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L’insegnante viene a casa

L'insegnante viene a casa locandina

La bella Luisa De Dominici, insegnate di musica e di piano ha una relazione con Ferdinando Bonci-Marinotti, assessore al comune di Lucca; ottiene così il trasferimento dalla sua città natale, Milano a Lucca, città nella quale risiede il suo amante.
Quello che Luisa non sa è che Ferdinando non è affatto scapolo, ma sposato.
Così, quando Luisa, credendo di fargli una gradita sorpresa si presenta a Lucca, l’uomo reagisce in maniera tutt’altro che entusiasta.
Ferdinando infatti stà per presentarsi candidato sindaco, e di tutto ha bisogno tanne che di uno scandalo.
Luisa prende possesso di un appartamento in uno stabile cittadino, dove suscita, con la sua avvenenza, appetiti poco raccomandabili nei vari inquilini dello stabile.

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Edwige Fenech e Renzo Montagnani

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Il tradizionale buco nella parete

Molti di loro, convinti che la donna altro non sia che una prostituta, si ingegnano in ogni modo per ottenere le grazie della donna, che è anche molto indaffarata nei tentativi, tutti maldestri, di trovare finalmente l’occasione di poter stare con il suo uomo, del quale ignora ovviamente lo stato civile.
Così tra un equivoco e l’altro, tra un appuntamento mancato e varie vicissitudini, Luisa alla fine stanca delle bugie di ferdinando, allaccia una relazione con Marcello, figlio del suo affittuario che è l’unico ad essere davvero innamorato di lei.
Michele Massimo Tarantini torna a dirigere Edwige Fenech, protagonista di questo L’insegnante viene a casa nel 1978, dopo averla diretta in passato nei film La poliziotta fa carriera(1975) e Taxi Girl (1977).

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Alvaro Vitali e Lino Banfi

E’ una delle tante commedie sexy all’italiana, incentrata sulle ormai abituali gag del comico Renzo Montagnani (il Ferdinando del film) e del solito cast di aficionados che popolavano questi film, ovvero Alvaro Vitali,Ria De Simone,Adriana Facchetti e un Lino Banfi  insolitamente relegato in un ruolo secondario.
L’insegnante viene a casa non si discosta dal solito clichè tutto ruotante attorno alle generose grazie esposte dalla Fenech, ormai la massimo dello splendore fisico; docce, nudi spiati attraverso il buco della serratura, il slito gruppo di guardoni…insomma il solito parterre di caratteristi uniti ad una comicità elementare ma se vogliamo priva di cattivo gusto.
Non sono ancora arrivati i tempi della terrificante serie dei Pierino, in cui la trama viene sostituita da barzellette recitate e da peti, flatulenze e linguaggio da caserma che saranno il marchio di fabbrica di  quel particolare e becero genere cinematografico.

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Montagnani e Ria De Simone

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Bella l’ambientazione toscana, con gli attori che fanno diligentemente il loro compito; la protagonista assoluta è ovviamente la Fenech, che si espone parecchio il che è sempre un bellissimo vedere.
Ovviamente manca del tutto la componente erotica, che va a tutto vantaggio del film, che alla fine raggiunge l’obiettivo cercato, ovvero far passare due ore disimpegnate allo spettatore.
Tarantini, uno specialista della commedia sexy, non calca mai la mano sull’elemento erotismo; bene gli interpreti.

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L’insegnante viene a casa, un film di Michele Massimo Tarantini. Con Gisella Sofio, Lino Banfi, Edwige Fenech, Renzo Montagnani,Alvaro Vitali, Adriana Facchetti, Clara Colosimo, Jacques Stany, Alfredo Adami, Gianfranco Barra, Marco Gelardini, Lucio Montanaro, Milly Corinaldi
Erotico, durata 90 min. – Italia 1978

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Edwige Fenech: Luisa De Dominicis
Renzo Montagnani: Ferdinando Bonci Marinotti
Lino Banfi: Amedeo
Alvaro Vitali: Ottavio, figlio di Amedeo
Carlo Sposito: Col. Marullo
Ria De Simone: sig.ra Bonci Marinotti
Clara Colosimo: moglie del Col. Marullo
Gisella Sofio: Teresa Busatti
Marco Gelardini: Marcello
Gianfranco Barra: dottor Busatti
Jimmy il Fenomeno: commendatore

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Regia     Michele Massimo Tarantini
Soggetto     Luciano Martino, Francesco Milizia, Michele Massimo Tarantini
Sceneggiatura     Jean Louis, Francesco Milizia, Michele Massimo Tarantini, Marino Onorati
Fotografia     Giancarlo Ferrando
Montaggio     Alberto Moriani
Musiche     Franco Campanino

Le recensioni appartengono al sito http://www.davinotti.com

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Nell’orgia di poppute insegnanti, liceali, supplenti, questa docente di pianoforte, che si trasferisce in quel di Lucca, dà vita ad un film guardabilissimo che, grazie ad interpreti bravi e ben diretti, porta a casa un interessante risultato. Cast gustoso, non solo nei ranghi di prima fila, ma ovunque: Gisella Sofio, Clara Colosimo, Gianfranco Barra, Elsa Vazzoler… Regge bene anche alla seconda visione. Su tutti, quasi ovviamente, trionfa un ottimo Renzo Montagnani, assessore bricconcello.

Sequel di una serie avviata alcuni anni prima e legato, per produzione, sceneggiatura ed interpreti a L’Insegnante va in Collegio (1978). La comicità ruota attorno alle forme (abbondanti) della professoressa musicale Luisa De Dominicis (la Fenech, of course) presa di mira dal malandrino toscano (è girato/ambientato a Lucca) Ferdinando Bonci Marinotti (Montagnani). Nella sua pochezza narrativa e nel caotico sviluppo (la regia è di Tarantini) riesce a strappare qualche sorriso e figura meglio del suo predecessore.

Canonica commediaccia pochadistica degna di nota per l’ambientazione lucchese. Nessuna sorpresa, ma prove come sempre all’altezza della trimurti Montagnani-Banfi-Vitali e dei caratteristi di contorno (qui giganteggia Carlo Sposito come colonnello Marullo). Quanto a Edwige, nullum par elogium. Clamorosi per sfrontatezza nella scena ambientata al Ciocco gli spottoni di Fernet Branca e Principe di Piemonte. La scena con la Fenech che suona nuda il piano ne richiama – dubitiamo volontariamente – una del Fantasma buñueliano…

Facente parte del lotto delle Insegnanti Anni Settanta, questo “L’insegnante viene a casa” (un titolo piuttosto equivoco…) è piuttosto divertente. L’aspetto sexy è garantito dalla bella Fenech, che ci concede qualche tetta qua e là. La comicità viene garantita dai “soliti” Banfi/Vitali/Montagnani, con l’aggiunta di un cast idoneo. Trionfo di pubblicità di Fernet Branca, acqua Pejo, J&B… Gli esterni sono girati a Lucca.

Il collante che unisce le pellicole del genere, fatte salve alcune eccezioni, è la noia. Gli attori fan le stesse cose: gli oddiiio di Montagnani, la risata cavallina di Vitali, i dialettismi di Banfi. Le attrici fanno la doccia. Meritiamo la palma della nazione con il cast femminile più pulito del mondo. Però la Fenech… che argomenti!!! In questo film è anche abbastanza spudorata. Carlo Sposito è la faccia peggiore tra i ragazzi in cerca di nave scuola del genere. Son tutti odiosi, ma lui li supera…

Discreta commedia sexy ben diretta dallo specialista del genere Tarantini e affidata ad un solido cast. La Fenech è nel pieno del suo splendore, Montagnani strepitoso come suo solito, Banfi e Vitali esilaranti. Non male anche Gianfranco Barra. Buon ritmo. Non un capolavoro, certo, ma l’ideale per passare in allegria una serata.

La Fenech affitta un appartamento dove i coinqulini del palazzo entrano ed escono nascondendosi sotto al letto o nell’armadio. Tutto questo puzza di già visto, e pure troppo, soprattutto tra le produzioni di Tarantini. Come se non bastasse le cose che fanno ridere sono poche, tra tutte una storica e comicissima partecipazione di Jimmy il Fenomeno, e Lino Banfi che, se pur bravissimo, ha un ruolo molto marginale. Marco Gelardini ha l’identico ruolo di L’insegnante al mare con tutta la classe. Montagnani ripetitivo e Vitali pessimo.

Scadente compare de L’insegnante va in collegio, che sa di già visto e risulta poco divertente persino per gli standard del genere. Montagnani è troppo ripetitivo, Vitali non ha la solita verve e Sposito fornisce una delle sue peggiori interpretazioni. E tuttavia, la Fenech… eh! Da notare la spudorata pubblicità fatta ad amari, digestivi & co. *1/2

Classico film pecoreccio all’italiana in cui degni di nota sono i nudi della Fenech e qualche gag di Banfi con la sua famiglia (tra cui spicca il solito alvaro Vitali). Per il resto la storia è abbastanza scontata e il finale pure. Ma d’altra parte a questo genere di film non si può chiedere molto di più. Comunque non tra i peggiori del genere.

Commedia assolutamente povera di mordente comico o d’intrattenimento a causa di un malsfruttamento del cast pauroso e di gag-quiproquo davvero noiose e risapute (basta con gli amanti nell’armadio!) che non denotano impegno da parte del regista nel congegnarle. E dire che gli attori c’erano: Banfi (le uniche scene comiche sono merito suo), Vitali, Montanaro. La Fenech è bravissima e ci concede notevoli momenti erotici (supportati splendidamente dalla soundtrack di Campanino), da Oscar alle sue tette, ma con quei capelli pare piuttosto Uschi Glas… Voto: *!

 

dicembre 2, 2010 Posted by | Erotico | , , , , , , , | 2 commenti

Nosferatu a Venezia

Nosferatu a Venezia locandina

Come realizzare un brutto film utilizzando un buon cast al servizio di una sceneggiatura lacunosa.
In sintesi, è questo il giudizio critico su Nosferatu a Venezia, opera realizzata da Augusto Caminito che subentrò a Mario Caiano quando quest’ ultimo, stufo delle liti con il produttore e con Kinskj abbandonò baracca e burattini rifiutandosi di entrare anche nei credit.
Un giudizio severo, ma inevitabile.
Troppi i buchi nella sceneggiatura, curata dallo stesso Caminito e da Antonino Marino per rendere credibile l’opera, afflitta anche da dialoghi al limite del surreale; la presenza di Kinskj, ormai alla frutta, finisce per danneggiare ancor più l’opera.

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Christopher Plummer è il  Professor Paris Catalano

Il bizzarro carattere (ed è un eufemismo) dell’attore finì per travolgere la troupe, oltre che provocare furiose liti con Caiano, che stufo abbandonò il tutto; la tensione tra l’attore e il cast si percepisce anche nel film, in cui Kinskj, a differenza del soggetto di Herzog, appare qui con fulgida chioma e sguardo truce.
Alla fine a salvarsi è lo scenario, quello di una Venezia misteriosa ripresa quasi sempre in notturna o all’alba, come si addice ad una storia di vampiri e la bellezza della protagonista principale, Barbara De Rossi, che in qualche modo tiene a galla il film interpretando molto bene il doppio personaggio di Helietta/Letizia.

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Klaus Kinski è Nosferatu

La trama racconta le vicende di Helietta Canins, aristocratica veneziana che vive in un palazzo nobiliare della città lagunare; il palazzo gode di una fama sinistra, in quanto si mormora che duecento anni prima un vampiro abbia attaccato un’antenata di Helietta, la bellissima Letizia, e che ne abbia fatto poi la sua schiava, trovando rifugio nei sotterranei del palazzo in attesa di risvegliarsi.

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Helietta convoca così a palazzo Paris, un esperto inglese di vampirismo; l’intento della donna è quello di mostrare allo studioso un sarcofago antico presente nei sotterranei nel quale secondo Helietta c’è qualcosa di oscuro. In effetti nel palazzo si respira un’aria malsana; la conferma arriva durante una seduta spiritica, nel corso della quale viene evocato proprio il temibile vampiro.

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Aperto il sarcofago, viene rinvenuto all’interno il corpo intatto di Letizia, che assomiglia in maniera impressionante a Helietta.
Nel frattempo Nosferatu, evocato e quindi liberato dal suo limbo, piomba a Venezia e inizia a far strage; una dopo l’altra si succedono le vittime, come la nonna di Helietta, buttata giù da un balcone e orrendamente sfigurata e infilzata da un’inferriata, muore Helietta e una sua amica.

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Barbara De Rossi è Helietta Canins

Inutilmente un sacerdote e Paris, aiutati dall’amante di Helietta, Barneval, tentano di uccidere il vampiro, che è immune alle fucilate; Nosferatu vaga per la città lagunare alla ricerca di giovani donne, alla ricerca di una donna che possa liberarlo dall’antica maledizione.
Sa che la sua vita può finalmente terminare se una fanciulla vergine lo ama; individua, nella giovane Maria, la donna giusta.

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Elvire Audray è Maria Barneval

Ma nel momento cruciale, proprio Barnabò spara un colpo di fucile che colpisce a morte Maria.
Nosferatu si vendica ammazzando l’uomo, ma è costretto a vampirizzare Maria per tenerla in vita; così, presa tra le braccia la ragazza, si allontana nell’alba cupa e nebbiosa di Venezia.
Letta così la trama può sembrare anche interessante; in realtà il film è troppo lento, slegato e sopratutto con dei dialoghi assurdi.

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Ne è prova una delle tante frasi fatte messe in bocca ai personaggi, come “ tutto ciò che può accadere va al di là di ogni immaginazione“, uno stereotipo da b movie.
Alla fine vien fuori un pateracchio davvero desolante, in cui i pur bravi attori si muovono quasi in maniera surreale; Christopher Plummer appare legnoso nel ruolo di Paris, Donald Pleasence poco credibile nella parte di Don Alvise, Yorgo Voyagis imbarazzato in quella di Barneval.

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Sicuramente meglio il cast femminile, con la De Rossi e Elvire Audray che svolgono diligentemente il loro compito; di Kinskj è meglio non parlare, così come sarebbe meglio stendere un velo pietoso sui film post 1985 girati dal grande attore.
Kinskj si atteggiava a star, e il suo caratteraccio, ben conosciuto dai registi, non facilitava certo il compito. Così il suo personaggio si trasforma da minaccioso in patetico, ben lontano da quello splendidamente caratterizzato in Nosferatu principe della notte di Herzog, figura dolente prima che orrorifica.

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A ben guardare, non si può nemmeno parlare di un’occasione sprecata, quanto piuttosto di un tentativo patetico di fare cassetta con i nomi piuttosto che con una trama credibile inserita in un prodotto dignitoso.
Nosferatu a Venezia, un film di Augusto Caminito. Con Klaus Kinski, Christopher Plummer, Barbara De Rossi, Clara Colosimo,Yorgo Voyagis, Donald Pleasence, Elvire Audray
Horror, durata 97 min. – Italia 1988

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La croce dalle sette pietre banner personaggi

Klaus Kinski     …     Nosferatu
Christopher Plummer    …     Professor Paris Catalano
Donald Pleasence    …     Don Alvise
Barbara De Rossi    …     Helietta Canins
Yorgo Voyagis    …     Dr. Barneval
Anne Knecht    …     Maria Canins
Elvire Audray    …     Uta Marie Barneval
Clara Colosimo    …     Medium
Maria Cumani Quasimodo    …     Principessa
Micaela Flores Amaya    …     Donna al campo degli zingari

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marzo 4, 2010 Posted by | Horror | , , , , , , , | 6 commenti