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1997 Fuga da New York

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Lo schermo è completamente nero.Una musica quasi lugubre,elettronica introduce un fotogramma che dice semplicemente “John Carpenter’s Escape from New York”Poi i nomi dei protagonisti,sempre in campo nero: Kurt Russell,Lee Van Cleef,Ernest Borgnine,Donald Pleasance.Si segue l’ordine di comparizione in scena.I titoli svaniscono improvvisamente,una voce narrante recita:

« 1988: l’indice di criminalità negli Stati Uniti raggiunge il 400%. Quella che un tempo fu la libera città di New York diventa il carcere di massima sicurezza per l’intero paese. Un muro di cinta di 15 metri viene eretto lungo la linea costiera di Jersey, attraverso il fiume Harlem, e giù lungo la linea costiera di Brooklyn. Circonda completamente l’isola di Manhattan, tutti i ponti e i canali sono minati. La forza di polizia statunitense, come un esercito, è accampata intorno all’isola. Non vi sono guardie dentro il carcere. Solo i prigionieri e i mondi che si sono creati. Le regole sono semplici: una volta entrati, non si esce più »

Sullo sfondo compaiono le Twin tower; un elicottero,nel buio più completo squarcia con le sue luci l’oscurità.In acqua si intuisce che qualcuno a bordo di un canotto sta fuggendo da Manhattan;una voce metallica dice “avete 10 secondi,invertite la rotta e tornate indietro”Un missile d’avvertimento viene sparato verso l’imbarcazione che prosegue nonostante l’avvertimento la sua marcia.Un secondo dopo viene centrata da un missile.Queste sono le sequenze iniziali di 1997 fuga da New York,film diretto nel 1981 da John Carpenter,un film inclassificabile come genere (metà science fiction,metà fantasy o altro) ma che terrà avvinto dall’inizio alla fine lo spettatore sulla poltrona,grazie alla magica alchimia di Carpenter che con mezzi spartani ottiene un prodigio da far invidia ai moderni prodotti tutti a base di computer grafica.Protagonista assoluto del film è Jena Plissken (Snake nella versione originale,dal serpente tatuato sul braccio del protagonista),un ex ufficiale condannato a morte per essersi rifiutato di sparare su dei civili.Un uomo duro e cinico,disilluso,con una benda che gli copre l’occhio sinistro;sguardo immobile e strafottente,”Jena” sembra ormai disinteressato a tutto,quasi non appartenesse più al mondo dei vivi.

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Mentre avviene il trasbordo di Plissken,l’aereo presidenziale viene dirottato da terroristi;l’aereo stesso si schianta su Manhattan e il presidente può salvarsi (solo lui) grazie alla capsula di sopravvivenza che atterra in una città spettrale,in rovina.Il segnale emesso dalla capsula viene raccolto dalle unità anti crisi che circondano l’isola di Manhattan e poste sotto il comando del commissario di polizia Hawk che si precipita con un gruppo di soldati sull’isola.Ma la capsula presidenziale è vuota.

Un uomo dall’aspetto simile a quello di uno zombie si avvicina a Hawk:”Se mi toccate muore,se non sparite entro 30 secondi muore,se ritornerete muore”In silenzio mostra allo sconcertato Hawk un dito amputato con un anello;appartiene al presidente e ad Hawk non resta altro da fare che ordinare la ritirata dei soldati.Lo stesso Hawk decide di utilizzare l’unico uomo in grado di poter penetrare senza essere visto nell’isola di Manhattan,”Jena” Snake Plissken.Tutto da seguire (e da godere) il dialogo tra i due:

“Che parliamo a fare? (Jena)

-Ho un affare per te. Ti sarà perdonata ogni azione criminale che hai commesso negli Stati Uniti. C’è stato un incidente: circa un’ora fa un piccolo jet è precipitato nel centro di New York. C’era a bordo il Presidente.(Hawk)

-Presidente di che? (Jena)

-Questa non è spiritosa. Tu entri là, trovi il Presidente, lo porti fuori entro 24 ore, e sei un uomo libero.(Hawk)

-24 ore, eh? (Jena)

-Ti sto facendo un’offerta.(Hawk)

-Balle. (Jena)

-Attendibile e onesta.(Hawk)

-Ci voglio pensare.(Jena)

-Non c’è tempo. La risposta.(Hawk)

-Fate un nuovo Presidente.(Jena)

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Ma Jena accetta;gli viene impiantata con una pistola una capsula che alla scadenza delle 24 ore lo ucciderà se non avrà riportato indietro il presidente.Da quel momento per Plissken ha inizio una corsa contro il tempo;atterra sulle Twin tower grazie ad un aliante e scopre che il presidente è nelle mani del Duca di New York, un bizzarro e crudele uomo di colore che si atteggia a capo dei prigionieri dell’isola e che scorazza per la stessa su di un’auto pacchianamente agghindata con lampadari.Grazie all’aiuto non proprio disinteressato di una sua vecchia conoscenza,Harold ‘Mente’ Helman,della sua donna Maggie e di un tassista,dopo rocambolesche avventure e colpi di scena,fra inseguimenti e scazzottate in un mondo in cui domina solo la violenza e la legge del più forte,Plissken torna alla base.Magistrale colpo di scena finale…

Alcuni spettatori e qualche critico distratto ha spesso accostato 1997 fuga da New York a Blade Runner;nulla di più sbagliato perchè a parte l’ambientazione futuristica (molto più accentuata in Blade runner) le due pellicole non hanno quasi nulla in comune.Blade runner è un film che sfocia nel psicologico e filosofico,1997 è invece puro intrattenimento anche se di gran lusso.Carpenter gira un film tecnicamente perfetto,avvincente e con un finale ironico ai confini del sarcastico.Siamo nell’azione pura,non c’è molto spazio per nessuna indagine psicologica;Plissken è un uomo deluso e in lotta per la propria vita,nelle 23 ore che possiede per salvare in primis la sua vita e poi quella del presidente (della quale non si interessa affatto) è costretto ad una affannosa lotta contro il tempo, contro il Duca e contro le miserevoli parvenze di vita umana che si aggirano come fantasmi in una New York ormai abbandonata a se stessa,spenta e abbruttita,in cui l’unica legge esistente è quella della giungla.Certo, a volerli cercare i significati ci sono,eccome.Ma il film è troppo veloce,pieno di colpi di scena per permettere riflessioni in contemporanea alla proiezione.

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Ciò avviene poi.Lo scenario apocalittico nel quale si muove Plissken sembra anticipare un futuro nemmeno troppo lontano,che Carpenter pone nel 1997 e che per fortuna sembra ancora li da venire.I personaggi del film non hanno alcun senso morale, a partire da Hawk per finire con il presidente.Appaiono opportunisti anche Mente e Maggie,il Duca e i suoi accoliti;forse l’unico personaggio candido è il tassista,immerso nel ricordo delle glorie e dei fasti di una New York viva appunto solo nei ricordi.Il film scorre ad alta velocità,sempre sottolineato puntualmente dalla musica tetra e apocalittica scritta e composta dallo stesso Carpenter.

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Ma gran merito del successo del film va ascritto alla maschera creata da Kurt Russell,quella di uno “Jena” Snake Plissken lontanissimo dall’immagine di un eroe.Qui siamo di fronte al contrario ad un antieroe, quasi un asociale che deve muoversi in un mondo senza regole e senza leggi.E Russell presta il suo volto granitico,le sue smorfie amare,l’occhio bendato ad un Carpenter in stato di grazia.Grandi anche gli altri interpreti del film, a partire da Lee Van Cleef nella sua ultima performance di rilievo;l’attore,che morirà meno di un decennio dopo, parteciperà solo a qualche film di Margheriti senza lasciare alcun segno.Bravissimo Isaac Hayes nel ruolo del duca.Il musicista americano può essere definito un attore prestato alla canzone,vista la straordinaria capacità mimica,lo sguardo da cattivo e la presenza scenica che ha.Brava la Barbeau (all’epoca moglie del regista) nel ruolo di Maggie ma da segnalare c’è sopratutto la maiuscola prova di Borgnine,ancora una volta a suo agio in un ruolo non certo facile,quello del tassista che porta in giro Plissken in una New York che assomiglia più alla Serajevo degli anni 90 che alla capitale culturale degli Usa.

Bravi gli altri attori del cast,incluso un mellifluo Donald Pleasance che però resta in scena molto poco.Un film unico e bellissimo,un vero classico del fantasy;difficile trovare difetti in un film che avvince dal primo all’ultimo fotogramma.Carpenter,reduce da Halloween (1978) e The fog (1980) proverà a ripetere il successo di 1997 Fuga da New York nel 1996 con Fuga da Los Angeles,con esiti a dir poco deludenti se non disastrosi.Troppo tempo era passato da Fuga da New York,lo stesso Russell non aveva più il carisma del primo film e la sceneggiatura dello stesso apparve incerta,confusa.

Con Russell il regista di Carthage girerà ancora il discreto La cosa,l’ottimo e sottovalutato Grosso guaio a Chinatown e il citato Fuga da Los Angeles,ambientato 15 anni dopo Fuga da New York e girato esattamente 15 anni dopo.Ma la magia dei film,sopratutto di alcuni,risiede nella loro unicità.E 1997 fuga da New York non aveva bisogno di un sequel.

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Il film è disponibile all’indirizzo http://www.dailymotion.com/video/x2nknfq in una versione poco più che passabile.

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1997 – Fuga da New York

Un film di John Carpenter. Con Kurt Russell, Lee Van Cleef, Donald Pleasence, Isaac Hayes, Ernest Borgnine Titolo originale Escape from New York. Avventura, durata 99 min. – USA 1981

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1997 fuga da New York banner protagonisti

Kurt Russell: Snake “Jena” Plissken

Lee Van Cleef: commissario Bob Hauk

Ernest Borgnine: tassista

Donald Pleasence: presidente degli Stati Uniti

Isaac Hayes: il Duca

Frank Doubleday: Romero

Season Hubley: ragazza al Chock Full O’Nuts

Harry Dean Stanton: Harold ‘Mente’ Helman

Adrienne Barbeau: Maggie

Tom Atkins: Rehme

Charles Cyphers: segretario di stato

Nancy Stephens: capo dei terroristi

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Carlo Valli: Jena Plissken

Gianni Musy: commissario Bob Hauk

Bruno Alessandro: tassista

Sandro Tuminelli: presidente degli Stati Uniti

Giorgio Gusso: il Duca

Luigi Montini: Rehme

Marzia Ubaldi: Maggie

Giulio Platone: Harold ‘Mente’ Helman

Lorenza Biella: ragazza al Chock Full O’Nuts

Sergio Di Stefano: uomo dei servizi segreti,voce registrata del platone nucleare

Claudio De Angelis: Dottore

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Regia John Carpenter

Soggetto John Carpenter, Nick Castle

Sceneggiatura John Carpenter, Nick Castle

Produttore Debra Hill, Larry J. Franco

Casa di produzione AVCO Embassy Pictures, City Film, Goldcrest Films International, International Film Investors

Distribuzione (Italia) Medusa Film

Fotografia Dean Cundey

Montaggio Todd Ramsay

Effetti speciali Roy Arbogast

Musiche John Carpenter, Alan Howarth

Tema musicale Main Title

Scenografia Joe Alves

Costumi Stephen Loomis

Trucco Ken Chase

1997 fuga da New York banner recensioni

L’opinione di Alan Wake dal sito http://www.filmscoop.it

Da una sceneggiatura nata e cresciuta sin dagli inizi della sua carriera, Carpenter crea “1997: Fuga da New York”, forse la sua pellicola più visionaria, originale, profonda, critica e in grado di offrire anche un sano intrattenimento.Con una prova di maturità già superata diversi suoi film precedenti, Carpenter si ritrova nella sua forma migliore a dirigere uno dei suoi film migliori.Il regista riesce a mescolare diversi generi (una delle sue abilità più notevoli), riuscendo a dare uno spirito pessimistico ed un tono leggero e abbordabiledal governo e costretto ad entrare nella New York popolata dai criminali di ogni genere: entro 24 ore dovrà salvare il presidente e recuperare l’audiocassetta oppure verrà ucciso.La visionarietà di Carpenter mette il luce un governo che ha perso ogni traccia di democrazia, a metà strada tra la repubblica e la dittatura.Perfettamente plasmato è il personaggio di Plissken, un’icona coraggiosa, intelligente, anarchica ma idealista, posto da Carpenter nelle mani dei veri potenti del mondo: il governo. Snake diventa così un semplice burattino, e il suo spirito di “serpente” rimane quello di una preda nelle grinfie del rapace (ovviamente l’aquila degli USA, nel simbolismo di Carpenter)Impossibile non cogliere ed apprezzare la scenografia di Alves, assecondata dalla visionarietà del regista che sfrutta una location perfetta e la cura ancora meglio. Ottima la fotografia di Cundey nelle scene notturne, cupa ed elegante.Le condizioni della città, trasformata in un enorme ghetto, sono a tal punto miserabili che anche nell’enorme degrado sociale generale vi è uno scalino ancora più in basso: nonostante gli abitanti della città siano dei criminali, nelle fogne abitano una sorta di sub-criminali, rappresentati da dei cannibali che fuoriescono al calare delle tenebre.Anche una nuova forma di politica si è instaurata nel carcere di New York: odiato dagli stessi carcerati senza manette, vi è il Duca, che decide vita e morte dei cittadini.In realtà Carpenter, nella sua sceneggiatura, mostra da una parte i Repubblicani e dall’altra i Democratici (concetto che calcherà ancora più a fondo in “Fuga da Los Angeles”) mostrando la loro poca differenza e, senza troppi sensi metaforici, il proprio parere politico su di essi (criminali in tutti i sensi).Uscito dal carcere, l’umanità del protagonista sembra essere aumentata (chiamami “Plissken”), come se stremato dal mondo circostante.A brillare sono la geniale sceneggiatura, la perfetta regia ed un incredibile Kurt Russell che cambia completamente prestazione dopo “Elvis -il re del rock”, mostrando un personaggio freddo dentro e dall’espressione disgustata. Una recitazione stellare, coinvolgente e convincente, in grado di creare un personaggio immortale.Di carattere teatrale, invece, gli altri personaggi, che producono comunque una buona recitazione.Altro gioiello è la colonna sonora di Carpenter, probabilmente una delle sue migliori.Film immortale e geniale. Una delle migliori pellicole della storia cinema. al film.Nel lungometraggio si assiste sin da subito ad una descrizione accurata, estetica e non, di un futuro non lontano in cui la violenza e la criminalità hanno inghiottito la società.Protagonista è dunque un degrado sociale incrementato, seppur in poco tempo, così notevolmente che la città di New York è divenuta letteralmente un enorme carcere a cielo aperto. Come dice l’iniziale voce narrante, qui vengono rinchiusi tutti i criminali d’America per non uscirne più.Un attentato terroristico, però, fa precipitare il jet del presidente, diretto ad una conferenza mondiale ed in possesso di una importantissima audiocassetta.Inizia così la triste e avvincente avventura del protagonista Snake Plissken (trasformato in Italiano senza ritegno in “Jena”), ex-marine tutt’altro che patriottico, ricattato 

L’opinione del sito http://www.splattercontainer.com

(…) 1997 – Fuga da New York è il Cult per eccellenza, il punto di riferimento per il cinema d’azione post-apocalittico, il vademecum su come tratteggiare il personaggio perfetto. 1997 – Fuga da New York è il film che non potete non aver visto.Siamo di fronte al mito, ma il mito è all’altezza della sua fama?Da un lato il film è di ottima fattura: meravigliosa l’ambientazione notturna, dà la sensazione che l’azione si svolga in un luogo dove la notte è perenne; sempre preciso il trucco e parrucco dei malviventi; puntuale ed efficace (anche se un tantino ripetitiva) la colonna sonora.Dall’altro il ritmo è lento, l’azione quasi assente, i colpi di scena pure. Dopo il bellissimo finale, resta la sensazione di aver visto un capolavoro incompiuto. Ritengo che John Carpenter abbia fatto di meglio a livello di fantascienza (La Cosa), di azione (Grosso guaio a Chinatown) e di critica sociale (mascherata da fantademenza in Essi vivono).Alcuni critici l’hanno giudicato un film politico. Fuga da New York è un film politico quanto un porno è un documentario di anatomia. Certo, ci sono le frecciatine all’imperialismo americano, la Statua della Libertà decapitata, una visione alquanto pessimistica del futuro e la violenza come unica risposta efficace, ma di quanti titoli potremmo dire cose simili?(…)

Opinioni tratte dal sito http://www.davinotti.com

B. Legnani

Grandissimo. Regala i primi venti minuti semplicemente eccezionali, per ritmo, musica, interpretazioni e per il fatto, non frequentissimo, che colloca pressoché sùbito “in medias res”. Da brivido, nel post settembre 2001, vedere un aereo che sbatte contro un grattacielo di Manhattan. Il resto è spesso dello stesso livello (“cade” con l’inspiegabile “deus ex machina” finale rappresentato da Borgnine, che recita d’eccesso come sempre), con squarci d’enorme vigore (i “panem et circenses”, le metàfore). Imperdibile. Gli devono molto non pochi film.

Galbo

Decisamente una delle migliori produzioni della lunga e fruttuosa carriera di John Carpenter e della collaborazione artistica con Kurt Russell, che fa di Iena Plissken un personaggio memorabile. Il film è pregevole a partire dall’idea di New York trasformata in un ghetto carcerario: ottime la ricostruzione scenica e l’atmosfera cupa e notturna, che fanno di questo uno dei migliori noir metropolitani insiema a I guerrieri della notte di Hill e Distretto 13 dello stesso Carpenter. Ha avuto un sequel più debole.

Homesick

Buia, fumosa, fatisciente, cosparsa di fuochi, rifiuti e graffiti: questa l’istantanea della metropoli scattata da Carpenter – con sottofondo di musiche bellissime, orecchiabili ed epiche al contempo – per un’opera che si avvicina alle vette di Distretto 13. Con il suo Jena Plissken – fumettistico antieroe anarcoide – Russell entra di diritto nella storia del cinema, scortato dai sommi caratteristi Stanton, Borgnine, Hayes e dai veterani Van Cleef e Pleasence. Paradigma d’obbligo per tante pellicole su futuribili società massificate e violente.

Cotola

Uno dei film più imitati (sarebbe meglio dire copiati) degli ultimi 25 anni. A prescindere dalla storia, infatti, che è comunque particolarmente riuscita ed avvince lo spettatore per tutta la durata del film, quel che colpisce della pellicola è sicuramente la ricostruzione di una New York notturna che non avrà eguali successivamente nel cinema di genere. Uno di quei film in cui tutto (regia, sceneggiatura, attori, fotografia, musica) è semplicemente perfetto.

Daniela

Accostati lungo la strada, Iena, Mente e la sua squinzia stanno aspettando l’arrivo del Duca; appare la sua auto, con due grossi lampadari sopra i fari, e partono le prime note del refrain musicale. Avevo già decretato Russell versione pirata l’uomo più affascinante del mondo, ma sono stati quei lampadari e quelle note a farmi intensamente godere, godimento che si rinnova ad ogni visione. Non il più bel film di Carpenter (la Cosa straccia), forse neppure quello che amo di più (il Distretto è come il primo bacio, non si dimentica), ma certo uno sballo come pochi altri.

Rebis 1

Primo, memorabile incubo metropolitano a inaugurare almeno un ventennio di apocalissi urbane (anche in anticipo sull’umida babele di Blade Runner); il disagio politico e l’inquietudine sociale che lo animano fanno la differenza rispetto a tutto il cinema muscolare a venire. Carpenter, ispiratissimo e misurato, fa tesoro dell’astrattismo allucinato di Walter Hill e genera un clima catacombale e millenaristico d’eccezione. Sceneggiatura a orologeria, ritmo ossessivo e cinismo a palate. Precise sferzate di caustica ironia caratterizzano tutti gli interpreti. Jena Plissken è pura mitologia.

Caesars

Pur non essendo il miglior Carpenter, è sicuramente un lavoro molto buono e uno dei più apprezzati del grande regista. Ottima atmosfera, musica, fotografia e attori innegabilmente in parte. Forse a distanza di tanti anni ha perso un pò’ del suo fascino, ma rimane un grande esempio di come il talento del regista riesca a far entrare nella storia del cinema film la cui trama non è proprio memorabile. Da vedere e rivedere.

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1997 fuga da New York soundtrack

Main Title (3:54)

The Bank Robbery (3:30) *

Prison Introduction (0:20) **

Over the Wall/Airforce One (2:23)

He’s Still Alive/Romero (2:12)

Snake Plissken (1:41) **

Orientation (1:47)

Tell Him (1:46) **

Engulfed Cathedral [Debussy] (3:33) *

Accross the Roof (1:17)

Descent into New York (3:37)

Back to the Pod [Version #1] (1:34) *

Everyone’s Coming to New York (2:52)

Don’t Go Down There (0:19) **

Back to the Pod/The Crazies Come Out [Version #2] (2:09) *

I Heard You Were Dead (0:08) **

Arrival at the Library (1:06)

You Are the Duke of New York (0:17) **

The Duke Arrives/Barricade (3:35)

The President at the Train (2:53) *

Who Are You (0:27) **

Police Action (2:27)

Romero and the President (1:43)

The President is Gone (1:53)

Chase Accross the 69th Street Bird (2:46) *

Over the Wall (3:42)

The Name is Plissken (0:25) **

Snake Shake/End Credits (3:58) *

Snake Shake/End Credits (Bonus Track) (4:12) *

* : traccia inedita

** : dialogo

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Location

Art Center College of Design, Pasadena, California, USA

California Institute of the Arts, Valencia, California, USA

Chain of Rocks Bridge, St. Louis, Missouri, USA

Civil Courts Building – Twelfth Street, St. Louis, Missouri, USA

Cnr. Broadway & St Charles Street, Downtown, St. Louis, Missouri, USA

Doheny Library – 3550 Trousdale Parkway, University of Southern California, Los Angeles, California, USA

Downtown, St. Louis, Missouri, USA

East St. Louis, Illinois, USA

Fox Theater – 527 N. Grand Boulevard, St. Louis, Missouri, USA

Grand Hall, Union Station – 1 St Louis Union Station, St. Louis, Missouri, USA

Indian Dunes, Ventura County, California, USA

Liberty Island, New York Harbor, New York City, New York, USA

Los Angeles, California, USA

New York City, New York, USA

New York Harbor, New York City, New York, USA

San Fernando, California, USA

Santa Clarita, California, USA

Sepulveda Basin, Los Angeles, California, USA

St. Joseph, Missouri, USA

St. Louis, Missouri, USA

The Wiltern – 3790 Wilshire Blvd., Los Angeles, California, USA

Union Station – 1 St Louis Union Station, St. Louis, Missouri, USA

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settembre 25, 2015 Posted by | Drammatico | , , , , , | 3 commenti

El Condor

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Durante l’epica rivoluzione messicana, Luke, un uomo di colore, fugge dal bagno penale in cui è rinchiuso attratto dal racconto fattogli da un prigioniero della presenza in una fortezza di una fortuna in oro di proprietà dell’imperatore Massimiliano.
Per espugnare la fortezza di El Condor serve però l’aiuto di un gruppo armato di persone così Luke stringe un’alleanza con il ladro e truffatore Jaroo.
I due uomini decidono di chiedere l’aiuto di una tribù di Apache guidata da Santana,un rinnegato, facendogli credere che il raid contro la fortezza sia necessario per procurare cibo e munizioni utili alla causa rivoluzionaria.
Chavez, l’ufficiale responsabile del forte, riesce a bloccare il loro primo tentativo e li fa prigionieri.

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Marianna Hill

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Lee van Cleef

Grazie all’aiuto di Claudine, moglie di Chavez, che si è innamorata di Luke i due uomini riescono a fuggire; sempre grazie all’aiuto di Claudine, che si spoglia per distrarre le sentinelle di guardia alla fortezza di El Condor Luke e Jaroo con l’aiuto degli Apache si impadroniscono della fortezza.
Ma ben presto gli eventi precipitano: Jaroo vuole l’oro, mentre in realtà Luke vuole si l’oro, ma per destinarlo alla causa dei ribelli.
Santana, scoperte le vere motivazioni di Jaroo, cerca di fermare l’uomo ma resta ucciso. Gli Apache superstiti fuggono con munizioni e cibo lasciando Luke,Jaroo e Claudine in balia delle forze di Chavez, che si appresta a riconquistare la fortezza.
Nel corso di un drammatico duello Luke uccide Chavez, ma una terribile sorpresa attende i due uomini: l’oro in realtà risulta essere solo piombo e la resa dei conti fra i due ex amici diventa fatalmente inevitabile.

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Luke uccide Jaroo e si avvia ad iniziare una nuova vita con Claudine…
Il regista inglese John Guillemin, subito dopo i bellici La caduta delle aquile e Il ponte di Remagen, gira nel 1970 un western quasi tradizionale, confermando il suo eclettismo e sopratutto la sua abilità nel dirigere film ad alto budget ricavandone un prodotto forse senza un’identità sicura ma dal grande effetto scenico.
Un western per certi versi atipico, questo El Condor: in primis per la carica di violenza accentuata, poi per la presenza di scene di nudo che non erano certamente una delle doti caratterizzanti il cinema western.

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Se è vero che El Condor perde ritmo pericolosamente diverse volte, può tuttavia definirsi un onesto prodotto principalmente per la presenza del grande Lee Van Cleef, che dal 1966 ,dall’uscita di Il buono il brutto e il cattivo di Leone era ormai una star del genere western.
Non a caso l’attore di Somerville aveva interpretato fino ad allora oltre 130 film nella stragrande maggioranza appartenente al genere western;questa volta non è più il colonnello Mortimer o Sentenza, ma un ladro, truffatore ed ubriacone senza bandiera e senza codice d’onore.
Ed infatti il finale del film lo vede soccombere davanti a Luke, personaggio decisamente positivo che abbraccia la causa della rivoluzione e che alla fine è l’unico a ricavare qualcosa dalla drammatica avventura, ovvero l’amore della bella Claudine, interpretata dall’attrice californiana Marianna Hill.

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La Hill (che ritroveremo nell’ottimo Lo straniero senza nome di Clint Eastwood) è decisamente seducente e le sequenze che la vedono protagonista sono  le più interessanti.
Come dicevo precedentemente, forse non siamo di fronte ad un prodotto memorabile, ma sicuramente ad un film di buon livello, sopratutto messo a confronto con la mediocrità di tanti spaghetti western che affollavo gli schermi in quel periodo.
Bravo anche Jim Brown, l’attore americano che interpreta Luke; quello che è considerato il più grande giocatore running back dei Cleveland Browns della NFL, la lega professionistica del football americano,

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Lee Van Cleef con Jim Brown

mostra doti eccellenti di attore che gli permetteranno di partecipare ad oltre 50 film nel corso della sua carriera cinematografica.
Un film che vale una visione, anche se di difficile reperibilità sopratutto a causa dei rarissimi passaggi televisivi, imputabili alla presenza nel film dei citati nudi di Marianna Hill.

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Un film di John Guillermin. Con Lee Van Cleef, Patrick O’Neal, Marianna Hill, Jim Brown Western, durata 102′ min. – USA 1970.

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Jim Brown: Luke
Lee Van Cleef: Jaroo
Patrick O’Neal: Generale Chavez
Mariana Hill: Claudine
Iron Eyes Cody: Santana
Imogen Hassall: Dolores
Gustavo Rojo: Anguinaldo
Florencio Amarilla: Aquila
Julio Peña: Generale H.
Dan Van Husen: bandito

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Regia John Guillermin
Soggetto Larry Cohen
Sceneggiatura Larry Cohen
Produttore André De Toth
Fotografia Henri Persin
Montaggio Walter Hannemann
Effetti speciali Kit West
Musiche Maurice Jarre
Scenografia Julio Molina

Filmscoop è su Facebook: richiedetemi l’amicizia.

Il profilo è il seguente:

http://www.facebook.com/filmscoopwordpress.paultemplar

novembre 1, 2012 Posted by | Western | , , , , | Lascia un commento

Il buono, il brutto e il cattivo

Il buono, il brutto e il cattivo locandina

Nel 1966 Sergio Leone chiude la trilogia del dollaro con Il buono, il brutto e il cattivo, la sua opera, almeno fino a quel momento, più ambiziosa e sopratutto girata con più mezzi a disposizione. I due fortunatissimi precedenti, Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più gli avevano permesso di poter finalmente disporre di finanziamenti cospicui; così Leone sceglie un cast di più largo respiro, sceglie di girare il film con tempi cinematografici più lunghi e sopratutto esce dai temi trattati nei due film precedenti per parlare della guerra di secessione americana, guardando sia alla storia in se stessa, sia ad un discorso di più ampio respiro, la denuncia degli orrori della guerra, simboleggiata in vari punti del film, da alcuni episodi chiave, come il famoso attacco al ponte, oppure dal campo di concentramento sudista o ancora dalla morte del povero soldatino a cui Biondo porge l’ultima sigaretta.

Il buono, il brutto e il cattivo è la summa dell’arte di Leone, un film bellissimo in larghi tratti, supportato dalla sontuosa recitazione dei tre protagonisti, Eastwood, Van Cleef e il possente Eli Wallach, da una colonna sonora semplicemente stupefacente e da un ritmo che affascina lo spettatore portandolo attraverso gli orrori della guerra in una pazza corsa ad un tesoro rappresentato da 200.000 dollari sepolti dallo sconosciuto soldato Jackson in un cimitero Confederato.

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Clint Eastwood, Biondo

Leone bada molto alla caratterizzazione dei personaggi, e questa volta sceglie due attori con cui ha già lavorato, il solito Clint Eastwood a cui affida il ruolo di Biondo e Lee Van Cleef, a cui affida il ruolo del crudele sergente Sentenza. Il terzo protagonista è uno strepitoso Eli Wallach, che si immedesima così tanto nei panni di Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramirez da risultare, alla fine, il più bravo dei tre, ammesso che si possa fare una scala di valori di interpretazioni così intense.

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Lee Van Cleef, Sentenza

Per la sceneggiatura del film Leone si era affidato al duo Age e Scarpelli, ma deluso dal risultato, la rimaneggiò totalmente, sostituendo i dialoghi scritti dal duo con altri di suo pugno; è per questo che Il buono il brutto e il cattivo, alla fine, diventa un film assolutamente ascrivibile a Leone, che è libero di modellare la pellicola a suo gusto e piacimento.

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Eli Wallach, Tuco

Anche la selezione degli attori non protagonisti rivela una sapiente, profonda conoscenza dei caratteristi del mondo del cinema: basti pensare alla presenza del solito, bravissimo Luigi Pistilli, che interpreta alla perfezione Padre Pablo Ramirez, fratello di Tuco, oppure alla presenza di Aldo Giuffrè, un intenso Capitano Clinton, l’uomo che morirà con il sorriso sulle labbra dopo aver finalmente visto il maledetto ponte saltare per aria. Ma sono altri i caratteristi degni di menzione: c’è Rada Rassimov, che interpreta Maria, la prostituta; c’è l’immancabile Mario Brega, che è il caporale Wallace….

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I 180 minuti di durata del film, che si apre con Tuco e Biondo soci in una truffa ai danni degli sceriffi, e che si chiude con il famoso Triello, lo scontro finale tra Sentenza, Tuco e il Biondo e successivamente con la splendida sequenza di Tuco con il cappio al collo in bilico su un barile, salvato da un colpo di fucile di Biondo, che lascia all’ex socio metà del bottino, sono tre ore di grande cinema, di grande spettacolo e di grande divertimento.

Wallach gigioneggia per tutto il film, mentre, per una volta, Eastwood e in secondo piano; come racconterà Leone, i rapporti tra i due si deteriorarono per la pretesa di Eastwood di interpretare la parte di Tuco, che in effetti era assolutamente inadatta per Eastwood:
Ci mancò poco che non facesse la parte del Biondo. Dopo aver letto il copione ,trovò in effetti che il ruolo di Tuco fosse troppo importante, che fosse il migliore dei due ruoli. Tentai dunque di ragionarci: “Il film è più lungo degli altri due. Non puoi essere tutto solo. Tuco è necessario per la storia, e resterà come ho voluto che fosse. Devi capire che è il comprimario… e il momento in cui appari tu, è la star che fa la sua apparizione.”[ Eastwood però non fu convinto, dunque Leone, insieme con la moglie, dovette andare in California per tentare una mediazione. La moglie del regista, Carla, ricorda perfettamente: “Clint Eastwood con sua moglie Maggie venne al nostro albergo… io spiegai che il fatto che avesse al suo fianco altri due grandi attori non avrebbe potuto che rafforzare la sua statura. A volte anche una grande star che interpreta un ruolo più piccolo insieme ad altri grandi attori può trarre vantaggio dalla situazione. A volte fare un passo indietro voleva dire farne due avanti.” Mentre le due mogli parlavano, Eastwood e Leone si scontrarono duramente, e il loro rapportò iniziò a incrinarsi. Leone disse: “Se interpreta la parte ne sarò felicissimo. Ma se non lo fa – beh, visto che sono stato io a inventarlo, domani dovrò inventarne un altro come lui.”Dopo due giorni di trattative l’attore accettò di fare il film e volle essere pagato 250.000 $ più il 10% dei profitti dei botteghini in tutti i territori occidentali,un accordo che non trovò contento Leone.”

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A Van Cleef spetta il ruolo più antipatico, quello del crudele Sentenza; l’intepretazione dell’attore è eccellente, e riesce credibile così com’era credibile nei panni del colonnello Douglas Mortimer.
Parlare della trama del film, in fondo, è inutile; chi non ha visto questo capolavoro in una delle tantissime riproposizioni televisive, quello che più conta, nel film, è l’armoniosità della storia, che regge le tre ore di proiezione senza grossi cedimenti, attraverso lo sviluppo delle storie a volte parallele, a volte come destini incrociati, di Tuco, Sentenza e Biondo; Leone si diverte a mostrare le carriere di Biondo e Tuco mentre truffano gli sceriffi con la loro eccezionale abilità con pistole e fucili, mentre Sentenza in effetti è un pò trascurato. La vita di Tuco, gaglioffo si, ma per necessità, come racconterà a suo fratello, padre Ramirez, “dalle nostre parti o muori di fame, o diventi prete oppure bandito: Io ho scelto la via più difficile” viene vista con sguardo ironico ma in fondo affettuoso dal grande regista.

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A completare l’armonia del film, la grandissima colonna sonora, opera di Morricone, questa volta, a differenza delle due produzioni precedenti, preparata in anticipo; come disse Leone, “Ennio non è solo un musicista: è il miglior sceneggiatore dei miei film. Sul set giro con la sua musica, e questo aiuta gli attori ad entrare nell’atmosfera del film, a capire meglio i propri personaggi: ogni tema rappresenta perfettamente le caratteristiche d’un personaggio, il suo spirito. Che sia un sistema vantaggioso, per girare, lo conferma il fatto che anche Kubrick, dopo aver parlato con me, lo abbia adottato; ma non è la musica in generale, a permetterlo: è la musica di Ennio.”

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Mi si consenta un appunto personale.
Tra i western girati da Sergio Leone, Il buono il brutto e il cattivo è quello, a mio personalissimo giudizio, praticamente esente da difetti; Leone, finalmente libero di poter disporre di soldi e mezzi, si diverte a ricostruire scenari e situazioni di largo respiro: basti pensare alla scena epica del ponte, che diventa cruciale per capire anche la psicologia dei due personaggi Tuco e Biondo, che rischiano la vita anche per salvare quella di migliaia di incolpevoli soldati. Se i due lo fanno principalmente per loro tornaconto (Leone bonariamente lascia intendere questo), è indubbio che l’intera scena poteva essere tranquillamente eliminata dal film, senza per questo sminuirlo; al contrario, Sergio Leone intendeva mostrare la brutalità, l’idiozia della guerra, e puntò moltissimo proprio su quelle sequenze.

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Per questo il film lo si ama alla follia, per quella sua commistione perfetta di umorismo nero, di ironia, di avventura che permea, pervade il film dalle prime alle ultime battute, con quella scena finale di Tuco che urla “Biondo, sai di chi sei figlio tu? Di una grandissima puttana” con l’ultima sillaba che scompare sulla scia della magica musica di Morricone.
Il film venne accolto bene dalla critica; l’unica eccezione fu rappresentata da Moravia:
Il film western italiano è nato non già da un ricordo ancestrale bensì dal bovarismo piccolo borghese dei registi che da ragazzi si erano appassionati al western americano. In altri termini il western di Hollywood nasce da un mito; quello italiano dal mito del mito. Il mito del mito: siamo già nel pastiche, nella maniera.”

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Parole di un mediocre scrittore, tra i più sopravvalutati della storia della letteratura e di un pessimo recensore cinematografico.

Il buono, il brutto e il cattivo, un film di Sergio Leone. Con Clint Eastwood, Lee Van Cleef, Eli Wallach, Aldo Giuffré, Luigi Pistilli, Rada Rassimov, Mario Brega, Enzo Petito, Claudio Scarchilli, John Bartha, Livio Lorenzon, Antonio Casale, Sandro Scarchilli, Benito Stefanelli, Angelo Novi, Antonio Casas
Western, durata 176 (148) min. – Italia, Spagna 1966.

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Il buono il brutto il cattivo banner protagonisti

Clint Eastwood: “Il Biondo”, il buono
Eli Wallach: Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramírez, il brutto
Lee Van Cleef: Sentenza, il cattivo
Mario Brega: Caporale Wallace
Aldo Giuffré: Capitano Clinton
Luigi Pistilli: Padre Pablo Ramírez
Antonio Casale: Jackson, alias Bill Carson
Rada Rassimov: Maria, la prostituta
Maurizio Arena: uomo della banda di Tuco
Luigi Ciavarro: uomo della banda di Tuco
Saturno Cerra: uomo della banda di Tuco
Antonio Molino Rojo: Capitano Harper
Enzo Petito: Milton, il proprietario dell’emporio
John Bartha: sceriffo
Al Mulock: Elam, il cacciatore di taglie monco
Livio Lorenzon: Baker
Antonio Casas: Stevens
Claudio Scarchilli: membro della banda di Sentenza n° 1
Sandro Scarchilli: membro della banda di Sentenza n° 2
Benito Stefanelli: membro della banda di Sentenza n° 3
Lorenzo Robledo: membro della banda di Sentenza n° 4
Aldo Sambrell: membro della banda di Sentenza n° 5
Angelo Novi: monaco giovane
Frank Braña: cacciatore di taglie ad inizio film
Saturno Cerra: cacciatore di taglie ad inizio film
Sergio Mendizábal: cacciatore di taglie biondo
Manuel Boliche Bermudez: cacciatore di taglie
Chelo Alonso: moglie di Stevens
Víctor Israel: Sergente della Confederazione
Josè Terron: Thomas Larsen
Antonito Ruiz: Figlio di Stevens
Jesùs Guzmàn: proprietario dell’albergo
Rafael López Somoza: Vecchio sergente
Romano Puppo: Israel
William Conroy: Giovane Confederato

Il buono il brutto il cattivo banner cast

Regia Sergio Leone
Soggetto Sergio Leone, Luciano Vincenzoni
Sceneggiatura Sergio Leone, Luciano Vincenzoni, Age & Scarpelli, Sergio Donati (non accreditato)
Produttore Alberto Grimaldi
Casa di produzione PEA (Produzioni Europee Associate), Arturo González Producciones Cinematográficas, S.A, Constantin Film Produktion GmbH
Distribuzione (Italia) PEA (Produzioni Europee Associate)
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Eugenio Alabiso, Nino Baragli
Effetti speciali Eros Bacciucchi, Giovanni Corridori
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Carlo Simi, Carlo Leva
Costumi Carlo Simi
Trucco Rino Carboni, Rino Todero

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Enrico Maria Salerno: Il Biondo, Il buono
Carlo Romano: Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramirez, il brutto
Emilio Cigoli: Sentenza, il cattivo
Renato Turi: Wallace, cacciatore di taglie biondo
Pino Locchi: Capitano Clinton, Jackson
Nando Gazzolo: Padre Pablo Ramirez
Giuseppe Rinaldi: Capitano Harper
Rita Savagnone: Maria
Nino Pavese: Sceriffo
Luigi Pavese: Stevens
Mario Pisu: Baker
Oreste Lionello: Sergente Sudista
Lauro Gazzolo: Milton
Bruno Persa: Sergente della Confederazione
Glauco Onorato: Elam
Sergio Tedesco: Cacciatore di taglie calvo
Massimo Turci: Tenente Nordista
Gianfranco Bellini: Monaco giovane
Gino Baghetti: Frate
Giorgio Capecchi: Prete nel deserto
Luciano De Ambrosis: Uomo di Tuco
Stefano Sibaldi: Mezzo-soldato
Cesare Barbetti: Fotografo

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Il buono il brutto il cattivo banner recensioni

Il parere del Morandini
Durante la guerra di Secessione (1861-65) il Biondo, bounty-killer un po’ romantico, Tuco, vendicativo fuorilegge messicano, e Sentenza, cinico assassino a pagamento, si associano, senza alcuna fiducia reciproca, per recuperare un tesoro nascosto in un cimitero. Profanatore del western, il più tipico genere del cinema USA, ma anche risolutamente critico perché quasi sempre ha tradito la vera storia della nazione, trasformandola in mito, Leone chiude la “trilogia del dollaro” con il suo film più ambizioso e costoso, più ironico e beffardo. Non a caso l’ha scritto con Luciano Vincenzoni e Age & Scarpelli, grandi specialisti della commedia: il tema del denaro è sempre legato alla morte violenta, ai cadaveri; la guerra è un banditismo organizzato; non c’è differenza tra nordisti e sudisti: tutti e 3 i protagonisti (uno nel 1°, due nel 2° della trilogia) sono mossi dalla rapacità, pur in modi diversi.
L’opinione di piernelweb dal sito http://www.mymovies.it
Magistrale epilogo della “trilogia del dollaro”, con il quale Leone ridisegna i confini del genere western; confessato e assoluto riferimento per numerosi cineasti di successo delle nuove generazioni. Nei suoi tempi dilatati, nell’esilarante intensità ed efficacia dei dialoghi, nel coinvolgente meccanismo di un’avida caccia al tesoro, Leone esalta l’epica del racconto incasellando a ripetizione sequenze e battute che sono entrate di prepotenza nella storia del cinema. Intrecciando i destini convergenti dei tre protagonisti, “Il buono, il brutto, il cattivo” eleva i personaggi a icone cinematografiche in grado di suscitare un’impatto emotivo e un coinvolgimento nello spettatore di rara frequenza. Il messicano Tuco, interpretato da un favoloso Eli Wallach, miscela esplosiva di simpatia e brutalità, è una prova evidente della potenza che il cinema può avere nel segnare l’immaginario e creare leggenda. Leone impreziosisce la sua opera contestualizzandola nel tragico scenario della guerra civile americana, ingigantendo il contrasto, che si ripete nella storia, tra l’egoismo/spirito di sopravvivenza individuale e le ideologie collettive. Superfluo citare l’indimenticabile colonna sonora di Morricone. Per tecnica e perfezione visiva resta indelebile nella memoria l’intero finale, dall’amaro episodio del ponte, alla forsennata ricerca nel cimitero, al mitico duello a tre fino all’ irresistibile controfinale. Cosa chiedere di più?
L’opinione di Bluebaster dal sito http://www.filmtv.it
Bellissimo, un capolavoro western senza tempo del grande Sergio Leone!
L’avrò visto decine di volte in tempi passati ma stasera me lo sono gustato nuovamente alla tv ed ora posso dargli il voto che merita…
L’odissea di due fuorilegge, tallonati da un terzo, che si ritrovano sbattuti tra le due fazioni della Guerra di Secessione Americana…un buddy movie western come quello che rivedremo in “Lo chiamavano Trinità” ma qui serio e cinico, nonostante qualche incursione di ironia qua e la!
Regia magistrale ma sopratutto delle interpretazioni, da parte di tutti persino le comparse, che meritano di essere nella storia del Cinema (Eli Wallach a mio avviso il migliore).
Inutile spendere altre parole sulla famosissima colonna sonora di Morricone o sulla deliziosa fotografia di quei tempi.
Tanti ma tanti morti, la crudeltà di quella guerra è mostrata limpida (toccante il capitano che vede esplodere il ponte prima di morire) con gli occhi di chi l’ha vissuta, suo malgrado, dal dentro ,ma senza combatterla!
Moltissime le scene memorabili, molte anche divertenti, gli sguardi e sopratutto i dialoghi senza tempo.

L’opinione di cheftony dal sito http://www.filmscoop.it
E’ considerato il più grande film western della storia; non credo di poterlo confermare per il semplice fatto di aver visto ben pochi western, ma Il buono, il brutto, il cattivo è decisamente qualcosa di epico.
Clint Eastwood interpreta il solito avventuriero senza nome, soprannominato Biondo, ed è “il buono” del titolo, nonostante sia completamente privo di scrupoli. Pistolero abilissimo con l’immancabile sigaro in bocca, il biondo è in società con un’autentica canaglia da western, il bandito Tuco Ramirez, vale a dire “il brutto”: Tuco, ricercato per 2000 $, si lascia catturare per farsi portare alla forca e poi farsi liberare in extremis dal biondo, con la sua classe al fucile. E intanto, la taglia su Tuco aumenta sempre più, con i due che dividono a metà i soldi…
Intanto, un mercenario, “il cattivo” (ma detto Sentenza), è alla ricerca del soldato confederato sotto falso nome Bill Carson, il quale avrebbe nascosto da qualche parte ben 200.000 $; sulle tracce di Carson si ritrovano per caso anche il biondo e Tuco, ma ognuno dei tre possiede informazioni imprescindibili da quelle degli altri e devono allearsi per arrivare a scoprire l’ubicazione dei 200.000, mentre imperversa la Guerra di Secessione americana e quindi i tre, oltre ad essere impegnati in un personale scontro in cui nessuno può fidarsi di nessuno, devono guardarsi le spalle dai soldati e dagli orrori della guerra…
La durata del film può sembrare eccessiva, ma le tre ore volano, grazie all’innumerevole numero di scene e battute memorabili e all’impeccabile caratterizzazione dei tre protagonisti, che ci porta ad essere indecisi sul tifo fra il biondo e Tuco, continuamente soci ed ex-soci, ugualmente bastardi e simpatici.
Eli Wallach e Lee Van Cleef sono eccellenti, persino Clint mostra notevoli miglioramenti, mentre la tecnica di Leone si è decisamente affinata e regala inquadrature perfette, toccando l’apice con un finale perfetto in ogni fotogramma, aiutato, come in tutta la durata del film, dalle musiche di Ennio Morricone, che coronano alla grande il “triello” finale nel cimitero, in cui Leone infila primissimi piani sugli intensi sguardi dei protagonisti e dà lezioni di montaggio, creando una suspense degna di un thriller.
L’opinione di herrkinski dal sito http://www.davinotti.com
Capolavoro della “trilogia del dollaro” di Leone. Si può davvero parlare di “grande epopea western”, per uno di quei rari film in cui non si vorrebbe mai arrivare al finale, tanto sono belli e appassionanti (e dire che dura già tre ore!). Tre interpreti perfetti, uno più bravo dell’altro, fotografia eccellente, narrazione scorrevole e ricca di continue trovate spettacolari, sprazzi d’umorismo mai fuori luogo, momenti di tensione ben congegnati.. Un capolavoro indiscusso del cinema, da gustare e rigustare all’infinito. Imprescindibile.

Il buono il brutto il cattivo banner citazioni

* Quando cerco qualcuno lo trovo sempre. Per questo mi pagano. (Sentenza)

* Chi mi frega e poi non mi ammazza, vuol dire che non ha capito niente di Tuco. (Tuco)

* Non basta una corda a fare un impiccato. (Sentenza)

* Ecco, questi sono i tuoi cinquecento dollari. Ah già, dimenticavo. Lui me ne ha dati mille, sai… Voleva che io ti ammazzassi… Il guaio è che quando uno mi paga gli porto sempre a termine il lavoro e tu dovresti saperlo. (Sentenza)

* Di tutte le più luride fetenti porcate che… (Tuco)

* Che ingrato, dopo tutte le volte che t’ho salvato la vita. (Il buono) [Il buono abbandona Tuco nel deserto]

* Sto cercando un mezzo sigaro, con dietro la faccia di un gran figlio di cagna alto, biondo e che parla poco. (Tuco) [Parlando del buono]

* Gli speroni si dividono in due categorie: alcuni passano dalla porta, altri dalla finestra. (Tuco)

* Io dormirò tranquillo perché so che il mio peggior nemico veglia su di me. (Il buono)

* Non lo conosci e lo chiami al buio? (Sentenza) [Parlando di Bill Carson, riferendosi alla sua donna]

* Eh certo che anche per uno come me è una gran cosa sapere che pioggia o vento, da qualche parte c’è un piatto di minestra calda che ti aspetta. (Tuco)

* I tipi grossi come te mi piacciono, perché quando cascano, fanno tanto rumore. (Tuco)

* Non vorrei essere nei panni del tuo amico, sai; più forte canta il coro, più forte pesta Wallace. (Un detenuto) [Parlando al buono, riferendosi a Tuco]

* Quando si spara, si spara, non si parla. (Tuco)

* Ogni pistola ha la sua voce, e questa la conosco. (Il buono) [riferendosi a Tuco]

* Vado, l’ ammazzo e torno. (Tuco) [riferendosi a Sentenza]

* Chi possiede più bottiglie per ubriacare i soldati e mandarli al macello, quello vince. Noi e quelli dall’altra parte del fiume abbiamo solo una cosa in comune: la puzza dell’alcool. (Il capitano nordista alcolizzato)

* Vedi, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica, e chi scava. Tu scavi. (Il buono) [riferendosi a Tuco]

* Levati la pistola e mettiti le mutande. (Il buono)

* È un bel tipo mio fratello… Ah sì, perché non te l’avevo detto, ma il capo qui è mio fratello. Insomma, a Roma c’è il Papa e qui c’è mio fratello. (Tuco)

* Riconosci quest’occhiello biondo? Mettici dentro il collo! (Tuco) [Mostrando al “buono” un cappio] Deve reggere il peso di un maiale. (Tuco)

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settembre 14, 2009 Posted by | Capolavori | , , , | 11 commenti

Per qualche dollaro in più

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Se Ombre rosse è passato alla storia del cinema per l’assalto alla diligenza,Per qualche dollaro in più deve la sua eterna fama alle sequenze conclusive del film,quelle del famoso duello tra Mortimer, un Lee Van Cleff duro come il profilo di pietra della sfinge e la maschera nervosa,psicopatica di Indio,il personaggio immortalato da Gian Maria Volontè. E sopratutto alla sequenza del carillon,con quella musica ipnotica composta da Morricone,mentre i protagonisti del duello si guardano e mentre la macchina da presa di Leone indugia sui volti dei protagonisti,lentamente,come in un thriller.

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Nel solito,sperduto paese ai confini con il Messico arrivano due personaggi,il primo è un pistolero senza nome (come quello di Per un pugno di dollari,chiamato il monco,perchè spara con una mano e tiene l’altra costantemente coperta dal poncho;il secondo è un colonnello dell’esercito,anche lui un cacciatore di taglie,il colonnello Douglas Mortimer,infallibile con la pistola che usa con un calcio aggiuntivo,che gli permette di sparare quasi avesse tra le mani un fucile.

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Gian Maria Volontè è Indio

I due sono sulle tracce di Indio,un pericoloso bandito,psicopatico e assassino,che si è ricongiunto con la sua banda con l’intento di rapinare la banca di El Paso, la più fornita del New Mexico.

Monco e Mortimer, entrambi sulle tracce di Indio,si sfidano in un epico duello senza spargimento di sangue,in seguito al quale decidono di diventare soci.Monco si infiltra nella banda di Indio il giorno prima della rapina alla banca,che ha successo,con la conseguente fuga della banda verso Agua Caliente,un posto sperduto al confine con il Messico.

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Lee Van Cleef è il Colonnello Douglas Mortimer

I due soci,Mortimer e Indio,si impadroniscono del bottino della banda,ma Indio,che aveva capito il gioco dei due li fa cattuare e sottoporre ad un pestaggio brutale. Nel frattempo Indio, che ha deciso di non dividere il bottino con i suoi uomini,li uccide ad uno ad uno,con la mira di far ricadere la colpa della rapina sui due soci.

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Clint Eastwood è Il monco

Nelle scene finali,Mortimer e Monco riescono a liberarsi,e si arriva al duello finale tra Indio e il colonnello;quest’ultimo uccide Indio,e rinuncia sia alla sua parte di taglia su tutti i componenti della banda,sia al frutto della rapina.Lui aveva inseguito Indio non per i soldi,ma per vendicare la morte della sorella,uccisa durante un tentativo di rapina dal bandito.Si riprende il medaglione con la foto della sorella,che Indio aveva custodito,e dopo aver salutato Monco,si allontana velocemente a cavallo. Il secondo western di Leone,comprendente la famosa e indimenticabile trilogia del dollaro,è opera matura,equilibrata e affascinante.Le psicologie dei personaggi diventano un alibi per mostrare le varie motivazioni dei due soci,Monco,pratico e sbrigativo,interessato principalmente al denaro e Mortimer,più riflessivo e astuto,che insegue il sogno tanto cullato della vendetta.Una vendetta che però non avrebbe se alla fine non fosse proprio il suo socio temporaneo a offrirgliela su un vassoio d’argento,nella memorabile scena del duello finale,scandito dai rintocchi del carillon,con la foto della sorella di Mortimer,morta per mano dell’Indio.

Per qualche dollaro in più 3Luigi Pistilli

Un film di una bellezza eccezionale,diventato immediatamente un culto,al pari dei celebrati western americani,che però non avevano mai avuto una simile caratterizzazione dei personaggi,nè una cura cos’ maniacale dei dettagli.

Grandissimo merito del successo del film va alle maschere dei protagonisti; Clint Eastwood tratteggia da par suo il ruolo di Monco,bounty killer con un cuore,spietato con i banditi,ma fermo sulla parola data.Lee van Cleff,nel ruolo di Mortimer,è implacabile,duro e spietato nella sua ricerca di vendetta.Sembra un idolo di ossidiana,con quella faccia scolpita nella pietra,che mostrerà la sua umanità,tuttavia,quando rinuncerà volontariamente,alla sua parte di bottino.E infine Gian Maria Volontè,nel ruolo di indio,con quel volto in cui brillano due occhi pervasi dalla follia,quelli del killer psicopatico che non esita a uccidere la moglie e i figli di un suo antico compare solo per vendicarsi di un vecchio  tradimento.

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Straordinarie le musiche di Morricone,che con i western di Leone ebbe fama e successo,assolutamente meritati e confermati poi in una carriera strepitosa.


Per qualche dollaro in più,un film di Sergio Leone. Con Gian Maria Volonté, Luigi Pistilli, Klaus Kinski, Lee Van Cleef, Clint Eastwood, Mario Brega, Dante Maggio, Benito Stefanelli, Roberto Camardiel, Aldo Sambrell, Rosemarie Dexter, Tomas Blanco, Mara Krupp, Joseph Egger, Panos Papadopulos, Luis Rodríguez, Mario Meniconi, Sergio Mendizábal, Lorenzo Robledo, Diana Rabito, Giovanni Tarallo
Western, durata 130 min. – Italia 1965.

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Clint Eastwood: il Monco
Lee Van Cleef: colonnello Douglas Mortimer
Gian Maria Volontè: el Indio
Mario Brega: el Niño
Mara Krupp: Mary
Luigi Pistilli: Groggy
Klaus Kinski: Wild, il gobbo
Joseph Egger: il vecchio profeta
Benito Stefanelli: Luke
Aldo Sambrell: Cuchillo
Lorenzo Robledo: Fred, il traditore
Sergio Mendizábal: direttore della banca di Tucumcari
Roberto Camardiel: uomo alla stazione di Tucumcari
Tomas Blanco: addetto al telegrafo
Panos Papadopulos: Sancho Perez
Dante Maggio: Carpentiere nella cella
Giovanni Tarallo: addetto al telegrafo di Santa Cruz
Mario Meniconi: addetto ai biglietti del treno
Antonito Ruiz: Fernando
Rosemarie Dexter: sorella di Mortimer
Diana Rabito: ragazza che fa il bagno
José Terrón: Guy Callaway
Josè Marco: Baby Cavanage
Rafael López Somoza: barista di El Paso
Enrique Santiago: Sceriffo di Tucumcari
Francisco Brana: membro della banda dell’Indio
Josè Canalejas: membro della banda dell’Indio
Antonio Molino Rojo: membro della banda dell’Indio
Werner Abrolat: membro della banda dell’Indio
Eduardo Garcìa: membro della banda dell’Indio
Nazzareno Natale: membro della banda dell’Indio
Manuel Boliche Bermudez: membro della banda dell’Indio
Luis Rodriguez: membro della banda dell’Indio
Carlo Simi: direttore della banca di El Paso
Kurt Zips: portiere albergo
Guillermo Mendez: sceriffo di White Rock
Peter Lee Lawrence: cognato di Mortimer
Diana Faenza: moglie di Fred
Raffaella Leone: figlia di Fred
Ricardo Palacios: pianista del saloon di Tucumcari

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Regia Sergio Leone
Soggetto Sergio Leone, Fulvio Morsella
Sceneggiatura Sergio Leone, Luciano Vincenzoni, Sergio Donati
Produttore Alberto Grimaldi
Casa di produzione P.E.A. (Produzioni Europee Associate),
Constantin Film Produktion GmbH, Arturo González Producciones Cinematográficas S.A.
Distribuzione (Italia) P.E.A. (Produzioni Europee Associate)
Fotografia Massimo Dallamano
Montaggio Eugenio Alabiso, Adriana Novelli, Giorgio Serrallonga
Effetti speciali Giovanni Corridori
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Carlo Simi
Costumi Carlo Simi
Trucco Rino Carboni

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Enrico Maria Salerno: Joe “il Monco”
Emilio Cigoli: colonnello Douglas Mortimer
Nando Gazzolo: el Indio
Renato Turi: el Niño
Lydia Simoneschi: Mary
Vittorio Sanipoli: Groggy
Bruno Persa: Wild, il gobbo
Sergio Graziani: Luke
Pino Locchi: Cuchillo
Gualtiero De Angelis: Fred, il traditore
Lauro Gazzolo: il vecchio profeta
Carlo Romano: Benito Martinez
Oreste Lionello: passeggero del treno, barista di El Paso
Giorgio Capecchi: Sceriffo di Tucumcari
Luigi Pavese: uomo alla stazione di Tucumcari
Manlio Busoni: Sancho Perez
Gianfranco Bellini: direttore della banca di Tucumcari
Nino Pavese: sceriffo di White Rock
Mario Feliciani: Baby Cavanage
Massimo Foschi: Guy Calloway
Rita Savagnone: ragazza che fa il bagno
Mario Besesti: addetto al telegrafo di Santa Cruz
Rosetta Calavetta: donna che sta con lo sceriffo di White Rock
Gianni Bonagura: Blackie
Glauco Onorato: pistolero amico di Cavanage
Vinicio Sofia: portiere albergo
Sandro Acerbo: Fernando
Gino Baghetti: controllore biglietti, direttore della banca di El Paso
Arturo Dominici: barista di Tucumcari
Miranda Bonansea: moglie di Fred
Sergio Tedesco: Uomo dell’Indio

 

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Abitualmente fumo dopo mangiato. Perché non torni tra dieci minuti?”. “Tra dieci minuti fumerai all’inferno“.

“Ci sono molte taglie su voi galantuomini e le taglie significano denaro. E io sul denaro non ci sputo mai sopra.”

Le domande non sono mai indiscrete, le risposte a volte lo sono a volte.”

“Quei due piuttosto che averli alle spalle è meglio averli di fronte, in posizione orizzontale… possibilmente freddi.”

“Lee Van Cleef chiede: “Qualcosa non va, ragazzo?”. E Clint Eastwood risponde: “Niente vecchio… non mi tornavano i conti. Me ne mancava uno”.

“Dove vai?”. “A dormire. Quando devo sparare, la sera prima vado a letto presto…”

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luglio 20, 2008 Posted by | Capolavori | , , , , , | 5 commenti