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Camille 2000

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Versione erotico/soft dal famoso romanzo di Alexandre Dumas La signora delle camelie, edito nel 1848 e ridotto per il grande schermo dal regista Radley Metzger.
La storia è abbastanza fedele al romanzo di Dumas;la variante introdotta dal regista americano, la morte della protagonista per droga e non per la tubercolosi porta la storia ai giorni nostri.
Un’altra variante è costituita dall’introduzione di immagini psichedeliche, giustificate anche dal momento storico in cui venne girato il film.
Siamo nel 1969 e Metzger utilizza ad ampie mani l’atmosfera pop tipica della seconda metà degli anni sessanta; l’abbigliamento dei protagonisti, gli ambienti e la fotografia stessa del film ripercorrono un periodo in cui erano di moda i colori sgargianti, le figure geometriche utilizzate dappertutto, dalle tende ai vestiti fino ai quadri e ai mobili.

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La storia, dicevo, è praticamente quella raccontata da Dumas; Armand Duval, giovane e affascinante rampollo della buona società parigina si trasferisce a Roma.
Il padre un ricco industriale, lo ha inviato nella capitale per curare alcuni affari e Armand, ben presto, si lascia sedurre dall’ambiente e sopratutto dalla bellissima Margherita Gauthier, una donna ricca di fascino che vive una vita amorale concedendosi a ricchi amanti.
Il primo incontro tra i due avviene nella villa dell’ultimo amante della donna, il conte De Mauriac;i due diventano inseparabili ma l’amore di Armand, pur ricambiato da Margherita non è seguito dalla fedeltà.
La donna infatti continua a vivere la sua esistenza dissoluta, con grande scorno di Armand.
I due si concedono una intensa vacanza sul mare, abordo dello yacht dell’amante di Margherita, ma la cosa arriva all’orecchio di Duval padre.
Che, naturalmente, è ben poco felice della relazione tra i due; l’uomo, ottenuto un incontro con Margherita, convince la donna stessa ad abbandonare Armand, facendo leva sui sentimenti della donna.
Margherita, pur amando Armand, decide di lasciarlo per non rovinargli il futuro e riprende la sua vita mondana, pur sapendo che l’abuso di droghe e di vizi la sta portando alla tomba.
Ad una festa Armand incontra finalmente l’ex amante: ignorando completamente il gesto d’amore di Margherita, la offende pubblicamente.

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Ma Margherita è ormai allo stremo delle forze fisiche e sta per morire.
Sarà proprio sul letto di morte della donna che Armand confesserà il suo amore per lei.
Ma ormai è troppo tardi…
Camille 2000 esce nelle sale nel 1969 e pur non essendo un film esplicitamente erotico incontra gravi problemi con la censura; per quanto Metzeger usi tutti gli accorgimenti per evitare situazioni esplicite, l’erotismo che pervade il film diventa un alibi per la censura che blocca la proiezione.
Ma in realtà l’erotismo del film è solo sussurrato; le scene erotiche sono ridotte al lumicino e gli amplessi sono filmati in maniera statica, tanto da suggerire più un accostamento con un quadro che con un immagine in movimento.
Il film, per buona parte, ha un andamento spaventosamente lento per poi animarsi nell’ultima parte, quando cioè Duval padre parla con Margherita chiedendole di lasciare suo figlio.

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Ma è ormai troppo tardi e lo spettatore, con ogni probabilità è sprofondato nella noia se non nel sonno.
A conti fatti, quello che resta di tutto il film è l’ambientazione pop/psichedelica della quale accennavo all’inizio, davvero troppo poco per un film che assomiglia molto più ad un fotoromanzo anni 60 o ad un fumetto blandamente erotico in stile Valentina.
Ci si consola con le splendide protagoniste femminili del film, la sfortunatissima Danièle Gaubert, morta nel 1987 a soli 44 anni per un inesorabile cancro, la bellissima e seducente Silvana Venturelli, un’attrice di livello che però non ha raccolto in seguito quello che aveva promesso,interpretando nel corso della sua carriera solo 9 film, tra i quali va segnalato un altro lavoro di Metzeger,Esotika Erotika Psicotika.

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Il ruolo di Armand è affidato a Nino Castelnuovo, che appare decisamente fuori parte mentre decisamente meglio è Massimo Serato nel ruolo di Duval padre.
Punti di forza del film sono la bellissima e sofisticata fotografia di Ennio Guarnieri e la bella musica di corredo opera di Piero Piccioni;il film è stato recentemente restaurato ed edito in Dvd ed è facilmente reperibile in rete.

Camille 2000

Un film di Radley Metzger. Con Nino Castelnuovo, Eleonora Rossi Drago, Danièle Gaubert, Massimo Serato,Philippe Forquet, Silvana Venturelli, Roberto Bisacco, Graziella Galvani, Peter Chatel Drammatico, durata 90 min. – Italia 1969.

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Danièle Gaubert … Marguerite Gautier
Nino Castelnuovo … Armand Duval
Eleonora Rossi Drago … Prudence
Roberto Bisacco … Gastion
Massimo Serato … Padre di Armando
Silvana Venturelli… Olympe
Zachery Adams … Gody
Peter Chatel … Amico di Marguerite
Virginia Rodin …Amica di Marguerite
Enzo Fiermonte … Giocatore
Graziella Galvani… Una ragazza del villaggio
Philippe Forquet … De Varville

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Regia: Radley Metzger
Sceneggiatura:Michael DeForrest
Romanzo:La signora delle camelie,di A.Dumas
Produzione:Radley Metzger
Musiche:Piero Piccioni
Fotografia:Ennio Guarnieri
Montaggio:Amedeo Salfa
Costumi:Enrico Sabbatini

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Incipit del romanzo La signora delle Camelie

“Penso che non si possano creare dei personaggi senza aver studiato a fondo gli uomini, come non si può parlare una lingua che a patto di averla imparata seriamente.
Non avendo ancora raggiunto l’età nella quale s’inventa, mi accontento di riferire.
Invito pertanto il lettore a convincersi della realtà di questa storia, di cui tutti i personaggi, tranne la protagonista, sono ancora vivi.
Del resto, a Parigi molti potrebbero testimoniare la maggior parte dei fatti che qui descriverò, e potrebbero confermarli, se la mia sola testimonianza non fosse sufficiente, ma, per una particolare circostanza, soltanto io posso narrarli, perché solo a me furono confidati gli ultimi particolari, senza i quali sarebbe stato impossibile fornire un racconto interessante e compiuto.
Ecco in che modo mi furono resi noti quei fatti. Il 12 marzo 1847, in rue Laffitte, potei leggere un grande manifesto giallo che annunciava una vendita all’asta di mobili e di rare curiosità. La vendita avveniva in seguito alla morte del proprietario, sull’avviso non era scritto il nome del defunto, ma si diceva che la vendita si sarebbe tenuta il giorno 16, da mezzogiorno alle cinque, al numero 9 di rue d’Antin.
Il manifesto annunciava inoltre che il 13 e il 14 si sarebbe potuto visitare l’appartamento con i mobili.
Sono sempre stato un amatore di oggetti rari, e mi riproposi perciò di non perdere l’occasione di vedere questi, e forse anche di acquistarli.
L’indomani, mi recai al numero 9 di rue d’Antin. Nonostante fosse ancora mattina presto, l’appartamento era già invaso dai visitatori e anche da visitatrici che per quanto vestite di velluto, avvolte in cachemire e attese alla porta dalle loro eleganti carrozze, contemplavano con stupore, e anche con ammirazione, quel lusso che si offriva ai loro occhi. Quell’ammirazione e quello stupore mi furono chiari più tardi, quando, guardandomi intorno, potei accorgermi di essere nell’abitazione di una mantenuta.
Ora, se c’è una cosa che le signore della buona società desiderano conoscere – e infatti quelle visitatrici appartenevano appunto alla buona società – è proprio la casa di quelle donne il cui guardaroba quotidiano supera per fasto il loro, e che hanno, come loro e accanto a loro, palchi riservati all’Opéra e al Théâtre des Italiens, e che sfoggiano, per le strade di Parigi, l’insolente abbondanza della loro bellezza, dei loro gioielli, dei loro scandali.
Colei che viveva nell’appartamento mi trovavo era morta: e dunque le signore più virtuose potevano finalmente entrare fino nella sua stanza da letto.”

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L’opinione di Kotrab tratta dal sito http://www.filmtv.it
Scialbissima trasposizione della Signora delle camelie in età di “liberazione sessuale”: qualche finezza registica (peraltro un pò di maniera) non aiuta il film a sollevarsi da una generale piattezza di sceneggiatura, imbevuta di ridicoli e noiosi festini psichedelici e voyeurismo annacquato.
Come si afferma sul dizionario Mereghetti: “il divertimento (non si dice lo spessore) è dubbio”.
Unica curiosità (personale) è una parte dell’ambientazione a Porto Ercole (mentre il resto è a Roma).

L’opinione di atticus dal sito http://www.filmscoop.it
Rilettura in chiave contemporanea del celebre romanzo di Dumas: la tisi diventa una specie di Aids, con i protagonisti letteralmente travolti da un turbinio di festini psichedelici a base di sesso, droghe e musiche ossessive. Un film velleitario, figlio di un epoca vaga e lontana che oggi lo fa sembrare un reperto archeologico, ma è un curioso oggetto di raffinata follia che merita rispetto per il suo coraggio in un periodo piuttosto piatto per il nostro cinema. Metzger è un regista che gode di una certa fama tra i cultori del trash ed in effetti anche in questo caso fa sfoggio di uno stile allucinato difficilmente descrivibile. Anche il tipo di erotismo ricreato lascia il segno, a metà strada tra sadomasochismo soft (nonostante l’immagine forte di Camille tenuta al guinzaglio) e romanticismo alto-borghese (con gli aplessi inquadrati tramite ogni sorta di artifizio visivo, attraverso specchi, tramite giochi di luci e ombre…). Convincenti anche i due interpreti principali, la bella e sfortunata modella francese Daniele Gaubert e l’aitante Castelnuovo che con questo film ruppe la sua immagine di ragazzo pulitino e perbene, sconvolgendo le ammiratrici con una serie di nudi, diciamo ehm…artistici.

L’opinione di Fauano dal sito http://www.davinotti.com
Per quasi un’ora ci voleva una telecamera che riprendesse i miei smadonnamenti mentre lo guardavo; poi, quando protagonista e padre di Armand si incontrano, inizia un’altra storia tutt’altro che sgradevole. Allora sì che si comincia ad apprezzare il design quasi futurista e i colpi di scena che non mancano, stile la partita a punto-banco, il denaro sbattuto in faccia e la magistrale scena dell’ospedale verso la fine… Solo che se più di metà film è percolato putrido di spazzatura biologica, non si può non tenerne conto e il voto non può essere alto.

L’opinione del sito http://www.rogerebert.com
(…) Well, Daniele Gaubert is presented in the nude all right, but with about as much erotic effect as an Arid ad. She has a lot of love scenes with Nino Castelnuovo. The way they make love is interesting. Their key technique is to assume the conventional configuration and then . . . not move! Mostly, they’re looking at themselves in the mirrors. There are mirrors all over her bedroom. No matter where they look, they see themselves in the mirror. Danielle and Nino aren’t too bright, I guess. They’re just about to start making love when their eyes wander, and they get interested in that beautiful couple up on the ceiling, I kept wanting to shout: “That’s YOU, dummy!”
Anyway, after 20 minutes of this, Metzger speeds up his pace. There’s a fascinating close-up of a flower, and as it goes in and out of focus we hear a lot of heavy breathing and see Daniele’s face on the left side of the screen. Apparently something is happening to her. Maybe a manicure.
I’m not sure, but I think the heavy breathing was dubbed in from Metzger’s “Therese and Isabel.” That one starred Essy Persson, the all-time heavy breathing champ. It was a movie about a woman who looked at the ceiling and breathed heavily. If she ever co-starred with Clint Eastwood, the breathing would get so heavy we’d attack the screen with Vicks Inhalers.(…)

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Danielle Gaubert

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ottobre 6, 2013 Posted by | Erotico | , , , , | Lascia un commento

Il dio chiamato Dorian

Il dio chiamato Dorian locandina

Due mani tremanti, sporche di sangue sotto un rubinetto che porta via in lunghi rivoli il segno di quello che resta di un omicidio.
Non sappiamo di chi sono, perchè pochi istanti dopo siamo proiettati nella swinging London che ci appare in tutta la sua decadente bellezza nel periodo a cavallo fra il finire degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta.
Troviamo Dorian Gray, un giovane bellissimo, in uno dei tanti night che popolavano la vita notturna della capitale londinese e di la lo seguiamo mentre osserva stupito lo splendido ritratto che il suo amico pittore Basil gli ha fatto a sua insaputa. Nella casa di Basil, in cui c’è anche il gallerista Henry Wotton, Dorian sembra quasi ipnotizzato dal dipinto; una volta in suo possesso, gli si rivolge quasi fosse una cosa viva, chiedendogli se fosse possibile mantenere sul suo corpo quella selvaggia bellezza.

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Marie Liljedahl è Sybil Vane

Esaudito da qualcosa di misterioso, ritroviamo Dorian, bellezza sfolgorante, approfittare delle sue doti fisiche per circuire dapprima la giovane Sybyl, che si ucciderà per lui e poi, in una lunghissima e allucinata caduta verso l’abiezione più estrema lo vediamo corrompere donne mature, giovani e infine avere rapporti anche con il maturo Henry Wotton.
Ma questa discesa senza freni nell’abisso della lussuria e dell’amoralità non resterà senza conseguenze.
Un giorno infatti Dorian scopre con orrore che il dipinto invecchia a vista d’occhio mostrando su quello che era il suo bellissimo volto ritratto, i segni delle turpitudini commesse.
Dopo aver litigato con Basil, che ritiene in qualche modo responsabile della cosa, Dorian lo uccide.
E’ l’atto finale, perchè il volto del ritratto diventa mostruoso.
Dorian, impugnato un coltello, si uccide davanti al ritratto che improvvisamente torna a mostrare le fattezze originali mentre il corpo di Dorian subisce un’orrenda metamorfosi.
Il dio chiamato Dorian, per la regia di Massimo Dallamano esce nel 1970 e subisce la sorte del precedente Le malizie di Venere ovvero pesanti censure e tagli, nonostante  il regista faccia l’impossibile per rendere poco visibili le situazioni erotiche in cui il suo Dorian Gray viene a trovarsi.
Un’atmosfera ben diversa da quella in cui era immerso il romanzo Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, che uscì in una Londra profondamente diversa nel 1890, in piena epoca vittoriana e con lo scrittore costretto ad affrontare un processo per omosessualità che lo devastò.

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L’inizio della relazione con Sybil

Dallamano tenta un’operazione ardita se non impossibile; ridurre un romanzo basato sulla sottile esaltazione dell’estetismo wildiano, una corrente in forte ascesa nell’epoca vittoriana, una celebrazione della bellezza e della giovinezza opposta al rigore puritano e bacchettone della stessa atmosfera vittoriana in un film che coniughi la necessità di mostare azione con la lentezza dei dialoghi dello scrittore, impegnato in un’opera di difficile equilibrismo.
Il film si discosta ovviamente dal romanzo, prima di tutto perchè ambientato in epoca contemporanea poi per la scelta specifica di Dallamano di privilegiare la parte erotico/dissoluta del protagonista.

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Margaret Lee è Gwendolyn

Il Dorian di Wilde all’inizio del romanzo è giovane ed innocente, mentre quello di Dallamano lo vediamo subito impegnato a seguire lo spettacolo osè di un travestito in un locale notturno.
Entrambi però cambiano il loro modo di essere subito dopo l’arcana trasformazione che avviene nel loro fisico: sono giovani e belli probabilmente per tutto il corso della loro vita, mentre ad invecchiare è il ritratto bellissimo creato da Basil.
Il Dorian di Dallamano però si immerge voluttuosamente in una spirale di depravazione: lo vediamo circuire e sedurre la bella Sybil che morirà per lui, lo seguiamo mentre allaccia una relazione torbida e sensuale con la splendida Gwendolyn che ha la sua stessa morale elastica, fino alle fugaci relazioni per volgar denaro intrecciate con la matura signora Ruxton o con la signora Clouston.Il film si immerge volutamente in un’atmosfera malata, alla deriva tra personaggi moralmente discutibili e socialmente elevati, quasi esistesse una correlazione precisa tra le due cose.

Che è poi l’humus nel quale sguazza il romanzo di Wilde, ma le similitudini terminano quà.
Dallamano è molto formale, si barcamena tra un erotismo di facciata e una blandissima fustigazione alla società corrotta nella quale naviga il suo Dorian; che ci appare bellissimo e dannato, sempre con lo splendido corpo ostentato e ripreso da ogni angolazione.

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Beryl Cunningham è la fotografa Adrienne

La fotografia accuratissima da al film un’aura particolare, quasi estraneando il film stesso dall’epoca storica in cui è girato, ma è solo un dettaglio perchè nonostante questo, nonostante la presenza del bello e dannato Helmut Berger, nonostante il cast faccia il suo lavoro con scrupolo non ci si allontana più di tanto da un bel esercizio di stile.
Colpa di una trama conosciuta a memoria, con la sola variante minima del finale, colpa anche di una pigra indolenza della pellicola che scorre senza grandi guizzi verso il fatidico The end.
Però va detto che il film in fondo è gradevole e si lascia guardare con piacere.

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Una delle tante amanti di Dorian

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Ore d’amore con Sybil

Il regista milanese cambia il dettaglio finale della morte di Dorian, trasformandola da un evento sovrannaturale ad un suicidio indotto dalla visione, attraverso il quadro, delle scelleratezze commesse che compaiono in un veloce flash back nei momenti finali, ricordando a Dorian l’omicidio di Basil, la morte di Sybil ecc.
Scrive Wilde nel suo romanzo:
“Si guardò intorno e vide il coltello che aveva ucciso Basil Hallward. Era stato ripulito più volte, finché non c’era rimasta la più piccola macchia; era lucido e brillava. Come aveva ucciso il pittore, così avrebbe ucciso l’opera del pittore e tutto quello che essa significava. Avrebbe ucciso il passato; morto questo, sarebbe stato libero. Avrebbe ucciso quella mostruosa vita dell’anima e senza le orrende ammonizioni di questa sarebbe stato in pace. Afferrò l’arma e colpì il ritratto.

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Helmut Berger interpreta Dorian Gray; il giovane assiste stupefatto al capolavoro dell’amico Basil…

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Basil mostra il ritratto all’amico Dorian

Si sentì un grido e un fracasso: un grido così orribilmente straziante che i servi spaventati si svegliarono e uscirono dalle loro camere. Due signori che passavano di sotto sulla piazza si fermarono a guardare la grande casa, poi ripresero il cammino finché incontrarono un agente e lo portarono indietro. L’agente suonò più volte il campanello ma nessuno rispose. La casa era tutta al buio, eccetto una luce a una finestra dell’ultimo piano.Dopo un po’ si allontanò, fermandosi in un portico vicino a sorvegliare la casa.
– Di chi è questa casa? – chiese il più anziano dei due signori.
– Del signor Dorian Gray – rispose la guardia.
Si guardarono l’un l’altro con un sorrisetto e si allontanarono.
Uno dei due era lo zio di Sir Henry Ashton.
Dentro, nel quartiere della servitù, i domestici mezzo vestiti si parlavano tra di loro bisbigliando; la vecchia signora Leaf piangeva e si torceva le mani; Francis era pallido come un morto.
Dopo un quarto d’ora circa, prese con sé il cocchiere e uno dei lacchè e salì le scale. Bussarono, ma nessuno rispondeva; gridarono, ma tutto taceva. Finalmente, dopo un vano tentativo di forzare la porta, salirono sul tetto e si calarono sul balcone. Le finestre cedettero con facilità; i serramenti erano vecchi.
Entrando, trovarono, appeso al muro, uno splendido ritratto del loro padrone, come lo avevano visto l’ultima volta, mirabile di gioventù e di bellezza eccezionali. Steso sul pavimento c’era il cadavere di un uomo in abito da sera, con un coltello nel cuore.
Aveva il viso avvizzito, rugoso, repellente. Solo dopo aver esaminato gli anelli poterono identificarlo.”
Massimo Dallamano tronca il suo film proprio sul volto ormai mostruoso di Dorian mentre il ritratto ritorna alla bellezza originaria; il film è finito, in fondo non è stato tempo speso male.

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L’arcana metamorfosi del ritratto è completa

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L’orrenda metamorfosi di Dorian Gray

Il Dio chiamato Dorian
Un film di Massimo Dallamano. Con Margaret Lee, Herbert Lom, Helmut Berger, Beryl Cunningham,Eleonora Rossi Drago, Isa Miranda, Renzo Marignano, Stefano Oppedisano, Richard Todd, Renato Romano, Maria Rohm
Drammatico, durata 104 min. – Italia 1970.

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Helmut Berger     …     Dorian Gray
Richard Todd         …     Basil Hallward
Herbert Lom          …     Henry Wotton
Marie Liljedahl         …     Sybil Vane
Margaret Lee         …     Gwendolyn
Maria Rohm          …     Alice Campbell
Beryl Cunningham     …     Adrienne
Isa Miranda         …     La signora Ruxton
Eleonora Rossi Drago         …La signora     Clouston
Renato Romano         …     Alan
Stewart Black          …     James Vane
Francesco Tensi          … Il signor Clouston

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Regia: Massimo Dallamano
Sceneggiatura: Marcello Coscia, Massimo Dallamano,Günter Ebert
Produzione: Samuel Z. Arkoff,     Harry Alan Towers
Musiche: Carlos Pes, Peppino De Luca
Editing: Leo Jahn,Nicholas Wentworth

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Il flano del film

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Helmut Berger e Marie Liljedhal in una foto pubblicitaria

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agosto 28, 2011 Posted by | Drammatico | , , , , , , | Lascia un commento

Nelle pieghe della carne

Bretagna,Francia.

In una bellissima villa vivono Falaise (Annamaria Pietrangeli),la domestica Lucille (Eleonora Rossi Drago) e il nipote di Lucille, Colin, giovane perditempo e gaudente. La vita dei tre viene sconvolta dall’arrivo di Michael, accolto con inspiegabile ostilità da Falaise.

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Questa ostilità si tramuta in odio feroce, che sfocia nell’assassinio del giovane, compiuto a colpi di pugnale dalla ragazza. E’ il primo di una serie di delitti, come quello avvenuto ai danni di un amico di Michael, che sapeva che il giovane si sarebbe recato in quella villa. Lucille, con l’aiuto di Colin occulta le prove dei due omicidi, ma la situazione si complica con l’arrivo,

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nella villa, di Pascal, uno psicopatico omicida, che ben presto si installa nella casa, tenendo sotto la minaccia delle armi i tre; naturalmente ne approfitta per usare violenza su Lucille, che riesce, grazie al provvidenziale aiuto di Colin, a sbarazzarsi dell’uomo uccidendolo. La pace sembrerebbe ritornata nella casa, ma ecco che arriva un misterioso personaggio, Alfredo, che afferma di essere il padre della giovane Falaise. In realtà l’uomo è…….

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Diretto da Sergio Bergonzelli nel 1970, Nelle pieghe della carne (uscito in Usa con il titolo In the folds of the flesh è un thriller che si basa esclusivamente sull’atmosfera; un’atmosfera inquietante, quella della villa, con i tre protagonisti che sembrano nascondere un segreto comune che li lega, ben aldilà della complicità negli omicidi. Thriller canonico, quindi, in cui ci sono le buone interpretazioni di Eleonora Rossi Drago, della bellissima e sfortunata Annamaria Pietrangeli e il cameo di Fernando Sancho, uno dei cattivi più convincenti dello schermo, una volta tanto lontano dal genere western. Buona tensione, quindi, ma un finale forse troppo accademico.

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Un film di Sergio Bergonzelli. Con Anna Maria Pierangeli, Fernando Sancho, Eleonora Rossi Drago, Alfredo Mayo.
Gaetano Imbrò, Giancarlo Sisti, Luciano Lorcas, Victor Alcazar
Giallo, durata 90 min. – Italia 1970.

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Eleonora Rossi Drago: Lucille
Anna Maria Pierangeli: Esther (falsa Falaise)
Emilio Gutiérrez Caba: Colin
Luciano Catenacci: Antoine
Maria Rosa Sclauzero: Falaise
Alfredo Majo: Andrè
Fernando Sancho: il brigante
Victor Alcazar: Michel
Giancarlo Sisti: giovane Andrè

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Regia Sergio Bergonzelli
Soggetto Mario Cajano, Fabio De Agostini
Sceneggiatura Fabio De Agostini, Sergio Bergonzelli
Produttore Sergio Bergonzelli
Casa di produzione Talia Film
Distribuzione (Italia) M. G. B. Cinematografica
Fotografia Mario Pacheco
Montaggio Sergio Bergonzelli
Musiche Jesus Villa Rojo
Scenografia Eduardo Torre De La Fuente
Costumi Cesare Mondello
Trucco Fernanda De Rossi, Alfredo Tiberi

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febbraio 23, 2009 Posted by | Thriller | , , , | 1 commento