’è la perfida direttrice (una bravissima e bellissima Malisa Longo), il solito amante bamboccione, la solita patriota e la solita amica della patriota che muore torturata.

Da questo si capisce che il film, se si escludono le performance erotiche delle due belle protagoniste, ovvero Patrizia Gori e Malisa Longo, altro non è che un mero pretesto per mostrare le due eroine impegnate in atti saffici o di nulla vestite, come la mamma ha fatto.

A cambiare per una volta (ma la cosa non ha invero alcuna importanza) è la sceneggiatura che sostituisce ai soliti nazisti ingrifati e sadici una dittatura di un posto immaginario.

In effetti è tutto qua.

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Il film segue un andamento visto tante volte con il solito finale alla delitto e castigo; la cattivona Helsa finisce ammazzata, la brava ragazza Elizabeth, patriota e quindi degna della massima considerazione dopo essersi sacrificata per la “patria”, cedendo alle turpi voglie della direttrice, troverà l’agognata libertà mentre i patrioti abbattono il regime dittatoriale.

Da vedere solo ed esclusivamente per la presenza della Longo

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La Calda Bestia Di Spilberg (Helga La Louve De Spilberg), un film di Patrice Rhomm (Alain Garnier), con Patrizia Gori, Malisa Longo, Dominique Aveline, Jean Cheruan, Claude Janna, Jacques Marbeuf, Olivier Mathot, C. Noe’, Carmelo Petix, Pamela Stanford. Erotico, Francia 1977

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Patrizia Gori     …     Elisabeth Vogel

Malisa Longo          …     Helga

Richard Lemieuvre          …     John

Dominique Aveline          …     Hugo Lombardi

Alban Ceray         …     Sergente

Jacques Marbeuf         …     Dottore

Jean Cherlian          …     Un consigliere

Claude Janna          …     Prigioniero

Olivier Mathot         …     Generale Gomez

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Diretto da Patrice Rhomm

Prodotto da Daniel e Marius Lesoeur

Musiche di Daniel White

Editing Claude Gros

giugno 18, 2011 Posted by | Erotico | , , | Lascia un commento

Fraulein Kitty

Durante l’occupazione nazista della Francia, nel 1943, i capi delle SS per spiare ufficiali e semplici graduati dell’esercito, allo scopo di individuare spie o semplici insoddisfatti del regime, organizzano un bordello ambulante, utilizzano un treno diretto in Germania, che riporta a casa i militari.
L’organizzazione del tutto è affidata a Kitty Ackermann, una spietata prostituta, che non esita a far uccidere coloro che in qualche modo si macchiano di colpe più o meno gravi nei confronti del Reich. Kitty, amante del maggiore Franz Holbach, usa il pugno di ferro: ama anche sedurre i giovani soldati, eliminandoli subito dopo.

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Malisa Longo

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Tra le ragazze del treno, ingaggiate per tenere occupati piacevolmente i militari, c’è Liselotte, una giovane tedesca che lavora anche come spia; il suo compito è esattamente lo stesso di Kitty, solo che agisce per motivi diametralmente opposti. Lei deve individuare, infatti, tutti coloro che per un motivo o per l’altro, sono stanchi del regime nazista, per farli diventare cospiratori in clandestinità. La ragazza si innamora, ricambiata, proprio del maggiore Holbach, che è ormai disilluso dalla politica nazista, e che aderisce ben presto alle idee della ragazza.

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Durante il viaggio, il convoglio viene attaccato dai clandestini, mentre è ancora in territorio francese: i due amanti tentano così la fuga, ma vengono raggiunti dalla spietata Kitty, che uccide con un colpo di pistola Liselotte. Un partigiano fa giustizia.
Fraulein Kitty (conosciuto anche come Elsa fraulein SS ) è un film da inserire nel genere nazisploitation, anche se diverge dalla totalità del filone d’appartenenza per la mancanza di cruente scene di tortura, tipiche dei film che caratterizzarono questo specifico genere.
Una spruzzata di sesso, qualche scena di nudo, e un teno che corre per le campagne della Francia, un pizzico di suspense legata ai giochi clandestini dei partigiani da un lato e dagli spioni di Fraulein Kitty Ackermann dall’altro e poco più.

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Evidente il tributo al più celebre Salon Kitty di Tinto Brass, film capostipite (involontario) del florido filone nazi; sin dal titolo il richiamo all’opera di Brass, datata 1975, Fraulein Kitty ricalca pedissequamente Salon Kitty. C’è l’ex prostituta che gestisce il tutto, con la differenza che in salon Kitty la maitresse non era in uniforme; c’è la centrale di ascolto usata non per ricatto ma solo come arma difensiva.
Ci sono i buoni (Liselotte, il maggiore), i cattivissimi, ovvero la Kitty Ackermann: tutto secondo copione per un film che non presenta particolari motivi di interesse, vista la trama molto scontata, i dialoghi abbastanza monotoni e la parata di bellezze scarmigliate.

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Unico vero motivo di interese del film è la presenza della bellissima Malisa Longo, attrice di buone qualità spesso relegata in ruoli di secondo piano: in Fraulein Kitty ha la parte della protagonista, e la rende bene, facendosi apprezzare anche per la florida bellezza, esposta con generosità.
Nella mediocrità più aurea il resto del cast, che comprende il poco espressivo Olivier Mathot, il tormentato Holbach, Claudine Beccarie, destinata ad una poco onorevole carriera nel cinema porno e la bella Patrizia Gori, un’altra attrice dalle discrete doti poco utilizzate nel cinema o meglio, mal sfruttate.

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La regia di Patrice Rhomm, regista presso che sconosciuto ai più, è piatta e uniforme, senza alcun guizzo creativo. Rhomm, che diresse il duo Longo- Gori anche in Helga la lupa di Spilberg, diresse giusto qualche filmetto senza particolari ambizioni

Fraulein Kitty, un film di Patrice Rhomm, con Claudine Beccarie, Patrizia Gori, Malisa Longo, Jules Mathau, Pamela Stafford,Olivier Mathot, Italia 1977

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Malisa Longo …     Kitty-Elsa Ackermann
Olivier Mathot …     Maggiore  Frantz Holbach
Patrizia Gori …     Liselotte Richter
Pamela Stanford    Gundrun, la cantante
Claudine Beccarie
Erik Muller
Rudy Lenoir    …     Generale von Glück
Jean Le Boulbar    …     Werner
René Gaillard    …     Mheim
Thierry Dufour    …     Disertore
Nadine Pascal
Roger Darton    …     Heim
Daniel White    …     Ufficiale al piano
Dany Chennevieres
René Douglas    …     Ufficiale Ss

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gennaio 18, 2010 Posted by | Erotico | , , , | Lascia un commento

Emanuelle e Francoise, le sorelline

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Una giovane e bella modella Francoise, tornando a casa da un breve giro in bicicletta, trova il suo boy friend Carlo a letto con un’altra donna; Carlo è un poco di buono, che utilizza la ragazza come un oggetto, obbligandola anche a prostituirsi. La ragazza, umiliata dall’ennesimo tradimento, si getta sotto un treno, lasciando ad una lettera inviata ai genitori il compito di raccontare la sua storia con Carlo. A leggere la lettera è anche Emanuelle, una giornalista con l’hobby della pittura, che decide di vendicarsi dell’uomo seducendolo. Così fa, e dopo averlo agganciato in un ippodromo, lo convince a seguirlo a casa, dove Carlo viene drogato.

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Patrizia Gori è Francoise

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Al risveglio l’uomo si ritrova rinchiuso in un angusto stanzino, legato mani e piedi con delle catene; lo stanzino, completamente insonorizzato, ha uno specchio attraverso il quale è possibile vedere all’esterno dello stesso. Da quel momento l’uomo è costretto a vivere come in un incubo le gesta di Emanuelle; la donna inizia a provocarlo spogliandosi davanti allo specchio, poi inizia a portare a casa occasionali amanti.
Il primo è un meccanico, che la donna seduce nella sua officina, seguito poi da una coppia di donne, una delle quali ex amante di Carlo, con le quali la donna intreccia una relazione saffica.

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Poi, drogato, assiste ad un banchetto con delle persone, in cui crede di vedere, sotto l’effetto di una potente droga, i commensali cibarsi di carne umana, inclusi piedi, mani e interiora. Subito dopo, sempre preda della droga, a carlo arriva la visione di un’orgia, poi di uno stupro perpetrato con una bottiglia, infine Carlo immagina di uccidere Emanuelle con un’accetta da macellaio.
Emanuelle a questo punto rivela a Carlo di essere la sorella di Francoise, e si appresta ad evirarlo con un bisturi.
Ma l’uomo riesce a liberarsi, e inseguita la donna per le scale, la uccide come nel sogno, con un’accetta/coltellaccio; ma sul luogo del delitto arriva la polizia,e Carlo è costretto a rinchiudersi nello sgabuzzino.

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George Eastman è Carlo

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Rosemarie Lindt è  Emanuelle

Un fotografo della scientifica mette in moto il meccanismo di chiusura, e Carlo resta prigioniero nello stanzino, urlando disperato.
Dopo un inizio tranquillo e uno svolgimento senza grossi sussulti, Emanuelle e Francoise si accende nell’ultima parte della pellicola, momento nel quale si consumano le emozioni del film, con la selvaggia scena del banchetto cannibale e con la sequenza efferata dello stupro.

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Nulla di particolarmente cruento, ma la diligente regia di Aristide Massaccesi, alias Joe D’Amato, riesce a rendere coinvolgente le scene. Il film vive sui flash back del racconto di Francoise, fatto attraverso la sua ultima lettera, delle umiliazioni subite dal suo uomo, che ama comunque. C’è spazio anche per i flash back riguardanti i ricordi di Emanuelle della sorella Francoise, che affiorano nel finale del film, e che rafforzano la volontà omicida della donna.
Il film si mantiene su un buon livello di tensione, anche se D’Amato preferisce virare sull’eros;

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nulla di trascendentale, sopratutto alla luce dei film successivi del regista, che subito dopo questo dignitoso prodotto, targato 1975, girerà i film della serie Emanuelle con Laura Gemser prima di dedicarsi alla svolta porno di fine anni 70, culminata nei quattro film girati nei Caraibi, prima di tornare ancora all’horror/thriller con Buio Omega, piccolo gioiellino in perfetto stile splatter.
In Emanuelle e Francoise le sorelline il sesso è un’arma, prima ancora che uno strumento ammiccante al pubblico voyeur; è per questo che le scene di nudo inserite non sono mai seguite, se non in un paio di casi, da amplessi in primo piano. Fanno eccezione le due scene con il meccanico e la sequenza saffica. Nulla di particolare, sopratutto alla luce di quello che sarà il cinema di Massaccesi con e dopo Emanuelle Nera.

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Un buon prodotto, non privo di eleganza, sicuramente ben congegnato, tenendo anche conto del cast, che include personaggi di secondo piano, come George Eastman che interpreta Carlo, Patrizia Gori che interpreta Francoise e Rose Marie Lindt, la terribile Emanuelle.

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I tempi sono buoni, le immagini ben dirette, discrete le atmosfere create dalle musiche di Joe Dynamo.
Emanuelle e Francoise le sorelline, un film di Joe D’Amato (Aristide Massaccesi), con Rose Marie Lindt, George Eastman, Patrizia Gori,Annie Carol Edel,Maria Rosaria Riuzzi,Massimo Vanni Thriller Italia 1975

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George Eastman Carlo
Rosemarie Lindt …     Emanuelle
Annie Carol Edel Mira
Patrizia Gori …     Françoise

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Regia:     Joe D’Amato, Bruno Mattei (non accreditato)
Sceneggiatura:     Aristide Massaccesi, Bruno Mattei
Produttore:     Francesco Gaudenzi
Fotografia:     Aristide Massaccesi
Musiche:     Joe Dynamo

Un ricordo di Luigi Montefiori

“Ci fu questo Françoise (le sorelline) che si girava nella villa del produttore che stava a cinque minuti da casa mia, se no non lo avrei mai fatto.
Siccome era molto vicino quando mi offrì questo ruolo dissi: “Va bene, lo faccio”.
Però gli dovetti (a Massaccesi, n.d.r.) anche riscrivere parte della sceneggiatura, che non ho mai firmato, perché prima era corto e non funzionava.
Mi inventai quella cosa, che poi in realtà copiai da un altro film*, della stanza di vetro, dove lui viene legato, torturato…”

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gennaio 4, 2010 Posted by | Erotico | , , , , , , | 2 commenti

Le dolci zie

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Femi Benussi è zia Nini

Il giovane Libero ( omen nomen), cresciuto dal nonno comunista sfegatato e anticlericale in  modo patologico, convivente con una donna di malaffare, viene sottratto alla custodia di quest’ultimo e affidato alle zie. Fiorella, Benedetta e Nini, le tre sorelle, zie di Libero, sono un tantino bigotte, ma con l’arrivo del giovane Libero, iniziano a guardare alle cose del sesso con occhi diversi.

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Pascale Petit è zia Benedetta

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Marisa Merlini è zia Fiorella

Per il giovane, e per le tre zie, arriverà un vento di novità,naturalmente a base di sesso. Commediola erotica abbastanza insulsa, Le dolci zie si segnala solo per il cast, davvero notevole, che annovera la grande Marisa Merlini, la zia più anziana, Fiorella, che si segnala anche per una fugace scena di nudo balneare, con tanto di seni esposti per pochi secondi, per la partecipazione della conturbante Pascal Petit,la zia Benedetta, per la presenza di Femi Benussi, bellissima e simpatica come sempre, nel ruolo della zia Nini, scultrice ingenua (  forse nemmeno troppo).

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Femi Benussi vista attraverso il classico buco nella serratura…

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..e Pascal Petit vista sotto la classica doccia

Nel cast c’è anche la bellissima Orchidea De Santis, questa volta nel ruolo di una procace contadinella, oltre a Patrizia Gori, la ragazza saputella e impicciona che alla fine cederà anche lei al fascino del giovane Libero. Il nonno mangiapreti è interpretato da Pupo De Luca, mentre, epr il resto, il film è da dimenticare. Qualche nudo, qualche situazione scabrosa e null’altro.

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Orchidea De Santis

Non fosse per le bellezze femminili, unica cosa decente della pellicola, il film andrebbe annoverato tra i più brutti del decennio settanta.

Le dolci zie, un film di Mario Imperoli. Con Marisa Merlini, Femi Benussi, Pascale Petit, Jean-Claude Verné, Mario Maranzana, Patrizia Gori, Orchidea De Santis
Erotico, durata 110 min. – Italia 1975.

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Le dolci zie banner personaggi

Marisa Merlini … Fiorella
Femi Benussi … Mimì
Pascale Petit … Benedetta Chiappalà
Mario Maranzana …Lo zio
Jean-Claude Vernè … Libero
Orchidea de Santis …La contadinella
Patrizia Gori … Anna
Pupo De Luca … don Fiorello

 Le dolci zie banner cast

Regia: Mario Imperoli
Sceneggiatura: Mario Imperoli
Produzione:Enzo Boetani,Giuseppe Collura
Musiche: Nico Fidenco
Fotografia: Fausto Zuccoli
Montaggio:Otello Colangeli

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giugno 7, 2009 Posted by | Erotico | , , , , , | 4 commenti